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domenica 23 luglio 2023

Le hit dell'estate 2023 parte II! Un'analisi non richiesta delle hit estive passate e spassate tra le radio tra falsi trapper, maestri di canto morenti, nugoli di trapper e amori indiani

Come dicevo nel primo post, per ragioni di lavoro sto ascoltando moltissimo la radio e mi sto facendo una cultura sulle hit estive di quest'anno e ho pensato di condividere i miei pensieri con voi.

Cosa ho dedotto? Sono praticamente TUTTE italiane, il livello è basso, pochi tormentoni, qualcosa di carino qui e lì. Mia opinione eh, ditemi la vostra!

Intanto godetevi la seconda parte!


VATTENE AMORE di TOFU (FIORELLO) e NINA ZILLI:

 Molt3 di voi saranno rimasti immuni all'ascolto di questa perla, ma posso assicurarvi che vale la pena conoscerla.

 A quanto sembra nasce boutade, ma vi giuro sembra una rivisitazione talmente convincente che non fosse stato per la mancanza di E aperte a profusione avrei scambiato Fiorello in versione trapper (Tofu) per Guè Pequeno. 

 Nina Zilli come troppe cantanti quest'anno si dimentica che potrebbe fare una canzone da sola e si presta a fare la vocalist.

 Certo lei ha più scusanti di Emma visto che magari è stanca per la gravidanza e comunque qua si presta a una canzone fake, però insomma una canzone cinquantamila lacrime dopo ce la aspetteremmo.


CI PENSIAMO DOMANI di ANGELINA MANGO: 

Ogni estate ha un* cantante giovane e fresc3 che ci ricorda quanto eravamo ingenui, spensierati e concentrati su cose meravigliosamente futili a quindici anni. 

Ci sono stati Benji e Fede, c'è stata Tecla Insolia, quest'anno tocca alla mia collega di cognome: Angelina Mango figlia del fu Pino.

 La canzone a me piace, senza impegno, e Dolcemetà la ascolta a ripetizione affascinata dal fatto che il cognome (solo quello) le sia familiare.


"BON TON" di DRILLIONAIRE, LAZZA, SFERA EBBASTA, BLANCO:

Come facevo notare nel post precedente, quest'anno i trapper o quello che sono, sono diventati talmente tanti da essere costretti a cantare a mucchi. 

 Il più numeroso è riuscito a sfornare una canzone che indovinate di che parla? Ma ovviamente di una donna malvagia!

 Il testo parla di una relazione tossica in cui onestamente il protagonista sembra avere un problema più con sé stesso che con una donna. Nel senso che lei fa robe randomiche tipo ubriacarsi e incaxxarsi e lui le dice "sembri me, sembravi me, sembri me". No figliolo forse SEI TE.

  Siccome comunque uno dei grandi insegnamenti della trap è che le donne sono sempre e comunque delle falzeh, non può mancare la frase "Poi ti cola il fondotinta perché sei finta".

 Un tempo c'erano le canzoni di drammi post amorosi, mò le canzoni del risentimento sempre e comunque.

"HOLLYWOOD" di IRAMA E RKOMI:

 Irama potrebbe essere chiunque visto che in realtà canta l'autotune. 

 Ogni volta che Rkomi canta invece, un maestro di canto muore.

 Chiaramente miracolato dai tempi e dagli eventi, Rkomi mi fa comunque simpatia perché (forse conscio del miracolo che sta vivendo) se la gode tantissimo e ha sempre quel giusto piglio entusiasta da "Massì finché dura spakkiamo!". 

 Canzone priva di qualsiasi nota, se non il momento Lou Bega inopinatamente vissuto da Rkomi: "sono uscito insieme a Paola, poi Claudia, poi nulla sono sparito di nuovo con Giulia".

 A little bit Monica in my eyes insomma.

 "AMORE INDIANO" di TOMMASO PARADISO e BAUSTELLE:

 A cosa devono sottoporsi i poveri Baustelle pur di farsi passare in radio: duettare con Tommaso Paradiso.

 Mentre gli speaker di RTL cinguettano di quanto sia bravo Tommaso, dimentichi dell'esistenza dei duettanti, è evidente che la canzone cambia completamente faccia e valore a seconda di chi la canta.

 Cantata da Tommaso Paradiso è una sorta di lagna sussurrata dove lo immagini guardare fuori da una finestra coperta di pioggia. Una canzoncina come le altre.

 Quando Bianconi e Rachele Bastreghi riescono a prendersi un minimo di spazio (troppo poco) la canzone diventa splendida, potente e raffinata. 

 Vogliamo la versione coi soli Baustelle (in inverno va benissimo perché non è una canzone estiva).

"LAMBADA" di BOOMDABASH e PAOLA E CHIARA:

Orfani quest’anno per fortuna di Alessandra Amoroso (scusatemi, ma io proprio non amo il tono vocale), dopo aver sfruttato Baby K (che ha partorito anch'essa un nuovo singolo) e Annalisa, quest’anno affidano il ritornello a Paola e Chiara.
 
 Solo che. La canzone non è granché se non appunto il ritornello e Paola e Chiara come artiste ai Boomdabash je danno una pista. 

 Risultato? Si ricorda solo il ritornello di lambada malinconica e niente di quella specie di agitarsi rap salentino attorno. Forse era meglio costruire la canzone solo sul ritornello e lasciarla solo a Paola e Chiara.
 
"OBLADI' OBLADA'" di GHALI, THASUP, CHARLIE CHARLES e FABRI FIBRA:

 Nuovo nugolo di rapper-trapper con una canzone che miracolosamente non se la prende con una donna falzah, ma ha una specie di frecciatina a Marracash che fa tanto dissing.
 Del resto Ghali solitamente fa testi più complessi di "Lei mi ha lasciato nonostante il conto in banca" e lo dimostra anche qui.

 Purtroppo per lui ogni volta che lo sento cantare me lo vedo dare la mano a Beppe Sala. 
 Sindaco ansioso di sembrare vicino ai giovani e di trovare un volto pulito tra le periferie incontra uno dei trapper più beneducati, dalla dizione più pulita e i testi in assoluto migliori anche quando caxxeggiano in neomilanese (“Ti prego non mi uccidere il mood”).

  Peraltro non mi è chiaro perché la canzone non se la canta tutta da solo. Thasup, dirò questa cosa che mi qualificherà sicuramente come un'anziana, onestamente non ho capito perché canta. 
 Non si capisce niente, me lo vendono come un genio, le poche cose che ho sentito sono sempre supermisogine (ma no?), chissà. Qui comunque non tradisce e mantiene la sua pronuncia da re delle mele cotogne.
 Fabri Fibra bissa la presenza in radio, così, pour parler.
 La cosa principale che mi è rimasta impressa è comunque la frase in cui Ghali che sostiene di vivere ancora con la madre. Va bene che a Milano gli affitti sono alti, ma insomma.
 
