Buon Natale a tutt*!!!!!
giovedì 25 dicembre 2014
martedì 23 dicembre 2014
I sei libri non graditi (forse) che quest'anno vi ritroverete sotto l'albero: capitali, Sudtirol, Gioconde e angeli, tempeste ed eruzioni, chef e grandi guerre! Pront* per la poker face?
Natale, tempo non solo di regali graditi, ma anche di quelle robe che ci ritroviamo a dover scartare con ansia sotto l'albero per poi ritrovarci tra le mani amarissime sorprese.
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| Pronti a sfoderare la vostra migliore "Poker face"? |
Quanti lettori infatti si ritrovano per carità graditamente inondati di tomi, che poi però si scopre sono sgraditamente orrendi, in alcuni momenti offensivi per la propria intelligenza, in altri mattoni soporiferi?
L'anno scorso scrissi già un post simile, sui sei libri non graditi che vi sareste ritrovati sotto l'albero. Quest'anno è ora di ripetersi. Non per altro, ma almeno quando aprirete il vostro pacchetto circondati da agrifogli, abeti, cotechini e gamberoni, saprete fingere con adeguata classe, prima di poter dire con disinvoltura "Che disdetta! Ce l'ho già! Non è che hai lo scontrino che vado a cambiarlo?".
E a quel punto farete parte della torma impazzita che rende le librerie un luogo di resi perpetui tra il giorno di Santo Stefano e Capodanno.
Ma andiamo!
"IL CAPITALE NEL XXI° SECOLO" di THOMAS PIKETTY:
Premetto, Piketty per me non è un brutto regalo sotto l'albero.
Anzi, se qualcuno dovesse regalarmi il suo vendutissimo "Il capitale nel XXI secolo" ne sarei ben felice (anche se non so come troverei il libro di leggere con concentrazione un libro del genere, ma vabbeh lo troverei). Tuttavia, l'improvviso successo di un gigatomo di economia politica e geopolitica, a fronte del disinteresse generalmente, non dico totale, ma se non altro ridotto per la materia, mi pone dei dubbi.
Quante persone che comprano Piketty per regalarlo sanno cosa stanno facendo? Sotto quanti alberi verrà visto come quel mattone di cui per anni verranno cantate le gesta ("uuuuh mio cugino l'anno scorso mi ha regalato una cosa così pallosa, di economia capisci?")? In quanti non andranno neanche a leggere l'autore fermandosi a "Il capitale" e credendo di avere tra le mani la vecchia opera di Marx da scaraventare nel camino quanto prima, fosse mai che il komunismo fosse contagioso? Fatemi sapere.
BRUNO VESPA- LILLI GRUBER:
Dopo anni di languore (almeno nella mia libreria), quest'anno il buon Vespa torna in grandissimo stile. Il suo "Italiani voltagabbana" è uno degli inquietanti successi dell'inverno. L'andamento libresco dei libri del buon Vespa è stato legato negli anni alle vicende berlusconiane: quando Berlusca era up anche Vespa vendeva, quando Berlusconi era giù anche Vespa era giù, tanto che l'anno scorso, in piena buriana persino lui si diede al racconto della saga della sua famiglia. Quest'anno il fatto che sia tornato a splendere in tutto il suo fulgore (ma Berlusconi no), forse dovrebbe darci da riflettere. Gli italiani saranno voltagabbana, ma se dobbiamo dar retta ai sillogismi aristotelici, se i presentatori sono italiani allora anche i presentatori sono voltagabbana. O no? Al Natale prossimo l'ardua sentenza.
Fresca di collasso da troppo lavoro è invece la cara Lilli che a me sta simpatica per la sua austroungarica dedizione al lavoro (un po' meno per essersi gonfiata la faccia come un tacchino, mica per altro, non ne aveva bisogno). Quest'anno il suo "Tempesta", seconda parte della storia sudtirolese della sua famiglia stravende, dando quasi l'impressione che l'italiano medio conosca la questione del Trentino-Alto Adige. Miracoli della tv.
"AVRO' CURA DI TE" di CHIARA GAMBERALE E GRAMELLINI:
Anni fa, ad un corso di sceneggiatura molto importante a cui partecipai, alcuni produttori, stizziti dalle polemiche gramsciane di alcuni miei compagni cinefili sull'esistenza degli allora imperanti cinepanettoni, ebbero a dichiarare: "Coi soldi che guadagniamo coi cinepanettoni, noi paghiamo la produzione di tutte quelle opere d'autore che vi piacciono tanto, ma che, diciamocela tutta, non va a vedere praticamente nessuno".
In tal modo, la prospettiva del cinepanettone cambiava totalmente: da male dell'Italia becera, diventava un male NECESSARIO dell'Italia becera. perchè insomma, anche al cinema pecunia non olet.
Il mio pensiero davanti a questa studiatissima operazione di mercato editoriale che vede due degli autori più venduti e amati a livello nazionalpopolare del momento, Chiara (sono tanto sensibile) Gamberale e Massimo (sono tanto sensibile) Gramellini, credo e spero vada vista in questa prospettiva. C'è la crisi, vediamo come tiriamo su due spicci.
Potrei sbagliarmi, ma insomma mi pare strano che la Gamberale abbia incontrato Gramellini e si siano sentiti letterariamente attratti in modo a dir poco fatale, non potendo fare a meno di scrivere, giusto giusto per Natale, una storia più stucchevole che più stucchevole non si può. Gioconda detta Giò (ma perché nei libri italiani, come al cinema, i protagonisti devono sempre avere nomi improbabili?) viene abbandonata da Leonardo e, disperata, va a vivere nella vecchia casa dei nonni. Lì, proprio la notte di San Valentino scopre una lettera lasciata dalla nonna ad un angelo custode e, presa da boh, spero solitudine, anche Gioconda detta Giò decide di iniziare la celeste corrispondenza. Ebbene, l'angelo che porta nome Filemone, le risponde: "Avrò cura di te". Lei non si rivolge né ad uno psichiatra, nè ai carabinieri, né ad una medium o ad un prete, ma inizia a corrispondere, e scoppia forse l'ammmmmore.
Potrei sbagliarmi, ma insomma mi pare strano che la Gamberale abbia incontrato Gramellini e si siano sentiti letterariamente attratti in modo a dir poco fatale, non potendo fare a meno di scrivere, giusto giusto per Natale, una storia più stucchevole che più stucchevole non si può. Gioconda detta Giò (ma perché nei libri italiani, come al cinema, i protagonisti devono sempre avere nomi improbabili?) viene abbandonata da Leonardo e, disperata, va a vivere nella vecchia casa dei nonni. Lì, proprio la notte di San Valentino scopre una lettera lasciata dalla nonna ad un angelo custode e, presa da boh, spero solitudine, anche Gioconda detta Giò decide di iniziare la celeste corrispondenza. Ebbene, l'angelo che porta nome Filemone, le risponde: "Avrò cura di te". Lei non si rivolge né ad uno psichiatra, nè ai carabinieri, né ad una medium o ad un prete, ma inizia a corrispondere, e scoppia forse l'ammmmmore.
Inauguriamo il filone dei libropanettoni.
MASTERCHEF REGNA:
Dopo anni di regno incontrastato della sciura Parodi d'Italia, della Martha Stewart de' noiantri, dopo interminabili mesi a venerare sorrisi segnaligni su un corpo altrettanto segaligno e alquanto inadatto alla cucina, ecco che, arriva lo chef virile e rimette le cose a posto.
Malgrado vi siano state costrette per secoli, pare che la cucina sia un luogo per donne solo se pasticcione e sciure che cercano di mettere insieme il sugo con la pasta, se invece vuoi usare il sale rosa dell'Himalaya, il filetto, il foie gras e lo scalogno devi essere un uomo, possibilmente di mezza età, che si creda possibilmente irresistibile.
