Uno dei temi che mi prometto sempre di trattare (e che poi, come faccio spesso, rimando all'infinito) è se esista effettivamente una differenza tra quello che leggono le donne e quello che leggono gli uomini. Per togliere ogni indugio vi dico già come la penso: NO.
Io ho sempre letto quello che mi piaceva e anche parecchio a periodi, ci sono stati anni in cui leggevo molti romanzi mainstream diciamo, alle superiori ho fatto il pieno di classici, per un po' di tempo mi sono appassionata a saggistica random, ora sono nel periodo fantascienza, domani chissà. So bene cosa non mi piace (la narrativa rosa o la psicologia, per dire) e non faccio alcuna differenza tra autrici e autori.
Tuttavia so bene che ci sono uomini che leggono pochissime autrici (o non le leggono) e che considerano interi settori, come la narrativa rosa, prettamente femminili.
Per quel che riguarda il primo pregiudizio non credo ci sia soluzione se non l'intelligenza e la voglia di mettersi in discussione. A livello razionale bisognerebbe, da lettore forte almeno, capire che se nel tuo paniere ci sono dieci libri dieci di autori maschi, forse c'è qualcosa che non stai notando a livello inconscio.
Ok, può accadere che quella volta che entri in libreria ti piacciano solo libri di autori maschi, ma allora dovrebbe accadere anche di comprare solo autrici donne (prescindendo dai classici, dove comunque tra Austen, Woolf, sorelle Bronte, Dickinson, Plath ecc, non si può dire che manchi la scelta). Il punto è che la storia della letteratura insegna che questo non è un bieco pregiudizio, fior fior di autrici hanno dovuto fingersi uomini per riuscire a convincere il non gentil sesso a prendere in considerazione i loro libri: è successo ad Anne Bronte o Mary Ann Evans aka George Eliot.
Il caso più eclatante fu di certo quello che coinvolse la scrittrice Alice Sheldon che per per vari anni scrisse sotto il falso nome di James Tiptree jr guadagnandosi l'ammirazione dei colleghi maschi, solitamente poco propensi a riconoscere il talento delle colleghe.
Sul fatto che potesse essere una donna ci furono alcune illazioni, ma la cosa venne fuori solo dieci anni e molti premi dopo lasciando arrabbiate svariate scrittrici di sci-fi che avevano scritto sempre col nome femminile lottando per rompere il pregiudizio che le donne non fossero in grado di scrivere di fantascienza. Gli uomini rimasero perlopiù allibiti per non essersi accorti dell'inganno, poiché molti fan e colleghi corrispondevano regolarmente con lei senza essersene mai resi conto, ci furono anzi autori, come Silverberg, che si spinsero a scrivere: "C'è qualcosa di ineluttabilmente virile nella scrittura di Tiptree". Per la serie Epic Fail.
L'autrice ebbe modo di spiegare la sua decisione:
" Io sono entrata nel campo della fantascienza come un uomo, cioè per meglio dire con uno pseudonimo maschile, nel quale mi sono a tal punto identificata che persino il mio agente, Bob Mills, credeva che fossi un uomo. Ci fu una ragione iniziale per questa scelta, anzi due, per essere precisi.
In primo luogo, non volevo far sapere ai miei colleghi di università che scrivevo (sono una psicologa sperimentale in pensione); ero già nota per aver appoggiato quelle che allora venivano considerate come bizzarre teorie etologiche, mentre i miei colleghi erano fedeli seguaci di Hull, e la notizia che scrivevo fantascienza avrebbe dato un colpo decisivo alla mia rispettabilità.
In secondo luogo – e questa è la ragione principale – ero sicura che non sarei riuscita a pubblicare le mie prime storie. Ero preparata a passare i tradizionali cinque anni a tappezzare le pareti con le lettere di rifiuto."A margine è significativo notare una cosa che già notava l'autrice all'epoca: una volta confessata la sua vera identità non visse più un premio. Eppure, diceva con amarezza, la sua scrittura non poteva essere talmente peggiorata.
Questo discorso, non ci crederete, ha qualcosa a che spartire con Fausto Brizzi e il suo "Ho sposato una vegana".
Il motivo è che il libro del regista non racconta la storia d'amore con una donna sostenitrice feroce di un regime alimentare, non è un vero memoir: per costruzione, linguaggio, ritmo e modo di trattare l'argomento, siamo infatti dalle parti del romanzo rosa per uomini.
Ebbene sì. L'avesse scritto una donna, 'sto libro troneggerebbe nella sezione della rosa e con una copertina dai disegni stile fidanzatini di Peynet e i colori pastello.
