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giovedì 18 dicembre 2014

Consigli per Natale parte III: libri per bambini (una goccia nel mare), topi intrepidi, Jane Eyre per adolescenti, Bibbie per supercattolici, fantasie per lettori forti e Irlanda a mille!

La faccia da "Mmm cosa mi consigli?" del cliente
Consigli per gli acquisti di Natale parte II. Una delle cose più belle in libreria è consigliare qualcosa ai clienti, purtroppo le maggiori e desperade richieste di consigli arrivano sotto Natale, quando passeggiare amorosamente tra gli scaffali a dissertare sulla beltà delle trame o la profondità di quel meraviglioso saggio di etologia, diventa un'impresa impossibile. Pur con tutta la buona volontà, intessere un discorso con gli altri clienti che affilano le lame in cerchio attorno a te, in attesa che ti liberi dell'improvvido che ti sta monopolizzando, è diciamo un attimo ansiogeno.
 Mi rifaccio qui, quindi mi scuserete se continuo a sfornare consigli a raffica, nel disperato tentativo di recuperare il tempo perduto (è il 18 dicembreeeeee com'è successo??? Com'è stato possibile??).
 Non perdiamo altro tempo e let's go!


COMBO IRLANDESE:
L'Irlanda come me la immagino
C'è un posto, oltre al Giappone, che ho sempre voluto vedere (e non ci sono ancora riuscita): l'Irlanda. Temo che tutti coloro che hanno avuto un'adolescenza a base di letture fantasy o di giochi di ruolo o simili, siano sensibili al fascino di questa verde terra oltremanica. C'è qualcosa in questa nazione che la rende epica e magica, nell'immaginario, anche in un periodo che di epico e magico ormai ha quasi niente. Un po' sono i folletti, un po' la fine recentissima del conflitto anglo-irlandese, una lotta per l'indipendenza non solo nel cuore dell'Europa, ma in grado di coinvolgere due nazioni del genere.
 Comunque, il caso ha voluto che questo Natale consenta, a chi lo desidera, di regalare una bella combo irlandese agli appassionati:

1) "DUBLINERS 100" AA. VV. ed. Minimum Fax: 
 Quindici racconti scritti da quindici autori contemporanei irlandesi, in occasione del centenario di "Dubliners" di Joyce. 
Cosa ne è  stato dell'Irlanda 100 anni dopo quella trafelata e disperata gente di Dublino? Cosa è diventata? Non è proprio un "Si stava meglio quando si stava peggio", ma quasi.
  Alla disperazione della povertà e al cattolicesimo spinto, si sono sostituite nuove angosce (benissimo raccontate per carità), che però dimostrano un'ineluttabile filo col passato. Un po' dipenderà dal fatto che ogni capitolo mantiene l'incipit del fu Joyce, un po' sarà, che nonostante tutto, la verde Irlanda ha qualcosa, nel profondo, che non può essere scalfito.

2) "L'ISOLA CHE SCOMPARE" di  Fabrizio Pasanisi ed. Nutrimenti: 
Non ho una grande passione per i libri di viaggio. Faccio fatica a capire perché dovrei appassionarmi a quella che dovrebbe essere più di ogni altra un'esperienza solo per i propri occhi. Ci vuole molta maestria a scrivere un bel libro di viaggi che non lasci i lettori solo spettatori, tuttavia, una valida alternativa a queste limitazioni, l'ho trovata in quei libri che uniscono la critica letteraria ai viaggi:  la costruzione degli itinerari sulla base dei libri che sono stati lì ambientati o degli scrittori che ci hanno abitato. E' un genere ultimamente molto di moda, e "L'isola che scompare" è un regalo perfetto per chi ama l'Irlanda, le leggende celtiche (quelle vere non quelle leghiste), il ciclo di Camelot e la letteratura di quella verde isola che tanto ha dato alla storia del libro. Il viaggio mescola paesaggismo (a me non particolarmente caro), al racconto di posti poco conosciuti, passando per i miti e ovviamente la letteratura. Grazioserrimo.

IL REGALONE:
 A Natale c'è sempre qualcuno a cui si vuole fare un regalo pomposo, vuoi per fare una bella figura, vuoi perché uno ci tiene sul serio, vuoi perché boh, c'è qualche motivo per cui si deve impressionare il ricevente. Niet paura, si può trovare qualcosa di very beautiful anche a prezzi accessibili (poi oh, se volete spendere di più meglio per tutti)! Ecco two consigli:

"UNA BIBBIA" di Rebecca Dautremer e Philippe Lechermeier ed. Rizzoli:
 E' Natale. Va bene che questa festa risale ad un'epoca precristiana, va bene la festa in onore della luce che ritorna, va bene la laicità (figurarsi se io non ne sono una grande fan), va bene tutto. Però, sotto le coltri di regali, gli scontrini battuti che mi sogno pure la notte, sotto i cotechini, le lenticchie e i cenoni a base di carne e pesce a seconda della regione d'Italia, rimane il fatto che teoricamente, oltre che rito sociale, il Natale sarebbe primariamente una festa religiosa. Tutti noi abbiamo degli amici supercattolici, questo libro è una giusta alternativa ai millanta libri del o sul Papa tutti uguali che, peraltro, essi già possiederanno o riceveranno da qualcun'altro (difficile est fare un regalo rispettoso a Natale a un very religioso). 
 Più di una persona potrebbe gradire come regalone questa riscrittura della Bibbia con meravigliose illustrazioni, molto eleganti, fantastiche, ma rispettose.
 Inoltre ho una passione per il verde veronese che ammanta il libro. Per cattolici.

