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mercoledì 20 febbraio 2019

E liberaci dai nostri genitori. Una recensione de "L'educazione" di Tara Westover tra diritti dei genitori, diritti dei figli e il prezzo da pagare per essere liberi.

 E' molto importante prima di iniziare la recensione de "L'educazione" capire che il punto focale di questo specifico libro non è il fanatismo religioso. 
 Il disclaimer all'inizio, in cui l'autrice, che da quel che si evince è comunque rimasta mormone credente, spiega che la religione mormone c'entra ben poco con la sua storia, è secondo me da tenere sempre fisso, altrimenti di questo libro non ci si capisce niente.

 Lo dico per due motivi.

1) Ho dei parenti mormoni con cui ho passato tutte le estati della mia i
infanzia e adolescenza e posso assicurarvi che sono persone normalissime. 

 Sì, sono molto religiosi, come sono molto religiosi molti cattolici che conosco e, aggiungo, come di molti cattolici che conosco, onestamente non comprendo proprio tutto.

  Ho studiato qualcosa della confessione per l'esame di geografia dell'università (il professore che aveva scritto il libro credo la trovasse una religione particolarmente assurda perché il capitolo era un capolavoro del surreale) e sono persino stata al matrimonio mormone di una delle mie cugine e posso dirvi che in effetti tutto quello che viene raccontato nel libro "L'educazione" non ha praticamente nulla a che spartire con il fattore religioso.

2) Quello che la Westover racconta è secondo me uno dei grandi temi moderni: il bambino è prima figlio di qualcuno o prima cittadino dello stato? Vengono prima i diritti di un genitore a crescere il figlio come ritiene più giusto o del figlio ad avere un'educazione e una vita ritenute convenzionali e basilari?

 Detto ciò, possiamo iniziare.

 Tara Westover, iniziamo col dirlo, non potrebbe esistere in Italia per molteplici motivi. Innanzitutto è un'insegnante di Harvard che non ha frequentato nessuna scuola ed è entrata direttamente all'università (i misteri del sistema scolastico americano).

 I suoi genitori infatti sono dei ferventissimi mormoni dell'Idaho, il cui problema, come detto sopra, non era di certo il fatto che siano religiosi.
  La madre di Tara è una di quelle tipiche persone che abbraccia una religione in modo estremo come forma di ribellione. Ad una madre rigida e ossessionata dalla forma, aveva opposto uno stile di vita rurale mettendosi, è il caso di dirlo, letteralmente nelle mani di dio.

 Il padre di Tara, (che per tutto il libro, lei è convinta sia bipolare, ma non essendoci una diagnosi vera, a chi legge sembra solo una sorta di sadico con manie di grandezza), è la quintessenza di tutto il peggio del peggio possa girare in materia di complottismo: non crede allo stato, alla medicina, all'istruzione in un crescendo da film dell'orrore.

 Mentre molte persone ultimamente amano dire che non credono allo stato, alla medicina e all'istruzione poi però quando hanno un problema serio corrono dal medico, dal commercialista, dall'avvocato o dal tecnico studiato di turno, i genitori di Tara rimangono fedeli alla linea: puoi cadere da un'impalcatura per metri e battere la testa, puoi avere un incidente a 200 km orari, puoi essere affettato da un attrezzo mobile sventrarottami, ma il medico puoi star certo non verrà chiamato.
 La tua sopravvivenza dipende solo dal Signore che è nei cieli o, pensiamo noi, dalla selezione naturale.

 (Poi qui ci sarebbe anche da dire che, almeno secondo me, alcuni incidenti Tara li sopravvaluta per forza perché altrimenti ci troviamo davanti a una famiglia che Wolverine te dico fermete).

 La famiglia di Tara è composta da svariati fratelli e una sola altra sorella, tutti maggiori, più o meno cresciuti allo stesso modo (i più grandi per un periodo erano stati mandati a scuola e poi ritirati): tendenzialmente isolati in questa casa praticamente autarchica sotto una montagna, con un padre convinto della prossima fine del mondo, e una madre che fa la levatrice in casa senza nessun titolo medico mentre confeziona litrate di prodotti omeopatici che, negli anni, renderanno ricchi questo gruppo di sciamannati.

 Il tutto è peggiorato da uno dei fratelli maggiori, una sorta di stalker sadico che, per motivi difficili da comprendere, i genitori si rifiutano di riportare all'ordine mentre si dedica a violenze varie sui fratelli.

 Il titolo del libro, "L'educazione" è un po' fuorviante, perché se da una parte racconta di come Tara riesce ad affrancarsi dal destino sicuro di succube totale della propria famiglia grazie all'educazione universitaria (improvvisamente capisci la funzione sociale delle università religiose: sapendole religiose, i fanatici almeno lì i figli ce li mandano), dall'altra la storia parla di altro.

 La storia, almeno a mio parere, parla delle conseguenze nefaste degli atteggiamenti fanatici che la società, in nome della libertà di un singolo, si rifiuta di affrontare.

 Io penso che molti esseri umani abbiano una certa tendenza al fanatismo, a bramare in modo totalizzante un qualche tipo di esperienza. Si capisce anche perché: può essere inebriante, può essere una chiave d'interpretazione sicura per un mondo incerto, può far sentire potenti, superiori.

 E' una sorta di strada per l'inferno molto invitante.

 Tuttavia, è anche una strada molto lampeggiante: la razionalità ti dice subito "Bello, se fosse così facile, tutti la imboccherebbero. Probabilmente c'è qualcosa che non va".

 Ovviamente la razionalità è quella cosa che fa completamente difetto a chi abbraccia stupidaggini come "Credo al gender!" "Le scie chimiche ci uccideranno!" "Posso volare, ma mi hanno convinto che non posso" o si declina in cose tipo "La mia E' l'unica religione!" o "Hai la pelle di colore diverso ergo sei inferiore".
Il punto è che alcune forme di fanatismo hanno delle conseguenze che vanno oltre la propria persona e fanno danni a terzi che non c'entrano niente.

 Se, avvisato in ogni modo, libero da qualsiasi forma di coercizione, tu pensi davvero che l'omeopatia possa guarire il tetano, figlio mio che ti devo dire, qualcosa è andato davvero storto a un certo punto nell'educazione delle masse di questo paese, ma tutte le conseguenze sono tue.

 Ma nel momento in cui queste tue pare fanatiche ricadono su persone terze, persone che non sono TUE, ma sono cittadini con loro diritti, come nel caso di Tara, i tuoi figli, allora fermi tutti.

 La cosa più agghiacciante del libro di Tara Westover è proprio questa incapacità dello stato di proteggere i figli dai genitori. 
Tara non è neanche stata dichiarata alla nascita, ma nove anni dopo e invece di toglierla alla famiglia, nell'ufficio preposto alla trascrizione tutto è solo burocraticamente difficile perché non ricordano dettagli come la data di nascita.
 Una roba che spalanca le porte a qualsiasi nefandezza: se non dichiari una persona, quella persona non esiste e PUOI farne qualsiasi cosa dalla prostituzione al traffico d'organi a non voglio neanche immaginare cosa.

 E' terrificante.

 Come sono terrificanti quelle notizie che si sentono di tanto in tanto di genitori che fanno curare malattie gravissime dei figli con l'acqua e le rose o che portano alle estreme conseguenze un 'otite pur di non curarla.

 Ma senza essere neanche così estremi: per me è assurdo anche che un genitore possa decidere di tenere il figlio a studiare a casa invece che a scuola (a scanso di comprovati problemi di un qualche tipo) o frigni perché la costringono a vaccinare il figlio CIOE' a proteggerlo da malattie potenzialmente mortali.

 La domanda che si pone la Westover è: fino a che punto possiamo arrivare prima di capire che per salvarci dobbiamo in qualche modo tradire le persone che amiamo (e che per inciso non stanno facendo il nostro bene)?

