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mercoledì 4 ottobre 2017

All Hallow's Read! Anche quest'anno per Halloween scambiatevi libri a tema horror. Più libri e più zucche per tutt* (da un'idea di Neil Gaiman)!

Ok, stavolta sono finalmente al rush finale.

  Il libro è quasi in consegna, mancano solo gli ultimi ritocchi, la scansione della muerte finale e via. 

 Questa quindi dovrebbe essere l'ultima settimana di sacrificio del blog, poi potrò finally tornare a parlare di libri. 

 Sono rimaste dietro un sacco di cose tra cui la Lackberg e il famoso "Ragazze elettriche" (bene, anche benissimo a tratti, ma poteva andare ancora meglio).

 Intanto posto anche qui il lancio di quella follia da malati di Halloween come me che è All Hallow's read!

 L'anno scorso una lettrice, su fb, mi svelò di questa idea molto carina lanciata da Neil Gaiman.

 Si tratta sostanzialmente di scambiarsi dei libri a tema horror durante la festa di Halloween. 

 Il modo in cui decidere di farlo è discrezionale: si può decidere magari di impacchettare i libri e di lanciarli in un mucchio da cui tutti gli invitati dovranno pescare, o magari fare un Dracula segreto (versione di Halloween del Babbo Natale segreto), una pesca o un gioco della bottiglia stregata. Insomma, qualsiasi cosa, vedete voi.

 L'unica regola è che il libro che ogni invitato dovrà portare per partecipare dovrà essere a tema horror (anche i saggi van bene).

 Praticamente per chi come me adora i libri, Halloween e ama la narrativa di genere, è l'apoteosi della felicità!

 Per chi avesse fb, ho creato l'evento sulla pagina "I dolori della giovane libraia" (repetita iuvant)!


mercoledì 30 marzo 2016

Come fare delle foto da bookblogger per Instagram di sicuro successo!! Poche rapide cose da procurarsi per rendere un libro davvero sexy: calze, belle gambe, gatti, dolci e molti gadget.

 Dopo aver buttato il sangue a capire le motivazioni dell'esistenza di Twitter e averne tratto beneficio quell'unica volta in cui, alle tre di notte, ci fu un terremoto in veneto che mi risvegliò anche se ero nel mezzo del nulla lombardo (apri twitter e scopri che non hai avuto le allucinazioni ma mezzo nord è sveglio assieme a te), ho deciso circa un mesetto fa, di dare una possibilità a Instagram.

Avevo tentennato a lungo per vari motivi:
922 m. Mehmedas, paskutinis Osmanų imperatorius
palieka Stambulą.
1) Oddio un altro social da gestire.
2) Non mentirò dicendo che sin da bambina fotografavo le api che si posavano sulla mia culla con una canon baby: io e la fotografia non abbiamo mai avuto nessun tipo di rapporto.
3) Se è frustrante quanto lo stramaledetto twitter preferisco evitare di raddoppiare il mio rancore virtuale verso una piattaforma social.
 Alla fine però, le foto ai libri che leggo le faccio comunque, quindi ho pensato: vabbeh proviamo e in effetti non è male come credevo, anzi. 
 E' molto più intuitivo e meno spaccapalle di twitter, nessuno tenta di darmi lezioni di vita in un centinaio di caratteri, magari la gente ci tiene ad apparire fighissima, ma almeno lo fa a immagini e non con pietose frasi noncuranti o arroganti. Una volta tanto posso dire di preferire l'immagine alla parola.
 Quello che mi aspettavo in verità era un mondo molto più originale: se tante persone fanno tante foto, ci saranno sicuramente idee continuamente innovative e diverse.
 Invece, almeno sul fronte del bookblogging mi pare che ci sia poco da essere originali. 
 Vuoi che i libri siano oggetti immobili a cui puoi far fare un numero limitato di cose, vuoi che per qualche motivo i bookblogger maschi scarseggino o comunque non si facciano foto, vuoi quello che ti pare, per ora setacciando l'etere instagrammatico ho trovato profili libreschi tutti molto simili.
 Tanto simili da aver potuto tracciare una serie di consigli da dare a qualsiasi bookblogger, preferibilmente femmina, voglia affacciarsi al magggico mondo di instagram con un cellulare più decente del mio.
 Siete pronti a scoprire come ammassare follower in quantità industriale? Seguitemi!