"LA NAVE DI TESEO" di Doug Dorst e J. J. Abrams ed. Rizzoli:
 Questo libro è una figata assoluta. Passatemi l'orrido termine, ma per chi si è sciroppato gli esami di bibliografia, per chi ama il libro come oggetto, per chi adora la fantarcheologia (adora ma non ci crede, s'intende), questo libro è una goduria. Inoltre è la dimostrazione che no, leggere un libro di carta non è sempre come leggere un ebook. 
 Ideata da J.J. Abrams, è una storia che corre su due binari. Il primo, quello del libro, idealmente scritto da un misterioso e prolifico scrittore, V. M. Straka. Il secondo, la storia raccontata nel fittissimo paratesto, in cui due personaggi, una bibliotecaria e uno studente, discutono tra le note, e i moltissimi fogli all'interno, infilati in modo casuale, come succede spesso a chi possiede libri. Ci sono foto, tovaglioli scritti, lettere, cartoline, ad intrecciare le due storie, a svelare un mistero e a rendere magica la lettura di un libro.
 Quale lettore non ha sognato di ritrovare un tomo polveroso ricco di misteri da svelare? Il libro che ci parla dal passato è uno dei grandi topos dei lettori forti, e questo libro dimostra come le potenzialità materiali del libro nell'editoria cartacea siano immense. Perché a queste cose ci pensano quasi solo i libri per ragazzi? Perché non esistono più tomi così? Favoloso. Io ho già dato mandato che me lo regalino!

LA PARGOLANZA:
 Innumerevoli sono i libri che si possono regalare ai vostri pargoli, che durante le feste di Natale fungono da doppio catalizzatore in libreria: sono i principali destinatari della fiesta e, come dice un antico e recente adagio, è grazie all'editoria per ragazzi se siamo tutti ancora in piedi.
 Se fate un giro nella sezione degli illustrati per la pupanza, scoprirete che in realtà quei libri vorreste possederli tutti quanti voi. Vi do alcuni suggerimenti di cui sotto, premetto che sono una goccia nel mare della giuoia:

"LINDBERGH" di Torben Kuhlmann ed. Orecchio Acerbo:  

Questo libro è un CAPOLAVORO. Me lo comprerei e lo regalarei a tutta la pargolanza che conosco dai 2 ai 1000 anni. E' talmente bello che, a mio parere, la Disney, la Pixar o chi per loro, dovrebbero mollare i pixel e farci uno di quei meravigliosi film di un tempo, che la storia si presta non bene, ma benissimo
 La trama vede un topino vivere la sua paciosa vita in mezzo ai libri, leggendoli e rosicchiandoli (un po' come il best seller di qualche anno fa che a me, però, non piacque molto, "Firmino"), appassionato di volo e Leonardo da Vinci, se ne sta al calduccio per i fatti suoi. Un giorno però i libri scompaiono, arrivano le trappole per topi e tutti i suoi simili sembrano scomparsi: dove sono andati tutti? E' la Germania del 1912, sono gli anni dell'emigrazione di massa in America e tutti quanti sono stipati in queste gigantesche navi piene di pericoli, primi tra tutti i gatti. Ed allora questo intrepido topo mette a frutto la sua passione per Leonardo, le nozioni apprese dai libri e tutta la sua passione: vuole volare e costruire un marchingegno a sua misura che glielo consenta. Tra civette assassine, umani curiosi, accendini come motori, fallimenti e tentativi, ce la farà?

 I disegni sono splendidi anche per bambini molto piccoli, la storia, raccontata anche a chi non sa leggere, appassionante. Saltando la pietosa età delle scuole medie/inizio liceo in cui tutto ciò che è infantile deve far schifo per natura, è un libro che tutti, compresi gli adulti, possono amare. Un regalo per non sbagliare.

"NONNI" di Chema Heras e Rosa Osuna ed. Kalandraka:
Oooooh io ho una vera passione per i nonni. Una roba imbarazzante che mi porta ad avere le lacrime agli occhi quando vedo gli anziani con i loro nipotini passeggiare in libreria e commuovermi su tutti i libri che insegnano ai bambini a farsi viziare dai nonni (o ad arrendersi alla loro morte). 
 E' una passione molto comune, sono abbastanza rari i casi in cui i nonnini non sono superamati, e per questo consiglio questo bel libro su una coppia di nonni che deve andare a ballare. Lei non si sente abbastanza bella, si vede brutta e piena di rughe, ma il nonno, innamorato, continua a dedicarle poesie bellissime, dicendole che è bella come il sole.
 La nonna dopo mille resistenza infine si arrende e, felice, sotto le stelle danzerine, si rende conto che anche il nonno, sotto quelle rughe è ancora bello come la luna.
 Mi viene da piangere anche solo a descrivervelo. Per i bambini con nonni amatissimi e in realtà anche per nonni con nipotini adoratissimi.

