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martedì 19 marzo 2024

Sabato 23 Marzo alla Libreria Antigone di Milano la presentazione di "Come fu che organizzai la mia unione civile"!

Arriva la primavera e arriva qualche presentazione di "Come fu che organizzai la mia unione civile"!

 Sabato 23 Marzo sarò alla Libreria Antigone a MILANO con Massimo Basili di Fumetti Fuori alle 18:30!

 Vi attendo numeros*!!




martedì 25 luglio 2023

Sabato 29 Luglio a Bracciano presentazione di "Come fu che organizzai la mia unione civile" alla Birreria dar Toro Seduto!

 Ultima presentazione estiva di "Come fu che organizzai la mia unione civile"!

Stavolta gioco in casa e sarà a Bracciano alla Birreria dar Toro Seduto (centro storico) dove si mangia e si beve magnificamente!

Sabato 29 Luglio ore 18:00!




mercoledì 5 luglio 2023

Due presentazioni a Roma per "Come fu che organizzai la mia unione civile"! L'8 luglio a Bande de Femmes e il 13 luglio a Villa Ada.

 Continuano le presentazioni del rosaceo tomo (così ribattezzato in onore del mio primo libro "I dolori della giovane libraia" che per la sua vistosa copertina verde era "il verdeggiante tomo"): "Come fu che organizzai la mia unione civile" Asterisco Edizioni.

 Nelle prossime due settimane farò ben 2 tappe romane!

La prima sabato 8 Luglio alle 18:00 a Bande de Femmes (Pigneto) e la seconda giovedì 13 a Villa Ada.






mercoledì 14 giugno 2023

"Come fu che organizzai la mia unione civile" il 23 Giugno alla Pride Square a Milano!

 Iniziano le presentazioni di "Come fu che organizzai la mia unione civile", ed. Asterisco!

La prima sarà in quel di Milano (la Lombardy alla fine è sempre nella mia vita in qualche modo) alla Pride Square venerdì 23 Giugno alle 17:30!

Vi aspetto per chiacchierare di vestiti da sposa, fedi, matrimonio egualitario, coming out, riferimenti letterari poco rassicuranti, omofobia e tanto altro!








lunedì 28 ottobre 2019

Il 2 Novembre "LESBOOM!" approda a Udine!! Big presentesciòn da Mondadori Mondolibri!

 Questa settimana è a dir poco campale (probabilmente l'ultimo post di Halloween arriverà dopo Halloween, ma tanto novembre per me è ancora halloween): primo vero incontro del gruppo di lettura, due giorni a cucinare per la cena di halloween (la follia, lo so), robe lavorative varie e...il 2 novembre presentazione di "LESBOOM!" a Udine!

Non ho mai messo piede in Friuli, sono molto curiosa e un po' preoccupata perché non capisco il grado di gelo che andrò ad affrontare. Non vedo l'ora però di andare così incredibilmente a est!

Comunque, udinesi e friulani che riuscirete ad accorrere, sappiate che chiunque verrà e comprerà una copia del libro, riceverà in omaggio una stampa inedita!


venerdì 6 aprile 2018

Due appuntamenti! Moderazione a Bricòla al Museo del fumetto di Milano il 7 aprile e presentazione da Libre! a Verona il 18.

 Prima di volare a lavoro per l'ultimo pesanterrimo turno della settimana spammo anche qui l'evento di domani.

 Domani 7 aprile alle 14 sarò a Bricòla, il festival del fumetto autoprodotto che si tiene il 7-8 aprile al Wow, il museo del fumetto di Milano. 

 Modererò un incontro su fanzine ed erotismo con ospiti due collettivi: Attaccapanni Press e Sbucciaginocchi (che per motivi ignoti continuo a chiamare Ginocchi Sbucciati, ce la farò!).




Aggiungo che il 18 aprile sarò alla libreria Libre! di Verona per presentare "Quanti dolori, giovane libraia!", presto locandina!!


martedì 6 febbraio 2018

Avviso ai naviganti! Mercoledì 7 alle 18 presentazione di "Litania per un lettore lamentoso" ad Anguillara Sabazia!

 Avviso ai naviganti anche qui!
 Mercoledì 7 alle 18 ad Anguillara Sabazia (sul lago di Bracciano) alla libreria Tutta un'altra storia,  via Carlo Alberto Dalla Chiesa 7 io e Marco Petrella presenteremo "Litania per un lettore lamentoso", il libro da parati che io ho scritto e lui ha illustrato.
 Lacustri vi aspettiamo!


venerdì 26 gennaio 2018

Ci si vede alla Libreria Antigone alle 18:30 per la presentazione di "Quanti dolori, giovane libraia!"!

 Ne approfitto per dare segni di vita anche qui se non mi seguite sui social.
 Oggi pomeriggio (26 gennaio) c'è la prima presentazione del libro di fumetti "Quanti dolori, giovane libraia!" alla libreria Antigone, in via Kramer (zona Porta Venezia) a Milano!

 Ci si vede lì alle 18:30!

 (Sì ricomincerò a postare, giuro).


martedì 27 giugno 2017

Le presentazioni di fine Giugno! 29 Monterotondo e il 30 a Oriolo Romano!

Ed ecco a voi in velocitè, dopo essermi ustionata alla mia prima giornata casalingo/marina, le due locandine degli incontri del 29 e 30 (ove potrete ammirare la mia lotta senza quartiere contro il colore)!




mercoledì 19 aprile 2017

Incontro del 20 alle 21 a Fuori Tempo di Libri! Si trinca con me, Manuela Mellini e Zampextra!

Eccomi, ritorno tra i vivi dopo i bagordi (e il lavoro) pasquale!

 Stasera vi sarà una bella recensione, intanto vi lascio la locandina dell'incontro che farò a Fuori Tempo di libri domani assieme a Manuela Mellini.

 Purtroppo riuscirò a fare l'evento, ma causa orari lavorativi (e viaggio) non ad andare alla fiera che dopo aver fatto la campagna pubblicitaria più silenziosa della storia sembra in realtà essere interessante e piena d'incontri. Vabbeh, sarà per l'anno prossimo!

 Eccovi la locandina dell'incontro del 20 alle 21 in Piazza San Marco (Milano, zona Brera). 
Si trinca.
Ps. Ovviamente la locandina non l'ho fatta io, visto che con paint non si possono ottenere questi effetti.


mercoledì 22 marzo 2017

Presentazione il 25 Marzo, ore 19:00 Bologna alla libreria Igor! La mia autarchica locandina.