MALATIA di CICCIO MEROLLA:

 Quest’anno, stranezza delle stranezze, manca la hit ispanica e/o sudamericana. 

 Nessun Alvaro Soler a far sognare ragazzine (pare si sia sposato), nessuna tamarrata in cui lui vuole matare il nuovo tipo di lei, nessun tradimento che promette di finire male. In compenso, emerge una bellissima hit napoletana dal retrogusto latino che è, a mio parere, una delle canzoni più belle di questa estate.
 
 Si capisce più o meno quanto lo spagnolo (a grandi linee, non tutto), cosa che amplifica la sensazione di esotismo, l’immaginario da salsa in spiaggia circondati da ibiscus e pappagalli c’è tutto, anche se la spiaggia è Acciaroli. Spero abbia successo.
 
"IL PRIMO PASSO SULLA LUNA" di LAURA PAUSINI: 
 
Canzone assolutamente non estiva, chiaramente scritta con un collage di commenti su fb e card social. 

Attacca dicendo che dopotutto è normale non avere le stesse opinioni e poi boh mette insieme frasi da principessa-guerriera tipo “Costantemente dare a chi non ci tiene” “E’ più facile che un sasso diventi piuma o fare il primo passo sulla luna”.
 
 C’è del rancore da pulizia kontatti, ma non si capisce contro chi, contro cosa, perché, ma soprattutto perché a Luglio.
 
RUBAMI LA NOTTE dei PINGUINI TATTICI NUCLEARI: 

Gruppo favorito di sorella YA, a me ricordano principalmente i due anni che ho passato a Bergamo visto che stillano bergamascosità da ogni poro.
 
 Fanno canzoni carine, e mi danno sempre l’idea del gruppo del liceo che inaspettatamente ce l’ha fatta. La canzone è una tipica canzoncina d’amore estiva, ma si capisce che è loro perché molte cose possono mancare nei testi dei Pinguini tattici, ma non il citazionismo. 

 Mi domando tra marche, modi di dire, brand vari ed eventuali, personaggi famosi, cosa capiranno i nostri nipoti di tutto ciò. 
 Li immagino imbattersi in un testo e cercare di fare un’esegesi degna di Dante. Per il resto, mi domando il motivo della perenne presenza della Coca cola nei testi.

E a voi quali piacciono?

Alla terza parte!


martedì 4 luglio 2023

Le hit dell'estate 2023 parte I! Un'analisi non richiesta delle hit estive passate e spassate tra le radio tra mele cotogne, balere, misoginia, triplette, trapper, duetti lisergici e testi inquietanti

 Quest’anno per motivi di lavoro (motivi liminari: mi aiuta a concentrarmi) sto ascoltando moltissimo la radio. 

 Come molt3 sapranno non c’è periodo migliore per avere un occhio musicale sulla società italiana di quello estivo.

 Canzoni e canzonette ci accompagnano nelle meritate vacanze, sempre più care e sempre più per me all’insegna di un unico pensiero: quando aboliscono gli stabilimenti balneari e ci ridanno il pubblico demanio senza che io debba essere costretta a pagarlo?

 Comunque, data la quantità di canzoni che escono e che ascolto, ho deciso di monitorare testi e canzoni e di commentarli, come una qualsiasi sciura di paese, così almeno quello che penso lo metto nero su bianco. 

Andiamo!

“TAXI SULLA LUNA” di TONY EFFE e EMMA MARRONE:

 E’ in verità questa la canzone che mi ha fatto venire l’idea di commentare quello che ascoltavo. E’, per dirla carinamente, orrenda: nella musica, nel modo in cui viene cantata (se non hai una mela cotogna in bocca non sei un trapper, ThaSup re delle mele cotogne nelle guance), ma soprattutto nel testo.

 Non è che i testi debbano essere educativi e sappiamo che i trapper quando sono in buona hanno un’idea delle donne che è al massimo “Lei è la mia Queen, ha delle belle tette e un bel sedere e io la ricopro di borsette di Gucci e la porto in giro in Lamborghini” e quando è in cattiva (quasi sempre): “Lei è un p*****ana, pensa solo ai soldi (lui no eh), sta con me solo per i soldi, la Lamborghini e le borsette di Gucci”.

 Qui però trascendiamo, visto che lui all’inizio candidamente afferma di mettere “caramelle nel suo drink”.
 Chissà che ci mette questo cattivo ragazzetto nel drink di una che ha appena conosciuto e che manco si ricorda come si chiama (Vanessa? Martina?). Bene che va la stessa droga che ha assunto lui, male che va qualcosa che non la renda presente a sé stessa.

 L’apice della ridicolaggine si raggiunge quando lui si impegna a descrivercela “ha un sedere grosso, gioca bene a Fifa, è piccola”, e irrompe Emma Marrone con un ritornello che appartiene chiaramente a un’altra canzone, storia e scenario visto che parla di baci, alte maree, sole, cuore, amore.

 Perché Emma si sia prestata a fare la vocalist qualunque per una canzonetta trapper rimane un mistero glorioso. Certe volte, bisogna ricordare anche da cantanti, che si merita di meglio.

Ps. La cover del "singolo" è la cosa migliore, peccato non c'entri nulla.

"DISCO PARADISE" di FEDEZ, ARTICOLO 31 e ANNALISA:

Ormai Fedez, come dicono molt3, è più imprenditore che cantante. 

Sepolti i tempi in cui si lamentava che la vita ce l’avesse con lui, ora è passato a canzonette estive dal sicuro impatto, che intendiamoci non è che sia una cosa semplice, se lo fosse, lo farebbero tutt3.

 Cantanti vari ed eventuali si prestano a gorgheggiare con lui perché sono dineri facili e chi siamo noi per giudicarli.

 A me quella con Orietta Berti non era per niente dispiaciuta, sarà che la collego a un’estate felice. 

 Quella dell’anno scorso quasi non pervenuta, quest’anno appena sento Annalisa che attacca con “Ohohohoho” mi sembra di tornare a quando avevo 10 anni e guardavo Sailor Moon. 

 Diciamoci la verità, sembra, come buona parte delle canzoni di Tommaso Paradiso, una sigla dei bei tempi di Bim Bum Bam. Non è nemmeno un insulto perché le sigle erano fantastiche e danno una pista a molta produzione “seria” attuale, ma non so se per un cantante è un complimento.

