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giovedì 8 ottobre 2015

Chi ha rinchiuso davvero la strega nel bosco? Il topos dell'essere solitario e strano tra gattare, drammi odierni, Shirley Jackson ed Harper Lee. E' il diverso ad isolarsi o siamo noi che ne abbiamo bisogno?

Non molto tempo fa, a Roma i carabinieri hanno trovato morta una ex professoressa nella casa dove viveva da sola. Era deceduta da due anni.
 Nessuno l'aveva cercata, nessun parente l'aveva reclamata. I vicini, sentendo l'odore provenire dall'appartamento avevano chiamato pare l'amministratore, ma non avevano risolto nulla, così, nel dubbio avevano imbottito la porta per fermare almeno in parte l'afrore. Il padrone di casa, ad un certo punto, finalmente decide di sfrattare l'anziana che, a quanto pare, non paga l'affitto da un bel po'. Si reca lì coi carabinieri e niente, l'anziana era cadavere da anni, caduta a terra e mai più rialzatasi. 
 Sembrerebbe una storia di solitudine come ce ne sono altre, ma, in questo caso, c'è una variante: la signora in questione non era solo sola, era, a detta di tutti gli inquilini del palazzo e degli ex colleghi di scuola, una persona molto strana. 
Era, questa signora, stando alle parole dei giornali e dei pochi che la conoscevano anche solo di vista, un personaggio da romanzo: solitaria, religiosissima, inseriva eserciti di santini nelle buche delle lettere e sui parabrezza, lanciava oggetti dalla finestra. molto fragile, senza parenti stretti, proveniva da un sud Italia che non l'ha mai più reclamata ed era stata mandata in pensione anticipata a causa di un suo problema alle gambe. Questo ovviamente è il racconto dei vicini, non necessariamente la realtà, ma spesso i ricordi che riguardano una persona possono dirci molto non tanto della persona quanto su chi ricorda, sulla sua percezione degli eventi.
L'archetipo dello strano solitario è così forte che esiste persino
un personaggio dei Simpson che, tra l'altro, si scopre, ha una
storia triste e complessa
 Mi ha fatto tornare alla memoria questa signora, la vicina di casa di cui mi raccontava un mio collega: una donna che lasciava le finestre spalancate per far entrare orde di piccioni, non puliva mai e viveva con una dozzina di gatti in un bilocale, lasciando che il pianerottolo brulicasse di animali disgustosi. Il collega aveva dovuto cambiare appartamento.
 E mi ha ricordato quando, alle scuole medie, (età infelice durante la quale dovremmo essere tutti presi per la collottola e sgrullati), dopo gli scrutini andammo con altri della mia classe a scampanellare insistentemente a casa della professoressa di educazione tecnica, una donna che mal sopportavamo e trovavamo stranissima.
 Anni dopo seppi che non era strana, aveva solo un marito in casa che le stava morendo sotto gli occhi.
 La vita e i libri sono pieni di questo personaggio ricorrente, una sorta di archetipo fiabesco: l'essere solitario di cui nessuno sa nulla e che si rintana tra quattro mura, (o nel bosco) inseguito da dicerie e pettegolezzi sempre crescenti che crea una sorta di leggenda nera senza fonti. 
 Un topos che risponde a quello della strega solitaria nel bosco, ricettacolo di molti nostri timori, che infatti ha sempre avuto grande fortuna nei film e nei libri a tema horror  (ricordate "Il mistero della strega di Blair" o la strega di Hansel e Gretel?).
 Oppure, una sua interessante variante sul tema trova  la sua più completa realizzazione in uno dei più bei romanzi americani che affrontano il tema del diverso, del pregiudizio e dell'emarginazione con una maestria difficilmente replicabile: "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee.
 Questo libro bellissimo presenta una serie di personaggi peculiari, accumunati da una serie di varianti dalla realtà comunemente accettata a partire da Atticus, rispettabile avvocato bianco certo, ma padre single di due bambini scalmanati, soprattutto la femmina, non certo signorina come la morale comune vorrebbe. 
 Poi c'è il diverso per eccellenza, il cattivo predestinato dalla società: Tom Robinson, uomo di colore, accusato di stupro da una ragazza bianca, e automaticamente colpevole. Tom non è neanche un essere umano, è un pregiudizio che cammina, qualcuno che non ha dignità di persona o possibilità di dimostrare davvero chi sia, lui è presignificato dal suo colore di pelle.
 E infine c'è lui Boo Radley, un uomo solitario che vive chiuso in casa e che i ragazzini dileggiano convinti che sia pazzo o strano o cattivo. Non hanno un motivo preciso per crederlo, se non una serie di considerazioni che li portano a quella conclusione: perché Radley si comporta in un modo così poco socialmente accettato? 
 Una persona che non si adegua ha per forza qualcosa che non va. Del resto, il modo in cui non tutti comunemente viviamo è talmente bello, così imperdibile e favoloso che chiunque non accetti di farne parte non può che avere qualche rotella fuori posto. O no?
 Boo Radley e l'anziana morta a Roma sono accomunati da una stranezza inaccettabile: non vivono come noi. 
E questo è qualcosa che si paga in qualche modo nella nostra società così crudele, così rigida, così bisognosa di contenere tutti in un ruolo preciso per sentirsi in qualche modo rassicurata. A nessuno interessa cosa abbia spinto queste persone a prendere una decisione del genere, se un evento drammatico, una fragilità interiore, una volontà precisa e inaccessibile. 
 Per questo diventa doppiamente interessante un libro come "Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson, un horror che non meriterebbe questa classificazione perché, dal mio punto di vista, nella sezione horror andrebbero messi i libri in cui la crudeltà appartiene al sovrannaturale non agli esseri umani.
 Non è un libro che dà risposte semplici quello della Jackson, nessuno dei personaggi coinvolti è innocente, però descrive bene in che modo possono crearsi leggende nere, superstizioni, crudeltà di branco che i singoli non ritengono tali perché parte di un sentire comune. Se tutti sono crudeli infatti distinguere il bene dal male diventa doppiamente difficile. Lo abbiamo visto nella storia, lo vediamo nella società, lo vedono doppiamente i discriminati dalla società.
 Cosa crea un odio profondo e di massa?
La prima traduzione italiana del titolo
"Così dolce, così innocente" dava una
chiara misura del fatto che non si era
capito di cosa parlava davvero il libro
 Il libro della Jackson si apre con un'esca narrativa fenomenale: un'intera famiglia, pochi anni prima, è morta avvelenata mentre cenava. Unici sopravvissuti: uno zio da allora invalido e due sorelle, Constance, bellissima e all'epoca accusata del delitto, e Mary Katherine, una creatura stranissima, vaga e poco presente a sé stessa, non si capisce se per sua natura o per il trauma subito anni prima.
 Il paese, nonostante non abbia subito alcun danno da quella che fu una tragedia familiare, le odia e le dileggia, le copre di insulti e vorrebbe che si allontanassero dalla cittadina. Le due rispondono all'odio rintanandosi in una vita idilliaca composta da cibo delizioso, rituali sempre identici e un forte affetto reciproco. L'atmosfera del libro è quella di un'attesa cattiva, un silenzio carico di odio.
SPOILER
 L'equilibrio, fragile, si rompe quando irrompe un cugino arrivista, avido e perfido a sua volta, Charles, interessato ai beni di famiglia e al denaro che le due nascondono.
 E poi ecco un grande incendio, un linciaggio di massa, un paese che impazzisce in preda ad un odio senza motivo, verso qualcosa che percepiscono come sbagliato, una frattura nella tranquillità cittadina che non possono tollerare, e accade l'irreparabile.
 Le due ragazze si sbarrano letteralmente in casa, sbalzate con violenza fuori da una società in cui si sentivano in grandissima difficoltà già prima di viverne l'odio. Resistono ai vaghi accenni di pentimento di alcuni, agli amici dei genitori che tentano, per dovere, di aiutarle e pian piano il loro silenzio parla agli abitanti. Se si sono rinchiuse lì dentro hanno qualcosa da nascondere: segreti, denaro, riti magici.
 Il male compiuto su di loro viene dimenticato e da vittime diventano di nuovo invisibili carnefici. 
FINE SPOILER
 Chiunque non si adegui, ha qualcosa da nascondere, chiunque devii dalla normalità è una mina nelle nostre certezze, chiunque ci ponga un interrogativo su noi stessi è un pericoloso sovvertitore di quella che altrimenti sarebbe una vita tanto tranquilla.
 Una vita tranquilla, in un palazzo tanto tranquillo, con persone che preferiscono bloccare porte che sanno di cadavere invece di spalancarle, con segreti che devono rimanere sigillati , dolori che non bisogna lasciar trapelare dietro una facciata di tranquillità.
 Altrimenti, se gli altri si accorgono che qualcosa non va, che non siamo come loro, la strega nel bosco, Boo Radley, Constance e Mary Katherine rischiamo di diventarlo noi. 
 E forse anche per questo ci fa comodo caricare queste persone di una serie di significati spaventosi, inenarrabili stranezze: sono lo spettro di quel che temiamo, un nostro fantasma, da prendere a sassate, dimenticare, bruciare, sperando che in qualche modo svanisca.

