lunedì 16 gennaio 2017

Artistiche dolci metà. Quattro compagne di grandi artisti che non si sono lasciate schiacciare dal genio e hanno brillato oltre l'amore e la morte.

Uno dei personaggi più interessanti de "I mandarini" di Simone de Beauvoir è Paule, la compagna dello scrittore Henry Perron.

L'immagine è presa dal film su Modigliani. Purtroppo non ho
trovato libri sulla tragica storia della sua compagna, Jeanne
Hèbuterne, pittrice, che si suicidò, incinta, subito dopo la morte
del pittore
 Bellissima e teatrale, la conosciamo nel momento in cui la sua relazione è nella fase calante. Noi lo sappiamo, lei lo sa e fa qualsiasi cosa per impedirlo. Tuttavia quello che sia lei che noi sappiamo sin dall'inizio è che ha già perso.

 Ed è successo per molti motivi, il primo dei quali è che l'amore quando finisce, finisce davvero e non c'è niente che possa riportarlo indietro.

 Il secondo è che talvolta l'amore finisce perché la passione scema e i nodi vengono al pettine: quello che un'abbagliante bellezza poteva celare, ciò che un fortissimo trasporto poteva occultare, appare in tutto il suo sconcertante errore agli occhi di chi smette di amare.

 Paule sa di non essere all'altezza di Henry, ma fa di tutto perché appaia il meno evidente possibile. Tuttavia il dramma di una persona che si vede sfuggire dalle mani un amore di cui sapeva sin dal principio non essere all'altezza è qualcosa di particolarmente tragico e ingiusto.

 Il perché lo state pensando anche mentre leggete queste parole: l'amore dovrebbe bastare a sé stesso e non dovrebbe conoscere simili giochi meschini.
 Eppure le vite delle donne che condivisero le vite di grandi artisti sembrano confermare la regola: erano spesso persone eccezionali, muse, talvolta ancore di salvezza, altre nemesi.
 Le restanti volte rimangono una pallida nota biografica inghiottita dalle maglie della storia.

 L'idea di questo post dedicato ai libri scritti da o su le compagne di grandi artisti è nata dopo aver trovato l'ennesimo libro su Alma Mahler, una figura peculiarissima e purtroppo poco conosciuta che pure ossessionò i giorni di molti geni.

 Purtroppo manca la par condicio (ossia i mariti), ma quando scriverò il post sui libri sulle donne artiste sarà abbastanza chiaro il tristo perché.
 Detto ciò, pronti a scoprire queste splendenti dolci metà?


ALMA MAHLER:

Una donna bellissima si aggirava per l'Austria a cavallo tra l'800 e '900 collezionando mariti e amanti così importanti che Liz Taylor te dico fermete. Quella donna aveva nome Alma Schindler, ma ai più è nota col cognome del marito preferito: Alma Mahler.

 Compositrice e pittrice, si sposò col compositore Gustav Mahler che però morì lasciandola vedova e con una figlia (una seconda era già morta) a 32 anni.
 Andò oltre e si sposò con Walter Gropius, uno degli architetti fondatori della Bauhaus. 

 Questo non prima di aver avuto anche una breve relazione col pittore Oskar Kokoshka che rimase talmente ossessionato da lei da farsi costruire una bambola con le sue fattezze quando si lasciarono (se cercate l'immagine su Google di questo manufatto la trovate anche, è inquietantissima, altro che film horror).

 Quello con Gropius non fu un matrimonio molto felice. Nacque una figlia che morì giovane e terminò quando Alma conobbe lo scrittore di origine ebraica Franz Werfel per il quale divorziò da Gropius.

 A questo la Storia entra nella storia di Alma Mahler e non sotto le spoglie di un nuovo appassionato intellettuale, ma col volto del nazismo. La Mahler e Werfel sono costretti a fuggir,e prima in Francia e poi negli Stati Uniti dove lui nel 1945 muore.

 Definitivamente vedova, scrive un'autobiografia che non fuga il mistero di questa donna bellissima e irresistibile. Cosa attrasse fatalmente tanti geni novecenteschi? Chi era davvero questa splendida donna dagli occhi chiari?

 Vari i libri a cui potete rivolgervi per saperne di più:

 "La mia vita" di Alma Mahler-Werfel ed. Castelvecchi.
 "Alma Mahler" di Catherine Sauvat ed. Odoya.
 "Gustav Mahler" di Alma Mahler ed. il Saggiatore, una raccolta di ricordi e lettere.
"La creatura del desiderio" di Andrea Camilleri ed. Skira (sulla storia malatissima di Kokoshka).
 "La bambola di Kokoshka" di Afonso Cruz ed. La Nuova Frontiera.


