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martedì 30 marzo 2021

Il 31 Marzo sarò ospite di Let's Queer It(aly), ciclo online dedicato al queer nella cultura italiana organizzato dalla sezione di Italian Studies dell'University of Birmingham! Non mancate!

Sebben latitante su questi schermi (forse dovrei venire psicologicamente a patti che la frequenza dei post è fisiologicamente diminuita benché assicuro che non abbandonerò mai questi spazi solo per i social), mi do da fare in cose varie ed eventuali a tema libresco!

 Il 31 Marzo 2021 alle 18:00 sarò ospite con Luca Starita ad uno degli incontri di Let's Queer It(aly) un ciclo online dedicato al queer nella cultura italiana contemporanea e organizzato dalla sezione di Italian Studies dell'University of Birmingham.

Se siete interessat* sarà possibile partecipare previa iscrizione sulla piattaforma Eventbrite a questo link: https://www.eventbrite.com/e/la-letteratura-queer-in-italia-oltre-i-canoni-tickets

L'evento è ovviamente gratuito! E ringrazio moltissimo Anna Lisa Somma per avermi coinvolta!

Vi lascio le locandine e la mia ansia!




lunedì 18 novembre 2019

"Come fu che divenni un'archivista", un fumetto di casualità, trattori, professoresse, rivalità e molto altro.

Ed ecco dopo molto lavoro (e l'intera serie di "Pose 2") il nuovo fumetto sul magico mondo degli archivi.

Tutto era partito su una mia vaga idea sulle "leggi di Murphy" in archivio, ma poi quella che doveva essere una paginetta di intro mi ha preso la mano ed ecco qui!

Non mi dilungo troppo! Bando alle ciance!
 "Come fu che divenni un'archivista" (piùomenopercasomanontantopercaso)!








martedì 12 dicembre 2017

I consigli di Natale 2017 parte II! Un'infornata a base di racconti da ridere, dottorandi, millennials cinesi, monopoly di Tex, imbusastorie, Michelle Hunziker e Mumin invernali.

 Dopo questa settimana di assenza dovuta all'ininterrotto ciclo lavoro-fiera della piccola e media editoria-lavoro, torno con una valanga di consigli natalizi, che qua siamo già al 12 e il tempo stringe.

 Domani dovrebbe esserci la terza e ultima e spero di aver coperto il maggior numero di opzioni possibili.

 In tutto ciò, brevemente, volevo dire che la fiera della piccola e media editoria, dopo tanti anni che non riuscivo ad andare, rimane molto bella.

 Quest'anno era la prima volta che si faceva alla nuvola di Fuksas (che ho scoperto essere un'attesa e celebre costruzione che però, personalmente, non mi è sembrata stravolgente) e sicuramente devono migliorare molte cose, una su tutte: non è ammissibile che della gente faccia ore di fila per entrare.

  Va bene i controlli di sicurezza, ma a Torino sono molto più organizzati e veloci.

 Per il resto tante persone, begli incontri, la solita penuria di caffè (non capisco perché non vengano messe delle macchinette con le cialde a pagamento, farebbero i miliardi) e tante persone che sono venute a trovarmi o che ho incontrato agli altri stand.

 Ringrazio tutti tutti quanti, la 001 edizioni e la Verbavolant (che non sono solo degli editori, sono delle macchine da guerra da fiera, penso venderebbero il ghiaccio agli eschimesi sul serio).

 Bene, ora che ho finito il momento discorso all'oscar, godetevi i consigli natalizi di oggi!


LANTERNE IN VOLO di Alec Ash ed. Add editore:

 Una quindicina di anni fa, a scout, venni sottoposta (non ricordo perché) a una sorta di gioco di previsione del tempo: dovevamo immaginare il mondo vent'anni dopo.