sabato 29 agosto 2015

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Alcolici".

Gli anziani in libreria sono una presenza costante e favolosa che mi ha ispirato più di un post. 
 Fedeli acquirenti, ma soprattutto frequentanti di quella che considerano un incrocio tra una biblioteca e un centro anziani con l'aria condizionata o il riscaldamento, a seconda delle stagioni, monopolizzano spesso poltrone, sedie e tavolini. Ultimamente nella libreria dove lavoro ha scelto di stanziarsi un interessante nugolo di vecchietti, che riescono a sedersi in quattro su un cubicolo di 1 metro quadro scarso nell'angolo di uno scaffalatura periferica.
 Lì, proprio come se fossero su una panchina in piazzetta, disquisiscono e ridacchiano. Li trovo teneri e penso che per degli anziani in città probabilmente la vita senza piazzette debba essere una vita complicata.
 Vabbeh, in ogni caso amo soprattutto quando mi regalano perle come quelle di cui sotto.
Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Alcolici"!




giovedì 4 giugno 2015

La libreria come luogo di assistentato sociale. Da anziani in cerca di refrigerio a baby sitting molesto passando per "l'effetto barista" e l'aiuto per i compiti, una panoramica assistenziale.

 Finalmente è arrivato il caldo. 
Io non sono una particolare fan delle alte temperature, ma dopo due anni di estati discutibili (l'anno scorso sono partita per le vacanze il 3 agosto con la giacca addosso alle 14:00 e avevo freddo), quest'anno apprezzo l'avanzare della bella stagione.
 Come ogni volta i tg e i giornali hanno già iniziato a dispensare utilissimi consigli contro il caldo: bevete tanto, mangiate poco e leggero e soprattutto, se siete anziani, soli e abbandonati, cercate di passare le ore caldo nei negozi con l'aria condizionata.
 Io 'sta cosa che l'anziano debba vagare per i supermercati cercando di stabilizzare la propria temperatura corporea, l'ho sempre trovata assurda. Possibile mai che in tanti anni non abbiano trovato un altro rimedio che una diaspora di ultrasettantenni verso i centri commerciali aperti in pieno Agosto?
 Questa faccenda, assieme ad altri eventi, mi ha fatto pensare che la libreria, molto più di altri negozi, svolge letteralmente un'opera di assistentato sociale.
 Non solo perché è un viatico per la cultura, perché organizza incontri o sopravvive come un unicum nelle città in mezzo ai vestiti firmati e non firmati, ai gioiellazzi e ai acDonald e cibi affini, ma per tante altre ragioni che rendono i librai e le libraie (e per molti versi anche i loro lontani cugini noprofit, i bibliotecari e le bibliotecarie) degli attori complementari di un microcosmo in cui vengono tirati dentro a forza.
 Di che sto parlando? Leggete di seguito le molteplici funzioni socio-incidentali che possono avere le librerie e i librai!

 CENTRO ANZIANI:
 Come detto nell'introduzione, soprattutto in estate (ma non mancano in inverno) gruppi di anziani si riversano in libreria in cerca di conforto, frescura, compagnia  e libri gratis. 
Quando il centro anziani è troppo lontano, quando non è attrezzato, quando l'aria condizionata si è rotta e la ventola non basta, altro che supermercati dove le guardie d'ingresso pensano tu sia un ladro se osi fissare per più di due minuti le uova biologiche in offerta, c'è un solo posto dove andare: la libreria.
 Ormai ci sono degli anziani che conosco e mi salutano calorosamente. Vengono ad orari regolari, hanno i loro libri o i Tex da leggere e si mettono seduti e buoni per ore. Vanno avanti di capitolo in capitolo, trattano i libri con cura, li rimettono a posto e di tanto in tanto rivolgono la parola a qualcuno. Passeggiano, cambiano poltrona, si portano da bere, si godono il riscaldamento d'inverno e l'aria condizionata d'estate. Il tg sarebbe fiero di loro.
 L'unica pecca è che non socializzano tra loro. Non c'è un clima da bocciofila, ogni anziano se ne sta nel suo piccolo mondo e non rivolge parola ai suoi simili. Di tanto in tanto portano un amico in visita, praticamente mai un nipote. Temo che la tipologia sia abbastanza sola, nipote free.

