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lunedì 13 gennaio 2025

Le mie letture dell'estate 2024! Tra giallisardi e gialli islandesi, cucine angloiraniane, orrori islandesi, delusioni inglesi e addii svedesi

 Assolutamente incredibile (ma vero) avevo lasciato in sospeso il post con le recensioni delle mie letture estive dallo scorso settembre.

In nome dei miei rinnovati buoni propositi di seguire di nuovo maggiormente il blog a sfavore dei social che stanno tendendo verso la broligarchia reazionaria, inauguro questo nuovo corso terminandolo dopo mesi.

 In realtà lo scorso anno anno temo di aver passato davvero troppo tempo sul cellulare a sfavore della scrittura e della lettura.

 E' stato sicuramente colpa dello stress che porta a fare cose il meno impegnative possibili nel tempo libero, ma è stata più colpa mia che non ho saputo gestire la cosa.

 Cercherò di tornare ai bei vecchi tempi nonostante tutti i limiti dati dal lavoro e dal fatto che, contro la mia totale volontà e per colpa della burocrazia italiana, sono dovuta tornare sui libri universitari.

 Un giorno, quando non mi darà ai nervi anche solo il pensiero, racconterò bene la storia, (no non sono un'insegnante come sa chi legge il blog da secoli, sì la laurea magistrale ce l'ho già da 15 anni, ma per fare un lavoro sottopagato non basta manco più quella).

 Intanto vi risparmio i miei rancori personali e vi lascio le recensioni.

Buona lettura!


GIALLOSARDO AAVV Pickwick ed.:
 
 Raramente mi piacciono le raccolte tematiche perché in generale non mi sembra che gli scrittori e le scrittrici rendano troppo bene quando si tratta di scrivere racconti “su commissione”, legati a temi o, come in questo caso, luoghi specifici.
 
 Ci sono però sempre felici eccezioni e “Giallosardo” è una di queste. 
 Devo dire che la media dei racconti è molto buona, si vede chi come Fois è del mestiere, e chi non lo è particolarmente come Ilenia Zedda (il suo racconto mi sembra un esemplare tipico di scuola di scrittura creativa: trick di base interessante, ma poi la resa si impiglia in alcune sottigliezze tipo la coerenza della trama).
 
 Avevo nostalgia della Sardegna e l’ho letto durante alcuni giorni caldissimi a Rodi. 
Assieme ai gyros e all’acqua cristallina, ha aiutato a farmela passare.

 
L’UOMO INQUIETO di Henning Mankell e SOTTO LA CITTA' di Arnaldur Indridason:
 
 I gialli nordici hanno sempre il loro fascino. 
 
 Il problema, nella grande mole delle traduzioni, è non incappare in frequenti delusioni.
 Quest’anno, siccome ho avuto una primavera/estate impegnatissima ed ero riuscita a leggere poco, ho voluto andare sul sicuro e ho puntato due certezze: Mankell e Indridason.
 
 Per puro caso (ossia quello che passa l’usato) ho trovato “L’uomo inquieto” senza sapere fosse l’ultimo capitolo della lunghissima serie del commissario Wallander.
 
 C’è da dire che in generale scrittori e scrittrici raramente trattano bene le loro creature e sanno dargli degni finali, ma in questo caso Mankell è riuscito in un libro molto malinconico, a tratti struggente, a tirare tutte le fila della lunga vita del suo commissario.
 
 La storia inizia quando Linda, l’unica figlia di Wallander, poliziotta anche lei, si fidanza con un broker abbastanza ordinario, figlio di Hakan von Enke un importante ammiraglio svedese che fu coinvolto in un famoso caso di spionaggio ai tempi dei governi di Olof Palme. 

 Un sottomarino russo era stato individuato in acque svedesi e, invece di essere costretto a riemergere, all’ultimo era stato lasciato andare. 

 Hakan non si è mai dato pace per l’evento e aveva iniziato a indagare, convinto che vi fosse una spia del Kgb interna alla marina svedese.
 
 Tutto questo non interessa poi molto Wallander finché prima von Enke e poi sua moglie svaniscono nel nulla. C’entra forse questo antico intrigo internazionale? E, nel caso, chi è che spiava chi e quando?
 
 La storia, benché ricca di colpi di scena, è molto chiara e  lascia ampio spazio alla chiusura di tutte le linee narrative della vita di Wallander rimaste in sospeso.

 Sappiamo che fine farà Bajba, il grande amore estone del commissario, sappiamo cosa accade all’ex moglie e cosa alla figlia, conosciamo il suo crepuscolare tramonto che non anticipo per non fare spoiler, ma spezza il cuore.
 
 Un grande autore che è riuscito a dire degnamente addio ad un grande personaggio con un’indagine interessante e un senso della fine dignitoso e palpabile.
 
 Il romanzo di Indridason invece non ha una particolare rilevanza nella serie del suo commissario Erlendur. 
 Ambientato nell’esotica Islanda, racconta una cruda storia di violenza sulle donne e di tragici e ingiusti tranelli del destino.
 
 Un uomo qualunque viene trovato assassinato nel suo appartamento. Sembra un delitto d’impeto, ma chi mai potrebbe voler uccidere un uomo qualunque? Qualcuno, probabilmente, che sa qualcosa in più, un segreto dietro la maschera della normalità.
 
 Inizia un viaggio a ritroso nella cr. Non dico molto di più: bello da leggere, ma abbastanza tosto per gli argomenti trattati.

 
LA CUCINA COLOR ZAFFERANO di Yasmin Crowther ed. Guanda:
 
 Ogni anno mi piace leggere un romanzo ambientato in Medioriente/India. 
  Non so perché, ma mi piace l’idea di leggere qualcosa di scritto o ambientato in luoghi lontani geograficamente e culturalmente da me. 

 Questa estate è stato il turno di “La cucina color zafferano”, ambientato in parte in Inghilterra e in parte in Iran.
 
 Le protagoniste sono Maryam, iraniana immigrata in Inghilterra ai tempi della rivoluzione islamica, e sua figlia Sara, nata dal matrimonio con un gentile coetaneo inglese.

 Tutto parte da una tragedia involontaria: Maryam si rivela violenta verso il nipote, figlio della sorella minore appena morta e arrivato da poco dall’Iran. Sara cerca di difenderlo e nel tentativo si ferisce perdendo il bambino che ha in grembo.
 
 Disperata per l’avvenimento, Maryam decide di tornare in Iran ad affrontare i fantasmi del passato. 

 In una serie di flashback la scopriamo ragazzina, figlia di un generale dello scià, desiderosa di diventare infermiera e di decidere la sua vita. Riuscirà a fare tutto quello che desidera, ma pagando un prezzo troppo alto nel fisico e nell’anima che la traumatizzerà per sempre.
 
 Allora. La parte migliore sono i flashback dell'infanzia e della giovinezza di Maryam in Iran. Finché il libro parla delle sue vicissitudini fino al momento della partenza per l'Inghilterra devo dire che merita. Il resto, che purtroppo è parecchio, è abbastanza noioso.

 La coda del libro è inutilmente lunga e assume anche vaghi contorni da telenovela turca, le parti dedicate alla figlia Sara sono abbastanza prive di forza.

 Non lo consiglierei a meno che non siate appassionati di storia dell’Iran, per il resto perdibilissimo, infatti l’ho lasciato a Rodi.
 
 
LA STRANIERA di Claudia Durastanti ed. La nave di Teseo:
 
 Interessante e molto molto molto difficile da scrivere questo memoir di Claudia Durastanti.
 