PROCURARSI DELLE CALZE E DELLE BELLE GAMBE:
Ci ho proprio trovato un tumblr:
 http://legsbooksmugs.tumblr.com/
Una cosa che mi ha molto colpito, forse perché non ho mai pensato potessero avere un nesso logico (se non in estate al mare per ragioni di prospettiva sdraio-cielo) è il profondo rapporto che intercorre tra i libri e le gambe.
 A quanto pare il mondo è pieno di bookblogger assai magre, con gambe bellissime e quelle caviglie affusolate che bramo dalla mia infanzia e che non ho mai avuto neanche nei miei momenti migliori.
  Se al posto delle gambe hai dei tronchetti della felicità come i miei una buona fetta delle foto sexy che si possono fare ai libri è preclusa.
 La tecnica per ottenere una foto di libro con gambe prevede quindi: gambe affusolate e un paio di calze carine, possibilmente parigine sopra il ginocchio. Calzedonia o chi per lei potrebbero persino creare una linea per lettrici che amano leggere in mutande o shorts e calze frou frou.
 Ricordate: a righe fanno molto sbarazzina e Alice nel paese delle meraviglie (che mi pare di capire è il faro verso cui dobbiamo tendere), se no potete puntare sulle orecchie di gatto in cima, colori sgargianti o lavorate. Non mi pare che i collant velati o semplici vadano molto, ma devo studiare meglio la questione.
 Bookblogger maschi che fotografano le proprie gambe villose non ne ho avvistati, se ne avete notizia fatemi sapere.

PROCURARSI DEI CORNETTI O DEI MUFFIN:
Tutti criticano il foodporn ma nun ce 'sta niente da fà: il cibo attira. Ergo, la gente rompe, ma poi vede un po' di sugna e impazzisce.
 Perciò, procuratevi un cibo adeguatamente avvenente, meglio se un dolce, (non so per quale motivo, forse fa più merenda o pausa lettura), come un cornetto al pistacchio, un muffin al cioccolato ricoperto di cuori, una fetta di torta gustosa e colorata (se vi buttate sul casareccio state attenti ai filtri che se no sembra che stiate facendo la foto nella cucina della Clerici, quella di casa sua intendo), un cicciosità che non sia troppo cicciosa
http://legsbooksmugs.tumblr.com/
 Per capirci, tenero donut rosa sì, torre di marron glace con montagna di panna no. Inoltre state attenti agli abbinamenti: una pizza alla provola non è il massimo accanto a "Tutti i cuori dell'amore della mia vita al caffè zuccherato alla cannella", e una charlotte alla panna ha poco a che spartire con "Gli ultimi giorni di sangue e guerra del capitano Smith".
 Una scatola di cioccolatini a cuore vicino ad un libro sulla shoah potrebbe avere qualcosa di inquietante, mentre una scatoletta di tonno rischia di avere poco a che vedere con saggio sulla fondazione di Milano.
 In ogni caso, quando siete nel dubbio: cornetto. Cornetto vincit omnia. Pace, guerra, amore, passione, odio, follia? Cornetto è l'unica risposta.
 (S'intende che se ci tenete a essere cooool o siete sotto i vent'anni o leggete solo narrativa rosa il cornetto potrebbe dirvi poco, in quel caso un dolce americano a caso e state a posto).
Non dimenticate MAI il the.

PROCURARSI UN GATTO (possibilmente a pelo lungo):
Quel tenero e peloso amico a quattro zampe che è il gatto è la vera star del web,  perciò basta procurarsi una qualsiasi palla di pelo (preferibilmente a pelo lungo, ma anche una bella bestiola cicciuta va bene), piazzarla vicino al tomo che volete mandare nell'etere e attendere.
 Se il felino saprà giocare bene le sue carte da modello potrebbe diventare più famoso dello gnomo di Amelie.
  Chi non si commuove davanti ad un tenero gattino lettore? Chi non spara un "Ooooh" commosso davanti ad un persiano che dorme sopra "Guerra e pace" o che litiga molesto col vostro nuovo libro di Baricco? E vogliamo mettere la combo micidiale: cuore di peluche, gatto, libro di Fabio Volo e cupcake? Potrebbe esserci più di uno svenimento per eccesso di cucciolosità in giro!
 Se non avete in mente una vera e propria serie gattesca che vede splendido protagonista sempre lo stesso felino malandrino, trovare un gatto di un amico che si presti non dovrebbe essere difficile.

