martedì 19 giugno 2018

Quale saga di gialli nordici vale la pena iniziare? Il triplete Viveca Sten-Jussi Adler-Olsen e Asa Larsson. Due promossi e un bocciato!

 Estate, tempo di gialli e di gigaofferte in libreria.

 Poiché, quando sono molto stressata dagli eventi della vita, una delle poche cose che riescono a farmi staccare il cervello sono i gialli, quando ho scoperto che nella promozione due libri a 9,90 della Feltrinelli c'erano anche alcune serie della Marsilio, io e il mio portafoglio siamo stati molto felici.

 Ho potuto finalmente provare alcuni autori nordici di cui avevo sempre sentito parlare e capire se valesse la pena avventurarsi anche nei libri successivi delle varie serie.

 L'esperimento è andato a buon fine e mi ha preservato da successive delusioni o acquisti errati.

 Questo il mio resoconto a cui manca ancora il libro di Farinetti, "Un delitto fatto in casa" che non riesco a finire (il che, da un certo punto di vista, è comunque una recensione).

Let's go!


"TEMPESTA SOLARE" di Asa Larsson:

 Lapponia. Buio, Stelle. Una chiesa nel buio, una volta di stelle, il cielo. Buio. Freddo. Buio. Freddo. Lapponia.

 Sostanzialmente metà libro parla di quanto è buia, fredda, inospitale e isolata dal mondo la Lapponia. 
 Ogni tre per due quando il libro accenna ad avere un ritmo vago nella trama confusa, ci viene ricordato che fa freddo ed è buio in Lapponia. Tanto buio.

 Rebecka Martinsson, giovane avvocatessa che vive nella capitale dove lavora in uno studio fighissimo tipo "Suits", si trova costretta a tornare nella sua città natale, Kiruna, nella fredda, inospitale e buia Lapponia, luogo che sperava di non rivedere mai più.

 Una gloria religiosa locale, Viktor, fondatore di una sorta di setta cristiana simile a un gruppo di invasati di PNL e coaching, è stato trovato morto nella lussuosa chiesa che aveva fatto costruire grazie ai proventi degli invasati seguaci. Un omicidio inquietante, rituale e splatter: occhi cavati e mani tagliate.

 Rebecka torna per aiutare la sorella di Viktor, Sanna, una donna a cui, per tutto il tempo del libro, pensi che i servizi sociali dovrebbero aver tolto le figlie da tempo: è assente, va in catalessi per settimane, non ricorda quello che fa, ha le visioni, le allucinazioni, le premonizioni, non ricorda come si veste e perché si veste e in più, come il fratello, è religiosissima (che non c'entra coi servizi sociali, ma il fanatismo non ha di certo contribuito a renderla stabile mentalmente).

 Sanna è accusata dell'omicidio del fratello perché: 

A) Non ricorda nulla della sera dell'omicidio.
B) Ha scoperto il cadavere del fratello dopo che il suo fantasma le sarebbe apparso in sogno per dirle di seguirlo (circostanza sospetta per ogni poliziotto sano di mente).
C) Ha un coltello insanguinato in casa, anche se fondamentalmente lei non la chiude mai a chiave (perchè si dimentica) quindi potrebbe essere entrato chiunque.

 Rebecka si ritrova a scandagliare il suo passato in Lapponia. 
 Cosa può fare un'adolescente nella sterminata, buia, fredda e inospitale Lapponia? Ma farsi sedurre dalla religione, ovvio!

 Così apprendiamo una storia d'amore, tradimento, sesso e sensi di colpa che dovrebbe essere sostanzialmente la normalità, ma in mano a dei giovani fanatici diventa la madre di tutte le tragedie.

 Il libro procede faticosamente tra le inesistenti indagini di una poliziotta la cui caratterizzazione principale è essere incinta all'ottavo mese di gravidanza, i sensi di colpa di Rebecka e una totale mancanza di suspance che ti porta solo a domandarti dove andrà a parare tutto ciò.

