martedì 17 aprile 2018

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "E verrà la guerra Marcondirondero".

 Stasera avrei dovuto indefessamente concentrarmi sui papiri di Ossirinco (per il saggio s'intende), ma il caldo improvviso mi ha indotto a fare il cambio di stagione e niente, la voglia di piegare il capo allo studio matto e disperatissimo è morta definitivamente.

 Però ho prodotto una vignetta sull'ennesima richiesta libri da maschio-libri da femmina, sempre foriera di inquietudini.

 Cose realmente avvenute! Lo giuro "E verrà la guerra Marcondirondero".

 Ah, vi ricordo che domani 18 aprile alle 18 sarò alla libreria Libre di Verona (interrato dell'acquamorta 38) per presentare "Quanti dolori, giovane libraia!".


sabato 14 aprile 2018

Scuse per l'assenza con disegnetto!! (Ma ho trovato l'abito)!

In questi giorni avrei tanto cose da fumettare, ma la consegna del capitolo del saggio ormai imminente e le ricerche varie per qualsiasi roba dell'unione civile, unita ovviamente al lavoro, sta rallentando ancora di più il tutto.

 Per farmi perdonare, ieri, fausta giornata in cui almeno ho risolto una delle mille cose da fare, ho prodotto questo fumetto.

martedì 10 aprile 2018

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Il senso della vita".

Ed ecco a voi, dopo tempo immemore, una nuova vignetta realmente avvenuta (ne ho un altro paio in canna, ce la farò).

 Si tratta di una delle varie domande in stile Alice nel paese delle meraviglie librarie che giorno dopo giorno si susseguono fatate.

 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Il senso della vita"!

Ne approfitto anche per postare la locandina della presentazione che farò il 18 aprile alle 18 alla Libreria Libre di Verona!! 

Che la forza dello spritz sia con noi!
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venerdì 6 aprile 2018

Due appuntamenti! Moderazione a Bricòla al Museo del fumetto di Milano il 7 aprile e presentazione da Libre! a Verona il 18.

 Prima di volare a lavoro per l'ultimo pesanterrimo turno della settimana spammo anche qui l'evento di domani.

 Domani 7 aprile alle 14 sarò a Bricòla, il festival del fumetto autoprodotto che si tiene il 7-8 aprile al Wow, il museo del fumetto di Milano. 

 Modererò un incontro su fanzine ed erotismo con ospiti due collettivi: Attaccapanni Press e Sbucciaginocchi (che per motivi ignoti continuo a chiamare Ginocchi Sbucciati, ce la farò!).




Aggiungo che il 18 aprile sarò alla libreria Libre! di Verona per presentare "Quanti dolori, giovane libraia!", presto locandina!!


giovedì 5 aprile 2018

Il magico potere dello sconvolgimento. "Le ferite originali" di Eleonora C. Caruso, un suggestivo unicum nel panorama editoriale italico, così sonnecchiosamente perbenista.

 Quando andavo alle superiori non c'erano veri e propri libri che esercitassero un qualche fascino del proibito.

 C'erano vari film, quello sì, forse perché era più sfacciato o c'era più senso della trasgressione riuscire a vedere un fatidico film "vietato ai minori di 14 anni" o peggio ancora "vietato ai minori di 18 anni". 

 Chi non ricorda "The blair witch project. Il mistero della strega di Blair"? 

 Prototrollata di enorme successo che, all'epoca, (erano proprio altri tempi,) si pensò fosse vera inquietando masse di ragazzini che entravano nel cinema già in preda a un meraviglioso panico.

 Di libri però neanche l'ombra. L'unico che aveva un vago alone di mystero era "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino" di Christiane F.

 Ricordo questi anatemi biblici: "Se lo leggi rimarrai per sempre affascinata dalla droga!", "Un libro scritto contro la droga che invece invita a drogarsi!".

 Più che un libro, sembrava una sfida: sarei riuscita a leggerlo tutto senza cadere tra le braccia dell'eroina?

 Dopo un po' di titubanze, incerta se correre o meno il rischio di rovinarmi la vita per sempre, mi decisi infine a prenderlo in biblioteca accingendomi al pericolosissimo tentativo.

 Lo lessi in uno strano stato di trepidazione. Mi attendevo da ogni pagina il momento in cui la voglia di uscire a cercare uno spacciatore mi avrebbe assalita irrimediabilmente.

 Doveva esserci, lo dicevano tutti.

 Invece arrivai alla fine abbastanza perplessa: il libro era scritto benissimo, si leggeva d'un fiato, ma non è che trovassi Christiane F. questa eroina underground e l'unico effetto che sortì su di me fu quello di tenermi lontana anche dalle canne.

