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venerdì 14 gennaio 2022

Piccole recensioni tra amici. Due recensioni perdute di halloween: "Lucifero e la bambina" di Ethel Mannin e "Il seme del male" di Joanne Harris

Ebbene, sono rimasta indietro di una cosa come 74396401 post, quindi stasera mentre Dolcemetà guarda l'ennesima serie di RuPaul (ma quante ne esistono?), ho deciso di terminare una bozza che avevo iniziato ad halloween e mai terminato.

 Spero di scrivere a breve il post su "Tempi eccitanti" di Noise Nolan (che mi è piaciuto abbastanza) e "Un lavoro perfetto" di Kikuko Tsumura (che mi è piaciuto moltissimo).

Per far sì che ciò avvenga, smetto di perdere tempo e vi lascio alle mie letture della stagione di halloween, del resto non è mai troppo tardi per leggere un buon horror!

A voi!


LUCIFERO E LA BAMBINA di Ethel Mannin ed. Agenzia Alcatraz:

 L'ho detto più volte, non amo i libri che hanno per protagonisti i bambini. 

 Questo perché ricordo abbastanza lucidamente (non so se è così per tutti) cosa e come pensavo io da infante e ciò non coincide praticamente mai con quel che gli autori mettono in bocca ai loro piccoli geniali protagonisti.

"Lucifero e la bambina" dell'ingiustamente misconosciuta Ethel Mannin (no, non è un cognome veneto, c'ero caduta anche io) si è rivelato una delle pochissime issime (se non unica) eccezione a questa mia regola di base.

 La protagonista è una bambina sveglia senza essere il genio della situazione, che fa ragionamenti da bambina e che, soprattutto, vorrebbe vivere come la persona che è: un essere umano ricco d'immaginazione, fantasioso, energico, pieno di fiducia nel prossimo.

  E il libro racconta quel che succede a una bambina in un contesto di genere repressivo. Cosa vuol dire prendere una bambina ricca di vita e d'immaginazione e cercare a ogni costo di addomesticarla fino a schiacciarla.

 Il libro corre lungo il crinale del sovrannaturale. 

 Un giorno in cui tanto per cambiare si è ficcata in un pasticcio, la piccola Jenny incontra uno uomo strano e affascinante che porta sul capo due corna di caprone. Le dice di essere il diavolo e le rivela che lei, proprio lei, è una piccola strega, erede di due lontane antenate streghe e di colpo la bambina che si sentiva fuori posto, troppo diversa dalle altre coetanee, così beneducate e tranquille, sente di avere la risposta a tutte le sue domande.

Sta al lettore decidere se alla fine di questa lunga cavalcata nell'infanzia e nella primissima giovinezza di Jenny, la storia sia da ascriversi agli orrori sovrannaturali o agli orrori perfettamente reali.

 Qualsiasi cosa si decida di credere, la storia racconta molto bene, nonostante sia ambientato negli anni '30, cosa fu alla base della caccia alle streghe: il tentativo di una società repressiva, patriarcale e crudele, di annullare e divorare metà del genere umano, quello femminile. 

 Jenny non è diversa dalla stragrande maggioranza delle bambine di adesso, desiderosa di giocare senza vincoli, curiosa e molto vivace. Eppure, per l'epoca, anche una bambina vivace veniva vista dagli adulti come un'onta da sopprimere in ogni modo, con le buone quando andava bene (l'insegnante che la prende a benvolere senza però davvero comprenderla perché animata da motivi altri rispetto al benessere della bambina), con le cattive quando andava male (le percosse ripetute e violente da parte della madre adottiva, terrorizzata dalla possibilità che diventi una donna perduta come la madre biologica).

Non si sa che Lucifero faccia davvero parte di questa storia, ma quel che è certo è che l'umanità è stata sempre l'artefice di qualsiasi orribile finale.


IL SEME DEL MALE di Joanne Harris ed. Garzanti:

 Non ho mai letto nulla di Joanne Harris, famosissima autrice di "Chocolat", libro che non ho mai avuto desiderio di leggere, ma del quale, ammetto, avrò visto il film almeno 20 volte (senza mai capire la vera età di Juliette Binoche). 

 Quando ho trovato questo suo strano primo libro all'usato a ottobre ho pensato fosse davvero un'interessante coincidenza halloweenosa e così, nonostante gli sconsigli su fb, l'ho fatto mio.

 E' in effetti un'opera prima molto acerba. Ruota tutta attorno a una frase letta dalla Harris su una lapide e appare in tutto e per tutto il classico esercizio di stile da scuola di scrittura creativa: "Puoi riuscire a costruire un intero romanzo su qualcosa che ti è rimasto stranamente impresso?"

 Diciamo che la Harris ha tentato, ma non è riuscita. A mio parere non tanto per l'immaturità come scrittrice, quanto per un problema, in verità, comune a molti romanzi: l'idea di base è graziosa, ma può reggere un racconto e non un romanzo.

 Una giovane pittrice, Alice, vive una vita solitaria e poco vivace, ma un giorno riceve inaspettatamente la chiamata del suo ex fidanzato che le chiede di ospitare la sua nuova ragazza, la fragile e bellissima Ginny. Alice, sebbene infastidita, accetta, ma scopre ben presto che Ginny è molto poco indifesa e si circonda di molti amici inquietanti che vede solo di notte. Chi è davvero? Una creatura dell'altro mondo o una tossica manipolatrice?

