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lunedì 20 dicembre 2021

I consigli di Natale del 2021! Giappone, fantasmi, classici natalizi, Stonewall, cataclismi, Vietnam, Rosi Braidotti e molto altro

 In questo anno che ha ormai insegnato come il senso del tempo sia ormai completamente alterato, il Natale che avevo a lungo bramato è praticamente già arrivato.

  Lo scorso anno in questo periodo mi accingevo a traslocare (un trasloco interregionale a Natale durante una zona rossa non lo auguro neanche al peggior nemico) e il Natale era lievissimamente passato in secondo piano. 
 Non solo, ovviamente, niente giri natalizi causa ondata Covid, ma neanche gioie casalinghe visto che gli addobbi erano rimasti nelle scatole e non avevo neanche il tempo per dei biscotti mielosi.

 A un anno di distanza, ho fatto l'albero e oggi persino i biscotti ed ero pronta a godermi un Natale in grande stile salvo scoprire che siamo passati dal 2 al 19 dicembre non si sa come e non si sa quando.

 I miei post dei consigli natalizi sono quindi periti sotto il fuoco del mio lavoro e ho deciso di lanciarmi in questo post con brevi e si spera ficcanti suggerimenti. So che è tardi, ma insomma: le vacanze non sono ancora iniziate, sicuramente qualcuno che non avrete previsto vi farà un regalo che dovrete ricambiare, alcuni festeggiano la befana e altri fanno i regali solo la mattina della vigilia di Natale stessa.

Ma bando alle ciance e iniziamo (finalmente!):


"FUORI SEDE. VITA ALLEGRA DI UNA FEMMINISTA NOMADE" di Rosi Braidotti ed. Castelvecchi:

Rosi Braidotti, filosofa femminista nata in Italia e trasferitasi da ragazza in Australia, ha scritto un'autobiografia di sicuro fondamentale per chiunque abbia studiato il suo pensiero, parte integrante del dibattito sul post umano e la soggettività nomade. Ma anche un modo per iniziare a conoscerla se non si si è mai imbattuti in lei prima.


SE AVESSI DUE VITE di Abbigail Rosewood ed. E/O:

 Io amo tantissimo le storie d'oriente da sempre perché spalancano mondi quasi sempre ignoti alle nostre conoscenze letterarie scolastiche.

"Se avessi due vite" racconta la vita di una donna nata in Vietnam e cresciuta in un accampamento militare dove un soldato e un'altra ragazza, ritrovandosi poi a cercare il loro affetto e il loro amore in persone simili a loro anche anni dopo, quando sarà lontanissima, in America. Appena l'ho visto mi è venuta subito voglia di leggerlo, come mi succedeva di tanto in tanto con una certa foga alle superiori (e 9 su 10 il mio intuito non sbagliava mai)


RACCONTI GIAPPONESI di AA VV Einaudi ed.:

 Lo sapete, per un nippofilo che si rispetti, qualsiasi cosa sia giapponese è oro, e se è di qualità saliamo al livello del platino. "Racconti del Giappone" è curato da Antonietta Pastore (la traduttrice di Murakami) ed è un'antologia di 25 racconti di autrici e autori giapponesi e non che hanno per protagonista lo splendido (ma complesso e forse anche troppo conservatore) paese del Sol Levante.


DEMONI VENTI E DRAGHI di Andrea Feniello ed. Laterza:

 Lo so, regalare libri che ci ricordino che siamo in preda a un cataclisma può non sembrare una grande idea.

 Eppure c'è chi stempera le proprie paure con la conoscenza e trova consolatorio e speranzoso sapere che gli esseri umani, nei secoli, hanno dimostrato un'enorme capacità di adattamento alle più incredibili avversità. Ecco, mi sembra il libro del Natale perché qua o si impara a cambiare o si soccombe.

DA SOLA di Percy Bertolini Diabolo ed.:

L'ho scopertə durante il lockdown su Ig con le avventure di Zia Pane e del temibile Paolo Fox ed era impossibile non cogliere l'enorme talento di Percy Bertolini, fumettista, muralista e artista militante.

 I suoi disegni, semplici ed essenziali eppure perfetti nel loro minimalismo sono quel tipo di controcultura che amo perché comprensibile nella sua follia, mai fine a sé stessa, ma sempre fissa verso nemici molto chiari e molto potenti. 


NATALE COI FANTASMI dI AA VV ed. Neri Pozza: 

Il gioiello natalizio di quest'anno. Riprendendo l'idea vittoriana delle storie di fantasmi scritte da grandi autori apposta per il Natale, Neri Pozza traduce questa antologia coi superfiocchi. 

Ottimi autori anglosassoni contemporanei, racconti di livello che restituiscono al lettore esattamente quello che vuole: fantasmi veri, inquietudine, magioni infestate, terrori notturni e gelidi inverni. Bellissimo. Straregalatelo.

Ps Curiosamente quest'anno anche Mondadori ha fatto uscire un libro a tema Natale e fantasmi: "Il grande libro dei fantasmi di Natale". Si tratta però di una raccolta, bella cicciuta, di racconti classici.


SERIE "LA TAVERNA DI MEZZANOTTE" di Yaro Abe ed. Bao Publishing:

Netflix si ostina a privarci dei nuovi episodi, ma Bao Publishing continua invece a sfornare con una certa regolarità il manga che lo ha ispirato.

 Gli episodi del manga sono assai più brevi degli episodi tv, ma riescono così a tessere una fitta ragnatela di relazioni tra gli avventori del locale. Un mondo fluttuante moderno in cui gli abitanti della notte sfuggono alle convenzioni sociali e vivono come possono, e come vogliono.

Ps. Non è una cattiva idea allegare un cibo giappo random al libro.


NUOVE STORIE DI NATALE di Louise May Alcott ed. Clichy:

Non siamo solo noi ad avere dubbi sui regali di Natale, anche Louise May Alcott ne aveva. Al nostro contrario però, poteva scrivere un'antologia di storie natalizie tutta nuova da regalare. Ora possiamo regalarla anche noi.


LA DONNA CHE IDEO' IL CORRIERE DEI PICCOLI di Giulio C. Cuccolini ed. Comicout:

Forse non tutt* sanno che "Il corriere dei piccoli" fu ideato da Paola Lombroso che se lo vide poi scippare, col beneplacito di un patriarcale Turati, perché donna e quindi ritenuta inadatta a gestire una rivista, nonostante fosse di sua invenzione. Questo piccolo libro inizia a renderle giustizia.


PRIDE AND PUDDING di Regula Ysewijn Guido Tommasi ed.:

 Sarà colpa della regina Vittoria, ma il nostro immaginario natalizio è tragicamente permeato da suggestioni anglosassoni non ben definite. Questo rende un libro sulla storia del pudding, alimento presente nelle diete italiane solo negli ultimi anni dietetici, appetitoso e natalizio. Il classico regalo a tema mangereccio per il parente a cui non sapete cosa regalare, ma a cui tenete.


NON TOCCHIAMO QUESTO TASTO di Luca Ciammarughi ed. Curci:

Quanto è stata realmente queer la musica classica (un mondo musicale che diamocelo riesce a essere iper conservatore e iper queer al tempo stesso)? Luca Ciammarughi ha scritto un saggio che legge la musica in un altro modo, ed è sempre bello cambiare prospettiva.


S.T.A.R. di Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson Edizioni Minoritarie:

Lo spirito di Stonewall dovrebbe aleggiare tutto l'anno e non solo in estate. Questo è il libro per tenere alto lo spirito rivoluzionario in questi tempi molto bisognosi di energie. La traduzione italiana della fanzine  STAR -Street Transvestite Action Revolutionaries che raccoglie interviste e discorsi di Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson, e molto altro.


Avrei avuto ancor più suggerimenti, ma quest'anno gli archivi mi hanno inghiottita ed è andata così! Spero comunque di avervi aiutato!

sabato 6 febbraio 2021

Sono una donna non sono una santa. Cinque libri (+1) su e di grandi cortigiane della Belle Époque tra Dumas, Vanna Vinci, Zola e Toulouse-Lautrec.

 Saltata quasi a piè pari a scuola durante le ore di storie, la Belle Époque, conosciuta dalle masse principalmente grazie al Moulin Rouge, al can can, le affiche di Toulouse-Lautrec e il "Moulin Rouge" di Buz Lhurmann, rientrava di sguincio dalla finestre grazie a quelle di storia dell'arte.

