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giovedì 8 novembre 2018

La giovane libraia a Perugia! L'11 novembre alle 11:15 alla festa della rete per parlare di bookblogger!

Masse! 

 Dopo quattro anni di onorate candidature ai Macchianera Awards quest'anno parteciperò ad un panel  della Festa della rete sul mysterioso e mysterico fenomeno dei bookblogger: sogni o solide realtà?

 Domenica 11 alle 11:15, dopo un viaggio che manco Frodo verso Mordor (quanto è collegata male la splendida Umbria??), sarò a Perugia al Centro servizi Camerali Galeazzo Alessi,  via Giuseppe Mazzini 10 a parlare di bookblog con Ambra Garavaglia, Tegamini e C'era una vodka.

 Se siete dalle parti della cinghialosa Perugia, accorrete!!


martedì 24 gennaio 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Miracolo". (Con indegno vanto per la citazione su laRepubblica).

Dopo aver visto la quarta puntata della fiction tratta dalla serie de I bastardi di Pizzofalcone, (su cui farò un post), eccovi la vignetta che volevo postare ieri, ma poi tra il lavoro e altro non ce l'ho fatta.


 Tra l'altro, per chi non mi seguisse su nessuno dei social che tento invano di seguire a mia volta, mi vanto anche qui.

  E' infatti uscito un articolo su Robinson, il nuovo inserto culturale de la Repubblica, sui librai blogger.

 Assieme all'Apprendista Libraio e a Marino Buzzi di Cronache dalla libreria, ci sono anche io!
 Posto prova fotografica, anche se, come ho detto su fb, ho esaurito la mia fortuna quando hanno azzeccato nome e cognome e ne ha fatto le spese il nome del blog.

 Vabbeh, gioia estrema comunque.
Dopo essermi indegnamente rivantata, vi lascio con la vignetta.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Miracolo"!






venerdì 29 luglio 2016

Storia di una rubrica che fu e che ogni tanto è ancora (e tre sugosi suggerimenti). Piccoli libri per piccoli tragitti: debuttanti fresche di campagna by Alcott, inquietanti paesi di soli ciechi by Wells e cortigiane molto moderne by Luciano di Samosata.

 All'inizio della mia vita da blogger, quando avevo una mezza idea di dover rendere tutto più coerente e sensato, avevo deciso di seguire parte dei consigli che si danno a qualsiasi novello digitatore di tastiere. 
  
Il primo consiglio, che era precedente al mantra "Content is the King" era una specie di anatema da cui sembrava che neanche Gandalf potesse salvarti: qualsiasi cosa tu avessi intenzione di fare dovevi assolutamente ricordare che mai e poi mai un post avrebbe dovuto superare una determinata lunghezza.
 Il motivo era insito addirittura nella natura stessa dell'internet: la gente che naviga ha una capacità di concentrazione degna di un criceto e in ogni caso legge a spizzichi e bocconi quando ha tempo.

  Quindi, baby, datti una regolata.

 Il secondo consiglio,  da cui sembrava proprio non si potesse sfuggire era la periodicità.
 Non la costanza (cosa effettivamente fondamentale), ma l'idea che si dovessero per forza impostare i contenuti in modo da "fidelizzare" il lettore. Il venerdì fai questa rubrica, la domenica fanne un'altra, riposa il giovedì eccetera.

 Così insomma, la gente si sente rassicurata e il mercoledì verrà proprio a cercare quel ghiotto articolo che ha atteso per tutta la settimana.

  (i miei primi post infatti sono corterrimi rispetto agli ultimi), per il secondo ci ho provato, ma immediatamente ho dovuto vedermela con un enorme scoglio: io non mi ricordo mai che giorno è.
Ho cercato di seguire il primo consiglio per qualche mese

 Già di mio non sono stata una grande amica del calendario, ma come saprà chi lavora su turni, quando il concetto di fine settimana è morto e lavori pure di domenica, è un attimo che non sai più che anno è che giorno è. 

 Priva di una periodicità nella vita reale, pretenderla da quella virtuale era abbastanza impossibile.

 Eppure all'inizio avevo tentato di cadenzare qualche rubrica, tra cui Rieduchescional Libraia (sulle follie della storia del libro) e "Piccoli libri per piccoli tragitti", che era anche una cosa sensata: consigliavo libri piccolini e leggeri da leggere e trasportare agilmente in caso di brevi viaggi.

 Sono ormai secoli che si sono perse le tracce di entrambe le rubriche, ma in quest'ultimo mese mi è capitato di adocchiare alcuni libri adattissimi ai Piccoli libri per Piccoli tragitti e anche se sono conscia (e spero per voi) che Agosto is coming e farete viaggi di ore per raggiungere gli amati luoghi vacanzieri, ho deciso di proporvi un triplete per tutti i gusti.
 E insomma, eccovelo, tutto per voi!

DIALOGHI DELLE CORTIGIANE di Luciano di Samosata:

 Sono giorni che la gente non fa che commentare "Temptation Island" un reality show trash fuori tempo massimo che, se ho ben capito, mette delle coppiette su un'isola e boh tenta di farle lasciare innescando delle tentazioni endogamiche. 

Esso è Gordo
 Non che abbia amici che seguono 'sta roba, ma qualche mese fa trovai carino un video di uno youtuber ora molto di moda, tale Gordon, che prende per i fondelli le ragazzette odierne e ho iniziato a guardicchiarne uno ogni tanto.

 Ha un certo gusto del ridicolo e alcuni sketch sono graziosi (oltre all'encomiabile fatto che non ha tema di vestirsi da donna in ogni dove), ma ha sviluppato una passione per questo programma che ha portato alla luce, nei commenti, l'odio per le donne insito in molte donne.

 Diciamocelo, spesso molte appartenenti al genere femminile riescono ad essere più cattive e piene di pregiudizi verso le loro simili di quanto non lo siano gli uomini. 
 Diceva un antico adagio che "le donne sono le più grandi custodi del patriarcato" e senza volerlo scomodare per direttissima, diciamo che la sequela di insulti in stile "E' una cagna, è una tr*ia, è una donna di facili costumi in tutte le sue declinazioni" fa parte di questo magico mondo. 

Quello in cui un uomo che tradisce la fidanzata al massimo è un imbecille, mentre una donna, bene che le va, è una poco di buono.

 Farebbe bene alle masse leggere questo graziosissimo libro, i "Dialoghi delle cortigiane" proveniente direttamente dall'antica Grecia e che dimostra tuttora una freschezza e una modernità incredibile. 

 Come molti ben sanno, nell'antica Grecia generalmente le donne erano ficcate dentro al gineceo vita natural durante e uscivano in ben poche occasioni (poi con le dovute differenze di luogo, ceto e ruolo), alcune tra di loro però avevano un campo d'azione ben più vasto: le cosiddette cortigiane.