PROCURARSI UNA BUONA CALLIGRAFIA:
 Una cosa che mi ha molto stupito è la passione di molte bookblogger per la bella scrittura.
 C'è il libro e poi ci sono fogli colorati e scritti con una grafia che manco dopo vent'anni di scudisciate sulle mani in una scuola di calligrafia giapponese. In genere recano considerazioni sul senso della vita o frasi contenute nel testo.
 Anni fa partecipai ad una lezione di inchiostrazione giapponese in cui una povera mangaka trasportata direttamente dal Giappone tra mille onori fu costretta con suo e nostro imbarazzo a provare ad insegnarci la nobile arte dell'uso del pennino.
 Ero talmente incapace che persino la povera donna, tutta sorrisi e inchini, ebbe un visibile momento di scoramento, ma fu nulla rispetto a quello che provai io quando confessammo tutti la nostra età e risultò fossi più vecchia degli altri di almeno dieci anni (ero più vecchia anche dell'insegnante).
 Anche in nome di questo ricordo provo quasi ammirazione per questa voglia artistica di produrre cartoline calligrafiche svolazzanti e ripenso intensamente a quel libro dell'anteguerra che mia madre si ostinava a propormi alle elementari. Un assurdo quadernetto in cui si imparavano cornicette e grafia da far invidia a Carducci. Come al solito all'epoca avevo opposto una fiera resistenza e ora pago le conseguenze della mia scarsa lungimiranza.

PROCURARSI MOLTI GADGET:
Una cosa che è indispensabile fare quando si fotografa un libro, è una composizione come Cristo comanda.
 Il libro sta lì porello, immobile, magari incolpevole portatore sano di una copertina oscena frutto di grafici da denuncia e incomprensibili decisioni estetiche editoriali, non è che possa far molto da solo per imbellirsi.
helloeiry.tumblr.com
 Sì, può invecchiare, i libri sono come George Clooney per le donne etero: aumentano il loro fascino man mano che le stagioni si posano su di loro, ma non è che potete aspettare vent'anni sperando nell'ossidazione della carta.
 Perciò, come rendere un libro più sexy? Accostandolo ad altre cose! Ho notato che al solito va quel minimalismo un po' shabby chic che ti fa mettere il libro su sfondo neutro con boh, una foglia autunnale o tre dadi da gioco vicino, a seconda del tema del tomo o della stagione. Tuttavia ho visto gente che letteralmente addobba l'intera stanza a tema, calibrando colori e ombre come scenografie, non so dove trovino la voglia o il tempo.
 In qualsiasi caso, procuratevi quanti più gadget possibile: non è sempre Natale che un omino di marzapane vi fa svoltare con cannella, zenzero e tenerezza da pacchetto sotto l'albero. Dovete essere più arditi: saccheggiare fiere del fumetto alla ricerca della follia giappa, staccare i gerani dal vaso della vostra vicina per mostrare l'arrivo della primavera, svuotare il portagioie di vostra nonna alla ricerca di una spilla di metà secolo e boh vedete voi. Molti gadget molte foto.

Non dimenticate di smarmellare tutto con qualche filtro e il gioco è fatto.

Ed ecco qua, per ora. Sento di aver assolto al mio eroico dovere, non ringraziatemi, immagino da questo momento il web popolato da nuove immagini, assolutamente fantastiche, assolutamente filtrate benissimo, assolutamente identiche. Olè.

Ps. Se mi cercate su Instagram sono sempre col nome: idoloridellagiovanelibraia. Quando scoprirò come aggiungere i tasti dei social sul blog lo saprete.

mercoledì 1 luglio 2015

"Il lago" di Banana Yoshimoto e il sacrosanto diritto a leggere quello che stracavolo ci pare quando ne abbiamo bisogno. Perché la lettura è tante cose, anche lo zucchero nel caffè. (Post con incontro with Yoshimoto e spoiler nel finale!)

 Come ogni inizio estate, la Feltrinelli ha tradotto un libro di Banana Yoshimoto.

Per chi non lo sapesse perché magari non la segue come scrittrice o magari la segue e non ci ha mai fatto caso, la Feltrinelli non segue un ordine cronologico nella traduzione delle sue opere. 