Questo è l'anno dei figoni di Masterchef, non Barbieri che per quanto si vanti è, a quanto pare, il meno appetitoso dei tre, ma di Joe Bastianich e del più amato dalle quarantacinquenni italiane: Carlo Cracco. I due, infatti, hanno pensato benissimo di far uscire due libri che in molti si ritroveranno sotto l'albero: "Dire, fare, brasare", ricette e tecniche culinarie del buon Carlo e "Giuseppino", viaggio sentimentale tra New York e l'Italia del buon Joe. Joe, che si professa italiano nell'animo e racconta i suoi anni di terribili privazioni economiche, non fa che ripetere quando lo denaro sia diventato importante per lui: ha il terrore della povertà. Vedi, c'è gente che da povera si chiede se non ci sia qualcosa che non va in un mondo ingiusto e altra che non vede l'ora di fagocitare il prossimo facendo la sua brava scalata sociale. Eviterei di regalarli a gente fricchettona, equa e solidale. Se lo siete e vi hanno fatto codesto affronto, vi sono vicina.
Questo è l'anno dei figoni di Masterchef, non Barbieri che per quanto si vanti è, a quanto pare, il meno appetitoso dei tre, ma di Joe Bastianich e del più amato dalle quarantacinquenni italiane: Carlo Cracco. I due, infatti, hanno pensato benissimo di far uscire due libri che in molti si ritroveranno sotto l'albero: "Dire, fare, brasare", ricette e tecniche culinarie del buon Carlo e "Giuseppino", viaggio sentimentale tra New York e l'Italia del buon Joe. Joe, che si professa italiano nell'animo e racconta i suoi anni di terribili privazioni economiche, non fa che ripetere quando lo denaro sia diventato importante per lui: ha il terrore della povertà. Vedi, c'è gente che da povera si chiede se non ci sia qualcosa che non va in un mondo ingiusto e altra che non vede l'ora di fagocitare il prossimo facendo la sua brava scalata sociale. Eviterei di regalarli a gente fricchettona, equa e solidale. Se lo siete e vi hanno fatto codesto affronto, vi sono vicina.
PRIMA GUERRA MONDIALE:
Il primo conflitto mondiale è sempre stato meno interessante del secondo (a parte in Sardegna dove notoriamente gli isolani ricordano in modo molto più vivido la grande guerra per il prezzo che le pagarono). Io stessa lo confesso, a parte il bellissimo "Un anno sull'altipiano" e l'altrettanto bello "Niente di nuovo sul fronte occidentale", conosco le cause, come finì, ma non mi sono mai appassionata eccessivamente. Eppure, non sono pochi i libri in cui la prima guerra scampola come un male mai guarito, una ferita mai riemarginata. Quest'anno le case editrici hanno stampato tutto lo stampabile in occasione del centenario dell'inizio del conflitto.
Anche le cose più improbabili come le uniformi di tutti gli eserciti o le memorie dell'ultimo nonno o bisnonno. Per tutto l'anno perciò abbiamo ammassato sempre nuovi saggi trasformando il pallido ripiano e mezzo dedicato al conflitto in un intero scaffale straripante. Non temete, questo natale avrete anche voi la vostra razione di prima guerra mondiale, a seconda del vostro interesse al riguardo. Il nazionalpopolare dà vittorioso sotto i vostri alberi "La guerra dei nostri nonni" di Aldo Cazzullo. Forza, potrebbe non essere così male.
"POMPEI" di ALBERTO ANGELA:
A Natale, perlomeno nel mio negozio, i libri di storia che vendono di più sono misteriosamente quelli di storia medievale e quelli, boh, sul nazismo. Quest'anno di grandissima moda sono gli antichi romani. Tra le ricette della Cantarella e il tentativo fatto un po' troppo tardi di Carandini, il signore incontrastato delle nostre rovine è lui: Alberto Angela.
Sornione, occhieggia da un tomo che dovrebbe scoraggiare i migliori, e invece, complice un'astuta fascetta in cui annuncia di devolvere parte del ricavato al restauro di un affresco pompeiano e un sottotitolo degno di Studio Aperto "La più grande tragedia dell'antichità", il librazzo è un enorme successo. Viste le vendite posso ragionevolmente dedurre che molti se lo ritroveranno sotto l'albero. Immagino che molti, una volta superato lo shock dell'occhio photoshoppato di Angela jr., se non sono storici di Roma Antica (nel qual caso potrebbero defenestrare il libro), lo troveranno un bel regalo. Molti altri, quelli che non leggono e a cui gli amici si ostinano con le migliori intenzioni a regalare dei tomi, potrebbero riciclarlo quanto prima, che insomma, fa sempre la sua pompeiana figura.
Fatemi poi sapere post vigilia in quanti ve li sarete trovati sotto l'albero!
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I consigli libreschi per gli acquisti dell'ultimo minuto tra Ivan il Terribile, falsi eredi, Harry Potter, Galileo, viaggi tra i templari e, ebbene sì, anche ebook!
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| Lo sguardo allucinato dei clienti durante queste lunghe giornate (il nostro in libreria è peggio). |
Malgrado sia stanca al limite dello strisciamento al suolo e malgrado oggi molti clienti, in barba completa allo spirito natalizio, abbiano diciamo avuto i nervi a fior di pelle, ho deciso di scrivervi dei consigli in extremis. Anche io, che quest'anno, come tutti gli anni sono arrivata al 22 Dicembre convinta di aver fatto regali urbi et orbi con largo anticipo, mi accorgo che domani dovrò passare la mattinata a cercarne due di alquanto rilevante importanza (non starò qui a dilungarmi sui motivi). Perciò questo post è dedicato ai clienti dell'ultimo minuto, ma solo quelli gentili, che non cercano di saltare la fila, che non insultano i librai, che si rendono conto di essere il tremilionesimo cliente della giornata e quindi può essere anche che il cervello del libraio non sia proprio a tremila ogni istante (sapete, tendenzialmente evitiamo di assumere sostanze psicotropiche che ci aiutino).
Ma vabbeh, smetto di sputare livore e passo ai consigli last minute!
"I FALSI DEMETRII" di Prosper Mérimée ed. Adelphi:
EBOOK:
Visto che continuate tutti a dire che dobbiamo per forza farci piacere gli ebook, allora vi consiglio un ebook che un senso ce l'ha. Ce l'ha per vari motivi:
1) Non esiste la versione cartacea (o meglio del primo esiste, del secondo no).
2) Li ho visti materialmente fare. Cioè ho visto le ragazze che li hanno prodotti imparare a usare i programmi (non ci crederete visto che non mi piacciono, ma ci ho provato con scarso successo anche io) per assemblarli, per far funzionare le animazioni e presentare un prodotto professionale.
3) Entrambi gli ebook sono di autrici storiche: Pat Carra e Margherita Giacobino (con le illustrazioni, nel suo caso, di Teresa Sdralevich).
Si tratta di "Annunci a luci rosse" e "Pensieri di una misantropa", per la collana di ebook Aspirina C, editrice Libreria delle donne di Milano.
Un regalo perfetto per la parente femminista che ognuno di voi si ritrova, per la cugina che ama i fumetti d'antan, per la mamma, la nonna, la zia autoironiche. E sì, anche per gli uomini che male, a loro non fa. A 5,99 al link www.aspirinalarivista.it/shop
(V'ho fatto contenti amanti degli e-reader?).
"ANDARE PER...." ed. Il Mulino:
Sapere dove portare la persona giusta al momento giusto può essere molto utile. Proporre perciò itinerari di viaggio alternativi alla dolce metà o a qualcuno che si aspirerebbe diventasse la dolce metà è cosa buona, giusta e producente. Mi è capitato personalmente, quando alla richiesta "Vengo a Roma portami in un posto dove non sono mai stata", non ho trovato niente di meglio che portare la visitatrice nella sinagoga (era il posto più improbabile che mi fosse venuto in mente), ed escludendo un temporaneo battibecco con la guida interna, ne ebbi gloriosi frutti. Memore di questo episodio vi consiglio perciò il trittico edito da il Mulino, per la collana, Andare per:
Precisamente "Andare per la Roma dei Templari" (per i grandi fan di Giacobbo e dei mysteri con la Y maiuscola) di Barbara Frale, "Andare per ghetti e giudecche" di Anna Foa, per scoprire una parte della storia italiana che molti ignoriano (anche le città più piccole possono nascondere storie terribili e affascinanti al tempo stesso su questo inquietante luogo di un passato molto vicino).
