Pagine

Visualizzazione post con etichetta nobili. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nobili. Mostra tutti i post

mercoledì 11 marzo 2015

Siamo davvero ciò che indossiamo? Un excursus culturale con grande sorpresone a righe per difendere la libertà di vestirci come ci pare, ma anche per renderci conto che è la cultura che ci suggerisce cosa è giusto indossare. Guerriere, regine, re, fiocchi, eroi, lana e diavoli per una simbologia che non accorgiamo di portare.

Ieri, mi ero svegliata, i casi della vita, con l'intento di fare un bel post (che slitterà a domani) sui libri dedicate ai libri sui personaggi storici e mitici femminili romani e greci poco conosciuti.
 Tuttavia, mentre postavo robe su fb mi si era palesato un articolo in cui alcune maestre d'asilo di Trieste venivano messe alla gogna dai cosiddetti benpensanti: pensate che per un giorno, 'ste povere donne, hanno pensato di non far colorare i bambini nei contorni o di controllare se si stessero prendendo a sassate in cortile (cosa che avveniva comunemente nel mio asilo, io ricordo di aver inseguito un mio amichetto con la pompa dell'acqua per due giri di asilo), ma di far vestire i maschi da principesse e le femmine da cavalieri.
 Scandalo. Ora, siccome sono stufa di questa cretinata del vestiario che traumatizza i bambini innocenti e candidi, ho deciso di scrivere un post che spero molta di questa gente evidentemente ignorante, legga.
 Qualche anno fa, nonostante abbia frequentato un ateneo gigantesco, mi ritrovai, al primo semestre, ad avere un solo corso di sociologia dei processi comunicativi da seguire (unico esame di sociologia fatto, classico esame riempicrediti che ti tocca fare e pure cicciuto): tutti quelli su editoria e affini iniziavano nel secondo e a me non restò che lui, un corso in storia e cultura della moda.
 Iniziai che volevo suicidarmi, Vi lascio immaginare il mio profondo interesse per il campo di ricerca. Tuttavia, vuoi che mi diedero una cosa come dieci e dico dieci libri da studiare, vuoi che l'esame era davvero impostato bene, in realtà mi rendo conto, che, negli anni, mi ha dato materiale critico per vedere con occhi completamente disincantati tutto ciò che riguarda l'abbigliamento.
  Non studiai infatti l'ultima collezione di Armani bimbo, ma come il vestiario sia esclusivamente un mero atto culturale.
 Siamo noi che culturalmente decidiamo che una gonna sia da femmina e un pantalone da maschio (come è stato abbastanza evidente nella storia), siamo noi che boh, abbiamo deciso che il rosa sia un colore da femmina e il blu da maschi (come se potesse un colore essere sessuato) e che imbellettarsi e truccarsi leziosamente sia una roba da femmine. Se guardiamo i quadri del re Sole, uomo che, basta leggere il recensito "Amanti e regine" in quanto ad eterosessualità non si faceva certo parlare dietro, vediamo un uomo imparruccato, infiocchettato e truccatissimo. Cosa direbbero gli attuali difensori della morale? Metterebbero il destino delle loro genti in mano ad un uomo evidentemente, secondo i loro parametri culturali, ambiguo?
 Non credo. Eppure l'infiocchettato re fu il più grande rappresentante dell'Ancién Regime.
 Perciò, visto che ormai mi pare che certa gente stia perdendo il lume della ragione, farò un breve elenco di personaggi e autori che hanno vestito panni considerati dell'altro sesso e darò loro pure la stilettata finale. Sciure religiose che vi coprite di righe, preparatevi a soffrire. 