"JANE LA VOLPE ED IO" di Fanny Britt ed. Mondadori:  
Una bella graphic novel/romanzo illustrato (confine molto labile) adatto alle bambine in età preadolescenziale, parla del grande potere salvifico che i libri hanno nei momenti di grande solitudine.
 L'adolescenza è un periodo complicato, anche perché generalmente è il primo momento in cui si viene a contatto con tutta una serie di costanti dell'età adulta: la cattiveria gratuita, la prepotenza, il potere del gruppo sul singolo, l'emarginazione. 
 Solo che non si ha ancora la scorza per affrontarle e i più sensibili o meno tendenti al combattimento rischiano di soccombere. Questo bel libro parla di una ragazzina senza amiche, le cui compagne di classe continuano a ripeterle ossessivamente quanto sia grassa, anche se grassa non è. Il confine col dramma è domato solo dalle pagine del suo libro preferito, Jane Eyre che la consola trascinandola in un mondo lontano. Poi però la realtà irrompe potente: si parte per la gita di classe e tutto diventa spaventoso. Ma davvero il mondo, crescendo, ci riserva solo cattive sorprese? Belli i disegni, delicata la storia, per bambine sognatrici (per carità anche bambini!).

 Anf, anf, secondo round terminato in corsaaaaaaaaaaa! Voi avete già letto o regalato alcuni di questi libri?

martedì 18 novembre 2014

In un mondo dominato dall'economia e dai suoi diktat, serve ancora il liceo classico? E a cosa? Apologia di un baluardo di un differente modo di pensare, concepire, sperare e interpretare il mondo.