 Ricordo chiaramente che, senza un motivo specifico (non ero né esperta di questioni economiche e ignoravo discretamente la storia d'oriente), dissi con certezza che "i cinesi sarebbero diventati più ricchi". Ovviamente non potevo sapere quanto ci avrei azzeccato.

 Tuttavia non avevo un'idea dell'oriente come di un luogo povero e non sapevo nulla della sua storia post-comunista.

 Tutto quello che sapevo della Cina proveniva dai romanzi che leggevo: o molto vecchi o molto nuovi. A quindici anni ero rimasta molto affascinata da "Shangai baby", un resoconto su alcuni giovani universitari cinesi con velleità artistica e avevo continuato a cercare (e a trovare) libri simili.

 In questi giorni ho trovato un libro simile, sebbene, curiosamente, meno rivoluzionario: "Lanterne in volo".

 I millennials cinesi infatti non sono poi così diversi dai loro coetanei occidentali: una generazione, la mia, che riassumerei nel vecchio detto "L'acqua cheta smove i ponti".

 I sei protagonisti di "Lanterne in volo" vengono da parti estremamente lontane della Cina, eppure incrociano il loro cammino in più occasioni: studiano, sognano, vincono, perdono, si arrendono, subiscono rallentamenti, ma, soprattutto una quantità di pressioni sociali che noi occidentali subiamo solo in parte.

 Se per noi l'assedio del "Quando ti sposi?" è ormai una guerra che genitori e nonni hanno capito di aver perso su tutta la linea, finalmente, anche la pressione del figlio per forza, altrimenti non sei una "persona compiuta", sta iniziando a vacillare (tutti a parlare del problema della crisi, ma molto più semplicemente i millenials faticano a vedere il lato positivo di quello che sembra solo l'inizio della distruzione dei loro sogni, almeno per come ce la mettono), per i trentenni cinesi, spesso figli unici intenti a badare a genitori e nonni in solitudine, metter su famiglia rimane un imperativo categorico.

 Come sopravvivere a tutto ciò?

 Non ultimo, molto interessante il rapporto tra millennials e i ricordi della rivolta di piazza Tienanmen.
 Rispetto, ma anche perplessità: come sapere a cosa avrebbe portato quella rivoluzione se si fosse compiuta? Non finisce sempre bene, si sono detti, forse è meglio rimanere al sicuro, pensano. Per ora.


MUMIN di Tove Jansson ed. Iperborea:

 Immagino che molti ricorderanno questi personaggi inventati dalla scrittrice finlandese Tove Jansson. Metto subito le mani avanti: io no.


 Non so se sia colpa del mio rintronamento o se ho proprio saltato il momento storico, ma oscuramente riconosco il disegno senza saperlo però collegare ad altro.


 Ho scoperto della loro esistenza leggendo "Fair play", uno dei libri da "adulti" di Tove Jansson che racconta la quotidianità di una coppia lesbica di artiste avanti con l'età, ma molto molto attive.

 Considerando che la Jansson ebbe una lunghissima storia d'amore con l'ex compagna di studi e artista Tuulikki Pietila, immagino ci fosse molto d'autobiografico.

 In ogni caso, i Mumin, sorta di soffici ippopotami bianchi, in Scandinavia e pare anche in Giappone sono famosissimi, talmente tanto da avere un parco a tema.

  In Italia i fumetti hanno avuto alterne fortune e finalmente sono stati rieditati da Iperborea.

 Il primo della serie, "Follie invernali", è praticamente perfetto per il Natale: racconta infatti delle disavventure dei Mumin alle prese col signor Brio, omino che adora l'inverno, la neve e le sciate e vuole goderseli a tutti i costi. Tutti.

Per chi è: per bambini, per grandi nostalgici e per gli appassionati di fumetti vintage.


UNA VITA APPARENTEMENTE PERFETTA di Michelle Hunziker ed. Mondadori:

 Non credevo che nella mia vita avrei mai recensito né tantomeno consigliato un libro di Michelle Hunziker, ma non bisogna mai e poi mai mettere limiti alla provvidenza.