 Alcuni momenti, come la parte stranamente action nel finale, sono più riusciti e in verità si nota già quanto la Harris avesse una mano promettente.

  Tuttavia, la storia è troppo lunga per le sue potenzialità e non mostra nessun elemento di particolare novità, come del resto sembra ammettere anche la Harris nella prefazione, quando sembra quasi scusarsi per questo suo esordio poco convincente. Cercavano una nuova Anne Rice e, in effetti, avevano trovato un talento, ma non certo del genere gotico.

 Rimane una graziosa lettura per gli appassionati del genere. Per tutti gli altri, lasciate stare.

giovedì 26 settembre 2019

Piccole recensioni tra amici. Lo strano e paludoso "Cancello del crepuscolo" e "I trasfigurati" invasori di Wyndham

Eccomi, ebbene di ritorno su questi schermi, con una nuova doppia recensione.

 Ultimamente sono meno attiva sul blog per alcuni (buoni ve lo giuro) motivi: 

1) Dal primo ottobre inizierò un gruppo di lettura su libri a tematica Lesbica a Milano.

2) Sto cercando di organizzare qualche presentazione di “Lesboom”: preannuncio che il 5 ottobre sarò a Torino alla Nora Book (è pure il mio compleanno quindi se venite a portare cibo e auguri sono gratissima) e il 18 all’Antigone a Milano.

Tuttavia, anche col fatto che Ottobre è il mio mese favorito e tendo a leggere molto e molto amo consigliare libri autunnali, spero di riuscire a riprendere un ritmo decente nei post.

 Visto che è l’intro delle info, mi sento sospinta a tale buon proposito anche perché, grazie alla vostra amorevole pazienza, anche quest’anno sono tra i dieci finalisti ai Macchianera Awards come miglior sito letterario (se volete fare 31 potete votarmi al link  https://www.macchianera.net/2019/09/22/mia19vota/ , magari se vinco ho la scusa per cambiare casa e cercarmene una con un caminetto su cui esporre l’ambita statuetta).

Bene. Vi lascio con due cicciose recensioni che almeno, quando mi ci metto, mi impegno!


IL CANCELLO DEL CREPUSCOLO di Jeanette Winterson ed. Mondadori:

E’ strano per dire strano questo strano libro di Jeanette Winterson.

Per qualche motivo presagivo fosse materiale un po’ ambiguo quando uscì decidendo istintivamente di non leggerlo. 

Visto che quest’anno la smania di halloween cresce in me potente (diciamo che ogni anno poi ottobre vola così veloce che mi dico: dall’anno prossimo devo iniziare a trepidare prima), ho deciso per una bella infornata di libri a tema in biblioteca e ho dato una possibilità anche a questo.
Se ho fatto bene o no, boh, è ambiguo anche quello.

La storia racconta le vicende di Alice Nutter, bellissima possidente terriera ricca in virtù di una particolare tintura magenta che aveva fatto la sua fortuna tra i mercanti di stoffe e persino alla corte d’Inghilterra. 

 Siamo nel periodo post-elisabettiano in mano a re Giacomo, uno, per capirci, che fece bruciare in toto un’edizione della Bibbia conosciuta come “Bibbia cattiva” o “Bibbia degli adulteri” perché gli sventurati tipografi (che vennero buttati in prigione) dimenticarono un fondamentale “non” e il comandamento “non commetterai adulterio” si tramutò in una sorta di imperativo al libero amore. 

Un’epoca, insomma, un po’ fanatica e suscettibile.

 Ecco, in questo sereno periodo, nella campagna inglese, dove tutto è melmoso, umido, sporco, buio e decisamente cupo, triste e degradante, una famiglia di disadattati presuntamente dedita alla magia viene accusata di stregoneria e buttata in galera a subire torture di ogni genere.

Alice Nutter che, per carità (o forse per altri motivi), li ospita sul suo terreno, viene immediatamente sospettata di connivenza. 

 Del resto non invecchia mai, ha un potere che solitamente le donne si sognano e le sue terre fanno gola a parecchi uomini. Inoltre, è l’amante di un tizio coinvolto nella congiura delle polveri del quale si sono perse le tracce da parecchio tempo.

Insomma, la sospetteremmo pure noi.

Ecco. Il maggior punto di fascino del libro è che, al contrario di molti altri libri simili che raccontano una caccia alle streghe basata sulla paura del diverso, su un olocausto femminile di donne non conformi e via discorrendo, qui, in effetti, la magia c’è eccome. 

 E non una magia carina fatta di sacchetti di lavanda ed erbe officinali, ma di neonati uccisi, lingue di cadaveri, patti di sangue e demoni infernali. E’, insomma, una magia molto cruda, come in effetti dovrebbe essere la magia nera.

Il punto di debolezza del libro è che alcune parti, soprattutto quella iniziale, sono affrontate con poca convinzione, come se il livello di pathos violento non avesse la stessa forza (sembra per reticenza della scrittrice), come risulta poco convincente la storia d’amore tra Alice e il fuggiasco che appare come un “dobbiamo rendere la trama funzionale in qualche modo”. 
 Un’occasione un po’ persa perché rimane comunque un libro insolito.