 Il finale, assurdo, riesce nella rara impresa di essere ancor più deludente del libro.
 Uno dei peggiori gialli che abbia letto da un bel po' di anni a questa parte.


"LA DONNA IN GABBIA" di Jossi Adler-Olsen:

 Si potrebbe definire un giallo nordico stranamente americano.

  La trovata di fondo, quella di una donna che viene rapita e rinchiusa per anni in un misterioso bunker per motivi tutti da scoprire (anche se più o meno a metà libro diventano evidentissimi) fa molto film con Bruce Willis, disincantato detective in disgrazia, che indaga su un torbido delitto del passato.

 Il materiale è altamente infiammabile e altamente pericoloso da maneggiare,  ma Adler-Olsen in qualche modo ci riesce.

 Il qualche modo non è dovuto tanto al mistero che già da metà libro non è più tale, quanto dalla capacità di saper tratteggiare dei personaggi con una loro profondità.

 Tanto la Rebecka di Asa Larsson è evanescente e noiosa, tanto il detective  Carl Mork e il suo fido assistente siriano Assad sono ben delineati, curiosi, vivi.

 Carl Mork è il neocapo di una neosezione della polizia danese che sostanzialmente dovrebbe occuparsi di importanti cold case.

 Il governo ha insistito per la sua creazione e la polizia ha deciso di rifilare il compito a lui dopo una storiaccia: durante un'irruzione Carl e i suoi erano rimasti vittime di un agguato da parte di imprecisati e spietati delinquenti.

  Il risultato aveva visto: un poliziotto morto, uno paralizzato e lui, Carl, sotto shock e carico di sensi di colpa, ormai giudicato inadatto al mestiere.

 Invece l'indagine che Carl si ritrova ad affrontare, quella della scomparsa di una giovane, avvenente e capace politica danese, Merete Lynggaard, scomparsa su una nave anni cinque anni prima, dimostra a tutti e allo stesso Carl che ha ancora molto da dare alla causa.

 L'indagine è appassionante, gli intermezzi di Merete in gabbia un po' troppo splatter per i miei gusti, il finale all'altezza. Promosso!


"IN NOME DEL PADRE" di Viveca Sten: 

 Il problema di Viveca Sten non è la scrittura, molto scorrevole, il problema di Viveca Sten che per alcuni potrebbe essere un pregio, è che una copia identica di Camilla Lackberg.

 C'è la protagonista, Nora Linde, con una storia privata un po' diversa, non una single come Erika Falck, ma una giovane madre in via di divorzio da un riccone viziato che l'ha cornificata con trecento infermiere, ma ciccia è la stessa.

 La storia comincia quando Nora, scoperto il tradimento del marito, prende i figli per rifugiarsi nella casa di famiglia a Sandhamn, località turistica svedese dove ha una casa di famiglia. 

 Su questa isoletta da qualche mese sono un po' inquieti a causa della scomparsa di una ragazza del posto il cui cadavere viene rinvenuto da un gruppo di ragazzini (anzi, un pezzo del cadavere).

 La storia procede come la più classica delle indagini, ma a capitoli alternati precipitiamo in una piccola storia ignobile di una famiglia accaduta circa 70 anni prima. 

 Esattamente come nelle storie della Lackberg le colpe dei padri e dei nonni ricadono sui figli e omicidi all'apparenza senza senso lo assumono solo scavando in colpe antiche che tutti hanno tentato di dimenticare (o insabbiare).

 Il ritmo è scorrevole, purtroppo la perenne sensazione di trovarsi davanti a un clone della Lackberg non aiuta molto, ma si fa leggere e credo ne prenderò almeno un altro della serie.
 Mezzo promosso mezzo bocciato.

 Attendo numerose opinioni!! Avete gusti simili? Non avete nulla a che spartire? Testimoniate!


domenica 10 giugno 2018

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Love Danimarca".