“PAZZA MUSICA” di MENGONI ED ELODIE:

La canzone non mi fa impazzire particolarmente, ma apprezzo molto il tentativo di fare del groove, quando il groove adesso è una roba quasi mitologica.

 Invece di canticchiare robine leggere e di facile impatto, Mengoni ed Elodie cercano una via un po’ diversa, consc3 forse del fatto che dopo un po’ se fai sempre le stesse cose che due palle, dopotutto il bello di essere cantanti affermat3 è anche permettersi il lusso di provare a fare una hit senza i 3 o 4 ingredienti alla moda (e poi insomma le mode cambiano, prima o poi ci libereremo pure di questa malefica trap).

 I più originali fino ad adesso e da quello che sento dalle classifiche in radio, è anche stato un tentativo apprezzato.

“FRAGOLE PANNA E CHAMPAGNE” di ACHILLE LAURO e ROSE VILLAIN:

 Non si sa bene cosa sia successo ad Achille Lauro dopo la drammatica debacle dell’Eurovision con San Marino.
 Lo dico seriamente, a parte le ironie col cavallo meccanico, può essere che pensarsi artista internazionale e scoprirsi artista del grande raccordo anulare sia stato un trauma difficile da superare.

 Da quel momento è sparito, ha fatto un tour nei teatri (ma perché? Che senso ha?), e da una canzone oggettivamente bellissima come “Bam bam twist” (secondo me la più bella della tragica estate 2020 che pure a hit stava messa bene), è passato a “Fragole panna e champagne”, una canzonetta proprio canzonetta che serve giusto a dire “Ehi sono ancora vivo”. 

 Si evince un vago accenno ska sul fondo, ma probabilmente il testo da scuole medie pieno di bamboline e caramelle e Rose Villain (una che doveva sfondare 10 anni fa e ora sta cercando di recuperare con la rincorsa, ma non ha né voce né particolare apporto artistico da dare al mondo) che canta di gola e con tutte le E aperte non lo aiutano. Achille torna in te.

"ARANCIATA" di MADAME:

 Credo sia sostanzialmente l’unica donna italiana che questa estate gorgheggia da sola.

 Per il resto solo duetti e voci maschili (sono talmente tanti i cantanti maschi che sono costretti anche a fare dei tripletti, ma di questo parleremo), e la canzone a me piace. 

 Un amore da giovanissimi, ricordi dell'adolescenza. Noi che non sappiamo lui come si chiami, ma conosciamo il nome di quella che dava le feste (Clara). Lui che se ne va. Una storia come tante altre, ma la resa è incredibilmente moderna.

 Secondo me è anche migliorata nel cantare visto che finalmente scandisce le parole e i testi sono davvero interessanti. 

 E’ uno di quei casi in cui è meglio separare l’artista dall’opera perché se la ascolti pensando che non ha ancora capito di non essere una perseguitata, ma che mentire sulla vaccinazione è reato, ti prende male e non ti godi quella che è una produzione artistica in palese crescita.

“LA DISCOTECA ITALIANA” di ROVAZZI e ORIETTA BERTI:

 E’ una boutade, come tutte le canzoni di Rovazzi. Lui ne è perfettamente conscio e questo rende l’operazione credibile e godibile. 

 La canzone è un inno ironico alle balere, e Orietta Berti, (regina di Romagna e di un immaginario fermo agli anni ’60 e per questo per noi tutt3 incantato anche se ormai sono passati 60 anni e tra un po’ non li hanno visti manco i nostri genitori), è assolutamente perfetta. 

 Infatti, bisogna dare a Orietta quello che è di Orietta, è stata lei che, a mollo sulla Costa Crociere durante Sanremo, aveva proposto a Rovazzi un duetto insieme.

 Il risultato è carino, forse meno d’effetto di quello che immagino dovesse sembrare in corso di produzione, ma a me fa simpatia per un motivo principale: Orietta gorgheggia come gorgheggiava mia nonna quando cantava le canzoni della sua gioventù.

 E’ un mondo che sta scomparendo e ci saluta con tutto l’entusiasmo di cui, ci piaccia o no, è stato capace e che forse dico forse dovremmo apprendere prima che sia troppo tardi.

"TILT" di ELISA e LA RAPPRESENTANTE DI LISTA:

 L’unico duetto di due donne è durato un paio di settimane, poi è sparito dalla circolazione. 

 E’ un tentativo vagamente lisergico che funziona solo a metà perché la Rappresentante di lista ha una voce effettivamente lisergica, mentre Elisa ha una voce splendida che però fa più pensare alle fatate rocche carsiche e non convince in queste variazioni. 

 Quindi per metà senti una roba che ti fa viaggiare per il cosmo mentre balli mezz3 ubriach3 e per l’altra metà stai ascoltando una canzone standard di Elisa ed esci dal trip. Peccato.

ITALODISCO dei THE KOLORS:

Per me finora la canzone migliore dell’estate. 

 I The Kolors forse per il nome da diario anni 2000, forse per il loro passaggio (dopo lunga gavetta però) da Maria De Filippi, non vengono mai presi troppo sul serio, eppure fanno belle canzoni.

 Si dedicano al loro mestiere senza svarionare (sì, sto pensando a le Vibrazioni) e fanno la loro musica senza prendere scorciatoie come duetti improbabili, ritornelli vintage e testi solecuoreamore.

 E’ una canzone estiva con tutti i crismi delle canzoni estive: spensierata, graziosa, leggera, ballabile. 

“PARAFULMINI” di ERNIA, BRESH e FABRI FIBRA:

 La sovrappopolazione di rapper, trapper e non si sa bene che altro, uomini è tale che questa estate in molti sono stati costretti a cantare canzoni in tre o quattro. 

Qualcuno dirà che sono tutti BRO io la chiamo saturazione del mercato. 

 Bresh, come tutte le anziane, non so chi sia, Ernia è quello che un paio di anni fa esprimeva il suo massimo amore dicendo che voleva menare il tipo della sua ex tipa anche perché loro due insieme erano come una finale di non so bene che coppa di calcio (complimentone).

 Fabri Fibra, l’unico vero rapper a mio parere che l’Italia abbia avuto, l’unico che è ancora incaxxato come una iena e che ha sempre giustamente cantato incaxxato come una iena, si presta quasi ogni estate a fare il terzo di un'improbabile canzone.

 In questo caso ovviamente ce l’ha con una tipa che non aveva creduto in lui e ora che ha sfondato è felicissimo di poterle dire: AHA, tipo Bart Simpson. 