LA VEDOVA BASQUIAT:

Meno male che c'è Francoise Gilot, altrimenti questo elenco di consigli sarebbe la fiera della vedovanza. Anche Susanne Mallouk, avvenente e intelligentissima, compagna del tormentato artista Basquiat, infatti, rimase precocemente vedova in pectore.

 Arrivò dal Canada a New York carica di ambizione e di belle speranze e lì conobbe Basquiat che da squatter stava per diventare uno degli astri nascenti dell'arte contemporanea. 

 Nel libro, "La vedova Basquiat" ed. Mondadori Electa, un collage di ricordi della Mallouk riportati e riscritti dalla scrittrice Jennifer Clement, si evincono chiaramente i motivi che l'hanno portata, dopo la morte dell'artista, a occuparsi di psicoterapia.

 Basquiat aveva molto talento, molti problemi (la droga in primis) e molti conflitti irrisolti (razziali in primis), era incapace di esserle fedele (con uomini e donne), ma la Mallouk rimase l'unica da cui continuava a tornare e ritornare, incapace di staccarsi davvero.

 Forse, azzardo, perché anche lei sembrava possedere un caratterino e un'originalità non da poco e per attrarre e sostenere il peso di un talento tanto grande, bisogna possedere per primi una sorta di personale splendore.


BELLA CHAGALL:

Pure i sassi, pure chi non sa niente di pittura, pure chi non è mai entrato in un museo (voglio essere ottimista va) sanno che Marc Chagall aveva una prima moglie, Bella, che amò tantissimo.

  La amò così tanto da riprodurla assieme a sè in numerosissimi quadri e da non dipingere più, (poi riprese e trovò anche un secondo amore), quando lei, tristemente, morì.

 Bella Rosenfeld e Marc Chagall, entrambi ebrei bielorussi, si conobbero giovanissimi, lui 23 anni lei appena 15, si sposarono, ebbero una figlia e rimasero sempre insieme fino alla morte di lei.

 Prima che anche loro, come Alma Mahler e Werfel, fossero costretti a spostarsi a Parigi e poi negli Stati Uniti per sfuggire alle maglie della guerra, prima che un'infezione virale la portasse via, era stata tra i soggetti preferiti del marito che la ritraeva bellissima, colorata e volante, come gli innamorati che, felici, non toccano mai l'amaro suolo di chi non conosce la felicità.

 Era una persona dolce e semplice, luminosa e gentile, come emerge da "Come fiamma che brucia" l'autobiografia della sua vita con Marc Chagall. La postfazione è dello stesso pittore che nel 1947 è ben lungi dal riprendersi dalla perdita dell'amata compagna e scrive:
 "La rivedo, qualche settimana prima del suo sonno eterno, fresca, bella come sempre, nella nostra camera in campagna. Sta mettendo a posto i suoi manoscritti: opere terminate, abbozzi, copie. Le chiedo soffocando la mia paura: "Perché tutto quest'ordine all'improvviso?". Mi risponde con un pallido sorriso, "Saprai allora dove stanno le cose..."

 Tutto in lei era profondo e calmo presentimento.

[...] Gli uomini frettolosi di oggi sapranno penetrare nella sua opera, nel suo universo? più tardi altri verranno e forse sentiranno il profumo dei suoi fiori, della sua arte.

Il tuono rimbombò, un diluvio si abbatté alle sei di sera del 2 settembre 1944 quando Bella lasciò questo mondo. Tutto è divenuto tenebre."

FRANCOISE GILOT:

 La vita sentimentale di Picasso fu alquanto travagliata. 
 Ebbe varie relazioni importanti e tutte, eccezion fatta, per quella con Francoise Gilot che non a caso fu l'unica che lo lasciò (e non fu lasciata) ebbero dei risvolti drammatici per le sue compagne.

 La prima fu la moglie, la ballerina russa Olga che venne ripetutamente tradita e lasciata quando una delle amanti, la modella Marie-Thèrèse Walter, rimase incinta del pittore. Entrambe rimasero impigliate nello stesso economico filo: Picasso pur di non dividere i propri aver con Olga rimase sposato legalmente con lei fino al 1955 quando la ballerina morì di cancro. Per questo motivo (e altri) non sposò mai Marie-Therese che si suicidò poco dopo la morte del pittore, molti anni dopo.

 Dopo di lei venne la celebre Dora Maar, fotografa di talento, incline alla depressione che, contro ogni pronostico superò (sebbene tra mille difficoltà, tra le quali la clinica psichiatrica) la rottura col pittore che ebbe con tutte le sue donne un rapporto strettissimo in gran parte basato sul dominio e una certa sudditanza psicologica.

 Fu per questo che Francoise Gilot, giovane, fresca e bellissima pittrice francese, lo lasciò dopo una relazione di dieci anni e due figli. 

 Picasso non glielo perdonò mai, come non le perdonò il memoir, "La mia vita con Picasso" ed. Donzelli, che lei scrisse successivamente e lui cercò in tutti i modi di bloccare, perdendo tutte le cause.

