mercoledì 21 aprile 2021

Le recensioni di mezzo. "La donna dalla gonna viola" di Natsuko Imamura, un'ossessione senza finale

 Per il grande ritorno delle recensioni di mezzo, ne approfitto per mettervi in guardia da "La donna dalla gonna viola" di Natsuko Imamura ed. Salani.

 Io, come sa chi segue il blog da sempre, amo molto la narrativa giapponese quindi tendenzialmente cerco di leggere tutto quello che esce e, sarò sincera, raramente ne vengo delusa. MA. Ma qualche volte accade e "La donna dalla gonna viola" è una di queste.

 Si tratta di un romanzo di cui è davvero difficile, se non impossibile, cogliere il senso logico nella sua parabola che ci trascina percorrendo varie strade senza imboccarne nessuna con reale convinzione per non approdare poi da nessuna parte.

 Ma partiamo dalla trama. 

 La narratrice è una misteriosa donna dal golfino giallo che tutti i giorni osserva con fare da stalker l'altrettanto misteriosa donna dalla gonna viola.

  Entrambe non se la passano benissimo. La donna dal golfino giallo lavora in una ditta di pulizie per alberghi, mentre quella con la gonna viola campa di lavoretti saltuari e in generale sembra avere difficoltà a prendersi cura di sé stessa.

 Entrambe vivono ai margini e passano tutto il loro tempo libero in un giardinetto dove alcuni bambini passano il tempo a inventare una patetica prova di coraggio che consiste nel toccare la spalla alla donna dalla gonna viola.

 La donna dal golfino giallo all'inizio ha un piano che noi poveri lettori possiamo comprendere: cerca di far assumere la donna dalla gonna viola nella stessa azienda di pulizie dove lavora anche lei. In tal modo potrà avvicinarla e diventarne amica. E ok, ci siamo.

 In qualche modo questa cosa accade veramente, ma la donna con la gonna viola contro ogni aspettativa vive una sorta di momento di gloria: le capo servizio la prendono subito in grande simpatia e non solo la promuovono, ma la mettono a parte di tutto il vasto mondo del taccheggio delle inservienti.

 A quanto sembra tutte loro ladreggiano cibo e piccoli oggetti o accessori, tipo shampoo e asciugamani, dalle camere che puliscono per poi dare la colpa ai clienti ormai involati.

Natsuko Imamura (a destra)
 al premio Akutagawa
Anche il tizio che dirige questa sorta di azienda (o comunque gestisce le inservienti nell'albergo) inizia a subire il fascino della donna dalla gonna viola che, col passare dei giorni, acquista sicurezza e si imbellisce, sotto lo sguardo sconcertato della donna dal golfino giallo.

 Per motivi che non sono chiari e che non vengono nemmeno ben spiegati, la donna dal golfino giallo, dopo aver pregato per mesi che l'altra venisse assunta per farsela amica, finisce per non avvicinarsi mai a lei procrastinando a oltranza il momento.

 Se però tutto si può spiegare con una diversa introspezione del personaggio nella narrativa giapponese (che sarebbe anche materiale interessante da analizzare a livello di critica letteraria), quello che davvero non ha senso è il finale che danneggia drammaticamente una trama già di suo abbastanza monotona.

 Il finale non ha senso perché è accidentale e studiato al tempo stesso. Non voglio fare spoiler, ma sostanzialmente, dopo il momento di gloria la donna dalla gonna viola diventa invisa alle altre a causa della sua relazione col loro direttore.

 Accade poi una cosa accidentale e imprevista che però collima con lo scopo dell'ossessione della donna dal golfino giallo.

 Va bene che i complottari dicono che le coincidenze non esistono, ma in questo modo si vanifica il meccanismo già di suo non molto coerente dell'intera storia che in patria ha incredibilmente vinto il premio Akutagawa e immagino sia stato tradotto proprio in funzione del prestigioso riconoscimento vinto in patria.

 Per leggerlo, si lascia leggere (soprattutto e più che altro se amate la narrativa giapponese, altrimenti rischia di essere anche abbastanza noiosetto), ma non rimane assolutamente niente.