 Non dubito che agli amanti del genere piacerà, ma non mi sento di dire che si tratta di un’impresa pienamente riuscita. Da leggere in Ottobre, almeno l’atmosfera autunnale aiuterà a passar sopra a certi momenti davvero tirati via.


I TRASFIGURATI di John Wyndham ed. Beat:

 E' sempre interessante leggere Wyndham perché possiede una dote rara nella fantascienza: dati due assiomi completamente opposti, è in grado di convincerti della bontà di entrambi.

 I libri di Wyndham tendenzialmente si reggono su un macrotema: l'invasione.

 Come possiamo aprirci al prossimo se il prossimo è potenzialmente cattivo?

 Al contrario di tanti libri che tentano di convincerti che il prossimo è sempre e comunque buono (anche quando sembra non lo sia, poi sotto sotto lo è), Wyndham fa pendere la bilancia ora di qua, ora di là.

Lo vidi alle superiori per caso una notte. L'ansia.
Ne "Il villaggio dei dannati" da cui trassero anche uno spaventosissimo film, l'invasione aliena avviene per inseminazione coatta: in un paesino dell'Inghilterra, un gruppo di donne di età diverse si ritrova misteriosamente incinta.

 Nove mesi dopo nasceranno dei misteriosi bambini, tutti identici, tutti intelligentissimi, e tutti inquietanti.

 Il paese li sente subito come una minaccia, ma essendo bambini non trova le forze di liberarsene salvo capire anni dopo che la questione deve essere risolta. E male.

 Al contempo, in "Chocky", un bambino inizia a parlare con una strana entità onnipresente, un misterioso essere femminile che sembra inviare la sua voce molto lontano nello spazio o nel tempo. Per tutto il libro siamo convinti sia malevola, ma poi salverà la vita al bambino.

 Ne "Il giorno dei trifidi", libro genialissimo, una nuova specie di piante, in grado di correre e comunicare, acceca tutti gli esseri umani tramite un polline velenoso ("Cecità" prima di "Cecità").

 I pochi che la notte dell'attacco pollinoso erano casualmente al sicuro, diventano le guide di una civiltà allo sbando e si rinchiudono in fattorie fortino. Le piante, schiavizzate, avevano per forza torto?
 La stessa cosa accade ne "I Trasfigurati".

 Se ne "Il villaggio dei dannati" vedevamo la storia dal punto di vista della popolazione "normale" alle prese con "i diversi", qui accade l'esatto opposto.
 In un mondo post apocalittico, gran parte del pianeta è inabitabile e i rari spazi rimasti a disposizione sono funestati ancora dalle conseguenze delle radiazioni.

 Il protagonista, un ragazzino di nome David, vive in un villaggio dove il fanatismo religioso si è saldato al terrore delle "deviazioni" da radiazione. Il fatto che nascano, secondo i religiosissimi abitanti, bambini deformi, animali strani o piante da bruciare, non deriva dalle conseguenze di una disastrosa esplosione nucleare, ma da una punizione divina.

 I campi devianti vanno bruciati, gli animali uccisi, i neonati sacrificati.

 Per ritornare alla normalità bisogna tornare alla purezza.

 E però cosa succede se la "deviazione" non è visibile? 
 David (che incidentalmente è anche il figlio del capo del villaggio) e un gruppo di ragazzini scoprono di essere telepatici e riescono a mantenere il segreto per anni, poi però gli eventi precipitano: una di loro si sposa con un ragazzo malvagio a cui inopinatamente racconta tutto e la sorellina di David si rivela una telepate dai poteri incredibili.

 Ovviamente sin dal primo momento parteggiamo per il gruppo di ragazzini: i concittadini e familiari fanatici sono spaventosi e inumani. Chi potrebbe voler uccidere qualcuno perché ha solo un dito in più, per dire?

 Più la storia va avanti e appaiono nuovi misteriosi personaggi (forse esiste una città oltre l'oceano dove tutti sono telepati o vorrebbero esserlo) più ci rendiamo conto che il terrore dei fanatici religiosi potrebbe avere un fondamento di verità: cosa li rassicura sul fatto che i telepati, una volta adulti, non cospireranno contro di loro? E come possiamo essere sicuri che l'ossessione per la purezza non sia ciò che finora li ha salvati?

 Il libro di Wyndham lascia con questa strana idea a frullare nella testa. 

 Certo, aveva visto la seconda guerra mondiale, fiducia nei vicini un inglese poteva averne ben poca, pur sforzandosi, ma cosa sarebbe diventato il mondo nel dopoguerra se non avessimo superato la paura?

 Wyndham sembra rimanere sospeso riuscendo a parlare al contempo al cuore degli uomini: hai paura ed è comprensibile, ma rifletti, nel bene o nel male su questa paura dell'altro.
 Ha senso? Puoi davvero proteggertene? E' ineluttabile? La difesa ti rende crudele o è un tuo diritto?
 Molto interessante.

venerdì 3 maggio 2019

Tremate tremate le streghe son tornate! Consigli libreschi per la notte di Valpurga, l'halloween primaverile dove le streghe vanno a spasso.