 Erano anni che volevo leggerlo e quando finalmente qualcuno l’ha provvidamente lasciato all’usato mi ci sono fiondata. 

 Conoscevo a grandi linee la storia: i genitori dell’autrice sono entrambe persone sorde che non comunicano attraverso la lingua dei segni. 

 Inoltre Durastanti è nata a Brooklyn dove si erano trasferiti anni prima i nonni materni, lucani, alla ricerca di fortuna e dove lei ha vissuto fino ai sei anni, quando è poi rientrata in Basilicata.
 
 Dico un memoir difficile perché il grande problema dei memoir è sempre lo stesso: perché quelli che sono fondamentalmente fatti tuoi dovrebbero avere un valore per qualcuno? 

 Rendere il personale qualcosa di universale è davvero un’impresa enorme e il pericolo di tracimare nel diario psicanalitico è sempre dietro l’angolo, anche quando si ha una storia interessante da raccontare.
 
 Durastanti riesce a evitare questo fosso non solo perché è brava a raccontare, ma soprattutto perché ha scelto una chiave di lettura e vi è rimasta fedele (quasi) sempre dal titolo al finale: il concetto di straniero nel senso più ampio possibile.
 
 Il senso di estraneità è la base del libro: sono estranei ad un mondo basato sulla parola e i suoni i suoi genitori sordi, è straniera lei quando nasce in America ed è straniera quando torna in Italia, la povertà la rende estranea al benessere dei suoi compagni di classe ed è estranea al contesto lavorativo nel quale osa catapultarsi dopo la laurea poiché il mondo culturale in Italia è appannaggio per la quasi totalità di eredi alto-borghesi.
 
 Dà, a mio parere (anche se fatico a sopportarne i toni un po’ troppo epici qui e lì) il meglio nella prima parte quando riesce a raccontare con l’amore, il dolore, nonché il distacco necessario, due genitori complessi, tormentati, non integrati loro malgrado, anche per loro ostinata e rivendicata volontà.
 
 La seconda ha alcune pennellate che ho trovato interessanti, in primis la sensazione di sentirsi un simpatico trofeo sociale per i propri datori di lavoro: ehi, guarda, ho trovato l’intelligente presentabile tra i povery e la introduco in società. Una sorta di versione moderna del romanzo ottocentesco coi nobili che innalzavano lo zotico brillante di turno per divertimento.
 
 Per altri versi ho trovato mancasse qualcosa. Pensavo e speravo in una qualche complessa riflessione politica sull’estraneità di classe, anche perché aveva tutto il materiale per raccontarla da un punto di vista interessante.
 Invece su quel punto l'ho trovata stranamente debole, l'unica in cui ogni tanto mi è sembrata debordare nel diario personale abbassando il livello del racconto.

 In generale comunque un gran bel libro che consiglio e che è meritatamente finito nella cinquina dello Strega del suo anno. 


ELIZABETH GEORGE:

Questa giallista statunitense era la passione di una mia ex collega di libreria. 

 Quando usciva un suo nuovo libro impazziva letteralmente di gioia e, per anni, me l'aveva caldamente consigliata.

 Io non ho particolare passione per i giallisti anglosassoni quindi avevo tentennato a lungo e mi sono decisa solo questa estate.

 Presa da un moto di ottimismo e allettata dai numerosi titoli in vendita nella mia libreria dell'usato di fiducia, avevo addirittura comprato due titoli!

 Ebbene. Li ho iniziati entrambi e in entrambi i casi ho cercato disperatamente di andare avanti nella trama con tutte le mie forze. Non ci sono riuscita, troppo noiosi, troppo dispersivi e pieni di lungaggini che non lasciavano mai entrare nel vivo dell'indagine.

 Magari sono stata sfortunata io, ma mi sa che non sono il tipo che ama la cara Elizabeth. Mi spiace.

lunedì 22 luglio 2024

I consigli per l'estate 2024! Una carrellata tra gialli, mondi specchio, scrittrici misteriose, rabbia, mostri e fanciulle sarde

 Torno di sorpresa sorpresissima con un post di consigli per l’estate che poi alla fine è diventato anche un piccole recensioni tra amici.

  Incredibili miracoli che accadono in una torrida serata di luglio!
Non mi dilungo troppo e vi lascio con le recensioni prima che questo post esca in tempo per la prossima estate!


DOPPIO. IL MIO VIAGGIO NEL MONDO SPECCHIO di Naomi Klein ed. La nave di Teseo:

  Stranissimo che si sia parlato così poco di questo saggio di Naomi Klein, un saggio che sicuramente come è stato fatto notare non brilla per la traduzione sin dal titolo (l’originale era “Doppelganger”, incomprensibile perché sia stato cambiato), eppure tocca in modo inquietante praticamente tutti i punti delle derive politiche distopiche a cui stiamo assistendo da qualche anno a questa parte.
 
 Naomi Klein, autrice di “No logo”, parte da un suo diciamo problema personale: la gente la confonde con Naomi Wolf. 

 E voi direte, e vabbeh, sai quante volte capita a me di essere confusa a caso (tipo, a me sbagliano regolarmente il cognome in Mangano, forse perché è più comune)?
 
 E beh, nel suo caso è un problema bello grosso perché Naomi Wolf è il suo esatto opposto: è nata come studiosa del femminismo (suo il famoso “Il mito della bellezza”) e poi ha preso una strana deriva.

 In un rapido giro di walzer, condito anche da libri piuttosto dubbi, ha sposato tesi novax, ha iniziato a condurre ricerche universitarie in modo controverso e poco scientifico,  e si è trasformata in filobannoniana, trumpiana, complottara e insomma è assurta sorta ad amata intellettuale di questa destra che flirta con la fantascienza facendo credere a molti che è la realtà.
 
 Da questo problema
(perché lo è visto che la gente le fonde in un’unica entità attribuendole affermazioni e scritti che non le appartengono e sono anzi la cosa più lontana da sé), la Klein fa una lunga e dettagliata e inquietante serie di considerazioni che vi faranno dire a più riprese: ma allora non sono pazza, DAVVERO c’è qualcosa che non va.
 
 Sostanzialmente Klein spiega per filo e per segno come l’attuale destra eversiva abbia creato, per usare le loro parole, “un mondo al contrario” che lei definisce “mondo specchio”. 

 Ossia una sorta di realtà parallela dove complotti sanitari e politici si mischiano a fanatismo ed eversione spacciata per tradizione, ritorno ai valori di una volta, disciplina e ordine (per gli altri ovviamente, per i "nemici", agli amici è concessa ogni libertà, spacciandola per rivoluzione contro poteri misteriosi).


 Tutto, letteralmente tutto, compreso lo sconcerto che prova lei nel non capacitarsi di come la gente creda praticamente agli asini che volano, sembrerà uscito dalla vostra testa.
 
 In più, Klein fa una serie di considerazioni interessantissime su come, volenti o nolenti, internet sia diventato un luogo in cui siamo costretti a stare. 

 E’ stata infatti la scarsa cura della sua immagine in internet che ha permesso che il suo “brand” (fa un’analisi anche su come TUTTI adesso siamo dei brand anche se non vogliamo vendere nulla perché brand e identità personale si stanno fondendo ANCHE se non vogliamo) si confondesse con quello della sua omonima. Klein ha voluto rimanere ai margini del gioco e il gioco ha deciso per lei. 