 Visto che ha passato i 40 da un pezzo si suppone che queste rivincite da scuole medie debbano essere finite e anche i duetti-tripletti senza un testo degno di questo nome.

“DESTINAZIONE MARE” di TIZIANO FERRO:

Non posso dimenticare che nell’estate del 2009 Tiziano Ferro cantava “Ti do questa notizia in conclusione, notizia è l’anagramma del mio nome” stupendoci sulle possibilità di frasi assurde, ma arzigogolate all’interno di una hit estiva.

 “Destinazione mare” è una canzone evidentemente estiva, da ascoltare in macchina al tramonto quando torni impanato e salsedinato dal mare come una sogliola pronta da mettere in forno.

 Una canzone col tocco vagamente amaro ci vuole tutte le estati, a scanso di competitors, la palma quest’anno è sua.

A presto la seconda parte!

Ps Che gioia scrivere di nuovo un post vecchia maniera!

lunedì 20 dicembre 2021

I consigli di Natale del 2021! Giappone, fantasmi, classici natalizi, Stonewall, cataclismi, Vietnam, Rosi Braidotti e molto altro

 In questo anno che ha ormai insegnato come il senso del tempo sia ormai completamente alterato, il Natale che avevo a lungo bramato è praticamente già arrivato.

  Lo scorso anno in questo periodo mi accingevo a traslocare (un trasloco interregionale a Natale durante una zona rossa non lo auguro neanche al peggior nemico) e il Natale era lievissimamente passato in secondo piano. 
 Non solo, ovviamente, niente giri natalizi causa ondata Covid, ma neanche gioie casalinghe visto che gli addobbi erano rimasti nelle scatole e non avevo neanche il tempo per dei biscotti mielosi.

 A un anno di distanza, ho fatto l'albero e oggi persino i biscotti ed ero pronta a godermi un Natale in grande stile salvo scoprire che siamo passati dal 2 al 19 dicembre non si sa come e non si sa quando.

 I miei post dei consigli natalizi sono quindi periti sotto il fuoco del mio lavoro e ho deciso di lanciarmi in questo post con brevi e si spera ficcanti suggerimenti. So che è tardi, ma insomma: le vacanze non sono ancora iniziate, sicuramente qualcuno che non avrete previsto vi farà un regalo che dovrete ricambiare, alcuni festeggiano la befana e altri fanno i regali solo la mattina della vigilia di Natale stessa.

Ma bando alle ciance e iniziamo (finalmente!):


"FUORI SEDE. VITA ALLEGRA DI UNA FEMMINISTA NOMADE" di Rosi Braidotti ed. Castelvecchi:

Rosi Braidotti, filosofa femminista nata in Italia e trasferitasi da ragazza in Australia, ha scritto un'autobiografia di sicuro fondamentale per chiunque abbia studiato il suo pensiero, parte integrante del dibattito sul post umano e la soggettività nomade. Ma anche un modo per iniziare a conoscerla se non si si è mai imbattuti in lei prima.


SE AVESSI DUE VITE di Abbigail Rosewood ed. E/O:

 Io amo tantissimo le storie d'oriente da sempre perché spalancano mondi quasi sempre ignoti alle nostre conoscenze letterarie scolastiche.

"Se avessi due vite" racconta la vita di una donna nata in Vietnam e cresciuta in un accampamento militare dove un soldato e un'altra ragazza, ritrovandosi poi a cercare il loro affetto e il loro amore in persone simili a loro anche anni dopo, quando sarà lontanissima, in America. Appena l'ho visto mi è venuta subito voglia di leggerlo, come mi succedeva di tanto in tanto con una certa foga alle superiori (e 9 su 10 il mio intuito non sbagliava mai)


RACCONTI GIAPPONESI di AA VV Einaudi ed.:

 Lo sapete, per un nippofilo che si rispetti, qualsiasi cosa sia giapponese è oro, e se è di qualità saliamo al livello del platino. "Racconti del Giappone" è curato da Antonietta Pastore (la traduttrice di Murakami) ed è un'antologia di 25 racconti di autrici e autori giapponesi e non che hanno per protagonista lo splendido (ma complesso e forse anche troppo conservatore) paese del Sol Levante.


DEMONI VENTI E DRAGHI di Andrea Feniello ed. Laterza:

 Lo so, regalare libri che ci ricordino che siamo in preda a un cataclisma può non sembrare una grande idea.

 Eppure c'è chi stempera le proprie paure con la conoscenza e trova consolatorio e speranzoso sapere che gli esseri umani, nei secoli, hanno dimostrato un'enorme capacità di adattamento alle più incredibili avversità. Ecco, mi sembra il libro del Natale perché qua o si impara a cambiare o si soccombe.

DA SOLA di Percy Bertolini Diabolo ed.:

L'ho scopertə durante il lockdown su Ig con le avventure di Zia Pane e del temibile Paolo Fox ed era impossibile non cogliere l'enorme talento di Percy Bertolini, fumettista, muralista e artista militante.

 I suoi disegni, semplici ed essenziali eppure perfetti nel loro minimalismo sono quel tipo di controcultura che amo perché comprensibile nella sua follia, mai fine a sé stessa, ma sempre fissa verso nemici molto chiari e molto potenti. 


NATALE COI FANTASMI dI AA VV ed. Neri Pozza: 

Il gioiello natalizio di quest'anno. Riprendendo l'idea vittoriana delle storie di fantasmi scritte da grandi autori apposta per il Natale, Neri Pozza traduce questa antologia coi superfiocchi. 

Ottimi autori anglosassoni contemporanei, racconti di livello che restituiscono al lettore esattamente quello che vuole: fantasmi veri, inquietudine, magioni infestate, terrori notturni e gelidi inverni. Bellissimo. Straregalatelo.

Ps Curiosamente quest'anno anche Mondadori ha fatto uscire un libro a tema Natale e fantasmi: "Il grande libro dei fantasmi di Natale". Si tratta però di una raccolta, bella cicciuta, di racconti classici.


SERIE "LA TAVERNA DI MEZZANOTTE" di Yaro Abe ed. Bao Publishing:

Netflix si ostina a privarci dei nuovi episodi, ma Bao Publishing continua invece a sfornare con una certa regolarità il manga che lo ha ispirato.

 Gli episodi del manga sono assai più brevi degli episodi tv, ma riescono così a tessere una fitta ragnatela di relazioni tra gli avventori del locale. Un mondo fluttuante moderno in cui gli abitanti della notte sfuggono alle convenzioni sociali e vivono come possono, e come vogliono.

