giovedì 8 gennaio 2015

Libri pornografici. La difficoltà scrittorie del rendere credibili e non penose le scene di sesso: fallimenti e successi, postporno e battaglie (e una recensione di "Libere" di Héléna Maarienské).

 Oggi narrerò di un argomento non solo scomodo, non solo perplimente, ma che mi guadagnerà l'attenzione involontaria di tutti coloro che d'ora in poi cercheranno le parole "porno + parola x" su google (già dopo il post su "Come vivere con un pene enorme" ho quella di tutti i maniaci dei pornazzi con superdotati): i libri pornografici. 

Pensateci su un attimo e chiedetevi quanti libri a tematica porno (non erotica, ma proprio porno) avete letto in vita vostra, se li leggerete mai, se li avete mai letto e se no, perchè?

 Qualche tempo fa ho dovuto scrivere un racconto con tale tematica e ho passato due abbondanti settimane alquanto infernali perché: 1) Non sono proprio il tipo da scrivere cose del genere.
 2) Trovo che la maggior parte degli scrittori anche bravissimi, davanti alle scene di sesso riescano a dare il peggio di loro.
 Prendiamo Haruki Murakami, uno che ci tiene particolarmente a inserire parecchie scene di sesso nei suoi libri. Tutti coloro che hanno avuto l'onore di leggere i suoi tomi, ma soprattutto "1Q84" converranno che poteva tranquillamente esimerci dalla continua lettura di enormi peni in erezione, alti praticamente come castelli, che conferivano un tono alquanto ridicolo alla trama tutta (che già di suo aveva dei crateri). 
 Altro esempio che ricordo con un orrore piuttosto pervicace è Wilbur Smith. Era uno degli scrittori preferiti di mio padre che all'epoca de "Il settimo papiro" aveva comprato quasi tutti i suoi libri. Io mi pare facessi le medie e ne avevo letti due o tre di cui ricordo queste innominabili scene di sesso piene di peni gocciolanti.
Con questi presupposti scrivere un racconto a tema non era facilissimo, così mi sono messa a pensare agli altri libri a tema che mi era capitato di leggere, ma non sono andata oltre Henry Miller col suo "Tropico del cancro" e Anais Nin col suo "Il delta di Venere". Del primo ricordo poco e niente, lo lessi alle superiori perché faceva fico, e mi era rimasta impressa principalmente l'immagine di una prostituta che si lavava ardentemente subito dopo un amplesso. Di Anais Nin ricordo anche molto poco, se non che lo lessi in una sonnolenta estate che probabilmente non conciliava l'erotismo.
 Circa due annetti fa poi, per la rivista Aspirina scrissi due pezzi sul postporno, una nuova corrente femminista che si propone di girare le pornografia al femminile. 
 Traduzione: rendere e piegare la pornografia, nata per un pubblico maschile, per un pubblico di donne. Vi dico che non per bacchettonaggine, ma la cosa mi lasciava e mi lascia ancora molto perplessa, sia perché (come potrete notare se fate una ricerchina su internet) le pratiche postporno si avvicinano molto a performance di arte contemporanea che prevedono un uso diciamo spettacolare (ma talvolta anche disgustoso) del corpo; sia perché non ha senso cercare di piegare ad altro un immaginario che è nato per motivi radicalmente diversi.
 Tali mie personali rimostranze sono state ampiamente supportate dalla lettura di una serie di raccontini di Slavina, una performer postporno piuttosto conosciuta in Italia che due o tre annetti fa diede alle stampe per la Giulio Perrone, il molto dimenticabile "Racconti erotici per ragazze sole o male accompagnare" che prendo a esempio per continuare a ripetere che scrivere di sesso senza essere banali è molto difficile. 
 I racconti sono episodi autobiografici della sua giovane vita e c'è un po' tutto quello che ti aspetti: le esperienze adolescenziali un po' squallidotte coi soliti squallidotti maschi stereotipati di provincia che ti portano per campi a fare cose sconce, l'esperienzona lesbica, il sesso al rave, il fatale incontro con la prostituta che ti fa vedere il mondo da un'altra prospettiva. 
La copertina con gnocca è la parte migliore
del libro.
 Non ho intravisto nessuna grande rivoluzione politica, sistemica e manco sessuale. Ormai, le esperienze bisessuali sono sdoganate da quel dì e andare per campi con ragazzotti discutibili credo sia stata un'esperienza non particolarmente innovativa che molte donne fanno da secoli.
 Ho ripensato a questo dimenticabilissimo libro durante il mio viaggio in treno questo Natale, quando ho letto "Libere" di Héléna Marienské ed. Clichy. 
Lo avevo bramato perché dalla quarta di copertina si evinceva una specie di Thelma e Louise a tematica lesbica (e in più francese che non guasta mai): "Due ragazze, un omicidio, la libertà. Contro le regole, control il maschilismo, contro la banalità".
 Tuttavia alla lettura si è rivelato qualcosa di mooooolto diverso.
 La trama vede due protagoniste: Angela e Annabella. Annabella, indubbiamente la migliore delle due, nasce poverissima in una famiglia ultrafascista della campagna francese, adepta di Le Pen, vive nella totale ignoranza e trasandatezza fino all'incontro, al liceo, con una sua coetanea che le fa scoprire il femminismo, la cultura lesbica, il sapone, la doccia e il suo orientamento sessuale. Annabella è bellissima e intelligentissima, non solo, possiede anche abbastanza freddezza per stendere un piano agghiacciante, ma perfetto della sua vita: studierà nelle scuole migliori e nel frattempo diventerà ricca facendo la escort di lusso. 
Lo so, a questo punto storcerete il naso perché la trama inizierà a sembrarvi una solenne caxxata e invece, per qualche motivo misterioso, il libro non collassa, ma regge . Regge durante tutte le infinite e credibili scene di sesso che coinvolgono un po' tutto e tutti uomini, donne, orge, oggetti e via dicendo. Sono credibili e mai penose o banali perché Annabella le vive come una recita e con sottile sarcasmo descrive i suoi sempre più ricchi clienti, il decadimento di una classe dirigente, i vizi dei potenti, l'ipocrisia di un mondo laccato.