Riappropriarsi della propria identità quando qualcuno, il suo doppelganger in questo caso, te l’ha rubata, è davvero difficile.
 
 Mi fermo qui perché questo libro ha dentro davvero tante tante cose e avrebbe meritato una diffusione e un dibattito degno di “No logo” (e sì, lo so, una traduzione migliore). 

Cercatelo, leggetelo e davvero vi sentirete meno soli, meno pazzi e, se non altro, avrete nuove chiavi di lettura per leggere tanti fenomeni del nostro tempo.


LA SERIE DEL VICEQUESTORE NIGRA di Paolacci e Ronco:

 Ogni anno cerco qualche nuova serie di gialli a cui appassionarmi e, devo dire, ho collezionato ormai una lunga serie di buchi nell'acqua anche quando i migliori presupposti sembravano esserci tutti (Ilaria Tuti sigh, grandissima per me delusione).

 Questo luglio un'inattesa sorpresa è giunta per assoluto caso. Dolcemetà mi aveva chiesto un giallo da leggere e io avevo tipo 10 minuti di tempo per fare un giro all'usato (praticamente io ormai leggo grazie al mio fornitissimo negozio dell'usato di fiducia).

 Presa dall'ansia, ho afferrato un libro dalla sezione dei gialli quasi a caso e ho visto che il protagonista era un vicequestore gay dichiarato che indagava su un delitto di matrice omofoba alla vigilia dell'approvazione delle unioni civili.

 Prima mi sono chiesta perché non ne avessi mai sentito parlare, poi l'ho comprato e infine in neanche 2 pomeriggi l'ho letto.

 Allora, mi è piaciuto TANTISSIMO. L'indagine non è particolarmente complessa (io devo dire che amo avere il trick del capire chi è l'assassino, ma non amo le trame talmente contorte che a un certo punto non ti ricordi manco più chi ha parlato con chi), ma non è quello l'importante.

 L'importante, come anche nei gialli di De Giovanni, è tutto il resto: ambientazione, personaggi, dialoghi, gusto del racconto e della lettura.

 Il protagonista è fantastico. Un personaggio originale, poliziotto gay dichiarato in un ambiente non proprio friendly che mena come un fabbro, affronta il pregiudizio, lo rigira verso chi lo sbandiera. Io mi sono rivista in praticamente tutti i dialoghi, nella stanchezza di dover ripetere le stesse cose, nell'assurdità di vivere in un mondo dove ogni 3 secondi o devi fare il wikipedia lgbt di etero pigri o devi adattarti a un contesto che non è nato per prevedere chi non fa parte dello standard.

 E la narrazione è arguta, intelligente, vispa. L'orientamento sessuale di Nigra è trattato in modo credibilissimo ed è al contempo fondamentale EPPURE non viene usato in modo furbo e pigro. 

 Ossia Nigra è una persona gay non è il personaggio gay la cui unica peculiarità è quella. 

 C'è una differenza fondamentale che in troppi, se non in tutti, faticano a capire. Leggetela in questo libro gustosissimo e intelligente. Voglio trovare al più presto tutti gli altri della serie, purtroppo solo 3 (e spero all'usato).
 

CINQUECENTO ANNI DI RABBIA di Francesco Filippi ed. Bollati Boringhieri:

Ci sono tutta una serie di argomenti (è uno dei post che vorrei fare da mesi, ma rimane lì nel mondo delle idee) che incomprensibilmente vengono ignorati dall’editoria. O meglio, non so se vengano ignorati dall’editoria o non si producano saggi interessanti al riguardo, ma comunque si tratta di lacune nel dibattito pubblico piuttosto vistose.
 
  L’analisi approfondita dei processi comunicativi alla base di internet e/o dei social è una di queste. Da brava laureata in archivistica e biblioteconomia non ho mai capito perché non venga fatto un parallelismo approfondito tra l’invenzione della stampa a caratteri mobili e internet.
 
 E’ di recente uscita questo saggio che non sposa la mia tesi, ma almeno un po’ ci si avvicina o sembra tentare un’analisi di ciò che sta alla base della propagazione incontrollata delle informazioni. 

 L’autore vede un parallelismo tra stampa e social basandosi sul sentimento della rabbia che io sarei meno propensa ad avallare, ma è comunque interessante e comunque è un inizio.
 
 Non proprio una lettura da ombrellone, ma non si sa mai.

 
LA MIA COSA PREFERITA SONO I MOSTRI 2 di Emil Ferris ed. Bao Publishing:
 
 Non esattamente un libro da spiaggia data la mole, ma sicuramente un libro da estate data la mole.
 

 Finalmente dopo anni esce il seguito di questa storia prodotta da Emil Ferris interamente con penne bic (o non so se bic, comunque penne). 

 Una storia di fantasmi della storia e fantasmi reali in cui una ragazzina orfana di padre (e presto anche di madre), appassionata di horror di serie z e innamorata di altre ragazzine, indaga sull’omicidio vicina di casa che forse era una vittima del nazismo o forse ne era complice e carnefice.

 Siamo nel 1963, in un sobborgo americano e la ragazzina, come suo fratello maggiore, è di origine anche messicana e non è quindi in cima alla lista dei cittadini di serie A.
 
 Tutti nascondono molti segreti e lei si aggira con le sue fattezze di piccolo mostro in un mondo più spaventoso dei suoi amati film. Finalmente in questa seconda parte scopriremo la verità?
 
 Sì e no. Nel senso che si scoprono molte cose e appaiono molti altri bei personaggi, ma i fili, se posso dirlo, non vengono tirati insieme a dovere.
 Si poteva disperdere meno e si poteva rendere il tutto più epico. Più che altro perché visivamente il libro è talmente incredibile, sontuoso, fantastico ed enorme, che i cedimenti della storia spiccano vistosamente.
 Lato positivissimo: il queer accennato nella prima parte qui esce fuori in modo chiaro e gioca una parte importante. 
In ogni caso un libro stupefacente: da comprare.

 
LA SCRITTRICE NEL BUIO di Marco Malvestio ed. Voland:
 
Segnatevi bene questo titolo per due motivi:

 
 1) Ne riparleremo approfonditamente a ottobre, nei pressi di Halloween.
 
 2) E’, secondo me, uno dei romanzi italiani migliori degli ultimi anni.
 

 Non esagero, nessuno mi ha pagato, nessuno mi ha spedito il libro, l’autore non è amico mio (anche se l’ho riconosciuto e inseguito alla Fiera del Libro per congratularmi del romanzo), e io, come sapete, non grido al genio ogni volta che una casa editrice mi invita a un aperitivo e mi invia un gadget carino (cosa che comunque non accade).
 
 Siamo di fronte a un libro gotico letterario in piena regola, scritto benissimo e con un’idea originale e tradizionale al tempo stesso.
 
 Un giovane ricercatore universitario di letteratura italiana, Marco, vive una competizione/attrazione con Federico, un collega più bello, ricco e capace di lui.

Un giorno il collega/rivale/papabile oggetto del desiderio svanisce nel nulla e decide di indagare.
 
 Tutte le piste portano a una misteriosa scrittrice italiana degli anni ’60, tale Maria Zanca, che era stata attiva tra il veneto e Roma per poi sparire dai radar letterari e mondani alla misteriosa morte del compagno, anch’egli scrittore e deceduto in circostanze misteriose.
 
 Ma chi è davvero Maria Zanca?
 
