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martedì 30 luglio 2024

Le hit dell'estate 2024! Canzoni tra romanocentrismo, borghesia, smart working sofferto, jingle che non lo sono, canzoni del boom economico e da salid

Lo scorso anno, complice un lavoro in cui ascoltavo a lungo la radio (i podcast dopo un po' mi causano mal di testa), avevo prodotto un paio di post sulle canzoni dell'estate.

 Da vera italiana media avevo pure apprezzato il tormentone ufficiale, "Italodisco" dei The Kolors, sebbene bisognasse pescarlo in un'insostenibile selva trap.

 Quest'anno sono tornata ad ascoltare la radio per l'estate (ho l'ascolto stagionale) e sono di nuovo nel gorgo delle hit estive. Il cambiamento più significativo è la presenza di un numero maggiori di cantanti donne (ma era difficile fare peggio dello scorso anno quando erano tipo 3) e in effetti passano un po' meno trap.

 Per il resto però siamo ancora nel nazionalismo canoro e ci sono pochissime canzoni straniere. Non mi pare inoltre di ravvisare nessun particolare capolavoro, ma tanto "Portiamo a casa il risultato", ma soprattutto il malloppo.

 Vediamo se prima dell'estate esce la canzone del secolo.

OVERDOSE DI AMORE di Zucchero e Salmo:

Esistono cover che non dovrebbero esistere e questa è una di quelle.

 Salmo trasforma una vecchia hit di Zucchero (che ammetto, già di suo non mi piaceva) in una canzone da discoteca che non ce la fa. 

 Il risultato di questo forzatissimo ripescaggio ha qualcosa di disturbante, come se qualcuno avesse messo musica disco ad una serata di ballo di liscio confondendo gli avventori del centro anziani (è un'immagine molto precisa, ma è l'unica che mi viene in mente).

 Evitabilissima.

MEZZO ROTTO di Alessandra Amoroso e Big Mama:

 Confesso di aver scoperto che la canzone racconta di un lesbodramma solo cercando il testo per questo post. 

 L'unica cosa che era rimasta nella mia mente mentre la ascoltavo era l'ikonika frase "Dove vai questa notte sei tutta cromata". Ed effettivamente i riferimenti motociclistici dovevano insospettirmi.

 Il fatto è che a me Alessandra Amoroso non piace, o meglio, non piacciono le voci nasali e infatti non amo nemmeno Eros Ramazzotti. Quindi qualsiasi cosa canti, il mio cervello non lo assimila.

 BigMama migliora un po' la situazione, ma quell'unz unz forzatissimo boh, perchè?

 Il fatto che abbia visto la Amoroso in un paio di performance di Battiti Live cantare vestita come se fosse pronta per la prima alla Scala rende ancor meno coerente tutto l'insieme. Boh.

SESSO E SAMBA di Tony Effe e Gaia:

 L'anno scorso Tony Effe ed Emma con "Taxi sulla luna" vincevano la palma per la canzone più inquietante e sessista dell'estate, (anche se Emma nel ritornello non se n'era accorta e faceva la romantica). 

Quest'anno Tony cerca di rilanciare Gaia che aveva fatto qualche bella canzone appena uscita da Amici, molto raffinata e poi puff era sparita.

 Torna in questa versione Chica Mala che sembra tipo la naja obbligatoria per le cantanti donne (prima o poi un anno te tocca), ma almeno, al contrario di Emma sembra aver letto il testo della canzone che canta Tony e non solo il ritornello.

 Quindi diciamo che Tony appare su una sorta di percorso di redenzione e a parte qualche smania di possesso che speriamo sparisca prima della prossima estate ("nessuno può farti i complimenti") canta una storia d'amore (o quel che è) ai tempi della trap.

 Lei è bella, stupenda, un po' cattiva ragazza. Lui la copre di gioielli e le immancabili borsette (regà ma qualcuno mi spiega il fascino delle borsette? Io non l'ho mai capito, io soffro quando devo cambiarla perché devo trovarne un'altra comoda e che mi piaccia al tempo stesso, come può essere un piacere comprarle??).

 A una certa lei vuole un figlio, ma lui la molla con la frase più romanocentrica mai sentita in una canzone: "Vengo da Roma centro, è pazza del mio accento, Vuole un figlio con me solo per farlo ricco e bello, Sto contando milioni, mi dispiace, non ho tempo".

'Ste vibes da Parioli anche meno. 

SEXY SHOP di Emis Killa e Fedez:

Chissà cosa sarà di Fedez quando anche per lui la parabola della celebrità ai massimi livelli possibili calerà inevitabilmente. Non so se vogliamo saperlo onestamente.

 "Sexy shop", duetto a cui si è prestato Emis Killa (non si sa bene perché), probabilmente era ai suoi occhi una revenge song che Shakira te dico fermete.

 Il problema è che una revenge song funziona se l'altra persona ti ha fatto una carognata plateale, non se si tratta di un matrimonio allo sfascio in tempi rapidissimi per questioni mezze legali mezze che non si capiscono (e saranno ben cavoli loro). Insomma, ha un senso se è un vendetta non una ripicca.

 Lui la accusa di averla vista sfiorire, di averlo voluto cambiare, ma ovviamente come nei migliori status di fb: "Dici che sono un bastardo, ma per te io non cambio". 

Il dubbio è che sia stata lei a non voler cambiare per lui. 

Il dubbio ulteriore è che sostanzialmente non freghi molto a nessuno e che a sfiorire siano stati un po' entrambi trascinandosi dietro tutto il codazzo di epigoni ig dietro che adesso tentano di mostrare un'anima e non solo uno stile di vita da miliardari.

