lunedì 11 novembre 2019

Sempre pronti (al peggio). Una riflessione, a base di ricordi, su gruppo, adattamento e sacrificio dopo la lettura di "Sempre pronti" di Vera Brosgol.


 Mi capita di leggere spesso (e oserei dire incredibilmente) nelle biografie dei politici l’aver fatto lo scout come un titolo di merito. Non ne ho mai, onestamente compreso il motivo.

 Non c’è molto di cui vantarsi nell’aver fatto parte di un’organizzazione di origine paramilitare votata al volontariato e alla vita nei boschi, alla quale, di solito, vieni iscritto dai tuoi genitori per stare un po’ all’aria aperta, perché ci vanno tutti o perché comunque è una roba d’ispirazione cattolica (sì lo so esiste il CNGEI,ma non raccontiamocela è l’AGESCI che domina).

 Lo dico con cognizione di causa, ne ho fatto parte per 12 lunghi anni, anche appassionatamente, perché appunto, la parte del volontariato, dei boschi e anche del sentirsi parte di qualcosa è in effetti inebriante. 

 Tuttavia, se mi guardo indietro mi rendo conto che le cose brutte che mi ha lasciato sono assai più numerose e maggiormente marcate a fuoco di quelle belle.

 L’esperienza per quanto brevissima (un unico campo scout) di Vera Brosgol in “Sempre pronti”  ed. Bao Publishing rende bene l’idea di quel che voglio dire.

 Nel libro, l’autrice, figlia di immigrati russi negli USA, insiste mortalmente con la madre per essere spedita ad un campo estivo

Tutte le sue amiche ci vanno (a quanto sembra in America è praticamente LA cosa da fare in estate) e ne esistono di diversi tipi (in effetti anche Charlie Brown ci andava sempre).

 Lei, per ragioni economiche e di comunità, viene infine spedita ad un campo scout per figli di immigrati russi.

  E’ inutile che cerchiamo di trovarci un senso perché in Italia: 
1) Non esistono campi scout divisi per etnie/discendenze (OVVIAMENTE) 
2) Non puoi andare ad un campo scout se non hai frequentato da scout per tutto l’anno.

Il titolo originale è "be prepared". Considerando
che uno dei motti base dello scoutismo è, appunto,
"Estote parati", mi stupisce abbiano deciso di
cambiare il titolo in traduzione
 Il motivo è anche comprensibile leggendo il libro di Vera: non puoi essere preso e sbattuto a fare cose di cui non si comprende il senso, dove tutti già si conoscono e dove non viene fatto nessuno sforzo per l’integrazione.
 Tuttavia, questo è solo una parte del problema. 

 Quel che Vera vive durante il campo scout è quel che può accadere (non necessariamente accade, non tutti i gruppi sono uguali, ma quando accade avviene in modo prodigiosamente identico) a chiunque non sia particolarmente portato a unirsi ciecamente a un gruppo.

 Diciamo che molte cose accadono nei gruppi scout, ma, almeno nel mio, non era particolarmente incoraggiato il pensiero critico

 Tutto diveniva secondario rispetto all'appartenenza ad un gruppo e, per carità, dal punto di vista sociologico, nell’ottica anche di un eventuale film di fantascienza post-atomica, la cosa ha di certo un senso, ma quando ti ci trovi dentro (e soprattutto non sei in un film di fantascienza post-atomica) non lo ha.

 Ma mi spiego meglio.

 Vera arriva al campo scout. 
 Scopre cose ovvie come il fatto che dovrà dormire in tenda e usare una latrina e cose meno ovvie come “non è il gruppo che deve assorbire te, ma sei tu che devi farti assorbire dal gruppo”. 

 Sembra poco, ma è tutto. Infatti lo zero impegno profuso da chi si conosce già da una vita e frequenta il campo da anni nel farla sentire a suo agio, ha subito i suoi effetti negativi.

 E’ ovvio che una persona estroversa, carismatica e dal carattere socievole riuscirà a integrarsi immediatamente, ma è altrettanto vero che qualcuno un po’ più timido, introverso o con dal carattere particolare farà estremamente più fatica e rischierà la solitudine o l’emarginazione.

Certo, è quel che accade in tutti i gruppi, ma è quel che non dovrebbe accadere in un campo scout.

 La storia è poi costellata da “piccoli” episodi di bullismo: le ragazze più grandi che si approfittano della voglia di Vera di essere integrata impossessandosi dei suoi dolci, le mutande sporche di sangue di una delle ragazze più grandi messe sull’alzabandiera. 

 Cose che, intendiamoci, da un punto di vista darwinista ti preparano alla vita: nessuno sarà sempre gentile con te, meglio che ne prendi atto e ti fai un po’ di muscoli.
 I ragazzini sono cattivi perché gli adulti sono cattivi.

 “Il signore delle mosche” ci ha già vaccinati sull’illusione della naturale bontà scaturita dalla minore età.


 Tuttavia un episodio è significativo e, a mio parere, rappresenta ciò che ho sempre sempre sempre rimproverato e sempre sempre sempre rimprovererò alla mia esperienza scout: il voler minimizzare alcuni episodi di “bullismo” che, se pur possono nascere naturalmente all’interno di un gruppo di ragazzini costretti a stare sempre insieme per venti giorni, non possono in nessun modo essere minimizzati dai capi.

Il minimizzare, il far apparire chi si trova in mezzo come uno che non sa stare al gioco, è il vero problema.

 Accade che Vera e i suoi compagni partano per una gita nei boschi. Si fa sempre. 
 Passi una notte fuori, cucini senza stoviglie (la cucina trapper, molto divertente, incredibile che nessuno sia mai morto mangiando uova cucinate con un fil di ferro passato in mezzo), canti sotto le stelle.

 Tuttavia è anche il momento in cui i più deboli devono fare LA STESSA strada dei più forti portandosi dietro zaini abbastanza pesanti. 
Si ha un bel dire che si va “al passo del più lento”, a me non è mai successo. 
Io sono alta un metro e mezzo, non sono mai stata una silfide e dovevo seguire le falcate di ragazzi alti un metro e ottanta assai più prestanti di me. Per loro era una simpatica passeggiata, io volevo solo morire.

 Nel racconto, un ragazzo particolarmente preso di mira perde una scarpa nella fanga.

