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domenica 12 ottobre 2025

31 libri per Halloween, settimana I! Zone morte, glicini rampicanti, regine del brivido, terrori possibili, cose marroni e fiabe spaventose

 Sono ormai già cinque anni che su fb consiglio un libro al giorno adatto al mese di Halloween.

Alcuni li ho effettivamente letti, sono nel mio cuore e li consiglio con cognizione di causa e dovizia di particolari, altri mi incuriosiscono, ma non ho ancora avuto tempo, modo e denaro di leggerli (in questo caso ovviamente lo dichiaro e se qualcuno invece ne ha dato lettura, sono graditi feedback).

Quest’anno, dopo appena cinque anni, ho pensato: perché non fare un post settimanale in cui riassumo i consigli della settimana anche per chi non ha i social?

Ovviamente ci ho pensato con una settimana di ritardo, quindi finirà che li leggerete fino a novembre inoltrato, ma tanto come cantava Guccini:

“Cade novembre e le inquietanti nebbie, gravi coprono gli occhi, lungo i guardini consacrati al pianto si festeggiano i morti”.

Ergo saremo ancora in tema.

Let’s go!

LA ZONA MORTA di Stephen King:


Per questo romanzo qualche riga di Halloween non è abbastanza, sogno da tempo di farne un post elaborato e dedicargli pure un improvvisato gruppo di lettura one shot, ma da qualche bisogna pur cominciare.

 Scritto nel 1979, racconta sostanzialmente l’attuale deriva della politica americana, in un modo talmente preciso e inquietante da lasciare il dubbio che, al netto dell’incredibile volano dato alle destre di tutto il mondo dai social, non fosse poi così imprevedibile la trista deriva generale.

 La trama. Un professore buontempone e amato dagli studenti, dopo un bellissimo appuntamento con una sua collega, ha un terribile incidente e finisce in coma per anni. Quando imprevedibilmente si risveglia, scopre di poter avere delle premonizioni.

Intanto un politico senza scrupoli, amante dei colpi di teatro, dell’autoritarismo e della spettacolarizzazione inizia la sua scalata al potere nello sconcerto e nell’esaltazione generale.

A oggi, per me, l’unico libro che è capace di raccontare i nostri tempi con un anticipo spaventoso.

Se dovete leggere un solo libro questo mese, scegliete questo.

L’INVASIONE DEGLI ULTRACORPI di Jack Finney:

Malgrado non si possa dire un vero capolavoro, penso a questo romanzo di fantascienza vintage con una certa insistenza.

 Poche cose sono più stranianti nel nostro presente della sensazione di assistere a un cambiamento repentino e inspiegabile da parte di persone a noi vicinissime, persone che credevamo di conoscere e che improvvisamente dicono e credono a cose che mai avremmo potuto immaginare.

E la stessa sensazione si prova davanti a un mondo che premia personaggi incomprensibili, lasciandoci con una persistente sensazione di estraneità: possibile che le stesse persone che inneggiano a questi personaggi siano le stesse che ieri credevano in un mondo migliore?

In una cittadina americana, un medico riceve la visita di una conoscente, convinta che un suo parente sia stato in qualche modo “sostituito” da un sosia.

Nei giorni successivi questa sensazione assale molte altre persone che lamentano di non riconoscere più i loro amici e parenti: sono loro eppure non sono esattamente loro.

Passano i giorni e la verità si svela più spaventosa che mai e forse in effetti un fondo di verità c’è.

Diciamo che con alta probabilità libro e realtà differiscono nelle motivazioni (a meno che non si sia alle prese col più grande colpo di scena della storia), ma pochi romanzi descrivono con tanta esplicita precisione lo spaesamento e lo sconcerto che tanti di noi vivono.

Chi sono davvero le persone attorno a noi? Sono sempre state così o qualcosa di inquietante si è sostituito a loro?

IL GLICINE RAMPICANTE e altri racconti gotico-femministi di Charlotte Perkins-Gilman ed. Abeditore:

Per anni una mia conoscente mi aveva tartassato affinché leggessi “La carta da parati gialla”, ma alla fine ho seguito il consiglio solo lo scorso anno grazie ai fantastici editori di Abeditore.

Una raccolta di racconti pervasi da una leggera inquietudine, sottili terrori della mente e visionarie critiche femministe. Dategli una possibilità.


LA COSA MARRONE CHIARO E ALTRE STORIE DELL’ORRORE di Fritz Leiber ed. Cliquot:


I racconti gotici per me rappresentano la vera essenza di Halloween.
Ogni anno quindi cerco di procacciare nuovi autor* a me ancora ignoti.

 Quest’anno le mie ricerche mi hanno portato ai racconti di Fritz Leiber, autore a quanto sembra amato da King e Campbell. Lo cercherò.

 (Anche se, come faceva notare una lettrice sulla pagina fb, potevano anche scegliere un altro racconto per dare il titolo all’antologia).


REGINE DEL BRIVIDO di AA VV ed. Blackie:

 Seconda raccolta di racconti di autrici classiche edite da Blackie dopo “Dark ladies”.

 Poiché non l’ho ancora letto, ve ne cito alcune: Mary E. Braddon, Marie Corelli, May Sinclair, Marjorie Bowen, Greye La Spina, Sophie Wenzel Ellis, Jessie Douglas Kerruish, Margaret St. Clair, Leonora Carrington.

LA REGINA DELLE NEVI di Hans Christian Andersen:

 Quando ero bambina possedevo due grandi volumi di fiabe classiche con splendide illustrazioni e finali non edulcorati. Mi piacevano molto anche se alcune storie mi mettevano una certa angoscia.

 Una era quella del soldatino di piombo e della ballerina e l’ansia era ingenerata principalmente dalla terrificante immagine finale con i due che perivano in un terribile falò.

 L’altra fiaba, che mi creava un’inquietudine assai maggiore, era “La regina delle nevi”.

 Non ero abbastanza grande per interpretarla come un’allegoria della morte infantile e dell’elaborazione del lutto nei bambini.

 Per me era la storia di un terribile sequestro ai danni di un bambino che voleva solo giocare in balcone con la sua adorata amichetta.

 Il fatto che la regina fosse rappresentata come una donna bellissima non cambiava niente, quello a cui pensavo era il bambino che non sarebbe tornato indietro.

 Ecco. Ho pensato a questi antichi ricordi perché volevo consigliarvi un libro di halloween per bambin*, ma non so se ci sono riuscita.


I PERICOLI DEL FUMARE A LETTO di Mariana Enriquez ed. Marsilio/Feltrinelli:

 Sono anni che mi consigliano questa autrice.

 Avevo provato a leggere “Le cose che abbiamo perso nel fuoco”, ma avevo abbandonato delusa.

 Poi la settimana scorsa, dopo un deludentissimo giro da Tiger (un tempo l’oggettistica di halloween era molto meno dozzinale), ho fatto un giro in libreria e ho voluto darle di nuovo una possibilità nonostante la copertina (il prezzo a 10 euro ha aiutato).

 Ebbene, davvero una raccolta di racconti inquietanti bellissima.

 Se vogliamo, si tratta dei racconti che causano il tipo di terrore peggiore: sono quasi tutti racconti strani e insoliti MA non impossibili.