 La modernità avanzava a grandi falcate, il vecchio mondo moriva e non si sapeva ancora che quello nuovo avrebbe esordito con un paio di guerre mondiali e decine di milioni di morti. 

In quella splendida fessura della storia, si annidò l'apice dello splendore di un mondo che esisteva da secoli, ma destinato a scomparire, almeno in quella forma: quello delle cortigiane.

 Bellissime, avventurose, coraggiose, sensuali, spesso oltraggiose e spesso oltraggiate, piegarono l'oppressione maschile a loro favore, riuscendo a risplendere tra alterne fortune, esattamente come la protagonista del film di Lhurmann, Satine, interpretata da una bellissima Nicole Kidman prima del botox

E' alle cortigiane di questo breve, ma felice periodo storico a cavallo tra '800 e '900 che Vanna Vinci dedica il suo nuovo libro, lo splendido “Parle-moi d'amour” ed. Feltrinelli.


Una carrellata di piccole biografie, specialità dell'autrice, in cui esse si muovono leggiadre tra nobiluomini disposti a principeschi mantenimenti, artisti affascinati che ne fecero muse per poesie, dipinti e sculture scandalose, mariti sinceramente innamorati e anche figli (solitamente poco considerati, ma erano tempi molto diversi, se ci si pensa anche in “Downton Abbey” le tre contessine passano un tempo molto piccolo con la propria prole).

 Conoscerete la graziosa Emilienne d'Alencon, prototipo della biondina stupidotta che in realtà si mangia tutti, la fascinosa Liane de Pougy che morì in odor di santità, la splendida Apollonie Sabatier che fu modello per la scandalosa statua “Donna morsa da serpente” e lei, la più famosa nell'immaginario collettivo, la bella Otero.

 Molte, citate sul finale, sono rimaste fuori ed è un dispiacere, una su tutte Lola Montez, avventuriera irlandese che si faceva passare per spagnola e che causò l'abdicazione di Ludovico I di Baviera, nonno del più famoso, ma non meno eccentrico, Ludwig.

Il libro è davvero considerevole e, credetemi, vale i 22 euro di spesa perché la cura nei dettagli, la ricostruzione storica, le splendide tavole in cui si muovono forsennate splendide donne morbide e sensuali, trasmettono l'enorme lavoro che c'è stato dietro, una rarità, se mi si permette, in un momento di tanti fumetti mordi e fuggi.

 Ovviamente, una volta terminato, avrete una voglia pazza di leggere altro, e magari vi chiederete cosa. 

 Eccovi alcuni miei umili suggerimenti e mi raccomando, tenete sempre vicina una bottiglia di Champagne (o almeno di spumante).


"LIANE DE POUGY" di Jean Chalon ed. Nutrimenti:

 Tra i personaggi più complessi affrontati da Vanna Vinci c'è indubbiamente Liane de Pougy della quale in Italia si trova in commercio una biografia di Jean Chalon, “Liane de Pougy. Cortigiana, principessa e santa” ed. Nutrimenti.

 Nata nel 1869, più benestante di molte altre cortigiane, venne però crudelmente data in sposa dai genitori ad un militare piuttosto violento dal quale ebbe un figlio. Dopo che, avendola scoperta a letto con l'amante, le rifilò una pallottola nel sedete, Liane (il cui vero nome era Anne-Marie) scappò a Parigi e chiese il divorzio.

 Divenne presto un'attrice di teatro e una cortigiana famosa (un binomio abbastanza comune per l'epoca) e intrattenne numerose relazioni con uomini e donne, tra le quali la scrittrice statunitense Natalie Clifford Barney.

 Si sposò poi in seconde nozze con un principe di origine rumena Georges Ghika che conduceva però una vita troppo viziosa anche per una famosa cortigiana. Sopportò i tradimenti e a sua volta lo tradì con frequenza, finché lui la lasciò per un'altra. 

La sua ultima vita, quella di donna devota destinata a morire in un convento in Svizzera nel 1950, iniziò dopo una visita in un orfanatrofio per disabili. Ebbe una svolta mistica e attese la morte del marito, nel frattempo tornato da lei, prima di prendere i voti. Il suo unico figlio, avuto dal primo marito, era morto da tempo nella prima guerra mondiale.


"LA SIGNORA DELLE CAMELIE" di Alexandre Dumas e "NANA'" di Emile Zola:


 Ispirato alla cortigiana Marie Duplessis, con la quale Alexandre Dumas figlio ebbe una travagliata relazione
funestata dalla presenza di altri corteggiatori e soprattutto dalla malattia della donna, è una storia che definire drammatica è molto riduttivo.

 La storia, famosissima, narra dell'amore impossibile tra Armando, giovane di buona famiglia e Margherita Gautier, famosa e splendida cortigiana destinata, lo sappiamo tutti avendo ispirato il romanzo anche “La traviata” di Verdi, a finire molto male.


“Nanà” di Emile Zola è invece ispirato alla figura della Contessa Valtesse de la Bigne
che nacque poverissima e dalla povertà imparò che i soldi, forse, una certa felicità potevano darla, soprattutto quando gli uomini ti tradiscono.

 Dopo una violenza subita in giovanissima età, iniziò a fare la Lorette, una via di mezzo tra una lavoratrice di basso rango e una prostituta, poi conobbe un ragazzo benestante ed ebbe due figlie con lui finché lui non la lasciò. 

 Valtesse iniziò allora una piccola carriera teatrale dove si fece notare per la sua bellezza, dovuta anche agli splendidi capelli tiziano. 

 Divenne ricchissima e arredò fastosamente una casa che Zola fece carte false per vedere. La protagonista di "Nanà", crudele e senza cuore, non fa una bellissima fine, al contrario di Valtesse che si autoproclamò contessa e visse in grande ricchezza fino all'ultimo dei suoi giorni, quando si fece seppellire assieme a due uomini in una tomba disegnata da lei.


JANE AVRIL, "Le mie memorie" ed. Castelvecchi:

Una delle più celebri ballerine del Moulin Rouge, fu Jane Avril che, come molte altre cortigiane ebbe una storia tragica che trovò una sua parabola salvifica lì dove la morale comune vi vedeva perdizione: il can can. 

 Figlia illegittima di una cortigiana e un nobile italiano, venne lasciata alle cure materne solo all'età di nove anni dai nonni paterni. Dalla donna Jane subì una serie di angherie che la portarono prima alle crisi nervose e poi a tentare il suicidio dal quale venne salvata da una prostituta che le fece scoprire il mondo fluttuante.

  Jane Avril, come racconta nella sua autobiografia, pubblicata in Italia, attualmente, da Castelvecchi, come il ballo la salvò. Divenne una ballerina celeberrima, immortalata più volte da Toulouse-Lautrec, e si sposò con un pittore, Maurice Blais che dilapidò tutti i suoi beni.

Morì nel 1943 in una casa di riposo per artisti.


E per concludere, non si può non farsi venir voglia di andare a guardare un po' di Belle Époque in un qualche catalogo delle opere di Tolouse-Lautrec!



lunedì 24 giugno 2019

Ragazzi che amano ragazzi parte II. Guide, coming out, intersessualità, agender, grandi classici e i favolosi anni '80!

Dall'elenco manca "Il blu è un colore caldo" di Julie Maroh,
la graphic dalla quale è tratto il film "La vita di Adele". Può
valere come consiglio, ma è molto tristerrimo. Ho comunque 
scritto un articolo vari anni fa  in merito.
Poiché, una decina di giorni fa, nel precedente post sui libri lgbt per ragazzi  avevo lasciato fuori alcuni titoli a cui tenevo, eccovi una seconda infornata.


 Ovviamente sono titoli che si possono leggere a tutte le età (io li ho letti quasi tutti da adulta per motivi di tempistica) e sono comunque piacevoli.


 Questa volta ci sono guide, classici, il tema dell'intersessualità e persino un romanzo sugli spesso ignorati bisessuali.

 Buona lettura!


GUIDE.
"Questo libro è gay" di Juno Dawson ed Sonda "Più che amiche" di Jennifer Quiles Castelvecchi ed.:
 Quando capisci di essere gay o quando devi far capire ai tuoi volenterosi genitori cosa fa, come si muove, dove trova il suo habitat e via discorrendo un gay, il primo istinto può essere quello di rivolgersi ai libri.  

Non hanno, del resto, tutte le risposte?