Infine la molto interessante "Andare per l'Italia Araba" di Alessandro Vanoli, per ricordarci che qui stiamo a battibeccare di migrazione, immigrazione, emigrazione, ma in realtà l'Italia è sempre stata un luogo di folli passaggi e da queste follie ha ricevuto gloriose eredità nei secoli.
Infine la molto interessante "Andare per l'Italia Araba" di Alessandro Vanoli, per ricordarci che qui stiamo a battibeccare di migrazione, immigrazione, emigrazione, ma in realtà l'Italia è sempre stata un luogo di folli passaggi e da queste follie ha ricevuto gloriose eredità nei secoli.
Pronti a rimorchiare con astuzia, perizia ed infine anche un poco di furbizia? (Va bene anche se siete già sposati e fidanzati, rimorchiarsi nuovamente fa sempre bene).
"GALILEO HARRY POTTER" di MARCO CIARDI ed. Carocci:
Io sono una che di scienza non capisce quasi niente, eppure uno dei reparti in cui trovo ci siano cose più interessanti è indubbiamente quello di scienze.
Quando lo metto a posto vengo presa da ansie gigantesche di lettura onnicomprensiva che poi scemano davanti al mio portafoglio. Questo natale potrete fare felice qualcuno che vuole avvicinarsi alle scienze attirato da gustose polpette letterarie. E' per questo che vi consiglio "Galileo & Harry Potter. La magia può aiutare la scienza?", un parallelo tra la scienza e i fenomeni che secoli fa venivano creduti magici perché impossibili da spiegare con le tecnologie dell'epoca, ma anche fenomeni non ancora spiegati. Anche Kant indagava sui fenomeni psichici, Newton si dilettava nell'alchimia e Mary Shelley e la chimica hanno in comune più di quanto si pensi. L'autore è uno storico della scienza, un caso in cui materie umanistiche e scientifiche si incontrano fruttuosamente a dimostrazione che non sono due rette parallele destinate a non incontrarsi mai.
Per i fanatici di Harry Potter e gli amanti delle scienze senza passione per la matematica.
E così ho chiuso i giochi, per quest'anno ho smesso di ammorbarvi di consigli non richiesti!
venerdì 19 dicembre 2014
Gli autori che fanno tanto Natale: Luciano De Crescenzo, la sua strana autoironia alla napoletana, i cugini aguzzini, i ricordi dei natali passati e le dolci vendette presenti.
Natale, tempo non solo di libri, ma anche di cenoni e riunioni di famiglia.
Nel paese familista per eccellenza, scampare a questa pratica crudele che è il rivedere parenti sparsi in ogni parte d'Italia, solitamente a fortunata e debita distanza dalla nostra sanità mentale, è impossibile ai più. Specialmente, se fate parte di quella schiera fortunella che vuole la vostra famiglia dedita al motto: "tanti parenti tanto onore".
Poiché, come dico ogni tanto, la mia famiglia è probabilmente una delle meno campaniliste d'Italia ed è riuscita nell'impresa di creare un albero genealogico che ricomprende metà stato, ho passato le mie festività natalizie presa tra due fuochi: Roma e Napoli. Napoli vinceva perché a Natale, a quanto pare, i parenti più lontani hanno diritto di prelazione sulle tue vacanze. Perciò, nonostante le rimostranze di mia madre, ci caricavamo di doni e passavamo una serie di infinite giornate a mangiare come tacchini circondati da un caos perpetuo.
Chi ha passato un Natale da quelle parti può concordare sul fatto che alcune pratiche andrebbero abolite:
1) Il fatto che per l'intero 24 non si mangi, manco se hai due anni, per tutto il giorno, per prepararsi psicologicamente e stomacosamente alla cena a base di tutto il pesce del mondo (solitamente comprato la notte precedente al mercato del pesce, che ha una densità di persone per metro superiore a quella del concerto del primo Maggio).
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| Avete presente "Il mio grosso grasso matrimonio greco"? La mia parte di famiglia paterna è così |
2) L'anguilla (o meglio, il capitone, come fatto notare a furor di popolo). Questo animale che continua a muoversi anche dopo morto tingendo di horror i sogni dei bambini inseguiti da improvvidi zii che si divertono a percularli in un dialetto che non possono capire,
3) I cugini. Persone che ti sono parenti abbastanza stretti, ma tu ti chiedi sempre com'è possibile che abbiate dei nonni in comune.
Se sono grandi ti torturano, se sono più piccoli ti torturano, se sei l'unico non del luogo ti fanno sentire un estraneo da vessare in un dialetto che non puoi capire. Quando cresci, la cosa non migliora perché generalmente sono sempre più sposati di te, con più figli o con un lavoro migliore, quindi la tortura, almeno verbale, continua.
Dulcis in fundo, se credi romanamente alla romana befana, sei l'unica della famiglia che il 25 by night non apre regali perché noi a quel falso ciccionazzo creato dalla Coca Cola non crediamo.
Questo ampio preambolo è per dire che io collego e probabilmente sempre collegherò in Natale alla Campania, Napoli, struffoli, alberi di natale di tre metri, botti che non ti fanno respirare, insalata russa e via dicendo. Probabilmente è per questo che c'è un autore, che a me piace moltissimo, che per me è natalizio per eccellenza: Luciano De Crescenzo.
In molti storceranno il naso, perché De Crescenzo per gli amanti della filosofia, è quell'ingegnere che riduce tutto a storielle. In realtà, De Crescenzo è secondo me da rivalutare per vari motivi:
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| Tra l'altro, in una delle gallerie di Repubblica.itte qualche tempo fa, c'erano le foto di molti autori in gioventù, e De Crescenzo giovinastro era davvero considerevole |
1) E' un ingegnere, appunto, che al contrario dei suoi simili considera la cultura umanistica un valore da proteggere, divulgare e sostenere.
2) Ha la faccia da filosofo greco come te lo immagini (ditemi voi se mettendogli una toga addosso non lo vedete passeggiare nell'agorà).
3) Ok, scriverà robe divulgative, ma affatto male. Il mio primo approccio alla filosofia lo ebbi a una dozzina di anni, con una storia della filosofia a fumetti da lui scritta e curata, che possedeva una mia amica. Graziosa, comprensibile e molto ben fatta.
4) A me i suoi libri piacciono, specialmente i romanzi di Bellavista (di cui mi piacciono anche i film).
De Crescenzo è un unicum nel suo genere. E' un napoletano che è riuscito a parlare di Napoli con un ironia composta che contiene l'incontenibile carattere di una città e di un popolo che davvero, più di ogni altro, e senza stereotipi, fa stato a sé.
Gli scrittori napoletani infatti, non posseggono quell'autoironia propria dei romani (probabilmente perché i napoletani in generale non sono autoironici), e si destreggiano sempre tra la tregenda imperante, ovviamente con picchi di altissimo livello, o il surreale totale.
De Crescenzo è un raro caso di napoletano, autoironico, e in grado di osservare con surreale distacco e affettuoso compiacimento, i suoi concittadini, presentandoli poi al resto del mondo da un punto di vista quasi antropologico.
"Così parlò Bellavista" e i suoi seguiti, hanno trame semplici semplici, (un ingegnere circondato da una serie di coprimari dediti a tutto ciò a cui ci si aspetterebbe siano dediti i napoletani) eppure ogni capitolo spiega in modo ammirevole l'antropologia e il folklore di una città che di facciata è anche i suoi stereotipi, ma ha un'anima difficile da cogliere.
