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lunedì 22 luglio 2024

I consigli per l'estate 2024! Una carrellata tra gialli, mondi specchio, scrittrici misteriose, rabbia, mostri e fanciulle sarde

 Torno di sorpresa sorpresissima con un post di consigli per l’estate che poi alla fine è diventato anche un piccole recensioni tra amici.

  Incredibili miracoli che accadono in una torrida serata di luglio!
Non mi dilungo troppo e vi lascio con le recensioni prima che questo post esca in tempo per la prossima estate!


DOPPIO. IL MIO VIAGGIO NEL MONDO SPECCHIO di Naomi Klein ed. La nave di Teseo:

  Stranissimo che si sia parlato così poco di questo saggio di Naomi Klein, un saggio che sicuramente come è stato fatto notare non brilla per la traduzione sin dal titolo (l’originale era “Doppelganger”, incomprensibile perché sia stato cambiato), eppure tocca in modo inquietante praticamente tutti i punti delle derive politiche distopiche a cui stiamo assistendo da qualche anno a questa parte.
 
 Naomi Klein, autrice di “No logo”, parte da un suo diciamo problema personale: la gente la confonde con Naomi Wolf. 

 E voi direte, e vabbeh, sai quante volte capita a me di essere confusa a caso (tipo, a me sbagliano regolarmente il cognome in Mangano, forse perché è più comune)?
 
 E beh, nel suo caso è un problema bello grosso perché Naomi Wolf è il suo esatto opposto: è nata come studiosa del femminismo (suo il famoso “Il mito della bellezza”) e poi ha preso una strana deriva.

 In un rapido giro di walzer, condito anche da libri piuttosto dubbi, ha sposato tesi novax, ha iniziato a condurre ricerche universitarie in modo controverso e poco scientifico,  e si è trasformata in filobannoniana, trumpiana, complottara e insomma è assurta sorta ad amata intellettuale di questa destra che flirta con la fantascienza facendo credere a molti che è la realtà.
 
 Da questo problema
(perché lo è visto che la gente le fonde in un’unica entità attribuendole affermazioni e scritti che non le appartengono e sono anzi la cosa più lontana da sé), la Klein fa una lunga e dettagliata e inquietante serie di considerazioni che vi faranno dire a più riprese: ma allora non sono pazza, DAVVERO c’è qualcosa che non va.
 
 Sostanzialmente Klein spiega per filo e per segno come l’attuale destra eversiva abbia creato, per usare le loro parole, “un mondo al contrario” che lei definisce “mondo specchio”. 

 Ossia una sorta di realtà parallela dove complotti sanitari e politici si mischiano a fanatismo ed eversione spacciata per tradizione, ritorno ai valori di una volta, disciplina e ordine (per gli altri ovviamente, per i "nemici", agli amici è concessa ogni libertà, spacciandola per rivoluzione contro poteri misteriosi).


 Tutto, letteralmente tutto, compreso lo sconcerto che prova lei nel non capacitarsi di come la gente creda praticamente agli asini che volano, sembrerà uscito dalla vostra testa.
 
 In più, Klein fa una serie di considerazioni interessantissime su come, volenti o nolenti, internet sia diventato un luogo in cui siamo costretti a stare. 

 E’ stata infatti la scarsa cura della sua immagine in internet che ha permesso che il suo “brand” (fa un’analisi anche su come TUTTI adesso siamo dei brand anche se non vogliamo vendere nulla perché brand e identità personale si stanno fondendo ANCHE se non vogliamo) si confondesse con quello della sua omonima. Klein ha voluto rimanere ai margini del gioco e il gioco ha deciso per lei. 

Riappropriarsi della propria identità quando qualcuno, il suo doppelganger in questo caso, te l’ha rubata, è davvero difficile.
 
 Mi fermo qui perché questo libro ha dentro davvero tante tante cose e avrebbe meritato una diffusione e un dibattito degno di “No logo” (e sì, lo so, una traduzione migliore). 

Cercatelo, leggetelo e davvero vi sentirete meno soli, meno pazzi e, se non altro, avrete nuove chiavi di lettura per leggere tanti fenomeni del nostro tempo.


LA SERIE DEL VICEQUESTORE NIGRA di Paolacci e Ronco:

 Ogni anno cerco qualche nuova serie di gialli a cui appassionarmi e, devo dire, ho collezionato ormai una lunga serie di buchi nell'acqua anche quando i migliori presupposti sembravano esserci tutti (Ilaria Tuti sigh, grandissima per me delusione).