 Angela è la parte noir della storia. E' un'insegnante e una scrittrice fallita, ma è intelligente e molto bella. Ha una ventina di anni più di Annabella e ha appena ucciso il marito, un famosissimo pianista simulandone poi in modo perfetto la sparizione. Nessuno dubita niente tranne un poliziotto che all'inizio sembra una personcina tanto a modo e invece..,
 Invece non posso dirvelo perché questo libro è, lo ammetto, molto strano. E' disturbante, è porno, è assurdo, ma è anche politico. Ci sono numerosissimi riferimenti alla politica francese che noi possiamo comprendere solo a sprazzi e un sottotesto di ribellione come sistema di vita molto forte.
  C'è questa parola "ribellione" che viene usata a sproposito per molti libri, ma che qui assume connotati particolari. A prima vista, due protagoniste negative, sordide, manipolatrici, calcolatrici. Eppure si innestano in un contesto che non è meno negativo, sordido, manipolatore e calcolatore di loro. 
La domanda allora diventa: se si vive in un mondo che di facciata si mostra benevolo ed etico, morale e perbene, ma ad un'occhiata più profonda nasconde solo perversione cinica, chi è più lo sfruttato e chi lo sfruttatore?
 Ho mantenuto la sospensione del giudizio fino alla fine, perché il libro cammina molto sulla sottile linea che divide il disastro dal riuscito , ma poi (a parte un cedimento molto discutibile nel finale), un pezzo mi ha convinto che l'impressione di leggere non una storia, ma una battaglia, fosse giusto.
 C'è un momento in cui Annabella si trova in cattive mani e cattive cose accadono e lei non riesce a far altro che gridare il discorso di Malraux alla sistemazione del Pantheon di Jean Moulin:
 "Che oggi oh gioventù, che tu possa pensare a quest'uomo per come avresti avvicinato le tue mani alla sua povera faccia informe dell'ultimo giorno, alle sue labbra ce non avevano parlato. Quel giorno, quella faccia, era il volto della Francia!"
 Allora il libro salta la linea di confine e non cade nel baratro del ridicolo, ma in quello, sempre più raro nella narrativa italiana, della variazione sul tema, dell'eccesso che smaschera, della luce che diventa ombra cupa.

4 commenti:

  1. Un articolo davvero interessante. Avevo adocchiato anche io Libere, e credo proprio che ora lo prenderò.

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  2. Questa cosa della pornografia al femminile (o postporno) non mi ha mai convinto, ne ho scritto anche da me.

    Le più belle cose porno che ho letto sono state scritte da donne, quindi possiamo dire che l'erotismo, almeno in letteratura, non sia fatto esclusivamente da uomini. (Non è vero neanche nella pornografia tradizionale, quella dei video, ma non aizziamo polemiche.)

    Che la scrittura erotica/pornografica sia difficilissima è ovvio. Penso che l'umanità scriva di queste cose dall'epoca delle tavolette di argilla, non mi stupisce che sia difficile (=impossibile) essere originali.

    E sì, ho acquistato e letto letteratura porno. Per curiosità anche un paio di libricini, stile harmony, ma in versione porno, che ancora all'inizio degli anni duemila erano in vendita nelle edicole delle grandi stazioni. (Non so se esistano ancora, vista la sparizione delle edicole.) Posso dire che l'aspetto letterario non è quello che mi ha spinto alla lettura e confesso che di "Emmanuelle" non sono mai riuscito ad arrivare alla fine, visto che da quelle parti si perde in considerazioni filosofiche decisamente noiose, se non altro in rapporto alla prima parte. :-)

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  3. Opus pistorum...Henry Miller..

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