 Esistono guide che spieghino il mondo omosessuale for dummies? Ebbene sì, esistono guide per tutto, non mancano neanche queste.

 Le edizioni Sonda lo scorso anno hanno dato alle stampe un libro che sin dalla copertina non lascia spazio all'immaginazione "Questo libro è gay" racconta il mondo lgbt a chi non ne sa proprio niente o vi si approccia per la prima volta.
Ha un linguaggio molto semplice e affronta a tutto tondo il tema lgbtq dalla cultura alla sessualità, dal bullismo alla salute.

 Specifico sul mondo lesbico c'è "Più che amiche" (anche se vorrei che le case editrici prendessero nota e abolissero per sempre le parole "amica" e "diverso" dai titoli a tematica lgbt) di Jennifer Quiles.
 Lo segnalo benché molto molto datato perché affronta temi che magari alcune ragazze sentono di voler conoscere in modo più specifico.

Esistono persino guide su come fare coming out.

 Posto che questo evento varia incredibilmente da persona a persona che lo fa e da persona a persona a cui si fa, è comprensibilissimo aver bisogno del supporto emotivo di un libro che ci dica cosa fare e a cosa potremmo andare incontro (cose belle, ma anche cose brutte, non sapete quanti "migliori amici di una vita" non sono affatto migliori amici di una vita alla prova del coming out).

 Esistono alcune guide (avevo fatto un articolo per Lezpop qualche anno fa), quella che mi sento di consigliare è "Come non detto" di Roberto Proia da cui venne tratto qualche anno fa anche un grazioso film omonimo.

 Il libro raccoglieva coming out famosi, compreso quello dell'autore, ed è persino provvisto di esercizi per prepararsi al lieto evento. Per sdrammatizzare.


I RAGAZZI CHE FURONO. Consigli anni '80-'90:

"Generation of love" di Matteo B. Bianchi ed. Fandango e "Tutta colpa di Miguel Bosè"di Sciltian Gastaldi Fazi editore:

Per ravvispare un po' i consigli seriosi, i giovani d'oggi possono rivolgersi ai giovani di ieri.

 Esiste infatti un filone, purtroppo praticamente esclusivamente di produzione gay maschile (ignoto se le lesbiche non ne scrivano di simili o non glieli pubblichino), ambientato tra gli anni '80-'90 che fa molto simpatia nostalgica.

 Il più famoso e, a mio parere, il migliore anche a distanza di anni rimane "Generation of love" di Matteo B. Bianchi, di cui l'anno scorso è uscita anche la versione estesa.

Altri esempi sono "Tutta colpa di Miguel Bosè" di Sciltian Gastaldi e i recenti "Ma è stupendo!" di Diego Passoni e "Ora che sono nato" di Maurizio Morino.

 Le storie sono tutte accomunate da molta ironia, tanto ritmo, millemila ricordi comprensibili solo a chi è ha vissuto gli anni '80-'90 in pieno (godibili anche per chi è arrivato dopo, ma, immagino con google accanto per decriptare intere frasi).

 Fanno passare serate molto piacevoli e aprono uno schermo su un mondo che non era forse ancora tutelato legalmente quanto l'attuale, ma era finalmente ben lungi dalla tragedia di "Ragazzi che amano ragazzi".

Nel primo caso si tratta della storia di un tormentato primo amore scritta in modo particolarmente esilarante, nel secondo si racconta un po' più dello scoprirsi gay in una famiglia molto assurda tra fratelli fasci e sorelle ipercattoliche, anche qui ce n'è da ridere (my favourite rimane Bianchi però).


INTERSESSUALITA' e AGENDER QUESTI SCONOSCIUTI.

"Golden boy" di Abigail Tatterlin ed. Mondadori e "Middlesex" di Jeffrey Eugenides (:

 Se non ci fossero libri e arti audiovisive varie non si sentirebbe praticamente mai parlare degli/delle intersex.

  Quando si parla di binarismo sessuale infatti c'è una falla nel sistema: qualcuno nasce effettivamente a cavallo di quel binarismo e se la passa con estreme difficoltà sin dalla nascita.

E' un argomento di cui si è volutamente parlato poco per decenni proprio perché era così che si faceva per prassi medica. Poteva infatti capitare (e in verità capita ancora oggi, due anni fa un intervento su un bambino a Palermo fece finalmente scalpore) che una persona intersex venisse operata da bambina per l'asportazione degli organi collegati a uno dei due sessi: testicoli, uteri, clitoridi ecc.

 Vere e proprie mutilazioni sul quale il diretto interessato non aveva né diritto di parola e neanche di sapere. Bisognava mantenere il segreto (leggere la terribile e illuminante intervista di Francesca).

 Forse il romanzo più famoso sull'argomento è "Middlesex" di Eugenides che racconta le vicissitudini di una bambina che, adolescente, scopre di essere un bambino. Sembra una questione medica e invece è una gigantesca questione culturale? Come può la stessa persona essere due persone diverse a seconda del sesso che le viene attribuito in tempi diversi?

 Se "Middlesex" è effettivamente un po' strong per gli adolescenti (anche se, a mio parere, legibilissimo) ci sono due libri che possono sopperire.

 Il primo, "Extraterrestre alla pari" di Bianca Pitzorno non parla effettivamente di un intersex,  ma di quelli che si definiscono "agender" (persone che non si riconosco nel binarismo di genere.

Il protagonista è un alieno, Mo, che arriva sulla terra per uno scambio culturale e che non si sa effettivamente di che sesso sia (sul suo pianeta si scopre molti anni dopo la nascita). La famiglia terrestre non sa però come rapportarsi con lui/lei senza potergli attribuire un sesso preciso, così prima decidono di trattarlo da maschio o femmina a giorni alterni, poi decidono che probabilmente è un maschio salvo scoprire da complesse analisi che è una femmina.

 L'alieno non ci capisce niente: perché il genere è più importante delle persone?

 Il secondo è per ragazzi un poì più grandi, "Golden boy" racconta la storia di Max Walker, ragazzo bellissimo, bravissimo e intelligentissimo, amato a scuola e provvisto di fantastica fidanzata MA con un segreto: è intersex. Segreto ben custodito se non fosse che rischia di venire a galla. Cosa succederà allora al golden boy?


GRANDI CLASSICI:
"Olivia" di Olivia Stratchey e "Maurice" di Edward Morgan Forster:

Potrebbe darsi il caso che alcuni giovinetti abbiano voglia di leggere qualche classico a tematica lgbt che non risalga ai tempi di Archiloco: esistono? E sono tutti una tragedia?

 No, miei cari. Avete pane per i vostri denti anche qui, e ho due consigli: uno  a tematica lesbica e uno a tematica gay.

 Prima i signori. 

 Se avete voglia di leggere una storia di giovani ragazzi che amano ragazzi vintage potete rivolgerci a Edward Morgan Forster, lo stesso autore di "Camera con vista" scrisse un'opera che non ebbe mai il coraggio di pubblicare in vita: "Maurice".

La storia, che incredibilmente non finisce in tragedia, racconta la storia del giovane Maurice e della sua ricerca del vero amore. All'università intreccia una relazione nascostissima con un suo collega che però, al suo contrario, decide di sposarsi subito dopo gli studi e di dimenticare tutto. Maurice, nonostante i ripetuti tentativi di "cura" non riesce a rassegnarsi e intreccia una relazione con un giovane guardacaccia.

 Tenero, appassionato e per niente drammatico. E' bello anche il film che ne trassero con un giovane Hugh Grant (lo vidi in cassetta alle superiori, ora non so quanto sia rintracciabile).

 "Olivia" è invece una storia d'ispirazione autobiografica scritta da Dorothy Stratchey, autrice bisessuale vicina al celebre gruppo Bloomsbury che venne data alle stampe, anonima, nel 1949.

 La storia è ambientata in un collegio francese e racconta una storia di amori e lesbodrammi tra due insegnanti della scuola, una coppia di lunga data che però subisce il fascino di altre due insegnanti dando vita a un caos non indifferente.

  L'Olivia del titolo è una signorina di buona famiglia inglese che si innamora perdutamente di una di loro, proprio come accadde all'autrice che nella prefazione scrisse: 

 "Non s’era mai sentito di una cosa simile per non per scherzo. Già, la gente soleva alludere scherzosamente alle “cotte delle studentesse”. Ma io sapevo fin troppo bene che la mia cotta uno scherzo non era”.