PEYOTE degli Articolo 31 ft Fabri Fibra e Rocco Hunt:

Confesso questa cosa. Non faccio che ascoltare l'ultimo album degli Articolo 31 (che mi piace tantissimo), scoperto casualmente dopo che qualcuno mi ha informato che all'inizio di una delle canzoni, "Libertario surf",  c'è un pezzo di un famoso discorso di Elly Schlein.

 L'album non solo è Articolo 31 stile anni 2000 pieno, ma in almeno metà delle canzoni J-Ax urla con rabbia delle frasi che avrei potuto e avrei voluto scrivere io.

 "Peyote" è forse la prima canzone in cui 3 cantanti si mettono assieme a non farmi venire voglia di lanciare la radio direttamente nel Tirreno.

 Certo, è una prevedibile canzone di droghe che però hanno il nome di donna e allora sembrano donne potrebbero essere donne e invece sono droga. 

Tuttavia sprigiona estate e va bene così.

MELODRAMA di Angelina Mango:

 Tutte le volte che sento una canzone di Angelina Mango mi viene in mente un solo aggettivo: strano.

 Non è, come potrebbe sembrare, un pensiero negativo. Nel senso che strano in questo caso è sintomo di originalità, di qualcosa che ERA ORA sembra nuovo e non trito e ritrito e stratrito.

 A me "Melodrama" è piaciuto subito: tanti cambi di ritmo, testo complesso, musica insolita.

 Inoltre le va dato atto di non essersi messa a fare la vocalist di ritornelli estivi per trapper, trappola in cui sono cadute cantanti più navigate di lei.

 Non è quel che definirei una hit estiva, ma finalmente qualcuno ha evitato LA NOIA.

STORIE BREVI di Tananai e Annalisa (FILONE CANZONI SIMILBOOM ECONOMICO):


 Intendiamoci, apprezzo sempre un testo in cui qualcuno accusa il prossimo di essere "un po' finto borghese",
ma "Storie brevi" di Tananai e Annalisa mi sembra la canzone effetto vintage ormai immancabile nelle estati italiche.

 Motivetti o melodie che ci ricordano in qualche modo tempi andati, preferibilmente il boom economico, la dive con soprannomi animali+paese lombardo (aquile di Ligonchio e via discorrendo), estati sulla riviera romagnola, indimenticabili film al cinema, spumoni e un po' tutta l'estetica del periodo che in qualche modo c'ha rovinato per sempre perché l'età dell'oro è passata e noi l'abbiamo mancata di un soffio.

 Ecco, dopo anni di saccheggio di Talkagi&Ketra, The Kolors e Fedez, quest'anno tocca a loro, ma insomma da Annalisa ci si aspetta di più una canzoncina di un farlocco tempo che fu.

 Carina, ma si doveva fare di meglio, queste robette durano un'estate in cima alla classifica e nulla più.

"KARMA" dei THE KOLORS:

Ho scoperto guardando una sera Battiti live che quella dei The Kolors è una canzone e non un jingle pubblicitario. 

Bene ma non benissimo, come si diceva una volta.

30 GRADI di ANNA:

Pare che questa Anna sia la star dei ragazzin3 di questa estate.

E con questa affermazione sono pronta a entrare direttamente al centro anziani senza passare per il via.

La canzone rivendica sostanzialmente uno smart working vissuto male. Mentre gli altri e le altre se ne stanno in spiaggia, lei è costretta a stare a casa a scrivere hit. Il tutto con una temperatura esterna di 30 gradi.

 Anna MAMMAGARI 30 gradi. Questo titolo poteva reggere prima del 2000, adesso la gente fuori schianta con 40 gradi e fidati che stai molto meglio in casa te con l'aria condizionata a scrivere 'sta hit.

ESTATE 80 dei BNKR44:

A Sanremo trasudavano provincia e mi avevano fatto simpatia. Questa specie di canzoncina estiva invece potrebbe essere definita: la via più semplice.

 Cantano più o meno come dei trapper e usano come base il refrain di "Figli delle stelle", quindi tutti gli ingredienti per finire in radio e non nel dimenticatoio post Sanremo.

 Ma quell'eccentricità provinciale che pareva aver intravisto in loro sembra del tutto scomparsa e insomma, non sempre le vie più facili sono quelle più giuste.

 Peccato.

MALAVITA dei Comacose:

L'ho scoperta in realtà su Spotify che me la proponeva al termine del per me assoluto tormentone "Discoteche abbandonate" di Max Pezzali (che avrebbe meritato molto di più, ma come tutto quello che riguarda la generazione X è caduto nel dimenticatoio in breve tempo).

 In preda, pensavo, a qualche allucinazione sonora, mi ricordava un po' De André. 

 Alcuni passaggi sono scritti talmente bene per i tempi che corrono da dare l'impressione che si tratti tutto di un grande equivoco e che sia una cover rimodernata dei bei tempi andati. Invece no.

 Invece a quanto pare si possono ancora scrivere canzoni belle e cantarle bene (lei almeno ha secondo me una voce bellissima, lui spero che impari a chiudere le E prima o poi). Leggere per credere:

"Viola di campo non sarà l'ennesimaBocca di vino color di quaresimaChe dovrà vendere cara la pelleAd un cattivo mercante di stelleSotto ad una lunaChe sembra una monetaUn tirapugni d'argentoSopra ad un guanto di seta"

CANZONI INGLESI DA SALDI:

Quest'anno le radio tentano di tornare verso inizio anni 2000 e di passare qualche canzone inglese, con scarso successo.