 Non riescono a recuperarla e così, sempre in modo molto darwinista, si decide di mettergli una specie di sacchetto intorno al piede e di proseguire. Dopo un po’, lo stesso ragazzo viene attaccato da alcune vespe e punto. Tutti iniziano a prenderlo in giro, compresa Vera che fino a quel momento lo ha compatito.

 Vera si unisce al coro ed è parte di loro. Rinuncia a solidarizzare per farsi accettare.

Non dubito sia una dinamica dei gruppi già abbondantemente studiata, quello che non accetto e non ho mai accettato è che venga presa sottogamba da chi dovrebbe invece vigilare, spiegare e far riflettere. 

 Qualcuno ha azzardato l’ipotesi che di certo la struttura gerarchica scoutistica in qualche modo agevoli tali episodi.

  Questo non so dirlo, ma posso dire di averne visti a iosa di questi episodi, di averne subiti a iosa e di provare ancora a distanza di anni un certo rancore verso chi non fece nulla.
 Episodi che peraltro, da persona più adulta e cambusiera, ho visto accadere e ugualmente prendere sottogamba (ma forse il fatto che i capi fossero quelli che si erano precedentemente accaniti su me e altri può essere una spiegazione della recidiva).

 Per quale motivo decisi di perseverare? Innanzitutto posso dire che, adesso, non ripeterei l’errore, ma posso capire perché all’epoca lo feci.

 E’ sempre descritto molto bene nel libro di Vera Brosgol: a fronte di tante cose molto spiacevoli, ci sono esperienze che è altrimenti difficile vivere. 

 Un grande contatto con la natura, un certo superamento dei propri limiti, dall’uso delle latrine al coraggio di andar per boschi da sole.

 C’è comunque un corollario di momenti preziosi che in qualche modo contribuiscono a renderti la persona che sei, e il gruppo, quando è benevolo, trasmette davvero una sensazione di collettività, di totale comunione con l’altro, difficile da riscontrare in altre situazioni nella vita. 

 Non a caso chi ha vissuto, al mio contrario, un’esperienza completamente positiva, anche da adulto difficilmente si distacca dall’esperienza scoutistica.

 Tuttavia mi sento di dire, come dice anche Vera, molto sinceramente alla fine del libro, quando ha trovato un’amica, ha visto un’alce, ha vissuto un’estate finalmente diversa e assai più costruttiva delle precedenti, che certe dinamiche non sono per tutti.

 Certo, aiuterebbe essere compresi e non minimizzati, aiuterebbe trovare un appoggio e non un “vabbeh dai passerà” oppure “non possiamo fermare tutto il gruppo SOLO perché tu non puoi camminare senza una scarpa”, aiuterebbe diciamo affrontare tutto come se la responsabilità del benessere fosse collettiva e non personale al fine di non turbare la collettività. 

 Un gruppo può anche non tornare indietro per una scarpa, ma ci si può dividere il peso dello zaino, ingegnarsi per rendere meno difficile il cammino a chi è in una condizione di debolezza.

 “Sempre pronti” è un libro molto molto molto onesto sullo scoutismo che consiglio di leggere sia a chi lo ha praticato sia a chi avrebbe voluto e non lo ha fatto o ha figli che vorrebbe iscrivere.

 Non fa terrorismo psicologico e non è L’ESPERIENZA UNIVERSALE, ma è un’esperienza comune a tanti.

 Io tuttora a distanza di anni non comprendo se ci ho più perso, (ho davvero dei ricordi pessimi che avrei potuto risparmiarmi) o più guadagnato (è pur vero che nella vita le brutte esperienze temprano e imparano a gestire conflitti e problematiche in momenti difficili).

 Probabilmente in generale racconta con estrema onestà uno degli innumerevoli episodi che possono rendere anche l’adolescenza più protetta assai difficoltosa.

 Non possiamo sempre schivare il pericolo e anche questo è un grande insegnamento.

martedì 5 novembre 2019

Piccola città, bastardo posto. Scrittori che hanno detestato le città dove hanno vissuto (ma che forse, senza di esse, non avrebbero scritto i loro capolavori).

 Se c'è un posto nella mia esistenza che non ho sopportato con tutte le mie forze, quello è stato Bergamo.

  Non me ne vogliano i bergamaschi, ma come cantava Guccini la ricordo "come un incubo oscuro, un periodo di buio gettato via".

 Quanto sono stata infelice in quella città è difficile spiegare anche se, anni dopo, a posteriori, posso ovviamente dire che la maggior parte delle colpe fossero ovviamente mie (sebbene continui a pensare che il luogo non ne sia completamente esente).

 Prima, non mi era mai successo di detestare una città.

 Ho sempre amato moltissimo il posto dove sono cresciuta e ho sempre trovato splendida la città dove avrei voluto vivere e sono riuscita a passare un solo bellissimo e fondamentale anno della mia vita, Roma.

 Non avevo mai preso in considerazione l'idea di vivere altrove, ma si sa, l'amore fa fare cose orribili.

 Perciò quando mi trasferii a Bergamo venivo da una città che adoravo e in cui mi trovavo benissimo, vicino a casa, che conoscevo da sempre, un posto che mi sembrava il centro di tutto.

 Trovarsi dall'altro capo d'Italia in una cittadina dai costumi diciamo diversi (non essendo una fervente cattolica o un'amante della montagna molte attività mi erano precluse), senza nessun amico, senza parenti e senza, ovviamente, lavoro, fu lo shock totale. 

 L'amore aiutava, ma l'amore non è che può tutto e, anche quando mi trasferii a Milano, le cose non andarono bene per altri due anni. Quattro anni che mi sono sembrati infiniti, in cui ho detestato ogni singolo ciottolo che ho calpestato.

 Eppure, senza quei quattro anni non avrei niente di quello che ho oggi: l'amore, il lavoro, il blog, i fumetti, i miei nuovi amici.

 Le città che amiamo hanno una grande influenza su di noi, ma assai più misteriosa è l'influenza delle città che odiamo.

 Se anche non fosse vero che l'odio è composto per tre quarti dal nostro amore (e non lo è), di certo è un sentimento potente in grado di accendere qualcosa di forte dentro di noi.
Quando riusciamo a dominarlo, a non lasciarci sconfiggere, possiamo farne grandi cose.