Due ultimi consigli in extremis:

"L'arte di essere normale" di Lisa Williamson che tratta il tema della transessualità e "Sempre e solo Leah" di Becky Albertalli, ambientato sempre nell'universo di "Tuo, Simon" parla di un'amica del protagonista del precedente romanzo che scopre di essere attratta anche dalle ragazze.

Del resto non avevo ancora citato nessun titolo per i bisessuali, la lettera forse più ignorata della sigla.

 Et voilà!
Ce n'è da leggere direi!

venerdì 29 luglio 2016

Storia di una rubrica che fu e che ogni tanto è ancora (e tre sugosi suggerimenti). Piccoli libri per piccoli tragitti: debuttanti fresche di campagna by Alcott, inquietanti paesi di soli ciechi by Wells e cortigiane molto moderne by Luciano di Samosata.

 All'inizio della mia vita da blogger, quando avevo una mezza idea di dover rendere tutto più coerente e sensato, avevo deciso di seguire parte dei consigli che si danno a qualsiasi novello digitatore di tastiere. 
  
Il primo consiglio, che era precedente al mantra "Content is the King" era una specie di anatema da cui sembrava che neanche Gandalf potesse salvarti: qualsiasi cosa tu avessi intenzione di fare dovevi assolutamente ricordare che mai e poi mai un post avrebbe dovuto superare una determinata lunghezza.
 Il motivo era insito addirittura nella natura stessa dell'internet: la gente che naviga ha una capacità di concentrazione degna di un criceto e in ogni caso legge a spizzichi e bocconi quando ha tempo.

  Quindi, baby, datti una regolata.

 Il secondo consiglio,  da cui sembrava proprio non si potesse sfuggire era la periodicità.
 Non la costanza (cosa effettivamente fondamentale), ma l'idea che si dovessero per forza impostare i contenuti in modo da "fidelizzare" il lettore. Il venerdì fai questa rubrica, la domenica fanne un'altra, riposa il giovedì eccetera.

 Così insomma, la gente si sente rassicurata e il mercoledì verrà proprio a cercare quel ghiotto articolo che ha atteso per tutta la settimana.

  (i miei primi post infatti sono corterrimi rispetto agli ultimi), per il secondo ci ho provato, ma immediatamente ho dovuto vedermela con un enorme scoglio: io non mi ricordo mai che giorno è.
Ho cercato di seguire il primo consiglio per qualche mese

 Già di mio non sono stata una grande amica del calendario, ma come saprà chi lavora su turni, quando il concetto di fine settimana è morto e lavori pure di domenica, è un attimo che non sai più che anno è che giorno è. 

 Priva di una periodicità nella vita reale, pretenderla da quella virtuale era abbastanza impossibile.

 Eppure all'inizio avevo tentato di cadenzare qualche rubrica, tra cui Rieduchescional Libraia (sulle follie della storia del libro) e "Piccoli libri per piccoli tragitti", che era anche una cosa sensata: consigliavo libri piccolini e leggeri da leggere e trasportare agilmente in caso di brevi viaggi.

 Sono ormai secoli che si sono perse le tracce di entrambe le rubriche, ma in quest'ultimo mese mi è capitato di adocchiare alcuni libri adattissimi ai Piccoli libri per Piccoli tragitti e anche se sono conscia (e spero per voi) che Agosto is coming e farete viaggi di ore per raggiungere gli amati luoghi vacanzieri, ho deciso di proporvi un triplete per tutti i gusti.
 E insomma, eccovelo, tutto per voi!

DIALOGHI DELLE CORTIGIANE di Luciano di Samosata:

 Sono giorni che la gente non fa che commentare "Temptation Island" un reality show trash fuori tempo massimo che, se ho ben capito, mette delle coppiette su un'isola e boh tenta di farle lasciare innescando delle tentazioni endogamiche. 

Esso è Gordo
 Non che abbia amici che seguono 'sta roba, ma qualche mese fa trovai carino un video di uno youtuber ora molto di moda, tale Gordon, che prende per i fondelli le ragazzette odierne e ho iniziato a guardicchiarne uno ogni tanto.

 Ha un certo gusto del ridicolo e alcuni sketch sono graziosi (oltre all'encomiabile fatto che non ha tema di vestirsi da donna in ogni dove), ma ha sviluppato una passione per questo programma che ha portato alla luce, nei commenti, l'odio per le donne insito in molte donne.

 Diciamocelo, spesso molte appartenenti al genere femminile riescono ad essere più cattive e piene di pregiudizi verso le loro simili di quanto non lo siano gli uomini. 
 Diceva un antico adagio che "le donne sono le più grandi custodi del patriarcato" e senza volerlo scomodare per direttissima, diciamo che la sequela di insulti in stile "E' una cagna, è una tr*ia, è una donna di facili costumi in tutte le sue declinazioni" fa parte di questo magico mondo. 

Quello in cui un uomo che tradisce la fidanzata al massimo è un imbecille, mentre una donna, bene che le va, è una poco di buono.

 Farebbe bene alle masse leggere questo graziosissimo libro, i "Dialoghi delle cortigiane" proveniente direttamente dall'antica Grecia e che dimostra tuttora una freschezza e una modernità incredibile. 

 Come molti ben sanno, nell'antica Grecia generalmente le donne erano ficcate dentro al gineceo vita natural durante e uscivano in ben poche occasioni (poi con le dovute differenze di luogo, ceto e ruolo), alcune tra di loro però avevano un campo d'azione ben più vasto: le cosiddette cortigiane.

 Un po' diverse dalle prostitute, erano un incrocio tra quello che definiremmo una escort e una mantenuta. Donne quindi che avevano un rapporto duraturo (di varia natura) con uomini che le pagavano e di tanto in tanto promettevano persino di sposarle.

 Le circostanze da cui scaturivano tali rapporti erano molto articolate (e quasi mai esclusiavamente faccende di denaro) e somigliano di dialogo in dialogo ad una sorta di "Sex and the city" ante litteram.

  Si scopre infatti che queste cortigiane avevano gli stessi problemi delle ragazze di adesso: amanti che giuravano amore eterno e poi sparivano, amanti che promettevano di lasciare le fidanzate e non lo facevano, gelosie, ansie, tentativi vari di tenersi strette il proprio uomo, relazioni un po' troppo manesche, persino relazioni lesbiche!

 Vivevano, molto più libere delle "donne perbene", una vita all'insegna dello stigma sociale eppure affatto triste, anzi, avventurosa, piena di passione, di dubbi, di amori e di vita.
  E la cosa interessante è che prima di mettere la testa a posto, volenti o nolenti, gli uomini le preferivano di gran lunga alle recluse ragazze dei ginecei, pure e silenziose, lontane dal mondo e accondiscendenti, pallidi fantasmi senza voce, come la maggior parte delle donne nella storia.

 Cosa insegna tutto ciò? A leggere i classici, a smetterla di insultare il prossimo e a sospendere il giudizio morale sulla vita amorosa e sessuale altrui, che, diciamoci la verità non ci dovrebbe riguardare né ora né mai.


NEL PAESE DEI CIECHI di H. G. WELLS:

 In un mondo pre-radar, pre-aeroplani, pre-esplorazioni spaziali, in cui insomma un po' di mistero geografico aveva ancora ragion d'esistere, fiorivano libri, generalmente utopie, su luoghi sperduti e inaccessibili, generalmente incastonati tra le montagne.

 "Erewhon" di Butler,il mondo senza tecnologia, aveva tale  collocazione, come anche "Terradilei"di Charlotte Perkins Gilman, un luogo dove gli uomini erano scomparsi e le donne avevano messo in piedi un matriarcato virtuoso e si riproducevano per partenogenesi.

 Assai simile dal punto di vista naturalistico, ossia, clima mite, ampie e verdi vallate, assenza di bestie feroci e fertilità della terra, è il paese dei ciechi perso sulla Cordigliera delle Ande in cui Wells ambienta questa novella.