 E la domanda che ci poniamo noi leggendo è: fino a che punto è lecito che un genitore abbia potere sui propri figli?

 Le famiglie disfunzionali sono tante, ogni famiglia, parafrasando Tolstoj, è disfunzionale a modo suo.

 Ma alcune famiglie, è inutile negarlo, lo sono più di altre.
 Le famiglie dove se sei gay ti portano dall'esorcista, se sei sovrappeso o poco portato allo sport i tuoi genitori ti fanno sentire in colpa e ti umiliano, se sei timido vieni deriso, le famiglie dove se porti un ragazzo di colore/altra religione/altro ceto sociale è guerra.

L'amore fa la differenza di solito. Alcuni genitori, per amore, dei propri figli, rinsaviscono e fanno ammenda, ma è inutile negarlo, molti rimangono della propria allucinante opinione.

 E ai figli non rimane che la doppia scelta radicale davanti alla quale si sono trovati Tara e i suoi fratelli: diventare come chi li ha cresciuti, o, dolorisissimamente, rompere del tutto, e nessuna delle due è una scelta senza conseguenze.

 Il libro, anche se non sembra dal mio contorto e accorato post, è davvero scritto benissimo, si divora, ma non voglio nascondervi quanto sia agghiacciante.

 Tuttavia mette davanti all'evidente conflitto che da sempre anima il rapporto tra genitori e figli.

 Un conflitto che ci deve essere eh, mio padre mi dice sempre che "I genitori fanno i genitori e i figli i figli, ognuno fa il lavoro suo" che è come dire: io ragiono così e non mi smuovi, ma è ovvio che tu ragioni in modo diverso e non ti smuovi. Deve essere così, altrimenti non si sbaglia mai e non ci si affranca mai.

 Ma per la Westover e molti altri figli questa scelta non c'è: se non pensi come i tuoi genitori li perdi e se, per non perderli, pensi come loro, hai perso te stesso.

 E quanti figli accettano di perdere loro stessi pur di non tradire le persone che hanno sempre amato di più?
 Persino lei, si comprende, non ha ancora capito se il prezzo pagato per la sua libertà non sia stato troppo alto.
 Ma noi che leggiamo e abbiamo il lusso di vedere le cose da una certa distanza, sappiamo che è valso la pena pagarlo.


giovedì 22 marzo 2018

Piccole recensioni tra amici! "Tutta colpa di Miguel Bosè" di Sciltian Gastaldi e "Non è te che aspettavo" di Fabien Toulmè un romanzo di formazione NI e una bellissima graphic su un papà e la sua bambina.

 Prima di passare il fine settimana a fare cose fondamentalissime come gli assaggi per il pranzo di nozze e appuntamenti diffusi vari (vediamo il lato positivo: presto nuovo fumetto in arrivo), volevo riuscire a portare avanti parte delle recensioni in coda, soprattutto quella, molto pasciuta su "Le ferite originali" di Eleonora C. Caruso.


 Purtroppo il tempo a mia disposizione, al solito, è very tiranno, quindi sono riuscita solo a finire decentemente questo piccole recensioni tra amici che mi trascinavo tra un po'.


 Martedì spero di presentarvi la recensione lard lard.


 Good lettura a tutt*!



TUTTA COLPA DI MIGUEL BOSE' di Sciltian Gastaldi ed. Fazi:

 Ero una tenera giovinetta squattrinata quando scroccai per la prima volta e ultima volta un libro intero alla fu Melbooks di Roma.

  Si trattava di "Generation of love" di Matteo B. Bianchi. Lo lessi lì in un pomeriggio, in piedi, appoggiata allo scaffale nel tentativo di non far sembrare che lo stessi leggendo proprio tutto tutto (so che non si fa, ma la povertà imperava), poi l'anno dopo lo comprai nella libreria del mio paese.

 Era uno strano libro, piccolo eppure folgorante, non aveva (non ha, è ancora in commercio) nessuna particolare trama eppure era impossibile smettere di leggerlo.

 Raccontava la breve infanzia e giovinezza di un ragazzo della provincia lombarda che si scopriva gay e aveva fondamentalmente una cotta monumentale per uno che non era mai riuscito a capire se fosse davvero bisessuale.

 "Tutta colpa di Miguel Bosè" di Sciltian Gastaldi cerca con evidente ardore epigonico di entrare nello stesso filone, ma pur avendo dei momenti degni di nota, non riesce mai ad avere quel fuoco incantato del suo predecessore.

 La storia racconta l'infanzia e la giovinezza di Evandro, figlio bisex (rarissimi i personaggi realmente bisex, come i quadrifogli) di un militare e di una mamma sex e vaporosa, provvisto di due fratelli maggiori, uno fascistissimo e una cattolicissima.

 Il problema del libro, pieno zeppo di riferimenti anni '80 (come già dal titolo) è che alterna momenti di vita tragicomici, ad altri completamente esagerati, troppo esagerati, praticamente macchiettistici,

 Certo, è possibile nascere in una famiglia dove ti danno un nome strano (lo stesso autore non ne è immune) e dove tutti vivono in qualche modo estreme passioni, ma bisogna saperle raccontare, altrimenti si precipita a tratti in una sorta di farsa che letteralmente toglie smalto al libro.

 Un peccato perché comunque si legge in modo godibile (anche se io avrei sfoltito un bel po', soprattutto all'inizio va troppo lento per essere una ritmata commedia) e ci sono alcune scene particolarmente azzeccate.

 Il momento in cui, bambino, implora il padre di andare in palestra a fare pugilato (e la sua parvenza di eterosessualità campa poi per anni su quei sei mesi di protovirilità) o quello in cui dirotta scientemente la gita di classe del liceo per andare al Cassero (il primo circolo arcigay italiano) a Bologna, sono fantastici.

 Ed è un peccato si perdano in un pappardellamento spesso eccessivo o in scelte narrative un po' telefonate: la sorella cattolicissima che sforna un imprecisato numero di figli e diventa una fanatica senza che nessuno in famiglia dica niente, il fratello che si innamora di una ragazza di colore e lascia perdere il fascismo (bastasse quello, ne conosco di gente contro i migranti sposata con stranieri).

 Lo consiglio a chi ha voglia di leggere qualcosa di leggero (resistete duramente per le prime 100 pagine, poi ingrana), a chi ha nostalgia degli anni '80, a chi ha voglia di una storia lgbtq che non finisca in tragedia.



NON E' TE CHE ASPETTAVO di Fabien Toulmè ed. Bao Publishing:

 In libreria ultimamente c'è una grossa produzione di libri scritti da genitori sulla loro esperienza di vita con la disabilità di un figlio.

  A parte alcuni luminosi casi, come "Se ti abbraccio non aver paura" di Ervas (non per nulla scritto da uno scrittore di professione sulla base di un'esperienza non sua) o "Pulce non c'è" di Gaia Rayneri , le storie sono ricche di una grandissima umanità, ma non hanno un grande livello letterario (anche perché, in verità, la maggior parte, non aspira neanche ad averlo).

 Generalmente non amo molto questo genere di testi perché ne capisco la necessità e le motivazioni, ma mi sembra, devo dire, di essere sempre un'intrusa, come quando qualcuno che conosci molto poco decide di raccontarti un qualcosa di sé straordinariamente intimo a bruciapelo (mi riferisco, non alla disabilità propria o dei propri congiunti, ma alle sensazioni altalenanti interiori).

 I buoni testi autobiografici però sono buoni per un motivo ossia riescono a scavallare questa sensazione d'intrusione. 

 Ti accolgono nel loro mondo e ti fanno sentire un amico che non spia, ma segue, rispettosamente, le vite degli altri.