Domani nuova recensione, intanto ne approfitto per tediarvi con la mia presentazione della settimana.

 Il 25 sarò a Bologna, alla libreria Igor, in via Santa Croce 10/ABC c/o Vivaio urbano.

 E' una bellissima e storica libreria LGBT che si trova all'interno di un vivaio, molto grazioso e ovviamente partecipa all'iniziativa Librerie in fiore.

 Oltre alla mia fausta presenza alle ore 19:00, ci saranno anche dei miei disegni esposti, così chi è interessato potrà vedere dal vivo le opere del mio ingegno.

 Intanto eccovi la locandina. Poiché sono autarchica, noterete che non vi è traccia di photoshop e neanche di paint. Non so, a me piace più così.


sabato 17 dicembre 2016

Grazie per la presentazione padovana di ieri in Ubik! E vignetta di vita quotidiana dei librai: "Quando il libraio diventa l'Amazon Prime di amici e parenti"!

Ieri c'è stata la prima presentazione del mio libro in quel della Ubik di Padova.


E' stata un'esperienza bellissima e ringrazio tutti coloro che sono venuti (tra i quali anche delle persone che ormai commentano assiduamente come GB o altri su fb)!

 Finalmente è bello vedere delle persone in carne e ossa!

 So che non può sembrare, visto l'ampio uso di internet che faccio, ma amo molto di più la conoscenza e le interazioni umane e spero che ce ne saranno molte altre in futuro.

 Non ero mai stata a Padova e mi è piaciuta molto, tuttavia non voglio tediarvi col racconto stile scuola elementare, quindi mi limiterò a postare una foto e a ringraziare i librai Ubik, Tiano e Silvia che mi hanno invitata (e Maurizio che mi ha spupata prima).

 E a presto fumettoso riassunto! (Anche perché, avendo perso il treno, ho avuto un ritorno rocambolesco)!

 Intanto, godetevi la vignetta che volevo postare nottetempo!

 Uno spaccato di vita quotidiana casalinga natalizia dei librai: "Quando il libraio diventa l'Amazon Prime di amici e parenti"!

domenica 11 dicembre 2016

La prima presentazione del libro! Il 16 Dicembre ore 18:00 Ubik di Padova! Accurrite accurrite!

Mentre annuncio che domani ci saranno ben due post (consigli e vignetta che dovevo postare stasera, ma sono troppo stanca), informo chi non mi segue sui vari social (e quindi ha perso l'annunciazione) che:

 Il 16 alle ore 18:00 presso la nuova nuovissima libreria Ubik di Padova, verrà presentato per la primera volta il mio libro!

 Perciò o veneti, o padovani e limitrofi che mi seguite sappiate che sarò lì felice e terrorizzata che mi chiediate qualcosa che non so disegnare (cosa che avverrà di sicuro).

 Accorrete numeros* in Riviera Ponti Romani 44!

 Di cui sotto la bellissima foto by la Ubik di Padova, una cosa che non avrei mai creduto possibile.


martedì 22 novembre 2016

Lo scrittore che fa sangue. Quando gli scrittori hanno rubato il cuore di schiere di lettrici (e lettori), ammiratrici, groupie e fangirl. Da Socrate a Byron, fino al nostro moderno pantheon italico.

 In questo periodo concitato, mi sto appassionando, come mai mi è accaduto prima, ad Harry Potter.


Complici malanni vari e stanchezza da fine, io e la mia dolce metà stiamo passando praticamente tutti i sabato sera a casa e, fortunatamente per noi, in tv hanno deciso di passare l'intera serie di film (tra l'altro io ho una sorta di firewall che mi impedisce di andare oltre il quinto film, motivi vari mi hanno sempre precluso la visione dei successivi, vediamo se sfato la maledizione).


 Oltre a notare che Hogwarts ha un turn over di insegnanti e supplenti che nulla hanno da invidiare alla scuola pubblica italiana, nel secondo film faceva la sua comparsa Kenneth Branagh nei panni di Gilderoy Allock (nella nuova traduzione non so come l'hanno chiamato, ma, con tutto il rispetto per Bartezzaghi ho trovato l'idea di cambiare in modo purista tutti i nomi, assolutamente senza senso).

 Se vi ricordate, la madre di Ron ed Hermione rimangono completamente estasiate dal biondo capello e dal sicuro cipiglio del bellimbusto intento a presentare i suoi appassionanti libri di avventure.

 Ebbene, l'autore belloccio o comunque incanta-lettrici, è un archetipo molto vivo nell'immaginario femminile (etero) attuale.

 Esattamente come il libraio che fa sangue, anche lo scrittore ha ottime probabilità di riuscirci, sia nelle trame di romanzi vari ed eventuali, sia dal vivo.
 Di certo, numerosi fattori cospirano affinché ciò avvenga: un uomo piacente e/o affascinante, dedito alla scrittura, promette una profondità e sensibilità che si tende a non attribuire (anche per pregiudizio) al villoso uomo dedito ad a lavori normale come il tipografo o il fornaio (se ben ricordate, anche il buon de Gregori, per descrivere una donna poco sensibile usava la temibile perifrasi "ha un cuore da fornaio").

 Inoltre c'è sempre l'effetto groupie, che in genere non esiste nel mondo delle donne di successo.

 Se un uomo dimostra del genio, non si sa se c'entri la famosa faccenda dello scremare l'ideale padre dei figli, non si sa se bisogna tirare in ballo l'idea millenaria (e difficile da distruggere anche in parte del genere femminile) che noi donne si arrivi al successo sposando qualcuno di successo, fatto sta che in genere ha un nutritissimo seguito.

 E gli scrittori non sfuggono al teorema.

 Questo lungo preambolo è per giustificare questo post a cui penso da tempo: gli scrittori che nei secoli hanno fatto più strage di cuori sul loro cammino.

 Ovviamente si fa per scherzare, ma chissà che non scopriate libri, scrittori o cose realmente avvenute che vi sono sfuggiti!