  Un uomo, Nunez, riesce a ritrovare questa popolazione separata dal resto dell'Ecuador e caratterizzata dalla cecità: tutti gli abitanti sono non vedenti da generazioni e questo ha condizionato il loro stile di vita in tutto e per tutto.
 Convinto, grazie a quello che Nunez considera il vantaggio della vista, di riuscire a dominarli in una sola rapida mossa, si renderà presto conto che in un paese in cui la maggioranza ha costruito un sistema sociale, organizzativo e persino religioso tarato sulle proprie esigenze, vedere è un malus è non un plus.
 Ciechi, ma con un udito sviluppatissimo, la popolazione tratta Nunez come un idiota che crede in luoghi, dei e cose che non esistono, come la vista appunto. Tentano di indottrinarlo, ma si convincono di avere a che fare con una causa persa, almeno finché egli non si innamora di una bella ragazza locale.

 Racconto straordinario per gli innumerevoli livelli di interpretazione.
 I ciechi credono pazzo chiunque tenti di dar loro spiegazioni alternative perché non prendono neanche in considerazione l'idea di un'alternativa.
 Esiste solo una via, retta, giusta e innegabile, chiunque non la segua è pazzo o idiota. Un'idea che hanno in molti in questo triste mondo malato.

 Altra peculiarità, l'idea malsana che questo mondo sia organizzato a misura di essere umano. Errore.
 Il nostro mondo è organizzato a misura dell'essere umano finora dominante nella storia: maschio, in buona salute e mediamente giovane.
 Un pensiero che faccio spesso quando vado all'Ikea e non riesco ad alzare i pacchi dei mobili.
 Mi chiedo sempre: se il mondo fosse abitato solo da donne, non avremmo trovato da tempo un modo per rendere le cose più leggere, non le avremmo progettate per rendere tutto più funzionale per persone più piccole e meno in forze?
 Tutto ciò che esiste è funzionale certo, ma non per tutti, è funzionale per la maggioranza che esercita il potere (o lo ha esercitato per lungo tempo).

 Nunez pensa che la sua vista sia un immane vantaggio e invece in un mondo in cui tutto è basato sull'assenza di tale senso, si ritrova presto schiavo, fisicamente e psicologicamente. Gli occhi, arriva a pensare, valgono davvero? Ha senso vedere? Non rappresentano solo un intralcio alla vita "normale"?
 Favoloso, da leggere per rimuginare tutto il pomeriggio passeggiando sulla spiaggia. 

IL DEBUTTO DI DEBBY di Louise May Alcott:

  Louise May Alcott autrice che ogni ragazzina da qui a non so quante generazioni precedenti ha avuto come rito di passaggio, per quanto ci possa apparire straordinario, non ha prodotto solo i quattro libri della saga di "Piccole donne".

 Come si vede nel film in cui una Winona Ryder non ancora caduta in disgrazia impersona Jo (alter ego per molti versi della Alcott), prima di dedicarsi alle sorelle March aveva tentato la strada del romanzo gotico e un po' torbido (di cui trovai traccia in biblioteca riesumando "La donna di marmo").

 In generale Louise meriterebbe di essere riscoperta in toto perché fu una scrittrice sagace e ironica, per certi versi molto simile alla Austen.
 La somiglianza diventa straordinaria in questo grazioso racconto che vede protagonista una deliziosa ragazza di campagna non ancora intaccata dal demone della leziosità. Invitata dalla zia arricchita a passare un'estate al mare con lo scopo di procurarle un ottimo partito, si ritroverà precipitata in un mondo che trova da un lato folle e un po' falso, dall'altro indubbiamente attraente: quello dell'alta società in annoiata vacanza.

 In un gruppo di persone che si conosce dalla più tenera età e si frequenta in continuazione tutto l'anno, microscopico circolo parecchio stantio, lei spicca per freschezza e genuinità. Tutto quello che potrebbe maleducata è fonte di salutare  e i pretendenti, incantati dalla novità fioccano come neve a gennaio.
 La zia è ovviamente compiaciuta, la nipote sotto sotto anche, ma non è che si trovi proprio a suo agio circondata da damerini.
 Un bozzetto per chi ama crinoline, corteggiamenti di altri tempi, romanticismo, sano protofemministo con molte balze e ovviamente la buona, buonissima scrittura.

martedì 3 maggio 2016

E se la storia fosse un grande racconto sospeso tra il fantastico e il reale? "ll libro delle meraviglie" di Flegonte di Tralle, storico antico sospeso tra Quentin Tarantino, i fantasmi, Gesù Cristo e molti mondi.

 Mio padre ama da impazzire DMax, una di quelle tv sorte dal digitale terrestre che fanno programma apposta per uomini tipo robe sul barbecue, macchine, reality su gente che confisca macchine in sosta vietata e, a parte Chef Rubio, non so che altro.

Volevo postarne molte altre, ma mi facevano tutte troppa paura
'ste foto vintage strane sono peggio del video di "The ring"
 Una delle ultime volte che sono andata a casa, siamo stati mezz'ora a vedere un'orrenda top ten dei video più visitati su youtube, una sorta di coacervo di casi umani che si spaccavano uova in testa procurandosi ferite, cretine che cercano di fare le make up artists e si danno fuoco ai capelli e una tipa (poi risultato un fake) che, nel tentativo di fare una verticale spaccava un tavolo e si dava fuoco a una gamba.
 Capirete da queste descrizioni che youtube è praticamente il circo degli anni 2000, anche se noi facciamo finta di indignarci per il circo vero e ci riteniamo ormai sociologicamente superiori ai nostri avi che, orrore, accorrevano all'esposizione di rreaks di ogni genere: gemelle siamesi, donne ipertricotiche, uomini e donne, poveretti, di etnie lontane e perciò, per noi favolosi.

 Questo insegna una cosa sola: la passione e la fascinazione per quel che consideriamo "mostruoso" e il perturbante, accompagna il genere umano da sempre e probabilmente non ce ne libereremo mai.
 A conferma di questo vi propongo questo piccolo meraviglioso libro che non a caso si chiama "Il libro delle meraviglie" di Flegonte di Tralle, uno storico greco proveniente dall'attuale Turchia che visse in età imperiale, nel II sec. d.C. e che è rimasto famoso e stracitato da chiunque per una sua meraviglia di cui purtroppo non conserviamo il frammento originale.
 Parlò infatti di alcuni incredibili avvenimenti occorsi durante un olimpiade e che molti storici successivi collegarono al momento della morte di Gesù Cristo.


 Parlò infatti di un'eclisse completa e ci fu anche un terremoto contemporaneo esattamente come descritto dai vangeli sinottici. 
  Una trama che neanche il Dan Brown più rocambolesco avrebbe mai osato azzardare.

 Ma la citazione è solo il finale di una cavalcata straordinaria che procede come una sorta di film dell'orrore a cui "American horror story", Lovecraft e Diane Arbus fanno letteralmente un baffo.
 Tanto per non sbagliare si comincia con un paio di storie dell'orrore, di cui una ai limiti del pulp, roba che Quentin Tarantino dopo una maratona di sedici ore di gialli all'italiana di serie C2 non avrebbe saputo fare qualcosa di meglio.

 La storia narra infatti di un uomo che prende moglie, fa in tempo a metterla incinta e muore.
 Nove mesi dopo nasce un bimb* ermafrodita e le masse non sanno che farne: dovremo ucciderlo? Dovremo consacrarlo agli dei? E' un buon segno? E' un cattivo segno?
 (Ah, i bei tempi mitologici in cui le madri si facevano furbe e travestivano i bambini di un sesso a scelta, tanto poi il problema arrivava al momento del matrimonio e arrivava qualche dio fattucchiere a mettere a posto tutto)!
 Mentre stanno lì che decidono cosa fare del povero neonato ecco che zak! Arriva il fantasma del padre con una richiesta peculiare: "Datemi il bambino e nessuno si farà male".
 Le masse, non si capisce bene perché, visto che così avrebbero risolto un problema (peraltro non loro), rifiutano e il risultato e un dramma splatter.
  Il fantasma prende il bambino e lo divora, lasciandone solo la testa insanguinata al suolo (questo mentre la gente tenta di ucciderlo, ma, essendo un fantasma, non ci riesce). A quel punto la piccola testa si anima e inizia a predire un futuro di sventure, disgrazie e guerre.