 Un po' diverse dalle prostitute, erano un incrocio tra quello che definiremmo una escort e una mantenuta. Donne quindi che avevano un rapporto duraturo (di varia natura) con uomini che le pagavano e di tanto in tanto promettevano persino di sposarle.

 Le circostanze da cui scaturivano tali rapporti erano molto articolate (e quasi mai esclusiavamente faccende di denaro) e somigliano di dialogo in dialogo ad una sorta di "Sex and the city" ante litteram.

  Si scopre infatti che queste cortigiane avevano gli stessi problemi delle ragazze di adesso: amanti che giuravano amore eterno e poi sparivano, amanti che promettevano di lasciare le fidanzate e non lo facevano, gelosie, ansie, tentativi vari di tenersi strette il proprio uomo, relazioni un po' troppo manesche, persino relazioni lesbiche!

 Vivevano, molto più libere delle "donne perbene", una vita all'insegna dello stigma sociale eppure affatto triste, anzi, avventurosa, piena di passione, di dubbi, di amori e di vita.
  E la cosa interessante è che prima di mettere la testa a posto, volenti o nolenti, gli uomini le preferivano di gran lunga alle recluse ragazze dei ginecei, pure e silenziose, lontane dal mondo e accondiscendenti, pallidi fantasmi senza voce, come la maggior parte delle donne nella storia.

 Cosa insegna tutto ciò? A leggere i classici, a smetterla di insultare il prossimo e a sospendere il giudizio morale sulla vita amorosa e sessuale altrui, che, diciamoci la verità non ci dovrebbe riguardare né ora né mai.


NEL PAESE DEI CIECHI di H. G. WELLS:

 In un mondo pre-radar, pre-aeroplani, pre-esplorazioni spaziali, in cui insomma un po' di mistero geografico aveva ancora ragion d'esistere, fiorivano libri, generalmente utopie, su luoghi sperduti e inaccessibili, generalmente incastonati tra le montagne.

 "Erewhon" di Butler,il mondo senza tecnologia, aveva tale  collocazione, come anche "Terradilei"di Charlotte Perkins Gilman, un luogo dove gli uomini erano scomparsi e le donne avevano messo in piedi un matriarcato virtuoso e si riproducevano per partenogenesi.

 Assai simile dal punto di vista naturalistico, ossia, clima mite, ampie e verdi vallate, assenza di bestie feroci e fertilità della terra, è il paese dei ciechi perso sulla Cordigliera delle Ande in cui Wells ambienta questa novella.

  Un uomo, Nunez, riesce a ritrovare questa popolazione separata dal resto dell'Ecuador e caratterizzata dalla cecità: tutti gli abitanti sono non vedenti da generazioni e questo ha condizionato il loro stile di vita in tutto e per tutto.
 Convinto, grazie a quello che Nunez considera il vantaggio della vista, di riuscire a dominarli in una sola rapida mossa, si renderà presto conto che in un paese in cui la maggioranza ha costruito un sistema sociale, organizzativo e persino religioso tarato sulle proprie esigenze, vedere è un malus è non un plus.
 Ciechi, ma con un udito sviluppatissimo, la popolazione tratta Nunez come un idiota che crede in luoghi, dei e cose che non esistono, come la vista appunto. Tentano di indottrinarlo, ma si convincono di avere a che fare con una causa persa, almeno finché egli non si innamora di una bella ragazza locale.

 Racconto straordinario per gli innumerevoli livelli di interpretazione.
 I ciechi credono pazzo chiunque tenti di dar loro spiegazioni alternative perché non prendono neanche in considerazione l'idea di un'alternativa.
 Esiste solo una via, retta, giusta e innegabile, chiunque non la segua è pazzo o idiota. Un'idea che hanno in molti in questo triste mondo malato.

 Altra peculiarità, l'idea malsana che questo mondo sia organizzato a misura di essere umano. Errore.
 Il nostro mondo è organizzato a misura dell'essere umano finora dominante nella storia: maschio, in buona salute e mediamente giovane.
 Un pensiero che faccio spesso quando vado all'Ikea e non riesco ad alzare i pacchi dei mobili.
 Mi chiedo sempre: se il mondo fosse abitato solo da donne, non avremmo trovato da tempo un modo per rendere le cose più leggere, non le avremmo progettate per rendere tutto più funzionale per persone più piccole e meno in forze?
 Tutto ciò che esiste è funzionale certo, ma non per tutti, è funzionale per la maggioranza che esercita il potere (o lo ha esercitato per lungo tempo).

 Nunez pensa che la sua vista sia un immane vantaggio e invece in un mondo in cui tutto è basato sull'assenza di tale senso, si ritrova presto schiavo, fisicamente e psicologicamente. Gli occhi, arriva a pensare, valgono davvero? Ha senso vedere? Non rappresentano solo un intralcio alla vita "normale"?
 Favoloso, da leggere per rimuginare tutto il pomeriggio passeggiando sulla spiaggia. 

IL DEBUTTO DI DEBBY di Louise May Alcott:

  Louise May Alcott autrice che ogni ragazzina da qui a non so quante generazioni precedenti ha avuto come rito di passaggio, per quanto ci possa apparire straordinario, non ha prodotto solo i quattro libri della saga di "Piccole donne".

 Come si vede nel film in cui una Winona Ryder non ancora caduta in disgrazia impersona Jo (alter ego per molti versi della Alcott), prima di dedicarsi alle sorelle March aveva tentato la strada del romanzo gotico e un po' torbido (di cui trovai traccia in biblioteca riesumando "La donna di marmo").

 In generale Louise meriterebbe di essere riscoperta in toto perché fu una scrittrice sagace e ironica, per certi versi molto simile alla Austen.
 La somiglianza diventa straordinaria in questo grazioso racconto che vede protagonista una deliziosa ragazza di campagna non ancora intaccata dal demone della leziosità. Invitata dalla zia arricchita a passare un'estate al mare con lo scopo di procurarle un ottimo partito, si ritroverà precipitata in un mondo che trova da un lato folle e un po' falso, dall'altro indubbiamente attraente: quello dell'alta società in annoiata vacanza.

 In un gruppo di persone che si conosce dalla più tenera età e si frequenta in continuazione tutto l'anno, microscopico circolo parecchio stantio, lei spicca per freschezza e genuinità. Tutto quello che potrebbe maleducata è fonte di salutare  e i pretendenti, incantati dalla novità fioccano come neve a gennaio.
 La zia è ovviamente compiaciuta, la nipote sotto sotto anche, ma non è che si trovi proprio a suo agio circondata da damerini.
 Un bozzetto per chi ama crinoline, corteggiamenti di altri tempi, romanticismo, sano protofemministo con molte balze e ovviamente la buona, buonissima scrittura.

mercoledì 30 marzo 2016

Come fare delle foto da bookblogger per Instagram di sicuro successo!! Poche rapide cose da procurarsi per rendere un libro davvero sexy: calze, belle gambe, gatti, dolci e molti gadget.