Attorno a questo interrogativo, più perturbante e inquietante di quel che può sembrare in principio, gira un romanzo raffinato e tenebroso che costruisce e inserisce all’interno del panorama italiano una figura letteraria in modo talmente convincente che è impossibile (ve lo dico) non controllare se essa sia esistita realmente e la storia abbia un fondo di verità.
 
 Leggetelo, inquietatevi e poi a ottobre se ne riparla.

 
LE NOBILI SORELLE ANGIOY di Adriana Valenti Sabouret ed. Arkadia:


Ah, quanto mi manca la Sardegna!

 In estate mi sento sempre un Cavalcanti qualunque che pensa “Poiché non spero di tornar giammai, ballatetta mia, in Sardegna!”.
 
 Certo, tecnicamente, e conto in banca permettendo, posso tornarci quanto voglio, ma la Sardegna della mia infanzia e gioventù non esiste più perché siamo cambiate entrambe, nostro malgrado.

  Questo però non impedisce all’estate di farmi venire ogni santo anno una nostalgia acutissima, difficile da tenere a bada.
 
 I libri possono venire in aiuto.
Ecco quindi individuato questo romanzo storico su tre sorelle nobili cagliaritane, figlie di un rivoluzionario in esilio a Parigi, in una Sardegna settecentesca.

 Il padre le ha abbandonate e loro, orfane di madre, sono divise tra i fervori rivoluzionari del genitore e lo status quo sardo.

 Consiglio sulla fiducia e sulla nostalgia per la Sardegna. Spero sia all'altezza delle aspettative.


Buone letture!


giovedì 18 novembre 2021

Letture disordinate di estati ragazzine. I libri casuali delle mie estati interminabili dei tempi che furono tra Pocahontas, baby sitter, donazioni bolognesi e cover anni '70

  Innumerevoli miei post iniziano ormai da anni con la rievocazione delle mie estati in Sardegna. 

Tre mesi l'anno senza tv, all'epoca senza ovviamente cellulare o computer, insomma senza niente di niente: SOLO libri e quaderni e ovviamente mare. 

 Non lo dico per fare come le pagine di fb che ricordano tempi inesistenti in cui i bambini giocavano a calcio per strada mentre dalle finestre splendide nonne dalle crocchie lattiginose lanciavano loro piogge di Rossana e gelati Sammontana, ma per contestualizzare la vicenda.

 Per mia ENORME fortuna, nel posto dove passavamo l'estate, c'era una splendida libreria, ma ciò non bastava comunque a riempire le mie giornate visto che non avevo il budget di Rockfeller da investire in libri sempre nuovi. 
 Il risultato è che quindi per anni ho ingoiato letture completamente casuali e disordinate. 

 Molte erano frutto degli allegati di "Gente", giornale a cui mia nonna è stata storicamente fedele e che amava elargire libri con un dubbio piano editoriale (almeno dubbio per me, mai capita la ratio, se c'era), altre vennero da una donazione che ci fece la nostra storica vicina di casa bolognese.

 Era, la sua, una strana bibliografia per una bambina a cavallo tra gli anni '80 e '90, molto moraleggiante e quasi, devo dire, fantascientifica, ma si faceva leggere (e soprattutto, quando non hai niente da leggere, ingoi TUTTO). 
 In questi giorni ho ricordato una sua perla della quale avevo parlato eoni fa in questo post sui traumi infantili (il blog esiste ormai da taaaaaaanti anni e non lo avevo dimenticato): "Pel di carota".

Questo strano libro autobiografico in cui Renard ricorda la sua infanzia ai limiti dell'orrore,
all'epoca mi impressionò tantissimo ed ebbi, me lo ricordo precisamente, la sensazione che in verità non fosse davvero un libro per ragazzi perché raccontava tutta una serie di faccende con estrema crudezza.

 La trama, per chi non lo sapesse, parla di questo bambino dai capelli rossi che sua madre, per motivi non ben chiari, detesta a morte preferendo i suoi due fratelli maggiori che a loro volta lo vessano. Ovviamente il clima non proprio friendly della casa, tira fuori il peggio da questo bambino che si sente rifiutato e inizia a credere di essere DAVVERO cattivo dandosi ad atti discutibili come il maltrattamento degli animali. 
 C'è persino un pezzo sul finale in cui blandamente si accenna al fatto che tenta al suicidio e la madre, perfida delle perfide, commenta che lo avrebbe sicuramente fatto per attirare l'attenzione.
 Mi ricordo una seria sensazione di perplessità e malessere, e mi stupisco che questo libro sia ancora considerato un classico della letteratura per ragazz*.

 Comunque, ho deciso di deliziarvi con i miei ricordi più lucidi delle letture delle mie estati di isolamento insulare.

Purtroppo, tra i libri molto vecchi e la mia memoria molto labile, non sono riuscita a ritrovare tutti i titoli:


LA BIOGRAFIA DI POCAHONTAS:

Ho cercato di risalire all'edizione che lessi, ma con scarso successo. Posso dire che era l'allegato a qualche giornale ("Oggi" o "Gente") e aveva una copertina rossa con l'immagine di una donna, spero Pocahontas, al centro.

 Vagava per casa di mia nonna (facevamo vacanza in case tutte vicine) e lo lessi attendendomi la storia della Disney, una delle poche devo dire che non mi ha annoiata visto che, ve lo confesso, non sono mai stata tra le fan più sfegatate della Disney neanche da bambina.

In verità scoprii che la vita di Pocahontas che era davvero coraggiosa e ardimentosa del film, era stata assai più complessa.

 Dopo la famosa storia con John Smith infatti, la nostra aveva sposato un altro inglese (Smith infatti era tornato in Inghilterra per curarsi senza mai più far ritorno nelle americhe) ed era poi venuta in visita in Europa, in terra d'Albione, dove poi con un effettivo colpo di scena rincontrò il suo antico amico.

 Non conoscevo ancora molto del colonialismo, ma in generale avevo la sensazione che Pocahontas non avesse fatto un grande affare a lasciare la sua tribù originaria. Ben più del lato avventuroso della vicenda, mi colpì come in Europa la considerassero strana, un fenomeno esotico, e non come una persona vera e propria. La morte per una delle varie malattie non ben definite dell'epoca, mi convinse definitivamente che avrebbe fatto assai meglio a rimanere con nonna Salice e suo padre.


IL CLUB DELLE BABY SITTER:

 Collana che era famosissima in America, ma che credo e temo non abbia mai preso davvero piede in Italia, parlava di queste amiche, ragazze adolescenti, che per racimolare qualche soldo fanno le baby sitter. Per me, che all'epoca ero loro coetanea e non mi era permesso neanche di dormire a casa delle mie amiche, erano il simbolo dell'indipendenza e dell'emancipazione.

 Lessi infinite volte "Claudia e le lettere anonime" in cui la protagonista è alle prese con un'insufficienza in inglese, ma soprattutto con una specie di protostalker che le invia lettere anonime.  
 
Nonostante tutto lei non dice niente ai suoi e informa solo le sue amiche del club, quindi la storia va avanti al cardiopalma tra babysitteraggi in cui deve continuamente guardarsi alle spalle e improbabili cene coi bambini che le vengono lasciati in affidamento a base di pollo fritto e gelato.

 Pensavo che essere un'adolescente baby sitter americana fosse un sogno.

 Peccato che, visto il mio notorio savoir faire con i bambini, è stato uno dei pochi lavoretti tipici dei gggggiovani che non ho quasi mai fatto.