 A lavoro ultimamente è arrivato "Non è te che aspettavo", un memoir di Fabien Toulmè, un giovane ingegnere francese, sposato con una ragazza brasiliana con la quale prima dei trent'anni aveva già due figlie, di cui la seconda nata con la sindrome di down.

 Quando si parla di disabilità l'editoria è molto netta: o siamo dalle parti dell'agiografia estrema (il Signore mi ha benedetto con questo figlio) o dalle parti della tristezza estrema ( "Zigulì" era un libro molto sincero, ma davvero molto molto forte). 

 Da una parte è comprensibile, dall'altra mi sono sempre chiesta quanto l'editoria giocasse un ruolo in questo scegliendo di pubblicare solo storie che raccontassero le due sponde estreme.

 "Non è te che aspettavo" è invece, forse grazie anche alla libertà data ancora dai fumetti rispetto alla narrativa, una storia molto più agrodolce, con momenti terribilmente agri, e momenti molto sinceramente dolci.

 La storia comincia senza mezzi termini: Toulmè ha il vero terrore che il suo secondo bebè nasca con la sindrome di down, specificatamente, tra l'altro, quella. 
 La moglie si sottopone a una quantità di analisi infinita (curiosamente non quella apposita per acclarare la sindrome) e tutto sembra regolarissimo. 

 Poi la bambina nasce e Toulmè vede la sua ossessione diventare realtà.

 Per i primi lunghi mesi non accetta la bambina, non vuole neanche cambiarla, piange sempre e anche sua moglie, sebbene in modo minore, non sembra averla presa benissimo. 

 L'unica assolutamente felice è la prima figlia, Louise, fuori di sé dalla gioia per la nascita della sorellina.

 La storia in verità diventa interessante perché non si concentra sulla bambina (io trovo sempre inquietante quando i genitori parlano per interposta persona dei propri figli), ma su quello che Toulmè si trova ad affrontare: da una vita regolare e tranquilla, passa a una vita in cui è necessario vedere specialisti, andare di frequente in ospedale (la bambina ha un problema al cuore) e cercare di cambiare, completamente, forma mentis.

 Se ne accorge quando vede le altre famiglie e piange sul quello che lui ritiene il suo triste destino, quando soffoca tutte le sere le lacrime nel letto e quando si accorge, con la figlioletta in ospedale per l'operazione, di pensare la cosa più brutta.

 E' un libro molto molto sincero, in certi momenti brutale, eppure sempre leggero, quasi allegro paradossalmente

 Non c'è l'agiografia né lo sconforto, e non c'è neanche la vita della figlia (io riprovo moltissimo i genitori che mettono in piazza la vita dei propri figli minori, è la LORO storia quella, non la TUA), c'è solo lui con le sue paure, i suoi terrori per il presente e il futuro, ma anche il suo coraggio e la voglia, la pretesa di continuare a essere felice.

 Toulmè si trasferisce in un bel posto (non è poi sempre vero che se sei triste dentro ogni luogo dove vivere è uguale) e ci mette un po' per capire che precipitare in una nuova non calcolata vita può essere difficilissimo all'inizio, ma solo perché è nuova, non perché peggiore.

 Delicato, lo consiglio a tutti e in particolar modo ai papà.

Ps. Leggevo che casualmente oggi è la giornata mondiale della sindrome di down. What coincidenza!



IL MARITO DI MIO FRATELLO II di Gengoroh Tagame ed. Panini:

 Non è una recensione, ma una segnalazione d'uscita visto che so che molti hanno letto la prima parte dopo il precedente post. 
 Ebbene, se siete curiosi di sapere come va a finire la visita di Mike in Giappone dal gemello del suo defunto consorte, avrete le vostre risposte. Preparate fazzolettame vario.

giovedì 1 marzo 2018

'O scrivemo strano? Le nuove mode della forma narrativa (e dell'uso del libro) tra autofiction alla francese, cell phone novel, libri da scrivere e coffee table books.

 Marzo, infine arrivò.

 Non so come sia possibile che autunno e inverno volino in questo modo indecente (e i mesi caldi non passino mai), ma siamo già di nuovo in primavera anche se con la neve tardiva non si direbbe.

 Da pochi giorni a Milano è finita la fashion week e voi direte chissenfrega, mi unisco al coro, ma mi è sembrata l'occasione per scrivere finalmente un post che volevo fare da tempo: quello sulle nuove mode in libreria.

 Non le mode nella narrativa (a cui vorrei dedicare un altro post), ma mode della forma narrativa.

 Avevo già fatto un post sui libri degli youtuber e sulle light novel (i romanzi tratti dai manga di successo)e per questo non li ho inseriti in questa rassegna che rimane comunque cicciottella.

 Curiosi? Cominciamo!

AUTOFICTION o AUTOBIOGRAFIA ALLA FRANCESE:


 E' sugli schermi, in questi giorni, un film francese tratto da un libro dell'autrice Delphine de Vigan "Da una storia vera": "Quel che non sai di lei".

 Ricordo che l'avevo leggiucchiato quando era uscito un paio di anni fa trovandolo carino, ma un po' sonnolento.

Era anche abbastanza disturbante il fatto che, malgrado l'autrice fosse Delphine in persona, si lasciasse intendere qui e lì che tutto poteva essere accaduto davvero, ma anche no.

 Scoprii che si trattava di un genere letterario, nato in Francia qualche decennio fa, e conosciuto come autofiction o autobiografia alla francese: l'autore decide di scrivere un romanzo usando sè stesso come protagonista, ma attribuendosi fatti fittizi.

 Il tutto serve a dare un manto di ambiguità alla faccenda: questo sarà successo davvero o no? Questi episodi saranno reali o no? Lo avrà detto davvero o no?

 In realtà trovo qualsiasi giochino con la personalità dello scrittore, una furbata di cui la storia della letteratura non ha bisogno (che poi è lo stesso motivo per cui trovo ipocrita la scelta di Elena Ferrante o chiunque si celi dietro di lei).

 In ogni caso, se ben ci si riflette, è il solito furto in salsa francese, Dante ci aveva pensato molti secoli prima a inoltrarsi in prima persona in una selva oscura.


CELL PHONE NOVEL:

 Questa definizione probabilmente non vi dirà niente ed è effettivamente un genere che in Italia, almeno apparentemente, non ha ancora preso piede.

Di cosa si tratta?

 Di romanzi nati sul cellulare per essere fruiti sul cellulare. Non tablet, non portatile, proprio cellulare.

 Ne ho scoperto l'esistenza tramite un manga abbastanza trascurabile e abbastanza brutto, "Mission of love", una specie di shojo (manga per ragazze) un pochino-ino erotico, in cui la protagonista, Yukino, è una scrittrice di cell phone novel molto seguita.

 Il concetto è lo stesso dei vecchi romanzi a puntate e ne ha alcuni punti in comune: l'autore è quasi sempre nascosto da uno pseudonimo, ogni puntata termina con un hype, un momento di suspance, il tema è solitamente amoroso.

 Due però sono le grandi differenze: la lunghezza e il passaparola.

 Essendo romanzi per cellulare i capitoli assomigliano più a dei tweet che a dei capitoli di un romanzo, sono perciò brevissimi.

 Inoltre le cell phone novel viaggiano tramite passaparola, soprattutto, come si intuisce anche dal mezzo, tra un pubblico molto giovane.
 In una classe di liceo qualcuno inizia a leggerlo e zoom il romanzo può diventare virale, con la stessa potenza e la stessa casualità che caratterizza qualsiasi cosa provenga dal web.


 Non so se in Italia circolino effettivamente dei romanzi sotto questa forma, immagino in realtà di sì, come circola bene o male tutto, purtroppo dopo i 25 anni si apre un gorgo dopo il quale rimani all'oscuro di tutto.

