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lunedì 12 novembre 2018

Guida alla saga di Darkover parte I! Come ho scoperto il pianeta rosso di MZB e i suoi abitanti e una piccola intro per capire di cosa stiamo parlando!

Avevo quattordici anni quando mi regalarono il primo libro in assoluto di Marion Zimmer Bradley.

 
I miei favoriti, manca solo "L'esilio Sharra"
Si trattava de "La signora del falco
" ed era, anche se ancora non potevo saperlo, uno dei migliori della serie di Darkover.

 La storia raccontava le vicende di una ragazzina, Romilda, figlia di un piccolo nobile specializzato nell'arte della falconeria, il cui pensiero principale è tarparle le ali in quanto figlia femmina per farla sposare a un nobilastro locale che ha già seppellito qualche moglie.

 Romilda, che ha molto talento e poca voglia di diventare l'ennesima moglie morta di parto di un tizio molto più vecchio di lei, si traveste da uomo e scappa, finendo, per caso o per destino, in mezzo a una guerra dinastica di cui diventerà una pedina fondamentale.

 Mi piacque, ma non bastò ad accendere in me la fiamma di MZB.

 Io sono stata sempre una tipa poco da fantasy. Mi piace, ho giocato a d&d tanti anni divertendomi come una pazza, ma non sono mai diventata una fanatica.
 In generale, in verità, credo di avere proprio un carattere poco dedito al fanatismo appassionato verso qual che sia cosa, e il fantasy è un genere letterario in cui passione e devozione sono spesso una conditio sine qua non.

  Comunque ci fu un buco di vari anni, lessi qualcos'altro di MZB, tra cui "La signora delle tempeste" (molto bello, ma onestamente non tra i miei preferiti) e "Le nebbie di Avalon" che ammetto di aver apprezzato molto di più anni dopo, un po' più adulta.

Tuttavia quella luce continuava a non accendersi.
 Fu alla fine del primo anno di università che scoppiò l'amore vero.
 Mzb ritornò nella mia vita in un momento molto particolare.

 Al termine di quel primo anno avevo dato tutti gli esami, ma ero molto indecisa sul da farsi: avevo scelto la facoltà giusta?

 Non sarebbe stato meglio mollare la strana biblioteconomia in favore della più normale lettere?

 Ci rimuginai e infine tentai un trasferimento in un'altra università nella facoltà di lettere (prego che non dobbiate farlo mai, è la roba più burocraticamente contorta della terra) e quando lo ottenni ci passai un mese sonnolento, comprendendo di aver sbagliato tutto.

 Mi resi conto, durante una lezione di dialettologia, quando il professore disse che in Sicilia esistono 34 modi diversi di dire lucertola, che volevo tornarmene alle mie elucubrazioni sulla produzione della pergamena e la concia del pellame per le copertine dei manoscritti, alla codicologia e alla storia delle biblioteche.
 Andai in segreteria il giorno stesso e bastò una firma per rispedirmi dritta a biblioteconomia e alla mia vecchia università. Tanto era stato complicato trasferirmi, tanto era stato semplice tornare indietro.
 Pagai comunque cara la mia indecisione: persi la borsa di studio e un mese e mezzo di tempo da dedicare agli esami, così passai un tardo autunno molto deprimente chiusa in casa a studiare follemente.

 Fu lì che dal niente apparve dalle tenebre del cosmo la nostra Marion.

 Una sera, dopo aver studiato tutto il giorno, uscii da casa un po' confusa  e andai nell'allora splendida libreria indipendente che c'era nel mio paese (e che purtroppo chiuse qualche anno dopo per lasciare il posto ad un hi-fi, impresa che sembra altrettanto fallimentare, ma in alcuni paesi tipo il mio prospera).

 Non avevo un'idea precisa di cosa volessi, ma non una cosa complicata, desideravo solo un libro che mi aiutasse a scaricare, tipo messa a terra.

 Fui attratta da un angolo molto colorato in cui troneggiava tutta la collana tea dedicata a Marion Zimmer Bradley e presi un libro a caso (talmente a caso che non ricordo neanche quale fu) e fu così che scoprii la saga di Darkover.
 Da quel momento fino all'inverno successivo centellinai i libri costringendomi a non divorarli in due pomeriggi.

 Avevo proprio una tecnica bastone-carota consolidata: sulla mensola davanti alla scrivania se ne stavano impilati tutti i volumi nuovi e io li fissavo. 

