mercoledì 20 settembre 2017

Il 23 e 24 settembre potrete trovarmi al Treviso Comic Book Festival!

Post informativo-pubblicitario!
 Ricordo alle masse che il 23 e 24 sarò al Treviso Comic Book Festival allo stand della 001 edizioni!
 Ecco a voi la locandina con orari, indirizzo e questua di biscotti!


martedì 19 settembre 2017

Esistono anche i libri?! Otto mitici film (quasi nove) degli anni '80 di cui esiste anche il romanzo."Goonies", "Indiana Jones", "La Principessa Sposa" e molti altri, in una lunga carrellata fantastica.

DOVEROSO PREAMBOLO ALLA SETTIMANA DEGLI ANNI '80 

Dopo giorni e giorni di reclusione lavoro-libro, mi sono decisa ad andare, quasi in extremis visto che chiuderà il primo ottobre, alla mostra del Wow -Museo del fumetto sugli anni '80.

 Come ha scritto qualcuno su fb siamo già materiale da museo, ma in verità avevo già parlato di questo precoce senso di nostalgia dei nati negli anni '80.

 So che tutte le generazioni amano pensare di aver avuto qualcosa di speciale (e alcune, alla lunga, stancano pure, perché lo abbiamo capito che gli anni '60 e '70 sono stati favolosi, ma adesso lasciateci anche in pace), e in effetti è così, alcune prendono un'onda più positiva, altre negativa, altre malinconica.

 Cosa hanno avuto i nati negli anni '80? Temo sia presto per dirlo, ma di certo possiedono una particolarità che non si può ignorare: hanno vissuto un'infanzia analogica e un'adolescenza digitale (ma non ancora social).

 Sono (siamo) nati alle soglie della rivoluzione digitale e, oscuramente, avvertono sempre una discrepanza tra un mondo per il quale si erano preparati e quello che si sono ritrovati poi davvero a vivere.

Basti pensare agli studi. Centinaia di lavori obsoleti di colpo, e altrettante centinaia nuovi, e noi lì nel mezzo a cercare di sopravvivere. Non è poi così strana la perenne sensazione di nostalgia che ci assale precocemente.

 Alla retrotopia e alle sue conseguenze dedicherò comunque un post di questa che inauguro ufficialmente come "Settimana degli anni '80"!

 Inizio le danze con un post sui film che segnarono la mia infanzia da cui sono stati tratti o tratti da libro.

 Vi consiglio di leggere il post accompagnandovi alle hit dei bei tempi andati.

 Che si cominci!


FINE DEL DOVEROSO PREAMBOLO.


 Lo ricordo benissimo.
 Inizio anni '90. Ero alla sagra del cinghiale di Castel Giuliano, frazione del mio paese, uno di quei magici luoghi di provincia  dove puoi anche vincere un cinghiale (da cucinare s'intende) indovinandone il peso a occhio e ascoltare improbabili gruppi locali.


C'era, immancabile, la pesca. 

 Ancora oggi questo passatempo anni '50 attira la mia attenzione e, credo, non solo la mia.

Mio padre mi diceva sempre: "Non vincerai niente", sperando di poter evitare di pagare pegno.

 Tuttavia la mia fortuna lo smentiva, nella mia esistenza posso infatti annoverare varie vincite di pregio, tra le quali un enorme orso e un intero prosciutto crudo.

 Si trattava, in quel tempo, di un settembre pre-riscaldamento globale, l'estate finiva più nature, vent'anni fa o giù di lì, perciò faceva un caldo umano e l'aria autunnale aveva già vinto sulla calura estiva.

 Quella volta vinsi un'assurda collana, con un gigantesco ciondolo tondo che, a posteriori, credo avesse disegnato sopra una mappa zodiacale, ma che, all'epoca, decretai fosse di certo un monile antico. 
 C'era infatti, al centro, una fintissima pietra blu cobalto attorniata da piccoli segni a me ignoti (lo zodiaco di cui sopra).


Per la cronaca, ho scoperto che esistevano anche
i romanzi di Indiana Jones
Non potevo credere a cotanta fortuna perché la sera, dulcis in fundo, davano in tv uno dei miei film preferiti, "Indiana Jones e l'ultima crociata", e io ero matematicamente certa che quel monile fosse degno dell'archeologo con la frusta.

 I film d'intrattenimento degli anni '80 avevano una quantità di inventiva persa negli sterili anni 2000, presi più dall'incasso e da un'infinita serie di sequel e prequel e di troppi troppi film sui supereroi.

  Ovvio che il cinema è commercio, esattamente come l'industria libraria, ma a furia di guardare solo il soldo e mai il rischio non calcolato, si finisce per replicare sempre gli stessi film, noiosi, patinatissimi, senza quel quid che rende pellicole surreali, su cui solo un pazzo scommetterebbe, leggenda.

 C'era poi una certa attenzione per i film per ragazzini, ad oggi completamente perduta.