 Ed ecco, prima di mangiare al volo e involarmi al lavoro una nuova appassionante vignetta!

 Forse non tutti sanno che adesso è molto di moda, nel settore puericultura, pubblicare infinite tipologie di metodi stranieri per crescere figli svegli, sani e via discorrendo.

 Un tempo c'erano le mamme tigre cinesi (ci sono ancora), ora si è oscuramente capito che in Scandinavia sono più civili di noi e si tenta di capire come innestare tali virtù nella pupanza. Funzionerà? Chi lo sa?

 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Love Danimarca"!



venerdì 8 giugno 2018

Madre in the city e Jill Cooper mode on!

Mentre cerco di sopravvivere alla fine del saggio e agli impegni matrimoniabili, mia madre è venuta in the city per assistere alla prima prova dell'abito.

 Come ogni madre che si rispetti ha seminato un po' di ansia e il risultato è che stamattina rotolavo per terra incitata da Jill nel tentativo di risvegliare addominali sopiti da anni.

 Il prossimo fine settimana è addio al nubilato week. Fumetterò e fumetterò!




martedì 5 giugno 2018

Il delirio matrimoniale continua (una vignetta dalla follia)!

 Mentre il saggio dà il suo colpo di coda alle mie forze intellettuali e io cerco di tenere botta davanti ai rivolgimenti politici italici, anche l'unione civile procede.

  Purtroppo i fumetti stanno andando a rilento perché ogni tanto devo anche dormire, recupererò! Giuro!

 Intanto, anche per colpa di Matrimonio.com io e Dolcemetà siamo ridotte così.


sabato 2 giugno 2018

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "La signora Rinascente".

Ed ecco a voi a quest'ora imprecisata del venerdì sera, dopo una settimana di turni ALLUCINANTI, una nuova vignetta.
 Doppio plauso a chi capisce il titolo!

 Cose realmente accadute! Lo giuro! "La signora Rinascente"!


mercoledì 30 maggio 2018

Né ribelli né eccezionali. L'adolescenza delle femmine che la narrativa non sa raccontare. Una recensione di "Non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano".

 E' il primo giorno di scuola delle superiori.

 Io ho i capelli tagliati come Fantaghirò grazie a un parrucchiere dove mia madre amava portarmi contro ogni buonsenso, i pantaloni della tuta (adidas, me l'ero meritata come premio spasmodicamente richiesto per l'esame di terza media) e sopra, con orrore, una camicia (che da quel giorno in poi non avrei mai più messo, mai più, non le sopporto).
Ad una festa scout, assieme alla mia squadriglia, ci vestimmo da Spice Girl.
Io ovviamente ero Sporty Spice.

 Il professore di ginnastica ci sta mostrando i campetti da calcio, in puro asfalto, nel cortile della scuola.

 Guardo le mie compagne, quasi tutte femmine, e mi soffermo su Tara Teresini (nome cambiato opportunatamente) che ha, ai piedi, dei sandali col tacco. 

E' lo shock. 

Un tale shock che ancora me lo ricordo.

 Di colpo mi rendo conto che attorno a me ci sono ragazzine in tuta e aria rincoglionita, mie simili, e altre che hanno ben altro sguardo, quello di chi non è più alle medie, ma davvero alle superiori.

 Durante la ricreazione, la suddetta Tara, svela a un pubblico entusiasta che pochi giorni prima è stata agli MTV music awards a Milano con la sorella maggiore.
 Lo shock aumenta visto che a stento io riesco a convincere i miei a farmi andare ai pernottamenti degli scout.

 Nei giorni successivi rimango in classe a mangiare pizzette assieme alle mie simili che ancora sono con la mente alla terza media, in primis la mia compagna di banco, Antea, che fino alla fine delle superiori combatterà la sua battaglia contro il girovita (niente anoressia, proprio ciccia che non voleva sapere di andarsene).