Ps. Non è una cattiva idea allegare un cibo giappo random al libro.


NUOVE STORIE DI NATALE di Louise May Alcott ed. Clichy:

Non siamo solo noi ad avere dubbi sui regali di Natale, anche Louise May Alcott ne aveva. Al nostro contrario però, poteva scrivere un'antologia di storie natalizie tutta nuova da regalare. Ora possiamo regalarla anche noi.


LA DONNA CHE IDEO' IL CORRIERE DEI PICCOLI di Giulio C. Cuccolini ed. Comicout:

Forse non tutt* sanno che "Il corriere dei piccoli" fu ideato da Paola Lombroso che se lo vide poi scippare, col beneplacito di un patriarcale Turati, perché donna e quindi ritenuta inadatta a gestire una rivista, nonostante fosse di sua invenzione. Questo piccolo libro inizia a renderle giustizia.


PRIDE AND PUDDING di Regula Ysewijn Guido Tommasi ed.:

 Sarà colpa della regina Vittoria, ma il nostro immaginario natalizio è tragicamente permeato da suggestioni anglosassoni non ben definite. Questo rende un libro sulla storia del pudding, alimento presente nelle diete italiane solo negli ultimi anni dietetici, appetitoso e natalizio. Il classico regalo a tema mangereccio per il parente a cui non sapete cosa regalare, ma a cui tenete.


NON TOCCHIAMO QUESTO TASTO di Luca Ciammarughi ed. Curci:

Quanto è stata realmente queer la musica classica (un mondo musicale che diamocelo riesce a essere iper conservatore e iper queer al tempo stesso)? Luca Ciammarughi ha scritto un saggio che legge la musica in un altro modo, ed è sempre bello cambiare prospettiva.


S.T.A.R. di Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson Edizioni Minoritarie:

Lo spirito di Stonewall dovrebbe aleggiare tutto l'anno e non solo in estate. Questo è il libro per tenere alto lo spirito rivoluzionario in questi tempi molto bisognosi di energie. La traduzione italiana della fanzine  STAR -Street Transvestite Action Revolutionaries che raccoglie interviste e discorsi di Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson, e molto altro.


Avrei avuto ancor più suggerimenti, ma quest'anno gli archivi mi hanno inghiottita ed è andata così! Spero comunque di avervi aiutato!

martedì 12 marzo 2019

Piccole recensioni tra amici! Se Edgar Allan Poe fosse stato giapponese e la triste e favolosa vita di Maria Callas secondo Vanna Vinci

Ed ecco finalmente un altro piccole recensioni tra amici.

 Ora che ho più tempo da dedicare al blog, sto cercando di tornare in pari, anche se vorrei cercare, al contempo, di ridare un senso alle mie letture.


 Mi sento in uno di quei disordinati periodi dell'esistenza in cui le abitudini sono completamente scombinate e scompaginate e tutto ciò che si finisce per fare sembra sempre disordinato o con poco senso.


 Se ricordo bene, l'ultima volta ci ho messo qualche anno a rimettere tutto a posto, quindi la vedo molto lunga.


 Bene, dopo questo momento confessione, passiamo alle cose serie: le recensioni.

 Buona lettura a tutt*!


LA STRANA STORIA DELL'ISOLA PANORAMA di Edogawa Ranpo Marsilio edizioni:

 Tempo fa mi avventurai a leggere "La strana storia dell'isola Panorama", graphic novel edition. Era opera di Suehiro Maruo (in Italia edita da Coconino Press) e mi aveva grandemente inquietato, come mi avevano grandemente inquietato altre opere dello stesso autore che avevo tentato di leggere.

 Si tratta di un morboso mix grottesco di sesso e violenza con un'abbondante spolverata di quel gusto per il morboso che solo gli orientali sanno dare. Era un'opera poderosa e mi era rimasto impresso, fun fact, il disegno della bocca del parco dei mostri di Bomarzo. Potere del Lazio che scavalca gli Urali e arriva fino al Sol Levante vieni a me!

 Non potevo sapere, nella mia ignoranza che, qualche anno, dopo Maruo sarebbe stato declassato a livello "sesso-violenza for dummies" da autori come Shintaro Kago (ne ho letto uno per sbaglio, i titoli traggono molto e volutamente in inganno, e non accadrà MAI più, mi spiace ma non è il mio genere).

 In ogni caso ignoravo che la storia fosse stata tratta da una sorta di novella lunga dello scrittore Edogawa Ranpo, pseudonimo di Taro Hirai, come ignoravo del resto che Ranpo fosse un omaggio ad "Allan Poe" di cui l'autore è evidentemente e manifestamente estimatore.

 L'opera infatti è un curioso racconto horror che avrebbe tranquillamente potuto scrivere Edgar Allan Poe in occasione di un suo immaginifico viaggio in Giappone.

 La storia parla di un giovane esaltato, con manie di grandezza e fantasie smisurate: il suo sogno è costruire qualcosa di talmente grandioso da poter essere paragonato all'opera di un dio. 

 Purtroppo per lui non ha i mezzi economici per esaudire i suoi desideri così si trascina sfaccendatamente in giro, compatito da tutti, finché, un giorno, un suo vecchio compagno d'università muore. 

 Casualmente il defunto era un suo sosia e, sempre casualmente, era incredibilmente ricco, così decide di sostituirsi a lui (raro caso di giapponese non cremato dopo la morte), fingendo di essere tornato in vita dopo una morte apparente.

 L'idea funziona, ma le conseguenze saranno prima strabilianti oltre ogni immaginazioni e, infine, devastanti.

 Se siete appassionati di horror è assolutamente imperdibile, anche se, in generale, mi sento di consigliarlo a chiunque apprezzi un tipo di scrittura raffinato e sorprendente al tempo stesso. 

 E' un consiglio per i lettori che hanno voglia di stupirsi e di tentare strade nuove, non rimarranno delusi da questa strana variazione sul tema.


IO SONO MARIA CALLAS di Vanna Vinci ed. Feltrinelli:

 Non fingerò una passione per la musica classica e lirica che non posseggo. 

 Gli unici rudimenti che ho sulla questione risalgono alle scuole medie e all'ostinazione disperata della mia professoressa di musica che mi sentirei di portare come esempio ai professori che guardano con devastazione alle genti incolte sbracate sui banchi davanti a loro.

 Era evidente anche a noi, tredicenni ingrati, che ella sperasse di trovarsi davanti una promessa della musica o almeno un giovane appassionato. Invece, nella prova d'ingresso che ci rifilò in prima media, l'unico direttore d'orchestra che venne in mente a qualcuno in classe fu "Renzo Arbore".

