domenica 7 agosto 2016

Buone vacanze a tutt*!! Finalmente le meritate ferie! Saluti, baci, abbracci e una questua di voto per i Macchianera Awards 2016 (se ve va eh, ma sì, mi sento che ve va).

Care lettrici e cari lettori,
me ne vò infine anche io in vacanza. 
Il mare, la tintarella e i pasteis de nata chiamano a gran voce e del resto le città sono già in quell'inquietante scenario apocalittico nel quale poche sparute persone escono timorose per recarsi in un unico luogo: l'ultima gelateria coraggiosamente rimasta aperta.


Non temete (nel caso temiate), tornerò quanto prima e sarà un settembre davvero fabulosamente pieno di novità.

Prima di abbandonarvi vi lascio solo col peana che anche quest'anno si ripete.

 Se avete tempo, modo, ve va e via discorrendo, anche quest'anno sono aperte le votazioni per i Macchianera Awards, i premi per i migliori siti e blog della rete.
 E' vero, questo piccolo blogghe se la deve vedere con dei veri giganti, ma l'anno scorso grazie a voi,  conquistò un quarto posto degno della miglior lotta tra Davide e Golia.

 Se anche quest'anno volete aiutarmi nella biblica impresa, potrete votare i dolori della giovane libraia come miglior sito letterario proprio qui:


Detto ciò, buoni bagni e buon sole, buone ferie, buoni camosci per chi è in montagna, buon lavoro e piscine comunali per chi rimane in città, buone città d'arte e insomma buon tutto! 
 Ci si rivede prima della fine del mese! Bailate, mangiate, divertitevi e olè.




venerdì 5 agosto 2016

Cosa mi porto da leggere in vacanza? Le letture scelte per le ferie 2016: fantascienza per fuggire dal mondo, molti gialli, il safe-book di Carrère e un tocco di "Stranger Things".

 L'etere è pieno di blogger che vanno in vacanza e io sono ancora qui, ma per poco.

Anche codesto blog e la sua blogger hanno bisogno di almeno due settimane di meritate ferie (sogno il giorno in cui potrò averne ben tre di seguito, ma capisco che è un sogno molto sognoso).
 Visto che finalmente il fausto giorno della pausa si avvicina e anche io potrò iniziare a fare foto sexy ai libri sulla spiaggia, davanti al mare, su uno scoglio o con vicino del cibo random, è arrivato quel momento dell'anno in cui elenco i libri che mi porterò in vacanza.

 Sperando che bastino (ma visto che quest'anno conto di panzeggiare di meno e di girovagare di più, dovrebbero) ecco il lussuoso bottino della biblioteca (tranne quello di Tuzzi e di Carrère che sono robbba mia).

 Siete pronti a sapere cosa mi farà compagnia mentre cercherò inutilmente di rilassarmi allontanando il pensiero del ritorno (l'unica cosa che mi conforterà sarà Halloween e ho detto tutto)?
 Let's go!


STAGIONI DIVERSE di Stephen King:

 Come gran parte dei trentenni anche io sono caduta nel trip di "Stranger things".

Non dirò che ho vissuto la mia vita sognando che un giorno tornassero i sani bei film per ragazzini anni '80-'90, ma come tutti coloro che sono stati ragazzini negli anni '80-'90 (e soprattutto passavano le vacanze di Natale confinati da parenti che non vedevi per tutto l'anno e quindi con l'unico conforto della tv), volente o nolente la filmografia for us l'ho vista tutta.

 Visto millanta volte i "Goonies" (che mi facevano anche un po' paura), non so neanche quante volte "La storia infinita" e i seguiti (anche perché erano tipici film da casa dei nonni, in cui anziani e bambini potevano guardare assieme qualcosa senza l'imbarazzo di qualche inopportuna effusione), "Stand by me", i mitici "Indiana Jones" (che tanto hanno segnato la mia vita e che per qualche assurdo motivo facevano sempre durante le sere della sagra del cinghiale, cosa che nei miei ricordi è indivisibile) ecc. ecc.

 "Stranger Things" in effetti riesuma un mondo che nessuno è stato più in grado di dipingere al cinema (ho visto "Super 8" ed è un ignobile polpettone americano fatto di tanti effetti speciali e genitori dementi) e lo fa benissimo. Sarà pure operazione nostalgia, ma va benissimo, di questi tempi cupi un po' ce ne vuole.

 Per rimanere in tema ho preso in biblioteca "Stagioni diverse" di King, autore di cui ho letto quei sei o sette libri che mi sono anche piaciuti, ma che non me ne rendono direttamente dipendente. 
 Penso che sia giunto il momento di avventurarsi nelle storie più brevi, spesso gli americani che sanno descrivere la loro provincia in una sorta di realismo magico dai toni gotici, danno il meglio di loro.


CENTO RACCONTI di Ray Bradbury:

Volevo leggere un po' di fantascienza questa estate. Non so, ma forse per i tristi fatti di cronaca, la mia voglia di allontanarmi dal mondo reale davvero e in toto per almeno due settimane, si è fatta così forte da rendermi necessario staccare anche sulla carta stampata.