 Anche il millantato gioco psicologico funziona nella prima parte, nonostante la protagonista respingente, ma non trova senso nel finale che, se da una parte è provocato da quella che è un'autentica stalker, dall'altra sfocia in un caso che non poteva essere previsto manco in "Minority report".

 Quindi a conti fatti anche questa ossessione che non sappiamo dove nasce né perché né a cosa miri non è un motore abbastanza forte per rendere questo romanzo convincente.

 Davvero sarei curiosa di sapere quali erano le alternative per il premio Akutagawa, ma chissà magari mi sfugge qualcosa, come quella volta che un'indignata Dolcemetà tornò dal cinema dopo aver visto "Lady Bird", candidato all'oscar e favoleggiò per svariati giorni sulla possibilità che ci sfuggisse qualcosa che poteva essere colto solo con occhi americani.

Ecco, magari è qualcosa del genere, intanto per me è un no.

lunedì 12 aprile 2021

La Dolcevita di Dolcemetà! "Uaak uaak"

Ho appena scoperto per puro caso che Paint 3D mi consente con gran gioia di colorare un minimo le vignette. E' stato come scoprire la pietra filosofale (che un giorno il sogno di colorare un intero fumetto possa diventar realtà?). Intanto eccovi la versione ricolorata come una persona che pubblica fumetti su internet nel XXI° secolo (più o meno) di una delle avventure della Dolcevita di Dolcemetà.

 Non ricordo se avevo già presentato questo nuovo filone, ma sono le avventure di Dolcemetà, una lombarda a Roma. Si sta già ambientando bene, è soprattutto affascinata dai modi di dire.

 La Dolcevita di Dolcemetà! "Uaak Uaak"!





domenica 11 aprile 2021

Finalmente è arrivato il turno di mio padre! "Il puerpero", una storia confusa

Finalmente stasera ho vinto la pigrizia e ho usato lo scanner, questo vuol dire che nei prossimi giorni posterò in una veste finalmente decente un po' di fumetti che ho postato sparsi su fb in questi ultimi mesi.

 Mi ha spinto a tale incredibile gesto il fatto che domani mio padre verrà vaccinato e diciamo è un po' ansioso (non è tanto per il vaccino, lui è ansioso per tutte le cose mediche in generale).

 Ecco a voi una vignetta della sera! "Il puerpero"!






mercoledì 7 aprile 2021

Il male che ci avvolge come polvere. "La casa impura" di Ono Fuyumi, un romanzo horror o una lezione sulla narrativa dell'orrore?

 Sarebbe molto interessante usare "La casa impura" di Ono Fuyumi, (appena uscito per Atmosphere Libri), durante un corso sulla letteratura horror poiché si tratta di uno strano romanzo, benissimo scritto, estremamente metaletterario, che indaga, attraverso una trama meticolosa, le grandi domande alla base del genere.

  La protagonista è una scrittrice di romanzi horror che per anni è stata anche curatrice di una raccolta di racconti dell'orrore. 

 Per questo motivo, nel corso degli anni, molti fan le hanno inviato storie sovrannaturali delle quali erano protagonisti (o sostenevano di esserlo) nella vita reale.

 Un giorno riceve la lettera di una sua lettrice, Kubo, che le racconta di essersi appena trasferita in un nuovo condominio, ma dopo appena pochi giorni ha iniziato a sentire in casa alcuni strani rumori. Dopo molto osservare, si era resa conto che provenivano principalmente da una stanza, dove era riuscita a intravedere il pezzo di un particolare kimono come pendere dal soffitto.

Leggendo, la scrittrice si rende conto di aver ricevuto, anni prima, una lettera con una storia simile e si capisce che si tratta dello stesso condominio. A quel punto decide di contattare Kubo e di indagare assieme a lei sui motivi cha avrebbero potuto la casa ad essere infestata dai fantasmi e se, soprattutto, si può parlare di fantasmi.