In molti pensano di capire Napoli, ma nulla è mutevole e sfuggente come lo spirito di questa città che forse, più di ogni altra, ha conservato nel tempo, l'anima folle dei suoi antenati greci, un popolo enorme dal punto di vista culturale, che sapeva già tutto e condiva la sua onniscenza con bizzarrie che rimangono geniali a millenni di distanza.
Di De Crescenzo, mi piacciono anche i suoi tomi di storia della filosofia e mitologia, che comunque sono graziosi e io consiglio sempre ai clienti che arrivano, con sguardo vagamente bovino, chiedendomi all'alba dei cinquant'anni, qualcosa sui miti greci, trovando troppo ostico tutto quello che gli propongo e arrendendosi solo al buon De Crescenzo. Che forse ricorderanno per il suo periodo d'oro, quando comparsava in tv, o forse per i suoi film, ma quale che sia il chiavistello con cui scardina i firewall presenti nel cervello di costoro, a me non interessa, basta che lo faccia.
Che sia un autore natalizio comunque non devo pensarlo solo io visto che i suoi ultimi libri si sono sempre palesati all'alba di Natale (e io ho provveduto, tra mille proteste, a comprare a mio padre, dolce vendetta per i natali passati). Sempre più anziano e ormai malato di una strana malattia (la prosoagnosia, non riconosce i volti delle persone conosciute), continua imperterrito a scrivere col suo tono aggraziato e seppur divulgativo, molto raffinato.
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| Padre preparati |
E soprattutto è uno di quegli autori che nonostante tutto ha continuato a professare urbi et orbi il lato migliore della sua città e delle sue origini, come dimostra il suo ultimissimo libro, "Ti porterà fortuna. Guida insolita di Napoli", un itinerario della sua città costruito assieme ad una studentessa che lo aveva contattato per scrivere una tesi su di lui. Forse non sarà un capolavoro, forse si insinuerà nel filone a cui accennavo ieri, i libri di viaggio che si fondono con quelli di critica letteraria, ora molto di moda, ma mi fa comunque tenerezza. E Natale. E regalo da rifilare a mio padre. Che tanto non legge il mio blog e non saprà che cosa gli aspetta anche quest'anno sotto l'albero.
Lui si aspetta un gadget della sua adorata Moto Guzzi, io ho 18 natali con cugini aguzzini e napoletano ablanti da vendicare.
Natale è anche...vendetta a scoppio ritardato.
E voi? Avete degli autori che per voi sono particolarmente natalizi per qualche motivo?
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giovedì 18 dicembre 2014
Consigli per Natale parte III: libri per bambini (una goccia nel mare), topi intrepidi, Jane Eyre per adolescenti, Bibbie per supercattolici, fantasie per lettori forti e Irlanda a mille!
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| La faccia da "Mmm cosa mi consigli?" del cliente |
Consigli per gli acquisti di Natale parte II. Una delle cose più belle in libreria è consigliare qualcosa ai clienti, purtroppo le maggiori e desperade richieste di consigli arrivano sotto Natale, quando passeggiare amorosamente tra gli scaffali a dissertare sulla beltà delle trame o la profondità di quel meraviglioso saggio di etologia, diventa un'impresa impossibile. Pur con tutta la buona volontà, intessere un discorso con gli altri clienti che affilano le lame in cerchio attorno a te, in attesa che ti liberi dell'improvvido che ti sta monopolizzando, è diciamo un attimo ansiogeno.
Mi rifaccio qui, quindi mi scuserete se continuo a sfornare consigli a raffica, nel disperato tentativo di recuperare il tempo perduto (è il 18 dicembreeeeee com'è successo??? Com'è stato possibile??).
Non perdiamo altro tempo e let's go!
COMBO IRLANDESE:
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| L'Irlanda come me la immagino |
Comunque, il caso ha voluto che questo Natale consenta, a chi lo desidera, di regalare una bella combo irlandese agli appassionati:
1) "DUBLINERS 100" AA. VV. ed. Minimum Fax:
Quindici racconti scritti da quindici autori contemporanei irlandesi, in occasione del centenario di "Dubliners" di Joyce.
Cosa ne è stato dell'Irlanda 100 anni dopo quella trafelata e disperata gente di Dublino? Cosa è diventata? Non è proprio un "Si stava meglio quando si stava peggio", ma quasi.
Alla disperazione della povertà e al cattolicesimo spinto, si sono sostituite nuove angosce (benissimo raccontate per carità), che però dimostrano un'ineluttabile filo col passato. Un po' dipenderà dal fatto che ogni capitolo mantiene l'incipit del fu Joyce, un po' sarà, che nonostante tutto, la verde Irlanda ha qualcosa, nel profondo, che non può essere scalfito.
2) "L'ISOLA CHE SCOMPARE" di Fabrizio Pasanisi ed. Nutrimenti:
Non ho una grande passione per i libri di viaggio. Faccio fatica a capire perché dovrei appassionarmi a quella che dovrebbe essere più di ogni altra un'esperienza solo per i propri occhi. Ci vuole molta maestria a scrivere un bel libro di viaggi che non lasci i lettori solo spettatori, tuttavia, una valida alternativa a queste limitazioni, l'ho trovata in quei libri che uniscono la critica letteraria ai viaggi: la costruzione degli itinerari sulla base dei libri che sono stati lì ambientati o degli scrittori che ci hanno abitato. E' un genere ultimamente molto di moda, e "L'isola che scompare" è un regalo perfetto per chi ama l'Irlanda, le leggende celtiche (quelle vere non quelle leghiste), il ciclo di Camelot e la letteratura di quella verde isola che tanto ha dato alla storia del libro. Il viaggio mescola paesaggismo (a me non particolarmente caro), al racconto di posti poco conosciuti, passando per i miti e ovviamente la letteratura. Grazioserrimo.
IL REGALONE:
A Natale c'è sempre qualcuno a cui si vuole fare un regalo pomposo, vuoi per fare una bella figura, vuoi perché uno ci tiene sul serio, vuoi perché boh, c'è qualche motivo per cui si deve impressionare il ricevente. Niet paura, si può trovare qualcosa di very beautiful anche a prezzi accessibili (poi oh, se volete spendere di più meglio per tutti)! Ecco two consigli:
"UNA BIBBIA" di Rebecca Dautremer e Philippe Lechermeier ed. Rizzoli:
E' Natale. Va bene che questa festa risale ad un'epoca precristiana, va bene la festa in onore della luce che ritorna, va bene la laicità (figurarsi se io non ne sono una grande fan), va bene tutto. Però, sotto le coltri di regali, gli scontrini battuti che mi sogno pure la notte, sotto i cotechini, le lenticchie e i cenoni a base di carne e pesce a seconda della regione d'Italia, rimane il fatto che teoricamente, oltre che rito sociale, il Natale sarebbe primariamente una festa religiosa. Tutti noi abbiamo degli amici supercattolici, questo libro è una giusta alternativa ai millanta libri del o sul Papa tutti uguali che, peraltro, essi già possiederanno o riceveranno da qualcun'altro (difficile est fare un regalo rispettoso a Natale a un very religioso).
Più di una persona potrebbe gradire come regalone questa riscrittura della Bibbia con meravigliose illustrazioni, molto eleganti, fantastiche, ma rispettose.
Inoltre ho una passione per il verde veronese che ammanta il libro. Per cattolici.
"LA NAVE DI TESEO" di Doug Dorst e J. J. Abrams ed. Rizzoli:
Questo libro è una figata assoluta. Passatemi l'orrido termine, ma per chi si è sciroppato gli esami di bibliografia, per chi ama il libro come oggetto, per chi adora la fantarcheologia (adora ma non ci crede, s'intende), questo libro è una goduria. Inoltre è la dimostrazione che no, leggere un libro di carta non è sempre come leggere un ebook.
