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lunedì 15 luglio 2019

Consigli estivi parte I. Racconti cinesi, ragazze con la pistola, micromondi lgbt, horror veneti e nonnine giapponesi.

Come ogni anno, anzi forse quest'anno ancor di più, mi è piovuta addosso l'estate.

 Poiché sto preparando alcune cose per questo settembre (e questo settembre mai come quest'anno mi sembra tragicamente dietro l'angolo), i consigli estivi sono rimasti nei miei retropensieri finché mi sono resa conto che qua tra due settimane mezza Italia se ne va al mare e adios.

 Perciò, poche ciance! Ecco a voi la primissima infornata di consigli di lettura estivi. Come noterete, molto eclettici!

 Ah! Già che ci siamo vi informo che anche quest'anno ci sono i Macchianera Awards!

Potete votare I dolori della giovane libraia come miglior sito letterario al seguente link:



Basta poi copianicollare l'indirizzo del sito come miglior sito letterario e ricordarsi di compilare almeno 8 categorie.

Bene ora che vi ho indottrinato abbastanza potete godervi i consigli! Urrà!

SIGNOR DIAVOLO di Pupi Avati ed. Guanda:

 Quando adoroh i gialli all'italiana e adorereih se ci fossero più libri del genere.

Così quando finalmente ne esce fuori uno come si fa a non consigliarlo? A fine agosto arriverà al cinema il film di Pupi Avati che prima di darsi alle commedie di buoni sentimenti (o ad oscuri film malissimo riusciti con star internazionali), era ottimo regista di horror padani (non nel senso di campagne elettorali della lega).

 Se come me amate gli incubi estivi e volete prepararvi all'evento propongo di tentare tutti l'impresa di questo horror veneto che cerca di indagare il melmoso nordest fatto di religione con derive fanatiche e claustrofobia.

 Detta così pare un saggio d'attualità, ma confido che il diavolo non si sia ancora effettivamente palesato da quelle parti.


SOMARE di Federico Boni ed. SEM:

Consiglio estremamente LGBT, nel senso che, a mio parere, è proprio difficile da seguire se non si fa parte della comunità LGBT.

Si tratta di un esperimento linguistico a dir poco interessante visto il lessico e il gergo scelto dall'autore, una quantità notevole di dialoghi (il libro è quasi solo dialogato) che usa continue metafore e riferimenti tipici della gaya cultura.

 Ammirevole da un certo punto di vista, divertente da un altro (io mi sono muy divertita). Non mi azzardo a dire che sia comprensibile alle masse tutte, ma per di certo è un'ottima lettura per comunità lgbt e allies very addicted.

 Mai quarta di copertina fu più centrata: come un film di Ferzan Ozpetek venuto male.


LA RAGAZZA CON LA PISTOLA di Amy Stewart ed. Baldini e Castoldi:

E' il mio consiglio da "donna moderna" di cui in estate ogni tanto qualcuno sente il bisogno. Trattasi di un romanzo, stile commedia western, che in verità prende le mosse da un fatto realmente avvenuto e ha per protagoniste tre sorelle realmente esistite.

Nel 1914, in New Jersey, un tizio investì con la sua auto il calesse sul quale viaggiavano le tre sorelle Kopp. Non pagò litigo con le poverette e si rifiutò di pagare i danni, convinto che tre donne senza la protezione di un uomo non sarebbero state in grado di farsi valere. Ebbene non poteva sapere che la maggiore delle sorelle, Constance, era un tipo talmente tosto da riuscire a diventare una delle prime donne sceriffo d'America.

 Per le appassionate di romanzi storici in vena di diventare serie di Netflix.


UN'ESTATE CON LA STREGA DELL'OVEST di Nashiki Kaho ed. Feltrinelli:

 Per veri Yoshimoto Addicted, riporta in parte a quelle atmosfere questo romanzo del 1994 tradotto solo ora in Italia. Vi avviso, è una strana storia tenue. 

Tenue perché la trama è davvero esile: una tredicenne vittima di bullismo si rifiuta di andare a scuola e viene mandata dalla madre in campagna dalla nonna, una signora inglese che dice di avere poteri magici.
Strana perché fino all'ultima pagina campeggiava sulla mia fronte un: "pensavo fosse molto meglio" salvo poi scoppiare a piangere e attaccarmi al telefono a cercare mia nonna alle undici di sera.

 Si legge in un soffio.


RAGAZZO D'ORO, RAGAZZA DI SMERALDO di Yiyun Li ed. NN:

La Cina è vicina, ma è davvero così?
A leggere la loro ottima letteratura direi proprio di no, sembra anzi di essere dalle parti di una strana distopia incredibile da credere realtà.
I racconti di Yiyun Li che vive da anni negli Stati Uniti (e si vede) raccontano con eccezionale raffinatezza tante piccole vite. 

Anziane che decidono di fare le investigatrici private per stanare adulteri, vecchie promesse tra amiche che si trasformano in tragedia, l'onnipresente ansia matrimoniale degli orientali che li porta a compiere scelte affrettate e insensate e piccole grandi tragedie che irrompono in vite minuscole.

La storia si agita sullo sfondo, soprattutto nell'ultimo, lungo, racconto, ma non diventa mai il reale avversario alla felicità di persone che, semplicemente, non hanno idea di cosa desiderino o, se ce l'hanno, non hanno mai davvero la forza di desiderarlo fino in fondo.
C'è di certo una sensibilità d'oriente che sfugge a noi occidentali forse anche troppo protesi verso la necessaria e assoluta realizzazione delle nostre vite. Noi non sappiamo bastarci mai, loro, forse riescono a bastarsi troppo.
 Menzione di particolare angoscia al racconto sulla gpa ad opera di una coppia (etero) che perde l'unica amata figlia in un incidente d'auto.
 Consigliatissimo anche a chi, solitamente, non legge racconti.


Lascio anche una curiosità che mi ispira ma a cui non ho avuto modo di dare un'occhiata, quindi non so se è passibile di consiglio o boh di "libro che mi ispira".

Si tratta del manga "Note dall'appartamento 107" di Kashiwai ed. Star Comics.
 Sembra si tratti di una serie di racconti slice of life un po' surreali. A occhio mi intriga molto, se qualcuno di voi l'ha letto mi faccia sapere! Intanto lo cerco!

domenica 16 giugno 2019

Piccole recensioni tra amici! La bella addormentata di Ottessa Moshfegh, i gialli di Qiu Xiaolong e una piccola storia Queer di Jen Wang


In questo mese del pride vorrei produrre all'incirca millemila post,  ma il tempo tiranno non me lo concede. 

 Ne ho messi però in cantiere svariati e cercherò di postare in giro sui social tutti i suggerimenti random che riuscirò (cercando di fare anche qualche fumettino).

 Intanto che li termino (ne ho iniziati almeno 5 probabilmente usciranno poi a raffica tutti insieme), godetevi questo piccole recensioni tra amici queer almeno per un terzo.

 Big bottino perché tutti e tre i libri meritano davvero!

Let's go!


IL MIO ANNO DI RIPOSO E OBLIO di Ottessa Moshfegh ed. Feltrinelli:

Si può scrivere un intero libro su qualcuno che dorme e indefessamente vuole solo dormire? Sì.