 Non ho mai avuto una particolare passione per la Hunziker, ma, grazie ai Gente di mia nonna, anche io sapevo vagamente che, durante la crisi con Ramazzotti, era finita nelle grinfie di una setta.

 In realtà non avevo neanche ben capito fosse una setta, ma credevo, più blandamente, fosse una di quelle robe fuffologiche un po' blande a cui, di tanto in tanto, si affidano star e starlette in vena di sentirsi originali. Invece mi sbagliavo.

 "Una vita apparentemente perfetta" è talmente incredibile da un certo punto di vista, da sembrare la trama di un avvincente romanzo che uno scrittore italiano di talento avrebbe potuto inventare. Invece, mentre i nostri autori si perdono nei drammi dei borghesi o nelle profondità silenziose delle montagne, la vita vissuta li batte nettamente in originalità.

 La storia di una donna di successo della tv che finisce preda di una setta (una VERA setta, con riti precisi, principi parareligiosi, indottrinamento, vessazioni psicologiche e via dicendo) e vi rimane invischiata per anni nonostante tutti i tentativi di amici e parenti per tirarla fuori, che cade man mano preda di deliri spirituali e spiritici orchestrati da loschi personaggi in lotta tra loro, è qualcosa di incredibile nel vero senso della parola.

 A ciò si aggiunga che chiunque abbia aiutato la Hunziker a scrivere (immagino che non abbia fatto tutto da sola) è stato capace di dare al tutto un tono molto ansiogeno, ma non per questo romanzesco.
 Menzione di merito, in ogni caso a lei che, oltre ad aver avuto il fegato di parlare di una cosa del genere per filo e per segno, ha deciso di non assumere un tono da vittima degli eventi, ma di parziale complice delle sue disgrazie.

 Per chi è: per chi ama le "storie vere" o è appassionato di psicologia. Ce n'è da interrogarsi.

L'IMBUSTASTORIE ed. Abeditore:

 Ogni anno cerco di inserire nei miei consigli natalizi anche quello che considero il "consiglio jolly".

 Tutti hanno quei regalini senza impegno da fare a persone che non sono sconosciuti, ma neanche amici: legioni di colleghi, conoscenti della palestra, compagni di teatro, gente con cui per motivi vari ed eventuali intrattenete un frequente cordiale rapporto che comporta anche un "pensierino", possibilmente grazioso, possibilmente low cost.

 Ebbene, quest'anno la abeditore, in extremis, giunge ad aiutare le nostre tasche con una nuovissima collana: l'imbustastorie.
 L'idea è quella di una busta (che si può tranquillamente spedire) all'interno della quale sono contenuti tre fogli sfusi diversi su cui sono stampate tre fiabe magnificamente illustrate in uno stile un po' vintage.
 In più c'è anche una cartolina originale.

 Per ora le buste tra cui potete scegliere sono otto e la differenza sta nel luogo di provenienza delle fiabe in esse contenute: Catalogna, Provenza, Giappone ecc.

Foto illustrativa mia, guardate che spettacolo
 Il prezzo: 3,50 euro.

 Se volete effettivamente vedere cosa intendo con "buste da spedire con grafica stupenda" basta andare al sito apposito.
 Questi giorni me ne sono arrivate via posta alcune e sono BELLISSIME. Altro che stupidaggine presa da Tiger, qui sì che fate un figurone.

Per chi: per le persone a cui dovete fare un "pensierino" MA ANCHE per gli amici lontani a cui vorreste mandare qualcosa.

RACCONTI DA RIDERE aa. vv. Einaudi:

 Il settore di umorismo, sostanzialmente dimenticato per il resto dell'anno, vive un rinnovato momento di gloria ogni dicembre.