 Nessuno, anche successivamente, sviluppò tra noi mai una vaga passione per uno strumento né chiese ulteriori lumi su opere liriche o simili. 
 E vi assicuro che ce la mise davvero tutta.

  Grazie a lei ancora so a memoria la disposizione degli strumenti musicali in un'orchestra e un pezzo del Rigoletto. Ma niente, il sangue, dalle rape, non lo puoi cavare, neanche dopo 40 anni d'insegnamento (era stata la stessa disperata insegnante di mia madre).

 Le farebbe forse piacere sapere (o forse no) che lì dove non giunse lei, è arrivata Vanna Vinci con la sua straordinaria biografia della più straordinaria delle cantanti liriche:  Maria Callas.

 In un tripudio di occhi neri, più fondi del fondo di un pozzo nella notte del pianto: la divina Callas attraversa la sua storia accompagnata da continui cori di voci che parlano di lei e su di lei. 

Chi è stata Maria Callas?

 Una ragazza infelice con una madre ambiziosa, la sposa felice di un attempato e furbo industriale italiano, l'amante appassionata di un miliardario greco che preferì sposare la vedova di un presidente americano? L'artista incapace di accettare la fine della sua vita d'artista?

 Fu troppo sola, incapace di stare sola, bellissima, ossessionata dalla bellezza, ossessionata dal successo, una diva, una sciamana e una sacerdotessa, un dono del cielo.

 Fu forse, come sempre, tutte queste cose insieme fino a un finale troppo triste, lo stesso finale condiviso da tante donne di talento che molto ebbero dalla vita professionale e poco o male da quella privata.
  In una solitudine parigina dorata, con pochi amici e troppi ricordi, morì senza nessun mistero chiuso in sé.
 La sua vita era stata come un grande palcoscenico sempre illuminato che tutti ebbero modo di guardare dando mille interpretazioni di un'unica storia.
 Quale fosse quella più giusta, non lo sapremo mai.

domenica 14 gennaio 2018

Compagno di scuola, compagno di niente, ti sei salvato o lavori in banca pure tu? Una recensione della prima parte di "Macerie prime" di Zerocalcare.

 Un tempo Venditti faceva delle belle canzoni.


Mio padre, quando passavamo quelle interminabili settimane di vacanza in Sardegna (ora pagherei oro per avercele, ma all'epoca le detestavo), aveva una decina di cassette che ci fece ascoltare a ruota per anni. 

 C'era Pino Daniele, una cassetta di cover by Anna Oxa e un paio di cassette dei vecchi successi di Venditti che, per motivi tuttora ignoti, nel mio immaginario aveva la faccia di Funari.

 Erano, grazie al cielo, le canzoni pre-livinciugadà o oscuramente craxiane come "In questo mondo di ladri" delle quali, da bambina capivo poco e niente e comunque la musica mi faceva orrore.
 Ce n'erano alcune per le quali provavo un misto di piacere angoscia, prime su tutte "Buona domenica" e "Compagno di scuola".

 La prima è un assoluto capolavoro, una canzone in grado di concentrare in pochi minuti quel malessere esistenziale che caratterizza quella che a scuola era l'unica giornata di festa e, per motivi che parevano inspiegabili, sembrava un incubo fatto di messa, ansia, compiti e vuoto esistenziale.

La seconda, visto che andavo ancora a scuola, non mi era ben chiaro cosa avesse d'angosciante, ma già all'epoca avevo la sensazione mi sfuggisse qualcosa di fondamentale e che infatti ho capito solo vent'anni dopo.

 Il compagno di scuola, compagno di niente, gente che dovevi frequentare per forza per un numero considerevole di ore prima che sparisse per sempre, inghiottito dalle tenebre, dopo l'esame di maturità (io la maggior parte non le ho più riviste dopo la terza prova) senza nessun tipo di trauma affettivo, chi era davvero?

 Merita una canzone rievocativa? Perchè? Per pura nostalgia?

 Poi arrivi a trent'anni passati e capisci perché, dopotutto, il fatto che solo Venditti abbia dedicato una canzone a questa comune e strana comparsa del passato, sia strano.

 I compagni di scuola sono la cartina tornasole dei nostri sogni, ma anche e soprattutto dei nostri fallimenti generazionali:

"Compagno di scuola, compagno per niente, ti sei salvato o lavori in banca pure tu?".

 Ho letto finalmente anche io "Macerie prime", un libro al tempo stesso abbastanza comune e abbastanza strano, comune perché racconta una storia che, al netto del precariato lavorativo (comunque in alcune forme proprio anche delle generazioni passate) somiglia a molte altre trame, strana perché da Zerocalcare ti aspetteresti ansie generazionali più rivoluzionarie e meno old style.

 Eppure è proprio questo che, a mio parere, rende questo libro di Zerocalcare (almeno in questa prima parte) nettamente superiore al celebrato "Dimentica il mio nome" che mostrava una serie di falle narrative nella seconda parte.

 "Macerie prime" è un libro che racconta una verità talmente ovvia da risultare scomoda. 
 Noi siamo davvero questi qui. 

 I trentenni, anche al meglio del loro radicalismo, non riescono a vincere su un'oppressione sociale che ha solo rimandato il conto dai 25 ai 35 anni.

 Ok, ti sei divertito, ma ora devi crescere, sposati e fai figli, vai a convivere, trovati un lavoro.
 Il problema è che le ansie sociali sono rimaste le stesse di 40 anni fa, ma il mondo, lavorativo ed economico è mutato profondamente e le due cose non s'incastrano più in nessun modo.

 Da una parte c'è chi vorrebbe sposarsi e far figli, ma non ha né soldi né lavoro. Tutti gli studi fatti sono stati traditi da un mercato del lavoro impazzito che premia chi si trova al posto giusto al momento giusto e non i preparati e meritevoli (certe volte per carità pure quelli, ma quasi per caso).

 Dall'altra il problema è inverso: il lavoro c'è, i soldi anche, ma il disagio esistenziale di non voler vivere la stessa identica vita dei nostri nonni e genitori permane. 

 Perché sposarsi e far figli se non si desidera davvero? E' davvero quello che determina la maturità di una persona? Chi non lo fa è rimasto adolescente o vuole semplicemente vivere una vita diversa?

Vignetta di Sarah Andersen che rende bene la questione
Baby Boomer vs Millennial
 Questo senza contare la continua angoscia da welfare: se non fate figli chi pagherà le pensioni? Se non fate figli chi vi accudirà? La natalità è bassa, procreate! 