 Tuttavia in libreria ci sono una serie di libri che corrispondono sia narrativamente che graficamente a questo stile.

Parlo dei libri di Massimo Bisotti e Antonio Dikele Di Stefano.

 Si tratta di romanzi, più o meno, composti da frasi brevissime concatenate, molto concise, molto d'effetto, molto da facebook (al quale, ad esempio Antonio Dikele Di Stefano deve la sua fortuna).
 Se dal libro li si mettesse a pezzi su un cellulare, funzionerebbero comunque e anzi forse, tornando a un mezzo a loro più consono, ne trarrebbero giovamento.


RACCONTAMI UNA STORIA:


 Visto che quest'anno non sono riuscita a scrivere il post sui libri che di sicuro avreste trovato sotto l'albero a Natale (sì, lo so che siamo a Marzo, è sconcertante), non avevo potuto rendervi edotti su questo nuovo trend: i libri da regalare a parenti e amici affinché li scrivano in prima persona.

 Avete presente quando vostra nonna inizia a raccontarvi le sue avventure di bambina e ragazza? Avete presente quando sospira dicendo "Eh, dovremmo raccogliere tutte queste storie"?

 Ecco, qualcuno ha pensato di farci un'intera collana e, visto che vendeva bene, qualsiasi casa editrice di "varia" l'ha imitata.

 Leggenda vuole che l'idea sia stata lanciata da una casa editrice toscana, la Sarnus, qualche anno fa, ma il boom nazionalpopolare si è avuto il natale passato e perdura tuttora.

 Ce n'è per tutti: mamme, papà, nonni, sorelle, amici, persino zie!

 Si tratta sostanzialmente di un quaderno creativo che si limita a dare un elenco di domande lasciando poi lo spazio per scrivere.
 Alla fine, l'idea vorrebbe che la persona a cui è stato regalato la restituisca, ricca di ricordi, al regalatore.


COFFEE TABLE BOOKS:

 Esistono credo dalla notte dei tempi, ma ho notato un picco di richieste di questi cosiddetti Coffee Table Books negli ultimi due anni.

 Si tratta di libri illustrati molto belli e di formato molto grande il cui scopo è principalmente d'arredo o di compagnia.

 Si pone su un tavolo di passaggio (studio, studio medico, salotto, sala d'attesa) e tu stai lì che lo sfogli senza voglia nell'attesa che passi il tempo.
Esempio dimostrativo

 Immagino che in un'epoca pre-cellulare avessero principalmente questo ruolo, ma adesso fatico a trovarne uno che non sia l'arredo puro e semplice, anche se immagino essendo principalmente libri d'arte, architettura o design, siano comunque un belvedere.

 Personalmente adotto la tecnica degli chef: non si mette mai nel piatto qualcosa che non va mangiato e non si tiene mai in casa un libro che non va letto.


 E voi? Avete letto delle cell phone novel? Tenete coffee table books in ogni angolo della casa? Testimoniate!

mercoledì 31 gennaio 2018

Cose che puoi metterci le mani sul fuoco succederanno in libreria #2 Una seconda infornata di momenti fast and furious nella vita di un libraio.

  Visto il successo del primo elenco di cose che prima o poi, potete metterci la mano sul fuoco, succederanno in libreria, ho deciso di fare una seconda infornata, anche se, mi sto rendendo conto, potrei farne dieci (e magari lo farò).

 Ho anche realizzato a cosa il mio inconscio si sia ispirato ossia non alla canzone di Jannacci, ma ad un'altra, meno conosciuta, degli Offlaga Disco Pax "Robespierre" che, se non conoscete, vi consiglio di ascoltare (se avete 10-15 anni più di me susciterà probabilmente in voi anche una serie di ricordi nostalgici).



 Bene, bando alle ciance! Legghino i signori legghino! E divertitevi!


Quando cercherete di fare un'esposizione di libri per bambini sul carnevale vi accorgerete che esistono pochissimi libri, segno funesto che ne presagisce la scomparsa.

Ogni venti esordienti che escono, uno è il novello Bukowski. Anche ogni 15.

Se non ti piace almeno uno scrittore di una nazione dalla quale traducono un libro ogni 10 anni, allora per i veri lettori non sei un vero lettore.

Molte persone cercheranno "Pinocchio" in inglese convinti sia la lingua originale.

Alcuni clienti verranno da voi chiedendovi di parlare con un "vero libraio" "uno d'altri tempi". E allora sarete indecisi se andare a cercare il collega con l'aspetto più vetusto per farli contenti.

A Natale i colleghi vi metteranno all'ingrasso portando chili di cioccolata. Il resto dell'anno nisba.

I colleghi anagraficamente più giovani verranno investiti del compito di capire chi sia, da dove venga e cosa presumibilmente faccia ogni nuovo youtuber di cui esca un libro. Le informazioni dovranno poi essere passate in forma breve ai colleghi più vecchi.

I clienti che cercano i famosi libri con la traduzione a fronte, ignorando il fatto che non è letterale e quindi no, non è detto che questo faciliti la loro lettura.

Un giorno vi capiterà di consigliare un libro di Fabio Volo. E non lo confesserete a nessuno.

Poche cose sono certe nella vita di un libraio e tra queste il libro di Vespa a Natale.

C'è sempre un collega e solo uno che è una farmacia ambulante a cui tutti attingono.

La pioggia concilia l'ingresso dei clienti in libreria.

Vi verrà annunciata dai clienti l'intenzione di prendere un libro. Non quello da esposizione però, quello corrispondente nell'inesistente magazzino.

Una volta tolto il cellophane, il libro perderà agli occhi dei clienti qualsiasi valore. Anche se a toglierlo sono stati loro stessi.

Alcune case editrici si divertiranno a far uscire intere saghe fantasy o di fantascienza. Peccato che i libri che le pongono non saranno mai in commercio contemporaneamente, che il settimo volume venga regolarmente ristampato, ma il quinto e il secondo no, mentre il primo esiste solo in un'edizione degli anni '70 reperibile su ebay nelle notti di luna piena.

"Eh ma i racconti non vendono..." "Eh, ma la poesia non vende..."

Vi verrà chiesto numerose volte di poter stampare un file. Per favore, vi prego, vi imploro, solo una volta e mai più.

Vi verrà chiesto numerose volte di prestare il caricabatterie del vostro cellulare (che in genere non avrete con voi, ma nessuno vi crederà). Per favore, vi prego, vi imploro, 30 secondi.

Il calcio occupa il 70% della sezione dello sport. Il 90% nelle librerie più piccole.

Quando nominerete la sezione "narrativa di viaggio" verrete guardati come se svelaste l'esistenza di un nuovo pianeta.

Vi domanderanno un libro "divertente che finisce bene, ma serio" e scoprirete che non ne esistono così tanti.

Quando vi chiederanno un consiglio per un giallo, alcuni clienti, dopo essersi appassionati, vi diranno "Guardi mi dica il finale, tanto non lo leggerò"

In prossimità delle elezioni la gente tenderà ad entrare in libreria con circospezione, come se attendesse l'arrivo del diluvio universale e non sapesse bene cosa fare.

Molti genitori non si arrenderanno all'idea che Harry Potter sia già un libro per ragazzi e non ne esista perciò una versione semplificata per ragazzi.

Alcune persone saranno indecise tra un libro di Fabio Volo e uno di Hemingway e verranno a chiedervi consiglio.

Una cliente, prima o poi, vi mostrerà il suo tatuaggio con una frase di Bisotti.

Nessun posto concilia il sogno come le poltrone della libreria.

Vi capiterà di spiegare ad un fiduciosissimo autore infinocchiato da qualche casa editrice a pagamento che non vedrà mai il suo libro sugli scaffali delle librerie non per colpa dei "malvagi librai di catena", ma perché la casa editrice a cui hanno affidato i loro sono non ha distribuzione. Ma sì, i loro soldi se li è presi comunque.