 Moltissime persone over 55, probabilmente memori dei bei tempi andati, quando le vignette di Forattini facevano scuola alle masse (ricordo che anche mio nonno aveva i suoi libri e da bambina li sfogliavo senza capirci niente), entrano in libreria con l'idea che un libro "che fa ridere" sia ancora un regalo gradito con cui non puoi sbagliare.

 Indicativamente non hanno sempre torto, ma ultimamente di Forattinate non ne escono molte. Ogni anno c'è il classico titolo che salva capra e cavoli (quest'anno Antonio Albanese), ma esistono anche altre soluzioni meno vintage.

 Se siete alla ricerca di un libro che "fa ridere" quest'anno Einaudi ha pubblicato una graziosa antologia di racconti esilaranti che raccoglie firme vecchie e nuove di livello: Cechov, Benni, Nora Ephron, Woody Allen, Fante, Umberto Eco e molti altri.
 Magari invece di regalare la decima copia de "Il milanese imbruttito" o "Se i quadri potessero parlare", potrebbe essere un'idea.

Per chi è: Per chi ama i bei racconti raffinati e i libri allegri (e posso assicurarvi che trovarne è sempre un'impresa).


MONOPOLY di TEX e TRIVIAL PURSUIT dei fumetti ed. Bonelli:


Questo Natale in verità, per gli appassionati di fumetti Bonelli è una gigafiesta per gli occhi: sono usciti  il libro tributo con le copertine di Dylan Dog e la biografia di Tiziano Sclavi.

 Tuttavia se temete che il vostro compulsivo amico abbia già tutto, potete tentare con due giochi freschi freschi di Lucca: il "Monopoly" di Tex (a cui è abbinato anche "Vendetta indiana") e il Trivial Pursuit dei fumetti (a cui è allegato un libretto sui personaggi Bonelli).

 Potreste trarne del beneficio anche voi: invece di giocare a tombola o al complicatissimo mercante in fiera, con questi pratici giochi alla persona giusta potreste aprirvi nuovi orizzonti.

 Per chi è: lo storico appassionato di Tex, amanti dei fumetti e nostalgici degli anni '80.


DIARIO DI UNA DOTTORANDA di Tiphanie Riviere ed. Clichy:

 Nel corso della mia esistenza ho conosciuto una quantità di dottorandi davvero notevole, talmente tanto che mi sono chiesta, a un certo punto, quanti ce ne fossero in Italia.

 In ogni caso il tratto comune a tutti era: placida tranquillità fino all'ultimo anno di dottorato, quando tutte le energie dovevano infine convogliare verso un testo di senso molto compiuto.

 Tiphanie Rivière racconta le vicissitudini di una dottoranda di belle speranze partita con le migliori intenzioni: finirò in tempo, non mi stresserò, ho una tabella di marcia precisa.

 Peccato che l'università francese, da un certo punto di vista, non sia troppo distante da quella italiana e regali tragicomiche perle tra professori, burocrazia, lezioni da seguire e da impartire.

 Senza contare quel delirio cervellotico nel quale si finisce nel momento in cui si studia per troppo tempo una cosa.
 All'inizio sembra fattibile poi ti rendi conto che potresti studiare in eterno anche la cosa più banale.
 Il momento "pozzo senza fondo" con le conseguenze del caso è dietro l'angolo.
 La graphic che ne viene fuori è agile, carina, divertente.

 Per chi è: tutti i vostri amici e parenti che stanno ancora studiando, se tesisti o dottorandi ancor meglio.

venerdì 12 maggio 2017

La mysteriosa fantascienza femminista parte I! Cos'è e perché esiste? Grande tema numero uno: come sarebbe un mondo dominato dal genere femminile (e in cui gli uomini non ci sono proprio più)?

 Uno dei primissimi post che scrissi per questo blog fu sulla fantascienza femminista.
Grazie Margaret Atwood

 All'epoca ero ancora giovine e inesperta e mi fidavo di chi diceva che "se fai post troppo lunghi poi nessuno li legge" così tendevo a limitarmi, finché a un certo punto ho capito che: 

 A) Non era vero.

