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martedì 17 dicembre 2024

I consigli del Natale 2024! Ereditiere svizzere, fake news storiche, ambientalismo, Susan Sontag e Sylvia Plath, pittrici nella capitale, orsi pignoli, ricette favolose e minacce lavanda!

 Padre l’altro giorno mi ha rimproverata perché non curavo più il blog.

Ma come, ce l’hai da tutti questi anni e adesso lo lasci andare così.

 A prescindere dal suo sempiterno ruolo genitoriale, in fondo ha ragione, quest’anno è stato proprio un anno di magra scrittoria e il prossimo, da un certo punto di vista non sarà, temo, migliore perché (poi vi racconterò quando avrò fatto almeno la metà degli esami e la fine mi sembrerà meno lontana e io sarò meno infuriata) ho dovuto iscrivermi ad una scuola di specializzazione universitaria (no, non faccio l’insegnante, è sempre per archivisti).

 Quindi insomma il tempo è quello che è, e tra lavoro principale, lavoretti collaterali, perché ormai la vita costa talmente tanto che il lavoro principale non basta più da solo, e università, i momenti da dedicare al diletto sono davvero molto pochi.

 Ma sogno sempre che le cose migliorino, che questo periodo geopolitico ed economico orrendo prima o poi finisca e che si riesca a passare il tempo a fare qualcosa che piace, come scrivere, leggere e disegnare, senza che il lavoro e le ansie fagocitino ogni pezzetto delle nostre non sempiterne vite.

 Comunque, ho voluto, quale atto di riappropriazione rivoluzionaria del proprio tempo, riuscire a scrivere un post di consigli natalizi.

Come ogni anno mi sembra di non avere nulla da consigliare e come ogni anno ho titoli per almeno due post. Intanto godiamoci questo, magari riesco a trovare il tempo per il secondo prima della vigilia di Natale (altrimenti, comunque, c’è sempre la Befana).

Buona lettura!


LYDIA, L’ULTIMA DEGLI ESCHER di Lukas Hartmann, Armando Dado ed.:


Natale, tempo di Mitteleuropa. La principessa Sissi, le usanze chiaramente nordeuropee che a Roma fanno un attimo sorridere (gli abeti finto innevati con 15 gradi fuori dalla finestra), il Ciobar con la panna che fa tanto caffè viennese in our dreams e altre minuzie cospirano per condurre la mia mente verso libri da impero austroungarico.

 Quest’anno la palma spetta a “Lydia, l’ultima degli Escher” la biografia di una ricca ereditiera ottocentesca che, agli occhi di una donna contemporanea, grida vendetta.

 Cosa spinge la donna più ricca della svizzera, unica erede di un impero ferroviario, a non sfruttare la propria libertà, ma a sposare il tipico tizio che tuo padre non voleva sposassi e hai invece sposato letteralmente pochi giorni dopo la sua morte?

 La risposta dovrebbe essere: un grande amore. Ma non sembra essere così visto che poco dopo si è perdutamente innamorata di un pittore. Quindi boh, autosabotaggio? Di sicuro questo libro potrebbe contenere la risposta.

Ritratto di signora”, ma reale. Una biografia per tornare a quel periodo storico al limitare tra due mondi, come il nostro.



ROMA PITTRICE. Artiste al lavoro tra XVI e XIX secolo, a cura di Ilaria Marielli Mariani, Raffaella MorselliOfficina Libraria ed.:

Avete presente il tipico “regalo per un medico” che immancabile arriva come richiesta in libreria tutti gli anni?

 Ebbene, per quest’anno ho finalmente un consiglio convincente!

Ovviamente non è solo per un medico, è un regalo un po’ più importante per una persona “con cui fare bella figura” che, per inciso, potrebbe anche essere vostra madre.

Si tratta del catalogo della mostra “Roma pittrice” attualmente in svolgimento al Museo di Roma a, sì, Roma.

Non è “una mostra sulle pittrici donne” come se stessimo parlando di rarità floreali della Papua Nuova Guinea, ma una mostra estremamente ricca sulle artiste attive nella capitale tra ‘500 e ‘800.

Sono TANTISSIME. E dove stavano?

 Principalmente in collezioni private e nei magazzini delle opere non esposte di musei, pinacoteche e quant’altro. Quindi, insomma, come al solito non è che le donne prima del 1968 stavano chiuse in casa, semplicemente la memoria le ha occultate, perché ricordiamocelo car* miei, da un certo punto di vista la memoria è sempre un esercizio di potere.

Nel catalogo, bello corposo, troverete un interessante saggio introduttivo, le opere esposte e anche le biografie delle autrici, una vera chicca perché di molte allo stato attuale si sa molto poco e si è dovuto scartabellare negli archivi (suggerimento: storic* scartabellate un po’ di più) per trovare delle informazioni.

Regalatevelo, o fatevelo regalare. Ah, ovviamente non dimenticatevi dei medici, apprezzeranno.


OPS!ABBIAMO UN PROBLEMA di Jacob Grant, Lapis Edizioni:

Chiaro segno del mio invecchiamento: alcuni libri per bambin* mi commuovono.

 Io non ho nessun particolare trasporto per i libri per bambin* (neanche per i bambin* devo dire), ma ultimamente, vuoi che sto invecchiando un po’ pure io, vuoi che i figli e le figlie delle mie amiche mi stanno facendo riavvicinare involontariamente al mondo degli infanti, qualcosa sta cambiando.

Questo illustrato ne è la prova. 

 Si tratta della storia di un orso molto pignolo (che mi ricorda caratterialmente un po’ Dolcemetà) fissato con ordine e pulizia. 

 Un giorno si trasferisce in una nuova casa con la sua fida orsetta di pezza MA qualcosa non va e l’orso inizia a rovistare ovunque finché diventa chiaro che l’inflessibilità alla lunga può fare seri danni, anche alle persone a cui vogliamo più bene.

Un libro che forse dovrebbero leggere molti adulti.


