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martedì 23 settembre 2025

Letture dell'estate. Parte I! Gialli scandinavi, gialli da lasciar perdere (?), romanzi alla Shirley Jackson e gli incubi di Stephen King

Scrivo pochi post, ma almeno miglioro coi tempi.

Lo scorso anno vi avevo proposto le recensioni dei miei libri estivi in pieno inverno, adesso siamo solo a fine settembre.

Sono rimasta sostanzialmente fedele alle mie abitudini estive: tanti gialli, autor* collaudat* e altr* nuov*.

Queste sono, (perché ovviamente amo fare le cose con ordine), le letture della seconda parte della mia estate, quella che ho passato sdraiata su un lettino in Grecia.

C’è anche una prima infatti, quella che ho passato a leggere pendolando sul treno dalla costa laziale a Roma in quel di Luglio (treno best posto dove studiare e leggere secondo me).

Arriveranno anche loro.


LA QUINTA DONNA di Henning Mankell:

Mankell è una certezza e il suo commissario Wallander ancor di più.

Tutte le estati mi concedo un suo giallo (e poi mi chiedo perché non li leggo anche in inverno) e non rimango mai delusa.

Qui la storia inizia in Algeria, quando un gruppo terrori

sta giustizia quattro suore francesi e una turista svedese che per uno scherzo del destino era andata a far loro visita.

Anni dopo, in Svezia, alcuni uomini vengono uccisi in modi molto peculiari e Wallander per i tre quarti del libro non sa, comprensibilmente, che pesci pigliare.

Un libro di piste sbagliate che apre le porte a quella che è una delle mie grandi ossessioni: quanto non sappiamo realmente degli altri? Quante porte oscure nascondono gli altri dietro esistenze impeccabili?

E quindi, il lato interessante di questo giallo di cui si conosce il colpevole sin dall’inizio è proprio questo: l’indagine nelle vite di uomini insospettabili che porta a passati coloniali, organizzazioni di estrema destra, secondi lavori poco puliti, a maltrattamenti e scomparse.

E alla domanda che più di tutte le altre è contemporanea: quanto vale davvero la vita di una donna?

Secondo me, uno dei più belli di Wallander.


TRA LA NOSTALGIA DELL'ESTATE E IL GELO DELL'INVERNO di Leif CW Persson:

Titolo poetico per un libro di cui sono riuscita a sostenere a stento 80 pagine.

 Allora, io lo so che i commissari/ispettori/investigatori dei libri, persone limpide e dall’invidiabile ossatura morale retta da una solidissima etica che tende al sol dell’avvenir e al bene della società sono creature immaginarie.

 So che assai più probabilmente i libri che li descrivono come persone diciamo di aree politiche non progressiste sono forse più realistiche. Forse, non lo so, diciamo che le forze dell’ordine non hanno nomea di essere iscritti in massa a Potere al Popolo.

 Tuttavia leggere un libro che in 80 pagine neanche fa partire la trama, ma infila una quantità impressionante di deliri sessisti-omofobi-fascisti e chi più ne ha più ne metta di seguito, ecco diventa un attimo insostenibile.

L’ho quindi abbandonato subito.

 Non prima però di essermi lasciata avvolgere da una serie di dubbi da lettrice: ha senso leggere libri che ci raccontino la realtà solo come piace a noi? Non dovremmo forse affrontare anche cose che non ci piacciono né ci piaceranno mai né ora né mai?

 Diciamo che ho risolto questo dubbio amletico in un modo molto da 2025: eliminandolo.

 Ero al mare e mi sono chiesta se davvero, sommersa di stanchezza, dovessi sprecare parte delle mie vacanze a leggere un libro orrendo per una questione di principio.

 Ho rimandato il dilemma a quando sarò meno stanca, se mai succederà. Anche perché mi sembra che a porci dubbi siamo rimasti in 3 persone in croce sul pianeta e quindi perché tormentarsi.


SHINING di Stephen King:

 Vabbeh è Stephen King. Vabbeh è uno dei libri più famosi di Stephen King. Come si fa a recensirlo?

 Inutile dire che prima ho visto, ormai molti anni fa, il film di Kubrick che indubbiamente interpreta il romanzo in un modo assai più complesso.

 Mentre il libro sposa convintamente la versione sovrannaturale e propone il topos della casa stregata che si anima diventando una trappola per gli incauti inquilini, il film preferiva invece la linea “Giro di vite” ossia: i fantasmi esistono o sono solo nella mente del protagonista?

 Personalmente trovo la seconda idea più affascinante, ma il libro è scritto ovviamente benissimo e amo sempre i personaggi sfaccettati come questi padri sospesi tra la cattiveria più cupa e l’amore più intenso per la prole.

 Mi verrebbe da dire che nei suoi romanzi, almeno quelli di un determinato periodo, King esorcizzava probabilmente il suo più grande terrore ossia la perdita di un figlio perché questi poveri bimbetti hanno sempre vite abbastanza complesse.

  Ci è riuscito molto bene.

 Assolutamente da leggere. Curiosamente in inverno lo avevo iniziato trovandolo molto lento e lo avevo rapidamente abbandonato. In estate l’ho mandato giù in un paio di giornate in spiaggia.

E’ forse questo il vero significato di “libro da ombrellone”?


LA BAMBOLA CHE UCCIDE di Ruth Rendell:

 In estate amo sperimentare nuovi autori e autrici, ma anche andare sul sicuro (più che altro perché se mi deludono tutti poi reperire volumi in lingua italiana all’estero non è facilissimo).

 Ruth Rendell è una doppia certezza: i romanzi sono sempre belli e li trovo sempre a 30 centesimi all’usato.

 In questo caso sono rimasta (piacevolmente) stupita.

 La quarta di copertina e la presentazione generale lo suggerivano come giallo #einvece no.

Si tratta di una storia da risvolti psicologici in pieno stile Shirley Jackson.

 Delia è una giovane sarta che si veste sempre in modo impeccabile, ma è stata condannata a una vita di solitudine da una grande voglia sul viso.

 Sua madre l’ha sempre molto protetta, sebbene le sue buone intenzioni abbiano finito per portare la ragazza a una vita ritirata e priva di amicizie, se non saltuarie frequentazioni di una sorta di club dell’occulto.

 Quando sua madre muore, tutto il suo mondo si riduce al padre, un uomo distratto che si mette quasi subito in cerca di una nuova moglie, e al fratellino, che sviluppa un’ossessione per lo spiritismo in cui trascina anche lei.

 Passano gli anni, il padre si risposa e il fratellino, ormai adulto, scopre le ragazze e abbandona i suoi vaneggiamenti spiritisti. Peccato che ormai Delia ci creda davvero e non riesca a liberarsene.

 Libro ben scritto, è in realtà un romanzo psicologico a tutto tondo.

 L’unico appunto che mi sento di fare è che PALESEMENTE la storia andava retrodatata all’epoca vittoriana (non serviva nemmeno particolare sforzo) dove sarebbe stata credibilissima.