In questi giorni, in quel di Torino, c'è stato un finto processo al liceo classico. 
 Attaccato da più parti con l'accusa di essere obsoleto e inutile per l'attuale mercato del lavoro (se leggi mercato delle vacche stai solo avendo un serio misunderstanding freudiano), poco "cool" e poco sensato nel nostro globalizzato mondo dove o conosci sei lingue e sai usare il computer come un hacker o non sei nessuno, ha visto quest'anno un tracollo delle iscrizioni.
 Con mio sommo sbalordimento pare che solo il 6% dei neoiscritti alle superiori abbia scelto quella che la generazione del mio non troppo vecchio padre considerava la scuola in grado di sfornare "la nuova classe dirigente".
Credo di averlo detto più di una volte: io ho frequentato il liceo classico.
  Non l'ho fatto perché speravo di dirigere qualcuno o perché lo consideravo un liceo d'elite o per volontà dei miei genitori (i quali anzi, avevano ampiamente caldeggiato lo scientifico) o perché, poeticamente, credevo che mi avrebbe aperto sterminati orizzonti.
 L'ho fatto, molto più prosaicamente, perché ero una fan sfegatata di Indiana Jones e sognavo, un giorno, di girare il mondo alla ricerca di anfore maledette, oggetti introvabili e specificatamente la tomba di Alessandro Magno. I miei, che non navigavano certo nell'oro, avrebbero potuto fare ciò che fanno con molta più solerzia molti genitori (soprattutto quelli che nell'oro ci navigano e ci tengono a che i loro figli continuino il loro aureo percorso) ossia persuadermi che con materie più scientifiche alla mano mi sarei arricchita con soverchia facilità.
Non lo fecero. Si fidarono, in linea di massima, di quell'ormai nebuloso principio che è lo studiare ciò che piace e ciò per cui si è portati. Io ero sempre stata una capra in matematica e bravissima a scrivere (e facevo giù inutili furori in latino in terza media, durante le ore che il professore di italiano ci propinava di rapina) così, non videro motivazioni per costringermi a capreggiare al liceo tradendo le mie naturali inclinazioni.
 Da quel che leggo e da quel che sento da svariati anni , con più forza da quando mi sono laureata in una materia assolutamente non spendibile nel mercato (anche perché si tratta di una materia che non ha mercato, ma rientra nell'ambito dei servizi al cittadino e quindi non è per sua natura in grado di produrre denaro), le materie umanistiche sarebbero ormai carrozzoni del passato completamente inutili.
 In realtà trovo l'odio verso il liceo classico non solo miope, ma anche abbastanza cretino. Studiare in un liceo del genere non preclude certo la possibilità di iscriversi a materie scientifiche. Non parlo di rarità, ma di numerosi studenti che scelgono medicina e non ultimo il migliore, documentato e reale, amico di mia sorella, che ha appena vinto un dottorato in Fisica in un'assai importante università pubblica.  Liceo classico alle spalle e nessunissimo pentimento al riguardo.
 Collegare perciò la frequentazione del liceo classico all'automatica iscrizione a Lettere e Filosofia è perciò, a mio parere, la prima delle cretinate.
 La seconda è credere che il problema si annidi in quello che non solo è un ottimo liceo, ma farebbe benissimo alla stragrande maggioranza degli italiani. 
 Quando, prima dell'avvento dei social network, le statistiche dipingevano un popolo di analfabeti, io strabiliavo assolutamente convinta di un macroscopico errore di valutazione.
   Certo, i casi disperati alle scuole medie ce li avevo anche io, ma erano, sembrava, uno o due pecore nere di cui tutti dopo la licenza media persero le tracce (ok, avevo anche una compagna di classe che durante gli esami confuse l'Africa con l'America del Sud, ma era appunto una su 25). 
 Ora, il meraviglioso mondo di internet, mi ha permesso di vedere coi miei occhi e toccare con la mia tastiera l'abissale ignoranza linguistica di un popolo che se Dante potesse vedere precipiterebbe all'inferno seduta stante.
L'ho pescata da internet e faccio notare come il tizio che si è
occupato di fondellare la ragazza, abbia sottolineato il verbo,
completamente dimentico del fatto che "Un'altra vita" chiede
l'apostrofo, anzi, direi che lo implora.
 Gente che non ha ancora compreso che l'italiano non è il francese e infila accenti non richiesti in ogni dove "stà invece di sta, sò invece di so", la totale incomprensione di quello strambo fenomeno linguistico che è il troncamento (innumerevoli gli italiani che nei tatuaggi sognanti si fanno scrivere "Ho bisogno di un pò di vita"), e questo senza infilare il dito nella sintassi, questa sconosciuta.
Com'era possibile che dopo innumerevoli anni di scuola dell'obbligo si potesse arrivare a non mettere due parole in fila e quattro in croce?
Tale ignoranza pervicace di italiani che, stando alle statistiche non hanno abbandonato certo la grammatica in favore della fisica (statistiche internazioniali ci danno zappe in entrambi i campi), genera plotoni estremisti altrettanto folli: i grammarnazi che stanno lì con la penna da errore blu a carpire l'errore certo in cui incorrerai, il congiuntivo che dimenticherai, la virgola che metterai tra soggetto e verbo.
 La penna blu aiuterà il loro ego, ma certo non consente loro di vedere il vero fulcro del problema che non è quello di riuscire a portare a casa un dieci e lode sul tema.
 Il punto è che si incolpa il liceo classico di un innumerevole serie di nefandezze di cui è completamente esente.
1) Chiunque imbocchi il liceo, anche scientifico, anche linguistico, sa con cognizione di causa che dovrà necessariamente iscriversi ad un'università per completare la sua formazione. 
2) Se c'è un istituto che viene trattato in modo obsoleto, ebbene, quella è l'università.
 Ho studiato come una pazza materie di cui non solo mi domando tanto l'esistenza, ma soprattutto il motivo di esistenza nel piano di studi. Cattedre tenute in piedi per professori che dovevano andare in pensione da tremila anni, crediti sparsi in ogni dove come bollini del latte in materie che post-riforma Moratti non si sapeva dove infilare. Il problema di abolire robe come "Storia degli ordinamenti degli stati italiani" in corsi di laurea che beneficerebbero assai di più di corsi specifici su programmi informatici inerenti alle materie di studio (ce ne sono a pacchi anche per gli umanisti, non crediate che a loro non serva conoscere il codice html o xml), è dell'università, non del liceo classico.
La protagonista della seconda serie de "I liceali", una rarissima
serie tv italiana a mio parere fatta bene. Nella seconda serie il tema
del "A cosa serve studiare ora? A cosa serve studiare una materia
umanistica a ora? A cosa serve studiarla se sei una persona con
pochi mezzi economici?", viene trattato benissimo.
 Il liceo classico, per l'età particolare dei suoi studenti, rientra nel campo della formazione non solo culturale della persona, ma della persona stessa. 
 Si studia filosofia non per diventare filosofi, ma per comprendere che il mondo non è quello che ci danno per certo.
 La storia, la letteratura greca, quell'assurdo popolo folle che erano gli antichi greci, in grado dalle loro microscopiche città stato di creare le basi di una civiltà che esiste tutt'ora, sono le chiavi che uno studente ha per sempre nelle sue tasche per interpretare liberamente il mondo.
 La tristezza del vedere persone laureate fidarsi della prima bufala web che passa, del primo linciaggio mediatico, dedicarsi all'indignazione cieca davanti ad un servizio di denuncia in tv, ad un articolo, senza porsi delle domande, sentire il bisogno di una ricerca, provare la sensazione di non sentirsi trattato come una pecora, ma come un essere pensante che pone domande, ebbene la tristezza è ormai all'ordine del giorno.
 La camera mortuaria che si sta preparando al liceo classico, in favore di materie "cool", economia in particolare, fa parte di un più ampio disegno, per niente complottista, ma estremamente rapace, della modellazione del mondo secondo nuovi (e in un certo senso anche antichi) criteri. Criteri che non hanno basi solidali, non hanno basi sostenibili, non hanno a cuore i desideri e i bisogni di tutti, di coloro che hanno meno possibilità, sia materiali che mentali, che non hanno in mente una società equa. 
 Il mondo, ci insegnano i nuovi rampanti che inneggiano alla morte delle materie inutili perché non produttive, è di chi guadagna, di chi produce denaro, di chi si appropria del maggior quantitativo di moneta sonante.
 Ed è estremamente necessario a chi questa moneta sonante ce l'ha effettivamente in  mano, che non solo tutti diventino il più individualisti e competitivi possibile, ma che costoro non si pongano mai domande, non si chiedano mai se c'è qualcosa di errato nell'interpretazione della realtà che viene loro offerta.
 Inoltre deve ormai passare chiaro un concetto:
 Se non ce la fai non è il mondo che sta prendendo una chiara piega, sei tu che, evidentemente, non ti sei impegnato abbastanza. Perché non hai superato tutti gli ostacoli? Perché non hai lavorato sodo? Perché non hai studiato? Tutto era per te possibile, sei solo tu che non l'hai voluto. Certo avevi meno soldi di altri, eppure persone più povere di te ce l'hanno fatta, la tua è tutta una scusa. 
 Il tuo destino è quello che ti meriti, non prendertela con la società, non cercare altre interpretazioni
 Il messaggio è già passato, il senso di colpa per non essere diventati abbastanza già instillato. L'attacco al pensiero, al metodo, a quella scintilla che può accendere ancora le menti è già iniziato. Ovviamente non dico che non si possa avere capacità di pensiero e interpretazione studiando materie scientifiche, anzi. Ma provate a pensare all'assurdo contrario: studiare le materie scientifiche non è cool, le materie umanistiche sono l'unica vera via. E' un'imposizione orrenda, insensata, ingiusta e soprattutto folle.

