mercoledì 13 ottobre 2021

La sensazione del danno. Una recensione di "Mi stai ascoltando?" di Tillie Walden, quando il dolore travolge tutto ciò che è fuori e dentro di noi

 In questi tempi assai difficoltosi, dove talvolta sembra di camminare sulle uova ed è difficile inserirsi e comprendere la portata della rivoluzione che stiamo vivendo, una costante sembra essere la necessità di essere ascoltati.

In molti, ma soprattutto molte dicono di aver trovato coraggio dopo molti anni di parlare di un qualcosa di grave e traumatico solo quando hanno trovato qualcuno che gli disse ascolto.

 E' una sensazione che abbiamo provato tutti nella vita, l'ho provata anche io.

 Uscita da un contesto di lavoro molto pesante, ho trovato un sostanziale muro davanti al mio disagio: quello che ti è successo era davvero così grave? Non è forse quello che prima o poi accade a tutti nella vita? Perché dovrebbe essere speciale? Ma soprattutto, perché non dimentichi e vai avanti? Tutti viviamo qualcosa di spiacevole e rimestare nel passato non serve a niente.

 Fondamentalmente io ho avuto e ho tuttora questo approccio: evitare di rimestare e andare avanti. Il tempo della vita è limitato e spenderlo a girare su sé stessi non serve a niente.

 Ma accade, certe volte, di avere la sensazione esatta di aver subito una sorta di danno, come una macchina che oltre al bozzo, si trova ad avere una luce rotta, un problema alla frizione, un qualcosa che impedisce di continuare a viaggiare bene.

Tu vuoi ignorarlo e continuare a guidare, ma non puoi.

I modi per uscire da questa impasse sono molteplici e talvolta coinvolgono degli specialisti, ma spesso misuriamo l'entità del danno dalla quantità di ascolto che riceviamo: se è poca, ci diciamo, non è davvero così importante.

 

 Il libro di Tillie Walden ragiona su alcuni grandi temi, tra i quali l'ascolto. In alcuni momenti lo fa in modo ingenuo, ma in generale la grande cavalcata onirica alla quale si lascia andare, ha molto a che vedere con l'incoscio e la nostra capacità di interpretarlo.

 Bea e Lou sono due ragazze che si conoscono di vista. Un giorno Lou che ha da poco perso la madre alla quale era legatissima, incontra Bea in un autogrill e capisce al volo che sta scappando.

 Preoccupata per lei, che è giovane e chiaramente sta procedendo a caso, rischiando di ficcarsi in strane situazioni, la carica in macchina e lascia che l'accompagni nella sua visita a una lontana zia.

 Le due trovano insieme uno strano gatto, che Bea decide di voler riportare a tutti i costi ai misteriosi padroni.

 Il micio però si rivela un essere incredibile, una sorta di chiave verso un mondo assurdo, dove i paesaggi si confondono, strani esseri le inseguono e giungono in luoghi onirici e inaspettati.

 Lou si rende conto che il salvataggio del gatto è per Bea molto più che un amore per un animale, ma significa qualcosa di fondamentale. La sensazione è che salvando quel gatto lei possa in qualche modo riparare un danno. Se qualcuno avesse cercato di aiutarla in tutti i modi, proprio come lei sta cercando di aiutare quello strano magico animale, forse avrebbe potuto (o potrebbe) salvarsi.

Sul bordo di una piscina abbandonata arriva finalmente il momento che tutti, compresi il lettore, stavano aspettando: perché y scappa? Da chi e da cosa lo fa?

 E la storia, fino a quel momento dolorosa, ma assurda, prende improvvisamente una piega reale, una piega cruda, quella di un abuso gravissimo e reiterato che Bea trova il coraggio di confessare solo fino a quel momento.

 Bea è disperata perché pensa di non essere stata in grado di reagire, di averlo fatto troppo tardi, di non aver lottato abbastanza, ma Lou le risponde, “Non è colpa tua, mi stai ascoltando?

La storia ha alcune allegorie un po' ingenue in confronto all'enormità onirica che è in grado di raccontare: Lou insegna a Bea ad guidare la macchina, nella sempre esplicita metafora dell'essere in grado di guidare la propria esistenza.

Ma soprassedendo su queste allegorie della patente, il libro riesce a raccontare la devastazione che ci travolge quando pensiamo che un grande trauma abbia distrutto tutto ciò che c'è dentro e fuori di noi.

 La confusione, il dolore, il sentirsi braccati, il disperato desiderio di portare in salvo qualcosa di noi, anche se tutto sta crollando, anche se siamo stanchi, anche se non ce la facciamo, è trasmesso in un modo cristallino, con una bravura e una profondità incredibili.

 Non cadere nel retorico davanti ad un dramma che preferiremmo non vedere, non leggere, non ascoltare, dimostra un talento che porterà Tillie Walden lontanissimo. 

 E' incredibile la bravura di questa autrice, così giovane e così in grado di essere lucida nell'intercettare il dolore che scegliamo di ignorare. 

 Non avevo particolarmente amato la strana tranquillità dei sentimenti di “Su raggio di sole”, malgrado l'ambientazione fantascientifica incredibile, mentre avevo trovato straordinario “Trottole”, ma credo che in generale questo sia il libro che maggiormente ci mostra ciò che Tillie Walden, da autrice, sarà in grado di dare al mondo.

domenica 3 ottobre 2021

Fatti, libri, artisti e scrittori della provincialagodibracciano. Il sequel di Arancia Meccanica, Gianni Rodari, i Borgia, Velly e molte altre gustose vicende.

E' moltissimo tempo, da ben prima che tornassi nel Lazio, che nella mia testa frulla l'idea di creare un qualche progetto sul lago di Bracciano. 

 Penso che questo autunno, se riemergerò dal lavoro (sto ancora prendendo le misure con la libera professione: si sopravvive? Come?), tenterò l'impresa!

