sabato 3 agosto 2019

Buone vacanze!! (E già che ci siete...)

Finalmente anche quest'anno il sacro momento delle vacanze è arrivato.

 Sono particolarmente stanca perché in questi ultimi giorni ho davvero fatto l'impossibile per terminare il libercolo lgbt autoprodotto.

 Incredibile ma vero: ce l'ho fatta!

Se riuscirò anche a stamparlo in tempo per la presentazione del 7 settembre allora sarà il massimo (incrociamo le dita).


 Per il resto, ci si legge a fine agosto!
 Sui social continuerò a postare qualche foto o similari, per il resto conto di dormire, mangiare, vagare, riposare (e basta).

 Buone vacanze a tutt*!!!


Ps vi ricordo che, nel caso vi avanzasse tempo, potete candidarmi come miglior sito letterario ai Macchianera Awards! Per comodità vi lascio anche il form.










lunedì 29 luglio 2019

I consigli per l'estate 2019 parte II! Biografie risorgimentali e diabolike,cantanti punk, febbri persistenti e scomparse impreviste.

 Vergognosamente in ritardo pubblico la seconda infornata di consigli estivi (ahimè,  temo, l'ultima).

ill by Pascal Campion
 In fondo, bonus track potete trovare la mia selezione in biblioteca, luogo sempre caro a noi povery lettori povery.

 Al ritorno dalle ferie (mamma mia non pensiamoci già) farò un bel post al riguardo per capire se ho azzeccato tutte le scommesse, un po' mi mancano i tempi in cui ero più ggggiovane e osavo di più, adesso se non ho la quasi certezza che il libro potrebbe piacermi non lo tocco manco per sbaglio e sicuramente perdo un sacco di belle scoperte.


 Ma vabbeh, non fate come me e gustatevi i miei consigli estivi!


Diario della mia scomparsa di Azuma Hideo ed. JPop:

Tendenzialmente le storie giapponesi sono abbastanza simili, come insegna qualsiasi spokon: una persona ha un obiettivo e lo coltiva fino allo sfinimento perché o perfezione o morte. Quando, infine il nostro eroe giunge all'agognato successo cosa fa? Mica si riposa! Continua a lavorare a cottimo fino alla fine dei suoi tempi.
 Non è proprio andata così per Azuma Hideo, il papà di Pollon e Nana Supergirl.

Azuma Hideo infatti, dopo aver raggiunto il successo, cade di una spirale fatta di alcolismo ed esaurimento che lo ha portato a vivere come un senzatetto.

 Se nella società occidentale la cosa è malvista (dico questo per tacermi dei disgraziati che si vantano di buttare coperte e i poveri beni a questa povera gente), in quella giapponese è, possibilmente ancor peggio. 
 Eppure il mangaka riesce a raccontare questo suo profondo disagio e la sua vita per strada con il tono della grande commedia che è maschera per un terribile dolore.
 Un piccolo gioello, da leggere e regalare in questi tempi senza compassione.


I'm every woman di Liv Stromquist ed. Fandango:
 Liv Stromquist si occupa in modo molto arguto della posizione femminile nella società e nella storia. 

 Ben lungi da darsi facili risposte, analizza a freddo e con una certa ironia una serie di dati che ci consegnano l'immagine perfetta della nostra società: creata dagli uomini e per gli uomini E sostenuta da molte donne che trovano, per formazione o convinzione, un cambiamento inconcepibile.

 Il suo precedente "I sentimenti del principe Carlo" era davvero notevole e grazioso è anche questo "I'm every woman" (sono tutte opere fumettose) che riesuma tanti fantasmi della storia: le grandi donne dietro i grandi uomini. 
 Non una cosa leziosa e tanto tanto pucciosa, ma un efferato crimine storico che hanno cercato di farci passare per tale.


Calypso di  David Sedaris ed. Mondadori:
 
Sedaris era uno di quegli autori che andavano tanto nei primi anni 2000 quando le case editrici (e forse, immagino, anche gli autori stessi) sperimentavano delle gustose e curiose e non per forza pallose nuove forme narrative. 

 Più che l'ansia di primeggiare sembrava esserci quella di folleggiare e il catalogo della collana strade blu della Mondadori, ormai tristemente scomparso nell'oblio editoriale, ne è la conferma. 

 Sedaris, autore comico americano, è sopravvissuto alle nebbie del tempo ed è tornato con questo "Calypso" una sorta di patchwork autobiografico estremamente godibile. 
Per chi ama i racconti slice of life.


Rosalia Montmasson di Marco Ferrari ed. Mondadori:

 La quarta recita: l'unica donna tra i garibaldini sbarcati a Marsala (in verità ce ne fu almeno un'altra: Antonia Masanello, che si finse uomo e combatté attivamente per poi morire, appena ventottenne e poverissima). 