 Fuori, quattordicenni e diciannovenni si mescolano nel cortile della scuola, fumando sotto gli alberi, prendendo appuntamenti, sparlando dei professori e immaginando di infilargli lo zucchero nel radiatore (che, immagino, la metà di noi non sapesse neanche cosa fosse).

 Il mio cervello rimugina e rimugina, lo shock è stato intenso, ma salutare e di colpo vedo tutto con occhi nuovi e tiro fuori allora quella che ritengo forse il mio maggiore e unico pregio: se ti buttano in acqua alta e non sai nuotare, DEVI nuotare per forza.

 Come diceva Yoda: fare o non fare, non c'è provare.

 Così, qualche settimana dopo mi presento al gruppo di teatro della scuola, dove tutti mi sembrano bravissimi e fighissimi, pronti alla serata dell'oscar. Ma questa, è un'altra storia.

 La narrazione dell'adolescenza è sempre molto maschiocentrica.

 Le avventure le vivono solo i maschi, le pulsioni erotiche le vivono solo i maschi, il senso di solidarietà o d'amicizia lo vivono solo i maschi.

 Quando a viverle sono delle ragazze, a meno che non si stia parlando specificatamente di libri per un pubblico di adolescenti (che sono un altro mondo), c'è sempre qualcosa di oscuro o di patologico o di eccezionale.

 Le pulsioni erotiche non sono mai circostanziate e fuggevoli, ma devono riguardare la persona più importante della propria vita (nel bene, stile "grande amore forever", e nel male, stile "causa di tutti i miei mali forever"). L'idea che uno possa piacere così, random, pare sconveniente.

 Le amicizie sono sempre importantissime o devastantissime, i genitori o danno una libertà sconvolgente (e di solito deleteria) oppure sono gigaoppressivi.

 E anche queste ragazze protagoniste sono comunque un unicum, speciali, che hanno le forze di rompere qualche catena oscura che le blocca.

 Di certo è anacronistico descrivere una ragazzetta del medioevo (anche se la Pitzorno, per dire, c'è riuscita e in modo molto convincente ne "La bambina col falcone") con una determinata carrellata di emozioni, quando la cosa principale che l'aspettava erano figli a tredici anni o convento.

 Tuttavia mi pare altrettanto anacronistico rendere in modo polarizzato ed estremo le sensazioni e le vite di ragazzine contemporanee.

 Insomma, esistono, ma sono una piccola fetta le adolescenti eccezionali, per il resto, orde di ragazzine normali sciamano per le strade, come in realtà già ci sciamavano negli anni '80 da che abbia memoria.

 Aver quindi scelto di parlare di un frammento che nessuno sembra interessato a raccontare agli over 16, ossia il mondo delle ragazze oltre lo stereotipo, è, secondo me, il maggior pregio del fumetto di Eleonora Antonioni e Francesca Ruggiero: "Non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano" ed. Eris.

 Nelle tre storie si raccontano tre episodi di altrettanti ragazzine di (si suppone) III media/I liceo.

 Quel magmatico momento che non deve essere per forza traumatico o rivelatore di chissà quali epifanie per il futuro, ma porta comunque tasselli importanti per le persone che ci avvieremo a diventare.

 Il primo episodio, quello di Giulia, racconta l'amicizia improvvisa e dettata in verità dal capriccio, di una ragazzina che vorrebbe uscire dal guscio ormai troppo stretto dell'infanzia prolungata e le sue compagne di classe più carine e spigliate.

 E' una tipica dinamica da scuole medie che di solito esplode nel primo anno di liceo: qualcuna, rimasta indietro per motivi vari scopre di colpo che il mondo là fuori è vasto e qualcuno è già un pezzo avanti.

 Tocca recuperare! E anche di corsa! 

 E allora via vestiti che in realtà già non piacciono da un pezzo, evviva la nuova musica che appare bellissima anche se anni dopo ti rendi conto che era una porcheria, evviva le nuove amicizie, anche se alla fine non sono quelle della vita e fanno male, evviva scoprire che i ragazzi (o le ragazze) iniziano a piacerti e non solo come amici.

