domenica 15 settembre 2019

Noi siamo ricordi, non accidenti. "Febbre" di Jonathan Bazzi, una grandissima sorpresa tra Rozzano, ossessioni e anni '80.


 Ho sentito lungamente parlare di "Febbre" di Jonathan Bazzi e, dopo averlo letto, credo che se ne sia abbondantemente parlato per i motivi sbagliati.
Rozzano

 Mi era stato presentato come “il libro che finalmente riportava l’attenzione sul grande rimosso dell’aids”.

 Io e Bazzi, che più o meno abbiamo la stessa età, non abbiamo preso la grande ondata dell’orrore della scoperta del AIDS che deve aver travolto l’umanità tutta all’inizio degli anni ’80.

 Eravamo fortunatamente troppo piccoli (il virus è stato “scoperto” proprio l’anno in cui sono nata) per vedere amici morire a mucchi o finire nella paranoia del “se dovesse toccare a me” o nell’ondata di accanimento crescente verso la comunità lgbt.

 A casa mia si è sempre parlato poco di sessualità, nel bene e nel male. 

 Non credo di aver mai sentito i miei genitori dire una sola parola contraria, ma (prima del mio coming out) neanche positiva, verso gli omosessuali. Erano qualcosa che li aveva mai riguardati e che, fondamentalmente, non conoscevano.

 Al contrario di molte persone che non conoscono qualcosa però, non hanno mai pensato né di denigrare la comunità né di lasciarsi andare a facili stereotipi. Non sappiamo chi sono e cosa fanno. Punto. Non sono buoni e neanche malvagi. 

Quindi per me che l’aids fosse stata “la peste dei gay” l’ho scoperto solo da adulta.

 In generale tutto quello che ricordo sul tema fino all’età in cui ti convincono a usare i contraccettivi a tutti i costi se no finirai incinta o morirai male (dalle mie parti a scuola non andavano tanto per il sottile e ho avuto signore del consultorio a farci qualche ora scolastica di educazione sessuale sin dalle scuole medie, infatti non ho mai avuto una compagna di scuola incinta), si riduce a pochi sprazzi.

 1) Mia madre che mi fa fare il minimo sindacale delle vaccinazioni (genitori vaccinate i vostri figli) perché aveva 20 anni 20 e al consultorio l’avevano un po’ tanto spaventata dicendo che “In America c’era un nuovo virus che non si conosceva” e lei aveva pensato bene che quindi meno roba mi inoculavano, meglio doveva essere (ho avuto la pertosse a 15 anni e momenti mando all’altro mondo mio cugino neonato: VACCINATEVI).

2) Quelle agghiaccianti pubblicità in bianco e nero con la gente con l’aura colorata che se ti toccavano morivi.

3) Le vignette di Lupo Alberto.

4) Una storia di Dylan Dog, “Dopo mezzanotte”, letta a casa di mio cugino, durante la comunione di un altro cugino, in cui Dylan, rimasto chiuso fuori casa vaga per tutta la notte tra omicidi, tossici, eroina e bassifondi in generale. 

 Ad un tratto finisce a casa di un tizio gay che si comprende essere malato di aids e, come succedeva in un’epoca prericerca e medicine ad hoc, era destinato a morire in breve tempo.

Fine.

Potrebbe forse essere sempre più di quello che un bambino/ragazzino medio potrebbe venire casualmente a sapere allo stato attuale.

Col tempo, infatti, la paura, ma anche la prevenzione, sono diventati una faccenda molto silenziosa. 

Esiste sì, ma nessuno ne parla se non sporadicamente, così, de botto, senza senso, senza un vero perché.

 Così, comprendo pienamente perché si sia parlato di questo libro principalmente per questo motivo: Jonathan Bazzi è un giovane autore di Rozzano che racconta di come ha scoperto di essere positivo all’hiv.

 Ad un certo punto della sua esistenza ha iniziato ad avere una febbre persistente e insistente.
Nulla sembrava farla passare, niente, innumerevoli analisi non davano risultati che riuscissero a isolare il problema. Finché.