 Prima avevi diritto a mistero e avventura, oggi a demenza e tecnologia a tutti i costi (ogni tanto c'è qualche perla, bellissimo se non lo avete visto "Un ponte su Terabithia", su cui fontanerete lacrime a oltrenza), come se i ragazzini non potessero comprendere storie che vadano oltre i videogiochi o i cellulari.

Ma voi dite, è tutto magico e tutto bello, ma questo non è un blog di cinema. Avete ragione.

 Tuttavia forse non tutti sanno che, molti a molti film che abbiamo amato negli anni '80 corrisponde un libro, talvolta scritto prima, talvolta scritto dopo.

 Volete sapere quali? Eccovi una full immersion!


I GOONIES di James Khan:

 Non so quante volte, da bambina, ho visto i "Goonies".

 Possedeva quel misto di avventura e paura che me lo rendeva irresistibile, attratta e respinta al tempo stesso dall'idea di rivedere la faccia mezza sciolta di Sloth, il pianoforte fatto di ossa e lo scheletro dei pirati.

 Senza contare che la madre della banda Fratelli mi terrorizzava (forse anche perché la collegavo a un altro film, molto strano, che era "Getta la mamma dal treno").

 Eppure, tutte le volte trepidavo col gruppo di ragazzini in cerca del misterioso tesoro del pirata Willy l'Orbo, nel tentativo di salvare il proprio sobborgo dall'avvento di un malvagio gruppo di palazzinari capitalisti.

 Da pochi giorni la Salani ha rieditato il libro che, nel lontano, 1985 ne fu tratto (devo dare una delusione a chi lo aveva chiesto su fb: no, non ha la mappa del tesoro allegata, sarebbe stato troppo bello, troppo gadget da libro cartaceo che ti vieni a comprare volentieri in libreria, si sa, tocca soffrì).

 L'autore, James Khan, lo trasse dal film e temo che presto gli donerò i miei nostalgici soldi per averne una copia.


LABYRINTH di A.C.H. Smith:

 Se c'è un particolare che salta subito all'occhio vedendo i film degli anni '80 è che non perdevano tempo in eccessivi preamboli.

  Adesso gli sceneggiatori, prima di entrare nel vivo della storia, ti spiegano la rava e la fava, anche quando la rava e la fava sono assolutamente superflue e finanche noiose.

 Nei "Goonies" o, in particolar modo, in "Labyrinth", la storia prende il via immediatamente.

 La protagonista, Sarah, è una ragazzina a cui piace inventare storie e giocare al parco ed è figlia di genitori divorziati.
  Il padre, con cui vive, si è risposato e ha avuto un bebè con una nuova donna.

 Una sera, padre e compagna decidono di uscire, ma invece di chiamare una baby sitter, pretendono che la ragazzina passi la serata a guardare il pupo che piange continuamente e, diciamoci la verità, farebbe perdere la pazienza anche a un santo.

 La ragazzina, tutto sommato, si comporta bene ed esprime solo l'improbabile desiderio che arrivi il re dei Goblin e si porti via il piangente fratello. Contro ogni previsione, il re dei goblin aka un fantastico David Bowie, appare e porta via il pargolo. L'unico modo per riavere il bambino è giungere entro 13 ore al castello del re, altrimenti il pupo diventerà uno gnomo.

 Nel raggiungere la reggia, Sarah incorrerà in una serie di personaggi assurdi, nemici, alleati, trabocchetti, indovinelli e prove di coraggio, sempre in puro stile "effetti speciali anni '80", tanta inventiva, digitale quasi inesistente, massima resa.

 Del film, un capolavoro del fantastico che rappresenta una sorta di rito di passaggio all'età adulta, della protagonista, esiste, a quanto pare, anche un libro di A.C.H. Smith.

 In Italia fu edito da Sonzogno nel 1986, ma sembra sia prevista una riedizione per Kappalab (sembra, non voglio creare aspettative). Speriamo bene, dalle recensioni trovate in giro, non sembra male.


LA PIRAMIDE DELLA PAURA di Arnold Alan:

Ogni volta che parlo di questo film con qualcuno, questo qualcuno puntualmente non ne ha memoria, eppure ricordo benissimo che veniva mandato regolarmente in tv e aveva  una fortissima dose horror (almeno per essere un film per ragazzi e volendo anche bambini) che lo rendeva, posso assicurare, indimenticabile.

  Si tratta infatti di un'avventura dalle tinte piuttosto fosche, di un giovane Sherlock Holmes e del suo grassoccio amico Watson.

 Sherlock e Watson sono giovanissimi studenti universitari e si trovano coinvolti in una serie di inspiegabili delitti che li condurranno a scoprire una piramide egizia nei sotterranei di Londra e una pericolosissima setta ad essa collegata.

 Scena che mi si è stampata a fuoco nella memoria con autentico terrore: le allucinazioni di Watson. Egli finisce infatti preda di una credenza il cui cibo prende vita (con tanto di occhi e braccia) saltandogli a forza in bocca (vi linko la scena così potete capire).