BABY SITTING:
 Padre non sai dove portare il pargolo il pomeriggio? Madre sei esasperata dalla tua bambina tutto pepe che ti ha già distrutto casa in vari modi? Genitori, nonostante abbiate portato i vostri figli a calcio, tennis, nuoto e pallamano, essi sembrano ancora avere inesauribili scorte di energia? 
"Oh cielo! Ci sono più libri per terra che sugli scaffali!"
 Ebbene portateli in libreria! Quale posto migliore per far mettere loro a soqquadro scaffali il cui ordine alfabetico non può esistere per natura? Quale luogo più adatto per far conoscere loro tutti i versi degli animali della fattoria, della giungla, della savana, dell'artico e del deserto, attraverso libri sonori che emettono suoni a tredicimila decibel?
 Colorate pure libri che non andrebbero colorati se prima non sono stati comprati e piangete pure disperati e soprattutto non-consolati per ore (il bambino deve capire che non può ottenere tutto facendo i capricci e ovviamente lo deve imparare in libreria) causando reazioni varie nel succitato centro anziani, dal fastidio per il caos, alla caramella Rossana spiattellata come panacea di tutti i mali, nonno style.
 Del resto i vantaggi sono innumerevoli, uno su tutti: non devi mettere a posto il casino che mettono i tuoi pargoli. Ci penseranno i librai alla fine della giornata, quando si ritroveranno scaffali divelti come se ci avessero lanciato una bomba.

CONSULENZE SCOLASTICHE:
 Avevo già scritto che le librerie vengono prese spesso per dei centri di ricerca bibliografica. Aggiungo che c'è sovente confusione sul ruolo del libraio che, secondo me, nell'immaginario è ancora quel vetusto vecchino bonario e un po' svagato, fondamentalmente impreparato alla vita, ma preparatissimo in ogni materia.
"Tieni tesoro questa è la ricerca fatta, ora puoi tornare su whatsapp"
 Ciò spiegherebbe quell'orda di ragazzini, svogliati al punto da non voler fare manco mezza ricerca su internet, spalleggiati da genitori a cui non va né di fare una ricerca su Google né di convincerli a farla, che arrivano col titolo della tesina e la pretesa che tu gliela faccia.
 "Devo fare una tesina sulla donna islamica, mi dà dei libri?"
 Se cerchi di circoscrivere il campo essi non sanno manco di che campo stai parlando. Loro sono venuti in libreria perché i professori gli hanno detto che noi li avremmo aiutati, quindi perché avrebbero dovuto sfacchinare preventivamente?
 Ora, visto che tale asserzione è diffusissima, chiedo agli insegnanti che mi leggono: è vera 'sta leggenda? Loro devono venire in libreria alla ricerca di un tizio che si smazzi il lavoro bibliografico (di qualsiasi argomento della terra siamo intesi, dalla morfologia della fiaba alla visione della donna del 300 dopo Cristo, dal bosone di Higgs allo sterminio dei dinosauri) al posto loro?
 E a cosa serve la scuola? E' ovvio che il libraio ti deve aiutare, ma lo può fare solo se sai cosa stai facendo, non che deve anche interrogarti. Anche perché al 90% loro stessi non sanno cosa cercano.
 La ragazzina alla fine se n'è andata con "Mille splendidi soli". Non so bene cosa c'entrasse con la donna nell'Islam però lei l'ha preferito a tutti quei saggi noiosi, alla Satrapi, a "Leggere Lolita a Teheran". Boh.
 (Ah, che poi, passino i liceali, ma gli universitari...gli universitari!).

BARISTI COMPRENSIVI: 
Certe volte vorrei avere uno straccio e dei bicchieri da pulire, e del gin o del whisky, ciò darebbe un senso a quell'aria da film o telefilm anglosassone che assume in certi momenti la libreria.
 Il cliente arriva, sorridente e si appoggia al banco informazioni (o ti ferma in giro per la sala, ma il banco informazioni rende tutto più teatrale), ti chiede un consiglio, vorrebbe un romanzo, tu glielo suggerisci e lui, piano piano, si sbottona. 
Mi dia due Grossman, ghiacciati e col limone grazie, e che sia
bello forte.
 Vorrebbe una storia d'amore perchè ecco, gli serve riconquistare la sua fidanzata perché l'ha lasciato e se n'è andata con un altro, oppure desidererebbe quella storia che ti dimostra come due amici possano innamorarsi dopo trent'anni e due divorzi perché è para para la storia della loro vita. 
 Partono con un asettico: "Devo chiederle un titolo" e dieci minuti dopo sai pure come si chiama la loro bisnonna e il primo amore delle elementari.
 Lei tornerà? L'amore della vita arriverà? Il divorzio si concluderà bene? I suoi figli le vorranno di nuovo bene?
 Tu sei lì che annuisci e pensi: "Perché mi sta raccontando tutto questo?".
 Dopo un po' capisci: è l'effetto barista. Uno sconosciuto racconta ad uno sconosciuto la propria vita per sentirsi meglio e dare un senso a quello che passa per la propria testa. Peccato che nei film, mentre il barista pulisce il bancone e ti consiglia di andare a casa dopo la decima consumazione, nessuno dica cosa passi per la testa del povero lavoratore, perché, ebbene sì, anche il barista pensa.
 Dedico questa parte all'uomo d'affari disperato di oggi.
Lui: "Mi serve un libro per imparare il cinese"
Io: "Guardi sono qui"
Lui: "E' che la mia azienda mi ha detto oggi che tra due settimane mi trasferisce per tre anni in Cina"
Io: "Caspita"
Lui: "Che poi io in cinese so dire solo "Ciao", lei sa dire qualcosa?"
Io: "Temo di no. Forse so dire gatto"
Lui: "Io so quattro lingue: francese, inglese, tedesco e un po' di portoghese, ma il cinese proprio no. Alla fine il cinese è un'altra cosa."
Io: "Eh già"
Lui: "A me la Cina fa un po' paura"
Io: "La capisco"
Lui: "Senta, ma lei ha mai sentito di qualcuno a cui è capitata la stessa cosa? Che l'hanno mandato da un giorno all'altro in un altro paese?"
Io: "Mah, qualche volta sì, ma in Europa di solito. Però una mia amica è stata spedita in due settimane in Etiopia."
Lui: "Ah, ecco, mi sento un po' meglio"
 Se al banco informazioni avessimo anche un minibar faremmo i soldi veri.