DONNE GUERRIERE: 
Esempio di donna vestita con armatura scintillante, da cui mi sono pure travestita ai tempi delle scuole medie per un carnevale, che invece di stare a casa a cucinare e sottomettersi, pugnava in battaglia felice e festante, fu indubbiamente SANTA Giovanna D'arco. Una bambina non può avere come esempio santo una donna che ha salvato la Francia? Oppure l'armatura di Giovanna era rosa fucsia e ornata di merletti e noi non lo sappiamo? Perché dalle fonti storiche non risulta, anzi uno dei motivi per cui fu mandata al rogo fu per aver compiuti atti illeciti non consoni al suo sesso (vestirsi, tra le altre cose, da uomo).
 Altra donna guerriera a farle compagnia è Camilla, la vergine cantata da Eneide che fece strage di troiani finché il suo amore femminile per il gioiello la tradì rendendola ingorda. E dire che il padre l'aveva fatta crescere nei boschi giocando con spada e giavellotto consacrandola alla dea Diana.
 Ne "la Gerusalemme liberata" poema scritto da Torquato Tasso, uno che per il dissidio interiore con la chiesa cattolica uscì letteralmente pazzo, quindi non un eretico folle, guerreggiano sia nella fila dei crociati sia in quella degli arabi, due donne molto etero, ma anche molto combattive: Clorinda e Bradamante.
 E che dire di Yde, personaggio della Chanson de Roland che combatte vestita da uomo e a cui poi viene dedicato un poema di rara ambiguità in cui viene scomodata la volontà celeste pur di risistemare un'insistemabile faccenda (Yde viene data in "marito" alla figlia dell'imperatore e malgrado siano entrambe felici della cosa una era del sesso sbagliato per l'epoca).
 E tanto per dire, persino la Disney ha fatto crossdressing: ve la ricordate una certa Mulan che si traveste da uomo per salvare il padre dal servizio militare e infine salva la Cina? "Mulan" nella lista nera, subito!
  Se siete curiose e curiosi di esempi di donne costrette o felici di indossare abiti maschili vi caldamente consiglio il bel "Svestite da uomo" di Valeria Palumbo ed. Bur, quante cose scoprirete, che nulla hanno a che vedere coi bambini all'asilo.

UOMINI CHE FILANO E SFILANO:
Rrose Selavy
Una delle credenze più diffuse vuole che il crossdressing o travestitismo sia proprio o di donne desperade o di uomini gay, quest'ultimo pregiudizio probabilmente perché in troppi hanno l'errata idea che gli omosessuali abbiano in realtà confusione riguardo l'identità di genere.
 In realtà anche comprovati etero si diedero al crossdressing per motivi altri.
 Achille eroe muscoloso (e ok, bisex), si travestì da donna per fuggire alla guerra di Troia, mescolandosi con delle ancelle finché viste apparire le armi capì che ok, ci rimetteva la vita, ma vuoi mettere la gloria?
 E in quanti sanno che Eracle comprato come schiavo da Onfale, regina della Lidia, la servì fedelmente generando con lei tre figli, conducendo varie imprese guerresche, ma anche vestendosi da donna e filando per lei la lana?
 Marcel Duchamp aveva un alter ego donna, Rrose Selavy, da cui si travestì numerose volte e di cui ci rimangono vari scritti a sua firma. Legato ad una volontà di totale rottura degli schemi, lo stesso nome di Rrose è parlante (Eros c'est la vie) ed è un chiaro uso di simboli culturali in modo ironico e sovversivo nei confronti di una società normata. Se conosci gli strumenti puoi combatterli.
 Su wikipedia c'è poi una vasta letteratura per quel che riguarda i poemi dei paesi nordici e orientali, ma non mi sento di dissertare sull'argomento. Vi basti sapere che più di un eroe si è travestito nelle sue varie epopee.