OTTO GIORNI IN UNA SOFFITTA di H. Giraud:

Libro di incredibili buoni sentimenti, lo rilessi a oltranza perché, esattamente come molti altri libri, mi colpì la straordinaria vividezza col quale veniva descritto il cibo (non credo fossero i motivi più nobili per farselo piacere).

 Una bambina, orfana, riesce a trovare rifugio nella soffitta di una famigliola quasi del mulino bianco. 

 Non ricordo bene da cosa fugge né come finisce nella soffitta, ma viene scoperta dai tre fratellini che abitano in casa e che stanno vivendo anche loro un drammatico momento nonostante gli agi: la loro mamma, un esempio totale di rara bellezza e virtù, è infatti malata. 

 I tre decidono che la bimba è degna di essere accolta quale sorellina e non denunciano a nessuno la sua presenza, bensì per otto lunghi giorni trovano il modo di nutrirla e di renderle più comodo il soggiorno con mille e più stratagemmi.

 Il finale ovviamente non è molto spoiler: la mamma torna, i bimbi confessano, la bimba è un incanto e una delizia e viene adottata. Malgrado la melassa lo ricordo ancora con affetto.


LIBRO AMBIENTATO IN UN COLLEGIO PER SIGNORINE:

 Ecco, questo libro, del quale ricordo la trama anche con precisione (ma niet, non sono riuscita a ritrovare il titolo), era all'epoca per me una sorta di mistero. Il mistero poi si è dissipato negli anni, quando mi è stato chiaro come fosse stato scritto chiaramente per ragazzine di un'altra epoca.

 La protagonista della storia è una ragazzina ricca e tutto sommato abbastanza normale per i nostri tempi. E' vivace, ha interessi che vanno oltre lo spazzolarsi i capelli, corre per casa ed è estroversa. 
 E' orfana di madre, figlia unica e ovviamente è la luce degli occhi di suo padre che le consente tutto FINCHE' la matrigna, che a quanto pare le vuole tanto bene e lo fa davvero solo per il suo bene, convince l'uomo a spedirla in collegio perché non è più una bambina e ha bisogno di un'educazione per signorine.

 Lei parte, ovviamente recalcitrante, e in collegio vive varie avventure dapprima alla Gianburrasca, poi col passare del tempo sempre meno concitate. Al termine della storia infatti, è stata addomesticata esattamente come voleva la matrigna ed è diventata la brava e dolce ragazza composta che tutti desideravano.

 Motivo di profondo mio sconcerto (oltre al lavaggio del cervello ovviamente) era la presenza della sua compagna di stanza: una ragazza del popolo, bella, buona, dolce, composta, un esempio di ogni virtù che con la sua influenza benevola finisce per portarla sulla retta via. La santa Maria Goretti della situazione sposa, infine, un professore assai più adulto (ma tanto vuoi che una diciassettenne cresciuta in un collegio per educande non sia matura? Ma che scherzi?) e la protagonista, ormai ragazza, torna dal padre.

 Sul treno, circonfusa da timidezza (che non conosceva quando è partita ed era una ragazza volitiva) e civetteria, incontra un tizio e insomma, il genitore vedendola arrivare si felicita che sua figlia sia diventata finalmente normale, la matrigna trionfa e probabilmente si stanno per spalancare le porte per un nuovo matrimonio post adolescenziale con un ignoto incontrato sul treno.

 Alcuni dettagli della trama potrei non ricordarli con esattezza, se qualcuno sa il titolo mi faccia sapere, fortunatamente non credo sia più in circolazione.


LIBRO PER RAGAZZE ANNI '70:

Questo romanzo del quale purtroppo ricordo pochissimo nonostante lo abbia letto millemila volte (non c'erano abbastanza traumi per incidermelo nella mente evidentemente) è probabilmente interessante come segno del cambiamento dei tempi e dei costumi. 

 Dai miei ricordi molto vaghi della copertina sono riuscita a capire che doveva trattarsi di un romanzo "per ragazze" delle ed. Malipiero.

Per farvi capire
 Se vi fate un giro su google capirete anche come faccia ad avere questa certezza: l'illutrastore o illustratrice dell'epoca ha fotografato alla perfezione la moda anni '60-'70, e io ho questo ricordo di una ragazza in abiti assai simili (purtroppo non mi è sembrato di riconoscerla in quelle che finora ho scandagliato nel webbe).

 La trama non la ricordo quasi per niente, come al solito mi sono rimaste impresse solo le cose che mi impressionarono. La protagonista, esattamente come nel caso del libro precedente, è una studentessa vivace e sfrontata, con poca voglia di studiare e, come si direbbe, un po' guascona.

 Ovviamente tutti cercano di insignorinirla con scarso successo e lei non trova mai la voglia di studiare nonostante le continue insistenze che riceve. Non ricordo neanche come si chiamasse MA aveva un paio di cugine odiose, di cui una si chiamava NIVES.

 Lo ricordo perché all'epoca non ero convinta si trattasse davvero di un nome. Non avevo mai sentito nessuno chiamarsi così (ammetto di non conoscere nessuno neanche ora) e non so perché ero davvero dubbiosa sul fatto che fosse un nome proprio di persona e non un soprannome o un cognome.
 Se qualcuno lo ricorda, mi faccia sapere.

 Ecco, queste sono le letture di ragazzina che ricordo con maggior definitezza, oltre ovviamente a Minnie & Company che stranamente i miei genitori comprarono di loro spontanea volontà in edicola.

 Credo che ogni tanto si sentissero rassicurati dal fatto che mi piacesse qualcosa considerato da femmine e in effetti Minnie & Company mi piaceva sul serio. 

Mi sembrava finalmente che Minnie e le varie personagge femminili avessero finalmente la loro giusta attenzione senza che la loro presenza fosse per forza subordinata a Topolino e Paperino (che del resto vivevano tante avventure a prescindere dalla loro esistenza, quindi non si spiegava perchè non potesse accadere il contrario).

 Se qualcuno riconosce le storie senza titolo di cui ho parlato faccia un fischio, mi piacerebbe ritrovarle, purtroppo quei libri sono andati perduti ormai anni fa!

martedì 28 settembre 2021

Le recensioni del ritorno! Come sono andate le mie letture estive? Un ottimo un pessimo, qualche certezza e un così così.

  Dopo un tempo che ormai è abbondantemente oltre la decenza, riesco a fare il post delle recensioni del ritorno, ossia dei libri che quest'anno ho portato con me al mare.

Quest'anno ho compiuto una serie di scelte involontariamente azzeccate: scegliere di andare in vacanza in Sardegna (e non in Puglia, pugliesi non me ne abbiate, ma avevo scelto la parte meno da mare e avrei pianto per due settimane) e fare una selezione di titoli offerti dal fornitissimo negozio dell'usato non lontano da casa mia.

 Questo tipo di approccio, oltre a rendermi la beniamina del movimento del riutilizzo (che comunque ho involontariamente sempre supportato nell'area libri per motivi di povertàh), mi ha offerto un catalogo molto particolare da cui attingere: molti libri fuori commercio, tante vecchie glorie del passato, tanti gialli, pochissime novità.

 Continuerò, a parte i libri che punto con ardore, a usare questo approccio per un bel po' (per i motivi etici, di povertà, ma anche perché è divertente), intanto ecco a voi una parte delle mie recensioni estive.

 Evviva, sono quasi in tempo per il mese di Halloween!!