SOCRATE IN MODALITA' GATTAMORTA:

Socrate
 Ok, tecnicamente Socrate non andrebbe inserito qui perché non ha lasciato nulla di scritto, ma lo inserisco ugualmente perché è grazie ad un altro suo avvenente allievo, Platone,( il cui vero nome era in realtà Aristocle, ma avendo "spalle larghe" i greci buongustai trovarono giusto cambiarglielo) che conosciamo il suo pensiero e le sue numerose conquiste.

 Ciò che si sa, è che Socrate aveva una moglie, Santippe, passata alla storia come una rompiscatole di prima categoria.

  In realtà, povera donna, doveva vedersela con un esercito di amanti, donne e uomini, incantati dall'intelletto di un uomo che la storia non vuole proprio uno splendore. 

 Un esempio si trova in quel capolavoro che è "Il Simposio".

 Socrate se ne sta pacifico sul suo triclinio a discutere della vera natura dell'amore, Aristofane (il commediografo proprio lui) disserta creando il celebre mito che vede gli uomini alla perenne ricerca della propria metà, un tempo attaccata alla propria schiena e poi perduta a causa degli dei invidiosi e gli altri a turno intervengono.

Poi, ad un certo punto, una vera scena da applausi.

 Arriva Alcibiade, generale ateniese, conosciuto per la sua avvenenza (e in seguito per una serie di eventi all'interno Atene vs Sparta tra cui "Lo scandalo delle erme", assurdo scandalo che vide la mutilazione dei genitali maschili delle "erme" cittadine, delle statue sacre che erano sostanzialmente dei pilastri sormontati da una testa ben scolpita e con i genitali), allievo di Socrate, che fa una pubblica piazzata perché, nonostante tutti i suoi tentativi, non riusciva a diventarne l'amante. 

 Il pezzo è favoloso, Alcibiade racconta tutti i suoi vani tentativi per farsi notare, dagli esercizi di ginnastica assieme, alla lotta da soli, loro che dormono vicini e Alcibiade lo invita a dargli una possibilità, mentre Socrate replica gattamorteggiando "Guarda, sei bellissimo fuori e se permetti io sono bellissimo dentro".

 Vi sembra surreale? Eccovi un pezzo (poi leggetevi il Simposio, capolavoro assoluto, greci popolo fantastico, altro che occidente progredito degli anni 2000):

"[Alcibiade sta parlando a tutti dei suoi infruttuosi tentativi di seduzione del buon Socrate]Quando dunque, o amici, si spense il lume e i servi furono usciti, mi parve che non fosse il caso di fare il sottile con lui, ma di dirgli liberamente quello che pensavo. Cosí lo scossi e dissi: “Socrate, dormi?”. “No” mi rispose. “Sai cos’ho pensato?”. 

“Che cosa mai?” disse. “Ho pensato – risposi – che tu se l’unico amante degno che io abbia e vedo che esiti a dichiararti. Ora, io la sento cosí: ritengo che sarebbe del tutto stupido se non ti compiacessi anche in questo come in tutto quello di cui tu avessi bisogno, dei miei beni e dei miei amici.  
Per me nulla è piú importante che divenire quanto è possibile migliore, e io credo che per questo nessuno mi può essere di piú valido aiuto che te. E certo di fronte alla gente che sa mi vergognerei di non concedermi a un uomo come te, molto di piú che di fronte al volgo ignorante, se ti compiacessi”.  
Egli mi stava a sentire e poi, con quella solita aria innocente ed ironica, tutta sua: “Mio caro Alcibiade – disse – rischi di non essere affatto sciocco se per caso son vere le cose che dici di me e se c’è dio sa quale potere in me che ti potrebbe rendere migliore. Ecco tu vedresti in me una irresistibile bellezza del tutto incomparabile pure alla grazia delle tue forme: se avendola scoperta cerchi di appropriartene barattando bellezza con bellezza, miri a guadagnarci non poco alle mie spalle! Via, in cambio di una bellezza apparente tenti di guadagnarci una bellezza vera e calcoli, alla lettera, di scambiare “oro con rame”.


D'ANNUNZIO SIRENETTO:

 Quinta superiore. 

La professoressa di italiano fa girare per la classe un libro di non ricordo quale argomento, ma che genera in noi alquanto sgomento: nelle fotografie al centro ecco che appare lui, sdraiato come un sirenetto con tutte le grazie al vento, il vate D'Annunzio.

 Non era un belvedere, in nessun senso, ma una di noi conosceva la celebre diceria per cui il poeta, al colmo della perversione, si era fatto estrarre due costole per diciamo soddisfarsi in solitaria. Non ho mai approfondito e non lo farò adesso.

 Quello che ci colpiva, in ogni caso, era l'impressionante stuolo di conquiste del buon Gabriele tutte nobildonne altolocatissime che gli morivano dietro. 

 Sorta di fanclub aristocratico a cui attingeva con poca discrezione e molto gusto, immagino farebbe impazzire le sciure bene anche della nostra epoca. 

 Si sa che Eleonora Duse fu uno dei suoi grandi amori e instaurò con lui uno di quelle deliranti relazioni che alla lunga logorano chi ce l'ha.

 Altresì, celebre fu il rifiuto della pittrice Tamara de Lempicka che lui tentò inutilmente di arpionare.
  Non era più un avvenente e irriverente giovane abruzzese e i denti marci non aiutarono l'impresa.


SCANDALOSO BYRON:

 Quando si pensa a un poeta maledetto ecco che la prima immagine è la sua: Byron.

 Il poeta romantico per eccellenza (NB. Se vi chiedono di immaginare una poetessa maledetta cos'è che sale alla vostra mente? Cose non lusinghiere immagino), morto giovane, sempre in viaggio per l'Europa, alla disperata ricerca di un'avventura e di nuove passioni, preso nel gorgo di amori ambosessi tempestosi e mai definitivi.

 Nell'ingessatissima società inglese, Byron si guadagnò una pessima fama, ebbe una storia con la sua sorellastra (e anche una figlia), mieteva gentiluomini col suo fascino (e anche accuse di immoralità varia) e si accasò insensatamente con una nobildonna appassionata di matematica.

 Dalla loro infelice e breve unione nacque Ada Lovelace, una delle madri dell'informatica, (sua madre la condusse disperatamente sulla strada delle scienze, terrorizzata che seguisse l'esempio paterno).
 Sempre in viaggio, destò la passione, fortissima e disperata, della sorellastra di Mary Shelley, Claire Clairmont, da cui ebbe la sua terza figlia e che mai si rassegnò alla fine della loro storia.