STOFFE MALVAGISSIME:
 Tu amabile sciura di famiglia che gira con una maglietta con lo scollo a barca e ti credi tanto francesina, tu uomo virile e rampante indignato dal fatto che le maestre pretendano da tuo figlio che usi il tulle per una mattina della sua vita e intanto ti metti una bella giacca a righine nere, tu mamma solerte e sempre in preghiera che hai comprato un vestitino tanto carino e pieno di fiocchi a righe bianche e rosse, lo sapete che state usando LA STOFFA DEL DIAVOLO?
 Michel Pastoureau, autore di splendidi saggi sul medioevo e sul significato simbolico dei colori (il più famoso dei quali è "Blu"), ha scritto una storia dei tessuti rigati nella società occidentale, "La stoffa del diavolo" ed. Il Melangolo.
  Voi non lo sapete, ma quando vi sentite tanto eleganti coi vostri begli abiti a righe in realtà state indossando abiti storicamente appartenuti alle parti più bistrattate dalla società. Sapete tutti quei bei versetti a cui si rifanno gli integralisti? 
 Ebbene, il Levitico, ci rivela Pastoureau, ne ha anche per loro: "Non indosserai veste tessuta di due" (che poi se lo prendiamo alla lettera, anche il misto lana diventa peccato). 
La cosa, legata in parte alla fissazione ebraica della non mescolanza delle cose, secondo Pastoreau derivava anche dal fatto che un doppio colore impedisce di capire quale sia il vero fondo della stoffa, così in quanto cosa ambigua diventa malvagia. Chi si vestiva allora del tessuto favorito dal demonio?
 I bastardi, le prostitute, gli zingari e tutte quelle categorie considerate marginali nella società. Bisognerà aspettare che i re di Francia si sentano particolarmente modaioli perché le righe diventino da stoffa diabolica, un tessuto assai pregiato e di buongusto. Quindi, sciura, ti pongo questo enigma: ha ragione il Levitico o la moda? Voglio vedere come la metti.
 Da leggere per capire quanto siamo stupidi a credere che se ad un bambino piace il rosa dobbiamo gridare alla tragedia e allo scandalo.

Come si evince da tutte le storie ci sono vari motivi per cui personaggi e persone di entrambi i generi facciano del cosiddetto crossdressing e non sono tutti legati all'orientamento o all'identità sessuale, anzi.
 Il fatto che numericamente sembrano esserci state più donne che uomini dediti a tale pratica è una chiara spia della connotazione culturale del vestiario: fingersi un uomo, in un mondo che è sempre stato dominato quasi solo da uomini, voleva dire essere libere di viaggiare, lavorare, muoversi, scrivere, dipingere, voleva dire vivere riuscendo a sfuggire alle gabbie imposte dal ruolo di genere voluto dalla società.
 Al contempo, essere donne appropriandosi di simboli culturali maschili voleva dire appunto non vestirsi da uomo per sembrare un uomo, ma per  assumere i ruoli del potere storicamente e culturalmente riservati agli uomini.
 Lo dice anche in un'assai travisata frase, Judi Dench interpretando la regina Elisabetta I in "Shakespeare in love" (peraltro tutta una commedia sul topos delle mentite spoglie maschili) dice una battuta:
 "Io ne so qualcosa di donne che fanno un mestiere maschile, sì, buon dio, lo so e molto bene"
 E la regina da lei interpretata non non si veste da uomo e mantiene i suoi regali gioielli e vestiti, ma rifiuta un altro ruolo tipicamente femminile della società: moglie e madre. Che l'abbia fatto a malincuore per mantenere la libertà o ben felice non possiamo esattamente saperlo, di certo la sua erede Vittoria, molti anni dopo, non fu costretta a simili drastici provvedimenti e si sposò regnando indipendente e felice.
 I costumi della società cambiano, anche quelli che indossiamo, chissà che grasse risate si faranno un giorno gli uomini del 2300, che se ne andranno in giro imbellettati e infiocchettati come il re Sole e penseranno a quanto erano effemminati gli uomini del 2015, visto che nella loro cultura i vestiti virili di ora verranno riattribuiti al genere femminile. Io in realtà spero che tra 500 anni avremo smesso di baccagliare di cose del genere.


giovedì 11 dicembre 2014

Consigli per il Natale: libri su principesse e regine. Aneddotica per iniziare lettrici trash alla saggistica e carteggi seri per storiche (e storici) consumati, e su tutti quanti grandi corone scintillanti!

 E anche quest'anno è arrivato il magico momento dei consigli natalizi!
 Inizio questo tedio regalatorio con una grande hit natalizia che dovrebbe risolvervi alla grande una serie di regali: le storie di regine e principesse. 
Sin da quando ero piccola ho visto molti film di Natale.
 La ragione era solo una: passavo molto tempo natalizio coi miei nonni locali, in alternativa, chiusa in casa dalla mia nonna estera (la madre di mio padre da cui andavamo a Natale e che abitava geopoliticamente in un'altra parte d'Italia).
  In tali anziane mura domestiche non è che si potesse fare molto oltre a mangiare, così o guardavo insistentemente "Fantaghirò", oppure, coi miei nonni local c'erano delle grandi hit: "Don Camillo" (inimmaginifici gli arrampicamenti sugli specchi dei miei nonni, non proprio di sinistra, per spiegarmi cosa fosse il Pci) e "La Principessa Sissi". 
 Mio nonno era un uomo che anche quando avevo ormai vent'anni compiuti continuava ad imbarazzarsi se vedevamo un bacio sulle labbra in un film insieme, perciò con questi due filoni andava tendenzialmente sul sicuro.
 Codesto fatto, ha voluto che io collegassi per sempre il Natale a romantiche principesse in crinoline e trovi particolarmente jingle bells tutto ciò che le riguarda, così il consigliare libri del genere diventa un passo piuttosto facile. Storcete il naso? Datemi e date loro una possibilità!