SONTAG. UNA VITA di Moser Benjamin ed. Bur:

 Per troppi anni Susan Sontag è stata messa da parte. Ricordo che quando Dolcemetà scriveva la tesi, ci mettemmo davvero troppo a recuperare da qualche parte le sue “Note sul camp” e che dei suoi testi in generale, in circolo, non si trovava davvero nulla.

Finalmente, in nome dei corsi e ricorsi storici, Sontag sta tornando in libreria e questo Natale è uscita anche questa sua corposa biografia che attinge anche ai suoi archivi personali.

Il prezzo, come quello dei libri in generale, è veramente alto (32 euro), ma almeno sono 700 pagine quindi ciccia da leggere ce n’è.

Sì lo so: la carta, i diritti, i traduttori, i distributori. So benissimo che costa tutto. Ma non è che siccome lo so, il mio stipendio e quello di tutti gli altri sì alza, quindi se qua non si fa qualcosa i libri rimarranno sugli scaffali, pure quelli belli.

Intanto approfittate della tredicesima, vostra e degli altri, e fatevelo regalare.


QUANTO LONTANO SIAMO GIUNTI. Lettere alla madre di Sylvia Plath ed. Guanda:

Lessi questo libro una quindicina di anni fa, in una vecchissima edizione posseduta dalla biblioteca di Bergamo e all’epoca mi piacque tantissimo.

 Sono le lettere che Plath scrisse alla madre e che restituiscono assai più dei diari un’immagine reale della poetessa. I diari infatti sono stati manipolati, tagliati, aggiustati e dio solo sa che altro dal marito, Ted Hughes, che usò la scusa del “non voglio turbare i miei figli”. Il sospetto, visto il suicidio di Plath e della successiva compagna di Hughes, è che lui non facesse questa grandissima figura.

 Com’è e come non è, almeno queste lettere tra le sue grinfie non sono finite e sono vive, vivaci, dubbiose, arrabbiate, entusiaste, tristi.

 Sono lo spaccato di vita di una ragazza ricca di talento, con poche risorse economiche, tante aspirazioni e molte ansie per il futuro.  Lettere personali nel senso più completo del termine, che restituiscono un ritratto di persona reale e senza filtri.

Regalo idealissimo per grandi lettrici e grandi lettori.


IL CAPANNO DI ASH di Suzy Wang, Bao Publishing:

Suzy Wang è un’autrice che amo moltissimo. Ha quella capacità, estremamente difficile da coltivare e secondo me frutto di un talento naturale (con buona pace di chi pensa che la propensione naturale non esiste perché secondo me, invece, esiste eccome) per le sfumature. 

 Le sue graphic novel, dal tratto che ricorda i fumetti giapponesi old style e si rileggono con piacere più e più volte di seguito e ogni volta si scoprono particolari nuovi, considerazioni nuove, dettagli che a una prima occhiata erano sfuggiti.

Ash” è un libro bellissimo che racconta tante cose insieme senza nominarne esplicitamente nessuna.

È una cosa che apprezzo particolarmente nell’epoca dei “romanzi a tesi”: devo dimostrare una cosa e te la devo dimostrare così esplicitamente che devo dirtela a lettere cubitale e ripetertela 50 volte senza lasciarti immaginare o ragionare. La morte, insomma, dell’astrazione.

In questo libro invece si mescolano tante cose: riflessioni sull’identità di genere, ambientalismo, solitudine, interdipendenza dell’umanità con la natura e interdipendenza del singolo con la collettività. Ho amato in particolar modo quest’ultimo tema perché se c’è una cosa che sto iniziando a non sopportare più è la gente che inneggia allo starsene soli in casa con loro stessi perché tutti gli altri sono una delusione.

Posto che anche io evito volentieri tanta gente, è abbastanza ovvio che il rapporto con l’altro necessiti di fatica, impegno, gestione del conflitto e opinioni divergenti. Avere un rapporto con gli altri è faticoso, ma è anche indispensabile per vivere in modo più ricco la propria vita.

(E no, le esperienze di vita negative che abbiamo tutt* non mi faranno cambiare idea).

È questo un po’ il cuore di questo romanzo, dove un* ragazzin* che si sente poco compreso dai genitori che derubricano a “una fase” il suo bisogno di affermare la propria identità di genere, il suo ambientalismo e il rifiuto di alcune consuetudini viste come segno di maturità (la patente) decide di partire alla ricerca del capanno nel bosco del nonno defunto.

Lui sa che questo mitico capanno esiste tra le montagne boscose attorno al vecchio ranch di famiglia e si attrezza per ritrovarlo durante le vacanze estive dagli zii. Riuscirà nel suo intento e partirà per lui un periodo di solitudine selvaggia assieme al suo amato cane, in una profonda connessione con la natura.

Sembrerebbe il paradiso, invece con sua enorme sorpresa scoprirà che l’essere umano è, fino in fondo, un animale sociale e l’isolamento non salva noi stess* e neanche il pianeta.

Bellissimo. Consigliato dai 10 ai 110 anni.


IL RICETTARIO DEI FRATELLI GRIMM di Robert Tuesley Anderson, Guido Tommasi Editore:

 In un mondo in cui è sempre estate, mi sono appassionata a un trend di Instagram in cui si propongono le ricette dei romanzi fantasy d’impianto medievale.

 

 Dato che nell’idea del medioevo è sempre inverno, è tutto un tripudio di salse, stinchi di maiale grassi che più grassi non si può, contorni di mele bagnate nella sugna, alcolici ricolmi di erbe aromatiche e torte frollose che possono essere ripiene di mele speziate o maiale frollato chi lo sa.

 Ho il sospetto che siano piatti più belli a vedersi che buoni a mangiarsi, ma quando se non a Natale è bello navigare nell’eccesso alimentare?

Il ricettario dei fratelli Grimm” propone ricette ispirate e nominate nelle fiabe dei fratelli tedeschi che, andando a memoria, non pasteggiavano a pasta con le vongole.

 Sì, certo, nelle fiabe si mangiavano anche bambini, ma ho idea che ci troveremo davanti a una versione woke. Maledetto politicamente corretto che occulta il sano cannibalismo.