 Nel frattanto do sfogo ad un'altra idea che ho da tantissimo tempo: un post su fatti letterari e artistici in cui la zona del lago di Bracciano è coinvolta. 

Visto che quest'anno grazie alla vincitrice del Campiello, Giulia Caminito, sta vivendo un momento di gloria, quale momento migliore?


CHE LA FESTA COMINCI E ORIOLO ROMANO:

Il lago di Bracciano è una zona che ricomprende per chi ci vive anche una zona che straborda nella Tuscia. Esclusa, la malvagia Anguillara che ogni tanto tradisce e volge lo sguardo alla periferia nord di Roma, tendenzialmente, per una serie di motivi (tra cui le scuole superiori che sono concentrate a Bracciano) la provincialagodibracciano ingloba posti esotici come Manziana, Oriolo Romano e Canale Monterano.

 Canale Monterano in verità la conoscete anche se non lo sapete

 Comunemente nota (non si sa perché), come la città dei matti, ha una riserva naturale dove c'è la famosissima chiesa scoperchiata al cui interno è cresciuto un albero e che ha davanti una fontana del Bernini.

Ci ho campeggiato davanti varie volte con gli scout e se vi capita, è un posto davvero suggestivo come narrano le leggende (fortunatamente bisogna scarpinare un po' per arrivare quindi non ci sono le folle ammaestrate, o almeno non c'erano le ultime volte che ci sono andata.

 Comunque, stranamente è la ridente Oriolo Romano ad aver avuto per primo gli onori della narrativa. 

 Si tratta di un piccolo piccolo paese molto grazioso dove si trova una faggeta che è patrimonio UNESCO: si tratta infatti di una strana faggeta che si è sviluppata ad una quota stranamente molto bassa e anche lì ci ho campeggiato abbondantemente con gli scout (e anche lì non torno da anni e vorrei). 

 La povera Oriolo Romano è stata l'ambientazione di partenza di "Che la festa cominci" di Ammaniti, scrittore per il quale non vado pazza e che secondo me non è stato particolarmente brillante in questo libro. Il paese viene descritto come il classico tristissimo luogo di provincia dove vivono personaggi lombrosiani e all'epoca la cosa mi irritò parecchio. 

 Se ci capitate, capitateci per la sagra del fungo porcino. 


GIANNI RODARI  E MANZIANA:

 Ebbene, forse non tutti sanno che, sebbene Manziana sia piccola e doni alla zona principalmente il suo celebre bosco, un pane particolarmente buono (assieme a quello di Canale, durano una settimana) e la sagra della castagna, in realtà è stata immortalata nelle filastrocche di Gianni Rodari.

 Gianni Rodari aveva infatti a Manziana una casa di campagna dove passava lunghi periodi. Se passate, il paese è piccino picciò, ma il bosco è davvero molto grazioso e adatto alle passeggiate (anche se ci pascolano le mucche, quindi calma e sangue freddo).

 Dal secondo libro delle filastrocche

"Le parole di Manziana
Con le parole di Manziana
Voglio fare un A B C
Le metto in fila indiana
E comincio così:
A.. è l’Acqua Precilia,
è l’Acqua Acetosa,
è l’Acqua della Callara
che ribolle senza posa."

PETER NICHOLS:

 Nel centro storico di Bracciano, il rione Monti, in una delle sue piazzette più suggestive che sembra sbucata esattamente dalla mente di uno scenografo americano che immagina come debba essere una tipica piazzetta di un borgo italiano, c'è una casa con una targa dedicata allo scrittore Peter Nichols.

Peter Nichols fu un vaticanista inglese molto noto, corrispondente del Times e autore di alcuni libri sul Vaticano.

 La casa, disgraziatamente, è andata a fuoco qualche anno fa e credo sia tuttora disabitata (da fuori sembra così, ma vai a capire). A parte una targa che commemora il passaggio di Vittorio Emanuele, cosa che ha decretato gli fosse dedicata la via principale, a Bracciano credo sia una delle pochissime targhe a ricordare qualcuno.

 Se ci passate, il luogo è molto suggestivo.

IL SEGUITO DI ARANCIA MECCANICA:

Forse il fatto letterario più eclatante che abbia avuto come scenario il lago di Bracciano, è la riscoperta del sequel di "Arancia meccanica".

 L'autore, Anthony Burgess, visse infatti vari anni in una villa sul lago dove visse con la seconda moglie, la traduttrice Liliana Macellari. Tuttavia anni dopo si trasferirono a Monaco e la casa rimase disabitata finché, morto l'autore, gli eredi non decisero di venderla.

 Un sopralluogo rivelò che Burgess vi aveva lasciato anni prima molti testi su cui stava lavorando che sono stati poi spostati a Manchester e analizzati. Lì, si nascondeva il sequel di "Arancia meccanica", o almeno, un'idea di sequel.

 Per provare che non si tratta di una cosa che mi sono inventata, qui potete leggere l'intervista allo scopritore!


JEAN PIERRE VELLY:

All'università feci una tesina in storia dell'illustrazione, incisione e decorazione del libro su Jean Pierre Velly, incisore francese moderno che non ricordo neanche bene come scovai, disperso nel 1990 lago di Bracciano a seguito della caduta dal catamarano sul quale si trovava assieme a uno dei figli.

Jean Pierre Velly arrivò in Italia dopo aver vinto, nel 1966, ad appena ventitré anni, il Grand Prix de Rome per l'incisione. 

 Fu ospite dal 1967 al 1970 dell'Accademia di Francia a Roma, diretta da Balthus,e si trasferì poi a Formello, nei pressi di Roma, dove visse per vent'anni assieme alla moglie e ai due figli.

 Potete vedere la sua opera, le incisioni e i disegni preparatori, su questo completissimo sito dedicato a lui.


