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venerdì 12 gennaio 2024

Ricordi (non richiesti) di recite scolastiche. Un fumetto a base di scarsa laicità dello stato, streghe, occasioni perdute e sacrifici apotropaici.

 Un paio di mesi fa, non ricordo già più il perché, mi era venuto in mente di fare un fumetto sul tema delle recite scolastiche dell'infanzia.

 Poiché la tavola dedicata alla Lombardia ha causato una serie di domande a me poco comprensibili su fb (nel senso, è ovvio che la visione che avevamo a 8 anni fosse sbagliata, ma era l'inizio degli anni '90 e in provincia di Roma credo che la cosa più lombarda che avessimo mai visto fosse Massimo Boldi) abbiate pietà di me e prendetelo per quello che è: un fumetto di ricordi senza nessun devastante retroscena.

 Spero che anche voi abbiate preziosi ricordi scolastici simili, anche se, ripensandoci, il sacrificio simbolico agreste alle elementari è sintomo di tempi più folli.

 "Ricordi (non richiesti) di recite scolastiche", tutto per voi!






 






lunedì 27 gennaio 2020

E non aveva mai visto un albero. Letture per la giornata della memoria 2020: le memorie indicibili di chi fu un bambino deportato.


 Ed ecco, come ogni anno che torna la giornata della memoria.

 Diciamoci il vero, le ultime due sono state abbastanza vissute con la morte nel cuore, come se la memoria dopotutto non fosse servita a niente e fossimo già pronti a ricominciare tutto.

 Lo dico proprio con lo sconcerto di chi non si capacita. 

Non è che dobbiamo avere tutti le stesse idee o andare per forza d’accordo, ma certe cose, come la condanna dell’odio e della discriminazione, il rispetto per gli altri, sono questioni universali alla base della civiltà e che trascendono il credo politico.

 Non capisco proprio e non capisco mai la base ideologica dell’odio, non ne vedo il senso, non ne capisco il motivo. 

 Tuttavia, se il fascino del male seduce, è compito di chi non lo comprende andare scoprirne le origini per estirparlo o, in alternativa, mettere coloro che, in astratto, lo trovano affascinante, davanti all’orrore che produce.

 E’ quello che per anni hanno fatto i sopravvissuti ai campi di concentramento. 

 Molti, spesso dopo un silenzio durato decenni, hanno poi iniziato a portare la loro testimonianza in giro per l’Italia.

 Tuttavia il tempo passa e ormai i sopravvissuti sono rimasti, per ragioni anagrafiche, pochissimi. 

Chi continuerà a parlare quando non ci saranno più?

 I libri.


 Perciò oglio solo fornirvi un elenco di possibili letture che hanno per protagonisti i più indifesi: coloro che furono deportati da bambini.

 Probabilmente tutti coloro che hanno letto "Se questo è un uomo" ricorderanno la terribile storia del piccolo Hurbinek, il bambino nato in un campo di concentramento. 

 Semiparalizzato, ma con uno sguardo vivissimo, era incapace di parlare perché nessuno glielo aveva insegnato. Non aveva genitori e lo tiravano su gli altri deportati, anche se l'unico che si diede la pena di seguirlo attivamente fu un ragazzo ungherese, Henek, che cercò di trarlo dal suo mutismo.

 Hurbinek morì troppo presto per riuscire a pronunciare una parola di senso compiuto, ma fino all'ultimo lottò per farlo. Non vide mai nulla fuori. Levi lo chiama, "un figlio della morte": 


 Decine di migliaia di bambini, non tornarono. I pochi che lo hanno fatto, hanno spesso voluto lasciare un ricordo. Perché il tempo, ostinato, passa, e la storia diventa una leggenda, un racconto crudele che non può essere esistito davvero. Ed è allora che i mostri tornano.

 Esiste un libro Einaudi, “La Shoah dei bambini” di Bruno Maida che racconta come fu uccisa l’infanzia di chi un giorno si addormentò bambino e il giorno dopo si risvegliò ebreo.

 Vegliate e meditate gente e leggete, anche quando si racconta l’indicibile.

 A voi.


TATIANA e ANDRA BUCCI:

 Tatiana e Andra Bucci (all’anagrafe Liliana e Alessandra) sono due sorelle che vennero rastrellate assieme a tutta la famiglia materna (di origine ebraica bielorussa, mentre il padre era cattolico italiano) per essere deportate ad Auschwitz.

  Lì, vennero separate, come accadeva di prassi, dalla madre e condotte in un kinderbloch, un blocco separato a parte, dove venivano sistemati i bambini che, tra le altre cose, fungevano da serbatoio di cavie umane per gli esperimenti del dottor Mengele.

 La loro fortuna fu quella di essere praticamente identiche: scambiate per gemelle, risultavano particolarmente preziose allo scopo. 

 Assieme a loro venne sistemato anche il cuginetto Sergio De Simone, figlio anch’esso di un militare, italiano e cattolico (sottolineo per mostrare quanto sia stupida l’indifferenza, tanto certe cose a noi non possono toccare né interessare).

 Per una serie di circostanze fortunate, tra le quali uno straordinario spirito di adattamento alle circostanze e una sorvegliante che le prese a benvolere, riuscirono a sopravvivere.

 Evitarono anche la trappola nella quale cadde invece il cuginetto. 