 Onorevole esporsi fino a questo punto in una società che ondeggia tra un nevrotico politically correct (che nelle sue derive certe volte finisce per essere ridicolo) e una becera e cieca vocazione all’insulto e all’odio.

Tuttavia ammetto di aver letto le parti dedicate alla scoperta del virus con assai meno gusto di quelle, davvero bellissime, e che sembrano a tutti gli effetti un altro romanzo, che ricostruiscono la sua breve vita.

 Jonathan Bazzi racconta una piccola vita in una grande, rumorosa, difficile periferia.

 Nasce da una coppia di genitori molto giovani che si sposano con la cosiddetta rincorsa (negli anni ’80 era ancora usanza sposarsi appena si commetteva il fattaccio) e che divorziano con altrettanta rincorsa.

 Rimasto solo con la madre (il padre, poliziotto, rimarrà sempre presente, ma diciamo a fasi alterne), insieme tornano a vivere a casa dei nonni, dove vige una rigida gestione patriarcale della famiglia, col terribile nonno a capo di tutto. 

 Rozzano, la periferia milanese dove vivono, è un posto, a voler esser buoni, molto complicato: difficili convivenze tra tanti immigrati interni del sud, si uniscono a quel generale senso di abbandono che caratterizza molte periferie dormitori. 

 Tanta gente, pochi servizi, il benessere degli anni ’80, qui rappresentato dalla vicinanza con Milano 2 e il berlusconismo nascente che dà lavoro a tanti, compresa la madre di Bazzi, che lambisce appena famiglie che vengono ghettizzate e si autoghettizzano.

Come se non bastasse né Jonathan né sua madre sembrano essere persone facili.

 Sua madre trova un uomo peggio dell’altro, lui è uno di quei bambini, poi adulti, con dei tratti vagamente ossessivi: arde di passione per certe ossessioni futili che però, nell’immediato, gli portano conforto.

 Del resto, dovremmo provare a esser noi dei ragazzini gay in una periferia machista degli anni ’90.

 Ecco, la storia di questa sua vita è talmente scritta bene, talmente folgorante, talmente vera in un mare di finte vite fantasticate (poche cose sono irritanti come i benestanti che immaginano come debbano essere i poveri) da rendere questo libro davvero bellissimo.

 Il racconto della malattia è un pretesto quasi inutile e sbiadisce davanti alla splendida narrazione di un’infanzia e un’adolescenza di periferia di cui esistono tanti racconti falsi, ora troppo crudi, ora troppo edulcorati, ora troppo edificanti o didascalici, ora troppo pesanti e cruenti. 

 Tanto che forse l’unica parte debole del libro sono proprio le ultimissime pagine, quando quell'affresco di una vita come tante, così piccola eppure carica di dolore, forza ed energia, viene inghiottito dal racconto sul coming out della malattia.

 Se c’è una cosa che questo libro riesce a dire è che le persone sono definite da laboriosi ricordi e non certo dagli accidenti disgraziati e occasionali della vita, così il fatto che quel finale sull’Hiv/Aids venga considerato superfluo è una schiacciante vittoria.

 Al lettore non interessa niente del perché e del per come Jonathan abbia deciso di parlarne (anche se questo ovviamente non vuol dire sminuire la portata di un gesto enorme), vuole solo conoscerlo ancora ancora e ancora meglio.

Ed è questo che fa la differenza tra un narratore occasionale e uno scrittore.

domenica 8 settembre 2019

Le mie letture estive parte I! "Martin Bauman" di Leavitt, l'orrido "Europa Blues", l'ironico Markaris e la gradevole Sue Monk Kidd

Ci sono mesi che sembrano durare 5 volte più degli altri. Sono eterni.

 Il gennaio di quest'anno è stato uno di questi, ma anche agosto non ha scherzato. 
 Le tre settimane di vacanze sono riuscite nella rara impresa di volare eppure di sembrare al contempo infinite, stipate.
Più appassionante di qualsiasi romanzo: le avvincenti nature
del governo italiano
  Probabilmente il fatto di aver iniziato agosto con un governo e averlo finito un mese dopo con un altro in una successione di eventi sempre più improbabili, ha dato al tutto quella strana sensazione di "come andrà a finire, se finirà e quando finirà?".