 In biblioteca avevano varie cose, ma nessuna che mi colpisse davvero. Poi ho trovato il gigatomo Mondadori da cento racconti che ok è una specie di mattoncino da portare, ma almeno è abbastanza pasciuto da durare qualche giorno e Bradbury non tradisce di certo.

 Inoltre era il momento di leggere altro oltre il celebre "Fahrenheit 451", "Cronache marziane" e "L'estate incantata" (oltre a un saggio sulla scrittura) e questo cicciuto tomo sicuramente sarà d'aiuto. 


I GIALLI:

 Non è estate se non ci sdraia in spiaggia a risolvere qualche delitto, perciò ho fatto dovuta incetta. 
 Purtroppo al contrario degli altri anni in cui avevo voglia di leggere uno specifico autore che mi ero tenuta in serbo per tutto l'anno (come Markaris la scorsa estate), quest'anno non avevo nessun idea, così mi sono fatta guidare dal caso. Questo ne è venuto fuori:

"La morte del testimone" e "Con la morte nel cuore" di Ruth Rendell:

 Mi piace sempre prendere almeno due libri di uno stesso autore, così se mi è piaciuto molto il primo, non mi prende la smania che non ne ho subito un altro sotto le mani. Quest'anno mi sono buttata sul classico (anche perché la biblioteca ne aveva un sacco): Ruth Rendell.
 Alle superiori lessi un suo libro, "La notte dei due uomini" di cui non ricordo praticamente nulla se non che mi era piaciuto. Voglio essere fiduciosa e pensare che anche questi daranno i loro frutti.

"L'isola dei cacciatori di uccelli" di Peter May:

 L'unica cosa che so di questo giallo è che aveva venduto bene e la trama mi era sembrata, all'epoca, curiosa. Un ispettore in crisi viene rispedito nella sua terra natia, un'isola scozzese sferzata dal vento e dal gelo, a indagare su un misterioso omicidio.

 I gialli claustrofobici mi piacciono sempre molto, spero che non sia splatter perché se c'è una cosa che non reggo sono quelle robacce moderne in cui sono convinti che più ti descrivono quanti organi sono fuoriusciti dal cadavere più ti appassioni morbosamente. 

 Il plus è che amo leggere di storie ambientate nel gelido inverno, mentre mi sto arrostendo in spiaggia a 38 gradi.


"Il principe dei gigli" di Hans Tuzzi:
Sin dalla sua uscita, questo giallo mi aveva intrigato.

 Un delitto tra bibliologi in un paese medievale tra Viterbo e Spoleto è tipo il mio ideale di giallo. Mi fa pensare a casa mia (che non è tra Viterbo e Spoleto, ma è un paese medievale), ai miei studi, ed essendo ambientato negli anni '80, non ha neanche quella parte tecnologica che non si può certo ignorare, ma che per sua natura, quando viene trascritta risulta sempre troppo telefonata (o abusata a seconda di quanto la trama traballa).
Mi aspetto grandi cose, peccato che sia così piccino.


"Finestra sul vuoto" di Raymond Chandler:

 Ho iniziato a leggere Chandler due anni fa, dopo aver preso, proprio per le ferie, "Il lungo addio" che mi era piaciuto moltissimo. Dopo mi sono avventurata in vari altri, ma, come sempre quando un autore mi piace, non ho letto TUTTA la sua bibliografia.
 Mi piace centellinarla e questa è la goccia per questa estate.


IO SONO VIVO, VOI SIETE MORTI  di Emmanuel Carrère:

 Questo è quello che definirei il safe-book. 

 Quel libro da utilizzare in caso di errore su tutti i fronti. Hai scelto i gialli sbagliati? Pensavi di trovarti tra le mani una splendida storia ambientata nella politica degli anni '70 e invece sei vittima di un pornazzo con protagonista un fascista e una barricadera? Una quarta di copertina ti ha venduto per favoloso un libro che non ha capo, coda, mezzo, fine? Odi il protagonista del libro che tutti avevano spergiurato avresti amato alla follia?

 Eccolo, il safe-book, quel libro che è tecnicamente impossibile sia brutto. 

 Scritto da Carrère, sulla vita di Philip Dick, non può che essere un libro affascinante, ricco di colpi di scena e scritto benissimo.
 Ovviamente sono caduta in errore e l'ho già iniziato (mai iniziare il safe-book per primo, se no che safe è??), ma tenterò di trattenermi nei prossimi giorni, anche se non so per quanto funzionerà.
 In ogni caso, questo è il safe-book che STRACONSIGLIO a tutti per codesto Agosto.

Pensate che siano good scelte? Pensate che siano pessime scelte? Qualcuno vi incuriosisce? Lo avete già letto? Vi domandate "Perché hai scelto 'sta roba"?

martedì 2 agosto 2016

Le recensioni parallele. Il pessimo "Il fermaglio" di Sloane Crosley e il frizzante "Camera Single" di Chiara Sfregola. I trentenni non sono uguali sulle due sponde delle oceano, alcuni sono meno egocentrici dei loro coetanei.