 Ho scoperto che ne era stato tratto un libro, "La piramide della paura" di Arnold Alan, in Italia edito da Longanesi. 
 Non essendo ormai ristampato da una trentina di anni è quasi introvabile, a parte qualche copia di fortuna su internet. Non so se qualcuno ha avuto la ventura di leggerlo.
Se non avete visto il film recuperatelo perché ne stravale la pena.




JUMANJI di Chris Van Allsburg:

Lo vedrete riapparire nel post che dedicherò ai giochi di società, ma era giusto che ci fosse anche qui.

 Il film è di metà anni '90 (peraltro, essendo io del 1984, tutti questi film li ho visti a cavallo tra gli anni '80 e '90), ma il racconto illustrato da cui è tratto è del 1981 e si comprende bene dall'atmosfera della storia.

 Riassumiamo per chi non lo ha visto (chi??). 

 I fratelli Judy e Peter, due orfani accolti in casa dalla zia, trovano in soffitta un curioso gioco da tavolo e iniziano una partita. 

 Scoprono però che il gioco prende vita e che rischiano di rimanerne inghiottiti, proprio come accadde a un loro zio, che all'epoca era stato dato per scomparso e invece era stato intrappolato nella realtà del gioco.

 Per liberarlo dovranno completare a tutti i costi la partita che all'epoca non riuscì a terminare.

 Il racconto illustrato da cui è tratto, ha illustrazioni abbastanza inquietanti, ed è stato edito in Italia solo nel 2013 da Logos (quindi si dovrebbe ancora trovare in giro).
 Ne fu tratto anche un romanzo post film by George Spelvin, edito nel lontano 1996 dalla Sperling.


LA STORIA INFINITA di Michael Ende:

 Non credo esista un bambino italiano di quegli anni che non abbia visto e rivisto questo film bellissimo sul regno di Fantasia minacciato dal nulla che tutto uccide e tutto inghiotte.

 Chi non ha sognato di farsi rinchiudere nella soffitta della scuola in compagnia di una mela e un tramezzino (che mi sembravano, all'epoca, gustosissimi), con un libro in grado di trasportarti in un'altra dimensione, a dar man forte al giovane Atreyu nella sua lotta disperata contro il nulla e Mork, un lupo cattivissimo, dai denti aguzzi che mi causò grande terrore.

 Scena traumatica magnum: il momento in cui il cavallo di Atreyu viene inghiottito dalla palude della tristezza.

 Nonostante il successo del film (e il fatto che oggettivamente il film sia rimasto nella memoria di una generazione intera), l'autore, il tedesco Michael Ende, lo detestò profondamente, disconoscendo l'opera al punto di far causa ai produttori cinematografici.

 L'autore ha sempre ragione, ma rimane il fatto che non esiste trentenne a non aver desiderato volare su Falkor o a non aver tremato, terrorizzato, davanti alle sfingi in distruzione.


I GREMLINS di Roald Dahl:

 Lo ammetto, devo recuperare il film dei Gremlins. Da bambina ne ero assolutamente terrorizzata, talmente tanto terrorizzata che persino i Furby, gli orridi peluche con le loro fattezze, mi terrorizzavano.

 Ho scoperto perciò solo l'anno scorso, leggendo la bella biografia di Roald Dahl ("Roald Dahl, il cantastorie" ed. Odoya) che l'esistenza dei Gremlins si deve a lui.

 Erano i protagonisti del suo primo romanzo e portavano il segno degli anni in cui Roald Dahl li concepì: quelli della seconda guerra mondiale.

 La storia originale racconta di questi piccoli esseri dispettosi che iniziano a sabotare gli aerei della Raf, l'aviazione britannica.
  Un vero problema, visto che gli aerei devono essere al loro meglio per sconfiggere i nazisti, ma come spiegare il particolare a queste dispettose creature?

 Walt Disney amò la storia al punto da volerne fare un film, per cui Dahl scrisse anche una sceneggiatura, mai realizzato.

 Bisognò aspettare il 1984 e un film che del libro di Dahl mantiene solo l'idea delle dispettose creature prolificissime e pericolosissime se non si rispettano le tre famose regole:

1) Mai esporre un Gremlin alla luce
2) Non bagnarli per evitare che si moltiplichino
3) Non dar loro da mangiare dopo mezzanotte (regola che vale solo per i Mogwai, la versione diciamo base dei Gremlins).


"E.T." di William Kotzwinkle e Melissa Mathison:

 Ammetto che questo film non è tra i miei favoriti. 
 Visto più volte da piccola, mi inquietava e non capivo come un ragazzino potesse nascondere un alieno in camera senza che nessuno se ne accorgesse fingendo solo di avere la febbre (tuttavia penso che chiunque abbia tentato di fingere febbre imitando il suo sistema).

 Immagino dipenda dal fatto che, nonostante la magnificenza della storia, non ho mai provato eccessivo entusiasmo per gli alieni che giudicavo assolutamente creature inventate (da bambina ero curiosamente molto meno possibilista di adesso sull'esistenza di altre creature nell'universo).

 La storia di Elliott e dell'incontro con un tenero alieno lasciato per sbaglio sulla terra dalla sua astronave madre, col quale stabilisce una connessione psichica, ha vari punti in comune con "Chocky" di Wyndham (che vi consiglio di leggere).