 Rendell sceglie invece degli improbabili anni ’80 in cui però è davvero difficile collocarla a livello di immaginazione, a partire dalle sedute con gli ectoplasmi a finire col villain della vicenda.

 Chissà quali sono stati i motivi della scelta, se editoriali o meno.

 Lettura sicuramente da Halloween.


L’UOMO CON DUE VITE di Hakan Nesser:

 Giudizio sul libro in quanto giallo: non è un giallo.

 La trama gialla è talmente vaga che il poliziotto protagonista indaga letteralmente dal suo letto d’ospedale e appare più o meno a metà del libro.

 La cosa che rende il libro decisamente da leggere è la lunghissima intro di circa 150 pagine e mi ha molto colpito perché risponde perfettamente a una sorta di posto mentale in cui mi rifugio per rasserenarmi di tanto in tanto.

 Un cinquantenne al secondo infelice matrimonio, senza amici e senza interessi particolari, vince una grossa somma di denaro.

 La prima cosa che fa è quella che faremmo tutti: si licenzia.

 La seconda è quella che avrei fatto anche io: si compra una sorta di casetta nel bosco, in una radura autunnale meravigliosa, e lì passa il tempo a mangiare tramezzini, dormire, passeggiare e pensare.

 La famiglia ignora questo acquisto e lui finge di andare a lavoro tutti i giorni per mantenere una pace in cui nessuno può entrare.

 Poi un giorno una ragazza scappata da un centro di recupero per ragazze difficili arriva nel suo villino e tra i due nasce un’amicizia che verrà interrotta violentemente.

 Non vi dico il resto e non so neanche se lo consiglio. Io l’ho trovato molto commovente nella prima parte, nel tirare le fila di una vita che, come moltissime vite, si rende conto di essere arrivato molto in là senza riuscire mai a raggiungere quel barlume di felicità promessa.

 Se lo trovate in biblioteca, una possibilità gliela darei.

SOTTO LA PELLE di Doris Lessing:


Questa autobiografia nello specifico la iniziai anni fa senza finirla e
ci ho riprovato questa estate pensando di terminarla sotto l’ombrellone.

Contro ogni aspettativa non sono ancora riuscita nell’impresa (sono quasi 1000 pagine).

Ci sono parecchie riflessioni interessanti nell’ambito della militanza politica che vorrei condividere e lo farò appena riuscirò a terminarlo (so che sembra più una minaccia che una promessa).

lunedì 13 gennaio 2025

Le mie letture dell'estate 2024! Tra giallisardi e gialli islandesi, cucine angloiraniane, orrori islandesi, delusioni inglesi e addii svedesi

 Assolutamente incredibile (ma vero) avevo lasciato in sospeso il post con le recensioni delle mie letture estive dallo scorso settembre.

In nome dei miei rinnovati buoni propositi di seguire di nuovo maggiormente il blog a sfavore dei social che stanno tendendo verso la broligarchia reazionaria, inauguro questo nuovo corso terminandolo dopo mesi.

 In realtà lo scorso anno anno temo di aver passato davvero troppo tempo sul cellulare a sfavore della scrittura e della lettura.

 E' stato sicuramente colpa dello stress che porta a fare cose il meno impegnative possibili nel tempo libero, ma è stata più colpa mia che non ho saputo gestire la cosa.

 Cercherò di tornare ai bei vecchi tempi nonostante tutti i limiti dati dal lavoro e dal fatto che, contro la mia totale volontà e per colpa della burocrazia italiana, sono dovuta tornare sui libri universitari.

 Un giorno, quando non mi darà ai nervi anche solo il pensiero, racconterò bene la storia, (no non sono un'insegnante come sa chi legge il blog da secoli, sì la laurea magistrale ce l'ho già da 15 anni, ma per fare un lavoro sottopagato non basta manco più quella).

 Intanto vi risparmio i miei rancori personali e vi lascio le recensioni.

Buona lettura!


GIALLOSARDO AAVV Pickwick ed.:
 
 Raramente mi piacciono le raccolte tematiche perché in generale non mi sembra che gli scrittori e le scrittrici rendano troppo bene quando si tratta di scrivere racconti “su commissione”, legati a temi o, come in questo caso, luoghi specifici.
 
 Ci sono però sempre felici eccezioni e “Giallosardo” è una di queste. 
 Devo dire che la media dei racconti è molto buona, si vede chi come Fois è del mestiere, e chi non lo è particolarmente come Ilenia Zedda (il suo racconto mi sembra un esemplare tipico di scuola di scrittura creativa: trick di base interessante, ma poi la resa si impiglia in alcune sottigliezze tipo la coerenza della trama).
 
 Avevo nostalgia della Sardegna e l’ho letto durante alcuni giorni caldissimi a Rodi. 
Assieme ai gyros e all’acqua cristallina, ha aiutato a farmela passare.

 
L’UOMO INQUIETO di Henning Mankell e SOTTO LA CITTA' di Arnaldur Indridason:
 
 I gialli nordici hanno sempre il loro fascino. 
 
 Il problema, nella grande mole delle traduzioni, è non incappare in frequenti delusioni.
 Quest’anno, siccome ho avuto una primavera/estate impegnatissima ed ero riuscita a leggere poco, ho voluto andare sul sicuro e ho puntato due certezze: Mankell e Indridason.
 
 Per puro caso (ossia quello che passa l’usato) ho trovato “L’uomo inquieto” senza sapere fosse l’ultimo capitolo della lunghissima serie del commissario Wallander.
 
 C’è da dire che in generale scrittori e scrittrici raramente trattano bene le loro creature e sanno dargli degni finali, ma in questo caso Mankell è riuscito in un libro molto malinconico, a tratti struggente, a tirare tutte le fila della lunga vita del suo commissario.
 
 La storia inizia quando Linda, l’unica figlia di Wallander, poliziotta anche lei, si fidanza con un broker abbastanza ordinario, figlio di Hakan von Enke un importante ammiraglio svedese che fu coinvolto in un famoso caso di spionaggio ai tempi dei governi di Olof Palme. 

 Un sottomarino russo era stato individuato in acque svedesi e, invece di essere costretto a riemergere, all’ultimo era stato lasciato andare

 Hakan non si è mai dato pace per l’evento e aveva iniziato a indagare, convinto che vi fosse una spia del Kgb interna alla marina svedese.
 
 Tutto questo non interessa poi molto Wallander finché prima von Enke e poi sua moglie svaniscono nel nulla. C’entra forse questo antico intrigo internazionale? E, nel caso, chi è che spiava chi e quando?
 
 La storia, benché ricca di colpi di scena, è molto chiara e  lascia ampio spazio alla chiusura di tutte le linee narrative della vita di Wallander rimaste in sospeso.

 Sappiamo che fine farà Bajba, il grande amore estone del commissario, sappiamo cosa accade all’ex moglie e cosa alla figlia, conosciamo il suo crepuscolare tramonto che non anticipo per non fare spoiler, ma spezza il cuore.
 