 Nelle mie intenzioni c'era un'ultima infornata di consigli per le vacanze, purtroppo ogni tanto i miei sensi di ragno lettore fanno cilecca e il piano è stato rovinato dal primo dei due libri del post.

 Partita come un razzo, mi sono arenata in un pantano che ho superato solo perché potessi mettervi in guardia, fortunatamente, almeno, nel frattempo avevo l'altro tomo a cui attaccarmi che ha reso più sopportabile il tutto.

 Il filo rosso che inconsapevolmente lega le due recensioni è il fatto che in entrambi i casi i protagonisti sono dei quasi trentenni/trentenni alle prese con le giuoie e i dolori della vita.

 Devo dire che mai come in questo caso una scrittura potenzialmente migliore (quella del primo) è stata battuta da una storia oggettivamente più sensata. Per la serie, non è vero che basta avere un ottimo stile se lo butti in trame agghiaccianti.

 In ogni caso, sono felice di essere una trentenne in Italia, ebbene sì.
 Perché? Scopritelo in queste due appassionanti recensioni!


IL FERMAGLIO di Sloane Crosley ed. Einaudi:

 La recensione di questo libro potrebbe ridursi a quattro parole "Che è 'sta roba?".
 Siccome bisogna sempre argomentare una stroncatura, però, ci metterò un po' di righe per spiegare come questo sia uno dei libri più brutti che abbia letto negli ultimi non mesi, ma anni.

Ok, la quarta di copertina dava l'idea di una kinsellata universitaria e, francamente, anche la copertina, ma mi sono voluta fidare di una recensione (mi pare, ma potrei errare, comunque non è importante, su "Internazionale") in cui invece mi si diceva che era un libro bellissimo, valido, davvero bello. Va bene, mi fido, leggiamolo.

 Inizia come una sorta di "Grande freddo" di ex compagni di università quasi trentenni che si rincontrano tutti al matrimonio di una loro, tale Caroline, che oltre a essere ricca e insopportabile, sposata a uno altrettanto ricco e insopportabile, non ha pregi né caratterizzazione alcuna (e non sai neanche perché li abbia invitati al matrimonio).

 I tre protagonisti, che alternano (inutilmente) il loro punto di vista sono:

1) Nathaniel, una specie di manzo americano che aspira a diventare uno sceneggiatore di successo e che ha effettivamente avuto un folgorante inizio nel mondo dorato della tv statunitense. Classico caso in cui l'inizio corrisponde all'apice di una carriera, non riesce più a trovare lavoro e passa il suo tempo a macinare livore verso i colleghi più fortunati e a uscire con modelle.
 Grado di empatia provato verso questo individuo inutile e viziato: 0.

2) Kezia. Ve lo giuro, si chiama così. Kezia fa un lavoro di tipo amministrativo nel campo della bigiotteria e invidia a morte una sua ex compagna di stage che fa i soldi lavorando per una ditta di gioielli veri. Ha una capa che la vessa e disegna finti gioielli orrendi, ma non molla il lavoro non si capisce perché.
Grado di empatia verso questa tizia che a 28 anni frigna come se la sua vita fosse già finita perché non ha fatto i big money ed è single: 0.

3) Victor, all'inizio il più simpatico dei tre. Innamorato da sempre di Kezia (che non lo fila), lavorava per un motore di ricerca prima di essere licenziato rovinosamente per aver tentato la scalata al successo. La sua caratteristica più significativa è che sfigato e somiglia molto ad Adrien Brody.
 Grado di empatia lievemente più elevato, facciamo 3.

 La storia inizia con ricordi universitari e tu pensi che stiamo per assistere a una qualche nostalgica resa dei conti: i tre si accorgono che i sogni di ventenni possono essere ridimensionati a trent'anni e ciò non vuol dire che la tua vita sia finita, anzi magari inizia a essere meno frustrante.

 No, non accade nulla di tutto questo.

 Ciò che accade è che la nonna dello sposo, una tedesca di nome Johanna che nel periodo post bellico aveva abitato in Francia, racconta a Victor dove nasconde i gioielli di famiglia e gli consegna il disegno di una collana che una sua amata zia aveva avuto in dono (il disegno non la collana) da parte di un ufficiale nazista.
 Costui, innamorato della zia di Johanna, aveva scovato il gioiello in un castello a nord della Francia, dove probabilmente si trovava ancora e le aveva consegnato il disegno prima di sparire durante il ritorno in Germania.
Due  giorni dopo Johanna muore e lascia scritto nel testamento che Victor è il solo che sappia dove sono i gioielli.

 Poi Victor parte per la Francia a cercare la collana (Perché? Non si sa) e scopre che è collegata a un racconto di Maupassant, poi si appassiona alla vita di Maupassant, poi trova la Francia orribile e viene picchiato in una bettola dopo aver ricevuto le peggiori indicazioni stradali della storia e aver trovato l'inglese dei francesi pessimo (parbleu!).