MILANO CALIBRO 9 di Giorgio Scerbanenco ed. Garzanti:

 Che autore stratosferico che è Scerbanenco!

 Un uomo dalla vita romanzesca, figlio di un ucraino e di una romana (conosciutisi a Roma) nato a Kiev, vissuto a Roma fino alla sua giovinezza per poi approdare nella grigia, ma poliziottesca, crudele e affascinante Milano.

 E' per me in assoluto uno degli autori italiani più bravi del '900, poco stupidamente considerato perché si dedicò ai soli generi di mass market, su tutti il giallo, il giallo all'italiana, il poliziottesco all'italiana.

Nelle sue storie si vede la mala lombarda, lo scintillio crudele dei gangstar spietati, cupe vendette, ragazzi senza morale, la borghesia che ammazza per mantenere intatto il suo volto più falso, gli emarginati che diventano gli assassini più efferati, contrabbandieri, ragazze dal viso ingenuo pronte ad accoltellarti alla schiena, ingegneri che adescano giovani innocenti. 

 Nel mondo di Scerbanenco c'è la parte oscura della società raccontata in modo pulp, ma non disturbante, con intelligenza, ma anche con una proprietà di linguaggio e una capacità di narrazione eccezionali.

 "Milano Calibro 9" è un concentrato di assoluto splendore narrativo. Piccoli racconti che arrivano come pallottole, inaspettati, terribili, spaventosi. Non fanno sconti a nessuno, non prendono di mira nessuno in particolare, siamo tutti dentro all'orrore, come in una delle vecchie storie di Dylan Dog, quelle che scriveva lo Sclavi dei bei tempi.

 Bellissimo-issimo-issimo il racconto gangsta-partigiano, "Ricordati di cuore infranto", così insolito che quasi sarebbe da dare a scuola: un delinquente stanco che lavora al confine tra Svizzera e Italia riconosce il tedesco che torturò i suoi compagni di brigata coi lanciafiamme fino a ucciderli o a farli impazzire di paura.

 Di colpo la stanchezza dei suoi anni di emarginazione scompare e torna ad essere il comandate di brigata, giovane, pieno di ideali, la persona piena di vita che era prima di quel drammatico giorno, torna ad essere il partigiano "Cuore infranto". E ha una vendetta da compiere.

 Non so se sia abbastanza beneducato per il programma scolastico (temo di no), ma merita di girare, come merita anche il suo capolavoro, "Traditori di tutti", in cui la soluzione si nasconde anche qui molto lontano, nei peccati degli anni della guerra.

 LEGGETETELO. FATELO LEGGERE. 


L'ALBERO DEI GIANNIZZERI di Jason Goodwin ed. Einaudi:

 Ricordo quando uscì questo libro, il primo di una serie. Vendette moltissimo, ma non so perché aveva qualcosa che non mi convinceva. Stupida me.

E' uno dei gialli più belli letti in questi ultimi anni. La trama, soprattutto verso la fine, mostra qualche cedimento, ma è in tutto e per tutto un gustosissimo giallo d'ambientazione e avventura, tanto che mi stupisce non ne sia stato tratto un film.

 1836. Impero ottomano. Il protagonista è Yashim, un eunuco di alto livello (non chiedetemi i livelli degli eunuchi perché è una di quelle cose per le quali l'Einaudi avrebbe dovuto investire in un apparato di note, visto che non è pensabile che un lettore medio sia esperto di impero ottomano), si trova a investigare su due questioni diverse e parallele: la scomparsa dei gioielli della valide, la madre del sovrano, e sulla scia di omicidi che vedono vittime la nuova guardia imperiale.

 Si teme in una recrudescenza dei Giannizzeri, un corpo militare secolare divenuto talmente potente nel tempo da diventare una minaccia per il sovrano stesso. Una volta sciolti, in un bagno di sangue, i Giannizzeri sembrano però essere tornati a cercar vendetta.

 L'ambientazione è insolita, esotica, favolosa, interessante e affrontata con una perizia che Goodwin evidentemente possiede. Vi verrà voglia di sapere tutto sull'impero ottomano, di mangiare in un ristorante turco, di scoprire la storia della Polonia e molto altro.

 E soprattutto vi rimarrà al voglia, come me, di leggere i successivi.


IL GIALLO DI MONTELEPRE di Gavino Zucca ed. Newton&Compton: 

 Si tratta del secondo libro di una serie gialla ambientata a Sassari nel 1961. 

 Il protagonista è un commissario trasferito da Bologna per qualche motivo che probabilmente spiegano nel primo libro, ma non nel secondo (comunque sti commissari combinano sempre qualche casino).

 Ecco, questo è già uno dei difetti della serie: siccome può capitare che gente come me non legga la serie in serie, magari spiegare chi quando cosa e perché dei vari personaggi non è male.

 Certo, per chi ha letto il primo sa di spiegone per mezza pagina, ma succede spesso e il lettore medio di gialli lo sa.

 Per il resto la trama è una robetta leggerina e già rivista (un paio di omicidi, un segreto nel passato, due gemelli identici), l'ambientazione sarda boh rimane un filino molto sullo sfondo.

 I protagonisti sono tutti molto borghesi, ma non gli riesce il gioco di De Giovanni che sa parlare della miseria della Napoli di Ricciardi anche se punta l'obiettivo principale su nobili e notabili. Qui tutto rimane a livello estremamente superficiale e potremmo essere un po' ovunque sostanzialmente.

 Diciamo che trama leggera, personaggi poco caratterizzati, un'ambientazione poco sfruttata, anche gli anni '60 che boh ci sono, ma non ci sono. Non mi sento onestamente di consigliarlo, ma ci sono molti altri gialli assai più gustosi a cui dedicarsi.

 Di sicuro è stato un plus portarmelo in Sardegna, ma lì l'ho lasciato, nella bibliotechina del B&B.


TISANA LETALE di Brigitte Gasler ed. Emons: 

Quale cocentissima delusione.

 Quando cerco nuovi autori, so che c'è sempre la possibile possibilità che mi vada male. Quello che mi sconcerta è che, quando mi va male, va veramente molto male. Mi era capitato qualche anno fa con il terribile "Tempesta solare" di Asa Larsson e mi è ricapitato quest'anno con l'altrettanto terribile "Tisana letale".

 Eppure, vi assicuro, c'erano tutti gli ingredienti perché fosse un bel giallo estivo: una vacanza detox, una spa, tisane, una cuoca in vacanza. E invece.

La cuoca Katrina ha la tendinite perché, come tutti gli chef, lavora troppo (e come tutti gli chef non trova ci sia qualcosa di profondamente sbagliato nel minare il proprio fisico per lavorare). La sua amica Adela ha vinto un buono per due da passare in una sorta di spa nei boschi dove si digiuna ingerendo solo tisane, passati e frullati in minima quantità. Un sogno insomma.

 L'idea sembrava un po' alla Agatha Christie, tipo "Dieci piccoli indiani". E invece.

 La Gasler si ficca in una serie di scene scombinate, ridicole e sopra le righe: nei boschi attorno alla spa vivono infatti degli uomini tipo incel che sono per la dominazione del maschio alpha, ingurgitano carne per far vedere quanto sono maschi e odiano i vegani. Ovviamente tra gli ospiti della spa ci sono 2 o 3 vegane che a un certo punto cercano di salvare un maiale destinato alla macellazione dagli incel.