Avrei potuto raggiungerli solo dopo aver studiato tot pagine e, autocontrollo sommo, per non finirli subito, avrei potuto leggerne solo tot pagine ogni sera (mi chiedo ora come abbia fatto).

 Il tutto ascoltando un terrificante cd di canzoni celtiche cantate incomprensibilmente da un nativo americano che le mie sorelle detestavano.

 All'epoca non sapevo quanto fossi stata fortunata a poter investire buona parte dei soldi che guadagnavo con le ripetizioni in quei libri. Non conoscevo ancora l'osceno gorgo del fuori commercio che condanna all'oblio e ai capricci incomprensibili degli editori.

 Li compravo, li leggevo centellinandoli e qualcosa, oscuramente macinava nel mio cervello.

 Per folle che possa sembrare, quei libri che parlavano di fantamondi lontani mi misero un tarlo nell'orecchio che rosicchiò con grandissima fatica per circa un anno, quando, infine, arrivò al cuore della faccenda.
 Se c'è un libro che posso dire mi abbia cambiato la vita nel vero senso della parola quello è "L'erede di Hastur".

 E' stato grazie a questo romanzo, costruito in realtà in modo da essere una criptata scoperta della propria sessualità, che ho capito di essere lesbica.

 Un'evidenza a cui non ero ancora giunta a un'età, ve lo assicuro, fin troppo veneranda e il fatto che ci sia arrivata attraverso un libro mi è parsa una cosa accettabile solo dopo aver letto che ad Alison Bechdel è successa la stessa cosa.

 Diciamo pure che MZB è riuscita con me in un intento letterale: i suoi libri, alcuni almeno, parlavano di me così bene che mi ci sono riconosciuta prima ancora di riconoscermi da sola.
Perdonate la contorsione.
 In realtà, io credo, è proprio questo il motivo per cui la saga di Darkover è l'unica saga fantasy ad avermi realmente e totalmente appassionato nella mia vita: MZB usava fantasy e fantascienza per raccontare altro, costrizioni sociali, sessismo, omofobia, scontro di culture, condizionamenti da parte del potere, qualsiasi tipo di potere.


COSE CHE DEVI SAPERE SE VUOI INIZIARE A LEGGERE LA LUNGHISSIMA SAGA DI DARKOVER 


 La saga di Darkover è stata costruita dalla stessa MZB come un insieme di libri singoli (anche se alcuni hanno una forte consequenzialità) da poter leggere separatamente, tanto che, per sua stessa ammissione, vi sono delle incongruenze che ha preferito sacrificare alla bontà delle singole trame.
 Se una trama avesse richiesto una forzatura rispetto alla linea temporale, lei l'avrebbe fatta e l'ha fatta.

 La storia si svolge nell'arco di svariati secoli su un pianeta da grande sole rosso: Darkover.

 E' un pianeta piccolo, dal clima molto freddo e abbastanza inospitale, dove, per puro caso, millenni prima, una navicella spaziale, carica di una colonia terrestre diretta altrove (per loro fortuna a fondare un mondo tecnofobo basato sulla Scozia medievale altrimenti sarebbero morti tutti in due giorni), aveva subito un'avaria ed era rimasta bloccata.

 I terrestri, tra mille difficoltà, erano riusciti a prosperare su questo piccolo globo già abitato da alcune specie autoctone, la cui sola pienamente senziente è quella dei Chieri, sorta di elfi ermafroditi che vivono celandosi all'occhio umano, ma che, di tanto in tanto, si uniscono a loro per generare qualche figlio.

 E' proprio grazie ai Chieri e a un insieme di circostanze "biologiche" date dalla conformazione del pianeta che i coloni bloccati iniziano a sviluppare, in alcuni casi, potenti poteri Psi che consentono la loro sopravvivenza in un mondo assai ostile.
 Passano i secoli, la lontana provenienza terrestre viene completamente dimenticata e si sviluppano, accanto a una forma primitiva di cristianesimo, alcuni culti.

 Si crea inoltre, dopo un periodo di violentissime guerre in cui viene fatto uso di armi devastanti di matrice persino nucleare, un sistema sociale di tipo feudale caratterizzato da regni, prima piccoli e frammentati, infine solo sette, dominati da altrettante famiglie nobili, i Comyn, tutti dotati di uno specifico potere Psi.

