Ultima presentazione estiva di "Come fu che organizzai la mia unione civile"!
Stavolta gioco in casa e sarà a Bracciano alla Birreria dar Toro Seduto (centro storico) dove si mangia e si beve magnificamente!
Sabato 29 Luglio ore 18:00!
Ultima presentazione estiva di "Come fu che organizzai la mia unione civile"!
Stavolta gioco in casa e sarà a Bracciano alla Birreria dar Toro Seduto (centro storico) dove si mangia e si beve magnificamente!
Sabato 29 Luglio ore 18:00!
Come dicevo nel primo post, per ragioni di lavoro sto ascoltando moltissimo la radio e mi sto facendo una cultura sulle hit estive di quest'anno e ho pensato di condividere i miei pensieri con voi.
Cosa ho dedotto? Sono praticamente TUTTE italiane, il livello è basso, pochi tormentoni, qualcosa di carino qui e lì. Mia opinione eh, ditemi la vostra!
Intanto godetevi la seconda parte!
VATTENE AMORE di TOFU (FIORELLO) e NINA ZILLI:
Molt3 di voi saranno rimasti immuni all'ascolto di questa perla, ma posso assicurarvi che vale la pena conoscerla.
A quanto sembra nasce boutade, ma vi giuro sembra una rivisitazione talmente convincente che non fosse stato per la mancanza di E aperte a profusione avrei scambiato Fiorello in versione trapper (Tofu) per Guè Pequeno.
Nina Zilli come troppe cantanti quest'anno si dimentica che potrebbe fare una canzone da sola e si presta a fare la vocalist.
Certo lei ha più scusanti di Emma visto che magari è stanca per la gravidanza e comunque qua si presta a una canzone fake, però insomma una canzone cinquantamila lacrime dopo ce la aspetteremmo.
CI PENSIAMO DOMANI di ANGELINA MANGO:
Ogni estate ha un* cantante giovane e fresc3 che ci ricorda quanto eravamo ingenui, spensierati e concentrati su cose meravigliosamente futili a quindici anni.Ci sono stati Benji e Fede, c'è stata Tecla Insolia, quest'anno tocca alla mia collega di cognome: Angelina Mango figlia del fu Pino.
La canzone a me piace, senza impegno, e Dolcemetà la ascolta a ripetizione affascinata dal fatto che il cognome (solo quello) le sia familiare.
"BON TON" di DRILLIONAIRE, LAZZA, SFERA EBBASTA, BLANCO:
Il testo parla di una relazione tossica in cui onestamente il protagonista sembra avere un problema più con sé stesso che con una donna. Nel senso che lei fa robe randomiche tipo ubriacarsi e incaxxarsi e lui le dice "sembri me, sembravi me, sembri me". No figliolo forse SEI TE.
Siccome comunque uno dei grandi insegnamenti della trap è che le donne sono sempre e comunque delle falzeh, non può mancare la frase "Poi ti cola il fondotinta perché sei finta".
Un tempo c'erano le canzoni di drammi post amorosi, mò le canzoni del risentimento sempre e comunque.
"HOLLYWOOD" di IRAMA E RKOMI:
Irama potrebbe essere chiunque visto che in realtà canta l'autotune.
Ogni volta che Rkomi canta invece, un maestro di canto muore.Chiaramente miracolato dai tempi e dagli eventi, Rkomi mi fa comunque simpatia perché (forse conscio del miracolo che sta vivendo) se la gode tantissimo e ha sempre quel giusto piglio entusiasta da "Massì finché dura spakkiamo!".
Canzone priva di qualsiasi nota, se non il momento Lou Bega inopinatamente vissuto da Rkomi: "sono uscito insieme a Paola, poi Claudia, poi nulla sono sparito di nuovo con Giulia".
A little bit Monica in my eyes insomma.
"AMORE INDIANO" di TOMMASO PARADISO e BAUSTELLE:
A cosa devono sottoporsi i poveri Baustelle pur di farsi passare in radio: duettare con Tommaso Paradiso.
Mentre gli speaker di RTL cinguettano di quanto sia bravo Tommaso, dimentichi dell'esistenza dei duettanti, è evidente che la canzone cambia completamente faccia e valore a seconda di chi la canta.
Cantata da Tommaso Paradiso è una sorta di lagna sussurrata dove lo immagini guardare fuori da una finestra coperta di pioggia. Una canzoncina come le altre.