 E voi colleghi e colleghe o clienti che frequentate spesso, quali altre funzioni sociali della libreria riscontrate? (Oltre alla conosciutissima calamita per gente un po' spostata a cui si dà ricetto e conforto ovviamente).

lunedì 17 marzo 2014

Una modesta riflessione generazionale dopo una fiera del fumetto e un convegno nazionale per biblioteconomi. Perché la rete si sta sostituendo alle biblioteche? E chi è che fa davvero cultura adesso?

Sono stata circondata da vari Brunetta dormienti in queste
giornate.
Questa settimana, in un raptus di iperattività fortunatamente sostenuto dall'alta pressione e dal bel tempo, sono andata a due eventi potenzialmente diversi eppure uniti da un comune denominatore. 
 Ossia mi sono trascinata ad un convegno nazionale per biblioteconomi/bibliotecari/altre cose che ci girano attorno dal titolo "La biblioteca connessa", e subito dopo al Cartoomics, la fiera del fumetto di Milano.
 Devo dire che la concomitanza straordinaria tra le due cose mi ha reso molto chiaro perché in Italia i ragazzini leggano poco, perché in biblioteca ci vanno quasi solo gli studenti a cercare pace e requie, e perché non siamo in grado di creare un circolo culturale virtuoso.
Premessa doverosa: è OVVIO che ci siano dei bibliotecari superavanzati, realtà davvero d'eccellenza e percorsi di ricerca d'avanguardia, il mio discorso si riferisce alla condizione GENERALE delle biblioteche in Italia.

 PARTE I: il convegno la Biblioteca Connessa.

Le prove che sono stata al convegno
Premettendo che un convegno del genere farebbe venire il latte alle ginocchia a qualsiasi persona non del settore, i temi che si prometteva di sviscerare sembravano epici: il ruolo della biblioteca nella società dell'informazione, e-book, biblioteche in rete, le biblioteche e i social network, le responsabilità morali contro la tecnoapartheid, insomma il mondo.
 Mi presento il primo giorno e mi sorbisco 1 ora e mezza di saluti delle autorità.
 Allora, i saluti delle autorità o durano due secondi o devono avere un senso compiuto. Ovviamente in Italia dove la pompa magna e il comizio elettorale regnano, codesti saluti non hanno né l'uno né l'altro. Ergo siamo finiti in un coacervo di discorsi palesemente preparati dagli "esperti" e messi in bocca alle autorità che non hanno fatto nessuno sforzo se non leggere in modo atono e anche perplesso (del tipo "Ma che palle che è 'sta roba, cos'è?"). Aggiungo che gli esperti non dovevano neanche essere troppo tali visto che consideravano il 15% della popolazione in biblioteca un traguardo d'eccellenza e il sistema bibliotecario cittadino milanese una punta di diamante (fateci un giro e mi direte se non ci troviamo praticamente agli anni '60 ma con i computer per consultare il catalogo). Dopo aver annunciato ben 100.000 euro di denaro regionale per TUTTE le biblioteche lombarde come chissà quale finanziamento, molti dei presenti che già stavano dormendo hanno smesso di ascoltare, riaccendendo il cervello solo dopo, quando finalmente abbiamo cominciato a parlare di questa famosa biblioteca connessa.
 E qui viene il bello. In un convegno sulle biblioteche dell'unità d'Italia potevi anche mascherare il dramma, in uno sui dati bibliometrici anche, ma quando ti proponi di sviscerare il rapporto tra le biblioteche e la società dell'informazione allora ti vuoi male. Ecco che tutto l'apparato mostra la corda e si piazza una sirena scintillante addosso con scritto: IL PROBLEMA STA QUI.
 Stiamo parlando di lui: il gigantesco sul gap generazionale che intercorre tra le persone che lavora in biblioteca (età media credo 50 anni con picchi ben oltre) e i cosiddetti "nativi digitali". 
 Non si tratta di capacità di usare il pc, ma di concepire il mondo.
 Escludendo un'interessante intervento sull'etica bibliografica (di cui parlerò assicuro non è una palla anzi) abbiamo parlato per tre ore dell'aria fritta. Che cos'è facebook? Perché i ragazzi vanno su facebook? Come fa la biblioteca a usare twitter? E' giusto postare le foto su flickr? Addirittura ho assistito ad una lezione sull'uso della privacy in facebook: state attenti a chi taggate perché poi non vedete solo voi la foto, ma anche gli amici di amici.
Sempre ammesso che il bibliotecario decodifichi quello che
dice un quindicenne.
 Voi immaginate un convegno del genere ad un pubblico di 20-30enni, ma anche quindicenni, partirebbero i carciofi e i pomodori verso il palco e l'abbandono della sala due secondi dopo. Questo invece era il tono generale di TUTTA la manifestazione.
 Mi sono resa conto che un vero problema delle biblioteche italiane è il fatto che intere culture e modi di fare cultura (un tempo forse sottoculture, ma ormai quasi maggioritarie) sono invisibili ai radar di chi detiene i centri culturali del nostro paese. Il punto è che ciò non avviene per discriminazione o sottovalutazione, ma per ignoranza. Mai come in quest'epoca due generazioni si sono trovate separate da un gap tecnico così grande.
 Inizi un discorso che credi sensato e ti accorgi di parlare un'altra lingua. Loro si sconvolgono che tu ignori fatti per loro fondamentali della storia italiana, tu rimani sconcertato quando devi tradurre termini informatici base come se stessi parafrasando una lingua straniera. 
Sconcertante.

PARTE II: la fiera del fumetto.

