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giovedì 4 settembre 2014

Quando gli scrittori sono amici e "amici". Storie di amicizie che forse sono amori, di carteggi tra amiche, di dedizioni post-mortem e di paci mai fatte.

Alle superiori avevo una professoressa di italiano che mi detestava e posso assicurare non cordialmente. 
Ricordo che ovviamente l'ovvia conseguenza fu che a casa
ce lo leggemmo tutte. Magari era solo una subdola tattica.
Mi riportava i temi mensili intonsi e senza mezzo segno rosso o blu, ma con l'immancabile sette sul retro e qualsiasi cosa facessi non mi permetteva di scavallare il sacro valico del voto discreto. Per carità ero una zappa in matematica, ma almeno la grammatica posso assicurare che la sapevo. Comunque, costei, malgrado non fosse anziana, aveva una serie di monacali fissazioni sul nostro programma di letteratura.
 Giudicò troppo erotica la lettura di "Digitale purpurea" di Pascoli e persino il fatale duello tra "Clorinda e Tancredi" (da lei giudicato una specie di metafora di un orgasmo). 
 L'ultimo anno ci imbattemmo nella fatale tesina della maturità. 
 Tentai di proporre come argomento la massoneria, ma il professore di storia si oppose fermamente, provai allora con l'incesto (il libro di italiano del resto asseriva misteriosamente che Pascoli aveva strani rapporti con le sorelle), infine puntai sull'omosessualità (maschile che le lesbiche nei programmi non esistono). Poiché Pasolini faceva parte di quella parte del programma che la suddetta prof era restia a farci studiare, azzardai candidamente ad inserire Leopardi, ai miei occhi chiaramente infatuato del suo amico napoletano Ranieri.
 Ricordo ancora gli strilli per aver insinuato siffatta relazione, senza basi storiche, letterarie e scientifiche. Che un uomo non era manco più libero di coabitare col suo migliore amico, morirgli tra le braccia e inviargli strane lettere ambigue, piene di "amami" e "ti bascio tanto"?
Momenti mi ammazzava.
 Ovviamente mi arresi, ma almeno ottenni di portare Pasolini che francamente, pace all'anima dell'italico geniale gobbo, preferivo di gran lunga.
 Comunque, ieri, arriva questo libro a lavoro "Amicizia e passione. Giacomo Leopardi a Napoli" ed. Archinto in cui l'autore René de Ceccatty pure con degli evidenti limiti di comprensione (non fa che ripetere che è anacronistico pensare a Leopardi e Ranieri come bisessuali o omosessuali perché all'epoca l'orientamento sessuale era pare determinato dalle circostanze, come mancanza di donne disponibili o troppo lontane) analizza la relazione che Leopardi ebbe con Ranieri. Relazione che, al di là della pruriginosità, ebbe un'influenza molto forte sul poeta e fu importante anche dopo la sua morte visto che Ranieri brigò per trent'anni per diffondere in ogni modo le sue opere in Europa.
 Avevo già in mente di scrivere un post sulle grandi amicizie, talvolta talmente grandi da essere un filino evidentemente ambigue, e questo libro me lo ha servito sul piatto d'argento. Quali scrittori e scrittrici vissero infatti grandi (talvolta stranamente totalizzanti) amicizie?

MICHEL DE MONTAIGNE - ETIENNE DE LA BOETIE:  
5 euro ben spesi
Altro caso di amicizia se non altro molto ambigua, Michel de Montaigne e Etienne de la Boetie, si conobbero occupandosi entrambi di politica. Per quattro anni furono inseparabili, complementari nel carattere come Leopardi e Ranieriì. Poi un giorno d'improvviso de la Boetie si ammalò e nonostante le cure continue di Montaigne morì tra le sue braccia in capo a pochi giorni invocando il suo nome. Montaigne, all'epoca sposato con una donna per cui non nutriva molto interesse, rimase sconvolto dall'evento e rimpianse l'amico per tutta la vita con un'angoscia che non conobbe requie.
 A lui vennero dedicati i "Saggi" e e per lui Montaigne scrisse un piccolo classico, molto amato, il libretto "Sull'amicizia", in cui analizza i diversi tipi di amicizia e il loro diverso valore, e su tutti pone come irraggiungibile quella che c'era tra lui e de la Boetie.
 In esso scriveva sull'amico:
"Se mi si chiede perché l'amo, sento che non posso, esprimermi se non rispondendo: "perché è lui"; "perché sono io".  Ciascuno si dava al proprio amico, tanto intensamente che non gli restava nulla da spartire con gli altri».