 C'è chi dà la colpa al provincialismo italico che ci fa preferire Gabbani a Harry Stiles, ma forse dovremmo ammettere che quello che passa il convento è davvero misero. 

 Le canzoni estive inglesi le chiamo ormai "canzoni da saldi". Canzoncine buone come sottofondo nei negozi di abbigliamento mentre cerchi di capire perché hanno deciso di rovinare una camicetta con balze, paillettes e protuberanze non richieste e scomode.

 Ti danno fastidio mentre cerchi di concentrarti e fondamentalmente sembrano tutte uguali.

domenica 23 luglio 2023

Le hit dell'estate 2023 parte II! Un'analisi non richiesta delle hit estive passate e spassate tra le radio tra falsi trapper, maestri di canto morenti, nugoli di trapper e amori indiani

Come dicevo nel primo post, per ragioni di lavoro sto ascoltando moltissimo la radio e mi sto facendo una cultura sulle hit estive di quest'anno e ho pensato di condividere i miei pensieri con voi.

Cosa ho dedotto? Sono praticamente TUTTE italiane, il livello è basso, pochi tormentoni, qualcosa di carino qui e lì. Mia opinione eh, ditemi la vostra!

Intanto godetevi la seconda parte!


VATTENE AMORE di TOFU (FIORELLO) e NINA ZILLI:

 Molt3 di voi saranno rimasti immuni all'ascolto di questa perla, ma posso assicurarvi che vale la pena conoscerla.

 A quanto sembra nasce boutade, ma vi giuro sembra una rivisitazione talmente convincente che non fosse stato per la mancanza di E aperte a profusione avrei scambiato Fiorello in versione trapper (Tofu) per Guè Pequeno. 

 Nina Zilli come troppe cantanti quest'anno si dimentica che potrebbe fare una canzone da sola e si presta a fare la vocalist.

 Certo lei ha più scusanti di Emma visto che magari è stanca per la gravidanza e comunque qua si presta a una canzone fake, però insomma una canzone cinquantamila lacrime dopo ce la aspetteremmo.


CI PENSIAMO DOMANI di ANGELINA MANGO: 

Ogni estate ha un* cantante giovane e fresc3 che ci ricorda quanto eravamo ingenui, spensierati e concentrati su cose meravigliosamente futili a quindici anni. 

Ci sono stati Benji e Fede, c'è stata Tecla Insolia, quest'anno tocca alla mia collega di cognome: Angelina Mango figlia del fu Pino.

 La canzone a me piace, senza impegno, e Dolcemetà la ascolta a ripetizione affascinata dal fatto che il cognome (solo quello) le sia familiare.


"BON TON" di DRILLIONAIRE, LAZZA, SFERA EBBASTA, BLANCO:

Come facevo notare nel post precedente, quest'anno i trapper o quello che sono, sono diventati talmente tanti da essere costretti a cantare a mucchi. 

 Il più numeroso è riuscito a sfornare una canzone che indovinate di che parla? Ma ovviamente di una donna malvagia!

 Il testo parla di una relazione tossica in cui onestamente il protagonista sembra avere un problema più con sé stesso che con una donna. Nel senso che lei fa robe randomiche tipo ubriacarsi e incaxxarsi e lui le dice "sembri me, sembravi me, sembri me". No figliolo forse SEI TE.

  Siccome comunque uno dei grandi insegnamenti della trap è che le donne sono sempre e comunque delle falzeh, non può mancare la frase "Poi ti cola il fondotinta perché sei finta".

 Un tempo c'erano le canzoni di drammi post amorosi, mò le canzoni del risentimento sempre e comunque.

"HOLLYWOOD" di IRAMA E RKOMI:

 Irama potrebbe essere chiunque visto che in realtà canta l'autotune. 

 Ogni volta che Rkomi canta invece, un maestro di canto muore.

 Chiaramente miracolato dai tempi e dagli eventi, Rkomi mi fa comunque simpatia perché (forse conscio del miracolo che sta vivendo) se la gode tantissimo e ha sempre quel giusto piglio entusiasta da "Massì finché dura spakkiamo!". 

 Canzone priva di qualsiasi nota, se non il momento Lou Bega inopinatamente vissuto da Rkomi: "sono uscito insieme a Paola, poi Claudia, poi nulla sono sparito di nuovo con Giulia".

 A little bit Monica in my eyes insomma.

 "AMORE INDIANO" di TOMMASO PARADISO e BAUSTELLE:

 A cosa devono sottoporsi i poveri Baustelle pur di farsi passare in radio: duettare con Tommaso Paradiso.

 Mentre gli speaker di RTL cinguettano di quanto sia bravo Tommaso, dimentichi dell'esistenza dei duettanti, è evidente che la canzone cambia completamente faccia e valore a seconda di chi la canta.

 Cantata da Tommaso Paradiso è una sorta di lagna sussurrata dove lo immagini guardare fuori da una finestra coperta di pioggia. Una canzoncina come le altre.

 Quando Bianconi e Rachele Bastreghi riescono a prendersi un minimo di spazio (troppo poco) la canzone diventa splendida, potente e raffinata. 

 Vogliamo la versione coi soli Baustelle (in inverno va benissimo perché non è una canzone estiva).

"LAMBADA" di BOOMDABASH e PAOLA E CHIARA:

Orfani quest’anno per fortuna di Alessandra Amoroso (scusatemi, ma io proprio non amo il tono vocale), dopo aver sfruttato Baby K (che ha partorito anch'essa un nuovo singolo) e Annalisa, quest’anno affidano il ritornello a Paola e Chiara.
 