 Il libro infatti viaggia sempre sul sottile crinale del dubbio: ciò in cui la scrittrice e Kubo si imbattono è in effetti qualcosa di sovrannaturale o la loro è semplice suggestione?

 La trama prosegue seguendo il filo di ogni bravo romanzo o film horror: per comprendere ed estinguere le cause del male bisogna arrivare all'origine.

 Iniziano quindi separatamente una meticolosa opera di ricostruzione: chi abitava prima nell'appartamento? E' solo l'appartamento di Kubo a sembrare infestato o anche il resto del palazzo? E se invece fosse il terreno a contenere la radice del male?

 Si procede quindi in una selva di dubbi, di suicidi pregressi, di dicerie, pettegolezzi, famiglie distrutte, malattie. E più si va avanti più sembra che l'origine del male si sposti nel tempo: forse era una famiglia disgraziata, forse un edificio in fiamme, un ragazzino malato, una spada maledetta.

 Ma quanto a fondo bisogna andare per capire dove si annida il male? E perché alcuni fatti drammatici dovrebbero contenere uno specifico seme malvagio? Cosa causa il perdurare di una maledizione?

 I dubbi delle due protagoniste sono gli stessi dubbi di un lettore appassionato di horror o di uno scrittore che si trova ad affrontare una trama.

Cosa determina l'insorgenza del male? E perché decidiamo che uno specifico suicidio, una morte disgraziata o un incendio doloso debbano per forza essere connessa a qualcosa accaduto molti anni prima?

 Nel libro gli anni passano inesorabili. Le due donne cambiano case, chiedono aiuto, cercano testimonianze, e seppur scettiche iniziano con terrore a guardare ai malanni dai quali entrambe, in tempi diversi, sono afflitte. Normale routine o l'effetto di aver in qualche modo sfiorato il male?

 Diceva un famosissimo passo di Nietzsche che se a lungo guardi l'abisso, anche l'abisso ti guarderà ed è forse la morale del libro e del fascino che la narrativa dell'orrore ha sui lettori.

 La scrittrice e Kubo sono attratte e respinte allo stesso tempo dall'idea di seguire il filo rosso che dovrebbe svelare loro chi infesta la casa di Kubo.

 Tuttavia, più l'indagine si fa approfondita maggiore è la sensazione che le disgrazie concatenate non siano altro che un reciproco guardarsi tra abissi.

 L'idea che il male sia un contagio è alla base di altre storie. Da "The Ring" che crea un vero e proprio nesso tra un virus reale e un virus fantasma, a pellicole come "Il tocco del male" in cui un demone passa di corpo in corpo attraverso un semplice tocco.

Ed è un'idea affascinante perché, forse, è l'unica parte reale delle storie dell'orrore.

  Il male arriva dalle vie più impensate, attecchisce dove trova un terreno fertile, perseguita, porta alla pazzia, rende gigantesche cose microscopiche e viceversa. 

 Il libro si ferma un passo prima della soluzione, proprio come un buon trattato di narrativa dell'orrore dovrebbe fare, lasciando la domanda finale al gusto del lettore: è tutto vero e il male può prendere una forma che possiamo capire e combattere, oppure è solo un'incredibile suggestione che rimane attorno a noi come una polvere, una nuvola da attraversare senza rimanere indenni?

martedì 30 marzo 2021

Il 31 Marzo sarò ospite di Let's Queer It(aly), ciclo online dedicato al queer nella cultura italiana organizzato dalla sezione di Italian Studies dell'University of Birmingham! Non mancate!

Sebben latitante su questi schermi (forse dovrei venire psicologicamente a patti che la frequenza dei post è fisiologicamente diminuita benché assicuro che non abbandonerò mai questi spazi solo per i social), mi do da fare in cose varie ed eventuali a tema libresco!

 Il 31 Marzo 2021 alle 18:00 sarò ospite con Luca Starita ad uno degli incontri di Let's Queer It(aly) un ciclo online dedicato al queer nella cultura italiana contemporanea e organizzato dalla sezione di Italian Studies dell'University of Birmingham.