 Un grande autore che è riuscito a dire degnamente addio ad un grande personaggio con un’indagine interessante e un senso della fine dignitoso e palpabile.
 
 Il romanzo di Indridason invece non ha una particolare rilevanza nella serie del suo commissario Erlendur. 
 Ambientato nell’esotica Islanda, racconta una cruda storia di violenza sulle donne e di tragici e ingiusti tranelli del destino.
 
 Un uomo qualunque viene trovato assassinato nel suo appartamento. Sembra un delitto d’impeto, ma chi mai potrebbe voler uccidere un uomo qualunque? Qualcuno, probabilmente, che sa qualcosa in più, un segreto dietro la maschera della normalità.
 
 Inizia un viaggio a ritroso nella cr. Non dico molto di più: bello da leggere, ma abbastanza tosto per gli argomenti trattati.

 
LA CUCINA COLOR ZAFFERANO di Yasmin Crowther ed. Guanda:
 
 Ogni anno mi piace leggere un romanzo ambientato in Medioriente/India. 
  Non so perché, ma mi piace l’idea di leggere qualcosa di scritto o ambientato in luoghi lontani geograficamente e culturalmente da me. 

 Questa estate è stato il turno di “La cucina color zafferano”, ambientato in parte in Inghilterra e in parte in Iran.
 
 Le protagoniste sono Maryam, iraniana immigrata in Inghilterra ai tempi della rivoluzione islamica, e sua figlia Sara, nata dal matrimonio con un gentile coetaneo inglese.

 Tutto parte da una tragedia involontaria: Maryam si rivela violenta verso il nipote, figlio della sorella minore appena morta e arrivato da poco dall’Iran. Sara cerca di difenderlo e nel tentativo si ferisce perdendo il bambino che ha in grembo.
 
 Disperata per l’avvenimento, Maryam decide di tornare in Iran ad affrontare i fantasmi del passato

 In una serie di flashback la scopriamo ragazzina, figlia di un generale dello scià, desiderosa di diventare infermiera e di decidere la sua vita. Riuscirà a fare tutto quello che desidera, ma pagando un prezzo troppo alto nel fisico e nell’anima che la traumatizzerà per sempre.
 
 Allora. La parte migliore sono i flashback dell'infanzia e della giovinezza di Maryam in Iran. Finché il libro parla delle sue vicissitudini fino al momento della partenza per l'Inghilterra devo dire che merita. Il resto, che purtroppo è parecchio, è abbastanza noioso.

 La coda del libro è inutilmente lunga e assume anche vaghi contorni da telenovela turca, le parti dedicate alla figlia Sara sono abbastanza prive di forza.

 Non lo consiglierei a meno che non siate appassionati di storia dell’Iran, per il resto perdibilissimo, infatti l’ho lasciato a Rodi.
 
 
LA STRANIERA di Claudia Durastanti ed. La nave di Teseo:
 
 Interessante e molto molto molto difficile da scrivere questo memoir di Claudia Durastanti.
 
 Erano anni che volevo leggerlo e quando finalmente qualcuno l’ha provvidamente lasciato all’usato mi ci sono fiondata. 

 Conoscevo a grandi linee la storia: i genitori dell’autrice sono entrambe persone sorde che non comunicano attraverso la lingua dei segni. 

 Inoltre Durastanti è nata a Brooklyn dove si erano trasferiti anni prima i nonni materni, lucani, alla ricerca di fortuna e dove lei ha vissuto fino ai sei anni, quando è poi rientrata in Basilicata.
 
 Dico un memoir difficile perché il grande problema dei memoir è sempre lo stesso: perché quelli che sono fondamentalmente fatti tuoi dovrebbero avere un valore per qualcuno? 

 Rendere il personale qualcosa di universale è davvero un’impresa enorme e il pericolo di tracimare nel diario psicanalitico è sempre dietro l’angolo, anche quando si ha una storia interessante da raccontare.
 
 Durastanti riesce a evitare questo fosso non solo perché è brava a raccontare, ma soprattutto perché ha scelto una chiave di lettura e vi è rimasta fedele (quasi) sempre dal titolo al finale: il concetto di straniero nel senso più ampio possibile.
 
 Il senso di estraneità è la base del libro: sono estranei ad un mondo basato sulla parola e i suoni i suoi genitori sordi, è straniera lei quando nasce in America ed è straniera quando torna in Italia, la povertà la rende estranea al benessere dei suoi compagni di classe ed è estranea al contesto lavorativo nel quale osa catapultarsi dopo la laurea poiché il mondo culturale in Italia è appannaggio per la quasi totalità di eredi alto-borghesi.
 
 Dà, a mio parere (anche se fatico a sopportarne i toni un po’ troppo epici qui e lì) il meglio nella prima parte quando riesce a raccontare con l’amore, il dolore, nonché il distacco necessario, due genitori complessi, tormentati, non integrati loro malgrado, anche per loro ostinata e rivendicata volontà.
 
 La seconda ha alcune pennellate che ho trovato interessanti, in primis la sensazione di sentirsi un simpatico trofeo sociale per i propri datori di lavoro: ehi, guarda, ho trovato l’intelligente presentabile tra i povery e la introduco in società. Una sorta di versione moderna del romanzo ottocentesco coi nobili che innalzavano lo zotico brillante di turno per divertimento.
 
 Per altri versi ho trovato mancasse qualcosa. Pensavo e speravo in una qualche complessa riflessione politica sull’estraneità di classe, anche perché aveva tutto il materiale per raccontarla da un punto di vista interessante.
 Invece su quel punto l'ho trovata stranamente debole, l'unica in cui ogni tanto mi è sembrata debordare nel diario personale abbassando il livello del racconto.

 In generale comunque un gran bel libro che consiglio e che è meritatamente finito nella cinquina dello Strega del suo anno. 


ELIZABETH GEORGE:

Questa giallista statunitense era la passione di una mia ex collega di libreria. 

 Quando usciva un suo nuovo libro impazziva letteralmente di gioia e, per anni, me l'aveva caldamente consigliata.

 Io non ho particolare passione per i giallisti anglosassoni quindi avevo tentennato a lungo e mi sono decisa solo questa estate.

 Presa da un moto di ottimismo e allettata dai numerosi titoli in vendita nella mia libreria dell'usato di fiducia, avevo addirittura comprato due titoli!

 Ebbene. Li ho iniziati entrambi e in entrambi i casi ho cercato disperatamente di andare avanti nella trama con tutte le mie forze. Non ci sono riuscita, troppo noiosi, troppo dispersivi e pieni di lungaggini che non lasciavano mai entrare nel vivo dell'indagine.

 Magari sono stata sfortunata io, ma mi sa che non sono il tipo che ama la cara Elizabeth. Mi spiace.

sabato 6 agosto 2022

Piccole recensioni tra amici! Quattro gialli dal Brasile all'Egitto passando per la Pennsylvania fino a Roma

  In questa estate troppo afosa, finalmente le vacanze stanno per giungere anche per me, anche se, fino all'ultimo sono preda di lavoro di disgraziato studio.