 Compagna di Francesco Crispi (che chiunque di noi ex-liceali ricorda per l'eccezionale capacità di essere perennemente presente in qualsiasi pagina del libro di storia post-risorgimento fino alla sua morte), fu parte attivissima dei moti risorgimentali a partire dalle cospirazioni mazziniane fino alla spedizione dei mille a cui partecipò come infermiera e combattente vera e propria. 

 Il finale di tale eroica storia ci mostra poi il lato penoso dell'immortale Crispi: la ripudiò con una menzogna per sposare una giovane borbonica. Si nasce incendiari e si muore pompieri e da quel punto di vista Rose, detta Rosalia, merita ben più memoria di Crispi.


Le regine del terrore di Davide Barzi ed. Nona Arte:

Come fu che due potenziali sciure milanesi divennero le incontrastate regine del terrore creando uno dei personaggi archetipo del fumetto italiano? 

Eh, è una bella bella domanda, e questo saggio dedicato alle sorelle Giussani, creatrici di Diabolik, risponde con una storia affascinante che racconta un'Italia che fu, piena d'inventiva, di casi di cronaca assurdi (Diabolik nasce da una storia di cronaca nera torinese, in cui l'omicida aveva firmato bigliettini a nome Diabolich), una tenacia, un'intelligenza, ma anche un'incoscienza davvero fuori dal comune. 
 Imitatissime, riuscirono nell'impresa di agguantare un archetipo, il sogno della vita di ogni fumettista e scrittore.
 Assolutamente da leggere.


Tranny di Laura Jane Grace ed. Tsunami :

 La storia vera di Laura Jane Grace, fondatrice e cantante degli Against Me! band punk statunitense.

 Nata come Tom Gabel, prima di accettare la propria identità e decidere di intraprendere la sua vita come donna ha lottato strenuamente contro la sua vera indole. Si è sposata due volte, ha avuto una figlia, ha avuto un lungo percorso attraverso la dipendenza e solo a 32 anni decide finalmente di uscire allo scoperto. 

La sua storia è raccolta, anche attraverso i suoi diari, in questa bella biografia edita dalla Tsunami edizioni, una casa editrice che in campo musicale è un'assoluta garanzia.


La saga di Hoke Moseley di Charles Willeford (4 libri ed. Feltrinelli):

 Avevo consigliato forse un paio di estati fa "Miami blues" un giallo ambientato a Miami che ricordava molto la scrittura di Raymond Chandler, ma con un protagonista identico allo sceriffo Hopper di Stranger Things. 

Anche i restanti gialli si fanno leggere con gusto anche se le trame dei gialli solitamente sono assai meno preponderanti del contorno hard boiled annaffiato da abbondanti birre.

 L'ultimo della serie è "Come si muore oggi" e prende le mosse dai trafficanti di migranti sul confine sud degli Stati Uniti.


Febbre di Jonathan Bazzi ed. Fandango:

Lo vedete anche nelle foto delle mie letture estive. Ho avuto la GRANDISSIMA fortuna di trovarlo esposto appena entrata in biblioteca, non ci potevo credere. Ne sento parlare benissimo da quando è uscito e ho letto alcuni pezzi, scritti davvero davvero bene.

 Jonathan Bazzi parla di una strana febbre persistente che qualche anno fa proprio non passava. Incurabile e ingestibile lo porta a fare una serie di analisi che, infine, danno un risultato: è sieropositivo. 
Ma cosa vuol dire essere sieropositivo negli anni 2010, quando ormai di hiv si parla solo al passato, quasi fossero una drammatica epidemia perduta, tipo la Spagnola?

 Scommetto che non CI deluderà.

Il mio saccheggio odierno in biblioteca


domenica 28 luglio 2019

Grandi classici in una pagina! "Carmilla", uno dei fumettosi riassunti che troverete nel libercolo autoprodotto.

 Incredibile, ma vero, forse sto riuscendo a comporre il libercolo autoprodotto. 

 Forse per rientrare in carreggiata avevo solo bisogno di ritrovare una mia routine post cambio di lavoro (momenti non richiesti di autocoscienza).

 Una parte comunque sarà dedicata ai fumettosi riassunti di grandi classici a tematica lesbica.

 Per darvi un assaggio vi lascio "Carmilla"! Godetevi il primo grande classico (lesbico) in una pagina!


domenica 21 luglio 2019

Il 7 Settembre a Bologna e il filmino dell'unione civile!