 Dopo aver buttato il sangue a capire le motivazioni dell'esistenza di Twitter e averne tratto beneficio quell'unica volta in cui, alle tre di notte, ci fu un terremoto in veneto che mi risvegliò anche se ero nel mezzo del nulla lombardo (apri twitter e scopri che non hai avuto le allucinazioni ma mezzo nord è sveglio assieme a te), ho deciso circa un mesetto fa, di dare una possibilità a Instagram.

Avevo tentennato a lungo per vari motivi:
922 m. Mehmedas, paskutinis Osmanų imperatorius
palieka Stambulą.
1) Oddio un altro social da gestire.
2) Non mentirò dicendo che sin da bambina fotografavo le api che si posavano sulla mia culla con una canon baby: io e la fotografia non abbiamo mai avuto nessun tipo di rapporto.
3) Se è frustrante quanto lo stramaledetto twitter preferisco evitare di raddoppiare il mio rancore virtuale verso una piattaforma social.
 Alla fine però, le foto ai libri che leggo le faccio comunque, quindi ho pensato: vabbeh proviamo e in effetti non è male come credevo, anzi. 
 E' molto più intuitivo e meno spaccapalle di twitter, nessuno tenta di darmi lezioni di vita in un centinaio di caratteri, magari la gente ci tiene ad apparire fighissima, ma almeno lo fa a immagini e non con pietose frasi noncuranti o arroganti. Una volta tanto posso dire di preferire l'immagine alla parola.
 Quello che mi aspettavo in verità era un mondo molto più originale: se tante persone fanno tante foto, ci saranno sicuramente idee continuamente innovative e diverse.
 Invece, almeno sul fronte del bookblogging mi pare che ci sia poco da essere originali. 
 Vuoi che i libri siano oggetti immobili a cui puoi far fare un numero limitato di cose, vuoi che per qualche motivo i bookblogger maschi scarseggino o comunque non si facciano foto, vuoi quello che ti pare, per ora setacciando l'etere instagrammatico ho trovato profili libreschi tutti molto simili.
 Tanto simili da aver potuto tracciare una serie di consigli da dare a qualsiasi bookblogger, preferibilmente femmina, voglia affacciarsi al magggico mondo di instagram con un cellulare più decente del mio.
 Siete pronti a scoprire come ammassare follower in quantità industriale? Seguitemi!

PROCURARSI DELLE CALZE E DELLE BELLE GAMBE:
Ci ho proprio trovato un tumblr:
 http://legsbooksmugs.tumblr.com/
Una cosa che mi ha molto colpito, forse perché non ho mai pensato potessero avere un nesso logico (se non in estate al mare per ragioni di prospettiva sdraio-cielo) è il profondo rapporto che intercorre tra i libri e le gambe.
 A quanto pare il mondo è pieno di bookblogger assai magre, con gambe bellissime e quelle caviglie affusolate che bramo dalla mia infanzia e che non ho mai avuto neanche nei miei momenti migliori.
  Se al posto delle gambe hai dei tronchetti della felicità come i miei una buona fetta delle foto sexy che si possono fare ai libri è preclusa.
 La tecnica per ottenere una foto di libro con gambe prevede quindi: gambe affusolate e un paio di calze carine, possibilmente parigine sopra il ginocchio. Calzedonia o chi per lei potrebbero persino creare una linea per lettrici che amano leggere in mutande o shorts e calze frou frou.
 Ricordate: a righe fanno molto sbarazzina e Alice nel paese delle meraviglie (che mi pare di capire è il faro verso cui dobbiamo tendere), se no potete puntare sulle orecchie di gatto in cima, colori sgargianti o lavorate. Non mi pare che i collant velati o semplici vadano molto, ma devo studiare meglio la questione.
 Bookblogger maschi che fotografano le proprie gambe villose non ne ho avvistati, se ne avete notizia fatemi sapere.

PROCURARSI DEI CORNETTI O DEI MUFFIN:
Tutti criticano il foodporn ma nun ce 'sta niente da fà: il cibo attira. Ergo, la gente rompe, ma poi vede un po' di sugna e impazzisce.
 Perciò, procuratevi un cibo adeguatamente avvenente, meglio se un dolce, (non so per quale motivo, forse fa più merenda o pausa lettura), come un cornetto al pistacchio, un muffin al cioccolato ricoperto di cuori, una fetta di torta gustosa e colorata (se vi buttate sul casareccio state attenti ai filtri che se no sembra che stiate facendo la foto nella cucina della Clerici, quella di casa sua intendo), un cicciosità che non sia troppo cicciosa
http://legsbooksmugs.tumblr.com/
 Per capirci, tenero donut rosa sì, torre di marron glace con montagna di panna no. Inoltre state attenti agli abbinamenti: una pizza alla provola non è il massimo accanto a "Tutti i cuori dell'amore della mia vita al caffè zuccherato alla cannella", e una charlotte alla panna ha poco a che spartire con "Gli ultimi giorni di sangue e guerra del capitano Smith".
 Una scatola di cioccolatini a cuore vicino ad un libro sulla shoah potrebbe avere qualcosa di inquietante, mentre una scatoletta di tonno rischia di avere poco a che vedere con saggio sulla fondazione di Milano.
 In ogni caso, quando siete nel dubbio: cornetto. Cornetto vincit omnia. Pace, guerra, amore, passione, odio, follia? Cornetto è l'unica risposta.
 (S'intende che se ci tenete a essere cooool o siete sotto i vent'anni o leggete solo narrativa rosa il cornetto potrebbe dirvi poco, in quel caso un dolce americano a caso e state a posto).
Non dimenticate MAI il the.

PROCURARSI UN GATTO (possibilmente a pelo lungo):
Quel tenero e peloso amico a quattro zampe che è il gatto è la vera star del web,  perciò basta procurarsi una qualsiasi palla di pelo (preferibilmente a pelo lungo, ma anche una bella bestiola cicciuta va bene), piazzarla vicino al tomo che volete mandare nell'etere e attendere.
 Se il felino saprà giocare bene le sue carte da modello potrebbe diventare più famoso dello gnomo di Amelie.
  Chi non si commuove davanti ad un tenero gattino lettore? Chi non spara un "Ooooh" commosso davanti ad un persiano che dorme sopra "Guerra e pace" o che litiga molesto col vostro nuovo libro di Baricco? E vogliamo mettere la combo micidiale: cuore di peluche, gatto, libro di Fabio Volo e cupcake? Potrebbe esserci più di uno svenimento per eccesso di cucciolosità in giro!
 Se non avete in mente una vera e propria serie gattesca che vede splendido protagonista sempre lo stesso felino malandrino, trovare un gatto di un amico che si presti non dovrebbe essere difficile.

