Pagine

Visualizzazione post con etichetta sociologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sociologia. Mostra tutti i post

mercoledì 30 marzo 2016

Come fare delle foto da bookblogger per Instagram di sicuro successo!! Poche rapide cose da procurarsi per rendere un libro davvero sexy: calze, belle gambe, gatti, dolci e molti gadget.

 Dopo aver buttato il sangue a capire le motivazioni dell'esistenza di Twitter e averne tratto beneficio quell'unica volta in cui, alle tre di notte, ci fu un terremoto in veneto che mi risvegliò anche se ero nel mezzo del nulla lombardo (apri twitter e scopri che non hai avuto le allucinazioni ma mezzo nord è sveglio assieme a te), ho deciso circa un mesetto fa, di dare una possibilità a Instagram.

Avevo tentennato a lungo per vari motivi:
922 m. Mehmedas, paskutinis Osmanų imperatorius
palieka Stambulą.
1) Oddio un altro social da gestire.
2) Non mentirò dicendo che sin da bambina fotografavo le api che si posavano sulla mia culla con una canon baby: io e la fotografia non abbiamo mai avuto nessun tipo di rapporto.
3) Se è frustrante quanto lo stramaledetto twitter preferisco evitare di raddoppiare il mio rancore virtuale verso una piattaforma social.
 Alla fine però, le foto ai libri che leggo le faccio comunque, quindi ho pensato: vabbeh proviamo e in effetti non è male come credevo, anzi. 
 E' molto più intuitivo e meno spaccapalle di twitter, nessuno tenta di darmi lezioni di vita in un centinaio di caratteri, magari la gente ci tiene ad apparire fighissima, ma almeno lo fa a immagini e non con pietose frasi noncuranti o arroganti. Una volta tanto posso dire di preferire l'immagine alla parola.
 Quello che mi aspettavo in verità era un mondo molto più originale: se tante persone fanno tante foto, ci saranno sicuramente idee continuamente innovative e diverse.
 Invece, almeno sul fronte del bookblogging mi pare che ci sia poco da essere originali. 
 Vuoi che i libri siano oggetti immobili a cui puoi far fare un numero limitato di cose, vuoi che per qualche motivo i bookblogger maschi scarseggino o comunque non si facciano foto, vuoi quello che ti pare, per ora setacciando l'etere instagrammatico ho trovato profili libreschi tutti molto simili.
 Tanto simili da aver potuto tracciare una serie di consigli da dare a qualsiasi bookblogger, preferibilmente femmina, voglia affacciarsi al magggico mondo di instagram con un cellulare più decente del mio.
 Siete pronti a scoprire come ammassare follower in quantità industriale? Seguitemi!

PROCURARSI DELLE CALZE E DELLE BELLE GAMBE:
Ci ho proprio trovato un tumblr:
 http://legsbooksmugs.tumblr.com/
Una cosa che mi ha molto colpito, forse perché non ho mai pensato potessero avere un nesso logico (se non in estate al mare per ragioni di prospettiva sdraio-cielo) è il profondo rapporto che intercorre tra i libri e le gambe.
 A quanto pare il mondo è pieno di bookblogger assai magre, con gambe bellissime e quelle caviglie affusolate che bramo dalla mia infanzia e che non ho mai avuto neanche nei miei momenti migliori.
  Se al posto delle gambe hai dei tronchetti della felicità come i miei una buona fetta delle foto sexy che si possono fare ai libri è preclusa.
 La tecnica per ottenere una foto di libro con gambe prevede quindi: gambe affusolate e un paio di calze carine, possibilmente parigine sopra il ginocchio. Calzedonia o chi per lei potrebbero persino creare una linea per lettrici che amano leggere in mutande o shorts e calze frou frou.
 Ricordate: a righe fanno molto sbarazzina e Alice nel paese delle meraviglie (che mi pare di capire è il faro verso cui dobbiamo tendere), se no potete puntare sulle orecchie di gatto in cima, colori sgargianti o lavorate. Non mi pare che i collant velati o semplici vadano molto, ma devo studiare meglio la questione.
 Bookblogger maschi che fotografano le proprie gambe villose non ne ho avvistati, se ne avete notizia fatemi sapere.