 In Italia, conquistò il cuore di una giovane contessina che però non poteva frenare la sete di vita e di conquista del poeta che ebbe il tempo, prima di morire, di andare in Grecia e far strage di cuori locali (generalmente maschili).

 Personalmente ho i miei seri dubbi che una personalità tanto eclettica sarebbe ben vista anche nel nostro mondo attuale, pericolosamente volto a una moralizzazione dei costumi sempre più soffocante.
 Intanto, te la sei goduta, Byron!


SARTRE E IL MIELE ADDOSSO:

 Sartre è la  prova provata che l'avvenenza non necessita necessariamente un viso accattivante.

 Leggendo l'autobiografia di Simone de Beauvoir che fu sua compagna di vita dall'università fino alla morte in un rarissimo esempio di coppia aperta riuscita, si evince che monsieur Jean Paul aveva, come si suol dire dalle mie parti "il miele addosso".

 Voi direte, vabbeh, il fascino dell'esistenzialista famoso, macché Jean-Paul rimorchiava ben prima di dare alle stampe "La nausea" e con una facilità che aveva dello sconcertante.

 Si trattava, immagino, dello stesso fascino che si attribuisce a Zelda Fitzgerald che dalle foto sembra una donna graziosa, ma senza particolare charme, ma che invece, dal vivo, aveva quel certo non so che, che la rendeva irresistibile e la pellicola non riusciva in alcun modo a catturare.

 Com'era e come non era, se da giovanissimo le donne stentavano a resistergli, la processione di donzelle continuò fino alla morte, come descritto da una Simone de Beauvoir in modalità "che mi tocca fare" ne "La cerimonia degli addii".

 L'esistenzialista, ben lungi dal riguardarsi, sbevazzava e si intratteneva con donzelle in adorazione, nonostante le rimostranze di Simone.
Sex symbol alternativi.


IL MAGICO PANTHEON ITALICO CONTEMPORANEO:

Alessandro D'Avenia in modalità principe delle fiabe
 Spremetevi le meningi e ditemi se vi viene in mente il volto di una scrittrice italiana. Forse, immagino, Michela Murgia e Susanna Tamaro. Fine.

 Se vi nomino: Andrea De Carlo, Marco Cubeddu, Alessandro D'Avenia, Niccolò Ammaniti e Paolo Giordano, scommetto che improvvisamente si accenderanno molti campanelli e non casualmente.

  Essi rappresentano tutti, a modo loro, l'archetipo dello scrittore italiano giovane/di mezza età che tanto attecchisce nell'immaginario di quell'essere mitologico e avido lettore che abbiamo imparato a conoscere in questi anni sul blog: la sciura.

 De Carlo (assieme ad Alessandro Baricco, non dimentichiamolo) è stato un po' il precursore delle sciure in modalità fangirl.

Andrea de Carlo
 Maglione a collo alto o maglietta della salute nera d'ordinanza, sguardo che promette mondi interiori sconosciuti, pose plastiche col viso sfuggente e lo sguardo perso di chi sa.

 La storia d'amore con Eleonora Giorgi, dev'essere stato il tocco da maestro nell'immaginario di molte: la donna di spettacolo e lo scrittore ombroso, proprio come un film, o un libro.

 I suoi degni epigoni sono il boccoluto professore Alessandro D'Avenia, il giovane vincitore di premio Strega Paolo Giordano e il wannabe dandy Marco Cubeddu.

Cubeddu by Eva Poison
Se i primi due era difficile ignorarli, il terzo mi è stato disvelato da Pechino Express ed è interessante avendo un papabile bacino di fangirlanza completamente diverso. D'Avenia e Giordano rientrano sempre nel magico mondo della sciura e delle loro figlie, così perbene, così biondi, così profondi.

 Cubeddu si propone invece in modo pop: barba incolta, iban sulla maglia, scrive libri pulp, ma dirige (ebbene sì tenetevi forte) la rivista "Nuovi argomenti".

 Tocca quindi il cuore delle lettrici sensibili al fascino indie, da nicchia, da fuori classifica, ma con stile e menzione speciale.
 NB Avendo un passato da pompiere precario, ho scoperto che ha anche un suo nutrito gruppo di fan nella comunità gay.

 La variabile psicologo.
Non esattamente scrittori, ma anche loro dotati della bacchetta magica della conoscenza dell'animo umano, gli psicologi, se dotati di un presente adeguatamente fascinoso, possono avere un seguito che non ha nulla da invidiare agli scrittori.

Massimo Recalcati
 Precursore assoluto fu Raffaele Morelli che in uno dei suoi ultimi libri ha commesso l'errore di mettere in quarta di copertina una sua foto allo stato attuale, ossia assai invecchiato. 
 Non c'è nulla di male a farlo, ma assicuro che lo stacco dalle foto precedenti era tale da far rimanere basita più di una sciura. 
 Ora ha recuperato e ha messo foto più capisco non capisco.

 Attualmente una stella brilla fulgida nei cuori delle sciure più sensibili: Massimo Recalcati. 

 Le sue presentazioni sono affollate da queste sue coetanee tirate a lucido, col capello fluente e l'aria grave di chi cerca il Lacan dentro di sé e pensa di aver qualcosa di profondissimo da offrire.
 Altro che rockstar.

Ovviamente si fa per ridere. Se anche voi avete sex symbol da proporre nel pantheon degli scrittori passati, presenti e futuri, testimoniate pure!

martedì 23 febbraio 2016

In morte di Umberto Eco. Quando muore una persona che è già un personaggio, cosa ricordiamo di lui? Ecco cosa ricordo io. Chissà dove sarei se un fatale pomeriggio di molti anni fa non avessi visto un certo film.

