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lunedì 29 gennaio 2018

Le incredibili avventure al di là del mare! Grandi esploratori del passato tra problemi astronomici, effemeridi, mare di gelatina, calcoli sbagliati e isole scoperte e perdute.

All'ultimo anno delle elementari, ricordo che l'antologia scolastica aveva una serie di exempla.
 O meglio, erano i pezzi di alcune autobiografie di grandi uomini e donne del passato, principalmente racconti di quando erano bambini.

 Mi rimase impresso un pezzo di Conrad Lorenz, uno di un tizio che poi credo andò a fare il medico in Africa ed era coinvolto in una qualche rissa tra ragazzi (la cosa che ricordo di più è che uno di loro si chiamava Gavin, un nome che credevo esistesse solo in Sardegna) e quello di Amundsen, l'esploratore norvegese.

 Da bambino il buon Amundsen aveva già deciso che sarebbe diventato un esploratore dei ghiacci, quindi, sfidando il buonsenso e la polmonite, per abituarsi alle temperature polari, dormiva tutte le notti con la finestra aperta.

 Tentai anche io qualche notte, pensavo che in fondo, rendersi resistenti al gelo esterno, prima o poi potesse tornare utile.
 Desistetti quasi subito e pensai che non sarei mai diventata un'esploratrice polare e, del resto, forse non mi interessava neanche.

 Tuttavia l'altra sera, dopo una serata passata al planetario ad ascoltare una conferenza sugli antichi metodi di esplorazione, mi è venuta l'idea per questo post sui grandi esploratori del passato, un'esperienza che, a scanso di lanci spaziali, è ormai preclusa al nostro tempo.

 Sappiamo già tutto, abbiamo visto già tutto. Che poi ne facciamo un pessimo uso, questa è un'altra storia.

 Questa è la prima parte, dedicata agli esploratori per mare, nella prossima i temibilissimi esploratori dei ghiacci!


PITEA E ANNONE OLTRE LE COLONNE D'ERCOLE:

 Più conosco parti sconosciute dell'età classica, più mi rendo conto che i greci erano in grado di dare una pista a tutti noi, anzi, sui loro pro-pro-pronipoti medievali regnavano completamente.

 Ben prima che Cristoforo Colombo compisse l'insano gesto dell'attraversamento delle colonne d'Ercole furono loro a spingersi oltre l'allora confine del mondo: Annone  verso sud, fino al golfo di Guineae Pitea verso nord, forse addirittura fino all'Islanda.

 Annone fu un navigatore cartaginese del V° sec. a.C. che con una flotta circumnavigò parte della costa africana.

 Partì da Cartagine con migliaia di coloni con l'intento di fondare nuove città nelle coste da lui esplorate e, in effetti, disseminò le 30.000 persone con sè, lungo le coste dell'Africa settentrionale, principalmente lungo le coste oceaniche del Marocco.

 Uscito dalle colonne d'Ercole, fece varie tappe fondando alcuni insediamenti ed entrando in contatto con nuove popolazioni, tra cui i lixiti e quelli che chiamava "etiopi", proseguì verso sud e, dopo un po', si accorse che il sole brillava a nord, cosa che spinse molti suoi contemporanei, ignari come lui dell'inclinazione dell'asse terrestre, a dubitare della sua storia (paradossalmente è ciò che invece spinge noi a considerarla vera).

 Nel suo periplo (splendida parola greca che indica una circumnavigazione e per mutuazione anche il racconto) racconta molte avventure, dall'eruzione di un vulcano, alle spaventose popolazioni che suonavano tamburi e accendevano fuochi.

 Risalì parte della foce del fiume Senegal e uccise tre donne di una popolazione assai pelosa che chiamò gorilla, riportandone poi la pelle (ignoto se fossero effettivamente scimmie o semplicemente una popolazione che usava portare i capelli lunghi).

 Infine giunse in un luogo dove la spettacolare eruzione in corso di un vulcano che riversava in mano laghi di fuoco, doveva averlo convinto di essere giunto letteralmente in capo al mondo.
 Tra quello e la fine delle vettovaglie, venne il momento di tornare indietro.

 Pitea fu invece un navigatore greco vissuto tra il 380 e il 310 a. C. che partì verso il nord Europa con una spedizione che fece ritorno e della quale scrisse un periplo andato però perduto.

 Proprio come il sole a nord di Annone, anche lui notò due particolari che sconvolsero i suoi contemporanei e li spinsero a dubitare delle sue storie: il sole a mezzanotte e il mare di gelatina.

 Pitea probabilmente circumnavigò Portogallo e Spagna e giunse sulle coste della Gran Bretagna che lui soprannominò isole Pritanniche (ebbene sì, state leggendo bene).

 Si spinse poi ancor più su in scandinavia e si dice abbia raggiunto l'Islanda. 

 Ora, pare sia improbabile, ma di certo deve essersi spinto parecchio su visto che vide il succitato mare di gelatina, ossia il mare in parte ghiacciato e il fenomeno del sole a mezzanotte, affermando di essere stato in un posto dove la notte durava solo poche ore.

 Isole FarOer? Coste della Norvegia? Chissà. Fu però sempre lui a coniare il leggendario nome Thule che da allora evoca l'idea di una meravigliosa terra ai confini del mondo.

 Non si sa a quale nordico paese si riferisse, ma già all'epoca aveva acceso idee di viaggi fantameravigliosi come nel romanzo di Antonio Diogene "Le incredibili meraviglie al di là di Thule".

 Incredibile a pensarlo, comunque, non fu il primo ad arrivare fin lassù. 
 Lo aveva preceduto un altro cartaginese: Imilcone, che per primo, si ritiene giunse nelle isole britanniche dal mediterraneo.
 Anche lui scrisse un Periplo di cui non rimangono che frammenti.
 Purtroppo non esistono molti libri sugli antichi navigatori. 

 Se siete curiosi esistono:
"De rebus nauticis. L'arte della navigazione nel mondo antico" di Stefano Medas ed. L'erma di Bretschneider.
 "Quando i romani andavano in America" di Elio Cadelo, Palombi editore, e "Le incredibili avventure al di là di Thule" di Antonio Diogene ed. La vita felice.


ALVARO DE MENDANA DE NEIRA E LE ISOLE SCOPERTE E PERDUTE:

 Di tante scoperte forse le Isole Salomone, chiamate così perché si sperava di aver trovato la mitica isola dove il biblico re Salomone aveva nascosto le sue enormi ricchezze, forse non meriterebbero particolar gloria.

 Tuttavia questo gruppo di isole a nord dell'Oceania è caratterizzato da una particolarità: fu scoperto due volte.

  La prima a metà del 1500 dal giovane esploratore spagnolo Alvaro de Mendana de Neira che nel 1568 trovò l'isola che ribattezzò San Isabel. 
 Una volta tornato in patria, ebbe denaro e navi per una nuova spedizione, ma di ritorno trovò un altro gruppo di isole che chiamarono Marchesi, ma non più quelle salomoniche che vennero "riscoperte" solo nel 1767 da Philip Carteret.

 Dov'erano finite?