 Per dare man forte al mio delirio, ho ideato questo post sulle città detestate dagli scrittori (o sugli scrittori che detestarono alcune città).

 Di sicuro ci sono tanti altri esempi che saprete fornirmi e che io, ovviamente, attendo con ansia!


OVIDIO E TOMI:

 Uno dei capostipiti dell'odio per un luogo è indubbiamente Ovidio.

 Il ritratto che i professori fanno alle superiori di questo prolifico scrittore è ai limiti di "Chi" o "Novella 2000". Descritto come un raffinato viveur, dedito alla bella vita, alle poesie e alle feste, benvoluto dalle alte cariche e con una verve creativa irresistibile, a un certo punto viene spedito a languire e, infine, a morire, sul Mar Nero, nell'attuale Romania.

 Di colpo la capitale sgargiante gli viene proibita, proprio a lui, stella incontrastata del belmondo romano.

 Perché? Per come? L'ipotesi più accreditata, o che ti lasciano intendere al liceo, propro in nome del momento Novella 2000, è che avesse avuto una storia con la donna sbagliata: la figlia dell'imperatore Augusto.

 Di certo c'è che per sua stessa ammissione qualcosa combinò e quel qualcosa lo portò in un esilio talmente drammatico da spingerlo a scrivere un complesso di componimenti detto "Tristia".

 L'attacco riassume tutto il dramma di chi si consuma di nostalgia:

 "Senza di me - ma non sono geloso - andrai, piccolo libro, a Roma: ahimè, che non è permesso andarvi al tuo padrone. Va', ma disadorno, come si addice al libro di un esiliato. Infelice, metti l'abito che si conviene a questo mio tempo!"


LEOPARDI e QUALSIASI CITTA':

 L'emblema assoluto della persona che riuscì nella rara impresa di odiare praticamente tutte le città in cui mise piede fu Leopardi.

 E' la cosa che più mi rimase impressa alle superiori su quello che è in realtà uno dei più grandi poeti italiani della storia. Ma cosa vogliamo farci? Non faceva altro che lamentarsi!

 Recanati no perché era un posto sperduto nelle Marche, il padre tirannico, la gobba, l'infelicità. Possiamo capirlo del resto, in tanti ci siamo sentiti stretti nel posto dove siamo nati.

Tuttavia il resto della sua esistenza non può che suggerirci due possibili soluzioni: o si trattava di una persona particolarmente lamentosa e incontentabile, oppure, più empaticamente, le sofferenze interiori ti rendono insopportabile qualsiasi luogo.

 Questo perché.

 Roma no, perché se la immaginava in un modo dai libri e invece si rivelò un luogo squallido e corrotto.

 E Milano no perché era noiosa e c'era un pessimo clima.

 E Firenze no perché era fetidissima ed ebbe una serie di quegli sventurati affari amorosi con donne nobili, già sposate che proprio non lo volevano.

 Napoli non si capisce bene, forse trovò una certa pace perché era una città che più si confaceva al suo carattere o forse perché finalmente aveva finalmente un amico (qualcuno dice anche un amore): Antonio Ranieri. Certo è che alla fine ci morì.


GUCCINI e MODENA:

 Non è propriamente uno scrittore, anche se è ANCHE questo, ma Guccini è di certo colui che mi ha dato lo spunto per questo post.

 In autunno mi piace ascoltare alcune sue canzoni, come "La canzone dei dodici mesi" o "Eskimo", ma quest'anno mi è presa brutta anche con "Piccola città" che avevo sempre sottovalutato.

 Alcuni versi come "Piccola città che mi fu tanto fedele, a cui fui tanto fedele", mi spezzano il cuore per la nostalgia.

  Ed è strano, visto che per sua stessa ammissione Guccini dedicò questa canzone alla sua città natale: Modena, in un momento di particolare adorazione verso la città d'elezione del suo cuore, Bologna.

 Per lui Modena rappresentava un periodo oscuro del dopoguerra, quando miseria e mancanza di prospettive non riempivano proprio il cuore di un giovane di belle speranze.

 Eppure è difficile pensare che questa sia canzone cattiva verso una città, è un tale concentrato di ricordi d'infanzia, di quel periodo che, qualsiasi cosa faremo, ovunque andremo, chiunque conosceremo, rimarrà la nostra pietra d'angolo, da lasciare stupefatti.

 Più passano gli anni, malgrado faccia nuove cose, per quante persone conosca, rimango sconcertata dalla forza invincibile di quei primi vent'anni della mia vita, un monolite che niente riesce a scalfire nel bene e nel male.


SIMONE de BEAUVOIR e ROUEN:

 Quando piangevo il mio esilio bergamasco, una delle cose che mi davano una certa speranza nel futuro era il pensiero che anche Simone de Beauvoir aveva passato due odiosi anni in una cittadina di provincia dove l'unica cosa che le faceva passare il tempo era andar per montagne.

 Il posto in questione era Rouen, dove insegnava in una scuola femminile dove non succedeva mai niente se non qualche scandalo lesbico tra insegnanti e storie varie di esuli russe bianche.

 Rouen era quanto di più noioso potesse accadere a una delle più grandi scrittrici del novecento: il nulla cosmico, la noia, un lavoro che la appassionava solo a tratti e il pensiero continuo che la vita stesse scorrendo in tutta la sua potenza. Altrove.

 Fu però anche il posto dove Simone de Beauvoir conobbe un'alunna fondamentale per la sua esistenza di scrittrice, quell'Olga che le diede successivamente l'idea per "L'invitata", il suo fortunato romanzo d'esordio.


BIANCIARDI e MILANO:

Milan l'è un gran milan, ma è anche una città difficile, dura, che tanto dà, ma molto di più chiede. 

 Pochi posti in Italia possono vantare un tale ventaglio di possibilità per chi desidera lanciarsi verso più grandi orizzonti, ma pochi posti risucchiano in modo altrettanto voluttuoso energie e stipendi. 

 Bene lo sapeva Luciano Bianciardi che basò la sua opera narrativa sull'ossessione che questa città (e il lavoro che gli aveva dato) procurò a un'esistenza sempre in lotta.

 Voglio dirlo, pochi scrittori mi danno un senso d'immedesimazione, d'identità, come Bianciardi. 