 Ci aveva già provato in verità Banana Yoshimoto in "Sonno profondo", ma in quel caso era un racconto lungo che raccontava di una sorta di esaurimento che non lasciava le forze se non per dormire.

 Ne "Il mio anno di riposo e oblio" di Ottessa Moshfegh invece, la bellissima e abbastanza viziata protagonista senza nome, decide che la sua vita, dopo la morte di entrambi i genitori in un breve lasso di tempo, è in stallo. 

 E' bella, ricca, vive a Manhattan, lavora per una pretenziosa galleria d'arte, eppure ha una sola amica (che peraltro mal sopporta), un ex che torna a più riprese solo per umiliarla, e non capisce se i suoi genitori appena defunti l'abbiano mai davvero amata.

 Decide così di voler diventare una persona nuova e invece di partire in un viaggio per mezzo mondo in stile Mangia, prega, ama, decide di usare un solo verbo: dormire.

 Si convince che se dormirà per un anno intero, al suo risveglio, sarà una persona nuova. 
 Si procura così una psichiatra compiacente (o forse più che altro una vera pazza) che la riempie di medicine adatte allo scopo senza fare troppe domande (quelle che fa peraltro le dimentica) e inizia la sua avventura.

 La storia procede raccontando il suo tentativo di dormire e  tutto ciò che accade ad impedirglielo, meglio conosciuto come "la sua vita che, per quanto scarna, non scompare neanche se lei decide di farlo".

 Incredibilmente la trama è tutta qui, eppure la Moshfegh riesce, grazie a una scrittura scorrevolissima e una forte dose di black humor, a tenerla in piedi senza annoiare, fino a un finale che lascia un po' perplessi, ma che non posso svelarvi OVVIAMENTE.

 Molto consigliato.


Di seta e di sangue di Qiu Xiaolong ed. Marsilio:

 Amo moltissimo Qiu Xiaolong, giallista cinese (che non vive in Cina) in grado di costruire pregevoli trame investigative coinvolgenti e mai artificiose.

  Il protagonista è l'ispettore Chen, curioso esempio di dissidente integrato nel sistema, troppo intelligente per farsene fagocitare, ma anche per opporvisi apertamente e strenuamente

Sospeso tra le sue indubbie e brillanti capacità investigative e la volontà di dedicarsi allo studio della letteratura cinese, Chen porta avanti le sue indagini senza forzature o misteriose intuizioni , il tutto mangiando spesso cose che per i nostri stomaci occidentali sono davvero strong (se siete animalisti fatevi molto coraggio).

 La cosa più interessante dei suoi gialli è l'ambientazione: la Cina, un mondo distopico eppure realmente esistente, in cui un presente capitalista e un passato comunista si saldano in un modo che ha dell'inquietante e dell'orwelliano.

 Inoltre, per noi stolti occidentali che studiamo poco e male la storia dell'Oriente, è davvero una fonte di informazioni e un ripasso storico di quello che fu il periodo maoista visto che, solitamente, tutti i crimini su cui indaga affondano le proprie radici nel passato.

 In "Di seta e di sangue" un misterioso serial killer uccide giovani ragazze del mondo dell'intrattenimento dopo averle denudate e aver infilato loro un qipao rosso (il tipico abito cinese che in realtà in questo libro si scopre essere tipico solo di una minoranza etnica). 
Il qipao per intenderci


Perché le uccide? Perché fa indossare loro proprio un qipao?

 Le storie con i serial killer sono sempre ad altissimo tasso di rischio. Di solito finiscono in un casino assurdo o in un bicchier d'acqua, questa invece mantiene la sua promessa fino alla fine. 

 Pecca forse un po' di schematismo nella parte psicologica, ma che bellezza leggere finalmente un giallo che è un giallo e non qualcosa che procede per caso, intuizione, sesto senso e altri deus ex machina vari ed eventuali.

 I gialli dell'ispettore Chen sono tutti slegati gli uni dagli altri, anche lui ha una vita privata, ma non intensa come Ricciardi, un po' più, per intenderci, alla Montalbano.

 Succede qualcosa, ma quasi mai niente di così sconvolgente da precludere al lettore la possibilità di leggere i gialli nell'ordine che preferisce.

 Davvero bello, straconsigliato.


IL PRINCIPE E LA SARTA di Jen Wang ed. Bao Publishing:

 Molti avranno visto aggiungere all'ormai conosciuto acronimo Lgbt anche una q finale domandandosi cosa caspita potesse mai essere.

  Qualcuno avrà ricevuto una risposta senza eccessive spiegazioni: Queer, la classica parola straniera che uno si trova in giro senza che nessuno si prenda mai la briga di dire cosa sia perché tanto devi saperlo (tipo il Bureau sulle navi che per anni ho finto di comprendere prima di consultare un dizionario).

 Al contrario del Bureau però, la parola Queer è effettivamente intraducibile, esattamente come un altro mysterioso termine ombrello "Camp" (che magari sarebbe meno misterioso se qualcuno ripubblicasse il libro della Sontag "Note sul camp").

 Letteralmente dovrebbe significare "eccentrico-stravagante" e viene solitamente usato all'interno della comunità Lgbt per indicare qualsiasi variabile esistente nel mondo Lgbt sia in termini di orientamento sessuale che di identità di genere, ma non solo. 

 In verità il termine queer, come dimostra la bellissima graphic novel di Jen Wang, "Il principe e la sarta", è così inafferrabile da poter raccogliere al suo interno anche quegli etero che non si riconoscono in pieno nell'omologazione loro imposta dagli stereotipi culturali. 

 Nella storia, ambientata in una sorta di Belle epoque molto fantasiosa, la sartina Frances ha aspirazioni da stilista e disegna modelli innovativi e sensazionali sognando prima o poi di disegnare splendidi vestiti per i nascenti grandi magazzini e per il balletto. 

 Un giorno un suo vestito viene notato da una persona molto speciale che la assume in gran segreto per produrre meravigliosi vestiti, il più innovativi possibili: gonne piene di farfalle, svolazzanti abiti agrumati, stoffe colme di fiori. 

 Il committente però non è una bella principessa, ma un principe, che si sente libero solo quando si infila splendidi abiti da sera e lunghe parrucche che può pettinare.
 La sartina non fa tante domande, per lei l'importante è poter dare sfogo alla sua arte e il principe finalmente vive di notte una vita di libertà, malgrado di giorni i genitori insistano perché trpvi moglie.

 E qui arriva la variabile interessante.

 Il principe e la sartina si innamorano. Il motivo per cui al giovane principe piace vestire lunghi abiti sta semplicemente nel fatto che gli piacciono, è, quel che si dice, un crossdresser. 

 Non si sente una donna, finge di esserlo solo perché è l'unico modo per indossare gli abiti favolosi che adora. Ecco, questo è molto queer anche se i protagonisti sono etero.

 La fissazione sul significato culturale, in questo caso sessuato, dei vestiti è una vecchia ossessione del genere umano. 

 Sembra molto importante distribuire subito le preferenze in tale ambito: alle donne piacciono le gonne agli uomini no (ma se sono scozzesi o di qualche cultura a noi ignota sì), alle donne piacciono i fiocchi agli uomini no (ma ai dandy sì), alle donne piace il rosa agli uomini no (ma a Formigoni sì) e via discorrendo. 