 Nella storia di Wyndham il ragazzino in questione stabilisce una casuale connessione psichica con un alieno immateriale che gli trasmette il suo sapere, confondendo i genitori, indecisi se credere al figlio o ritenerlo schizofrenico.

 La storia, come quella di "E.T.", nonostante le premesse horror ha dei risvolti molto dolci e teneri e anche una sorta di lieto fine.
 Il film, nonostante le analogie (che almeno io ho notato) con l'opera di Wyndham, è tratto da un'idea originale di Spielberg e ne è stato successivamente tratto un romanzo, rieditato in Italia nel 2002.


LA STORIA FANTASTICA o LA PRINCIPESSA SPOSA di William Goldman:

Titolo italiano dell'originale "La principessa sposa", devo dire che è un caso (lapidatemi pure se volete) in cui il film e il libro si equivalgono.
 Bellissimo il film, con attori scelti bene e i soliti mostriciattoli fatti a mano in momenti di penuria di effetti speciali credibili (io li preferivo).

 La storia è raccontata con un linguaggio molto semplice, una sorta di fiaba codificata a monte con tutte le regole di Propp.

 La bella Buttercup (nel film Bottondoro) e Westley, due giovani del popolo, si amano felici, ma Westley, nel tentativo di cercar fortuna, parte per mare e scompare, rapito da alcuni pirati.

 Buttercup è sconvolta e, come se non bastasse, finisce per essere la prescelta per sposare l'erede al trono, che deve trovar moglie in fretta a causa della prossima morte del padre.

 Buttercup non è entusiasta, ma è costretta ad accettare. Accade però che un giorno venga rapita da tre uomini misteriosi: uno spadaccino di nome Inigo Montoya, un siciliano di nome Vizzini e un gigante turco di nome Fezzik.
 Da lì si snoda una storia in cui non manca nessun elemento delle fiabe classiche: cattivi a profusioni, magia, alleati incredibili e il ritorno dell'eroe.

 Se non avete visto il film, vedetelo. Se non avete letto il libro, recuperatelo! E' uno dei pochi in commercio, in una riedizione della Marcos y Marcos che gli ha restituito il suo titolo originale.

 E voi? Avete qualche altro film nel cuore? Qualcuno ha letto i libri tratti da queste somme opere? Testimoniate!!!

domenica 17 settembre 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "La confettata".

 Ed ecco a voi, la vignetta del fine settimana!

 Chi segue fb, saprà che questo fine settimana sono incorsa in due eventi:

1) Venerdì ho visitato la mostra sugli anni '80 al museo del fumetto Milano e sono stata presa da un tale attacco di nostalgia/retrotopia da darmi l'idea di fare uno o due post sugli anni '80 (uno domani di certo).
 Se siete a Milano o dintorni sappiate che ne stravale la pena e chiuderà il primo ottobre.

2) Ieri sera c'è stata la premiazione dei Macchianera Awards e niet sono arrivata quinta.
  Primo "Libreriamo". Ringrazio tuuuuutte le persone che mi hanno dedicato minuti del loro prezioso tempo per il voto, di tormentoso anno in tormentoso anno ce la faremo!
 In ogni caso sappiate che ho avuto almeno l'onore di conoscere il Signor Distruggere ricevendo da lui due preziosi baci pancini sulle guance.
 Bando alle ciance! Vi lascio con la vignetta.

 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "La confettata".



giovedì 14 settembre 2017

"Il magico villaggio dei polipi portoghesi", una storia a base di trappole, sfide con la natura, ricordi d'infanzia ed epiche mangiate.

Ed ecco, esattamente come l'anno scorso, un aneddoto culinario sul Portogallo (che sconsiglio ai vegani, lo dico subito).

 Se l'anno scorso la fonte d'ispirazione erano state le lumache, quest'anno sono stati loro: i polipi.
 Il motivo è legato alla fissazione di mio padre per loro ed è spiegato nel fumetto che non voglio anticiparvi.

 In tutto ciò, ne approfitto per dirvi che il 23 e il 24 Settembre sarò al Treviso Comic Festival, potrete trovarmi, se siete di passaggio, allo stand della 001 edizioni!

 Bene, vi lascio col polipame: "Il magico villaggio dei polipo portoghesi", un fumetto tutto per voi!







lunedì 11 settembre 2017

Che lavoro fa adesso il principe azzurro? E' passato il tempo di principi e duchi, i romanzi rosa hanno nuovi oggetti del desiderio: capi, coinquilini, amici e fratelli.

 Quando ero piccola leggevo spessissimo i Gente di mia nonna.
 Anzi, per la verità li ho letti fino a pochi anni fa, e grazie a loro posso elencare qualsiasi casata regnante in Europa dalla settima generazione in poi.

 Se c'è musica per le orecchie dei giornalisti di testate del genere, è il suono di qualche reale che annuncia fidanzamenti, matrimoni e figli.