 E tu stai lì che pensi solo "Baby boomers, mortacci vostra potevate evitare di andare in pensione a 39 anni, di creare una voragine di debito pubblico e di fare il "patto generazionale" sulle pensioni senza chiedere l'opinione della generazione dopo che magari non era proprio d'accordissimo".

 "Macerie prime" parte da una situazione da "compagno di scuola, ti sei salvato dal fumo delle barricate?" e prende le mosse dal matrimonio dell'amico Cinghiale, uno che per tutti i libri precedenti aveva il principale ruolo dell'erotomane pronto a farsi chiunque e a consigliare a chiunque di farsi chiunque.

 Zero e tutti gli amici che abbiamo visto nei libri precedenti (assente l'amica Lemure e anche l'indimenticato amico Supplì) si ritrovano a dormire insieme la notte prima della cerimonia e Zero scopre che mentre veniva sballottato in ogni dove a fare presentazioni e si tumulava in casa a disegnare come un mangaka giapponese sotto consegna, le vite degli altri sono andate molto più avanti di quel che pensava. O meglio molto indietro.

 Sarah, che ha studiato invano per fare l'insegnante lavora nell'amministrazione di una ditta per due lire e la sua compagna, post-approvazione delle unioni civili, vorrebbe impalmarla.

 Katja che a quanto pare esiste davvero e non è solo un personaggio di "Dodici" (il libro sugli zombie a Rebibbia) ha 38 anni, vorrebbe un figlio, ma il compagno Deprecabile non è per la quale (finalmente un personaggio che viene dalla provincia di Roma e parla del disagio del doversi fare ore di macchina o mezzi pubblici per coprire 30 km di distanza).

 Deprecabile, new entry nei libri, ma a quanto pare non nella vita di Zerocalcare, più grande, simbolo perfetto di quel che io chiamo "finire il giro": sei talmente oltre, talmente radicale, talmente estremista che a un certo punto finisci il giro e scopri di essere identico all'estremo opposto (es. Arcilesbica che ha le stesse posizioni di Adinolfi).

 Secco, del quale non posso dirvi la novità se no vi spoilero il libro.

Mentre sono tutti insieme, Sarah lancia un'idea abbastanza rivista  da chiunque nella nostra generazione: partecipiamo a un bando.

 Una cosa che sembra fichissima, ma chiunque ci si sia trovato impelagato sa che è la madre di ogni tragedia, rispondere ai requisiti è complicatissimo, fornire la documentazione adeguata impossibile, la traduzione in 20 lingue diverse tra le quali il polacco, impraticabile.

 Eppure in un mondo nel quale nessuno ti dà fiducia se non hai delle garanzie da dare (e tu dici: se avevo garanzie non avevo bisogno di fiducia) rappresenta l'unico modo per "far partire un progetto".
 Zero si trova nell'inedita posizione di superiorità economico-lavorativa: guadagna in modo decente e fa un lavoro che gli piace e così cerca di rifiutare per poi cedere sotto il peso dei sensi di colpa.
 Oh, tu ce l'hai fatta, non puoi mica lasciarci indietro eh.

 E così Zero inizia a scoprire l'amara verità: lui non è il compagno che lavora in banca, lui è peggio.

 Perché se quello che lavora in banca può sempre provare un tipo di solidarietà generazionale ("anche io sono una vittima del sistema perché il mio sogno era diventare campione di surf e non sportellista in attesa di essere licenziato da qualche nuova app che fa il lavoro al posto mio"), lui è UNO CHE CE L'HA FATTA.

I suoi amici sono la cartina tornasole di una generazione che affoga e lui è l'eccezione che i cinquantenni possono portare in trionfo "Oh, se ce l'ha fatta lui, è evidente che la cosa è possibile, sono gli altri che non hanno voglia di fare niente".

 Senza contare che quando traghetti dall'altra parte della barricata, quella dei salvati, agli occhi dei sommersi diventi un traditore, uno che ora si è venduto, uno che prima lanciava i sassi e ora viene chiamato a condannare chi continua a farlo, per disperazione o per rabbia.

 Zero si accorge di non essere più il compagno di scuola di nessuno, lui è fuori, in un mondo che non esiste, fatto di eccezioni che non rappresentano la regola. Unici e non speciali, semplicemente soli.
 Cosa che per chi ha fatto del collettivismo e della solidarietà l'asse portante della propria esistenza non è facile da affrontare. 
Perciò, no, non mi è sembrata una trama così rivista, ma una trama nella quale scavare con attenzione, oltre il facile "Oh, ma è l'ennesimo libro sul trauma della crescita a base di figli e matrimonio che fa tanto Muccino dei poveri!"
 Vediamo come la risolve nella seconda parte, se non si sgonfia per ora è, per me, la sua storia migliore.

venerdì 4 novembre 2016

Piccole recensioni tra amici! Due graphic novel fresche di Lucca a base di Beatles, italiani medi e alieni, e una vecchia gloria.

 Tra le ferie, Lucca e salti di post, ho accumulato una quantità di libri da recensire.

 Perciò ecco che anche oggi salta il fumetto "Cuore di padre" (che devo finire) a favore della recensione di due freschissime uscite in Lucca e di una vecchia gloria che di sicuro molti hanno già letto, ma che io mi sono convinta a leggere solo di recente.


Bene, che le recensioni parlino senza tanti preamboli.
 Pronti, partenza e via!


THE BEATLES Experience di Todd Loren, Mike Sagara e Stuart Immonen, 001 edizioni:

 Tempo fa feci un post sui Beatles dopo aver letto una bella graphic novel biografica sul quinto Beatles, Stuart Sutcliffe. 

 Era (le foto ce lo possono testimoniare) affascinante e assai bello, ma durante uno dei primissimi tour ad Amburgo conobbe una giovane fotografa locale, Astrid Kirchherr e decise di rimanere in Germania assieme a lei per sviluppare il suo promettente talento di pittore. Morì per un aneurisma l'anno dopo. 

 La sua storia è raccontata solo di striscio in questa monumentale graphic novel che ha invece come protagonista John Lennon, nei panni di  un'anima tormentata e superiore che ha attraversato i 40 anni della sua esistenza con furia insaziabile.

 L'idea vincente di questa ennesima opera sui fab four è la densità di informazioni che vi sono riversate: la storia del gruppo è raccontata mese per mese fino alla morte di Lennon (e anche oltre) con un parallelo con le vicende storiche in atto, spesso importantissime nell'evoluzione artistica e personale del gruppo.