Preannuncio che, a scanso di indicibili problemi (ergo vi terrò aggiornati), il 7 Settembre dovrei essere a Bologna al Cassero per presentare il mio secondo libro, "Quanti dolori, giovane libraia!" e che, se riesco a farmi una chiusa e a resistere ai continui inviti fuori (sembra che i milanesi escano solo a Luglio), dovrei avere il famoso librettino pronto per l'occasione.
 Incrocio le dita e cerco di mettermi sotto (in cambio ricordate i Macchianera :*).
 Intanto vi posto un fumettino estemporaneo sul modo in cui passo parte del mio scarso tempo a casa ultimamente.
Qualcuno mi tolga il lettore DVD.




lunedì 15 luglio 2019

Consigli estivi parte I. Racconti cinesi, ragazze con la pistola, micromondi lgbt, horror veneti e nonnine giapponesi.

Come ogni anno, anzi forse quest'anno ancor di più, mi è piovuta addosso l'estate.

 Poiché sto preparando alcune cose per questo settembre (e questo settembre mai come quest'anno mi sembra tragicamente dietro l'angolo), i consigli estivi sono rimasti nei miei retropensieri finché mi sono resa conto che qua tra due settimane mezza Italia se ne va al mare e adios.

 Perciò, poche ciance! Ecco a voi la primissima infornata di consigli di lettura estivi. Come noterete, molto eclettici!

 Ah! Già che ci siamo vi informo che anche quest'anno ci sono i Macchianera Awards!

Potete votare I dolori della giovane libraia come miglior sito letterario al seguente link:



Basta poi copianicollare l'indirizzo del sito come miglior sito letterario e ricordarsi di compilare almeno 8 categorie.

Bene ora che vi ho indottrinato abbastanza potete godervi i consigli! Urrà!

SIGNOR DIAVOLO di Pupi Avati ed. Guanda:

 Quando adoroh i gialli all'italiana e adorereih se ci fossero più libri del genere.

Così quando finalmente ne esce fuori uno come si fa a non consigliarlo? A fine agosto arriverà al cinema il film di Pupi Avati che prima di darsi alle commedie di buoni sentimenti (o ad oscuri film malissimo riusciti con star internazionali), era ottimo regista di horror padani (non nel senso di campagne elettorali della lega).

 Se come me amate gli incubi estivi e volete prepararvi all'evento propongo di tentare tutti l'impresa di questo horror veneto che cerca di indagare il melmoso nordest fatto di religione con derive fanatiche e claustrofobia.

 Detta così pare un saggio d'attualità, ma confido che il diavolo non si sia ancora effettivamente palesato da quelle parti.


SOMARE di Federico Boni ed. SEM:

Consiglio estremamente LGBT, nel senso che, a mio parere, è proprio difficile da seguire se non si fa parte della comunità LGBT.

Si tratta di un esperimento linguistico a dir poco interessante visto il lessico e il gergo scelto dall'autore, una quantità notevole di dialoghi (il libro è quasi solo dialogato) che usa continue metafore e riferimenti tipici della gaya cultura.

 Ammirevole da un certo punto di vista, divertente da un altro (io mi sono muy divertita). Non mi azzardo a dire che sia comprensibile alle masse tutte, ma per di certo è un'ottima lettura per comunità lgbt e allies very addicted.

 Mai quarta di copertina fu più centrata: come un film di Ferzan Ozpetek venuto male.


LA RAGAZZA CON LA PISTOLA di Amy Stewart ed. Baldini e Castoldi:

E' il mio consiglio da "donna moderna" di cui in estate ogni tanto qualcuno sente il bisogno. Trattasi di un romanzo, stile commedia western, che in verità prende le mosse da un fatto realmente avvenuto e ha per protagoniste tre sorelle realmente esistite.

Nel 1914, in New Jersey, un tizio investì con la sua auto il calesse sul quale viaggiavano le tre sorelle Kopp. Non pagò litigo con le poverette e si rifiutò di pagare i danni, convinto che tre donne senza la protezione di un uomo non sarebbero state in grado di farsi valere. Ebbene non poteva sapere che la maggiore delle sorelle, Constance, era un tipo talmente tosto da riuscire a diventare una delle prime donne sceriffo d'America.

 Per le appassionate di romanzi storici in vena di diventare serie di Netflix.


UN'ESTATE CON LA STREGA DELL'OVEST di Nashiki Kaho ed. Feltrinelli:

 Per veri Yoshimoto Addicted, riporta in parte a quelle atmosfere questo romanzo del 1994 tradotto solo ora in Italia. Vi avviso, è una strana storia tenue. 

Tenue perché la trama è davvero esile: una tredicenne vittima di bullismo si rifiuta di andare a scuola e viene mandata dalla madre in campagna dalla nonna, una signora inglese che dice di avere poteri magici.
Strana perché fino all'ultima pagina campeggiava sulla mia fronte un: "pensavo fosse molto meglio" salvo poi scoppiare a piangere e attaccarmi al telefono a cercare mia nonna alle undici di sera.