LA MINACCIA COLOR LAVANDA di Irene Villa ed. Ets:

 Quanti libri Lgbt ci sono in giro (finalmente) da qualche anno a questa parte? Tanti davvero tanti.

Quanti di questi libri, effettivamente si occupano della prima lettera dell’acronimo alias la L alias le lesbiche e il lesbismo in generale? Pochi davvero pochi.

 È ancora, se non difficile sicuramente più raro, trovare fumetti, romanzi e saggi che raccontino e parlino del lesbismo, di fatto confermando uno dei più grossi problemi della comunità che noi lesbiche letteralmente ci portiamo in ogni dove: l’invisibilità.

 Questo libro di Irene Villa, frutto della sua ricerca di dottorato a Verona, parla del lesbismo nella teoria femminista e nel mondo queer. Finalmente un contributo teorico serio, ragionato, contemporaneo e, posso assicurarvi, molto scorrevole da leggere sul lesbismo.

 Se infatti prima avevamo solo il problema dell’invisibilità, adesso abbiamo anche il problema della sineddoche, quella simpatica forma retorica per cui si nomina una parte e si intende il tutto.

Ossia si pensa che alcune derive terf appartengano a tutte e non solo ad alcune.

Quindi bene che finalmente vengano pubblicati nuovi studi che portino aria fresca, nuove voci, un più variegato pensiero critico e mostrino che siamo esattamente come tutti gli esseri umani: pensiamo e ragioniamo in modo diverso anche condividendo uno stesso orientamento sessuale.


STORIE FALSE di Michel Pretalli e Giovanni Zagni, Mimesis ed.:

La storia è maestra?

Mica tanto. Come ci insegna essa stessa, in un’interessante contraddizione, come umanità abbiamo una certa coazione a ripetere gli stessi errori.

 Le fake news, le bufale, le truffe, la ciarlataneria e qualsiasi declinazione possibile del tema e del termine ci inseguono sin dagli albori della storia e ciclicamente, con una facilità impressionante, ci cadiamo. O almeno ci cade una buona parte della popolazione con rischi che vanno da una personale perdita di denaro a una guerra mondiale con milioni di morti.

Storie false” mette insieme alcune delle bufale più conosciute, alcune in grado di cambiare (sempre in peggio, non vi preoccupate) il corso della storia.

Del resto, a giudicare dalle immagini AI che girano su fb in cui teneri agricoltori, bambini con torte e vecchine adorabili chiedono di essere solo salutati perché “nessuno lo fa”, scatenando selve di commenti entusiasti, è già un miracolo che la società non sia ancora collassata.

Pare sia un libro divertente. Immagino che potremmo rientrare nel black humor.

Da regalare al parente complottaro, per non vederlo mai più a pranzo di Natale.

mercoledì 11 ottobre 2023

Halloween a Roma! Cinque luoghi e due fondi librari per vivere Halloween nella città eterna, tra martiri, esoterismo, falsi duomi di Milano, piramidi e confraternite

 Qualche anno fa, scrissi un post sui luoghi halloweenosi milanesi.

 Milano, come molte città del nord, si presta secondo me molto più di Roma alle fantasmagorie, gli esoterismi o più banalmente all'autunno.

 Non so, il sole incessante che batte sulle ottobrate romane (ormai ottobrate nazionali) rende Roma una città poco incline al gotico, alle sottili inquietudini, ai fantasmi e alle ombre (almeno secondo me).

 Tuttavia, dopo qualche anno che ormai sono tornata a viverci, devo ammettere che qualcosina qui e lì l'ho scovata anche a Roma.

 Sono tutte cose abbastanza conosciute, ma non vorrei avere neanche l'occhio dell'autoctona che pensa tutt3 debbano conoscere tutt3 perché Roma caput mundi.

 Un paio di anni fa un post così lo avrei apprezzato anche io e spero di poterne fare nei prossimi anni tanti altri. 

 Ad ogni luogo sono legati un film e un libro che potrebbero conciliarne il ricordo.


SANTO STEFANO ROTONDO:
 
 Poco lontano dal Celio, vicino a villa Celimontana, sorge una Chiesa strana, poco battuta dai turisti non essendo su nessuna delle vie principali dove essi sciamano.

E’ una Chiesa circolare che sarebbe strano Pupi Avati non avesse mai visto prima di concepire “La casa dalle finestre che ridono”

 Per i colpevoli che non hanno ancora assaporato questo capolavoro, ambientato in quel luogo dal retrogusto terrificante che sa essere la pianura padana, sappiate che è coinvolta una chiesa dagli affreschi inquietanti e minacciosi.
 
 Ecco Santo Stefano Rotondo è la MADRE di tutte le chiese con affreschi inquietanti e minacciosi. Dimenticate le danze macabre, gli scheletri nordici che ti ricordano che qua si ride e si scherza, ma tanto dura poco, in confronto state contemplando un’avventura delle principesse Disney.
 
 Gli affreschi di Santo Stefano Rotondo avvolgono tutte le pareti di questa chiesa fortunatamente immune dal barocco correndo circolarmente come un carosello macabro.
 
 Ogni scena vede raffigurati una serie di martiri sanguinosissimi e a dir poco splatter che riempiono tutto lo spazio del riquadro su prospettive diverse. Tutto si può dire tranne che non vi fosse una perversa fantasia malata nella tortura e morte dei vari santi e martiri cristiani.
 
 Diciamo che chiunque abbia deciso di adornare una chiesa di immagini così gratuitamente violente e le mani che si sono prestate qualche domanda te la fanno venire. 

 Non sono i primi martiri che una persona nata e cresciuta in un paese come l’Italia vede in giro per chiese che traboccano corpi, pezzi di corpi e dipinti a tema, ma qui c’è un progetto d’insieme e un’omogeneità d’intenti che dona al complesso una dimensione a dir poco disturbante.
 