 Un resoconto dal quale il pittore esce come un genio che sapeva adorare le sue compagne, ma al tempo stesso era guidato dalla volontà di soggiogarle e annientarle.

 Francoise Gilot è ancora viva, vegeta e caparbia. Si è sposata altre due volte e dice di non aver mai conosciuto la paura e di aver fatto, in vita sua, tutto ciò che desiderava. 
 Non ha il talento geniale di Picasso e neanche quello tormentato di Dora Maar, ma dal suo libro si evince un dono non meno importante: sapeva vivere e ha vissuto, senza rimpianti e senza lasciarsi schiacciare da nessuno e da niente, fino alla fine.
 E non è poco.

domenica 15 gennaio 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Ho perso le parole".

 Dunque, avrei un post quasi pronto per oggi, ma visto che ieri su fb si è raggiunta la luminosa cifra di 9000 persone seguitrici, ecco una vignetta extra (che poi direte voi è fine settimana e non è extra, ma lo è lo stesso perché non era prevista).
 In essa potrete ammirare un simpatico esemplare di adolescente che avrebbe bisogno di un parrucchiere.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Ho perso le parole"!



mercoledì 11 gennaio 2017

Il silenzio non sempre è d'oro. "Il cliente che si confessa", un fumetto di voci basse, cattivo udito, equivoci e segretarie.

Approfittando della reclusione di questi giorni, ho prodotto un fumetto su un cliente che meritava di essere portato alla vostra attenzione.

 Nelle prossime settimane entrerà in lavorazione invece, il fumetto evento del san Valentino di quest'anno: il fumettoso riassunto delle 50 sfumature di nero.
 Esce il film, non vorrete mica arrivare impreparati.

 Intanto godetevi, lui, il fumetto su "Il cliente che si confessa"!



lunedì 9 gennaio 2017

Piccole recensioni tra amici! Quattro nuovi consigli dal mio letto di malanno: "Blue", fumetto spettacolare, il fantasy di Jo Walton e una finestra inedita sulla vecchiaia in una raccolta di racconti.

 Da questa giornata di pseudoreclusione, funestata anche da una reazione allergica a un farmaco (quanta fortuna in questo inizio 2017), la nota positiva è che riesco finalmente a sfornare un piccole recensioni tra amici. 

Urgerà post sulla fiction. Già sul cast ci sarebbe da dire. La Crescentini per me
è perfetta: un'attrice che non sopporto per un personaggio che non sopporto.
A occhio azzeccati anche Gassman, la Tabasco (e l'attrice che farà la Martone)
e l'attore che interpreta Pisanelli. Gli altri, mah
 Tra i post natalizi, i consigli di Natale, le vignette, le feste, gli annessi e i connessi è un po' che non ammasso recensioni, perciò eccovene tre, anzi quattro tutte insieme.

 I libri di seguito sono due novità ( "Blue" e "Over60 Women") e due di qualche anno fa quindi di reperibilità magari più difficile, ma posso assicurare che stravalgono la pena.

Comunque, bando alle ciance, anche perché stasera c'è la prima puntata de "I bastardi di Pizzofalcone", la fiction tratta dalla serie di libri di Maurizio De Giovanni. E' la Rai, ma che dio ce la mandi buona.

 Ah, due comunicazioni di servizio. 

 Come i più segugi di voi avranno notato, nella barra a destra è comparso un nuovo widget a incasinare il tutto, è un calendarietto che dovrebbe illustrare i movimenti miei e del libro nei prossimi mesi.

 Per ora sono segnate le due presentazioni che ci saranno il 15 di questo mese (se vi ho già ammorbato su fb andate pure direttamente alle recensioni e saltate il tutto).

 La prima sarà dalle 18 alle 19:30 all'Arcigay di Milano, Via Bezzecca 3.

 La seconda dalle 20:15 (o comunque quando riesco ad arrivare) ad libitum al Mare Culturale Urbano sempre a Milano, organizzato da LezPop e Gaia 360 (sarà all'interno di un evento in cui si trinca e balla).
 Ovviamente sono aperte a tutt*!

 Bene, buone recensioni a voi!


BLUE di Angela Vianello ed. Shockdom:

 Sapete quelle volte in cui aprite un fumetto e rimanete sconcertati dalla bravura grafica dell'autore? 

  Voi direte (soprattutto chi legge pochi fumetti), beh deve succedere spesso. 
 In realtà con tutto il bene e l'ammirazione che posso avere verso i tantissimi talentuosi fumettisti esistenti nel mondo, non avviene abbastanza spesso. 

 Molti tratti si somigliano, molti tratti non li capisco (tutti quelli mostruosi per dire), molti sono incredibilmente minimal (e non c'è niente di male, ma non è che ti facciano proprio rimanere con la bocca aperta di primo acchito).