 Nel frattempo, Kezia ha un problema con la chiusura di una collana, una specie di fermaglio smaltato che producono solo gli insopportabili francesi (sappiate che i francesi nel libro sono una mandria di mangiabaguette pretenziosi e insopportabili che divorano cibo pessimo e vivono in posti discutibili e collegati male dai bus) e la sua capa la spedisce a Parigi a fare delle modifiche.
 Anche Nathaniel parte, non si capisce bene per quale motivo (mi pare perché una mail in cui Victor vaneggiava della collana lo avesse mosso a compassione).

  Una volta lì, i due decidono di essere preoccupati per Victor che, nonostante abbia un cellulare, non dà segni di vita e non li pensa proprio, occupato com'è a rintracciare senza motivo un'irrintracciabile collana nei castelli francesi.

 Non si capisce come, a un certo punto, Victor collega la collana al famoso racconto "La collana" di Maupassant e questo, suppongo, dovrebbe dare un senso letterario alla vicenda. Quale, è ignoto, visto che non basta nominare un racconto di letteratura francese per rendere degno un libro senza trama e con dei personaggi schizofrenici.
 Mentre Victor trova, ad caxxum, tra millemila castelli francesi, proprio quello giusto e viene portato in carcere per direttissima dopo essere stato scoperto ad introdurvisi, Kezia e Nathaniel lo rintracciano in un modo così casuale da farti pensare che forse gli americani pensano che la Francia sia grossa quanto la Repubblica di San Marino.

 Nel finale non impariamo nulla, se non che ai trentenni americani non frega una mazza del mondo circostante e il loro obiettivo unico è raggiungere il successo professionale e fare soldi.
 La qual cosa, forse, potrebbe essere l'unico vero insegnamento di un libro scritto coi piedi.

 Un libro senza senso, senza trama, senza personaggi credibili e, a mio parere, persino col titolo sbagliato: che cazzarola c'entra il fermaglio? Se proprio, doveva intitolarsi "La collana", inutile mcguffin narrativo, appresso al quale corrono tutti quanti, come se esaudire la volontà di una vecchia ignota fosse una motivazione sensata.
 Mi spiace. 0/0. 

 La scrittura non sarebbe neanche male, ma bisogna avere qualcosa da dire, non scrivere libri pieni di pregiudizi sugli Europei e retti sul niente solo perché si sente la necessità di sfornare un romanzo ogni tot di tempo. Gli Harmony sono scritti peggio di sicuro, ma almeno hanno una trama.


CAMERA SINGLE di Chiara Sfregola ed. Leggereditore:

 Visto che viviamo nell'epoca del conflitto di interessi pure quando saluti il vicino di casa e si vedono favoritismi e komplotterie ovunque, metto le mani avanti: Chiara Sfregola scrive su LezPop come me.

 Ma non è ovviamente per questo che ho letto il suo libro, l'ho letto invece perché tento di leggere un po' tutto quello che esce a tematica lesbica in Italia, cioè un numero di libri praticamente prossimo allo zero (sono settimane che non riesco a scrivere un articolo decente per la rubrica di libri perché c'è il niente cosmico editoriale).
 Quando perciò un mese e mezzo fa è uscito il libro (a sorpresa anche per me visto che siamo una redazione virtuale ed essendo sparse per tutta l'Italia non ci vediamo mai dal vivo o quasi), ero curiosa di leggerlo. Che fosse arrivato il momento per un chick-lit in salsa lesbica anche in Italia?

Ebbene, è arrivato.

 Quando ero più gggggiovane, mi chiedevo sempre chi erano i ragazzi e le ragazze descritte da film, libri e telefilm (ne ho anche parlato in un post sul libro di Eleonora Caruso tempo fa). Gente che non solo non somigliava a me, ma neanche a nessuno che avessi mai conosciuto.
 La domanda perciò era lecita: questi autori descrivono una realtà che esiste, ma io non conosco o una realtà che non conoscono loro, ma immaginano che esista?

 La stessa cosa vale per i libri con protagoniste lesbiche, un coacervo di drammi, sesso fantastico con donne dalla pelle sempre e comunque morbida e serica, difficoltà di genere vario e fisime mentali mode on a tutto andare.
 Per carità c'è pure questo, ma la vita vera NON è questa. E va bene il romanzo d'invenzione, ma se ogni tanto avesse delle basi reali non è che farebbe schifo a nessuno.

 "Camera single", probabilmente anche per la sua componente autobiografica (sebbene non sia un'autobiografia) racconta finalmente un mondo che esiste e lotta insieme a noi.

 Linda, assistente di produzione cinematografica (un lavoro un po' raro da fare lo ammetto, ma in effetti la Sfregola lo fa), viene mollata dall'oggi al domani dalla sua fidanzata Margherita, con cui si vedeva praticamente sposata e con figlie a carico.
 Libera e infelice, torna a vivere con Annalisa, sua amica d'infanzia pugliese assieme alla quale anni prima si era trasferita a studiare a Roma.