Come sa chi segue questo blog e i miei social da tempo, ho una vera e incontrollata passione per Halloween.

 Non sono una che si appassiona mai a nessuna festa, ma l'estetica di Ognissanti, unita al fatto che capita nel mio mese preferito dell'anno (e nella mia stagione preferita, per me dovrebbe sempre essere autunno), unita alla mia passione per la narrativa di genere, creano una specie di cortocircuito mentale che mi fa diventare una di quelle che fa il countodown tutto l'anno come le folli che aspettano il Natale dopo da santo Stefano.

 Direte "Hai poco a cui pensare", dirò io "Qualcosa tocca pur fare per rendere la vita meno amara e monotona". E poi ognuno ha le sue passioni.

 Pur tuttavia, attendere per 12 mesi filati un unico mese e un'unica notte è un po' frustrante, così quando ho scoperto l'esistenza della notte di Valpurga ho pensato potesse essere un'ottima scusa per tirare fuori zucche, scope e ragnatele anche solo per una notte.

 Cos'è vi chiederete voi? 

 La notte di Valpurga è quella precisamente a cavallo tra il 30 aprile e il primo Maggio e, secondo il folklore tedesco e scandinavo, era la notte in cui le streghe si davano a sabba sfrenati.

 Tuttavia, prende il nome da una santa (ebbene sì, santa Valpurga) sepolta in Baviera il cui sarcofago trasuda tuttora uno strano liquido, chiamato "Olio di santa Valpurga", che avrebbe poteri taumaturgici e che le suore imbottigliano e vendono ai fedeli.

 Immagino che il miracolo sia non beccarsi la peste.

 In ogni caso, quest'anno la festa a tema stregonesco capita a doppio fagiolo visto che sono completamente drogata di "Sabrina vita da strega" (mi sono anche pentita di non aver pensato prima che avrei potuto dedicarmi a una festa a tema horror anni '80, ma ad Halloween recupererò).
 Se anche voi volete seguirmi nella mia follia, ecco alcuni consigli libreschi a tema!

Loputyn:

 Se non conoscete la fenomenale Loputyn, al secolo Jessica Cioffi, dovete recuperare subito.

 Una fumettista e illustratrice che, a mio parere, ha avuto una crescita artistica straordinaria in pochissimo tempo.

 Da ingessati fumetti vittoriani da Gothic Lolita, (anche la sua estetica personale è molto sul genere) ha trovato la sua via in un mondo popolato da streghette che incarnano perfettamente l'archetipo del femminino, potente, incomprensibile, selvaggio e consapevole.

 Le sue giovani streghe vivono a contatto con la natura, non hanno paura del sangue (neanche del proprio, specialmente durante la luna), sono giovani e sensuali, si amano tra loro e tuttavia amano misteriosi ragazzi lupo, alla luce della luna. Il loro è un mondo davvero strabiliante. 

 Di primo acchito il tutto appare come la fantasia di una fanciulla innocente amante della natura selvaggia e diventa in pochissimo tempo un'allegoria delle forze selvagge e incomprensibili (in parte, quindi, magiche) che governano gli istinti umani.

 Il tratto, soprattutto nella sua ultima opera, la più riuscita, "Francis" è spaventosamente maturato (cercatevi i suoi acquarelli su instagram, sono spettacolari) e la trama, anche se sembra esile, ha una sua originale potenza.

 In cima al monte Orfano, la giovane Metillia, è tutto, tranne che una brava strega apprendista: invece di prepararsi al suo ultimo esame da strega, perde tempo, non studia e sa già che non ce la farà.
 Tuttavia l'ultima notte prima della grande prova incontra Francis, uno spiritello che ora è volpe, ora un ragazzo volpe, ora altro.

 No, non è la storia di Cenerentola coi topini che risolvono tutto, ma una fiaba gotica dai contorni sinistri, meravigliosamente disegnata. Leggere per credere.

E seguitela sui suoi profili social, pubblica illustrazioni SPETTACOLARI.


La figlia di Dracula di Bram Stoker:

 Il racconto che mi ha svelato l'esistenza della notte di Valpurga era contenuto in una raccolta che ho comprato da Bloodbuster, una cineteca/libreria di genere in Via Casati a Milano. 
Si intitola "A cinema col mostro" e raccoglie un mucchio di chicche da cui sono stati tratti film horror (avevo anche scritto un post all'epoca). 

 Tra di loro, quando lo lessi, spuntò "La figlia di Dracula", (titolo originale "L'invitato di Dracula", ed è così che si trova ora in alcune raccolte) ed è un capitolo espunto del "Dracula" di Bram Stoker in cui il protagonista, Harker, è una sorta di protoeroina vergine e rincoglionita tipica degli Slasher.

 E' il giorno prima della notte di Valpurga e l'ignaro e sempre felicione Harker, se ne va a spasso per la campagna tedesca, tutto contento perché è bel tempo e lui può fare una scampagnata. 