PROCURARSI UNA BUONA CALLIGRAFIA:
 Una cosa che mi ha molto stupito è la passione di molte bookblogger per la bella scrittura.
 C'è il libro e poi ci sono fogli colorati e scritti con una grafia che manco dopo vent'anni di scudisciate sulle mani in una scuola di calligrafia giapponese. In genere recano considerazioni sul senso della vita o frasi contenute nel testo.
 Anni fa partecipai ad una lezione di inchiostrazione giapponese in cui una povera mangaka trasportata direttamente dal Giappone tra mille onori fu costretta con suo e nostro imbarazzo a provare ad insegnarci la nobile arte dell'uso del pennino.
 Ero talmente incapace che persino la povera donna, tutta sorrisi e inchini, ebbe un visibile momento di scoramento, ma fu nulla rispetto a quello che provai io quando confessammo tutti la nostra età e risultò fossi più vecchia degli altri di almeno dieci anni (ero più vecchia anche dell'insegnante).
 Anche in nome di questo ricordo provo quasi ammirazione per questa voglia artistica di produrre cartoline calligrafiche svolazzanti e ripenso intensamente a quel libro dell'anteguerra che mia madre si ostinava a propormi alle elementari. Un assurdo quadernetto in cui si imparavano cornicette e grafia da far invidia a Carducci. Come al solito all'epoca avevo opposto una fiera resistenza e ora pago le conseguenze della mia scarsa lungimiranza.

PROCURARSI MOLTI GADGET:
Una cosa che è indispensabile fare quando si fotografa un libro, è una composizione come Cristo comanda.
 Il libro sta lì porello, immobile, magari incolpevole portatore sano di una copertina oscena frutto di grafici da denuncia e incomprensibili decisioni estetiche editoriali, non è che possa far molto da solo per imbellirsi.
helloeiry.tumblr.com
 Sì, può invecchiare, i libri sono come George Clooney per le donne etero: aumentano il loro fascino man mano che le stagioni si posano su di loro, ma non è che potete aspettare vent'anni sperando nell'ossidazione della carta.
 Perciò, come rendere un libro più sexy? Accostandolo ad altre cose! Ho notato che al solito va quel minimalismo un po' shabby chic che ti fa mettere il libro su sfondo neutro con boh, una foglia autunnale o tre dadi da gioco vicino, a seconda del tema del tomo o della stagione. Tuttavia ho visto gente che letteralmente addobba l'intera stanza a tema, calibrando colori e ombre come scenografie, non so dove trovino la voglia o il tempo.
 In qualsiasi caso, procuratevi quanti più gadget possibile: non è sempre Natale che un omino di marzapane vi fa svoltare con cannella, zenzero e tenerezza da pacchetto sotto l'albero. Dovete essere più arditi: saccheggiare fiere del fumetto alla ricerca della follia giappa, staccare i gerani dal vaso della vostra vicina per mostrare l'arrivo della primavera, svuotare il portagioie di vostra nonna alla ricerca di una spilla di metà secolo e boh vedete voi. Molti gadget molte foto.

Non dimenticate di smarmellare tutto con qualche filtro e il gioco è fatto.

Ed ecco qua, per ora. Sento di aver assolto al mio eroico dovere, non ringraziatemi, immagino da questo momento il web popolato da nuove immagini, assolutamente fantastiche, assolutamente filtrate benissimo, assolutamente identiche. Olè.

Ps. Se mi cercate su Instagram sono sempre col nome: idoloridellagiovanelibraia. Quando scoprirò come aggiungere i tasti dei social sul blog lo saprete.

martedì 25 agosto 2015

I 10 commenti più diffusi tra le lettrici dei romanzi rosa. Come, cosa e perché commentano le appassionate indomite di romance tra colpi di genio, accostamenti improbabili, petizioni, dubbi amletici, brividi e grandissimi pianti.

 Dopo giorni di noia cosmica, con le balle di fieno che rotolavano dalla libreria, grazie a questo finale in pieno agostembre, la libreria sta rivedendo pascolanti orde equamente divise in persone che vorrebbero da qualche altra parte dove il sole splende, e la gente è in bikini e genitori in ansia per i propri pargoli che si ricordano, al solito, all'alba del 25 Agosto che avrebbero dovuto leggere 10 libri per le vacanze.
Ieri, finalmente è giunto un po' di rifornimento così mi sono perduta nel settore della narrativa rosa, dove ho scoperto tante nuovissime perle e soprattutto ho realizzato di non aver mai partorito un post sui commenti che le lettrici di romance (ma non solo) dedicano ai libri che scaldano loro il cuore.
 Intendiamoci, da un certo punto di vista ammiro seriamente la dedizione con cui le cultrici del genere si appassionano a queste innumerevoli saghe. Le vedo vagare con vagonate di libri in giro per la libreria e le leggo disquisire su alcuni blog che lurko per avere un'idea di cosa passi loro per la mente. 
 A leggerli ci si rende conto che queste donne (son tutte donne praticamente e qualche sporadico uomo), hanno dei ritmi di lettura elevatissimi sia di cartaceo che di ebook. 
 Ovvio che essendo dei libri non di concetto è abbastanza facile finirli, ma sembra che siano in grado di ingerire una trentina di romance al mese. Strabilio. Vabbeh, di seguito ho cercato di riprodurre un elenco fedele di quelli che sono i commenti più ricorrenti che queste fangirl di principi azzurre e donne indifese vergano sui siti, sui libri, sui blog, su anobii e ovunque sia concesso loro farlo. 
 Raramente qualcuna dà un giudizio strutturato, ma devo anche dire che probabilmente solo Diego Fusaro, er giovane e belloccio filosofo italico, è riuscito nella rara e insensata impresa di vedere imperativi categorici kantiani in mr Grey (per la serie che cosa non si fa per campare).
 Let''s go!

1 - Mi ha cambiato la vita.

Penso realmente che alcuni libri possano cambiare la vita, a me alcuni l'hanno fatto.
 Quei libri che sembrano parlare di te e, non solo, hanno persino la risposta a quelle domande che ti frullano nel cervello da anni e pensi che una risposta vera non ce l'abbiano. Ecco. 
 Premettendo questo, faccio fatica a capire come un libro su due adolescenti in crisi ormonale possa dare delle risposte, come l'ennesimo triangolo tra lei, lui e il gemello di lui sia un balsamo per l'anima e come possa la storia di una tipa con un problema di dipendenza dallo shopping rispecchiare il nostro spirito ferito.
 La domanda si fa più pressante quando questo diventa uno dei commenti più ricorrenti esistenti in natura. Una rende "Tutta colpa dello yoga" non sapendo che probabilmente ha cambiato la vita a migliaia di persone, pensa te. 

2 - Da brividi!