 E' ovvio che di fronte a una realtà che sfida le leggi del fantastico, il rilassamento rischia di andare a farsi benedire, ma in qualche curioso modo per il momento sembriamo essere sopravvissuti su tutti i fronti. Speriamo non sia un fuoco di paglia.

 Ma come sono andate le mie letture estive? 
 Abbastanza bene! Finalmente, nella pace, ho potuto leggere quanto volevo, non mi è parso vero e già rimpiango quei bei pomeriggi di assoluto nulla sotto l'ombrellone, col libro, l'oceano e la pina colada (quest'anno, crepasse lo stereotipo, l'ho fatto sul serio!).

  Dovrei riuscire a recensirli tuuuuutti in circa tre post (giuro, ci metterò meno di un mese anche perché devo iniziare i miei post halloween/autunno), ecco a voi la prima infornata!


MARTIN BAUMAN di David Leavitt ed. Mondadori:

Non avevo mai sentito parlare di questo libro di Leavitt e sono rimasta molto stupita quando mi è apparso sugli scaffali della biblioteca. Era ben pasciuto e sembrava molto adatto come lettura estiva e, in un modo o nell'altro, non mi ha deluso.

 E' sicuramente un libro particolare e non pienamente riuscito. 
 Non perché non sia scritto benissimo, anzi, si fa leggere e cattura, ma se avete letto anche altri di Leavitt vi accorgerete di una cosa fondamentale: il libro è un po' confuso e lo è perché racconta un periodo della sua vita in cui, assai probabilmente, doveva esserlo anche lui.

 Diceva Calvino ne "Il visconte dimezzato": alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.

 E' un po' quello che succede a Martin Bauman, palese alter ego di Leavitt, che racconta i suoi primi passi nel mondo letterario (similissimo per certi versi a quello italiano, nella parte editoriale, diversissimo nella parte autoriale).

 Martin inizia seguendo le lezioni di un famosissimo editor e, in teoria, Leavitt vorrebbe convincerci che il rapporto tra di loro sia il vero fulcro del libro, invece Stanley Flint non è mai un personaggio realmente tratteggiato, appare piuttosto come una sorta di archetipo editoriale: l'inaccessibile e antico e venerabile mondo dell'editoria vs giovane di belle speranze che spera di avere talento e ce la mette davvero tutta yeah.

 Quello che sembra interessare davvero Leavitt (ma che curiosamente sembra quasi non saperselo confessare nonostante ci stia scrivendo un libro sopra) è la devastante fine di un'amicizia della quale sembra non essersene mai fatta una ragione.

 Un po' lo capisco, ci sono alcuni rapporti che appaiono eterni e finiscono per avvoltolarsi nelle pieghe della giovinezza.

 Tu sei lì che cerchi di capire come essere felice e scopri che per esserlo devi perdere alcune tra le persone che ami di più, è una lezione abbastanza difficile da digerire.

 Così Leavitt tira fuori due "teste di morto" abbastanza ricorrenti nei suoi primi racconti: la prima grande storia d'amore che fondamentalmente era la prima grande palla al piede, e la prima grande amicizia che si rivela un tradimento di aspettative, di coraggio, di opinioni.

 Il libro dà il suo meglio nella parte centrale, quando Martin Bauman si trova a lavorare in una casa editrice tra episodi tragicomici, mentre sembra diventare un altro libro, completamente diverso e avulso dal resto della trama nella terza parte, quando cerca di spiegarsi una cosa che ancora palesemente non si è spiegato da solo: come fanno a mancarmi due persone che erano così incredibilmente sbagliate per me?

 Lo consiglio se amate lo scrittore o volete diventare scrittori, altrimenti rischia di annoiare.