 Avendo poi la stessa età del principe Harry d'Inghilterra e due in meno del principe William, leggevo continuamente articoli su questi due bambini, poi adolescenti che "rubavano il cuore delle coetanee di tutto il mondo".

  Il mio, è vero, non l'hanno mai rubato, ma nel mio caso sarebbe stato più facile se avessero avuto una sorella (per inciso la cugina Eugenia non è poi così male).


 Però in effetti era piuttosto strana l'idea che qualche mia coetanea potesse accasarsi con un nipote, anche non diretto, di Enrico VIII.

 Doveva suonare strana anche alle mie coetanee, perché io di amiche e conoscenti pazze per William e Harry non ne ho mai avute.

  In compenso ho avuto amiche che scrivevano lettere piene di dichiarazioni d'amore a Del Piero e altre che avrebbero dato un braccio per i Backstreet Boys. Insomma, c'era altra gente, altrettanto irraggiungibile, ma più papabile, da bramare.

 Anche i romanzi rosa si sono accorti che non sono più i conti e i principi (per quanto, molti, non ne rifiuterebbero uno) a far palpitare il cuore delle Madame Bovary d'Europa e ormai vanno per la maggiore altri aitanti protagonisti.
 Ma chi? Chi sono questi robusti e nerboruti giovani (qualche volta anche meno giovani, l'uomo di mezza età, se potente, tira parecchio) che rubano il cuore delle novelle Elisa di Rivombrosa della narrativa rosa?

Scopriamolo subito!


IL COINQUILINO:

 Chiunque abbia coinquilinato sa che è più facile dividere la stanza con degli psicopatici che intonano messe nere e sacrificano capretti nelle notti di luna, che con persone sane di mente. 

Tra gente  che fa recapitare mobili in piena notte, trasferisce subdolamente il proprio fidanzato non pagante in casa, tenta di sedurre novizi in attesa di diventare preti (quest'ultima opzione mi è capitata, la coinquilina in questione era talmente folle che potrei scriverci dieci post), raccatta clochard per strada per dar loro un pranzo e un tetto (nobile gesto, magari avvisare prima, mi è capitato anche questo), insomma tra tutte queste possibilità, incappare nel coinquilino sano di mente-bonazzo è praticamente impossibile.

 Con qualcuno questi bonazzi coinquileranno pure, ma a quel punto deve esserci anche la possibilità inversa: ossia che lui trovi attraenti le coinquiline femmine ed etero che si aggirano per la magione (oltre a dover essere a sua volta etero).

 Insomma ragazze, fate prima a rimorchiare alla fermata del bus.

 Tranne nei romanzi rosa. Nei romanzi rosa i coinquilini sexy, un po' selvaggi e liberi (o fidanzati incomprensibilmente con delle vere arpie), piovono a secchi.
 Questi ghepardi con cui condividere l'affitto, si rintanano nelle loro stanze per poi uscire solo per flirtare con le coinquiline e rimorchiare a ogni sospiro. 

 Ovviamente stanno solo attendendo che la cerbiatta dagli occhi nocciola con cui litigano per chi debba buttare la spazzatura, cada loro tra le braccia e dimentichi all'istante l'intero programma di tutta la sessione d'esame successiva. 

 Ma a quel punto cosa importa? Staranno facendo vacanza da qualche parte, perché si sa, solo l'amore conta in questa vita.


L'AMICO D'INFANZIA:

 Non c'è cosa più terrorizzante, credo, per molte donne, che pensare di  finire come Charlotte York in "Sex and the city": una sognatrice vogliosa di accasarsi che alla veneranda età di 34 anni ancora non ne vede la via.

 Il matrimonio è una cosa seria e tocca mettere la faccenda a posto il prima possibile, anche in culla possibilmente. Perciò cosa c'è di più romantico dello scoprire che sì, il mondo è vasto, ma niente è come il cortile di casa?

 Tendenzialmente, verso i 24 anni (anche prima), dopo una qualche bruciante delusione amorosa che ha fatto perdere "fiducia nell'amore", "scavando abissi indicibili nell'animo" e "portando a chiudere per sempre le porte del cuore", salta fuori dalle tenebre del cosmo un qualche amico d'infanzia perso di vista epni prima.

 I motivi per cui ci si è persi di vista in genere sono due:

1) Lei voleva allontanarsi da casa per scoprire il vasto mondo all'università per poi pentirsene dopo due anni, (in fondo al liceo non si stava così male e poi dov'è che vuole andare una ragazza sola per il mondo, eh??).

2) Lui ha commesso un qualche indicibile sbaglio che l'ha reso selvaggio e inavvicinabile.
 Certo, forse c'è una persona che potrebbe aprire di nuovo il lucchetto del suo cuore e può essere solo la vicina di casa che conosce dall'età di due anni e nessun'altra.
Ovviamente tutti gli amici d'infanzia sono di sconvolgente bellezza, i ciospi non li conosce mai nessuno.


L'IMPRENDITORE (preferibilmente se è il vostro capo):

 Forse questa è la più interessante delle incarnazioni del principe azzurro moderno: non più nobile titolato pieno di castelli e latifondi, ma imprenditore di successo, preferibilmente industriale dall'infinito patrimonio.