Se siete interessat* sarà possibile partecipare previa iscrizione sulla piattaforma Eventbrite a questo link: https://www.eventbrite.com/e/la-letteratura-queer-in-italia-oltre-i-canoni-tickets

L'evento è ovviamente gratuito! E ringrazio moltissimo Anna Lisa Somma per avermi coinvolta!

Vi lascio le locandine e la mia ansia!




mercoledì 24 marzo 2021

Piccole recensioni tra amici. "Patria" di Bruna Martini, "Tolkien" ReNoir edizioni e "I gatti non ridono" di Mukai Kosuke. Tre libri tra guerra, fumetti e finali che prima o poi bisogna scrivere.

  In  questi primi tre mesi dell'anno le letture sono state solo parzialmente fruttuose.

 Un po' io ho perso nuovamente la concentrazione, come durante il lockdown dello scorso anno, un po' ho fatto fatica a trovare titoli, soprattutto di narrativa, con quel più che li rende coinvolgenti al punto da far risorgere la mia concentrazione (ora ho grandi aspettative su un libro ambientato dalle mie parti che sta girando molto, "L'acqua del lago non è mai dolce" di Giulia Caminito, dovrebbe arrivarmi la prossima settimana) e un po' boh, è un periodo strano.

 Lo è per tutti, ma per me lo sarebbe anche senza la piccola complicanza del Covid.

 COMUNQUE. Qualcosa in questi mesi ho letto e ho anche documentato sui social, ma a me piace sempre continuare a lasciarne traccia sul blog, sia perché mi piace scrivere e scriverne, sia perché so che molti i social giustamente non li seguono e quindi magari si chiedono che fine abbia fatto.

 Ecco qui quindi tre mie piccole recensioni tra amici!


PATRIA di Bruna Martini ed. Becco Giallo:

 Come vissero la guerra i bambini italiani? Cosa videro? Come fecero ad andare avanti e sopportare? Cosa capirono davvero del conflitto e delle dinamiche in gioco? Avevano la sensazione che ci fosse, talvolta, qualcosa di sbagliato nel modo di ragionare degli adulti?

Sono domande interessanti in generale, forse ancor di più adesso mentre ci chiediamo cosa capiscono e cosa ricorderanno i bambini di questo periodo (nella viva speranza che finisca).

 Bruna Martini ha provato a rispondere attraverso la storia della maggiore delle sorelle di sua nonna: sua zia Graziella, una bambina molto intelligente e volitiva (devo dire che sin dalla foto in copertina mi ha ricordato molto mia nonna, i bambini dell'epoca erano di un'altra pasta).

 Ne viene fuori una piccola epopea personale in rima, in cui la piccola Graziella cerca di discernere il bene e il male attraverso un amico immaginario incarnato da un parente antifascista in esilio. 

 La gravità del momento è chiara a Graziella, anche se non l'entità dell'orrore ovviamente, e il dubbio che ci sia qualcosa di più grave della fame e delle privazioni, le arriva una sera attraverso quella che sembra di colpo la cosa più bella da molto tempo: una meravigliosa tavola imbandita da ogni ben di Dio. 

 Ma da dove viene quel meraviglioso cibo che sembrava scomparso con l'inizio della guerra? Chi è stato sacrificato per quell'abbondanza?

Un libro per parlare del periodo della guerra ai bambini. Non so se le intenzioni dell'autrice fossero esattamente queste, ma l'ho trovato molto adatto per raccontare il tema ad un pubblico dei primi anni delle elementari, sia per via dei disegni che del modo di narrare, come fosse una lunga filastrocca.


TOLKIEN di Willy Duraffourg e Giancarlo Caracuzzo ed. ReNoir:

 Quando ero bambin, per casa girava (non certo senza il dubbio che, sotto sotto, fosse una cosa losca) il volumazzo della Bibbia a fumetti. In verità era molto appassionante e ricco di potenzialità attrattive anche per ragazzini ben lontani dal subire il fascino della religione. 