La frase esclamativa più usata in assoluto che nel mio immaginario significa solo una che, leggendo, si ritrova sconquassata dal gelo. 
 L'interpretazione può essere varia: le lettrici si sentono accapponare la pelle come oche spiumate perché sentono lo sguardo del principe di turno su di loro? Avvertono brividi di sconforto quando la protagonista sembra inusitatamente avere barlumi di lucidità e chiedersi cosa sta facendo? Rabbrividiscono al pensiero di poter essere loro le real protagoniste di questa storia? Rabbrividiscono vedendo il consorte calvo e con la pancetta accanto a loro invece di un modello palestrato? Magari tutte le cose insieme, chissà. Nel dubbio brrrrrr

3 - Non riuscivo a smettere di piangere.

Se un libro riceve il bollino lacrima (a giudicare dai commenti non è molto difficile comunque), allora acquista punti nella hit parade dei romanzi da comprare. Una delle cose che molte lettrici ci tengono a farci sapere è che hanno pianto, anche se con dovute gradazioni che fungono da sottotesto:

- "Zero lacrime": il libro fa schifo.
- "Qualche lacrima" : libro passabile in alcuni punti.
- "Mi è scesa la lacrimuccia sul finale" : vabbeh, se esce il seguito lo compro.
- "Impossibile non piangere": bello.
- "Ho iniziato a piangere a metà e non ho più smesso": compratelo subito.
- "Si piange dall'inizio alla fine": capolavoro.

4 - Uno dei miei libri preferiti assieme a...

Alcune lettrici ci tengono a sembrare comunque colte. 
Riconoscono che sotto sotto la Kinsella non è equiparabile a Calvino e "Il diavolo veste Prada" potrebbe non essere all'altezza de "Le memorie di Adriano".
  Così commentano con immaginifici podi letterari che vedono accostare Camus a Nicolas Sparks ed Eschilo a Liala (con tutto il rispetto per Liala). Si arriva a leggere: "La coccola di zenzero a Notting Hill" è il mio libro preferito assieme a "Se questo è un uomo" e "Il nome della rosa", oppure, "Un amore di sabbia, cannella e cupcake" è il mio romanzo favorito, lo battono solo "Memorie dal sottosuolo" e "La nausea". Il cervello va in tilt in breve tempo: WTF chiede a gran voce?
 Risposta non c'è o forse chi lo sa perduta nel vento sarà.

5 - Questa donna è un genio!

Ovviamente vale anche per gli autori maschi, ma sono pochi (o nascosti da pseudonimi).
 Le lettrici hanno una serie di numi tutelari che venerano come la madonna.
  Un pantheon di scrittrici che secondo loro dovrebbero sfornare un libro al mese e per amore delle quali imparano le lingue straniere per poter leggere l'originale. Non si capacitano di come il resto del mondo ignori le prodezze dell'autrice di "Le diciassette porte dell'anima che ho dovuto aprire per arrivare al tuo cuore" (tit. mio sulla base di un titolo realmente esistente) e non fanno che spammare nei commenti ammirazione: questa donna è un genio!! Tipico commento ripreso sulle quarte di copertina dei cartacei.

6 - Non vedo l'ora che facciano il film (con totonomi)

 Dal quantitativo di citazioni messe in font svirgolanti con attori hollywoodiani bellissimi e prestanti sullo sfondo, è innegabile che l'ansia per avere una componente visiva del romance sia altissima, tanto che mi stupisco i cinema non siano pieni di amori focosi e romantici.
  Ovviamente però sperare che un ebook dal titolo "Le calde estati del mercenario" (tit. spero inventato da me) abbia una trasposizione sul grande schermo mi pare quantomeno ardito. 
 Non così per le nostre entusiaste lettrici che starebbero sempre al cinema per specchiarsi in quadricipiti di marmo.

7-  Riflessioni profonde.

Ogni tanto qualche lettrice si sente in dovere di fare una riflessione profonda. Mentre la stragrande maggioranza dei commenti sono brevissimi e pieni di punti esclamativi o di sospensione, qualche impavida azzarda un'analisi critica.
 "Esmeralda è una ragazza dolce, ricca, ma che soffre perché quando aveva tredici anni il suo grande amore delle scuole medie l'ha ferita e le ha reso impossibile aprire il suo cuore ad una nuova relazione. Oh, a quante di noi è successo? Non vi ricordate Giulietta? Chissà cosa sarebbe successo se Romeo fosse morto e lei no, avrebbe mai trovato la forza di amare ancora? Anche Giulietta aveva tredici anni. L'amore non ha età. Anche io non ho mai dimenticato Guidobaldo...mi sono sposata, ho quattro figli, ma il mio cuore è rimasto su quel banco, insieme a tanti ricordi.... e speranze..."

8- La petizione.

 Malgrado la sezione di narrativa rosa scoppi, malgrado ci sia un fiorente mercato di ebook al riguardo, malgrado mi pare che le trilogie di amori e disamori e amorazzi e disamorazzi siano infinite e sfornate a gettito continuo, una delle grida di dolore più frequenti tra le fan del genere è: petizione!!
 Informatissime sullo sterminato mercato anglosassone del romance, seguono con la perizia di un broker in borsa le sorti di una bibliografia senza fondo che, per logica di mercato e per mole, non potrà mai essere tradotta. Si lancia allora l'idea della petizione: "Non possiamo vivere senza "Le ali insanguinate dell'angelo caduto a Parigi"! Aiutatemi a lanciare una petizione!". 
 Petite petite.

9- Non vi dico come finisce.

Mitico. Sia chi recensisce sia chi legge ci dice per sommissimi capi la trama, ma aggiunge che non spoilera il finale. 
 Giustissimo, ma seriamente, qualcuno ha mai letto o avuto notizia di un romanzo rosa in cui tutto non finisce rose e fiori, l'amore trionfa, il matrimonio è assicurato e il conto in banca è grasso? Certo, ci sono le storie fatte apposta per piangere in cui lui si sacrifica per salvare una bambina che sta per essere investita da un camion o muore tra gli atroci dolori di una malattia, ma oltre ad essere una minoranza, questi libri non hanno mai il colpone di scena finale: alla disgrazia o ai fiori d'arancio ti preparano psicologicamente dalla prima riga.
 Ammirevole comunque l'entusiasmo collettivo del: non vedo l'ora di finirlo per sapere se Brooke e Thomas rimarranno insieme per sempre. L'abitudine non uccide mai la sorpresa.

10- L'autrice forse ha copiato un po'.