PROCURARSI DEI CORNETTI O DEI MUFFIN:
Tutti criticano il foodporn ma nun ce 'sta niente da fà: il cibo attira. Ergo, la gente rompe, ma poi vede un po' di sugna e impazzisce.
 Perciò, procuratevi un cibo adeguatamente avvenente, meglio se un dolce, (non so per quale motivo, forse fa più merenda o pausa lettura), come un cornetto al pistacchio, un muffin al cioccolato ricoperto di cuori, una fetta di torta gustosa e colorata (se vi buttate sul casareccio state attenti ai filtri che se no sembra che stiate facendo la foto nella cucina della Clerici, quella di casa sua intendo), un cicciosità che non sia troppo cicciosa. 
http://legsbooksmugs.tumblr.com/
 Per capirci, tenero donut rosa sì, torre di marron glace con montagna di panna no. Inoltre state attenti agli abbinamenti: una pizza alla provola non è il massimo accanto a "Tutti i cuori dell'amore della mia vita al caffè zuccherato alla cannella", e una charlotte alla panna ha poco a che spartire con "Gli ultimi giorni di sangue e guerra del capitano Smith".
 Una scatola di cioccolatini a cuore vicino ad un libro sulla shoah potrebbe avere qualcosa di inquietante, mentre una scatoletta di tonno rischia di avere poco a che vedere con saggio sulla fondazione di Milano.
 In ogni caso, quando siete nel dubbio: cornetto. Cornetto vincit omnia. Pace, guerra, amore, passione, odio, follia? Cornetto è l'unica risposta.
 (S'intende che se ci tenete a essere cooool o siete sotto i vent'anni o leggete solo narrativa rosa il cornetto potrebbe dirvi poco, in quel caso un dolce americano a caso e state a posto).
Non dimenticate MAI il the.

PROCURARSI UN GATTO (possibilmente a pelo lungo):
Quel tenero e peloso amico a quattro zampe che è il gatto è la vera star del web,  perciò basta procurarsi una qualsiasi palla di pelo (preferibilmente a pelo lungo, ma anche una bella bestiola cicciuta va bene), piazzarla vicino al tomo che volete mandare nell'etere e attendere.
 Se il felino saprà giocare bene le sue carte da modello potrebbe diventare più famoso dello gnomo di Amelie.
  Chi non si commuove davanti ad un tenero gattino lettore? Chi non spara un "Ooooh" commosso davanti ad un persiano che dorme sopra "Guerra e pace" o che litiga molesto col vostro nuovo libro di Baricco? E vogliamo mettere la combo micidiale: cuore di peluche, gatto, libro di Fabio Volo e cupcake? Potrebbe esserci più di uno svenimento per eccesso di cucciolosità in giro!
 Se non avete in mente una vera e propria serie gattesca che vede splendido protagonista sempre lo stesso felino malandrino, trovare un gatto di un amico che si presti non dovrebbe essere difficile.

PROCURARSI UNA BUONA CALLIGRAFIA:
 Una cosa che mi ha molto stupito è la passione di molte bookblogger per la bella scrittura.
 C'è il libro e poi ci sono fogli colorati e scritti con una grafia che manco dopo vent'anni di scudisciate sulle mani in una scuola di calligrafia giapponese. In genere recano considerazioni sul senso della vita o frasi contenute nel testo.
 Anni fa partecipai ad una lezione di inchiostrazione giapponese in cui una povera mangaka trasportata direttamente dal Giappone tra mille onori fu costretta con suo e nostro imbarazzo a provare ad insegnarci la nobile arte dell'uso del pennino.
 Ero talmente incapace che persino la povera donna, tutta sorrisi e inchini, ebbe un visibile momento di scoramento, ma fu nulla rispetto a quello che provai io quando confessammo tutti la nostra età e risultò fossi più vecchia degli altri di almeno dieci anni (ero più vecchia anche dell'insegnante).
 Anche in nome di questo ricordo provo quasi ammirazione per questa voglia artistica di produrre cartoline calligrafiche svolazzanti e ripenso intensamente a quel libro dell'anteguerra che mia madre si ostinava a propormi alle elementari. Un assurdo quadernetto in cui si imparavano cornicette e grafia da far invidia a Carducci. Come al solito all'epoca avevo opposto una fiera resistenza e ora pago le conseguenze della mia scarsa lungimiranza.