JUAN BORGIA e L'ASSEDIO DI BRACCIANO:

Questa ricognizione non poteva finire senza citare uno degli episodi rinascimentali che videro protagonista il castello di Bracciano, gloria locale come il lago. E' un maniero enorme, splendido, che vi consiglio di visitare e che vi accorgerete di aver visto in praticamente ogni sceneggiato tv ambientato durante l'epoca medievale e il rinascimento, grazie ad una coorte interna benissimo conservata, ampia e splendida, come gli interni.

Juan Borgia, sventurato figlio di Papa Alessandro Borgia, nel 1496 pose il castello sotto assedio, ma non riuscì a espugnarlo grazie alla pervicace resistenza dei due signori: Bartolomea Orsini e Bartolomeo d'Alviano che resistettero fino al momento in cui giunsero i rinforzi costringendo il Papa alla negoziazione.

 L'episodio è citato in tutti i libri dedicati alle figure della famiglia Borgia, tra cui il bellissimo "O Cesare o nulla" di Manuel Vazquez Montalban. Questo libro e una splendida mostra che fecero a Roma sui Borgia durante l'anno in cui mi diplomai, causarono in me uno sfrenato periodo di letture appassionate sul tema (che effettivamente potrei proporre in un post).

martedì 28 settembre 2021

Le recensioni del ritorno! Come sono andate le mie letture estive? Un ottimo un pessimo, qualche certezza e un così così.

  Dopo un tempo che ormai è abbondantemente oltre la decenza, riesco a fare il post delle recensioni del ritorno, ossia dei libri che quest'anno ho portato con me al mare.

Quest'anno ho compiuto una serie di scelte involontariamente azzeccate: scegliere di andare in vacanza in Sardegna (e non in Puglia, pugliesi non me ne abbiate, ma avevo scelto la parte meno da mare e avrei pianto per due settimane) e fare una selezione di titoli offerti dal fornitissimo negozio dell'usato non lontano da casa mia.

 Questo tipo di approccio, oltre a rendermi la beniamina del movimento del riutilizzo (che comunque ho involontariamente sempre supportato nell'area libri per motivi di povertàh), mi ha offerto un catalogo molto particolare da cui attingere: molti libri fuori commercio, tante vecchie glorie del passato, tanti gialli, pochissime novità.

 Continuerò, a parte i libri che punto con ardore, a usare questo approccio per un bel po' (per i motivi etici, di povertà, ma anche perché è divertente), intanto ecco a voi una parte delle mie recensioni estive.

 Evviva, sono quasi in tempo per il mese di Halloween!!


MILANO CALIBRO 9 di Giorgio Scerbanenco ed. Garzanti:

 Che autore stratosferico che è Scerbanenco!

 Un uomo dalla vita romanzesca, figlio di un ucraino e di una romana (conosciutisi a Roma) nato a Kiev, vissuto a Roma fino alla sua giovinezza per poi approdare nella grigia, ma poliziottesca, crudele e affascinante Milano.

 E' per me in assoluto uno degli autori italiani più bravi del '900, poco stupidamente considerato perché si dedicò ai soli generi di mass market, su tutti il giallo, il giallo all'italiana, il poliziottesco all'italiana.

Nelle sue storie si vede la mala lombarda, lo scintillio crudele dei gangstar spietati, cupe vendette, ragazzi senza morale, la borghesia che ammazza per mantenere intatto il suo volto più falso, gli emarginati che diventano gli assassini più efferati, contrabbandieri, ragazze dal viso ingenuo pronte ad accoltellarti alla schiena, ingegneri che adescano giovani innocenti. 

 Nel mondo di Scerbanenco c'è la parte oscura della società raccontata in modo pulp, ma non disturbante, con intelligenza, ma anche con una proprietà di linguaggio e una capacità di narrazione eccezionali.

 "Milano Calibro 9" è un concentrato di assoluto splendore narrativo. Piccoli racconti che arrivano come pallottole, inaspettati, terribili, spaventosi. Non fanno sconti a nessuno, non prendono di mira nessuno in particolare, siamo tutti dentro all'orrore, come in una delle vecchie storie di Dylan Dog, quelle che scriveva lo Sclavi dei bei tempi.

 Bellissimo-issimo-issimo il racconto gangsta-partigiano, "Ricordati di cuore infranto", così insolito che quasi sarebbe da dare a scuola: un delinquente stanco che lavora al confine tra Svizzera e Italia riconosce il tedesco che torturò i suoi compagni di brigata coi lanciafiamme fino a ucciderli o a farli impazzire di paura.

 Di colpo la stanchezza dei suoi anni di emarginazione scompare e torna ad essere il comandate di brigata, giovane, pieno di ideali, la persona piena di vita che era prima di quel drammatico giorno, torna ad essere il partigiano "Cuore infranto". E ha una vendetta da compiere.

 Non so se sia abbastanza beneducato per il programma scolastico (temo di no), ma merita di girare, come merita anche il suo capolavoro, "Traditori di tutti", in cui la soluzione si nasconde anche qui molto lontano, nei peccati degli anni della guerra.

 LEGGETETELO. FATELO LEGGERE. 


L'ALBERO DEI GIANNIZZERI di Jason Goodwin ed. Einaudi:

 Ricordo quando uscì questo libro, il primo di una serie. Vendette moltissimo, ma non so perché aveva qualcosa che non mi convinceva. Stupida me.

E' uno dei gialli più belli letti in questi ultimi anni. La trama, soprattutto verso la fine, mostra qualche cedimento, ma è in tutto e per tutto un gustosissimo giallo d'ambientazione e avventura, tanto che mi stupisce non ne sia stato tratto un film.