Cioè, gli ultimi tradotti non sono per forza gli ultimi prodotti. E infatti "Il lago", appena uscito, risale al 2005, tanto che l'avevo visto già in edizione in inglese più volte, domandandomi, nella mia ignoranza linguistica, di cosa parlasse.

 La Yoshimoto, come scrissi in un vecchio post, è una scrittrice che nella mia adolescenza, significò molto per me e la compro ormai per affetto e per inerzia visto che ha perso grandissima parte della sua verve e praticamente tutto il suo fascino.

 Ormai è quasi un rito estivo, misto alla speranza vana di leggere nuovamente qualcosa di affascinante, misto alla segreta speranza di cogliere quel misterioso qualcosa che mi riporti per un'ora ai miei quindici anni. 

Anche perché, diciamocelo, la lettura di un libro della cara Banana, non comporta mai più di un'ora, massimo due.

 Da "Il lago" mi aspettavo qualcosina di meglio

 Nel mio immaginario i laghi sono luoghi privilegiati di mistero e follia pronti a occultare segreti inquietanti. Non è quello che accade in questo libro.

 La storia parla di Chihir, nata in una famiglia piuttosto particolare (pare imprenditore, madre gestrice di una specie di locale notturno) della pettegola provincia giapponese e da adulta, dopo la morte prematura della madre, conosce un ragazzo a dir poco singolare di cui si innamora.

 A quel punto la Yoshimoto rimane sospesa su tre trame: una lavorativa su un murales (insensata), una più delicata sull'innamoramento tra i due ragazzi e infine quella più interessante sul passato di lui.   Il finale, che è la cosa migliore, avrebbe meritato, come ormai praticamente tutte le trame della Yoshimoto, maggior senso dell'oscurità e del dolore.

 Insomma, al solito c'ho sperato, al solito è stato un buco nell'acqua. 

 Ma il mio bel rituale di giappolettura estiva per un breve pomeriggio (peraltro dopo una giornata lavorativa infernale), mi aveva in qualche modo appagato comunque. 

 Certe volte non è importante il contenuto di ciò che si legge, ma il fatto che, per almeno due ore, puoi smettere di pensare e preoccuparti e buttarti in un altro mondo. 

 "Il lago" non era un capolavoro, ma forse, anche per quel disimpegno che nulla chiede al cervello, mi ha fatto passare due ore serene e, alla fine, stavo meglio e avevo molta meno voglia di fare a pezzi i piatti di casa.
Benjamin Malaussène al cinemà
 Come faccio ogni volta che compro un libro, ho postato la foto sulla pagina di fb per condividere il mio acquisto compulsivo.

 Internet è un mondo ricco, ma anche strano, in cui ci si sente un po' liberi di poter dire tutto ciò che si vuole, così tra gli altri commenti ne è apparso uno in cui, in modo poco ortodosso tra l'altro, mi si accusava di privilegiare libri del genere quando Balzac giaceva solitario e ignorato sugli scaffali. 

 Visto che la conversazione col commentatore non scorreva su binari piacevoli e, al contrario di Benjamin Malaussène, nessuno mi paga per sopportare tutti i deliri altrui, ho bannato il contestatore in questione dalla pagina.

 Mò penso sia stato eccessivo, ma dopo una giornata passata a gestire deliri reali, era la cosa più sensata da fare (anche perché non ho mai capito chi commenta violentemente post di pagine che il medico non gli ha certo ordinato di seguire).

 Il commentatore non si è però dato per vinto e mi ha scritto sulla mail accusandomi in qualche modo di essere "venduta" e di dover ormai parlare di certi libri per il mio "ruolo". Vi risparmio la risposta a questa telenovela di rimbeccamenti internet e vado al punto: possibile che una debba giustificarsi se compra un libro della Yoshimoto?

 Pennac tempo fa aveva stilato una lista dei diritti del lettore e tra questi c'era anche quello sacrosanto a leggere quello che più aggrada. 

 Ovvio, anche io faccio dei distinguo: leggere SOLO narrativa considerata bassa alla lunga magari non è proprio edificante e non ti aiuta a innalzarti intellettualmente, leggere libri omofobi, razzisti, sessisti e via dicendo non aiuterà certo la tua mente ad aprirsi ecc. ecc.