 Nella sua totale insofferenza verso un mondo ipocrita, verso tanti salamecchi, verso i ricchi che si atteggiano a poveri e i poveri che venderebbero l'anima pur di essere (o peggio apparire) ricchi, mi rivedo in un modo quasi straniante.

  Probabilmente perché Milano ha su di me la stessa impressione: un luogo verso il quale sono andata (io più casualmente di lui) e che mi ha dato in un certo senso ciò a cui aspiravo, ma anche un posto dove chi è insofferente e "contro" trova un'esasperazione ai suoi pensieri tortuosi.

 Bianciardi lottò fino alla fine per non integrarsi in un mondo che disperatamente lo avrebbe accolto e divorato. Milano della quale non poteva fare a meno e che infine lo distrusse.


GOETHE e L'ITALIA:

Il grand tour nel sud dell'Europa era il must per giovani del nord e mitteleuropa dell'ottocento.

 Erano molto innamorati dei nostri cieli, di un buon clima che potesse guarire le infinite malattie polmonari che molti lutti addusse ai nordeuropei e di, incredibile ma vero, una certa libertà di costumi.

 Leggere adesso "Viaggio in Italia" di Goethe è un vero spasso.
 Nessun travel blogger può permettersi di essere così sincero, né, probabilmente vorrebbe (ho in canna da tempo un post sui rapporti tra blogger e servizio al potere che non ho cuore di pubblicare), ma Goethe, che non aveva problemi social e neanche di autobranding poteva pur scrivere quello che gli pareva.

 Scopriamo perciò che Venezia non gli piacque particolarmente, la considerò sporca e poco accogliente, che a Firenze si concentrò immotivatamente su monumenti minori e che visitò Bologna di una manciata di ore decretando fosse noiosa e per niente affascinante.

 Pieno di pregiudizi verso Roma che da buon protestante considerava il corrotto centro del cattolicesimo, scopre invece una città viva e piena d'interessi in cui si intrattiene piacevolmente prima di partire alla volta di Napoli, amatissima e dove secondo me c'è la frase top del libro.

 Un locale infatti gli dice che al nord: "sempre neve, case di legno, gran ignoranza e denaro assai".

 Il gran finale però non è all'altezza.
La Sicilia si rivela un luogo troppo difficoltoso però il nostro che si imbatte in una Messina rasa al suolo dal terremoto, in grandissime difficoltà di viaggio nell'entroterra e in generale Goethe è ormai folgorato dalla sympatia napoletana che non ravvisa nei siciliani (infatti a un certo punto prende armi e bagagli e torna prima a Napoli e poi a Roma).

 Un gran tour così sincero adesso sarebbe impossibile. Nessuno vuole finire male all'epoca dei social.


DOSTOEVSKIJ e SAN PIETROBURGO:

Strano forse a dirsi vista la preminenza dell'atmosfera cittadina nei suoi romanzi, ma Dostoevskij detestava la sua San Pietroburgo. 

 I motivi di tale odio possono essere stati molteplici: nato a Mosca vi venne spedito dal padre per frequentare un'accademia militare in vista di una carriera che non prese mai il via (e che non prese neanche mai in considerazione davvero).

 Era, San Pietroburgo una città che doveva forse apparire strana all'epoca, lui la descrive "astratta e premeditata", essendo stata costruita dallo zar con uno scopo preciso: quello di sembrare una città quanto più simile all'Europa.

 In perenni economie, cambiò venti casi scrivendo un capolavoro dietro l'altro, ci sarebbe comunque riuscito lontano da lì?


JOYCE  e ROMA:

Roma è una città con la quale i nordici, intesi come nord Europa, hanno sempre avuto un ambiguo rapporto.

  Keats ci andò tentando di non morire (e ci morì), gli Shelley ci persero una figlia (in generale l'Italia non portò fortuna alla loro prole) e Joyce, a quanto sembra, la odiò visceralmente.

 Mentre già si trovava a Trieste, rispose a un annuncio di lavoro di una banca che cercava in quel di Roma un corrispondente in grado di leggere e scrivere in varie lingue.

  Joyce rispose e fu assunto andando ad abitare vicino via Frattina. Tuttavia, come scrisse in numerose lettere al fratello, odiò Roma con tutte le sue forze.

 Sette mesi pessimi che gli bastarono a decidere di scappare, ma che vengono ritenuti dagli studiosi fondamentali nella genesi del suo capolavoro, l'Ulisse, confermando questo strano rapporto fruttuoso tra scrittori e città profondamente odiate.


domenica 3 novembre 2019

Piccole recensioni tra amici di Halloween parte II! Pupi Avati e un'occasione sprecata, YA scritti con faciloneria e un saggio molto prezioso.

 Ed ecco a voi, con tre giorni di ritardo, l'ultimo piccole recensioni tra amici a tema halloween (in realtà immagino che continuerò a leggere libri a tema per tutto novembre, ma diciamo che è l'ultimo ufficiale). 

 Sono stata in Friuli per la presentazione di "LESBOOM!" ed è stata unì'esperienza stancante, ma bellissima.

 Ringrazio ancora qui le libraie della Mondadori di Udine e gli amici che ci hanno dato ricetto!

 Vi lascio adesso con le recensioni

 (Ah, se mi volete votare ai Macchianera Awards come miglior sito letterario avete ancora ben due giorni, fino al 5 novembre, 
e pallinandomi alla mia sezione, la 20esima. 
Nel caso facesse quest'opera di bene, ricordate di pallinarne anche altre 8 perché altrimenti la scheda non è valida) 

Buona lettura!


OLTRE IL BOSCO di Melissa Albert ed Rizzoli:

 Ho letto questo romanzo su consiglio di alcuni lettori sull'evento fb di all hallow's read. 

Non lo conoscevo e non so perché la copertina mi suggeriva una sorta di storia leziosa di giardini (!). 

 Quando poi mi hanno assicurato che si trattava di una lettura di halloween ci ho provato ed è andata male
Uno dei motivi per i quali probabilmente è andata male è che nulla lasciava presagire fosse uno YA, genere che di tanto in tanto sforna qualcosa di decente anche per persone oltre i sedici anni, ma che, tendenzialmente è difficile che ci riesca.
 In questo caso, nonostante alcune buone idee, grandissimi ed evidenti omaggi a Neil Gaiman e alcuni momenti di scrittura se non altro originali, l'operazione "spacciamo uno YA per un libro per adulti" è fallita.