 Solo che. La canzone non è granché se non appunto il ritornello e Paola e Chiara come artiste ai Boomdabash je danno una pista. 

 Risultato? Si ricorda solo il ritornello di lambada malinconica e niente di quella specie di agitarsi rap salentino attorno. Forse era meglio costruire la canzone solo sul ritornello e lasciarla solo a Paola e Chiara.
 
"OBLADI' OBLADA'" di GHALI, THASUP, CHARLIE CHARLES e FABRI FIBRA:

 Nuovo nugolo di rapper-trapper con una canzone che miracolosamente non se la prende con una donna falzah, ma ha una specie di frecciatina a Marracash che fa tanto dissing.
 Del resto Ghali solitamente fa testi più complessi di "Lei mi ha lasciato nonostante il conto in banca" e lo dimostra anche qui.

 Purtroppo per lui ogni volta che lo sento cantare me lo vedo dare la mano a Beppe Sala. 
 Sindaco ansioso di sembrare vicino ai giovani e di trovare un volto pulito tra le periferie incontra uno dei trapper più beneducati, dalla dizione più pulita e i testi in assoluto migliori anche quando caxxeggiano in neomilanese (“Ti prego non mi uccidere il mood”).

  Peraltro non mi è chiaro perché la canzone non se la canta tutta da solo. Thasup, dirò questa cosa che mi qualificherà sicuramente come un'anziana, onestamente non ho capito perché canta. 
 Non si capisce niente, me lo vendono come un genio, le poche cose che ho sentito sono sempre supermisogine (ma no?), chissà. Qui comunque non tradisce e mantiene la sua pronuncia da re delle mele cotogne.
 Fabri Fibra bissa la presenza in radio, così, pour parler.
 La cosa principale che mi è rimasta impressa è comunque la frase in cui Ghali che sostiene di vivere ancora con la madre. Va bene che a Milano gli affitti sono alti, ma insomma.
 
MALATIA di CICCIO MEROLLA:

 Quest’anno, stranezza delle stranezze, manca la hit ispanica e/o sudamericana

 Nessun Alvaro Soler a far sognare ragazzine (pare si sia sposato), nessuna tamarrata in cui lui vuole matare il nuovo tipo di lei, nessun tradimento che promette di finire male. In compenso, emerge una bellissima hit napoletana dal retrogusto latino che è, a mio parere, una delle canzoni più belle di questa estate.
 
 Si capisce più o meno quanto lo spagnolo (a grandi linee, non tutto), cosa che amplifica la sensazione di esotismo, l’immaginario da salsa in spiaggia circondati da ibiscus e pappagalli c’è tutto, anche se la spiaggia è Acciaroli. Spero abbia successo.
 
"IL PRIMO PASSO SULLA LUNA" di LAURA PAUSINI: 
 
Canzone assolutamente non estiva, chiaramente scritta con un collage di commenti su fb e card social. 

Attacca dicendo che dopotutto è normale non avere le stesse opinioni e poi boh mette insieme frasi da principessa-guerriera tipo “Costantemente dare a chi non ci tiene” “E’ più facile che un sasso diventi piuma o fare il primo passo sulla luna”.
 
 C’è del rancore da pulizia kontatti, ma non si capisce contro chi, contro cosa, perché, ma soprattutto perché a Luglio.
 
RUBAMI LA NOTTE dei PINGUINI TATTICI NUCLEARI: 

Gruppo favorito di sorella YA, a me ricordano principalmente i due anni che ho passato a Bergamo visto che stillano bergamascosità da ogni poro.
 
 Fanno canzoni carine, e mi danno sempre l’idea del gruppo del liceo che inaspettatamente ce l’ha fatta. La canzone è una tipica canzoncina d’amore estiva, ma si capisce che è loro perché molte cose possono mancare nei testi dei Pinguini tattici, ma non il citazionismo. 

 Mi domando tra marche, modi di dire, brand vari ed eventuali, personaggi famosi, cosa capiranno i nostri nipoti di tutto ciò. 
 Li immagino imbattersi in un testo e cercare di fare un’esegesi degna di Dante. Per il resto, mi domando il motivo della perenne presenza della Coca cola nei testi.

E a voi quali piacciono?

Alla terza parte!


martedì 4 luglio 2023

Le hit dell'estate 2023 parte I! Un'analisi non richiesta delle hit estive passate e spassate tra le radio tra mele cotogne, balere, misoginia, triplette, trapper, duetti lisergici e testi inquietanti

 Quest’anno per motivi di lavoro (motivi liminari: mi aiuta a concentrarmi) sto ascoltando moltissimo la radio. 

 Come molt3 sapranno non c’è periodo migliore per avere un occhio musicale sulla società italiana di quello estivo.

 Canzoni e canzonette ci accompagnano nelle meritate vacanze, sempre più care e sempre più per me all’insegna di un unico pensiero: quando aboliscono gli stabilimenti balneari e ci ridanno il pubblico demanio senza che io debba essere costretta a pagarlo?

 Comunque, data la quantità di canzoni che escono e che ascolto, ho deciso di monitorare testi e canzoni e di commentarli, come una qualsiasi sciura di paese, così almeno quello che penso lo metto nero su bianco. 

Andiamo!