Ogni tanto qualche lettrice ha un dubbio inquietante: ma questa storia in cui lui ama lei poi arriva un terzo incomodo (o lui è maledetto), ma alla fine l'amore trionfa, non sarà un po' troppo simile a qualche altra cosa letta? 
 Il tarlo giunge inaspettato e viene esposto con la massima cautela: "Sapete il mese scorso ho letto "Quindi amori per Topazia" e mi sembra che la trama somigli un po' troppo a "Pallidi tramonti rosa sul mare di cannella in tempesta". Enuncia di seguito una trama che probabilmente era già nota ai sumeri e già ritrita per i Longobardi. 
 Le motivazioni che spingono a ritenere un libro d'ammmore piuttosto che un altro (identico) incredibilmente rivisto, rimangono ignote.

Oh, se fà sempre pè ride!

mercoledì 1 luglio 2015

"Il lago" di Banana Yoshimoto e il sacrosanto diritto a leggere quello che stracavolo ci pare quando ne abbiamo bisogno. Perché la lettura è tante cose, anche lo zucchero nel caffè. (Post con incontro with Yoshimoto e spoiler nel finale!)

 Come ogni inizio estate, la Feltrinelli ha tradotto un libro di Banana Yoshimoto.

Per chi non lo sapesse perché magari non la segue come scrittrice o magari la segue e non ci ha mai fatto caso, la Feltrinelli non segue un ordine cronologico nella traduzione delle sue opere. 

Cioè, gli ultimi tradotti non sono per forza gli ultimi prodotti. E infatti "Il lago", appena uscito, risale al 2005, tanto che l'avevo visto già in edizione in inglese più volte, domandandomi, nella mia ignoranza linguistica, di cosa parlasse.

 La Yoshimoto, come scrissi in un vecchio post, è una scrittrice che nella mia adolescenza, significò molto per me e la compro ormai per affetto e per inerzia visto che ha perso grandissima parte della sua verve e praticamente tutto il suo fascino.

 Ormai è quasi un rito estivo, misto alla speranza vana di leggere nuovamente qualcosa di affascinante, misto alla segreta speranza di cogliere quel misterioso qualcosa che mi riporti per un'ora ai miei quindici anni. 

Anche perché, diciamocelo, la lettura di un libro della cara Banana, non comporta mai più di un'ora, massimo due.

 Da "Il lago" mi aspettavo qualcosina di meglio

 Nel mio immaginario i laghi sono luoghi privilegiati di mistero e follia pronti a occultare segreti inquietanti. Non è quello che accade in questo libro.

 La storia parla di Chihir, nata in una famiglia piuttosto particolare (pare imprenditore, madre gestrice di una specie di locale notturno) della pettegola provincia giapponese e da adulta, dopo la morte prematura della madre, conosce un ragazzo a dir poco singolare di cui si innamora.

 A quel punto la Yoshimoto rimane sospesa su tre trame: una lavorativa su un murales (insensata), una più delicata sull'innamoramento tra i due ragazzi e infine quella più interessante sul passato di lui.   Il finale, che è la cosa migliore, avrebbe meritato, come ormai praticamente tutte le trame della Yoshimoto, maggior senso dell'oscurità e del dolore.

 Insomma, al solito c'ho sperato, al solito è stato un buco nell'acqua. 

 Ma il mio bel rituale di giappolettura estiva per un breve pomeriggio (peraltro dopo una giornata lavorativa infernale), mi aveva in qualche modo appagato comunque. 

 Certe volte non è importante il contenuto di ciò che si legge, ma il fatto che, per almeno due ore, puoi smettere di pensare e preoccuparti e buttarti in un altro mondo. 

 "Il lago" non era un capolavoro, ma forse, anche per quel disimpegno che nulla chiede al cervello, mi ha fatto passare due ore serene e, alla fine, stavo meglio e avevo molta meno voglia di fare a pezzi i piatti di casa.
Benjamin Malaussène al cinemà
 Come faccio ogni volta che compro un libro, ho postato la foto sulla pagina di fb per condividere il mio acquisto compulsivo.

 Internet è un mondo ricco, ma anche strano, in cui ci si sente un po' liberi di poter dire tutto ciò che si vuole, così tra gli altri commenti ne è apparso uno in cui, in modo poco ortodosso tra l'altro, mi si accusava di privilegiare libri del genere quando Balzac giaceva solitario e ignorato sugli scaffali. 

 Visto che la conversazione col commentatore non scorreva su binari piacevoli e, al contrario di Benjamin Malaussène, nessuno mi paga per sopportare tutti i deliri altrui, ho bannato il contestatore in questione dalla pagina.

 Mò penso sia stato eccessivo, ma dopo una giornata passata a gestire deliri reali, era la cosa più sensata da fare (anche perché non ho mai capito chi commenta violentemente post di pagine che il medico non gli ha certo ordinato di seguire).

 Il commentatore non si è però dato per vinto e mi ha scritto sulla mail accusandomi in qualche modo di essere "venduta" e di dover ormai parlare di certi libri per il mio "ruolo". Vi risparmio la risposta a questa telenovela di rimbeccamenti internet e vado al punto: possibile che una debba giustificarsi se compra un libro della Yoshimoto?

 Pennac tempo fa aveva stilato una lista dei diritti del lettore e tra questi c'era anche quello sacrosanto a leggere quello che più aggrada. 

 Ovvio, anche io faccio dei distinguo: leggere SOLO narrativa considerata bassa alla lunga magari non è proprio edificante e non ti aiuta a innalzarti intellettualmente, leggere libri omofobi, razzisti, sessisti e via dicendo non aiuterà certo la tua mente ad aprirsi ecc. ecc.

 Ma, in generale, ogni lettore, nella sua carriera, ha il sacrosanto diritto di leggere quello che gli pare. 
 Giudicare una povera donna che si legge il suo bel Newton a base di sole cuore amore in metro, è facile. Magari a casa ha tutto Proust, ma dopo una giornata delirante a lavoro, vuole solo staccare il cervello e trovarsi su un'isoletta abbandonata della Gran Bretagna a sorseggiare the con un tizio avvenente.

No beh, Francè in questo sonetto m'hai popo
delusa. Io mi aspettavo de mejo. Sinceramente
tua. (Ecco a recensire i classici mi sento un po'
così).
Ci sono tanti motivi per cui si legge. 

 Ci sono tanti clienti che leggono solo classici e quella è una loro scelta, io ne leggo, anche se ne parlo raramente, è un mio limite, ma  francamente mi sento un po' idiota a dare giudizi su Petrarca. 

 Non perché siano libri intoccabili, ma perché, aver passato il giudizio del tempo è la loro miglior recensione. 

 Piuttosto forse mi piacerebbe recensire i libri meno conosciuti degli "alti" scrittori, il lato socialista di London, le dissertazioni politiche di Dickens (o i racconti di fantasmi) ecc.
 Tuttavia dare sottilmente del "venduto" a una persona solo perché si ostina a leggere libri di scrittrici giapponesi dal fulgido passato, mi pare eccessivo.

 Certe volte non si legge per istruirsi, ma per scappare. L'importante è sempre non leggere SOLO per scappare.