 E il pensiero che da qualche parte qualcosa di così terribile possa essere successo o possa effettivamente accadere è la cosa peggiore da affrontare.

venerdì 14 gennaio 2022

Piccole recensioni tra amici. Due recensioni perdute di halloween: "Lucifero e la bambina" di Ethel Mannin e "Il seme del male" di Joanne Harris

Ebbene, sono rimasta indietro di una cosa come 74396401 post, quindi stasera mentre Dolcemetà guarda l'ennesima serie di RuPaul (ma quante ne esistono?), ho deciso di terminare una bozza che avevo iniziato ad halloween e mai terminato.

 Spero di scrivere a breve il post su "Tempi eccitanti" di Noise Nolan (che mi è piaciuto abbastanza) e "Un lavoro perfetto" di Kikuko Tsumura (che mi è piaciuto moltissimo).

Per far sì che ciò avvenga, smetto di perdere tempo e vi lascio alle mie letture della stagione di halloween, del resto non è mai troppo tardi per leggere un buon horror!

A voi!


LUCIFERO E LA BAMBINA di Ethel Mannin ed. Agenzia Alcatraz:

 L'ho detto più volte, non amo i libri che hanno per protagonisti i bambini. 

 Questo perché ricordo abbastanza lucidamente (non so se è così per tutti) cosa e come pensavo io da infante e ciò non coincide praticamente mai con quel che gli autori mettono in bocca ai loro piccoli geniali protagonisti.

"Lucifero e la bambina" dell'ingiustamente misconosciuta Ethel Mannin (no, non è un cognome veneto, c'ero caduta anche io) si è rivelato una delle pochissime issime (se non unica) eccezione a questa mia regola di base.

 La protagonista è una bambina sveglia senza essere il genio della situazione, che fa ragionamenti da bambina e che, soprattutto, vorrebbe vivere come la persona che è: un essere umano ricco d'immaginazione, fantasioso, energico, pieno di fiducia nel prossimo.

  E il libro racconta quel che succede a una bambina in un contesto di genere repressivo. Cosa vuol dire prendere una bambina ricca di vita e d'immaginazione e cercare a ogni costo di addomesticarla fino a schiacciarla.

 Il libro corre lungo il crinale del sovrannaturale. 

 Un giorno in cui tanto per cambiare si è ficcata in un pasticcio, la piccola Jenny incontra uno uomo strano e affascinante che porta sul capo due corna di caprone. Le dice di essere il diavolo e le rivela che lei, proprio lei, è una piccola strega, erede di due lontane antenate streghe e di colpo la bambina che si sentiva fuori posto, troppo diversa dalle altre coetanee, così beneducate e tranquille, sente di avere la risposta a tutte le sue domande.

Sta al lettore decidere se alla fine di questa lunga cavalcata nell'infanzia e nella primissima giovinezza di Jenny, la storia sia da ascriversi agli orrori sovrannaturali o agli orrori perfettamente reali.

 Qualsiasi cosa si decida di credere, la storia racconta molto bene, nonostante sia ambientato negli anni '30, cosa fu alla base della caccia alle streghe: il tentativo di una società repressiva, patriarcale e crudele, di annullare e divorare metà del genere umano, quello femminile. 

 Jenny non è diversa dalla stragrande maggioranza delle bambine di adesso, desiderosa di giocare senza vincoli, curiosa e molto vivace. Eppure, per l'epoca, anche una bambina vivace veniva vista dagli adulti come un'onta da sopprimere in ogni modo, con le buone quando andava bene (l'insegnante che la prende a benvolere senza però davvero comprenderla perché animata da motivi altri rispetto al benessere della bambina), con le cattive quando andava male (le percosse ripetute e violente da parte della madre adottiva, terrorizzata dalla possibilità che diventi una donna perduta come la madre biologica).

Non si sa che Lucifero faccia davvero parte di questa storia, ma quel che è certo è che l'umanità è stata sempre l'artefice di qualsiasi orribile finale.


IL SEME DEL MALE di Joanne Harris ed. Garzanti:

 Non ho mai letto nulla di Joanne Harris, famosissima autrice di "Chocolat", libro che non ho mai avuto desiderio di leggere, ma del quale, ammetto, avrò visto il film almeno 20 volte (senza mai capire la vera età di Juliette Binoche). 

 Quando ho trovato questo suo strano primo libro all'usato a ottobre ho pensato fosse davvero un'interessante coincidenza halloweenosa e così, nonostante gli sconsigli su fb, l'ho fatto mio.

 E' in effetti un'opera prima molto acerba. Ruota tutta attorno a una frase letta dalla Harris su una lapide e appare in tutto e per tutto il classico esercizio di stile da scuola di scrittura creativa: "Puoi riuscire a costruire un intero romanzo su qualcosa che ti è rimasto stranamente impresso?"

 Diciamo che la Harris ha tentato, ma non è riuscita. A mio parere non tanto per l'immaturità come scrittrice, quanto per un problema, in verità, comune a molti romanzi: l'idea di base è graziosa, ma può reggere un racconto e non un romanzo.

 Una giovane pittrice, Alice, vive una vita solitaria e poco vivace, ma un giorno riceve inaspettatamente la chiamata del suo ex fidanzato che le chiede di ospitare la sua nuova ragazza, la fragile e bellissima Ginny. Alice, sebbene infastidita, accetta, ma scopre ben presto che Ginny è molto poco indifesa e si circonda di molti amici inquietanti che vede solo di notte. Chi è davvero? Una creatura dell'altro mondo o una tossica manipolatrice?

 Alcuni momenti, come la parte stranamente action nel finale, sono più riusciti e in verità si nota già quanto la Harris avesse una mano promettente.

  Tuttavia, la storia è troppo lunga per le sue potenzialità e non mostra nessun elemento di particolare novità, come del resto sembra ammettere anche la Harris nella prefazione, quando sembra quasi scusarsi per questo suo esordio poco convincente. Cercavano una nuova Anne Rice e, in effetti, avevano trovato un talento, ma non certo del genere gotico.

 Rimane una graziosa lettura per gli appassionati del genere. Per tutti gli altri, lasciate stare.

lunedì 8 novembre 2021

Piccole recensioni tra amici! Letture a tema halloweenoso: "Il filo avvelenato" di Laura Purcell e "Mucchio d'ossa" di Stephen King

 In questi ultimi tempi di libri ne sto leggendo un bel po', se ne recensissi anche qualcuno non è che sarebbe male.

Cerco oggi di tamponare con bel piccole recensioni tra amici (casualmente a tema halloweenoso visto che ottobre è comunque appena passatoprima di tornare a disegnare un assolutamente non richiesto fumetto a tema archivistico mentre finisco "Squid game" (che riesco a guardare con molta difficoltà poiché va visto tassativamente quando Dolcemetà non è a casa essendo ella grandemente impressionabile). 

  A margine, dopo anni di manga giapponesi non è che io mi stupisca più molto e trovo anzi che questa storia, al contrario di molti manga in cui la violenza è assolutamente gratuita, abbia almeno un'interessante chiave di lettura: lo spietato mondo capitalista. 

 Tuttavia, poiché è una chiave di lettura un tantino raffinata per dei bambini delle elementari, mi domando quale folle genitore abbia lasciato che il proprio pargolo lo guardasse (mi riferisco all'episodio avvenuto in Piemonte in cui dei bambini di terza elementare hanno attuato una sorta di gioco imitativo). 