PROCURARSI MOLTI GADGET:
Una cosa che è indispensabile fare quando si fotografa un libro, è una composizione come Cristo comanda.
 Il libro sta lì porello, immobile, magari incolpevole portatore sano di una copertina oscena frutto di grafici da denuncia e incomprensibili decisioni estetiche editoriali, non è che possa far molto da solo per imbellirsi.
helloeiry.tumblr.com
 Sì, può invecchiare, i libri sono come George Clooney per le donne etero: aumentano il loro fascino man mano che le stagioni si posano su di loro, ma non è che potete aspettare vent'anni sperando nell'ossidazione della carta.
 Perciò, come rendere un libro più sexy? Accostandolo ad altre cose! Ho notato che al solito va quel minimalismo un po' shabby chic che ti fa mettere il libro su sfondo neutro con boh, una foglia autunnale o tre dadi da gioco vicino, a seconda del tema del tomo o della stagione. Tuttavia ho visto gente che letteralmente addobba l'intera stanza a tema, calibrando colori e ombre come scenografie, non so dove trovino la voglia o il tempo.
 In qualsiasi caso, procuratevi quanti più gadget possibile: non è sempre Natale che un omino di marzapane vi fa svoltare con cannella, zenzero e tenerezza da pacchetto sotto l'albero. Dovete essere più arditi: saccheggiare fiere del fumetto alla ricerca della follia giappa, staccare i gerani dal vaso della vostra vicina per mostrare l'arrivo della primavera, svuotare il portagioie di vostra nonna alla ricerca di una spilla di metà secolo e boh vedete voi. Molti gadget molte foto.

Non dimenticate di smarmellare tutto con qualche filtro e il gioco è fatto.

Ed ecco qua, per ora. Sento di aver assolto al mio eroico dovere, non ringraziatemi, immagino da questo momento il web popolato da nuove immagini, assolutamente fantastiche, assolutamente filtrate benissimo, assolutamente identiche. Olè.

Ps. Se mi cercate su Instagram sono sempre col nome: idoloridellagiovanelibraia. Quando scoprirò come aggiungere i tasti dei social sul blog lo saprete.

giovedì 22 ottobre 2015

Cartoline dalla libreria! "Come si chiamerebbero le sezioni in libreria se dipendesse dai librai", la verità dietro le etichette tra felicità, soldi facili, vampiri e troppa fuffologia.

 Immagino che tutte le persone dopo anni che lavorano nello stesso posto con le stesse mansioni, tendano a dare nomignoli alle cose con cui hanno più a che fare, inventino alla  lunga un gergo comprensibile solo a loro e ai colleghi con cui condividono le sventure e le venture di ogni giorno. Gergo segretissimo o incomprensibile all'eventuale pubblico che passa solo casualmente. Immagino che avvenga nelle anagrafi, nelle officine, nelle redazioni, nelle fabbriche, in qualsiasi negozio e negli uffici.Le librerie non sono esenti. Alla lunga, per fare l'esempio del post, si finisce per dare soprannomi alle sezioni. 
Quelli fumettati di seguito non sono comprovati né certo universali, ma quelli che secondo me sentiamo di poter attribuire dal profondo.
Cartoline dalla libreria! "Come si chiamerebbero le sezioni in libreria se dipendesse dai librai"!








Ps. Tali soprannomi sono una sintesi della maggior parte delle definizioni/commenti/richieste/scelte date dai clienti. Lo specifico perché non penso assolutamente per esempio che lo sport sia solo calcio e Agassi (ma i clienti chiedono quasi solo quei due), o che il fantasy sia roba da ragazzini.

sabato 31 maggio 2014

"Io e il mio responsabile". Lezioni di vita 1: "L'ascensore sociale parte II"!

Devo dire che non credevo ci sarebbe stata la curiosità di conoscere davvero il nesso tra Jennifer Lopez e l'ascensore sociale in Italia (ingenuità), visto che è sabato sera starete probabilmente bailando e bibiendo, ma eccovi la spiegazione.
Io e il mio responsabile. Lezioni di vita: "L'ascensore sociale parte II"



martedì 25 febbraio 2014

I mestieri dei nobili secondo i libri sfornati da essi medesimi. Chef parigine, inquietanti esperte di bon ton, donne di spettacolo, gioielliere e salottiere unite sotto il segno del cheap & chic!