Qualsiasi bambino sotto i sei anni è di certo "più intelligente della media".
 Rimane un mistero dove finisca questa intelligenza sopra la media nei sei anni successivi.

Alcuni genitori vi chiederanno dei libri per i figli con le copertine rosa e azzurra a seconda del sesso. Anche se state parlando di Rodari o di Salgari o di qualunque altro libro.

 La sezione dei giovani adulti e quella della narrativa rosa, al netto dei libri didascalici sulle tragedie sociali, sono ormai la stessa cosa.

 In prossimità della giornata della memoria vi sarà chiaro che molta gente non sa che il diario di Anna Frank è reale e non fiction.

Alcuni genitori comprano Pippi Calzelunghe ai figli maschi anche se la protagonista è una femmina perché è un classico. Ma questa faccenda che la protagonista è una femmina continua a inquietarli.

 In prossimità di Sanremo verrà sempre almeno una persona a cercare la biografia di Amedeo Minghi.

Un libro che è sempre stato in mezzo alle scatole, sparirà prontamente nell'unico momento in cui dovresti venderlo.

Ogni scrittore altissimovendente che si rispetti scriverà prima o poi quel saggio di 25 pagine venduto a 15 euro minimo a copia.

Un'ora dopo la proclamazione del premio Nobel per la letteratura, masse di persone si muoveranno con falsa disinvoltura in libreria chiedendo uno dei libri del vincitore in questione.
 Poiché, a parte rari casi, qualcuno è già passato prima di loro a spazzolare la copia in catalogo o in Italia egli è pubblicato da case editrici locali di Gorizia distribuite solo in Friuli, e perciò non ne avrete, i clienti in questione faranno vive e copiose rimostranze per la nostra mancanza di tempismo.
 Se il comitato del Nobel potesse passare un pizzino col nome alle librerie di tutto il mondo circa una settimana prima, farebbe un gran favore.

 Tutti gli anni in cui il premio Strega è incerto, migliaia di fascette con scritto "Vincitore del premio Strega" finiscono al macero senza vedere mai la luce.

Almeno 10 volte l'anno deve capitarti l'adolescente idiota che si sente un gran fico venendoti a chiedere con insolenza il "Mein Kampf" (per poi abbandonarlo sul primo tavolo appena scopre che in effetti esiste in commercio).

Ogni volta che un nuovo scandalo travolgerà qualche autore, alcuni clienti vi tacceranno di connivenza perché osate averne i libri in catalogo. 

Alcuni colleghi monitoneranno con preoccupazione la salute di scrittori centenari col terrore che muoiano senza aver abbastanza libri in catalogo (sì, il cinismo dilaga).

La sezione di criminalità organizzata è troppo fornita o troppo poco fornita a seconda di chi la guarda.

Poiché la biografie di storia vengono pubblicate a seconda della moda imperante del momento, in molti momenti non troverete niente in commercio di Garibaldi, Kennedy, Carlo Magno o Elisabetta I.
 Sarà dura convincere il cliente  che voi non c'entrate.

Appena direte che un libro è fuori commercio, vi verrà chiesto di ordinarlo.

Dovrete convincere più di un genitore a comprare effettivamente il libro richiesto come regalo dal figlio e non uno di suo gusto (perché considera cretino quello chiesto dal figlio).

Tenere separate la sezione di scienze e quella di medicina alternativa viene ormai interpretato come un fatto politico e non come mera classificazione di base.

Se la sezione sulla massoneria dovesse risultare poco visibile verrete tacciati di voler "nascondere la verità".

Scoprirete che a fronte di uno sterminato catalogo di cd, dvd e libri, alcune persone non sapranno come spendere gigantesche e immeritate carte regalo perché "Queste cose non mi interessano".
 Grazie, puoi regalarmela. O regalarmi i tuoi amici.

Ogni anno un libro senza l'ombra logica di attrattiva alcuna diventerà un best seller.

Ogni anno un libro dato come sicuro best seller un libro che non venderà niente (solo in Italia, nel resto del mondo farà sfracelli).

Le case editrici che pubblicano i libri sul malvagio gender fanno copertine piene di arcobaleni per ingannare ingenui lettori. Quelli meno ingenui poi li renderanno molto inalberati.

Alcune persone, solitamente anziane, ancora si ostinano a comprare i libri per l'ECDL.

Ogni anno ci sarà almeno un libro la cui fascetta reciterà che 35 editori se ne sono litigati i diritti alla fiera di Francoforte.

L'ordine alfabetico certe volte sarà un'opinione e mai condivisa.

Senza codice ISBN sarà praticamente impossibile identificare quale libro per studiare una qualsiasi lingua il cliente stia cercando, se il Cambridge advanced study book A/1 o il Cambridge advanced study book A/2 int 3/4 con chiavi allegate o senza chiavi allegate o con inserto digitale o con codice per accesso al sito, con sale o senza sale, caramellato o flambè.

I libri in cui gli chef millantano di insegnarti le basi della cucina facilifacili sono in realtà difficilissimi.

A San Valentino, nonostante tutte le esposizioni cariche d'amore, scoprirete che i libri non sono un regalo diffuso.






sabato 12 novembre 2016

Finalmente la DATA DI USCITA del libro e tutte le info per chiederlo senza finire in una vignetta. Godetevi il fumetto di lancio, il cuore di mio padre, l'irritabilità dei centralinisti del 12 e il mio vero nome.

Ed ecco, finalmente il gran giorno dell'annuncio dell'uscita del libro è arrivato!!

Posso ufficialmente dire che il mio libro di vignette, fumetti e fumettosi riassunti tratti dal blog esce.... il 24 NOVEMBRE!!

Le informazioni per richiederlo a colleghi librai e libraie (o fumettieri e fumettiere) senza tema di finir in una vignetta, sono le seguenti:

TITOLO: "I dolori della giovane libraia"

AUTORE: Laura Mango
 (Eh sì, ho un nome vero, a questo punto chi indovina la motivazione del nickname Cyrilla che uso su twitter e per LezPop vince un'immaginaria palma d'oro).

CASA EDITRICE: 001 edizioni

ISBN: 978889086763

Sotto potete ammirare il fumetto di lancio con grande protagonista mio padre.

 In tutto ciò ci tengo a sottolineare due cose:

1) Non sono bionda.

2) L'episodio "Fumetteria-fumo" è realmente avvenuto, ma il protagonista non è stato mio padre bensì uno sconsiderato centralinista del 12.

 Io e due mie amiche, in vacanza in Sardegna, decidiamo di andare a un telefono pubblico e chiamare il 12 per raggiungere una fumetteria di Roma e chiedere di farci mettere da parte dei Dragon Ball. Ebbene, ricordo ancora il tono furioso del centralinista, convintissimo fosse uno scherzo telefonico e che gli stessimo chiedendo di passarci un luogo dove si vendeva del fumo (tra l'altro, all'epoca, avevamo 12 anni e pensavamo si riferisse alle sigarette non ad altro).

 Detto ciò, ecco a voi il fumetto di lancio e la COPERTINA!

 Su fb e social vari ed eventuali, tutte le novitè (in tempo reale almeno, poi ovvio se ce ne sono di grosse le posto anche qui!).
 Tutto per voi "Cuore di padre" o anche "Finalmente esce il mio libro"!



mercoledì 29 giugno 2016

Il dolore può avere amici: "Rosalie lightning", un viaggio nel regno dei morti per riuscire a cantare di una figlia che non c'è più.Perché i vivi devono trovare il modo di uscire dall'Ade, ad ogni costo.

 Tutte le volte che sento parlare di una morte prematura  (bambini o ragazzi) ho una serie di domande check che affollano la mia mente.
 