 1836. Impero ottomano. Il protagonista è Yashim, un eunuco di alto livello (non chiedetemi i livelli degli eunuchi perché è una di quelle cose per le quali l'Einaudi avrebbe dovuto investire in un apparato di note, visto che non è pensabile che un lettore medio sia esperto di impero ottomano), si trova a investigare su due questioni diverse e parallele: la scomparsa dei gioielli della valide, la madre del sovrano, e sulla scia di omicidi che vedono vittime la nuova guardia imperiale.

 Si teme in una recrudescenza dei Giannizzeri, un corpo militare secolare divenuto talmente potente nel tempo da diventare una minaccia per il sovrano stesso. Una volta sciolti, in un bagno di sangue, i Giannizzeri sembrano però essere tornati a cercar vendetta.

 L'ambientazione è insolita, esotica, favolosa, interessante e affrontata con una perizia che Goodwin evidentemente possiede. Vi verrà voglia di sapere tutto sull'impero ottomano, di mangiare in un ristorante turco, di scoprire la storia della Polonia e molto altro.

 E soprattutto vi rimarrà al voglia, come me, di leggere i successivi.


IL GIALLO DI MONTELEPRE di Gavino Zucca ed. Newton&Compton: 

 Si tratta del secondo libro di una serie gialla ambientata a Sassari nel 1961

 Il protagonista è un commissario trasferito da Bologna per qualche motivo che probabilmente spiegano nel primo libro, ma non nel secondo (comunque sti commissari combinano sempre qualche casino).

 Ecco, questo è già uno dei difetti della serie: siccome può capitare che gente come me non legga la serie in serie, magari spiegare chi quando cosa e perché dei vari personaggi non è male.

 Certo, per chi ha letto il primo sa di spiegone per mezza pagina, ma succede spesso e il lettore medio di gialli lo sa.

 Per il resto la trama è una robetta leggerina e già rivista (un paio di omicidi, un segreto nel passato, due gemelli identici), l'ambientazione sarda boh rimane un filino molto sullo sfondo.

 I protagonisti sono tutti molto borghesi, ma non gli riesce il gioco di De Giovanni che sa parlare della miseria della Napoli di Ricciardi anche se punta l'obiettivo principale su nobili e notabili. Qui tutto rimane a livello estremamente superficiale e potremmo essere un po' ovunque sostanzialmente.

 Diciamo che trama leggera, personaggi poco caratterizzati, un'ambientazione poco sfruttata, anche gli anni '60 che boh ci sono, ma non ci sono. Non mi sento onestamente di consigliarlo, ma ci sono molti altri gialli assai più gustosi a cui dedicarsi.

 Di sicuro è stato un plus portarmelo in Sardegna, ma lì l'ho lasciato, nella bibliotechina del B&B.


TISANA LETALE di Brigitte Gasler ed. Emons: 

Quale cocentissima delusione.

 Quando cerco nuovi autori, so che c'è sempre la possibile possibilità che mi vada male. Quello che mi sconcerta è che, quando mi va male, va veramente molto male. Mi era capitato qualche anno fa con il terribile "Tempesta solare" di Asa Larsson e mi è ricapitato quest'anno con l'altrettanto terribile "Tisana letale".

 Eppure, vi assicuro, c'erano tutti gli ingredienti perché fosse un bel giallo estivo: una vacanza detox, una spa, tisane, una cuoca in vacanza. E invece.

La cuoca Katrina ha la tendinite perché, come tutti gli chef, lavora troppo (e come tutti gli chef non trova ci sia qualcosa di profondamente sbagliato nel minare il proprio fisico per lavorare). La sua amica Adela ha vinto un buono per due da passare in una sorta di spa nei boschi dove si digiuna ingerendo solo tisane, passati e frullati in minima quantità. Un sogno insomma.

 L'idea sembrava un po' alla Agatha Christie, tipo "Dieci piccoli indiani". E invece.

 La Gasler si ficca in una serie di scene scombinate, ridicole e sopra le righe: nei boschi attorno alla spa vivono infatti degli uomini tipo incel che sono per la dominazione del maschio alpha, ingurgitano carne per far vedere quanto sono maschi e odiano i vegani. Ovviamente tra gli ospiti della spa ci sono 2 o 3 vegane che a un certo punto cercano di salvare un maiale destinato alla macellazione dagli incel.

 In tutto ciò muore gente, ma non sembra fregare a nessuno. La spa continua a rimanere tranquillamente aperta e non viene posta sotto sequestro, una poliziotta (evidentemente pazza) dice alla cuoca di indagare lei perché tanto hanno un amico in comune e sa quanto sia in gamba, tutti bevono tisane e a più di metà del libro non si sa ancora quale sia la trama.

 Un libro davvero brutto che vi sconsiglio con calore. Non l'ho finito e l'ho ricondotto all'infinito ciclo dell'usato.

giovedì 23 settembre 2021

La prima edizione del Festival letterario "Voltiamo pagina" a Monterotondo! Il 25-26 settembre e il 2-3 ottobre venite a fare un salto!

 In questo rutilante e stranissimo anno, tra le molte cose in cui mi sono buttata c'è stato anche un festival letterario: ho collaborato con la Libreria Cartacanta di Monterotondo alla creazione del festival "Voltiamo pagina"!

 Se dovesse interessarvi il festival si svolgerà in quel di Monterotondo il 25 e 26 Settembre e il 2 e 3 Ottobre! L'ingresso agli incontri è su prenotazione, ma ce ne sono molti e di sugosi!







venerdì 17 settembre 2021

Com'è prendere la patente ai tempi del Covid? "Le avventure della patente parte II", Roma-Milano solo andata!

 E dopo 10 mesi dal primo fumetto, più di un anno dall'esame di teoria ed appena tre mesi dall'esame di pratica, ecco a voi il secondo atteso capitolo di "Le avventure della patente"!