 Tutti, davvero TUTTI gli dicono di tornarsene a casa perché presto calerà la spaventosa notte di Valpurga, quella in cui il diavolo esce, le streghe corrono sulle loro scope e "i morti viaggiano in fretta".
  Ma niente, incurante come un'adolescente americana bionda e vergine qualunque, lui continua nella sua gita avventata.
  Ad un tratto vede addirittura un sentiero che porta a un villaggio disabitato da quando gli abitanti avevano iniziato a notare strani cadaveri che rimanevano intatti e anche ben rosei e pasciuti nelle loro tombe. Beh! Perché non andare a dare un'occhiata? Rischierà di finire molto male.
 Scritto benissimo, involontario capostipite di un genere che adesso è appannaggio solo di ragazzine che devono rimettere a posto la morale americana. 

Molto meglio i sogni gotici e spaventosi di fine '800, così trasgressivi e immorali.


La signora del gioco di Luisa Muraro ed. La Tartaruga:

 Prima che la Muraro finisse la sua parabola nelle tristi polemiche sulla gpa, ebbe il merito di mostrarci la storia da un punto di vista femminile, all'epoca, il 1976, concetto completamente rivoluzionario. 

 La signora del gioco fa parte di questa sua produzione da recuperare: racconta i processi per stregoneria cercando di scavare attraverso uno studio meticoloso delle fonti storiche, nella vita, nelle credenze, nell'anima delle donne che gli uomini distrussero con la scusa del demonio.

 Se i documenti sono scritti infatti dagli inquisitori o chi per loro, la voce delle donne rimane comunque visibile, nelle confessioni a lungo autobiografiche, nelle fantasie estorte come confessioni che attingono a un immaginario popolare pagano che il cattolicesimo non riusciva a estirpare.

  La stessa signora del titolo è un'immaginaria creatura, una sorta di grande dea, che ricorre nei racconti di queste donne vittime di una delle più enormi, spaventosi e violente campagne di repressione e oppressione del regime patriarcale.

 Tutto ciò che veniva considerato malvagio e pericoloso nel femminile, la sessualità percepita come autodeterminazione e piacere, il sapere, il carisma, la stessa volontà di resistere alle insidie e alle richieste da parte dell'uomo dominatore e padrone assoluto, doveva essere estirpato alla radice.
 Morirono a migliaia, dopo indicibili torture, ma la loro voce resta nei documenti, basta cercarla.

A tal proposito è un interessante documento la confessione di Madeleine Bavent che fu al centro di un caso di possessione collettiva in un convento francese all'inizio del 1600.
 La sua confessione racconta una storia di umanissimi abusi che prendono la forma di demoni dell'inferno con una vittima che viene fatta passare per complice consenziente.

 E conosciamo tutte benissimo questa storia, incredibilmente contemporanea che non troviamo il modo di estirpare.

 La confessione si può trovare in Italia edita da Clichy con testo a fronte in francese "La strega. Una storia vera" di Madeleine Bavent.

Una notte sul Monte Calvo:

Per la serie c'è sempre una prima volta, ecco la recensione di una sinfonia: "Una notte sul monte Fato" di Musorskji in cui un giovane sogna un sabba sfrenato di streghe e demoni interrotto dalle campane di una chiesa che l risvegliano, in preda al terrore.

Poiché non ho praticamente nessuna competenza musicale posso solo raccontare i ricordi che sono curiosamente legati a questa sinfonia.

 La mia professoressa di musica delle medie, nei numerosi e disperati tentativi di inculcarci un po' di cultura musicale (più volte raccontati in questo blog, segno che qualcosa quella povera donna è riuscita a ottenere) ci fece ascoltare fino alla nausea questo curioso componimento.

 Non so dire perché fosse così fissata, posso solo pensare fosse colpa del film "Fantasia", un altro suo cavallo di battaglia che ci fece vedere più volte. 

 Ricordo come lo trovassi un film strano e anche parecchio inquietante, non capivo bene quello che, probabilmente rivisto da adulta, mi apparirebbe come una sorta di curioso avanguardismo.

 Credo immaginasse che un cartone animato potesse entrare nelle nostre teste di rapa e che ancor meglio potesse funzionare la parte più spaventosa, ma non tenne conto dell'oscuro terrore che quel film ci incuteva. 

 "Una notte sul monte Calvo" fu infatti il colpo di grazia. L'ascoltammo allo sfinimento e divenne seconda nel nostro personale odio solo a "La primavera" di Stravinskji che non dovevamo solo ascoltare ma ANCHE vedere in un balletto di uomini semiprimitivi che all'epoca ci sembrava noiosamente ridicolo.

 Ebbene, la notte di Valpurga è il giorno adatto per la vendetta dell'insegnante di musica: "Una notte sul Monte Calvo" risuonerà tra le stanze della mia piccola casa quale colonna sonora, anche le streghe viaggiano veloci.


E voi avete stregoneschi suggerimenti?? Intanto gli impasti per i dolci sono pronti!

martedì 17 ottobre 2017

La zucca, il teschio e il grande incubo. Cinque racconti dell'orrore da autore e da cui sono stati tratti altrettanti film: teschi maledetti, mani malvagie, spaventapasseri e la notte di Valpurga.

 Natale di, presumo, almeno 25 anni fa.

 Ero una tranquilla bambina delle elementari il cui massimo livello di horror affrontato era qualche cartone animato giapponese un po' più pauroso. Per il resto, come è anche normale che sia, non avevo mai visto un film horror in vita mia. Poi, il trauma.