"Angelo ferito" by Hugo Simberg
La mia prima domanda è:
i genitori avranno almeno un altro figlio o figlia?

 La seconda domanda, indipendentemente dal fatto che li conosca o meno è più una preghiera: fa che abbiano almeno un altro figlio.

 La terza domanda è: saranno abbastanza giovani per avere un altro figlio?
 E appena realizzo che non lo sono e magari in effetti il figlio morto era figlio unico, passo a:  perché non hanno deciso di avere almeno due o tre figli? Non hanno pensato a un'eventualità del genere?

 Insomma precipito in un vortice che per me prevede un baratro di salvezza e speranza solo quando i genitori orfani di figli hanno ancora della prole.
 Il che, considerando che io non ho mai pensato di avere figli e che pure se mi lanciassi nell'impresa dubito ne avrei più di uno, è abbastanza surreale.

 Certe volte vaneggio e penso: vabbeh, facciamo che verso i 36 anni faccio un figlio, non sono ancora vecchissima. Poi il mio cervello aggiunge: beh, potresti esserlo se ne vuoi avere due o anche tre.
 L'aggiunta immagino che debba il 90% della sua provenienza dalla convinzione propria della mia prolificissima famiglia che vede nel figlio unico uno sventurato privo di fratelli e sorelle (tra i top delle disgrazie) per il resto della sua esistenza.

 Il 10% invece so per certo che viene da quella sequela di succitate domande: E se? E se ne ho solo uno e poi? Conscia poi del fatto che i figli non è che siano bambole intercambiabili, quindi se ne perdi uno e ne hai un altro la perdita non sarà meno irreparabile.

 Perché ho fatto questo lungo e contorto preambolo?

Perché è molto difficile trovare le parole per recensire le parole di questo straziante memoir di Tom Hart, fumettista e illustratore americano sposato con un'illustratrice e padre di una bella bimba bionda: Molly Rose.

 Probabilmente la consapevolezza che l'autore ha avuto un'altra bimba ha reso sopportabile la lettura del suo libro "Rosalie Lightinging" una graphic novel autobiografica, ed. Beccogiallo, che racconta la perdita della sua primogenita, morta per una di quelle inesplicabili malattie infantili all'età di due anni.

 La sera prima era molto agitata e la mattina dopo era morta. 

 Tom Hart lo dice subito e senza giri di parole, senza introduzioni, la realtà cruda e drammatica di una storia avvenuta una manciata di anni fa dall'altro capo del pianeta ti colpisce come un ceffone a cui non riesci a credere.
 Forse è anche per questo motivo che per tutto il tempo speri che una risposta ci sia: aveva una malformazione, una malattia fulminante, una qualsiasi cosa irrimediabile. Tuttavia Hart non dà spiegazioni lasciando intendere che fosse una disgrazia non solo incomprensibile, ma anche priva di un motivo a cui attaccarsi.
 Rosalie è morta. Punto.

 Da lì parte un abisso dal quale Hart e sua moglie Leela cercano di risalire dichiarando in qualche modo guerra al lutto. 

 Non si lasceranno divorare dal mostro oscuro che si è preso la loro bambina, loro ce la faranno, attraverseranno la terra dei morti mentre sono ancora in vita, proprio come Orfeo e ne usciranno per riveder le stelle.

 Non è una storia facile, ma paradossalmente non è privo di speranza.

 Il dolore, si dice, non ha amici.

 Invece, Hart e sua moglie risalgono dal baratro grazie all'amore incondizionato di chi li circonda. Una rete di amici disposti a tutto: a ospitarli in casa, ad ascoltarli, a non lasciarli mai soli, a non permettere che loro pretendano di rimanere soli.
  
  Mentre quella rete li sostiene,  i due cercano un modo per risalire, per capire se in effetti questo esista.
 Così, giornate senza senso, come un mare senza vento, come perle di collane di tristezza (cit.) si mescolano alla ricerca spasmodica di un simbolismo panteistico che in qualche modo sopperirebbe alla loro mancanza di fede (non ci sono molti riferimenti religiosi o mistici nel libro, la qual cosa lo rende ancora più umano): chiunque li incontri ha la storia di un familiare morto in giovane età da portargli, un modo paradossale per incoraggiarli e dir loro che la vita sfortunatamente o fortunatamente non rimane impantanata in quell'istante. 

Il sito di Hart è
lhttp://www.tomhart.net/rosalie.html
 Cercano risposte nei paesaggi, nelle ferite dei loro amici, nei presagi immaginari che si trovano ad elencare cercando di rappezzare i ricordi della loro ultima notte con la loro bambina.

 E su tutto troneggia una casa che non riescono a vendere, un enorme parassita da cui non sembra esserci liberazione: poco prima della morte di Rosalie avevano deciso di terminare la loro vita di indigenza a New York per trasferirsi in Florida, ma il loro appartamento appare invendibile per una serie di assurdi motivi.

 Pensi distrattamente tutto il tempo che ci sia un parallelismo maledetto tra la casa in cui è morta la loro bambina e il fatto che la terra desolata del lutto non abbia un confine e una fine.
 Poi ti ritrovi a pensare che li ha tenuti ancorati al suolo terrestre, alla vita quotidiana che non ha rispetto per il dolore e va avanti imperterrita, impedendo loro di vagare in un cielo notturno e potenzialmente fatale.

 Non ci sono molte parole per descrivere un dolore così grande e in realtà è questo il motivo per cui, nonostante l'immensa tristezza che emana questa storia, dovreste leggerla: perché Hart riesce dove quasi tutti cadono. Racconta un dolore che soffoca moltissimi, impossibile da rendere, da rappresentare, da proporre al mondo.
 Hart è riuscito dove fallì Orfeo: ha cantato per la sua amata e l'ha riportata dal regno dei morti, perché noi potessimo conoscerla. 
 E lo ha fatto per chi, incapace di cantarla come lui, potesse trovarvi la rappresentazione di un dolore che altrimenti blocca, per sempre, nello stesso regno di chi ci ha abbandonato contro la sua volontà e nel quale non possiamo sostare perché non gli apparteniamo, anche se lo vorremmo disperatamente.

venerdì 29 aprile 2016

Dire addio alle case della nostra infanzia è dire addio ai nostri ricordi? "La casa" di Paco Roca, i genitori e i nonni che ci lasciano, la forza di lasciar andare e di lasciare in sospeso quel che non può svanire, per nessun motivo.

 Un tempo la classe operaia non andava in paradiso, ma con un po' di sacrifici poteva costruirsi una casetta al mare.

 Per costruirsi si intendeva, in taluni casi, proprio la costruzione fisica di una casa anno per anno o la ristrutturazione perpetua di un vecchio rudere (o casa di poverissimi nonni o genitori) che, nonostante tutti gli sforzi, ogni estate puntualmente tornava decadente al punto di prima.
  Anche la casa al mare dove sono andata per tutta la vita era così. 
 Era la casa natale di mio nonno in Sardegna, aveva un camino (che ovviamente non ho mai visto funzionare) e il pavimento ce l'ha messo mio nonno quando mia madre era piccola che quando era piccolo lui ci stava direttamente la terra.
 Per anni mio padre ha meticolosamente ristrutturato ogni parte, combattendo con una gigantesca boungavillea, cercando di rendere agibile il pozzo in cortile (ebbene, io ho anche vissuto quel momento in stile dopoguerra dove in Sardegna ad un certo punto finiva l'acqua e dovevi andare e riempire bottiglie e taniche a fonti in mezzo al niente), dando l'intonaco tutti i santi anni (che l'umidità faceva venir giù praticamente i muri) ecc. ecc. ecc.
 Una delle cose che odiavo di più al mondo infatti, era quando arrivavamo a destinazione per rimanerci tre mesi.
 Aprivi la casa e dovevi renderla agibile, cosa che richiedeva minimo una settimana in cui bisognava coabitare con odore di muffa, insetti, spifferi e problematiche varie.
 Ma vabbeh, era la Sardegna del mare perfetto e dopo poco passava tutto.