 Si racconta il complesso rapporto tra John Lennon e Paul McCartney, si dà amplissimo spazio a Yoko Ono e a Linda Eastman, (le rispettive consorti). Se la prima è stata lungamente accusata di aver diviso il gruppo, la seconda che proveniva da una buonissima famiglia newyorkese, concorse seppur in modo diverso all'abisso che si creò successivamente.

Il libro dà a intendere che la separazione sarebbe giunta comunque con un George Harrison preso sempre più dalla filosofie e mistiche orientali, un Lennon che aveva bisogno di altro oltre la musica e un McCartney che grazie alla Eastman passò oltre la barricata: non era più un ragazzo dei bassifondi, lo steccato borghese lo saltò con un solo rapido balzo.

 Ed è una chiave interpretativa interessante, assai più convincente di una malvagia Yoko Ono (che comunque divenne completamente pervasiva nella vita di Lennon il quale provava nei suoi confronti un misto di affinità totale, amore incondizionato e attaccamento quasi materno), come se quattro palline fossero state attratte magneticamente e poi sbalzate ai quattro angoli della terra da una reazione improvvisa.

 Molto spazio è lasciato al dopo Beatles piuttosto che al prima, altra scelta narrativa vincente. 

 Ormai tutti sanno qualsiasi cosa degli anni d'oro del gruppo, non molti conoscono i tentativi successivi di Paul di ricreare band convincenti, i gozzovigliamenti di Ringo e i vaneggiamenti di Harrison (anche se, tocca dirlo, forse agli autori Harrison in particolare non doveva essere particolarmente simpatico perché ne danno un ritratto devastante).

 Un libro per appassionati dei Fab Four, ma anche per i semplici ascoltatori. Per scoprire un mondo che fu, complesso come i nostri tempi attuali eppure meno conformista, arrabbiato e arido.

 Erano tempi interessanti e terribili anche quelli, eppure seppero anche essere tempi favolosi.
 Ricordarli in questo periodo cupo di certo non fa male.


L'ITALIA SPIEGATA AGLI ALIENI di Stefano Tartarotti ed. Comicout:

 Me ne stavo a Lucca, vagando ignara, quando sono finita allo stand di una casa editrice che mi piace molto (ed è diretta dalla storica fumettista Laura Scarpa): la Comicout.

Mentre guardo con fare famelico un po' tutto ecco che sorge dalle tenebre "L'Italia spiegata dagli alieni", una raccolta delle storie che Stefano Tartarotti pubblica su Il Post e che io leggo sempre con mucho gusto.

 In realtà, essendo io una persona con la memoria a breve termine assai difettosa, faccio un po' fatica a seguire con regolarità qualcosa, perciò Tartarotti ha avuto l'onore della mia lettura solo quando l'homepage di facebook me l'ha ricordato, perciò conoscevo solo una microfetta della sua opera e mi sono assai goduta, nel viaggio in treno di ritorno a Milano, tutto il resto del libro.

 Tartarotti ha una costruzione del racconto simile a Zerocalcare: piccoli episodi di vita quotidiana in cui qualcosa di surreale la fa da padrone.

 La cosa che lo differenzia da Zerocalcare è che ha uno stile di racconto molto più "normale".

 Non eserciti di riferimenti all'immaginario dei nati negli anni '80 (per intenderci io ho solo un anno di differenza con Zerocalcare ma ogni tanto mi chiedo quanto possa evincere uno degli anni '60 o 2000), non momenti da centro sociale spinto e neanche serenate d'amore a borgate romane random.

 Direte, vabbeh, togli tutto quello ed è la noia.

 Invece no, Tartarotti (di cui in realtà mi piacciono moltissimo le storie più politiche purtroppo qui assenti) parla di un pomeriggio all'ikea, a nome delle sue amiche single che dopo i trent'anni escono con eserciti di uomini deliranti, di rimorchi a scopo copulazione e di viaggi per mezza Italia alla volta del matrimonio di amici, parla di collezioni mucchesche frutto di un equivoco mai chiarito, di medici di base terrorizzati dall'esprimere un vero consulto medico e automobilisti italiani dall'infrazione facile. 

 Tartarotti descrive la quotidianità senza essere particolarmente originale eppure ha quel qualcosa di inspiegabile che lo rende piacevolissimo. 

 E' un italiano medio (della qualità migliore però) che sa raccontare i medi italiani.
 E ce vòle pure questo.


Agnes Browne ragazza di Brendan O'Carroll ed. Neri Pozza (economica Beat edizioni):

 Tra le mie fissazioni autunnali ci sono i libri sull'Irlanda.
 Immagino che parte della colpa sia da attribuirsi ai miei ricordi adolescenziali a base di boschi e di Modena City Ramblers: se devo pensare a una musica adatta per i miei ricordi boschivi d'ottobre, quella è di sicuro "Un giorno di pioggia".

 Il problema è che scovarne non è così semplice (mi piacciono anche i film e pure lì, se si escludono tragedie varie e diffuse dell'Ira, il problema rimane).

 Ho girato attorno alla serie di Agnes Browne per parecchio, convinta che, alla fine della fiera, mi avrebbe delusa. E mi sbagliavo di grosso.

 Brendan O'Carroll è uno di quegli autori che ha avuto una grandissima fortuna. 

 Certo, anche un buon grado di talento, ma quando azzecchi in modo talmente felice l'essenza di un personaggio, quando doni ai tuoi lettori uno di quei rari protagonisti così belli e vividi da sperare che da qualche parte, in un qualche modo, essi esistano sul serio, allora il talento non basta. 

 Ci vuole un po' di inspiegabile magia letteraria (quella che fa sempre sperare e trovare, nel mucchio delle troppe cose date alle stampe, una gemma) per disegnare il personaggio di Agnes Browne, ragazza irlandese poverissima e coraggiosa, figlia di una borghese rinnegata dalla sua famiglia e di un coraggioso sindacalista per metà spagnolo.

C'è molto ritmo nella storia, tanti personaggi ben disegnati, una protagonista splendida e soprattutto quella felicità che manca a tante opere di narrativa.

 Posso assicurarvi che quando arriva un cliente e chiede un libro allegro, suggerirgliene uno è una vera impresa, come se il dolore avesse più dignità della gioia di essere raccontato.
 Come scrivo spesso, non è facile raccontare il dolore, ma vi stupirete di quanti pochi libri gioiosi abbiate letto. Pensateci, quanti sono?

 Se la risposta è "gran pochi", fossi in voi metterei la serie di Agnes Browne in wishlist.

Ve ne incuriosisce qualcuno? Li avete già letti? Testimoniate!
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