 La storia inizia bene: Alice Proserpine (nome parlantissimo) e sua madre Ella sono mysteriosamente sempre in fuga. 

 Non si sa perché, devono spostarsi continuo, altrimenti, a causa della nonna di Alice, una famosa scrittrice di fiabe truculente "I racconti dell'Oltremondo", accadrà loro qualcosa di terribile.

 Ad un certo punto la nonna muore e finalmente si fermano, Ella si sposa con un riccone e Alice inizia a frequentare un college per straricchi, perché una delle leggi degli YA ci dice che se nessuno dei personaggi frequenta una scuola per miliardari, allora non è uno YA.

 Alice conosce Ellery Finch, giovane rampollo di un miliardario blablabla, ragazzo di gran cuore blablabla, cerca di tenerlo a distanza blablabla. 
Cliché YA a piovere.
 Succede però che un giorno Ella venga rapita da qualcuno di mysterioso, probabilmente una delle persone da cui fuggono da sempre. 

 Alice deve allora partire alla ricerca di sua madre e si mette in testa che essa sia finita nella tenuta di sua nonna, luogo sperduto a nord di NY. 

 Parte con Ellery il quale è voglioso di avventure, ha una matrigna che odia ed è impaccato di soldi, cosa che risolve tutti i problemi sul cammino: motel, auto a noleggio, multe ecc. (perché sforzarsi di elaborare situazioni quando puoi risolvere tutto usando il personaggio-rampollo?).
 Ad un certo punto trovano la tenuta, ma poco prima i misteriosi inseguitori trovano loro e non finisce bene...

 La storia ha delle belle intuizioni filosofiche, tuttavia ci sono dei crateri narrativi, il più evidente dei quali è la soluzione del problema di Alice, una cosa ai limiti del ridicolo e dei corsi di self-help applicati alle fiabe.

 Anche il personaggio di Ella ha una soluzione al rapimento che dovrebbe essere considerata offensiva per un libro.
Insomma, passi il rampollo che risolve i problemi economici, ma davvero, bisogna un attimo sforzarsi con la trama, a costo di dover sacrificare i sofismi.

 Mi dicono che ci sarà un seguito. Non capisco perché.


IL SIGNOR DIAVOLO di Pupi Avati ed. Guanda:

 Mi è abbastanza incomprensibile il motivo che ha spinto Pupi Avati ad abbandonare il genere horror per le sue commedie, graziose, ma non memorabili. I suoi primi lavori, "Zeder" e "La casa dalle finestre che ridono" sono davvero dei piccoli capolavori.

 Non sono riuscita a vedere "Il signor diavolo" al cinema, ma ho recuperato il libro che è in effetti scritto in un modo curioso. 

 Non ha fortunatamente quel tipico difetto di molti libri che nascono in contemporanea o quasi ai filmi: è davvero un romanzo e non un soggetto. 

 Tuttavia ha una costruzione che effettivamente risulta avvitata su sé stessa e rende difficile e contorto il tempo del racconto che risulta privo di tensione. Un po' quando una frase non suona perché è costruita male.

 La storia inizia quando un ispettore del ministero viene inviato nel cattolicissimo nord a indagare su uno strano delitto: un ragazzino ha ucciso un ragazzo poco più grande perché convinto da una suora e da un sagrestano che fosse posseduto dal diavolo.

 L'ispettore, un raccomandato della DC che paga, a quanto sembra, carissima questa raccomandazione a livello lavorativo, viene eletto a candidato ideale per insabbiare tutta la faccenda in una regione strategica per i cattolici: la madre della vittima è infatti una potente matrona locale che, dal momento della morte del figlio, ha iniziato a far la guerra al partito causando gravi problemi.

 Il nostro parte e inizia a leggere gli interrogatori e gli atti  delle indagini scoprendo che quel che credeva impossibile, ossia l'esistenza del maligno, è altamente probabile.

 La storia è coerente e funziona, anche il background stesso del protagonista è forte, i piccoli particolari ferini e inquietanti, ma quello che proprio non funziona è questa idea malsana di far riassumere tutta l'indagine in una serie di carte che l'ispettore legge in treno. 
 Non so come sia il film, immagino a questo punto che proceda per lunghi flashback, ma su carta la questione è abbastanza verbosa e rende sbilanciato il racconto.

 Tuttavia mi è piaciuto, l'ho letto con una certa velocità e mi sento di consigliarlo.
 E' un buon libro dell'orrore, inquietante, ambiguo il giusto e proprio per questo spiace non ci sia stata l'ambizione giusta per farne un piccolo gioiello perché le carte in regola c'erano tutte.


LA SCIENZA, LA MORTE, GLI SPIRITI di Andrea De Luca ed. Marsilio:

 Alle superiori la mia, per carità bravissima, ma assai poco simpatica professoressa d'italiano, ci affidava da leggere, per le interrogazioni programmate, dei libri che il programma non ci dava il tempo di sviscerare (oltre, ovviamente,  al solito libro mensile). 

 Un anno avvenne che provò a dare "Malombra" di Fogazzaro ad almeno cinque persone (me compresa) che, a catena, si ammalarono tutte mandando a monte la suddetta interrogazione.
  Si decretò non che il ricambio dell'aria in aula non dovesse essere ottimale, ma che il libro portasse male.

 Era, in effetti, un indigeribile polpettone fatto di giovinette che l'isolamento rende pazze e convinte di essere la reincarnazione di lontane antenate, e soliti giovani di belle speranze che dovrebbero essere i salvatori della patria e di solito non riescono a combinare nulla.

 Il polpettone, oltre al malanno e alla noia, ebbe però un merito: ci rivelò che anche in Italia qualcuno tentava di scrivere racconti horror e sovrannaturali.

 Insomma, forse non avevamo Edgar Allan Poe tra noi, ma le propaggini del sovrannaturale ci avevano bene o male (più male che bene) lambito.

 Questo saggio Marsilio, davvero prezioso, svela lati sconosciuti di tanti autori che non avremmo mai creduto potessero intingere la loro penna per raccontare cose meno che importantissime e serie.

 Scopriamo il verista Capuana alle prese con una coppia di sposi che infestano la casa dove sono stati uccisi in "Delitto ideale" e con saggi e articoli sullo spiritismo, il cui influsso era arrivato in Italia tramite alcuni famosi medium inglesi.