DA LEGGERE: "Almanacco dell'orrore popolare" di Fabio Camilletti e Fabrizio Foni
DA VEDERE: "La casa dalle finestre che ridono" di Pupi Avati
 
LA PIRAMIDE CESTIA:
 
 Sono anni che sogno di entrare in questa Piramide, che non si capisce mai se sia davvero aperta al pubblico o meno. 

 Purtroppo per me la soprintendenza ha deciso di aprire a qualche sporadica visita nell’epoca degli stramaledetti influencer di Tik Tok, col risultato che si è avverato quello che dice un antico proverbio ovino delle mie parti: “Quando una pecora scopre il pascolo, poi tutte vogliono andarci”.

 Sperando che l’entusiasmo social si smorzi prima che la soprintendenza decida che non valga la pena continuare le visite (mai capito su quale base si muovano questi oscuri pensieri), posso intanto inserirla in questa lista halloweenosa.
 
 Forse non tutt3 sanno infatti che a Roma esiste una piramide, piccina in confronto alle altre piramidi, abbastanza vistosa se consideriamo che non siamo in Egitto. 

 Si erge, in modo abbastanza prevedibile, alla fermata della metro B Piramide e qualcuno del Comune ha anche pensato che fosse sensato piantarci delle palme vicino, in modo da rendere ancora più straniante il tutto.
 
 Si tratta della tomba di un ricco romano, Caio Cestio, che, alla fine del primo secolo avanti Cristo, impose agli eredi di erigere una piramide in suo onore entro 330 giorni dalla sua morte, pena la perdita dell’eredità. 

 L’eredità dovette essere un buon deterrente perché gli eredi, a cui darei seduta stante la direzione di una decina di enti pubblici, riuscirono nell’impresa.

 La Piramide è ovviamente perfetta per gli appassionati del genere horror in stile mummia e antichi monili egizi maledetti.
 
DA LEGGERE: "Lo scarabeo d'oro" di Edgar Allan Poe, Abeditore
DA VEDERE: "I predatori dell'arca perduta" di Steven Spielberg
 
IL CIMITERO ACATTOLICO:
 
 Lo so, lo so, è conosciutissimo, ma non si può non citare.

 Ai piedi della piramide Cestia c’è uno di quei posti che possono esistere solo in posti come la capitale, dove sono avvenuti fatti storici assurdi che hanno dato vita a luoghi altrettanto assurdi.
 
 Il cimitero acattolico nasce infatti per dar sepoltura ai protestanti, esuli inglesi della corte di re Giacomo Stuart (era anche detto, infatti, Cimitero degli inglesi). 

 Col tempo, in questo posto splendido che, pur trovandosi in una zona molto trafficata di Roma, mantiene un silenzio innaturale in mezzo a pratini verdeggianti, una colonia felina e l’ombra inconsueta della piramide, vi hanno trovato sepoltura molte personalità del mondo politico, artistico e letterario.
 
 Qui, in uno spazio raccolto che dà la dimensione di un piccolo paese rurale inglese, potete trovare le celeberrime tombe di Keats, Shelley, Gramsci, Togliatti e Camilleri. Ma ci sono anche attrici, politici, nobili, persone comuni che hanno fatto erigere statue splendide (che non posto perché le immagini sono tutelate).
 
 Un luogo da visitare col rispetto che si deve ai defunti, meglio se con una visita guidata.
 
DA LEGGERE: "L'antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters e "Guida ai cimiteri d'Europa" di Fabio Giovannini ed. Stampa Alternativa
DA VEDERE: "Zeder" di Pupi Avati
 
LA CHIESA DEL SACRO CUORE DEL SUFFRAGIO E IL MUSEO DELLE ANIME DEL PURGATORIO:
 
 Quando ero una giovanissima appassionata di Halloween
(io ho iniziato ad appassionarmi al liceo perché mi piacevano i racconti di fantasmi, l’atmosfera, l’autunno annessi e connessi) cercavo tracce halloweenose in quel di Roma attraverso ricerche liminari, sperando in vaghe tracce gotiche nella capitale.
 
 Niente. Roma è tante cose, ma non una città dove il gotico ha attecchito. Quindi l’unica chiesa segnalata era la Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, una piccola chiesetta vicino al palazzaccio, sul Lungotevere, che è una versione mignon del Duomo di Milano. 

 Si tratta in realtà di neogotico, un gotico fake, ottocentesco, e anche dentro imita lo stile in modo bisogna dire, un po’ artefatto, ma abbastanza riuscito.
 
 Quello che rende halloweenosissimo questo luogo però, è uno stanzino microscopico dove sono conservate una manciata di inquietanti testimonianze che proverrebbero dalle anime del purgatorio. E’ difficile non pensare che fossero tutti dei falsi, ma permane comunque una sottile inquietudine del passato, simile alle sensazioni ambivalenti che si provano davanti alle foto finte di epoca vittoriana.
 
 E’ tutto molto finto, ma in un certo senso comunicano un’inquietudine molto vera.
 
DA LEGGERE: "La donna in nero" di Susan Hill
DA VEDERE: "1921. Il mistero di Rookford" di Nick Murphy

CHIESA DI SANTA MARIA DELL'ORAZIONE E MORTE:

E' una chiesa vicino al Lungotevere che ho provato a visitare lo scorso anno trovandola sigh sigh chiusa.

 Pare che quest'anno abbia riaperto (voglio andarci prima della fine del mese) ed è promettente sin dagli inquietanti esterni in cui alcune colonne sono sormontate da teschi fioriti.

 Fu eretta nel '500 dalla confraternita dell'orazione e della morte che si occupava di seppellire i morti senza identità o abbandonati.

 Un tempo vi era annesso un piccolo cimitero che adesso non esiste più, ma permane una piccola cripta sotterranea.
Vorrei dirvi qualcosa di più, ma anche io appunto devo ancora visitarla, quindi sarà una scoperta anche per me!

DA LEGGERE: "Senza misericordia. Il «Trionfo della Morte» e la «Danza macabra» a Clusone" di Chiara Frugoni e Simone Facchinetti, ed. Einaudi
DA VEDERE: "The skeleton dance", Disney
 
IL FONDO VERGINELLI-ROTA:

 Mentre cercavo qualche biblioteca/archivio/fondo a tema magico-occulto -stregonesco ho scoperto un fondo librario che potrebbe fare al nostro caso.