 Le prede dell'imprenditore (o le cacciatrici dell'imprenditore, a seconda dei punti di vista), sono principalmente due:

 La stagista che non vuole dargliela e che dovrebbe quererarlo per molestie sessuali sul luogo di lavoro.

 L'imprenditrice rivale.

 1) La stagista (o anche dipendente assunta di cui non si era mai misteriosamente accorto fino a un fatale viaggio di lavoro insieme) o lo ammira, inarrivabile nell'ombra, o lo trova un vero stronxo per cui lavora controvoglia (insomma, tocca pur campare in qualche modo).

 Ovviamente appena il capo dei capi posa lo sguardo marlupino sul suo parco ragazze, tutte sono completamente dimentiche delle remore nutrite nei suoi confronti e nessuna corre a denunciarlo al sindacato, anzi, è tutto un deliquio che in confronto madame Pompadour era schizzinosa.

 L'imprenditore che parte sempre con l'idea di "non farsi fregare", finisce per partire leone e tornare agnello, accettando compromessi sermpre maggiori in nome dell'amore. 
Ci si impalma quasi sempre senza nessun contratto prematrimoniale.

2) L'imprenditrice rivale è la bisbetica domata 2.0. 

 Questa donna "inconsapevole della propria femminilità" (nonostante vestiti top e alla moda), dedita con furia al proprio lavoro, cerca solo un uomo che la scuota nel profondo risvegliando la sua vera natura, che insomma, si sa, che una donna che fa un "lavoro da uomo" proprio tutta donna non deve essere.

 L'imprenditrice rivale non ha rivali finché non incontra lui, l'imprenditore che "abbatterà tutti i suoi muri" e "risveglierà i suoi sensi"

 I due, in genere, sono appunto rivali (o lui è un nuovo collega che tenta di farle le scarpe), ma a furia di litigare verranno travolti dalla vera passione, il progetto a cui lavoravano insieme andrà benissimo e lei si renderà conto che la vita non è solo lavoro, ma anche amore (generalmente questo determinerà il fatto che lui, effettivamente, le farà le scarpe).


LA ROCKSTAR:

 Quante rockstar planetarie esistono al mondo? Un po', non moltissime eppure rappresentano almeno il 10% dei maschi appetibili nei romanzi rosa.

 Ragazzi (o uomini adulti), ricchi, tormentati e circondati da ragazze che "vanno bene per una notte" mentre loro sono in cerca "dell'amore vero". Ah, che disagio quel ginepraio di feste, folle adoranti e groupie avvenenti pronte a concedersi a ogni ardore!

 La rockstar brama qualcuno di semplice, una ragazza acqua e sapone che lo riporti agli antichi giorni in famiglia, quando tutto era così facile, così semplice e nessuno ti assillava per chiederti un autografo pure in bagno.
 La donzella in turno è di solito qualcuno che non conosce la rockstar neanche di striscio (una ragazza studiosa che non sa niente di cose così frivole) ed è proprio questo suo cadere dalle nuvole che attira la rockstar in questione, che vede in essa la prima possibilità dopo tanti anni, di essere "solo sé stesso".

 In alternativa è una dolce fan che si ritrova a condividere con lui qualche momento assurdo per motivi altrettanto assurdi e lui "proprio non riesce a togliersela dalla testa".

 In ogni caso uno dei due ha qualche trauma nel passato da superare, qualche groupie (una cattiva ragazza) seminerà zizzania tra loro, ma l'amore trionferà.

IL FRATELLO (di lui):

Per rendere tutto più contorto o più frizzante o più proibito, può capitare spesso che il principe azzurro in realtà sia un principe azzurro fake.

 Se tutto è iniziato nel migliore dei modi, senza intoppi, se lui è bello bellissimo, fantastico fantasticissimo, dolce dolcissimo, e tanti altri issimi, ha di sicuro un fratello maschio gemello o più o meno della stessa età.

 Questo fratello in questione (che spesso ha, tragicamente, un nome simile) in genere è la pecora nera della famiglia o ha qualche altro motivo per cui è legatissimo al fratello, ma, dopotutto, "un'anima solitaria".

 La donzella, in procinto di sposarsi o di fare qualche altra cosa di fondamentale importanza (conoscere i genitori di lui), all'inizio non capisce proprio "come possano essere fratelli" e lo disprezza, ma poi, col tempo, capisce che il suo cuore inizia a palpitare per il fratello sbagliato. Come risolvere l'incestuosa situazione?

 Spesso ci pensa il fratello fantasticissimo trovandosi un'altra donna per la quale lasciarla oppure capisce che il fratello e la sua fidanzata sono in realtà "fatti l'uno per l'altra" e si fa cavallerescamente da parte.
 Palpit palpit.

 Ho dimenticato qualcuno? Se sì testimoniate nei commenti!


domenica 10 settembre 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "L'amico".

 Ed ecco la prima vignetta post vacanza!

