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giovedì 9 gennaio 2025

Buon 2025 con una presentazione romana di "Stasera faremo cadere il cielo" e (buoni) propositi!

E' iniziato questo 2025, vorrei dire bene, ma siamo solo al 9 gennaio e già sono le cattive notizie non si sono fatte attendere.

 A questo aggiunto un malumore generalizzato per la geopolitica mondiale che sembra sempre più in mano, da una parte a dittatori con manie di grandezza, dall'altra a un'oligarchia turbocapitalista con manie di grandezza. In mezzo mi piacerebbe dire "tutt3 noi", ma non è vero perché una buona fetta della popolazione, con una cecità a me inspiegabile, è affascinata da questa gente e la sostiene.

 Il nuovo corso dei social, immagini AI, fake news, padroni privati di mezzi di trasmissione e propaganda che influenzano la politica mondiale, mi sta portando a un distacco progressivo dal loro uso. Li uso ovvio, ma la voglia di postare e condividere è praticamente scomparsa.

 Che questo voglia dire un ritorno a nuovi post del blog e magari più tempo dedicato, in generale, alla scrittura? 

 Chissà. Magari non tutti i mali vengono per nuocere.

Intanto lascio la locandina dell'evento di sabato 25 alla libreria Tomo a Roma. Con altre belle persone presenterò "Stasera faremo cadere il cielo", l'antologia di fantascienza queer dove c'è anche un mio racconto!




mercoledì 29 maggio 2024

E' uscito "Stasera faremo cadere il cielo", l'antologia di fantascienza queer di Zona42 a cura di Giuliana Misserville dove c'è anche un mio racconto!

 Non avevo ancora fatto un post su questo blog trascurato sull'uscita di "Stasera faremo cadere il cielo", l'antologia di fantascienza queer di Zona 42 a cura di Giuliana Misserville dove c'è anche un mio racconto.

 Approfitto di questo mio spazio che ultimamente uso troppo poco (e non sapete quante idee/invettive/recensioni mi frullano per la mente, ma il lavoro sigh si mangia tutto) per parlare brevemente del mio racconto, "Le ragazze fiore".

 La fantascienza a me piace leggerla e piace anche scriverla, anche se forse è improprio usare la parola "fantascienza" visto che immagino futuri con una tecnologia un po' vaga, sofisticata e retrograda al tempo stesso.

 Io scrivo quella che viene più propriamente definita "narrativa speculativa" ossia figurazioni del possibile futuro.

 In genere sono sempre speculazioni in peggio, distopie, perché non riesco proprio a imboccare un filone utopico o possibilista. Però in qualche modo mi piace pensare che scrivere immaginari peggiori del presente in qualche modo li esorcizzi benché ultimamente mi pare che non stia proprio andando così.

 Qua è dal 2016 che la distopia cavalca.

 Spero che il racconto, se lo leggerete, vi piaccia. L'antologia vale la pena, assicuro!

Buona lettura!


Racconti di Alan Thomas Bassi, Laura Mango, Elisa Franco, Simone Marcelli Pitzalis, June Scialpi, Antonia Caruso, Silvia Pelizzari, Vanessa West, Paola Guazzo, Filo Sottile.



martedì 6 giugno 2023

Annunciazione! Il 15 Giugno esce "Come fu che organizzai la mia unione civile" con Asterisco Edizioni!

 Ed ecco finalmente con l'annuncio che speravo di fare da quasi 3 anni: il 15 Giugno esce per Asterisco edizioni "Come fu che organizzai la mia unione civile"!

Chi segue il blog da anni sa che i fumetti sull'organizzazione della mia unione civile nacquero in modo molto spontaneo (come tutto su questo blog) nel 2018 quando scoprii che nessuno, come al solito, ti dice come fare le cose fondamentali della vita.

 L'aggravante nell'organizzazione di un grande evento che di solito è in mano a personale specializzato e non a gente comune, era nella novité della situazione, che, dopo 7 anni è un po' meno novité, ma manco tanto visto che continuo a parlare con gente ha idee molto confuse sulla questione (e io stessa finora sono stata solo alla mia di unione civile: amicheeeee uniteviiiii).

 Il fumetto, che in realtà a parte pochissime pagine, è completamente inedito e non è un collage dei fumetti già apparsi sul blog.

 Si potrebbe dire che non poteva uscire in un periodo politicamente peggiore con questi simpatici poco sostenitori della causa al governo, ma per fare i romantici e le romantiche, forse le luci brillano di più quando l'ombra si fa più fitta.

 Spero di poter girare molto con questo libro e di raccontarvi fino allo sfinimento come dal lockdown, quando venne sostanzialmente disegnato, sia arrivato fin qui.

 Per il resto, spero che vi piaccia, ci troverete molteplici cose: memoir, coming out, dialoghi surreali con genitori e parenti, uffici comunali confusi, differenze tra istituti giuridici, la storia della legge Cirinnà e mooooolto altro.

 Che dire? Rendetemi facoltosissima e prenotatelo!! 

(Ps. NO su AMAZON non lo troverete per scelta politica della casa editrice che condivido pienamente).




lunedì 20 dicembre 2021

I consigli di Natale del 2021! Giappone, fantasmi, classici natalizi, Stonewall, cataclismi, Vietnam, Rosi Braidotti e molto altro

 In questo anno che ha ormai insegnato come il senso del tempo sia ormai completamente alterato, il Natale che avevo a lungo bramato è praticamente già arrivato.

  Lo scorso anno in questo periodo mi accingevo a traslocare (un trasloco interregionale a Natale durante una zona rossa non lo auguro neanche al peggior nemico) e il Natale era lievissimamente passato in secondo piano. 
 Non solo, ovviamente, niente giri natalizi causa ondata Covid, ma neanche gioie casalinghe visto che gli addobbi erano rimasti nelle scatole e non avevo neanche il tempo per dei biscotti mielosi.