 E la serissima Matilde Serao dietro pseudonimo raccontò la terrificante storia di una bellissima mano ingioiellata e imbalsamata ne "La mano tagliata". Sì, una mano e basta, senza corpo.

 Oppure eccola alle prese con una sorta di giallo della camera chiusa ne "Il delitto di via Chiatamone" in cui una fanciulla viene colpita da un proiettile su quello che sembra un tram dove viaggiano persone tra loro sconosciute e apparentemente normalissime: il giovane innamorato, il bigliettaio, una strana anziana.

Una miniera, scritta con autentica passione, che assicuro appassionerà tutti gli amanti del cielo dando innumerevoli spunti di lettura (e molti grattacapi ai bibliotecari che consulterete per rintracciare le perle).
 Stra-stra-straconsigliato.

 Se siete alla ricerca di altre suggestioni italiche segnalo anche le belle raccolte tematiche della Centoautori: "Vampiri", "Mostri" e "Fantasmi", tutte di autori classici italiani.

lunedì 28 ottobre 2019

Il 2 Novembre "LESBOOM!" approda a Udine!! Big presentesciòn da Mondadori Mondolibri!

 Questa settimana è a dir poco campale (probabilmente l'ultimo post di Halloween arriverà dopo Halloween, ma tanto novembre per me è ancora halloween): primo vero incontro del gruppo di lettura, due giorni a cucinare per la cena di halloween (la follia, lo so), robe lavorative varie e...il 2 novembre presentazione di "LESBOOM!" a Udine!

Non ho mai messo piede in Friuli, sono molto curiosa e un po' preoccupata perché non capisco il grado di gelo che andrò ad affrontare. Non vedo l'ora però di andare così incredibilmente a est!

Comunque, udinesi e friulani che riuscirete ad accorrere, sappiate che chiunque verrà e comprerà una copia del libro, riceverà in omaggio una stampa inedita!


domenica 20 ottobre 2019

Piccole recensioni tra amici Halloween edition. Cosa leggere (e non leggere) nelle halloweenose serate ottobrine.


Ebbene, in queste faticoserrime settimane lavorative, due sono le principali gioie: 

1) Le presentazioni di "LESBOOM!" (il 2 Novembre sono a Udine. Molta gioia perché è la prima volta che metto piede in Friuli!!).

2) Il fatto che siamo in autunno, una stagione meravigliosa che dà tante gioie senza eccessivo dispendio di denaro.

 La scoperta del servizio di prenotazione delle biblioteche del comune di Milano mi ha aperto nuovi orizzonti ed è stato un toccasana per il mio portafoglio, perciò ecco a voi una manciata di sugose recensioni halloweenose che hanno accompagnato le mie serate alla disperata ricerca di autunno.

 Buona lettura!


GLI AMICI SILENZIOSI di Laura Purcell ed. Dea Planeta:

Era tempo che non leggevo un libro che mi mettesse addosso quella certa piacevole ansia che uno si aspetta di trovare in un horror.

 "Gli amici silenziosi", che ha una copertina da una parte molto azzeccata (con l'occhio che ti scruta), da una parte un po' troppo zuccherosa, ha tutti gli elementi per essere un horror gotico d'eccellenza: nebbia, brughiere, oscuri fantasmi del passato, giovinette terrorizzate e via discorrendo.

 La storia, ambientata nel periodo vittoriano, inizia quando la giovane Elsie, da poco vedova e da poco incinta, se ne va ad abitare nella casa di campagna dove è morto il suo adorato marito Rupert. Con lei ad accompagnarla la cugina di lui, Sarah, nubile e senza denaro.
 In questa splendida magione di campagna, dove vivono da anni solo dei domestici, iniziano da subito ad avvenire delle strane cose: in primis dei fastidiosi rumori notturni provenienti dalla soffitta chiusa che attirano l'attenzione delle due donne.

 Una notte (perché si sa che certe cose si fanno solo la notte) Elsie, irritata, riesce a sbloccare la porta e scopre, al suo interno, vari cimeli di famiglia, tra i quali dei vecchi diari e degli strani quadri: gli amici silenziosi del titolo.

 Si tratta di una sorta di cartonato di alcune inquietanti figure: una giovane nobildonna dai capelli ramati, uno zingarello, una cuoca e altri.

Elsie e Sarah, aiutate dalle cameriere, li portano fuori dalla soffitta assieme ad uno dei due diari, salvo ritrovare la porta bloccata quando tornano a prendere il secondo.

 Da quel momento in avanti la casa sarà funestata da visioni, orrori, allucinazioni, dal moltiplicarsi degli amici in sempre nuove figure, omicidi, suicidi e un lontano racconto del passato che svela la radice degli orrori nella casa.

 Fino all'ultima pagina si susseguono colpi di scena e molto alla fine è lasciato al lettore: c'era del marcio in Danimarca oppure era tutto nella mente di Elsie?

 Bello, davvero, davvero, bello. Se volete un consiglio per halloween questo è IL CONSIGLIO.
Spero, peraltro, che ne traggano un film perché ha atmosfere perfette.


LASCIA DIRE ALLE OMBRE di Jess Kidd ed. Bompiani:

 Può un libro non avere una trama, un capo e una coda, personaggi approssimativi, momenti assolutamente senza senso e persino un tocco sovrannaturale completamente inutile? Si, può.

"Lascia dire alle ombre" è un pastrocchio incredibile che vorrebbe, credo, persino essere commovente a tratti.

 In un paesello irlandese bigottissimo, torna un giorno tale Mahony, figlio di una ragazzetta del luogo uccisa giovanissima non si sa da chi (anche se tutti hanno preferito pensare fosse fuggita): Orla.

 Costei, dedita alla prostituzione per disperazione e invisa dagli stessi abitanti del posto per amoralità, aveva malissimo campato la sua breve vita con la speranza di riuscire a mettere da parte abbastanza soldi per scappare in America, ma viene assassinata prima. Mahony, ormai adulto, torna per scoprire perché.

 Entrambi, madre e figlio, vedono i morti (un po' come Ricciardi, ma, al contrario di Ricciardi, la cosa non sembra essere né utile né funzionale ai fini della storia. Poteva, sostanzialmente, anche non essere inserita).