 In realtà a me sembra di averne pubblicate tantissime da agosto, ma è solo l'effetto libro, quindi, in preda ai sensi di colpa, ecco una vignetta realmente avvenuta pochi giorni fa in libreria.

 Ovviamente questa è solo una delle tremila miliardi di varianti che vedono persone random in cerca per motivi random di colleghi solitamente inconsapevoli.

 E io tutte le volte ho il terrore di finire in qualche fatto di cronaca, del genere "X non sapeva esattamente che Y lavorasse lì, ma gli inconsapevoli colleghi gliene avevano dato la conferma".
 Ma è anche vero che sono piena di fantasia.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "L'amico"!





venerdì 8 settembre 2017

Piccole recensioni tra amici! Come sono andate le letture dell'estate? Tra Turchia, Stati Uniti, Islanda e Langhe, non tutte bene, ma qualche perla, (da segnalare ad Almodovar) c'è.

 Ordunque, con la fine della prossima settimana (quindi tra una decina di giorni) dovrei tornare attiva a pieno ritmo sul blog. 


 Per attiva intendo che finalmente potrò di nuovo concentrarmi su quei bei post ciccioni e pieni di proposte spero interessanti che però richiedono un tempo che per ora è completamente assorbito dal rush finale per il secondo tragico librazzo della seconda tragica giovane libraia.

 Approfitto di questi giorni per post più in stile piccole recensioni tra amici in cui recuperare un po' di recensioni perdute nei mesi scorsi, a partire dai libri letti durante le vacanze portoghesi (delle quali è in preparazione un poliposo fumetto che non vedo l'ora di postare).

 Ecco quindi dopo il libro di King una carrellata di recensioni dalle quali rimane fuori Camilla Lackberg la mysteriosa svedese della quale, finalmente, anche io quest'estate ho capito il segreto.


Bando alle ciance e facciamo parlare i libri! Let's go!



IL BALLO DEGLI AMANTI PERDUTI di Gianni Farinetti ed. Marsilio:

Vari lettori e colleghi mi avevano straconsigliato Farinetti, in parte, penso, perché ho scoperto che il protagonista è gay (motivo per cui suppongo, questa saga non verrà mai convertita in un telefilm), tuttavia temo (spero) di aver iniziato dal libro sbagliato.

 Un libro che verso pagina 80, dopo un'infinita, infinita, noiosa, noiosa, carrellata di simpatici personaggi macchiettistici della provincia piemontese, ho deciso di chiudere e neanche la permanenza in Portogallo, lontana da altri libri, mi ha convinto a riaprire.

 Io capisco che sicuramente i tomi precedenti prima mi avrebbero reso apprezzabili le gag coi muratori rumeni e le loro mogli e tutti i simpatici caratteristi di buon cuore del placido paesello delle Langhe dove Sebastiano Guarienti, sceneggiatore romano in fuga dalla città ha trovato il suo ben retiro.

 Tuttavia è davvero noiosissima come entrata, soprattutto per un giallo. Non è possibile non intravedere una vaga tensione per sterminate pagine e e non si può e non si deve impostare un libro solo per i fan della serie che della serie sanno vita morte e miracoli. O almeno, questo è quello che penso io.

 Di solito mi capita quasi sempre di cominciare saghe o serie di gialli da un punto imprecisato, in parte per caso, in parte perché io detesto leggere in ordine (non riesco a leggere in ordine neanche le raccolte di racconti) e, certo, quando comincio a collezionarne un po', inizio a unire i puntini e squarci di luce si aprono laddove prima c'era solo tenebra.

 In realtà però è una cosa che apprezzo perché mi dà la stessa sensazione di quando conosco qualcuno: non so niente di lui, lo becco in un momento imprecisato della sua vita e devo ricostruirne il passato pian piano.

 Ci sono poi le serie, come questa, che peccano di "Ma tanto mi stai leggendo già dai tre libri precedenti e posso perdermi in facezie". No.


GLI ASSASSINI DEL PROFETA di Mehmet Murat Somer ed. Bompiani:

 Strano, stranissimo giallo che, in verità, a stento definirei un giallo.

Praticamente è come se Almodovar avesse deciso di scrivere una crime story ambientandola in Turchia  e, anzi, secondo me, se Almodovar conoscesse questo libro lo opzionerebbe seduta stante per un film, e non solo perché la protagonista è una donna transgender.

 La storia è quella di un'innominata (nel senso che non rivela mai il suo nome) programmatrice informatica con propaggini hacker che, al contempo, possiede e gestisce un famoso locale notturno lgbt (oddio, sulla presenza della L non ci metterei la mano sul fuoco).

 La trama prende le mosse dalla morte di una serie di ragazze transgender del suo giro, alcune dedite alla prostituzione, altre no, che curiosamente sono accomunate tutte dall'avere i nomi dei sacri profeti.

 Balena quindi alla mente dell'innominata informatica, assai simile, pare ad Audrey Hepburn, la possibilità che ci sia in giro un serial killer, così,  con l'aiuto di una sua amica, famosa drag queen, di un suo amico d'infanzia poliziotto e di una serie di assurdi personaggi (tra i quali un hacker paraplegico, omosessuale represso, fanatico religioso, sì avete letto bene) inizia a indagare.