 Fatta questa bacchettonata (ma lo dico anche per i bambini, io lo avessi visto a 8 anni non avrei dormito per settimane, come mi accadde quando i miei cugini mi fecero vedere "Nightmare" a Natale, ancora li detesto), posso lanciarmi nelle mie recensioni!


IL FILO AVVELENATO di Laura Purcell ed. Mondadori: 

 Il primo libro dell'autrice, "Gli amici silenziosi", mi era piaciuto moltissimo. 

 Bella l'atmosfera gotica, interessante il finale, bella persino la copertina fatta apposta per suggerire il segreto della trama, avevo perciò grandi aspettative su questo secondo.

In gran parte non sono state disattese. "Il filo avvelenato" è una storia dickensiana che sembra fatta apposta per diventare una serie Netflix: Dorothea Truelove, giovane ereditiera rimasta orfana di madre da bambina, è una grande indagatrice dell'animo umano che sogna di cambiare le menti criminali grazie all'uso della frenologia.

  Questa stramba pseudoscienza prevedeva che dalla forma del cranio si potesse indovinare il carattere dell'individuo con tanto di inclinazioni malvagie e benevole.

 Per avere prove a sostegno della sua teoria, Dorothea si reca in un carcere femminile dove passa del tempo in compagnia di alcune detenute. E' qui che conosce la giovane sarta Ruth Butterham, accusata di aver ucciso la sua padrona tramite un lento avvelenamento.

 La storia di Ruth prende presto il sopravvento sulla narrazione. Una lunga serie di sventure, tradimenti e sfruttamento mangia la sua breve vita, ma la verità non è necessariamente quella che Ruth si racconta e racconta.

 La storia è molto appassionante, di certo adatta a chi ama i romanzi inglesi d'epoca vittoriana, tuttavia, dopo una lunga e particolareggiata progressione, l'autrice chiude un po' troppo frettolosamente, lasciando non tanto Ruth quanto Dorothea (che ha altri problemi, anche se non sapeva di averne) in sospeso.

 In ogni caso è davvero una lettura godibile. Bisognerebbe lanciare un appello affinché gli scrittori evitino di farci queste sorprese sul finale. Se leggiamo un libro, vogliamo un finale soddisfacente.


MUCCHIO D'OSSA di Stephen King:

 A proposito di autori che hanno problemi coi loro finali, ecco Stephen King che tuttavia in questo romanzo insolitamente violento, fa del suo meglio per non scadere nel solito trash anni '80.

 Su fb, in molti mi avevano messo in guardia contro questa storia (le mie letture di King sono guidate ultimamente da motivi poco studiati: a seconda di quello che trovo alla mia libreria dell'usato) che ritenevano non tra le migliori di King. 

 Stranamente invece, devo dire che mi ha preso subito nonostante la componente sovrannaturale sia sì presente, ma assolutamente secondaria agli orrori che la realtà può riservarci.

 La storia ha per protagonista, come in molti libri di King, uno scrittore Mike Noonan, che, a seguito della morte improvvisa della moglie, perde la sua vena creativa. Dopo qualche anno, nel tentativo di risollevarsi, decide di trasferirsi per qualche tempo nella loro residenza estiva nel Maine, uno splendido villino chiamato Sarah Laughs.

 Poco dopo essere arrivato, trova in mezzo alla strada una bambina di tre anni, Kyra, e la salva riconsegnandola a sua madre, la bellissima e giovane Mattie, vedova del figlio di un ricco e malvagio magnate dell'informatica che vorrebbe toglierle la figlia.

 Colpito dalla vicenda e attratto dalla ragazza, Mike decide di aiutarla nella battaglia legale e le procura un avvocato che inizia subito a lavorare al caso. Da quel momento in poi, la comunità del piccolo paese inizierà a isolarlo: tutti sono legati a Max Devore e in verità il passato di quella che sembra un delizioso luogo turistico da sogno, non è così limpida.

 Ci sono i fantasmi proprio come uno se li immagina a infestare case, spostare lettere dal frigo e lasciare aliti di vento gelido, ma l'orrore vero è crudo, reale e trova nella malvagità umana e nelle sue meschine vendette uno dei finali più agghiaccianti e terribili di King.

 Perché finché a far impazzire il protagonista o chi per lui è qualche arcano spirito degli indiani d'America, un'invasione aliena o uno mistico mostro proveniente dalle viscere del tempo, è un conto, ma quando la crudeltà è semplice e lucida malvagità umana, è completamente un'altra storia. 

Molto più terribile. Devo dire che a me è piaciuto moltissimo nonostante il finale sia una mazzata considerevole. Lo straconsiglio.

domenica 1 agosto 2021

I consigli dell'estate 2021 parte III! Un'infornata di consigli tra Fantascienza e horror d'antan, Cesare Pavese, Tillie Walden, Pasquale Ruju ed esordiente Clara Zennaro

ill by David Hettinger
Ed è praticamente al limite della decenza, che arriva questo terzo e ultimo post di consigli per l'estate!

  Quest'anno è venuto fuori, indubbiamente, un pout-pourri molto particolare, ma va bene così, io per prima sono sempre alla ricerca di spunti particolari e spero di esservi stata d'aiuto.

 Se vi siete persi i consigli precedenti, potete recuperarli qui e qui!

 


E ora, buona lettura (in tutti i sensi)!

 

LUCIFERO E LA BAMBINA di Ethel Mannin, Agenzia Alcatraz:

Di solito, in estate, io inizio il mio countdown per Halloween, ma quest'anno ho talmente il sacro terrore che in autunno si ricominci tutto da capo in stile "giorno della marmotta" che vorrei questa fosse una neverending estate, quindi quest'anno ho oscurato tutto il mio feed di Instagram a tema.

 Tuttavia, questo "Lucifero e la bambina", della collana Bizarre di Agenzia Alcatraz, dedicata alle grandi (e dimenticate) opere dell'orrore, propone un libro inquietante ed estivo. 

 Tutto inizia infatti il primo di agosto del 1931 (che inquietantissimamente è il giorno in cui sto scrivendo questa recensione), quando una bambina inglese, Jenny Flower, incontra durante una gita in campagna un Oscuro Straniero dalle grandi corna.

 Il primo d'agosto è a quanto sembra una di quelle feste che dovrei aggiungere al mio calendario di appassionata del mistero dopo la notte di Valpurga: pare sia infatti il giorno della Festa di Lammas, una delle quattro grandi date che le streghe usano per i loro sabba.

  Jenny, che è nata ad Halloween, scoprirà di discendere da una stirpe di streghe e che la strada del diavolo è lastricata di molte intenzioni.


MI STAI ASCOLTANDO? di Tillie Walden ed. Bao Publishing:

 Farò una recensione ben più elaborata di questo straordinario libro di Tillie Walden.  

Un libro profondamente onirico, che riesce a raccontare uno stato d'animo complesso, tortuoso, drammatico.

 Descrivere un trauma profondo è sempre qualcosa di difficile. Dare una forma a qualcosa che non possiamo governare, che rischia di distruggerci, che continuamente ci mette in lotta con noi stessi in uno scontro suicida, è una delle più grandi sfide della narrazione, in qualsiasi forma.

 Tillie Walden prende un incontro casuale tra due ragazze, entrambe travolte da un trauma personale, e ne fa uno strano racconto on the road che parte come tanti (due ragazze senza una meta che sfuggono a loro stesse) e prende poi forme sempre più strane (un gatto misterioso, inseguitori inquietanti, paesi che forse esistono e forse no).