Non me la sono sentita di fare un post sui consigli estivi perché umanamente in una libreria non dell'usato non sono riuscita a fare un vero giro (tanto che avevo adocchiato un manga e ho dovuto mollarlo lì perché non avevo tempo di fare la fila in cassa).

 Tuttavia quest'anno, complice il fatto che il Lazio è provvisto di una costa, sono già andata al mare parecchie volte e ho avuto modo di leggere un bel po' di gialli.

 Ho pensato quindi che un post al riguardo, rubando tempo alle lezioni, potevo anche farlo!

 Unico avviso: nutrendomi ormai quasi solo di libri usati per ragioni economiche, ma anche solo urbanistiche (ne ho vicine due), i libri di cui vi narro non sono sempre reperibili in commercio, ma di certo in biblioteca sì!

 Buona letturaaaaa, e domani, per me, ultimo giro all'usato per il bottino da portare in vacanza!


POLVERE DI DIAMANTE di Ahmed Mourad ed. Marsilio:

 E' un giallo mooooolto strano questo di Ahmed Mourad Ambientato al Cairo, e ha come protagonista un giovane informatore farmaceutico, Taha, che vive da solo col vecchio padre invalido.

Un giorno, dopo uno screzio con una sorta di capo delinquente locale che cerca di estorcergli droga durante un turno notturno in farmacia, Taha torna a casa e trova suo padre assassinato.

 La storia sembra  inizialmente volerci condurre da una parte: chi ha ucciso il padre di Taha? 

 Invece la trama non ha un vero centro, ma si scompone in modo caleidoscopico tra molti personaggi: il commissario di polizia corrotto, il politico onnipresente sulla scena egiziana sin dalla caduta del re, la bella vicina di casa che sogna un Egitto più moderno e giusto, e un sistema di corruzione generale inquietante.

 Non so dirvi se lo abbia trovato un giallo piacevole, perché pur essendoci un'indagine, un colpevole e un ingegnoso metodo per l'omicidio (o gli omicidi) non sono davvero certa che sia un giallo.

 Racconta molte cose, con una morale per noi inquietante e perturbante: chi sono i cattivi? Ci sono cattivi? Alcuni omicidi sono meno gravi di altri? 

 Interessante la costruzione priva di centro e la trama cangiante in cui cattivi e buoni si mescolano continuamente, ma di certo non è un giallo da prendere a cuor leggero.


"BELLINI E GLI SPIRITI" di Tony Bellotto: 

 C'è tutto un filone di gialli scritti da uomini in cui i protagonisti sono PALESEMENTE una proiezione fantastica di ciò che questi uomini ambiscono ad essere: belli, pieni di donne che si spogliano al loro passaggio, intelligenti, virili, con un fisico prestante nonostante si ingozzino di cibo spazzatura e bevano come spugne.

 Bellini è esattamente tutto questo. Con un sacco di donne che si spogliano al suo passaggio, di ogni età e nazionalità mentre lui distrattamente indaga sulla morte di un avvocato spiritista assassinato durante una maratona, non si sa bene come (e neanche se sia stato davvero assassinato).

 L'ambientazione brasiliana è piacevole e insolita, e devo ammettere che gioca molto per me il fatto che il Brasile è il secondo posto extraeuropeo, dopo il Giappone, che mi attira di più.

 Affascinante anche il fatto che sia coinvolta la comunità dei migranti asiatici, un tratto poco conosciuto da noi europei, e in generale ammetto che trama è costruita abbastanza bene.

 L'unica cosa è che davvero, sto testosterone ambulante dopo un po' diventa eccessivo, e fa quasi rimpiangere quando i detective sublimavano nel cibo, di cui peraltro, purtroppo, si parla molto poco.

 Credo che comunque questo sia l'unico libro della serie di Tony Bellotto tradotto in Italia e sia abbastanza introvabile, visto che, oltre all'edizione in allegato coi gialli de La Repubblica, l'unica altra esistente era quella del Cavallo di Ferro (dalla cover a dir poco orrenda), casa editrice fallita anni fa.

Ps. Comunque mi è venuta ancora più voglia di andare in Brasile.


LA PAZIENZA DEL DIAVOLO di Roberto Cimpanelli ed. Marsilio/Feltrinelli:

 Vale per questo libro, il discorso di cui sopra: scrittore che infonde nel protagonista del suo giallo tutte le sue proiezioni fantastiche.

Al contrario del protagonista di Bellotto che comunque si muoveva in una trama che si faceva leggere volentieri e aveva quel tono ironico a reggere il tutto, qui siamo proprio nel campo del giallo trash.

 Siamo a Roma, dove inizia un'assurda scia di omicidi ai danni di efferati assassini e stupratori che non solo nessuno piange, ma che tutti sono un po' contenti vengano ammazzati. 

 Cosa che insomma, possiamo di certo aspettarci dall'opinione pubblica, ma lascia un po' perplessi che la polizia non indaghi a dovere, come sembra accadere durante tutto l'arco della storia.

 Ermanno d'Amore, ex poliziotto che a seguito di un crudo omicidio non risolto è rimasto traumatizzato decidendo di lasciare il lavoro e aprire una libreria, si trova coinvolto suo malgrado e inizia a indagare.

 La trama è piena di tutto: belle donne che cadono al suo passaggio, serial killer, complottismo all'italiana, depistaggi, quintalate di aggressioni e omicidi, assassini tipo Scream che non muoiono mai. Fino a un finale che se tagliavano le ultime trenta pagine era meglio.

 La storia è scorrevole, ma confusionaria, inverosimile anche per un thriller, piena di troppe cose e in cui davvero i personaggi femminili sono una presa in giro: tutte gnocche di qualsiasi età, tutte pronte a cadere ai piedi del sexy Ermanno, tutte che sembra nella vita non abbiano niente da fare se non pensare agli uomini (del resto le donne cosa vuoi che facciano nella vita?).

 Esistono molti altri gialli scritti in modo scorrevole MA con una trama valida. Leggete quelli.

 Un peccato perché fa parte della serie Feltrinelli dei due libri a 9,90.


"IL TEMPO DELLA VENDETTA" di Linda Castillo ed. Piemme:

 Non sono mai stata una grande amante dei crime all'americana perché li trovo molto violenti.

 C'è sempre molto spargimento si sangue, molta voglia di usare le pistole, un sacco di morti, tanta scena.

Sembra che se non muoiano almeno 3 o 4 persone non sia un giallo degno di questo nome, con buona pace dell'investigazione. E' una roba che se la fa Chandler ha un suo fascino da vecchia Hollywood hard boiled, ma dopo un po', come si dice, stucca.

 Senza il contorno alla Humphrey Bogart tutto diventa molto meno affascinante e molto più squallido, che è un po' in generale uno dei problemi dell'immaginario americano di adesso.