 Accanto ai Comyn, il potere è condiviso dalle Torri, delle vere e proprie torri dove operano dei tecnici Psi, persone (prima anche comuni, poi, a causa di un periodo di selezione genetica e anche di un'involuzione classista della società, solo nobili) che dedicano la propria vita allo studio e all'esercizio dei poteri Psi, in grado di lavorare in circoli che controllano delle matrici, misterosi minerali in grado di catalizzare le energie mentali per diventare immense forme di energie che, incotrollate, potrebbero portare alla distruzione del pianeta.

 Il mondo feudale che si sviluppa, molto simile al medioevo terrestre, è, ovviamente, un mondo fortemente sessista: le donne sono soggette al potere maschile e dei sette regni solo uno segue una linea ereditaria femminile.

 I numerosissimi libri che compongono la saga di Darkover sono stati scritti,nell'arco di 40 anni di MZB in modo completamente caotico rispetto a un'ideale linea temporale e diventa molto evidente, nel corso della lettura, come alcuni periodi siano stati esplorati pochissimo rispetto al loro potenziale, a favore di altri.

 Questo e anche la volontà di MZB di continuare la saga, interrotta fatalmente nel 1999 a causa della sua morte improvvisa, hanno fatto sì che continuassero a uscire, postumi, svariati libri che però, ve lo dico molto sinceramente, non valgono assolutamente la pena.

 Diventa evidente come i libri scritti dalla Bradley avessero un sottotesto gigantesco che usava come scusa trame fantasy, mentre i libri spuri, affidati anche a scrittori di livello, sono semplici fantasy senza nessuna seconda pretesa.

 Tanto per farvi capire, la Bradley aveva previsto con decenni di anticipo alcune istituzioni giuridiche e sviscerato problematiche morali che il progresso medico avrebbe portato nell'ambito della riproduzione.

 Basti pensare che su Darkover esistono due tipi di istituti giuridici per il matrimonio:

1) Il matrimonio di catenas, quello che nessuno può sciogliere per nessun motivo, neanche volontariamente e che può essere contratto solo da un uomo e una donna.

2) I liberi compagni. Una sorta di matrimonio più soft, che si può sciogliere, comprensivo di stepchild adoption e che può invece essere contratto anche da persone dello stesso sesso.

 Questo perché, escludendo i darkovani cristiani (comunque non moltissimi), tendenzialmente i darkovani hanno una sessualità molto fluida ed è incoraggiato avere un fratello o una sorella elettiva durante l'adolescenza (dopo diventa riprovevole, ma se prendi moglie e fai figli te lo passano comunque) che di solito è anche compagno di letto.

 Nel periodo del caos, particolarmente (anche troppo) sperimentatore, in cui l'uso dei poteri psi era al culmine e privo di alcun limite morale (e che unisce splendidamente mondo fantamedievale e terrori fantascientifici), MZB inserisce anche alcuni interessanti incubi riproduttivi come i ragazzi e le ragazze fiore.
  Splendidi giovani, sterili e molto androgini, vengono "fabbricati" col solo scopo di essere sex toy per i potenti. Come? Usando embrioni umani cresciuti negli uteri dei Cralmac, specie umanoide creata artificialmente durante le sperimentazioni delle epoche del Caos.

 I darkovani sono retrivi nei rapporti tra i sessi, ma molto meno per quel che riguarda la riproduzione: avere un figlio è la cosa più importante e puoi averne anche da donne o uomini diversi se il partner è d'accordo, come puoi scambiare bambini con parenti (se tu vuoi un maschio e l'altro una femmina per dire).
 Sono persino previste le persone transgender (sia mtf che ftm, resi tali in modo non specificato da persone dotate di grandi poteri Psi).

  Uno dei personaggi più belli della saga, Camilla, è un'emmasca che, in verità, precisamente non sarebbe neanche un ftm essendo una donna che ha deciso, per una serie di motivi abbastanza tragici in realtà, di "rinunciare alla propria femminilità" mantenendo però un nome e un'identità femminile (ed inoltre è lesbica).
 Non credo esista una serie di fantasy che dedica così tanta attenzione ai rapporti interpersonali in modo così specificatamente queer.

 I personaggi lgbt sono così tanti e diffusi che, ad un certo punto, si capisce come sia proprio la società darkovana ad avere una dicotomia curiosa per noi terrestri: estremamente binaria dal punto di vista della gestione del potere, anche familiare, incredibilmente diversificata e libera sul fronte della sessualità.