 La verità arriva, molto reale, in appena due pagine della storia, ma l'intero libro dimostra in modo potente cosa succede quando crediamo che qualcosa abbia annientato tutto quello che esiste dentro e fuori di noi.

 Una graphic novel dura, ma bellissima (Tillie Walden ha un talento che fa letteralmente paura).


LA BELLA ESTATE di Cesare Pavese ed. Einaudi:


In estate è sempre cosa buona e giusta leggere un grande classico
Quest'anno una serie di coincidenze mi ha portato a buttare gli occhi su "La bella estate" di Cesare Pavese, una raccolta di tre romanzi: "La bella estate", "Il diavolo sulle colline" e "Tra donne sole".

 Di Pavese ho letto colpevolmente molto poco e principalmente alle superiori, è tempo di rimediare.

 E' uscita da poco una nuova edizione Einaudi (che fa parte delle coincidenze che mi hanno portato a convergere lì).


IL CODICE DELLA VENDETTA di Pasquale Ruju ed. E/O:


Faccio sempre fatica ad appassionarmi a nuove serie gialle, specie se italiane, ma qualche anno fa per puro caso lessi il primo libro di Franco Zanna, paparazzo della Costa Smeralda alle prese con le complesse trame che si annidano nel suo territorio. 

 Ruju è uno storico sceneggiatore di fumetti e si vede molto in questo romanzi particolarmente visivi che riescono a rievocare i paesaggi meravigliosi della Sardegna orientale.

 Se vi siete persi i primi due capitoli, "Nero di mare" e "Stagione di cenere" (che parla della terribile questione degli incendi dolosi in Sardegna che nascondono in realtà enormi interessi), vi consiglio di recuperarli e di correre subito in libreria a comprare il terzo capitolo della serie, "Il codice della vendetta".


LA GOVERNANTE DI MADAME DE LEMPICKA di Clara Zennaro:


Avevo voglia di leggere un romanzo storico questa estate, e mi è caduto l'occhio su questa fiction che inventa una governante per la pittrice Tamara de Lempicka.

 La giovanissima Rosalia viene presa a lavorare per la famiglia Stifter e, da quel momento, seguirà le sorti della nipote dei suoi padroni, la giovane e bella Tamara.

 L'autrice è un'esordiente e GM Libri è un marchio editoriale della casa editrice La Vita Felice che prima non conoscevo.

Ps Mia suocera in visita l'ha trovato in giro mentre scrivevo questo post e se ne è già impossessata con gusto


PARALLELI PERICOLOSI di Alice Ilgenfritz Jones e Ella Merchant ed. Le Lettere:


 La fantascienza femminista sta finalmente rivivendo il suo giusto momento di gloria e Le Lettere, pochi mesi fa, ha portato in libreria "Paralleli pericolosi".

 Questo romanzo di fine ottocento, ipotizza cosa accadrebbe se un uomo americano si ritrovasse a poter andare su Marte, dove sorge una comunità che ha superato le discriminazioni di genere.

 L'impatto è fortissimo e mette in luce tutta l'evidente follia di una società, la nostra, incapace di vedere quanto l'oppressione costante del genere femminile sia la base sulla quale si fonda il suo equilibrio.

 Per appassionati di fantascienza d'antan, e non solo.


 Spero di avervi ispirato!

venerdì 23 luglio 2021

Cos'è che vogliono e possono raccontarci le storie di fantasmi? Una recensione di "Pet Sematary" di Stephen King (con un pizzico di "Zeder" di Pupi Avati)

 Di tutti i libri di Stephen King che ho letto finora, "Pet sematary" è forse quel che si avvicina di più al mio personale concetto di horror.

Tra le varie propaggini in cui può incanalarsi il genere, ammetto che la mia preferita è quella dei fantasmi.

 Considerando la morte come una delle più spaventose paure del genere umano e l'unica con la quale tutti, prima o poi, avremo a che fare, è come guardare un abisso che prima o poi ci riguarderà anche se tentiamo di non pensarci. 

Anche per questo, mi domando spesso come mai molte persone  considerino il genere horror una forma di narrativa minore.

 In molti casi, la scusa del sovrannaturale consente di esplorare domande che temiamo di farci per paura, paura che in questo caso viene sublimata in un corpo orrorifico, sia esso un fantasma, un vampiro, un licantropo o un serial killer.


 "Pet Sematary" è,
nonostante il finale splatter (comunque qualcuno dovrebbe aiutare King a scrivere i finali), una grande riflessione narrativa sul tema della morte.

 La trama prende le mosse dalla tenera e allegra giovane famiglia del medico Louis Creed.

 L'uomo, accompagnato dalla bella moglie Rachel, dalla figlioletta Ellie di sei anni e dal piccolo Gage di due, si trasferisce in una splendida casa nel Maine per lavorare come medico universitario.

 La villetta dove la famiglia si trova a vivere è un sogno. Circondata da campi e da un bosco che si perde in altri campi. L'unico neo è una strada assai trafficata da camion che taglia in due la zona dove vengono spesso investiti animali di ogni sorta. 

 La famiglia Creed si trova ad avere come vicini di casa un'affabile coppia di anziani, Jud Candrall e sua moglie, coi quali legano immediatamente. 

 Proprio Jud mostrerà a Creed una stranezza presente vicino casa: un piccolo cimitero in cui i bambini del posto seppelliscono da qualche decennio i loro animali domestici. La vallata retrostante, selvaggia e paludosa, è invece un luogo misterioso e incolto, un tempo appartenente a una tribù indiana che ne reclama il possesso.

 Nei mesi successivi la morte sarà una compagna costante della vita di Creed che, in quanto medico, la sfiora ben più spesso di molte altre persone. Per lui, l'elaborazione della morte sembra non essere qualcosa di problematico avendola sublimata (lui pensa) in un mestiere. 

 Lo è per sua moglie che non ha mai superato la morte della sorella e che diventa una furia quando si tratta di affrontare il tema con la figlioletta, naturalmente curiosa come tutti i bambini.

 Proprio per questo quando muore il gatto di famiglia, investito sulla famosa statale, Creed è piuttosto disperato perché sa che la bambina, influenzata dalla madre, reagirà tragicamente. E' lì che Jud gli svela l'esistenza di un modo per far tornare il gatto dalla morte in un modo che sembra solo apparentemente innocuo.

 L'elemento sanguinario e crudele arriva solo nell'ultimissima parte del libro, mentre per centinaia di pagine assistiamo sostanzialmente alla vita di una famiglia che viene toccata dalla morte proprio perché incapace di affrontarla

 In qualche modo, King allegorizza quello che è il rapporto umano con la morte: se non accettiamo che sia una parte integrante della vita, se non capiamo che solo lasciando andare chi non c'è più, allora saremo destinati a soccombere.

 L'inarrestabile catena di eventi che porta al finale inizia infatti da un primo peccato originale: l'incapacità, da parte della moglie di Creed (e il suo assecondarla in questo), di spiegare la morte a una bambina che in seguito si rivelerà l'unica invece capace di elaborarla e in qualche modo salvarsi.