 "Il tempo della vendetta" di Linda Castillo non è che faccia eccezione. In 4 giorni si ammassano morti e feriti a tutto andare, il tutto condito da un sacco di pallottole. Però. Però almeno l'ambientazione è interessante: tra gli Amish della Pennsylvania.

 La protagonista, la detective Kate Burkholder è un'Amish che, una volta adulta, è uscita dalla comunità ed è diventata una poliziotta.

 La storia prende le mosse da un'anziana Amish uccisa brutalmente da qualcuno che ne ha anche rapito la nipotina disabile. Si innesca quindi una convulsa indagine che scava nel passato di una famiglia che appare innocua, ma che ovviamente sembra nascondere un oscuro segreto.

 E chi meglio di Kate può indagare nei meandri di una comunità chiusa e complessa da decifrare (sin dalla sua lingua: il tedesco della Pennsylvania??)?

 L'ambientazione e la penna felice della Castillo fanno andare oltre le immancabili americanate e questo giallo è proprio una tipica lettura da ombrellone al cardiopalma. 

Fa parte di una serie edita prima da Fanucci e poi da Piemme con la stessa protagonista e la stessa ambientazione che sembra promettere molto bene.

giovedì 15 luglio 2021

I Consigli di lettura per l'estate 2021 parte II! Giappone, gialli tedeschi, orrori popolari e all'Ikea, fotoromanzi e scelte difficili.

Ill. by Ana Galvan
 Continua la mia cavalcata per proporvi quanti più libri possibile da portare con voi in vacanza.

 Come scritto nel primo post, sto cercando di fare più post con un numero limitato di titoli così riesco a pubblicarli prima che sia settembre e che in vacanza ci si vada di nuovo, covid permettendo, a luglio 2022.

 Questa volta molto Giappone, un po' di orrore, amore e fumetto. Todo per  voi!


TOKYO - STAZIONE UENO di Yu Miri, 21 Lettere ed.:

 Anni fa Yu Miri mi deluse molto con "Oro rapace", uno dei rarissimi libri di narrativa giapponese che si potevano trovare con facilità in libreria essendo un Feltrinelli. Lo trovai tra l'odioso e l'agghiacciante e lo dimenticai prima possibile, assieme a lei. Eppur. Eppure in molti nippofili narravano che Yu Miri fosse un'autrice a cui dare una seconda, una terza, anche una decima possibilità.

 

L'occasione si è presentata con l'edizione di "Tokyo - Stazione Ueno" da parte della casa editrice 21lettere.

  Il protagonista è un clochard, categoria umana sulla quale, vi stupirà saperlo, non esistono così tanti romanzi. Ogni tanto, in libreria capitava che qualcuno ce ne chiedesse, ma sono rari anche i saggi, gli invisibili restano tali anche agli occhi di scrive.

 L'uomo è ormai anziano e vive per strada vicino al parco di Ueno, assieme a tanti altri invisibili. Alternandola a piccoli episodi quotidiani, ci racconta la sua esistenza, quella di un uomo in verità abbastanza comune.

 Nato in una famiglia poverissima, dopo un matrimonio combinato e due bambini, si era trasferito da solo a Tokyo nel tentativo di guadagnare più soldi per mantenere la propria famiglia. Una vita come tantissime che però a un certo punto, molto in là con gli anni, accumula una piccola serie di tragedie e si infrange sulla strada dove finisce a dormire. 

 Il libro è bellissimo, duro, reale e in modo duro e reale ci mette davanti ai nostri umani limiti. 


TRIONFO D'AMORE. Breve storia del fotoromanzo di Aldo Della Vecchia, Graphe ed.:

 

Migliaia di commenti indignati sui social (e non solo), ogni giorno, s'indignano perché altrettante migliaia di persone seguono i profili ig di influencer di ogni genere.

 Queste divinità moderne (dove esistono dei, semidei, semplici ninfe e aspiranti eroi) solitamente ripropongono sempre la stessa identica pappa: un lavoro felice, tante vacanze, una famiglia da sogno, una casa splendida. Più o meno credo sia lo stesso motivo per cui la gente si straccia le vesti per programmi come "Uomini e donne".

 Non è forse la versione 2.0 del fotoromanzo? Le vite degli altri, bellissimi e innamoratissimi, fatte apposta per farci sognare?

 Il libercolo della Graphe edizioni ripercorre le origini e la storia di quello che fu un fenomeno da centinaia di migliaia di copie per qualche decennio lanciando nell'olimpo degli dei personaggi del calibro di Sophia Loren. 


ALMANACCO DELL'ORRORE POPOLARE a cura di Fabio Camilletti e Fabrizio Foni ed. Odoya:

 Questo per me è il saggio dell'estate e anche di Halloween. LO AMO. 

 Contiene tutte le robe orrorifiche che mi affascinavano (e respingevano) sin dall'adolescenza. 

 Odoya propone in un solo libro una serie di saggi su ciò che oscuramente, attraverso i modi più disparati, è venuto a formare l'immaginario dell'inquietudine orrorifica italiana. 

 Non quell'orrore da cronaca nera che fa attorcigliare lo stomaco, ma quella sensazione strisciante che rende la pianura padana in estate un posto inquietante, gli etruschi magici (e molto simili agli Indiani d'America di King per utilizzo cosmogonico che ne viene fatto), i mostri pagani usati per spaventare i bambini che però insomma, da qualche parte abbiamo la sensazione debbano esistere davvero. 

 Scampoli di storia arrivati fino a noi come echi magici tra benandanti e streghi (non stregoni, streghi). 

 Un immaginario cattolico che incontra il paganesimo agitato in campagne degne del New England e del Maine di King, cariche di orrori primordiali e incarnazioni del demonio che autori come Sclavi, Buzzati e Avati hanno saputo cogliere nella loro produzione con intuizioni di rara maestria.

 Un piccolo giacimento di idee su cui tornerò in ottobre (e chissà che non ci scappi anche una diretta coi curatori).


UN LAVORO PERFETTO di Tsumura Kikuko ed. Marsilio:

 

Questo voglio assolutamente leggerlo perché sono davvero curiosissima di capire in che modo l'autore ha deciso di affrontare un argomento secondo me centrale per la mia generazione: l'idea che il lavoro stakanovista dopotutto non abbia nessun senso nel momento in cui non è pagato abbastanza per farti venire un esaurimento nervoso e, dopotutto, anche se lo fosse, forse quell'esaurimento nervoso preferiremmo non averlo.

 I carichi di lavoro indecenti, le responsabilità pressanti, ambienti di lavoro tossici portano all'esasperazione lavoratori che, fondamentalmente, cercano solo di pagarsi un tetto sopra la testa e vorrebbero rimanere fuori da tutte le possibili deliranti dinamiche possibili che il capitalismo (e l'assurda politica delle risorse umane collegata, stile Hunger Games) ci ha convinto essere normali ed ineluttabili.