Quando Bianconi e Rachele Bastreghi riescono a prendersi un minimo di spazio (troppo poco) la canzone diventa splendida, potente e raffinata.
Vogliamo la versione coi soli Baustelle (in inverno va benissimo perché non è una canzone estiva).
Continuano le presentazioni del rosaceo tomo (così ribattezzato in onore del mio primo libro "I dolori della giovane libraia" che per la sua vistosa copertina verde era "il verdeggiante tomo"): "Come fu che organizzai la mia unione civile" Asterisco Edizioni.
Nelle prossime due settimane farò ben 2 tappe romane!
La prima sabato 8 Luglio alle 18:00 a Bande de Femmes (Pigneto) e la seconda giovedì 13 a Villa Ada.
Quest’anno per motivi di lavoro (motivi liminari: mi aiuta a concentrarmi) sto ascoltando moltissimo la radio.
Comunque, data la quantità di canzoni che escono e che ascolto, ho deciso di monitorare testi e canzoni e di commentarli, come una qualsiasi sciura di paese, così almeno quello che penso lo metto nero su bianco.
Andiamo!
“TAXI SULLA LUNA” di TONY EFFE e
EMMA MARRONE:
E’ in verità questa la canzone che mi ha fatto
venire l’idea di commentare quello che ascoltavo. E’, per dirla carinamente, orrenda: nella
musica, nel modo in cui viene cantata (se non hai una mela cotogna in bocca non
sei un trapper, ThaSup re delle mele cotogne nelle guance), ma soprattutto nel
testo.
Non è che i testi debbano essere educativi e sappiamo che i trapper quando sono in buona hanno un’idea delle donne che è al massimo “Lei è la mia Queen, ha delle belle tette e un bel sedere e io la ricopro di borsette di Gucci e la porto in giro in Lamborghini” e quando è in cattiva (quasi sempre): “Lei è un p*****ana, pensa solo ai soldi (lui no eh), sta con me solo per i soldi, la Lamborghini e le borsette di Gucci”.
L’apice della ridicolaggine si raggiunge
quando lui si impegna a descrivercela “ha un sedere grosso, gioca bene a Fifa,
è piccola”, e irrompe Emma Marrone con un ritornello che appartiene chiaramente
a un’altra canzone, storia e scenario visto che parla di baci, alte maree,
sole, cuore, amore.
Perché Emma si sia prestata a fare la vocalist qualunque per una canzonetta trapper rimane un mistero glorioso. Certe volte, bisogna ricordare anche da cantanti, che si merita di meglio.
Ps. La cover del "singolo" è la cosa migliore, peccato non c'entri nulla.
"DISCO PARADISE" di FEDEZ, ARTICOLO 31 e ANNALISA:
Ormai Fedez, come dicono molt3, è più imprenditore che cantante.Sepolti i tempi in cui si lamentava che
la vita ce l’avesse con lui, ora è passato a canzonette estive dal sicuro
impatto, che intendiamoci non è che sia una cosa semplice, se lo fosse, lo
farebbero tutt3.
Cantanti vari ed eventuali si prestano a gorgheggiare con lui perché sono dineri facili e chi siamo noi per giudicarli.
A me quella con Orietta Berti non era per niente dispiaciuta, sarà che la collego a un’estate felice.
Quella dell’anno scorso quasi non pervenuta, quest’anno appena sento Annalisa che attacca con “Ohohohoho” mi sembra di tornare a quando avevo 10 anni e guardavo Sailor Moon.
Diciamoci la verità, sembra, come buona
parte delle canzoni di Tommaso Paradiso, una sigla dei bei tempi di Bim Bum
Bam. Non è nemmeno un insulto perché le sigle erano fantastiche e danno una pista
a molta produzione “seria” attuale, ma non so se per un cantante è un
complimento.
“PAZZA MUSICA” di MENGONI ED ELODIE:
La canzone non mi fa impazzire particolarmente, ma apprezzo molto il tentativo di fare del groove, quando il groove adesso è una roba quasi mitologica.