 Questo luglio un'inattesa sorpresa è giunta per assoluto caso. Dolcemetà mi aveva chiesto un giallo da leggere e io avevo tipo 10 minuti di tempo per fare un giro all'usato (praticamente io ormai leggo grazie al mio fornitissimo negozio dell'usato di fiducia).

 Presa dall'ansia, ho afferrato un libro dalla sezione dei gialli quasi a caso e ho visto che il protagonista era un vicequestore gay dichiarato che indagava su un delitto di matrice omofoba alla vigilia dell'approvazione delle unioni civili.

 Prima mi sono chiesta perché non ne avessi mai sentito parlare, poi l'ho comprato e infine in neanche 2 pomeriggi l'ho letto.

 Allora, mi è piaciuto TANTISSIMO. L'indagine non è particolarmente complessa (io devo dire che amo avere il trick del capire chi è l'assassino, ma non amo le trame talmente contorte che a un certo punto non ti ricordi manco più chi ha parlato con chi), ma non è quello l'importante.

 L'importante, come anche nei gialli di De Giovanni, è tutto il resto: ambientazione, personaggi, dialoghi, gusto del racconto e della lettura.

 Il protagonista è fantastico. Un personaggio originale, poliziotto gay dichiarato in un ambiente non proprio friendly che mena come un fabbro, affronta il pregiudizio, lo rigira verso chi lo sbandiera. Io mi sono rivista in praticamente tutti i dialoghi, nella stanchezza di dover ripetere le stesse cose, nell'assurdità di vivere in un mondo dove ogni 3 secondi o devi fare il wikipedia lgbt di etero pigri o devi adattarti a un contesto che non è nato per prevedere chi non fa parte dello standard.

 E la narrazione è arguta, intelligente, vispa. L'orientamento sessuale di Nigra è trattato in modo credibilissimo ed è al contempo fondamentale EPPURE non viene usato in modo furbo e pigro. 

 Ossia Nigra è una persona gay non è il personaggio gay la cui unica peculiarità è quella. 

 C'è una differenza fondamentale che in troppi, se non in tutti, faticano a capire. Leggetela in questo libro gustosissimo e intelligente. Voglio trovare al più presto tutti gli altri della serie, purtroppo solo 3 (e spero all'usato).
 

CINQUECENTO ANNI DI RABBIA di Francesco Filippi ed. Bollati Boringhieri:

Ci sono tutta una serie di argomenti (è uno dei post che vorrei fare da mesi, ma rimane lì nel mondo delle idee) che incomprensibilmente vengono ignorati dall’editoria. O meglio, non so se vengano ignorati dall’editoria o non si producano saggi interessanti al riguardo, ma comunque si tratta di lacune nel dibattito pubblico piuttosto vistose.
 
  L’analisi approfondita dei processi comunicativi alla base di internet e/o dei social è una di queste. Da brava laureata in archivistica e biblioteconomia non ho mai capito perché non venga fatto un parallelismo approfondito tra l’invenzione della stampa a caratteri mobili e internet.
 
 E’ di recente uscita questo saggio che non sposa la mia tesi, ma almeno un po’ ci si avvicina o sembra tentare un’analisi di ciò che sta alla base della propagazione incontrollata delle informazioni. 

 L’autore vede un parallelismo tra stampa e social basandosi sul sentimento della rabbia che io sarei meno propensa ad avallare, ma è comunque interessante e comunque è un inizio.
 
 Non proprio una lettura da ombrellone, ma non si sa mai.

 
LA MIA COSA PREFERITA SONO I MOSTRI 2 di Emil Ferris ed. Bao Publishing:
 
 Non esattamente un libro da spiaggia data la mole, ma sicuramente un libro da estate data la mole.
 

 Finalmente dopo anni esce il seguito di questa storia prodotta da Emil Ferris interamente con penne bic (o non so se bic, comunque penne). 

 Una storia di fantasmi della storia e fantasmi reali in cui una ragazzina orfana di padre (e presto anche di madre), appassionata di horror di serie z e innamorata di altre ragazzine, indaga sull’omicidio vicina di casa che forse era una vittima del nazismo o forse ne era complice e carnefice.