 Come decidere quali libri leggere della prolificissima saga, peraltro arricchita da numerose antologia con scritti originali di MZB e altre protofanfiction di fan che le inviavano racconti ambientati su Darkover?

 Io tenterò nel post di domani (questo è già lunghissimo e lo sarà anche quello di domani) di dirvi quali, a mio parere valgono più la pena di altri.

Tenete presente che sono opinioni personali e che, se vi appassionerete, tutta la saga varrà la pena, anche a costo di dover scartabellare negozi e siti che vendono usati.
 Siete pronti per partire a razzo verso il pianeta dal sole rosso?

Ps. Non potete capire la gioia dello scrivere questo post sapendo, finalmente, dopo anni, che potrò condividere il mio delirio di fan con qualcuno!!

mercoledì 24 agosto 2016

L'arte di creare mondi possibili. Intervista ad Antonio Serra, storico creatore di Nathan Never e Legs Weaver! Uno splendido percorso tra ricordi legati ai libri, consigli di lettura e suggerimenti per aspiranti sceneggiatori!

 Ed eccomi, di ritorno dalle vacanze in Portogallo, un posto meraviglioso di cui vi darò conto, anche se questo non è un blog di viaggi lo so, in alcune prossime "cartoline dal Portogallo" sulle cose più strane e belle fatte e viste in Lusitania.

Ricomincio almeno per questa settimana (causa super mega big surprise che presto saprete) un po' a rallentatore, ma ho riservato per questo ritorno dalle ferie un'intervista davvero speciale, quella ad Antonio Serra, uno dei tre storici creatori di "Nathan Never" il fumetto di fantascienza di maggior successo della storia italiana.

 Più appassionata di Dylan Dog, non l'ho mai seguito con regolarità, ma il caso (e la mia amica Veruska) hanno voluto che conoscessi Antonio che è una persona gentilissima e deliziosa, nonchè un raro esempio di quel misconosciuto mestiere che è lo "sceneggiatore di fumetti" di un genere che, tra l'altro, sta anche scomparendo, quello della lunga serialità.

 Per chi (chi?) non conoscesse Nathan Never, una delle creature più longeve della Bonelli, faccio un pratico riassunto.


Antonio Serra, per una sua breve biografia potete andare
al link del sito Lo Spazio Bianco 
All'inizio degli anni '90, Antonio Serra, Bepi Vigna e Michele Medda (tutti sardi e soprannominati appunto "il gruppo dei tre sardi") ideano per la Bonelli (per la quale già lavoravano come sceneggiatori) il personaggio di Nathan Never, il primo fantascientifico della casa editrice.

 Nathan Never è un uomo sulla quarantina dal doloroso passato che lavora per un'agenzia privata a metà tra polizia mercenaria e investigazione in un futuro fortemente tecnologico e abbastanza distopico.

 Le sue avventure mescolano molti elementi tipici della sci-fi, dalle distopie politiche e tecnocratiche ai viaggi nel tempo e nello spazio, immettendo spesso quegli elementi di critica sociale che hanno reso la miglior produzione fantascientifica degna (se non, a mio parere, superiore) a quella della letteratura di livello.

 (Se siete incuriositi/il mio riassunto di tre righe vi ha solo confuso/volete saperne di più e meglio potete andare alla pagina della Bonelli dedicata a serie e personaggio).

 Ma cosa legge, come si forma, cosa sogna e cosa consiglia a chi vuole intraprendere il suo stesso mestiere, uno sceneggiatore di fumetti di successo? 
 Preparate un quadernino degli appunti perché vi verrà voglia di leggere parecchi libri alla fine dell'intervista.
 Siete pronti? Let's go!

Cosa leggevi da bambino?

 Premetto che sono stato un bambino molto precoce, a 5 anni già leggevo. 
 Fumetti, gli Albi della Rosa che successivamente sono diventati gli Albi di Topolino e all'epoca contenevano una sola storia o due più brevi.

 Si trattava di storie classiche di Topolino, Paperino, spesso di Carl Barks, ed erano stampate al risparmio, quindi avevano questa particolarità per cui una pagina era a colori e un'altra in bianco e nero, alternate.

Poi ho iniziato a leggere libri molto presto.