 Alla fine, letta da un certo punto di vista, e i fumetti in questo senso aiutavano, la Bibbia è anche un grande libro di avventure, pieno di battaglie, eventi magici, maghi, profeti e profetesse, malvagi e mostri.

 Questa biografia a fumetti di Tolkien mi ha molto ricordato l'impostazione della fu Bibbia a fumetti.

 La storia racconta le vicende dell'infanzia, ma soprattutto della gioventù di Tolkien, funestata dalla grande tragedia collettiva della seconda guerra mondiale.

 Rimasto orfano abbastanza presto di entrambi i genitori, ripudiato (almeno aveva un fratello con cui condividere il tutto) dalla famiglia della madre a causa della conversione religiosa della donna al momento del matrimonio, cresce sotto la tutela di un prete che si occupa dei suoi studi e alloggi.

 Proprio da una delle varie affittacamere conosce la sua futura moglie, Edith, di qualche anno più grande di lui che riuscirà a sposare solo molti anni dopo.

 Ma la storia si concentra principalmente sul rapporto tra Tolkien e un gruppo ristretto di suoi carissimi amici conosciuti durante gli studi. Il destino collettivo che li portò a doversi arruolare e a partire per una guerra crudele nella quale alcuni di loro morirono fu tra le spinte principali che portarono Tolkien ad elaborare il suo grande universo fantastico, che albergava da tempo dentro di sè.

 Forse in tempi normali una storia del genere, raccontata con un tratto e un ritmo didascalici non mi avrebbe colpito particolarmente, ma è difficile non provare empatia in questo momento per un qualcosa che parla anche di noi che, anche se chiusi in casa, siamo come dispersi in una strana guerra che non capiamo, cercando di resistere aggrappati alla forza dei sogni.


I GATTI NON RIDONO di Mukai Kosuke ed. Atmosphere Libri:

Ne verrebbe fuori un grazioso film (se non lo hanno già fatto, non so) su questo lieve romanzo che racconta un piccolo finale.

 Il titolo lascerebbe intendere che il finale sia quello della vita di Son, gatto amatissimo dalla sua padrona Renko, malato e sul crinale della morte.

  In realtà è il suo ex co-padrone Hayakawa, ex compagno di Renko a poter mettere fine, grazie a lui, ad una parte della sua vita rimasta in sospeso per troppo tempo.

 Hayakawa pensa che il suo problema sia l'alcolismo, ma come spesso avviene, l'alcolismo è l'effetto e non la causa di un malessere che non riesce a identificare, tra il lavoro che non ama più e nuove compagne a cui riesce ad appassionarsi poco (o almeno così gli piace credere).

 Quando Renko, regista con la quale aveva avuto una lunga relazione, lo contatta perché venga a dire addio al gatto che avevano adottato insieme, Hayakawa pensa sia qualcosa che non lo riguarda più, ma scoprirà di non aver mai detto addio né a Son né a Renko.

 Non la ama più, ma non le ha detto addio, e sappiamo tutti che un passato col quale non abbiamo fatto i conti è un fantasma in grado di divorare l'esistenza.

domenica 7 marzo 2021

Ma se volessi leggere un horror giapponese? Undici consigli di lettura tra "The Ring" di Koji Suzuki, Yoko Ogawa, Taichi Yamada, fantasmi, prese elettriche e case infestate.

  Ho già raccontato in precedenza del mio amore per gli horror giapponesi, ma riassumo brevemente per chi giustamente non segue il blog da eoni.

Ero più o meno all'inizio dell'università quando il remake di "The Ring", oltre a dare lustro a Naomi Watts, mostrò agli occidentali il potere degli horror giapponesi.

 La grande differenza, o almeno una delle più grandi, è che i fantasmi giapponesi sono, tendenzialmente, molto più cattivi.

 Da noi, ad un certo punto in qualche modo li esorcizzi. Vogliono un prete, che tu gli risolva qualcosa che hanno lasciato in sospeso in vita, che li accompagni in paradiso o li salvi dall'inferno, insomma, se danno fastidio ai vivi, c'è sempre un motivo.