 I miei numerosissimi cugini da parte di padre, che vedevo solo in occasione di noiosissimi natali passati a Napoli (e dai cui giri ero esclusa essendo io e mia sorella le uniche cugine del centro Italia), decisero che era giunto il momento che anche io vedessi uno dei loro film preferiti: "Nightmare".

 Non paghi, in un allucinante pomeriggio che mi ricordo benissimo (ricordo ancora persino cosa indossassi, ossia un improbabile completo gonna e giacca rosa di lana cotta), a ruota misero il secondo.

 Risultato: non dormii sonni tranquilli per mesi e, per molti anni, ebbi un rifiuto totale verso i film horror che tanti incubi mi avevano causato da infante.

 Le cose presero una piega migliore solo quando, ormai al liceo, accettai di vedere "Profondo rosso" a casa della mia citata amica Marta, il cui padre era un grande appassionato di cinema di genere.
 Davanti al mio deciso rifiuto, il buonuomo decise infine di venire incontro alle mie resistenze dicendo "Se hai paura immagina sia tutto finto, che c'è un regista, un cameraman e tanta altra gente lì intorno al set". 


 Come, totalmente a parte, è la mia storia con gli horror orientali che trovo talmente surreali da non percepirli come tali.

 In ogni caso, fu solo pochi anni fa, quando nel tentativo di trovare film che mi facessero atmosfera halloweenosa mentre disegnavo fumetti che scoprii il magico mondo dei gialli all'italiana (e scoprii anche un nuovo tipo di frustrazione: no abbastanza soldi per libri, no abbastanza soldi per film).

 Ma, appunto, per ora mi sono limitata quasi solo alla produzione italiana (e ce n'è ancora da vedere), mentre per quel che viene dagli Stati Uniti rimango ancora guardinga.

 Da una parte continuano a inquietarmi troppo, dall'altra fatico proprio a trovare convincente uno dei loro generi horror preferito: lo slasher.

 Quello che, tanto per intenderci, prevede un gruppo di adolescenti e/o ragazzi che decidono di andare a fare una gita e, proprio mentre stanno quagliando, ecco che ti arriva un maniaco a scotennarli.
 E' un genere che mi richiede una sospensione della credulità eccessiva e manca di quella sottile inventiva, anche folle e surreale, che rende invece favolose le pellicole italiche.


 Il giorno del mio compleanno di quest'anno però, sono finalmente entrata nel luogo che so, mi condurrà sulla retta via cinematografica: "Bloodbuster".

 Si tratta di una Videoteca/Libreria di Milano che si occupa principalmente di film, libri, dischi, fumetti e gadget (ma in prevalenza film) di genere horror/poliziottesco (ma anche altra produzione sempre di genere).

 Ivi, per farmi un autoregalo, ho comprato un'antologia di vari anni fa, chiamata "A cinema con il mostro", in cui ci sono una ventina di racconti dell'orrore che hanno ispirato altrettanti film.
 Preso sulla fiducia (era impacchettatissimo) si è rivelato una miniera: stiamo parlando infatti di racconti di grandissimi scrittori, alcuni introvabili, tutti gli altri contenuti in antologie.

 Ho scoperto che molte invenzioni che attribuivo al cinema vengono, come sempre, dalla carta stampata e ho pensato bisognasse divulgarlo urbi et orbi!

 Ecco a voi una piccola selezione dei racconti da ritrovare!
 NB. Ho messo come primo il titolo del racconto e come secondo quello del film.


"LA BESTIA DALLE CINQUE DITA"/"IL MISTERO DELLE CINQUE DITA" di William Fryer Harvey:

 Parlando a una mia amica che ha vissuto molti anni in Inghilterra di questo racconto, era venuta fuori un'usanza di epoca vittoriana riguardo mani apposte alle finestre tipo decalcomani
a.

Tuttavia, facendo ricerche su internet, l'unica cosa che ho trovato al riguardo parla di una sorta di moda precedente, quella della della Regina Anna, in cui appunto usava decorare le finestre con immagine di svariati tipi, comprese mani effettivamente parecchio spettrali.

 In ogni caso, questo è forse il mio racconto preferito dell'antologia, sia perché smaccatamente di Halloween (nella storia viene anche citata la notte di Ognissanti), sia perché mi ha svelato l'esistenza di un topos letterario dell'orrore che credevo solo cinematografico: la mano che sopravvive all'essere umano e continua a vivere, malvagiamente, sulla terra.

 Ebbene sì, proprio la mano citata (a questo punto mi aspetto di scoprire un'altra valanga di citazioni nascoste) ne "La famiglia Addams", in cui è addirittura un componente della famiglia.

 La storia racconta l'infelice disavventura occorsa a Eustache Borslover unico erede di una famiglia senza molta voglia di sposarsi e riprodursi.
 Il giovine riceve, alla morte di un caro zio che effettivamente aveva sviluppato in tarda età la capacità di "scrittura automatica", molti libri e una scatola con un misterioso animale dentro.