 A un anno di distanza, ho fatto l'albero e oggi persino i biscotti ed ero pronta a godermi un Natale in grande stile salvo scoprire che siamo passati dal 2 al 19 dicembre non si sa come e non si sa quando.

 I miei post dei consigli natalizi sono quindi periti sotto il fuoco del mio lavoro e ho deciso di lanciarmi in questo post con brevi e si spera ficcanti suggerimenti. So che è tardi, ma insomma: le vacanze non sono ancora iniziate, sicuramente qualcuno che non avrete previsto vi farà un regalo che dovrete ricambiare, alcuni festeggiano la befana e altri fanno i regali solo la mattina della vigilia di Natale stessa.

Ma bando alle ciance e iniziamo (finalmente!):


"FUORI SEDE. VITA ALLEGRA DI UNA FEMMINISTA NOMADE" di Rosi Braidotti ed. Castelvecchi:

Rosi Braidotti, filosofa femminista nata in Italia e trasferitasi da ragazza in Australia, ha scritto un'autobiografia di sicuro fondamentale per chiunque abbia studiato il suo pensiero, parte integrante del dibattito sul post umano e la soggettività nomade. Ma anche un modo per iniziare a conoscerla se non si si è mai imbattuti in lei prima.


SE AVESSI DUE VITE di Abbigail Rosewood ed. E/O:

 Io amo tantissimo le storie d'oriente da sempre perché spalancano mondi quasi sempre ignoti alle nostre conoscenze letterarie scolastiche.

"Se avessi due vite" racconta la vita di una donna nata in Vietnam e cresciuta in un accampamento militare dove un soldato e un'altra ragazza, ritrovandosi poi a cercare il loro affetto e il loro amore in persone simili a loro anche anni dopo, quando sarà lontanissima, in America. Appena l'ho visto mi è venuta subito voglia di leggerlo, come mi succedeva di tanto in tanto con una certa foga alle superiori (e 9 su 10 il mio intuito non sbagliava mai)


RACCONTI GIAPPONESI di AA VV Einaudi ed.:

 Lo sapete, per un nippofilo che si rispetti, qualsiasi cosa sia giapponese è oro, e se è di qualità saliamo al livello del platino. "Racconti del Giappone" è curato da Antonietta Pastore (la traduttrice di Murakami) ed è un'antologia di 25 racconti di autrici e autori giapponesi e non che hanno per protagonista lo splendido (ma complesso e forse anche troppo conservatore) paese del Sol Levante.


DEMONI VENTI E DRAGHI di Andrea Feniello ed. Laterza:

 Lo so, regalare libri che ci ricordino che siamo in preda a un cataclisma può non sembrare una grande idea.

 Eppure c'è chi stempera le proprie paure con la conoscenza e trova consolatorio e speranzoso sapere che gli esseri umani, nei secoli, hanno dimostrato un'enorme capacità di adattamento alle più incredibili avversità. Ecco, mi sembra il libro del Natale perché qua o si impara a cambiare o si soccombe.

DA SOLA di Percy Bertolini Diabolo ed.:

L'ho scopertə durante il lockdown su Ig con le avventure di Zia Pane e del temibile Paolo Fox ed era impossibile non cogliere l'enorme talento di Percy Bertolini, fumettista, muralista e artista militante.

 I suoi disegni, semplici ed essenziali eppure perfetti nel loro minimalismo sono quel tipo di controcultura che amo perché comprensibile nella sua follia, mai fine a sé stessa, ma sempre fissa verso nemici molto chiari e molto potenti. 


NATALE COI FANTASMI dI AA VV ed. Neri Pozza: 

Il gioiello natalizio di quest'anno. Riprendendo l'idea vittoriana delle storie di fantasmi scritte da grandi autori apposta per il Natale, Neri Pozza traduce questa antologia coi superfiocchi. 

Ottimi autori anglosassoni contemporanei, racconti di livello che restituiscono al lettore esattamente quello che vuole: fantasmi veri, inquietudine, magioni infestate, terrori notturni e gelidi inverni. Bellissimo. Straregalatelo.

Ps Curiosamente quest'anno anche Mondadori ha fatto uscire un libro a tema Natale e fantasmi: "Il grande libro dei fantasmi di Natale". Si tratta però di una raccolta, bella cicciuta, di racconti classici.


SERIE "LA TAVERNA DI MEZZANOTTE" di Yaro Abe ed. Bao Publishing:

Netflix si ostina a privarci dei nuovi episodi, ma Bao Publishing continua invece a sfornare con una certa regolarità il manga che lo ha ispirato.

 Gli episodi del manga sono assai più brevi degli episodi tv, ma riescono così a tessere una fitta ragnatela di relazioni tra gli avventori del locale. Un mondo fluttuante moderno in cui gli abitanti della notte sfuggono alle convenzioni sociali e vivono come possono, e come vogliono.

Ps. Non è una cattiva idea allegare un cibo giappo random al libro.


NUOVE STORIE DI NATALE di Louise May Alcott ed. Clichy:

Non siamo solo noi ad avere dubbi sui regali di Natale, anche Louise May Alcott ne aveva. Al nostro contrario però, poteva scrivere un'antologia di storie natalizie tutta nuova da regalare. Ora possiamo regalarla anche noi.


LA DONNA CHE IDEO' IL CORRIERE DEI PICCOLI di Giulio C. Cuccolini ed. Comicout:

Forse non tutt* sanno che "Il corriere dei piccoli" fu ideato da Paola Lombroso che se lo vide poi scippare, col beneplacito di un patriarcale Turati, perché donna e quindi ritenuta inadatta a gestire una rivista, nonostante fosse di sua invenzione. Questo piccolo libro inizia a renderle giustizia.