 In tutto ciò muore gente, ma non sembra fregare a nessuno. La spa continua a rimanere tranquillamente aperta e non viene posta sotto sequestro, una poliziotta (evidentemente pazza) dice alla cuoca di indagare lei perché tanto hanno un amico in comune e sa quanto sia in gamba, tutti bevono tisane e a più di metà del libro non si sa ancora quale sia la trama.

 Un libro davvero brutto che vi sconsiglio con calore. Non l'ho finito e l'ho ricondotto all'infinito ciclo dell'usato.

domenica 1 agosto 2021

I consigli dell'estate 2021 parte III! Un'infornata di consigli tra Fantascienza e horror d'antan, Cesare Pavese, Tillie Walden, Pasquale Ruju ed esordiente Clara Zennaro

ill by David Hettinger
Ed è praticamente al limite della decenza, che arriva questo terzo e ultimo post di consigli per l'estate!

  Quest'anno è venuto fuori, indubbiamente, un pout-pourri molto particolare, ma va bene così, io per prima sono sempre alla ricerca di spunti particolari e spero di esservi stata d'aiuto.

 Se vi siete persi i consigli precedenti, potete recuperarli qui e qui!

 


E ora, buona lettura (in tutti i sensi)!

 

LUCIFERO E LA BAMBINA di Ethel Mannin, Agenzia Alcatraz:

Di solito, in estate, io inizio il mio countdown per Halloween, ma quest'anno ho talmente il sacro terrore che in autunno si ricominci tutto da capo in stile "giorno della marmotta" che vorrei questa fosse una neverending estate, quindi quest'anno ho oscurato tutto il mio feed di Instagram a tema.

 Tuttavia, questo "Lucifero e la bambina", della collana Bizarre di Agenzia Alcatraz, dedicata alle grandi (e dimenticate) opere dell'orrore, propone un libro inquietante ed estivo. 

 Tutto inizia infatti il primo di agosto del 1931 (che inquietantissimamente è il giorno in cui sto scrivendo questa recensione), quando una bambina inglese, Jenny Flower, incontra durante una gita in campagna un Oscuro Straniero dalle grandi corna.

 Il primo d'agosto è a quanto sembra una di quelle feste che dovrei aggiungere al mio calendario di appassionata del mistero dopo la notte di Valpurga: pare sia infatti il giorno della Festa di Lammas, una delle quattro grandi date che le streghe usano per i loro sabba.

  Jenny, che è nata ad Halloween, scoprirà di discendere da una stirpe di streghe e che la strada del diavolo è lastricata di molte intenzioni.


MI STAI ASCOLTANDO? di Tillie Walden ed. Bao Publishing:

 Farò una recensione ben più elaborata di questo straordinario libro di Tillie Walden.  

Un libro profondamente onirico, che riesce a raccontare uno stato d'animo complesso, tortuoso, drammatico.

 Descrivere un trauma profondo è sempre qualcosa di difficile. Dare una forma a qualcosa che non possiamo governare, che rischia di distruggerci, che continuamente ci mette in lotta con noi stessi in uno scontro suicida, è una delle più grandi sfide della narrazione, in qualsiasi forma.

 Tillie Walden prende un incontro casuale tra due ragazze, entrambe travolte da un trauma personale, e ne fa uno strano racconto on the road che parte come tanti (due ragazze senza una meta che sfuggono a loro stesse) e prende poi forme sempre più strane (un gatto misterioso, inseguitori inquietanti, paesi che forse esistono e forse no).

 La verità arriva, molto reale, in appena due pagine della storia, ma l'intero libro dimostra in modo potente cosa succede quando crediamo che qualcosa abbia annientato tutto quello che esiste dentro e fuori di noi.

 Una graphic novel dura, ma bellissima (Tillie Walden ha un talento che fa letteralmente paura).


LA BELLA ESTATE di Cesare Pavese ed. Einaudi:


In estate è sempre cosa buona e giusta leggere un grande classico. 
Quest'anno una serie di coincidenze mi ha portato a buttare gli occhi su "La bella estate" di Cesare Pavese, una raccolta di tre romanzi: "La bella estate", "Il diavolo sulle colline" e "Tra donne sole".

 Di Pavese ho letto colpevolmente molto poco e principalmente alle superiori, è tempo di rimediare.

 E' uscita da poco una nuova edizione Einaudi (che fa parte delle coincidenze che mi hanno portato a convergere lì).


IL CODICE DELLA VENDETTA di Pasquale Ruju ed. E/O:


Faccio sempre fatica ad appassionarmi a nuove serie gialle, specie se italiane, ma qualche anno fa per puro caso lessi il primo libro di Franco Zanna, paparazzo della Costa Smeralda alle prese con le complesse trame che si annidano nel suo territorio. 

 Ruju è uno storico sceneggiatore di fumetti e si vede molto in questo romanzi particolarmente visivi che riescono a rievocare i paesaggi meravigliosi della Sardegna orientale.

 Se vi siete persi i primi due capitoli, "Nero di mare" e "Stagione di cenere" (che parla della terribile questione degli incendi dolosi in Sardegna che nascondono in realtà enormi interessi), vi consiglio di recuperarli e di correre subito in libreria a comprare il terzo capitolo della serie, "Il codice della vendetta".


LA GOVERNANTE DI MADAME DE LEMPICKA di Clara Zennaro:


Avevo voglia di leggere un romanzo storico questa estate, e mi è caduto l'occhio su questa fiction che inventa una governante per la pittrice Tamara de Lempicka.

 La giovanissima Rosalia viene presa a lavorare per la famiglia Stifter e, da quel momento, seguirà le sorti della nipote dei suoi padroni, la giovane e bella Tamara.

 L'autrice è un'esordiente e GM Libri è un marchio editoriale della casa editrice La Vita Felice che prima non conoscevo.

Ps Mia suocera in visita l'ha trovato in giro mentre scrivevo questo post e se ne è già impossessata con gusto


PARALLELI PERICOLOSI di Alice Ilgenfritz Jones e Ella Merchant ed. Le Lettere:


 La fantascienza femminista sta finalmente rivivendo il suo giusto momento di gloria e Le Lettere, pochi mesi fa, ha portato in libreria "Paralleli pericolosi".

 Questo romanzo di fine ottocento, ipotizza cosa accadrebbe se un uomo americano si ritrovasse a poter andare su Marte, dove sorge una comunità che ha superato le discriminazioni di genere.

 L'impatto è fortissimo e mette in luce tutta l'evidente follia di una società, la nostra, incapace di vedere quanto l'oppressione costante del genere femminile sia la base sulla quale si fonda il suo equilibrio.

 Per appassionati di fantascienza d'antan, e non solo.


 Spero di avervi ispirato!

martedì 6 luglio 2021

I consigli di lettura per l'estate 2021 parte I! Fannie Flagg, gialli sardi e d'antan, Genova e la memoria collettiva, Stephen King e delitti raffinati!

Ill by Marumichi
 Come ogni santa volta in cui il momento dell'anno richiede un elenco di miei consigli, io mi accorgo di essere già in ritardo. Un secondo prima era maggio, un secondo dopo sto per fare le valigie per la Sardegna.

 
Considerando che l'inverno-primavera hanno avuto una durata percepita di circa 50 anni, considero il modo in cui questa fatua estate, che sembra quasi normale, sta volando via decisamente crudele.