In tempi in cui di denaro non ce n'era, in un'Italia devastata, veniva scritto nella costituzione,
"Art.4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società." 

Ora, opulenti e bramosi di ulteriore opulenza, in troppi rincorrono con assai più foga quelle figure imparruccate che infestano la sezione di economia, Donald Trump che manda tutti al diavolo, Kiyosaki che consiglia, nei suoi saggi sul produrre denaro come ragione di vita, a non leggere libri se non quelli di economia.
 Sirene che rendono folli i marinai sciocchi che tra le tempeste ascoltano canti dolcissimi e mortali infrangendosi sui marosi.
 E' questa solo una sciocca citazione omerica, eppure chissà perché e chissà per come, anche i più sfegatati sostenitori delle materie economiche non potranno non vederci la più esatta delle fotografie della realtà.

Ps. E comunque, sottolineo, se fossi stata brava nelle materie scientifiche mi sarei iscritta più che volentieri a Chimica, solo che, ahimè, non era nelle mie naturali inclinazioni.


domenica 3 novembre 2013

Libri sui libri. Dalle invettive sulla stampa, creatura meretrice serva del demonio, alla storia universale della distruzione dei libri. Chicche per veri intenditori.

Di ritorno (tristissimo ritorno) dalle ferie, mi pare giusto prepararmi psicologicamente al rientro lavorativo dedicando un nuovo post ai libri sui libri, quelle trappole che possono rivelarsi fascinosissime (e pericolossisime per il portafogli "Uuuuuh il nuovo libro fotografico da 157 euro sulla Biblioteca Vaticana! Lo voglio!") o palle mortali. 
 Oggi, onde risparmiarvi palle cosmiche, voglio consigliarvi due libri sul tema, molto interessanti  e soprattutto nel secondo caso, molto Indiana Jones/Nome della Rosa.
 Il primo è un piccolo libro molto interessante in questi mala tempora di lotta all'ultimo sangue tra i fieri sostenitori del libro di carta e quelli dell'e-book. C'è già stata nella storia una rivoluzione dai tratti similissimi, che gettò nel panico i nostri progenitori: la temibile invenzione della stampa. Quando il caro Gutenberg, sfornò, perfettamente formata, la sua Bibbia a 42 linee, (e ancora ci si chiede come abbia potuto riuscire in un risultato tanto buono praticamente al primo colpo), non è che il mondo disse: wow un nuovo fichissimo mezzo tecnologico che ci permetterà di passare agli amanuensi alla stampa su carta! 
Non  tutti la presero benissimo, in molti si interrogavano sulle conseguenze pratiche, sociali e persino morali del nuovo strumento, forse forgiato dal maligno stesso. La faccenda della riproducibilità del libro sconvolse più di un intellettuale e poiché la maggior parte degli intellettuali dell'epoca erano monaci e il diavolo non era ancora un'entità ultraterrena fuori moda, a chi si iniziò a dare, nel delirio e nella confusione, la colpa di tale scoperta? Ma a lui ovviamente!
 In "Stampa meretrix. Scritti quattrocenteschi contro la stampa" a cura di Franco Pierno ed. Marsilio dopo l'introduzione storica, si precipita nel mondo a tratti surreale a tratti incredibilmente contemporaneo, delle invettive che Filippo da Strada, domenicano a Venezia, getta contro la stampa, implorando il Doge di non  farsi complice di tale nefanda tecnologia.Così scriveva: 
"Mai come in questo tempo, la città ebbe un così ridotto numero di libri o di persone che li apprezzano a sufficienza. Le opere a stampa creano una città senza soldi e senza cuore. Se per te la luce proviene dalle tenebre, essa, allora per te, verrà dalle stampe."


La stampa sconcentrava (se non dovevi più scriverti il libro come si era certi che lo leggevi davvero?) e in un attimo favoriva la fornicazione tra i giovani, l'evergreen delle preoccupazioni maggiori di chi giovane più non è.

 "Dimostrerò che le stampe sono state originate per istigazione del diavolo. Tramite gli stampatori i vizi sono cresciuti ovunque. Infatti le stampe deturpano i costumi delle ragazze e scacciano il fiore virginale della purezza della carne innocente dei giovani che imparano le turpitudini impresse." 
 Non immaginate Playboy, all'epoca per diventare sex addicted bastavano Petrarca e Ovidio.
E ancora:
 "La scrittura è degna di venerazione e deve essere ritenuta il più nobile di tutti i beni che l'oro ammassa per noi, a patto che non abbia subito le brutture nel postribolo delle stampe. Non devi forse definire prostituta quella che simula di amarci tanto, dedita solo al guadagno rapace?"