PRIDE AND PUDDING di Regula Ysewijn Guido Tommasi ed.:

 Sarà colpa della regina Vittoria, ma il nostro immaginario natalizio è tragicamente permeato da suggestioni anglosassoni non ben definite. Questo rende un libro sulla storia del pudding, alimento presente nelle diete italiane solo negli ultimi anni dietetici, appetitoso e natalizio. Il classico regalo a tema mangereccio per il parente a cui non sapete cosa regalare, ma a cui tenete.


NON TOCCHIAMO QUESTO TASTO di Luca Ciammarughi ed. Curci:

Quanto è stata realmente queer la musica classica (un mondo musicale che diamocelo riesce a essere iper conservatore e iper queer al tempo stesso)? Luca Ciammarughi ha scritto un saggio che legge la musica in un altro modo, ed è sempre bello cambiare prospettiva.


S.T.A.R. di Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson Edizioni Minoritarie:

Lo spirito di Stonewall dovrebbe aleggiare tutto l'anno e non solo in estate. Questo è il libro per tenere alto lo spirito rivoluzionario in questi tempi molto bisognosi di energie. La traduzione italiana della fanzine  STAR -Street Transvestite Action Revolutionaries che raccoglie interviste e discorsi di Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson, e molto altro.


Avrei avuto ancor più suggerimenti, ma quest'anno gli archivi mi hanno inghiottita ed è andata così! Spero comunque di avervi aiutato!

martedì 30 marzo 2021

Il 31 Marzo sarò ospite di Let's Queer It(aly), ciclo online dedicato al queer nella cultura italiana organizzato dalla sezione di Italian Studies dell'University of Birmingham! Non mancate!

Sebben latitante su questi schermi (forse dovrei venire psicologicamente a patti che la frequenza dei post è fisiologicamente diminuita benché assicuro che non abbandonerò mai questi spazi solo per i social), mi do da fare in cose varie ed eventuali a tema libresco!

 Il 31 Marzo 2021 alle 18:00 sarò ospite con Luca Starita ad uno degli incontri di Let's Queer It(aly) un ciclo online dedicato al queer nella cultura italiana contemporanea e organizzato dalla sezione di Italian Studies dell'University of Birmingham.

Se siete interessat* sarà possibile partecipare previa iscrizione sulla piattaforma Eventbrite a questo link: https://www.eventbrite.com/e/la-letteratura-queer-in-italia-oltre-i-canoni-tickets

L'evento è ovviamente gratuito! E ringrazio moltissimo Anna Lisa Somma per avermi coinvolta!

Vi lascio le locandine e la mia ansia!




giovedì 20 giugno 2019

Una storia quasi soltanto nostra. I moti di Stonewall e la nascita del movimento LGBT tra esasperazione, favolosità e il diritto di splendere alla luce del sole

 Il primo pride non si scorda mai.

In realtà io mi ricordo anche il primo pride a cui non sono andata. Correva l'anno 2007 e un mio amico, l'unico gay oltre me che conoscessi bene all'epoca, aveva deciso di prendermi sotto la sua ala protettiva.

 Mi portò con sé qualche volta a Roma nei locali, ma io ero ancora una specie di palla di timidezza e spavento.

 Ricordo che in quel periodo, cercando di farmi forza, leggevo delle orribili raccolte di racconti "Le principesse azzurre", orribili perché i racconti erano quasi tutti davvero brutti (almeno per me), ma assai meritevoli perché era l'unica cosa lesbica che potevi trovare in libreria senza prima fare una ricerca bibliografica preventiva di ore.

 Pensavo, leggendoli, che a me non sarebbe mai capitato di avere un gruppo di amiche lesbiche, che l'amore chissà come avrei mai fatto a trovarlo, che quelle vite, insomma esistevano solo nei libri, nei film o al massimo in America.

 Lo stesso amico cercò, inutilmente, di trascinarmi al Pride, ma io mi vergognavo. 

 Non so dire esattamente ora perché, ma mi metteva un'ansia esagerata, come se, metterci piede volesse dire prendere una posizione definitiva: il mio posto adesso è realmente qui, io sono una di loro.

 E' stata forse la cosa che ci ho messo più tempo a capire: poiché di essere lesbica me ne sono accorta a 21 anni (anche se dei sospetti seri potevano venirmi già dalla preadolescenza, ma vabbeh) ho fatto proprio fatica a fare lo switch mentale. Quella che più comunemente si chiama accettazione.

 La presa di coscienza mi ha lasciato stordita quel paio di annetti in cui cercavo di illudermi che non sarebbe mai arrivato il vero momento di affrontare la questione di petto.
 Così nel 2007 avevo deciso, in preda a un'agitazione che ancora mi ricordo, che proprio no, non ce la facevo.

 Il primo pride a cui andai fu il Pride di Roma del 2009 e fu anche l'occasione in cui conobbi la mia attuale moglie. Lo ricordo come un evento bellissimo, enorme, colorato, mi sembrava di respirare come mai nella vita. Ero felicissima.
 L'unica ombra che ricordo è una vecchia che si prese la briga di fermarci e dirci che "Eravamo due belle ragazze, tanto normali, e allora perché? Perché?".
 E il perché gli etero si preoccupino tanto di quello che fanno gli omosessuali è un po' la grande domanda che aleggia sempre.

 Anche se ultimamente c'è la tendenza a credere che non ci sia bisogno di una sensata motivazione per compiere una determinata azione, in realtà esiste sia un motivo per il quale il pride è volutamente estroso, sia per il fatto che si svolge nel periodo meno adatto a mettere su una manifestazione di massa ossia l'estate (mai dico MAI mi dimenticherò il caldo che faceva al pride di Milano due anni fa, ho avuto una congestione per il caldo).