Dopo aver insistito nell'impresa ed essermi sorbita un altro inutile giorno su "che cos'è wikipedia" e "le biblioteche scolastiche non esistono" (grande scoperta lo sa chiunque abbia fatto anche solo le medie), ho deciso di premiarmi e andare al Cartoomics.
 E' sbagliato dire che alle fiere del fumetto ci vanno solo i ragazzini, anzi, probabilmente traumatizzata (in positivo) da un quantitativo di cartoni animati giapponesi in grado di creare un immaginario generazionale, buona parte del pubblico ha almeno trent'anni e svariate persone molti di più. 
 Il delirio è degno di un gay pride. Gente che fa cosplay con vestiti meravigliosi, che grida, si fionda su stand dove vendono coserie di ogni genere da arredi japanesi kawai e assolutamente inutili, alle tutterie di Harry Potter, passando per quelle oscene fatine sexy di cui non ho mai capito il senso (ma che probabilmente piacciono a qualcuno visto che continuano ad apparire negli anni) alle bacchette magiche di legno e piume. Magliette bellissime, ma carissime (fortunatamente per me non avevo 20 euro per quella con su scritto "I'm not a princess, I'm Khaleesi", enormi Totori da mettere sul letto e ovviamente fumetti e serie di qualsiasi fumetto immaginabile con questo fiorire di case editrici che pescano ottimi fumettisti direttamente dal web.
   Insomma un mondo brulicante, chiassoso e produttore di cultura di cui stento a credere che una massa di persone sconvolte dall'utilizzo dei tag su facebook, possa conoscere l'esistenza.
  Oppure stanno diventando quel che tanti amministratori pubblici ci vedono ovvero un deposito di libri dove può lavorare qualunque persona in grado di consultare un pc?
La domanda allora sorge spontanea: le biblioteche stanno ancora svolgendo la loro funzione primaria ovvero trasmettere conoscenza?
 La mia modesta risposta sarebbe NI. 
 L'idea di democrazia posta dietro all'esistenza delle biblioteche, quella di una conoscenza libera e disponibile a tutti in modo gratuito è potentissima, è stata per molte grandi menti delle passate generazioni un viatico e un appiglio, ha rappresentato per tanti una soluzione a tanti interrogativi e problemi.
Nei paesi anglosassoni tanto per cambiare la situazione è
molto diversa.
 Ancora adesso risponde a molte necessità: fornire un patrimonio culturale gratuitamente può avere grandi capacità d'incisione su un mondo sempre più disuguale. 
 Io non faccio parte di coloro che credono che la rete sia la vera democrazia: la rete non sarà democrazia finché tutti non avranno un computer, le capacità e le conoscenze per usarlo con cognizione di causa e una connessione a disposizione liberamente (cioè non obbligatoriamente) e questo mi pare ben lungi dal divenire. E' per questo che mi spaventano tanto gli e-book e le cosiddette biblioteche paperless. 
Cosa si può fare?
 Un mondo che non cambia è destinato a finire.
Nulla rimane nel nostro immaginario più ieratico di una biblioteca monolitica e polverosa, sarebbe ora di fare un po' di pulizia. Probabilmente se aspetteremo ancora vent'anni le amministrazioni pubbliche si svuoteranno e per quel tempo le biblioteche immobili avranno dimostrato tutta la loro inutilità e magari verranno chiuse o alla meglio affidate a gruppi di volontari (come già sta succedendo).
 Si dovrebbe fare qualcosa ora, ma sembra impossibile: come si concilia un mondo che vuole disperatamente entrare e uno che detiene tutto e non ci tiene affatto a uscire (o almeno ad aggiornarsi)?
 La cosa più grottesca è che, visto il gap temporale nel recepimento delle informazioni, un giorno si rischierà di fare un convegno sulle biblioteche in pericolo e per quel giorno le biblioteche saranno già scomparse e saranno le uniche a non saperlo.

Ps. Un'altra cosa che vorrei far notare sul convegno è l'incessante via vai di persone in sala durante gli interventi, una cosa che considero maleducatissima e fastidiosa. Durante le lezioni universitarie o sei dentro entro una certa ora o entri solo in pausa, non è che sfracassi le palle a tutta la sala andando e venendo come fosse la strada dell'orto. Ecco mò l'ho almeno scritto.

Pss Sulla fiera del fumetto farò anche un fumetto, perciò scusate l'elenco da lista della spesa su ciò che ho visto.


martedì 17 dicembre 2013

Consigli per il Natale parte II. Libri per il nonno, il prozio, il nipote emiskilliano, l'amico nerd e quello lontano (e fa pure rima tiè)!

Ed eccoci di nuovi su questi schermi, in pieno Vanna Marchi style, per il secondo capitolo dei consigli per i libri natalizi (e direte voi è anche ora che mi dia una mossa che Natale è dietro l'angolo, anche se non me ne rendo conto perché vivo in una sorta di bolla temporale che mi porta a credere sia ancora ottobre).
Molti di voi, come me, prenderete qualsiasi mezzo pubblico e non d'Italia per tornare alla casa natia e passare sei appassionanti giorni di abbottamento molesto di qualsiasi cibaria esistente sulla terra (in particolare le più pesanti e caloriche), in compagnia di parenti che vedete in quell'unica occasione e di amici che tentano di infilarsi nelle pieghe di tempo che la vostra vampirizzante famiglia gli concederà.
 Gli altri, che abitano ancora nei luoghi della loro infanzia, subiranno un po' di meno gli influssi malefici del natale, ma comunque non potranno evitare gli amabili parenti.
 Ed ecco perchè oggi vi darò consigli su come ammansirli librariamente.

IL PARENTE ANZIANO: 
Vista l'età media della popolazione italiana, l'anziano non può mai mancare in casa e non so i vostri vecchietti cosa reclamano per Natale, in miei in genere nulla e se perseveri capace pure che si offendono. Quindi, cosa regalare ad una nonna e a un nonno medio, ad una prozia, ad una cugina di tua nonna, insomma alle due generazioni precedenti?
E' presto detto: un cesto.
Ma poiché questo è un blog sui libri e non sulla gastronomia, vi dirò che esistono dei libri che anche il vostro bisnonno, nonostante la miopia incipiente, può apprezzare. 

 Libro risolutivo per il caso I. L'anziano che non legge. Il papa. Non potete sbagliare. Quest'anno la sezione di religione è talmente traboccante di libri su Pope Francesco che non potete lamentarvi. Si va dall'enciclica low cost agli illustrati pasciuti a seconda di quanto il vostro anziano parente ami leggere e ancora soprattutto riesca. 
 Evangelii Gaudium, l'ultima esortazione del pope, è al modico prezzo di 2,70, l'ideale se l'età media della famiglia è alquanto alta.
Ps. E' possibile che voi abbiate un nonno ex anarchico, o appartenente agli Uaar, puntate sulla loro passione di una vita: libri di funghi, botanica, piante di montagna, battaglie degli alpini.

 Libro risolutivo per il caso II. L'anziano che legge. 
Se legge molto ed è ironico c'è il sempre pronto "Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve". In alternativa vi propongo un libro che fece furore lo scorso Natale: "La storia del mondo in 100 oggetti" di Neil MacGregor ed. Adelphi, 49 euro. E' grosso e lungo, scritto grande, l'ideale per chi ha tanto tempo da passare. Pieno di aneddoti e interessante, vostro nonno ci si ritroverà di sicuro e inizierò a rifilarvi personali esperienze e ricordi legati ad ogni oggetto. Auguri.
 Ps. Se già ce l'ha, quest'anno è uscita "La storia del mondo in dodici mappe". Sempre grosso, ed. Feltrinelli, 39 euri, scritto più piccolo. 
Lato positivo: potete farvelo prestare.