 Un giorno venne chiesto ai bambini: “Chi vuole vedere la mamma faccia un passo in avanti”. Loro rimasero immobili.

 I venti bambini che caddero nella trappola furono infatti torturati nel laboratorio di Mengele e uccisi.

 Quando il campo fu liberato, rimasero un anno in un orfanotrofio di Praga, quindi spostate in un innovativo centro d’accoglienza inglese, dove alcune psicologhe le aiutarono ad elaborare i traumi.

  Nel frattempo la madre riuscì, con molta fatica a rintracciarle (durante le loro visite al campo si raccomandava sempre che non dimenticassero i loro nomi e cognomi) e, infine, a ricongiungersi con loro.

 Hanno raccontato la loro storia in un libro, “Noi bambine ad Auschwitz” ed. Mondadori ed esiste anche un libricino per bambini “La storia di Andra e Tati” ed. De Agostini.

Per conoscere quale fu la tristissima e orribile sorte a cui andò incontro il loro cuginetto, reo di voler solo rivedere la sua mamma, c’è “Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti” Proedi ed. che raccoglie le storie dei venti bambini barbaramente torturati.

Le sorella Bucci hanno anche reso onore alla memoria del cuginetto, scrivendo, assieme ad Alessandra Viola, "Storia di Sergio" ed. Rizzoli.


SAMI MODIANO:

 Ebreo italiano di Rodi, isola del dodecanneso dove si trovava una fiorente comunità ebraica di origine italiana, venne deportato assieme agli altri 2000 ebrei presenti sull’isola, nell’estate del 1944 quando i tedeschi ne presero possesso.

 Stipati in condizioni disumane su tre imbarcazioni, vennero condotti nei campi di concentramento Germania.

 Modiano, che all’epoca aveva quattordicenne  fu salvato dalla prontezza del padre già all’arrivo, quando, nelle file che conducevano i sommersi alle camere a gas, suo padre riuscì a trarlo nella fila dei salvati.

 Né il padre né la sorella ne uscirono vivi. Lui stesso deve la sua sopravvivenza alla bontà di alcuni compagni di prigionia. 

 Divenuto amico fraterno di un ebreo italiano, quel Piero Terracina scomparso da pochissimo, la cui famiglia venne completamente sterminata (si erano salvati dal rastrellamento del ghetto, ma vennero in seguito denunciati da una spia), rischiò di finire il suo viaggio nella marcia mortale da Birkenau ad Auschwitz, quando i nazisti ripararono dall’arrivo dell’armata rossa.

 Svenuto nella neve, fu tratto in salvo da alcuni compagni sconosciuti e in seguito ammassato tra i cadaveri ove si risvegliò. 

 Riuscì quindi a camminare fino ad un fabbricato del campo dove incontrò Piero Terracina e Primo Levi e una dottoressa russa si prese cura di lui.

 Dei 2500 ebrei di Rodi tornarono indietro 31 uomini e 120 donne. Modiano racconta che alla speranza della liberazione iniziale, subentrò un’altra sensazione: “ad un certo momento, quando stai in quell’inferno, ti rendi conto che da Birkenau non c’era nessun’altra via di uscita che la morte”.

Per questo in molti sceglievano di suicidarsi lanciandosi contro il filo spinato elettrificato. 
Suo padre, che alla morte della figlia prediletta perse ogni speranza, decise un altro modo: si fece ricoverare in ambulatorio. Chiunque vi entrava non ne usciva mai più.

Ha raccontato la sua storia nel libro “Per questo ho vissuto” ed. Rizzoli

Su Piero Terracina e altri deportati italiani potete cercare “La strada di casa” di Elisa Guida ed. Viella e “Il libro della Shoah italiana”  di Marcello Pezzetti ed. Einaudi.
 Inoltre esiste un libro con DVD: "Dopo il buio la luce. Piero Terracina incontra gli alunni dell'istituto comprensivo B. Bonfigli di Corciano" ed. Morlacchi.


ALBERTO SED:

 E' inimmaginabile anche la storia di Alberto Sed, ebreo romano deportato assieme alla madre e alle tre sorelle: Angelina, Emma e Fatina. 

Tra i pochi minori italiani sopravvissuti all’olocausto, Alberto, orfano di padre, riuscì a sfuggire al rastrellamento degli ebrei romani, salvo essere trovato (o più probabilmente denunciato) poco dopo.

  All’arrivo ad Auschwitz, sua madre e sua sorella Emma vennero uccise immediatamente nelle camere a gas.
 Sua sorella Angelica fu fatta sbranare dai cani poco prima della fine della guerra, l’altra sorella, Fatina, sopravvisse al campo, ma dopo aver subito gli esperimenti atroci del dottor Mengele che la segnarono profondamente. 

 Alberto riuscì a sopravvivere, ma ci si domanda quanta immensa forza debba aver avuto per riuscire a condurre infine una vita col ricordo perenne di quel che fu costretto a subire.

 Dopo decenni di silenzio si decise infine a parlare per portare la sua testimonianza nelle scuole, raccontando orrori che ci sembrano inimmaginabili. 

 Come l’ammissione di non essere mai più riuscito a prendere in braccio un bambino, neanche i suoi figli, per il terrore di quando le SS lo costringevano a lanciarli in aria per ucciderli, in un agghiacciante tiro a segno.