 Avevo questa maestra alle elementari che non ci dava dei compiti per le vacanze, ma prima della chiusura arrivava con una ventina di libri a scuola, li metteva sulla cattedra e ce li faceva scegliere.

Uno di questi, aveva un razzo in copertina. Era “Dalla terra alla luna” di Jules Verne e avrei voluto prenderlo subito.
Solo che io non sono molto competitivo e non mi sarei mai alzato per primo, così sono rimasto al banco pregando che il libro rimanesse per ultimo.
Rimase proprio quello e l'evento avrebbe dovuto già suggerirmi qualcosa riguardo al mio futuro. Avevo sei anni.

 Dopo Verne, visto che gli adulti mi vedevano appassionato, tentarono di regalarmi Salgari, ma da bambino mi annoiava terribilmente. Penso che risulti più divertente superata una certa età, se ne apprezza lo spirito e anche la ripetitività “professionale”.

 Invece Verne sì, mi piaceva tantissimo, perché univa le mie passioni per le avventure e il cosmo.

Bisogna tener presente che erano anni molto particolari, in cui si andava effettivamente sulla luna, si trepidava per le sorti degli astronauti, c'era la corsa allo spazio, un mondo che non esiste più.

Poi un giorno successe una cosa.
Mio padre (abitavamo a Cagliari) andava ad una libreria che era esattamente dietro l'angolo di casa mia. Facendo la cresta sulla spesa, appena raggiungevo 100 lire, mia madre mi permetteva di andare in libreria da solo.
 Un giorno entro in questa libreria e chiedo un libro di Verne di questa collana per ragazzi diffusa all'epoca, Topobiblo. Ma non l'avevano. 

 Mi dissero però che l'avevano “in edizione integrale”... e lì ho scoperto una terribile verità: fino a quel momento avevo letto solo le riduzioni per ragazzi. Così, pian piano, ho ricomprato e riletto TUTTO.

Oltre a Verne, mi piacevano Rodari, Calvino e in generale tutte le cose che avevano un risvolto fantastico


Mio padre, che viaggiava molto, leggeva tantissimo: un libro nel viaggio d'andata e uno in quello di ritorno. Non amava molto i polizieschi, ma leggeva tantissimi Urania, anche perché aveva fiducia in Fruttero e Lucentini che erano i curatori della collana.

 Così iniziò a selezionare degli Urania adatti a me. 
 Il primo fu “Sparate a vista su John Androki”. Non ricordo assolutamente niente del romanzo, se non la copertina che ricordo tuttora alla perfezione. 
 Mi accorgo che il libro (era comunque sui viaggi nel tempo) mi entusiasma e ne chiedo ancora e mio padre passa direttamente ad Asimov e non rimane deluso.

 Ero un lettore voracissimo, leggevo anche uno o due libri al giorno, avevo iniziato a comprare anche i gialli Mondadori, quelli per ragazzi (I Tre investigatori, gli Hardy Boys) ma evitavo Nancy Drew, che immaginavo “per ragazze”.
 Peccato. Avrei fatto bene a leggere anche quelli!

 La scoperta della letteratura diciamo così “vera” è più tarda.
 Leggendo Agatha Christie che scriveva non tanto gialli, quanto storie vere e proprie, scopro che esiste un modo di raccontare le cose che si differenzia dagli altri, l'esistenza dello stile.
  Ed è una differenza fondamentale. Prendiamo Asimov, ad esempio, aveva idee straordinarie, ma lo stile del racconto non è all'altezza delle sue idee.
Così inizio a saccheggiare di tutto e costruisco un discorso che passa per la fantascienza, ma vira anche verso altri contenuti.

Ci sono degli scrittori o dei libri di fantascienza che ti sentiresti di consigliare?

Do consigli partendo dal presupposto che il lettore potrebbe non conoscere nulla del genere di cui parliamo.
Perciò:

Sicuramente Asimov. I primi quattro libri del ciclo della Fondazione.

Verne, “Dalla terra alla luna” e “Ventimila leghe sotto i mari”, grande capolavoro.

Non sono mai riuscito ad appassionarmi a Philip Dick. L'ho beccato da ragazzo e l'ho trovato confuso, ho provato a rileggerlo da adulto, ma non è riuscito comunque ad appassionarmi. Non dico che non abbia valore, attenti, solo che non è riuscito ad averne per me.