 Nel bel saggio "Il viaggio del sestante"  di David Barrie si racconta come per millenni i navigatori abbiano faticato a ritrovare la rotta a causa di un infausto problema che venne risolto solo nel 1700: il problema della longitudine.

 Il problema della longitudine stava tutto nel fatto che, in un mondo privo di orologi, era impossibile da determinarla con la precisione necessaria a tracciare delle coordinate certe.

  Per secoli si era cercato un sistema per riuscire a determinare con ragionevole precisione l'ora esatta a seconda della posizione degli astri. 

 Galileo aveva proposto di affidarsi a Giove, ma pur essendo una soluzione valida,  richiedeva strumenti di precisione e calcoli matematici difficili da avere e ottenere su una nave da un semplice ammiraglio, mentre la luna iniziò a sembrare più semplice e convincente.

 La svolta si ebbe quando, nel 1707 una flotta inglese perse letteralmente la trebisonda e, sbagliando calcoli, si schiantò sulle isole Scilly.

 Il governo decise che era giunto il momento di risolvere la questione ed emise un bando che portò alla compilazione delle effemeridi lunari (le effemeridi sono delle tabelle sulle variazioni dei valori astronomici, es. "Il sole oggi sorge a tale ora e tramonta a tale ora" è un'effemeridi) e all'invenzione degli orologi portatili di precisione di John Harrison.

 In prima battuta vinsero le effemeridi, ma dopo che l'esploratore James Cook l'ebbe usato con successo nei suoi viaggi, fu l'orologio a trionfare.


GLI AMMUTINATI DEL BOUNTY:

 Il leggendario ammutinamento del Bounty lo conoscono tutti, ma in pochi sanno che cosa accadde davvero.

 Sostanzialmente nel 1787 una spedizione della Marina inglese partì alla volta di Tahiti con intenti naturalistici: dovevano riportare in patria alcuni esemplari di albero del pane.

 Tuttavia, una serie di sfortunati eventi, impedirono di doppiare capo Horn e costrinsero il capitano della spedizione, Bligh, a prendere la rotta più lunga, giungendo ad Haiti in ritardo rispetto alla maturazione dei famosi alberi. 

 Mentre attendevano si ritornasse la stagione giusta,  i marinai passarono cinque splendidi mesi tra palme, fanciulle locali e altre meraviglie, così, quando venne il momento di partire, non furono per niente entusiasti.

 Dopo la ripartenza, capeggiati dal marinaio Christian Fletcher, sedici di loro si ammutinarono, costrinsero alcuni dei non ammutinati a rimanere con loro per le loro competenze tecniche e misero il capitano Bligh coi suoi fedeli su una scialuppa lasciandogli un sestante e un po' di viveri per ritrovare la via del ritorno.

 La storia degli ammutinati, molto romanzescamente raccontata successivamente da molti, tra i quali Jules Verne, in realtà finì maluccio: un'isola australiana, Norfolk, è ancora abitata da loro discendenti, ma all'epoca il loro sogno di un paradiso terrestre si trasformò in un incubo fatto di tahitiani uccisi e donne rapite.
 Peraltro, alcuni di loro furono poi stati catturati e impiccati in patria per ammutinamento.

 Bligh invece compì un'impresa ancor oggi insuperata: in appena 47 giorni percorse 6000 km in mare aperto, partendo dall'isoletta di Tofua e giungendo a Timor, perdendo un solo uomo, ucciso da una popolazione di cannibali in un'isola dove avevano attraccato per far rifornimento.

 Il povero Bligh ebbe una lunga carriera successivamente costellata da una serie di successi navali e ammutinamenti: uno per nave e uno per terra, quando divenne nuovo governatore del Galles del sud e si ritrovò ad affrontare alcuni traffici illeciti di potenti uomini locali.

 Se riuscite a trovarlo da qualche parte all'usato, sappiate che esiste il diario di bordo di Bligh che racchiude gli eventi dal 1787 al 1790, "Gli ammutinati del Bounty", altrimenti potete dedicarvi al libro omonimo di Verne.


CRISTOFORO COLOMBO E L'ERRORE DELL'AMERICA:

 Va davvero citato l'esploratore più famoso della storia in un post di curiosità geografico-esplorativo-astronomiche?

 Sì, perché in realtà, non tutti sanno che l'esploratore di cui Italia-Spagna e Portogallo si litigano i natali (ma ricordo che persino il cartone animato giapponese a lui dedicato "Cristoforo Colombo l'uomo del nuovo mondo, Cristoforo Colombo siamo tutti con te!" sosteneva fosse genovese), in realtà riuscì a farsi finanziare il viaggio e ad arrivare in America per puro errore.

 Tutti sappiamo che Colombo voleva arrivare dall'Europa alle Indie aprendo una via verso occidente, e sappiamo anche che, imbattendosi nelle Americhe egli credeva effettivamente di essere giunto nelle Indie.

 Non tutti sanno però che questa sua convinzione derivava da un errore di calcolo astronomico: egli infatti credeva, da calcoli errati (e all'epoca grazie allo scienziato greco Eratostene che calcolò quasi perfettamente le dimensioni della sfera terrestre, molti già sapevano fossero errati) sulle effettive dimensioni dell'Europa e del globo terrestre.

 Sostanzialmente, ci stava che nessuno sapesse di un continente in mezzo all'Europa e all'Asia navigando da occidente, ma un buon esploratore, esperto di calcoli astronomici, proprio per questo non si sarebbe mai messo in viaggio in quella direzione perché avrebbe saputo che si trattava di una distanza troppo grande perché una nave riuscisse a farcela senza fare scalo da qualche parte.

 Colombo pensava che la distanza tra Giappone ed Europa fosse molto minore di quella che in effetti era e quindi contava che una nave, dopo aver fatto scalo alle isole Azzorre, riuscisse a reggere i giorni di navigazione. 

 Gli disse molto bene che a metà strada ci fosse un nuovo continente, altrimenti o sarebbe perito di stenti in mezzo al mare o, probabilmente, avrebbe fatto la fine di Bligh e i suoi uomini avrebbero finito per ammutinarsi e tornare indietro.

 Un'altra grande fortuna di Colombo che non era un grande esperto di calcoli, ma di metodi di navigazione sì, furono gli alisei costanti che, durante il viaggio di andata, gli consentirono una veloce e tranquillissima traversata (cosa che non fu al ritorno quando incappò in un uragano devastante).

 Se siete curiosi di saperne di più sappiate che il diario di bordo di Cristoforo Colombo ci è pervenuto nella redazione fatta dal missionario Bartolomeo de Las Casas.

 Fine della prima parte! La seconda andremo per freddissimi ghiacci!



mercoledì 31 agosto 2016

Cartoline dal Portogallo. Fumetti reportage sul magico paese lusitano, a partire dal cibo aglioso e coriandoloso. "Lumache, Caracois, Frattaglie e altre storie", un fumetto di cibo, astute nonne laziali e ricordi.

Come ormai ci ho tenuto a dirvi in abbondanza, ho fatto una bellissima vacanza di due settimane in Portogallo.