 Mahony inizia a indagare con l'aiuto di una vecchia eccentrica che vive nella sua stessa pensione e con la figlia del proprietario pazzamente innamorata di lui (che ovviamente è bellissimo).

 Vorrei potervi dire come procede l'indagine, ma in realtà non si capisce niente: prima mettono su uno spettacolo, poi il prete vuole bandire Mahony, poi ci ripensa, poi appaiono personaggi random che non si capisce a cosa servano, poi c'è un fantasma, poi forse nel bosco vive un tizio traumatizzato dalla guerra, poi boh.

 Brutto, pastrocchiato, privo di qualsiasi tensione. Incomprensibile come lo abbiano pubblicato e persino tradotto.

 Lasciate perdere. 


LA MALEDIZIONE DI MELMOTH di Sarah Perry ed. Neri Pozza:

 Quel che si dice un libro ben scritto. 

 Deve essere interessante, per chi può, leggere questo libro in lingua originale, ma anche la traduzione è davvero bella: ogni frase è letteralmente cesellata, niente è lasciato al caso alla faciloneria.

 Persino per dire: aprì la porta o rispose al telefono la Perry riesce a trovare formule raffinate.

 La storia poi è molto interessante perché usa una creatura gotica riadattandola a terrori moderni.

 Melmoth l'errante del racconto di Maturin qui cambia sesso diventando  una delle antiche donne che secono il vangelo andarono al sepolcro di Gesù Cristo e lo scoprirono vuoto.

 Lei è l'unica a mentire e a dire di non aver visto nulla e per questo è condannata a camminare ovunque per il mondo fino alla fine dei giorni, da sola e senza potersi fermare.

 La storia inizia a Praga quando Helen, una donna insignificante che sembra volersi volontariamente punire per qualche oscuro dramma del passato, incontra il suo amico Karel, assai agitato dal manoscritto che un anziano professore recentemente deceduto gli ha affidato.

 La storia inizia quindi come una ghost story assai classica, ma ben presto assume dei contorni molto particolari: Melmoth infatti è un mostro che lavora incessantemente sul nostro senso di colpa, nasce dal esso e ci trascina nei suoi abissi finché non ne moriamo.

 Intendiamoci, tutti coloro che Melmoth tormenta hanno otttimi motivi per sentirsi in colpa, ma il libro sembra volerci comunicare che abbandonarvisi è un peccato mortale.

 Se abbiamo molto peccato verso qualcuno, tutto ciò che possiamo e dobbiamo fare è cercare di riparare in qualche modo.

 Agire per il bene allontana la malvagia Melmoth e le sue tentazioni. Ed è il solo modo in cui il nostro cuore esausto forse potrà trovare riposo, smettendo di vagare senza sosta.


L'UOMO NEL QUADRO di Susan Hill ed. Polillo:

 Susan Hill è famosa per un racconto lungo di genere gotico: "La donna in nero", molto grazioso da cui, caso raro, è stato tratto un film più bello (per l'unico motivo che, al contrario del racconto, la tira più per le lunghe e indaga meglio i lati oscuri).

  Ho rintracciato una sua altra rara storia tradotta in italiano: "L'uomo nel quadro". Si tratta di una ghost story in piena regola che insegna a non rimanere mai amici dei propri ex professori universitari.

 In un gelido gennaio Oliver torna a Cambridge per sbrigare alcune questioni e va a trovare il suo ex prof Theo Parmitter, il quale, in una gelida serata tempestosa, gli racconta una strana storia su un quadro in suo possesso dove viene rappresentata una scena di festa durante il carnevale veneziano.

  Anni prima, ad un'asta, Parmitter ne era rimasto incomprensibilmente attratto e aveva deciso di comprarlo.

 Qualche anno dopo, a seguito di un servizio fotografico in casa sua dove veniva mostrato il quadro, aveva ricevuto l'invito di un'anziana contessa desiderosa di riavere il quadro, perduto anni prima, e in possesso di una strana, triste e inquietante storia al suo riguardo.

 Il libro si legge in pochissimo ed è assai piacere in tempo di halloween. Spiace solo che un'autrice talentuosa decida di scrivere storie così brevi.

Ovviamente se avete qualcosa da consigliarmi, non risparmiatevi, sono ansiosissima!!

martedì 15 ottobre 2019

Presentazione di "LESBOOM!" alla Libreria Antigone a Milano Venerdì 18 Ottobre! Accorrete!

 Milanesi e lombardi tutt*!
Presenterò mio piccolo tomo "LESBOOM!", una piccola raccolta di vignette e fumettini a tematica LLL, alla Libreria Antigone a Milano questo Venerdì 18 Ottobre alle 18:30.
 Mi condurrà l'ineffabile Massimo Basili!
Allego locandina (mi farò presto dare ripetizioni di grafica che i miei fumetti così sembrano favolosih) e ACCORRETE NUMEROSI!


domenica 13 ottobre 2019

Dove passo questo Halloween? Tra case stregate, cimiteri monumentali, parchi esoterici e luoghi misteriosi, guide perfette per il ponte di Ognissanti!

 Alzi la mano chi non vorrebbe passare un halloween coi controfiocchi con quell'atmosfera mysteriosa fatta di pioggia, nebbia, bruma, boschività ombrosa, cimiteri antichi e diroccati o antiche dimore in disarmo.

 Io, onestamente un'avventura (a lieto fine) halloweenosa, la vivrei volentieri, ma a parte una vecchia storia in libreria di telefoni che squillavano a caso, non è mai accaduto niente. Sigh sigh.

In compenso oggi, alla visione della nuova tirocinante, mi è venuta un'ideuzza per un racconto a tema (basterebbe solo avere il tempo di scriverlo).

 Non mi dilungo troppo perché ho trovato una nuova ricetta dei biscotti di zucca e vorrei provarla entro oggi pomeriggio, ma ne approfitto per seminare due nuove date per le presentazioni di "LESBOOM!": 18 Ottobre 18:30 alla Libreria Antigone di Milano e 2 Novembre ore 16:00 alla Mondadori Mondolibri di Udine.

 Bene, dopo questa info spam che non c'entra nulla, buona letturaaaaaaaaaaaaaa!!