 Si capisce che è una cretinata visto che è impossibile nascere con la voglia predeterminata di mettersi le scarpe col tacco e il rossetto eppure viviamo un'intera esistenza dandolo per scontato.

 Il principe e la sarta racconta con una dolcezza e una delicatezza impagabili una piccola storia queer che ha tanto da insegnare nella sua apparente semplicità.

 Davvero bello. Superconsigliato in questo mese del pride!

martedì 12 dicembre 2017

I consigli di Natale 2017 parte II! Un'infornata a base di racconti da ridere, dottorandi, millennials cinesi, monopoly di Tex, imbusastorie, Michelle Hunziker e Mumin invernali.

 Dopo questa settimana di assenza dovuta all'ininterrotto ciclo lavoro-fiera della piccola e media editoria-lavoro, torno con una valanga di consigli natalizi, che qua siamo già al 12 e il tempo stringe.

 Domani dovrebbe esserci la terza e ultima e spero di aver coperto il maggior numero di opzioni possibili.

 In tutto ciò, brevemente, volevo dire che la fiera della piccola e media editoria, dopo tanti anni che non riuscivo ad andare, rimane molto bella.

 Quest'anno era la prima volta che si faceva alla nuvola di Fuksas (che ho scoperto essere un'attesa e celebre costruzione che però, personalmente, non mi è sembrata stravolgente) e sicuramente devono migliorare molte cose, una su tutte: non è ammissibile che della gente faccia ore di fila per entrare.

  Va bene i controlli di sicurezza, ma a Torino sono molto più organizzati e veloci.

 Per il resto tante persone, begli incontri, la solita penuria di caffè (non capisco perché non vengano messe delle macchinette con le cialde a pagamento, farebbero i miliardi) e tante persone che sono venute a trovarmi o che ho incontrato agli altri stand.

 Ringrazio tutti tutti quanti, la 001 edizioni e la Verbavolant (che non sono solo degli editori, sono delle macchine da guerra da fiera, penso venderebbero il ghiaccio agli eschimesi sul serio).

 Bene, ora che ho finito il momento discorso all'oscar, godetevi i consigli natalizi di oggi!


LANTERNE IN VOLO di Alec Ash ed. Add editore:

 Una quindicina di anni fa, a scout, venni sottoposta (non ricordo perché) a una sorta di gioco di previsione del tempo: dovevamo immaginare il mondo vent'anni dopo.

 Ricordo chiaramente che, senza un motivo specifico (non ero né esperta di questioni economiche e ignoravo discretamente la storia d'oriente), dissi con certezza che "i cinesi sarebbero diventati più ricchi". Ovviamente non potevo sapere quanto ci avrei azzeccato.

 Tuttavia non avevo un'idea dell'oriente come di un luogo povero e non sapevo nulla della sua storia post-comunista.

 Tutto quello che sapevo della Cina proveniva dai romanzi che leggevo: o molto vecchi o molto nuovi. A quindici anni ero rimasta molto affascinata da "Shangai baby", un resoconto su alcuni giovani universitari cinesi con velleità artistica e avevo continuato a cercare (e a trovare) libri simili.

 In questi giorni ho trovato un libro simile, sebbene, curiosamente, meno rivoluzionario: "Lanterne in volo".

 I millennials cinesi infatti non sono poi così diversi dai loro coetanei occidentali: una generazione, la mia, che riassumerei nel vecchio detto "L'acqua cheta smove i ponti".

 I sei protagonisti di "Lanterne in volo" vengono da parti estremamente lontane della Cina, eppure incrociano il loro cammino in più occasioni: studiano, sognano, vincono, perdono, si arrendono, subiscono rallentamenti, ma, soprattutto una quantità di pressioni sociali che noi occidentali subiamo solo in parte.

 Se per noi l'assedio del "Quando ti sposi?" è ormai una guerra che genitori e nonni hanno capito di aver perso su tutta la linea, finalmente, anche la pressione del figlio per forza, altrimenti non sei una "persona compiuta", sta iniziando a vacillare (tutti a parlare del problema della crisi, ma molto più semplicemente i millenials faticano a vedere il lato positivo di quello che sembra solo l'inizio della distruzione dei loro sogni, almeno per come ce la mettono), per i trentenni cinesi, spesso figli unici intenti a badare a genitori e nonni in solitudine, metter su famiglia rimane un imperativo categorico.

 Come sopravvivere a tutto ciò?

 Non ultimo, molto interessante il rapporto tra millennials e i ricordi della rivolta di piazza Tienanmen.
 Rispetto, ma anche perplessità: come sapere a cosa avrebbe portato quella rivoluzione se si fosse compiuta? Non finisce sempre bene, si sono detti, forse è meglio rimanere al sicuro, pensano. Per ora.


MUMIN di Tove Jansson ed. Iperborea:

 Immagino che molti ricorderanno questi personaggi inventati dalla scrittrice finlandese Tove Jansson. Metto subito le mani avanti: io no.


 Non so se sia colpa del mio rintronamento o se ho proprio saltato il momento storico, ma oscuramente riconosco il disegno senza saperlo però collegare ad altro.


 Ho scoperto della loro esistenza leggendo "Fair play", uno dei libri da "adulti" di Tove Jansson che racconta la quotidianità di una coppia lesbica di artiste avanti con l'età, ma molto molto attive.

 Considerando che la Jansson ebbe una lunghissima storia d'amore con l'ex compagna di studi e artista Tuulikki Pietila, immagino ci fosse molto d'autobiografico.

 In ogni caso, i Mumin, sorta di soffici ippopotami bianchi, in Scandinavia e pare anche in Giappone sono famosissimi, talmente tanto da avere un parco a tema.

  In Italia i fumetti hanno avuto alterne fortune e finalmente sono stati rieditati da Iperborea.

 Il primo della serie, "Follie invernali", è praticamente perfetto per il Natale: racconta infatti delle disavventure dei Mumin alle prese col signor Brio, omino che adora l'inverno, la neve e le sciate e vuole goderseli a tutti i costi. Tutti.

Per chi è: per bambini, per grandi nostalgici e per gli appassionati di fumetti vintage.


UNA VITA APPARENTEMENTE PERFETTA di Michelle Hunziker ed. Mondadori:

 Non credevo che nella mia vita avrei mai recensito né tantomeno consigliato un libro di Michelle Hunziker, ma non bisogna mai e poi mai mettere limiti alla provvidenza.

 Non ho mai avuto una particolare passione per la Hunziker, ma, grazie ai Gente di mia nonna, anche io sapevo vagamente che, durante la crisi con Ramazzotti, era finita nelle grinfie di una setta.

 In realtà non avevo neanche ben capito fosse una setta, ma credevo, più blandamente, fosse una di quelle robe fuffologiche un po' blande a cui, di tanto in tanto, si affidano star e starlette in vena di sentirsi originali. Invece mi sbagliavo.

 "Una vita apparentemente perfetta" è talmente incredibile da un certo punto di vista, da sembrare la trama di un avvincente romanzo che uno scrittore italiano di talento avrebbe potuto inventare. Invece, mentre i nostri autori si perdono nei drammi dei borghesi o nelle profondità silenziose delle montagne, la vita vissuta li batte nettamente in originalità.