 Poi succede, apri un albo e dici, "Ma come caspita fa questo/a a disegnare e colorare in questo modo?".

 Mi capirete se aprirete "Blue" di Angela Vianello, talentuosissima autrice italiana che ha esordito nel 2010 disegnando e animando completamente sola l'anime "White", come noterete ampiamente debitore di un certo stile manga.

 "Blue" è la sua ultima opera, cartacea, ed è il primo capitolo di una storia fantascientifica che ha per protagonista la giovane Aqua, un'adolescente come tante che vive in un mondo che sembrerebbe simile al nostro se non fosse per continui accenni a misteriose irrorazioni nei cieli, a razionamenti e altri riferimenti che ci suggeriscono un mondo malato.

 Chi irrora cosa e perché non è spiegato  in questo primo albo in cui vediamo, tra un disegno spettacolare e un altro, la trasformazione di Aqua. Inspiegabilmente inizia a star male lontano dall'acqua, le sbucano delle branchie sul collo e riesce a mangiare solo pesce crudo.
  Si sta trasmutando in qualcosa, ma cosa? E perché?

 La storia appare interessante, anche se ancora appena accennata. 

 Ma, bisogna dirlo, per quanto i dialoghi siano tratteggiati  in modo delicato e per niente artificioso (anche se si nota un certo debito verso una serie di archetipi manga: il vecchietto sciatto e saggio, il bad boy attraente e in fondo buono), sono il tratto splendido e soprattutto la spettacolare colorazione dovuta alla commistione di acquerelli e ritocco digitale a rendere questo fumetto davvero superiore.
 Provare per credere.


"LE MIE DUE VITE" E "UN ALTRO MONDO" di Jo Walton, entrambi Gargoyle edizioni:

 C'è un certo tipo di fantasy che andava di moda anni fa che non riesco a capire se è scomparso o semplicemente in Italia non si traduce più(entrambe possibilità di rilievo). 
 Sono quelle storie ben scritte, non per forza saghe, con protagonisti forti, ottima scrittura e un certo tema di fondo.

 Per capirci, non erano fantasy fini a loro stessi. La storia, come più spesso avviene nella fantascienza, era un'ottima scusa per raccontare anche altro.

 Adesso trovare qualcosa del genere è estremamente difficoltoso perciò quando mi sono imbattuta per vero caso in "Le mie due vite" di Jo Walton sono rimasta non solo piacevolmente affascinata, ma quasi commossa.

 Si tratta di una storia che di fantasy in realtà ha solo lo spunto: una donna molto anziana, con forti problemi di memoria, vive in un ospizio e ricorda due vite, una in cui si è sposata con un cinico, quasi crudele uomo ipercattolico, e un'altra in cui è diventata una scrittrice di viaggio innamorata dell'Italia e di una donna, Bee.

 Qual è la realtà, la storia non ce lo dice, ma lo suggerisce, come suggerisce che la vita che vogliamo dobbiamo sceglierla con più forza e non lasciare che ci cada addosso perché siamo troppo spaventati dal futuro.

 "Un altro mondo", invece, il suo unico altro libro tradotto in italiano, fa invece parte di quelle particolarissime opere, come il film "Il labirinto del fauno" o il libro e poi film "Un ponte per Terabithia" in cui l'immaginazione dei protagonisti è così forte da essere credibile e instillare il dubbio in chi legge/vede che la realtà possa avere volti sconosciuti e misteriosi.


Non si capisce il motivo di questa copertina
che lo fa sembrare un romance
 La protagonista, Morwenna Markova è un'adolescente gallese che vive in un collegio femminile dopo essere scappata da sua madre.

  Da quanto ci racconta lei, ragazza intelligentissima e avida lettrice di romanzi di fantascienza, la folle genitrice sarebbe una strega che nel tentativo di corrompere delle forze oscure avrebbe causato la morte della sua altra figlia (gemella di Morwenna).

 Tutto il romanzo, raccontato sotto forma di diario può essere letto in due modi: il post trauma di una ragazza molto fantasiosa che cerca di dare un senso alla disgrazia che le è capitata (oltre a perdere la gemella è rimasta anche claudicante), o le confessioni di una strega moderna che conosce il lato oscuro della magia. 

 In entrambi i casi è credibile, in qualsiasi caso è un romanzo splendido che trabocca amore per la letteratura fantastica e strizza l'occhio a tutte le ragazze e i ragazzi che hanno avuto un'adolescenza molto silenziosa e introversa in cui i libri erano l'ancora di salvezza in mondo troppo spaventoso.


"OVER60 WOMEN" AA. VV. , Elmi's World:

 Questa raccolta di racconti (che ha una versione gemella maschile precedente, "Over60 Men"),ha come filo conduttore un tema spesso trattato in modo marginale o scontato: la vecchiaia o (sessantenni non ammazzatemi) il limitare di essa, quando inizi a vedere la collina che declina e il sentiero che a vent'anni riluceva di splendenti promesse, comincia a spegnersi calando verso il buio.