Mentre oggi mi affannavo a cercare appunti per un post che scriverò nel prossimo breve futuro, il mio

occhio è caduto sulla copertina più photoshoppata degli ultimi mesi "Come diventare marchesa ed esserlo in tutte le occasioni della vita" di tale Daniela Del Secco D'Aragona. Cinta in questo abito a sirena di moda non meno di venticinque anni fa, sorride avvolta da cerone, ritocchini e luce sparafleshata in faccia. 
 E' merito del suo sorriso rossettato se ho partorito questo post sui nobili. 
 Già da bambina, probabilmente confusa da un'educazione repubblicana e dalla scuola pubblica, quando ti tanto in tanto mi capitava di sentire titoli nobiliari sparati a caso, rimanevo alquanto perplessa. Mai conosciuto un nobile di prima mano, ma i "Gente" di mia nonna erano pieni di queste contesse Serbelloni Vien dal Mare che in un'epoca preanimalista si contorcevano su enormi divani avvolte da sedici pellicce di Annabella, al tempo status symbol indispensabile. Interrogati, i miei genitori, asserivano con furore che costoro fossero solo degli impostori che si ammantavano, in un'epoca che Mazzini aveva desiderato con tutte le sue forze, di titoli nobiliari che non valevano più una benemerita cippa. Ero portata a dar loro ragione, sebbene non capissi, visto che la monarchia era stata abbattuta, da dove venissero loro tutti i denari che gli consentivano di sciare a Cortina in inverno e rotolarsi a Capri in estate. 
Non possiamo non menzionarlo.
Ero giovane, ingenua, non avevo letto "Il Gattopardo" e credevo allo stato sociale e alla confisca dei beni per il benessere del popolo.
 Anni dopo, dopo infiniti scassamenti di palle, ecco che finalmente i Savoia potevano rientrare in Italia. Ecco giungere in Italia coloro che avevano seriamente rischiato di governarci: sua maestà, che sembrava un mayaletto dagli occhi porcini, la sua rifatta moglie e l'erede al trono, il quale fece esattamente quello che ci si aspetta da uno di questi nobili repubblicani: si trovò un mestiere da nobile, nel suo caso l'uomo di spettacolo.
 Son passati i tempi dello champagne e di Versailles, adesso il nobile deve dire sempre e comunque che  tutto è cheap and chic.
 E' un mantra. In quanto cheap deve lavorare, ma in quanto chic non è che può fare il primo mestiere che gli capita a tiro e soprattutto non può esimersi dal raccontarci quanto lavorare sia appassionante, fonda entale, meraviglioso, una prova di vita.
 Voi pensate che questi se ne stiano lì a mangiare tartine in un giardino all'italiana e siete solo dei poveri comunisti malfidati, venite con me ad esplorare il magico mondo dei mestieri nobiliari secondo quanto costoro scrivono nei maravigliosi tomi che ci spupiamo giornalmente in libreria.

L'ESPERTO DI BON TON: 
Aggiungerei al titolo:
"Tottò"
 Se sei nobile il bonton lo conosci per forza. Come dice ingenuamente la Dal Secco D'Aragona, loro nel bon ton ci sguazzano, è la loro croce e la loro delizia. Questo intrico mortale di regole di convenienza su chi andare a trovare quando, sugli inviti da fare e rifiutare, sui vestiti da mettere a seconda dell'età, stagione, momento storico, sentimento, evento, le forchette da usare, solo una nobile può sapere tutto ciò e soprattutto solo una che ha molto tempo da perdere può trovarci un senso. Non fraintendiamo, io amo le buone maniere, più cresco più penso che un'educazione come Cristo comanda renderebbe questo mondo assai migliore, tuttavia in questi casi si entra in un ginepraio di assoluto nonsense. Barbara Ronchi della Rocca col suo libro, ci dà un saggio di perfetto galateo e assoluta mancanza di tatto con delle descrizioni agghiaccianti.
 Andate a trovare un amico malato per dire? Ecco le regole che tu e lui dovreste seguire:
 "Una delle opere di misericordia più gradita e gradevole è la visita a un amico malato, soprattutto se non gravemente e in convalescenza. Da parte sua il malato non si dilunghi a raccontare sintomi e cure, non tocchi e non si faccia toccare se è infettivo, non si lamenti troppo, non si crogioli nell'autocommiserazione e soprattutto prima di ricevere visite, si lavi, si rada e si cambi la biancheria."