IL NIPOTE CHE VORRESTE ACCULTURARE A SUON DI SCHIAFFI: 
Emis Killa. Sicuramente quelle corna sono per me: una vekkia
con più di vent'anni ke lo insulta e non kapisce la sua musika.
Ho anche io degli esemplari di parenti che rappresentano il peggio di quella già insopportabile e villana età che è l'adolescenza. Ormai sono abbastanza vecchia da voler mettere sotto il rubinetto dell'acqua fredda tutti i tredicenni brufolosi con Emis Killa, Fedez e Clementino a palla nelle orecchie. "Sì la vita è cattiva, voi adulti mi fate schifo, tutto mi fa schifo". L'unico rimedio contro tali starnazzamenti è la crescita, ma se volete velocizzare il processo visto che a Natale, siete costretti a fargli un regalo istigateli alla lettura. Come? Per prima cosa NON regalategli il libro che nella vostra infanzia ha toccato il vostro piccolo cuore bibliofilo che è proprio il motivo per cui gli daranno fuoco assieme ai loro gangsta amici il giorno della Befana. Blanditeli. I ragazzini leggono poco, ma le figure li convincono con più facilità, perciò: graphic novel! Anche qui, non so con quale specie di ominide o femminide adolescentis avete a che fare, adattatevi possibilmente ai loro gusti, io vi lascio due consigli.

 Consiglio per fiocco rosa: 
 "Anya e il suo fantasma" di Vera Brosgol ed. Bao Publishing 16,00 euros (ben spesi).
 Un'adolescente di origine russa nell'America di (più o meno) oggi. Odia le sue origini, si vergogna della madre e non è per niente popolare, finge di avere un altro cognome, meno esotico e sogna il belloccio della scuola. Un giorno cade in un pozzo e ci rimane due giorni prima che qualcuno fortunosamente la trovi. Sul fondo, assieme a lei, c'è uno scheletro. Quando uscirà dal pozzo Anya non sarà da sola... Disegni puliti, storia graziosamente dark (ok il pozzo c'è anche in "The ring" ma non c'entra nulla), non particolarmente impegnativa. Se riescono ad aprire la prima pagina dovrebbero riuscire a finirlo tutto.


Consiglio per fiocco azzurro: 
 "Scott Pilgrim. Una vita niente male" di Bryan Lee O'Malley ed. Rizzoli 9,90 euros.
Constando la serie di sei volumi, se quello in questione non è il vostro nipote favorito potete prendergli solo il Vol. I e centellinare gli altri per le future ricorrenze (o sperare vanamente che si appassioni e si compri gli altri da solo.
Trama: Ragazzetto appassionato praticamente solo di musica, incontra la ragazza dei suoi sogni, Ramona. Tutto sarebbe fantastico se Scott non dovesse affrontare i suoi sette malvagi (e di ambosessi) ex. Follia, surrealità, azione, ideali e spiegazioni allegoriche (cioè a suon di combattimenti e botte) sull'ammmore. Finirà che ve lo farete prestare.



L'AMICO LONTANO: 
Tutti ci istigano a non trovarci il lavoro sotto casa e noi lo facciamo, semovendoci inquieti per tutta la penisola e oltre e va bene, lo hanno fatto i nostri padri e i nostri nonni, possiamo farlo pure noi. Peraltro, al contrario di loro che migravano e paese mio che stai sulla collina addio per sempre, grazie a internet e co. possiamo mandare avanti amicizie a suon di skype e whatsapp, ma il regalo a Natale per gli amici ormai lontani ci vuole sempre e non virtuale.
 Visto che in Italia esiste ancora questo istituto misconosciuto chiamato "piego di libri" che ci concede di inviare un pacco che contenga  ESCLUSIVAMENTE libri alla modica cifra di "1,28 per i pacchi fino a 2 chili e 3,96 per quelli da 2 a 5 chili, capite bene che se in quest'epoca di nomadismo estremo, avete amici ai quattro angoli dell'Italia, vi conviene spedirgli un libro.
 Una piccola casa editrice, L'Orma editore, ha creato una collana "I pacchetti" fatta apposta per questa tariffa. Sono piccoli libri, generalmente sui 5 euro già impacchettati in una sovracoperta con tanto di posto per l'adesivo postale e la diciura "piego libri" scritta sopra. Per rimarcare l'inedita accoppiata libro/posta, la collana contiene solo tomi di scrittori e personaggi dei secoli che furono, composti dalle loro lettere. Non vi preoccupate, non si tratta di pesantate cosmiche, ma di una selezione tematica: c'è Gramsci che tormenta il figlio sui suoi studi in "Come va il tuo cervellino?", F. Nietzsche che si ridicolizza con lettere degne di Liala dedicate a Lou salomè, in "Mia venerata". C'è Verdi che si sganascia dalle risate in "E' così bella cosa il ridere...".


"Mnemotecniche e rebus" di Umberto Eco ed. Guaraldi, 8 euros.

In alternativa, ci sono tanti piccoli libri leggeri e spedibilissimi. Io ve ne cito solo uno, uscito da poco. L'intervento di Umberto Eco ad un convegno sulla memoria, in cui percorrere le mnemotecniche nella storia, tra codici, rebus e molta logica.
Per amici studiosi, ma anche appassionati di gialli.
 Altrimenti potete saccheggiare la collana i Sassi della casa editrice Nottetempo, personalmente a me è piaciuto molto "A chi spetta una buona vita?" di Judith Butler.


L'AMICO NERD:

Tutti abbiamo un amico nerd. In genere ce lo portiamo dietro dalle scuole dell'obbligo (sempre che l'amico nerd non siate voi stessi) e gli vogliamo bene anche perché nella loro cieca fiducia in "Guerre stellari", "Il trono di spade" e Tolkien, ravvisiamo un'innocenza e una purezza che ormai da tempo abbiamo perduto. Questa loro esaltazione per il capitano Kirk e dottor Who, ci suona sospetta di tanto in tanto, magari quando stai cercando di spiegargli i tassi d'interesse richiesti dal tuo mutuo e ritieni che la Morte Nera non possa effettivamente considerarsi una casa in cui sperare di vivere un giorno, ma vabbeh, l'amico nerd è nerd appunto per questo. 
Coi consigli sparo un po' nel buio perché ogni nerd che si rispetti ha la propria personale fissazione con una nerdata specifica. In generale comunque, l'asse da seguire è: assecondatelo.