 Non mi piace fare gli ossequi ai morti e neanche amo la propensione all'agiografia.
Ill. di Tullio Pericoli 
Detesto il momento in cui muore uno scrittore e si crea un'improvvisa voglia di leggerlo che porta le librerie di tutta Italia a perdere il sonno in giganteschi ordini che arriveranno nel giro di qualche fatale giorno.
 Fatale perché, nel frattempo, l'ondata social che impone di farsi una foto col libro del morto di turno si sarà ormai spenta e l'infinita processione che nei giorni precedenti era venuta a chiedere la bibliografia del defunto come fosse il pane, sarà ormai in gran parte scomparsa.
 Scrissi anche un post su ciò che accade quando muore uno scrittore, un misto di amarezza e senso di colpa da lettore assai curioso e difficile da combattere.
 Tuttavia questa volta non è morto uno scrittore, è morto Umberto Eco, una persona che non si poteva neanche ben catalogare come scrittore perché apparteneva a quella schiatta di personaggi che non puoi credere che esistano mentre esisti anche tu.
 Mi spiego meglio. Pochi anni fa morì Claude Lévi-Strauss nel mio ignorante sconcerto. Ignorante perché francamente ignoravo fosse ancora vivo.
 Nel mio immaginario, infatti, uno dei padri dell'antropologia non poteva che appartenere a quel mitico passato che ci raccontano i libri. Quando si studia, la consapevolezza che Leopardi o Manzoni abbiano davvero passeggiato su questa terra è certa e al contempo labile perché i giganti della letteratura del passato finiscono, in un curioso cortocircuito letterario, per introiettare qualcosa di romanzesco.
 Sono esistiti, sì, ma in un passato dal sapore favoloso.
 Anche Umberto Eco ha l'onore di appartenere a questo passato che non è lo stesso in cui vivremo noialtri. Gli studenti del futuro lo studieranno con la stessa vaga idea che sì, un tempo aveva camminato su questa terra, e insegnato al Dams (ad Andrea Pazienza!), ed era stato uno dei più importanti studiosi di semiotica del mondo e aveva scritto un best seller medievale, "Il nome della rosa" (e anche l'antenato colto dei vari Dan Brown "Il pendolo di Foucault") partecipato al gruppo '63 e scritto un manuale su come stendere una tesi di laurea che dall'introduzione della riforma Moratti ha perso gran parte del suo significato.
  Impareranno una pappardella che sembra il riassunto di un romanzo e si stupiranno che, effettivamente, qualcuno di noi lo abbia visto in vita.
 Umberto Eco in realtà io l'ho visto due volte. Una ad una presentazione surreale in Feltrinelli in cui era venuto ad introdurre un libro di Gianfranco Marrone "Stupidità", un saggio, appunto, sulla stupidità umana. In realtà il povero Marrone aveva finito per tacere ed Eco si era lanciato in una breve lezione su come vivessimo in una pericolosa epoca in cui lo stupido non ha nessuna percezione della sua condizione. L'arroganza degli ignoranti di cui parlavo appena due post fa in merito alle Unioni Civili.
 Il quid surreale lo diede una sciura col colbacco leopardato che si alzò durante gli interventi recitando un'incomprensibile osservazione che, ai suoi occhi, doveva metterla in luce come soggetto particolarmente intelligente e finì, invece, per gelare il sangue a molti, compreso Eco che cercò di rispondere in modo coerente. Gli idioti che sbandierano intelligenza erano arrivati fin lì, fin sotto al banco della sua presentazione, e in un curioso paradosso pirandelliano non si accorgevano in nessun modo di presenziare ad un evento dato in loro onore. C'era di che aver paura e potrei giurare che la ebbe.
 La seconda volta in realtà non l'ho proprio incontrato. Ero in fondo a viale Magenta a Milano e l'ho visto passeggiare quieto e massiccio. L'ho seguito per un po' non sapendo bene cosa fare. O meglio, lo sapevo cosa volevo fare, dirgli qualche parola, quanto mi piacessero i suoi libri e quanto, soprattutto, "Il nome della rosa" avesse segnato la mia vita, ma poi, dopo qualche decina di metri mi ero sentita una cretina abbandonando l'impresa. Ci mancava solo che un pover'uomo dovesse sorbirsi i deliri di tutti i fan che incontrava. Insomma, un po' di rispetto.
 In realtà il motivo principale per cui mi ha colpita tanto la morte di Umberto Eco risale al primo incontro metafisico che ho avuto con lui. 
 Avevo tredici anni e vidi, non so bene perché, il film tratto da "Il nome della rosa", ricordo che la cosa che mi impressionò di più in assoluto fu il grande cuore di bue che Adso trova dopo aver fatto l'amore con la ragazza sconosciuta.
 Subito dopo, per un curioso caso del destino, mio padre mi annunciò che a breve sarebbe nata la mia attuale sorella Young Adult, rendendo quel pomeriggio inquietante e indimenticabile.
 Come scrivo spesso, il mio sogno di bambina era diventare archeologa, ma, fin da subito, i miei pragmatici genitori tentarono la dissuasione: un lavoro molto faticoso, in viaggio per posti scomodi e pericolosi e soprattutto un lavoro che fanno pochissimi fortunati. Cosa sarebbe stato di me se avessi dedicato i miei studi universitari all'archeologia per poi trovarmi nel mondo del lavoro con una laurea non spendibile?
 Così, virai verso un compromesso accettabile. "Il nome della rosa" aveva acceso in me la curiosità per i manoscritti, i libri antichi, le miniature da decifrare, le misteriose scritture da decriptare. Quando scoprii che esisteva un polveroso e misconosciuto indirizzo di laurea che si dedicava allo studio dei testi e dei documenti antichi quasi non potevo crederci: quindi era davvero possibile dedicare la propria vita ad una cosa del genere! 
La biblioteca de "Il nome della rosa"
 Dal terzo anno delle superiori non mi sono mai pentita della scelta, neanche quando, terminata l'università, fu abbastanza chiaro che se l'archeologia non dava molti sbocchi non è che le scienze biblioteconomiche ne regalassero di più.
Concorsi bloccati, lunghi anni di studio ulteriore difficili da permettersi senza adeguato denaro di sostentamento e, in generale, i casi della vita, mi hanno portato molto lontano da quelle biblioteche antiche e polverose dove speravo di lavorare.
 Sono sempre in mezzo ai libri ed è molto più di quello che possano dire tanti miei ex colleghi dell'università, ma il rimpianto per ora ce l'ho (poi oh, non sono ancora decrepita quindi magari ce la posso ancora fare anche in questa Italia perennemente bloccata).
 In qualsiasi caso posso affermare che se non avessi letto "Il nome della rosa" difficilmente avrei preso una decisione del genere e la mia vita di certo sarebbe stata molto diversa.
 Immagino sia anche per questo che non mi capacito che Umberto Eco sia morto. Emanava, come pochi personaggi, un'aria curiosamente immortale. 
 Quella di chi possiede una sorta di eterno che impedisce di crederlo vivere e morire, assieme a noi.

venerdì 6 febbraio 2015

4 regole semplici semplici (eppure inapplicate nel 90% dei casi) per una presentazione libresca di sicuro successo: passione, musica, buon gusto, pochi amici e un po' di verve che non state a messa!