 In realtà per l'esattezza tratterebbe la vecchiaia di donne lesbiche, ma devo dire che l'orientamento sessuale delle protagoniste pur dando quella caratterizzazione e sollevando una coltre di ricordi comuni a una generazione (il femminismo, i collettivi, l'emancipazione, la ribellione), rimane secondo me un elemento marginale.

 Il punto è che queste storie  raccontano così bene le sfaccettature della terza e ultima età della vita da lasciare in secondo piano l'orientamento sessuale delle protagoniste.

 Nelle storie, tutte riuscite (solo due mi hanno lasciata un po' così), le autrici hanno sviscerato tante cose:
 la paura della morte e dell'ignoto che si avvicina, quella sensazione che sia ormai troppo tardi per imbarcarsi in qualsiasi avventura e che il tempo sia ormai agli sgoccioli, i ricordi che svaniscono, le persone amiche che improvvisamente se ne vanno lasciandoci sempre più soli, le occasioni che una volta perse scompaiono davvero per sempre, il timore di accettare i rischi perché la vecchiaia non è mai vista come un'età in cui iniziare qualcosa, ma in cui terminarla prima dell'inevitabile. 

 Eppure non ci si chiede mai, perché? Cosa succede se la inizio e non la finisco? Avrò dei rimpianti come la madre di Ulisse nell'oltretomba?

 Personalmente le due storie che mi sono piaciute di più sono quelle di Delia Vaccarello e di Angela Siciliano perché affrontano la vecchiaia sotto una luce diversa, trattando le attempate protagoniste come donne a prescindere dalla loro età e non solo in funzione di essa.
Istruttivo.
Ps. Sessantenni che mi leggete, non sto dicendo che siete anziane, alcune delle protagoniste hanno anche 80 e passa anni!

 Vi intriga qualcuno? Li avete già letti? Testimoniate!

domenica 8 gennaio 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "La moglie".

Ed ecco che torno, in preda anche io all'influenza, dalle "vacanze" (che poi ho pseudovacanzato solo dal blog) invernali. Ho passato tre giorni a Trento e l'ho pagata cara visto che nessun canederlo in brodo ha potuto salvarmi dal freddo artico. 

 La reclusione forzata se non altro favorirà i latitanti post del blog.

 Iniziamo con una vignetta realmente avvenuta (circa un mesetto prima di Natale) che vede protagonista uno dei celebri indizi dei clienti.

 Come sappiamo, spesso costoro non conosco titoli e autori, ma ricordano minuziosamente parti della trama che anche lo scrittore stesso ha dimenticato, oppure sanno benissimo riconoscere il colore o la razza del cane in copertina o di quante pagine all'incirca era composto.

 La cosa divertente da un lato, tragicomica dall'altro (per la serie "se non puoi sconfiggerli, alleati con loro") è che dopo un po' che lavori in libreria riesci a cogliere il senso dell'indizio anche quando il miglior investigatore getterebbe la spugna.

 La prova definitiva nella vignetta di cui sotto.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "La moglie"!

Per chi si fosse sintonizzato solo ora su questo blog, il collega disegnato come un fantasmino è il "responsabile che non vuole essere nominato né ritratto".


lunedì 2 gennaio 2017

Piccole scienziate crescono (se magari gli fate leggere qualche libro scientifico in più). Da un appello virale di una libraia e di sua sorella, un elenco di libri per ragazz* su scienziate donne, così non avete più scuse.

 In questi festosi giorni, la libraia della Libreria Controvento di Telese Terme (provincia di Benevento), Filomena Grimaldi, ha pubblicato su fb un appello di sua sorella.


La sorella in questione, in visita da Londra, assiste a quella che una scena comune in libreria: la perenne preoccupazione del genitore in visita (non tutti ovviamente, diciamo troppi considerando che la preoccupazione non dovrebbe neanche esistere) nel comprendere se il libro che stanno scegliendo sia da maschio o da femmina.

 Nei libri da non regalare ai maschi ci sono solitamente copertine rosa (ormai mi è venuto in odio questo povero colore strumentalizzato), danza, trucchi, parrucchi, tulle e vestiario.

 Neanche le fate e i fiori. Ricordo una drammatica volta in cui una madre (inglese) ridusse alle lacrime il figlio di 4 o 5 anni perché voleva un libro sulle fate e lei gridando gliene diceva di tutti i colori. Doveva posare quel libro, i maschi non leggevano quella roba!

 Per le femmine ci allarghiamo verso molti altri i campi: i libri scientifici, ad esempio, non sembrano essere proprio il regalo per una femmina. Ma non solo.