Evora
Stranamente poco turistico, è un luogo da "confini dell'impero", in cui la psicosi del terrorismo sembra se non inesistente, di sicuro ridimensionata, e mette in evidenza con quanta ansia ormai viviamo.

 Inoltre è un luogo luminoso, senza afa, coloratissimo, pieno di anziani, che costa come l'Italia quindici anni fa ed ha ovunque paesaggi meravigliosi.

 Prima di andare a marzo a Lisbona, avevo un'idea del Portogallo come un luogo un po' decadente, probabilmente pregiudiziata dalla sua appartenenza ai famosi Pigs. In realtà non lo è per nulla.

Cabo Sao Vicente
 Si nota come sia meno ricco dell'Italia, ma in verità dà un'impressione di sobrietà ed essenzialità. 

 Non c'è il troppo, ma c'è tutto quello che serve: ad esempio mezzi non ultimo modello, ma sempre in orario, con tariffe basse e pulitissimi. 

 Perché il Portogallo da quel punto di vista dà l'idea di una Svezia mediterranea: tutto pulito (pure i mercati), persone disponibilissime ma non chiassose (non che ci sia qualcosa di male ad esserlo, anzi io lo sono, ma probabilmente mi è saltato agli occhi perché immaginavo avessero questo tratto in comune col resto dei popoli mediterranei) e rispettose di ogni fila persino quando si tratta di mettersi in coda per aspettare il bus che passerà mezz'ora dopo.


 Vorrei davvero dirvi quante cose bellissime ci siano in Portogallo, tra cui spiagge degne della Sardegna a 40 km da Lisbona praticamente deserte, ma rischierei di scrivere uno di quegli insopportabili resoconti di viaggio che non leggo mai neanche io.

Tutte le foto sono mie e no, non ho modificato questa foto
 Così, anche se lo so che è un bookblog e queste cose non dovrei farle, ho deciso che nel corso dell'autunno, pubblicherò alcune "Cartoline dal Portogallo" per raccontarvi un po' la mia troppo breve esperienza lì.

 Magari l'anno prossimo, il dipartimento del turismo portoghese mi fa un bonifico, chissà.

 Inizio con il cibo, soprattutto con la loro inaspettata passione per le lumache, cibo che ho mangiato pochissime volte moooolti anni fa.

 La cosa mi ha preso un po' la mano coi ricordi d'infanzia, ma vedrete.

 "Lumache, caracois, frattaglie e altre storie" nello sbavoso e antennoso fumetto di oggi!













domenica 7 agosto 2016

Buone vacanze a tutt*!! Finalmente le meritate ferie! Saluti, baci, abbracci e una questua di voto per i Macchianera Awards 2016 (se ve va eh, ma sì, mi sento che ve va).

Care lettrici e cari lettori,
me ne vò infine anche io in vacanza. 
Il mare, la tintarella e i pasteis de nata chiamano a gran voce e del resto le città sono già in quell'inquietante scenario apocalittico nel quale poche sparute persone escono timorose per recarsi in un unico luogo: l'ultima gelateria coraggiosamente rimasta aperta.


Non temete (nel caso temiate), tornerò quanto prima e sarà un settembre davvero fabulosamente pieno di novità.

Prima di abbandonarvi vi lascio solo col peana che anche quest'anno si ripete.

 Se avete tempo, modo, ve va e via discorrendo, anche quest'anno sono aperte le votazioni per i Macchianera Awards, i premi per i migliori siti e blog della rete.
 E' vero, questo piccolo blogghe se la deve vedere con dei veri giganti, ma l'anno scorso grazie a voi,  conquistò un quarto posto degno della miglior lotta tra Davide e Golia.

 Se anche quest'anno volete aiutarmi nella biblica impresa, potrete votare i dolori della giovane libraia come miglior sito letterario proprio qui:


Detto ciò, buoni bagni e buon sole, buone ferie, buoni camosci per chi è in montagna, buon lavoro e piscine comunali per chi rimane in città, buone città d'arte e insomma buon tutto! 
 Ci si rivede prima della fine del mese! Bailate, mangiate, divertitevi e olè.




venerdì 29 aprile 2016

Dire addio alle case della nostra infanzia è dire addio ai nostri ricordi? "La casa" di Paco Roca, i genitori e i nonni che ci lasciano, la forza di lasciar andare e di lasciare in sospeso quel che non può svanire, per nessun motivo.

 Un tempo la classe operaia non andava in paradiso, ma con un po' di sacrifici poteva costruirsi una casetta al mare.

 Per costruirsi si intendeva, in taluni casi, proprio la costruzione fisica di una casa anno per anno o la ristrutturazione perpetua di un vecchio rudere (o casa di poverissimi nonni o genitori) che, nonostante tutti gli sforzi, ogni estate puntualmente tornava decadente al punto di prima.
  Anche la casa al mare dove sono andata per tutta la vita era così. 
 Era la casa natale di mio nonno in Sardegna, aveva un camino (che ovviamente non ho mai visto funzionare) e il pavimento ce l'ha messo mio nonno quando mia madre era piccola che quando era piccolo lui ci stava direttamente la terra.
 Per anni mio padre ha meticolosamente ristrutturato ogni parte, combattendo con una gigantesca boungavillea, cercando di rendere agibile il pozzo in cortile (ebbene, io ho anche vissuto quel momento in stile dopoguerra dove in Sardegna ad un certo punto finiva l'acqua e dovevi andare e riempire bottiglie e taniche a fonti in mezzo al niente), dando l'intonaco tutti i santi anni (che l'umidità faceva venir giù praticamente i muri) ecc. ecc. ecc.
 Una delle cose che odiavo di più al mondo infatti, era quando arrivavamo a destinazione per rimanerci tre mesi.
 Aprivi la casa e dovevi renderla agibile, cosa che richiedeva minimo una settimana in cui bisognava coabitare con odore di muffa, insetti, spifferi e problematiche varie.
 Ma vabbeh, era la Sardegna del mare perfetto e dopo poco passava tutto.

 "La casa" di Paco Roca è una graphic novel autobiografica in cui l'autore spagnolo mette in scena un ricordo di suo padre (identico nella foto alla fine e nel fumetto) attraverso la sua eredità: una piccola e sgarrupata seconda casa per le vacanze.
 Una casetta al mare costruita a metà secolo da un allora giovane padre di famiglia che veniva da una famiglia poverissima.
 Per lui avere un posto dove portare in estate i tre figli e passare il tempo libero era non solo un riposo per il fisico, ma soprattutto la realizzazione di un ideale.

 Ogni generazione ha dei sogni di realizzazione che potremmo prendere come specchio dei tempi. 

 Un tempo possedere una casa di proprietà (fissazione che a quanto pare gli spagnoli condividono con gli italiani) e addirittura una seconda magione per le vacanze voleva dire essere emersi da una condizione di povertà primigenia.
 Non importava quanto grande o come fosse la casa, non era importante costruire una pergola con materiali di recupero in vece di una elegante e ombrosa.
 Il punto non era la pergola, era la possibilità di averla potuta realizzare proprio come in un piccolo grande sogno.
 La storia prende le mosse dalla sua morte e dall'avvento dei tre figli nella vecchia casa.