DIFESA A ZONA di Petros Markaris:

Avevo abbandonato Markaris un paio di anni fa dopo aver letto tre libri di seguito, tutti un po' troppo simili tra loro.
 Quest'anno la biblioteca mi ha indotto a dargli una seconda possibilità fornendomi su un piatto d'argento "Difesa a zona" che appariva in una piccola gustosa edizione molto da viaggio (perché non fanno più libri così??).

 Il giallo, uno dei primi della serie, prende le mosse da una vacanza che il commissario Charitos sta facendo sulla moglie sull'isola di Santorini. 
 Un terremoto improvviso causa crolli e smottamenti e fa riemergere un cadavere ritrovato da alcuni giovani dottorandi europei che agli occhi del commissario sono tipo degli Hippie della peggior specie.

 Il cadavere si scoprirà collegato ad un altro omicidio ad Atene, pochi giorni dopo. Com'è possibile? Cos'hanno a che spartire un arbitro di serie C e un imprenditore di successo ateniese?

 L'indagine è abbastanza complessa, ben suddivisa tra intrecci familiari e corruzione (uno dei grandi crucci di Markaris) e ha un'altissima dose di ironia che rende Charitos formidabilmente simpatico (perla uber alles il fidanzato della figlia laureato in agraria che il commissario continua a chiamare "Il fruttivendolo laureato").
 Se volete affontare un Markaris è quello da cui iniziare!


LA VITA SEGRETA DELLE API di Sue Monk Kidd ed. Mondadori:

 Non so perché, ma questa estate mi era presa una voglia pazza di leggere un libro in stile "Pomodori verdi fritti".

 Ho chiesto aiuto su fb e, tra gli altri titoli, mi era stato proposto questo che oscuramente ricordavo per via di un film con Dakota Fanning e Queen Latifah.

 In effetti l'ambientazione è proprio da "Pomodori verdi fritti": sud degli Stati Uniti, a noi parrebbe fine ottocento, ma in realtà siamo negli anni '50.
 Una ragazzina, Lily, orfana di madre, vive con un padre violento e menefreghista e viene sostanzialmente cresciuta da Rosaleen, una bracciante di colore che il padre ha messo in casa quale governante dopo la morte della moglie.

 Un giorno, a seguito di una rissa durante la quale Rosaleen viene picchiata da alcuni tizi ancor più razzisti dei razzisti, le due decidono di scappare e fuggono nell'unico posto che viene in mente a Lily: un paese a qualche ora di distanza, il cui nome è segnato dietro la curiosa icona di una Madonna nera, uno dei rari ricordi della genitrice defunta.

 In questo caso il cuore immacolato di Maria funziona e invece di finire sotto un ponte le due trovano ricetto presso la grande casa di alcune sorelle apicoltrici che, oltre ad avere i nomi dei mesi primavera-estate, tengono anche un curioso circolo religioso che mescola cristianesimo e sincretismo animista/matriarcale.

 Il libro è grazioso, mai ai livelli di "Pomodori verdi fritti", ma ha una sua poesia e una certa visionarietà in alcuni punti: gli incontri religiosi, il nascere dell'attrazione fisica di Lily verso un suo coetaneo di colore, la drammatica follia di una delle sorelle.
 Devo dire che mi è piaciuto, molto insolito rispetto alle immagini sempre identiche restituite dai libri statunitensi.
 Adesso sono curiosa di vedere il film.

EUROPA BLUES di Arne Dahl ed. Marsilio:

Ogni anno provo a dare una possibilità a un nuovo autore di gialli, meglio se scandinavo. L'anno scorso ho toppato alla grande con Asa Larsson, quest'anno l'ho fatto con Arne Dahl.
 Un libro incomprensibilmente orrendo da leggere, dall'inizio fino a ben oltre la metà inoltrata quando ho deciso di abbandonarlo.

 Una sorta di task force svedese i cui personaggi non sono mai tratteggiati come Cristo comanda (suppongo lo siano stati nei libri precedenti, ma di solito si ha il buon gusto di dire due parole anche ai poveracci che prendono la serie da un numero a caso) sono alle prese con una specie di gruppo di vendicatori (forse vendicatrici) che usano tecniche di tortura degne di un film horror di serie Z.