 In questo anno desperante ho vissuto molte avventure (un po' troppe) e mi sono amaramente pentita di non aver insistito con forza per prenderla a diciotto anni. Magari avrei fatto meno fatica (ma magari no, chi lo sa?), ma sono comunque fiera di me per esserci riuscita diciotto anni dopo.

 Ho tratto un principale insegnamento da questa faticosissima e costosissima impresa: mai farsi dire da qualcuno che siamo troppo vecchi per fare qualcosa e mai vergognarsi se non si ha "l'età giusta".

 Finché si è vivi, si ha sempre l'età giusta.

 Bene, dopo questa massima fuffologica non richiesta a voi il mio laboriosissimo fumetto, e scusate se molte linee sono un po' storte o tremolanti (un po' più del solito), ma per buona parte l'ho ripassato in treno!


















domenica 1 agosto 2021

I consigli dell'estate 2021 parte III! Un'infornata di consigli tra Fantascienza e horror d'antan, Cesare Pavese, Tillie Walden, Pasquale Ruju ed esordiente Clara Zennaro

ill by David Hettinger
Ed è praticamente al limite della decenza, che arriva questo terzo e ultimo post di consigli per l'estate!

  Quest'anno è venuto fuori, indubbiamente, un pout-pourri molto particolare, ma va bene così, io per prima sono sempre alla ricerca di spunti particolari e spero di esservi stata d'aiuto.

 Se vi siete persi i consigli precedenti, potete recuperarli qui e qui!

 


E ora, buona lettura (in tutti i sensi)!

 

LUCIFERO E LA BAMBINA di Ethel Mannin, Agenzia Alcatraz:

Di solito, in estate, io inizio il mio countdown per Halloween, ma quest'anno ho talmente il sacro terrore che in autunno si ricominci tutto da capo in stile "giorno della marmotta" che vorrei questa fosse una neverending estate, quindi quest'anno ho oscurato tutto il mio feed di Instagram a tema.

 Tuttavia, questo "Lucifero e la bambina", della collana Bizarre di Agenzia Alcatraz, dedicata alle grandi (e dimenticate) opere dell'orrore, propone un libro inquietante ed estivo. 

 Tutto inizia infatti il primo di agosto del 1931 (che inquietantissimamente è il giorno in cui sto scrivendo questa recensione), quando una bambina inglese, Jenny Flower, incontra durante una gita in campagna un Oscuro Straniero dalle grandi corna.

 Il primo d'agosto è a quanto sembra una di quelle feste che dovrei aggiungere al mio calendario di appassionata del mistero dopo la notte di Valpurga: pare sia infatti il giorno della Festa di Lammas, una delle quattro grandi date che le streghe usano per i loro sabba.

  Jenny, che è nata ad Halloween, scoprirà di discendere da una stirpe di streghe e che la strada del diavolo è lastricata di molte intenzioni.


MI STAI ASCOLTANDO? di Tillie Walden ed. Bao Publishing:

 Farò una recensione ben più elaborata di questo straordinario libro di Tillie Walden.  

Un libro profondamente onirico, che riesce a raccontare uno stato d'animo complesso, tortuoso, drammatico.

 Descrivere un trauma profondo è sempre qualcosa di difficile. Dare una forma a qualcosa che non possiamo governare, che rischia di distruggerci, che continuamente ci mette in lotta con noi stessi in uno scontro suicida, è una delle più grandi sfide della narrazione, in qualsiasi forma.

 Tillie Walden prende un incontro casuale tra due ragazze, entrambe travolte da un trauma personale, e ne fa uno strano racconto on the road che parte come tanti (due ragazze senza una meta che sfuggono a loro stesse) e prende poi forme sempre più strane (un gatto misterioso, inseguitori inquietanti, paesi che forse esistono e forse no).

 La verità arriva, molto reale, in appena due pagine della storia, ma l'intero libro dimostra in modo potente cosa succede quando crediamo che qualcosa abbia annientato tutto quello che esiste dentro e fuori di noi.

 Una graphic novel dura, ma bellissima (Tillie Walden ha un talento che fa letteralmente paura).


LA BELLA ESTATE di Cesare Pavese ed. Einaudi:


In estate è sempre cosa buona e giusta leggere un grande classico
Quest'anno una serie di coincidenze mi ha portato a buttare gli occhi su "La bella estate" di Cesare Pavese, una raccolta di tre romanzi: "La bella estate", "Il diavolo sulle colline" e "Tra donne sole".

 Di Pavese ho letto colpevolmente molto poco e principalmente alle superiori, è tempo di rimediare.

 E' uscita da poco una nuova edizione Einaudi (che fa parte delle coincidenze che mi hanno portato a convergere lì).


IL CODICE DELLA VENDETTA di Pasquale Ruju ed. E/O:


Faccio sempre fatica ad appassionarmi a nuove serie gialle, specie se italiane, ma qualche anno fa per puro caso lessi il primo libro di Franco Zanna, paparazzo della Costa Smeralda alle prese con le complesse trame che si annidano nel suo territorio. 

 Ruju è uno storico sceneggiatore di fumetti e si vede molto in questo romanzi particolarmente visivi che riescono a rievocare i paesaggi meravigliosi della Sardegna orientale.

 Se vi siete persi i primi due capitoli, "Nero di mare" e "Stagione di cenere" (che parla della terribile questione degli incendi dolosi in Sardegna che nascondono in realtà enormi interessi), vi consiglio di recuperarli e di correre subito in libreria a comprare il terzo capitolo della serie, "Il codice della vendetta".


LA GOVERNANTE DI MADAME DE LEMPICKA di Clara Zennaro:


Avevo voglia di leggere un romanzo storico questa estate, e mi è caduto l'occhio su questa fiction che inventa una governante per la pittrice Tamara de Lempicka.

 La giovanissima Rosalia viene presa a lavorare per la famiglia Stifter e, da quel momento, seguirà le sorti della nipote dei suoi padroni, la giovane e bella Tamara.