LA SALOTTIERA/DONNA/UOMO DI SPETTACOLO: 
Aggiungi didascalia
 Questa Daniela del Secco d'Aragona, che io, non avendo la tv ignoravo completamente, ha scritto un libro che per il bene di questo post mi sono letta TUTTO ed è un vero capolavoro di trashitudine. 
Ce le ha tutte: il doppio matrimonio con doppio nobile, la figlia adorata, lei principessa dei salotti ribattezzata l'ottavo re di Roma nientepopodimeno che da Bruno Vespa (titolo che ama tenersi stretto). Organizza feste monumentali in quel della capitale e riesce a regalare persino un momento di totale follia quando ammette che a Roma tra i nobili è usanza leggere i necrologi de Il Messaggero e andare in massa ai funerali della gente che conta (se non è felliniano questo non so cosa lo sia). Parla dell'università come di un fatato periodo in cui si è trovata a contatto con la gente comune e del suo caro amichetto dell'asilo Robertino che era figlio della governante eppure non lo avresti mai detto (un bambino che si adattava a tutte le situazioni, come lei del resto). Questo tripudio di quanto sono bella, magnifica e salottiera la spinge a prendersi il merito di aver reso Roma meno provinciale e più frizzante e la rende autrice della frase più fantastica degli ultimi anni: dovendo decidere se partire per Pechino Express o meno, davanti ad un suo iniziale spavento si dice  "Daniela, tu discendi dai Goti, non puoi avere paura di niente!"
Voto 10 e lode alla follia, e 10 e cinque lodi per me che ho letto questa roba.
 Ah, il libro finisce con l'arringa che tutte le nobili amano: la vita è bella, siate felici, trovate la felicità nelle piccole cose, nulla è brutto tutto splende.

L'ESPERTA DI GIOIELLI/MODA: 
Una vera nobile sguazza tra i rubini, esattamente come Patrizia di Carrobio che secondo me, tra i libri trovati, è la migliore. 
 E' proprio la nobile che è non solo felice e orgogliosa di esserlo, ma te lo dice. Tu sei solo un plebeo che vuoi capire di quel mondo magico in cui tutto luccica ed è ricoperto di diamanti? Patrizia, in questo libro che ti spiega tutto tranne come riconoscere i gioielli,  ci spara tutta la tiritera della donna che ha combattuto per il proprio lavoro, che insomma fare il metalmeccanico e vendere gioielli richiedono lo stesso duro lavoro. 
 Inizia questo suo libro con un'infinita tiritera sulle origini, lei come sua nonna, una marchesa o contessa o chissà che altro Di Robilant che faceva la personal shopper in pieno dopoguerra. 
 Continua parlandoci della sua vita, lei che obbliga il primo marito a mettersi i gemelli anche se non vuole (ah, sappiate che ogni vera nobildonna deve avere almeno due mariti) e questi orridi intermezzi in cui parla del suo lavoro raccontandoci amene storielle che lei trova commoventi e sono solo ridicole.
  Prendiamo il caso della sua amica che, sposatasi ben oltre i trenta, non trovava conveniente chiedere al futuro marito un anello con un diamante spaziale. Sotto suo suggerimento l'amica si reca da un gioielliere e sceglie un infimo anello sottilissimo, poi con un tranello ci spedisce il marito e glielo fa comprare. Un anno dopo il matrimonio la sua amica si sente abbastanza in confidenza col marito (sic!) per chiedergli un anellazzo più grande e tutti vissero felici, contenti e diamantati. Altra storia degna di nota è quella della giovane moglie del vecchio industriale costretta a mettersi dei gioielli da vecchia perché il marito si rifiutava di prendergliene altri.
 Sò problemi.
 Merita una menzione d'onore l'esilarante frase sull'agitazione in cui erano cadute le donne della sua famiglia nel dopoguerra:
 "Non a caso però quando in Italia scoppiò la psicosi del comunismo (ndcs. Non sono riuscita a capire se si riferisse alla psicosi del popolo italiano che votava Pci, o al terrore dei nobili che arrivasse il comunismo pure da noi) , chi possedeva qualcosa si affrettava a venderlo per paura di vederselo confiscare. La nonna stabilì che l'investimento migliore era il platino."
 Perché il platino? Avrebbe dato meno nell'occhio in caso di fuga dall'Italia in mano al soviet.