Ideata da J.J. Abrams, è una storia che corre su due binari. Il primo, quello del libro, idealmente scritto da un misterioso e prolifico scrittore, V. M. Straka. Il secondo, la storia raccontata nel fittissimo paratesto, in cui due personaggi, una bibliotecaria e uno studente, discutono tra le note, e i moltissimi fogli all'interno, infilati in modo casuale, come succede spesso a chi possiede libri. Ci sono foto, tovaglioli scritti, lettere, cartoline, ad intrecciare le due storie, a svelare un mistero e a rendere magica la lettura di un libro.
Quale lettore non ha sognato di ritrovare un tomo polveroso ricco di misteri da svelare? Il libro che ci parla dal passato è uno dei grandi topos dei lettori forti, e questo libro dimostra come le potenzialità materiali del libro nell'editoria cartacea siano immense. Perché a queste cose ci pensano quasi solo i libri per ragazzi? Perché non esistono più tomi così? Favoloso. Io ho già dato mandato che me lo regalino!
LA PARGOLANZA:
Innumerevoli sono i libri che si possono regalare ai vostri pargoli, che durante le feste di Natale fungono da doppio catalizzatore in libreria: sono i principali destinatari della fiesta e, come dice un antico e recente adagio, è grazie all'editoria per ragazzi se siamo tutti ancora in piedi.
Se fate un giro nella sezione degli illustrati per la pupanza, scoprirete che in realtà quei libri vorreste possederli tutti quanti voi. Vi do alcuni suggerimenti di cui sotto, premetto che sono una goccia nel mare della giuoia:
"LINDBERGH" di Torben Kuhlmann ed. Orecchio Acerbo:

Questo libro è un CAPOLAVORO. Me lo comprerei e lo regalarei a tutta la pargolanza che conosco dai 2 ai 1000 anni. E' talmente bello che, a mio parere, la Disney, la Pixar o chi per loro, dovrebbero mollare i pixel e farci uno di quei meravigliosi film di un tempo, che la storia si presta non bene, ma benissimo.
La trama vede un topino vivere la sua paciosa vita in mezzo ai libri, leggendoli e rosicchiandoli (un po' come il best seller di qualche anno fa che a me, però, non piacque molto, "Firmino"), appassionato di volo e Leonardo da Vinci, se ne sta al calduccio per i fatti suoi. Un giorno però i libri scompaiono, arrivano le trappole per topi e tutti i suoi simili sembrano scomparsi: dove sono andati tutti? E' la Germania del 1912, sono gli anni dell'emigrazione di massa in America e tutti quanti sono stipati in queste gigantesche navi piene di pericoli, primi tra tutti i gatti. Ed allora questo intrepido topo mette a frutto la sua passione per Leonardo, le nozioni apprese dai libri e tutta la sua passione: vuole volare e costruire un marchingegno a sua misura che glielo consenta. Tra civette assassine, umani curiosi, accendini come motori, fallimenti e tentativi, ce la farà?
I disegni sono splendidi anche per bambini molto piccoli, la storia, raccontata anche a chi non sa leggere, appassionante. Saltando la pietosa età delle scuole medie/inizio liceo in cui tutto ciò che è infantile deve far schifo per natura, è un libro che tutti, compresi gli adulti, possono amare. Un regalo per non sbagliare.
"NONNI" di Chema Heras e Rosa Osuna ed. Kalandraka:
Oooooh io ho una vera passione per i nonni. Una roba imbarazzante che mi porta ad avere le lacrime agli occhi quando vedo gli anziani con i loro nipotini passeggiare in libreria e commuovermi su tutti i libri che insegnano ai bambini a farsi viziare dai nonni (o ad arrendersi alla loro morte).
E' una passione molto comune, sono abbastanza rari i casi in cui i nonnini non sono superamati, e per questo consiglio questo bel libro su una coppia di nonni che deve andare a ballare. Lei non si sente abbastanza bella, si vede brutta e piena di rughe, ma il nonno, innamorato, continua a dedicarle poesie bellissime, dicendole che è bella come il sole.
La nonna dopo mille resistenza infine si arrende e, felice, sotto le stelle danzerine, si rende conto che anche il nonno, sotto quelle rughe è ancora bello come la luna.
Mi viene da piangere anche solo a descrivervelo. Per i bambini con nonni amatissimi e in realtà anche per nonni con nipotini adoratissimi.
"JANE LA VOLPE ED IO" di Fanny Britt ed. Mondadori:
Una bella graphic novel/romanzo illustrato (confine molto labile) adatto alle bambine in età preadolescenziale, parla del grande potere salvifico che i libri hanno nei momenti di grande solitudine.
L'adolescenza è un periodo complicato, anche perché generalmente è il primo momento in cui si viene a contatto con tutta una serie di costanti dell'età adulta: la cattiveria gratuita, la prepotenza, il potere del gruppo sul singolo, l'emarginazione.
Solo che non si ha ancora la scorza per affrontarle e i più sensibili o meno tendenti al combattimento rischiano di soccombere. Questo bel libro parla di una ragazzina senza amiche, le cui compagne di classe continuano a ripeterle ossessivamente quanto sia grassa, anche se grassa non è. Il confine col dramma è domato solo dalle pagine del suo libro preferito, Jane Eyre che la consola trascinandola in un mondo lontano. Poi però la realtà irrompe potente: si parte per la gita di classe e tutto diventa spaventoso. Ma davvero il mondo, crescendo, ci riserva solo cattive sorprese? Belli i disegni, delicata la storia, per bambine sognatrici (per carità anche bambini!).
Anf, anf, secondo round terminato in corsaaaaaaaaaaa! Voi avete già letto o regalato alcuni di questi libri?
martedì 16 dicembre 2014
Consigli per i regali di Natale: fumetti per tutti i gusti, regali per appassionati del Natale e per amici che però non sono l'anima del nostro cuore, tra lettere, tregue, scintille e Dario Argento!
Ed ecco con il dovuto ritardo (mi direte, ormai tra nove giorni è natale e io vi rispondo, ok, ma c'è anche gente che festeggia la Befana, tipo me), la seconda tranche di consigli natalizi!
Pronti a prendere appunti assolutamente scomposti e slegati tra loro, ma assolutamente testati? E viaaaaaaaa!
FUMETTO TIME:
In questi giorni è tutto un fiorire di classifiche sui fumetti migliori usciti durante l'anno. Vorrei poter stilare una cosa del genere, ma se aspetto di averne il tempo fate in tempo a regalarli l'anno prossimo.
Nel frattanto ho alcuni graziosi tomi che potrete regalare in tutta sicurezza agli amanti delle graphic novel o anche dei non amanti. Con mooooolta calma, anche in Italia stiamo ormai arrivando al concetto che fumetto non è per forza uguale a: roba da bambini. Perciò in effetti vostro nonno potrebbe non apprezzare la Bibbia a fumetti, ma magari riuscirete ad aprire il chiavistello del cuore dei vostri genitori, permettendogli di comprendere che c'è vita dopo Topolino.
Cosa consiglia la casa?
1) "E la chiamano estate" delle cugine Mariko e Jillian Tamaki ed. Bao Publishing:
E' una delle graphic novel che ha fatto più parlare in questo 2014 e mi è piaciuta così tanto che le dedicherò sicuramente un post a parte.
Nel frattempo vi basti sapere che ha disegni bellissimi, una trama delicata e monotona, come l'ultimo periodo d'infanzia, che ormai scampola verso l'adolescenza, eppure non annoia mai. Due ragazzine che si conoscono fin da bambine passano una lunga estate nel posto di villeggiatura isolato dal mondo in cui vanno da anni. Solo che quell'anno anche se tutto rimane uguale, tutto cambia e la sensazione che si sia ormai sul limitare di un nuovo periodo della vita, enorme e forse non così magico come si immaginava, è potentissima. Davvero bella.