Invece di canticchiare robine leggere e di
facile impatto, Mengoni ed Elodie cercano una via un po’ diversa, consc3 forse
del fatto che dopo un po’ se fai sempre le stesse cose che due palle, dopotutto
il bello di essere cantanti affermat3 è anche permettersi il lusso di provare a
fare una hit senza i 3 o 4 ingredienti alla moda (e poi insomma le mode cambiano,
prima o poi ci libereremo pure di questa malefica trap).
I più originali fino ad adesso e da quello che sento dalle classifiche in radio, è anche stato un tentativo apprezzato.
“FRAGOLE PANNA E CHAMPAGNE” di ACHILLE LAURO e ROSE VILLAIN:
Da quel momento è sparito, ha fatto un tour nei teatri (ma perché? Che senso ha?), e da una canzone oggettivamente bellissima come “Bam bam twist” (secondo me la più bella della tragica estate 2020 che pure a hit stava messa bene), è passato a “Fragole panna e champagne”, una canzonetta proprio canzonetta che serve giusto a dire “Ehi sono ancora vivo”.
Si evince un vago
accenno ska sul fondo, ma probabilmente il testo da scuole medie pieno di
bamboline e caramelle e Rose Villain (una che doveva sfondare 10 anni fa e ora
sta cercando di recuperare con la rincorsa, ma non ha né voce né particolare apporto
artistico da dare al mondo) che canta di gola e con tutte le E aperte non lo
aiutano. Achille torna in te.
"ARANCIATA" di MADAME:
Credo sia sostanzialmente l’unica donna italiana che questa estate gorgheggia da sola.
Per il resto solo duetti e voci maschili (sono talmente tanti i cantanti maschi che sono costretti anche a fare dei tripletti, ma di questo parleremo), e la canzone a me piace.Un amore da giovanissimi, ricordi dell'adolescenza. Noi che non sappiamo lui come si chiami, ma conosciamo il nome di quella che dava le feste (Clara). Lui che se ne va. Una storia come tante altre, ma la resa è incredibilmente moderna.
Secondo me è anche migliorata nel cantare visto che finalmente scandisce le parole e i testi sono davvero interessanti.
E’ uno di quei casi in cui è meglio separare l’artista
dall’opera perché se la ascolti pensando che non ha ancora capito di non essere
una perseguitata, ma che mentire sulla vaccinazione è reato, ti prende male e
non ti godi quella che è una produzione artistica in palese crescita.
“LA DISCOTECA ITALIANA” di ROVAZZI
e ORIETTA BERTI:
E’ una boutade, come tutte le canzoni di Rovazzi. Lui ne è perfettamente conscio e questo rende l’operazione credibile e godibile.
La canzone è un inno ironico alle balere, e Orietta Berti, (regina di Romagna e di un immaginario fermo agli anni ’60 e per questo per noi tutt3 incantato anche se ormai sono passati 60 anni e tra un po’ non li hanno visti manco i nostri genitori), è assolutamente perfetta.Infatti, bisogna dare a Orietta quello che è di Orietta, è stata lei che, a mollo sulla Costa Crociere durante Sanremo, aveva proposto a Rovazzi un duetto insieme.
Il risultato è carino, forse meno d’effetto di quello che immagino dovesse sembrare in corso di produzione, ma a me fa simpatia per un motivo principale: Orietta gorgheggia come gorgheggiava mia nonna quando cantava le canzoni della sua gioventù.
E’ un mondo che sta scomparendo e ci saluta con tutto l’entusiasmo di cui, ci piaccia o no, è stato capace e che forse dico forse dovremmo apprendere prima che sia troppo tardi.
"TILT" di ELISA e LA RAPPRESENTANTE DI
LISTA:
L’unico duetto di due donne è durato un paio di settimane, poi è sparito dalla circolazione.
E’ un tentativo vagamente lisergico che funziona solo a metà perché la Rappresentante di lista ha una voce effettivamente lisergica, mentre Elisa ha una voce splendida che però fa più pensare alle fatate rocche carsiche e non convince in queste variazioni.Quindi per metà senti una roba che ti fa viaggiare per il cosmo mentre balli mezz3 ubriach3 e per l’altra metà stai ascoltando una canzone standard di Elisa ed esci dal trip. Peccato.
ITALODISCO dei THE KOLORS:
I The Kolors forse per il nome da diario anni 2000, forse per il loro passaggio (dopo lunga gavetta però) da Maria De Filippi, non vengono mai presi troppo sul serio, eppure fanno belle canzoni.