 Si legge in un soffio.


RAGAZZO D'ORO, RAGAZZA DI SMERALDO di Yiyun Li ed. NN:

La Cina è vicina, ma è davvero così?
A leggere la loro ottima letteratura direi proprio di no, sembra anzi di essere dalle parti di una strana distopia incredibile da credere realtà.
I racconti di Yiyun Li che vive da anni negli Stati Uniti (e si vede) raccontano con eccezionale raffinatezza tante piccole vite. 

Anziane che decidono di fare le investigatrici private per stanare adulteri, vecchie promesse tra amiche che si trasformano in tragedia, l'onnipresente ansia matrimoniale degli orientali che li porta a compiere scelte affrettate e insensate e piccole grandi tragedie che irrompono in vite minuscole.

La storia si agita sullo sfondo, soprattutto nell'ultimo, lungo, racconto, ma non diventa mai il reale avversario alla felicità di persone che, semplicemente, non hanno idea di cosa desiderino o, se ce l'hanno, non hanno mai davvero la forza di desiderarlo fino in fondo.
C'è di certo una sensibilità d'oriente che sfugge a noi occidentali forse anche troppo protesi verso la necessaria e assoluta realizzazione delle nostre vite. Noi non sappiamo bastarci mai, loro, forse riescono a bastarsi troppo.
 Menzione di particolare angoscia al racconto sulla gpa ad opera di una coppia (etero) che perde l'unica amata figlia in un incidente d'auto.
 Consigliatissimo anche a chi, solitamente, non legge racconti.


Lascio anche una curiosità che mi ispira ma a cui non ho avuto modo di dare un'occhiata, quindi non so se è passibile di consiglio o boh di "libro che mi ispira".

Si tratta del manga "Note dall'appartamento 107" di Kashiwai ed. Star Comics.
 Sembra si tratti di una serie di racconti slice of life un po' surreali. A occhio mi intriga molto, se qualcuno di voi l'ha letto mi faccia sapere! Intanto lo cerco!

martedì 2 luglio 2019

"Il serial killer. Incubi in archivio", un fumetto pieno di terrore e nuove espressioni facciali.

 Mentre Luglio avanza, il caldo ci soffoca e le città diventano sempre più invivibile e il paese sempre più preda di una crisi di nervi e di una strana lobotomia perfettamente riuscita, eccovi apparire un nuovo fumetto sul nuovo lavoro.
 Ogni luogo dà i suoi incubi e se l'immaginazione galoppa dà proprio dei cinema dentro la testa.

 Eccovi un fumetto in cui farete la conoscenza di nuovi personaggi e persino nuove espressioni facciali!
 "Il serial killer. Incubi in archivio", un fumetto pieno di terrore.









mercoledì 26 giugno 2019

"Le 11 cose che non mancano mai in un film lesbico", un fumetto ricco di disagio, uomini malvagi e porte lasciate aperte.

Lo scorso fine settimana sono andata al Festival Mix di Milano, il festival del cinema lgbt.
 Ovviamente come ogni anno la componente G e T aveva delle pellicole ora tragiche ora tragicomiche, mentre la componente L doveva vivere nell'ansia e nel pericolo.

 Dopo aver visto film molto apprezzabili per carità, ma alquanto disagevoli psicologicamente, ho partorito ad una velocità estrema (davvero estrema per me, sono fiera) questo fumetto su tutti i cliché che non possono mai mancare in un film lesbico.

 "Le 11 cose che non mancano mai in un film lesbico", un fumetto ricco di disagio.








lunedì 24 giugno 2019

Ragazzi che amano ragazzi parte II. Guide, coming out, intersessualità, agender, grandi classici e i favolosi anni '80!

Dall'elenco manca "Il blu è un colore caldo" di Julie Maroh,
la graphic dalla quale è tratto il film "La vita di Adele". Può
valere come consiglio, ma è molto tristerrimo. Ho comunque 
scritto un articolo vari anni fa  in merito.
Poiché, una decina di giorni fa, nel precedente post sui libri lgbt per ragazzi  avevo lasciato fuori alcuni titoli a cui tenevo, eccovi una seconda infornata.


 Ovviamente sono titoli che si possono leggere a tutte le età (io li ho letti quasi tutti da adulta per motivi di tempistica) e sono comunque piacevoli.


 Questa volta ci sono guide, classici, il tema dell'intersessualità e persino un romanzo sugli spesso ignorati bisessuali.

 Buona lettura!


GUIDE.
"Questo libro è gay" di Juno Dawson ed Sonda "Più che amiche" di Jennifer Quiles Castelvecchi ed.:
 Quando capisci di essere gay o quando devi far capire ai tuoi volenterosi genitori cosa fa, come si muove, dove trova il suo habitat e via discorrendo un gay, il primo istinto può essere quello di rivolgersi ai libri.  