Per spiegare meglio. "Camera single" è una rubrica tenuta da
Chiara Sfregola su LezPop a partire dalla rottura con la sua ex
(prima si chiamava "Camera doppia"). Il libro aggrega in modo
fluido e in forma di racconto le varie vicissitudine raccontate
in questi ultimi due anni,
 E comincia la faticosa caccia che contraddistingue la popolazione lesbica: la fidanzata con cui nidificare.

 Peccato che nonostante le potenzialità di una città popolosa come Roma, non sia così semplice.
  Ninfette ventenni si susseguono a vicine di casa strapiene di soldi, ma non di calore umano, costumisti di scena gender fluid si avvicendano a dottorande in studi di genere vestite come "suore laiche", il tutto in una capitale ben più magica di quello che appare dai tg (se non siete di Roma, vi avviso, tenete una cartina della città a portata di mano se no rischiate di essere più confusi di un hobbit nella Terra di Mezzo).

 Una storia leggera, frizzante, con amiche che tutti potrebbero avere, persino amici maschi etero, un po' di sesso (senza stravolgente pelle serica e sempre tesa nei punti giusti), Bologna come massima aspirazione festaiola e persino una visione meno fabulosa di un lavoro che, sulla carta, sembra fantastico.
 Lo consiglio a tutti e tutte. 
 Se siete appassionati di quelle storie frizzanti (in genere anglosassoni) e senza impegno che in genere si leggono con estremo piacere sotto l'ombrellone, se volete sapere cosa alberga nei trentenni italici di adesso (ve lo dico, se prendiamo "Il fermaglio" come unità di misura, siamo meglio dei nostri coetanei americani), se volete leggere una variante poco esplorata su un tema esploratissimo: giovane che credeva di essere arrivata a una svolta nella sua vita e viene rigettata nel grande mare contro la sua volontà.
 Vi accorgerete che i passi avanti fatti dalla nostra Italia, nonostante i commenti beceri di fb diano un'altra sensazione.
 I trentenni di qualsiasi orientamento sessuale sono tutti uguali. Alle prese con la crisi economica (presa come una tranvata in faccia) e con le crisi esistenziali proprie di ogni generazione.
 Non siamo meglio e non siamo peggio, siamo come tutti. Ed è un grandissimo risultato, almeno secondo me.

lunedì 1 agosto 2016

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Quando mandi tua madre a cercare fumetti"!

 Nelle mie intenzioni di oggi c'era sfornare un'ultima serie di consigli per le vacanze, peccato che si siano messi due eventi nefasti a intralciare le mie intenzioni:
1) Il tempo.
2) Il fatto che uno dei libri che volevo consigliare, si è rivelato una roba tremenda, così ha mandato all'aria i miei piani. In ogni caso, per evitare che anche voi incorriate nel mio stesso errore, domani ve ne renderò conto così potrete evitare di perdere tempo come me.
 Ho deciso perciò di postare una vignetta con uno strafalcione fresco fresco di giornata.
Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Quando mandi tua madre a cercare fumetti"!
 E mi raccomando istruite bene i genitori che spedite in giro.


sabato 30 luglio 2016

Quando un libro è di 1294 pagine e i clienti non se l'aspettano. "Le reazioni dei clienti al Premio Strega 2016", un fumetto di situazioni tragicomiche.

 Ogni volta che qualcuno vince qualcosa o un autore muore, le masse si precipitano in libreria alla ricerca delle opere degli autori in merito.
E' successo anche con "La scuola cattolica" il premio Strega di quest'anno by Albinati (che io continuo a confondere con un altro candidato, Affinati, ma vabbeh). 1294 pagine.

La mole, inaspettata, ha confuso i clienti creando simpatici siparietti che mi avevano dato l'idea per il post di oggi (poi ho preso un po' di Frecciarossa e ho avuto una mole di roba da fare inaspettata, perciò lo avevo dimenticato finché un  provvidenziale foglietto dei mille dove appunto le mie idee e l'ho ritrovato stamattina).

 "Le reazioni dei clienti al Premio Strega 2016", un fumetto di situazioni!





venerdì 29 luglio 2016

Storia di una rubrica che fu e che ogni tanto è ancora (e tre sugosi suggerimenti). Piccoli libri per piccoli tragitti: debuttanti fresche di campagna by Alcott, inquietanti paesi di soli ciechi by Wells e cortigiane molto moderne by Luciano di Samosata.

 All'inizio della mia vita da blogger, quando avevo una mezza idea di dover rendere tutto più coerente e sensato, avevo deciso di seguire parte dei consigli che si danno a qualsiasi novello digitatore di tastiere. 
  
Il primo consiglio, che era precedente al mantra "Content is the King" era una specie di anatema da cui sembrava che neanche Gandalf potesse salvarti: qualsiasi cosa tu avessi intenzione di fare dovevi assolutamente ricordare che mai e poi mai un post avrebbe dovuto superare una determinata lunghezza.
 Il motivo era insito addirittura nella natura stessa dell'internet: la gente che naviga ha una capacità di concentrazione degna di un criceto e in ogni caso legge a spizzichi e bocconi quando ha tempo.