 L'unica scena che mi aveva effettivamente sconcertato era verso l'inizio, quando gli educatori del centro giovanile dove andava (non ricordo cosa fosse, forse addirittura scout) tolleravano le canne alla luce del sole in una generale indifferenza degli adulti, tutti intenti a fare altro.
  Canne che, secondo Christiane F., erano tipo la porta dell'inferno della drogah.

 Per il resto, delusione totale. Avevo passato indenne le fiamme ok, ma me le aspettavo ben più alte e ben più brucianti.

 Imparai, negli anni successivi, che i libri in grado di prenderti a schiaffi e scuoterti dalle fondamenta non arrivano accompagnati dalle trombe della censura. 
 Quei libri te li ritrovi tra le mani per caso, parti tranquillo e qualche ora dopo sei sconvolto. 
 Mi capitò con "Tokyo blues Norwegian Wood" che mi aprì un mondo sconcertante, quello dei giovani adulti e non inteso come young adult, ma come adulti molto giovani.

 Avevo sedici anni e mi accorsi che fino a quel momento non avevo saputo niente, altro che Christiane F. e i suoi psicodrammi (rispettabilissimi eh).

 Questo lungo preambolo è per parlare del nuovo libro di Eleonora C. Caruso, "Le ferite originali".

 Quello che sforna il panorama editoriale italiano attuale io lo leggo anche volentieri, ma pecca di una sorta di beneducatezza esagerata.

  Ci sono i buoni, ci sono i cattivi, ci sono le madri amorevolissime e se non sono amorevolissime allora sono snaturatissime, ci sono tanti sentimenti tiepidi, tante famiglie ricche piene di parenti serpenti e tanti disagi di provincia che dopo un po' se sei sempre vissuto in città pensi che dopo 20 km inizi la terra degli zombie.

 A tal proposito amo sempre ricordare uno dei libri di Ammaniti, "Che la festa cominci", ambientato in parte a Oriolo Romano, piccolo comune vicino al mio, dipinto come un posto di degrado e noia provinciale distante anni luce dalla realtà.  

 C'è il mondo dei romanzi italiani e c'è la realtà
 Non coincidono mai neanche quando fingono di volerlo fare. 

 E tu dici: se fantasia deve essere almeno dammi una scossa, dimmi che c'è qualcosa, da qualche parte che ora arriva e mi ceffona come fece Murakami coi suoi universitari in preda al panico dell'età adulta e ai traumi dell'adolescenza. Ma niet, la sete non viene mai appagata.
 E poi finalmente, nel nulla cosmico, una luce. 

 Il libro di Eleonora C. Caruso è talmente insolito da far piangere (di gioia s'intende). 

 La storia ha per protagonista un ragazzo bellissimo, Christian e i suoi tre amanti:

 -  Dafne, la sua zerbinatissima fidanzata storica.
-  Dante, un professionista ricco e distaccato provvisto di ex compagna e figlioletta.
- Davide, studente del politecnico intelligentissimo e dall'autostima inesistente.

 Tutti ruotano, assieme a suo fratello minore e suo padre, più o meno velocemente, più o meno convintamente, più o meno appassionatamente, attorno a Christian, come tanti pianeti attorno a un sole fatale.

 La storia potrebbe essere un quadrato con l'interessante e poco esplorata variante bisex, ma la grande intuizione della Caruso è Christian che non si limita ad essere bello e un po' perverso, ma soffre di una pesante sindrome bipolare che cura poco e male, peggiorata da un trauma familiare irrisolto.

 Così il libro corre dietro ai pensieri brucianti di questo ragazzo che precipita come una stella cadente (e morente) che nessuno sembra in grado di fermare, i pensieri si affastellano, i momenti crudi anche, gli abbandoni persino, e il libro finisce lasciandoti la strana sensazione di essere stato preso e scrollato con forza.

 E' uno di quei libri che avrei voluto leggere alle superiori o all'inizio dell'università, quando aspettavo qualcosa che mi scuotesse dal profondo e mi raccontasse qualcosa che non trovavo scritto da nessuna parte, ma di cui, oscuramente, sentivo il bisogno.

 Ma anche adesso è stato un gran leggere, così strano, così improbabile, così particolare nell'editoria italiana così preoccupata di tutto, delle vendite, dei temi "che vanno", di quello che "potrebbero pensare i lettori" o ancor peggio di quello che "potrebbe piacere ai lettori".

 Più libri così e meno psicodrammi di provincia, adolescenti che scoprono la vita durante l'estate e saghe familiari del sud Italia VI PREGO, guardate che li leggo, guardate che li leggiamo. 

venerdì 30 marzo 2018

"Il meraviglioso momento degli assaggi"! Un fumetto matrimoniale a base di cuortortelli, bonton della consuocera, tovagliato e galateo

 Ed ecco a voi una nuova puntata del fumetto sui preparativi dell'unione civile!
 Lo scorso fine settimana ho accumulato spunti per un'enciclopedia, ma su tutti ha avuto la precedenza il fumetto sui meravigliosi assaggi :Q_______

 Senza far troppe ciance, vi posto il tutto.