LA CUCINA:
 Due i nostri caposaldi: Alessandro Borghese e Csaba Dalla Zorza.
Un tempo i nobili mangiavano dolcetti, ora che è cool li fanno.
Prima era la plebe che cucinava, ora che fare lo chef è cool, i nobili hanno spodestato la sòra Lella dai suoi legittimi fornelli e se ne sono appropriati con forza.
Il primo, discendente di una gloriosa stirpe di papi che si starà rivoltando nelle tombe, ha deciso di piacioneggiare tra di noi rendendo la panzanella un piatto da brunch (visto coi miei occhi quando ancora disponevo di una tv). Nulla di male, anche perché nel suo trafficare tra mille programmi televisivi, il suo accento da borgata per niente Oxford ti fa pensare che non sei davanti all'ultimo dei marchesi improvvisati, ma a uno che potrebbe persino servire una bruschetta in un centro sociale, se volesse. Dico ti fa pensare, non che abbia l'effettivo coraggio di farlo, notare bene. Ma non è manco detto, il Marchese del Grillo ci insegna che costoro di tanto in tanto ameno mescolarsi al pueblo.
 La cara Csaba invece non sono riuscita ad evincere se sia veramente nobile o meno, anche perché, nonostante le mie ricerche, trovo solo straordinari muri di gomma, ma le mie prove indiziarie mi indicano che questa chef che non smette di ripetere "Amo Parigi" "W la Francia" "L'accademia Cordon  Bleu mi ha salvato la vita" e ti propone il giusto modo di far sembrare chic due servizi di porcellana spaiati, non abbia origini plebee.
 Il nome e il cognome: Nessun essere umano non nobile si chiama Csaba Dalla Zorza se non in possesso di genitori megalomani o nobili.
Ovviamente pubblica con le edizioni
Luxury Books
 Origini mysteriose: Nulla si sa di questa donna, se fosse nata e cresciuta in un ristorante lo sapremmo per certo. Sonia Peronaci di GialloZafferano non fa che mettere i manifesti su quanto sia stata influenzata da sua nonna che aveva 'sto benedetto ristorante, che è mezza nordica e mezza no, ecc. Se non parli hai qualcosa da nascondere.
Parigi: Nessuno squattrinato fugge a Parigi a ritrovare se stesso frequentando l'accademia Cordon Bleu (e ricordandocelo nel libro ogni tre righe).
 Cheap and chic: Il concetto di cheap and chic per i nobili e i ricchi in generale è molto relativo. Il ricco si ritiene cheap se non può comprarsi la borsa che vuole, se per un mese deve rinunciare a qualche uscita serale e soprattutto se ripete fino allo sfinimento che c'è la crisi e ci sono pochi soldi. Come confessa lei candidamente nell'introduzione dopo averci detto che sin da bambina ha nutrito un grande amore per il bello (alcuni pensate dicono persino fuori dal comune!) ci rivela che a 19 anni, sola e squattrinata, coi primi soldi invece di una borsa si era comprata una tovaglia di fiandra! Allora, io non so vuoi cosa fareste coi primi soldi, ma io non comprerei né una borsa né una tovaglia di Fiandra, li metterei da parte per il conguaglio della Tarsu e non perché mi manchi il senso estetico.
 Le ricette del libro sono anche carine, ma sono intervallate da lei che fa picnic coi figli, che compra formaggi con la borsa di paglia, che passeggia col marito alla ricerca di forchette nei mercatini. Senza contare questi interminabili spiegoni sulla sua vita che trovano un senso quando infine confessa che il suo vero desiderio era sempre stato di fare la scrittrice e finalmente lo aveva realizzato.
 Dite che qualcuno le spiegherà mai la differenza tra un libro di ricette e un romanzo?

Anche lei, come la gioielliera di lusso è sempre tanto felice, segno che ce l'hanno sempre raccontata come magra consolazione la famosa storiella che i soldi non danno la felicità. La danno eccome.

 (C'è da dire che son sempre meglio dei nobili che fingono di comprendere il mondo del pueblo. Prima rappresentante tra tutte quella Beatrice Borromeo che finge empatia con gli operai che fa sempre fico fingersi giornalista impegnata prima di passare all'adulta vita dorata).

venerdì 13 dicembre 2013

Traumi infantili. Tutti i classici più tremendi della nostra infanzia. Tra malattie, infermità, disgrazie, povertà e suicidi, quelli sì che erano tempi, altro che Peppa Pig! (O no?)

Tra i libri che hanno fatto più piangere i miei coetanei e over, ho notato ieri una predominanza di quella narrativa ormai scomparsa, annegata tra maiali dai profili equivoci e topi con mille parenti: la letteratura da "Trauma infantile".