Il padre era sopravvissuto a un'operazione ben riuscita, ma poi, di colpo, si era lasciato morire: perché?
 Cos'era successo all'uomo ottimista che fino all'ultimo aveva combattuto per tornare a potare il suo orto e passare il tempo col suo migliore amico, un vedovo di una casa vicino?
 I tre non lo sanno e in cuor loro sperano che sia la casa a svelargli l'arcano (mentre l'arcano avrebbero potuto svelarselo da soli se solo ci avessero pensato, quanti danni facciamo quando non ci curiamo dei sentimenti delle persone con cui parliamo), ma non accade.
 In compenso affiorano ricordi e nostalgie, rimembranze del tempo incantato dell'infanzia, di estati fissate in un'unica luce, della mano forte che li portava a prendere l'acqua, a piantare i semi dell'orto o a occuparsi di uno degli infiniti lavori di cura di cui necessitava quella comunque mai completata casa.
 Ognuno ha la fugace tentazione di non venderla, di trattenerla, come se così il ricordo potesse mantenersi più vivo.

Non è un desiderio così strano rimanere legato alle case del passato, perché forse come nessuna cosa tangibile riescono a ricordarci un'immaginaria epoca d'oro della nostra esistenza.

 Io, ad esempio, sogno sempre la casa in cui ho vissuto fino a ventidue anni e quella al mare, e mai la casa nuova dei miei genitori, le varie in cui mi sono trasferita dopo essere andata via di casa o quella in cui abito ora.
 Ci sono dei luoghi che rimangono, più di ogni altro, casa e bisogna avere un grande coraggio per lasciarli andare.

 Del resto bisogna avere anche un grande coraggio per lasciar andare le persone a cui abbiamo voluto bene, rassegnarsi a convivere con risposte che non potranno più darci e con decisioni che forse abbiamo sbagliato a prendere nei loro confronti.
 Lasciar andare non vuol dire per forza mettere la parola fine, ma lasciare in sospeso molte cose.
 L'importante è capire quanta importanza questa sospensione debba avere nella nostra vita, se debba assumere l'impegno tangibile di una casa da mandare avanti o il sottile rimpianto di averla venduta.
 I morti rimangono morti, ma solo noi possiamo decidere come gestire quello che ci hanno lasciato, in modo tangibile e intangibile.

Colori bellissimi, toni dell'arancione che rendono in pieno il caldo e la nostalgia dei pomeriggi d'estate. Fidatevi, è una graphic novel bellissima. E piangerete come fontane.

martedì 5 aprile 2016

Come ha potuto fare questo? Era una così brava persona! Cosa succede quando un elemento esterno stravolge gli sterminati campi della normalità. La recensione de "Il cormorano" di Stephen Gregory.

 La prima casa in cui si trasferì una delle mie migliori amiche quando prese la via di Londra, fu un appartamento vittoriano molto pittoresco.
 Pochi mesi dopo scoprì che oltre ad avere quel certo sapore vintage, era popolato da ratti che, esattamente come nel racconto di Lovecraft, correvano nei muri e si insinuavano nella sua credenza.
 I resoconti delle sue giornate iniziarono a virare in modo preoccupante verso l'ossessione: l'idea che un altro essere vivente, per di più disgustoso, stesse prendendo il dominio di casa sua e avesse il potere di scorrazzare indisturbato, iniziò a turbare la sua stabilità quotidiana. In poco tempo finì in biblioteca a leggere dei saggi di psicologia su come gli animali infestanti mettano a rischio la psicologia degli abitanti di una casa. Mi attendevo il delirio per l'avvento delle infauste bestie, ma la virata psicologica mi colse di sorpresa.

 Questo finché due anni fa non subii lo stesso destino. 
 Trasferitami nella mia nuova casa nel cuore dell'inverno non avevo la minima idea di quello che sarebbe successo a partire da Maggio in poi: l'avvento degli scarafaggi. Le subdole bestiole che non avevo mai visto varcare la soglia di casa né nel Lazio né in Sardegna (nonostante la selvatichezza della casa al mare) sconvolsero letteralmente la mia esistenza.
Non ho mai capito come Ratatouille possa piacere, io trovo
immonda la presenza di un ratto in cucina
 Al punto che, sono due anni che mi sogno questi insetti schifosi la notte e piango il mio triste destino primavera-estate con chiunque incontri. Niente sembra infatti in grado di debellare questa orrenda creatura che sembra provenire direttamente dall'inferno: nè il veleno che è in grado praticamente di intossicare me, né le trappole, né il disinfettante e neanche la disinfestazione condominiale (che comunque, almeno argina il problema).
 Il risultato è che ormai temo l'estate e vivo nel perenne terrore di trovare una chiazza nera sul pavimento (e meno male che sono un po' miope così almeno non metto bene a fuoco l'orrore).
  Il fatto che delle stupide bestie infinitamente più piccole di me e, schifo a parte, di per loro innocue mi causino incubi, rendano i miei risvegli estivi drammatici (la dolce metà si alza prima di me, ispeziona e se trova lancia un grido e io devo uccidere la belva), il mio impestare il prossimo con racconti dai risvolti drammatici sulle ultime tecniche per l'utilizzo del baygon e infine arrivare a plastificare la cucina in pieno serial killer style prima della partenza per le vacanze estive, mi ha reso non solo più vicina alla mia amica in London, ma anche empatica verso il protagonista de "Il cormorano" di Stephen Gregory ed. Elliot. 
 A lavoro due settimane fa arriva questo piccolo horror in cui si promettono emozioni alla Poe e che vede protagonista un cormorano violento e malevolo. E' amore.

 La storia ha una di quelle trame classiche horror che amo molto, quelle che dimostrano come spesso sia inutile l'elemento sovrannaturale, visto che la malvagità dell'animo umano basta e avanza.
 La trama è estremamente classica: una coppietta felice di giovani insegnanti con un bimbo piccolo riceve un'inaspettata eredità. 
 Un vecchio zio scorbutico e ombroso è morto durante un giro solitario su un fiume e ha lasciato al lui, John, una villetta in un grazioso paese gallese vicino al mare. Unica condizione: i due dovranno prendersi cura del suo amato animale da compagnia, un cormorano.
 Ora, io i cormorani me li ricordo dalle vacanze al mare in Sardegna, sono graziosi uccelli marini che sembrano ricoperti da una sorta di guaina impermeabile, come una muta da immersione, che li rende stranamente lucenti. Ho sempre pensato fossero uccelli pacifici, anzi, molto più pacifici dei gabbiani che a Roma scoattano spesso e volentieri in giro like a boss.
 A quanto pare mi sbagliavo.
 Sin dalle primissime pagine, la bestia si dimostra violenta e intrattabile. Altro che simpatico animale selvatico da addomesticare, il cormorano è una piaga biblica piombata sulla famiglia del mulino bianco a rompere la loro nuova tranquillità domestica.
 Ma niente, tocca tenerselo. Così John ingaggia con l'intruso una sorta di lotta che pian piano innesca in lui una strana parabola psicologica.