 La storia di una donna di successo della tv che finisce preda di una setta (una VERA setta, con riti precisi, principi parareligiosi, indottrinamento, vessazioni psicologiche e via dicendo) e vi rimane invischiata per anni nonostante tutti i tentativi di amici e parenti per tirarla fuori, che cade man mano preda di deliri spirituali e spiritici orchestrati da loschi personaggi in lotta tra loro, è qualcosa di incredibile nel vero senso della parola.

 A ciò si aggiunga che chiunque abbia aiutato la Hunziker a scrivere (immagino che non abbia fatto tutto da sola) è stato capace di dare al tutto un tono molto ansiogeno, ma non per questo romanzesco.
 Menzione di merito, in ogni caso a lei che, oltre ad aver avuto il fegato di parlare di una cosa del genere per filo e per segno, ha deciso di non assumere un tono da vittima degli eventi, ma di parziale complice delle sue disgrazie.

 Per chi è: per chi ama le "storie vere" o è appassionato di psicologia. Ce n'è da interrogarsi.

L'IMBUSTASTORIE ed. Abeditore:

 Ogni anno cerco di inserire nei miei consigli natalizi anche quello che considero il "consiglio jolly".

 Tutti hanno quei regalini senza impegno da fare a persone che non sono sconosciuti, ma neanche amici: legioni di colleghi, conoscenti della palestra, compagni di teatro, gente con cui per motivi vari ed eventuali intrattenete un frequente cordiale rapporto che comporta anche un "pensierino", possibilmente grazioso, possibilmente low cost.

 Ebbene, quest'anno la abeditore, in extremis, giunge ad aiutare le nostre tasche con una nuovissima collana: l'imbustastorie.
 L'idea è quella di una busta (che si può tranquillamente spedire) all'interno della quale sono contenuti tre fogli sfusi diversi su cui sono stampate tre fiabe magnificamente illustrate in uno stile un po' vintage.
 In più c'è anche una cartolina originale.

 Per ora le buste tra cui potete scegliere sono otto e la differenza sta nel luogo di provenienza delle fiabe in esse contenute: Catalogna, Provenza, Giappone ecc.

Foto illustrativa mia, guardate che spettacolo
 Il prezzo: 3,50 euro.

 Se volete effettivamente vedere cosa intendo con "buste da spedire con grafica stupenda" basta andare al sito apposito.
 Questi giorni me ne sono arrivate via posta alcune e sono BELLISSIME. Altro che stupidaggine presa da Tiger, qui sì che fate un figurone.

Per chi: per le persone a cui dovete fare un "pensierino" MA ANCHE per gli amici lontani a cui vorreste mandare qualcosa.

RACCONTI DA RIDERE aa. vv. Einaudi:

 Il settore di umorismo, sostanzialmente dimenticato per il resto dell'anno, vive un rinnovato momento di gloria ogni dicembre.

 Moltissime persone over 55, probabilmente memori dei bei tempi andati, quando le vignette di Forattini facevano scuola alle masse (ricordo che anche mio nonno aveva i suoi libri e da bambina li sfogliavo senza capirci niente), entrano in libreria con l'idea che un libro "che fa ridere" sia ancora un regalo gradito con cui non puoi sbagliare.

 Indicativamente non hanno sempre torto, ma ultimamente di Forattinate non ne escono molte. Ogni anno c'è il classico titolo che salva capra e cavoli (quest'anno Antonio Albanese), ma esistono anche altre soluzioni meno vintage.

 Se siete alla ricerca di un libro che "fa ridere" quest'anno Einaudi ha pubblicato una graziosa antologia di racconti esilaranti che raccoglie firme vecchie e nuove di livello: Cechov, Benni, Nora Ephron, Woody Allen, Fante, Umberto Eco e molti altri.
 Magari invece di regalare la decima copia de "Il milanese imbruttito" o "Se i quadri potessero parlare", potrebbe essere un'idea.

Per chi è: Per chi ama i bei racconti raffinati e i libri allegri (e posso assicurarvi che trovarne è sempre un'impresa).


MONOPOLY di TEX e TRIVIAL PURSUIT dei fumetti ed. Bonelli:


Questo Natale in verità, per gli appassionati di fumetti Bonelli è una gigafiesta per gli occhi: sono usciti  il libro tributo con le copertine di Dylan Dog e la biografia di Tiziano Sclavi.

 Tuttavia se temete che il vostro compulsivo amico abbia già tutto, potete tentare con due giochi freschi freschi di Lucca: il "Monopoly" di Tex (a cui è abbinato anche "Vendetta indiana") e il Trivial Pursuit dei fumetti (a cui è allegato un libretto sui personaggi Bonelli).

 Potreste trarne del beneficio anche voi: invece di giocare a tombola o al complicatissimo mercante in fiera, con questi pratici giochi alla persona giusta potreste aprirvi nuovi orizzonti.

 Per chi è: lo storico appassionato di Tex, amanti dei fumetti e nostalgici degli anni '80.


DIARIO DI UNA DOTTORANDA di Tiphanie Riviere ed. Clichy:

 Nel corso della mia esistenza ho conosciuto una quantità di dottorandi davvero notevole, talmente tanto che mi sono chiesta, a un certo punto, quanti ce ne fossero in Italia.

 In ogni caso il tratto comune a tutti era: placida tranquillità fino all'ultimo anno di dottorato, quando tutte le energie dovevano infine convogliare verso un testo di senso molto compiuto.

 Tiphanie Rivière racconta le vicissitudini di una dottoranda di belle speranze partita con le migliori intenzioni: finirò in tempo, non mi stresserò, ho una tabella di marcia precisa.

 Peccato che l'università francese, da un certo punto di vista, non sia troppo distante da quella italiana e regali tragicomiche perle tra professori, burocrazia, lezioni da seguire e da impartire.

 Senza contare quel delirio cervellotico nel quale si finisce nel momento in cui si studia per troppo tempo una cosa.
 All'inizio sembra fattibile poi ti rendi conto che potresti studiare in eterno anche la cosa più banale.
 Il momento "pozzo senza fondo" con le conseguenze del caso è dietro l'angolo.
 La graphic che ne viene fuori è agile, carina, divertente.

 Per chi è: tutti i vostri amici e parenti che stanno ancora studiando, se tesisti o dottorandi ancor meglio.

giovedì 6 luglio 2017

I consigli per le vacanze 2017 parte I! Teneri racconti da vicoletti cinesi, gialli che vanno sul sicuro, madri in trappola e animali fantastici e dove trovarli nel mondo antico.

 All'alba del 5 luglio, quando in molti ormai postano foto sorridenti del mare (e magari, come me, hanno già fatto qualche giorno spiaggiati al mare o capriolati in montagna), mi pare giunto il momento di dar spazio alla prima infornata di consigli di letture per l'estate.

 Come ogni volta ho tentato di dar spazio a tutti i gusti e continuerò a farlo anche nei due seguiti che ho in progetto di fare (se gli imprevisti smettono di frapporsi tra me e il blog ovviamente).

Bene, bando alle ciance che è già tardi! Ecco a voi la prima appassionante infornata di consigli!

Let's go!



" I RACCONTI DEI VICOLETTI" di NIE JUN ed. Bao Publishing:

 Stupidamente non stavo dando una possibilità a questo libro che fa parte della nuova collana Bao dedicata al fumetto cinese.
 Nonostante non fosse classificato nella Babao (ossia nei fumetti prodotti dalla Bao apposta per i ragazzi), pensavo fosse troppo pupesco per me. Poi grazie al cielo l'ho aperto, come si dovrebbe fare con tutti i libri, e ho pianto come una fontana.