 Splendidi libri di robotica, esperimenti chimici, dinosauri, avventure piratesche, minerali, castelli e cavalieri, non sembrano incontrare il favore di molti padri, madri, nonni e nonne.

 Posto che ogni bambino e bambina dovrebbe essere libero di scegliersi i libri da solo, la domanda permane: perché le bambine non dovrebbero avere interesse per i libri scientifici?

 E perché, nel caso lo dimostrassero dovrebbero temere di essere "giudicate", (ipotesi inquietante paventata da un lettore su fb a mò di giustifica dei genitori solerti censori)?

 Perché nel 2016 esistono genitori preoccupati di capire se un libro è da maschio o da femmina? 

 Ma soprattutto, i genitori che si apprestano a fare questi pensieri, non si rendono conto che, implicitamente, stanno considerando le loro figlie troppo stupide per alcuni campi del sapere?


 Perché ai maschi verrà forse negato il piacere della danza e del belletto, ma nessuno si permetterebbe mai di dire loro che "No, il manuale del giovane scrittore non te lo compro perché è da femmina".

 Verrà mai l'epoca in cui a TUTTE verrà concesso di non essere più graziose bamboline da ammaestrare, ma anche esseri senzienti degne di ogni genere di sogni e avventure?

All'alba del 2014 anche la Lego ha introdotto le prime
figure di scienziate donne. 2014.
 Se avete parenti e amici che seguono questa strada che dovrebbe essere scomparsa almeno 40 anni fa, se la vostra bimba inizia a subire gli influssi malefici della pressione esterna (e quindi torna da scuola pronunciando inquietanti frasi come "No, non gioco più con questo perché l'amichetta x mi dice che non è da femmina"), se il vostro bimbo inizia a postulare strane teorie come "Le femmine questo NON possono farlo", allora l'elenco di libri di seguito fa per voi.

 Trattasi di una piccolissima bibliografia sulle donne di scienza che le bimbe possano prendere a esempio e i maschi possano leggere per farsi venire il dubbio che forse non proprio tutto l'hanno inventato loro (e se è quasi successo c'è un motivo non troppo nobile).


DONNE NELLA SCIENZA, collana dell'Editoriale scienza:

Curiosa la storia di Ada Lovelace, figlia del
poeta Byron. Sua madre, matematica anch'essa
la spinse verso studi scientifici preoccupata che
avesse ripreso un po' troppo dal turbolento padre
Si chiedeva a un gruppo di bambini in età scolare di fare i nomi di alcuni inventori e scienziati, i primi che venissero loro in mente.
  Maschi e femmine facevano esclusivamente nomi maschili e, bisogna dirlo, in assoluta buona fede, visto che alla fine quando gli intervistatori svelavano loro l'esistenza di scienziate donne, i bambini cadevano letteralmente dalle nuvole (e accoglievano la rivelazione con autentico stupore).

 Se in letteratura capita di incappare in qualche donna (più raramente di quanto si dovrebbe, ma almeno accade), se in storia ogni tanto qualche regina o contessa fa effettivamente il suo dovere (e non solo come moglie, thank you Matilde di Canossa, Elisabetta I, Giovanna d'Arco, Eleonora d'Arborea ecc.) nelle scienze c'è il niente cosmico.

 Certo, ci si può sempre immedesimare in qualche scienziato di sesso maschile, ma è importante per le bambine di ogni ordine e grado sapere che effettivamente ci sono state delle donne scienziate e inventrici, che quello è per loro un percorso possibile.

Come fare?
L'Editoriale scienza giunge in vostro soccorso con una collana dedicata alle inventrici e alle scienziate: "Donne nella scienza".

 In essa potrete trovare Ada Lovelace, la donna che postulò il primo programma per un protocalcolatore (inteso come computer) e contribuì con i suoi studi, assieme a Babbage, a porre le basi dell'informatica.
 Ci sono le storie di Marie Curie, doppio premio nobel e di sua figlia, quella della meno conosciuta Lisa Meitner che scoprì la fissione nucleare o la genetista Barbara McClintock.
Tutte sono accomunate oltre che dal genio, dalle lotte che hanno dovuto affrontare per essere accettate dalla comunità scientifica. Non solo dovevano studiare (tra mille difficoltà), ma anche combattere per farsi prendere seriamente. Toste il doppio.



NELLO SPAZIO CON SAMANTHA di Samantha Cristoforetti e Stefano Sandrelli ed. Feltrinelli Kids:

 L'unica area scientifica che mi appassionava da bambina era l'astronomia.

 Avevo un grosso atlante su cui ho imparato tutto quello che so sui pianeti (anche perché non ho ricordi di aver mai studiato pianeti e simili se non l'ultimo anno delle superiori in quella strana materia che era geografia astronomica), la composizione gassosa, i vari satelliti, la fascia d'asteroidi e il povero Plutone ora declassato.