 Una giovane donna, a seguito di un esaurimento nervoso, chiede al centro d'impiego di trovarle solo lavori poco impegnativi e che non la portino ad avere responsabilità. Nonostante i suoi sforzi, l'impresa sembra rivelarsi molto più difficile del previsto e ogni lavoro diventa tragicamente più impegnativo del previsto.

 Trovo nella storia molte affinità con la mia vita lavorativa e probabilmente la troveranno molte altre persone. Io ho sempre la sensazione che il banco lavorativo fatto di molti obblighi e pochi soldi, prima o poi dovrà saltare. Intanto cerco questo libro sperando corrisponda all'idea che mi sono fatta di lui.


TISANA LETALE di Brigitte Glaser ed. Emons:

Ve lo dico, non ne so molto. L'ho visto su un banco di libri al mercato (è uscito appena un mese fa, boh chissà) e qualcosa mi ha attratto fatalmente.

 Non so se il titolo, la copertina, l'idea di una cuoca e una vacanza detox, boh, tutto gridava vacanza e anche se non ho mai letto un giallo tedesco mi sono detta: perché no?

 La trama vede protagonista una cuoca con tendinite che accetta il consiglio di un'amica di fare un po' di vacanza in un centro wellness.

 Come in ogni posto di vacanza, la fauna ospite è molto varia e ovviamente ci sarà un omicidio. Mi ispira proprio, anche se le fiction tedesche non hanno fatto un gran servizio al loro immaginario narrativo (temo di ritrovarmi davanti a quelle robe statiche con una fotografia post sovietica d'antan). 

 Vi farò sapere.


SCIROCCO di Giulio Macaione ed. Bao Publishing:

 La nuova graphic novel di Giulio Macaione è sospesa tra Venezia e la consueta Sicilia. 

 La protagonista, di primo acchito, sembra Mia, una diciottenne che sta per coronare il suo sogno di essere ammessa in un'importante accademia di danza, ma è in realtà sua nonna Elsa, ex scultrice. 

 La donna scopre di avere la recidiva di un tumore le cui cure precedenti l'hanno privata della giusta forza nel braccio per portare avanti il lavoro di una vita. Piena di dubbi, Elsa parte per la Sicilia senza dire nulla a nessuno per ritrovare il suo primo amore al quale non ha mai smesso di pensare.

 Detta così sembra una storia romantica, ma sarò sincera, non è di questo che parla il libro.

 Il libro parla di un argomento molto tabù per molti motivi, tutti complessi: la scelta di non curarsi davanti ad un male che ghermisce il nostro corpo. 

 Macaione lo fa con grande delicatezza, senza la pretesa di dare risposte o grandi verità, ma col solo intento di mostrare il frammento di alcune vite che si scontrano davanti a questo dramma. Cosa è giusto fare davanti a qualcuno che ci mette davanti a questa decisione: interferire? Accettare? E se non ci fosse una vera risposta?

 Un libro che mostra la grande crescita anche grafica dell'autore, con scene bellissime ambientate in Sicilia e il corpo danzante di Mia che si staglia su una Venezia dai toni autunnali, splendida eppure malinconica, come questa storia.


HORRORSTOR di Grady hendrix ed. Mondadori:

Lo scorso anno avevo straconsigliato "Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe" (e ve lo consiglio anche quest'anno), un horror molto particolare che vedeva un gruppo di giovani casalinghe di fine anni '80-inizio anni '90 alle prese con un vampiro spalleggiato dal potere più pericoloso dell'universo: il patriarcato.

 Quest'anno Mondadori propone il libro precedente di Hendrix: "Horrorstor" presentato anche graficamente come un delizioso catalogo Ikea.

 Il tema horror delle case infestate è un topos letterario molto amato MA nessuno aveva mai pensato prima cosa accadrebbe se ad essere infestata non fosse una casa, ma un negozio che vende mobili per la casa

Cinque dipendenti alle prese con un negozio imbizzarrito faranno quello che non bisogna mai fare eppure tutti in un horror fanno: ci passano la notte.

 Si prospetta molto gustoso.

martedì 6 luglio 2021

I consigli di lettura per l'estate 2021 parte I! Fannie Flagg, gialli sardi e d'antan, Genova e la memoria collettiva, Stephen King e delitti raffinati!

Ill by Marumichi
 Come ogni santa volta in cui il momento dell'anno richiede un elenco di miei consigli, io mi accorgo di essere già in ritardo. Un secondo prima era maggio, un secondo dopo sto per fare le valigie per la Sardegna.

 
Considerando che l'inverno-primavera hanno avuto una durata percepita di circa 50 anni, considero il modo in cui questa fatua estate, che sembra quasi normale, sta volando via decisamente crudele.

 Purtroppo c'è poco da fare, tutto quello che posso fare per allietarvi è:

1) Ricordarvi che il 7 Luglio alle 18:30 c'è l'ultima diretta prima dell'autunno sulla mia pagina fb che avrà come splendido ospite Giulio Macaione pronto a presentare il suo "Scirocco" ed. Bao Publishing (che sarà nella prossima tranche di consigli per l'estate).

2) Sfornare la prima tornata di consigli estivi. Ho deciso di più post meno ciccioni per i miei normali standard, così almeno li pubblico una volta terminati e non aspetto 5 settimane di rivederli e sistemarli.

Bando alle ciance! Eccoveli serviti!


RITORNO A WHISTLE SHOP di Fannie Flagg ed. Rizzoli:

 Forse per il caldo estivo che rievoca atmosfere del sud degli Stati Uniti, forse per il fatto che puntualmente ogni estate ho voglia di leggere qualche libro ambientato lì durante il periodo della segregazione razziale (io ho le voglie di lettura che vanno letteralmente a stagioni), ma ho sempre pensato che "Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Shop" fosse un libro prettamente estivo.

 Trovo quindi cosa ottima e giusta che il seguito, "Ritorno a Whistle Shop" che racconta le vicende del figlio di Idgie e Ruth, esca in estate, pronto per essere divorato con la calura che si immagina di provare entrando in un polveroso e afoso caffè dell'Alabama.

 Se non avete letto neanche il primo CORRETE IN LIBRERIA. 

Sì, il film è molto bello, ma in alcune parti (assai importanti, tipo l'identità di Idgie), non è molto fedele.


A CHE PUNTO E' LA NOTTE di Fruttero e Lucentini:

Sì è un libro del 1979 e no, non è uscita nessuna specifica riedizione. Lo consiglio perché è l'emblema dei libri d'antan che si vuole leggere da una vita e da una vita si rimanda. 

 Durante il lockdown ho visto il film tratto da "La donna della domenica" (mi manca da leggere anche questo), con Marcello Mastroianni. 

 Con mia grande sorpresa ho scoperto che si tratta di un giallo all'italiana in piena regola: suspense, riferimenti culturali iperpop dell'epoca, quella certa morbosità (un filino maschilista vista con i nostri occhi, ma ovviamente coerente col periodo) e omicidi degni di Dario Argento. 