 "La casa" di Paco Roca è una graphic novel autobiografica in cui l'autore spagnolo mette in scena un ricordo di suo padre (identico nella foto alla fine e nel fumetto) attraverso la sua eredità: una piccola e sgarrupata seconda casa per le vacanze.
 Una casetta al mare costruita a metà secolo da un allora giovane padre di famiglia che veniva da una famiglia poverissima.
 Per lui avere un posto dove portare in estate i tre figli e passare il tempo libero era non solo un riposo per il fisico, ma soprattutto la realizzazione di un ideale.

 Ogni generazione ha dei sogni di realizzazione che potremmo prendere come specchio dei tempi. 

 Un tempo possedere una casa di proprietà (fissazione che a quanto pare gli spagnoli condividono con gli italiani) e addirittura una seconda magione per le vacanze voleva dire essere emersi da una condizione di povertà primigenia.
 Non importava quanto grande o come fosse la casa, non era importante costruire una pergola con materiali di recupero in vece di una elegante e ombrosa.
 Il punto non era la pergola, era la possibilità di averla potuta realizzare proprio come in un piccolo grande sogno.
 La storia prende le mosse dalla sua morte e dall'avvento dei tre figli nella vecchia casa.

Il padre era sopravvissuto a un'operazione ben riuscita, ma poi, di colpo, si era lasciato morire: perché?
 Cos'era successo all'uomo ottimista che fino all'ultimo aveva combattuto per tornare a potare il suo orto e passare il tempo col suo migliore amico, un vedovo di una casa vicino?
 I tre non lo sanno e in cuor loro sperano che sia la casa a svelargli l'arcano (mentre l'arcano avrebbero potuto svelarselo da soli se solo ci avessero pensato, quanti danni facciamo quando non ci curiamo dei sentimenti delle persone con cui parliamo), ma non accade.
 In compenso affiorano ricordi e nostalgie, rimembranze del tempo incantato dell'infanzia, di estati fissate in un'unica luce, della mano forte che li portava a prendere l'acqua, a piantare i semi dell'orto o a occuparsi di uno degli infiniti lavori di cura di cui necessitava quella comunque mai completata casa.
 Ognuno ha la fugace tentazione di non venderla, di trattenerla, come se così il ricordo potesse mantenersi più vivo.

Non è un desiderio così strano rimanere legato alle case del passato, perché forse come nessuna cosa tangibile riescono a ricordarci un'immaginaria epoca d'oro della nostra esistenza.

 Io, ad esempio, sogno sempre la casa in cui ho vissuto fino a ventidue anni e quella al mare, e mai la casa nuova dei miei genitori, le varie in cui mi sono trasferita dopo essere andata via di casa o quella in cui abito ora.
 Ci sono dei luoghi che rimangono, più di ogni altro, casa e bisogna avere un grande coraggio per lasciarli andare.

 Del resto bisogna avere anche un grande coraggio per lasciar andare le persone a cui abbiamo voluto bene, rassegnarsi a convivere con risposte che non potranno più darci e con decisioni che forse abbiamo sbagliato a prendere nei loro confronti.
 Lasciar andare non vuol dire per forza mettere la parola fine, ma lasciare in sospeso molte cose.
 L'importante è capire quanta importanza questa sospensione debba avere nella nostra vita, se debba assumere l'impegno tangibile di una casa da mandare avanti o il sottile rimpianto di averla venduta.
 I morti rimangono morti, ma solo noi possiamo decidere come gestire quello che ci hanno lasciato, in modo tangibile e intangibile.

Colori bellissimi, toni dell'arancione che rendono in pieno il caldo e la nostalgia dei pomeriggi d'estate. Fidatevi, è una graphic novel bellissima. E piangerete come fontane.

venerdì 19 febbraio 2016

Farsi sul serio un'idea sulle Unioni civili. Non be stupid e leggi se non sai: sei libri per scoprire le mysteriosissime unioni civili e l'ancor più mysteriosa stepchild adoption. Forza, forse tra altri sette secoli ce la faremo anche noi.

 In questi giorni ero carica di belle speranze e ho avuto, come molti, l'ennesima mazzata: le unioni civili sono ancora impantanate nella melma. 
E' meglio se taccio quello che penso di alcuni gruppi politici, però mi rendo conto che giochini di potere a parte (e i giochini di potere sulla vita delle persone sono le cose più disgustose e meschine che si possano fare), la confusione sull'argomento regna sovrana.
 In verità mi rendo anche conto che regna sovrana perché, fondamentalmente, a molte persone non interessa davvero farsi un'opinione sul tema, c'è quella che si dice "l'arroganza dell'ignorante".
 Quando qualche anno fa la Diesel fece una campagna pubblicitaria molto provocatoria, "Be stupid" non stava in fondo pescando nel niente. Adesso la moda è insultare dicendo che sei un signorino, hai la laurea e quindi ti credi meglio di chi ha studiato alla celebre università della vita.
 Quello che mi domando sempre è perchè se questa università della vita è davvero più difficile di quella normale, perché tutti non si impegnino di più a conseguire una laurea nella seconda.
 Comunque, voglio sperare che nella melma indistinta ci sia ancora qualcuno che non ha le idee ben chiare, ma è desideroso di farsele, perciò metto anche qui un post scritto per LezPop qualche giorno fa, ma che ci tengo abbia la massima diffusione sulle regole guida per scegliere i libri sullo, a quanto pare, spinoso argomento delle famiglie omosessuali.

- Che non ho ancora ben capito cosa abbiano di spinoso rispetto alle altre famiglie, considerando che io alle superiori avevo una compagna di classe il cui padre aveva avuto due figli da due donne, sorelle tra loro, creando un cortocircuito di fratelli-cugini -

  Fido che i lettori di questo blog non abbiano bisogno di questo post, ma magari ha parenti e amici che non sarebbe male ne usufruissero.
 Se avete tutti amici e parenti concordi allora mi rassegno a credere che tutta la gente contraria alle unioni sia in parlamento e sulla pagina di Repubblica.it.
 Dunque, se fate una rapida ricerca sui più grandi siti di vendita di libri online noterete un abominio frutto dell'indicizzazione. 
Questa la mia reazione ogni volta davanti all'abominio. Tra
l'altro l'attore che fa Sheldon è gay e sarà d'accordo con me
 Mettendo infatti come parole chiave: diritti-famiglia-omosessuale, vi appariranno accanto a libri di rilievo giuridico, vere e proprie porcherie sulla teoria gender. Ovviamente visto che l'indicizzazione non è manuale, ma frutto di un algoritmo che pesca a seconda di keywords, questi sono i risultati. Abominevoli. Come fare a capirne la bontà? Innanzitutto, non siete esperti e non sapete come regolarvi, potete usare un metodo molto semplice: guardate la casa editrice.
Grosse case editrici, come Mondadori o Feltrinelli o case editrici giuridiche serie non faranno MAI libri sulla questione gender e non perché sia in atto un perfido komplotto della lobby gay, ma perché hanno una loro credibilità. 
 E' ovvio invece che un libro delle edizioni SanPaolo o Fede&Cultura avranno riferimenti ad un universo cattolico che al momento è privo di qualsiasi obiettività (voglio evitare di essere polemica, si vede eh?) nei confronti del tema e difficilmente potrete una visione non di parte della cosa. Che va benissimo se cercate qualcuno che confermi la vostra idea cattolica, ma certo non vi servirà a nulla se state cercando di farvi un'idea ad ampio spettro della questione.
'Sta storia del fantomatico gay che ogni tanto spiega le nostre
usanze tipiche mi fa sempre alieni che rapiscono l'umanoide a
caso per farsi spiegare come va sulla terra
Altro sistema: l'autore. Una cosa che ODIO è quando pescano un omosessuale a caso,
con un alto tasso di omofobia interiorizzata e gli fanno scrivere un libro in cui condannano lo “stile di vita gay” e le unioni omosessuali.  Visto che non siamo una tribù e manco un gruppo etnico con specifiche tradizioni e usanze, pescare un gay dal mucchio ha la stessa autorevolezza del pescare un etero dal gruppo.
Puoi beccare l'eterosessuale più aperto della storia, come il più bigotto. A nessuno verrebbe in mente di usare quello che dice un etero come la voce dell'intera popolazione eterosessuale.
 Per farla breve se sei un etero che va cercando misteriosi meandri antropologici su come ci muoviamo, mangiamo e dormiamo sappi che non esiste. Facciamo le stesse cose che fai tu, perciò no, i libri scritti da gay che non si accettano per motivi personali, non possono definire in nessun modo un gruppo di persone né meriterebbero di essere pubblicati, a mio parere.
Ecco, mi pare che queste linee guida si dovrebbero usare per qualsiasi argomento della terra su cui ci si vuole fare un'idea degna di questo nome. L'autorevolezza delle fonti è l'unica cosa che può salvarci dall'abisso della bufala e della cattiva informazione, e dovrebbe essere un preciso dovere di tutti abbeverarsene copiosamente.
Di seguito i titoli.