 Da quel che ho evinto online (ergo da prendere con le pinze), una parte del fondo è conservato all'Accademia dei Lincei e un'altra all'Università di Roma Tre.

 Stiamo parlando del fondo Verginelli-Rota, una raccolta di manoscritti e testi alchemici ed ermetici raccolti da Vinci Verginelli e Nino Rota (sì, proprio il musicista).

 Stando ad un paio di cataloghi reperiti su internet (uno, "Bibliotheca Ermetica", lo trovate scansionato e a disposizione sul sito dell'Accademia dei Lincei, qui al link) la parte risalente ai secoli XV-XVIII è conservato all'Accademia dei Lincei, mentre la parte dei secoli XIX-XX si trova presso Roma Tre.

  Vorrei potervi dire di più, ma non conosco i fondi (e non sono neanche a conoscenza di quale sia la loro consultabilità, nel senso, il fatto che esistano non vuol dire automaticamente che siano accessibili), il sito dell'Università di Roma Tre, a proposito di questo fondo, chiamato "Fondo Myriam" dice: "2.500 volumi della biblioteca del “Circolo Virgiliano”, espressione romana del movimento ermetista fondato da Giuliano Kremmerz. Sono testi di religione, scienze occulte, esoterismo, mistica e astrologia.

 L'unica cosa che posso aggiungere è che il fondo prende vita dal lavoro congiunto di Nino Rota e di Vinci Verginelli, entrambi appassionati di ermetismo ed esoterismo.

 Più informazioni forse si potrebbero trovare in questo testo: "La biblioteca ermetica di Nino Rota. Il fondo Myriam dell'Università degli studi di Roma Tre alias Raccolta Verginelli di testi ermetici moderni (sec. XIX-XX)" di Pasquale Giaquinto,  Andrea Pacilli Editore.

DA LEGGERE: "Guida alla letteratura esoterica" di Claudio Asciuti ed. Odoya
DA VEDERE: "La nona porta" di Roman Polanski

mercoledì 5 luglio 2023

Due presentazioni a Roma per "Come fu che organizzai la mia unione civile"! L'8 luglio a Bande de Femmes e il 13 luglio a Villa Ada.

 Continuano le presentazioni del rosaceo tomo (così ribattezzato in onore del mio primo libro "I dolori della giovane libraia" che per la sua vistosa copertina verde era "il verdeggiante tomo"): "Come fu che organizzai la mia unione civile" Asterisco Edizioni.

 Nelle prossime due settimane farò ben 2 tappe romane!

La prima sabato 8 Luglio alle 18:00 a Bande de Femmes (Pigneto) e la seconda giovedì 13 a Villa Ada.






sabato 6 agosto 2022

Piccole recensioni tra amici! Quattro gialli dal Brasile all'Egitto passando per la Pennsylvania fino a Roma

  In questa estate troppo afosa, finalmente le vacanze stanno per giungere anche per me, anche se, fino all'ultimo sono preda di lavoro di disgraziato studio.

Non me la sono sentita di fare un post sui consigli estivi perché umanamente in una libreria non dell'usato non sono riuscita a fare un vero giro (tanto che avevo adocchiato un manga e ho dovuto mollarlo lì perché non avevo tempo di fare la fila in cassa).

 Tuttavia quest'anno, complice il fatto che il Lazio è provvisto di una costa, sono già andata al mare parecchie volte e ho avuto modo di leggere un bel po' di gialli.

 Ho pensato quindi che un post al riguardo, rubando tempo alle lezioni, potevo anche farlo!

 Unico avviso: nutrendomi ormai quasi solo di libri usati per ragioni economiche, ma anche solo urbanistiche (ne ho vicine due), i libri di cui vi narro non sono sempre reperibili in commercio, ma di certo in biblioteca sì!

 Buona letturaaaaa, e domani, per me, ultimo giro all'usato per il bottino da portare in vacanza!


POLVERE DI DIAMANTE di Ahmed Mourad ed. Marsilio:

 E' un giallo mooooolto strano questo di Ahmed Mourad Ambientato al Cairo, e ha come protagonista un giovane informatore farmaceutico, Taha, che vive da solo col vecchio padre invalido.

Un giorno, dopo uno screzio con una sorta di capo delinquente locale che cerca di estorcergli droga durante un turno notturno in farmacia, Taha torna a casa e trova suo padre assassinato.

 La storia sembra  inizialmente volerci condurre da una parte: chi ha ucciso il padre di Taha? 

 Invece la trama non ha un vero centro, ma si scompone in modo caleidoscopico tra molti personaggi: il commissario di polizia corrotto, il politico onnipresente sulla scena egiziana sin dalla caduta del re, la bella vicina di casa che sogna un Egitto più moderno e giusto, e un sistema di corruzione generale inquietante.

 Non so dirvi se lo abbia trovato un giallo piacevole, perché pur essendoci un'indagine, un colpevole e un ingegnoso metodo per l'omicidio (o gli omicidi) non sono davvero certa che sia un giallo.

 Racconta molte cose, con una morale per noi inquietante e perturbante: chi sono i cattivi? Ci sono cattivi? Alcuni omicidi sono meno gravi di altri? 

 Interessante la costruzione priva di centro e la trama cangiante in cui cattivi e buoni si mescolano continuamente, ma di certo non è un giallo da prendere a cuor leggero.


"BELLINI E GLI SPIRITI" di Tony Bellotto: 

 C'è tutto un filone di gialli scritti da uomini in cui i protagonisti sono PALESEMENTE una proiezione fantastica di ciò che questi uomini ambiscono ad essere: belli, pieni di donne che si spogliano al loro passaggio, intelligenti, virili, con un fisico prestante nonostante si ingozzino di cibo spazzatura e bevano come spugne.