Si dedicano al loro mestiere senza
svarionare (sì, sto pensando a le Vibrazioni) e fanno la loro musica senza
prendere scorciatoie come duetti improbabili, ritornelli vintage e testi
solecuoreamore.
E’ una canzone estiva con tutti i crismi delle
canzoni estive: spensierata, graziosa, leggera, ballabile.
“PARAFULMINI” di ERNIA, BRESH e FABRI
FIBRA:
La sovrappopolazione di rapper, trapper e non si sa bene che altro, uomini è tale che questa estate in molti sono stati costretti a cantare canzoni in tre o quattro.
Qualcuno dirà che sono tutti BRO io la chiamo saturazione del mercato.
Bresh, come tutte le anziane, non so chi
sia, Ernia è quello che un paio di anni fa esprimeva il suo massimo amore dicendo
che voleva menare il tipo della sua ex tipa anche perché loro due insieme erano
come una finale di non so bene che coppa di calcio (complimentone).
Fabri Fibra, l’unico vero rapper a mio parere
che l’Italia abbia avuto, l’unico che è ancora incaxxato come una iena e che ha
sempre giustamente cantato incaxxato come una iena, si presta quasi ogni estate a fare il
terzo di un'improbabile canzone.
In questo caso ovviamente ce l’ha con una tipa che non aveva creduto in lui e ora che ha sfondato è felicissimo di poterle dire: AHA, tipo Bart Simpson.
Visto che ha passato i 40 da un pezzo si suppone che queste
rivincite da scuole medie debbano essere finite e anche i duetti-tripletti
senza un testo degno di questo nome.
“DESTINAZIONE MARE” di TIZIANO FERRO:
Non posso dimenticare che nell’estate del 2009 Tiziano Ferro cantava “Ti do questa notizia in conclusione, notizia è l’anagramma del mio nome” stupendoci sulle possibilità di frasi assurde, ma arzigogolate all’interno di una hit estiva.
“Destinazione mare” è una canzone evidentemente
estiva, da ascoltare in macchina al tramonto quando torni impanato e
salsedinato dal mare come una sogliola pronta da mettere in forno.
Una canzone col tocco vagamente amaro ci vuole
tutte le estati, a scanso di competitors, la palma quest’anno è sua.
A presto la seconda parte!
Ps Che gioia scrivere di nuovo un post vecchia maniera!
Iniziano le presentazioni di "Come fu che organizzai la mia unione civile", ed. Asterisco!
La prima sarà in quel di Milano (la Lombardy alla fine è sempre nella mia vita in qualche modo) alla Pride Square venerdì 23 Giugno alle 17:30!
Vi aspetto per chiacchierare di vestiti da sposa, fedi, matrimonio egualitario, coming out, riferimenti letterari poco rassicuranti, omofobia e tanto altro!
Ed ecco finalmente con l'annuncio che speravo di fare da quasi 3 anni: il 15 Giugno esce per Asterisco edizioni "Come fu che organizzai la mia unione civile"!
Chi segue il blog da anni sa che i fumetti sull'organizzazione della mia unione civile nacquero in modo molto spontaneo (come tutto su questo blog) nel 2018 quando scoprii che nessuno, come al solito, ti dice come fare le cose fondamentali della vita.
L'aggravante nell'organizzazione di un grande evento che di solito è in mano a personale specializzato e non a gente comune, era nella novité della situazione, che, dopo 7 anni è un po' meno novité, ma manco tanto visto che continuo a parlare con gente ha idee molto confuse sulla questione (e io stessa finora sono stata solo alla mia di unione civile: amicheeeee uniteviiiii).
Il fumetto, che in realtà a parte pochissime pagine, è completamente inedito e non è un collage dei fumetti già apparsi sul blog.
Si potrebbe dire che non poteva uscire in un periodo politicamente peggiore con questi simpatici poco sostenitori della causa al governo, ma per fare i romantici e le romantiche, forse le luci brillano di più quando l'ombra si fa più fitta.
Spero di poter girare molto con questo libro e di raccontarvi fino allo sfinimento come dal lockdown, quando venne sostanzialmente disegnato, sia arrivato fin qui.
Per il resto, spero che vi piaccia, ci troverete molteplici cose: memoir, coming out, dialoghi surreali con genitori e parenti, uffici comunali confusi, differenze tra istituti giuridici, la storia della legge Cirinnà e mooooolto altro.