CASE STREGATE:

Ricordo un vecchio programma(forse su mtv?) in cui portavano gruppuscoli di persone nelle case più infestate degli Stati Uniti e le mollavano lì per qualche notte a capire se effettivamente accadevano fenomeni paranormali o altro.

 All’epoca ero abbastanza paurosa e non ne ho mai visto una puntata intera, ma mi pare di ricordare che tutti ne uscissero abbastanza traumatizzati.

 Se anche voi avete questa voglia folle di provare l’esperienza, "Guida alle case più stregate del mondo" potrebbe fare al caso vostro. Si tratta infatti di una vera e propria guida con tanto di legenda sul grado d’infestazione dei luoghi che spiega per filo, per segno e molta ironia (e, s’intuisce, una certa fede nelle apparizioni) quali case del mondo sono infestate, perché e cosa aspettarsi.

Magari qualche coraggioso è in cerca di luoghi dove vivere un halloween coi fiocchi (ovviamente dedicatevi solo ai posti in cui potete entrare che qua non si pubblicizza l'effrazione).

Se volete invece calarvi in un excursus solo italico potete dedicarvi a "Guida ai fantasmi d'Italia. Dove cercarli dove trovarli" di AnnaMaria Ghedina ed. Odoya.


CASTELLI INFESTATI:

 Non c’è castello che non nasconda qualche fantasma. 

 Un tempo tra congiure di palazzo, regicidi, tradimenti lavati col sangue, castellani e castellane da far fuori per i motivi più disparati, nei castelli si stava meglio che in campagna, ma di certo non al sicuro.

  Persino il castello di Bracciano, che di certo è tutto tranne che infestato, ha il suo fantasma personale: Isabella de' Medici, uccisa dal marito perché aveva, a quanto sembra, numerosi amanti (c’è anche una storia carina su un pozzetto murato dove faceva fuori i suoi amanti quando se ne stancava).

 Del resto storie nei castelli ce ne sono a bizzeffe dal primo gotico in poi, in primis “Il castello di Otranto” e “Romanzo siciliano”, se però volete vivere affascinanti avventure in prima persona: perché non andare per castelli maledetti?

Ecco alcune guide che possono fare al caso vostro: "Castelli maledetti. Piemonte e Val d'Aosta" di Nico Ivaldi, "Castelli del mistero. Guida ai principali castelli italiani custodi di leggende e dimore di fantasmi" di Riccardo Baudinelli ed. Mattioli 1885.


PARCO DEI MOSTRI DI BOMARZO e LUOGHI DEL MYSTERO:

Citatissimo in opere disparate e lontanissime tra loro (la bocca del mostro appare persino ne “La  strana storia dell’isola Panorama” di Maruo), il parco dei mostri di Bomarzo, paese in provincia di Viterbo è un must imperdibile per gli amanti di Halloween.

 A metà del 1500 il principe Pier Francesco Orsini commissionò il parco all’architetto Pirro Ligorio per motivazioni e con intenti mai ben chiariti: è un semplice divertissement? Ci sono delle motivazioni esoteriche ancor sconosciute?
 Per svagarsi in qualche modo dopo la morte della moglie Giulia Farnese, a cui è dedicato? I mysteri di questo parco fatto di mostri, bocche, case inclinate e sfingi, è ancora grande.

 (L’alto Lazio in generale è poi una meta stupenda e, grazie ai suoi boschi, molto halloweenosa).

 Se cercate un posto più vicino potete affidarvi all’“Atlante dei luoghi misteriosi d’Italia” dove troverete mystero (e spiegazioni) per tutti i gusti e le regioni: spade nella roccia, coccodrilli sul soffitto, tombe, palazzi maledetti e molti altri luoghi mysteriosi e visitabili, magari durante il ponte dei morti!


ANDAR PER CIMITERI:

 Ricordo che alle superiori vidi per la prima volta una guida sui cimiteri monumentali: si trattava di "Guida ai cimiteri d'Europa" di Fabio Giovannini ed. Stampa alternativa.

 Mi fece molta impressione perché l'unica occasione in cui avevo mai messo piede in un cimitero era per andare alla tomba di mio nonno e dei miei bisnonni.

 Anni dopo, per puro caso, venni coinvolta in una gita lgbt nella zona ostiense e visitai il cimitero acattolico di Roma, lì dove riposano Gramsci e Keats. Scoprii che i cimiteri possono contenere storie affascinanti e sconosciute, esattamente come i libri.

 Persone da un lontano passato ci raccontano qualcosa di loro attraverso una foto, una manciata di parole, statue e qualche altra accortezza. Possiamo scoprire storie di amanti, di tragedie, di famiglie, di personaggi famosi o che lo furono.

 Anni dopo provai la stessa strana sensazione al Cimitero monumentale di Milano (che vi consiglio di visitare) dove, non ricordo assolutamente come ci venne in mente, io e Dolcemetà andammo dopo un Halloween in cui aveva diluviato a più non posso.

 Se anche voi volete dare una possibilità a questi insoliti luoghi, ci sono vari libri che si possono consigliare: "Non ti scordar di me" di Carla De Bernardi ed. Mursia (sul cimitero monumentale di Milano), "Passeggiate nei prati dell'eternità" di Valeria Paniccia ed. Mursia (una guida più generale).
Ma ce ne sono per tutte le città maggiori e anche oltre, basta cercare un po' tra gli editori locali.


E SE NON POSSO ANDARE IN GITA?

 Lo so, per un motivo e un altro non sempre si può girare come si vorrebbe (e magari avete visitato già tutti i luoghi spaventosi nel raggio di 100 km).

Quindi, cosa fare se si può solo rimanere a casa?

 Beh, si può vedere un film!
 Certo si rischia di perdere quelle 2 o 3 ore a trovare la pellicola giusta, ma potete accorciare i tempi con "Home scary home" di Valeria Cappelletti, Nero Press edizioni.
Potrete trovare tutte le case le case più infestate del cinema americano dagli anni sessanta a oggi (peccato solo americano perché i gialli all'italiana, a partire da "La casa dalle finestre che ridono", hanno parecchio da offrire).

 E se qualcuno in particolare poi vi piace, consigliate pure a me che ho sempre bisogno di spunti nei momenti, sempre più ritagliati, in cui faccio fumetti!


In tutto ciò se c'è qualcosa di particolarmente gotico da fare in Friuli consigliatemi!


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