 Bellini è esattamente tutto questo. Con un sacco di donne che si spogliano al suo passaggio, di ogni età e nazionalità mentre lui distrattamente indaga sulla morte di un avvocato spiritista assassinato durante una maratona, non si sa bene come (e neanche se sia stato davvero assassinato).

 L'ambientazione brasiliana è piacevole e insolita, e devo ammettere che gioca molto per me il fatto che il Brasile è il secondo posto extraeuropeo, dopo il Giappone, che mi attira di più.

 Affascinante anche il fatto che sia coinvolta la comunità dei migranti asiatici, un tratto poco conosciuto da noi europei, e in generale ammetto che trama è costruita abbastanza bene.

 L'unica cosa è che davvero, sto testosterone ambulante dopo un po' diventa eccessivo, e fa quasi rimpiangere quando i detective sublimavano nel cibo, di cui peraltro, purtroppo, si parla molto poco.

 Credo che comunque questo sia l'unico libro della serie di Tony Bellotto tradotto in Italia e sia abbastanza introvabile, visto che, oltre all'edizione in allegato coi gialli de La Repubblica, l'unica altra esistente era quella del Cavallo di Ferro (dalla cover a dir poco orrenda), casa editrice fallita anni fa.

Ps. Comunque mi è venuta ancora più voglia di andare in Brasile.


LA PAZIENZA DEL DIAVOLO di Roberto Cimpanelli ed. Marsilio/Feltrinelli:

 Vale per questo libro, il discorso di cui sopra: scrittore che infonde nel protagonista del suo giallo tutte le sue proiezioni fantastiche.

Al contrario del protagonista di Bellotto che comunque si muoveva in una trama che si faceva leggere volentieri e aveva quel tono ironico a reggere il tutto, qui siamo proprio nel campo del giallo trash.

 Siamo a Roma, dove inizia un'assurda scia di omicidi ai danni di efferati assassini e stupratori che non solo nessuno piange, ma che tutti sono un po' contenti vengano ammazzati. 

 Cosa che insomma, possiamo di certo aspettarci dall'opinione pubblica, ma lascia un po' perplessi che la polizia non indaghi a dovere, come sembra accadere durante tutto l'arco della storia.

 Ermanno d'Amore, ex poliziotto che a seguito di un crudo omicidio non risolto è rimasto traumatizzato decidendo di lasciare il lavoro e aprire una libreria, si trova coinvolto suo malgrado e inizia a indagare.

 La trama è piena di tutto: belle donne che cadono al suo passaggio, serial killer, complottismo all'italiana, depistaggi, quintalate di aggressioni e omicidi, assassini tipo Scream che non muoiono mai. Fino a un finale che se tagliavano le ultime trenta pagine era meglio.

 La storia è scorrevole, ma confusionaria, inverosimile anche per un thriller, piena di troppe cose e in cui davvero i personaggi femminili sono una presa in giro: tutte gnocche di qualsiasi età, tutte pronte a cadere ai piedi del sexy Ermanno, tutte che sembra nella vita non abbiano niente da fare se non pensare agli uomini (del resto le donne cosa vuoi che facciano nella vita?).

 Esistono molti altri gialli scritti in modo scorrevole MA con una trama valida. Leggete quelli.

 Un peccato perché fa parte della serie Feltrinelli dei due libri a 9,90.


"IL TEMPO DELLA VENDETTA" di Linda Castillo ed. Piemme:

 Non sono mai stata una grande amante dei crime all'americana perché li trovo molto violenti.

 C'è sempre molto spargimento si sangue, molta voglia di usare le pistole, un sacco di morti, tanta scena.

Sembra che se non muoiano almeno 3 o 4 persone non sia un giallo degno di questo nome, con buona pace dell'investigazione. E' una roba che se la fa Chandler ha un suo fascino da vecchia Hollywood hard boiled, ma dopo un po', come si dice, stucca.

 Senza il contorno alla Humphrey Bogart tutto diventa molto meno affascinante e molto più squallido, che è un po' in generale uno dei problemi dell'immaginario americano di adesso.

 "Il tempo della vendetta" di Linda Castillo non è che faccia eccezione. In 4 giorni si ammassano morti e feriti a tutto andare, il tutto condito da un sacco di pallottole. Però. Però almeno l'ambientazione è interessante: tra gli Amish della Pennsylvania.

 La protagonista, la detective Kate Burkholder è un'Amish che, una volta adulta, è uscita dalla comunità ed è diventata una poliziotta.

 La storia prende le mosse da un'anziana Amish uccisa brutalmente da qualcuno che ne ha anche rapito la nipotina disabile. Si innesca quindi una convulsa indagine che scava nel passato di una famiglia che appare innocua, ma che ovviamente sembra nascondere un oscuro segreto.

 E chi meglio di Kate può indagare nei meandri di una comunità chiusa e complessa da decifrare (sin dalla sua lingua: il tedesco della Pennsylvania??)?

 L'ambientazione e la penna felice della Castillo fanno andare oltre le immancabili americanate e questo giallo è proprio una tipica lettura da ombrellone al cardiopalma. 

Fa parte di una serie edita prima da Fanucci e poi da Piemme con la stessa protagonista e la stessa ambientazione che sembra promettere molto bene.

martedì 6 febbraio 2018

Avviso ai naviganti! Mercoledì 7 alle 18 presentazione di "Litania per un lettore lamentoso" ad Anguillara Sabazia!

 Avviso ai naviganti anche qui!
 Mercoledì 7 alle 18 ad Anguillara Sabazia (sul lago di Bracciano) alla libreria Tutta un'altra storia,  via Carlo Alberto Dalla Chiesa 7 io e Marco Petrella presenteremo "Litania per un lettore lamentoso", il libro da parati che io ho scritto e lui ha illustrato.
 Lacustri vi aspettiamo!


venerdì 18 dicembre 2015

I 9 (e più libri) che quest'anno vi ritroverete sotto l'albero. Tra magagne vaticane, Fabio Volo che svolazza in vetta, lotta per i tormentoni, eredi di Twilight, colori e anziani grafomani, tutto quello che vi aspetta!