 Il povero Filippo dedicò gran parte della sua vita a combattere contro i mulini al vento, cosa che mi fa essere molto pessimista nella mia lotta contro gli e-book, ma si sbagliava (oddio non su tutto) sugli effetti deleteri della carta stampata, quindi che ne so, magari il digitale mi stupirà nei secoli.
 Il secondo libro che secondo me è una chicca per chiunque sia un vero appassionato di libri e mysteri è: " Storia universale della distruzione dei libri" di Fernando Bàez.
  E' fantastico. Partendo dalla frase di Heine "Dove si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini", l'autore ripercorre la storia dei roghi di libri, come censura e distruzione di intere civiltà. La violenza contro i libri come chiave di lettura per una storia ragionata della violenza umana. Dalla distruzione (non realmente avvenuta) della biblioteca di Alessandria ai roghi nazisti, con un'interessante e ampia parentesi sui roghi durante la guerra civile spagnola, non manca nulla. In più, al contrario del tizio della storia degli spettri, Bàez è bravissimo a rendere incandescente la materia, raccontando il tutto con piglio romanzesco, infarcendo il volume di aneddoti gustosi e di incursioni non prettamente attinenti (come il meraviglioso capitoletto sui libri che basano le loro storie, citazioni e personaggi su libri mai esistiti, es. il "Necronomicon" di Lovecraft).
 Ve lo consiglio molto, vale il suo prezzo!
 E con questo torno a sdraiarmi mesta sul mio letto a rimpiangere le ferie perdute...
 Buoni libri maledetti a tutt*!

giovedì 10 ottobre 2013

Intervista a Silvano Fuso, autore de "La falsa scienza", libro per chiunque ami molto i misteri, Indiana Jones e la ricerca appassionante della verità!

Silvano Fuso
E oggi, 10 Ottobre ecco apparire la seconda intervista del blog al dott. Silvano Fuso, autore del libro "La falsa scienza" ed. Carocci  di cui avevo parlato qualche tempo fa  nel post "La falsa scienza" e il vero verissimo manoscritto Voynich.
 Per chi non avesse letto il post e non avesse tempo o altro per leggerlo o rileggerlo, ricordo urbi et orbi che il libro tratta in modo scorrevole e forbito i grandi falsi storici dell'archeologia, della scienza e della teoria della scienza. In tanti piccoli capitoli, che cominciano dall'ipotesi assurda che il mistero smascherato sia vero, vengono descritte cose degne di Indiana Jones: teschi di cristallo, viaggi nel tempo, oggetti archeologici fuori dal tempo (OOPart) e misteriosi giganti millenari. Tutti incredibili, per un certo periodo credibili e infine smascherati.
 Il libro ve lo riconsiglio  caldamente perché è davvero una lettura curiosa e interessante per chiunque sia appassionato di misteri, archeologia, archeologi con la frusta et similari, ma fortunatamente non crede in Giacobbo e alle sue tesi sui templari ufo.
Ecco a voi l'intervista!

Com’è nata l'idea del libro? E come ha condotto la ricerca?

Mi occupo di pseudoscienze da molti anni e da tempo pensavo di raccogliere, in una sorta di antologia, gli episodi più significativi. Il mio amico Carlo A. Martigli, romanziere di successo, un giorno mi diceva che sarebbe divertente immaginare cosa sarebbe successo se alcune false scoperte scientifiche fossero state vere. In tal modo è nata l’idea di aprire ogni capitolo del libro con un volo di fantasia in cui immagino, appunto, quali sarebbero state le conseguenze di alcune scoperte e invenzioni fasulle se solo fossero state autentiche. La ricerca, come dicevo, è avvenuta nel corso di diversi anni in cui ho raccolto pubblicazioni originali, documenti e testimonianze. Naturalmente anche Internet mi è stata utile in queste ricerche.

Qual è il suo falso favorito?

Ce ne sono diversi. Un caso che mi ha sempre colpito molto è quello della cosiddetta “poliacqua”. È piuttosto impressionante constatare come gran parte della comunità scientifica internazionale credette a questa falsa scoperta per circa dieci anni, dal 1962 al 1972. Ci volle tutto questo tempo per comprendere infine che la fantomatica forma polimerica dell’acqua altro non era se non acqua sporca! Un altro caso piuttosto inquietante è quello di Jan Hendrik Schön, giovane e rampante fisico tedesco, che agli inizi degli anni duemila riuscì a pubblicare su importanti riviste scientifiche internazionali i risultati di esperimenti e di rivoluzionarie scoperte che in realtà erano totalmente frutto di frode.

Cosa leggeva da bambino?

Devo confessare che da bambino non leggevo molti libri ma, in compenso, divoravo fumetti, soprattutto Topolino. L’amore per i libri mi si sviluppò più tardi, durante l’adolescenza e divenne ben presto una vera mania. Oltretutto, con la megalomania tipica degli adolescenti, mi cimentai con libri impegnativissimi di scienza e di filosofia (ci tengo però a precisare di non essere stato un nerd: amavo anche lo sport e il divertimento).

C'è stato un libro, o più, che hanno segnato in particolare la sua formazione?