 Ovviamente non ho mai pensato di fare l'astronauta e, devo dire, non tanto perché ero femmina quanto perché ero italiana. 

 Gli italiani, nel mio immaginario, non diventavano astronauti, non ne avevamo proprio modo: i razzi partivano dagli Stati Uniti e dal mio punto di vista non c'era un motivo logico per il quale gli americani avrebbero dovuto spedire in orbita degli stranieri.

 Poi vennero Vittori, Nespoli e Guidoni, ma escludendo Vittori che mi era anche geograficamente vicino, provenendo da Viterbo, niente poteva impressionarmi particolarmente, ero già adulta.

 E invece Samantha Cristoforetti ha colpito anche me, e non solo perché è preparatissima e perché donna, ma perché ha creduto a una cosa incredibile e con grande lavoro e impegno l'ha ottenuta.

 Se non è un esempio per stuoli di bambine e ragazzine lei, non so chi possa esserlo.
 Se avete nipotine avventurose che guardano i cieli, questo è il libro per loro.


PRIMATI le amicizie avventurose di Jane Goodall, Dian Fossey e Biruté Galdikas, di Jim Ottaviani e Maris Wicks ed. IlCastoro:

 Quando le pubblicità, i giocattoli o le raffigurazioni audiovisive in generale vogliono far compiere qualcosa di scientifico ad un personaggio femminile, bene che va fa la dottoressa (anche se solitamente è un'infermiera), ma ogni tanto appare un inedito mestiere: la naturalista.

 Nel mio immaginario è una cosa a metà tra la biologa, la botanica e l'etologa e ho il vivo sospetto che questo lavoro non esista (smentitemi pure), ma credo sia concesso alle bambine in virtù del fatto che prendersi cura degli animali rientra appunto in un "lavoro di cura" e che le piante insomma sono esseri viventi immobili che non promettono spericolate avventure.

 Per le bambine affascinate da questo mestiere che amano la natura e gli animali, invece della dottoressa peluche (o in contemporanea) potete proporre loro le storie vere di tre scienziate: Jane Goodall, Dian Fossey e Birutè Galdikas.

 La prima è famosa per i suoi studi sugli scimpanzè e sulle conseguenti fondamentali scoperte nel campo dei primati, la seconda Dian Fossey si dedicò ai gorilla (e pagò con la vita i suoi studi) e infine Birutè Galdikas che si concentrò sugli oranghi.

 Sulla vita di Jane Goodall c'è anche "Io...Jane" uno splendido illustrato di Patrick McDonnell sempre della ed. IlCastoro, splendido e molto commovente.


PICCOLO GENIO. Scopri il talento che c'è in te di Alberto Pellai e Barbara Tamborini ed. DeAgostini:

Un tempo su "Minnie" (mi pare), c'era una rubrica sui grandi quando erano piccoli.

 Lì ho appreso l'esistenza di Lorenz, il fatto che Einstein bambino avesse dei problemi scolastici, la dura vita di Marie Curie e molte altre vite di grandi. L'idea originale era parlarti della loro infanzia, come se fossero bambini come te e non adulti che avevano già compiuto grandi cose e avanzavano senza macchia e senza paura.

 "Piccolo genio" usa lo stesso spunto e racconta ai bambini le vite di grandi geni quando erano loro coetanei, un po' a titolo informativo, un po' a titolo motivazionale.

  La cosa interessante è che nel parco genialità ci sono uomini e donne, sportivi, scienziati, aviatrici, astronome, pittori, attori e attrici fino ad arrivare a dieci bambini e dieci bambine.

 Non tutti hanno la stessa attitudine, ma tutti, bambini e bambine devono avere la possibilità di scoprirlo.


REGINE DELLA SCIENZA di Serena Manfrè ed. Anicia:

In "Una stanza tutta per sé", Virgina Woolf spiegava magnificamente dove fossero finite tutte le donne che avrebbero potuto cambiare la storia e non l'avevano fatto.
 Postulava infatti l'esistenza di un'ipotetica sorella di Shakespeare, talentuosa quanto lui, ma costretta a sposarsi, a far figli e infine indotta, per disperazione al suicidio.

 In "Regine della scienza", rassegna di biografie di scienziate celebri, ci sono Rita Levi Montalcini, l'astronoma Caroline Herschel, Ipazia e un personaggio particolare, tale suor Celeste al secolo Virginia Galilei.

 Chi era costei?

 Non una letterata, ma  la figlia primogenita di Galileo Galilei che, per togliersi rapidamente l'impiccio, la fece monacare a sedici anni.

 La ragazza non gli serbò rancore ed ebbe con lui un intenso scambio epistolare, rimanendogli vicino durante il terribile periodo del processo della santa Inquisizione.