L'ha scritto Brizzi e si sono limitati ad un cuore formato da sedani (o porri, forse porri). Il contenuto e il successo (è tra i primi dieci in classifica) dimostra che la narrativa d'amore per uomini in stile chick-it (come si direbbe? Galletto-it?) dimostrano che se ci fossero più libri del genere gli uomini non si dimostrerebbero per niente diversi dalle donne.
Perché è questo che è "Ho sposato una vegana": un chick-lit al maschile.
Brizzi nei suoi vari film descrive sempre questo universo maschile fatto di uomini un po' bambinoni (ma fondamentalmente buoni e ancora attaccati ai sogni dell'infanzia) che si legano a donne che sembrano arpie intente principalmente alla conservazione feroce del nido.
La loro vita senza le non troppo dolci metà sarebbe teoricamente perfetta, ma per motivi misteriosi (penso l'amore) senza costesse non stanno stare.
Il mondo di questi uomini è fatto di calcetto, passioni che si trascinano dall'adolescenza, cene con gli amici, belle ragazze che non possono rimorchiare perché impegnati con la suddetta arpia.
La differenza con le donne alla ricerca di un principe azzurro che le domini, nonostante una vita potenzialmente già appagante, è davvero inesistente. Si sostituiscono le scarpe col calcetto e stiamo sempre lì.
Nel libro Brizzi racconta la sua storia d'amore con l'attuale moglie, un rapporto che, senza erotismo, gira dalle parti delle 50 sfumature. Lì mr Grey costringeva Ana a pratiche per cui non provava nessun vero interesse tanto da piangere come un vitello, qui la moglie di Brizzi costringe un marito che non prova nessuna voglia di diventare vegano ad esserlo per forza.
Durante la lettura l'unica cosa che ti viene in mente è: Fausto scappa!!
Lei potrà pure essere bionda e bellissima, ma nel momento in cui lo vedi costretto a ingozzarsi di tortellini di nascosto, a litigare per una mozzarella fresca, a spazzolare i catering dai set cinematografici e a sospirare come Oliver Twist davanti ai polli allo spiedo, allora c'è qualcosa che non va. Intendiamoci, il punto non è essere o meno vegano, ma essere o meno costretto.
Brizzi racconta la faccenda pensando che sia una tragicomica storia d'amore, tu pensi sia una tragicomica sindrome di Stoccolma e, come tutti sappiamo, la sindrome di Stoccolma non è molto divertente.
In qualsiasi caso, il punto non è come Brizzi abbia deciso di scegliersi la moglie, ma il libro che ha scritto: un romanzo rosa per uomini.
Secondo me, superare il pregiudizio per cui gli uomini "leggono meglio" o "leggono fantascienza o romanzi d'avventura o storie di guerra" potrebbe aprire nuove frontiere.
Nelle statistiche di lettura, c'è una domanda che meriterebbe una risposta: perché c'è uno straordinario divario tra lettrici donne e lettori uomini?
Perché la storia che la lettura sia vista come un'attività femminile (ho sentito anche questa teoria da molti), regge fino ad un certo punto.
Voglio dire, se hai 16 anni e sei circondato da idioti brufolosi che inneggiano all virilità posso anche capire, se nei hai 40 magari dovresti iniziare a pensare con la tua testa.
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| 14 punti percentuali di differenza (e se ben ricordo sono anche aumentati di un punto percentuale) |
Secondo me, il problema è un altro (tra gli altri): manca un intero segmento di mercato, quel segmento di cui meriterebbe di far parte il libro di Brizzi e di cui, in definitiva, fa parte anche la produzione di Fabio Volo. Gli uomini non leggono la narrativa rosa perché non è tarata sui loro interessi (perché dovrebbero leggere gli psicodrammi di una stylist a Parigi?) non perché la considerano troppo cheap per i loro gusti. Invertendo i fattori di genere, il risultato di trama vedrete che non cambierà.
Perciò, tirando le fila: fossi nelle case editrici punterei di più sui chick lit per maschi e se leggete solo autori maschi (o donne) fate lo sforzo di lanciarvi in un'autrice donna nel campo magari che preferite (ce ne sono ottime in TUTTI), potreste scoprire che eravate solo abituati male.
Ah, Brizzi, scappa.
Ps. In questi giorni sono in ferie! Risposterò con regolarità da martedì o giù di lì!




