 Ammiro molto chi riesce a mantenersi sempre sulla barra del libro necessario e non devia mai su quello per sollievo e per piacere, di sicuro, spenderà in modo più proficuo di me ogni goccia del suo tempo. Ma come si dice dalle mie parti, "E metticelo un po' di zucchero nel caffè, già la vita è tanto amara".

 Frase nazionalpopolare per dire che ok, bisogna guardare in faccia la realtà, essere vigili, e leggere, e capire e interpretare, istruirsi, ma anche chiudere gli occhi e vagare per due ore in un altro mondo senza impegno può essere legittimo e non far male a nessuno.

PS. (CON SPOILER)
Oggi a Milano c'è stata Banana Yoshimoto.
Come mi è capitato di dire, dovevo riuscire a vederla vari anni fa a Roma, durante il festival delle letterature alla Basilica di Massenzio.

  Purtroppo all'epoca, George dabliu Bush decise di venire in città proprio quel giorno bloccando tutto il centro (c'era tanto di quel dispiego di forze che c'era persino la forestale che non pensavo manco fosse un corpo dello stato inteso in quel senso) e facendo slittare l'incontro con la giapposomma in un teatro con capienza minima. Il mio sogno perciò si infranse.

Foto mia di oggi!!
 Questa volta invece ce l'ho fatta!! 

 Forse lei non è più al top della forma scrittoria, non sarà di sicuro all'altezza dei classici, di certo molto del mio fangirlamento risale ad un attaccamento di adolescenziale memoria, ma l'emmmmozione di vedere un'autrice che molto ha significato per te dal vivo, di avere una dedica con tanto di cuore è stato fantastico.

Comunque per la cronaca:

1) Banana Yoshimoto non è per niente piccola come ti aspetteresti da una giapponese.

2) Spoiler. Nel finale del libro si scopre che il protagonista è stato rapito da piccolo da gente non identificata che l'ha riempito di farmaci e fatto il lavaggio del cervello (ah, appare pure un personaggio che pare uscito paro paro da "X-1999" delle Clamp, altra opera di cui attendo la fine).
 Oggi Yoshimoto ha spiegato che l'ispirazione risale a episodi avvenuti durante il conflitto tra Giappone e Corea, nei quali cittadini giapponesi venivano rapiti da bambini da navi coreane e "addestrati" in modo da diventare spie una volta più adulti.

 Ok, ora forse si capisce un po' meglio la questione, e va bene che lei preferisce lasciare sempre una grande situazione di non detto, ma quando il non detto è troppo rischia di essere un po' evanescente.
 Detto ciò, è stata una giornata suuuuuuper (e non me la sento più di suonare "L'avvelenata" come quando ho ricevuto la mail del tizio di cui sopra).

giovedì 18 giugno 2015

Camilleri, Montalbano e la cucina. Esperimentone da book-cook-blogger: un'intera cena che mangerebbe l'amato commissario siculo, che insomma, alla follia letteraria non ci può (e non ci deve) essere fine!

  Dunque, come tutti gli esseri umani routinari di questa terra, ho alcuni miei riti.
 Uno di questi, per molti anni,specialmente quelli infelici in cui mi avrebbe migliorato la giornata anche una moneta da 1 centesimo trovata per strada, erano "le serate Montalbano". 
Queste serate prevedevano la visione dell'ennesima replica del commissario in tv o la prima delle nuovissime puntate, e, a contorno, un menù speciale che prevedeva due dei miei piatti favoriti: spaghetti coi pomodorini freschi, il basilico e il parmigiano (piatto che potrei ingurgitare in quantità industriale) e le fragole con la panna. Tanto Zingaretti compariva ad allietare i nostri dopocena sono in estate e non c'era bisogno di molto altro.
 Questo per dire che Montalbano mi ha sempre ispirato cibo e, considerando la minuziosa descrizione dei piatti che esso divora ogni volta che ha bisogno di pensare o che deve interrogare un teste a casa sua, non era difficile che accadesse.
 Camilleri è probabilmente l'unico scrittore italiano che scateni in me qualche tipo di fangirlata (oltre a Zerocalcare) e ho avuto la ventura di vederlo una volta sola, anni fa, in condizioni inquietanti. Io ero giovane, grassottella e amavo molto una specie di mantellina nera col colletto alla coreana che credevo mi rendesse molto elegante (probabilmente avevo l'aspetto di una salsiccia col mantello di Robin) e mettevo nelle grandi occasioni, cosa che ritenni di dover fare quel piovosissimo pomeriggio.
 Una mia zia, che aveva la fissa molto teatrale di partecipare a tutti gli eventi che considerava di grido, mi trascinò alla presentazione del libro di uno scrittore di cui non ho memoria a cui partecipava anche Camilleri. Ho cancellato dalla memoria quale libro fosse, ma mi è rimasta vividamente impressa la presenza di Bruno Vespa e altro ignobile vippaggio (non doveva essere un gran libro, condivido). Alla fine, in mezzo a gente che champagnava, mi trascinai con una copia de "Il re di Girgenti" da un Camilleri che doveva chiedersi da solo che caspita ci facesse lì, e chiesi se poteva firmarmela.
Cena finale con altarino
 Un pomeriggio vagamente straniante che si concluse con un autografo che temo di essere l'unica della famiglia a sapere che abbiamo nella libreria di casa.
 Insomma, lovo molto Camilleri. Perciò, oltre ad aspettare che i dvd de "Il commissario Montalbano" vadano in svendita per potermeli comprare tutti, sono vittima di cose da fan come tentare di prenotare un fine settimana nella casa di Montalbano a Marinella (oh, tutti abbiamo un lato letterarial-trash) o l'acquisto di libri come "I segreti della tavola di Montalbano" di Stefania Campo ed. Il leone verde edizioni.
 Il leone verde è una casa editrice che cito ogni tanto e fa dei volumetti deliziosi  in cui unisce cibarie e letteratura: di cosa si nutrivano i grandi scrittori? E quali erano davvero i sapori citati nei nostri libri preferiti? 
 Lo trovo un modo per rendere più viva e tridimensionale un'esperienza di lettura che ci è piaciuta tanto da volerci entrare con più forza. Certo, non tutte le pietanze lette nei libri rischiano di dare la stessa sensazione.
 Ricordo un libro sulle ricette di Natale di Kay Scarpetta, la detective protagonista dei romanzi di Patricia Cornwell. Un'altra mia zia (sono piena di zie, e quando dico piena, intendo piena), appassionatissima della serie, lo comprò fiduciosa per poi ritrovarsi tra le mani una serie di porcate agrodolci all'americana immangiabili per un sano stomaco italico.
 Tuttavia, chiunque legga Camilleri sa che Montalbano mangia solo cose deliziose, arancini di dimensioni bibliche, spaghetti al nero di siccia, fritturine di pesce che si sciolgono in bocca, caponatine, la famosa (e per me misteriosa), pasta 'ncasciata, giganteschi cannoli e raramente, quando proprio un pastore è in buona, qualche capretto con patate condiviso in un casale di pietrazze.
 Perciò è stato un attimo: ho visto il libro ed è stato mio.
 Per dare un senso a questo acquisto compulsivo ho pensato di tentare un esperimento da food cook-blogger: dopo aver acquistato (quasi) tutto il necessario eseguirò tre ricette montalbanesche, realmente consumate dall'amato commissario, e vi posterò ingredienti e risultato finale qui, proprio come una Sonia Peronaci qualunque.
 Tenete presente che, avendo ascendenze (tra le altre) sarde, io mi reco sempre in quella simpatica isola e perciò non ho mai messo piede in Sicilia, perciò magari per i palermitani e i catanesi che mi leggono 'sti piatti sono più semplici della panzanella, ma per me sono robe esotiche.
 Siete pronti a questa giallozafferanizzazione del blogghe?