 L'autrice è un'esordiente e GM Libri è un marchio editoriale della casa editrice La Vita Felice che prima non conoscevo.

Ps Mia suocera in visita l'ha trovato in giro mentre scrivevo questo post e se ne è già impossessata con gusto


PARALLELI PERICOLOSI di Alice Ilgenfritz Jones e Ella Merchant ed. Le Lettere:


 La fantascienza femminista sta finalmente rivivendo il suo giusto momento di gloria e Le Lettere, pochi mesi fa, ha portato in libreria "Paralleli pericolosi".

 Questo romanzo di fine ottocento, ipotizza cosa accadrebbe se un uomo americano si ritrovasse a poter andare su Marte, dove sorge una comunità che ha superato le discriminazioni di genere.

 L'impatto è fortissimo e mette in luce tutta l'evidente follia di una società, la nostra, incapace di vedere quanto l'oppressione costante del genere femminile sia la base sulla quale si fonda il suo equilibrio.

 Per appassionati di fantascienza d'antan, e non solo.


 Spero di avervi ispirato!

venerdì 30 luglio 2021

Martedì 3 Agosto presentazione di "Lisbona è un'assurda speranza" alla Birrera Dar Toro Seduto a Bracciano!

 In attesa che prima delle vacanze sforni la terza dose di consigli di lettura, vi informo che finalmente il 3 Agosto si torna un po' in presenza e presenterò Daniele Coltrinari e il suo esordio "Lisbona è un'assurda speranza" ed. Scatole Parlanti. 

 La presentazione sarà in quel di Bracciano alla Birreria Dar Toro Seduto, che vi consiglio di tenervi buona come consiglio mangereccio se mai capiterete on the lake perché è spettacolare (e si spende poco)!




venerdì 23 luglio 2021

Cos'è che vogliono e possono raccontarci le storie di fantasmi? Una recensione di "Pet Sematary" di Stephen King (con un pizzico di "Zeder" di Pupi Avati)

 Di tutti i libri di Stephen King che ho letto finora, "Pet sematary" è forse quel che si avvicina di più al mio personale concetto di horror.

Tra le varie propaggini in cui può incanalarsi il genere, ammetto che la mia preferita è quella dei fantasmi.

 Considerando la morte come una delle più spaventose paure del genere umano e l'unica con la quale tutti, prima o poi, avremo a che fare, è come guardare un abisso che prima o poi ci riguarderà anche se tentiamo di non pensarci. 

Anche per questo, mi domando spesso come mai molte persone  considerino il genere horror una forma di narrativa minore.

 In molti casi, la scusa del sovrannaturale consente di esplorare domande che temiamo di farci per paura, paura che in questo caso viene sublimata in un corpo orrorifico, sia esso un fantasma, un vampiro, un licantropo o un serial killer.


 "Pet Sematary" è,
nonostante il finale splatter (comunque qualcuno dovrebbe aiutare King a scrivere i finali), una grande riflessione narrativa sul tema della morte.

 La trama prende le mosse dalla tenera e allegra giovane famiglia del medico Louis Creed.

 L'uomo, accompagnato dalla bella moglie Rachel, dalla figlioletta Ellie di sei anni e dal piccolo Gage di due, si trasferisce in una splendida casa nel Maine per lavorare come medico universitario.

 La villetta dove la famiglia si trova a vivere è un sogno. Circondata da campi e da un bosco che si perde in altri campi. L'unico neo è una strada assai trafficata da camion che taglia in due la zona dove vengono spesso investiti animali di ogni sorta. 

 La famiglia Creed si trova ad avere come vicini di casa un'affabile coppia di anziani, Jud Candrall e sua moglie, coi quali legano immediatamente. 

 Proprio Jud mostrerà a Creed una stranezza presente vicino casa: un piccolo cimitero in cui i bambini del posto seppelliscono da qualche decennio i loro animali domestici. La vallata retrostante, selvaggia e paludosa, è invece un luogo misterioso e incolto, un tempo appartenente a una tribù indiana che ne reclama il possesso.

 Nei mesi successivi la morte sarà una compagna costante della vita di Creed che, in quanto medico, la sfiora ben più spesso di molte altre persone. Per lui, l'elaborazione della morte sembra non essere qualcosa di problematico avendola sublimata (lui pensa) in un mestiere. 

 Lo è per sua moglie che non ha mai superato la morte della sorella e che diventa una furia quando si tratta di affrontare il tema con la figlioletta, naturalmente curiosa come tutti i bambini.

 Proprio per questo quando muore il gatto di famiglia, investito sulla famosa statale, Creed è piuttosto disperato perché sa che la bambina, influenzata dalla madre, reagirà tragicamente. E' lì che Jud gli svela l'esistenza di un modo per far tornare il gatto dalla morte in un modo che sembra solo apparentemente innocuo.

 L'elemento sanguinario e crudele arriva solo nell'ultimissima parte del libro, mentre per centinaia di pagine assistiamo sostanzialmente alla vita di una famiglia che viene toccata dalla morte proprio perché incapace di affrontarla

 In qualche modo, King allegorizza quello che è il rapporto umano con la morte: se non accettiamo che sia una parte integrante della vita, se non capiamo che solo lasciando andare chi non c'è più, allora saremo destinati a soccombere.

 L'inarrestabile catena di eventi che porta al finale inizia infatti da un primo peccato originale: l'incapacità, da parte della moglie di Creed (e il suo assecondarla in questo), di spiegare la morte a una bambina che in seguito si rivelerà l'unica invece capace di elaborarla e in qualche modo salvarsi.

 Quello che sembra il gesto di pietà e di amore di un padre è invece l'inizio di un'infezione. Quando si dice che la morte è parte della vita s'intende anche che solo morendo gli esseri umani possono lasciare posto ad un nuovo ciclo, a nuove persone, a nuove vite. Il tentativo di interrompere questo ciclo non può che innescare un processo malato e in qualche modo malvagio e di certo innaturale.