B) Anche fosse stato vero, nessuno mi pagava o controllava, quindi tanto valeva fare come mi pareva.


 Poiché grazie alla serie su "Il racconto dell'ancella" tale misconosciuto genere letterario è improvvisamente balzato agli onori della cronaca come fosse un'invenzione dell'altroieri, ho deciso di scrivere un nuovo post, più argomentato. 

 Codesta decisione è dovuta anche al fatto che a me la fantascienza femminista ha letteralmente cambiato la vita

Come? Abbiamo bisogno di un flashback.

Anno 2006

Pasciuta e un po' rincoglionita, ancora in stile vergine delle rocce nerd, avevo molte idee e tutte confuse, il che, come si suol dire, equivale a non avere nessuna idea.
  Un giorno, mi trovavo in un internet point (nel 2006 mio padre era convinto che internet fosse una perdita di tempo e non avevamo la connessione in casa, il protozoico insomma), mentre cercavo info su luoghi femministi romani in cui sarei potuta incappare, scoprii che due giorni dopo si sarebbe tenuto alla Sapienza un convegno sulla fantascienza femminista.

Per la cronaca è anche uscito un libro con gli
atti di quel convegno, ed è questo qui
 La mattina dopo, presi il treno per andare a recuperare le dispense in una delle millemila copisterie di San Lorenzo e in poche ore avvennero tre cose fondamentali, così fondamentali che non so bene come sarebbe andata la mia vita se non avessi deciso di recarmi al convegno.

 La prima fu che sul treno incontrai in una mia compagna delle superiori che non avevo praticamente più rivisto, ma che, per effetto di qualcosa che ancora bene non mi spiego, da quella mattina divenne una mia inseparabile compagna di gioventù (e che tuttora è una delle mie migliori amiche).

 La seconda fu che in copisteria incontrai la prima ragazza per cui provai qualcosa nella mia esistenza.

 La terza invece era subdolamente nascosta nel gigantesco pacco di dispense.

 La mattina dopo mi accorsi infatti che non si trattava di dissertazioni filosofiche noiosissime su qualcuno o qualcosa, ma di un romanzo di fantascienza, fuori commercio da millanta anni e di cui ho spesso parlato qui, "Female man" di Joanna Russ.

 Ogni tanto leggo di autori che raccontano di come questo o quel libro abbia cambiato loro la vita e io SO che non stanno mentendo. 

 Perché ricordo con estrema chiarezza come abbia divorato quel libro pensando "Questo libro dice tutto quello che penso, TUTTO". 

 Era assolutamente sconcertante trovare nero su bianco i miei pensieri e capire, con sollievo, che quello su cui mi arrovellavo da anni l'aveva già pensato nello stesso identico modo qualcun altro. Non ero esagerata, non ero strana, non ero pazza, era tutto lì e io mi riconoscevo parola per parola. 

 E' un'esperienza che non ho provato mai più.

 So che quando sono arrivata al convegno ero stordita e che quello stato di stordimento perdurò per i tre giorni successivi perché in 48 ore mi si aprirono due mondi a catena.

 Innanzitutto la ragazza della copisteria era lì presente (niente casi della vita, semplicemente l'avevo incrociata perché anche lei era lì a ritirare le dispense il giorno precedente) ed ebbi in tal modo la mia grande epifania lesbica.

 Secondo poi, scoprii che quella straordinaria emozione che avevo provato leggendo il libro in dispensa poteva essere  ripetuta, seppur con minore intensità, più e più volte, perché apparteneva a un genere che avevo sempre ignorato: la fantascienza femminista.

Fine flashback


 Che cos'è la fantascienza femminista ordunque?
 Visto che molti lo penseranno vagamente, sgombro il campo dai dubbi: NO non è un libro di fantascienza che ha per protagonista un personaggio femminile forte. Non è quello il senso di fantascienza femminista.