Quella delle teste parlanti, come detto nell'intensa prefazione, è un topos del mondo fantastico antico (passato poi per le misteriose e affascinanti vie della storia alla robotica).
 Si ritiene provenga da alcuni culti antichi che prevedevano, sanguinolenti, la venerazione di teschi (talvolta di vittime sacrificali) o la mitica esistenza di teste preveggenti come quella di Orfeo nel triste mito che lo vede, dopo aver perso la sua amata Euridice, divorato dalle menadi che poi ne abbandonano la capoccia parlante e cassandrante in giro.
 Se vi interessa tale mito inquietante e in generale, il rapporto tra esseri umani e capocce altrui nella storia, sappiate che è appena uscito un assurdo, ma interessante libro: "Teste mozze" di Frances Larson ed. Utet.
 Comunque, è la primissima storia lunga ad essere rimasta nell'immaginario di intere generazioni di letterati e scrittori perché, ebbene sì, si tratta del primo revenant/vampiro della storia (più o meno). 
 Purtroppo lacunosa, la storia racconta di una giovane morta prima di poter, diciamo assaggiare l'amore in tutte le sue forme. Smaniosa di congiugersi con un giovane torna dall'oltretomba, ma viene beccata dalla madre che ne causa quindi la sparizione.

 Come nei migliori racconti di vampiri, la voce dell'inopportuna resurrezione a scopo sessuale si diffonde e le genti forcaiole vanno a controllare la tomba della ragazza trovandola vuota! Una volta recuperato il corpo della defunta ecco che lo seppelliscono fuori dalla città dopo aver provveduto ad accettarsi con buone e cattive che fosse nuovamente defunta.
 Ora è una storia che non ci fa molta impressione, ma ha viaggiato nei secoli, finendo, indovinate un po', nella biblioteca personale di quel primo cacciatore di vampiri che èil barone Vordenburg di "Carmilla" di Sheridan Le Fanu.

 Tutte le storie di Flagonte sono in bilico tra due mondi: quello dei morti e dei vivi, il maschile e il femminile, il fantasmagorico (dà notizia anche di centauri catturati e inviati all'imperatore Claudio, ma purtroppo arrivato morto) e il reale. 
 Mondi che non sono così lontani, ma finiscono per fondersi e diventare inestricabili in più parti, e la controprova è il beneficio del dubbio che, dopotutto, siamo tentati di concedergli in molti punti: quando parla di uomini centenari, donne dai parti plurimi, neonati dotati di parola, uomini incinti e non ultima quell'eclisse di sole e quel terremoto che avrebbero accompagnato la morte di Gesù Cristo.
   Perché dovremmo pensare che quella sia vera e il resto no?
 La storia in generale, viaggia sempre sul filo del fantastico: la studiamo e la leggiamo spesso come se fosse un gigantesco romanzo ed è forse questo il motivo principale per cui noi esseri umani, tristemente, non apprendiamo nulla dal passato.
 Il passato è davvero esistito o è solo una raccolta di meraviglie, come quelle raccontate da Flagonte?
Ai posteri l'ardua sentenza.

Postilla.

Sul finale c'è un delizioso elenco di donne valorose e udite udite non stiamo parlando delle solite, per carità, rispettabili madri e mogli dell'antichità, la cui principale virtù era sfornare figli, essere virtuose e rispettare il marito, ma di regine guerriere e volitive.
Tomiri
 C'è l'Artemisia interpretata da Eva Green nel secondo "300", regina di Caria che guerreggiò contro i greci al fianco dell'impero persiano.  Per guerreggiare si intende che andò personalmente a bordo delle sue triremi, combattè e poi, alle brutte, scappò dopo aver abilmente ingannato i greci.
 Meno famosa ma non meno riottosa Rodogine, regina persiana che, informata di un attacco all'impero mentre le venivano acconciati i capelli, abbandonò l'ancella parrucchiera e decise di lasciare i capelli mezzi acconciati e mezzi no fino alla fine (ovviamente vittoriosa) del conflitto. A riprova di tale testardaggine, venne eretta una statua in suo onore con i capelli mezzi sciolti e mezzi acconciati.
 E Tomiri, regina dei Massageti che, vistosi uccidere il figlio con l'inganno da Ciro il grande e dal suo esercito, mosse guerra ai persiani, li sconfisse, uccise Ciro stesso e si fece una bella coppa con la sua testa (avevano un po' la fissazione delle capocce nell'antichità).
 Regine così mysteriose che persino gooooogle ne dà scarsissime notizie. I libri battono ancora il web, molto a zero.

Credetemi, cercate questo libro, ne vale la pena!

mercoledì 24 febbraio 2016

Milano la misteriosa. Davvero c'è poco da vedere nella città meneghina? E soprattutto, davvero non ci sono fantasmi? Sposine adultere, eretiche femministe, dame velate e Dario Argento per scoprire il lato oscuro della nebbiosa.

 Milano è una città molto strana.
 Strana perché quando ci vieni per la prima volta, guardi il Duomo, bello, guardi il castello sforzesco, bello, e poi ti pare di aver già finito di vedere il resto (sì, capatina alla Scala e al massimo se qualcuno te ne ha svelato l'esistenza, ai Navigli e Brera).
 Quando vaghi per Roma hai quella sensazione di bulimia di splendore che ti fa passare sopra tutto il resto, mezzi pubblici ballerini e folli in primis.
  Se sei un turista ed è bel tempo sei quasi felice di doverti fare a piedi i chilometri di scarpinata tra piazza della Repubblica, Colosseo, Altare della Patria, Trastevere, Pincio, Campidoglio...
 Più cammini più non sai dove andare e cosa fare per perderti meno cose possibile.
 Milano no. Non ha nulla di così splendidamente evidente e ti chiedi, vista la storia, anche un po' come sia possibile. Dopo un po' che ci vivi lo scopri: i motivi sono due.
 Il primo è che i milanesi, da brave persone pragmatiche, hanno sempre avuto la mania di buttare giù le vestigia del passato. "Oh, questa chiesa in mezzo ad un papabile snodo stradale impiccia, buttiamola giù", "Oh, questo palazzo medievale sorge proprio dove vorrei costruire un nuovo teatro, buttiamolo giù" e via dicendo. Butta oggi e butta domani, ovvio che rimane ben poco.
 Il secondo è che in realtà a Milano le cose ci sono solo che non le vedi e, soprattutto, non le puoi vedere se qualche indigeno non te le indica. Non si capisce se sia una complicità di ufficio turistico e cittadinanza o una sorta di voluta caccia al tesoro, ma puoi vivere anni a Milano senza che molte delle sue meraviglie ti siano conosciute.
 Tutto quello che puoi sperare è che un milanese di buon cuore prenda a benvolere la tua causa e ti conduca per mano alla scoperta di giardini segreti, ville liberty che amano confondersi nei quartieri, chiese con effetti ottici ben riparate da negozi grandi marche e via dicendo.
 Ho deciso, fosse mai che veniste a Milano, di stilare un breve elenco di libri che potrebbero aiutarvi a scoprire il lato nascosto, anzi per la precisione il lato più fantasmagorico della città.
 Si sa che tra le città italiane le più esoteriche rimangono in assoluto Torino e Napoli, ma anche Milano ha le sue leggende, misteri e fantasmi, magari sconosciuti anche a chi ci abita.

LA DAMA VELATA: 
 Fine '800, al posto dell'attuale Parco Sempione sorgeva un boschetto abbastanza intricato.
 Verso sera cala la nebbia (all'epoca ancora calava, pare fittissima) e ogni tanto qualche giovane si attarda per il bosco. Cammina cammina il giovane di turno incontra una donna che sembrerebbe bellissima, con un forte odore di violetta, vestita a lutto e con un velo sul volto che si avvicina seducente, invita il ragazzo nel suo palazzo e lo conduce all'interno.
 La nebbia impedisce di capire che palazzo sia e dove sorga, capiscono, più o meno dal tragitto percorso, che non si sono allontanati molto. A fatto strano si aggiunge fatto strano: la dama è velata e le pareti della sua casa listate a lutto, come se fosse appena morto qualcuno.
 Com'è, come non è, i due passano la notte insieme, ma la dama non si toglie mai il velo e nessuno sa cosa si nasconda sotto. Poi un giorno, un giovane, trova il coraggio di alzarlo e cosa ti trova al posto del viso? Un teschio marcescente. Ovviamente scappa, ma poi si rende conto, come tutti gli altri, di impazzire d'amore per questa donna che non riusciranno mai più a ritrovare.
 Furono talmente tante le segnalazioni su questa dama velata che vennero fatte delle spedizioni notturne per capire se esistesse e dove sorgesse questo palazzo. Alcuni dicono si tratti di un palazzo in via Paleocapa che costeggia l'attuale Parco Sempione e che molti vogliono infestato e darebbero persino una spiegazione alla dama cadavere: una malattia che le avrebbe consumato i tratti del volto costringendola ad una vita falsamente sovrannaturale.
 Una delle leggende più famose di Milano.