Ecco, "I racconti dei vicoletti", facendo onore al suo nome, è una raccolta di brevi storie suddivise in capitoletti che hanno per protagonisti una bimba disabile (ha un imprecisato problema alle gambe che le impedisce di camminare se non ogni tanto con supporti e molta fatica) e il suo tenero nonno che si occupa completamente di lei.

 I genitori non ci sono, la nonna è morta tempo prima, è questo tenero e pasciuto nonno si occupa della sua nipotina, cercando di trovare magia in ogni problema potenzialmente tristissimo.


 La bimba vuole iscriversi in piscina col sogno di partecipare alle paraolimpiadi, ma viene rifiutata e i compagni la deridono?
 Niente paura! Si può notare appesi a un albero, fingendo che l'aria sia acqua! (E di colpo la derisione diventa invidia).

 La storia d'amore dei due nonni nasce da due francobolli di una serie limitatissima? Si può provare a scrivere una lettera alla nonna che non c'è più e imbucarla. Chissà che non arrivi davvero nel passato.

 Un anziano vicino scorbutico con sogni di gloria pittorica decide di lasciarsi morire perché la sua arte è disprezzata da tutti? Forse se diventa il sogno di una bambina che ha bisogno di un maestro, non è stato un sogno poi così stupido e inutile.

 Per capire la magia di questo piccolo meraviglioso libro bisogna leggerlo. Viene quasi da pensare che, se solo ci si sforzasse e si smettesse di covare livore, il mondo potrebbe diventare davvero un posto più gentile. Basterebbe guardare la realtà in un altro modo. E il prossimo con un po' più d'amore.

"BABY BLUES" di Elisa Albert ed. Marsilio:

  Un tempo c'era la mistica della femminilità, ora siamo giunti alla mistica della genitorialità.

 Genitori con l'ansia di perfezionismo, sospesi tra millanta di nuove fabulose tecniche, sempre freschi e sorridenti, pronti a spammare foto dei loro figli in ogni dove gridando al mondo "Quanto sono felice, sempre, comunque e dovunque".

Cosa succede là dietro? Esistono genitori pentiti? Genitori che si sentono soffocare? O che, semplicemente, si sentono incredibilmente soli?

 Ari, la protagonista di questo libro, si è sposata con un professore universitario quindici anni più grande di lei, non riesce a finire la sua tesi di dottorato e ha abbandonato NY per iniziare una nuova appassionante vita di madre. 

 La verità si rivela molto diversa: è sempre sola, il marito continua la sua carriera delegando il ruolo di genitore quasi completamente a lei, e Ari si domanda perché si è ridotta così. 

 La cosa tragica è che ovviamente non può dirlo a nessuno perché ammettere di essere madre e infelice può portare gli altri a due sole conclusioni: "Sei egoista" o "Sei depressa".

 A dispetto del titolo infatti, Ari non ha nessun baby blues, vorrebbe essere madre e continuare al contempo a essere la persona che era diventata prima dell'evento, tuttavia non sembra che il resto del mondo, con le sue pressioni continue, sia d'accordo.

 E' davvero impossibile? Diventare madre è per forza un sacrificio? E perché lo stesso sacrificio non si richiede ai padri? Cosa succede se la maternità è più un incubo che un sogno e, soprattutto, non hai nessuno a cui dirlo?

 Poi un giorno, in questa solitudine, arriva Mina, incinta di nove mesi e miracolosamente priva della nevrosi della madre perfetta. Sembra la risposta alle sue domande: si può essere madri e conservare sé stesse? Forse sì, se si rinuncia alla mistica della genitorialità.

 Messa così pare un libro di quelli sole, cuore, amore e grandi epifanie materne, ma se leggete questo blog saprete quanto trovo orrende cose del genere.

 E' invece un libro intelligente, brillante, cattivo senza temere il giudizio e pieno di vita, scritto davvero davvero bene. Dategli una possibilità, davvero.


"DEMONI MOSTRI E PRODIGI" di Giorgio Ieranò ed. Sonzogno:

 Altro che Harry Potter! Il mondo è già pieno di animali fantastici e meravigliosi!

 Giorgiò Ieranò, già autore di numerosi libri divulgativi sulla mitologia, quest'estate propone un libro davvero e davvero purtroppo troppo breve sulle magiche creature che popolano l'immaginario collettivo occidentale da tempi immemori.

Oracoli, mostri marini, maghe perfidissime, streghe che ammaliano con trucchi d'amore e tengono in vita con spugne magiche, chimere, spiriti della natura, ibridi mostruosi, creature della notte e terrori dell'infanzia, popolano un libro scritto incredibilmente bene.

 Non è facile fondere erudizione, miti greci, archetipi psicanalitici, antropologia e storia senza rischiare di cadere nella noia, ma Ieranò non solo ci riesce, ma ti porta a maledirlo quando finisci il libro troppo presto e inizi a invocare "Ancoraaaaaa".

 Scopri infatti le case stregate con fantasmi provvisti di catene by non Bram Stoker, ma Plinio il giovane! Vieni a conoscenza dell'esistenza di una sorta di Gesù Cristo esoterico, Apollonio di Tiana, che vagava nello stesso periodo, ma alle prese con miracoli ed eventi degni di Gandalf.

 Uno per tutti, la storia del suo allievo bellissimo e intelligentissimo, caduto vittima di una donna splendida e misteriosa, colma di ricchezze e in verità anche di una certa voglia di sangue umano. Il metodo per sconfiggerla? Degno della Storia infinita.

 E poi delfini salvifici da cavalcare, salti carpiati nella grande piscina della morte, spiriti dei boschi sospesi tra incanto e malvagità, pizie che ordinano di venerare veri e propri delinquenti.

 I veri animali fantastici sono molto più hard boiled di quelli moderni.

Ps. Poiché Ieranò sa benissimo di aver instillato in noi il demone dell' "Ancoraaaa", nella parte finale lascia anche qualche pagina di consigli per saperne di più.


"IL POLIZIOTTO DI SHANGAI" di Qiu Xiaolong e "RONDINI D'INVERNO" di Maurizio De Giovanni ed. Einaudi:

 Sto individuando alcuni gialli che sembrano sugosamente da raccomandare, intanto come si suol dire vado sull'usato sicuro.

E' infatti uscito sia l'ultimo libro dell'ispettore Chen di Qiu Xiaolong sia l'ultimo Ricciardi di De Giovanni.
 Nel caso dell'ispettore Chen, attivo ormai da una decina di romanzi in una Cina contemporanea in profonda trasformazione (da leggere assolutamente se siete curiosi di capire cosa succede dall'altra parte degli urali, sembra una distopia) si tratta di un prequel.

 La vita dell'ispettore è accennata numerose volte nel corso dei suoi libri, ma qui vediamo la sua giovinezza, le speranze di letterato infrante dall'onnipotente Partito che lo indirizzano verso un futuro nella polizia, sempre in bilico tra la benevolenza dei superiori e la caduta in disgrazia.

 Quello di De Giovanni che non ho ancora letto perché mi tengo buono per le vacanze d'Agosto ha un titolo che promette tragedie e finali: "Rondini d'inverno.Sipario sul commissario Ricciardi".