 Potete leggere la sua storia in “Sono stato un numero” di Alberto Sed. Ed. Giuntina.


 Sono certa vi siano molte altre storie, in primis quella della senatrice Liliana Segre, alla quale il padre chiese scusa per averla messa al mondo.
 Non dimentichiamo. Non dimentichiamo. Non dimentichiamo. 

Se è successo una volta, può succedere ancora.

martedì 19 dicembre 2017

I consigli per il Natale 2017 parte III! Libri per chi ama il Natale, per bambin* costruttor*, per chi ama il Giappone, per chi vuole fare una bella figura e per chi ha a che vedere con non lettori!


Al limite limitissimo, esattamente come ogni anno, giungo con la terza e ultima infornata di consigli natalizi!


 So di aver lasciato fuori tantissime categorie, ma si fa quel che si può, intanto vi ricordo che, nel caso, anche i miei due libri "Quanti dolori, giovane libraia!" 001 edizioni e "Litania per un lettore lamentoso" ed. Verbavolant, sono un valido regalo per grandi e piccini (momento autopubblicitario).

 Bando alle ciance che devo finire i biscotti di Natale che oggi è il mio giorno di libertà!


 A voi!

"DODICI RACCONTI DI NATALE" di Jeanette Winterson ed. Mondadori:

 Mi ha fatto strano vedere un libro di Natale scritto da Jeanette Winterson.
 Non pensavo che una scrittrice così malinconica fosse interessata alla festa preferita di chi ha l'allegria a mille, ama le luci e i cenoni, il caos, le luminarie, le serate coi biscotti e via dicendo.
 Invece mi sbagliavo.

 Se c'è un libro da regalare a un vero appassionato del Natale, quest'anno, è proprio il suo: "Dodici racconti per il Natale".

 Trattasi di un mix di racconti molto vari: autobiografici, storici, favolistici e di fantasmi.
 Forse però la parte migliore è quella delle ricette. 

 Con animo ancora più insolitamente natalizio, la Winterson infatti, abbina a ogni storia un tipico piatto di Natale.

 Rivistissimo direte voi.
  Il bello però è che a ognuno di essi è abbinato un piccolo aneddoto natalizio che potrà stupire molto chi conosce la storia familiare della scrittrice: non riconosciuta dai genitori, viene adottata in fasce da una religiosissima coppia, i signori Winterson.

 Descritti nei suoi vari libri come persone molto rigide, avevano, come tutti gli esseri umani, anche dei lati teneri che escono fuori in queste ricette natalizie: i mince pie di Mrs Winterson, sorta di torte a base di carne e frutta candita, nate dall'ossessione della signora per le scorte dei tempi di guerra, che non smise mai di ammassare, oppure la zuppa allo sherry di Mr Winterson che si cimentava nella preparazione della zuppa inglese.

 Ci sono i ravioli cinesi della libreria Shakespeare and Company, o le ricette personalissime come il salmone affumicati della vigilia e i biscotti salati al formaggi dell'ultimo dell'anno.

 Posso assicurarvi che gronda spirito natalizio da ogni poro ed è scritto magnificamente, come ogni volta.

 Per chi è: Per chi ama smodatamente il Natale e lo aspetta tutto l'anno.


"CONEY ISLAND BABY" di Nine Antico 001 edizioni:

 In questi tempi di caso Weinstein è apparso abbastanza chiaro che molte persone non hanno ben chiaro il confine tra molestia e "legittima" avance.

 Non solo, ho scoperto che non siamo molto lontani dall'età vittoriana, quando attrici, ballerine e affini avevano minor credibilità agli occhi della gente in quanto donne di dubbia fama.

 Insomma, gente che lavora col proprio corpo, in un ambiente ambiguo, che moralità puoi aspettarti?

 Anche per questa confusione che regna un po' sovrana sul rapporto tra i sessi, specialmente in ambito artistico (un ambito, dove, se ho ben capito, agli occhi dei più è giustificabile che le cose vadano "in un certo modo, perché si sa quindi poi non potevi lamentarti di non saperlo"), penso sia molto interessante regalare e regalarvi questo natale la nuova graphic novel di Nine Antico: Coney Island Baby.

 In essa scorrono parallele le esistenze di due icone erotiche degli anni '50-'60: Betty Page e Linda Lovelace.

 Betty Page è praticamente la madre di tutte le pin up moderne, quella che ha donato loro un'intera, inarrivabile, irripetibile, iconografia. 
 Linda Lovelace è invece la protagonista del primo film porno della storia ad aver sdoganato il genere e ad avere un successo da cinematografia mainstream: "Gola profonda".

 La Antico (il cui libro precedente "Il gusto del paradiso" non mi è era piaciuto per niente) è molto brava nel raccontare due storie complesse lasciando al lettore il giudizio finale.

 Linda Lovelace fu abile manipolatrice o triste vittima degli eventi e di un marito violento? 
 E cosa ne è stato di Betty Page, meteora bruciante di un erotismo ancora incredibilmente moderno, convertitasi di colpo al cristianesimo e inghiottita da un volontario oblio?
 Dettagliato, interessante, moderno. Consigliatissimo.