 Non so se per colpa dell'autore o del traduttore buona parte del libro risulta incomprensibile a causa di alcune fissazioni, come la parola "ghiottone" stante a indicare una specie di marmotta vorace che all'inizio divora il corpo di una vittima (che va bene, ma lo ripetono tipo 200 volte) o modi di dire come "femministe ninja" che non riesco bene a capire che caspita dovrebbero essere (sembrano delle terf con strane manie di vendetta, ma nel libro viene usata come espressione colloquiale accreditata che dovremmo capire).

 In più, a peggiorare il tutto, c'è uno di questi poliziotti che sta facendo una lunga vacanza in Italia coi soldi di uno zio defunto e che fa tutto quello che ti aspetti faccia uno straniero in Italia: affittare una villa nel Chianti, bere vino sotto il portico, coltivare erbe odorose in giardino e, già che c'è, collaborare coi carabinieri locali (che a quanto pare si offendono se non dividi della grappa con loro in ufficio) in indagini non ben definite su vendicatrici mascherate, tratta delle bianche e prostituzione nei centri di raccolta migranti.

 Un libro assolutamente illeggibile che non ha tensione MAI e appare solo grottescamente ridicolo.
Statene alla larga.

venerdì 6 settembre 2019

Ci si vede il 7 Settembre al Cassero per la prima presentazione di "LESBOOM!"!

Mentre stavo cercando di finire il primo post delle letture delle vacanze mi sono resa conto che, ehm, non ho mai messo qui la locandina con tutte le info per la presentazione al Cassero!!

 Per chi è a Bologna e volesse fare un salto ci vediamo domani Sabato 7 Settembre alle 18:30 al Cassero dove, oltre a ciarlare conmigo potrete anche trovare "LESBOOM!" il mio primo fumetto autoprodotto (di cui vado muy fiera!)!

 Accorrete!!



Eccovi intanto il tenero pargolo (attualmente fornito di fascetta e piccola appendice speciale).


sabato 3 agosto 2019

Buone vacanze!! (E già che ci siete...)

Finalmente anche quest'anno il sacro momento delle vacanze è arrivato.

 Sono particolarmente stanca perché in questi ultimi giorni ho davvero fatto l'impossibile per terminare il libercolo lgbt autoprodotto.

 Incredibile ma vero: ce l'ho fatta!

Se riuscirò anche a stamparlo in tempo per la presentazione del 7 settembre allora sarà il massimo (incrociamo le dita).


 Per il resto, ci si legge a fine agosto!
 Sui social continuerò a postare qualche foto o similari, per il resto conto di dormire, mangiare, vagare, riposare (e basta).

 Buone vacanze a tutt*!!!


Ps vi ricordo che, nel caso vi avanzasse tempo, potete candidarmi come miglior sito letterario ai Macchianera Awards! Per comodità vi lascio anche il form.










lunedì 29 luglio 2019

I consigli per l'estate 2019 parte II! Biografie risorgimentali e diabolike,cantanti punk, febbri persistenti e scomparse impreviste.

 Vergognosamente in ritardo pubblico la seconda infornata di consigli estivi (ahimè,  temo, l'ultima).

ill by Pascal Campion
 In fondo, bonus track potete trovare la mia selezione in biblioteca, luogo sempre caro a noi povery lettori povery.

 Al ritorno dalle ferie (mamma mia non pensiamoci già) farò un bel post al riguardo per capire se ho azzeccato tutte le scommesse, un po' mi mancano i tempi in cui ero più ggggiovane e osavo di più, adesso se non ho la quasi certezza che il libro potrebbe piacermi non lo tocco manco per sbaglio e sicuramente perdo un sacco di belle scoperte.


 Ma vabbeh, non fate come me e gustatevi i miei consigli estivi!