Non hanno, del resto, tutte le risposte?

 Esistono guide che spieghino il mondo omosessuale for dummies? Ebbene sì, esistono guide per tutto, non mancano neanche queste.

 Le edizioni Sonda lo scorso anno hanno dato alle stampe un libro che sin dalla copertina non lascia spazio all'immaginazione "Questo libro è gay" racconta il mondo lgbt a chi non ne sa proprio niente o vi si approccia per la prima volta.
Ha un linguaggio molto semplice e affronta a tutto tondo il tema lgbtq dalla cultura alla sessualità, dal bullismo alla salute.

 Specifico sul mondo lesbico c'è "Più che amiche" (anche se vorrei che le case editrici prendessero nota e abolissero per sempre le parole "amica" e "diverso" dai titoli a tematica lgbt) di Jennifer Quiles.
 Lo segnalo benché molto molto datato perché affronta temi che magari alcune ragazze sentono di voler conoscere in modo più specifico.

Esistono persino guide su come fare coming out.

 Posto che questo evento varia incredibilmente da persona a persona che lo fa e da persona a persona a cui si fa, è comprensibilissimo aver bisogno del supporto emotivo di un libro che ci dica cosa fare e a cosa potremmo andare incontro (cose belle, ma anche cose brutte, non sapete quanti "migliori amici di una vita" non sono affatto migliori amici di una vita alla prova del coming out).

 Esistono alcune guide (avevo fatto un articolo per Lezpop qualche anno fa), quella che mi sento di consigliare è "Come non detto" di Roberto Proia da cui venne tratto qualche anno fa anche un grazioso film omonimo.

 Il libro raccoglieva coming out famosi, compreso quello dell'autore, ed è persino provvisto di esercizi per prepararsi al lieto evento. Per sdrammatizzare.


I RAGAZZI CHE FURONO. Consigli anni '80-'90:

"Generation of love" di Matteo B. Bianchi ed. Fandango e "Tutta colpa di Miguel Bosè"di Sciltian Gastaldi Fazi editore:

Per ravvispare un po' i consigli seriosi, i giovani d'oggi possono rivolgersi ai giovani di ieri.

 Esiste infatti un filone, purtroppo praticamente esclusivamente di produzione gay maschile (ignoto se le lesbiche non ne scrivano di simili o non glieli pubblichino), ambientato tra gli anni '80-'90 che fa molto simpatia nostalgica.

 Il più famoso e, a mio parere, il migliore anche a distanza di anni rimane "Generation of love" di Matteo B. Bianchi, di cui l'anno scorso è uscita anche la versione estesa.

Altri esempi sono "Tutta colpa di Miguel Bosè" di Sciltian Gastaldi e i recenti "Ma è stupendo!" di Diego Passoni e "Ora che sono nato" di Maurizio Morino.

 Le storie sono tutte accomunate da molta ironia, tanto ritmo, millemila ricordi comprensibili solo a chi è ha vissuto gli anni '80-'90 in pieno (godibili anche per chi è arrivato dopo, ma, immagino con google accanto per decriptare intere frasi).

 Fanno passare serate molto piacevoli e aprono uno schermo su un mondo che non era forse ancora tutelato legalmente quanto l'attuale, ma era finalmente ben lungi dalla tragedia di "Ragazzi che amano ragazzi".

Nel primo caso si tratta della storia di un tormentato primo amore scritta in modo particolarmente esilarante, nel secondo si racconta un po' più dello scoprirsi gay in una famiglia molto assurda tra fratelli fasci e sorelle ipercattoliche, anche qui ce n'è da ridere (my favourite rimane Bianchi però).


INTERSESSUALITA' e AGENDER QUESTI SCONOSCIUTI.

"Golden boy" di Abigail Tatterlin ed. Mondadori e "Middlesex" di Jeffrey Eugenides (:

 Se non ci fossero libri e arti audiovisive varie non si sentirebbe praticamente mai parlare degli/delle intersex.

  Quando si parla di binarismo sessuale infatti c'è una falla nel sistema: qualcuno nasce effettivamente a cavallo di quel binarismo e se la passa con estreme difficoltà sin dalla nascita.

E' un argomento di cui si è volutamente parlato poco per decenni proprio perché era così che si faceva per prassi medica. Poteva infatti capitare (e in verità capita ancora oggi, due anni fa un intervento su un bambino a Palermo fece finalmente scalpore) che una persona intersex venisse operata da bambina per l'asportazione degli organi collegati a uno dei due sessi: testicoli, uteri, clitoridi ecc.