PER LA PARENTE/AMICA/ZIA/CUGINA CHE LEGGE SOLO LIBRI ROSA:
 Le nominiamo spesso: persone che leggono solo trame spazzatura, seriali, spesso brutte, spesso identiche, ma in quantità industriale. Codeste persone sono le stesse che pronunciano la parola saggistica come se fosse un vocabolo appartenente ad una lingua stramorta da tremila anni: in modo dubbio e senza alcuna cognizione di causa. Mi riferisco a loro al femminile perché le statistiche sia empiriche sia vere, ci dicono che la stragrande maggioranza di questo tipo di lettori sono di sesso femminile. Perciò è come la storia del tradimento: se il lettore forte di trame spazzatura non sei tu, lo è tua moglie. 
 Ci sono molti titoli che possono farvi andare sul sicuro, ma soprattutto due personaggi storici in particolare: Maria Antonietta di Francia e la Principessa Sissi.
 Personaggi complessi ridotti dalla vulgata comune e da un cinema generalista ante litteram, vengono recuperati in belle biografie o documenti storici piccanti come:

1) "LA SARTA DI MARIA ANTONIETTA. LE MEMORIE DI ROSE BERTIN" ed. Clichy:
  Questa mania di biografia per interposta persona è molto comune negli attendenti e aiutanti dei personaggi famosi e storici (basti pensare alla defunta Diana su cui ha scritto, spettegolato e mangiato pure il palafreniere di palazzo), ma è comprensibile: la tentazione di dare la propria versione dei fatti può essere forte. Ed è il motivo per cui Rose Bertin, semplice modista miracolata dalla regina che ne fece la sua sarta personale, sente la necessità di scrivere: davanti alle innumerevoli calunnie che vede piovere sulla sua benefattrice, essa deve parlare. Il libro è piccolo e gustoso, veloce e ricco di quelle che osservazioni che sembrano stucchevoli e nascondono enormi scenari storici. 
 La Maria Antonietta che ne esce è tenera, dolce e scintillante come la ragazzina adorata da Lady Oscar nel celebre cartone, solo che questa è memorialistica vera.

 "LA VERA STORIA DELLA PRINCIPESSA SISSI E DELL'ANARCHICO CHE LA UCCISE"  di Renzo Castelli ed. Ets: 
 Ammetto che l'inizio prometteva molto di più: come possono due persone come Elisabetta di Baviera e il suo assassino, Luigi Luccheni, dai destini così enormemente distanti, appartenenti a mondi talmente diversi, incrociarsi fatalmente in una gelida giornata svizzera?
  E' una questione affascinante che mi pongo spesso: il modo in cui il destino si attorciglia sfiorandone migliaia di altri fino a quel momento distanti anni luce. Peccato per lo svolgimento.
 Il saggio che si propone in principio di sfatare il mito della Sissi televisiva cavalca velocemente lungo la sua lunga vita come un bignami ben scritto, tuttavia soffre di eccessivo puntinismo (puntini di sospensione) e non indaga davvero l'animo umano, soprattutto quello di Luccheni. Di quest'uomo, presunto anarchico, italiano, dalle origini miserevoli e una vita altrettanto miseranda, l'autore non fa che ripetere un solo mantra: difficilmente poteva essere un anarchico. Tuttavia non offre grande sostegno al riguardo, insiste piuttosto su una grande delusione lavorativa, e nonostante un'infanzia da Dickens, sembra provare molta più compassione per Sissi, che finisce per ammantare di uno strambo alone romantico. Comunque è scorrevole e grazioso, perfetto per iniziare alla saggistica la cugina riottosa a lasciare il principe azzurro col cupcake in mano.