"PRESIDENTE LA MIA E' UNA FAMIGLIA" di Rosaria Iardino ed. Alpine Studio.
Non ha senso pescare un omosessuale a caso, ma ha senso documentarsi sui casi.
Cos'è davvero una famiglia arcobaleno? Come nasce? Davvero i gay rubano i bambini dalle culle (e per fortuna non li mangiano come i comunisti)? E che cos'è la famosa stepchild adoption?
Quello che molti non capiscono è che votando a favore della stepchild adoption non si sta improvvisamente dando il via libera a famiglie con genitori same-sex, perché quelle famiglie esistono già! Si stanno solo dando più tutele a quei bambini che già esistono e hanno diritti dimezzati: cosa succede se il genitore biologico muore? Se i due genitori si separano? E come impatta sulla vita quotidiana essere figli di un solo genitore, ma averne due?
Un tempo erano proibite le unioni tra persone bianche e di colore e i figli di tali coppie erano ferocemente attaccati (come è accaduto alla scrittrice Alice Walker, l'autrice de “Il colore viola”, prima persona di colore a contrarre matrimonio con persona di “diversa ascendenza” del Mississipi). Un tempo le ragazze madri e i loro bambini vivevano una vita di ostracismo. Le famiglie arcobaleno sono la grande battaglia di civiltà del nostro tempo.

"L'ABOMINEVOLE DIRITTO" di Gabriele Strazio e Matteo M. Winkler ed. Il Saggiatore:
C'è qualcuno, chiaramente in malafede e chiaramente ignorante, che ogni tre per due, dice che le coppie di fatto già godono di tutti i diritti e non servono altre leggi (rimane misterioso allora perché esista l'istituto matrimoniale), ma è davvero così?
Il Saggiatore ha in catalogo un libro molto completo su quello che davvero le leggi NON prevedono per Gay e Lesbiche, relegandoli a cittadini di serie B. Il libro è un excursus storico a tutto campo sulle discriminazioni subite tramite l'emanazione di legge contro l'omosessualità o pratiche sessuali precipue (la famosa sodomia) in tutto il mondo.
 Il focus è poi sull'Italia, ancora bloccata nella melma creata dalla mancanza di un forte rivendicazione laica delle istituzioni.
 Adesso possiamo aggiungere, creata anche da una forte rivendicazione d'intelligenza da parte dei legislatori.

IL MATRIMONIO OMOSESSUALE E' CONTRO NATURA. FALSO!
 di Nicla Vassallo ed. Laterza:
Il libello di Nicla Vassallo fa parte di una serie di instant book della Laterza che cercano di spiegare in modo semplice, veloce e ragionato le affermazioni dogmatiche del nostro tempo che godono di grande diffusione popolare e di pessime basi teoriche.
 In poche parole, proprio come nel medioevo, molti prendono per buoni slogan senza sapere di cosa stanno parlando (sì, anche io non ho più fiducia nella scuola dell'obbligo).
 La filosofa si prende l'improbo compito di dimostrare che non esistono oggettive e valide motivazioni per opporsi al matrimonio omosessuale se non una: l'eterosessualità come dogma.

"DIRITTO D'AMORE" di Stefano Rodotà ed. Laterza:
Professore di diritto civile alla Sapienza di Roma, coautore della carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, dopo aver scritto “Il diritto di avere dei diritti”, Rodotà si concentra sul valore delle leggi che regolano i rapporti amorosi tra persone.
  Lo fa ad ampio spettro puntando il dito contro un nodo fondamentale: come può il diritto arrogarsi il diritto di definire quale amore è degno di questo nome e quale no? Un'istituzione giuridica può decidere la validità del sentimento degli individuo? E può porvi differenze? Il matrimonio omosessuale sconvolge molti non solo per una questione di omofobia, ma perché va a toccare questioni più complesse, in primis il nostro rapporto nei confronti dell'uguaglianza tra i cittadini e al nostro atteggiamento nei confronti della libertà altrui.

"HELLO DADDY" di Claudio Rossi Marcelli e "LA CONTA DEI GIORNI" di Isabel Allende:
 Ora, io non vorrei turbare le anime belle, ma addirittura un telefilm per ragazzi, "Glee" terminava con la protagonista incinta per aiutare i suoi due migliori amici, sposati e gay. Una ragazza che sta per vincere il più importante premio teatrale del mondo, sposata, raggiante e non una povera schiava lobotomizzata.
  La cosa più triste di tutto il dibattito sulla maternità surrogata, oltre all'orrida strumentalizzazione che ne è stata fatta visto che NON è compreso nel ddl Cirinnà, è aver trattato i padri come gente di passaggio e le madri surrogate come delle dementi.
 Io non capisco perché si debbano imporre le proprie decisioni ad altri, perfettamente coscienti di quello che stanno facendo.
 Dovremmo preoccuparci piuttosto che tutti abbiano la possibilità di scegliere, che nessuno sia sfruttato (e in tutti i campi, anche quello lavorativo che se te ne freghi del bracciante che muore sotto il sole, ma frigni per le madri surrogate dell'altra parte del mondo, Houston abbiamo un problema).  

Visto che tutti si sono dimenticati che la stragrande maggioranza dei famosi uteri in affitto sono in affitto da parte di coppie etero e che la stragrande maggioranza dei bimbi figli di coppie gay sono figli di lesbiche che usano il loro stesso utero, anzi i loro due, per farvi capire come funziona questo tragico affitto vi consiglio due libri.
 "Hello Daddy" in cui Claudio Rossi Marcelli, giornalista di Internazionale, racconta la storia della famiglia costruita col compagno e tre bimbi, e "La somma dei giorni" di Isabel Allende, in cui l'autrice de "La casa degli spiriti" parla dell'amicizia profonda tra suo figlio, la sua nuova compagna sterile e una donna che si propone di essere la loro madre surrogata (si PROPONE e non riesce tra l'altro a rimanere incinta).
 Quello che non si capisce è che non esiste l'assoluto, esistono le persone. Dovremmo ricordarcelo, quando gridiamo slogan scomposti che feriscono come coltelli.

Aggiungo i già recensiti "Figli dell'arcobaleno" di Samuele Cafasso ed. Donzelli e "Il più bel giorno della mia vita" di Sebastiano Mauri.
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