 Per chi è: Per chi ama le belle graphic novel, per chi è appassionato di Pin Up e celebrità e per chi si chiede "Che caspita sta succedendo?" ogni volta che sente parlare dell'affaire Winstein.


"PUBBLICITA'!" a cura di D. Cimorelli e S. Roffi ed. Silvana:

 Ogni anno, puntualmente, arriva la classica persona che deve fare un "regalo costoso".
Non importa che libro sia e di cosa tratti, basta che costi molto. 

Ad alcuni basta che "sembri" costoso, ma non lo sia (anzi, è meglio così), per molti altri, invece, deve costare un sacco e rimangono molto delusi quando non trovano edizioni di pregio sui 300 euro (che solitamente si evitano di tenere perché nessuno guarda neanche di striscio).

 Per il Natale di quest'anno, il regalo "costoso" (ma che viene in realtà 28 euro) o comunque vistoso che vi propongo è il catalogo di una splendida mostra a Mamiano di Traversetolo, in provincia di Parma, sulla pubblicità italiana tra il 1890 e il 1957.

 Dal momento in cui apparvero i primi manifesti pubblicitari affissi sulle strade, fino al secondo dopoguerra, si può sfogliare una galleria artistica eccezionale.

 Prima che schiaffare una donna più o meno nuda anche per pubblicizzare un thermos o una cornice da muro, diventasse l'unica idea fissa e poco originale di eserciti di grafici e pubblicitari (e delle aziende che pretendono cose del genere), i manifesti erano roba sperimentale, appariscente, molto artistica, splendida, attraente e attrattiva.

 Una carrellata dal liberty ottocentesco all'essenziale della povertà anni '40.

 Per chi è: Per gli amanti dell'arte, della grafica e delle tecniche comunicative o, random, per qualcuno a cui dovete fare un regalo vistoso.


"ONNAZZAKA" di Fumiko Enchi ed. Safarà

 Fumiko Enchi è una di quelle storiche scrittrici giapponesi che in Italia purtroppo vedono traduzioni sporadiche o lontanissime nel tempo (addirittura la maggior parte delle sue risalgono ai lontani anni '50, il suo periodo d'oro nel panorama letterario nipponico).

 Safarà edizioni ha ripubblicato "Onnazzaka- Il sentiero dell'ombra", la storia di Tomo, moglie di Yakitomo, ricco funzionario giapponese con una passione per le donne e, diremmo ora, la sensibilità di un cinghiale morto.

 Accade infatti che Tomo riceva dal consorte l'infausto compito di cercargli una concubina.
 E' solo l'inizio di una vita fatta di continui tradimenti del marito e di autocontrollo imposto da una società fortemente rigida e maschilista.

 Il sentiero dell'ombra del titolo è quello nel quale, col passare del tempo, la povera Tomo si avvia, fino al momento della sua morte, quando i nodi verranno al pettine.

 So che pare una recensione preimpostata, ma c'è poco da fare, i libri giappi hanno la loro forza nella scrittura scorrevole e non in trame inutilmente complesse.

 Per chi è: Per gli appassionati del Giappone che sono stufi di ricevere, ogni Natale, il piccolo e costoso Einaudi di Murakami, magnificamente illustrato, ma davvero troppo corto.


"STAMPA CON LA MACCHINA DI GUTENBERG" di Stefano Trainito ed. Gribaudo:

 I bambini moderni hanno molte gatte da pelare.
 O almeno è quello che penso io ogni volta (frequentissimo) che si presenta un genitore affetto dalla psicosi dilagante "Libro da maschio" "Libro da femmina".

  Praticamente passi più tempo a spiegare perché un libro vada bene sia per maschi che per femmine (ma tanto alle fine sceglieranno in base al colore della copertina o al sesso dello sventurato protagonista) che a consigliarli per altri pregi.

 Le case editrici, non si capisce se per complicità e marketing o per rispondere a un bisogno diffuso (scusate, ma secondo me, continuo a dire, folle li assecondano creando "linee da femmine" e "linee da maschi".

 Per una come me che da bambina ha sempre patito i giochi "da femmine" che continuavano a rifilarmi (bambole, barbie, bambolotti piangenti e via discorrendo), penso che adesso sarebbe l'inferno: almeno i libri e i fumetti, all'epoca, erano ancora gender neutral.

 Gli unici libri che invidio ai bambini odierni, rintronati da aspettative di genere o da libri per bambini intelligentissimi figli unici di degni genitori tigre, sono quelli in cui, oltre a imparare, costruisci qualcosa.

 Quelli in cui costruisci i castelli, le macchine di Leonardo da Vinci, i razzi!!!

 Questi giorni è arrivata una piccola perla: "Stampa con la macchina di Gutenberg", un libro che spiega la nascita della stampa e permette di costruire un prototipo in cartoncino fustellato del torchio di Gutenberg.

 Assicuro, conoscendo la storia di Gutenberg (inventore poi scippato della sua invenzione da un perfido assistente in combutta col finanziatore) che i pupi non si annoieranno e anzi, penso, troveranno affascinante capire il sistema di stampa col modellino provvista dalle lettere in gomma che stampano davvero!

 Per chi è: Per bambini, bambine, ma anche appassionati di grafica (o da donare alla propria biblioteca per qualche laboratorio sui libri)!