 Valido per tutti coloro che sbavano dietro Star Wars, lo spazio e gli abissi più profondi dell'universo è "Il codice Sith", 16,90 euros ed De Agostini. 
Copertina rossa con scritte nere e maligne, pagine tagliate diversamente a seconda dei capitoli, illustrazioni considerevoli e tutto ciò che un bravo Sith deve sapere: divinità, armi, lato oscuro, eroi e punti deboli dei nemici, gli sporchi jedi. Consiglio valido anche per il nipote 14enne che ha appena scoperto George Lucas.
Se è più sul genere maghi elfi e Tolkien è uscito recentemente "Difendere la terra di mezzo. Scritti su Tolkien" di Wu Ming 4 ed. Odoya 18 euri.
Ho letto sul loro sito che ritengono non sia facile trovarlo impilato all'ingresso delle librerie. Non temete ce lo trovate eccome. Vende ed è lì bello esposto nella sua copertina blu blu.

"Il blocco dello scrittore"  di Matteo Curtoni e Maura Parolini, ed. Fabbri editori, 12 euros.
Vi avviso, è un po' una ruffianata, ma può funzionare, specialmente se leggete disperati questo articolo la sera del 24 in preda al panico per la dimenticanza del regalo. Tuttavia è da mettere in atto solo se ve la sentite di affrontarne le conseguenze. Un nerd vero pensa di avere un giardino incantato dentro di sé, mondi meravigliosi che meriterebbero un vasto pubblico, saghe all'altezza di Asimov, personaggi che "JeikeiRowling chi ti credi di essere?", storie in grado di produrre merchandising per generazioni e schiere di appassionati fanatici. Vezzeggiatelo con "Il blocco dello scrittore", un vero e proprio block notes con esercizi di scrittura, consigli dei Grandi e soprattutto tante pagine su cui sbizzarrirsi. Tenete presente che i primi lettori fortunelli dell'opera somma sarete voi.

Più scrivo più mi vengono in mente tipologie e libri da consigliare, penso che potrei andare avanti fino al prossimo Natale e (lo dico per voi) non è bene.
 Mollo il pc che è meglio.
 Se avete richieste per consigli a qualunque altra tipologia ancora non citata chiedete e vi sarà scritto!

giovedì 17 ottobre 2013

Tipi da presentazioni. Le 5 (+1) nefaste categorie che racchiudono il 95% dell'inquietante platea durante la presentazione di un libro.

Una delle cose che uno immagina con maggior magia della libreria sono le presentazioni. 
 Questi autori che vengono danzanti, presentano il loro maraviglioso tomo davanti ad un pubblico colto e intellettuale e con esso dissertano proficuamente. Ovviamente ciò non avviene mai. A parte il fatto che gli autori spesso non son per niente danzanti, le presentazioni son funestate sempre dalle stesse identiche tipologie di uditori.
 La scusa de "la maggior parte delle persone non possono venire perché lavorano" non regge, perché, capisco che siamo in un mondo di stakanovisti dove si può travagliare per 16 ore di seguito e andarne pure fieri, ma non è ancora la norma. Ergo, verso le 18:00, se interessati, nulla vieta di prendere la via della libreria e infoltire le solite fila stantie. Ieri, per l'ennesima volta, ne ho avuto la conferma, perciò, per motivi che stanno a metà tra la vendetta e "il mondo deve sapere", ecco a voi servito un breve elenco delle tipologie di uditori tipici. 

L'ANZIANO: E' in assoluto la categoria più presente. Se non ci fossero gli anziani i tre quarti delle sedie rimarrebbero vuote. Arrivano con due ore di anticipo si sistemano nelle ultime file (o misteriosamente sui libri esposti nelle pedane laterali e protestano quando li fai alzare), leggiucchiano un po' e attendono fintamente interessati. Ci sono due sottosettori di anziani, ben diversificati:
Ho visto anziane conciate davvero
come la Serbelloni.
1) Anziano che non sa cosa fare. Ha tanto tempo libero, pochi nipoti, e viene a passare il tempo. La presentazione per lui è il top perché gli consente anche di fare un minimo di socialità o di addormentarsi felice accanto agli altri. In genere il suo sguardo perso vaga per i tre quarti del tempo sul soffitto per poi terminare in una domanda finale che non c'entra niente.
2) Anziano anima della festa. In passato è stato qualcuno o ha conosciuto molta gente o ha fatto qualcosa, per quello si presenta al massimo della sua forma smagliante. Abiti migliori, trucco, pellicce, quegli assurdi completi a quadri che non si vendono da almeno trent'anni. Prima dell'inizio e durante le firme, monopolizza l'attenzione degli autori o degli astanti ricordando fatti del secondo dopoguerra di cui sono stati splendidi protagonisti. Li evito come la peste perché tendono a trattarmi come una sguattera di Versailles ordinandomi sedie, acqua e vino.

LE SCIURE ACCULTURATE:
Tanti anni fa, in una galassia lontana lontana, hanno preso una laurea di tipo umanistico, poi l'hanno buttata nel cesso sposandosi subito e non lavorando mai o quasi. In genere hanno continuato a leggere solo robe consigliate da Fazio e dalla Bignardi e per questi motivi credono di avere una cultura. Peccato che, durante le presentazioni, a cui si presentano sempre in due o tre ben vestite, pronte a civettare durante il dibattito, facciano perennemente figure da chiodi perché non hanno capito una benemerita di quanto detto. Il top, per me, rimane la sciura che durante la presentazione di uno scrittore italiano leggendario fece un intervento di quasi venti minuti, totalmente fuori luogo con una sorta di colbacco leopardato in testa. Eravamo così sconvolti che nessuno ebbe il coraggio di fermarla.

L'AMICO: 
Può essere di due tipi a seconda dell'autore. Se l'autore è uno sconosciuto, l'amico è veramente un suo amico, che prima finge di essere in incognito per fare la claque, poi alla fine va a complimentarsi caloroso, gli compra la copia del libro e se la fa pure firmare orgoglioso. Dieci minuti dopo sono a cena insieme. 
 Se l'autore è conosciuto, il 90% dei suoi "amici" sono gente che ha visto una al massimo due volte e con cui magari ha scambiato qualche parola. Da allora questi gli fanno le poste a tutte le presentazioni con occhi brilluccicanti e la mano pronta per essere stretta. Si sperticano in lodi e intervengono per dire solo che "Il libro gli ha aperto gli occhi, fondamentale, importantissimo, imprescindibile". Anche se stiamo parlando di un manuale sulle lettiere per gatti.