E anche quest'anno siamo arrivati al fatidico punto di dicembre in cui si può, con ragionevole certezza, vaticinare quali libri vi troverete sotto l'albero.
  Cosa nascondono quei pacchetti sospetti che parenti vicini e lontani, amici vicini e lontani, nemici, colleghi, capi e sottoposti vi hanno consegnato (o stanno per farlo), carichi di speranze e sollievo?
 Vi tolgo d'impaccio, anche quest'anno potrete sfoggiare un'invidiabile poker face e salvare le apparenze, necessità principale di ogni Natale che si rispetti.
 Siete pronti a sapere a cosa andate incontro?
 Let's go!

SCANDALO IN VATICANO (il milionesimo della loro storia, ma che je frega):
 Fittipaldi e Nuzzi sono i due giornalisti che hanno scritto "Avarizia" e "Via Crucis", libri che si basano su documenti segreti vaticani gettandol'ennesima luce sugli ennesimi scandali finanziari di questa istituzione che è la Chiesa, bravissima a fare la morale agli altri, ma mai a sé stessa. 
 Ho trovato commovente il loro tentativo, soprattutto della Chiarelettere di far passare questi due tomi non come una sassata micidiale alla comunque impenetrabile facciata ecclesiastica, ma come un sostegno alla grande riforma di Papa Francesco. 
 Loro non stanno assolutamente attaccando l'amatissimo Papa, ma tutto ciò  e chi gli sta attorno e che egli sta combattendo con instancabile coraggio.
 Immagino che con Ratzinger tutto sarebbe stato più semplice, ma ora per criticar la Chiesa bisogna stare sempre bene attenti a ricordare che comunque questo Papa è favoloso, meraviglioso, magico. 
 I due comunque sono finiti sui banchi del tribunale ecclesiastico e non si sa come andrà a finire. 
 Gli italiani, come fanno sempre, si sono gettati sullo scandalo fumante, che poi, io mi chiedo, che razza di scandalo sia. Cioè, a me che mi vengano a dire che ci siano ecclesiastici che ladrano e oscuri maneggi in quel di San Pietro non è che stupisce più di tanto. Quello che mi stupisce è perché tutti sbavino per leggere chi rubava cosa, che il libro di Nuzzi venda centinaia di copie in due giorni, e poi tutto rimane sempre uguale e inattaccabile. Voglio capire, perché leggete? Per sport?
 Comunque state pur certi che se voi, come me, siete stati alla larga dalla faccenda, avete il doppio delle possibilità di vedervi rifilare i due librazzi. Quando i parenti sanno che preferite stare alla lontana dai preti è impossibile per loro resistere alla tentazione di rifilarvi un libro in cui essi sono, nel bene o nel male, coinvolti.

FABIO VOLO:
 La mia dolce metà che ha studiato lingue e mi maledice regolarmente perché l'incontro con la mia splendida persona le ha impedito di realizzare il suo sogno pupesco di vivere all'estero, si è molto appassionata al nuovo programma di Severgnini, "L'erba del vicino".  
 Il format prevede un parallelismo su alcune nostre abitudini o istituzioni e quelle di un paese straniero. L'ultima puntata vedeva il raffronto tra noi e gli Stati Uniti. Il confronto mi ha permesso di capire che negli Usa il fatto che la sanità non sia accessibile a tutti è un problema che non si pongono assolutamente nei nostri stessi termini. Non puoi, amen. Inoltre mi ha concesso di vedere Don Winslow, di cui è appena uscito il nuovo libro "Il cartello", ringraziare pubblicamente Saviano e Fabio Volo per l'aiuto dato alla diffusione del suo libro in Italia.
  Ora, posto che io non credo che Winslow abbia avuto beneficio effettivo alcuno da un'eventuale sponsorizzazione di Fabio Volo, e posto che, secondo me, Zerocalcare ha contribuito ben di più all'affermazione della sua stella, questo è sicuramente un punto di non ritorno.
 Ormai Fabio Volo è considerato uno scrittore vero, la massa lo ha incoronato anche stavolta. E' primo in classifica nonostante l'ennesimo titolo identico e trama pressocché identica (ma stavolta ci sono dei figli di mezzo mi pare, probabilmente perché è diventato padre). 
 Se continueremo a seguire il corso della sua vita attraverso i suoi libri, tra una trentina di anni e anche meno avremo un libro su un uomo in andropausa, munito nipotini irriverenti e tresche tra anziani con l'ansia da impegno, ai vertici delle vendite.

VA', METTI UNA SENTINELLA: 
In "On writing" Stephen King esprime un'idea un po' biblica della scrittura.
 Per lui la faccenda funziona come la parabola dei talenti: se hai un talento hai il dovere di sfruttarlo, seppellirlo equivale ad un delitto incomprensibile e imperdonabile. Portava come esempio proprio Harper Lee: a cosa serve, si chiedeva, possedere un talento tanto grande se scrivi un solo libro in cinquant'anni?
 Quasi vent'anni dopo "On writing" ecco che Harper Lee fa uscire un secondo libro, il seguito del primo, una cosa talmente strana che c'è stata persino un'indagine per capire se l'autrice fosse in grado di intendere e volere quando ha acconsentito alla pubblicazione. Lo era (anzi, lo è), visto che è ancora viva. 
 Dicono che il libro, scritto in realtà prima de "Il buio oltre la siepe" sia un po' deludente. Prima o poi immagino che lo leggerò, magari me lo regalano a Natale, perché, siatene certi, se siete lettori forti potreste trovarlo ben impacchettato da qualche astuto parente, sotto l'albero.