 Entrambi i motivi risalgono ai famigerati moti di Stonewall, famigerati almeno per chi del movimento LGBT fa parte, molto meno tra chi lo guarda da fuori.

 La notte tra il 27 giugno e il 28 giugno del 1969, cinquanta anni esatti fa, a New York la polizia fece irruzione in un bar gay (frequentato però anche da lesbiche e transgender) per sgomberarlo e chiuderlo, con solita retata, identificazione, manganellamento ecc.

 Era una consuetudine questa, piuttosto diffusa negli Stati Uniti: le retate improvvise nei bar gay per le motivazioni più disparate, dall'indecenza al divieto di servire alcolici agli omosessuali.

 Quella notte però non andò come previsto e la gente presente allo Stonewall Inn si ribellò dando vita a degli scontri con la polizia locale che andarono avanti per cinque giorni.

 Le motivazioni che fecero letteralmente e improvvisamente traboccare il vaso sono rimaste tuttora misteriose.

 C'è chi dice che ormai i tempi fossero maturi perché finalmente avvenisse, chi sostiene che la prima ad essere aggredita fu Stormé Delarverie, una drag king molto conosciuta nell'ambiente all'epoca, chi fantasiosamente dice che fosse collegato alla recente morte di Judy Garland, nota icona gay, che avrebbe dato fuoco alle polveri.

 Nessuno lo sa con certezza.

 In ogni caso, viene ormai ritenuto leggendario momento d'inizio degli scontri, la famigerata scarpa col tacco (o la bottiglia) che Sylvia Rivera, transgender e drag queen, lanciò contro la polizia dopo essere stata aggredita.

 Gli scontri furono un punto di svolta.

 Per la prima volta si capì che non era necessario sopportare tutto, lo sgombero, le retate, l'identificazione, le botte, la derisione, l'umiliazione. Si poteva e si doveva reagire. E si poteva e si doveva reagire solo smettendo di nascondersi.

 Bisognava essere visibili, bisognava mettere la società di fronte a quello che aveva sempre voluto nascondere, soffocare eppure usare quando ne sentiva la voglia.

 I moti di Stonewall sono il motivo per cui il pride si svolge a Giugno e per il quale continua a essere un evento variopinto, divertente, gioioso e anche eccessivo.

 Per secoli omosessuali e transgender sono stati costretti a nascondersi e a vergognarsi per l'ansia di controllo e possesso di una maggioranza eterosessuale che li ha accusati di ogni nefandezza possibile pur di annientarli.

 Ma ciò che rende la comunità LGBT diversa dalle altre minoranze è la sua assoluta casualità. Si nasce omosessuali o transessuali con un'assoluta casualità non predeterminata: si nasce soli in una famiglia composta da membri solamente eterosessuali (o quasi, solitamente c'è sempre uno zio strano che misteriosamente non si è sposato e ha una vita privata oscura), si frequentano scuole, associazioni, sport, piazzette, compagnie, gruppi composti quasi sempre per intero da altri eterosessuali.
Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera

 Non nasci in una famiglia o una comunità che è come te, come accade a tutte le altre minoranze che condividono religione o etnia o lingua.

 E allora cosa può unire persone che nascono ovunque, in ceti sociali diversi, etnie diverse, religioni diverse unite solo da un comune destino?

 Una cultura comune e condivisa. Ed è questo che il pride rappresenta: la sintesi di tutto ciò che siamo, la rivendicazione ad una non omologazione, quell'omologazione che ci è richiesta contro la nostra natura sin dalla nascita.

 Perché chiedere un pride sobrio se non per sentirsi rassicurati nel vedere gli altri "come noi"?

 E perché sentiamo la necessità di saperli esattamente come noi? Perché ciò che devia dalla norma è disturbante, mina le certezze, costringe a guardare le cose da altre prospettive, a prendere in considerazioni questioni che vorremmo solo dimenticare.

 Quando il ministro Fontana dice cose violente come "le famiglie arcobaleno per me non esistono" sa che non sta attuando una magia da Harry Potter che gli permetterà di veder svanire gli omosessuali e le loro famiglie dal pianeta.

 Si sta illudendo di tornare a quel passato ancora troppo vicino nel quale vivevamo nell'ombra, una parte di noi, quella privilegiata, col lusso di potersi permettere una doppia vita infernale: la famigliola etero di giorno e l'incoffessabile verità di notte.

  E la parte non privilegiata, le lesbiche e le transgender prese come barzellette e sogno erotico per uomini etero le prime e come malate da usare per le proprie fantasie sessuali le seconde.

 Ma noi non vivremo più in funzione di qualcun altro, alle leggi di qualcun altro, al sobrio e ipocrita buongusto di qualcun altro.

 Non si è più o meno meritevoli di un diritto se si va in giro vestiti da impiegati statali o coi boa di piume di struzzo, perché i diritti non sono un premio per chi si comporta bene, i diritti sono di tutti e vanno strappati e pretesi.

 Perciò con buona pace di Fontana, di Pillon, di chiunque storca il naso quando vede un seno di fuori, una gonnellina di piume, un crossgender, una lesbica butch o un uomo coi tacchi a spillo, qui nessuno tornerà nell'ombra.

 E c'è ancora molto, troppo, per cui purtroppo combattere per appendere le bandiere arcobaleno al chiodo.

Vorrei consigliarvi qualche libro da leggere sull'argomento, ma, ebbene sì, non esiste praticamente niente in lingua italiana.
  La Bonelli ha appena fatto uscire un fumetto e una trentina (trenta) di anni fa è uscito un volumetto di Massimo Consoli delle ed. Napoleone dal titolo "Stonewall. Quando la rivoluzione è gay".