PER L'APPASSIONATA STORICA VERA: 
Diciamoci la verità, la stragrande maggioranza di voi, quando ha letto la parola "principesse" ha smesso di leggere il post o, se è arrivato fin qui, si è chiesto se non fossi impazzita dando fondo alle mie muliebri arti. Se ci riflettiamo (e se lo avete pensato) potrebbe una cosa molto sessista, se avessi scritto che vi parlavo di libri su Carlo V o Filippo II l'effetto dato sarebbe stato tutto un altro. 
 Si collegano re e principi a guerre, sangue e beghe politiche, re e regine a frizzi e lazzi. Eppure il re Sole ed Enrico VIII in quanto ad amorazzi, tradimenti e pettegolezzi non erano secondi a nessuno, mentre Eleonora D'Arborea ed Elisabetta I sono delle regnanti ricordate per meriti politici, giuridici e militari.  Perciò, esistono molti libri da regalare anche a parenti, maschi e femmine, appassionati di storia, che sotto Natale vogliono spararsi un po' di sana aneddotica. Di cui sotto vi elenco:

1) "LETTERE D'AMORE DI ENRICO VIII AD ANNA BOLENA" ed. Nutrimenti: 
Carteggio di grande valore storico di cui purtroppo possediamo solo una delle due voci: quella del solerte e appassionato a Enrico. 
 Sarà che ero suggestionata dai dipinti che lo vogliono panzuto e imponente, ma la sua presenza fisica sembrava trasparire anche dalle lettere: imperiose, fisiche, passionali, ma molto concrete. Da questo carteggio per voce sola, si intuisce come Enrico fosse molto attratto dalla seconda moglie che fece decapitare e come questa lo tenesse sulla corda con grande bravura visto che non era certo uomo da farsi intortare. 
 Il momento tristezza giunge alla fine: la lettera di Enrico alla sua terza moglie, Jane Seymour, mentre la Bolena era ancora in vita, ha lo stesso identico tono dell'uomo passionale e vigoroso. Al che la domanda sorge spontanea: Enrico, ma tu ci credevi o ci facevi?

2)"PRINCIPESSA LUISA" di LUCINDA HAWKSLEY ed. Odoya:
 In questi ultimi tempi va molto di moda la regina Vittoria, non riesco a capire perché. 
 Personaggio ignorato lungamente, viene riscoperto con sommo stupore, nonostante abbia regnato per lunghi anni e avesse una storia (soprattutto in gioventù, quando dimostrò grande carattere sfuggendo al dominio materno), molto intrigante. L'Odoya ha recentemente pubblicato una biografia di una delle sue figlie, la principessa Luisa, famosa per essere stata una grande innovatrice e continua fonte di scandalo per la famiglia reale. Pittrice,  (ma non per diletto, sul serio), amica dei preraffaelliti, visse una vita il più possibile borghese battendosi per i diritti femminili e dopo vari affair amorosi molto discussi, sposò, per la prima volta dopo secoli un common, con grandissimo accoramento familiare. 
 (Se Luisa è troppo leziosa, potete sempre far ricorso ad uno dei bei libri usciti su Matilde di Canossa, altra complessa figura di regnante donna, che si trovò al centro di uno dei più grandi scontri tra potere temporale e secolare, per lei c'è "Matilde di Canossa" di Eugenio Riversi ed. Odoya).

 Vi ho aiutato abbastanza a far felici parte di amiche e familiari? Avete già letto qualcuno di questi libri e volete confutarmi o consigliarli a vostra volta? Leggete, scrivete et commentate se ve va!  

martedì 25 febbraio 2014

I mestieri dei nobili secondo i libri sfornati da essi medesimi. Chef parigine, inquietanti esperte di bon ton, donne di spettacolo, gioielliere e salottiere unite sotto il segno del cheap & chic!