Che dire? Rendetemi facoltosissima e prenotatelo!!
(Ps. NO su AMAZON non lo troverete per scelta politica della casa editrice che condivido pienamente).
Torno con un piccole recensioni tra amici a tema Giappone.
Ora. Mi rendo conto che può sembrare il classico discorso che si fa di più in ambito musicale (e che di solito ODIO) ossia "quando eravamo in pochi a seguire quel musicista o quel genere musicale, le cose erano meglio", ma sostanzialmente è successo proprio questo.
Dopo anni in cui se andava bene la gente conosceva giusto la più pop Banana Yoshimoto, i più esperti Yukio Mishima, i più undeground Ryu Murakami, adesso la platea di lettori, forse anche per merito del fenomeno Haruki Murakami, si è allargata tantissimo e gli editori traducono storie molto commerciali.
Certo, non si può fare una colpa a una casa editrice se cerca di fare cassa, ma il risultato è che siamo invasi da storie di gatti, cibi caldi, senso della vita, parole giapponesi con cui risolvere l'esistenza (Ikigai e via discorrendo) in una sorta di versione moderna dell'orientalismo.
L'idea del Giappone e dell'oriente più in generale, come un luogo di trascendenza e meditazione a cui mirare per assurgere a qualche consapevolezza interiore, non è che è dura a morire, è praticamente l'unica idea.
Le storie che si traducono sono quindi tutte un po' così. Amore per la vita, difficoltà superate scoprendo sé stessi, piccoli grandi miracoli, un po' di animismo, gratitudine, un qualche termine giapponese intraducibile in italiano che dovrebbe aprirci nuovi orizzonti e via discorrendo.
Onestamente per chi invece apprezzava le storie underground che hanno tradotto per anni forse immaginando un ideale (e non del tutto errato) connubio tra lettori di manga e lettori di narrativa giapponese, è una sorta di catastrofe.
Di quel vago senso disturbante tipico di molti narratori giapponesi si è persa traccia, del resto se devi rassicurare orde di lettori che bevendo tè verde capiranno cosa hanno sbagliato nella vita, non è che tu li possa turbare.
Il massimo che si possa avere, ma proprio perché i giapponesi stessi non si tirano mai indietro al riguardo, è un po' di dramma che fa sempre chiedere quale sia il tasso di mortalità in Giappone visto che chiunque è alle prese con una serie interminabile di lutti e tragedie.
Il mio ovviamente è un discorso generale, so che alcune case editrici continuano a fare un ottimo lavoro, ma il paradosso è che bisogna spulciare i cataloghi, sperando che le sinossi raccontino la verità.
Questo piccole recensioni tra amici a tema Giappone è nato in modo casuale, con alcune lettore nipponiche che si sono accumulate in quest'ultimo mese. Con due mi è andata male, con una inaspettatamente bene.
LE STRANE STORIE DEL FUKIAGE di Banana Yoshimoto, Feltrinelli:
Mi ostino mi ostino mi ostino a comprare da anni libri di Banana Yoshimoto, malgrado sappia che ne rimarrò delusa.
Prima il motivo era la nostalgia dell'adolescenza, adesso temo sia la voglia di leggere qualcosa con cui so di andare sul sicuro.
Dopo una giornata tosta a lavoro ho quindi nuovamente ceduto a "Le strane storie del Fukiage".
Diciamo che, considerando le storie impalpabili degli ultimi 15 anni, almeno qua c'è stata la voglia di provare a scrivere una trama e un'atmosfera, e non basare tutto su sensazione e gratitudine verso la natura, gli oggetti, le nuvole e qualsiasi oggetto materiale e immateriale della terra.
Detto ciò la storia, fino quasi al finale di uno stucchevole melenso che la Banana Yoshimoto dei bei tempi che furono avrebbe odiato, è vagamente bizzarra, e non per forza in senso positivo.
E' infatti una trama di Haruki Murakami standard MA scritta con lo stile di Banana Yoshimoto.
Ha qualcosa di quegli esercizi letterari tipo: scrivi un testo di Kerouak come se fossi Salinger. Potenzialmente anche una figata, nei fatti una roba abbastanza indefinibile.