  E se c'è un motivo, c'è anche una soluzione.

 In Giappone no. In Giappone il fantasma sembra non avere uno scopo che non sia la propria personale fame o furia. Una fame o furia che in genere derivano da un qualche torto subito in vita, ma non è che ci sia la speranza di poterlo risolvere. Il protagonista della storia si illude di poterlo fare e si impegna e lotta, ma non sa che il fantasma non può saziarsi della sua brama di devastazione.

 Questo particolare, rese incredibilmente interessanti i moltissimi film e i vari libri che riuscirono finalmente ad arrivare in occidente grazie al "The Ring" di Verbinski. C'era una variabile che nella nostra ansia di espiazione cristiana, non avevamo previsto: la mancanza del perdono.

 Purtroppo tutte le cose belle finiscono e adesso immagino che tradurre film  horror giapponesi non passi per l'anticamera del cervello di nessun produttore oltre gli Urali.

 Però qualcuno traduce libri, e l'idea di questo post di consigli sugli horror giapponesi è nata propria da un libro appena uscito per Atmosphere libri che sto attendendo con grande trepidazione: "La casa impura" di Ono Fuyumi.

 La protagonista è l'ex curatrice di una collana horror per adolescenti che un tempo chiedeva ai lettori di inviare storie spaventose di loro conoscenza. Un paio di lettere, ad anni di distanza, raccontano dello stesso condominio a Tokyo, così decide di indagare..

Questa la sinossi e capite bene che non si può non trepidare.

 Nel frattempo, se vi viene voglia di leggere "La casa impura", ma qualche altro sul genere, eccovi una piccola lista di consigli.

  Purtroppo dovrete attingere abbondantemente alla biblioteca, ma SI PUO' FAAAARE.


THE RING  e DARK WATER di Koji Suzuki ed. Nord:

 E' un libro che rileggo ciclicamente perché è uno di quei libri che avrei voluto scrivere io.

 La storia è secondo me perfetta: equilibrata, inquietante, morbosa
senza essere pesante, con un'intuizione di fondo, l'idea di usare un mezzo tecnologico come medium per la propagazione della vendetta di un fantasma, assolutamente geniale.

 Il film è in molte cose fedele al libro e, a mio parere riesce a restituire molto bene le atmosfere. Menzione speciale al filmato che mi fa venire l'ansia solo a pensarci e che trovo davvero disturbante anche dopo anni.

 Ma se la storia di per sé è molto simile, il libro è molto meno educato del film. Nel film la protagonista è la classica madreh che deve attraversare indicibili ostacoli per salvare la propria prole, ma alla fine riesce, con un po' di cinismo, nell'intento.

 Nel libro il protagonista è un uomo e indaga per salvare la propria di pelle. 

 Samara si chiama Sadako e non è una bambina nata con la radice stessa del male, ma ha una storia molto più complessa che, peraltro, spiega anche la motivazione dietro alla cassetta maledetta che si propaga, esattamente come in una pandemia, per contagio.

Non posso svelarvi la soluzione, ma tecnicamente è adattissima ai tempi del covid. Il libro fa parte di una trilogia, ma non ho letto i due seguiti, "Spiral" e "Loop" perché virano molto sul fantascientifico.

 Dello stesso autore venne tradotta la raccolta di racconti, "Dark water", che, mi rendo conto scrivendo questo post, alla fine all'epoca non lessi (ora vado a metterlo nel paniere del mio ordine in biblioteca). 

Dal racconto che dà il titolo al libro è stato tratto un omonimo film, del quale esiste anche un remake con Jennifer Connelly, e che, all'epoca, vidi entrambi. Ricordo abbastanza bene che gran parte della faccenda poteva risolversi con l'aiuto di un buon idraulico.

Intanto Koji Suzuki si legge sulla fiducia.


ESTRANEI e UNA VOCE LONTANA di Taichi Yamada ed. Nord:

 C'era un tempo lontano in cui la Nord era una casa editrice specializzata in libri di genere. 