“TAXI SULLA LUNA” di TONY EFFE e EMMA MARRONE:

 E’ in verità questa la canzone che mi ha fatto venire l’idea di commentare quello che ascoltavo. E’, per dirla carinamente, orrenda: nella musica, nel modo in cui viene cantata (se non hai una mela cotogna in bocca non sei un trapper, ThaSup re delle mele cotogne nelle guance), ma soprattutto nel testo.

 Non è che i testi debbano essere educativi e sappiamo che i trapper quando sono in buona hanno un’idea delle donne che è al massimo “Lei è la mia Queen, ha delle belle tette e un bel sedere e io la ricopro di borsette di Gucci e la porto in giro in Lamborghini” e quando è in cattiva (quasi sempre): “Lei è un p*****ana, pensa solo ai soldi (lui no eh), sta con me solo per i soldi, la Lamborghini e le borsette di Gucci”.

 Qui però trascendiamo, visto che lui all’inizio candidamente afferma di mettere “caramelle nel suo drink”.
 Chissà che ci mette questo cattivo ragazzetto nel drink di una che ha appena conosciuto e che manco si ricorda come si chiama (Vanessa? Martina?). Bene che va la stessa droga che ha assunto lui, male che va qualcosa che non la renda presente a sé stessa.

 L’apice della ridicolaggine si raggiunge quando lui si impegna a descrivercela “ha un sedere grosso, gioca bene a Fifa, è piccola”, e irrompe Emma Marrone con un ritornello che appartiene chiaramente a un’altra canzone, storia e scenario visto che parla di baci, alte maree, sole, cuore, amore.

 Perché Emma si sia prestata a fare la vocalist qualunque per una canzonetta trapper rimane un mistero glorioso. Certe volte, bisogna ricordare anche da cantanti, che si merita di meglio.

Ps. La cover del "singolo" è la cosa migliore, peccato non c'entri nulla.

"DISCO PARADISE" di FEDEZ, ARTICOLO 31 e ANNALISA:

Ormai Fedez, come dicono molt3, è più imprenditore che cantante. 

Sepolti i tempi in cui si lamentava che la vita ce l’avesse con lui, ora è passato a canzonette estive dal sicuro impatto, che intendiamoci non è che sia una cosa semplice, se lo fosse, lo farebbero tutt3.

 Cantanti vari ed eventuali si prestano a gorgheggiare con lui perché sono dineri facili e chi siamo noi per giudicarli.

 A me quella con Orietta Berti non era per niente dispiaciuta, sarà che la collego a un’estate felice. 

 Quella dell’anno scorso quasi non pervenuta, quest’anno appena sento Annalisa che attacca con “Ohohohoho” mi sembra di tornare a quando avevo 10 anni e guardavo Sailor Moon

 Diciamoci la verità, sembra, come buona parte delle canzoni di Tommaso Paradiso, una sigla dei bei tempi di Bim Bum Bam. Non è nemmeno un insulto perché le sigle erano fantastiche e danno una pista a molta produzione “seria” attuale, ma non so se per un cantante è un complimento.

“PAZZA MUSICA” di MENGONI ED ELODIE:

La canzone non mi fa impazzire particolarmente, ma apprezzo molto il tentativo di fare del groove, quando il groove adesso è una roba quasi mitologica.

 Invece di canticchiare robine leggere e di facile impatto, Mengoni ed Elodie cercano una via un po’ diversa, consc3 forse del fatto che dopo un po’ se fai sempre le stesse cose che due palle, dopotutto il bello di essere cantanti affermat3 è anche permettersi il lusso di provare a fare una hit senza i 3 o 4 ingredienti alla moda (e poi insomma le mode cambiano, prima o poi ci libereremo pure di questa malefica trap).

 I più originali fino ad adesso e da quello che sento dalle classifiche in radio, è anche stato un tentativo apprezzato.

“FRAGOLE PANNA E CHAMPAGNE” di ACHILLE LAURO e ROSE VILLAIN:

 Non si sa bene cosa sia successo ad Achille Lauro dopo la drammatica debacle dell’Eurovision con San Marino.
 Lo dico seriamente, a parte le ironie col cavallo meccanico, può essere che pensarsi artista internazionale e scoprirsi artista del grande raccordo anulare sia stato un trauma difficile da superare.

 Da quel momento è sparito, ha fatto un tour nei teatri (ma perché? Che senso ha?), e da una canzone oggettivamente bellissima come “Bam bam twist” (secondo me la più bella della tragica estate 2020 che pure a hit stava messa bene), è passato a “Fragole panna e champagne”, una canzonetta proprio canzonetta che serve giusto a dire “Ehi sono ancora vivo”. 

 Si evince un vago accenno ska sul fondo, ma probabilmente il testo da scuole medie pieno di bamboline e caramelle e Rose Villain (una che doveva sfondare 10 anni fa e ora sta cercando di recuperare con la rincorsa, ma non ha né voce né particolare apporto artistico da dare al mondo) che canta di gola e con tutte le E aperte non lo aiutano. Achille torna in te.

"ARANCIATA" di MADAME:

 Credo sia sostanzialmente l’unica donna italiana che questa estate gorgheggia da sola.

 Per il resto solo duetti e voci maschili (sono talmente tanti i cantanti maschi che sono costretti anche a fare dei tripletti, ma di questo parleremo), e la canzone a me piace. 

 Un amore da giovanissimi, ricordi dell'adolescenza. Noi che non sappiamo lui come si chiami, ma conosciamo il nome di quella che dava le feste (Clara). Lui che se ne va. Una storia come tante altre, ma la resa è incredibilmente moderna.

 Secondo me è anche migliorata nel cantare visto che finalmente scandisce le parole e i testi sono davvero interessanti. 