 La fantascienza femminista è una variabile del genere fantascientifico, utilizzata quasi sempre da scrittrici donne (che non vuol dire che quasi sempre le scrittrici di fantascienza donne scrivono di questo) che mette al centro delle trame delle tematiche legate alla condizione femminile.

 Esattamente come la fantascienza sociale usa il genere per parlare delle contraddizioni e delle derive inquietanti e orribili delle storture varie dell'umanità (razzismo, omofobia, regimi autoritari, gap economici tra classi sociali, tecnofobia, controllo delle masse, delle nascite, delle emozioni ecc ecc ecc) ipotizzando futuri tendenzialmente assai più inquietanti dei nostri presenti (o presenti alternativi, nel caso delle ucronie), la fantascienza femminista si concentra sulle storture che caratterizzano specificatamente le donne come gruppo sociale.

 Trattate sempre come una minoranza messa in relazione con una maggioranza, le donne rappresentano la metà della popolazione del pianeta, ma nessuna società ancora se n'è resa conto, preoccupata com'è a controllarle in ogni modo.

 La motivazione per cui le donne vengono controllate e vessate può avere milioni di variabili e concause ma una sola radice: il corpo, oggetto sessuale e riproduttivo e mezzo per rivendicare la propria capacità di dominio da parte dell'uomo che ha bisogno di un "altro" per mostrare la propria supremazia e "virilità".

 La condizione di "altro dominato", il corpo perennemente sessuato e la riproduzione sono i tre grandi temi che hanno come punto focale il genere femminile.

 Su queste tre  basi si snodano  le principali problematiche femminili e le trame di fantascienza femminista.

 Gli stessi temi sono spesso presenti nella fantascienza classica, ma generalmente in chiave negativa: la donna come altro rappresenta il mostruoso, il nemico, il femminile come diabolico o elemento di disturbo di un maschile che, senza, se la caverebbe indubbiamente meglio.

 Ovviamente ho tagliato con l'accetta questo discorso che, per chi vuole approfondire in modo serio, viene diffusamente trattato da Rosi Braidotti nel saggio "In metamorfosi: verso una teoria materialista del divenire" ed. Feltrinelli.

Passo ad alcuni consigli per chi volesse avventurarsi:


TERRADILEI, AMAZZONI E UOMINI SOLITAMENTE UCCISI DA QUALCHE VIRUS:


 Non so se esista qualche distopia in cui le donne sono state spazzate via dal mondo, ma ne esistono varie in cui gli uomini, per motivi vari, non ci sono più. 

Il senso non è la speranza che il genere maschile scompaia, ma la grande domanda: cosa accadrebbe in un mondo in cui le donne non solo detengono il potere, ma hanno creato un sistema matriarcale alla radice?

 "Terradilei" di Charlotte Perkins Gilman è del 1915 e racconta di questa landa misteriosa in cui tre uomini riescono ad arrivare grazie a un aeroplano.

  Isolata dal mondo, è abitata da una popolazione esclusivamente femminile che si riproduce per partenogenesi (gli uomini sono tutti morti secoli prima) e in cui le donne sono forti, sane, sportive e riescono a essere autosufficienti grazie a una diversa concezione del progresso. 

 Il progresso infatti non è fine a se stesso, ma di sussistenza e le energie, che in un mondo popolato da un unico sesso sono minori, vengono sfruttate al massimo con ottimi risultati. La questione sessuale è completamente tralasciata e il finale è deludente, ma rimane un documento interessante.

 Stessa idea di partenza, aggiornata ai tempi, ma rapporti meno idilliaci in "Houston Houston ci sentite?" di James Tiptree jr aka Alice Sheldon.

 L'autrice ha una storia molto particolare, benissimo spiegata in questo ottimo articolo del blog delle edizioni Sur, in ogni caso è emblematico anche del ruolo delle autrici nella fantascienza. 