Non sono così vecchia, ma vuoi che le porte dell'inferno consumistico si siano spalancate un attimo dopo la mia infanzia, vuoi che i miei genitori erano magari un po' retrò in fatto di gusti libreschi, da bambina mi sono letta tutto il pantheon di tragedie che spettava adeguatamente ad un bambino del secolo scorso.
 Una delle grandi hit di questo Natale è il libro di Aldo Cazzullo "Basta piangere", il quale, sebbene sia uno di quei saggi un po' divulgativi di sociologia italiana contemporanea, ha un grande pregio: invece di dire che moriremo tutti e moriremo male, ci invita a ricordarci che insomma i nostri nonni spesso facevano la fame, sono stati in guerra, morivano per malattie che ora consideriamo stupide e nella stragrande maggioranza dei casi non andavano oltre la quinta elementare. Per questo: basta piangere, alziamoci e combattiamo.
 Tutta la tostezza dei nostri nonni e ormai bisnonni si ravvisa benissimo nel reparto dei classici per l'infanzia. Ieri citavo "Piccole donne crescono" con la morte di Beth, lo sventurato matrimonio di Meg e le incomprensibili scelte di vita di Jo. Ma è solo una della tremende vite e vicende sventurate narrate ai fu bambini di tutto il mondo.

 FIABE TRUCULENTE:
 Mia sorella piccola si ricorda ancora gli strilli per"Fiabe italiane" di Italo Calvino, un coacervo di principesse mutilate, regine malvagie, bambini divorati dalle nonne, streghe omicide. Mi ricordo in particolare una storia che causò la fine della mia carriera di narratrice di storie prenanna: una regina cattiva ha tre figli che sposano tre giovinette, poi ovviamente i figli partono per la guerra e lei che fa? Cava gli occhi alle nuore e le manda a morire in una caverna. Qui, le tre divorano i propri figli per la fame, tranne una, che non ricordo come salva la prole. Quando dopo un tot di anni i principi tornano, cercano le mogli in ogni dove e trovandole ridotte in quello stato (non ricordo se le aveva pure mutilate in altro modo, è possibile) cospargono la madre di pece e le danno fuoco. 
 Andersen e i Grimm (e Perrault con le sue fiabe incestuose come "Pelle
Ill. di Nadezhda Illarionova
d'asino") non erano da meno. Escludendo "La Sirenetta", che nella versione originale, oltre a essere muta, è anche inferma, perchè la coda mutata in gambe in realtà non funziona sulla terra, uno dei racconti che più colpì il mio immaginario fu "I cigni selvatici". Non so se la ricordate. C'è il solito re che sposa la solita donna cattiva che trasforma i suoi 11 figli in cigni e caccia di casa l'unica femmina (non prima di aver cercato di assassinarla). Costei, mi pare muta anch'essa, ha un solo modo per ritrasformare i fratelli in esseri umani: cucire loro a mano dei giubbini di ortica!!
 Per non parlare di "Storia di una madre", dove una giovane madre, si lascia cadere gli occhi in un lago, cede i suoi bei capelli, si fa trapassare il petto da spine e rovi, pur di salvare suo figlio dalla morte, per poi scoprire che la Morte stessa le sta facendo un piacere perché lo sta in verità togliendo a un destino funesto (era meglio morire da piccoli, diceva la canzone).

DRAMMI SOCIALI: 
Non scomodo Dickens per il dramma sociale perché è troppo semplice (e a me personalmente, a parte "Oliver Twist" non hanno mai propinato nulla durante l'infanzia), qui si va su sottigliezze come "Pattini d'argento", "Pel di carota" e un classico di cui non riesco a ritrovare il nome che molto traumatizzò la mia infanzia. Il primo, celeberrimo, racconta le disavventure di questi due fratelli desiderosi di pattinare con meravigliosi pattini d'argento che permettano loro di vincere danarose gare per aiutare la povera famiglia, visto che il padre cadendo sul lavoro aveva battuto la testa e cambiato personalità (ovviamente diventando violentissimo e alcolista). 
 "Pel di carota" forse è meno famoso, ma dimostra assieme a "Anna dai capelli rossi" e "Rosso malpelo", come nascere coi capelli rossi fosse un dramma non irrilevante. Mi ricordo una vecchissima edizione che mia nonna mi rifilò e di cui non capii a lungo il senso. Il libro infatti è composto da singoli brevi episodi in cui questo Pel di Carota viene immotivatamente vessato da tutta la famiglia, diventando man mano violento, bugiardo e cattivo. Mi faceva specie lui, mi faceva specie la madre che non provava un briciolo di pietà neanche quando, esasperato dalle cattiverie altrui, il povero Pel tenta il suicidio!
Suicidio, altro che Peppa Pig.
 Ora Wikipedia mi svela che Sartre lo riteneva un testo alla base della letteratura contemporanea. Sarà.
 Il classico di cui non ravviso il titolo era uno dei miei favoriti e parlava di questa bambina sola al mondo che per qualche motivo finisce a vivere nella soffitta di tre bambini ricchi. I tre ragazzini la trovano e decidono di nutrirla e nasconderla alla servitù, al padre che è ricco, ma lavora sempre ed è stanco, e alla madre che è bella, giovane, ma ovviamente patisce di qualcosa ed è in sanatorio. La storia, che adesso comprendo quanto fosse assurda, era commovente nell'umanitarismo di questi giovinetti che rubavano i biscotti da tavola e la biancheria alle domestiche per aiutare la sventurata.