 Si crea infatti un'inversione totale dei rapporti di forza, alleanza e importanza all'interno del nucleo familiare. L'elemento infestante muta in un crescendo di orrore domestico.
 Possibile che il cormorano sia davvero così malvagio? C'è la lontana probabilità che accettare l'eredità dell'anziano zia abbia comportato anche la presenza di un'entità legata all'uccello?
 O semplicemente la presenza di un nuovo elemento rende più chiaro ad una mente sempre meno razionale cosa sia davvero ciò che disturba all'interno della quiete domestica?
 C'è qualcosa di inquietante negli sterminati campi della normalità, che esplode di colpo deflagrando tutto ciò che c'è intorno e lasciandoci attoniti. Come ha potuto X fare questo? Era una così brava persona. Come ha potuto Y fare quest'altro? Era buono come il pane.
Ne hanno anche tratto un film "The cormorant" con Ralph Fiennes 
 Il punto non è nella domanda, ma nell'affermazione che perversamente non è più tale nel momento in cui la si pronuncia.
 Le persone che commettono taluni gesti non sono folli, non erano buoni, non erano bravi.
  Erano come qualcuno che galleggia in un mare enorme, tranquillo, sempre remando, poi di colpo un pesce salta nella sua barca e invece di gettarlo a mare, lo calpesta.
 Si potrebbe dire che quel che ci dice davvero qualcosa della natura di quell'uomo non è la sua costanza nel remare pacifico, ma la crudeltà con cui ha ucciso l'animale.

 Cosa voglio dire con questa profonda metafora? Che nella vita esiste sempre, per tutti, un elemento o un momento rivelatore che ci svela a noi stessi. Ciò che rende chiaro chi siamo è il modo in cui reagiamo. Se siamo brave persone, se siamo amorevoli padri di famiglia o se invece coviamo segreti e inconfessabili rancori che attendono solo una causa scatenante per venire alla luce.
 Il cormorano, nella sua semplicità sempre più gretta, racconta esattamente questo.
 Certe volte basta davvero poco a farci scoprire chi siamo, basta che quel poco tocchi il nostro punto oscuro, quello che tutti sappiamo di avere anche se non lo confesseremmo mai.

 (Il mio preambolo a proposito degli animali infestanti non era per dire che la presenza degli orridi insetti mi trasformerà in un mostro, ma che lo stress psicologico a cui la loro presenza ti sottopone può effettivamente intaccare la nostra lucidità. Lo so, pensate che esageri, ma allora come mai ho il vivo terrore di trovarmene davanti uno manco fosse un cerbero?).

giovedì 30 luglio 2015

I 6 libri più diffusi su spiagge e montagne in questa torrida estate. Tra spione in treno, intestini noiosi e festanti, colpi di stato zombie, colori pastello, sadomaso e ammmori maledetti a voi un elenco molto verosimile.

Oggi stavo per accingermi alla seconda infornata di consigli per l'estate (che arriveranno domani), quando a lavoro mi sono resa conto che ci sono pericoli maggiori da cui mettervi in guardia: i vostri vicini d'ombrellone e le loro letture.
 Cosa, oltre i racchettoni, trastullerà i vostri sconosciuti compagni di spiaggia? Quali saranno le copertine che con più frequenza vi si pareranno davanti agli occhi mentre passeggiate sulla spiaggia o cercate di fotografare delle viole del pensiero ad alta quota? Cosa appassionerà il vostro compagno di viaggio in Thailandia o i vostri amici di interrail?
Ecco a voi un elenco molto verosimile delle letture che andranno per la maggiore questa estate.

"LA RAGAZZA DEL TRENO" di Paula Hawkins ed. Piemme:
 Ogni tanto le quarte di copertina riportano storie pittoresche di fiere del libro durante le quali case editrici di mezzo mondo si accapigliano per portare a casa i diritti di un libro che promette di vendere miliardi di milioni di copie. La cronologia è da cardiopalma e non sempre le attese vengono esaudite (talvolta però sì). "La ragazza del treno" è uno di questi. Il classico thriller che arriva, sembra uguale a mille e poi inizia a macinare decine e decine di copie e zam finisce in classifica. 
 Rachel è una donna con una vita non proprio ideale che ogni mattina prende un treno e va a lavorare nella periferia londinese. Di mattina in mattina si appassiona alla vita di una coppia, Jess e Jason che vede sempre dal treno. Un giorno spiando questa confortevole coppietta, Rachel assiste ad un delitto e in quanto testimone si sente in dovere di indagare. Ma cos'è che Rachel ha visto davvero? E chi sono davvero Jess e Jason?
 Qualche collega è stato irretito dal tam-tam e alla fine l'ha preso. Pare meriti. Se avete un vicino d'ombrellone generoso, io glielo chiederei.

"GREY" di E. L. James ed. Mondadori:
Vabbeh, ha bisogno di presentazioni?
 Le sciure di mezza spiaggia avranno per le mani le memorie di Grey, ansiose di scoprire cosa l'abbia spinto tra le braccia di una vergine insipida, vogliose di capire dove abbia appreso le sue magiche arti amatorie e la sua capacità di guidare l'elicottero Charlie Tango.  Finalmente si scoprirà qual è il vero lavoro di Grey che finora si è qualificato come una sorta di tycoon delle telecomunicazioi, capo di un impero costruito non si sa che come che gestisce non si sa quando.
 Finalmente sapremo se anche lui ha un dio interiore che danza coi veli e con cui si confronta quando la vita si fa troppo difficile e Anastasia si rifiuta di mangiare o di firmare il suo complicatissimo contratto di dominazione/sottomissione. Sapremo chi governa la sua azienda mentre lui è impegnato a scrivere infinite mail a una che vorrebbe passare il fine settimana in Georgia con sua madre e altri imperdibili momenti. Qui lo dico e non lo nego, al mio ritorno, quando schiumerò in città darò lettura di questa roba e farò un fumetto. Il mondo deve sapere.

"SETTE LEZIONI DI FISICA" di Rovelli ed. Adelphi:

 Anni fa, un mio insegnante ci raccontò che una sera, in un'epoca di sperimentalismo tv anni '70 che non si è mai più ripetuta, un neodirettore di rete Rai decise di mandare in onda un concerto al posto del tg. Il prof disse che, non vedendo apparire il tg, aveva pensato seriamente fosse in corso un colpo di stato. 

 Vera o falsa che sia questa storia, il fatto che un libro di fisica sia ai primi posti della classifica, mi dà la stessa sensazione: cosa sta succedendo? I rettiliani che governano il nostro pianeta si sono lasciati sfuggire una falla nel sistema? Matrix ha un errore di codice? Una smagliatura dello spazio-tempo ha falsato la realtà?
 Nel dubbio mi preparerei all'apocalisse zombie, è un chiaro presagio della fine del mondo.