2) "End. Vol 1 Elisabeth" di Barbara Canepa e Anna Merli ed. Bao Publishing :
Graphic novel italiana con tremila miliardi di citazioni stilistiche sul gotico andante, disegnata e colorata in modo meraviglioso.Ve la consiglio come regalo per gli appassionati di manga, di goth e di Dario Argento. La storia infatti, ambientata in un collegio femminile isolato dal mondo, in un tempo imprecisato, ricorda molto le atmosfere alla "Suspiria". Elizabeth è una ragazzina che è appena morta, come non si sa, perché non si sa, e forse, in realtà sembra che non sia esattamente morta. Cosa è successo? Una diceria dice che le case abitate da adolescenti siano particolarmente magnetiche per i fantasmi. Regalo bellissimo (ve lo dico si attende ansiosamente il seguito).
3) "La scintilla" di Lorenza Di Sepio ed. Magic Press:
L'autrice di "Simple e Madama", deliziose strisce sulla vita di coppia che finalmente non scadono nello stereotipo da "Settimana enigmistica", ha sfornato giusto giusto per questo natale, un regalo perfetto per fidanzati e fidanzate romantici. Ne "La scintilla" si susseguono tavole che raccontano come due sconosciuti si trasformino lentamente in due fidanzati: primo incontro, prima ansia per avere il secondo incontro, prime figuracce, gli incontri con gli amici, le foto ecc. Delizioso al delizioso prezzo di 9,90.
Particolarmente indicato se vi siete fidanzati di recente o ci state lavorando da un po'.
PER L'INNAMORATO DEL NATALE:
Tendenzialmente il mio spirito natalizio è morto più o meno qualche anno prima della fine dell'università, tuttavia non disprezzo l'innamorato del natale. Questa creatura inizia ad addobbare casa a metà novembre, grida contro la tv già da Ottobre perché non mostra pubblicità precoci di pandori e panettoni, e il giorno dell'Immacolata ha già tutti i regali impacchettati sotto un abete di tre metri ornato solo da decorazioni rarissime provenienti dai quattro angoli della terra. Nonostante si ostini a portare bigiotteria dalle forme natalizie quando è ancora Halloween, l'innamorato del Natale mi fa simpatia perché è talmente esagerato da riuscire a passare un po' di empatia natalizia anche alle povere anime che magari vorrebbero sentirne l'atmosfera, ma si sentono sempre come se fosse il 7 aprile, ossia in una data a caso che non significa niente. Per lui millanta libri possono andare bene, perché proprio come per i film natalizi esistono millanta libri natalizi. Ecco cosa vi propongo:
1) "La vita e le avventure di Babbo Natale" di Frank Baum ed. Mattioli 1885:Premesso che a me Babbo Natale non fa simpatia (a casa mia, Babbo Natale è sempre stato ritenuto una creatura capitalista prodotta dalla coca cola che cercava ignobilmente di scalzare antiche tradizioni, come la Befana), questo libro dell'autore de "Il mago di Oz" sul barbuto vecchio è molto grazioso. Baum immagina un'origine fiabesca in piena regola per il rubizzo anziano, abbandonato bambino e cresciuto dalle creature dei boschi. Appassionato dell'infanzia degli umani, da lui osservata solo da lontano, ad un certo punto sceglie di rendere felici i bambini, che non sono ancora adulti disillusi e malvagi dediti solo alla ricchezza, portando loro giocattoli. Estremamente natalizio.

2) "Nero natale" ed. Einaudi:
Nove racconti oscuri d'autore ambientati nella notte più leziosa dell'anno.
Molti grandi scrittori non hanno resistito alla tentazione di affrescare le loro storie noir e gialle con il giorno in cui tutti dovremmo essere più buoni a fare da sfondo. Il contrasto tra gli abissi più profondi della società e le aspirazioni di bontà più alte, rende particolarmente graziosa questa raccolta che vede alcuni ricordi di Agatha Christie e persino una storia tragicamente verista del buon Pascoli, dedito a infanticidi poco natalizi. Tra gli altri anche Conan Doyle (autore anche de "Il caso dell'oca di Natale" Interlinea edizioni), Lovecraft e Stevenson!
LA CURIOSITA' PER L'AMICO PER CUI SPENDERE IN MODO LIMITATO:
A Natale ci sono i grandi regali, i regali che si devono fare per forza (il capo o i colleghi se lavorate in una di quelle aziende alla Fantozzi) e i regali a quella nutrita schiera di amici e amiche che avete molto cari anche se non sono l'anima gemella del cuore vostro.
Tradotto: i cari amici a cui dovete un regalo che costi più di un euro, ma non sia gigantesco. I libri in questo caso sono la scappatoia ideale. Vi lascio due titoletti che potrebbero colpire l'animo di molti lettori forti:
1) "L'armonia delle donne" di Trotula De' Ruggiero Manni editore:
Personaggio del passato famoso, come Ipazia, più per romanzi storici che per saggi seri a lei dedicati, Trotula fu un rarissimo caso di donna, laica e non religiosa, a cui fu consentito di esercitare un mestiere considerato non prettamente femminile (medico) e di lasciare traccia nella storia. Nata e cresciuta in quel di Salerno, all'epoca isola felice, decisamente libera dal dominio della chiesa (come spiega Eva Cantarella nella bella introduzione), Trotula divenne famosissima tra i contemporanei grazie ai suoi scritti di medicina, in particolare sulla salute delle donne, all'avanguardia già all'epoca. Questo libro è fantastico. Basta leggere il capitolo sulle ricette per simulare la perdita della verginità a base di sangue di drago, per rimanere subito conquistati. I mille rimedi per ottenere capelli chiarissimi o scurissimi sono al limite dell'orrore per qualsiasi animalista: per i biondi bisognerebbe prendere "Quante più più possibile" e bruciarle, per averli neri, prendere una malcapitata lucertola staccarle la testa e la coda e bollirla. Sembra di leggere un trattato di magia alla Harry Potter e sono invece rimedi medievali di assoluto rispetto. Da regalare e regalarsi.
2) "La tregua di Natale" di Alberto del Bono ed. Lindau:

Commovente piccolo libro su un episodio natalizio del conflitto che scoppiò cent'anni orsono e che l'editoria ha debitamente celebrato con la ristampa di tutto il ristampabile sull'argomento. Sostanzialmente durante il Natale del 1914 in alcune trincee ci fu uno spontaneo cessate il fuoco da parte di entrambi gli schieramenti.
I soldati riuscirono a liberarsi dell'assurdità della guerra grazie a quello che fu davvero un'interpretazione del vero spirito del natale: tornarono e restarono semplici esseri umani che cantavano inni di Natale, si facevano auguri e in alcuni casi oltrepassarono il campo di battaglia per stringersi la mano.
In questo piccolo libro sono raccolte le lettere di Natale spedite dai soldati su quella notte straordinaria.
Fine prima tranche! A prestissimo la seconda! Voi ne avete già letto qualcuno? Ve ne interessa qualcuno? Trovate che alcuni commenti siano orribili? Scriveteeee!
venerdì 12 dicembre 2014
Intervista a Simone Albrigi in arte Sio, tra dottori, cani magggici, strisce assurde e record di vendite, il ggggiovane fumettista e youtuber sicuramente più iperattivo d'Italia (et così il ciclo Lucca Comics 2014 finisce un mese e mezzo dopo!).
Dopo l'instant post di ieri, oggi si torna a cose più allegre, che, come si dice, già la vita è tanto amara.
![]() |
| Sio in una foto pescata da internet. Sito di Sio: www.sio.im |
Oggi si conclude con un mese e mezzo di ritardo il ciclo di interviste fatte da me a ggggiovani fumettisti in occasione del Lucca Comics 2014.
Il gentile ospite e intervistato di oggi è nientepopodimeno che Simone Albrigi in arte Sio.