Vi consiglio però di vedere una bella serie Netflix, "Pose".

 La serie è ambientata negli anni '80, proprio nel pieno dell'epidemia di AIDS.
Racconta in modo molto efficace la diversa stratificazione di discriminazione all'interno dello stesso mondo lgbt e i motivi alla base della costante ricerca di favolositàh del mondo lgbt, disperatamente proteso nel desiderio di splendere nonostante i continui tentativi di emarginazione e umiliazione.

Ps. Sì, ho notato che molte aziende quest'anno si sono arcobalenizzate, sì sono contenta per loro, ma non mi illudo che non ci sia una strategia che preveda qualcosa come "Ehi, i gay non ci hanno ancora dato tutti i loro soldi!".
 I diritti sono una cosa sera, non l'ennesima quota di mercato, ma questa è un'altra storia e un altro post.

lunedì 12 novembre 2018

Guida alla saga di Darkover parte I! Come ho scoperto il pianeta rosso di MZB e i suoi abitanti e una piccola intro per capire di cosa stiamo parlando!

Avevo quattordici anni quando mi regalarono il primo libro in assoluto di Marion Zimmer Bradley.

 
I miei favoriti, manca solo "L'esilio Sharra"
Si trattava de "La signora del falco
" ed era, anche se ancora non potevo saperlo, uno dei migliori della serie di Darkover.

 La storia raccontava le vicende di una ragazzina, Romilda, figlia di un piccolo nobile specializzato nell'arte della falconeria, il cui pensiero principale è tarparle le ali in quanto figlia femmina per farla sposare a un nobilastro locale che ha già seppellito qualche moglie.

 Romilda, che ha molto talento e poca voglia di diventare l'ennesima moglie morta di parto di un tizio molto più vecchio di lei, si traveste da uomo e scappa, finendo, per caso o per destino, in mezzo a una guerra dinastica di cui diventerà una pedina fondamentale.

 Mi piacque, ma non bastò ad accendere in me la fiamma di MZB.

 Io sono stata sempre una tipa poco da fantasy. Mi piace, ho giocato a d&d tanti anni divertendomi come una pazza, ma non sono mai diventata una fanatica.
 In generale, in verità, credo di avere proprio un carattere poco dedito al fanatismo appassionato verso qual che sia cosa, e il fantasy è un genere letterario in cui passione e devozione sono spesso una conditio sine qua non.

  Comunque ci fu un buco di vari anni, lessi qualcos'altro di MZB, tra cui "La signora delle tempeste" (molto bello, ma onestamente non tra i miei preferiti) e "Le nebbie di Avalon" che ammetto di aver apprezzato molto di più anni dopo, un po' più adulta.

Tuttavia quella luce continuava a non accendersi.
 Fu alla fine del primo anno di università che scoppiò l'amore vero.
 Mzb ritornò nella mia vita in un momento molto particolare.

 Al termine di quel primo anno avevo dato tutti gli esami, ma ero molto indecisa sul da farsi: avevo scelto la facoltà giusta?

 Non sarebbe stato meglio mollare la strana biblioteconomia in favore della più normale lettere?

 Ci rimuginai e infine tentai un trasferimento in un'altra università nella facoltà di lettere (prego che non dobbiate farlo mai, è la roba più burocraticamente contorta della terra) e quando lo ottenni ci passai un mese sonnolento, comprendendo di aver sbagliato tutto.

 Mi resi conto, durante una lezione di dialettologia, quando il professore disse che in Sicilia esistono 34 modi diversi di dire lucertola, che volevo tornarmene alle mie elucubrazioni sulla produzione della pergamena e la concia del pellame per le copertine dei manoscritti, alla codicologia e alla storia delle biblioteche.
 Andai in segreteria il giorno stesso e bastò una firma per rispedirmi dritta a biblioteconomia e alla mia vecchia università. Tanto era stato complicato trasferirmi, tanto era stato semplice tornare indietro.
 Pagai comunque cara la mia indecisione: persi la borsa di studio e un mese e mezzo di tempo da dedicare agli esami, così passai un tardo autunno molto deprimente chiusa in casa a studiare follemente.

 Fu lì che dal niente apparve dalle tenebre del cosmo la nostra Marion.

 Una sera, dopo aver studiato tutto il giorno, uscii da casa un po' confusa  e andai nell'allora splendida libreria indipendente che c'era nel mio paese (e che purtroppo chiuse qualche anno dopo per lasciare il posto ad un hi-fi, impresa che sembra altrettanto fallimentare, ma in alcuni paesi tipo il mio prospera).

 Non avevo un'idea precisa di cosa volessi, ma non una cosa complicata, desideravo solo un libro che mi aiutasse a scaricare, tipo messa a terra.

 Fui attratta da un angolo molto colorato in cui troneggiava tutta la collana tea dedicata a Marion Zimmer Bradley e presi un libro a caso (talmente a caso che non ricordo neanche quale fu) e fu così che scoprii la saga di Darkover.
 Da quel momento fino all'inverno successivo centellinai i libri costringendomi a non divorarli in due pomeriggi.

 Avevo proprio una tecnica bastone-carota consolidata: sulla mensola davanti alla scrivania se ne stavano impilati tutti i volumi nuovi e io li fissavo. 

Avrei potuto raggiungerli solo dopo aver studiato tot pagine e, autocontrollo sommo, per non finirli subito, avrei potuto leggerne solo tot pagine ogni sera (mi chiedo ora come abbia fatto).

 Il tutto ascoltando un terrificante cd di canzoni celtiche cantate incomprensibilmente da un nativo americano che le mie sorelle detestavano.

 All'epoca non sapevo quanto fossi stata fortunata a poter investire buona parte dei soldi che guadagnavo con le ripetizioni in quei libri. Non conoscevo ancora l'osceno gorgo del fuori commercio che condanna all'oblio e ai capricci incomprensibili degli editori.