Per molti anni il suo focus principale è stato la fantascienza, ma aveva già iniziato a mutare da tempo quando, nei primi anni 2000, aveva pubblicato un paio di horror giapponesi molto graziosi: "Estranei" e "Una voce lontana", entrambi di Taichi Yamada.

 "Estranei" è uno di quei libri, che mi rendo conto, forse non sono esattamente per un momento covid.

 Il protagonista è Hideo Harada, un uomo divorziato, rimasto orfano dei genitori da ragazzino (i genitori che muoiono prematuramente in coppia sono un grande must del Giappone) che si sente davvero molto solo.

 Un giorno decide di andare nel quartiere della sua infanzia, ad Aasakusa, e lì incontra un uomo che gli ricorda tantissimo suo padre.

 Potrebbe essere una coincidenza se non fosse che anche sua moglie è davvero identica alla madre di Hideo. Inoltre tutti e tre si trovano estremamente bene insieme e Hideo, quando è con loro sente in qualche modo di essere tornato a casa..

Ve lo dico. Fazzoletti e se siete in un momento un po' da trauma covid (tipo io vorrei vivere attaccata ai miei h24 cosa MAI accaduta in vita mia), lasciatelo per un momento migliore.

 "Una voce lontana" invece mi è rimasto meno impresso e l'ho quasi dimenticato, ma la recensione che ne feci all'epoca su Anobii (ci sono rientrata di recente proprio per scrivere questo post) conferma che non mi piacque particolarmente.

  La storia è quella di un funzionario dell'immigrazione in Giappone che, durante una retata, sviene inseguendo un fuggiasco. Travolto da intense emozioni fisiche, inizia da quel momento a sentire una voce nella sua testa, una voce di donna per la precisione.

 Mi ricordo il finale e che doveva sposarsi con una tizia quasi sconosciuta con un matrimonio combinato. Per il resto, il vuoto. 

 Tuttavia il gusti sono gusti, magari a voi potrebbe piacere, quindi perché non provare?


QUANDO CADRA' LA PIOGGIA TORNERO' di Takuji Ichikawa ed Tea: 

Racconto di fantasmi poco spaventoso e molto drammatico, "Quando cadrà la pioggia tornerò" ha per protagonista Takumi, un ventottenne con alcuni problemi (non ben spiegati, non si capisce se ha un lieve ritardo mentale o altro) rimane vedovo dopo che sua moglie muore dopo una breve malattia. Con difficoltà, il ragazzo cerca di sopravvivere al dolore e di crescere il loro bambino, Yuji. 

 Lo sostiene una frase che la moglie ha detto prima di morire: "Quando cadrà la pioggia tornerò".

 Ed effettivamente un giorno, dopo la pioggia, sua moglie appare. Sembra un po' più giovane, ma è proprio lei e inizia a vivere con loro, come se nulla fosse successo.

 Rimette a posto il piccolo caos nel quale i due sono già precipitati e dare loro delle regole per riuscire a farcela nonostante i problemi di Takumi. Ma è davvero possibile tornare dalla morte?

Preparate taaaaanto fazzolettame.

Ps. Facendo le ricerche per questo post ho scoperto che dello stesso autore esiste un altro libro tradotto (spero che il titolo sia una pessima idea del traduttore): "Sono tornata, amore".


UTSUBORA di Asumiko Nakamura ed. Coconino:

 Graphic novel in due volumi, riprende il tema del doppio attraverso due misteriose gemelle. 

 La storia inizia con una ragazza, Aki, che si getta da un palazzo senza motivo apparente. I due numeri da chiamare in caso di emergenza risultano quelli della sua gemella Miki e di un famoso romanziere, Jun, recentemente tornato alla ribalta con un romanzo di successo, "Utsubora", dopo un periodo di crisi.

 La vicenda diventa ben presto molto complessa perché, se in un primo tempo, sembra che l'unico legame tra Aki e Jun fosse quello, anche un po' ambiguo, tra una fan e un famoso scrittore, ben presto diventa evidente che "Utsubora" vi ha giocato un ruolo. 