La storia è quella delle giovani gemelle Mimi e Kodachi. Le due vengono da Fukiage, un posto in collina a circa due ore da Tokyo, dove si racconta che esista una porta per un'altra dimensione.
Quando avevano dodici anni, i genitori hanno avuto un incidente stradale: il padre è morto e la madre è finita in coma, così le due hanno vissuto assieme a due parenti per poi andare a Tokyo a diciotto anni.
Il romanzo inizia quando Kodachi sparisce dicendo che vuole scoprire un modo per risvegliare la madre perché ha capito che in qualche modo è possibile.
Mimi, disperata, torna al paese e da lì precipitiamo in un mix molto veloce di tutto quello che contraddistingue un romanzo di Haruki Murakami: gente che parla per enigmi, mondi paralleli, ricchi strani che vivono in case assurde, ragazzine intelligentissime, persino una specie di uomo pecora.
Leggi e pensi che Banana debba essersi detta che Murakami ha inventato proprio un mondo fighissimo e perché non rubarglielo per farsi un giro?
Poi la cosa, che in qualche perverso modo, aveva avuto un qualcosa di intrigante (del tipo: ora capiamo dove va a parare) degenera in poco tempo in una favoletta e lieto fine, vanificando tutto.
Lo consiglio solo ai veri nippofili perché ha qualcosa di respingente/attraente che contraddistingue gli horror di serie B che vogliono imitare quelli di serie A.
I MIEI GIORNI ALLA LIBRERIA MORISAKI di Satoshi Yagisawa, Feltrinelli:
Ce l'avevo in sospeso da un po' causa master, ma qualcuno mi ha giustamente chiesto su Fb cosa ne pensassi e l'ho ripreso in mano. Terminato nell'arco di una sera perché alla fine è una specie di novella lunga, una robina incolore, inodore, insapore.E' implicato poco cibo, tocca ammetterlo, per il resto è un compendio di tutta l'impalpabilità dei tanti titoli che arrivano in Italia in cui è implicata una delle tre variabili standard "libreria/gatti/cibo".
In questo caso, come si evince dal titolo, è una libreria dove la protagonista, dopo essere stata mollata dall'oggi al domani da un collega di cui era perdutamente innamorata, si ritrova a vivere.
La libreria è dello zio, il fratello minore della madre, che dopo una giovinezza da giramondo si era sposato e aveva rilevato l'attività libresca di famiglia, salvo poi essere mollato anche lui dall'oggi al domani dalla moglie.
Succede tutto quello che vi aspettate: amore per i libri, riscoperta del sé, affetti familiari ecc. Non manca nemmeno il momento dramma del passato a cercare di dare una profondità al tutto.
E' una storiella proprio così, che forse in una raccolta di racconti avrebbe fatto miglior figura, ma come romanzo non regge anche a causa di uno stile piattissimo. Ampiamente sconsigliato.
RESIDENZA PER SIGNORE SOLE di Togawa Masako, Marsilio (anche nella promozione a 9,90 Feltrinelli):
Di ritorno da un matrimonio a Milano e non avevo niente da leggere, (ingenuamente credevo avrei lavorato al pc) e così in stazione ho preso questo che era l'unico titolo giapponese nella promozione dei due a 9,90.
Ecco, sono stata una vittima dei miei pregiudizi. Il libro mi è piaciuto tantissimo.
E' forse inesatto dire che si tratta di un vero e proprio giallo, anche se ad un certo punto c'è una sorta di indagine, un bambino scomparso, una chiave che appare e scompare e molti sospetti.
La storia però, che inizia con un misterioso uomo travestito da donna che muore in un incidente stradale portandosi dietro un grande mistero, si avventura tra i segreti e le vite di un gruppo di donne nubili che abitano una residenza per sole donne a Tokyo.
La scusa che fa letteralmente riemergere ogni segreto è lo spostamento fisico della residenza (nel senso che viene rialzato il palazzo, miracoli delle fondamenta giapponesi) a causa di una questione urbanistica.
Improvvisamente tante delle inquiline temono che i loro segreti, gelosamente custoditi dietro alle porte, vengano a galla perché anche le persone più insospettabili possono nascondere storie inquietanti.
Scritto davvero bene, l'ho letto d'un fiato. Una lettura ottima, forse penalizzata dal titolo (non so se originale), che non rende l'idea del contenuto. Consigliatissimo.