Moorcock? A lui sono arrivato per vie traverse. Iniziai a comprare fumetti e tra questi Conan. A un certo punto la Marvel decise di far sceneggiare alcune storie di Conan a Moorcock, il quale cedette i diritti di Elric (il protagonista della sua saga ndr) per fare un assurdo crossover, Elric vs Conan, che nonostante la sua follia mi piacque molto e mi permise di scoprire un nuovo autore. Ammetto però di aver letto pochissimo.

Mino Milani. Un genio. Del fumetto e della letteratura. I romanzi di Martin Cooper erano per me fonte di emozioni anche “perturbanti”. Mi facevano persino paura.

007. Lo spionaggio è un'altra mia grandissima passione. Mio padre mi portò a vedere i film al cinema e da lì scoprii Fleming che mi aprì una nuova gigantesca finestra narrativa. Non è proprio fantascienza, ma come non citare il calamaro gigante che appare nel romanzo “Doctor No”?

Mark Twain. Incredibile. Anche quando non scrive storie “fantastiche”...

Conan Doyle. Avevo letto ovviamente i racconti polizieschi e mi erano piaciuti, poi dopo che mi era capitata tra le mani una sua biografia, ho scoperto “La Compagnia Bianca” e “Sir Nigel” (romanzi di ambientazione storica ndr) e scoprii che la sua produzione di romanzi storici è ancora migliore. Ma “Il Mondo Perduto” resta un riferimento imprescindibile per chi è appassionato di letteratura fantastica.

Michael Crichton. E' l'ideale dal punto di vista del mio mestiere perché è riuscito a fondere nei suoi romanzi il fantastico all'ambientazione realistica, il tutto sostenuto da una documentazione precisissima. Si considerava il Verne moderno e, secondo me, aveva ragione.


Cosa ti piace leggere adesso?

Ultimamente mi sono appassionato ai saggi storici. 
 Io non ero un ragazzo particolarmente studioso, anche perché ero uno di quelli a cui bastava ascoltare per ricordare la maggior parte delle cose, quindi era sufficiente stare attento in classe e il gioco era fatto.

Anche per questo mi sta affascinando leggere molto libri di storia che, tra l'altro, danno una visione molto diversa dei fatti del passato che avevo studiato a scuola perché molte opinioni sono cambiate, le contestualizzazioni migliorate.

Ad esempio mi è molto piaciuto, nella collana Grandangolo, “La guerra del Peloponneso”, che dà un'ottima interpretazione della dicotomia noi-loro, dove per loro intendo quelli che son vissuti nel passato, diversi da noi culturalmente e tecnologicamente.

Per il resto, compro spesso sugli aeroplani, un'altra passione che ho sempre avuto. Mi interessa tutto: dai modelli ai libri sulla seconda guerra mondiale di cui per fortuna c'è una bibliografia inesauribile.
E per concludere sto acquistando vari libri scientifici di cui, lo ammetto, capisco poco, ma trovo molto intriganti.

Tu sei uno sceneggiatore di fumetti, una professione poco esplorata in Italia, dove i disegnatori in genere sceneggiano anche le loro opere. Qual è stata la tua preparazione?

Dunque, ho frequentato il liceo classico, ma ho sempre avuto la passione per la fantascienza, quindi ho dovuto, gioco forza, costruire storie fantascientifiche usando un approccio umanistico. 

In molti romanzi di FS i personaggi sono costruiti in funzione della trama, io ho cercato di costruire dei personaggi che uscissero da questo schema e fossero maggiormente complessi e sfaccettati. Non so se ci sono riuscito, ma questo era l'intento di molte mie storie.

Da questo punto di vista le storie di spionaggio sono, secondo me, la combinazione perfetta: tecnicismi e trame molto complicate che però devono essere giustificate da profonde motivazioni psicologiche da parte dei personaggi.


Tu sei sardo, e molti artisti rivendicano questa appartenenza con forza, sottolineando quanto provenire dalla Sardegna sia un tratto irrinunciabile della loro formazione. 
 Anche per te è così? Ci sono degli autori sardi che ti hanno influenzato?

Ho letto ovviamente molti testi di scrittori sardi, a partire dal drammatico “Padre padrone” di Gavino Ledda.

 In generale li leggo volentieri perché appunto parlano di “cose sarde” e, benché non ci viva più da trent'anni, mi riconosco sempre.
Potrei dire che gli autori sardi non mi hanno influenzato, ma la sardità sì.