 Ieri, mentre scrivevo il preambolo al fumetto sulle mie disavventure alla presentazione di un libro lunedì scorso, mi stavo un po' dilungando su cosa a mio modesto parere, si dovrebbe fare e non fare quando si porta in tour un amico libro.
Attensciòn!
 Non sono consigli del tipo: proponetevi così e cosà al libraio, ma consigli più su come rendere gradevole e appassionante una presentazione degna di questo nome.
 Non dico che sia facile e non mi permetto nemmeno di insinuare che i miei consigli siano dogmi assoluti (alla papità bookblogghesca non sono ancora giunta), tuttavia da fruitrice di molte presentazioni a cui ho assistito spesso per obbligo lavorativo (leggi: mi trovavo a lavoro durante l'evento), mi permetto di dare qualche consiglio.
 Non fosse altro che magari riesco ad evitare a qualcuno quelle presentazioni più noiose della messa di Pasqua a mezzanotte.
 Insomma, se vi interessa qui di cui sotto ci sono i miei 4 ingredienti per una presentazione di sicuro successo! Pronti a far faville?

L'AUTORE:
 Voi direte, che consiglio è?
L'autore è il punto focale di ogni buona presentazione che si rispetti: ci siamo trascinati fin lì per vederlo e ci aspettiamo qualcosa che ovviamente non può essere uno spettacolo, ma un minimo deve destare la nostra attenzione.
 C'è un solo problema: l'autore, bene che va, sa scrivere, non è certo detto che sappia anche intrattenere o rendersi simpatico al pubblico. 
 Un po' c'ha ragione: il suo compito è scrivere cristianamente e con competenza (se si tratta di saggistica in particolare), non istrioneggiare, tuttavia, sempre ricordandosi che il magggico mondo dell'editoria ha comunque a che spartire col commercio, tra i suoi compiti c'è anche, aiutare a vendere il suo libro. Può piacere o non piacere, ma nella vita soprattutto lavorativa, si fanno tante cose a noi odiose, gli scrittori (a meno che non si stia parlando di qualche divinità letteraria), non fanno eccezione. Perciò caro autore mio il tuo compito è:
1) Essere presente a te stesso e mostrarti interessato. Non esiste che sei scocciato o con la faccia del "cosa mi tocca fare".
2) Essere vagamente partecipativo. Non sei l'anima della festa? Va benissimo, ma sforzati di dirci perché hai scritto il libro e perché tra mille milioni dovremo comprarlo. Ho capito che te l'hanno pubblicato e hanno creduto in te, ma non basta. Devi convincermi che ci può essere qualcosa per cui valga la pena metterti in coda tra le mie letture al posto degli altri millanta libri che teoricamente avrebbero la precedenza.
3) Fai il santo piacere di non dire che sei lì perché ti hanno obbligato e te ne staresti volentieri dietro la tua santa scrivania. Non ti hanno mandato a spalare carbone in miniera.

I CO-PRESENTATORI:
  Pare 'na stupidaggine, ma come ha dimostrato il fumetto di ieri, i co-presentatori sono FONDAMENTALI. Magari hai l'autore meglio predisposto del mondo, ma le persone che lo accompagnano riescono a rovinare tutto. L'one man show non se lo permette manco Umberto Eco, quindi almeno una (secondo me meglio due) controparti, dovrebbero essere presenti a fare domande e magari a fare considerazioni intelligenti su un libro che si spera abbiano letto.
Invece spesso i co-presentatori: 
A) Non hanno letto il libro.
B) Si dimenticano di non essere loro i protagonisti della serata e sproloquiano a tutto andare su cose che non c'entrano niente e/o lasciano poco spazio all'autore, l'unica persona di cui ci dovrebbe teoricamente fregar qualcosa.
 C) In realtà, seppur pieni di buona volontà, sono stati scelti senza un criterio logico e finiscono per fare la figura di Raffaella Carrà che cerca di fare la simpatica in un programma che è una copia di X factor: sì, ok tanta buona volontà, sei bravo, ma perchè stai qui?
 Diverse le cause che portano una pessima scelta dei copresentatori, prime tra tutte: portare un amico e non una persona vagamente esperta in nome del "lui mi conosce meglio di chiunque altro" o invitare randomicamente l'unica persona con qualche appeal mediatico che potrebbe accendere un interesse tra le masse. Per persona con mediatico appeal parlo di chiunque, dall'attore al sindaco, al direttore della sagra paesana dove ci si appresta a diffondere il verbo libresco.
  Io punterei più che altro su qualcuno che sappia quello che fa e possa sopperire alle mancanze dell'autore: es. se lo scrittore diventa un peperone ogni volta che apre bocca, che il copresentatore lo metta a suo agio e riesca a parlare in sua vece in caso di crisi di panico.

INTRATTENIMENTO:
 Ovviamente se siete Franzen non avete bisogno di fare qualcosa di complementare alla vostra presentazione, tuttavia, soprattutto se siete esordienti, secondo me prevedere, nei limiti del possibile (se il posto dove presentate è d'accordo e attrezzato ecc.), una parte che vada oltre lo schema: blablabla-autore-blablabla-dibattito/domande (oh per favore fatela 'sta parte che l'autore che si nega è out da quel dì).
 Per qualcosa di complementare non intendo danzatrici del ventre o clown che fanno palloncini per i bimbi, ma un qualcosa che possa essere inerente.
  Se state presentando un libro di astronomia, magari prevedete due slide interattive, se è un romanzo coinvolgete un attore capace che legga il pezzo in un modo un po' più passionale (pure qui, autori scegliete bene i pezzi da leggere, che facciano capire qualcosa del romanzo!!), se si tratta di racconti romantici portatevi un chitarrista che faccia il sottofondo musicale senza che incappiate nei drammi della Siae. Sono cose che sembrano piccole e invece colpiscono l'immaginario e se fatte bene non solo incuriosiscono, ma danno anche l'idea che l'evento sia stato particolarmente pensato e curato.
 Unico vero problema: il buon gusto. In questo caso si svelerà la vaga idea estetica dell'autore o dell'editore e si rischia con facilità di cadere nel trash. Perciò misura e lasciate il corpo di ballo piumato a casa, non serve dispiegare tutta la vostra potenza, serve dispiegare quel minimo di potenza che aiuti a far risaltare il libro.