 La scatola gli viene recapitata nella magione in cui vive col suo più caro amico (non indaghiamo su questo fatto), ma l'animale scappa.
 Peccato che quando viene fortunosamente ritrovato, Eustache scopra un'agghiacciante verità: il caro zio defunto non gli ha fatto recapitare un gatto o, alla peggio, un topo.

 No. Nella scatola c'era la sua mano: viva, vegeta e animata da crudelissime intenzioni.

 Un racconto gotico originalissimo e scritto davvero davvero bene. Perfect per questo periodo (sempre che, prima o poi, finalmente piova sigh).

 In realtà, facendo le opportune ricerche, ho scoperto che il libro alla base del film "Il mistero delle cinque dita" sarebbe un altro, peraltro precedente al racconto di Harvey: "Le mani di Orlac" di Maurice Renard del 1921.
 Il libro, una sorta di curioso poliziesco fantastico, parla di un pianista di successo che perde entrambe le mani in un incidente. Un chirurgo gli trapianta quelle di un assassino e da quel momento iniziano una serie di delitti.

 In qualsiasi caso, ben due suggerimenti di lettura!
 Al momento si può trovare in un'antologia recentemente edita dalle edizioni Hypnos.


"IL TESCHIO DEL MARCHESE DE SADE"/ "IL TESCHIO MALEDETTO" di Robert Bloch:

 Ho adorato Indiana Jones, è stato direi fondamentale per le mie scelte esistenziali (la qual cosa spiega come sia finita nello stato in cui sono), MA solo i primi tre film. Il quarto film è di una tale sconcertante bruttezza che dovrebbe essere gettato in pasto ai coccodrilli e rinchiuso nella segreta di un tempio maledetto per sempre.

 La storia infatti vede Indy, ormai sul viale del tramonto, imbarcarsi alla ricerca dei dodici teschi di cristallo, il cui segreto millenario nessuno era mai riuscito a svelare. Finisce in un modo così ridicolo che non vale neanche la pena spoilerarlo (ma non vedetelo).

 Questo topos del teschio maledetto, che è alla base del racconto "Il teschio del Marchese de Sade" di Robert Bloch, trae ispirazione dal fenomeno dei teschi di cristallo, apparso in Europa nell'800 in pieno revival esoterico-spiritista.

 Collezionisti e appassionati sostenevano, senza prova alcuna, che questi teschi fossero manufatti di origine precolombiana e che, ovviamente, possedessero poteri magici.

 Pare fossero falsi per ghiotti collezionisti di antichità misteriose e in odor di magia (o macabro), proprio come il protagonista del racconto di Bloch, un uomo che ci viene presentato intento a carezzare il suo ultimo acquisto: un libro con la copertina foderata in pelle umana (NB esistono).

 Mentre è lì, intento a capire se la pelle sia di un uomo o una donna, suonano alla porta e si presenta, trafelato e un filino terrorizzato il suo venditore di "antichità peculiari" di fiducia: Marco.

 Il buon Marco ha con sé un grosso involto all'interno del quale c'è lui: il teschio satanico del Marchese de Sade.

 Si dipana quindi un racconto tanto breve tanto inquietante, fatto di sogni, torture e delitti, forse un po' datato nella parte centrale, ma molto vivido in quella iniziale e nel finale.
 Eviterò di prendere decorazioni teschio per Halloween.

Purtroppo, sigh, pare introvabile se non in qualche racconta di una trentina di anni fa (se qualcuno sa altro, batta un colpo! Malvagissimo ovviamente).


"L'OSPITE DI DRACULA"/ "LA FIGLIA DI DRACULA" di Bram Stoker:

 Dopo aver letto questo breve racconto di Stoker, in realtà una dozzina di pagine che furono tagliate dalla stesura definitiva di "Dracula", mi sento di aver forse individuato un antenato del succitato genere Slasher.

 Il protagonista, lo stesso Jonathan Harker di "Dracula", che nel mio immaginario ha ormai la faccia di Keanu Reeves, decide di fare una gitarella nella notte di Valpurga, una sorta di Halloween primaverile (ora che lo so, c'è il serio rischio che colga l'occasione di festeggiare anche questa).

 Cos'è la notte di Valpurga? 

La cosiddetta "Notte delle streghe" in cui costesse si lanciano in danze sfrenate per adorare spiriti elementali, demoni e varie altre divinità di epoca precristiana ficcate per cristiano ufficio nell'inferno.

 In realtà, esattamente come la notte di Halloween, rappresentava una sorta di soglia da oltrepassare, quella specificatamente verso una primavera inoltrata che doveva essere feconda e propizia e racchiudeva in sé tutta una serie di riti precristiani connessi alla primavera.
 Il nome, curiosamente, è proprio un nome proprio di persona e per giunta di una santa inglese andata a evangelizzare i tedeschi: santa Valpurga.

 Oltre al nome tenerissimo, la santa, come molti santi cristiani, si fregia anche di una leggenda macabra: la sua tomba, pare, avrebbe trasudato per giorni un unguento con poteri taumaturgici (non voglio manco immaginare cosa fosse realmente).

 Ebbene, in questa notte tranquillissima, nel bel mezzo della Transilvania, già ospite di un sordido individuo di nome Dracula, il buon Harker decide di fare una scampagnata in un villaggio abbandonato e circondato da boschi infestati da lupi. Un villaggio dove si racconta che i morti dormano nelle loro bare, incorrotti e con un bel rivolo di sangue accanto alla bocca.