THOMAS DE QUINCEY e DARIO ARGENTO:
 Forse non tutti sanno che la trilogia delle tre madri di Dario Argento, "Suspiria", "Inferno" e "La terza madre", trae origine da un libro dello scrittore inglese Thomas De Quincey. Costui lo scrisse dopo aver passato, a suo dire, una terribile notte sovrannaturale in una casa che si diceva stregata in Via degli Imbonati (proprio in piazzetta San Fedele dietro Palazzo Marino).
 Il palazzo originale, che adesso non esiste più, distrutto dalle bombe della seconda guerra mondiale, aveva una nomea lugubre a causa di un presunto fatto di sangue avvenuto al suo interno: una giovane, murata viva per aver rifiutato di farsi suora, si era lì uccisa lanciando una maledizione sulla casa. Questo avveniva tra '500 e '600, il palazzo subì poi un incendio e venne poi restaurato del conte Imbonati diventando la sede dell'accademia dei Trasformati. Le dicerie non si diradarono con l'avvento di illustri poeti e scrittori tra le stanze, anzi aumentarono, perché molti raccontavano di suoni strani, lamenti, piccoli eventi sovrannaturali le cui notizie si sparsero per l'Europa fino a giungere a metà '800 alle orecchie di De Quincey. 
 Lo scrittore passò quindi una notte nel palazzo e narrò di aver sognato tre donne, la Mater Lacrimarum, nostra signora delle lacrime, la Mater Suspiriorum, nostra signora dei sospiri e infine, la più giovane e terribile, la Mater Tenebrarum, nostra signora delle tenebre. Le tre donne lo tormentarono tutta la notte con incubi e racconti.
 Qualcuno dice che in parte c'entrasse il consumo abituale d'oppio da parte dello scrittore, chiunque può giudicare leggendo il libro che ne trasse: "Suspiria De Profundis".

IL DIAVOLO E LA CARLINA:
 Pare che il Duomo di Milano, la terza chiesa Europea per grandezza (ovviamente San Pietro vincit omnia), sia stata costruita per una strana richiesta del demonio.
"Quelli che Milano" di Giancarlo Ascari e Matteo
 Guarnaccia è molto molto grazioso
 La leggenda, un po' stramba, racconta che il diavolo nel 1386 apparisse a Gian Galeazzo Visconti per ordinargli di costruire una chiesa piena di immagini demoniache, pena l'inferno. Fu così che il signore di Milano si alzò e ordinò la costruzione del Duomo che durò i suoi 500 anni, alla faccia dell'efficienza nordica. In effetti molti, tra dipinti e soprattutto sculture, sarebbero i demoni, resta il dubbio delle ragioni della richiesta.
 La leggenda di Carlina invece vede protagonista una giovane originaria di Schignano, un paesello vicino Como dove usava vestire le spose a lutto in nome di un antico inganno che veniva ordito ai danni del signore del luogo: volendo lui usufruire dello jus primae noctis lo si confondeva vestendo le sposine di nero (uno scemo se ci cascava davvero).
 Insomma Carlina, vestita a lutto e il neosposo, vanno a  fare una specie di viaggio di nozze a Milano e salgono in cima al Duomo. C'era ovviamente nebbia e le statue erano particolarmente angoscianti per Carlina che già era angosciata di suo: concessasi ad un uomo prima del matrimonio, era incinta di un bambino non del marito. Vuoi i sensi di colpa, vuoi il terrore procurato dalle statue che parevano accusarla, si lanciò giù dal Duomo, suicida. Il corpo non venne mai ritrovato e si dice che appaia nelle foto dei neosposi che hanno la felice idea di scattarsi una foto davanti alla Chiesa.

MARCHESE ACERBI:
 Nel libro "Milano esoterica"  di Antonio Emanuele Piedimonte molto spazio viene dato al satanismo a Milano.
 C'è un caso emblematico perché rimasto talmente famoso da aver dato vita ad un detto meneghino a quanto pare un tempo in voga "il diavolo in porta romana". Durante la peste del '600, la gente moriva e il marchese Ludovico Acerbi, nel suo ricco e sontuoso palazzo in Porta Romana, dava feste.
 Non solo non moriva, ma se la spassava allegramente. Usciva sulla sua carrozza trainata da grandi cavalli neri, festeggiava, sbevazzava e guardava dalle sue finestre la gente che moriva e si disperava.
 Lui non si ammalava e neanche i suoi ospiti, c'era una sola soluzione possibile per il volgo: il diavolo abitava in porta Romana.
 Verità? Leggenda? Pare che un curiosissimo caso di omonimia abbia visto due Ludovico Acerbi gestire lo stesso palazzo l'uno dietro l'altro (chiunque abbia giocato di ruolo a Vampiri sa che è un bell'escamotage per ereditare le proprie ricchezze) Palazzo che fu risparmiato, al contrario dei vicini, dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

LA FALSA MADONNA E GUGLIEMA L'ERESIARCA FEMMINISTA:
Nella Chiesa di Sant'Eustorgio, in fondo a corso di Porta Ticinese, sono conservate due cose molto particolari: le reliquie dei re Magi e uno strano affresco in cui appaiono un bambinello e una Madonna provvisti di due grosse corna da caprone.
 Quest'opera che, diciamoci il vero, in epoca contemporanea sarebbe irriproducibile, si rifaceva ad una leggenda cristiana che vedeva san Pietro protagonista.
  La leggenda narrava che mentre il santo era intento a celebrare la messa, il diavolo avesse assunto le sembianze della Madonna col bambinello, dimenticando però di nascondere le corna.
 San Pietro si accorse non senza troppa difficoltà che qualcosa non andava e alzata l'ostia lo scacciò.
 Una seconda leggenda che si interseca con la storia della santa inquisizione milanese e il periodo delle eresie, vuole il dipinto posseduto dallo spirito di una monaca: Guglielmina la Boema.
 Di questa donna, condannata dall'inquisizione (e dal rogo dei documenti dell'inquisizione di Milano) ad una sorta di damnatio memoriae, non si sa molto e ciò che rimane è molto contrastante: da una parte sembra si trattasse di una donna tranquilla dalla vita particolarmente santa e le amicizie importanti che ne decretarono, post-mortem, una sorta di culto. Sepolta nell'abbazia di Chiaravalle, gli stessi monaci le avevano innalzato un altarino e molti si recavano in pellegrinaggio. 
 Da un'altra parte ebbe un ruolo di rilievo in un'eresia stranamente femminista.
 Pare che avesse portato un'eresia assai in voga in nord Europa che prevedeva la ricerca di Dio non mediata dai sacerdoti, ma da ogni singola persona.
  Inoltre diceva che Dio potesse assumere anche un'incarnazione femminile e la sua più grande innovazione risiedeva principalmente nel ruolo ecclesiastico della donna: un corpo femminile non visto solo come luogo di peccato o procreazione, ma di contatto col divino. Aggiungetevi un rifiuto dello storico ruolo di inferiorità della donna all'interno della Chiesa e la frittata è fatta.
 In realtà ciò che la decretò eretica fu quello che fecero due suoi seguaci: una suora, Maifreda, e Andrea Saramita, un grande fedele di Guglielmina (da notare che i seguaci di questa eresia erano sia uomini che donne curiosamente).
 Entrambi si spinsero ad affermare che Guglielmina fosse l'incarnazione dello spirito santo cose che lei, in vita, rifiutò sempre di affermare. Il climax si raggiunse quando Maifreda si spinse a celebrare, nelle vesti di sacerdote, messe con tanto di ostie consacrate: una donna che diceva messa! 
 Ne seguì un processo che vide Maifreda, Saramita e altri seguaci condannati al rogo e il disseppellimento della povera Guglielmina, i cui resti furono bruciati post-mortem.
 Se volete saperne di più di questa strana storia esiste un libro di Luisa Muraro, "Guglielma e Maifreda". Il libro è fuori commercio, ma potete trovare il pdf qui: "Guglielma e Maifreda".

E voi conoscete qualche altra leggenda? Ne avevate mai sentito parlare? Raccontate!

mercoledì 3 febbraio 2016

Piccole recensioni tra amici (ormai medie in realtà)! Un abuso di credulità popolare in età classica e un giallo che rispetta il test di Bechdel: Luciano di Samosata e Giulia M. Ciarpaglini su questi schermi.