LA COLLANA BLISTER ed. Agenzia Alcatraz:

 Tocca sempre il consiglio per il regalo libresco a chi i libri proprio non vuole vederli manco in cartolina.

  Parenti e amici a cui dovete fare un regalo per forza (solitamente i parenti), ma è difficile trovare qualcosa sotto i 10 euro che non sia un pensiero che finirà ri-regalato a terzi il 26 mattina.
 Ebbene, Agenzia Alcatraz, per questo natale ha fatto uscire una serie di libri che raccolgono piccole perle dei personaggi più nazionalpopolari che l'Italia possieda.

 Potete scegliere tra Totti (attenzione, non sono barzellette, ma proprio esternazioni der pupone, es "Sei unica!", dalla celebre maglietta dedicata a Ilary), Vasco, Paolo Villaggio e... Sandro Pertini.

 Immagino che l'ultimo sia un regalo per parenti un po' più impegnati, ma potrebbe anche essere un interessante dono per il parente o amico populista, così, almeno, quando deve attribuire qualche citazione a Pertini (che NON era populista) non prende collage inventati da qualcuno sul magico webbe, ma ha una fonte scritta.

 In ogni caso, ve lo assicuro: con Totti e Vasco vi siete messi a posto con gran parte della popolazione italiana.

 E magari il libro riuscite anche a non farglielo riregalare (o almeno a farglielo scartare che un anno ho avuto problemi a ottenere almeno quello).

Per chi è: Per chi ha una passione smodata per Vasco-Totti-Villaggio-Pertini e per i non lettori che volete condurre sulla retta via della lettura.


 E, per finire, spero di aver aiutato qualcuno!

venerdì 20 ottobre 2017

Halloween for kids! Libri spaventevoli per bimbi e ragazzi per il 31 ottobre. Dia de Muertos, fantasmini spaventati, bimbe zombie, fiabe crudeli e amiche distanti nel tempo.

 Come sapete non scrivo quasi mai post con consigli di libri per bambini.
 Il motivo è presto detto. Dovreste vedermi le rare volte che sono costretta a consigliare dei libri del genere in libreria.

 Arriva il cliente (in genere un genitore o un nonno ovviamente) che, speranzoso, mi rivolge una delle seguenti domande:

 "Questo libro è adatto a un bambino di X anni?"
 "Può consigliarmi qualcosa per un bambino a cui piace la cosa X?"
 "Avete uno di quei libri che servono per imparare qualsiasimateriaaunanno?"

 Essendo senza figli e per ora provvista solo di una nipotina (da appena 6 mesi però) mi è completamente impossibile associare cosa un bambino può fare o non fare a una determinata età. 

 Non solo, sono talmente sprovvista di pupi nella vita quotidiana (neanche una delle mie amiche per ora ha figli, siamo proprio in linea col trend demografico nazionale), che quando mi dicono "Un bambino di due anni", faccio proprio fatica a figurarmelo.

 Mi sento perciò totalmente inadeguata a consigliare qualsiasi cosa. Mi rendo conto, davanti alle colleghe esperte, di essere, al riguardo, una zappa totale.
 In ogni caso, per Halloween, come di solito a Natale, faccio un'eccezione e mi tento!
 Peraltro, a lavoro ho adocchiato un bel libro con uno scheletro investigatore e ho ovviamente dimenticato il titolo. Appena lo ritrovo lo posto su fb!

 Consigli a voi!


MORTINA di Barbara Cantini ed. Mondadori:

Età: dai 5 anni (età ideale credo 6-7)

 Giunto freschissimo a lavoro, Mortina è un libro graziosissimo che, in un certo senso racchiude un po' lo spirito de la Famiglia Addams e non solo per i disegni.

 I due film che vi straconsiglio di rivedere, soprattutto da adulti, sono in realtà (come lo era la serie) una feroce critica alla famiglia borghese e rimane per me un capolavoro il pezzo in cui Mercoledì e suo fratello sono costretti ad andare al campeggio per bambini ricchi per "socializzare e diventare come gli altri".

 La scena finale, quella della recita dei bravi pellegrini e dei pellerossa primitivi che vengono a portare doni ai bravi pellegrini, in cui i primi sono tutti ragazzini wasp perfetti e i secondi "gli altri", quelli considerati "diversi" o in qualche modo strani, è da manuale.

  E "Mortina" si rifà più o meno allo stesso filone, ovviamente con le dovute differenze essendo in tutto e per tutto un libro per bimbi delle elementari.

 Mortina è una bimba zombie che vive in una casa stregonesca assieme a sua zia e ad un cane levriero (forse zombie forse no). Si diverte un sacco da sola, ma vorrebbe avere degli amici.

 Il problema è che la zia non la lascia uscire dalla loro tenuta perché ha paura delle persone fuori: gli abitanti del villaggio, infatti, temono Mortina e sua zia ritenendole spaventose e cattive.

 La sera di Halloween però, Mortina ha un'idea: fingerà di essere una bimba "normale" travestita e uscirà a chiedere caramelle con tutti gli altri bambini.

 Riuscirà a farsi degli amici? E se dovessero scoprirla?

 Una fiaba gotica per piccini, disegnata benissimo, e che usa il tema horror per parlare di una paura che forse è più dei grandi che dei piccini: il terrore di chi non è esattamente come noi.