Per i pochi che ancora non lo conoscono, codesto davvero giovane fumettista and youtuber veneto (classe 1988) è l'instancabile creatore di favolosi fumetti nonsense (e spesso satirici, che sono quelli da me personalmente preferiti), del mitico dottor Culocane e delle magiche versioni delle canzoni più cooool del momento fumettate direttamente con l'aiuto di google translator.
Ed è stato proprio grazie a questo suo progetto che mia sorella lo scoprì per caso e me lo fece conoscere. Aveva già prodotto qualche libro, incentrato sulle assurde avventure di un rotolo di carta igienica, "Scottecs", viveva già in Giappone ed era già iperattivo, quando ho scoperto la sua favolosa versione di "Call me maybe" tradotta con Google Translate (che ho canticchiato per giorni al suono di "A te piccola!", ascoltare per cadere vittima del sortilegio).
Malgrado io non abbia una particolare passione per il nonsense fu amore e iniziai a seguirlo via internet nella sua collezione sempre più enorme di risultati.
Gli ultimi, in ordine di tempo sono:
1) Il raggiungimento, negli ultimissimi giorni grazie al solo crowfunding della somma necessaria a sviluppare "Super cane magic zero", videogioco folle nel quale una bacchetta magica finisce nelle mani di un inconsapevole cane. Solo Coso, eroe discutibile, potrebbe salvarci. Io non ho mai giocato ad un videogioco in vita mia, ma tentammo, con una rivista, di fare Crowfunding. Fallimmo su tutta la linea, perciò sommo rispetto per Sio.
2) Al Lucca Comics 2014, il suo ultimo lavoro "Questo è un libro con i fumetti di Sio" ha sbancato con 3500 copie vendute (al solo stand del proprio editore, la Shokdom, fonte "Fumettologica").
Ce n'è abbastanza per far venire l'ansia da iperattività a chiunque, e per leggere l'intervista che mi ha molto gentilmente rilasciata, tutta per voi, di seguito!
Ti ho conosciuto grazie a “Call me maybe” rifatta con Google translate. Com'è nata l'idea?
Semplice: sperimento sempre con modi nuovi di far ridere: martellato da mesi con la canzone, ho pensato di tradurla con Google Translate e farci un video di solo testo. Poi il testo mi è sembrato un po’ triste da solo, quindi ci ho messo delle vignette veloci e il resto è storia.
E-reader
o carta stampata?
Entrambi
in eguale quantità. Ho appena finito “Norwegian Wood” sul
Kindle e appena iniziato “Verso la creatività e oltre” di
Ed Catmull sullo schermo a base di alberi, quello a cui non serve la
batteria.
![]() |
| Nel caso non conosceste Sio, questa è una delle sue strisce, per vedere le altre basta andare sul sito o sulla sua pagina di fb |
Sono
rimasta molto colpita dalla tua vignetta sulla festa del papà. La
tua famiglia ha influenzato in qualche modo il tuo modo di fare
fumetti?
Sicuramente
la comicità di mio padre ha influenzato molto il mio modo di fare
battute, che però io ho cercato di portare a un livello più
avanzato (ancora più stupide). La mia mamma è un po’ più seria,
a volte troppo, e sicuramente anche questa sua involontaria comicità
ha influenzato il mio modo di usare la serietà come modo di fare
ridere.
Tu
vivi in Giappone. Vivere nel paese nipponico è davvero come noi
occidentali imbevuti di manga sogniamo?
No.
Ma si mangia benissimo. E comunque non vivo più in Giappone da
settembre, mi mancavano la naturalezza degli italiani e l’espresso,
così sono tornato.
Com'è
nata l'idea del dottor Culocane?
Ho
sempre desiderato fare delle parodie delle trasmissioni di
divulgazione scientifica. L’avevo già utilizzato come personaggio
dei miei fumetti. Una volta aperto il canale Youtube, ho pensato che
sarebbe stata la sua dimora perfetta.
Ci
sono degli autori a cui ti ispiri?
Ortolani,
Don Rosa, Watterson, Bevilacqua, La Rosa, Daw.
Quando
hai deciso che saresti diventato un fumettista? E che consigli
daresti ad un ragazzino/a che avessero la stessa aspirazione?
Il
momento in cui ho preso un Topolino. Da che ho memoria ho voluto
sempre fare fumetti.
Un consiglio? Leggi tantissimo, non solo
fumetti, e non aver paura di sbagliare e provare cose diverse: farai
schifo per un sacco di anni prima di diventare accettabile. Io ancora
non lo sono diventato.
Cosa
leggevi da bambino?
Topolino,
appunto. Fumetti Disney principalmente, (PK, Ridi Topolino!!!) poi mi
sono capitate in mano le opere di Akira Toriyama che mi hanno aperto
un mondo. E tipo tutti i “Piccoli Brividi” e gli Animorphs.
Ci
sarai a Lucca Comics? Porterai qualcosa di particolare?
(ndr. La domanda era stata fatta ovviamente prima del Lucca Comics).
Ci
sono stato, portando la mia nuova raccolta, “Questo è un libro con
i fumetti di Sio”.
Perché
di tutti i generi possibili hai scelto il nonsense?
Mi
viene naturale, non mi sono messo a tavolino a scegliere.
In
futuro c'è la possibilità di vederti cimentare in qualcosa di
completamente diverso dai tuoi lavori attuali?
Sì.
Sicuramente. Mi piace provare roba nuova, sbagliare, fare schifo e
provarne altra.
E facendo nuovamente la doverosa considerazione che Topolino ha la palma per l'influenza artistica e creativa più gigantesca in Italia (perciò padri e madri che leggete codesto blog io un saltarello in edicola ce lo farei, fosse mai che il pargolo rimane conquistato e ha qualche idea geniale), ringrazio tantissimo Sio per l'intervista (mi raccomando se e vado subito a fare qualcosa.
Che l'iperattività sia con tutt* noi!
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giovedì 11 dicembre 2014
Un instant post sullo sciopero contro il Jobs Act di domani. Tra Gramsci, il Sulcis, Zola, Minatori e dignità: pensiamo davvero al futuro quando prendiamo una scelta? E soprattutto la scelta la prendiamo o abdichiamo solamente addossando le colpe al destino?
Questo post ha bisogno di una premessa morale.
Ho lungamente pensato se scriverlo o meno (e ancora adesso che lo sto scrivendo mi chiedo se lo pubblicherò), perché in qualche modo, questo blog che scrivo e gestisco da sola, coi mesi è diventato in qualche modo un po' meno mio e un po' più di chi lo segue, con mia grande gratitudine, perciò un po' più pubblico.
Tuttavia, credo che proprio perché sono io a sedermi tutti i santi giorni per un'ora e mezza o due a produrre un post degno di essere letto da qualcuno, posso concedermi questo sviamento dal naturale corso degli eventi libreschi, pur in realtà appoggiandomi ad uno dei nostri amati tomi.
Domani ci sarà lo sciopero generale contro il Jobs Act.
Accade in un momento piuttosto travagliato della nostra storia economica e geopolitica in generale. Non sono una statista ovviamente e neanche un'economista, tuttavia sono una cittadina e una lavoratrice e ci tengo a sottolinearlo non una lavoratrice che proviene da una famiglia ricca. Non sono tra coloro che se rimangono senza lavoro hanno madre e padre danarosi a sostenerli, non ho casa di proprietà, ma pago l'affitto, non ho gruzzoli di sostentamento, se dovessi fare quello che suggeriscono in troppi con molta sicurezza (ossia andare all'estero), dovrei indubbiamente implorare qualcuno di prestarmi soldi del viaggio e sopravvivenza per i primi tempi, che comunque volare altrove (cosa che francamente non ho intenzione di fare), un minimo di investimento iniziale lo chiede.
Il mondo lavorativo di cui parlano ormai giornalmente non corrisponde a quello che conosco io. O meglio, quello che conosco io non sopravvivrebbe indenne al Jobs Act. Io, come tante altre persone che conosco, non riuscirebbero a cavarsela se passasse una scure così pesante nel campo dei diritti.