 In questo periodo sto avendo una fatica immane a organizzarmi con gli orari e anche per leggere faccio i salti mortali.
 Ormai sono diventata una specialista dello sfruttare pure il singolo minuto di attesa sulla banchina della metro o i trenta secondi in ascensore (o altri luoghi discutibili, tempo fa avevo scritto un post sui "posti più strani dove avessi mai letto").
 Vabbeh, passerà pure questo. Nel frattempo ecco a voi un "piccole recensioni tra amici" che ormai è diventato un "Medie recensioni tra amici".
 Oggi si va di classici e di gialli. Non so perché, ma ultimamente fatico a leggere gli autori contemporanei e sto riscoprendo il mio vecchio amore per gli autori classici (greci, che anche alle superiori preferivo di gran lunga Greco a Latino).
 Smetto di cianciare e vi lascio ai libri. Ah, sono stellette piene al primo e tre stellette su cinque al secondo. E coi voti è andata.


ALESSANDRO o IL FALSO PROFETA di Luciano di Samosata ed. Adelphi:
 Questo libriccino piccino picciò proviene da un tempo assai lontano ed è interessante e avvilente per vari motivi.
 Luciano fa infatti un resoconto di un caso di credulità popolare identico in modo inquietante a ciò che avviene quotidianamente in un mondo in cui ci siamo tutti scoperti medici e scienziati senza laurea e spesso preferiamo seguire come pecore enormi cialtronate (o medici miracolosi ovviamente osteggiati da qualche komplotto!1!) che ascoltare qualcuno che ha studiato una scienza esatta.
 Il protagonista di questa vicenda è tale Alessandro, un intelligente truffatore e, diremmo ora, sfruttatore della credulità popolare. Dopo un inizio in salita come prostituto bisessuale, trova una certa stabilità economica diventando l'amante di una donna dell'Epiro, compaesana della madre di Alessandro Magno, Olimpiade. 
 Il fatto non è irrilevante perché pare che nell'Epiro le persone avessero una certa dimistichezza con i serpenti e li trattassero un po' alla stregua di animali domestici (Luciano suggerisce che questo fosse il motivo della leggenda per la quale Alessandro Magno sarebbe stato concepito dalla madre assieme a Zeus in forma di serpente). Imparò quindi a maneggiare queste bestie con familiarità e, sviluppando un po' di tecniche da ciarlatano e finto mago apprese da un suo precedente amante, mise su, assieme ad un complice, il suo ambizioso piano: fingersi una divinità minore, un unto degli dei diciamo.
 Innanzitutto scelse con cura il luogo dei suo misfatti: una città dell'attuale Turchia, Abonutico, che Luciano ci dice non essere famosa per l'intelligenza dei suoi abitanti, particolarmente ottusi e creduloni. Poi, escogitò uno stratagemma che imitava i grandi misteri, con un falso uovo manomesso per contenere un serpente a mostrare la benevolenza del dio che si pregiava di rappresentare: Glicone. Tale dio parlava attraverso un finto serpente che Alessandro maneggiava nell'oscurità rendendolo plausibile.
In breve tempo conquistò un favore sempre crescente e i soldi iniziarono a scorrere copiosi:  si sparse la voce che poteva curare qualsiasi malattia, che i suoi auspici si avveravano sempre, il futuro per lui non aveva segreti ed era capace di grandissime magie in grado di guarire gli infermi e vincere battaglie.
 Convinse un ricco romano assai credulone, Rutiliano, a sposare sua figlia dicendo non solo che era un ordine degli dei, ma che era indubbiamente un onore grandissimo, essendo costei nientemeno che la figlia della dea Selene. In un crescendo di isteria collettiva, venne assurto ad un grado divino, senza che nessuno, o quasi riuscisse ad arginare tale delirio.
Statuetta del dio Glicone
 Il quasi appartiene agli epicurei. Luciano ci dice che se c'era qualcuno che Alessandro odiava era proprio Epicuro e i suoi seguaci che cercavano costantemente di smascherare le sue menzogne (e quando uno quasi ci riuscì rischiò di essere linciato dalla folla nonostante l'evidenza).
 E ora potete capire perché questo piccolo, prezioso, pungente libro sia avvilente: non ci restituisce nessuna speranza nel genere umano. Un genere pronto a diventare massa senza razionalità davanti a chi fa due trucchi di primo acchito plausibili, ma ad un'osservazione più attenta senza sostanza. 
 Purtroppo gli epicurei sono sempre minoranza, le maggioranze preferiscono soluzioni più semplici, l'intervento del trascendente, spiegazioni oracolari nascoste dietro calcoli e medicine inesistenti a secoli di ricerche scientifiche.
 A lavoro vedo libri che propongono di guarire le malattie recitando stringhe numeriche come mantra. Capite bene che se in duemila anni non ci siamo evoluti nonostante la scuola dell'obbligo, forse è il caso di iniziare a pensare che il genere umano non sarà mai epicureo, ma sempre schiavo di nuovi alessandri, pronti a sfruttare le nostre debolezze, la nostra ignoranza e, soprattutto, la nostra infinita presunzione.

ASSASSINIO ALLA CASA DELLE DONNE di Giulia M. Ciarpaglini, Luciana Tufani editrice:
 Non molti credono, conoscono quello che è conosciuto come "il test di Bechdel".
 Alison Bechdel che, in una tavola del suo storico "Dykes to Watch Out for" osservava come quasi nessun film era in grado di rispettare tre regole:
Fu inventato senza, credo, poterne immaginare la diffusione dalla fumettista americana
1) La presenza di almeno due personaggi femminili di cui si conosca il nome.
2) Il fatto che le due donne debbano anche interagire tra loro e non solo con gli altri personaggi maschi.
3) L'argomento delle conversazioni delle due donne non devono essere gli uomini.
 Pensateci, quanti film conoscete che rispettano questa regola? Pochetti eh.
 Voi direte che sono molto limitanti.
  E allora come mai se ci pensate, ne esistono a bizzeffe in cui gli uomini sono la quasi totalità dei personaggi intenti a salvare il mondo, risolvere gialli, vincere gare sportive e fare altro in cui le donne in genere appaiono solo di striscio, giusto per una storia d'amore al volo?
 Nei libri le cose vanno ovviamente meglio, ma rimane comunque stupefacente leggere un romanzo, un giallo nello specifico, in cui ci siano praticamente solo donne e scarsi uomini di contorno nominati come comparse. Donne sono le vittime, donna l'assassino (non è spoiler assicuro), donna è l'ispettrice, tutte donne le amiche.

All'inizio della storia c'è una minaccia plateale in un ristorante ad una donna che viene trovata morta pochi giorni dopo vicino al centro di documentazione femminile di Ferrara. Abitava lì vicino, i tre quarti della cittadina aveva motivi per detestarla, i moventi quindi innumerevoli.
 Nel giro di poco si scopre che una delle donne del Centro è introvabile: ha visto qualcosa? E' lei l'assassina? E' stata rapita? L'ispettrice Mara Valdambrini cerca di dissipare le nebbie in un gruppo di amiche per la pelle, senza disdegnare Livia, collaboratrice del centro con un rapporto talvolta troppo stretto col vino.
 Il giallo è un (quasi) esordio ben scritto, con una storia non farraginosa che tiene fino alla fine. 
 Ha un solo problema che però può essere facilmente risolto in un eventuale (e francamente spero ci sia) seguito: i personaggi sono troppi e/o troppo poco caratterizzati, col risultato che si entra in confusione coi nomi.
 La mia impressione è che l'autrice, probabilmente volendo ricalcare in parte le sue amicizie (è lei stessa una collaboratrice del centro di documentazione di Ferrara) abbia infilato troppi personaggi di contorno non necessari che rubano spazio alla protagonista, Livia, molto ben delineata.
 Ecco, io attendo il seguito, con meno personaggi e più particolari gustosi, più descrizioni, più ciccia da romanzo e meno dalla realtà insomma.
 Una variazione del giallo molto graziosa.
 E se vi stizzisce il fatto che siano tutti personaggi femminili, provate a fare il test di Bechdel ai vostri libri e scoprirete che ne avete letti una caterva che non lo passano, solo che non ci avete mai fatto caso.

E se avete letto o leggerete fatemi sapere!
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