 Per molti anni infatti, dagli anni '40 ai '70 principalmente, (ma persino la Rowling ha il nome puntato perché a inizio carriera le consigliarono di non far capire subito di essere una donna), molte scrissero usando uno pseudonimo maschile perché si riteneva, a ragione, che molti lettori altrimenti non avrebbero comprato i loro libri (tenete presente che una lettrice del blog ha appena scritto su fb di aver letto una discussione sul tema "Vale la pena leggere autrici donne?" su un forum dei giorni nostri).

 Successe a C.L. Moore, a Julian May, André Norton e, soprattutto, ad Alice Sheldon. 

 Nel suo caso la cosa assunse vette di rara assurdità in un celebre episodio: un suo racconto fu ammesso in un'antologia assai famosa e Harlan Ellison nell'introduzione scrisse che "Quest'anno la donna da battere è Kate Wilhem, ma James Tiptree Jr è l'uomo!"
 
L'autrice cercò in ogni modo di mantenere il segreto e quando la storia, contro il suo volere, venne fuori, casualmente i numerosi premi che riceveva, si interruppero.

 In ogni caso in "Houston Houston ci siete?" racconta la storia di tre astronauti che per un errore vengono sbalzati nel futuro e scoprono una terra in cui gli uomini sono tutti morti e le donne si riproducono per clonazione. A differenza di Terradilei non saranno però particolarmente contente di rivederli.

 In "Female man" di Joanna Russ si ipotizza invece l'incontro casuale tra lo stesso fenotipo di donna, cresciuta però in 4 futuri alternativi: un'ucronia in cui la Germania non ha perso la guerra, il nostro presente, un futuro in cui uomini e donne vivono in due nazioni separate (e non vanno molto d'accordo) e uno in cui un virus li ha uccisi tutti e le donne si sono riorganizzate. 

 Qui è l'ingegneria genetica che ha concesso la riproduzione, il mondo è organizzato in modo radicalmente diverso, esistono matrimoni, ma l'amore viene visto come un'assurdità (tanto che la donna del futuro ha sposato la donna di cui era perdutamente innamorata solo dopo che l'amore era finito). 
 Interessante che anche qui l'idea sia che in un mondo senza uomini le donne esprimano il massimo del loro potenziale non solo intellettivo, ma anche fisico, come se la presenza degli uomini, al contrario, le frenasse.

 Segnalo poi "Le rovine di Isis" di Marion Zimmer Bradley, la mia autrice favorita in assoluto. Devo dire che i suoi libri spaziali mi piacciono meno degli altri e, in effetti, anche "Le rovine di Isis" (che comprai fortunatamente anni fa, quando esisteva ancora un'edizione Fanucci, adesso anche questo è introvabile) non è tra i migliori.
  Tuttavia c'è una variabile interessante del mondo senza uomini: gli uomini infatti ci sono eccome, solo che sono di meno (non ricordo onestamente il motivo) e sono sottomessi, in un gioco di ruoli completamente ribaltato. 
 In questo caso l'agente esterno che trova assurda la situazione è un'antropologa giunta da una sorta di ecumene galattico a esplorare il pianeta, solitamente molto isolato, perché sulla sua superficie vi sono i resti di una remota civiltà aliena.

 L'antropologa giunge col marito, un maschilista della peggior specie, che, dovendosi adattare alle usanze locali (quindi finendo per dover sottostare a tutte le imposizioni che di solito sono appannaggio della moglie) sostanzialmente fomenta una specie di rivoluzione con conseguenze catastrofiche.
 L'idea è che il dominio non funziona mai né se domina il genere maschile né quello femminile, l'ideale sarebbe collaborare in modo egualitario.

A tal proposito, facendo delle ricerche per questo post mi sono imbattuta ne "Il segreto delle amazzoni" di Ryan Reynolds, un vecchissimo Urania che in qualche modo ritroverò.