Ce ne sono stati diversi. Un libro che mi entusiasmò e che lessi da ragazzo fu il Dizionario filosofico di Voltaire. Il razionalismo dissacratore del grande filosofo francese ebbe sicuramente un notevole effetto sulla mia formazione. Un altro autore determinante per lo sviluppo del mio modo di pensare è stato Bertrand Russell, di cui lessi praticamente tutti i libri. Il suo Perché non sono cristiano, ad esempio, consolidò il mio amore per la razionalità e il mio rifiuto per ogni credenza priva di fondamento. Un altro libro fondamentale per il mio futuro impegno nel CICAP fu poi Viaggio nel mondo del paranormale di Piero Angela.

E-reader o carta stampata?

Devo dire di essere molto affezionato alla carta, ma non disdegno affatto l’elettronica. Quando cerco di collocare senza successo qualche nuovo libro nelle mie stracolme e sature librerie, devo dire che …capisco in pieno i vantaggi degli e-books (tra l’altro anche il mio La falsa scienza sarà presto disponibile in formato e-book).

Cosa sta leggendo in questo momento?

In questo momento sto leggendo, in parallelo, Neutrino di Frank Close e Il DNA incontra Facebook di Sergio Pistoi.

Un autore e/o un libro che vuole assolutamente consigliare?

Come dicevo, un autore che amo molto e che ritengo tuttora attualissimo è Betrand Russell. Per citare un libro più recente, consiglierei Scienza di Gilberto Corbellini, uscito lo scorso giugno: un piccolo, ma denso, libretto che cerca di difendere la scienza da accuse infondate ma, ahimè, molto diffuse.

Lei lavora presso il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle affermazioni sulle Pseudoscienze), qual è esattamente il suo ruolo? (Deve sapere che io la immagino davvero come una sorta di Indiana Jones).

Non lo definirei un lavoro, ma un hobby e una sorta di volontariato. Io sono socio effettivo del CICAP e responsabile del settore scuola, cioè mi occupo di sensibilizzare in mondo dell’istruzione nei confronti delle tematiche di cui si occupa il CICAP. Collaboro inoltre abitualmente con la nostra rivista Query. La scienza indaga i mysteri. Nel CICAP non esistono comunque ruoli rigidi e ognuno di noi si occupa di diverse cose. Mi è capitato di occuparmi di alcune indagini. Non proprio alla Indiana Jones, ma altrettanto intriganti. Ad esempio, ho partecipato a diverse sedute spiritiche e mi sono divertito a smascherare una medium.

C'è stato negli anni qualche mistero che le ha lasciato dei dubbi e/o che, di primo acchito, le era risultato credibilissimo?

Direi di no. Tutte le volte che i presunti misteri sono stati affrontati modo razionale, si è sempre riusciti a trovare una spiegazione. C’è stato un caso, non proprio paranormale, che sembrava credibile ma che in seguito lo è apparso molto meno. Mi riferisco al caso di Gianni Golfera. Golfera si fa chiamare “l’uomo con più memoria al mondo” e ha stupito tutti per anni con la sua straordinaria capacità di ricordare cose impossibili. Lui ha sempre sostenuto di utilizzare particolari tecniche mnemoniche e di servirsi di uno straordinario allenamento. La cosa sembrava credibile perché esistono sicuramente tecniche in grado di facilitare la memorizzazione. Persino Piero Angela aveva ospitato Gianni Golfera in una puntata di SuperQuark, fornendogli credibilità e pubblicità. In realtà diversi illusionisti hanno colto Golfera con le mani nel sacco mentre imbrogliava e Striscia la notizia lo ha pubblicamente sbugiardato. Per maggiori dettagli, si può leggere questo articolo sulla versione on-line della nostra rivista: http://www.queryonline.it/2011/05/13/i-trucchi-di-gianni-golfera-luomo-con-piu-memoria-al-mondo/

Può indicarci un particolare falso storico riguardante i libri?

Papiro di Tulli.
Ci sono diversi testi, rivelatisi falsi. Tra quelli ritenuti più antichi, ricordiamo il celebre papiro di Tulli. Considerato inizialmente un antico papiro egizio dell’epoca di Thuthmosis III (1504-1450 circa a. C.) risultò essere in realtà un clamoroso falso prodotto intorno al 1930, copiando il contenuto di una grammatica geroglifica. Altro falso clamoroso sono I Protocolli dei Savi di Sion che hanno alimentato molte fantasie, compreso il Codice da Vinci di Dan Brown. In epoca più recente, abbiamo avuto i falsi diari di Hitler, pubblicati nel 1983 dal settimanale tedesco Stern e i falsi diari di Mussolini che, dopo varie vicende, nel 2007 sono stati incautamente acquistati dall’allora senatore Marcello Dell’Utri.
Parlando di libri misteriosi, infine, non si può non citare il famoso Manoscritto Voynich. Nonostante gli innumerevoli studi non si può ancora dire con certezza se sia autentico o se sia un falso. Sicuramente rappresenta una bella sfida per l’archeologia, la linguistica e la crittografia.

Ho letto su internet che insegna anche chimica alle superiori, forse se avessi avuto lei come professore avrei preso la materia più seriamente. I suoi studenti cosa pensano di un professore che lavora anche per il CICAP?

La chimica è una bellissima disciplina, purtroppo ingiustamente denigrata. Io faccio di tutto per farla piacere ai miei allievi. Riguardo al CICAP, in genere gli studenti sono molto incuriositi e interessati nei confronti degli argomenti di cui ci occupiamo. Io cerco abbastanza di coinvolgerli, cercando di sfruttare questo interesse per far capire loro l’importanza di una cultura scientifica e di un atteggiamento razionale.