Ps. Su Fb ho postato un video sul mysterioso progetto, quando avrò tempo e modo lo spiegherò anche qui (ma se siete curiosi potete vedere i miei 4 minuti di vergogna lì!).

"Il meraviglioso momento degli assaggi" todo per voi!!








giovedì 22 marzo 2018

Piccole recensioni tra amici! "Tutta colpa di Miguel Bosè" di Sciltian Gastaldi e "Non è te che aspettavo" di Fabien Toulmè un romanzo di formazione NI e una bellissima graphic su un papà e la sua bambina.

 Prima di passare il fine settimana a fare cose fondamentalissime come gli assaggi per il pranzo di nozze e appuntamenti diffusi vari (vediamo il lato positivo: presto nuovo fumetto in arrivo), volevo riuscire a portare avanti parte delle recensioni in coda, soprattutto quella, molto pasciuta su "Le ferite originali" di Eleonora C. Caruso.


 Purtroppo il tempo a mia disposizione, al solito, è very tiranno, quindi sono riuscita solo a finire decentemente questo piccole recensioni tra amici che mi trascinavo tra un po'.


 Martedì spero di presentarvi la recensione lard lard.


 Good lettura a tutt*!



TUTTA COLPA DI MIGUEL BOSE' di Sciltian Gastaldi ed. Fazi:

 Ero una tenera giovinetta squattrinata quando scroccai per la prima volta e ultima volta un libro intero alla fu Melbooks di Roma.

  Si trattava di "Generation of love" di Matteo B. Bianchi. Lo lessi lì in un pomeriggio, in piedi, appoggiata allo scaffale nel tentativo di non far sembrare che lo stessi leggendo proprio tutto tutto (so che non si fa, ma la povertà imperava), poi l'anno dopo lo comprai nella libreria del mio paese.

 Era uno strano libro, piccolo eppure folgorante, non aveva (non ha, è ancora in commercio) nessuna particolare trama eppure era impossibile smettere di leggerlo.

 Raccontava la breve infanzia e giovinezza di un ragazzo della provincia lombarda che si scopriva gay e aveva fondamentalmente una cotta monumentale per uno che non era mai riuscito a capire se fosse davvero bisessuale.

 "Tutta colpa di Miguel Bosè" di Sciltian Gastaldi cerca con evidente ardore epigonico di entrare nello stesso filone, ma pur avendo dei momenti degni di nota, non riesce mai ad avere quel fuoco incantato del suo predecessore.

 La storia racconta l'infanzia e la giovinezza di Evandro, figlio bisex (rarissimi i personaggi realmente bisex, come i quadrifogli) di un militare e di una mamma sex e vaporosa, provvisto di due fratelli maggiori, uno fascistissimo e una cattolicissima.

 Il problema del libro, pieno zeppo di riferimenti anni '80 (come già dal titolo) è che alterna momenti di vita tragicomici, ad altri completamente esagerati, troppo esagerati, praticamente macchiettistici,

 Certo, è possibile nascere in una famiglia dove ti danno un nome strano (lo stesso autore non ne è immune) e dove tutti vivono in qualche modo estreme passioni, ma bisogna saperle raccontare, altrimenti si precipita a tratti in una sorta di farsa che letteralmente toglie smalto al libro.

 Un peccato perché comunque si legge in modo godibile (anche se io avrei sfoltito un bel po', soprattutto all'inizio va troppo lento per essere una ritmata commedia) e ci sono alcune scene particolarmente azzeccate.

 Il momento in cui, bambino, implora il padre di andare in palestra a fare pugilato (e la sua parvenza di eterosessualità campa poi per anni su quei sei mesi di protovirilità) o quello in cui dirotta scientemente la gita di classe del liceo per andare al Cassero (il primo circolo arcigay italiano) a Bologna, sono fantastici.

 Ed è un peccato si perdano in un pappardellamento spesso eccessivo o in scelte narrative un po' telefonate: la sorella cattolicissima che sforna un imprecisato numero di figli e diventa una fanatica senza che nessuno in famiglia dica niente, il fratello che si innamora di una ragazza di colore e lascia perdere il fascismo (bastasse quello, ne conosco di gente contro i migranti sposata con stranieri).

 Lo consiglio a chi ha voglia di leggere qualcosa di leggero (resistete duramente per le prime 100 pagine, poi ingrana), a chi ha nostalgia degli anni '80, a chi ha voglia di una storia lgbtq che non finisca in tragedia.



NON E' TE CHE ASPETTAVO di Fabien Toulmè ed. Bao Publishing:

 In libreria ultimamente c'è una grossa produzione di libri scritti da genitori sulla loro esperienza di vita con la disabilità di un figlio.