La battaglia contro il Jobs Act mi ha posto davanti ad una delle più grandi mancanze del nostro tempo, di cui proprio non riesco a farmi una ragione: la mancanza totale di solidarietà sociale. Sembra ormai che curare il proprio personale interesse sia superiore ad un bene generale, eppure è stato proprio il bene e il benessere generale che ha permesso (tra le altre cose) all'Italia di fare quel salto miracoloso che fece, in tutti i campi, dall'economia ai diritti.
Forse, voi che siete più fortunati di me, questa cosa non la sentivate nell'aria, ma se foste una persona che da anni chiede diritti elementari e si vede rispondere perennemente che "Non è il momento, ci sono cose più importanti a cui pensare (sottintendendo "le mie")", avreste capito molto prima che aria tira.
Alle superiori la mia professoressa d'Italiano ci diede da leggere un libro odiato da molti che invece mi colpì moltissimo: era "Germinal" di Zola.
La storia, a metà tra il verismo e il melodramma sindacale, vede Etienne, giovane operaio con idee rivoluzionarie (per rivoluzionarie si intende di uguaglianza sociale e miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori), venir licenziato dal suo precedente impiego per poi emigrare a lavorare in alcune poverissime miniere nel nord della Francia. Qui, scopre un piccolo mondo antico e viene accolto dalla comunità locale, poverissima, ma dignitosa che lavora quasi interamente in miniera in condizioni miserevoli e ovviamente senza alcun diritto. Ad un certo punto, i padroni delle miniere decidono di ridurre il già misero salario ai lavoratori ed Etienne riesce a convincerli a scioperare. La descrizione dei patimenti sempre maggiori di questa povera gente che sciopera per mesi (non per un giorno), a costo della fame, di morti, di qualsiasi tipo di dolore, occupa lungamente la parte centrale del libro. Lo stillicidio della lotta è talmente terribile che ti verrebbe voglia di dire ai minatori: "Lascia perdere, non vedi che stai morendo?", poi ti rendi conto che loro lo vedono benissimo, combattono non solo per quello stipendio, ma per un minimo di dignità in più. E sono disposti per quello non solo a morire, ma a veder morire i propri figli, perché che futuro consegnerebbero loro arrendendosi?
Quando sento persone che, con la pancia piena, si muovono nel terrore di combattere per il minimo diritto, terrorizzati da chissà cosa, penso sempre a questo libro. E ho una sola risposta davanti all'inerzia dei singoli che si rintanano nelle loro case, (e non mi riferisco solo a questo sciopero, ma al modo di vivere la vita pubblica in generale): non c'è ancora abbastanza fame. Non c'è la vera fame.
Il film di Annaud su "L'amante" di Marguerite Duras, diceva che "La ricchezza porta alla debolezza". E' vero, siamo deboli perché siamo stati a lungo troppo ricchi, o almeno molti di noi lo sono stati.
Stanno uscendo molti libri sulla lotta di classe, e non rievocano Marx, ma dicono tutti una sola cosa che dà il titolo all'instant book di Marco Revelli: "La lotta di classe esiste e l'hanno vinta i ricchi" ed. Laterza.
E' vero, la stanno vincendo. Divide et impera si dice no?
E allora hanno diviso tutti, hanno addirittura avuto il coraggio di dire che esistono lavoratori di serie A e B (giustissimo che un precario non vive mica la vita di un indeterminato a meno che non sia un libero professionista di alto livello), proponendo come soluzione non di estendere diritti ai lavoratori B, ma di toglierli agli A. E ripeto non sono un'economista, ma mi chiedo: in che modo dare ancora meno diritti aiuterà l'economia? Le banche non concedono mutui a chi è senza diritti, i padroni di casa vogliono le buste paga e non si fidano se qualcuno non ha l'indeterminato o genitori che garantiscono (lasciamo stare gli ulteriori problemi a cui vanno incontro le categorie discriminate per cui non è mai ora di fare qualcosa, tipo le coppie gay), non puoi concederti spese straordinarie, sei costretto ad ammassare risparmi, per quel che puoi, attendendo di far passare la buriana.
E allora mi chiedo: a chi giova questo gioco della sedia, in cui si crea lavoro rendendo il lavoro non solo più incerto, ma più arbitrario, meno tutelato? Davvero serve a far girare l'economia?
I minatori di Zola erano povere persone, gente senza nessuna istruzione che viveva con ritmi rurali (ben descritti anch'essi), senza particolari aspirazioni personali. Eppure, davanti alla possibilità di agguantare assieme allo stipendio pieno (e comunque misero) una dignità maggiore, sacrificano tutto, la vita, i figli, la casa. Hanno una lungimiranza che in noi sembra ormai scomparsa. Noi siamo mediamente molto più istruiti, abbiamo possibilità di informazione (vera, non quella presa a caso in giro) infinitamente maggiori, eppure la maggior parte di noi sembra non riuscire a pensare criticamente in autonomia, a prendersi una responsabilità.
Ciò che si avverte nella strana paralisi generale, è che esista solo il presente, l'ora, che il passato sia un peso immane da cui liberarsi (vecchiume che ce serve?), ignorando il futuro (ce penseremo). Il risultato è che si piantano solo piante rachitiche che non daranno mai frutti e quindi la domanda ritorna: a cosa e a chi serve realmente tutto questo?
Il libro di Zola non finisce col trionfo, anzi. Non ve ne svelo la fine perché è bellissimo e ve lo straconsiglio, ma insomma non è che i veristi francesi o italiani fossero allegri, probabilmente perché erano veristi. Tuttavia, è difficile pensare che per i protagonisti tutto sia stato inutile perché la storia ha insegnato che in quel momento contingente la loro lotta forse aveva fallito, ma sul lungo periodo aveva vinto, piantando alberi enormi.
Faccio una postilla, per gli eventuali commenti.
Sulla pagina di fb, ho pubblicato un articolo di "Internazionale" in cui si parlava di una sorta di boicottaggio ad Amazon perché i lavoratori di questo adorato distributore non hanno diritto al salario minimo (e se volete vedere in che condizioni lavorano leggete pure "En Amazonie" di Jean-Baptiste Malet). Un commento è stato che insomma chi glielo faceva fare a questa gente di lavorare lì? Potevano alzare il sedere e cercare un posto migliore.
Ecco, io penso che sia questa la trappola più grande: pensare che se nella vita non hai raggiunto un livello lavorativo degno la colpa sia solo tua e non devi lamentarti, non devi chiedere, non devi pretendere un trattamento migliore.
Il lavoro che hai, ma soprattutto le condizioni lavorative in cui versi vengono passate come una scelta che noi facciamo e di cui meritiamo le conseguenze. Ma che scelta ha un lavoratore di 40 anni licenziato con una famiglia a carico? Un ventenne con i genitori che contano su di lui? Un ragazzo a partita Iva che non ha la famiglia dietro a coprire spese che non riesce a sostenere?
Bisogna pensare e leggere e studiare, ma soprattutto fare qualcosa di ciò che leggiamo, pensiamo e studiamo. Le scelte è vero, sono personali, anche fregarsene però, anche l'indifferenza al proprio destino e a quello degli altri che magari sono meno fortunati di noi, è una scelta con delle conseguenze.
Concludo con un celebre pezzo di Gramsci che vale sempre, perchè non esistono periodi della storia in cui essere indifferenti diventa meno grave di altri momenti.
Il presente influenza sempre il futuro:
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza.
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.
Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Ps. Ovviamente non considero chi non aderirà allo sciopero un indifferente. Considero chi non pensa alle conseguenze e in coscienza e informandosi se aderire o meno a questo sciopero, se leggere il Jobs Act, se vivere nel paese reale, un indifferente. Lo sciopero è solo la circostanza in cui ho scritto questo post, domani torno a parlare di regali di Natale.
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