PASTA ALLA NORMA CON PESCE SPADA:

Ingredienti

Maccheroncini
Pomodori maturi
Cipolla
Melanzane
Pesce spada
Vino Bianco
Basilico
Olio
Sale

 Non capivo perché la chiamassero alla Norma se non era prevista la presenza della ricotta (momento purismo alla Carlo Cracco), ma in realtà a piattazzo delizioso finito, forse, ho compreso la furbata: il pesce spada, nella salsa, finisce per sgretolarsi assumendo le fattezze di granuli di ricotta belli solidi e sostanziosi.
Comunque, prendete le melanzane, tagliatele a tocchetti e friggetele, poi mettetele da parte. Prendete la cipolla, sminuzzatela e fateci un bel soffritto, poi lanciateci dentro il pesce spada tagliato a tocchetti e sfumate col vino bianco. Quando il vino è evaporato, unite i pomodori tagliati a dadini e girate finchè non si è creata una bella salsina profumosa e assolutamente delicious. A quel punto preparate la pasta e, una volta cotta, unitela alla salsa di pesce e pomodori assieme alle melanzane. Mescolate il tutto e guarnite col basilico. Da bava alla bocca.

POLPETTE DI NEONATA:

Ingredienti:

Pesciolini
1 uovo
farina
prezzemolo
aglio
olio
sale e pepe

 Allora, io i pesciolini non li ho trovati. L'unica cosa che aveva l'unico supermercato col banco pesce in un raggio di metri accettabile, erano le alici (e sono stata anche fortunata perché di solito non hanno manco quelle). Spero si possano considerare pesciolini, alla fine sò pesci e sò piccole.
 Comunque, prendete questi pescetti e puliteli (togliere le capocce e le lische a 400 grammi di alici non è stato bello), poi sminuzzateli e unite la farina e l'uovo. Dovrebbe venire un composto abbastanza consistente (a me non è venuto e ho aggiunto pan grattato in quantità) che potrete pallottare in morbide polpette da friggere. Servite con un bel limone vicino per condire.

CANNOLI SICILIANI:
Ecco l'altarino Montalbano
creato al lato della tavola

Ingredienti (del ripieno):

Ricotta di pecora
Zucchero
Zuccata (non pervenuta)
Vaniglia
Cioccolato fondente
Scorza arancia candita
Latte

Ok, ho barato, la parte solida del cannolo non l'ho fatta io, ma comprata ignobilmente al supermercato di fronte casa (c'è un limite all'abnegazione). Il mio unico apporto alla ricetta è stato mischiare ricotta e zucchero assieme a gocce di cioccolato e scorzette di arancia candita.
 A rendere ancora più ignobile questo mio tradimento da discount contro questo dolcetto megafantadelizioso, è il fatto che non ne sono rimaste prove provate. Il tempo di dire alla mia dolce metà che dovevo fare una foto per il blog e il corpo del reato era già scomparso dentro le guance da procione. E' stato breve, ma intenso.

 Queste sono solo tre delle fantastiche, fattibilissime ed economiche ricette che il commissario trangugia con amore e IN SILENZIO. La prossima replica di Montalbano replico, anche se ora ho la cucina che grida vendetta (ma questa è un'altra storia).

mercoledì 19 novembre 2014

Avviso ai naviganti che ci tengono a contribuire al blog: prende vita come una pianta grassa piena di spine e amore "Piccolissime recensioni tra amici"!

Come noterete, sull'ormai incasinatissima barra destra del blog c'è una nuova apparizione: le piccolissime recensioni tra amici.
Forza, non volete essere affascinanti protagonisti pieni di stelle
come l'incantevole Creamy?
 Chi mi segue su fb, (dove spendo buona parte del mio tempo libero), saprà di questa geniale idea avuta a seguito della richiesta di un'assidua commentatrice che chiedeva in qual modo i lettori del blog avrebbero potuto interagire con esso oltre a commentare random.
 Il mio cervello ha fumato per una giornata intera e poi ecco l'idea: parafrasando la neonata rubrica di recensioni di dimensioni meno giganti del mio solito, ho partorito "Piccolissime recensioni tra amici".
 Sostanzialmente qualunque lettore del blog lo desideri, può mandarmi tramite la mail lagiovanelibraia@libero.it o in pvt sul fb della pagina, una recensione di uno o due righe al massimo, di un libro che vuole assolutamente consigliare al mondo o che, al contrario, vuole distruggere perché nessuno incappi nel suo stesso errore.
 Le uniche regole oltre alla lunghezza sono:

1) Dovreste mandarmi anche una foto del libro fatta a vostro piacimento (con voi nascosti dietro una siepe, col libro appeso ad un camino, col libro solo in un teatro ecc. ecc). Ovviamente tutto nei limiti del buon gusto che tanto se no, non la pubblico.
2) E' fatto assoluto divieto di recensire un libro di cui siete autori, mogli o mariti, parenti e amici degli autori. E' vero che non posso avere la certezza al tremila per mille visto che non vi conosco, ma vi prego di essere eventualmente corretti.
3) Se distruggete un libro dovete motivare (ergo non vale "Porcata megagalattica. Punto") e non dovete essere offensivi o volgari in modo gratuito, ironici ovviamente sì, satirici pure, ma insomma lo sapete voi.

 Sappiate che non esistono doppioni. Quindi se Pinco Pallo ha già recensito il libro del vostro cuore o distrutto il libro dei vostri incubi, ebbene potrete farlo anche voi. Non esistono doppioni, visto che non possono esistere opinioni doppione!
 Dato questo elenco che manco la signorina Rottermaier, ringrazio ufficialmente Chris Po in quanto primo donatore di recensione e Tina Pica in quanto miccia che ha messo in moto codesta novità.
 Attendo consigli allora!

 (Mi sa che la barra comunque è ormai troppo incasinata e dovrò modificare un po' il layout del blog).
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