 Le lettere ci restituiscono una ragazza piena di vita, arguta e affettuosa. Cosa avrebbe potuto fare se Galileo avesse deciso di educarla? Non lo sapremo mai.


IPAZIA E LA MUSICA DEI PIANETI di Roberta Torre, ill. Pia Valentinis ed. RueBallu:

 Non poteva mancare nell'elenco uno dei personaggi femminili più celebri della storia: Ipazia.

 Al contrario di Suor Celeste aka Virginia Galilei, Ipazia ebbe un padre, Teone, che la istruì e prese come allieva.

 Astronoma, matematica e anche filosofa, divenne superiore al padre e un personaggio di spicco in quel di Alessandria d'Egitto dove però in quegli anni si stava compiendo un enorme gioco di potere.

 I cristiani, appoggiati dal potere imperiali, riuscirono a far dichiarare illegale qualsiasi pratica pagana, distrussero i templi, costrinsero i pagani alla conversione e arrivarono ai ferri corti anche con gli ebrei.
  Vi era infatti un gigantesco conflitto di potere tra il bramoso vescovo Cirillo (poi santo) e il prefetto.

  Il vescovo, tanto per cambiare, voleva diventare l'unico potere dominante in città e a furia di ordire intrighi e cacciare minoranze con la forza vi riuscì.

 Ipazia finì nel bel mezzo di questo delirio di potere vescovile. 

 Le folle, che quando vengono incitate e fomentate, perdono ogni controllo (perché si sentono autorizzate a farlo) la linciarono e fecero a pezzi.

 Non fu solo una scienziata, ma un monito contro ogni deriva autoritaria, contro la folla che si fa massa crudele e senza scrupoli, contro l'abdicazione ad ogni umanità e ragionevolezza.

 Il bel libro di Roberta Torre, illustrato da Pia Valentinis spiega cose certo molto difficili, ma in modo appropriato (e sono dell'opinione che a nascondere le cose difficili a oltranza non si risolva mai niente).


BREVE STORIA DELLE DONNE di Jacky Fleming ed. Corbaccio:

 Una delle cose più faticose è convincere molte persone (in questo caso solitamente molti uomini) che nella storia le donne sono state vittime di un sistema di potere che vedeva nell'oppressione del genere femminile una delle sue basi fondanti (in quanto gruppo "altro" più numeroso rispetto a quello maschile e in quanto indispensabile per il controllo del bene più prezioso: la discendenza). Meglio conosciuto alle masse come Patriarcato.

 Malgrado sia un dato lampante e luminoso, malgrado le donne siano state tenute recluse, lontano dai luoghi di potere e in stato di profondo svantaggio culturale (e lo siano ancora adesso in molte parti del mondo) molti si ostinano a negare l'incidenza negativa di questa oppressione.

 Non è da essa che derivano le poche donne scienziate, inventrici, i minori risultati conseguiti all'interno della storia di ogni ordine e grado, dicono i negazionisti, bensì dalle "minori naturali capacità".


Questa della mitologica natura della donne che renderebbe incostanti, emotive, infantili, immature, meno intelligenti, meno propense allo studio, poco tenaci, facili alla noia, addirittura meno evolute, è una gigantesca calunnia che si è perpetrata nei secoli a beneficio del sistema dominante (e che vuole continuare a dominare).

 Opprimere e basta espone alla ribellione, bisogna fare di meglio, bisogna convincere gli oppressi dell'assoluta bontà degli oppressori e che anzi, in caso qualsiasi cambiamento non porterà beneficio, ma il caos.

 Questo breve volumetto illustrato è illuminante senza essere pedante.

 Non solo, ma utilizza un sistema retorico molto efficace, esponendo le assurde minorazioni attribuite alle donne senza criticarle, ma confutandole con ingegnose vignette o esempi apertamente contrari.
 Da regalare non alle bambine, ma ai loro genitori.


La rassegna si chiude qui, speriamo che l'anno nuovo porti altri tomi! 

 Ad esempio uno sulla vita di Vera Rubin, astronoma statunitense recentemente scomparsa, che scoprì la materia oscura e che combatté per tutta la vita per farsi strada nel mondo scientifico, sperando che molte altre ragazze seguissero le sue orme.

Ps. Speriamo anche che porti un po' di buonsenso, ci fosse quello questi post neanche esisterebbero.

domenica 1 gennaio 2017

Buon anno a tutt*!! E speriamo bene!

E niente, volevo solo augurarvi buon anno nuovo!
Domani post per piccole scienziate e poi ultima pausa natalizia con rotta verso Trento!
 Intanto, che questo anno nuovo sia migliore per il mondo intero tutto (anche se, ne convengo, l'esordio non è stato dei migliori)!

 Di cui sotto una vignetta in cui ho cercato di dare vago dinamismo alle figure in nome del mio buon proposito dell'anno nuovo che prevede imparare a disegnare meglio.




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