 I RICCHI E LA DISGRAZIA:
I ricchi sono grandi protagonisti delle storie dell'800-'900. 
 Il filone del ricco buono et felice, con famiglia meravigliosa che di colpo perde tutto e si rotola nella disperazione, è un campo che i nati negli anni '80 conoscono molto bene anche televisivamente. Mentre in tv Candy Candy, Georgie e Lovely Sarah affrontavano lutti, disabilità, scherno e miseria, sul comodino ci aspettavano "Il giardino segreto", "Il principe e il povero", "La piccola principessa". 
Ovviamente un tripudio di orfani e umana cattiveria più potente del fuoco di mille battaglie, che comunque nulla sono al confronto del vero psicodramma familiare causa di odio profondo tra fratelli minori e maggiori:  "Incompreso".
 Questo padre che vedovo, ritiene il figlio ottenne adulto e vezzeggia l'ignobile figlioletto minore finché in un tripudio di tregende l'ottenne si immola per salvare il fratellino malvagio, era per

me fonte di perplessità già alle elementari. Parlava di un mondo strano con regole che non mi appartenevano. Che Heidi potesse essere prelevata da casa di suo nonno e spedita a Francoforte a fare compagnia ad una bambina in sedia a rotelle era qualcosa che non mi quadrava per niente. Alle mie richieste di "Ma perché?", gli adulti mi rispondevano: "Eh, altri tempi."
 Non capivo bene, ma che non fossi figlia di un diplomatico, di un re o di un lord lo capivo benissimo, come di non essere affidata alle cure di un burbero vecchio che mi teneva lontana dalla scuola dell'obbligo, quindi mi ritenevo al sicuro. Ero anche abbastanza certa che, non essendo orfana, nessuno mi avrebbe ritirato da scuola per fare la dama di compagnia a qualcun altro.

LA MALATTIA:
Il vero protagonista di una tragedia per ragazzini se non era orfano doveva contrarre una qualche malattia e possibilmente perire. "Pollyanna" di Eleanor Hodgman Porter, una specie di martire bambina, oltre che orfana e  affidata ad una zia crudele, per dire, perdeva l'uso delle gambe eppur non si scoraggiava guardando fiduciosa verso il futuro (e la medicina).
Ma se spesso si poteva guarire dalla semiparalisi c'era qualcosa che non lasciava scampo: la polmonite. Questa malattia, che mieteva sciami di vittime in libri dove bastava prendere una freddata e inzupparsi per invocare un medico troppo costoso e distratto e morire tra le braccia disperate della propria madre, mi angosciava. Vera vittima simbolo di tale tragedia è il ragazzino che perisce ne "I ragazzi della via Pàl".
C'è da dire che il ragazzino (a posteriori) defunge in modo cretino, ma il libro, al contrario di altri a me fantasiosamente lontani (come "La capanna dello zio Tom", parliamo pure di questo!) aveva qualcosa di realistico. Tra la noia della spiegazione di scienze dell'ultima ora con cui inizia il libro e i giochi sfrenati in giro, i battibecchi coi compagni e la volontà di non soccombere nella perfida gerarchia della scuola elementare, l'immedesimazione era ben più seria.
 Ecco quindi affacciarsi il terrore della polmonite ad ogni santa influenza. Non degenerare! Non lasciatemi morire! Datemi la penicillina! 

Personalmente a 10 anni non conoscevo nessuno che ne fosse stato colpito, ma che ne sai, la disgrazia è sempre in agguato.

 (E voi? Qual è stato il classico per ragazzi che più ha tormentato le vostre notti?
 Ieri su facebook citavano "Il lampionaio" e "La strada per Agra" ove ovviamente i protagonisti sono orfani, poveri e malati.
 Vie di mezzo mai.)
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...