"L'INTESTINO FELICE" di Giulia Enders ed. Sonzogno:
Avete presente quegli interminabili capitoli di biologia delle superiori in cui ci raccontavano l'affascinante viaggio del nostro bolo alimentare dal cavo orale al colon? Ecco, sappiate che quell'interminabile capitolo di 30 pagine è diventato un libro dal titolo "L'intestino felice" e non solo, contro ogni vostra aspettativa, è diventato un best seller prima in Germania e poi anche da noi!
 Quando a lavoro è arrivato questo saggio sul nostro amato apparato digerente, devo dire che ero ben disposta: la saggistica insolita mi piace molto. 
 Ecco, dimenticatevi i termini "saggistica insolita" perché non ha nulla a che spartire con questo noiosissimo saggio che spiega con termini da scuola superiore un argomento che una già immagina e ricorda come una palla epica (a meno che, dopo, non si sia iscritto a medicina), e che ivi viene riproposto come un'epica palla.
 L'autrice, una graziosa e giovanissima divulgatrice tedesca, ci occhieggia dalla copertina: se il libro è stato scritto da una bionda yèyè possiamo dubitare che sarà yèyè? Dubitate e resistete alla tentazione di chiederlo al vostro vicino di ombrellone. Lo dico per voi.

"AFTER" di Anna Todd ed. Sperling e Kupfer:
 "Twilight" è passato, "Hunger Games" è passato, preparatevi perché sta arrivando "After", definito un "50 sfumature" senza sesso (paura vera).
 Sono ormai un po' di anni che si propinano le storie lei belloccia e intelligente, diligente a scuola e perbenina, lui maledetto che fa sognare, ma anche arrabbiare e che comunque, qualsiasi cosa combini, è giustificato da un passato doloroso.
 Quando perciò nella massa scomposta di questi libri tutti identici, uno prende il volo e arriva ai primi posti della classifica nazionale, la domanda rimane una e angosciante: perchè? Leggete la trama è vedete se capite l'arcano.
 Tessa è una giovane studiosa con una splendida famiglia, un dolcissimo ragazzo che la ama tanto e tanti sogni di carriera per il futuro. Un giorno nel campus universitario incontra Hardin ruvido ragazzo che ovviamente ha i modi di uno scaricatore di porto e l'accento di un operaio di Manchester e lei istintivamente lo odia. ma chi disprezza compra e così appena Hardin avrà modo di incollare le sue labbra a quelle di lei tutto cambierà: Tessa entra nella classica spirali del "ti amo ma mi fai soffrire ma scoprirò perché sei così e mi fai soffrire così poi non mi farai soffrire più" e Hardin intanto ha ovviamente un tragico segreto da nascondere. I due tiramolleggiano, il fidanzato viene mollato, i litigi sono tanti, l'amore pure ronf. Quinto in classifica nazionale.
Ah, preparatevi psicologicamente: sono 4 libri e sono già stati acquistati i diritti per fare un film.

COLORARE COLORARE COLORARE:
 Ogni anno la popolazione occidentale trova un nuovo giocarello di origine orientale-meditativa con cui trastullarsi in attesa che la moda passi.  Ricordo una lontana estate in cui andarono di moda quei rosari buddisti a mò di braccialetto.
  Sembrava non se ne potesse fare a meno. Una mia amica di allora (mi pare facessi le superiori) ne aveva una collezione sterminata (mi chiedo cosa ci abbia poi fatto). Passato l'anno non rimase memoria di quello che doveva essere l'oggetto definitivo per sincronizzarci con la nostra anima e trovare la pace interiore.
 Comunque, a cosa si dedicheranno i vostri compagni di spiaggia più new age o attenti al proprio spirito? A colorare!
 Quest'anno sono di grandissima moda i libri da colorare per adulti. Il principio è quello del mandala, il risultato una sterminata bibliografia in cui si può colorare qualsiasi cosa: giardini, cani, gatti, case giapponesi, farfalle ecc. ecc. ecc.
 Preparatevi a veder disattesi i vostri campionati di racchettoni, le gite in barca, le scalate del Cervino, le nuotate nei laghi e gli itinerari culturali delle migliori città europee: la gente ha di meglio da fare! Deve colorare! 

domenica 3 agosto 2014

Buone vacanze!!

Cari e care naviganti, lo blog chiude fino al 18 agosto (più o meno), spero di tornare in forma e con buone idee e soprattutto spero ci sia il sole visto che sto partendo coi tuoni.
Buone vacanze a chi va in vacanza, buon lavoro a chi lavora, in bocca al lupo a tutti gli altri! 
Che i libri siano con voi.


sabato 2 agosto 2014

Le mie personali letture delle vacanze. Il classicone da mille pagine, il noir, la francesata e l'ambigua amicizia virile. Un mondo di possibilità.

Oh, tutti i bookblogger stanno facendo il post su cosa si portano in vacanza da leggere e quindi basta, devo farlo pure io.
So che sembra mi stia riferendo al dopoguerra, ma era non
moltissimi anni fa...
 Dunque, come potrete facilmente immaginare, io sono una di quelle persone che in vacanza legge voracemente, sostanzialmente passo il mio tempo in spiaggia, ma la mia mente è sempre impegnata a vagare da qualche altra parte (e deve essere il motivo per cui non ho il fisico della racchettonista/beach-volleysta e via dicendo). Per poter appagare questa mia sete di conoscenza ho sempre portato con me pacchi di libri che, sovente, non bastavano.
  Facevo parte di quelle ragazzine che venivano infatti prelevate alla fine della scuola e riportate a casa loro tre mesi dopo, passando l'intera estate in un paese (all'epoca isolato dal mondo intero oggi un po' meno) dove non c'era niente. In epoca predigitale ho lungamente sopperito a questo problema semplicemente leggendo qualsiasi cosa mi capitasse sotto tiro.
Per qualsiasi cosa intendo davvero qualsiasi. 

Libri dei miei amici che venivano ogni tanto, libri dei miei parenti, ricordo una biografia di Pocahontas data in allegato con "Gente" di mia nonna e persino una donazione di una vicina di casa. Si prodigò per me portandomi una ventina di libri della sua gioventù, storie che iniziavano con ragazze ribelli (e generalmente orfane di madre) che venivano spedite in collegio dove imparavano l'amore e la carità cristiana di mogli e madri. Tornavano lobotomizzate e pronte al matrimonio, generalmente diciassettenni.
 L'unica mia via di fuga veniva rappresentata dalle paghette di mio nonno che di tanto in tanto mi portava nell'unica (stranamente fornitissima e bellissima) libreria e mi lasciava scorrazzare alla ricerca di quello che volevo. E' stato così che ho conosciuto Haruki Murakami all'inizio del liceo.
 Ora che siamo in un'epoca post-digitale, dove basterebbe risolvere il problema prendendosi un famoso e-reader (chissà se inventeremo mai la parola italiana per chiamarlo), continuo allegramente a portarmi un intero zaino di libri. Rimango convinta che la possibilità di ritrovarsi senza il libro desiderato sia fondamentalmente una grande risorsa. Avere sempre ciò che si vuole quando si vuole, impedisce di scoprire accidentalmente cose nuove, magari meravigliose, magari orrende.
 Fatto questo nostalgico cappello, ecco cosa mi porterò io dietro questa estate:

DON CHISCIOTTE:
Ebbene sì, non l'ho ancora letto. Non mi è mai capitata l'occasione, anche se verso il secondo anno di università ho avuto un focoso periodo Dumas in cui mi era presa a leggere tomi di mille e passa pagine a ruota. 
 Non so perché non abbia mai preso coraggio, fondamentalmente sono impensierita dall'eventuale scrittura barocca e magari dal mito e dalla distruzione del mito. Il caro don è uno di quei personaggi talmente citati, mitizzati e magliettati da risultare sovraesposti e a rischio seria delusione. Vedremo, vi farò sapere, nel frattempo ho scovato in biblioteca la proprio non comoda edizione dell'Einaudi in due volumi.