FRIDA Y DIEGO. UNA FIABA MESSICANA di Fabian Negrin ed. Gallucci:

Età: dai 5 anni ai 100.

 Molti bastian contrari fanno barricate alla festa di Halloween ritenendola estranea al resto delle culture e di natura prettamente americana. 

 Al netto del fatto che, al massimo, sarà di origine prettamente irlandese, in realtà la ricorrenza dei defunti, con tutti i suoi distingui è propria di buona parte del mondo occidentale (e, come spiegato da Eraldo Baldini nel libro "Halloween nei giorni che i morti ritornano", persino in Italia in alcune zone c'era l'usanza di andare a questuare cibo zucche alla mano nella notte di Ognissanti) talvolta con tratti comuni, altre volte, come nel caso del dia de muertos, in modo totalmente differente

 Il dia de muertos attinge a un pantheon di tradizioni precolombiane legate a un aldilà assai dissimile da quello importato dai missionari cattolici e perciò provviste da una simbologia diversa dalla nostra: cani che accompagnano nell'aldilà, teschi di zucchero (le calaveras) da offrire ai propri defunti con cui banchettare al cimitero in una festa colorata e ricca di gioia.

 Il libro "Frida e Diego. Una favola messicana" di Fabian Negrin esprime benissimo il concetto e anche l'estetica di questa festa colorata e ricca. 

 Fingendo che Frida Kahlo e Diego Rivera siano bambini racconta una loro piccola avventura la sera della festa dei morti.

 Diego comincia ingozzettandosi di teschi di zucchero e, la sera, al cimitero, si fa scoprire dalla piccola Frida a sbaciucchiare un'altra bimba. Inseguito dalla furente fidanzatina precipita in un buco e lì si perde nel mondo dei morti.

Riuscirà Frida a tirarlo fuori? E quali spaventose meraviglie vedranno prima di uscirne?


FANTASMI di Raina Telgemeier ed. Il Castoro:


 Raina Telgemeier è una fumettista per ragazzi molto famosa che ha fatto la riduzione a fumetti della serie "Il diario delle baby sitter" e altri libri con protagoniste ragazzine (sono ampiamente autobiografici) all'inizio dell'adolescenza che, devo dire, consiglio a tutti i genitori (una mia collega aveva le due pargole che, da brave sorelle, litigavano come cane e gatto e le ho suggerito di comprare "Sorelle" di Raina, è stata molto apprezzata).


 E' appena uscito "Fantasmi" in cui due sorelle, Cat e Maya, si sono appena trasferite a Bahia de Luna in California. Cat non è molto felice, ma Maya ha bisogno di posti caldi per la propria malattia respiratoria.

 Come se non bastasse, pare che Bahia de Luna sia infestata da fantasmi abbastanza socievoli e Maya vuole incontrarne uno. Cat non vuole assolutamente e non è neanche molto convinta che sia un bene che la sorella li veda.

 Se non conoscete questa autrice, è arrivato il momento di farlo.


 PRONTI ATTENTI BUH! di E. Baguley e Marion Lindsay ed. Gribaudo:

Età: Oddio, immagino 3-4 (ma anche 2 e 5 credo vadano bene).

 Molte persone su fb mi hanno chiesto suggerimenti per bimbi piccini.
 Questo credo che possa andare benissimo per bimbi di 3-4 anni, visto che il protagonista è un fantasmino piccino come loro alla ricerca di una casa piccina piccina da infestare in cui sentirsi al sicuro.

 Una cosa che sembrerebbe semplicissima in realtà è difficilissima: il mondo è un posto pieno di pericoli, di case rumorose, di cagnolini giocherelloni e spaventosi che rendono l'impresa complicata e non fanno che terrorizzare il povero poltergeist in cerca di una magione.

 Alla fine, di spavento in spavento, troverà la casa più piccina e tenera del mondo.

 Un libro di Halloween per capire che la paura non è uguale per tutti e che spesso le cose più spaventose, guardate da un'altra prospettiva, non sono così brutte.
  

FIABE ITALIANE di Italo Calvino:

Età: vedete un po' voi

 La mia sorella YA ha tredici anni meno di me, così quando lei era in età di favole e favolette della buonanotte, io ero nel pieno dell'adolescenza e di tutto avevo voglia tranne di stare a raccontargliele la sera (compito mio perché dormiva in camera con me).

 Esasperata dalle sue continue richieste, dopo aver inventato fior fior di fiabe di mia sponte (di cui una, rimasta celebre, su una mongolfiera costruita da lattine di chinotto, che la sorella YA lo adorava), iniziai a prendere un po' di libri di fiabe in biblioteca.

 Non conoscendone il reale contenuto, mi fidai di Calvino e presi il suo "Fiabe italiane" in cui sono raccolte fiabe classiche regionali italiane. Tutte molto molto spaventose. Esattamente come sono spaventose quelle originali dei fratelli Grimm.

 L'acme si raggiunse nella fiaba in cui la nuova moglie del re, invidiosa delle nuore, spediva i principi in battaglia e scacciava le mogli in una caverna dopo avergli opportunamente cavato gli occhi.

 Non ricordo se le donzelle finivano per mangiare i figlioletti per fame o per inganno, fatto sta che alla fine si salvava solo un principino e gli altri finivano teneri arrosti nelle bocche delle loro madri.