  Quindi, baby, datti una regolata.

 Il secondo consiglio,  da cui sembrava proprio non si potesse sfuggire era la periodicità.
 Non la costanza (cosa effettivamente fondamentale), ma l'idea che si dovessero per forza impostare i contenuti in modo da "fidelizzare" il lettore. Il venerdì fai questa rubrica, la domenica fanne un'altra, riposa il giovedì eccetera.

 Così insomma, la gente si sente rassicurata e il mercoledì verrà proprio a cercare quel ghiotto articolo che ha atteso per tutta la settimana.

  (i miei primi post infatti sono corterrimi rispetto agli ultimi), per il secondo ci ho provato, ma immediatamente ho dovuto vedermela con un enorme scoglio: io non mi ricordo mai che giorno è.
Ho cercato di seguire il primo consiglio per qualche mese

 Già di mio non sono stata una grande amica del calendario, ma come saprà chi lavora su turni, quando il concetto di fine settimana è morto e lavori pure di domenica, è un attimo che non sai più che anno è che giorno è. 

 Priva di una periodicità nella vita reale, pretenderla da quella virtuale era abbastanza impossibile.

 Eppure all'inizio avevo tentato di cadenzare qualche rubrica, tra cui Rieduchescional Libraia (sulle follie della storia del libro) e "Piccoli libri per piccoli tragitti", che era anche una cosa sensata: consigliavo libri piccolini e leggeri da leggere e trasportare agilmente in caso di brevi viaggi.

 Sono ormai secoli che si sono perse le tracce di entrambe le rubriche, ma in quest'ultimo mese mi è capitato di adocchiare alcuni libri adattissimi ai Piccoli libri per Piccoli tragitti e anche se sono conscia (e spero per voi) che Agosto is coming e farete viaggi di ore per raggiungere gli amati luoghi vacanzieri, ho deciso di proporvi un triplete per tutti i gusti.
 E insomma, eccovelo, tutto per voi!

DIALOGHI DELLE CORTIGIANE di Luciano di Samosata:

 Sono giorni che la gente non fa che commentare "Temptation Island" un reality show trash fuori tempo massimo che, se ho ben capito, mette delle coppiette su un'isola e boh tenta di farle lasciare innescando delle tentazioni endogamiche. 

Esso è Gordo
 Non che abbia amici che seguono 'sta roba, ma qualche mese fa trovai carino un video di uno youtuber ora molto di moda, tale Gordon, che prende per i fondelli le ragazzette odierne e ho iniziato a guardicchiarne uno ogni tanto.

 Ha un certo gusto del ridicolo e alcuni sketch sono graziosi (oltre all'encomiabile fatto che non ha tema di vestirsi da donna in ogni dove), ma ha sviluppato una passione per questo programma che ha portato alla luce, nei commenti, l'odio per le donne insito in molte donne.

 Diciamocelo, spesso molte appartenenti al genere femminile riescono ad essere più cattive e piene di pregiudizi verso le loro simili di quanto non lo siano gli uomini. 
 Diceva un antico adagio che "le donne sono le più grandi custodi del patriarcato" e senza volerlo scomodare per direttissima, diciamo che la sequela di insulti in stile "E' una cagna, è una tr*ia, è una donna di facili costumi in tutte le sue declinazioni" fa parte di questo magico mondo. 

Quello in cui un uomo che tradisce la fidanzata al massimo è un imbecille, mentre una donna, bene che le va, è una poco di buono.

 Farebbe bene alle masse leggere questo graziosissimo libro, i "Dialoghi delle cortigiane" proveniente direttamente dall'antica Grecia e che dimostra tuttora una freschezza e una modernità incredibile. 

 Come molti ben sanno, nell'antica Grecia generalmente le donne erano ficcate dentro al gineceo vita natural durante e uscivano in ben poche occasioni (poi con le dovute differenze di luogo, ceto e ruolo), alcune tra di loro però avevano un campo d'azione ben più vasto: le cosiddette cortigiane.

 Un po' diverse dalle prostitute, erano un incrocio tra quello che definiremmo una escort e una mantenuta. Donne quindi che avevano un rapporto duraturo (di varia natura) con uomini che le pagavano e di tanto in tanto promettevano persino di sposarle.

 Le circostanze da cui scaturivano tali rapporti erano molto articolate (e quasi mai esclusiavamente faccende di denaro) e somigliano di dialogo in dialogo ad una sorta di "Sex and the city" ante litteram.

  Si scopre infatti che queste cortigiane avevano gli stessi problemi delle ragazze di adesso: amanti che giuravano amore eterno e poi sparivano, amanti che promettevano di lasciare le fidanzate e non lo facevano, gelosie, ansie, tentativi vari di tenersi strette il proprio uomo, relazioni un po' troppo manesche, persino relazioni lesbiche!