 Vere e proprie mutilazioni sul quale il diretto interessato non aveva né diritto di parola e neanche di sapere. Bisognava mantenere il segreto (leggere la terribile e illuminante intervista di Francesca).

 Forse il romanzo più famoso sull'argomento è "Middlesex" di Eugenides che racconta le vicissitudini di una bambina che, adolescente, scopre di essere un bambino. Sembra una questione medica e invece è una gigantesca questione culturale? Come può la stessa persona essere due persone diverse a seconda del sesso che le viene attribuito in tempi diversi?

 Se "Middlesex" è effettivamente un po' strong per gli adolescenti (anche se, a mio parere, legibilissimo) ci sono due libri che possono sopperire.

 Il primo, "Extraterrestre alla pari" di Bianca Pitzorno non parla effettivamente di un intersex,  ma di quelli che si definiscono "agender" (persone che non si riconosco nel binarismo di genere.

Il protagonista è un alieno, Mo, che arriva sulla terra per uno scambio culturale e che non si sa effettivamente di che sesso sia (sul suo pianeta si scopre molti anni dopo la nascita). La famiglia terrestre non sa però come rapportarsi con lui/lei senza potergli attribuire un sesso preciso, così prima decidono di trattarlo da maschio o femmina a giorni alterni, poi decidono che probabilmente è un maschio salvo scoprire da complesse analisi che è una femmina.

 L'alieno non ci capisce niente: perché il genere è più importante delle persone?

 Il secondo è per ragazzi un poì più grandi, "Golden boy" racconta la storia di Max Walker, ragazzo bellissimo, bravissimo e intelligentissimo, amato a scuola e provvisto di fantastica fidanzata MA con un segreto: è intersex. Segreto ben custodito se non fosse che rischia di venire a galla. Cosa succederà allora al golden boy?


GRANDI CLASSICI:
"Olivia" di Olivia Stratchey e "Maurice" di Edward Morgan Forster:

Potrebbe darsi il caso che alcuni giovinetti abbiano voglia di leggere qualche classico a tematica lgbt che non risalga ai tempi di Archiloco: esistono? E sono tutti una tragedia?

 No, miei cari. Avete pane per i vostri denti anche qui, e ho due consigli: uno  a tematica lesbica e uno a tematica gay.

 Prima i signori. 

 Se avete voglia di leggere una storia di giovani ragazzi che amano ragazzi vintage potete rivolgerci a Edward Morgan Forster, lo stesso autore di "Camera con vista" scrisse un'opera che non ebbe mai il coraggio di pubblicare in vita: "Maurice".

La storia, che incredibilmente non finisce in tragedia, racconta la storia del giovane Maurice e della sua ricerca del vero amore. All'università intreccia una relazione nascostissima con un suo collega che però, al suo contrario, decide di sposarsi subito dopo gli studi e di dimenticare tutto. Maurice, nonostante i ripetuti tentativi di "cura" non riesce a rassegnarsi e intreccia una relazione con un giovane guardacaccia.

 Tenero, appassionato e per niente drammatico. E' bello anche il film che ne trassero con un giovane Hugh Grant (lo vidi in cassetta alle superiori, ora non so quanto sia rintracciabile).

 "Olivia" è invece una storia d'ispirazione autobiografica scritta da Dorothy Stratchey, autrice bisessuale vicina al celebre gruppo Bloomsbury che venne data alle stampe, anonima, nel 1949.

 La storia è ambientata in un collegio francese e racconta una storia di amori e lesbodrammi tra due insegnanti della scuola, una coppia di lunga data che però subisce il fascino di altre due insegnanti dando vita a un caos non indifferente.

  L'Olivia del titolo è una signorina di buona famiglia inglese che si innamora perdutamente di una di loro, proprio come accadde all'autrice che nella prefazione scrisse: 

 "Non s’era mai sentito di una cosa simile per non per scherzo. Già, la gente soleva alludere scherzosamente alle “cotte delle studentesse”. Ma io sapevo fin troppo bene che la mia cotta uno scherzo non era”.



Due ultimi consigli in extremis:

"L'arte di essere normale" di Lisa Williamson che tratta il tema della transessualità e "Sempre e solo Leah" di Becky Albertalli, ambientato sempre nell'universo di "Tuo, Simon" parla di un'amica del protagonista del precedente romanzo che scopre di essere attratta anche dalle ragazze.

Del resto non avevo ancora citato nessun titolo per i bisessuali, la lettera forse più ignorata della sigla.

 Et voilà!
Ce n'è da leggere direi!

giovedì 20 giugno 2019

Una storia quasi soltanto nostra. I moti di Stonewall e la nascita del movimento LGBT tra esasperazione, favolosità e il diritto di splendere alla luce del sole

 Il primo pride non si scorda mai.