 Li compravo, li leggevo centellinandoli e qualcosa, oscuramente macinava nel mio cervello.

 Per folle che possa sembrare, quei libri che parlavano di fantamondi lontani mi misero un tarlo nell'orecchio che rosicchiò con grandissima fatica per circa un anno, quando, infine, arrivò al cuore della faccenda.
 Se c'è un libro che posso dire mi abbia cambiato la vita nel vero senso della parola quello è "L'erede di Hastur".

 E' stato grazie a questo romanzo, costruito in realtà in modo da essere una criptata scoperta della propria sessualità, che ho capito di essere lesbica.

 Un'evidenza a cui non ero ancora giunta a un'età, ve lo assicuro, fin troppo veneranda e il fatto che ci sia arrivata attraverso un libro mi è parsa una cosa accettabile solo dopo aver letto che ad Alison Bechdel è successa la stessa cosa.

 Diciamo pure che MZB è riuscita con me in un intento letterale: i suoi libri, alcuni almeno, parlavano di me così bene che mi ci sono riconosciuta prima ancora di riconoscermi da sola.
Perdonate la contorsione.
 In realtà, io credo, è proprio questo il motivo per cui la saga di Darkover è l'unica saga fantasy ad avermi realmente e totalmente appassionato nella mia vita: MZB usava fantasy e fantascienza per raccontare altro, costrizioni sociali, sessismo, omofobia, scontro di culture, condizionamenti da parte del potere, qualsiasi tipo di potere.


COSE CHE DEVI SAPERE SE VUOI INIZIARE A LEGGERE LA LUNGHISSIMA SAGA DI DARKOVER 


 La saga di Darkover è stata costruita dalla stessa MZB come un insieme di libri singoli (anche se alcuni hanno una forte consequenzialità) da poter leggere separatamente, tanto che, per sua stessa ammissione, vi sono delle incongruenze che ha preferito sacrificare alla bontà delle singole trame.
 Se una trama avesse richiesto una forzatura rispetto alla linea temporale, lei l'avrebbe fatta e l'ha fatta.

 La storia si svolge nell'arco di svariati secoli su un pianeta da grande sole rosso: Darkover.

 E' un pianeta piccolo, dal clima molto freddo e abbastanza inospitale, dove, per puro caso, millenni prima, una navicella spaziale, carica di una colonia terrestre diretta altrove (per loro fortuna a fondare un mondo tecnofobo basato sulla Scozia medievale altrimenti sarebbero morti tutti in due giorni), aveva subito un'avaria ed era rimasta bloccata.

 I terrestri, tra mille difficoltà, erano riusciti a prosperare su questo piccolo globo già abitato da alcune specie autoctone, la cui sola pienamente senziente è quella dei Chieri, sorta di elfi ermafroditi che vivono celandosi all'occhio umano, ma che, di tanto in tanto, si uniscono a loro per generare qualche figlio.

 E' proprio grazie ai Chieri e a un insieme di circostanze "biologiche" date dalla conformazione del pianeta che i coloni bloccati iniziano a sviluppare, in alcuni casi, potenti poteri Psi che consentono la loro sopravvivenza in un mondo assai ostile.
 Passano i secoli, la lontana provenienza terrestre viene completamente dimenticata e si sviluppano, accanto a una forma primitiva di cristianesimo, alcuni culti.

 Si crea inoltre, dopo un periodo di violentissime guerre in cui viene fatto uso di armi devastanti di matrice persino nucleare, un sistema sociale di tipo feudale caratterizzato da regni, prima piccoli e frammentati, infine solo sette, dominati da altrettante famiglie nobili, i Comyn, tutti dotati di uno specifico potere Psi.

 Accanto ai Comyn, il potere è condiviso dalle Torri, delle vere e proprie torri dove operano dei tecnici Psi, persone (prima anche comuni, poi, a causa di un periodo di selezione genetica e anche di un'involuzione classista della società, solo nobili) che dedicano la propria vita allo studio e all'esercizio dei poteri Psi, in grado di lavorare in circoli che controllano delle matrici, misterosi minerali in grado di catalizzare le energie mentali per diventare immense forme di energie che, incotrollate, potrebbero portare alla distruzione del pianeta.

 Il mondo feudale che si sviluppa, molto simile al medioevo terrestre, è, ovviamente, un mondo fortemente sessista: le donne sono soggette al potere maschile e dei sette regni solo uno segue una linea ereditaria femminile.

 I numerosissimi libri che compongono la saga di Darkover sono stati scritti,nell'arco di 40 anni di MZB in modo completamente caotico rispetto a un'ideale linea temporale e diventa molto evidente, nel corso della lettura, come alcuni periodi siano stati esplorati pochissimo rispetto al loro potenziale, a favore di altri.

 Questo e anche la volontà di MZB di continuare la saga, interrotta fatalmente nel 1999 a causa della sua morte improvvisa, hanno fatto sì che continuassero a uscire, postumi, svariati libri che però, ve lo dico molto sinceramente, non valgono assolutamente la pena.

 Diventa evidente come i libri scritti dalla Bradley avessero un sottotesto gigantesco che usava come scusa trame fantasy, mentre i libri spuri, affidati anche a scrittori di livello, sono semplici fantasy senza nessuna seconda pretesa.

 Tanto per farvi capire, la Bradley aveva previsto con decenni di anticipo alcune istituzioni giuridiche e sviscerato problematiche morali che il progresso medico avrebbe portato nell'ambito della riproduzione.

 Basti pensare che su Darkover esistono due tipi di istituti giuridici per il matrimonio:

1) Il matrimonio di catenas, quello che nessuno può sciogliere per nessun motivo, neanche volontariamente e che può essere contratto solo da un uomo e una donna.