  A parte alcuni luminosi casi, come "Se ti abbraccio non aver paura" di Ervas (non per nulla scritto da uno scrittore di professione sulla base di un'esperienza non sua) o "Pulce non c'è" di Gaia Rayneri , le storie sono ricche di una grandissima umanità, ma non hanno un grande livello letterario (anche perché, in verità, la maggior parte, non aspira neanche ad averlo).

 Generalmente non amo molto questo genere di testi perché ne capisco la necessità e le motivazioni, ma mi sembra, devo dire, di essere sempre un'intrusa, come quando qualcuno che conosci molto poco decide di raccontarti un qualcosa di sé straordinariamente intimo a bruciapelo (mi riferisco, non alla disabilità propria o dei propri congiunti, ma alle sensazioni altalenanti interiori).

 I buoni testi autobiografici però sono buoni per un motivo ossia riescono a scavallare questa sensazione d'intrusione. 

 Ti accolgono nel loro mondo e ti fanno sentire un amico che non spia, ma segue, rispettosamente, le vite degli altri.

 A lavoro ultimamente è arrivato "Non è te che aspettavo", un memoir di Fabien Toulmè, un giovane ingegnere francese, sposato con una ragazza brasiliana con la quale prima dei trent'anni aveva già due figlie, di cui la seconda nata con la sindrome di down.

 Quando si parla di disabilità l'editoria è molto netta: o siamo dalle parti dell'agiografia estrema (il Signore mi ha benedetto con questo figlio) o dalle parti della tristezza estrema ( "Zigulì" era un libro molto sincero, ma davvero molto molto forte). 

 Da una parte è comprensibile, dall'altra mi sono sempre chiesta quanto l'editoria giocasse un ruolo in questo scegliendo di pubblicare solo storie che raccontassero le due sponde estreme.

 "Non è te che aspettavo" è invece, forse grazie anche alla libertà data ancora dai fumetti rispetto alla narrativa, una storia molto più agrodolce, con momenti terribilmente agri, e momenti molto sinceramente dolci.

 La storia comincia senza mezzi termini: Toulmè ha il vero terrore che il suo secondo bebè nasca con la sindrome di down, specificatamente, tra l'altro, quella. 
 La moglie si sottopone a una quantità di analisi infinita (curiosamente non quella apposita per acclarare la sindrome) e tutto sembra regolarissimo. 

 Poi la bambina nasce e Toulmè vede la sua ossessione diventare realtà.

 Per i primi lunghi mesi non accetta la bambina, non vuole neanche cambiarla, piange sempre e anche sua moglie, sebbene in modo minore, non sembra averla presa benissimo. 

 L'unica assolutamente felice è la prima figlia, Louise, fuori di sé dalla gioia per la nascita della sorellina.

 La storia in verità diventa interessante perché non si concentra sulla bambina (io trovo sempre inquietante quando i genitori parlano per interposta persona dei propri figli), ma su quello che Toulmè si trova ad affrontare: da una vita regolare e tranquilla, passa a una vita in cui è necessario vedere specialisti, andare di frequente in ospedale (la bambina ha un problema al cuore) e cercare di cambiare, completamente, forma mentis.

 Se ne accorge quando vede le altre famiglie e piange sul quello che lui ritiene il suo triste destino, quando soffoca tutte le sere le lacrime nel letto e quando si accorge, con la figlioletta in ospedale per l'operazione, di pensare la cosa più brutta.

 E' un libro molto molto sincero, in certi momenti brutale, eppure sempre leggero, quasi allegro paradossalmente

 Non c'è l'agiografia né lo sconforto, e non c'è neanche la vita della figlia (io riprovo moltissimo i genitori che mettono in piazza la vita dei propri figli minori, è la LORO storia quella, non la TUA), c'è solo lui con le sue paure, i suoi terrori per il presente e il futuro, ma anche il suo coraggio e la voglia, la pretesa di continuare a essere felice.

 Toulmè si trasferisce in un bel posto (non è poi sempre vero che se sei triste dentro ogni luogo dove vivere è uguale) e ci mette un po' per capire che precipitare in una nuova non calcolata vita può essere difficilissimo all'inizio, ma solo perché è nuova, non perché peggiore.

 Delicato, lo consiglio a tutti e in particolar modo ai papà.

Ps. Leggevo che casualmente oggi è la giornata mondiale della sindrome di down. What coincidenza!



IL MARITO DI MIO FRATELLO II di Gengoroh Tagame ed. Panini:

 Non è una recensione, ma una segnalazione d'uscita visto che so che molti hanno letto la prima parte dopo il precedente post. 
 Ebbene, se siete curiosi di sapere come va a finire la visita di Mike in Giappone dal gemello del suo defunto consorte, avrete le vostre risposte. Preparate fazzolettame vario.
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