 Siamo nel 1963, in un sobborgo americano e la ragazzina, come suo fratello maggiore, è di origine anche messicana e non è quindi in cima alla lista dei cittadini di serie A.
 
 Tutti nascondono molti segreti e lei si aggira con le sue fattezze di piccolo mostro in un mondo più spaventoso dei suoi amati film. Finalmente in questa seconda parte scopriremo la verità?
 
 Sì e no. Nel senso che si scoprono molte cose e appaiono molti altri bei personaggi, ma i fili, se posso dirlo, non vengono tirati insieme a dovere.
 Si poteva disperdere meno e si poteva rendere il tutto più epico. Più che altro perché visivamente il libro è talmente incredibile, sontuoso, fantastico ed enorme, che i cedimenti della storia spiccano vistosamente.
 Lato positivissimo: il queer accennato nella prima parte qui esce fuori in modo chiaro e gioca una parte importante. 
In ogni caso un libro stupefacente: da comprare.

 
LA SCRITTRICE NEL BUIO di Marco Malvestio ed. Voland:
 
Segnatevi bene questo titolo per due motivi:

 
 1) Ne riparleremo approfonditamente a ottobre, nei pressi di Halloween.
 
 2) E’, secondo me, uno dei romanzi italiani migliori degli ultimi anni.
 

 Non esagero, nessuno mi ha pagato, nessuno mi ha spedito il libro, l’autore non è amico mio (anche se l’ho riconosciuto e inseguito alla Fiera del Libro per congratularmi del romanzo), e io, come sapete, non grido al genio ogni volta che una casa editrice mi invita a un aperitivo e mi invia un gadget carino (cosa che comunque non accade).
 
 Siamo di fronte a un libro gotico letterario in piena regola, scritto benissimo e con un’idea originale e tradizionale al tempo stesso.
 
 Un giovane ricercatore universitario di letteratura italiana, Marco, vive una competizione/attrazione con Federico, un collega più bello, ricco e capace di lui.

Un giorno il collega/rivale/papabile oggetto del desiderio svanisce nel nulla e decide di indagare.
 
 Tutte le piste portano a una misteriosa scrittrice italiana degli anni ’60, tale Maria Zanca, che era stata attiva tra il veneto e Roma per poi sparire dai radar letterari e mondani alla misteriosa morte del compagno, anch’egli scrittore e deceduto in circostanze misteriose.
 
 Ma chi è davvero Maria Zanca?
 
Attorno a questo interrogativo, più perturbante e inquietante di quel che può sembrare in principio, gira un romanzo raffinato e tenebroso che costruisce e inserisce all’interno del panorama italiano una figura letteraria in modo talmente convincente che è impossibile (ve lo dico) non controllare se essa sia esistita realmente e la storia abbia un fondo di verità.
 
 Leggetelo, inquietatevi e poi a ottobre se ne riparla.

 
LE NOBILI SORELLE ANGIOY di Adriana Valenti Sabouret ed. Arkadia:


Ah, quanto mi manca la Sardegna!

 In estate mi sento sempre un Cavalcanti qualunque che pensa “Poiché non spero di tornar giammai, ballatetta mia, in Sardegna!”.
 
 Certo, tecnicamente, e conto in banca permettendo, posso tornarci quanto voglio, ma la Sardegna della mia infanzia e gioventù non esiste più perché siamo cambiate entrambe, nostro malgrado.

  Questo però non impedisce all’estate di farmi venire ogni santo anno una nostalgia acutissima, difficile da tenere a bada.
 
 I libri possono venire in aiuto.
Ecco quindi individuato questo romanzo storico su tre sorelle nobili cagliaritane, figlie di un rivoluzionario in esilio a Parigi, in una Sardegna settecentesca.

 Il padre le ha abbandonate e loro, orfane di madre, sono divise tra i fervori rivoluzionari del genitore e lo status quo sardo.

 Consiglio sulla fiducia e sulla nostalgia per la Sardegna. Spero sia all'altezza delle aspettative.


Buone letture!


lunedì 14 maggio 2018

Colui che combatte i mostri deve stare molto attento. "La mia cosa preferita sono i mostri" di Emil Ferris, un graphic meravigliosa sui mostri buoni e quelli cattivi che si nascondo nelle oscure tenebre dentro di noi.

  Uno dei grandi equivoci del nostro tempo è l'incomprensibile pretesa di sentirsi straordinari rimanendo però, allo stesso tempo, normali.