2) I liberi compagni. Una sorta di matrimonio più soft, che si può sciogliere, comprensivo di stepchild adoption e che può invece essere contratto anche da persone dello stesso sesso.

 Questo perché, escludendo i darkovani cristiani (comunque non moltissimi), tendenzialmente i darkovani hanno una sessualità molto fluida ed è incoraggiato avere un fratello o una sorella elettiva durante l'adolescenza (dopo diventa riprovevole, ma se prendi moglie e fai figli te lo passano comunque) che di solito è anche compagno di letto.

 Nel periodo del caos, particolarmente (anche troppo) sperimentatore, in cui l'uso dei poteri psi era al culmine e privo di alcun limite morale (e che unisce splendidamente mondo fantamedievale e terrori fantascientifici), MZB inserisce anche alcuni interessanti incubi riproduttivi come i ragazzi e le ragazze fiore.
  Splendidi giovani, sterili e molto androgini, vengono "fabbricati" col solo scopo di essere sex toy per i potenti. Come? Usando embrioni umani cresciuti negli uteri dei Cralmac, specie umanoide creata artificialmente durante le sperimentazioni delle epoche del Caos.

 I darkovani sono retrivi nei rapporti tra i sessi, ma molto meno per quel che riguarda la riproduzione: avere un figlio è la cosa più importante e puoi averne anche da donne o uomini diversi se il partner è d'accordo, come puoi scambiare bambini con parenti (se tu vuoi un maschio e l'altro una femmina per dire).
 Sono persino previste le persone transgender (sia mtf che ftm, resi tali in modo non specificato da persone dotate di grandi poteri Psi).

  Uno dei personaggi più belli della saga, Camilla, è un'emmasca che, in verità, precisamente non sarebbe neanche un ftm essendo una donna che ha deciso, per una serie di motivi abbastanza tragici in realtà, di "rinunciare alla propria femminilità" mantenendo però un nome e un'identità femminile (ed inoltre è lesbica).
 Non credo esista una serie di fantasy che dedica così tanta attenzione ai rapporti interpersonali in modo così specificatamente queer.

 I personaggi lgbt sono così tanti e diffusi che, ad un certo punto, si capisce come sia proprio la società darkovana ad avere una dicotomia curiosa per noi terrestri: estremamente binaria dal punto di vista della gestione del potere, anche familiare, incredibilmente diversificata e libera sul fronte della sessualità.

 Come decidere quali libri leggere della prolificissima saga, peraltro arricchita da numerose antologia con scritti originali di MZB e altre protofanfiction di fan che le inviavano racconti ambientati su Darkover?

 Io tenterò nel post di domani (questo è già lunghissimo e lo sarà anche quello di domani) di dirvi quali, a mio parere valgono più la pena di altri.

Tenete presente che sono opinioni personali e che, se vi appassionerete, tutta la saga varrà la pena, anche a costo di dover scartabellare negozi e siti che vendono usati.
 Siete pronti per partire a razzo verso il pianeta dal sole rosso?

Ps. Non potete capire la gioia dello scrivere questo post sapendo, finalmente, dopo anni, che potrò condividere il mio delirio di fan con qualcuno!!

martedì 24 luglio 2018

Piccole recensioni tra amici! Lou Lubie, Mademoiselle Caroline e Julie Danchez per due memoir alla francese e l'incomprensibile lugubre Londra queer di Peter Ackroyd

 Nonostante tutto komplottih per farmi leggere il meno possibile, tengo duro e cerco di farlo in tutti i ritagli possibili.

 Vorrei anche fare nuovi fumetti sulla preparazione dell'unione civile, speriamo di riuscirci presto. 

 Anche perché ho tutta una nuova serie di imperdibili avventure da raccontare, una su tutte l'ostinato rifiuto delle sarte dell'atelier di tagliarmi l'abito da sposa alla lunghezza che dico io.
 Non si comprende il motivo, ma esse si rifiutano. Perché??

 Bene, dopo questa non richiesta confessione (scusate, la ferita è fresca, sono andata a fare la prova stamattina), eccovi un piccole recensioni tra amici di libri vari ed eventuali dei mille che sono in coda da una vita e attendono che abbia di nuovo indietro il mio tempo libero.

 Let's go!


LA MIA CICLOTIMIA HA LA CODA ROSSA di Lou Lubie ed. Comicout e LA DIFFERENZA INVISIBILE di Mademoiselle  Caroline e Julie Dachez ed. LSWR:

 Si sa che i francesi nutrono una particolare passione per i memoir, ma mi ha incuriosito questa nuova tendenza del racconto personale della malattia nelle graphic.

 Qualche mese fa ho recensito il libro di Adrien Toulmè "Non è te che aspettavo" sulla nascita della sua seconda figlia affetta da sindrome di down, e nell'arco di poco mi è poi capitato di leggere due graphic novel che hanno moltissimo in comune: "La mia ciclotimia ha la coda rossa" di Lou Lubie e "La differenza invisibile", scritto da Julie Dachez e disegnato da mademoiselle Caroline.

 Le storie sono affrontate in un modo assai simile: entrambe le autrici soffrono di uno specifico disturbo poco conosciuto e impossibile da cogliere se non esplicitamente esternato.
 Per capirci, sia Lou che Julie  devono dirti "Guarda soffro di questa cosa" altrimenti ai nostri occhi sono persone solo un po' strane.

 Ed è sulla percezione dell'altro che le due, in realtà, prendono strade diverse.

 Lou Lubie è una fumettista e scrittrice nonché sviluppatrice di videogiochi che soffre di ciclotimia, una sorta di versione soft del disturbo bipolare che lei ipotizza sia stata peggiorata durante l'adolescenza da uno psichiatra poco capace che l'ha imbottita di farmaci (di cui non nega di avere bisogno eh, ma all'epoca le avevano proprio sbagliato diagnosi).