In realtà io mi ricordo anche il primo pride a cui non sono andata. Correva l'anno 2007 e un mio amico, l'unico gay oltre me che conoscessi bene all'epoca, aveva deciso di prendermi sotto la sua ala protettiva.

 Mi portò con sé qualche volta a Roma nei locali, ma io ero ancora una specie di palla di timidezza e spavento.

 Ricordo che in quel periodo, cercando di farmi forza, leggevo delle orribili raccolte di racconti "Le principesse azzurre", orribili perché i racconti erano quasi tutti davvero brutti (almeno per me), ma assai meritevoli perché era l'unica cosa lesbica che potevi trovare in libreria senza prima fare una ricerca bibliografica preventiva di ore.

 Pensavo, leggendoli, che a me non sarebbe mai capitato di avere un gruppo di amiche lesbiche, che l'amore chissà come avrei mai fatto a trovarlo, che quelle vite, insomma esistevano solo nei libri, nei film o al massimo in America.

 Lo stesso amico cercò, inutilmente, di trascinarmi al Pride, ma io mi vergognavo. 

 Non so dire esattamente ora perché, ma mi metteva un'ansia esagerata, come se, metterci piede volesse dire prendere una posizione definitiva: il mio posto adesso è realmente qui, io sono una di loro.

 E' stata forse la cosa che ci ho messo più tempo a capire: poiché di essere lesbica me ne sono accorta a 21 anni (anche se dei sospetti seri potevano venirmi già dalla preadolescenza, ma vabbeh) ho fatto proprio fatica a fare lo switch mentale. Quella che più comunemente si chiama accettazione.

 La presa di coscienza mi ha lasciato stordita quel paio di annetti in cui cercavo di illudermi che non sarebbe mai arrivato il vero momento di affrontare la questione di petto.
 Così nel 2007 avevo deciso, in preda a un'agitazione che ancora mi ricordo, che proprio no, non ce la facevo.

 Il primo pride a cui andai fu il Pride di Roma del 2009 e fu anche l'occasione in cui conobbi la mia attuale moglie. Lo ricordo come un evento bellissimo, enorme, colorato, mi sembrava di respirare come mai nella vita. Ero felicissima.
 L'unica ombra che ricordo è una vecchia che si prese la briga di fermarci e dirci che "Eravamo due belle ragazze, tanto normali, e allora perché? Perché?".
 E il perché gli etero si preoccupino tanto di quello che fanno gli omosessuali è un po' la grande domanda che aleggia sempre.

 Anche se ultimamente c'è la tendenza a credere che non ci sia bisogno di una sensata motivazione per compiere una determinata azione, in realtà esiste sia un motivo per il quale il pride è volutamente estroso, sia per il fatto che si svolge nel periodo meno adatto a mettere su una manifestazione di massa ossia l'estate (mai dico MAI mi dimenticherò il caldo che faceva al pride di Milano due anni fa, ho avuto una congestione per il caldo).

 Entrambi i motivi risalgono ai famigerati moti di Stonewall, famigerati almeno per chi del movimento LGBT fa parte, molto meno tra chi lo guarda da fuori.

 La notte tra il 27 giugno e il 28 giugno del 1969, cinquanta anni esatti fa, a New York la polizia fece irruzione in un bar gay (frequentato però anche da lesbiche e transgender) per sgomberarlo e chiuderlo, con solita retata, identificazione, manganellamento ecc.

 Era una consuetudine questa, piuttosto diffusa negli Stati Uniti: le retate improvvise nei bar gay per le motivazioni più disparate, dall'indecenza al divieto di servire alcolici agli omosessuali.

 Quella notte però non andò come previsto e la gente presente allo Stonewall Inn si ribellò dando vita a degli scontri con la polizia locale che andarono avanti per cinque giorni.

 Le motivazioni che fecero letteralmente e improvvisamente traboccare il vaso sono rimaste tuttora misteriose.

 C'è chi dice che ormai i tempi fossero maturi perché finalmente avvenisse, chi sostiene che la prima ad essere aggredita fu Stormé Delarverie, una drag king molto conosciuta nell'ambiente all'epoca, chi fantasiosamente dice che fosse collegato alla recente morte di Judy Garland, nota icona gay, che avrebbe dato fuoco alle polveri.

 Nessuno lo sa con certezza.

 In ogni caso, viene ormai ritenuto leggendario momento d'inizio degli scontri, la famigerata scarpa col tacco (o la bottiglia) che Sylvia Rivera, transgender e drag queen, lanciò contro la polizia dopo essere stata aggredita.

 Gli scontri furono un punto di svolta.

 Per la prima volta si capì che non era necessario sopportare tutto, lo sgombero, le retate, l'identificazione, le botte, la derisione, l'umiliazione. Si poteva e si doveva reagire. E si poteva e si doveva reagire solo smettendo di nascondersi.