 E’ uno di quei casi in cui è meglio separare l’artista dall’opera perché se la ascolti pensando che non ha ancora capito di non essere una perseguitata, ma che mentire sulla vaccinazione è reato, ti prende male e non ti godi quella che è una produzione artistica in palese crescita.

“LA DISCOTECA ITALIANA” di ROVAZZI e ORIETTA BERTI:

 E’ una boutade, come tutte le canzoni di Rovazzi. Lui ne è perfettamente conscio e questo rende l’operazione credibile e godibile. 

 La canzone è un inno ironico alle balere, e Orietta Berti, (regina di Romagna e di un immaginario fermo agli anni ’60 e per questo per noi tutt3 incantato anche se ormai sono passati 60 anni e tra un po’ non li hanno visti manco i nostri genitori), è assolutamente perfetta. 

 Infatti, bisogna dare a Orietta quello che è di Orietta, è stata lei che, a mollo sulla Costa Crociere durante Sanremo, aveva proposto a Rovazzi un duetto insieme.

 Il risultato è carino, forse meno d’effetto di quello che immagino dovesse sembrare in corso di produzione, ma a me fa simpatia per un motivo principale: Orietta gorgheggia come gorgheggiava mia nonna quando cantava le canzoni della sua gioventù.

 E’ un mondo che sta scomparendo e ci saluta con tutto l’entusiasmo di cui, ci piaccia o no, è stato capace e che forse dico forse dovremmo apprendere prima che sia troppo tardi.

"TILT" di ELISA e LA RAPPRESENTANTE DI LISTA:

 L’unico duetto di due donne è durato un paio di settimane, poi è sparito dalla circolazione. 

 E’ un tentativo vagamente lisergico che funziona solo a metà perché la Rappresentante di lista ha una voce effettivamente lisergica, mentre Elisa ha una voce splendida che però fa più pensare alle fatate rocche carsiche e non convince in queste variazioni. 

 Quindi per metà senti una roba che ti fa viaggiare per il cosmo mentre balli mezz3 ubriach3 e per l’altra metà stai ascoltando una canzone standard di Elisa ed esci dal trip. Peccato.

ITALODISCO dei THE KOLORS:

Per me finora la canzone migliore dell’estate. 

 I The Kolors forse per il nome da diario anni 2000, forse per il loro passaggio (dopo lunga gavetta però) da Maria De Filippi, non vengono mai presi troppo sul serio, eppure fanno belle canzoni.

 Si dedicano al loro mestiere senza svarionare (sì, sto pensando a le Vibrazioni) e fanno la loro musica senza prendere scorciatoie come duetti improbabili, ritornelli vintage e testi solecuoreamore.

 E’ una canzone estiva con tutti i crismi delle canzoni estive: spensierata, graziosa, leggera, ballabile. 

“PARAFULMINI” di ERNIA, BRESH e FABRI FIBRA:

 La sovrappopolazione di rapper, trapper e non si sa bene che altro, uomini è tale che questa estate in molti sono stati costretti a cantare canzoni in tre o quattro. 

Qualcuno dirà che sono tutti BRO io la chiamo saturazione del mercato

 Bresh, come tutte le anziane, non so chi sia, Ernia è quello che un paio di anni fa esprimeva il suo massimo amore dicendo che voleva menare il tipo della sua ex tipa anche perché loro due insieme erano come una finale di non so bene che coppa di calcio (complimentone).

 Fabri Fibra, l’unico vero rapper a mio parere che l’Italia abbia avuto, l’unico che è ancora incaxxato come una iena e che ha sempre giustamente cantato incaxxato come una iena, si presta quasi ogni estate a fare il terzo di un'improbabile canzone.

 In questo caso ovviamente ce l’ha con una tipa che non aveva creduto in lui e ora che ha sfondato è felicissimo di poterle dire: AHA, tipo Bart Simpson. 

 Visto che ha passato i 40 da un pezzo si suppone che queste rivincite da scuole medie debbano essere finite e anche i duetti-tripletti senza un testo degno di questo nome.

“DESTINAZIONE MARE” di TIZIANO FERRO:

Non posso dimenticare che nell’estate del 2009 Tiziano Ferro cantava “Ti do questa notizia in conclusione, notizia è l’anagramma del mio nome” stupendoci sulle possibilità di frasi assurde, ma arzigogolate all’interno di una hit estiva.

 “Destinazione mare” è una canzone evidentemente estiva, da ascoltare in macchina al tramonto quando torni impanato e salsedinato dal mare come una sogliola pronta da mettere in forno.

 Una canzone col tocco vagamente amaro ci vuole tutte le estati, a scanso di competitors, la palma quest’anno è sua.

A presto la seconda parte!

Ps Che gioia scrivere di nuovo un post vecchia maniera!

lunedì 24 marzo 2014

Le maggiori fonti di ispirazione e consiglio dei clienti. Dalla sacra triade Augias-Fazio-Bignardi, ai giornali passando per la radio, ecco da dove piovono i consigli per gli acquisti librari!

Avete presente quelle orride fascette che accompagnano libri di ogni sorta promettendoci capolavori, best seller, amore eterno, prosperità e ricordi indimenticabili? Spesso uno dei titoli di merito del tomo in questione, che esso sia "1001 modi per usare un paiolo" o "Oreo o Ringo, questo è il problema?" (per me chiarissimamente vincerebbero i Ringo) è il fatto che il libro sia sulle nostre tavole tramite tam tam. Nessuna malvagia strategia commerciale, ma solo il caro buon vecchio fragrante passaparola.  
 In realtà il passaparola è solo uno degli infiniti modi con cui gli sciamanti clienti arrivano a conoscere l'esistenza di un libro. 
 Lavorando in libreria ci si accorge dell'esistenza di un magico mondo colmo di consigli e consiglieri, ma, amici passaparolari e professori costrittori a parte, quali sono le più diffuse fonti di ispirazioni dei clienti?