 Quello che sembra il gesto di pietà e di amore di un padre è invece l'inizio di un'infezione. Quando si dice che la morte è parte della vita s'intende anche che solo morendo gli esseri umani possono lasciare posto ad un nuovo ciclo, a nuove persone, a nuove vite. Il tentativo di interrompere questo ciclo non può che innescare un processo malato e in qualche modo malvagio e di certo innaturale.

 "Pet sematary" affronta questa idea con grande perizia e partendo da un elemento interessante: la morte di un animale, che spesso è il primo contatto di un bambino con la morte. Una sorta di rito di passaggio che non risparmia chi fallisce.

 Non so dire quanto King  ne fosse consapevole, visto il finale truculento, ma sono discretamente convinta che fosse il vero tema alla base del libro, al netto degli indiani, del wendigo e di tutto il contorno mitico americano.

 

Stranamente, "Zeder" di Pupi Avati è un film con un'idea alla base praticamente identica (ma essendo usciti quasi in contemporanea è escluso il reciproco plagio): un aspirante scrittore, trova dei riferimenti a dei misteriosi terreni K all'interno di una macchina da scrivere usata.

 Indagando per mezza pianura padana, scopre che esiste una teoria per la quale alcuni specifici terreni sono in grado di rianimare i morti che vi vengono sepolti. 

 Al contrario del libro di King, Pupi Avati descrive un'indagine in cui è la curiosità il motivo del disastro.

 La curiosità nei confronti della morte è qualcosa che prima o poi, a volerla inseguire a tutti i costi porterà al medesimo (perché peraltro il finale è identico) risultato di chi la morte non riesce ad affrontarla. 

 E' una dicotomia interessante che dimostra, come anche da una stessa identica idea, possano scaturire pensieri e conseguenze completamente opposte e che ci porta un po' al punto iniziale: cos'è che vogliono e possono raccontarci davvero le storie di fantasmi?

  Se non lo avete letto e non avete visto il film di Avati, recuperateli entrambi! Anche se l'horror non dovesse essere il vostro genere, non ve ne pentirete.

giovedì 15 luglio 2021

I Consigli di lettura per l'estate 2021 parte II! Giappone, gialli tedeschi, orrori popolari e all'Ikea, fotoromanzi e scelte difficili.

Ill. by Ana Galvan
 Continua la mia cavalcata per proporvi quanti più libri possibile da portare con voi in vacanza.

 Come scritto nel primo post, sto cercando di fare più post con un numero limitato di titoli così riesco a pubblicarli prima che sia settembre e che in vacanza ci si vada di nuovo, covid permettendo, a luglio 2022.

 Questa volta molto Giappone, un po' di orrore, amore e fumetto. Todo per  voi!


TOKYO - STAZIONE UENO di Yu Miri, 21 Lettere ed.:

 Anni fa Yu Miri mi deluse molto con "Oro rapace", uno dei rarissimi libri di narrativa giapponese che si potevano trovare con facilità in libreria essendo un Feltrinelli. Lo trovai tra l'odioso e l'agghiacciante e lo dimenticai prima possibile, assieme a lei. Eppur. Eppure in molti nippofili narravano che Yu Miri fosse un'autrice a cui dare una seconda, una terza, anche una decima possibilità.

 

L'occasione si è presentata con l'edizione di "Tokyo - Stazione Ueno" da parte della casa editrice 21lettere.

  Il protagonista è un clochard, categoria umana sulla quale, vi stupirà saperlo, non esistono così tanti romanzi. Ogni tanto, in libreria capitava che qualcuno ce ne chiedesse, ma sono rari anche i saggi, gli invisibili restano tali anche agli occhi di scrive.

 L'uomo è ormai anziano e vive per strada vicino al parco di Ueno, assieme a tanti altri invisibili. Alternandola a piccoli episodi quotidiani, ci racconta la sua esistenza, quella di un uomo in verità abbastanza comune.

 Nato in una famiglia poverissima, dopo un matrimonio combinato e due bambini, si era trasferito da solo a Tokyo nel tentativo di guadagnare più soldi per mantenere la propria famiglia. Una vita come tantissime che però a un certo punto, molto in là con gli anni, accumula una piccola serie di tragedie e si infrange sulla strada dove finisce a dormire. 

 Il libro è bellissimo, duro, reale e in modo duro e reale ci mette davanti ai nostri umani limiti. 


TRIONFO D'AMORE. Breve storia del fotoromanzo di Aldo Della Vecchia, Graphe ed.:

 

Migliaia di commenti indignati sui social (e non solo), ogni giorno, s'indignano perché altrettante migliaia di persone seguono i profili ig di influencer di ogni genere.

 Queste divinità moderne (dove esistono dei, semidei, semplici ninfe e aspiranti eroi) solitamente ripropongono sempre la stessa identica pappa: un lavoro felice, tante vacanze, una famiglia da sogno, una casa splendida. Più o meno credo sia lo stesso motivo per cui la gente si straccia le vesti per programmi come "Uomini e donne".

 Non è forse la versione 2.0 del fotoromanzo? Le vite degli altri, bellissimi e innamoratissimi, fatte apposta per farci sognare?

 Il libercolo della Graphe edizioni ripercorre le origini e la storia di quello che fu un fenomeno da centinaia di migliaia di copie per qualche decennio lanciando nell'olimpo degli dei personaggi del calibro di Sophia Loren. 


ALMANACCO DELL'ORRORE POPOLARE a cura di Fabio Camilletti e Fabrizio Foni ed. Odoya:

 Questo per me è il saggio dell'estate e anche di Halloween. LO AMO. 

 Contiene tutte le robe orrorifiche che mi affascinavano (e respingevano) sin dall'adolescenza. 

 Odoya propone in un solo libro una serie di saggi su ciò che oscuramente, attraverso i modi più disparati, è venuto a formare l'immaginario dell'inquietudine orrorifica italiana. 

 Non quell'orrore da cronaca nera che fa attorcigliare lo stomaco, ma quella sensazione strisciante che rende la pianura padana in estate un posto inquietante, gli etruschi magici (e molto simili agli Indiani d'America di King per utilizzo cosmogonico che ne viene fatto), i mostri pagani usati per spaventare i bambini che però insomma, da qualche parte abbiamo la sensazione debbano esistere davvero. 

 Scampoli di storia arrivati fino a noi come echi magici tra benandanti e streghi (non stregoni, streghi). 

 Un immaginario cattolico che incontra il paganesimo agitato in campagne degne del New England e del Maine di King, cariche di orrori primordiali e incarnazioni del demonio che autori come Sclavi, Buzzati e Avati hanno saputo cogliere nella loro produzione con intuizioni di rara maestria.

 Un piccolo giacimento di idee su cui tornerò in ottobre (e chissà che non ci scappi anche una diretta coi curatori).


UN LAVORO PERFETTO di Tsumura Kikuko ed. Marsilio:

 

Questo voglio assolutamente leggerlo perché sono davvero curiosissima di capire in che modo l'autore ha deciso di affrontare un argomento secondo me centrale per la mia generazione: l'idea che il lavoro stakanovista dopotutto non abbia nessun senso nel momento in cui non è pagato abbastanza per farti venire un esaurimento nervoso e, dopotutto, anche se lo fosse, forse quell'esaurimento nervoso preferiremmo non averlo.