 Inoltre Miki sembra sapere su Jun molte più cose di quanto lui, che ne ignorava l'esistenza, avesse previsto, facendo balenare l'idea che la ragazza non sia realmente chi dice di essere.

 Noir con venature horror, avrebbe funzionato benissimo (anche meglio, secondo me), come romanzo. Perfetto per chi ama le storie di atmosfera.


LA CASA DELLA LUCE di Yoko Ogawa ed. Il Saggiatore:

 Raccolta di tre novelle lunghe, merita di stare in questa lista per via del secondo racconto, ambientato in un decadente e inquietante pensionato studentesco. 

 Una donna di Tokyo consiglia ad un suo giovane cugino, che deve trasferirsi in città per studiare, di andare a vivere in un pensionato studentesco di cui aveva buoni ricordi anni prima. 

 Non sa che col passare degli anni il posto è decaduto e ormai ci vivono poche persone. Proprio per questo è abbastanza a buon mercato per il ragazzo che vi si trasferisce per poi sparire misteriosamente.

 C'entra forse l'inquietante proprietario? 

 Peccato che la Ogawa non abbia scelto di farne un romanzo intero.


LA POLTRONA UMANA e altri racconti ed. Atmosphere libri e LA STRANA STORIA DELL'ISOLA PANORAMA ed. Marsilio di Edogawa Ranpo:


 Sebbene esuli dal tono degli horror che ho consigliato, non potevo esimermi, nel caso qualcuno landasse qui alla ricerca di consigli generici, di inserire Edogawa Ranpo, l'Edgar Allan Poe giapponese dichiarato sin dallo pseudonimo che scelse di usare.

 In Italia i suoi libri, gialli e horror, sono tradotti principalmente da Marsilio e Atmosphere Libri.

 I miei consigli sono due: "La poltrona umana e altri racconti", una selezione di racconti davvero  morbosi e inquietanti a partire da quello dal quale prende il titolo (un'idea che onestamente non so come sia potuta venire in mente a qualcuno), e "La strana storia dell'isola Panorama", un magnificente incubo horror. 

 La storia racconta le vicende di un giovane perdigiorno squattrinato, Hitomi Hirosuke, che riesce a sostituirsi (un po' in stile Talento di Mr Ripley) ad un ricco rampollo di una famiglia illustre, suo vecchio amico

 Dopo aver convinto tutti della sua identità, decide di investire le sue enormi somme di denaro nella creazione, su un'isola, di una sorta di Eden, un paradiso terrestre composto da foreste lussureggianti, luoghi onirici, comparse, strane abitazioni, animali e via discorrendo, che assume toni sempre più folli e grotteschi.

 Il finale, assicuro, è molto horror (e nel caso vi piacesse, ne esiste anche una graphic omonima di Suehiro Maruo).


PRESA ELETTRICA di Randy Taguchi:

 Il titolo, ve lo dico, è inquietante e non ho un grandissimo ricordo nemmeno di questo libro, il primo di una trilogia. 

 La protagonista, la giovane Yuki, dopo una notte di sesso con un collega, tornando a casa scorge suo fratello Taka col suo cane al guinzaglio. Peccato che il cane sia morto da tempo. 

 Poco dopo Yuki scopre che anche suo fratello è morto: si è lasciato morire in casa ed è morto circondato da prese elettriche.

 Se ben ricordo, Yuki è una sorta di sciamana che sprigiona i suoi poteri attraverso il sesso, e, sempre se ben ricordo, la Taguchi insisteva fastidiosamente su questa similitudine con le prese della corrente, le spine, l'elettricità ecc.

 Nel caso vi venisse voglia di cercarlo in biblioteca (credo sia di almeno 12-13 anni fa e non è stato più ristampato), ha due seguiti: "Antenna" e "Mosaico".


E voi ne conoscete altri? Se sì, suggerite! Necessito di nuove cose da leggere!

Ps. Aggiungo già, per chiunque legga il post in futuro, questa antologia di autori italiani e giapponesi che hanno consigliato su fb!


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