 Ma, in generale, ogni lettore, nella sua carriera, ha il sacrosanto diritto di leggere quello che gli pare. 
 Giudicare una povera donna che si legge il suo bel Newton a base di sole cuore amore in metro, è facile. Magari a casa ha tutto Proust, ma dopo una giornata delirante a lavoro, vuole solo staccare il cervello e trovarsi su un'isoletta abbandonata della Gran Bretagna a sorseggiare the con un tizio avvenente.

No beh, Francè in questo sonetto m'hai popo
delusa. Io mi aspettavo de mejo. Sinceramente
tua. (Ecco a recensire i classici mi sento un po'
così).
Ci sono tanti motivi per cui si legge. 

 Ci sono tanti clienti che leggono solo classici e quella è una loro scelta, io ne leggo, anche se ne parlo raramente, è un mio limite, ma  francamente mi sento un po' idiota a dare giudizi su Petrarca. 

 Non perché siano libri intoccabili, ma perché, aver passato il giudizio del tempo è la loro miglior recensione. 

 Piuttosto forse mi piacerebbe recensire i libri meno conosciuti degli "alti" scrittori, il lato socialista di London, le dissertazioni politiche di Dickens (o i racconti di fantasmi) ecc.
 Tuttavia dare sottilmente del "venduto" a una persona solo perché si ostina a leggere libri di scrittrici giapponesi dal fulgido passato, mi pare eccessivo.

 Certe volte non si legge per istruirsi, ma per scappare. L'importante è sempre non leggere SOLO per scappare.

 Ammiro molto chi riesce a mantenersi sempre sulla barra del libro necessario e non devia mai su quello per sollievo e per piacere, di sicuro, spenderà in modo più proficuo di me ogni goccia del suo tempo. Ma come si dice dalle mie parti, "E metticelo un po' di zucchero nel caffè, già la vita è tanto amara".

 Frase nazionalpopolare per dire che ok, bisogna guardare in faccia la realtà, essere vigili, e leggere, e capire e interpretare, istruirsi, ma anche chiudere gli occhi e vagare per due ore in un altro mondo senza impegno può essere legittimo e non far male a nessuno.

PS. (CON SPOILER)
Oggi a Milano c'è stata Banana Yoshimoto.
Come mi è capitato di dire, dovevo riuscire a vederla vari anni fa a Roma, durante il festival delle letterature alla Basilica di Massenzio.

  Purtroppo all'epoca, George dabliu Bush decise di venire in città proprio quel giorno bloccando tutto il centro (c'era tanto di quel dispiego di forze che c'era persino la forestale che non pensavo manco fosse un corpo dello stato inteso in quel senso) e facendo slittare l'incontro con la giapposomma in un teatro con capienza minima. Il mio sogno perciò si infranse.

Foto mia di oggi!!
 Questa volta invece ce l'ho fatta!! 

 Forse lei non è più al top della forma scrittoria, non sarà di sicuro all'altezza dei classici, di certo molto del mio fangirlamento risale ad un attaccamento di adolescenziale memoria, ma l'emmmmozione di vedere un'autrice che molto ha significato per te dal vivo, di avere una dedica con tanto di cuore è stato fantastico.

Comunque per la cronaca:

1) Banana Yoshimoto non è per niente piccola come ti aspetteresti da una giapponese.

2) Spoiler. Nel finale del libro si scopre che il protagonista è stato rapito da piccolo da gente non identificata che l'ha riempito di farmaci e fatto il lavaggio del cervello (ah, appare pure un personaggio che pare uscito paro paro da "X-1999" delle Clamp, altra opera di cui attendo la fine).
 Oggi Yoshimoto ha spiegato che l'ispirazione risale a episodi avvenuti durante il conflitto tra Giappone e Corea, nei quali cittadini giapponesi venivano rapiti da bambini da navi coreane e "addestrati" in modo da diventare spie una volta più adulti.

 Ok, ora forse si capisce un po' meglio la questione, e va bene che lei preferisce lasciare sempre una grande situazione di non detto, ma quando il non detto è troppo rischia di essere un po' evanescente.
 Detto ciò, è stata una giornata suuuuuuper (e non me la sento più di suonare "L'avvelenata" come quando ho ricevuto la mail del tizio di cui sopra).
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