 "Pet sematary" affronta questa idea con grande perizia e partendo da un elemento interessante: la morte di un animale, che spesso è il primo contatto di un bambino con la morte. Una sorta di rito di passaggio che non risparmia chi fallisce.

 Non so dire quanto King  ne fosse consapevole, visto il finale truculento, ma sono discretamente convinta che fosse il vero tema alla base del libro, al netto degli indiani, del wendigo e di tutto il contorno mitico americano.

 

Stranamente, "Zeder" di Pupi Avati è un film con un'idea alla base praticamente identica (ma essendo usciti quasi in contemporanea è escluso il reciproco plagio): un aspirante scrittore, trova dei riferimenti a dei misteriosi terreni K all'interno di una macchina da scrivere usata.

 Indagando per mezza pianura padana, scopre che esiste una teoria per la quale alcuni specifici terreni sono in grado di rianimare i morti che vi vengono sepolti. 

 Al contrario del libro di King, Pupi Avati descrive un'indagine in cui è la curiosità il motivo del disastro.

 La curiosità nei confronti della morte è qualcosa che prima o poi, a volerla inseguire a tutti i costi porterà al medesimo (perché peraltro il finale è identico) risultato di chi la morte non riesce ad affrontarla. 

 E' una dicotomia interessante che dimostra, come anche da una stessa identica idea, possano scaturire pensieri e conseguenze completamente opposte e che ci porta un po' al punto iniziale: cos'è che vogliono e possono raccontarci davvero le storie di fantasmi?

  Se non lo avete letto e non avete visto il film di Avati, recuperateli entrambi! Anche se l'horror non dovesse essere il vostro genere, non ve ne pentirete.

giovedì 15 luglio 2021

I Consigli di lettura per l'estate 2021 parte II! Giappone, gialli tedeschi, orrori popolari e all'Ikea, fotoromanzi e scelte difficili.

Ill. by Ana Galvan
 Continua la mia cavalcata per proporvi quanti più libri possibile da portare con voi in vacanza.

 Come scritto nel primo post, sto cercando di fare più post con un numero limitato di titoli così riesco a pubblicarli prima che sia settembre e che in vacanza ci si vada di nuovo, covid permettendo, a luglio 2022.

 Questa volta molto Giappone, un po' di orrore, amore e fumetto. Todo per  voi!


TOKYO - STAZIONE UENO di Yu Miri, 21 Lettere ed.:

 Anni fa Yu Miri mi deluse molto con "Oro rapace", uno dei rarissimi libri di narrativa giapponese che si potevano trovare con facilità in libreria essendo un Feltrinelli. Lo trovai tra l'odioso e l'agghiacciante e lo dimenticai prima possibile, assieme a lei. Eppur. Eppure in molti nippofili narravano che Yu Miri fosse un'autrice a cui dare una seconda, una terza, anche una decima possibilità.

 

L'occasione si è presentata con l'edizione di "Tokyo - Stazione Ueno" da parte della casa editrice 21lettere.

  Il protagonista è un clochard, categoria umana sulla quale, vi stupirà saperlo, non esistono così tanti romanzi. Ogni tanto, in libreria capitava che qualcuno ce ne chiedesse, ma sono rari anche i saggi, gli invisibili restano tali anche agli occhi di scrive.

 L'uomo è ormai anziano e vive per strada vicino al parco di Ueno, assieme a tanti altri invisibili. Alternandola a piccoli episodi quotidiani, ci racconta la sua esistenza, quella di un uomo in verità abbastanza comune.

 Nato in una famiglia poverissima, dopo un matrimonio combinato e due bambini, si era trasferito da solo a Tokyo nel tentativo di guadagnare più soldi per mantenere la propria famiglia. Una vita come tantissime che però a un certo punto, molto in là con gli anni, accumula una piccola serie di tragedie e si infrange sulla strada dove finisce a dormire. 

 Il libro è bellissimo, duro, reale e in modo duro e reale ci mette davanti ai nostri umani limiti. 


TRIONFO D'AMORE. Breve storia del fotoromanzo di Aldo Della Vecchia, Graphe ed.:

 

Migliaia di commenti indignati sui social (e non solo), ogni giorno, s'indignano perché altrettante migliaia di persone seguono i profili ig di influencer di ogni genere.

 Queste divinità moderne (dove esistono dei, semidei, semplici ninfe e aspiranti eroi) solitamente ripropongono sempre la stessa identica pappa: un lavoro felice, tante vacanze, una famiglia da sogno, una casa splendida. Più o meno credo sia lo stesso motivo per cui la gente si straccia le vesti per programmi come "Uomini e donne".

 Non è forse la versione 2.0 del fotoromanzo? Le vite degli altri, bellissimi e innamoratissimi, fatte apposta per farci sognare?

 Il libercolo della Graphe edizioni ripercorre le origini e la storia di quello che fu un fenomeno da centinaia di migliaia di copie per qualche decennio lanciando nell'olimpo degli dei personaggi del calibro di Sophia Loren. 


ALMANACCO DELL'ORRORE POPOLARE a cura di Fabio Camilletti e Fabrizio Foni ed. Odoya:

 Questo per me è il saggio dell'estate e anche di Halloween. LO AMO. 

 Contiene tutte le robe orrorifiche che mi affascinavano (e respingevano) sin dall'adolescenza. 

 Odoya propone in un solo libro una serie di saggi su ciò che oscuramente, attraverso i modi più disparati, è venuto a formare l'immaginario dell'inquietudine orrorifica italiana. 