 Ovviamente spero si riferisca solo all'ambientazione teatrale perché, nonostante i sempre più invadenti risvolti sentimentali del commissario, la serie rimane decisamente superiore all'altro filone, quello de I bastardi di Pizzofalcone.

 L'idea di base, quella di un commissario sospeso tra i vivi e i morti, incapace di arginare il flusso di dolore che entrambi portano sulle loro spalle, è fortissima e spero continui ancora per svariati libri (nonostante l'inizio della seconda guerra mondiale appaia di anno in anno all'orizzonte e il finale non difficilmente potrà essere felice).

 Dite: consigli un libro che ancora non hai letto? Con libri così, state certi che si va non sul sicuro, sul sicurissimo.

 Per chi ignori entrambe le serie e volesse dedicarsi, sappiate che ogni libro ha una trama indipendente, ma ovviamente la vita privata di entrambi i commissari ha invece un'evoluzione.

 Per cominciare con Qiu Xiaolong sappiate che il primo è "La misteriosa morte della compagna Guan" ed. Marsilio.

 Per  cominciare con De Giovanni il primo è "Il senso del dolore" ed. Einaudi.


martedì 31 maggio 2016

I ragazzi hanno bisogno di esempi, non di Exempla. La differenza sottile tra un libro che procede per temi didascalici e una storia in cui precipitare follemente. Entrambi possono piacere, ma solo uno lascia qualcosa.

 Molti dei libri che danno da leggere a scuola (in realtà molti dei libri che escono, ma in questo caso specifico è ancora più lampante), con tutte le buone intenzioni, sono secondo me troppo didascalici. 


A girl daydreaming during class, Florida,
 March 1947. Photo by Allan Grant.
 Sono, quelli che si potrebbero definire "Romanzi a tema".
 Io scrittore scrivo un libro e presento un dramma, una problematica, una ferita del nostro tempo, a uso delle nuove generazioni e degli studenti. L'idea da un certo punto di vista è encomiabile, il risultato secondo me rischia però di non essere quello sperato.
 Prendo come esempio un successo dell'anno scorso molto dato come lettura scolastica: "Non dirmi che hai paura" di Giuseppe Catozzella. 
 La storia racconta la breve vita di Samia, atleta somala giunta ultima alle olimpiadi di Pechino e morta in mare mentre cercava di raggiungere le coste italiane col sogno di tornare in Inghilterra per prepararsi adeguatamente a Londra 2012.
 La vita di Samia così breve e così particolare si prestava indubbiamente ad essere raccontata in un libro e il risultato non è male, tuttavia a me, personalmente, non è piaciuto.
 La spiegazione di questo paradosso è molto semplice: la storia della giovane, sfortunata, Samia è potente, il modo in cui è stata raccontata no.
  Questa faccenda della potenza è il tallone d'Achille dei romanzi a tema che hanno sempre un po' il retrogusto posticcio dei romanzi commissione: la sua storia non è solo la sua storia, ma un modo per mostrare la tragedia dei migranti.
 Il risultato può anche essere toccante in un primo momento, ma i sentimenti sembrano tagliati con l'accetta: tutti sono buonissimi o cattivissimi, mancano i chiaroscuri e l'immedesimazione è una faccenda tanto facile quanto labile. Tutti noi parteggiamo per istinto con una ragazza che cerca la libertà, ma se la scrittura non ci colpisce in modo da farci desiderare per primi la libertà che lei va cercando, tempo pochi giorni e ce ne siamo dimenticati.
Dobbiamo sentire il dolore per ricordare il dolore.

 Ovviamente Catozzella e gli scrittori che si sforzano di trattare temi contemporanei hanno colpa fino a un certo punto: c'è bisogno di questo genere di storie ora e non si può aspettare che venga fuori (e verrà) il best seller che spazzerà via le nostre remore e certezze.
 Fanno, diciamo, il loro onesto lavoro.
 Ho parlato del suo libro, ma ce ne sono altri e tutti hanno lo stesso problema: si procede così tanto per temi e una sorta di didascalismo bencelato o malcelato che non sembrano romanzi, ma fiabe per adolescenti.
 L'eroe che sbaglia, capisce l'errore, si redime, comprende che non bisogna discriminare, che la mafia fa schifo, che il camorrista bello però è anche cattivo e punto.
   Si propongono perciò a ragazzi sulla via della maturità, schemi che generalmente riserviamo agli infanti (anzi, le fiabe di un tempo avevano più profondità psicologica).
 Si parte dal presupposto, non si sa perché, che i ragazzini si trovino immersi in pensieri che sono o buoni buoni o cattivi cattivi, le sfumature del dubbio, dell'eventuale fascino del male (che a mio parere sia accentua quando vedi che nei libri i veri buoni non hanno mai un dubbio) non è presa in considerazione.
 In realtà un quindicenne i suoi dubbi amletici ce l'ha, le sue convinzioni, solitamente assai radicali, inizia ad esprimerle (con tutto il tempo di cambiarle 700 volte, ma intanto ce l'ha) e non riguardano spesso teneri fiori che crescono nei campi o aneddoti degni dei fioretti di San Francesco.

 Per dirla in una frase sola: gli adolescenti hanno bisogno di esempi scritti bene, non di Exempla.
 Il santino ha la durata di un libro, una storia che colpisce attecchisce per anni.

 Per far comprendere questo mio lungo discorso, consiglio caldamente la lettura (soprattutto a eventuali insegnanti di medie e superiori) de "La vita secondo Banana" di PP Wong, Baldini e Castoldi.
 Chi è costei?
PP Wong
PP Wong, incredibilmente la prima scrittrice sino-inglese a pubblicare un libro, possiede quel ritmo scorrevole e luminoso che hanno gli orientali, minimalisti senza quel bisogno ricercato di esserlo a tutti costi. La semplicità nella scrittura viene loro naturale e i libri scorrono velocissimi, pur trattando, come in questo caso, temi abbastanza complessi.
 La storia infatti è quella della piccola Xing Li, ragazzina di origine cinese nata e cresciuta a Londra, che durante la festa di compleanno dei suoi 12 anni perde in modo assurdo sua madre (esplode un forno in un ristorante cinese), dopo essere rimasta già orfana di padre alla nascita. 
 Lei e il suo intelligentissimo fratello maggiore adolescente, Lai Ker, vengono dati in affido alla ricchissima nonna, una cinese originaria di Singapore molto severa.
 Come ci si aspetta dagli orientali è una sorta di nonna tigre che iscrive immediatamente i nipoti a costosissime scuole private e pretende eccellenza, soprattutto in campo scientifico: i poeti in famiglia non sono ammessi, le uniche professioni degne di questo nome sono il medico, l'avvocato o il broker.
 Lai Ker, genietto che mette il suo talento a disposizione di progetti sempre più inquietanti di supremazia cinese in Inghilterra, viene lasciato in pace dall'anziana, ma così non è per la povera Xing Li che non solo non brilla a scuola, ma diventa il bersaglio dell'odio di una sorta di reginetta crudele dell'istituto.
 Il libro riesce a mescolare una quantità di temi impressionante: la disabilità mentale di un membro della famiglia e le conseguenze sugli altri (lo zio materno della bimba soffre, si intuisce, di una qualche forma o di esaurimento o schizofrenia e Xing Li che si trova improvvisamente a vivere anche con lui, vive la convivenza con difficoltà), la solitudine di chi rimane senza famiglia e quella dei migranti, strappati spesso senza reale convinzione dai loro luoghi d'origine, il bullismo scolastico e soprattutto il razzismo.