HANNAH ARENDT E MARY MCCARTHY:  
L'autrice de "La banalità del male" si era rifugiata negli Usa per sfuggire al regime nazista e fu a Manhattan che nel 1944 ìonobbe colei che fu una delle più grandi amiche della sua vita, la scrittrice Mary McCarthy, con cui intrattenne un carteggio iniziato nel 1949 e conclusosi solo nel 1975, alla morte della filosofa. 
 Eppure, nonostante l'immediata affinità, l'amicizia rischiò di morire quasi sul nascere, nel 1945, quando la McCarthy, ad una festa, fece una battuta infelice su Hitler indispettendo mortalmente la Arendt che non le parlò per tre anni. Quando ripresero a frequentarsi, iniziarono un carteggio mai interrotto in cui si scrivevano di qualsiasi cosa: problemi personali, politica, questioni filosofiche e descrizioni di viaggi, scambi di manoscritti e pettegolezzi. Un infarto nel 1975 pose fine alla vita della Arendt e alla loro amicizia.
 Al funerale Mary fece un breve intervento, 
 "Era una donna bella, affascinante, attraente, femminile. Ciò che colpiva in lei erano gli occhi, luminosi e splendenti, sognanti, quando era felice o eccitata, ma allo stesso tempo profondi, scuri e assenti, piccoli laghi di interiorità. C'era qualcosa di impenetrabile in Hannah, che sembrava stare nel profondo di questi occhi"

BERTRAND RUSSELL E RUPERT CRAWSHAY-WILLIAMS: 
 Recentemente è uscita una nuova edizione di questo memorial opera dello scrittore Rupert Crashway-Williams, "Bertrand Russell. Ricordo di un'amicizia" ed. Castelvecchi (già edito col titolo "Il mio amico Bertrand" che a me sembra fare l'infelice verso a "l'amico Friz"). In esso l'autore rievoca una serie di aneddoti riguardanti la vita privata del filosofo che conobbe quando era oramai anziano e lui più giovane di 36 anni. Fu forse per questo che tra le amicizie precedenti sembra quella che ha meno a che vedere con la fusione di due anime affini. Si tratta piuttosto di quel particolare interscambio che due persone apparentemente diversissime, ma bisognose di un qualcosa interiore che l'altro possiede, mettono in atto. Crashway-Williams cercava il genio, Russell probabilmente la giovinezza e qualcuno che continuasse a donargli un contatto col reale (ci sono aneddoti su Russell degni di Sheldon di "The big bang theory").

CAMUS E SARTRE:
Il libro in realtà contiene una serie
di saggi che prendono spunto dal
famoso dissidio.
  Fu proprio sul piano del pensiero politico che un'amicizia che si era andata cementando col tempo si ruppe furiosamente. Avvenne dopo la pubblicazione de "L'uomo in rivolta" che Sartre osteggiò in modo furibondo col suo giornale "les Temps Modernes". Il quibus stava tutto nella percezione del marxismo, che Sartre guardava con interesse scontrandosi con le forti critiche al sistema sovietico mosse da Camus (ok, è molto a salami e prosciutti, filosofi perdonatemi). Dopo un'accesa schermaglia giornalistica i due ruppero definitivamente, due anni dopo Camus morì in un incidente stradale senza si fossero mai riappacificati.
Conosciutisi a teatro nel 1943 durante una rappresentazione a Parigi, in realtà sapevano bene dell'esistenza l'uno dell'altro: nel 1938 Camus aveva recensito "La nausea" e nel 1942 Sartre aveva ricambiato con "Il mito di Sisifo". La loro amicizia inizierà sotto l'egida della resistenza francese, di cui Camus faceva attivamente parte e vi introdusse un ancor incerto Sartre che invece, nel dopoguerra, divenne politicamente molto attivo.
L'amicizia tra Camus e Sartre è interessante non tanto per il modo in cui si è svolta, quanto per come è finita.


 E voi conoscete altre amicizie forti e fortissime tra scrittori/autori? (Io mi sono limitata che se no questo post diventava l'enciclopedia britannica).

3 commenti:

  1. Io suggerirei Tasso e Orazio Ariosto. Torquato da alcune lettere risultava molto più che amico del nipote del suo grande rivale.

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  2. Comunque la tua prof, a proposito di Tancredi e Clorinda, secondo me ci aveva preso in pieno...
    Giuliano

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  3. So che arrivo tardissimo, ma questo articolo è interessantissimo e ho da fare un'aggiunta: Rimbaud e Verlaine...sono arrivati a spararsi per quanto erano "amici" ahahah!

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