GENTE SUI MEZZI PUBBLICI: 
Io sono portata a credere che questo metodo sia strettamente correlato alla mania dell'oroscopo.
Più vado avanti nella vita più mi rendo conto che credere a dei segni, indizi che il destino dovrebbe casualmente lasciarci in giro per farci comprendere quale sia la giusta via, dopotutto sia un modo come un altro per tirare avanti. Uno dei segnali di Dio e dell'universo più diffusi sono i libri che la gente legge sui mezzi pubblici.
 Non sto esagerando, ma più di un cliente ispirato è giunto da me chiedendomi libri di cui ricordava vaghissimamente il titolo e ne ignorava assolutamente il contenuto.
 "Ricordo la copertina, aveva delle ali, un sole che sorge e tante farfalle. C'era la parola vita dentro."
 Quando chiedi numi su quale sia l'argomento, ecco che il cliente ti racconta la sua commovente storia: "Mi trovavo sul tram e ho visto un ragazzo che lo leggeva, gli ho chiesto com'era e lui mi ha risposto che DOVEVO assolutamente leggerlo, che mi avrebbe cambiato la vita. Così sono venuto in libreria."
 Probabilmente a chi è meno cinico di me deve sembrare meraviglioso e ricco di profondità, ma dico io, perché questo mysterioso giovane che ti indica il cammino non fornisce mai una penna e un pezzo di carta dove scrivere il titolo e l'autore o non fornisce indicazioni più precise sul contenuto?
 Altre volte il cliente fa tutto da solo. Legge qualche riga del vicino di metro (lo faccio anche io) e si sente folgorato. Poi, vuoi che il vicino sia uno di quelli che se ti metti a leggere qualcosa di suo si sente derubato e vorrebbe defenestrarti, vuoi che la vergogna vinca, non riesce a chiedere lumi e il mysterioso lettore scompare. 
 Quello che non è chiaro è che se il cosmo ti manda degli indizi, tu l'indagine comunque la devi fare.

BIBLIOGRAFIE: 
 Esse sono la fonte di incredibili riottosità. In genere capita che un cliente x un giorno si svegli e invece di inseguire una gazzella decida di appassionarsi a qualcosa, che so l'astronomia egizia. Trova un libro in biblioteca, magari degli anni '70 e lo divora. Ha capito che la strada da seguire è quella giusta, così ne vuole ancora e ancora, e prende abbondanti appunti dalla bibliografia al termine del tomo. Forte di quella si presenta in libreria reclamando a gran voce libri che:
Le care bibliografie, chiare quanto un libro in elfico.
a) Sono fuori commercio da almeno vent'anni.
b) Sono stati stampati da ignote case editrici sui monti della Sila o nell'entroterra lucano che forse ti risponderanno via fax (se il numero è ancora quello) un mesetto dopo per comunicarti che nel frattempo sono falliti e hanno donato il magazzino a una biblioteca locale che però non fa il prestito interbibliocario.
c) Non sono mai stati tradotti et messi in commercio sul suolo italico.
 Queste tre opzioni non convincono il cliente. Mai. Se questi libri sono stati citati allora ci deve essere un modo per trovarli. Ne scaturiscono conversazioni della durata di mezz'ora da cui non si cava nulla se non una qualifica di incompetente appiccicata addosso.

RADIO: 
 Io ho sempre sentito un po' di radio, in alcuni periodi più di altri, in generale sempre per farmi compagnia e ascoltare la musica.
 Credo, seriamente, di non aver mai sentito una trasmissione sui libri o in cui consigliassero qualcosa. Molti clienti mi stupiscono chiedendomi titoli che hanno ascoltato in numerose trasmissioni, non solo le più famose, ma anche ignotissime, ad orari improbabili, a opera di conduttori che per loro sono ormai degli amici e per me dei perfetti sconosciuti.
E' una modalità che mi incute molto rispetto. Tuttavia. Tuttavia la radio è uno di quei mezzi dove ascoltare attentamente e quanto meno prendere appunti sarebbe auspicabile. Per molti clienti venire da me e dirmi "Sa, ieri a radio "Due alpi innevate" hanno parlato di un meraviglioso libro su una scalata in montagna. Non ho fatto in tempo a segnarmi il titolo, ma le posso dire che la conduttrice, una signora bravissima, teneva il programma verso le cinque del pomeriggio. Ce l'ha presente? Quello con la sigla che fa...".
 No. Non ce l'ho presente. Non potrei avercelo presente neanche se fosse su Rds, figurarsi su un'ignota emittente locale. Il guaio di queste ispirazioni è che i clienti che cercano libri recensiti via radio sono quasi sempre anziani e certo da un anziano non puoi pretendere che riesca a prendere appunti alla velocità della luce. "Era qualcosa sulla guerra civile in Spagna, su signorina, quanti libri potranno mai esistere su un argomento del genere?"
Non pensi signora, ci son persone che scrivono persino di questo, da non credere eh.