 Mi sono accorta di avere quindi un'idea sbagliata di Fruttero e Lucentini che credevo appartenere a un passato di gialli un po' polverosi e ho deciso di rimediare. Vergogna su di me.

 Il grande plus economico del ripescare perle dal passato sta anche nel fatto che si trovano facilmente in biblioteca e in quantità all'usato, dove si possono avere davvero a pochissimo (io l'ho pagato ben 0,60 cent). Non male, quando la voglia di libri è tanta e il portafoglio è vuoto.


NESSUN RIMORSO. Genova 2001-2021 di AA VV ed. Coconino Press:

 Tutto ciò che ricordo vividamente del G8 è l'enorme quantità di genovesi che all'epoca si riversò in Sardegna, passando il tempo a leggere convulsamente i giornali nel disperato tentativo di capire cosa accadesse nella loro città e alla loro città.

Che le cose non sarebbero volte al meglio e ci si preparasse a qualcosa di tremendo era nell'aria e mi sento di dire che era nell'aria anche il fatto che avrebbe assunto le enormi proporzioni che ebbe in fatto di violenza. 

 C'era in tutti la sensazione che stessimo guardando da lontano qualcosa di estremamente nefasto.

 Io avevo 17 anni  e, come ogni estate, passavo tre mesi in Sardegna a casa dei miei nonni senza tv (e ovviamente, vista l'epoca, senza cellulare).

 Avevo un amico di Genova nella mia piccola compagnia, che passava le giornate al mare a parlare della sua città come se si trovasse in quel momento in un posto fuori dall'Italia, dove tutto sarebbe potuto orrendamente succedere. 

 Successe, e data la mancanza di tv ricordo molto meglio le foto sui giornali e gli articoli, dei tg e delle immagini che non vidi, stranamente circondata da esuli forzati dalla loro città.

 Quella sensazione di alterità che rese possibile la sospensione di ogni regola democratica è bene che non venga dimenticata in nessun modo e la raccolta Coconino Press, a vent'anni da quella terribile estate, porta avanti questo esercizio di memoria attraverso un'antologia di storie, testimonianze e illustrazioni di scrittori e fumettisti. 

 Necessario.


NEGLI STATES CON STEPHEN KING di Orazio Labbate, Giulio Perrone ed.:

Piccolo libro per grandi appassionati, è l'ideale per gli amanti di Halloween, di King e di chi in generale ama leggere horror in estate. 

 E' una piccola guida letteraria ai luoghi descritti nei più famosi romanzi di King. Orazio Labbate suggerisce sensazioni e riporta particolari d'atmosfera che vi metteranno voglia di fare la valigia per il New England ora.

 Ne riparleremo anche a Ottobre, of course. Intanto, se non amate King, sappiate che fa parte di una collana, "Passaggi di dogana", che potrebbe soddisfare i vostri gusti in molte altre parti del mondo con molti altri scrittori, fate un giro sul sito.

Ps. Se siete anche alla ricerca di un libro King da abbinare, personalmente consiglio "Pet Sematary" che un po' conferma la strana passione dell'autore per i finali trash, ma è davvero tra i più riusciti che abbia letto finora.


NEROINCHIOSTRO di Sara Vallefuoco ed. Giallo Mondadori:

 Come ogni estate, i gialli sono la mia principale fonte di sostentamento letterario. 

 E' da quando l'ho visto in libreria che faccio la corte a "Neroinchiostro", storia ambientata in Sardegna nel 1899 che ha per protagonista un carabiniere inviato in Sardegna dal continente assieme ad altri colleghi per contrastare il brigantaggio. A seguito di una denuncia di furto, viene scoperto il cadavere di un altro carabiniere e inizia una storia di omicidi e segreti.

 Di più non so dirvi perché l'ho comprato MA lo leggerò in santa pace ad agosto, quando sarò comodamente sdraiata su una splendida spiaggia sarda.

 Anche l'atmosfera vuole la sua parte.


LA SERIE OXFORD e I DELITTI DI ALICE di Guillermo Martinez ed. Feltrinelli-Marsilio:

 Se avete voglia di leggere dei gialli d'investigazione molto letterari, i due libri di Guillermo Martinez fanno al caso vostro. Il primo potete trovarlo nella combo dei due libri a 9,90 Feltrinelli ed è La serie Oxford, il secondo è uscito un paio di mesi fa per Marsilio, "I delitti di Alice".

 Potete tranquillamente leggerli in modo indipendente, nel secondo si fa qualche vago accenno al primo libro, ma senza che sia davvero rilevante ai fini della lettura.

 Nel primo, un giovane matematico con borsa di studio per la ricerca a Oxford, viene casualmente coinvolto in una serie di strani omicidi che potrebbero sembrare assai facilmente morti naturali. 

Assistendo il professor Seldom, un luminare della materia, tra moltissimi riferimenti letterari e matematici, giungerà alla soluzione.

 Ammetto che pur essendo davvero godibile, a mio parere è molto più fluido a livello di trama il secondo, "I delitti di Alice", che vede sempre protagonisti Seldom e il suo assistente, ma a partire da una serie di delitti che si intrecciano col lato oscuro della vita di Lewis Carroll.

 Se amate i gialli poco violenti e molto raffinati, fanno al caso vostro.


E finisce così la prima parte! Tenetevi pronti prestissimo per la seconda!

martedì 26 gennaio 2021

"Il commissario Ricciardi", una fiction di fantastoria abbastanza riuscita. Fotografia da diesci, Guanciale da sette, Claustrofobia da zero e Fascismo non pervenuto.

 Ieri sera è andata in onda la prima puntata della fiction su Ricciardi, il fascinoso e tormentato commissario creato da Maurizio De Giovanni (qui il mio post sui suoi libri, bellissimi) la cui peculiarità, nella selva dei commissari, è quella di vedere i fantasmi dei morti di morte violenta nel luogo dove sono deceduti. Non solo li vede, ma li sente anche, finendo per vivere una tormentata esistenza al liminare tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti.

 Devo dire che quando la Rai ha deciso di trarne una fiction ero piuttosto preoccupata.

 "I bastardi di Pizzofalcone" era stato un mezzo disastro (per me ovviamente), nonostante i libri fossero praticamente stati scritti per essere la base di una fiction.

 I personaggi travisati, le situazioni ribaltate in stile "Occhi del cuore" e una Napoli noiosa come un paesello delle montagne svizzere, avevano messo una pietra tombale sulla mia fiducia nella tv generalista di riuscire a produrre un prodotto, non dico al passo coi tempi, ma almeno non al limite della telenovela.

 Ricciardi peraltro presentava due problematiche aggiuntive:

1) L'ambientazione in epoca fascista, alias la kriptonite della tv italiana.

2) Gli effetti speciali (che forse gli ultimi visti risalgono a "A come Andromeda") perché insomma, supponevo che nemmeno in Rai sarebbero giunti  a pensare che un figurante infarinato potesse essere credibile come fantasma.

 Ebbene, contro ogni aspettativa, la Rai è riuscita a sfornare un prodotto direi accettabile, superiore di sicuro a quello che mi aspettavo, con qualche punta di qualità e qualche evidente pecca.