 Harker, che passeggia fin lì incurante dei moniti disperati della gente, (dovete immaginare il suo conducente che gli dice in tedesco "E' la notte di Valpurga! Sangue! Morte! Streghe! Vampiri!" e lui che, candidamente risponde, "Non capisco, cos'è Valpurga?") giunge infine nel famoso villaggio nota una strana scritta su un muro: "I morti corrono veloci" e un dubbio finalmente lo assale.
  Fortunatamente per lui la cavalleria arriva.

 Il film che ne è stato tratto non ha quasi niente a che vedere e prende probabilmente spunto dal fatto che, nel suo girovagare per il paesello infestato, Harker trova la tomba di una bellissima nobildonna.
Il racconto si trova, col testo originale a fronte e ad appena 6 euro, per la Leone editore.


"LA MOSCA"/"L'ESPERIMENTO DEL DOTTOR K"di George Langelaan:

 Traumatizzata da Nightmare, niente e nessuno è mai riuscito a convincermi a vedere "La mosca", celebre film di Cronenberg degli anni '80  in cui uno scienziato, per motivi che fino alla lettura di questo racconto mi erano ignoti, si trasforma in una mosca gigante.

 Ora che ho letto il bellissimo racconto, forse quasi più di fantascienza che d'orrore, penso vedrò il primo film, omonimo della novella, del 1958, più fedele allo scritto.

 La storia parte da un insolito omicidio: una donna uccide il marito, valente scienziato, con una gigantesca pressa, senza che voglia spiegarne il perché. Riconosciuta pazza, viene internata in un manicomio, ma il fratello della vittima è certo che dietro al gesto ci sia un mistero che la donna ha deciso di custodire gelosamente.

 La confessione, che avviene sotto forma di una lunga lettera lasciata dalla donna prima di suicidarsi, racconta una storia allucinante: lo scienziato, infatti, dopo anni di studi avrebbe sviluppato la tecnica del teletrasporto, tramite la smaterializzazione e ricomposizione degli atomi. 
 Una tecnica che, dopo vari esperimenti su cose e animaletti, egli avrebbe tentato anche su sé stesso.

 Peccato che nel fatidico momento della smaterializzazione, una mosca si fosse posata su di lui...

 Scritto benissimo, ha tutto quello che mi attendo da un racconto: ossia non brevi frame di vita quotidiana che dovrebbero oscuramente suggerirmi qualcosa sulla vita, ma un'idea potente e una resa efficace in poche folgoranti pagine.
 Da LEGGERE.
Purtroppo le edizioni più recenti sono di fine anni '80. Largo alla ricerca in biblioteca!


"PENNACCHIO"/"PASSIONI PURITANE" di Nathaniel Hawthorne:

 Entrambi i titoli (il primo è quello del racconto, il secondo del film) secondo me non rendono giustizia a una storia che inizia come un horror e finisce come satira sociale.

 La storia prende le mosse nel New England, dove una strega che nel mio immaginario era più da New Orleans (e che io ho immaginato come una robusta signora di colore pronta a scodellarmi focaccine d'avena, apple pie e pollo fritto) Mamma Rigby, decide di costruire uno spaventapasseri per il suo campo coltivato, già preda di corvi.

 Lo costruisce con zeppi, un sacco di farina e una bella zucca al posto della testa, poi lo veste di tutto punto, come un vero gentiluomo.

 La resa, a suo dire, è così bella che decide di dargli vita tramite i propri poteri magici, così, riempie una pipa col carbone del suo camino e la ficca nella bocca dello spaventapasseri, ordinandogli di inspirare e vivere.

 Recalcitrante, il pupazzo, che prenderà il nome di Pennacchio, obbedisce e inizia a muoversi. Deliziata, Mamma Rigby decide di incantarlo dandogli le sembianze di un avvenente nobiluomo europeo, ricchissimo e spavaldo.

 Non paga, con vero fare luciferino, gli ordina di conquistare la figlia di un magistrato con cui ha alcuni conti in sospeso. Fin qui, la storia viaggia sulla carreggiata dell'orrore.

 Poi, cambia completamente registro facendo dell'uomo dalla zucca vuota e nessun pregio, semplicemente rivestito da una patina di ricchezza e nobiltà, l'emblema del vuoto apparire di troppe persone che consideriamo potenti. E il finale viaggia sulla stessa metafora.

 Bello, piacevole. Personalmente avrei preferito che si scegliesse un solo registro, ma chi sono io in confronto ad Hawthorne?
 Il film che ne è stato tratto è del 1923 ed è muto e, devo dire, la trama si presta particolarmente per un'opera senza sonoro traendo molta sua forza nelle immagini, davvero vivide.

 Malgrado la produzione horror di Hawthorne e le varie raccolte, questo sembra purtroppo non essere contenuto in nessuna di recente stampa.
 In ogni caso mi rifarei comunque con gli altri! Io voglio trovare "La casa dei sette abbaini" (e vedere un film con uno spaventapasseri malvagio).

E voi ne avete letto qualcuno? Ne avete altri, simili, da suggerire? Scrivete!
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