LA PASSIONE:
 Pare 'na caxxata e invece alla maggior parte delle presentazioni a cui sono andata io, sembrava di essere a messa in attesa dell'amen. 
 Quello che più manca ad una presentazione è spesso la passione. Scrivere, se lo si fa sul serio, è un atto molto passionale, in tutti i sensi: passionale perché nel libro si riversano tutte le proprie aspettative, il proprio amore, i ricordi, una visione del mondo, una storia che si ha, per qualche motivo, l'ansia di raccontare (se si tratta di saggistica di un argomento che è al centro dei nostri pensieri per mesi o anni), e passionale in "passione di Cristo" style.
 A quante presentazioni avete sentito scorrere effettivamente amore lacrime e sangue? Io gran poche.
Quando qualcuno vi dice che scrivere è un'attività tanto carina e sollevante sappiate che o mente o non scrive sul serio: scrivere come diceva il buon Capote è una frusta, che ti viene consegnata da dio unicamente per l'autoflagellazione.
 Quest'autunno ho assistito (a lavoro) a quella di Recalcati per il suo libro "L'ora di lezione", dedicato alla passione che serve nell'insegnamento per crescere buoni figlioli e cittadini. Ora, mai avuta la minima fascinazione per Recalcati, la didattica e la pedagogia (inoltre lo avevo già sentito altre volte e avevo pseudodormito), ma in quell'occasione, vuoi che fosse particolarmente ispirato, vuoi che l'argomento lo toccasse molto da vicino, fece una perorazione davvero fantastica. Mescolò ricordi di infanzia milanese, alla politica, ad una maestra straordinaria, a rimembranze generazionali e a molto altro. Non sembrava neanche lui. Alla fine sentivi di voler leggere il libro per sapere se fosse in grado di colpirti allo stesso modo.
 E' questo quello a cui serve una presentazione: ispirare alla lettura.

E voi siete d'accordo? Mettereste altre regole? Pensate che le mie siano farlocche? Testimoniate!

lunedì 29 settembre 2014

Tutto ciò che un autore non dovrebbe dire ad una presentazione: atteggiamenti da divo consumato, autocompiacimento, provocazioni e suggerimenti per il pubblico. Il mondo è esistito prima ed esisterà anche dopo di voi, sappiatelo.

 Oramai tra quelle viste a lavoro e quelle viste per mio personale sollazzo, credo di aver accumulato un cospicuo numero di presentazioni di libri con autori presenti.
 un elenco delle categorie amabili che compongono il 90% del pubblico di tali eventi e non posso a distanza, che confermare quanto detto,  tuttavia non mi sono mai occupata di loro: gli autori che presentano.
Il sorriso di furbo compiacimento che caratterizza gli autori che se la tirano
Circa un annetto fa avevo steso
 Generalmente ce ne sono di due macrotipi: quelli che se la super tirano e quelli che non se la tirano per niente.
 Di tanto in tanto i Big con la B maiuscola se la tirano, ma generalmente vuoi che siano effettivamente persone alla mano, vuoi che cerchino disperatamente di sembrarlo per non compromettere un'immagine pubblica di effettivo risalto, la maggioranza ostenta umiltà.
 C'è un'interessante cartina tornasole per capire se essi fingano o meno: quello che avviene quando la presentazione è terminata. Se si fermano a parlare col pubblico (generalmente folle), se firmano copie di aspiranti intellettuali esaltati che gli squadernano teorie personali come se non ci fosse un domani, se subiscono la follia degli astanti col sorriso fermo sulle labbra, allora credo alla loro ostentata umiltà anche solo per premiarli. Se invece in tre secondi hanno già alzato il sedere dalla sedia e sono circondati da un nugolo di facoltosi amici che sono venuti da Londra, Parigi e San Diego solo per sentirli e dopo andranno a cenare tutti insieme sull'attico di un loro caro conoscente, tipo Jep Gambardella, allora do bollino nero nonostante lo sforzo.
 Chi invece si può star certo che se la tirerà quasi certamente e quasi comunque sono gli scrittori esordienti. Essi sono così fieri del loro piccolo trionfo da ingigantirne le misure fino alla conclamata ridicolaggine.
 Per venire incontro a queste creature che parlano già come fossero Sofri e si permettono di confutare Eco, ho deciso di stilare un elenco di frasi o affermazioni che consiglierei loro di evitare per non esporsi al ridicolo.

LANCIO UNA PROVOCAZIONE:
Rendetevi conto che pe' fa' certe cose ce vòle er fisico, e pure
il carisma. 
Abusatissimo. Tutti lanciano provocazioni, o meglio dicono cose che nel migliore dei casi tutti abbiamo pensato ultimamente, ma detto al massimo a nostra sorella mentre pranzavano (nel peggiore le avevamo pensate una decina di anni fa e dette a nostra sorella) e si fomentano dicendo che sono grandi provocazioni. Raramente una provocazione invocata da questi autori è tale, per il semplice fatto che essa è materia incandescente: se dici una cosa pesante 99 su 100 asserisci una boiata pazzesca o una cosa che offende i quattro quarti dei presenti, se non vai sui massimi sistemi dici delle ovvietà che perplimono gli astanti.
 In qualsiasi caso una provocazione è tale se provoca una reazione in qualcuno e per farlo deve avere un suo pubblico. Dirlo davanti a dieci persone in un'oscura biblioteca di un paese di mille persone non so quanti provochi (oddio ci scapperebbe un bel noir partendo da un presupposto del genere, ma la realtà è un'altra). Temo che la provocazione sia frutto di un grande mito/speranza. Secondo me molti autori piccini picciò sognano che un fantomatico giornalista di qualche grande testata si annidi tra il pubblico e li rilanci in un articolo di portata nazionale. Esso è una creatura fatata che in genere va a braccetto col talent scout che scopre le modelle per strada e con l'attore che aveva accompagnato l'amico a fare il provino, poi ci ha provato senza manco sapere la parte ed è stato magicamente scelto.