 E' curioso che abbia letto da poco "Americanah" della Adichie, un libro indubbiamente più sontuoso e pregnante di questo che, eppure, come avevo scritto, non riusciva secondo me a centrare esattamente il tema della discriminazione come conseguenza dell'appartenenza a una minoranza.
  PP Wong ci riesce perché capisce una cosa fondamentale: la discriminazione non cessa di esistere perché tutti noi abbiamo qualcuno che riteniamo inferiore a noi.
 E' il punto focale che manca in "Americanah": l'idea che comunque non ci sia una fratellanza di minoranze perché in fondo tutti pensiamo di essere migliori di qualcun altro (che discriminiamo a nostra volta).
 PP Wong riesce invece a raccontare questo nodo fondamentale grazie alla storia di una ragazzina improvvisamente catapultata da un contesto sociale molto protetto, in cui sua madre le aveva fatto da scudo costruendole un mondo in cui origini orientali e nascita occidentale riuscivano a convivere in armonia, ad un contesto improvvisamente nemico, in cui lei è la diversa, la muso giallo, la poveraccia.
 Come fa? Costruendo un reticolo di discriminazione che non va a senso unico, ma procede, per ironia lessicale, per scatole cinesi.

 Xing Li è discriminata dai suoi nuovi compagni ricchi, spocchiosi e insopportabili perché è cinese (è anche ricca, ma nel loro immaginario non esistono cinesi ricchi, quindi percepiscono la sua presenza in una scuola d'élite come una sorta di affronto di classe, altro lato interessante).
 Il suo unico amico è Jay un ragazzo per metà cinese e per metà giamaicano.
 Forse non tutti sanno che in oriente non hanno molta simpatia per le persone di colore, così Jay, le rivela che sia i nonni materni (cinesi) che quelli paterni (giamaicani) hanno rinnegato i rispettivi figli a causa della loro unione, fonte di reciproco fastidio verso una diversità culturale ed etnica per loro inaccettabile.
 Xing Li è sconcertata: com'è possibile che dei nonni non vedano il nipote?
  In realtà anche lei scopre di avere una storia simile nel passato: nessuno gliel'ha mai detto prima, ma suo padre era giapponese e dopo la seconda guerra mondiale se c'erano due popoli che proprio non potevano vedersi erano giapponesi (rei di aver commesso una quantità di atrocità durante la guerra sino-giapponese) e cinesi.

 E non è finita, perché ci sono i cinesi original e quelli nati altrove, e il tetto di cristallo oltre il quale molte persone di origine non britannica non riescono ad andare solo a causa del loro aspetto (la zia di Xing Li è un'attrice che viene chiamata solo per ruoli di prostituta o migrante) e il bullismo e la frustrazione che nasce nelle nuove generazioni.
 E' un libro che sembra semplice e contiene una quantità di spunti di riflessione che potrebbero bastare per dieci.
  Xing Li non è una santa, anzi, detesta sua nonna e vorrebbe che suo zio Ho venisse rinchiuso da qualche parte, però ha una caratteristica indiscutibilmente positiva per essere il personaggio di un libro: sembra una persona vera.
 PP Wong avrebbe potuto raccontare l'appassionante storia della prima attrice cinese della storia oppure l'edificante fiaba di una perfetta ragazzina cinese in grado di vincere il bullismo scolastico con coraggio e trionfo. Non lo fa. Non racconta balle, non regala illusioni e neanche santini.
 Scrive di persone che sembrano vere, sbagliano, vincono, perdono e non sono eccezionali.
Sono come noi ed è questa la chiave per risolvere il 90% dei problemi nel mondo: solo quando riconosci l'altro come uguale a te stesso, allora smetti di avere pregiudizi, paura, odio.

E voi cosa ne pensate? Esistono libri a tema? E' una mia impressione? In realtà Catozzella è lo scrittore definitivo e non me ne sono accorta? Testimoniate!

mercoledì 11 maggio 2016

Piccole recensioni tra amici! Assurdi poliziotteschi napoletani, cavalli di ritorno, night club cinesi e Qiu Xiaolong e l'ennesima delusione di Banana Yoshimoto (perché?? Sigh).

Chi segue regolarmente il blog sa che il simbolo delle Piccole
recensioni tra amici è l'incantevole Creamy a causa della
fissazione che hanno molti blogger nel recensire i libri
distribuendo stellette
Allora, ricapitolando, ho ancora in coda la recensione di "Americanah" (tra un po' mi scade indegnamente anche il prestito in biblioteca), il fumetto di Marie Kondo e, se seguite fb, sto diventando una persona tecnologica che tenta persino di capire il magico mondo delle gif (per ora ho imparato a scrivere sopra quelle che esistono, imparerò pure a farle spero).

 In tutto questo leggo e accumulo le solite letture di paranza che abbisognano di un piccole recensioni tra amici degno di questo nome.

 Di cui sotto potete ammirare due gialli e sigh la recensione dell'ultimo inutile libro di Banana Yoshimoto. In realtà proprio ieri, mi pare, su La Repubblica, ne ho letta una assai favorevole che vedeva tra le righe della nostra amata giapponese cose che, francamente, non mi pare ci siano.
 Ma, de gustibus non dispudandum est.
 Detto ciò, buone recensioni!


IL PRINCIPE ROSSO di Qiu Xiaolong ed. Marsilio:

 E' la nuova avventura del poliziotto Chen Cao che, integerrimo, tenta di trovare giustizia in una labirintica Cina contemporanea.

  Come ho detto in varie recensioni precedenti, nonostante la qualità dei gialli, ciò che rende davvero degni di lettura i libri di Qiu Xiaolong è la cornice in cui sono ambientati: un mondo difficilmente interpretabile e, a tratti, incomprensibile ai limiti del fantascientifico.

  La Cina odierna ha avuto infatti la straordinaria capacità di innestare un sistema economico capitalista in una sorta di oligarchia che usa simboli, veterostruttura partitica, linguaggio e sì, anche valori da un certo punto di vista, del vecchio sistema comunista.

 Posso assicurarvi che il risultato, appare se non altro da questi libri, è una somma micidiale del peggio dell'uno e del peggio dell'altro, il tutto nascosto dietro una facciata quieta e sorridente.
  Forse anche per questo, ho guardato la puntata del programma di Severgnini "L'erba del vicino" che metteva a confronto Italia e Cina con un certo sconcerto: Xiaolong forse non restituisce un ritratto complessivo ottimale del suo paese d'origine (neanche "Gomorra" alla fine parla dell'Italia in toto), ma se avete visto anche voi la trasmissione sembrava uscita dal MinCulPop cinese.