Mentre oggi mi affannavo a cercare appunti per un post che scriverò nel prossimo breve futuro, il mio

occhio è caduto sulla copertina più photoshoppata degli ultimi mesi "Come diventare marchesa ed esserlo in tutte le occasioni della vita" di tale Daniela Del Secco D'Aragona. Cinta in questo abito a sirena di moda non meno di venticinque anni fa, sorride avvolta da cerone, ritocchini e luce sparafleshata in faccia. 
 E' merito del suo sorriso rossettato se ho partorito questo post sui nobili. 
 Già da bambina, probabilmente confusa da un'educazione repubblicana e dalla scuola pubblica, quando ti tanto in tanto mi capitava di sentire titoli nobiliari sparati a caso, rimanevo alquanto perplessa. Mai conosciuto un nobile di prima mano, ma i "Gente" di mia nonna erano pieni di queste contesse Serbelloni Vien dal Mare che in un'epoca preanimalista si contorcevano su enormi divani avvolte da sedici pellicce di Annabella, al tempo status symbol indispensabile. Interrogati, i miei genitori, asserivano con furore che costoro fossero solo degli impostori che si ammantavano, in un'epoca che Mazzini aveva desiderato con tutte le sue forze, di titoli nobiliari che non valevano più una benemerita cippa. Ero portata a dar loro ragione, sebbene non capissi, visto che la monarchia era stata abbattuta, da dove venissero loro tutti i denari che gli consentivano di sciare a Cortina in inverno e rotolarsi a Capri in estate. 
Non possiamo non menzionarlo.
Ero giovane, ingenua, non avevo letto "Il Gattopardo" e credevo allo stato sociale e alla confisca dei beni per il benessere del popolo.
 Anni dopo, dopo infiniti scassamenti di palle, ecco che finalmente i Savoia potevano rientrare in Italia. Ecco giungere in Italia coloro che avevano seriamente rischiato di governarci: sua maestà, che sembrava un mayaletto dagli occhi porcini, la sua rifatta moglie e l'erede al trono, il quale fece esattamente quello che ci si aspetta da uno di questi nobili repubblicani: si trovò un mestiere da nobile, nel suo caso l'uomo di spettacolo.
 Son passati i tempi dello champagne e di Versailles, adesso il nobile deve dire sempre e comunque che  tutto è cheap and chic.
 E' un mantra. In quanto cheap deve lavorare, ma in quanto chic non è che può fare il primo mestiere che gli capita a tiro e soprattutto non può esimersi dal raccontarci quanto lavorare sia appassionante, fonda entale, meraviglioso, una prova di vita.
 Voi pensate che questi se ne stiano lì a mangiare tartine in un giardino all'italiana e siete solo dei poveri comunisti malfidati, venite con me ad esplorare il magico mondo dei mestieri nobiliari secondo quanto costoro scrivono nei maravigliosi tomi che ci spupiamo giornalmente in libreria.

L'ESPERTO DI BON TON: 
Aggiungerei al titolo:
"Tottò"
 Se sei nobile il bonton lo conosci per forza. Come dice ingenuamente la Dal Secco D'Aragona, loro nel bon ton ci sguazzano, è la loro croce e la loro delizia. Questo intrico mortale di regole di convenienza su chi andare a trovare quando, sugli inviti da fare e rifiutare, sui vestiti da mettere a seconda dell'età, stagione, momento storico, sentimento, evento, le forchette da usare, solo una nobile può sapere tutto ciò e soprattutto solo una che ha molto tempo da perdere può trovarci un senso. Non fraintendiamo, io amo le buone maniere, più cresco più penso che un'educazione come Cristo comanda renderebbe questo mondo assai migliore, tuttavia in questi casi si entra in un ginepraio di assoluto nonsense. Barbara Ronchi della Rocca col suo libro, ci dà un saggio di perfetto galateo e assoluta mancanza di tatto con delle descrizioni agghiaccianti.
 Andate a trovare un amico malato per dire? Ecco le regole che tu e lui dovreste seguire:
 "Una delle opere di misericordia più gradita e gradevole è la visita a un amico malato, soprattutto se non gravemente e in convalescenza. Da parte sua il malato non si dilunghi a raccontare sintomi e cure, non tocchi e non si faccia toccare se è infettivo, non si lamenti troppo, non si crogioli nell'autocommiserazione e soprattutto prima di ricevere visite, si lavi, si rada e si cambi la biancheria."