 Bisognava essere visibili, bisognava mettere la società di fronte a quello che aveva sempre voluto nascondere, soffocare eppure usare quando ne sentiva la voglia.

 I moti di Stonewall sono il motivo per cui il pride si svolge a Giugno e per il quale continua a essere un evento variopinto, divertente, gioioso e anche eccessivo.

 Per secoli omosessuali e transgender sono stati costretti a nascondersi e a vergognarsi per l'ansia di controllo e possesso di una maggioranza eterosessuale che li ha accusati di ogni nefandezza possibile pur di annientarli.

 Ma ciò che rende la comunità LGBT diversa dalle altre minoranze è la sua assoluta casualità. Si nasce omosessuali o transessuali con un'assoluta casualità non predeterminata: si nasce soli in una famiglia composta da membri solamente eterosessuali (o quasi, solitamente c'è sempre uno zio strano che misteriosamente non si è sposato e ha una vita privata oscura), si frequentano scuole, associazioni, sport, piazzette, compagnie, gruppi composti quasi sempre per intero da altri eterosessuali.
Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera

 Non nasci in una famiglia o una comunità che è come te, come accade a tutte le altre minoranze che condividono religione o etnia o lingua.

 E allora cosa può unire persone che nascono ovunque, in ceti sociali diversi, etnie diverse, religioni diverse unite solo da un comune destino?

 Una cultura comune e condivisa. Ed è questo che il pride rappresenta: la sintesi di tutto ciò che siamo, la rivendicazione ad una non omologazione, quell'omologazione che ci è richiesta contro la nostra natura sin dalla nascita.

 Perché chiedere un pride sobrio se non per sentirsi rassicurati nel vedere gli altri "come noi"?

 E perché sentiamo la necessità di saperli esattamente come noi? Perché ciò che devia dalla norma è disturbante, mina le certezze, costringe a guardare le cose da altre prospettive, a prendere in considerazioni questioni che vorremmo solo dimenticare.

 Quando il ministro Fontana dice cose violente come "le famiglie arcobaleno per me non esistono" sa che non sta attuando una magia da Harry Potter che gli permetterà di veder svanire gli omosessuali e le loro famiglie dal pianeta.

 Si sta illudendo di tornare a quel passato ancora troppo vicino nel quale vivevamo nell'ombra, una parte di noi, quella privilegiata, col lusso di potersi permettere una doppia vita infernale: la famigliola etero di giorno e l'incoffessabile verità di notte.

  E la parte non privilegiata, le lesbiche e le transgender prese come barzellette e sogno erotico per uomini etero le prime e come malate da usare per le proprie fantasie sessuali le seconde.

 Ma noi non vivremo più in funzione di qualcun altro, alle leggi di qualcun altro, al sobrio e ipocrita buongusto di qualcun altro.

 Non si è più o meno meritevoli di un diritto se si va in giro vestiti da impiegati statali o coi boa di piume di struzzo, perché i diritti non sono un premio per chi si comporta bene, i diritti sono di tutti e vanno strappati e pretesi.

 Perciò con buona pace di Fontana, di Pillon, di chiunque storca il naso quando vede un seno di fuori, una gonnellina di piume, un crossgender, una lesbica butch o un uomo coi tacchi a spillo, qui nessuno tornerà nell'ombra.

 E c'è ancora molto, troppo, per cui purtroppo combattere per appendere le bandiere arcobaleno al chiodo.

Vorrei consigliarvi qualche libro da leggere sull'argomento, ma, ebbene sì, non esiste praticamente niente in lingua italiana.
  La Bonelli ha appena fatto uscire un fumetto e una trentina (trenta) di anni fa è uscito un volumetto di Massimo Consoli delle ed. Napoleone dal titolo "Stonewall. Quando la rivoluzione è gay".

Vi consiglio però di vedere una bella serie Netflix, "Pose".

 La serie è ambientata negli anni '80, proprio nel pieno dell'epidemia di AIDS.
Racconta in modo molto efficace la diversa stratificazione di discriminazione all'interno dello stesso mondo lgbt e i motivi alla base della costante ricerca di favolositàh del mondo lgbt, disperatamente proteso nel desiderio di splendere nonostante i continui tentativi di emarginazione e umiliazione.

Ps. Sì, ho notato che molte aziende quest'anno si sono arcobalenizzate, sì sono contenta per loro, ma non mi illudo che non ci sia una strategia che preveda qualcosa come "Ehi, i gay non ci hanno ancora dato tutti i loro soldi!".
 I diritti sono una cosa sera, non l'ennesima quota di mercato, ma questa è un'altra storia e un altro post.
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