LA CIVILTA' DELLA CONVERSAZIONE:
 Altro libro della Craveri, sull'importanza della conversazione e dei salotti francesi nell'Ancien regime, sono riuscita a tenermi lontano da esso nonostante la smodata voglia di riprendere a pettegolare sulla corte francese prima di subito dopo la lettura di "Amanti e regine". Spero mi tenga lontana dai pacchi di giornali e riviste che in estate le edicole ti tirano dietro, anche se in genere si scovano informazioni preziose e succulente sui libri in voga tra le sciure.
 Unico rischio: finirlo troppo presto.

IL LUNGO ADDIO: 
Oggi, in un ultimo giro di walzer in libreria prima di partire, mentre cercavo qualcosa che mi ispirasse al volo, l'occhio mi è caduto sull'ultimo pargolo di una promettente pila. Si tratta di "Il lungo addio" di Raymond Chandler. Devo dire che non sono un'appassionata di gialli all'americana anni '50, ma la quarta di copertina era stranamente e straordinariamente accattivante. La storia pare parli dell'amicizia casuale tra Philip Marlowe, lo storico investigatore creato da Chandler, e un tipo dalla storia tragica incontrato ubriaco per caso in una Rolls Royce. Sembra che tra i due, pur con la presenza di varie femmes fatali, si instauri un ambiguo rapporto che cavalca verso la catastrofe.
 Perché, ipse dixit, la quarta: "Nell'amicizia virile come nell'amore bisogna essere in due, ma la quota di amicizia o d'amore non è mai uguale".
 Preso. Vedi che scrivere decentemente una sinossi, cari editori, è un investimento per il futuro?

CATTEDRALE:
Non avevo mai letto nulla di Carver se non "Il mestiere di scrivere" che essendo un saggio non dà pienamente la misura del suo talento. In realtà, nonostante tutti i miei buoni propositi, l'ho praticamente finito e decreto che ovviamente Carver è un grandissimo scrittore, ma che il minimalismo statunitense su di me non attacca. L'istantanea di un momento anonimo eppure fondamentale nella vita di una persona qualunque è incantevole, il mio problema sta nel fatto che io detesto le storie narrate nei quadretti.
 Ho una serie di subdoli preconcetti che mi impediscono di trovare digeribili tutta una serie di "perdenti" o di situazioni. Centri di recupero, alcolisti con due famiglie, provincie americane con pavoni ed aste di frighi, a me non comunicano nulla se non una desolazione di cui francamente preferirei fare a meno. Ovviamente leggerò ancora Carver, ma ecco non è che sia diventato il mio scrittore favorito.

D'ESTATE I GATTI SI ANNOIANO:
L'anno scorso lessi tutti i libri di Sandra Scoppettone sulla detective Lauren Laurano e, malgrado le trame un po' ripetitive, li trovai incantevoli. Contribuirono insomma a farmi passare dei giorni in spiaggia niente male e per questo quest'anno ho voluto puntare su un altro noir.
 Ho deciso di dare una possibilità ad una di quelle serie della E/O e considerandolo abbastanza pasciuto ho afferrato "D'estate i gatti si annoiano" di Philippe Georget. La trama mette insieme una serie di elementi già rivisti: una giovane uccisa turista uccisa in spiaggia, grande canicola (non è certo ambientato in questo disastrato anno), poliziotti disillusi, casini familiari. Fido in una buona scrittura, del resto non è che tocca sempre leggere Tolstoj.


Ecco, ora saprete come passerò le mie ore in spiaggia. Vi sentite rassicurati? Voi cosa leggerete?

 Termino con l'avviso che non aggiornerò il blog almeno fino al 18. Dovrebbe uscire il 5 sulla 27esima ora del Corriere della sera il mio testo: "Ballata in P maggiore". Nel caso dovesse slittare, beh almeno ora sapete quale titolo dovete andare cercando se vi interessa.
 E speriamo che ci sia il sole!

lunedì 9 giugno 2014

Tipi da vacanza. Cinque tipi di lettori per cinque modi diversi di affrontare le vacanze con e senza libri tra viaggiatori enciclopedici, amanti dei racchettoni e rimorchiatori molesti.

Come ho abbondantemente scritto su fb, sono stata ben due giorni al mare. Per chi vive a Scafati o Jesolo potrà sembrare un evento lapalissiano, ma per me che affacciandomi vedo case per centinaia di kilometri, ha assunto le dimensioni di un evento da salutare con gioia. Il mio breve trastullo ha comunque portato consiglio per il blogghe.
 In generale l'approccio con l'amico libro e la lettura è sempre uguale, ma in effetti durante le vacanze estive possono sorgere delle peculiari varianti pronte a folleggiare sulle spiagge dell'intera penisola (sulle montagne non lo so perché non ci vado, massima altezza da me raggiunta i 1200 metri e mi avevano infinocchiato raccontandomi che si trattava di un'innocua scampagnata).
 Non che ci fosse molta gente ancora a rotolarsi sul bagnasciuga, ma abbastanza da far fiorire in me questo post che potrete usare per decriptare i vostri vicini di ombrellone.
 A quale tipologia di lettore appartengono e appartenete? Scopriamolo!

IL LETTORE CHE PARTE SOLO PER METE LONTANE: 
Ci sono queste persone che non accettano di partire per le vacanze a meno che la meta non sia a meno di cinquecentomila chilometri. Venezia?Sardegna? Copenaghen? Lisbona? Puah, robetta. Loro puntano direttamente Tokyo, Johannesburg, Melbourne o Città del Messico.
Se ne può ammirare un esemplare in "Midnighr in Paris", ok
che tiraneggiava Carla Bruni che DEVE essere tiranneggiata..
 Ci sono poi due sottocategorie: quelli che fanno la vacanza culturale e gli amanti della natura, entrambi però sono accomunati da un'insaziabile desiderio di conoscenza preventiva. Essi stanno prendendo un aereo intercontinentale per atterrare nel deserto del Gobi? Ebbene, nei tre mesi precedenti hanno letto qualsiasi libro sulla fauna, la flora, la storia, i paesaggi, i personaggi famosi nati cresciuti e morti lì, i film girati, le battaglie combattute in quel posto. 
 Arrivano che praticamente ne sanno più della guida di cui mettono in continua discussione le conoscenze ("Ah, esso ci dice così perchè evidentemente non conosce il famoso saggio di..." oppure "Il regime di questo posto non vuole far sapere ai turisti la verità, che è..."). Se siete in un viaggio organizzato è uno dei compagni di avventura che vorreste si rompesse una gamba il primo giorno di viaggio. Esso infatti ciarla ovunque e consulta perennemente o la guida o il suo fido e-reader che, per la gioia di tutti, gli ha concesso di portarsi l'intera bibliografia sulla Patagonia centrale da lui scrupolosamente studiata. Torna a casa poco impressionato dal vero, da quello che aveva letto si aspettava molto di più, perciò punta il dito a caso sulla cartina e sceglie il viaggio futuro. Poi, si infila nella prima libreria a saccheggiare la narrativa di viaggio e le guide, pronto a tiranneggiare saputello ignari turisti.