I personaggi di Nathan Never hanno, ad esempio, quell'isolazionismo e quella finitezza che sono parte integrante dello spirito di chi è cresciuto in un'isola.

La sardità colpisce, più che nello stile, nelle intenzioni stesse della scrittura... sei sardo, non puoi fare altrimenti.
Sogno di tornare in Sardegna, ma mi rendo conto che vorrei tornare in una Sardegna più ideale che reale.

Vorresti o scriverai mai un libro?

Ogni anno arrivano degli editor che mi propongono di scrivere un libro. Non dico che non mi piacerebbe, ma ci sono due problemi:
  1. Ci vuole uno stile, bisogna saper scrivere e io dubito di saper scrivere un libro-libro.
  2. Non so di cosa scrivere. Dovrei avere qualcosa da dire oltre i fumetti... qualcosa che evidentemente non ho.

Che consigli daresti ad un aspirante sceneggiatore di fumetti?

Di non farlo.
 Ma se proprio deve farlo, di tener presente che in Italia è molto complicato. Vivendo in un mondo globalizzato, se si conoscono un minimo le lingue, mi rivolgerei agli Usa o alla Francia.

 Se proprio deve farlo in Italia, può proporsi alla Bonelli o alle piccole o medie case editrici che però, a meno che tu non sia Zerocalcare o Leo Ortolani, hanno budget molto molto molto limitati.

Ci sono ovviamente le dovute differenze tra le due cose.

 La Bonelli è una casa editrice professionale che paga in modo dignitoso, ma gli spazi per scrivere si riducono sempre di più perché si sta tendendo a ridurre la lunga serialità per prediligere serie da pochi numeri, 6-8 puntate. E difficilmente accetta proposte “esterne”. Bisogna scrivere i personaggi già editi.

 Le piccole case editrici offrono magari maggiore libertà creativa, ma purtroppo compensi spesso molto risicati se non assenti del tutto. Ma possono comunque far conoscere il tuo lavoro. E, in questo caso, devi presentarti con un disegnatore al seguito. Di fatto, si vendono i disegni, non le sceneggiature.

Per il resto, scuole di sceneggiatura di fumetti vere e proprie non ce ne sono. Molti vengono da scuole di scrittura, come la scuola Holden, nella quale ho insegnato, o hanno studiato altri tipi di sceneggiatura, cinematografica e televisiva, che comunque sono cose molto diverse.

Lo dico anche dopo aver partecipato alla stesura di una serie TV di cui non citerò il titolo, un'esperienza surreale che è anche finita in modo ancora più strano perché, andando male gli ascolti, alla fine la produzione ha concentrato il doppio delle puntate nella metà del tempo e quella che avevo sceneggiato io l'ho trovata sparsa e tagliuzzata qui e lì.

Cosa stai leggendo in questo momento?

“Il passeggero del Polarlys”, un romanzo giovanile di Simenon, costruito come il classico “delitto della camera chiusa”, ambientato su una nave mercantile in viaggio verso la Norvegia funestata da eventi misteriosi. Personaggi splendidi, figure messe lì con quattro pennellate e tratteggiate magnificamente.

Un bel saggio di Francesco Cassata, “Fantascienza?”, sui racconti a tema fantascientifico di Primo Levi.

“Il mistero di Tucidide” di Canfora nel quale il mistero della doppia, e in entrambi i casi plausibile e veritiera, biografia dello storico greco, viene trattata come un giallo e si risolve addirittura con un colpo di scena.

“Viva il Latino” di Nicola Gardini, sull'importanza della nostra “lingua madre”, decisamente interessante e ricco di ragionamenti emozionanti sulla funzione di una lingua e delle sue modalità espressive.

“Viaggio nella paura” di Eric Ambler, un classico dello spionaggio, una scrittura brillantissima.


Infine mi hanno consigliato “The Martian” (“L'uomo di marte” ndr) di Andy Weir e sono molto curioso di iniziarlo...

 Quanti libri vi è venuta voglia di leggere? Io ho puntato Cassata e un bel po' di Verne, di cui sono colpevolmente carente.
Ringrazio ancora Antonio per la sua disponibilità e gentilezza, grazie grazie grazie.

Ps. Il mio pensiero va oggi ai cittadini del centro Italia (che è anche casa mia). Ce la farete (e ce la faremo tutti insieme), siamo il cuore dell'Italia.

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