IL PAZZO: E' immancabile, anche se non so perché. Sente la necessità di mostrare la sua presenza al mondo con più preponderanza in questi casi. Tra ubriachi, gente che si sdraia per terra, facinorosi troll dal vivo e folli che intervengono con domande circonvolute su argomenti che non c'entrano nulla, penso che non sia mancato nulla. Ma so che la clientela può ancora stupirmi.

IL GIOVANE DI BELLE SPERANZE:
Arriva con occhi brillanti e lo sguardo aperto verso il futuro. Chiede timidamente dell'autore che io, l'80% delle volte non so fisicamente come sia fatto, quindi disperata dico che non c'è quando magari ce l'ho dietro. Si congratulano sinceri, portano loro cose da far leggere, comprano il libro, se lo fanno firmare, tentano di lasciare la mail e sperano di rimanere in contatto. Credo puntino al colpaccio, quel momento in cui all'autore famoso parte la follia e decide che in quel ggggiovine proprio in quel gggggiovine vede uno spiraglio di intelligenza e merita la sua attenzione.
 Tra tutte le categorie sono quella che mi fa più simpatia, perché confesso di aver fatto in prima persona tutte queste cose.

Con assoluta certezza vi assicuro che il 95% di coloro che intervengono alle presentazioni rientrano in queste categorie. Non vi ci rivedete? Sappiate che ne esiste un'ultima, quella che io chiamo LA MOSCA BIANCA.
 Ci sono sempre, su una sessantina di persone, una o due che sono lì per ascoltare davvero. Sono interessate, vogliono vedere come parla l'autore, ci tengono a dire una cosa sensata e pensata sull'argomento. In genere finisce che non lo fanno mai, soccombendo anch'essi alla folla che è lì ad assistere per tutt'altro motivo.
 E voi? Avete assistito a qualche scena da presentazione particolarmente surreale?

sabato 24 agosto 2013

Fenomenologia dell'Anziano in libreria. Parte one.

L'anziano in libreria è una creatura estremamente facile da avvistare e può assumere varie forme, più o meno moleste. Probabilmente attirato dalla supposta tranquillità della libreria, mediamente meno rumorosa degli altri negozi, fresca in estate e calda in inverno e sempituramente aperta, suole adagiarsi sulle poche poltrone libere impedendone l'uso a chiunque altro.
 Ma passiamo in rassegna le tipologie più diffuse.

 IL VECCHIO SCESO DALLA MONTAGNA: Trattasi degli anziani che vivono spersi da qualche parte, comunità montane, campagne insondabili, paesi ancora privi dell'adsl. Vengono in città una volta ogni due o tre mesi e si aspettano di disbrigare tutte le faccende possibili e inimmaginabili in un pomeriggio. Entrano in libreria e non riescono assolutamente a capire perché non disponiamo di tutti i libri ci cui hanno bisogno (i quali libri in genere sono così specifici sull'agricoltura diretta, gli animali, i fiori alpini e i pesci degli abissi che risulterebbero introvabili anche in una libreria specializzata).
 Messi davanti alla possibilità di ordinarli e riceverli in una o due settimane, rispondono indignati che passeranno di nuovo in città solo dopo il disgelo, minimo tre mesi dopo.

 L'ANZIANO RIOTTOSO: O anche, quando la libreria funge da sfogo sociale. Sono gli anziani convinti di aver sempre e comunque ragione in funzione del loro secolo d'età. Qualsiasi cosa tu dica è sbagliata perché sei più giovane (e in genere anche perché sei donna, visto che la rivoluzione sessuale è passata indenne su di loro), sono certi che il libro che il nipote si è autopubblicato su qualche sito sia nascosto da qualche parte, ma tu non voglia mostrarglielo di proposito. In genere hanno un linguaggio colorito e cercano di essere fantasticamente rumorosi nelle loro proteste, sperando, credo, che qualche superiore si interessi al loro caso.

 L'ANZIANO CHE PRENDE LA LIBRERIA PER UNA BIBLIOTECA: E' una categoria che ha due varianti: una simpatica e una insopportabile.
 La variante simpatica viene tutti i giorni, si siede su una poltroncina per intere mattinate o pomeriggi, prende un libro che gli interessa e ne legge una buona parte tutti i giorni. Quando lo finisce ne sceglie un altro e via all'infinito. Si porta thermos (giuro) e comodità varie, talvolta anche copertine. Rimane in religioso silenzio, imperturbabile a qualunque caos e richiesta della poltrona. Mi fan simpatia perché immagino non possano permettersi molti libri nuovi e al contempo impediscono ai pazzi tutti di occupare poltrone con scopi molesti.
 La variante antipatica viene meno frequentemente, ma rompe le scatole a tutti, commessi di libreria e clienti, perché lui è venuto lì per leggere e la gente non può permettersi di fare casino. Anche lui occupa poltrone per ore, ma si mette vicino una ventina di libri da spulciare che poi provvede a disseminare ovunque causandone una protratta irreperibilità. Se osi avvicinarti per consultare la sezione o aiutare un cliente, protesta a oltranza. Anche lui dispone di thermos e talvolta anche di ripiani pieghevoli su cui riporre i suoi effetti personali nelle sue lunghe ore di permanenza.

 L'ANZIANO VITTIMA DEI SUOI NIPOTI: Il poveretto viene in genere tiranneggiato (dal suo punto di vista con amore) da adolescenti che non staccano gli occhi dall'I-phone o da nipoti universitari che non si degnano neanche di accompagnarli. Cercano libri di cui o non gli è stato riferito completamente il titolo e neanche l'argomento, oppure ce l'avevano scritto su un fatidico foglio che però è rimasto a casa. Pensano che la dicitura libro universitario ti consenta di entrare in contatto telepatico col nipote non presente e capire magicamente cosa stanno cercando. Quando capiscono che ciò non avviene, si attaccano al cellulare costringendoti a parlare con l'assente, il quale è anche scocciato per l'intrusione e risponde dimostrandosi molto contrariato quando gli annunci che no, il manuale di antropologia comparata del 1938 o gli studi di linguistica applicata in francese originale non sono presenti in libreria.

 E questa breve carrellata è solo l'inizio. Più e più tipologie dell'anziano si annidano e possono ancora annidarsi. Ci sono anche quelli carini e servizievoli che sorridono sempre causandomi crisi di commozione. Mi ricordano tutti mio nonno e non è  proprio facile spiegargli perché interagisci con loro con gli occhi lucidi.
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