LA SACRA TRIADE AUGIAS-BIGNARDI-FAZIO:
 In tv non ci sono  queste grandi trasmissioni sui libri. Esiste "Per un pugno di libri" che con tutto il bene io ricordo come un'epica palla a cui neanche nel mio periodo più nerd avrei mai voluto prendere parte. In compenso esistono questi conduttori che si fregiano di avere un'allure intellettuale e invitano ogni tre per due un qualche autore che è loro amico, che ci tengono a lanciare, che gli ha cambiato la vita, che è eccezionale, indispensabile, stimatissimo, magari fa un altro mestiere ma appena prende la penna in mano diventa Joyce e via dicendo. 
 La sacra triade Augias- Bignardi- Fazio è però quella in grado di generare più passaparola in assoluto e di far impennare le vendite dall'oggi al domani pur con le dovute differenze:
 

1) Augias: Tra i tre è quello che mi sta più simpatico, forse perché, a dispetto di tutto, mi pare quello con la dote dell'obiettività. Consiglia tomi non piacioni, spesso storici, talvolta pesanti. Ha uno zoccolo duro di acculturati coetanei che lo seguono e quando viene tirato in ballo in cose da cui vorrebbe tenersi fuori (come quando il tizio del M5S voleva mettere al rogo i suoi libri) vive momenti di gloria e di alzata di scudi.
 
2) Daria Bignardi: 
 E' uno degli idoli delle sciure acculturate. Vi ricordate le intrepide amiche fornite di laurea umanistica mai usata che si precipitano alle presentazioni? Ecco, lei ne è la santa patrona. Acculturata e a modo, chic nel vestire cheap nel corteggiare spudoratamente tutti gli uomini piacioni sopra i 40 anni che passano per la sua trasmissione, presenta spesso libri da dama di carità 2.0. Tragiche storie di vita vissuta, conduttori volgarotti che sfornano biografie in cui ci parlano delle ferite del loro passato, politici piacioni, scrittori occhieggioni animano i suoi consigli librari in un curioso mix di radical-chicchismo e pop-becerismo. Il risultato è che gli amanti di Maria De Filippi non riescono a seguirla perché quando stanno per commuoversi si sentono sparare una ventata di cultura che li destabilizza, e gli amanti della cultura si chiedono come si possa definire un premio nobel e un cuoco che si è scoperto scrittore il giorno prima parimenti imperdibili e affascinanti. La sciura, nel dubbio, va in deliquio.
3) Fabio Fazio: Amico del mondo, sembra una specie di Jep Gambardella ma buono. Conosce tutti e da tutti è riamato a suon di sorrisi, calde strette di mano e misteriosi ammiccamenti su fatti privati a cui accennano in diretta per poi parlarne dietro le quinte. Le sue recensioni e interviste agli scrittori sembrano riferirsi a un unico grande libro dove indicativamente i personaggi sono meravigliosi, la commozione è alle stelle, dentro ci sentiamo smossi e dopo non potremo fare a meno di pensare. La domanda cattiva non giunge mai, la curiosità nemmeno, la risata sempre.
 Si apprezza però la mancanza di piacioneggiamento con le scrittrici donne over 40.
 Grande ousider: Roberto Saviano. Se vuole può smuovere le classifiche anche lui. Mai dimenticherò il caso de "Gli ebrei di San Nicandro" libro di cui non credo avremmo mai venduto mezza copia se lui non ci avesse messo lo zampino.
 
GIORNALI:  
Quali recensioni avrà letto Lenin sulla Pravda?
Un grande classico che cito per dovere di cronaca. In genere per i librai sono il miglior tipo di passaparola perché il cliente, a meno che non si fidi della sua fallace memoria, ha la giusta pensata di strappare il pezzo di carta col titolo e l'autore e portarlo fin da te.
 I guai iniziano quando le recensioni son sbagliate e confondono il titolo con l'autore, l'autore col titolo, il curatore con l'editore, l'argomento col  numero di pagine. Pare impossibile, ma accade e allora non solo risalire all'oggetto bramato diventa complicato, ma convincere il cliente che carta non sempre canta lo è ancora di più.
 Segnalo poi la mania dei giornali di recensire libri fuori commercio o che devono ancora uscire. Per il cliente "libro appena recensito" può essere uguale solo a "libro appena uscito o almeno in commercio". Ebbene non è così, ci son tanti di quei classici o bei libri fuori fuori catalogo da non poterli contare (ma da poterli recensire a quanto pare sì).

MODE DEL MOMENTO: 

Tecnicamente questo è un caso di passaparola, che però dimostra come questo mezzo sia potentissimo e non per forza di matrice spontanea (anche il passaparola può essere aizzato con strategie di marketing). Sia che provenga da una campagna pubblicitaria spietata o che scaturisca da un'imprecisata voglia collettiva di appassionarsi a qualcosa random, la moda del momento è velocissima e inarrestabile. Per qualche settimana (raramente per qualche mese o qualche anno addirittura, vd. Twilight o le 50 sfumature) i clienti iniziano a chiedere un libro specifico, prima son pochi, poi si moltiplicano esponenzialmente. Non si capisce se a monte c'è stata una recensione o se la recensione sia stata consequenziale al delirio. Fatto sta che inizia la danza pazza degli ordini. Se ne chiedono centinaia di copie, le case editrici concorrenti, impreparate, mettono mano al catalogo per ristampare in velocità qualcosa di simile, le tipografie lavorano a ritmi impressionanti. Panico, delirio poi stoooooop. Come la moda è iniziata così improvvisamente finisce. E i magazzini delle rese si riempiono. Un anno dopo, di tutto quel delirio nessuno ricorda quasi più nulla.

 E voi, da cosa traete ispirazione per i libri da cercare in libreria?
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