 Vivevano, molto più libere delle "donne perbene", una vita all'insegna dello stigma sociale eppure affatto triste, anzi, avventurosa, piena di passione, di dubbi, di amori e di vita.
  E la cosa interessante è che prima di mettere la testa a posto, volenti o nolenti, gli uomini le preferivano di gran lunga alle recluse ragazze dei ginecei, pure e silenziose, lontane dal mondo e accondiscendenti, pallidi fantasmi senza voce, come la maggior parte delle donne nella storia.

 Cosa insegna tutto ciò? A leggere i classici, a smetterla di insultare il prossimo e a sospendere il giudizio morale sulla vita amorosa e sessuale altrui, che, diciamoci la verità non ci dovrebbe riguardare né ora né mai.


NEL PAESE DEI CIECHI di H. G. WELLS:

 In un mondo pre-radar, pre-aeroplani, pre-esplorazioni spaziali, in cui insomma un po' di mistero geografico aveva ancora ragion d'esistere, fiorivano libri, generalmente utopie, su luoghi sperduti e inaccessibili, generalmente incastonati tra le montagne.

 "Erewhon" di Butler,il mondo senza tecnologia, aveva tale  collocazione, come anche "Terradilei"di Charlotte Perkins Gilman, un luogo dove gli uomini erano scomparsi e le donne avevano messo in piedi un matriarcato virtuoso e si riproducevano per partenogenesi.

 Assai simile dal punto di vista naturalistico, ossia, clima mite, ampie e verdi vallate, assenza di bestie feroci e fertilità della terra, è il paese dei ciechi perso sulla Cordigliera delle Ande in cui Wells ambienta questa novella.

  Un uomo, Nunez, riesce a ritrovare questa popolazione separata dal resto dell'Ecuador e caratterizzata dalla cecità: tutti gli abitanti sono non vedenti da generazioni e questo ha condizionato il loro stile di vita in tutto e per tutto.
 Convinto, grazie a quello che Nunez considera il vantaggio della vista, di riuscire a dominarli in una sola rapida mossa, si renderà presto conto che in un paese in cui la maggioranza ha costruito un sistema sociale, organizzativo e persino religioso tarato sulle proprie esigenze, vedere è un malus è non un plus.
 Ciechi, ma con un udito sviluppatissimo, la popolazione tratta Nunez come un idiota che crede in luoghi, dei e cose che non esistono, come la vista appunto. Tentano di indottrinarlo, ma si convincono di avere a che fare con una causa persa, almeno finché egli non si innamora di una bella ragazza locale.

 Racconto straordinario per gli innumerevoli livelli di interpretazione.
 I ciechi credono pazzo chiunque tenti di dar loro spiegazioni alternative perché non prendono neanche in considerazione l'idea di un'alternativa.
 Esiste solo una via, retta, giusta e innegabile, chiunque non la segua è pazzo o idiota. Un'idea che hanno in molti in questo triste mondo malato.

 Altra peculiarità, l'idea malsana che questo mondo sia organizzato a misura di essere umano. Errore.
 Il nostro mondo è organizzato a misura dell'essere umano finora dominante nella storia: maschio, in buona salute e mediamente giovane.
 Un pensiero che faccio spesso quando vado all'Ikea e non riesco ad alzare i pacchi dei mobili.
 Mi chiedo sempre: se il mondo fosse abitato solo da donne, non avremmo trovato da tempo un modo per rendere le cose più leggere, non le avremmo progettate per rendere tutto più funzionale per persone più piccole e meno in forze?
 Tutto ciò che esiste è funzionale certo, ma non per tutti, è funzionale per la maggioranza che esercita il potere (o lo ha esercitato per lungo tempo).

 Nunez pensa che la sua vista sia un immane vantaggio e invece in un mondo in cui tutto è basato sull'assenza di tale senso, si ritrova presto schiavo, fisicamente e psicologicamente. Gli occhi, arriva a pensare, valgono davvero? Ha senso vedere? Non rappresentano solo un intralcio alla vita "normale"?
 Favoloso, da leggere per rimuginare tutto il pomeriggio passeggiando sulla spiaggia. 

IL DEBUTTO DI DEBBY di Louise May Alcott:

  Louise May Alcott autrice che ogni ragazzina da qui a non so quante generazioni precedenti ha avuto come rito di passaggio, per quanto ci possa apparire straordinario, non ha prodotto solo i quattro libri della saga di "Piccole donne".

 Come si vede nel film in cui una Winona Ryder non ancora caduta in disgrazia impersona Jo (alter ego per molti versi della Alcott), prima di dedicarsi alle sorelle March aveva tentato la strada del romanzo gotico e un po' torbido (di cui trovai traccia in biblioteca riesumando "La donna di marmo").