 I carichi di lavoro indecenti, le responsabilità pressanti, ambienti di lavoro tossici portano all'esasperazione lavoratori che, fondamentalmente, cercano solo di pagarsi un tetto sopra la testa e vorrebbero rimanere fuori da tutte le possibili deliranti dinamiche possibili che il capitalismo (e l'assurda politica delle risorse umane collegata, stile Hunger Games) ci ha convinto essere normali ed ineluttabili.

 Una giovane donna, a seguito di un esaurimento nervoso, chiede al centro d'impiego di trovarle solo lavori poco impegnativi e che non la portino ad avere responsabilità. Nonostante i suoi sforzi, l'impresa sembra rivelarsi molto più difficile del previsto e ogni lavoro diventa tragicamente più impegnativo del previsto.

 Trovo nella storia molte affinità con la mia vita lavorativa e probabilmente la troveranno molte altre persone. Io ho sempre la sensazione che il banco lavorativo fatto di molti obblighi e pochi soldi, prima o poi dovrà saltare. Intanto cerco questo libro sperando corrisponda all'idea che mi sono fatta di lui.


TISANA LETALE di Brigitte Glaser ed. Emons:

Ve lo dico, non ne so molto. L'ho visto su un banco di libri al mercato (è uscito appena un mese fa, boh chissà) e qualcosa mi ha attratto fatalmente.

 Non so se il titolo, la copertina, l'idea di una cuoca e una vacanza detox, boh, tutto gridava vacanza e anche se non ho mai letto un giallo tedesco mi sono detta: perché no?

 La trama vede protagonista una cuoca con tendinite che accetta il consiglio di un'amica di fare un po' di vacanza in un centro wellness.

 Come in ogni posto di vacanza, la fauna ospite è molto varia e ovviamente ci sarà un omicidio. Mi ispira proprio, anche se le fiction tedesche non hanno fatto un gran servizio al loro immaginario narrativo (temo di ritrovarmi davanti a quelle robe statiche con una fotografia post sovietica d'antan). 

 Vi farò sapere.


SCIROCCO di Giulio Macaione ed. Bao Publishing:

 La nuova graphic novel di Giulio Macaione è sospesa tra Venezia e la consueta Sicilia. 

 La protagonista, di primo acchito, sembra Mia, una diciottenne che sta per coronare il suo sogno di essere ammessa in un'importante accademia di danza, ma è in realtà sua nonna Elsa, ex scultrice. 

 La donna scopre di avere la recidiva di un tumore le cui cure precedenti l'hanno privata della giusta forza nel braccio per portare avanti il lavoro di una vita. Piena di dubbi, Elsa parte per la Sicilia senza dire nulla a nessuno per ritrovare il suo primo amore al quale non ha mai smesso di pensare.

 Detta così sembra una storia romantica, ma sarò sincera, non è di questo che parla il libro.

 Il libro parla di un argomento molto tabù per molti motivi, tutti complessi: la scelta di non curarsi davanti ad un male che ghermisce il nostro corpo. 

 Macaione lo fa con grande delicatezza, senza la pretesa di dare risposte o grandi verità, ma col solo intento di mostrare il frammento di alcune vite che si scontrano davanti a questo dramma. Cosa è giusto fare davanti a qualcuno che ci mette davanti a questa decisione: interferire? Accettare? E se non ci fosse una vera risposta?

 Un libro che mostra la grande crescita anche grafica dell'autore, con scene bellissime ambientate in Sicilia e il corpo danzante di Mia che si staglia su una Venezia dai toni autunnali, splendida eppure malinconica, come questa storia.


HORRORSTOR di Grady hendrix ed. Mondadori:

Lo scorso anno avevo straconsigliato "Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe" (e ve lo consiglio anche quest'anno), un horror molto particolare che vedeva un gruppo di giovani casalinghe di fine anni '80-inizio anni '90 alle prese con un vampiro spalleggiato dal potere più pericoloso dell'universo: il patriarcato.

 Quest'anno Mondadori propone il libro precedente di Hendrix: "Horrorstor" presentato anche graficamente come un delizioso catalogo Ikea.

 Il tema horror delle case infestate è un topos letterario molto amato MA nessuno aveva mai pensato prima cosa accadrebbe se ad essere infestata non fosse una casa, ma un negozio che vende mobili per la casa

Cinque dipendenti alle prese con un negozio imbizzarrito faranno quello che non bisogna mai fare eppure tutti in un horror fanno: ci passano la notte.

 Si prospetta molto gustoso.

mercoledì 7 aprile 2021

Il male che ci avvolge come polvere. "La casa impura" di Ono Fuyumi, un romanzo horror o una lezione sulla narrativa dell'orrore?

 Sarebbe molto interessante usare "La casa impura" di Ono Fuyumi, (appena uscito per Atmosphere Libri), durante un corso sulla letteratura horror poiché si tratta di uno strano romanzo, benissimo scritto, estremamente metaletterario, che indaga, attraverso una trama meticolosa, le grandi domande alla base del genere.

  La protagonista è una scrittrice di romanzi horror che per anni è stata anche curatrice di una raccolta di racconti dell'orrore. 

 Per questo motivo, nel corso degli anni, molti fan le hanno inviato storie sovrannaturali delle quali erano protagonisti (o sostenevano di esserlo) nella vita reale.

 Un giorno riceve la lettera di una sua lettrice, Kubo, che le racconta di essersi appena trasferita in un nuovo condominio, ma dopo appena pochi giorni ha iniziato a sentire in casa alcuni strani rumori. Dopo molto osservare, si era resa conto che provenivano principalmente da una stanza, dove era riuscita a intravedere il pezzo di un particolare kimono come pendere dal soffitto.

Leggendo, la scrittrice si rende conto di aver ricevuto, anni prima, una lettera con una storia simile e si capisce che si tratta dello stesso condominio. A quel punto decide di contattare Kubo e di indagare assieme a lei sui motivi cha avrebbero potuto la casa ad essere infestata dai fantasmi e se, soprattutto, si può parlare di fantasmi.

 Il libro infatti viaggia sempre sul sottile crinale del dubbio: ciò in cui la scrittrice e Kubo si imbattono è in effetti qualcosa di sovrannaturale o la loro è semplice suggestione?

 La trama prosegue seguendo il filo di ogni bravo romanzo o film horror: per comprendere ed estinguere le cause del male bisogna arrivare all'origine.

 Iniziano quindi separatamente una meticolosa opera di ricostruzione: chi abitava prima nell'appartamento? E' solo l'appartamento di Kubo a sembrare infestato o anche il resto del palazzo? E se invece fosse il terreno a contenere la radice del male?

 Si procede quindi in una selva di dubbi, di suicidi pregressi, di dicerie, pettegolezzi, famiglie distrutte, malattie. E più si va avanti più sembra che l'origine del male si sposti nel tempo: forse era una famiglia disgraziata, forse un edificio in fiamme, un ragazzino malato, una spada maledetta.

 Ma quanto a fondo bisogna andare per capire dove si annida il male? E perché alcuni fatti drammatici dovrebbero contenere uno specifico seme malvagio? Cosa causa il perdurare di una maledizione?

 I dubbi delle due protagoniste sono gli stessi dubbi di un lettore appassionato di horror o di uno scrittore che si trova ad affrontare una trama.

Cosa determina l'insorgenza del male? E perché decidiamo che uno specifico suicidio, una morte disgraziata o un incendio doloso debbano per forza essere connessa a qualcosa accaduto molti anni prima?