Diario della mia scomparsa di Azuma Hideo ed. JPop:

Tendenzialmente le storie giapponesi sono abbastanza simili, come insegna qualsiasi spokon: una persona ha un obiettivo e lo coltiva fino allo sfinimento perché o perfezione o morte. Quando, infine il nostro eroe giunge all'agognato successo cosa fa? Mica si riposa! Continua a lavorare a cottimo fino alla fine dei suoi tempi.
 Non è proprio andata così per Azuma Hideo, il papà di Pollon e Nana Supergirl.

Azuma Hideo infatti, dopo aver raggiunto il successo, cade di una spirale fatta di alcolismo ed esaurimento che lo ha portato a vivere come un senzatetto.

 Se nella società occidentale la cosa è malvista (dico questo per tacermi dei disgraziati che si vantano di buttare coperte e i poveri beni a questa povera gente), in quella giapponese è, possibilmente ancor peggio. 
 Eppure il mangaka riesce a raccontare questo suo profondo disagio e la sua vita per strada con il tono della grande commedia che è maschera per un terribile dolore.
 Un piccolo gioello, da leggere e regalare in questi tempi senza compassione.


I'm every woman di Liv Stromquist ed. Fandango:
 Liv Stromquist si occupa in modo molto arguto della posizione femminile nella società e nella storia. 

 Ben lungi da darsi facili risposte, analizza a freddo e con una certa ironia una serie di dati che ci consegnano l'immagine perfetta della nostra società: creata dagli uomini e per gli uomini E sostenuta da molte donne che trovano, per formazione o convinzione, un cambiamento inconcepibile.

 Il suo precedente "I sentimenti del principe Carlo" era davvero notevole e grazioso è anche questo "I'm every woman" (sono tutte opere fumettose) che riesuma tanti fantasmi della storia: le grandi donne dietro i grandi uomini. 
 Non una cosa leziosa e tanto tanto pucciosa, ma un efferato crimine storico che hanno cercato di farci passare per tale.


Calypso di  David Sedaris ed. Mondadori:
 
Sedaris era uno di quegli autori che andavano tanto nei primi anni 2000 quando le case editrici (e forse, immagino, anche gli autori stessi) sperimentavano delle gustose e curiose e non per forza pallose nuove forme narrative. 

 Più che l'ansia di primeggiare sembrava esserci quella di folleggiare e il catalogo della collana strade blu della Mondadori, ormai tristemente scomparso nell'oblio editoriale, ne è la conferma. 

 Sedaris, autore comico americano, è sopravvissuto alle nebbie del tempo ed è tornato con questo "Calypso" una sorta di patchwork autobiografico estremamente godibile. 
Per chi ama i racconti slice of life.


Rosalia Montmasson di Marco Ferrari ed. Mondadori:

 La quarta recita: l'unica donna tra i garibaldini sbarcati a Marsala (in verità ce ne fu almeno un'altra: Antonia Masanello, che si finse uomo e combatté attivamente per poi morire, appena ventottenne e poverissima). 

 Compagna di Francesco Crispi (che chiunque di noi ex-liceali ricorda per l'eccezionale capacità di essere perennemente presente in qualsiasi pagina del libro di storia post-risorgimento fino alla sua morte), fu parte attivissima dei moti risorgimentali a partire dalle cospirazioni mazziniane fino alla spedizione dei mille a cui partecipò come infermiera e combattente vera e propria. 

 Il finale di tale eroica storia ci mostra poi il lato penoso dell'immortale Crispi: la ripudiò con una menzogna per sposare una giovane borbonica. Si nasce incendiari e si muore pompieri e da quel punto di vista Rose, detta Rosalia, merita ben più memoria di Crispi.


Le regine del terrore di Davide Barzi ed. Nona Arte:

Come fu che due potenziali sciure milanesi divennero le incontrastate regine del terrore creando uno dei personaggi archetipo del fumetto italiano? 