AFTER:
 E' una maledizione.  
E' da un anno che ogni due mesi arriva un nuovo capitolo di questa interminabile e prolificissima saga (ovviamente dai titoli anonimi e copertine tutte uguali, tanto per confonderci meglio) che vende in modo inquietante. Tutto si può dire dei famosi young adult tranne che non leggano. 
A loro si deve non solo la lettura, ma anche la produzione stessa delle saghe che leggono. "After" infatti è il prodotto di una fanfiction sui One Direction, con protagonista la solita ragazzetta timida e il solito belloccio maledetto che se ne innamora. Tanto per non sbagliare le fonti di ispirazione di Anna Todd, l'autrice, sono "Twilight" e le 50 sfumature.
 Anche lei come la James ha iniziato autopubblicandosi e anche lei vende quintalate di libri. Questo credo che non avrò mai il coraggio di leggerlo. Leggo da internet che dopo quest'ultimo, "Amore infinito", lo stillicidio si è finalmente concluso.
 Visto che è una reazione a catena inarrestabile, sono curiosa di sapere a quale capolavoro della letteratura mondiale fungerà da ispirazione. Chi sarà il post After? Lo scopriremo il prossimo Natale.

GUCCINI:
Ho una teoria, cinica, sull'iperproduttività di alcuni autori anziani (il grafomane Camilleri in primis): ormai sentono la fine dell'esistenza vicina e la necessità di esprimere tutto quello che hanno lasciato indietro negli anni o temono di non avere più il tempo di produrre.
  Quest'anno il buon Guccini, di cui vidi un concerto durante l'università proprio temendo che si sarebbe presto ritirato, ha fatto l'en plain. La gente arriva, ti chiede, "L'ultimo di Guccini" e tu non sai se si rifesce al suo "Un matrimonio, un funerale per non parlar del gatto" (il famoso libro che ogni anno ad un certo punto sparisce dalla circolazione al momento più bello perché in riassortimento), al cd, e, mi pare di aver capito, un cd con allegato book fotografico. 
 Ho letto due libri di Guccini, "Il dizionario delle cose perdute" e "Non so che viso avesse", entrambi non romanzi, ma ricordi. Non ho perciò una vera opinione su Guccini scrittore, se siete tra i molti che riceveranno il suo tomo questo Natale, fatemi sapere.

IL NATALE ADDOSSO, L'AUTUNNO E' GIA' PASSATO, LA CLASSIFICA SI E' ALLUNGATA MEZZO METRO:
 Quest'anno editoria e scrittori sembrano aver deciso di sparare cartucce di prim'ordine, tutte insieme e tutte di forte impatto.  
La sensazione è quella di fine Maggio quando le radio, dopo una primavera in cui hai ascoltato canzoni dimenticabilissime (come mai la primavera non ha mai un tormentone?) iniziano a sfornare hit orecchiabili, su hit ballabili, su hit orecchiabili e ballabili. Quale di esse diventerà il simbolo dell'estate? Quale sarà destinata a trapanarci il cervello a qualsiasi ora del giorno e della notte per tre mesi per poi sparire con le prime piogge di settembre?
 Ecco, questo Natale è tutto un papabile tormentone. Sono usciti: il nuovo di Carrisi, il nuovo della Murgia, il nuovo di Pamuk, il nuovo di Sepulveda (che ormai fa solo libri con animali che insegnano cose ad altri animali o esseri umani), è uscito il nuovo di Gregory (l'autore del ciccionissimo "Shantaram"), il quarto della saga di "Uomini che odiano le donne", la nuova fatica di Isabel Allende, di Patricia Cornwwll ecc. ecc. ecc.
 Potrei continuare con un'altra mezza pagina, ma il senso rimane lo stesso: è il classico anno in cui gli scrittori, come i cantanti, si svegliano tutti insieme e iperproducono in massa. 
 Chi vincerà la sfida del tormentone?

ALBERTO ANGELA: 
 E' una certezza natalizia, come Bruno Vespa. Il giorno in cui uno dei due mancherà all'appello, sarà uno dei segni della fine del mondo ormai prossima. Quest'anno, siccome non avevamo sentito parlare abbastanza del Papa e di Roma (a proposito, ora che si è dimesso Marino non sento più notizie dalla capitale, tutto è tornato nella tranquilla fanga precedente) anche Alberto Angela si è unito alla scia favorevole di Bergoglio con un libro su San Pietro.
 Amatissimo dai parenti più anziani e dalle cinquantenni piacenti, Alberto Angela è una certezza del regalo impegnato, ma neutrale. Quel regalo che vi fanno persone che non vi conoscono benissimo (o vi  conoscono, ma non hanno mai indagato bene i vostri gusti letterari), ma hanno la necessità di apparire bene. Il regalo di circostanza perfetto. Fatemi sapere in quanti di voi l'hanno ricevuto.
 Per la cronaca, se non avete mai visto San Pietro, è anche un buon viatico per convincervi ad andare a Roma. In questi anni al nord ho conosciuto troppa gente che è stata a Parigi cinque volte, a Londra, sei e a Roma una, di solito in gita alle medie. Magari Albertone vi fa venire voglia.

ART THERAPY:
Questa nuova pratica (ma pare fosse in voga già nei rutilanti anni '60), ha iniziato ad avere un suo seguito nella tarda primavera di quest'anno, ora siamo giunti a livelli da esplosione.
 Le vendite toccano picchi incredibili, sto parlando dei libri da colorare. Pare che la cosa aiuti a combattere lo stress (a me ne farebbero venire di più, ma sono gusti). Ormai ci sono libri per tutti i gusti: teneri gattini, decorazioni natalizie, animali, vestiario, foreste lussureggianti, animali scandinavi.
  La consacrazione è giunta quando anche lo star system ha allungato le sue grinfie su questo territorio inesplorato. Barbara D'Urso ancora non è ci è arrivata, ma la Marcuzzi ha già piantato la sua bandierina
 Costei ha infatti un fashion blog, la pinella, molto seguito, e da lì ha lanciato il suo libro di Art Therapy: "La pinella a colori". Pare infatti che essa, vera trend setter, abbia sempre avuto la passione del colorar nei contorni, tanto da voler condividere coi suoi fan, i suoi disegni favoriti.
 Vende. State attenti ai vostri parenti non lettori, potrebbero scambiarlo per un libro vero e rifilarvelo.

 E voi? In quanti avete già il pacchetto pronto sotto l'albero? In quanti siete i regalanti codeste perle? Confessate su questi schermi! (O fate sapere com'è andata dopo il 25)!

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