LA SALOTTIERA/DONNA/UOMO DI SPETTACOLO: 
Aggiungi didascalia
 Questa Daniela del Secco d'Aragona, che io, non avendo la tv ignoravo completamente, ha scritto un libro che per il bene di questo post mi sono letta TUTTO ed è un vero capolavoro di trashitudine. 
Ce le ha tutte: il doppio matrimonio con doppio nobile, la figlia adorata, lei principessa dei salotti ribattezzata l'ottavo re di Roma nientepopodimeno che da Bruno Vespa (titolo che ama tenersi stretto). Organizza feste monumentali in quel della capitale e riesce a regalare persino un momento di totale follia quando ammette che a Roma tra i nobili è usanza leggere i necrologi de Il Messaggero e andare in massa ai funerali della gente che conta (se non è felliniano questo non so cosa lo sia). Parla dell'università come di un fatato periodo in cui si è trovata a contatto con la gente comune e del suo caro amichetto dell'asilo Robertino che era figlio della governante eppure non lo avresti mai detto (un bambino che si adattava a tutte le situazioni, come lei del resto). Questo tripudio di quanto sono bella, magnifica e salottiera la spinge a prendersi il merito di aver reso Roma meno provinciale e più frizzante e la rende autrice della frase più fantastica degli ultimi anni: dovendo decidere se partire per Pechino Express o meno, davanti ad un suo iniziale spavento si dice  "Daniela, tu discendi dai Goti, non puoi avere paura di niente!"
Voto 10 e lode alla follia, e 10 e cinque lodi per me che ho letto questa roba.
 Ah, il libro finisce con l'arringa che tutte le nobili amano: la vita è bella, siate felici, trovate la felicità nelle piccole cose, nulla è brutto tutto splende.

L'ESPERTA DI GIOIELLI/MODA: 
Una vera nobile sguazza tra i rubini, esattamente come Patrizia di Carrobio che secondo me, tra i libri trovati, è la migliore
 E' proprio la nobile che è non solo felice e orgogliosa di esserlo, ma te lo dice. Tu sei solo un plebeo che vuoi capire di quel mondo magico in cui tutto luccica ed è ricoperto di diamanti? Patrizia, in questo libro che ti spiega tutto tranne come riconoscere i gioielli,  ci spara tutta la tiritera della donna che ha combattuto per il proprio lavoro, che insomma fare il metalmeccanico e vendere gioielli richiedono lo stesso duro lavoro. 
 Inizia questo suo libro con un'infinita tiritera sulle origini, lei come sua nonna, una marchesa o contessa o chissà che altro Di Robilant che faceva la personal shopper in pieno dopoguerra. 
 Continua parlandoci della sua vita, lei che obbliga il primo marito a mettersi i gemelli anche se non vuole (ah, sappiate che ogni vera nobildonna deve avere almeno due mariti) e questi orridi intermezzi in cui parla del suo lavoro raccontandoci amene storielle che lei trova commoventi e sono solo ridicole.
  Prendiamo il caso della sua amica che, sposatasi ben oltre i trenta, non trovava conveniente chiedere al futuro marito un anello con un diamante spaziale. Sotto suo suggerimento l'amica si reca da un gioielliere e sceglie un infimo anello sottilissimo, poi con un tranello ci spedisce il marito e glielo fa comprare. Un anno dopo il matrimonio la sua amica si sente abbastanza in confidenza col marito (sic!) per chiedergli un anellazzo più grande e tutti vissero felici, contenti e diamantati. Altra storia degna di nota è quella della giovane moglie del vecchio industriale costretta a mettersi dei gioielli da vecchia perché il marito si rifiutava di prendergliene altri.
 Sò problemi.
 Merita una menzione d'onore l'esilarante frase sull'agitazione in cui erano cadute le donne della sua famiglia nel dopoguerra:
 "Non a caso però quando in Italia scoppiò la psicosi del comunismo (ndcs. Non sono riuscita a capire se si riferisse alla psicosi del popolo italiano che votava Pci, o al terrore dei nobili che arrivasse il comunismo pure da noi) , chi possedeva qualcosa si affrettava a venderlo per paura di vederselo confiscare. La nonna stabilì che l'investimento migliore era il platino."
 Perché il platino? Avrebbe dato meno nell'occhio in caso di fuga dall'Italia in mano al soviet.