 Anni dopo i principi tornavano, trovavano quella situazione disdicevole, prendevano la suocera e dopo averle cavato gli occhi, la coprivano di catrame e le davano fuoco.

 Questa storia diede gli incubi alla sorella YA che da quel momento in poi si rifiutò categoricamente di ascoltare altre fiabe provenienti dal libro infame.

 Ecco, se avete bambini dagli stomaci forti, queste è real horror for them.
 (Ovviamente la maggior parte sono meno pesanti di questa, ma il livello medio prevede sempre qualche morte violenta).


THORNHILL di Pam Smy ed. Uovonero:

Età: 13-14 anni e oltre

 Una storia di fantasmi per più grandicelli  molto interessante.

 E' infatti un caso di libro illustrato in cui illustrazione e testo rappresentano due trame diverse e parallele.
 Nei disegni c'è la storia di Ella, una ragazzina che, dopo aver perso la madre, si è trasferita in una villetta assieme al padre. Nelle sue lunghe giornate molto solitarie, sviluppa un certo interesse per la villa diroccata proprio accanto alla sua, un tempo un orfanatrofio.

 Nella parte scritta invece, c'è il diario di Mary, una ragazzina che nel 1982 era ospite dell'istituto prima che questo chiudesse.

 Il diario è carico di una sottile angoscia per vari motivi, non ultimi il fatto che Mary è perseguitata da un'altra ospite dell'istituto, è afflitta da mutismo selettivo e, per sfuggire alla solitudine non trova di meglio da fare che cucire pupazzi (che Ella troverà nelle sue esplorazioni nell'orfanatrofio abbandonato).

 Molto halloween, anche per adulti.

sabato 15 luglio 2017

I consigli per l'estate 2017 parte II! Vite nascoste, rivoluzione sessuale in Giappone, epigoni di Chandler, racconti inediti e le regole della fantasia per l'estate.

Presa da un gigantesco senso di colpa per essere così in ritardo per i consigli estivi, stamane mi sono lanciata in un neverending post che, a un certo punto, è diventato davvero troppo lungo.

 Eccolo quindi sdoppiato, la prima parte la posto oggi e domani la seconda, così, a scanso di uscite dell'ultimo secondo, il mio dovere per il vostro ombrellone l'ho fatto.


 Ho cercato di essere, come sempre in questi casi, molto variegata e di consigliare di tutto un po' per venire incontro ai gusti di tutti.


 Se siete al mare pensatemi, ora vi lascio coi consigli e vado a disegnare il libro di fumettame!

 Buona lettura!


"LA VITA CHE NON VEDI" di Kim Echlin ed. Einaudi:

 Chi salva una vita salva il mondo intero, recita un famosissimo verso del Talmud, tuttavia quanti vite e quanti mondi ci sforziamo davvero di conoscere nel corso della nostra vita?

Mahsa e Katherine sono due donne che si incontrano grazie a una passione in comune: la musica.

 La prima è arrivata in Canada dal Pakistan dove i genitori (madre pakistana e padre americano) sono stati uccisi dai parenti a seguito di una questione d'onore, Katherine invece è figlia di una canadese (che ha dovuto lottare con lo stato per tenerla con sé) e di un cinese che si è dileguato durante la sua infanzia.

 Tu dici, con un'infanzia del genere ci penseranno un miliardo di volte a metter su famiglia o, comunque, staranno attentissime a scegliere i propri compagni.

  Ma quando mai. Mahsa, dopo aver lasciato un fidanzato impossibile in Pakistan, si impelaga in Canada con un connazionale rigidissimo, mentre Katherine finisce per avere tre figli in tre anni (e si ferma solo perché la madre le svela l'esistenza degli anticoncezionali). E' proprio tutto perduto?

 Non per forza. Spesso le passioni possono salvare, e anche l'amicizia può farlo, perciò quando la passione per la musica le fa incontrare e ad accendere la miccia di quell'amicizia che tutto può far dimenticare, la vita continua ad essere difficile, ma forse, un po' meno pesante.

 Ogni persona che incontri ha una vita che non vedi e che, nonostante le canzoni, non è sempre giusta.


 "MIAMI BLUES" di Charles Willeford ed. Feltrinelli:
Diffido sempre quando accostano uno scrittore ignoto a uno scrittore noto.

 Colui che ha ispirato John Fante! Bukowski prima di Bukowski! Un incrocio tra Bukowski, Fante e una spolverata di Ginsberg corretta con Tolkien. Robe che insomma: che stai a dì?

 Tuttavia, una volta ogni morte di papa, la fascetta dice il vero e Charles Willeford è davvero un degno epigono di Raymond Chandler, l'uomo che inventò Philip Marlowe.

 Il suo eroe però non è un uomo affascinante che rigira donne come pedalini e doma i malvagi a suon di pugni, ma uno scalcinato detective un po' depresso e provvisto di una dentiera che, a sfregio gli verrà ladrata dal cattivo di turno: FrederickJ.  Frenger.

 Costui, delinquente disturbato e un po' geniale, è appena uscito di prigione e ha causato la morte di un Hare Krishna dopo avergli rotto un dito.