 Si vuole giungere ad uno status di specialità senza capire che esso ha un prezzo che la stragrande maggioranza delle volte non siamo disposti a pagare.

 Chi è davvero straordinario, e non mi attengo al significato positivo e luminoso del termine, è considerato con sospetto dalla comunità, è qualcuno che è venuto in terra a miracol monstrare, ma di solito, più che come un miracolo viene percepito come un mostro.

 Questo grande smascheramento della nostro misero attaccamento morboso alla normalità, è benissimo espresso in un libro, una graphic novel, uscita un mesetto fa e che mi sento di consigliare come uno dei MUST HAVE non dell'anno, ma nella vita: "La mia cosa preferita sono i mostri".

 Mi spingo a tanto perché si focalizza molto bene, in questa graphic, il prezzo da pagare per essere speciali e cosa avviene, soprattutto, quando sei davvero STRA-ordinario, ossia fuori dalla norma e dall'ordinario, qualcuno che eccede, in un qualche modo o per qualche motivo, i limiti della normalità. 

 Molte recensioni si sono concentrate sulla peculiare biografia di Emil Ferris facendone il punto focale quando invece è interessante principalmente per spiegarne lo stile.

  "La mia cosa preferita sono i mostri" è la sua prima graphic e l'autrice non è proprio un virgulto avendo costei una cinquantina di anni.

 La necessità di scrivere una storia di questo genere, molto lunga e interamente disegnata con le penne biro, è nata dopo aver avuto le peggiori conseguenze possibili dalla puntura di una zanzara che, nel bel mezzo degli stati uniti, le ha passato il virus del Nilo occidentale.

 Solitamente decorre, pare, con una febbriciattola, ma di tanto in tanto ha conseguenze ben peggiori quali la morte o neurologiche, come nel caso della Ferris che si sveglia paralizzata dalla vita in giù e con la mano destra, quella con cui disegnava (era già un'illustratrice e una designer) bloccata.

 Nel disperato tentativo di recuperare la mobilità della mano, la Ferris si lancia in un'incessante e titanica lotta contro questa gigantesca graphic dalla quale si avverte, in effetti, uno strano tipo di energia, tumultuosa, quasi feroce.

 Altre recensioni si sono concentrate sulla parte più ovvia: i mostri, senza però davvero capire il problema.

 La storia, per sommi capi, è il diario personale, scritto e disegnato (è impaginato infatti come se fossero dei fogli protocollo per un quaderno ad anelli) di Karen, una ragazzina di undici anni che vive in un quartiere degradato della Chicago degli anni '60.

 Suo padre, messicano, è andato via di casa anni prima, sua madre metà indiana (d'America), metà irlandese, è dedita a una sorta di religioso sincretismo culturale che la vede affidarsi a cure sciamaniche, superstizioni e dettagli cattolici.

 In più è provvista di un fratello, Diego Zapata detto Deezee che dalla parte materna non ha preso niente e sembra in tutto e per tutto un messicano e come tale deve vivere e difendersi tutti i giorni in un America che all'alba del 2018 non è ancora in grado di considerare allo stesso modo i cittadini non WASP, figurarsi allora.

 E' un quadretto familiare che potrebbe preannunciare catastrofi, ma, in qualche modo, fila. Deezee fa il tatuatore e tenta di inculcare l'amore per l'arte a Karen, che lo adora, e Karen, dal canto suo, cerca di fare del suo meglio per dare un senso alla sua giovane, ma già complicata vita.

 Il suo disagio interiore, molto taciuto a livello verbale in tutto il fumetto, è evidentissimo nel modo in cui Karen si rappresenta: non una bambina, ma un licantropo in trasformazione preso dall'immaginario dei filmacci horror di serie bcz che vede la notte.

 E' il disperato eppure orgoglioso e pervicace modo di Karen per dirci che non è come gli altri e che per vari motivi, (origini messicane, povertà, mancanza del padre, omosessualità, visto che sa già di essere lesbica ed è innamorata di una sua compagna di classe), avverte questa sua essere stra-ordinaria in modo talmente prepotente da non riuscire letteralmente a vedersi come gli altri che la circondano.

 Messa così sembra una cosa devastante.