 La trama parte in modo rivisto e finisce in modo strano.
 Un agente segreto della solita federazione galattica magnum viene spedito a indagare su un pianeta dove le donne sono delle virago dominatrici e gli uomini una massa di effemminati potenzialmente gay.

 Solo che, colpo di scena! E' tutta una finzione per ingannare l'agente segreto e la federazione in generale. Donne e uomini sono d'accordo e stanno in realtà brigando per ottenere una società perfettamente egualitaria. In che modo la messa in scena possa aiutarli non lo so, ma ho appena scoperto che lo vendono all'usato a 4,5 e lo ordino quanto prima!

 Da citare altri due titoli: "La difesa di Shora", nel quale un bellissimo pianeta popolato da sole donne (niente uomini uccisi da virus, non ci sono mai stati) che si riproducono per partenogenesi subisce un attacco esterno da parte del pianeta vicino che, invece, ha sviluppato una società di stampo patriarcale.
 Il fatto è che le donne di Shora hanno come mantra la nonviolenza, vale la pena uccidere i propri principi per sopravvivere?

 Il secondo titolo ve lo cito per starne abbondantemente alla larga: "Il libro segreto delle cose sacre" di Torsten Krol è l'esempio di un tema usato male e scritto peggio.
  Un pianeta in cui una catastrofe naturale ha ucciso il 90% della popolazione, vede una sorta di gruppo di sacerdotesse vegliare sul mondo e pregare perché torni la notte e non rimanga il sole a picco. Un giorno arriva un pasciuto contadino che decide di ristabilire l'ordine patriarcale e in tre secondi lo fa. Il sole rimane a picco. Muoiono tutti.
 Un libro raramente cretino.

 Precisazione: 

Questo genere di distopia, ha avuto una controparte che incarnava il terrore maschile della dominazione femminile.

  Cioè mentre alcune autrici hanno provato a immaginare, come avrebbe potuto essere un mondo senza uomini (e siccome siamo nell'ambito della fantascienza è OVVIO che non è una speranza, ma una possibilità immaginativa volta a sottolineare per assurdo i lati oscuri del patriarcato), alcuni autori hanno usato lo stesso pretesto narrativo per dar vita ai loro peggiori incubi: mondi popolati da terribili amazzoni che ovviamente l'avventuriero di turno castiga e riporta all'ordine, soprattutto sessuale.

 Anche perché, anche se la stragrande maggioranza delle trame lo tace, è implicito che in un mondo di sole donne ci si innamora e si fa comunque sesso. 

 Anzi, il tema lesbico è generalmente più esplicito in questa versione maschile (dove le donne sono tutte delle virago cattivissime e perfide) perché, oltre alla solita fissazione voyeuristica, ovviamente la prima preoccupazione di un uomo che arriva su un pianeta o in un futuro senza uomini è ristabilire "l'ordine" anche da quel punto di vista, sia mai che si sia sopravvissute senza di lui.

 Ne cito uno su tutti, "Considera le sue abitudini" (in originale "Considera le sue vie") del generalmente ottimo Wyndham, parla di un futuro popolato solo da donne (gli uomini sono stati tutti uccisi da un virus tanto per cambiare) in cui però c'è una rigida divisione dei ruoli, così rigida che le donne adibite alla riproduzione sono costruite geneticamente in modo da starsene ferme su un letto a sfornare pargoli. 

 Casualmente, anni fa, vidi il film per la tv che Hitchcock ne trasse, "Le formiche del futuro", con la scienziata del futuro che, ispiratissima, ci informa come le donne abbiano avuto la geniale idea di riorganizzarsi così una volta rimaste sole: "Abbiamo fatto come le api".


FINE PRIMA PARTE. Qui la seconda PARTE.

Disclaimer: Non verranno tollerati commenti cretini come "Donne contro uomini o uomini contro donne" NON è di questo che parla la fantascienza femminista e gli uomini e le donne intelligenti lo sanno benissimo.
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