Eh, è una bella bella domanda, e questo saggio dedicato alle sorelle Giussani, creatrici di Diabolik, risponde con una storia affascinante che racconta un'Italia che fu, piena d'inventiva, di casi di cronaca assurdi (Diabolik nasce da una storia di cronaca nera torinese, in cui l'omicida aveva firmato bigliettini a nome Diabolich), una tenacia, un'intelligenza, ma anche un'incoscienza davvero fuori dal comune. 
 Imitatissime, riuscirono nell'impresa di agguantare un archetipo, il sogno della vita di ogni fumettista e scrittore.
 Assolutamente da leggere.


Tranny di Laura Jane Grace ed. Tsunami :

 La storia vera di Laura Jane Grace, fondatrice e cantante degli Against Me! band punk statunitense.

 Nata come Tom Gabel, prima di accettare la propria identità e decidere di intraprendere la sua vita come donna ha lottato strenuamente contro la sua vera indole. Si è sposata due volte, ha avuto una figlia, ha avuto un lungo percorso attraverso la dipendenza e solo a 32 anni decide finalmente di uscire allo scoperto. 

La sua storia è raccolta, anche attraverso i suoi diari, in questa bella biografia edita dalla Tsunami edizioni, una casa editrice che in campo musicale è un'assoluta garanzia.


La saga di Hoke Moseley di Charles Willeford (4 libri ed. Feltrinelli):

 Avevo consigliato forse un paio di estati fa "Miami blues" un giallo ambientato a Miami che ricordava molto la scrittura di Raymond Chandler, ma con un protagonista identico allo sceriffo Hopper di Stranger Things. 

Anche i restanti gialli si fanno leggere con gusto anche se le trame dei gialli solitamente sono assai meno preponderanti del contorno hard boiled annaffiato da abbondanti birre.

 L'ultimo della serie è "Come si muore oggi" e prende le mosse dai trafficanti di migranti sul confine sud degli Stati Uniti.


Febbre di Jonathan Bazzi ed. Fandango:

Lo vedete anche nelle foto delle mie letture estive. Ho avuto la GRANDISSIMA fortuna di trovarlo esposto appena entrata in biblioteca, non ci potevo credere. Ne sento parlare benissimo da quando è uscito e ho letto alcuni pezzi, scritti davvero davvero bene.

 Jonathan Bazzi parla di una strana febbre persistente che qualche anno fa proprio non passava. Incurabile e ingestibile lo porta a fare una serie di analisi che, infine, danno un risultato: è sieropositivo. 
Ma cosa vuol dire essere sieropositivo negli anni 2010, quando ormai di hiv si parla solo al passato, quasi fossero una drammatica epidemia perduta, tipo la Spagnola?

 Scommetto che non CI deluderà.

Il mio saccheggio odierno in biblioteca


domenica 28 luglio 2019

Grandi classici in una pagina! "Carmilla", uno dei fumettosi riassunti che troverete nel libercolo autoprodotto.

 Incredibile, ma vero, forse sto riuscendo a comporre il libercolo autoprodotto. 

 Forse per rientrare in carreggiata avevo solo bisogno di ritrovare una mia routine post cambio di lavoro (momenti non richiesti di autocoscienza).

 Una parte comunque sarà dedicata ai fumettosi riassunti di grandi classici a tematica lesbica.

 Per darvi un assaggio vi lascio "Carmilla"! Godetevi il primo grande classico (lesbico) in una pagina!


domenica 21 luglio 2019

Il 7 Settembre a Bologna e il filmino dell'unione civile!

Preannuncio che, a scanso di indicibili problemi (ergo vi terrò aggiornati), il 7 Settembre dovrei essere a Bologna al Cassero per presentare il mio secondo libro, "Quanti dolori, giovane libraia!" e che, se riesco a farmi una chiusa e a resistere ai continui inviti fuori (sembra che i milanesi escano solo a Luglio), dovrei avere il famoso librettino pronto per l'occasione.
 Incrocio le dita e cerco di mettermi sotto (in cambio ricordate i Macchianera :*).
 Intanto vi posto un fumettino estemporaneo sul modo in cui passo parte del mio scarso tempo a casa ultimamente.
Qualcuno mi tolga il lettore DVD.




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