 Invece, Karen nelle sue vesti di piccolo licantropo è infinitamente meno spaventosa di chi la circonda: la madre e le amiche della sua migliore amica/amata, tutte rosa e perfettine e crudeline, il fratello con un oscuro segreto, i compagni di classe precoci prevaricatori e molestatori, la piccola delinquenza che ha in mano il quartiere e via discorrendo.

  La sua amata Missy l'ha abbandonata dopo che sua madre le ha imposto di diventare una "bambina come le altre" e di non frequentarla più, ma Karen si è consolata trovando due nuove amicizie: una ragazzina scheletrica che forse è un fantasma e un ragazzo di colore alto e grosso che probabilmente è gay come lei.

 Che la cosa preferita di Karen siano i mostri è perfettamente comprensibile: i mostri sanno di essere cattivi e non lo celano, inoltre hanno chiari scopi e intenti per essere malvagi, e, se proprio vogliamo dircela tutta, spesso la loro unica colpa è che "mostrano" altro, l'altro, quello che noi non vogliamo vedere perché, nella nostra normalità ci fa ribrezzo.

 A questo livello di interpretazione, leggendo la storia, era abbastanza scontato arrivarci sin dalle prime pagine, quando Karen sogna una folla perbenista che cerca di mandarla al rogo.
 L'odio verso un singolo percepito come estraneo è qualcosa che permea l'aria che respiriamo e inquina i sogni delle vittime, le bracca, le isola e talvolta le uccide.

 Ma non è questa la parte, a mio parere, la parte più interessante della storia, bensì  quella dedicata ad Anka. 

 E mò chi è?

 La storia di Karen, in principio, prende le mosse da un fatto sanguinoso: la bellissima e tormentata vicina del piano superiore, Anka, muore improvvisamente e in modo misterioso. 

 Nessuno sa o nessuno vuole dire a Karen come sia successo: suicidio? Omicidio?
E nel caso di omicidio chi è il colpevole?
 Il marito? Deezee che ne era l'amante?
 O una di quelle varie persone che si presentavano alla sua porta per rinfacciarle qualcosa del suo misterioso passato?

 Karen indaga, convinta che dietro la storia di Anka ci sia qualcosa in grado di gettare luce su un secondo segreto, legato a Deezee e a sua madre.

 Ed è qua che si nasconde, a mio parere, il punto davvero interessante. 

In una sua molto abusata frase, Nietzsche diceva che: 

 "Colui che combatte i mostri, deve stare molto attento, perché lui stesso potrebbe diventarlo, e se gettiamo uno sguardo nell'abisso, l'abisso getterà uno sguardo verso di noi".

 Ecco, io sono convinta che la Ferris abbia intensamente pensato a questa frase perché è proprio lì che si nasconde il cuore oscuro di questa graphic.

 Nel suo passato, nella Germania nazista, Anka vive una vita difficile e una scelta impossibile.

 Quando, comodamente, nelle nostre tranquille case, filosofeggiamo su questa o quella scelta da compiere, convinti non solo che sia semplice riconoscere quella giusta, ma che essa non abbia, certe volte un prezzo assurdo da pagare, non sappiamo di cosa stiamo parlando.

 Il passato di Anka, il motivo per il quale si intuisce sia morta, pone un dilemma a cui è incredibilmente complicato dare una risposta.

  Se colui che combatte i mostri deve per forza diventare come loro per impedire che essi trionfino, riportando danni, vittime e devastazioni forse anche peggiori, chi è che vince davvero alla fine?

Colui che ha sconfitto il mostro o il mostro che è sopravvissuto rendendolo, ai fatti, come lui?

 E se tu non avessi nessuna scelta e l'abisso reclamasse la tua anima in cambio della tua vita, come potresti reagire? Quale margine di scelta, di colpa, di merito, di rimorso o di rimpianto avresti?

 Questo è un libro bellissimo perché, nei suoi tanti, tantissimi strati che tessono una trama fitta come la tela di un ragno, riesce a metterci a disagio.

 Parti convinta che i mostri siano gli altri o e arrivi, ad un certo punto, in cui ti rendi conto che invece, il mostro, in determinate circostanze, potresti diventare tu. 

 E non un mostro benevolo, venuto in terra a miracol mostrare, non un mostro percepito come tale, ma uno di quelli veri, che precipita nell'abisso e da lì divora i sogni, il passato, uomini, donne, la persone che eri e quella che avresi voluto essere, ogni cosa.
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