 In generale Louise meriterebbe di essere riscoperta in toto perché fu una scrittrice sagace e ironica, per certi versi molto simile alla Austen.
 La somiglianza diventa straordinaria in questo grazioso racconto che vede protagonista una deliziosa ragazza di campagna non ancora intaccata dal demone della leziosità. Invitata dalla zia arricchita a passare un'estate al mare con lo scopo di procurarle un ottimo partito, si ritroverà precipitata in un mondo che trova da un lato folle e un po' falso, dall'altro indubbiamente attraente: quello dell'alta società in annoiata vacanza.

 In un gruppo di persone che si conosce dalla più tenera età e si frequenta in continuazione tutto l'anno, microscopico circolo parecchio stantio, lei spicca per freschezza e genuinità. Tutto quello che potrebbe maleducata è fonte di salutare  e i pretendenti, incantati dalla novità fioccano come neve a gennaio.
 La zia è ovviamente compiaciuta, la nipote sotto sotto anche, ma non è che si trovi proprio a suo agio circondata da damerini.
 Un bozzetto per chi ama crinoline, corteggiamenti di altri tempi, romanticismo, sano protofemministo con molte balze e ovviamente la buona, buonissima scrittura.

mercoledì 27 luglio 2016

Sul perché alcuni libri proprio non va di leggerli nonostante le buone intenzioni. Il caso e il fumettoso riassunto de "La donna in bianco" di Wilkie Collins.

Esistono libri che per un motivo o per un altro finiamo o per non leggere mai o per leggere solo dopo numerose insistenze da parti terze o dalla nostra coscienze.

Sono quei libri che potenzialmente sappiamo potrebbero piacerci, che effettivamente sono piaciuti a tutti e ci condurrebbero quasi senza ombra di dubbio verso qualche felice ora di lettura, eppure non ci decidiamo mai ad aprire.
 Perché questo accada non saprei dirlo con precisione, da una parte credo ci sia una sorta di rifiuto (almeno da parte mia) a leggere cose che leggono tutti e quindi a un certo punto devo leggere pure io.
 Da un'altra, siamo ormai consci che si è creata nei confronti del libro una tale aspettativa che nove su dieci ne rimarremo delusi, non tanto perché il libro non valga, quanto perché l'asticella del nostro giudizio si è incredibilmente alzata a prescindere. Se tutti mi dicono che sei un libro IMPERDIBILE non vale essere "solo" un bel libro.

 Infine l'esperienza di lettore insegna che tra lettori e libri esiste una sorta di affinità molto simile a quella che esiste tra le persone. 

Quando incontriamo un gruppo di sconosciuti, istintivamente finiamo per sentire immediata empatia per alcuni di loro, odio per altri, persino amore a prima vista o una velata antipatia che non riusciamo a spiegarci. Sono estranei, ma la prima impressione crea in noi un'immediata (e talvolta fallace, ma più spesso veritiera) idea di loro.
 Ci saranno molte teorie psicologiche e sociali sul perché questo avviene e non mi inoltro in un territorio che non conosco. Quello che trovo interessante è che accade la stessa identica cosa con i libri.

 Entriamo in una libreria e a occhio, a frasi, a copertina e quarta di copertina sappiamo già cosa ci piacerebbe, di chi potremmo fidarci, cosa non toccheremmo neanche con una canna e chi vorremmo defenestrare. Poiché la quarta di copertina e la copertina spesso non c'entrano col libro, purtroppo, l'impressione finisce per essere falsata, ma la teoria di fondo rimane valida.

 Questa lunga premessa è per introdurre uno di quei succitati libri che tutti mi invitavano a leggere e, anche in ragione del fatto che comunque era un classico che aveva superato le barriere del tempo, alla fine, nonostante non ne fossi convinta, ho letto.
 Si trattava de "La donna in bianco" di Wilkie Collins.

 Voglio premettere questo: il libro è scritto splendidamente, con uno stile ironico fantastico, i problemi sono altri.
1) La maggior parte dei personaggi sono oscuramente bidimensionali.
2) In realtà io pensavo di leggere un romanzo gotico e mi sono ritrovata con una sorta di giallo ante litteram che ha molto, soprattutto nel finale, della commedia teatrale, agnizioni, figli illegittimi, riconoscimenti, matrimoni e morti inclusi.

 Insomma non era quello che pensavo avrei letto e, in questo caso, la sorpresa non mi è del tutto piaciuta. 
 Detto ciò non si può dire male de "La donna in bianco", soprattutto se amate i romanzi d'ambientazione vittoriana, con giovinette tremolanti, nobili inglesi, intrighi in cui noi italiani siamo esoticissimi e ambiguamente affascinanti (in modo sempre un po' malvagio comunque). 
 Di cosa parla? Ho voluto riassumerlo molto a salami e prosciutti nel fumetto di oggi che voleva essere uno della serie "Classici in una pagina", ma alla fine sono diventate due.
 Perciò, godetevi il fumettoso riassunto de "La donna in bianco"!



Sicuramente molti di voi l'avranno letto. A voi è piaciuto? Lo consigliereste? C'è qualcosa che non vi ha convinto? Pensate che criticare "La donna in bianco" sia una follia? Testimoniate!
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