 Nel libro gli anni passano inesorabili. Le due donne cambiano case, chiedono aiuto, cercano testimonianze, e seppur scettiche iniziano con terrore a guardare ai malanni dai quali entrambe, in tempi diversi, sono afflitte. Normale routine o l'effetto di aver in qualche modo sfiorato il male?

 Diceva un famosissimo passo di Nietzsche che se a lungo guardi l'abisso, anche l'abisso ti guarderà ed è forse la morale del libro e del fascino che la narrativa dell'orrore ha sui lettori.

 La scrittrice e Kubo sono attratte e respinte allo stesso tempo dall'idea di seguire il filo rosso che dovrebbe svelare loro chi infesta la casa di Kubo.

 Tuttavia, più l'indagine si fa approfondita maggiore è la sensazione che le disgrazie concatenate non siano altro che un reciproco guardarsi tra abissi.

 L'idea che il male sia un contagio è alla base di altre storie. Da "The Ring" che crea un vero e proprio nesso tra un virus reale e un virus fantasma, a pellicole come "Il tocco del male" in cui un demone passa di corpo in corpo attraverso un semplice tocco.

Ed è un'idea affascinante perché, forse, è l'unica parte reale delle storie dell'orrore.

  Il male arriva dalle vie più impensate, attecchisce dove trova un terreno fertile, perseguita, porta alla pazzia, rende gigantesche cose microscopiche e viceversa. 

 Il libro si ferma un passo prima della soluzione, proprio come un buon trattato di narrativa dell'orrore dovrebbe fare, lasciando la domanda finale al gusto del lettore: è tutto vero e il male può prendere una forma che possiamo capire e combattere, oppure è solo un'incredibile suggestione che rimane attorno a noi come una polvere, una nuvola da attraversare senza rimanere indenni?

domenica 7 marzo 2021

Ma se volessi leggere un horror giapponese? Undici consigli di lettura tra "The Ring" di Koji Suzuki, Yoko Ogawa, Taichi Yamada, fantasmi, prese elettriche e case infestate.

  Ho già raccontato in precedenza del mio amore per gli horror giapponesi, ma riassumo brevemente per chi giustamente non segue il blog da eoni.

Ero più o meno all'inizio dell'università quando il remake di "The Ring", oltre a dare lustro a Naomi Watts, mostrò agli occidentali il potere degli horror giapponesi.

 La grande differenza, o almeno una delle più grandi, è che i fantasmi giapponesi sono, tendenzialmente, molto più cattivi.

 Da noi, ad un certo punto in qualche modo li esorcizzi. Vogliono un prete, che tu gli risolva qualcosa che hanno lasciato in sospeso in vita, che li accompagni in paradiso o li salvi dall'inferno, insomma, se danno fastidio ai vivi, c'è sempre un motivo.

  E se c'è un motivo, c'è anche una soluzione.

 In Giappone no. In Giappone il fantasma sembra non avere uno scopo che non sia la propria personale fame o furia. Una fame o furia che in genere derivano da un qualche torto subito in vita, ma non è che ci sia la speranza di poterlo risolvere. Il protagonista della storia si illude di poterlo fare e si impegna e lotta, ma non sa che il fantasma non può saziarsi della sua brama di devastazione.

 Questo particolare, rese incredibilmente interessanti i moltissimi film e i vari libri che riuscirono finalmente ad arrivare in occidente grazie al "The Ring" di Verbinski. C'era una variabile che nella nostra ansia di espiazione cristiana, non avevamo previsto: la mancanza del perdono.

 Purtroppo tutte le cose belle finiscono e adesso immagino che tradurre film  horror giapponesi non passi per l'anticamera del cervello di nessun produttore oltre gli Urali.

 Però qualcuno traduce libri, e l'idea di questo post di consigli sugli horror giapponesi è nata propria da un libro appena uscito per Atmosphere libri che sto attendendo con grande trepidazione: "La casa impura" di Ono Fuyumi.

 La protagonista è l'ex curatrice di una collana horror per adolescenti che un tempo chiedeva ai lettori di inviare storie spaventose di loro conoscenza. Un paio di lettere, ad anni di distanza, raccontano dello stesso condominio a Tokyo, così decide di indagare..

Questa la sinossi e capite bene che non si può non trepidare.

 Nel frattempo, se vi viene voglia di leggere "La casa impura", ma qualche altro sul genere, eccovi una piccola lista di consigli.

  Purtroppo dovrete attingere abbondantemente alla biblioteca, ma SI PUO' FAAAARE.


THE RING  e DARK WATER di Koji Suzuki ed. Nord:

 E' un libro che rileggo ciclicamente perché è uno di quei libri che avrei voluto scrivere io.

 La storia è secondo me perfetta: equilibrata, inquietante, morbosa
senza essere pesante, con un'intuizione di fondo, l'idea di usare un mezzo tecnologico come medium per la propagazione della vendetta di un fantasma, assolutamente geniale.

 Il film è in molte cose fedele al libro e, a mio parere riesce a restituire molto bene le atmosfere. Menzione speciale al filmato che mi fa venire l'ansia solo a pensarci e che trovo davvero disturbante anche dopo anni.

 Ma se la storia di per sé è molto simile, il libro è molto meno educato del film. Nel film la protagonista è la classica madreh che deve attraversare indicibili ostacoli per salvare la propria prole, ma alla fine riesce, con un po' di cinismo, nell'intento.

 Nel libro il protagonista è un uomo e indaga per salvare la propria di pelle. 

 Samara si chiama Sadako e non è una bambina nata con la radice stessa del male, ma ha una storia molto più complessa che, peraltro, spiega anche la motivazione dietro alla cassetta maledetta che si propaga, esattamente come in una pandemia, per contagio.

Non posso svelarvi la soluzione, ma tecnicamente è adattissima ai tempi del covid. Il libro fa parte di una trilogia, ma non ho letto i due seguiti, "Spiral" e "Loop" perché virano molto sul fantascientifico.

 Dello stesso autore venne tradotta la raccolta di racconti, "Dark water", che, mi rendo conto scrivendo questo post, alla fine all'epoca non lessi (ora vado a metterlo nel paniere del mio ordine in biblioteca). 

Dal racconto che dà il titolo al libro è stato tratto un omonimo film, del quale esiste anche un remake con Jennifer Connelly, e che, all'epoca, vidi entrambi. Ricordo abbastanza bene che gran parte della faccenda poteva risolversi con l'aiuto di un buon idraulico.

Intanto Koji Suzuki si legge sulla fiducia.


ESTRANEI e UNA VOCE LONTANA di Taichi Yamada ed. Nord:

 C'era un tempo lontano in cui la Nord era una casa editrice specializzata in libri di genere. 

Per molti anni il suo focus principale è stato la fantascienza, ma aveva già iniziato a mutare da tempo quando, nei primi anni 2000, aveva pubblicato un paio di horror giapponesi molto graziosi: "Estranei" e "Una voce lontana", entrambi di Taichi Yamada.

 "Estranei" è uno di quei libri, che mi rendo conto, forse non sono esattamente per un momento covid.

 Il protagonista è Hideo Harada, un uomo divorziato, rimasto orfano dei genitori da ragazzino (i genitori che muoiono prematuramente in coppia sono un grande must del Giappone) che si sente davvero molto solo.