LA CUCINA:
 Due i nostri caposaldi: Alessandro Borghese e Csaba Dalla Zorza.
Un tempo i nobili mangiavano dolcetti, ora che è cool li fanno.
Prima era la plebe che cucinava, ora che fare lo chef è cool, i nobili hanno spodestato la sòra Lella dai suoi legittimi fornelli e se ne sono appropriati con forza.
Il primo, discendente di una gloriosa stirpe di papi che si starà rivoltando nelle tombe, ha deciso di piacioneggiare tra di noi rendendo la panzanella un piatto da brunch (visto coi miei occhi quando ancora disponevo di una tv). Nulla di male, anche perché nel suo trafficare tra mille programmi televisivi, il suo accento da borgata per niente Oxford ti fa pensare che non sei davanti all'ultimo dei marchesi improvvisati, ma a uno che potrebbe persino servire una bruschetta in un centro sociale, se volesse. Dico ti fa pensare, non che abbia l'effettivo coraggio di farlo, notare bene. Ma non è manco detto, il Marchese del Grillo ci insegna che costoro di tanto in tanto ameno mescolarsi al pueblo.
 La cara Csaba invece non sono riuscita ad evincere se sia veramente nobile o meno, anche perché, nonostante le mie ricerche, trovo solo straordinari muri di gomma, ma le mie prove indiziarie mi indicano che questa chef che non smette di ripetere "Amo Parigi" "W la Francia" "L'accademia Cordon  Bleu mi ha salvato la vita" e ti propone il giusto modo di far sembrare chic due servizi di porcellana spaiati, non abbia origini plebee.
 Il nome e il cognome: Nessun essere umano non nobile si chiama Csaba Dalla Zorza se non in possesso di genitori megalomani o nobili.
Ovviamente pubblica con le edizioni
Luxury Books
 Origini mysteriose: Nulla si sa di questa donna, se fosse nata e cresciuta in un ristorante lo sapremmo per certo. Sonia Peronaci di GialloZafferano non fa che mettere i manifesti su quanto sia stata influenzata da sua nonna che aveva 'sto benedetto ristorante, che è mezza nordica e mezza no, ecc. Se non parli hai qualcosa da nascondere.
Parigi: Nessuno squattrinato fugge a Parigi a ritrovare se stesso frequentando l'accademia Cordon Bleu (e ricordandocelo nel libro ogni tre righe).
 Cheap and chic: Il concetto di cheap and chic per i nobili e i ricchi in generale è molto relativo. Il ricco si ritiene cheap se non può comprarsi la borsa che vuole, se per un mese deve rinunciare a qualche uscita serale e soprattutto se ripete fino allo sfinimento che c'è la crisi e ci sono pochi soldi. Come confessa lei candidamente nell'introduzione dopo averci detto che sin da bambina ha nutrito un grande amore per il bello (alcuni pensate dicono persino fuori dal comune!) ci rivela che a 19 anni, sola e squattrinata, coi primi soldi invece di una borsa si era comprata una tovaglia di fiandra! Allora, io non so vuoi cosa fareste coi primi soldi, ma io non comprerei né una borsa né una tovaglia di Fiandra, li metterei da parte per il conguaglio della Tarsu e non perché mi manchi il senso estetico.
 Le ricette del libro sono anche carine, ma sono intervallate da lei che fa picnic coi figli, che compra formaggi con la borsa di paglia, che passeggia col marito alla ricerca di forchette nei mercatini. Senza contare questi interminabili spiegoni sulla sua vita che trovano un senso quando infine confessa che il suo vero desiderio era sempre stato di fare la scrittrice e finalmente lo aveva realizzato.
 Dite che qualcuno le spiegherà mai la differenza tra un libro di ricette e un romanzo?

Anche lei, come la gioielliera di lusso è sempre tanto felice, segno che ce l'hanno sempre raccontata come magra consolazione la famosa storiella che i soldi non danno la felicità. La danno eccome.

 (C'è da dire che son sempre meglio dei nobili che fingono di comprendere il mondo del pueblo. Prima rappresentante tra tutte quella Beatrice Borromeo che finge empatia con gli operai che fa sempre fico fingersi giornalista impegnata prima di passare all'adulta vita dorata).

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...