 In una Miami variopinta, corrotta e abitata da personaggi tanto inquietanti quanto vividi, inizia tra i due una sorta di caccia reciproca, raccontata con un magnifico tono ironico e divertito.
 Scusate se sembra una recensione vaga, ma non vedo il motivo di togliervi il gusto della lettura.

 Per concludere vi lascio l'incipit:

 "Frederick J. Frenger Jr., brillante psicopatico californiano, chiese alla hostess della prima classe un altro bicchiere di champagne e carta e penna.

 Lei gli portò una bottiglietta ghiacciata, tolse il tappo e gliela lasciò, poi tornò con carta della Pan Am e una biro bianca.

 Per un'ora Freddy sorseggiò champagne e si esercitò a firmare: Claude L. Bytell, Ramon Mendez e Herman T. Gotlieb".

Che ne dite?


"DANGER!" di ARTHUR CONAN DOYLE ed. Abeditore:

 Ho già parlato, in occasione degli innumerevoli post su Halloween (a proposito, c'è qualche altro folle oltre me che fa il countdown?), di questa piccola casa editrice capace di una grafica straordinaria in cui le copertine non sono copertine, sono vere e proprie opere d'arte.

 Ne riparlerò ovviamente per Ognissanti, ma questa estate hanno sfornato un nuovo piccolo libro che adoreranno gli amanti dell'età vittoriana e della fumosa e oscura Inghilterra di inizio secolo.

 "Danger" è infatti una raccolta di racconti di Arthur Conan Doyle, finora in edita in Italia, in cui si mescolano temi di vario tipo: sovrannaturale, ricordi familiari, poliziesco e costume.

 Il titolo è dovuto al primo racconto "Pericolo!" che paventava in modo inquietante lo scoppio della prima guerra mondiale con ben diciotto mesi d'anticipo, segno che il conflitto non era proprio imprevedibile e che, forse, se di tanto in tanto si ascoltano le cassandre, le cose potrebbero anche andare in modo diverso, e migliore, per tutti.


"LE REGOLE DELL'ESTATE" di Shaun Tan ed. Rizzoli:

 Non sono molto ferrata nei libri per ragazzi, ma questo meraviglioso illustrato di Shaun Tan è a prova di libraia poco esperta.


L'estate, stagione della libertà per eccellenza, ricettacolo prediletto di ricordi infantili (provate a pensarci, se rievocate i vostri ricordi, avrete la sensazione che più della metà della vostra infanzia si sia svolta in estate), di avventure, immaginazione e nuovi amici.

 "Le regole dell'estate" racconta, splendida tavola dopo splendida tavola il potere della fantasia: disegni e oggetti comuni che prendono vita e diventano alieni, navi spaziali, immense fughe, spaventosi mostri notturni.

 Certo, "L'ultimo giorno dell'estate" disegna in parte un mondo che a noi adulti sembra non esistere più, e non intendo quello dell'innocenza, ma privo di una tecnologia che sembra essere sempre superiore ai nostri sogni.

 Ma credo che in parte questo sia un nostro problema, proprio come lo era del protagonista de "La storia infinita" in cui la temibile nebbia divorava il mondo di Fantàsia.

 I bambini possono ancora vedere oltre la nebbia e per loro le possibilità rimangono immense, estate dopo estate.


"L'ETA' DELLA CONVIVENZA" di Kazuo Kamimura ed. JPop:

 Per veri appassionati di manga, è un malloppazzo in tre volumi (sono usciti finora i primi due, ma posso assicurarvi che sono belli cicciuti) che racconta la travagliata storia d'amore di una giovane coppia d'innamorati negli anni '70.

Chi avrà letto "Norwegian wood" di Murakami avrà già gettato uno sguardo, molto vago, all'esistenza di un '68 giapponese. 

 Anche il paese del Sol Levante, estremamente conservatore, ebbe un momento di estremi tumulti che impattarono più che a livello politico, sulla società, rigidissima e ovviamente di stampo patriarcale.

 L'anno scorso, era uscita una graphic per Coconino Press sullo stesso periodo "Elegia in rosso" di Seiichi Hayashi che già narrava il punto focale de "L'età della convivenza": le difficoltà insormontabili di una giovane coppia moderna alle prese con una società rigida e conservatrice.

 Dura è la vita di chi vive a cavallo di una rivoluzione incompiuta e i due giovani protagonisti ne subiranno tutte le conseguenze.

 Jiro e Kyoko sono due ventenni che convivono, a Tokyo, senza essere sposati.

 La cosa, esattamente come succedeva in Italia all'epoca, è fonte di estrema riprovazione sociale, ma loro si ostinano a rifiutare il matrimonio come soluzione, in parte per paura, in parte come ribellione personale verso una società che si sentirà tranquilla solo quando li avrà ridotti a uno status preciso.

 Kyoko lavora in un'agenzia pubblicitaria, mentre Jiro fa l'illustratore, attorno a loro si muove un complesso mondo di amicizie e di familiari che non si rassegnano alla loro scandalosa condizione.

 Ovviamente Kyoko, proprio come la Sachiko protagonista di "Elegia in rosso" sarà quella che pagherà il prezzo più alto per la sua ribellione.
 Entrambe vittime di una società che non ammette in nessun modo l'insubordinazione di chi, storicamente, deve sempre rimanere sottomesso e tacere.
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