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venerdì 14 gennaio 2022

Piccole recensioni tra amici. Due recensioni perdute di halloween: "Lucifero e la bambina" di Ethel Mannin e "Il seme del male" di Joanne Harris

Ebbene, sono rimasta indietro di una cosa come 74396401 post, quindi stasera mentre Dolcemetà guarda l'ennesima serie di RuPaul (ma quante ne esistono?), ho deciso di terminare una bozza che avevo iniziato ad halloween e mai terminato.

 Spero di scrivere a breve il post su "Tempi eccitanti" di Noise Nolan (che mi è piaciuto abbastanza) e "Un lavoro perfetto" di Kikuko Tsumura (che mi è piaciuto moltissimo).

Per far sì che ciò avvenga, smetto di perdere tempo e vi lascio alle mie letture della stagione di halloween, del resto non è mai troppo tardi per leggere un buon horror!

A voi!


LUCIFERO E LA BAMBINA di Ethel Mannin ed. Agenzia Alcatraz:

 L'ho detto più volte, non amo i libri che hanno per protagonisti i bambini. 

 Questo perché ricordo abbastanza lucidamente (non so se è così per tutti) cosa e come pensavo io da infante e ciò non coincide praticamente mai con quel che gli autori mettono in bocca ai loro piccoli geniali protagonisti.

"Lucifero e la bambina" dell'ingiustamente misconosciuta Ethel Mannin (no, non è un cognome veneto, c'ero caduta anche io) si è rivelato una delle pochissime issime (se non unica) eccezione a questa mia regola di base.

 La protagonista è una bambina sveglia senza essere il genio della situazione, che fa ragionamenti da bambina e che, soprattutto, vorrebbe vivere come la persona che è: un essere umano ricco d'immaginazione, fantasioso, energico, pieno di fiducia nel prossimo.

  E il libro racconta quel che succede a una bambina in un contesto di genere repressivo. Cosa vuol dire prendere una bambina ricca di vita e d'immaginazione e cercare a ogni costo di addomesticarla fino a schiacciarla.

 Il libro corre lungo il crinale del sovrannaturale. 

 Un giorno in cui tanto per cambiare si è ficcata in un pasticcio, la piccola Jenny incontra uno uomo strano e affascinante che porta sul capo due corna di caprone. Le dice di essere il diavolo e le rivela che lei, proprio lei, è una piccola strega, erede di due lontane antenate streghe e di colpo la bambina che si sentiva fuori posto, troppo diversa dalle altre coetanee, così beneducate e tranquille, sente di avere la risposta a tutte le sue domande.

Sta al lettore decidere se alla fine di questa lunga cavalcata nell'infanzia e nella primissima giovinezza di Jenny, la storia sia da ascriversi agli orrori sovrannaturali o agli orrori perfettamente reali.

 Qualsiasi cosa si decida di credere, la storia racconta molto bene, nonostante sia ambientato negli anni '30, cosa fu alla base della caccia alle streghe: il tentativo di una società repressiva, patriarcale e crudele, di annullare e divorare metà del genere umano, quello femminile. 

 Jenny non è diversa dalla stragrande maggioranza delle bambine di adesso, desiderosa di giocare senza vincoli, curiosa e molto vivace. Eppure, per l'epoca, anche una bambina vivace veniva vista dagli adulti come un'onta da sopprimere in ogni modo, con le buone quando andava bene (l'insegnante che la prende a benvolere senza però davvero comprenderla perché animata da motivi altri rispetto al benessere della bambina), con le cattive quando andava male (le percosse ripetute e violente da parte della madre adottiva, terrorizzata dalla possibilità che diventi una donna perduta come la madre biologica).

Non si sa che Lucifero faccia davvero parte di questa storia, ma quel che è certo è che l'umanità è stata sempre l'artefice di qualsiasi orribile finale.


IL SEME DEL MALE di Joanne Harris ed. Garzanti:

 Non ho mai letto nulla di Joanne Harris, famosissima autrice di "Chocolat", libro che non ho mai avuto desiderio di leggere, ma del quale, ammetto, avrò visto il film almeno 20 volte (senza mai capire la vera età di Juliette Binoche). 

 Quando ho trovato questo suo strano primo libro all'usato a ottobre ho pensato fosse davvero un'interessante coincidenza halloweenosa e così, nonostante gli sconsigli su fb, l'ho fatto mio.

 E' in effetti un'opera prima molto acerba. Ruota tutta attorno a una frase letta dalla Harris su una lapide e appare in tutto e per tutto il classico esercizio di stile da scuola di scrittura creativa: "Puoi riuscire a costruire un intero romanzo su qualcosa che ti è rimasto stranamente impresso?"

 Diciamo che la Harris ha tentato, ma non è riuscita. A mio parere non tanto per l'immaturità come scrittrice, quanto per un problema, in verità, comune a molti romanzi: l'idea di base è graziosa, ma può reggere un racconto e non un romanzo.

 Una giovane pittrice, Alice, vive una vita solitaria e poco vivace, ma un giorno riceve inaspettatamente la chiamata del suo ex fidanzato che le chiede di ospitare la sua nuova ragazza, la fragile e bellissima Ginny. Alice, sebbene infastidita, accetta, ma scopre ben presto che Ginny è molto poco indifesa e si circonda di molti amici inquietanti che vede solo di notte. Chi è davvero? Una creatura dell'altro mondo o una tossica manipolatrice?

 Alcuni momenti, come la parte stranamente action nel finale, sono più riusciti e in verità si nota già quanto la Harris avesse una mano promettente.

  Tuttavia, la storia è troppo lunga per le sue potenzialità e non mostra nessun elemento di particolare novità, come del resto sembra ammettere anche la Harris nella prefazione, quando sembra quasi scusarsi per questo suo esordio poco convincente. Cercavano una nuova Anne Rice e, in effetti, avevano trovato un talento, ma non certo del genere gotico.

 Rimane una graziosa lettura per gli appassionati del genere. Per tutti gli altri, lasciate stare.

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