 Detto ciò, questo nuovo libro non ha una grande trama a livello giallistico. O meglio ce l'ha, ma è estremamente laboriosa, anche per la scelta stilistica operata dall'autore, interessante per un romanzo giallo, ma assai pericolosa: il protagonista sa di essere al centro di un intrigo, ma non sa perché e deve capirlo.
 Al cinema è un meccanismo che funziona alla grandissima, su carta bisogna stare molto attenti perché perdere il filo per il lettore è un attimo. 
 E così, devo ammettere, è successo a me: ad un certo punto non capivo più a chi dovessimo dare i resti e solo sul finale finale ho capito qualcosina. 
 Tuttavia, anche se la tensione non è la solita, non mancano i soliti elementi storici e sociali interessantissimi: la scoperta dell'opera lirica cinese, i sistemi sottili e sordidi per far fuori funzionari scomodi, ma inattaccabili, il mondo dei night club (mitico il momento in cui si scopre che le dark room con uomini di colore si chiamano "Obama club") e il decadimento generale di un mondo che è passato dal comunismo assoluto a chiedere enormi somme di denaro anche solo per mantenere una tomba in stato decoroso.
 Mettetelo da parte per l'estate, vi servirà.


IL GIARDINO SEGRETO di Banana Yoshimoto ed. Feltrinelli:

 Penso sarà il trentamilionesimo post in cui cerco di infilare la recensione di questa ennesima, dimenticabile, prova della nostra ormai fu Banana Yoshimoto.
 Il volumetto nulla è che l'incomprensibile terzo libro di una saga che non si comprende bene cosa la renda tale.

 La protagonista è infatti sempre la stessa Shizukuishi una ragazza vissuta tra i monti con la nonna a coltivare piante in grado di avere influssi benefici sulle persone e che, al momento di amore geriatrico della nonna, si ritrova sbattuta nella grande Tokyo dove, sostanzialmente, deve imparare a vivere.

 Penso che la cara Banana abbia riciclato l'idea da un suo vecchio racconto contenuto in "Lucertola" (una bella raccolta di racconti sottolineo, "Strana storia sulla sponda di un fiume" era considerevole): lì una ragazza aveva sempre vissuto in una comunità isolata sui monti gestita da una sorta di setta giapponese (i suoi libri sono pieni di strane sette, sarebbe bello leggere un saggio su questo fenomeno).

 Ad un certo punto, aveva deciso che basta, era il momento di andare nella grande città e lì aveva trovato lavoro e l'amore, nelle vesti di un ragazzo molto fragile in grado di costruire oggetti dotati di una qualche forma di potere energetico (creava oggettini che influenzavano benevolmente la vita delle persone).

 Nella nuova saga questo personaggio non è più il suo fidanzato, ma il suo datore di lavoro, un ragazzo dal fisico fragile e gay con un robusto compagno che va e viene dall'Italia (soprattutto da Torino, città magica per eccellenza).
  Bisogna dire che i momenti in cui i due interagiscono sono i migliori della serie, ma rimangono comunque molto deboli, come se, ripeto ogni volta, ormai avesse perso quel mordente un po' sinistro e rivoluzionario (nei confronti di una società molto rigida) che pervadeva le sue prime opere.

 In questo terzo libro, la relazione instaurata col giardiniere in procinto di divorzio nei primi due libri, finisce in vacca a causa di un antico amore. Ne segue un viaggio.
 E' meglio del secondo tomo, ma tocca anche dire che difficilmente poteva fare di peggio perché il livello era davvero davvero scadente, pessimo. C'erano momenti in cui la protagonista parlava col televisore che va bene la visione panteistica della vita, ma c'è un limite a tutto.
 Continuo a cascarci sperando in un colpo di coda alla "Kitchen", stupida me che non mi disilludo mai.


IL CAVALLO DI RITORNO di Beppe Lanzetta ed. Cento Autori:

 C'è un genere poco esplorato in Italia che è quello dell'assurdo totale.
 Il maggior esponente contemporaneo è indubbiamente Andrea Pinketts che unisce alla oggettiva follia delle trame, anche una forte sperimentazione stilistica e lessicale.
Manca ancora il post su Pinketts 
 Purtroppo, è il caso di dirlo, dopo di lui, il diluvio.
 Mi ha fatto perciò molto molto molto piacere scoprire che la serie di gialli del commissario Peppenella by Beppe Lanzetta, rientra perciò in questo filone a cui si dà ingiustamente poco spazio (suppongo per ragioni di marketing).

 Inizio a leggere questo romanzo con la convinzione di trovarmi dalle parti de "La squadra" e scopro che sono atterrata nel pianeta di Christopher Moore.

 Il commissario c'è, grasso, divoratore di kebab e tracannatore di birra, vedovo e provvisto di una figlia che non si augurerebbe al peggior nemico, circondato da collaboratori imbucati da onorevoli e proverbialmente incapaci.

 Il nemico c'è: Napoli stessa. Una città che si rifiuta ostinatamente di sottoporsi a qualsiasi regola, nel male e anche nel bene che può fare lo stato: per la serie, ok, un 150 anni fa avete cacciato i borboni, ci sono state due guerre mondiali, un referendum per la repubblica e svariati altri eventi degni di nota, ma noi non è che siamo stati mai convinti a rinunciare alla nostra città-stato.

 I coprimari latitano un po', come se questo primo libro fosse stato concepito per essere unico.

 La storia parte con una dose di sangue: due ragazzini di nome Diego entrano in casa di un vecchio custode intento in un rapporto omosessuale con un marchettaro arabo e nel tentativo di spaventarlo (per ritorsione) fanno un casino e lo ammazzano.
 Da quel momento in poi delirio is coming. I due Diego appartengono infatti a una banda chiamata "Banda della merda" formata da 87 adolescenti maschi tutti chiamati Diego e gestiti da un vecchio delinquente che usa la tecnica del "cavallo di ritorno".
 Ossia: io ti rubo una cosa e tu invece di denunciare il fatto ai carabinieri, paghi una sorta di piccolo riscatto per riaverla indietro. Se ti rifiuti, puoi dire addio a ciò che ti hanno rubato.
 Il punto è che si passa dal cavallo di ritorno per macchine di lusso a cavalli di ritorno per statue e monumenti: il comune di Napoli pagherà per riavere il Cristo Velato o la statua di Dante?
 E poi, c'entrano o non c'entrano questi 87 Diego con la scia di sangue che vede agire una sorta di serial killer in città, intento a lasciare cadaveri in ogni dove con dodici coltellate?

 Rifiuti tossici, malattie fulminanti, cognati ammalati, crociere disastrose, turchi con l'infarto, veri e propri uffici della camorra, anziane viziose, carusielli, custodi, traffici di statue, kebab, albanesi e infinite altre cose scorrono come un film di cui cerchi di capire disperatamente il bandolo.
 Il bandolo alla fine c'è e, bisogna ammettere che è la parte più debole della trama.
 Una delle regole del romanzo giallo è che l'assassino deve comparire, ma, per quanto apprezzi la teoria de "La promessa" di Durrenmatt (ossia che il caso possa governare i delitti in modo completamente casuale rendendo vano qualsiasi tentativo di arrivare alla scoperta dell'assassino con la logica), però, insomma, secondo me una soluzione molto più logica e apprezzabile di chi fosse il serial killer ci poteva essere (tanto che alla fine pensavo di averci azzeccato e il brusco passaggio di mano mi ha spiazzato, ma male).
 In ogni caso, che dire, un poliziottesco alla napoletana a tinte forti. 
 Consigliato, a chi non cerca gialli beneducati (e io ho già il secondo)!

E voi avete ne avete letto qualcuno? Vi intriga qualcosa? Commentate numerosi!

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