 Ecco a voi la mia analisi minuto per minuto.


LE COSE RIUSCITE

LA FOTOGRAFIA:

 Se questa serie risulta più convincente di tante altre è perché, finalmente, la fotografia non è "Duccio smarmella".

 Il lavoro di luci e di atmosfere fa praticamente metà della fiction che nei suoi numerosissimi (se non tutti) interni, appare quasi una sorta di fumetto horror.

 Su fb in molti mi hanno fatto notare come la fiction avesse di certo preso a piene mani dal fumetto Bonelliano di Ricciardi (del quale ho letto un paio di numeri che mi sono parsi molto convincenti).



 In effetti Ricciardi è un protagonista molto fumettoso. Ha una sorta di superpotere, si aggira in una città oppressa, i co-primari sono tutti estremamente delineati. Inoltre l'epoca fascista e il fumetto horror hanno molte tinte in comune, quel grigio cupo, quel virare verso il verdastro, che restituiscono una certa tensione distopica, insomma, se il Ricciardi che vediamo è credibile è perché il contesto, più che storico, è riuscitamente fantastorico e la fotografia in questo gioco è stata fondamentale e credibilissima. Voto diesci.


I PERSONAGGI:

 Bisogna spezzare una lancia anche in favore del direttore del casting che, almeno in questa puntata, non ha dovuto cedere a nessuna starlette o attore di prima fascia, Lino Guanciale (che però è in parte) escluso.

 I personaggi, a mio parere, sono tutti molto azzeccati

 Lino Guanciale (dieci anni fa avrebbero dato il ruolo a un riluttante Scamarcio) in effetti ha le phisique du role per essere l'oggetto del desiderio di tutte le donne etero dentro e fuori lo schermo, esattamente come Ricciardi lo è per tutte le donne che hanno la fortuna di incontrarlo nel libro.

 Livia, che ricordavo bionda, ma tutti mi dicono sia mora, è molto bella, ha un viso antico il giusto e una certa regalità. Tutte cose che apprezzo moltissimo. Le manca forse quella nota un po' imprevedibile e felina che De Giovanni sottolinea numerose volte nei libri. Ha una certa freddezza che speriamo svanisca nelle prossime puntate.

Maione, sua moglie, Rosa, il prete, i gerarchi vari del commissariato sono tutti in parte, più o meno come li immaginavo. L'unico completamente diverso è il dottor Modo che, non so perché, ho sempre immaginato un signore pelato e con gli occhiali, ma quello è un problema mio.

 Bambinella, fantastico. Spero abbia più scene. Era bello il personaggio nei libri, l'attore è bravissimo e super in parte. Il migliore di tutta la fiction.


LE COSE NON RIUSCITE:

I PERSONAGGI:

 Se Lino Guanciale è di sicuro in parte, avrebbe però dovuto calcare meno la mano sull'estremizzazione di Ricciardi. Ci sono intere scene in cui è accigliatissimo, altre in cui è basitissimo, altre ancora in cui è al limite del vampirismo. 

 Certo, è interessante la possibilità che Ricciardi, avendo a che fare col regno dei morti, ne assuma anche alcune caratteristiche, ma insomma, una recitazione un filino più sfumata non è che guastava.

 Inoltre. Va bene che non sono state dedicate troppe scene alla caratterizzazione dei personaggi, (Rosa, personaggio fantastico nel libro, qui dice tre battute e una è sul ferro da stiro), ma Ricciardi, tipo, si cambierà ogni tanto, o no? Ha quell'impermeabile attaccato al corpo SEMPRE. Temevo che a un certo punto ci andasse a dormire.

 Enrica. Mi spiace ma è davvero l'unico personaggio che secondo me stona. 

 Lei troooooppo bellina, troppo moderna soprattutto. Non basta infilare gli occhiali a una ragazza graziosa per renderla una bellezza "interessante". Io la immaginavo molto diversa, non così bellina e non così moderna, una bellezza un po' antica diciamo, meno fine anche. E' l'unica che sembra provenire dal 2020 e non è convincente in un contesto fantastorico. Peccato.

LA CLAUSTROFOBIA:

Di sicuro ci sono dei motivi pratici ed economici che hanno portato la fiction ad essere una lunga sequela di scene piuttosto statiche, con poche persone, in interni molto ripetitivi. 

 Girare in interni costa meno che girare in esterni, e immagino che in parte sia stato girato in epoca Covid con tutti i limiti del caso. Soprattutto per questo, non me la sento di infierire su una regia statica che risulta più convincente di quella di Pizzofalcone per un motivo: sembra di leggere un fumetto.

 Le scene sono ampi riquadri con dialoghi e poi si passa al successivo. Ricciardi è fumettoso e ci sta, però manca così completamente un personaggio presentissimo nei libri di De Giovanni: Napoli.

 Napoli scompare, non c'è la vita, non ci sono le persone, i ritmi, i cibi, la vitalità, la fame, la miseria e lo splendore. Siamo su un set cinematografico o, appunto, nelle vignette di un disegnatore un po' pigro che non ha voglia di fare sfondi.

Spero che il problema fosse il Covid.

GLI EFFETTI SPECIALI:

Mio cognato
Una cosa bisognava fare: i fantasmi.

  Dico solo che l'ologramma di mio cognato che fa il cavaliere fantasma nel castello di Santa Severa, non solo è fatto meglio, ma fa più paura.

Inoltre Ricciardi è praticamente perseguitato dai fantasmi che vede ovunque quando cammina. 

Qui invece c'è il tenore ammazzato (che non capisco bene cosa dice, ma è un problema mio) e un fantasmino incontrato per strada. Per il resto Ricciardi cammina in strade deserte degne di un Lockdown ante litteram.

 Mettetecelo qualche fantasma in più, anche fatto male, se no Guanciale fa il tormentato senza motivo.


LE COSE BOH VEDIAMO COME VA:


IL PERIODO FASCISTA:

 Per ora tutto quello che ci riconduce al periodo fascista è l'aver intravisto sfocata l'immagine di Mussolini dietro al gerarca e la faccia disgustata di Ricciardi-Guanciale quando il gerarca fa velati riferimenti "A Roma". Fine.

 Per il resto potremmo essere ovunque, in un tempo abbastanza indefinito. E in effetti, come detto sopra, che siamo a Napoli lo sappiamo giusto perché abbiamo letto i libri e appare una sfogliatella, altrimenti potremmo letteralmente essere ovunque. E infatti parte delle scene è stata girata a Taranto.

 Vorrei pensare che nella prima puntata non è che puoi affrontare bene il contesto, ma temo sia il solito modo italiano di fingere che una cosa controversa e vergognosa insomma vabbeh facciamo finta che non c'è veramente e facim ammuina.

 Beneficio del dubbio almeno fino alla seconda puntata.


E voi? Lo avete visto? Vi è piaciuto? Cosa ne pensate?

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