IL LETTORE "LASCIATEMI IN PACE E' ESTATE": 
Se uno non si concentra in inverno sui libri, difficilmente potrà decidere di
farlo in estate.
E' una categoria molto trasversale, che comprende lettori forti per tutto l'anno desiderosi di abbandonare la carta stampata almeno per due settimane di mare, e lettori deboli che per tutto l'anno hanno promesso di leggere in quelle due settimane e prontamente non lo fanno. I primi hanno passato ore sui mezzi pubblici pendolando in compagnia di tutti i best seller dell'inverno, di tomi alti quanto "Il conte di Montecristo" in attesa che i ritardi di trenitalia consentissero loro di tornare a dormire per cinque ore nella propria casa, di libercoli audaci che permettessero di dimenticare l'olezzo di coloro che non si lavano e prendono comunque i tram. Comprensibile che per due settimane non vogliano vedere il compagno di avventure amatissime.
 Il secondo è invece quel lettore debole che ha promesso di leggere cose varie ed eventuali in estate, ma poi prontamente non lo fa mai. Magari si compra anche un libro e lo porta continuamente in spiaggia riducendolo in poltiglia con acqua e asciugamani umidi, ma ogni volta che lo apre inizia la partita di racchettoni, la gavettonata, la pallavolo in acqua, l'avvistamento della gnocca. Oh, è estate, altro che libri, ci penserà in inverno.

IL LETTORE DOSTOEVSKJI: 
Come si immagina il lettore Dostoevskji
 Per tutto l'anno ha leggiucchiato sì e no due libri (generalmente per qualche motivo utilitaristico, tipo rimorchiare o far colpo sul capo), ma ha rassicurato tutti urbi et orbi che avrebbe letto le decine di libri consigliati in estate. 
 Lui non è mica una capra, lui è un uomo o una donna colta, di mondo, le manca solo il tempo. Onde evitare cattive figure con la cerchia di amici che sadicamente lo aspetta al varco di settembre al suon di "Allora lo hai letto?", riempie l'e-reader e/o la valigia fino allo stremo e passa ore e ore a cercare di recuperare le lacune, stile compiti per le vacanze. Generalmente finisce per leggere una pagina su tre e ad avere un gran mescolone in testa in cui i fratelli Karamazov perseguitati da demoni finivano per fare una gita al faro durante un periodo alternato di guerra e pace. Gli amici settembrini che, bene che va avranno letto i classici alle superiori (tranne il lettore forte di turno che verrà però trattato come uno scassapalle), sbalordiranno davanti alle sue doti, gli amici pagheranno aperitivi, le amiche si offriranno.
Variante: C'è anche il lettore forte con "sindrome Dostoevskji". Parte per stare un mese al mare con family e finisce per tornare bianco come una mozzarella a causa del suo perdurare sotto l'ombrellone. Voleva giocare doi figlia, ma doveva prima leggere quei libri che in inverno proprio non riesce e senza i quali non si può stare. Non è colpa sua se l'estate è corta.


IL LETTORE CHE RIMORCHIA: 
"The game" promette loro follie del genere.
E' il lettore che si prepara a marpionare per tutte le vacanze.
 Ha letto l'ultimo libro di Fabio Volo, "The game. La bibbia del rimorchio, "Falli soffrire", "Fallo felice" e gli ostici manuali sull'ostico sesso tantrico solo per quei quindici-venti giorni di mare. Il piano, in genere è accallapiare la donna desiderata tramite l'uso consequenziale dei libri citati. Egli punta la preda glitterata al bancone e spara "L'amore fa soffrire, ma fa anche bene. Sai chi lo ha detto?". La glitterata, a meno che non sia dotata di cervello o di fidanzato, risponderà "Chi?" "Fabius Volus". Dopo aver fatto la figura dell'intellettuale (ce vò poco con certi soggetti), metterà in atto le varie tattiche consigliate da questo libro di grande successo, "The Game" di cui vi invito caldamente alcune pagine. La "bibbia del rimorchio" parla di un misterioso club formato da uomini che si insegnano a rimorchiare a vicenda con tecniche infallibili. L'autore, iniziato ai grandi misteri da appunto il misterioso Mistery, si lancia in storie del tipo: "Jenny e io facevamo sul serio da un po', poi è arrivata Sally e con la sua quarta di reggiseno mi ha stravolto la vita. Ho capito subito che dovevo cercare di far capire a Jenny che volevo fare del sesso a tre."

 Se lei tenta tattiche di difesa apprese grazie a "Cenerentola era una sfigata" (esiste), lui sa come difendersi, grazie alla preventiva lettura di "Falli soffrire". Al dunque poi cercherà di diventare Sting col sesso tantrico. Oddio, almeno credo. Non so se poi quei manuali qualcuno li usa davvero.

IL LETTORE "BEATO TE CHE PUOI ANDARE IN VACANZA":  
Adriano Celentano giovane ne rimane sempiterno
rappresentante grazie alla canzone "Azzurro", inno
dei "Beato te che puoi andare in vacanza"
In realtà è una categoria umana.
Tutti coloro che per forza di cose, tempo o denaro, non possono andare in vacanza e giustamente covano odio verso tutti quelli che ti raccontano le loro prodezze non mancando di postare ovunque foto di luoghi bellissimi (che poi magari è santa severa o Gabicce mare, ma con Istrangram e una canon sembrano i Caraibi). 
 Essi, all'improvvida domanda "Domani parto, tu dove andrai in vacanza?", ghignano mandando saette dagli occhi e si scudano con un "Beato te che puoi andare in vacanza", frase che sottintende chiaramente: chiedimi altro e non rompere le palle. Successivamente parlerà della frescura delle sale lettura delle biblioteche, di tutti quei libri che gli consentiranno di viaggiare per interposta persona e dei parchi tutti per lui dove rotolarsi assieme ai suoi autori favoriti. 
 Se bravi, riusciranno persino a farti venire invidia della pace incantata delle città deserte in cui essi, ultimi abitanti, potranno scoprire meraviglie leggendo all'ombra di monumenti. Se meno bravi e soprattutto abitanti di Milano (l'unica città del mondo in cui in Agosto si fa una serrata anni '40 che vede la chiusura persino delle gelaterie), avranno tutto il vostro sostegno e magari una carta regalo per la libreria per aiutarvi a pulire la coscienza. Tu stupida persona che puoi partire.

 E voi conoscete altri tipi di lettori da vacanza? Scrivete!
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