 E concludo ripetendo, oltre ai miei ringraziamenti al dott. Fuso per l'intervista, che un professore di chimica che fa queste cose oltre a insegnare, deve essere fantastico. Più CICAP per tutti i licei! La cultura scientifica italiana volerebbe!

domenica 15 settembre 2013

Mysteriosi manoscritti di giochi e scacchi! Il "Libro de los juegos" e il "De ludo scachorum", quando gli antichi ne sapevano già molto più di noi.


Come ho già scritto, il mio modello di vita lavorativo fin da bambina è sempre stato il caro Indiana Jones. Costui è il principale artefice delle mie disgrazie lavorative, avendomi indotto a studiare cose che ancor oggi considero spettacolari, ma che insomma non è che ti lancino proprio nel mondo del lavoro del XXI° secolo.
 La sezione di archeologia/libri antichi, per piccina che sia, esercita perciò su di me il tipico fascino dell'ex a cui una non vorrebbe più cedere, ma che alla fine in qualche modo ti irretisce di nuovo tragicamente. 
Dalle sue splendenti nebbie è apparso questo libro fantastico  "Il labirinto dei giochi perduti. Giochi da tavolo dal mondo antico al medioevo" di Ezio Zanini ed. Il Cerchio.
  Faccio ancora parte di quella generazione che nella sua infanzia invece di trafficare con videogiochi (che comunque c'erano in abbondanza) o pc (che invece erano ancora in divenire), si lanciava in indimenticabili giochi da tavolo. Questo nobile passatempo, affonda le sue radici nella notte dei tempi e molto spesso, nelle varie culture nascondeva spesso significati simbolici e astrazioni logico-matematiche che popolavano le fantasie e i mondi di culture diverse. Il libro è ben costruito, divide i giochi in sezioni a seconda delle modalità di gioco (scacchi, dadi, su tavola ecc.) e si rifà ampiamente a quel capolavoro che è il "Libro de los Juegos".
 Per chi non lo conoscesse, trattasi di un manoscritto meraviglioso, con straordinarie miniature commissionato dal re di Spagna Alfonso X il saggio più o meno a metà del 1200. Si ritiene, sia dalle miniature che dalla completezza delle informazioni e dai giochi in esso catalogati ed esplicati, che sia frutto del lavoro di studiosi delle tre diverse religioni monoteiste, e proprio per le sue forti influenze islamiche viene considerato un particolare capolavoro.
 Nel "Libro de los juegos" non si affrontavano solo problemi matematici (soprattutto di scacchistica) particolarmente complessi, ma un'intera concezione cosmica che veniva in tal modo tripartita:


1) Giochi di dadi, considerati a prescindere inferiori agli scacchi, rappresentavano in modo allegorico la totale casualità della vita e il concetto di predestinazione.
 Insomma, "Forrest Gump" all'ennesima potenza.






2) Gli scacchi, frutto unico dell'ingegno del giocatore, rappresentava il concetto di libero arbitrio e di poter forgiare il proprio destino grazie alle capacità personali. Ovviamente era il gioco star.




3) Le tavole. Quei giochi in cui la congiunzione di casualità e ingegno veniva posta come ideale compromesso tra le parti dal buon Alfonso X, uomo che alla mediazione, anche interculturale ci teneva. Un destino era frutto del libero arbitrio e di una dose di casualità (come anche Machiavelli dixit).


Interessante il modo in cui vengono rappresentati i giocatori accaniti (Alfonso era un fan de los juegos, ma condannava duramente l'azzardo): completamente nudi. Privi di dignità e spogliati dei loro beni, sicuramente incapaci di qual che fosse allegoria.
Capolavoro manoscritto successivo e tutto italiano di tale tradizione è il "De Ludo Scachorum" del frate mito di generazioni di ragionieri, colui che inventò la partita doppia: Frà Luca Pacioli. Costui, grande matematico e appassionato di scacchi e giochi logici, scrisse un manoscritto illustrato nientepopòdimeno che dal buon Leonardo da Vinci, il "De divina proportione".
Nel suo trattato scacchistico, casualmente ritrovato solo nel 2006 (ah, la storia dei fortunosi ritrovamenti librari merita un post a sé!), forse anch'esso illustrato dal buon Leonardo, racchiuse più e più strategie logico-matematiche particolarmente complesse, (che per lui che lo definiva un iocondo tractato, non dovevano essere poi così difficili, beato...).
 Non potendo purtroppo accedere direttamente a tale meraviglia, possiamo però gettarci nella lettura e risoluzione de "I giochi matematici di Frà Luca Pacioli. Trucchi, enigmi e passatempi di fine Quattrocento" di Dario Bressanini e Toni Toniato, ed. Dedalo.  Il libro presuppone che si sia degli sfigati del '400 privi di divertimenti in una notte d'inverno. Io direi che possiamo anche essere dei nerd del XXI° sec. che molliamo Dungeons&Dragons per una serata e proviamo a capire come fare scacco al re di tre rapide mosse.

 Spero di non avervi annoiato. Personalmente trovo che poche cose al mondo siano affascinanti quanto queste opere fantastiche, ingegnose e misteriose che giungono terribilmente moderne fino a noi.
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