 Essendo onnipresente nella sua esistenza, Lou le fa prendere la forma di una piccola volpe, ora piccola, ora grande, ora tenera, ora malvagia, una sorta di daimon sempre accanto a lei.

 Lou ci dialoga, ci combatte, riesce ad atterrarla, prova a soffocarla, finisce quasi per soccomberle, ma poi, comprende, deve imparare a conviverci, tentando con alcuni accorgimenti e un po' di farmaci, di mantenerla alla sua naturale grandezza volpacchiottosa: non troppo piccola, non troppo grande.

Julie Dachez soffre invece di una forma lieve di sindrome di Asperger, difficile da diagnosticare e scambiata per semplici fissazioni che lei si rifiuta di superare.

 La storia, al contrario di quella di Lou, è raccontata per interposto personaggio: la protagonista fittizia della vicenda è Marguerite, una giovane impiegata che fatica a stare per troppo tempo in luoghi affollati, non sopporta il rumore, non riesce a mentire alle persone, non comprende i doppi sensi o le frasi idiomatiche, non capisce l'ironia ecc.

 Diciamo che tutto questo non solo non la rende la persona più popolare della terra, ma la affatica in modo terribile.

 Al contrario della prima storia in cui Lou analizza la lotta dentro di sé, Marguerite vive gli altri come una lotta.

Da una parte "l'inferno è dentro di me", dall'altra "l'inferno sono gli altri".

 Perciò se è facile empatizzare con Lou, si fa più fatica ad entrare in sintonia con Marguerite e questo, forse, è in parte un merito della graphic.
 Gli amici e i conoscenti di Marguerite non sono, se non in rari casi, persone orribili, anzi, si comportano esattamente come faremmo noi (il fidanzato è quasi un santo).

 Lo stridio tra questa mancata empatia tra protagonista e lettore paradossalmente riesce a rendere reale e tangibile il divario tra di lei e il resto del mondo.
 Anche noi non la capiamo, anche noi pensiamo esageri, anche noi non riusciamo a riconoscere il suo modo (e la sua necessità) di vivere diverso dal comune sentire che ha pieno diritto di esistere senza essere per forza normalizzato.

 Due graphic molto interessanti per chi ama l'autobiografia e le storie che si concentrano su specifici vissuti personali.
 Non temete, riescono, entrambe ad essere straordinariamente leggere nonostante i temi tosti, senza mai scadere nel banale.


QUEER CITY di Peter Ackroyd ed. SEM:

 Avevo molte aspettative su questa storia LGBT della città di Londra.

 Pensavo, credevo, che la capitale di un grosso regno, traboccante nobili, dandy, storia, stranezze british, humour e swing, avesse in sé un potenziale rivoluzionario che noialtri, nell'Europa del sud ci sogniamo.

 Invece l'autore fa un ritratto sin troppo disincantato della capitale europea più carica d'immaginario (assieme a Parigi) di tutte.

 Tutto è così sottotono che pare quasi stia parlando di Brembate di sopra (con tutto il rispetto) e, va bene che la comunità lgbt se l'è sempre vista brutta in ogni dove, ma rimarcare il lato oscuro rispetto a quello luminoso della nostra storia non è che sia il massimo.

 Intendiamoci, non bisogna tacere la storia, orribile, di continue pressanti, ossessive persecuzioni che gli omosessuali hanno subito nella storia, ma è un peccato non parlare con altrettanta forza e convinzione di quello che è stato il maggior pregio di questa specifica minoranza: la volontà di splendere a tutti i costi.

 Dov'è l'arte? Dov'è l'eccesso fatto per gridare al mondo "ehi, comunque si esiste anche noi!"?

Dove sono le rocambolesche storie di sopravvivenza creativa? Dove la forza della battaglia per rimanere ostinatamente visibili, nonostante tutto, a questo mondo?

 E' un ritratto ingiustificatamente triste quello che Ackroyd fa di Londra stessa, declassata a città perennemente bigotta e in balia di reali ed ecclesiastici dediti in realtà a sordide sortite (detta così pare quasi una cosa che si poteva rendere in modo accattivante, ma non preoccupatevi, non succede).

 Persino gli anni '60 vengono descritti in modo lugubre che sarebbe da dirgli, "Guarda Peter se ti sembrava oppressiva Londra magari un giro dalle parti nostre per farti un'idea di quello che c'era fuori."

 Il maggior pregio di questo saggio stranamente bigio e plumbeo, senza nessuna brace a covare sotto la cenere, è lo spazio dato alla storia della comunità lesbica.

 Solitamente gli autori, specialmente se gay maschi (bisogna dirlo), evitano accuratamente di parlare dell'altra metà del cielo gay e quando trattano la storia dell'omosessualità si concentrano esclusivamente su quella maschile.

 E' vero che, pur condividendo lo stesso destino, le due comunità hanno avuto storie molto diverse, ma è anche vero che, almeno a mio parere, c'è sempre stata, in questa omissione, una buona dose di misoginia.

 "Queer city" non si dimentica delle lesbiche e racconta molti episodi, tra i quali i famosi matrimoni "finti" nei quali una delle due, per poter contrarre l'unione, si fingeva un uomo. Erano episodi sporadici, ma non così tanti, visto che ne abbiamo cronache documentate anche in Italia (uscì un saggio, "Storia di Caterina che per - si vestì da uomo" molto interessante in proposito).

 Un peccato. Era uno di quei casi in cui da un saggio mi aspettavo, assieme alla storia, uno spirito, invece stranamente, incomprensibilmente soffocato fino al mutismo.
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