 Si fanno passi buoni e passi falsi, ma almeno hai cominciato a camminare e a sbaciucchiare anche qualcuno (se ti va).

 Il secondo episodio è forse quello che mi è piaciuto di più perché si svolge in una manciata di giorni che, a parte altre rare occasioni nella vita, hanno una particolare intensità solo quando sei un teen e il tempo sembra riuscire, misteriosamente, a dilatarsi all'infinito.

Anna è una ragazzina che ha principalmente amici maschi, ama le tute e le felpe (ma essendo la storia ambientata negli anni '90 era forse il principale vestiario di tutte noi) e un giorno conosce Marilena

 Nell'arco di tre giorni Anna vive, assieme a lei, una serie di piccole e grandi trasgressioni: accompagna Marilena a farsi un piercing (sulle note di "Crazy" degli Aerosmith, a ripensarci il modo in cui trovavo gnocca Liv Tyler non era proprio solo ammirazione), marinano la scuola, spiano le ragazze del primo racconto che spiano i ragazzi e si baciano, romanticamente, in una vasca.

 Al terzo giorno Marilena svela la sua faccia reale, quella di una ragazzina ambigua e manipolatrice (che, oscuramente, tenta di attirare l'attenzione di una famiglia assente).
 Anna, che invece è all'apice dell'emozione per quella nuova straordinaria relazione e che forse, forse, si sta innamorando di lei, rimane con un pugno di mosche in mano e il cuore spezzato.

 La terza storia ha per protagonista una ragazzina molto sportiva e un po' introversa, Clarice, ed è forse quella che mi è piaciuta meno perché rappresenta in modo troppo schematico il conflitto tra le aspirazioni dei figli e la mania dei genitori di mettere bocca a oltranza sulle loro vite, anche in modo deleterio.

 Certo, quando cresci, ti rendi conto che davvero i tuoi spesso avevano ragione e avresti capito solo da grande, ma altre volte avevano genuinamente torto.

 E forse avrei gradito maggiormente questo tipo di ambiguità perché nella storia è davvero troppo evidente che la madre della terza ragazzina sia da defenestrare (metaforicamente).

 Ma è l'unica pecca di questa bella graphic che rende finalmente giustizia alle ragazzine che siamo state, non sante, non peccatrici, non attaccate spasmodicamente al grande amore della vita e neanche irrimediabilmente ferite nel profondo.

 Eravamo ragazzine normali che amavano le Spice, i Backstreet Boys, litigavamo coi genitori, sognavamo di andare alle superiori come se chissà quale segreto ci sarebbe stato rivelato, le amicizie si susseguivano velocissime ed erano intense come amori, e gli amori nascevano e morivano in poche settimane, com'è giusto che debba essere a tredici, quattordici, quindici e passa anni.

 Rivendichiamo la nostra adolescenza, ci meritiamo di riviverla, nei libri, spaventosa e bellissima (lo so, non tutta, ho alcuni pessimi e odiosi ricordi anche io, che se tornassi indietro ceffonerei almeno una decina di persone), com'è stata e non il solito luogo di un immaginario finto che non appartiene a nessuno di cui traboccano troppi libri.

domenica 27 maggio 2018

"50 sfumature di rosso" parte II!! Il fumettoso riassunto nel quale scoprirete azione, pathos, anticoncezionali e vendettah!

 Volevo rimandare questo fumetto a domattina, ma visti i rivolgimenti della giornata, sono abbastanza nervosa e quindi forse è meglio che io e voi ci distraiamo (ed evito di continuare a litigare con mezzo mondo sui social che serve solo a farmi innervosire peggio).

 Che pessime giornate stiamo vivendo. PESSIME.

 Godetevi la seconda parte del fumettoso riassunto di  "50 sfumature di rosso. Parte II"!

 Qui il link alla prima -----> "50 sfumature di rosso. Parte I"





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