 Un giorno decide di andare nel quartiere della sua infanzia, ad Aasakusa, e lì incontra un uomo che gli ricorda tantissimo suo padre.

 Potrebbe essere una coincidenza se non fosse che anche sua moglie è davvero identica alla madre di Hideo. Inoltre tutti e tre si trovano estremamente bene insieme e Hideo, quando è con loro sente in qualche modo di essere tornato a casa..

Ve lo dico. Fazzoletti e se siete in un momento un po' da trauma covid (tipo io vorrei vivere attaccata ai miei h24 cosa MAI accaduta in vita mia), lasciatelo per un momento migliore.

 "Una voce lontana" invece mi è rimasto meno impresso e l'ho quasi dimenticato, ma la recensione che ne feci all'epoca su Anobii (ci sono rientrata di recente proprio per scrivere questo post) conferma che non mi piacque particolarmente.

  La storia è quella di un funzionario dell'immigrazione in Giappone che, durante una retata, sviene inseguendo un fuggiasco. Travolto da intense emozioni fisiche, inizia da quel momento a sentire una voce nella sua testa, una voce di donna per la precisione.

 Mi ricordo il finale e che doveva sposarsi con una tizia quasi sconosciuta con un matrimonio combinato. Per il resto, il vuoto. 

 Tuttavia il gusti sono gusti, magari a voi potrebbe piacere, quindi perché non provare?


QUANDO CADRA' LA PIOGGIA TORNERO' di Takuji Ichikawa ed Tea: 

Racconto di fantasmi poco spaventoso e molto drammatico, "Quando cadrà la pioggia tornerò" ha per protagonista Takumi, un ventottenne con alcuni problemi (non ben spiegati, non si capisce se ha un lieve ritardo mentale o altro) rimane vedovo dopo che sua moglie muore dopo una breve malattia. Con difficoltà, il ragazzo cerca di sopravvivere al dolore e di crescere il loro bambino, Yuji. 

 Lo sostiene una frase che la moglie ha detto prima di morire: "Quando cadrà la pioggia tornerò".

 Ed effettivamente un giorno, dopo la pioggia, sua moglie appare. Sembra un po' più giovane, ma è proprio lei e inizia a vivere con loro, come se nulla fosse successo.

 Rimette a posto il piccolo caos nel quale i due sono già precipitati e dare loro delle regole per riuscire a farcela nonostante i problemi di Takumi. Ma è davvero possibile tornare dalla morte?

Preparate taaaaanto fazzolettame.

Ps. Facendo le ricerche per questo post ho scoperto che dello stesso autore esiste un altro libro tradotto (spero che il titolo sia una pessima idea del traduttore): "Sono tornata, amore".


UTSUBORA di Asumiko Nakamura ed. Coconino:

 Graphic novel in due volumi, riprende il tema del doppio attraverso due misteriose gemelle. 

 La storia inizia con una ragazza, Aki, che si getta da un palazzo senza motivo apparente. I due numeri da chiamare in caso di emergenza risultano quelli della sua gemella Miki e di un famoso romanziere, Jun, recentemente tornato alla ribalta con un romanzo di successo, "Utsubora", dopo un periodo di crisi.

 La vicenda diventa ben presto molto complessa perché, se in un primo tempo, sembra che l'unico legame tra Aki e Jun fosse quello, anche un po' ambiguo, tra una fan e un famoso scrittore, ben presto diventa evidente che "Utsubora" vi ha giocato un ruolo. 

 Inoltre Miki sembra sapere su Jun molte più cose di quanto lui, che ne ignorava l'esistenza, avesse previsto, facendo balenare l'idea che la ragazza non sia realmente chi dice di essere.

 Noir con venature horror, avrebbe funzionato benissimo (anche meglio, secondo me), come romanzo. Perfetto per chi ama le storie di atmosfera.


LA CASA DELLA LUCE di Yoko Ogawa ed. Il Saggiatore:

 Raccolta di tre novelle lunghe, merita di stare in questa lista per via del secondo racconto, ambientato in un decadente e inquietante pensionato studentesco. 

 Una donna di Tokyo consiglia ad un suo giovane cugino, che deve trasferirsi in città per studiare, di andare a vivere in un pensionato studentesco di cui aveva buoni ricordi anni prima. 

 Non sa che col passare degli anni il posto è decaduto e ormai ci vivono poche persone. Proprio per questo è abbastanza a buon mercato per il ragazzo che vi si trasferisce per poi sparire misteriosamente.

 C'entra forse l'inquietante proprietario? 

 Peccato che la Ogawa non abbia scelto di farne un romanzo intero.


LA POLTRONA UMANA e altri racconti ed. Atmosphere libri e LA STRANA STORIA DELL'ISOLA PANORAMA ed. Marsilio di Edogawa Ranpo:


 Sebbene esuli dal tono degli horror che ho consigliato, non potevo esimermi, nel caso qualcuno landasse qui alla ricerca di consigli generici, di inserire Edogawa Ranpo, l'Edgar Allan Poe giapponese dichiarato sin dallo pseudonimo che scelse di usare.

 In Italia i suoi libri, gialli e horror, sono tradotti principalmente da Marsilio e Atmosphere Libri.

 I miei consigli sono due: "La poltrona umana e altri racconti", una selezione di racconti davvero  morbosi e inquietanti a partire da quello dal quale prende il titolo (un'idea che onestamente non so come sia potuta venire in mente a qualcuno), e "La strana storia dell'isola Panorama", un magnificente incubo horror. 

 La storia racconta le vicende di un giovane perdigiorno squattrinato, Hitomi Hirosuke, che riesce a sostituirsi (un po' in stile Talento di Mr Ripley) ad un ricco rampollo di una famiglia illustre, suo vecchio amico

 Dopo aver convinto tutti della sua identità, decide di investire le sue enormi somme di denaro nella creazione, su un'isola, di una sorta di Eden, un paradiso terrestre composto da foreste lussureggianti, luoghi onirici, comparse, strane abitazioni, animali e via discorrendo, che assume toni sempre più folli e grotteschi.

 Il finale, assicuro, è molto horror (e nel caso vi piacesse, ne esiste anche una graphic omonima di Suehiro Maruo).


PRESA ELETTRICA di Randy Taguchi:

 Il titolo, ve lo dico, è inquietante e non ho un grandissimo ricordo nemmeno di questo libro, il primo di una trilogia. 

 La protagonista, la giovane Yuki, dopo una notte di sesso con un collega, tornando a casa scorge suo fratello Taka col suo cane al guinzaglio. Peccato che il cane sia morto da tempo. 

 Poco dopo Yuki scopre che anche suo fratello è morto: si è lasciato morire in casa ed è morto circondato da prese elettriche.

 Se ben ricordo, Yuki è una sorta di sciamana che sprigiona i suoi poteri attraverso il sesso, e, sempre se ben ricordo, la Taguchi insisteva fastidiosamente su questa similitudine con le prese della corrente, le spine, l'elettricità ecc.

 Nel caso vi venisse voglia di cercarlo in biblioteca (credo sia di almeno 12-13 anni fa e non è stato più ristampato), ha due seguiti: "Antenna" e "Mosaico".


E voi ne conoscete altri? Se sì, suggerite! Necessito di nuove cose da leggere!

Ps. Aggiungo già, per chiunque legga il post in futuro, questa antologia di autori italiani e giapponesi che hanno consigliato su fb!


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