 Non quell'orrore da cronaca nera che fa attorcigliare lo stomaco, ma quella sensazione strisciante che rende la pianura padana in estate un posto inquietante, gli etruschi magici (e molto simili agli Indiani d'America di King per utilizzo cosmogonico che ne viene fatto), i mostri pagani usati per spaventare i bambini che però insomma, da qualche parte abbiamo la sensazione debbano esistere davvero. 

 Scampoli di storia arrivati fino a noi come echi magici tra benandanti e streghi (non stregoni, streghi). 

 Un immaginario cattolico che incontra il paganesimo agitato in campagne degne del New England e del Maine di King, cariche di orrori primordiali e incarnazioni del demonio che autori come Sclavi, Buzzati e Avati hanno saputo cogliere nella loro produzione con intuizioni di rara maestria.

 Un piccolo giacimento di idee su cui tornerò in ottobre (e chissà che non ci scappi anche una diretta coi curatori).


UN LAVORO PERFETTO di Tsumura Kikuko ed. Marsilio:

 

Questo voglio assolutamente leggerlo perché sono davvero curiosissima di capire in che modo l'autore ha deciso di affrontare un argomento secondo me centrale per la mia generazione: l'idea che il lavoro stakanovista dopotutto non abbia nessun senso nel momento in cui non è pagato abbastanza per farti venire un esaurimento nervoso e, dopotutto, anche se lo fosse, forse quell'esaurimento nervoso preferiremmo non averlo.

 I carichi di lavoro indecenti, le responsabilità pressanti, ambienti di lavoro tossici portano all'esasperazione lavoratori che, fondamentalmente, cercano solo di pagarsi un tetto sopra la testa e vorrebbero rimanere fuori da tutte le possibili deliranti dinamiche possibili che il capitalismo (e l'assurda politica delle risorse umane collegata, stile Hunger Games) ci ha convinto essere normali ed ineluttabili.

 Una giovane donna, a seguito di un esaurimento nervoso, chiede al centro d'impiego di trovarle solo lavori poco impegnativi e che non la portino ad avere responsabilità. Nonostante i suoi sforzi, l'impresa sembra rivelarsi molto più difficile del previsto e ogni lavoro diventa tragicamente più impegnativo del previsto.

 Trovo nella storia molte affinità con la mia vita lavorativa e probabilmente la troveranno molte altre persone. Io ho sempre la sensazione che il banco lavorativo fatto di molti obblighi e pochi soldi, prima o poi dovrà saltare. Intanto cerco questo libro sperando corrisponda all'idea che mi sono fatta di lui.


TISANA LETALE di Brigitte Glaser ed. Emons:

Ve lo dico, non ne so molto. L'ho visto su un banco di libri al mercato (è uscito appena un mese fa, boh chissà) e qualcosa mi ha attratto fatalmente.

 Non so se il titolo, la copertina, l'idea di una cuoca e una vacanza detox, boh, tutto gridava vacanza e anche se non ho mai letto un giallo tedesco mi sono detta: perché no?

 La trama vede protagonista una cuoca con tendinite che accetta il consiglio di un'amica di fare un po' di vacanza in un centro wellness.

 Come in ogni posto di vacanza, la fauna ospite è molto varia e ovviamente ci sarà un omicidio. Mi ispira proprio, anche se le fiction tedesche non hanno fatto un gran servizio al loro immaginario narrativo (temo di ritrovarmi davanti a quelle robe statiche con una fotografia post sovietica d'antan). 

 Vi farò sapere.


SCIROCCO di Giulio Macaione ed. Bao Publishing:

 La nuova graphic novel di Giulio Macaione è sospesa tra Venezia e la consueta Sicilia. 

 La protagonista, di primo acchito, sembra Mia, una diciottenne che sta per coronare il suo sogno di essere ammessa in un'importante accademia di danza, ma è in realtà sua nonna Elsa, ex scultrice. 

 La donna scopre di avere la recidiva di un tumore le cui cure precedenti l'hanno privata della giusta forza nel braccio per portare avanti il lavoro di una vita. Piena di dubbi, Elsa parte per la Sicilia senza dire nulla a nessuno per ritrovare il suo primo amore al quale non ha mai smesso di pensare.

 Detta così sembra una storia romantica, ma sarò sincera, non è di questo che parla il libro.

 Il libro parla di un argomento molto tabù per molti motivi, tutti complessi: la scelta di non curarsi davanti ad un male che ghermisce il nostro corpo. 

 Macaione lo fa con grande delicatezza, senza la pretesa di dare risposte o grandi verità, ma col solo intento di mostrare il frammento di alcune vite che si scontrano davanti a questo dramma. Cosa è giusto fare davanti a qualcuno che ci mette davanti a questa decisione: interferire? Accettare? E se non ci fosse una vera risposta?

 Un libro che mostra la grande crescita anche grafica dell'autore, con scene bellissime ambientate in Sicilia e il corpo danzante di Mia che si staglia su una Venezia dai toni autunnali, splendida eppure malinconica, come questa storia.


HORRORSTOR di Grady hendrix ed. Mondadori:

Lo scorso anno avevo straconsigliato "Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe" (e ve lo consiglio anche quest'anno), un horror molto particolare che vedeva un gruppo di giovani casalinghe di fine anni '80-inizio anni '90 alle prese con un vampiro spalleggiato dal potere più pericoloso dell'universo: il patriarcato.

 Quest'anno Mondadori propone il libro precedente di Hendrix: "Horrorstor" presentato anche graficamente come un delizioso catalogo Ikea.

 Il tema horror delle case infestate è un topos letterario molto amato MA nessuno aveva mai pensato prima cosa accadrebbe se ad essere infestata non fosse una casa, ma un negozio che vende mobili per la casa

Cinque dipendenti alle prese con un negozio imbizzarrito faranno quello che non bisogna mai fare eppure tutti in un horror fanno: ci passano la notte.

 Si prospetta molto gustoso.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...