TI DO UNA COSA SU CUI PENSARE:
 Uno degli atteggiamenti più diffusi e per me più urticanti è quello dell'intellettuale arrivato. Ok, tutti i libri di marketing dicono che se non ci credete voi al vostro prodotto non c'è nessun motivo per cui debbano crederci gli altri. Il punto è che secondo me, trattare il materiale intellettuale come una merce nasconde sempre degli enormi pericoli.
 Siccome parto dal presupposto di essere una creatura pensante, se qualcun altro ha l'ardire di suggerirmi qualcosa su cui pensare, io DEVO sapere che egli ne sa per forza più di me. Uno studente di fisica del primo anno dopo due esami può dirmi senza nessun timore: "Ti do una cosa su cui pensare", la mia ignoranza sulla materia è talmente abissale che posso solo imparare. Ma se invece ci muoviamo sul piano della vita vissuta o su argomenti in cui io, (come voi tutti) so di avere un certo bagaglio culturale, che qualcuno mi dica con fare sicuro che mi sta dando cose su cui pensare, ecco quello è il momento in cui il libro non lo comprerò nemmeno morta. L'autore di ventitré anni che pone quesiti sui massimi sistemi al pubblico con la certezza di possedere la verità, mi dà sempre quella spiacevole sensazione molto simile a quella comunicata anni fa dagli studenti di filosofia del secondo anno. Saccenteria mista a incoscienza giovanile.

SE COMPRI IL MIO LIBRO PUOI SAPERE LA RISPOSTA:
Il dibbbbattito è la croce di tutti, non lo nego. A parte rari casi in cui è davvero interessante, di solito è un momento di vicendevole imbarazzo in cui nessuno fa domande, l'autore freme perché qualcuno le faccia e il libraio o il moderatore della serata stanno lì a sospirare perché più tardi finirà il tutto più tardi metteranno a posto le sedie e più tardi andranno a casa.
 Ogni tanto qualche coraggioso, ( o pazzo) fa la domanda e allora si vede tutta l'abilità dell'autore. Se la domanda è di suo gradimento generalmente risponderà dissertando e facendo riferimento a passate presentazioni (le 2 passate presentazioni della sua vita), se invece per qualche motivo è in difficoltà ha due possibilità:
1) "Se compri il mio libro puoi sapere la risposta" che contiene, a suo parere, due grandi furbate, ossia salvarsi dal fatto che non si sa/vuole rispondere e al contempo invogliare l'astante a comprare il suo tomo.
2) "Mi hai dato uno spunto di riflessione". Ossia "Davvero mi stai chiedendo come ho fatto a scoprire che il cielo è blu, durante la stesura del mio libro "Perché il cielo è blu"? In questo momento non saprei dirti, ma hai fatto una buona domanda e mi hai dato uno spunto di riflessione.
E qui parte pure la minaccia: NE PARLERO' NEL MIO PROSSIMO LIBRO.
 L'arrampicata sugli specchi produce un suono molto più disperato del silenzio, fidatevi.

SENTIVO CHE NON ERA STATO ANCORA DETTO TUTTO:
 Il libro è stato autopubblicato o stampato da una casa editrice distribuita nella sola provincia di Imola? Da un editore a pagamento che ha il magazzino in comune con un vinaio in quel della provincia di Olbia-Tempio?
 Ebbene, generalmente questi sono casi che non autorizzano a dire la famosa frase "Sentivo che non era stato ancora detto tutto", con l'enfasi di chi ha finalmente posto fine a quesiti millenari. In primis perché a meno che non siate Socrate rinato (possibilità rara) ciò non corrisponde a verità, in secundis perché sarebbe meglio non dimenticare mai che, a meno che non stiate parlando di scienze esatte, la vostra è solo un'opinione, in terzis in realtà vista l'eco che avrà il vostro libro, sostanzialmente è come se non aveste detto nulla. So che si pensa sempre alla mitologica figura del succitato giornalista nascosto, ma a meno che non viviate in un telefilm americano, nonostante scuotiate il capo con fare sapiente e socchiudiate gli occhi con attenzione e la responsabilità di chi SA, in realtà dopo di voi rimarrà ancora molto da dire (e probabilmente in pochi si accorgeranno che l'avete detto).

LA GESTUALITA':
Magari un po' lo fa l'imbarazzo, per carità, ma stento a credere che tutti nascondano le loro insicurezze dietro una proverbiale sicumera. Lo premetto, personalmente, non ho particolare simpatia per le persone piene di certezze nella vita. Io sono certa se un libro mi ha fatto schifo o meno, per carità, ma in genere mi impelago in una quantità di domande, e soprattutto penso sempre che ci debba essere se non una falla nel mio ragionamento, qualcosa che non ho calcolato, miliardi di variabili.
 Gli autori soddisfatti di loro stessi, (un autore soddisfatto di se stesso dovrebbe essere un ossimoro) accavallano le gambe e mettono le mani sotto il mento, parlano esclusivamente con gli altri relatori e praticamente ignorano il libraio (a meno che non sia il proprietario diretto), pretendono l'acqua e si fanno saltare la mosca al naso se qualcosa va storto.
 Annuiscono convinti, recitano assorti e si perdono in un'aneddotica imbarazzante su come siano nate le idee dei loro libri, non rendendosi conto di sparare robe enormi ("Mi trovavo in Tibet senza pane e acqua da giorni...") o facendo passare per assurde cose normalissime ("Io e mia mamma facciamo sempre una cosa strana insieme: il giovedì alla tre mangiamo il gelato alla panna...").
 Se ad un Big si può passare (io non glielo passerei comunque ma vabbeh) l'atteggiamento divistico, rimane incomprensibile il perché si dovrebbe con un autore che farebbe meglio ad accendere un cero per aver avuto la possibilità di vendere una copia in più del suo libro parlando davanti ad un tot di persone.

 Sono crudele? Distruggo i sogni di persone che tanto duramente hanno lavorato? Io penso sempre all'intervista in cui Susan Sontag diceva di non sentirsi particolarmente intelligente, poi mi vengono in mente molti degli autori italiani con la A maiuscola e poi lo sterminato sottobosco con la a minuscola e mi faccio molte domande sul livello intellettuale della nostra italietta. E mi do molte risposte.  
 In genere quella che va per la maggiore e forse non curerà tutti i mali, suggerisce una ridimensionata all'ego e una spolverata al vecchio "So di non sapere" che gioverebbero alla cultura tutta.

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