 Purtroppo c'è poco da fare, tutto quello che posso fare per allietarvi è:

1) Ricordarvi che il 7 Luglio alle 18:30 c'è l'ultima diretta prima dell'autunno sulla mia pagina fb che avrà come splendido ospite Giulio Macaione pronto a presentare il suo "Scirocco" ed. Bao Publishing (che sarà nella prossima tranche di consigli per l'estate).

2) Sfornare la prima tornata di consigli estivi. Ho deciso di più post meno ciccioni per i miei normali standard, così almeno li pubblico una volta terminati e non aspetto 5 settimane di rivederli e sistemarli.

Bando alle ciance! Eccoveli serviti!


RITORNO A WHISTLE SHOP di Fannie Flagg ed. Rizzoli:

 Forse per il caldo estivo che rievoca atmosfere del sud degli Stati Uniti, forse per il fatto che puntualmente ogni estate ho voglia di leggere qualche libro ambientato lì durante il periodo della segregazione razziale (io ho le voglie di lettura che vanno letteralmente a stagioni), ma ho sempre pensato che "Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Shop" fosse un libro prettamente estivo.

 Trovo quindi cosa ottima e giusta che il seguito, "Ritorno a Whistle Shop" che racconta le vicende del figlio di Idgie e Ruth, esca in estate, pronto per essere divorato con la calura che si immagina di provare entrando in un polveroso e afoso caffè dell'Alabama.

 Se non avete letto neanche il primo CORRETE IN LIBRERIA. 

Sì, il film è molto bello, ma in alcune parti (assai importanti, tipo l'identità di Idgie), non è molto fedele.


A CHE PUNTO E' LA NOTTE di Fruttero e Lucentini:

Sì è un libro del 1979 e no, non è uscita nessuna specifica riedizione. Lo consiglio perché è l'emblema dei libri d'antan che si vuole leggere da una vita e da una vita si rimanda. 

 Durante il lockdown ho visto il film tratto da "La donna della domenica" (mi manca da leggere anche questo), con Marcello Mastroianni. 

 Con mia grande sorpresa ho scoperto che si tratta di un giallo all'italiana in piena regola: suspense, riferimenti culturali iperpop dell'epoca, quella certa morbosità (un filino maschilista vista con i nostri occhi, ma ovviamente coerente col periodo) e omicidi degni di Dario Argento. 

 Mi sono accorta di avere quindi un'idea sbagliata di Fruttero e Lucentini che credevo appartenere a un passato di gialli un po' polverosi e ho deciso di rimediare. Vergogna su di me.

 Il grande plus economico del ripescare perle dal passato sta anche nel fatto che si trovano facilmente in biblioteca e in quantità all'usato, dove si possono avere davvero a pochissimo (io l'ho pagato ben 0,60 cent). Non male, quando la voglia di libri è tanta e il portafoglio è vuoto.


NESSUN RIMORSO. Genova 2001-2021 di AA VV ed. Coconino Press:

 Tutto ciò che ricordo vividamente del G8 è l'enorme quantità di genovesi che all'epoca si riversò in Sardegna, passando il tempo a leggere convulsamente i giornali nel disperato tentativo di capire cosa accadesse nella loro città e alla loro città.

Che le cose non sarebbero volte al meglio e ci si preparasse a qualcosa di tremendo era nell'aria e mi sento di dire che era nell'aria anche il fatto che avrebbe assunto le enormi proporzioni che ebbe in fatto di violenza. 

 C'era in tutti la sensazione che stessimo guardando da lontano qualcosa di estremamente nefasto.

 Io avevo 17 anni  e, come ogni estate, passavo tre mesi in Sardegna a casa dei miei nonni senza tv (e ovviamente, vista l'epoca, senza cellulare).

 Avevo un amico di Genova nella mia piccola compagnia, che passava le giornate al mare a parlare della sua città come se si trovasse in quel momento in un posto fuori dall'Italia, dove tutto sarebbe potuto orrendamente succedere. 

 Successe, e data la mancanza di tv ricordo molto meglio le foto sui giornali e gli articoli, dei tg e delle immagini che non vidi, stranamente circondata da esuli forzati dalla loro città.

 Quella sensazione di alterità che rese possibile la sospensione di ogni regola democratica è bene che non venga dimenticata in nessun modo e la raccolta Coconino Press, a vent'anni da quella terribile estate, porta avanti questo esercizio di memoria attraverso un'antologia di storie, testimonianze e illustrazioni di scrittori e fumettisti. 

 Necessario.


NEGLI STATES CON STEPHEN KING di Orazio Labbate, Giulio Perrone ed.:

Piccolo libro per grandi appassionati, è l'ideale per gli amanti di Halloween, di King e di chi in generale ama leggere horror in estate. 

 E' una piccola guida letteraria ai luoghi descritti nei più famosi romanzi di King. Orazio Labbate suggerisce sensazioni e riporta particolari d'atmosfera che vi metteranno voglia di fare la valigia per il New England ora.

 Ne riparleremo anche a Ottobre, of course. Intanto, se non amate King, sappiate che fa parte di una collana, "Passaggi di dogana", che potrebbe soddisfare i vostri gusti in molte altre parti del mondo con molti altri scrittori, fate un giro sul sito.

Ps. Se siete anche alla ricerca di un libro King da abbinare, personalmente consiglio "Pet Sematary" che un po' conferma la strana passione dell'autore per i finali trash, ma è davvero tra i più riusciti che abbia letto finora.


NEROINCHIOSTRO di Sara Vallefuoco ed. Giallo Mondadori:

 Come ogni estate, i gialli sono la mia principale fonte di sostentamento letterario. 

 E' da quando l'ho visto in libreria che faccio la corte a "Neroinchiostro", storia ambientata in Sardegna nel 1899 che ha per protagonista un carabiniere inviato in Sardegna dal continente assieme ad altri colleghi per contrastare il brigantaggio. A seguito di una denuncia di furto, viene scoperto il cadavere di un altro carabiniere e inizia una storia di omicidi e segreti.

 Di più non so dirvi perché l'ho comprato MA lo leggerò in santa pace ad agosto, quando sarò comodamente sdraiata su una splendida spiaggia sarda.

 Anche l'atmosfera vuole la sua parte.


LA SERIE OXFORD e I DELITTI DI ALICE di Guillermo Martinez ed. Feltrinelli-Marsilio:

 Se avete voglia di leggere dei gialli d'investigazione molto letterari, i due libri di Guillermo Martinez fanno al caso vostro. Il primo potete trovarlo nella combo dei due libri a 9,90 Feltrinelli ed è La serie Oxford, il secondo è uscito un paio di mesi fa per Marsilio, "I delitti di Alice".

 Potete tranquillamente leggerli in modo indipendente, nel secondo si fa qualche vago accenno al primo libro, ma senza che sia davvero rilevante ai fini della lettura.

 Nel primo, un giovane matematico con borsa di studio per la ricerca a Oxford, viene casualmente coinvolto in una serie di strani omicidi che potrebbero sembrare assai facilmente morti naturali. 

Assistendo il professor Seldom, un luminare della materia, tra moltissimi riferimenti letterari e matematici, giungerà alla soluzione.

 Ammetto che pur essendo davvero godibile, a mio parere è molto più fluido a livello di trama il secondo, "I delitti di Alice", che vede sempre protagonisti Seldom e il suo assistente, ma a partire da una serie di delitti che si intrecciano col lato oscuro della vita di Lewis Carroll.

 Se amate i gialli poco violenti e molto raffinati, fanno al caso vostro.


E finisce così la prima parte! Tenetevi pronti prestissimo per la seconda!

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