 Dunque, la trama gialla non è un granché, nel senso, è davvero poca cosa, non c'è intreccio.
 Ma in realtà la trama gialla è solo una scusa per una storia ambientata in un mondo che onestamente non credevo potesse esistere in Turchia (e non voglio pensare come se la passa con Erdogan al momento) e che, lo riconosco, il pianeta doveva conoscere. 

Perché è davvero troppo favolosoh!

 Nell'overdose di gialli che attanaglia l'editoria, spesso si finisce per scegliere la storia col protagonista strano, ambientata chissà dove e con trame contortissime (che raramente finiscono poi per mantenere quel che hanno promesso).

 In base a quel che vi ho scritto, rischiate di pensare che anche questo segua la regola e invece no. E' una storia divertente e spigliata che non sembra studiata a tavolino per vendere, anzi.
 Dà l'idea che lo scrittore si sia divertito molto a scriverla, incurante di tutto ciò che non fosse il suo autentico divertimento, privandola di quella furbizia che molte volte rovina opere potenzialmente assai migliori

 Bella la scrittura, piena di ritmo, mai artificiosa, fatta per divertire.
 Spero che qualcuno ne mandi una copia ad Almodovar. Magari ricomincerebbe a fare quei film folli, ma pieni di vita dei primi tempi e mollerebbe i melodrammi con la Cruz protagonista.


 LA DONNA CHE SCRIVEVA RACCONTI di Lucia Berlin, Bollati Boringhieri:

Minimalismo. Memoir. Vita complicata. Stati Uniti e parecchio Messico.

 Non ho capito bene cosa dovesse stravolgermi di questi racconti. Non nego che Lucia Berlin sia bravissima a scrivere, ma non capisco bene perché dovrebbe interessarmi quello che scrive.
 Non fa che descrivere, tranne brevi momenti, la sua vita costellata da matrimoni falliti, alcolismo, figli, famiglia che non la comprende e lavoro.

 Visto che la Berlin, nonostante il fallimento perpetuo, è ben lungi da essere "Stoner", mi sfugge cosa avrei dovuto vederci dietro questo memoir.

 Mi ha arricchito? No. Mi ha raccontato qualcosa in più? No. Mi ha fatto vivere un'emozione? No. Mi sono rivista in lei? No. Non riesco a trovare un motivo.

 Non basta saper scrivere, bisognerebbe anche saper dire qualcosa oltre sé stessi, ne aveva anche le capacità peraltro.

 Tuttavia temo che questa mia recensione sia tipo ustione per gli occhi per tutti  coloro che idolatrano il minimalismo americano alla Carver. 

 E infatti ammetto che questo sta diventando uno scoglio non sormontabile.

  Detesto queste storie brevi e molto, troppo personali, troppo "questa vita è così piccola, ma allo stesso tempo così grande".

 Le detesto soprattutto perché ambientate in un paese che ritengo incredibilmente egoista e che non riesce a ispirarmi compassione o empatia.

 Ho un problema con l'America temo. Leggo i racconti e li trovo tutti, troppo spesso, dei lunghi resoconti di qualcuno che è solo molto viziato.

 Forse non a caso l'unico racconto di questa raccolta che mi sia davvero piaciuto non ha l'alter ego della Berlin come protagonista, ma una giovanissima immigrata clandestina sudamericana che si trova perduta in un'America troppo crudele.

 Quello che vedono gli altri, non è quello che vive lei, e poichè nessuno sa sfondare né è interessato a sfondare il muro, finisce in tragedia. Una tragedia non inevitabile, come forse lo sono gran parte delle tragedie di questo mondo, se la smettessimo di farci solo gli affari nostri.

Ps. Devo dire che l'accostamento ad Alice Munro mi avrebbe dovuto mettere in guardia.


LA SIGNORA IN VERDE di Arnaldur Indridason ed. Tea:

Non conoscevo Indriasson e, dopo averlo conosciuto, credo di non aver voglia di vivere in Islanda.

 "La signora in verde" parte dalla stessa idea di base di uno dei primi libri di Montalbano, "Il cane di terracotta": un vecchio delitto del passato torna alla luce sotto forma di uno scheletro trovato in un cantiere.

  Chi era quello scheletro decine di anni prima? E perché si trova lì? C'entra forse una misteriosa signora in verde che si aggira, di tanto in tanto, vicino ai capannoni?

 Mi piacciono molto le storie che si sviluppano su due piani temporali e raccontano delle lunghe vite che finiscono per annodarsi in un modo che, infine, risulta fatale.
 Le preferisco di gran lunga alle storie che mostrano il male che ha come sola causa il male stesso (cosa che non dubito esista, semplicemente mi inquieta troppo leggere).

 Potendo scegliere, preferisco qualcosa che posso decifrare a qualcosa che può solo terrorizzarmi.

 "La signora in verde" si legge benissimo, d'un sorso, come si suol dire.

 L'unica pecca è la vita del commissario che non augurerei neanche al mio peggior nemico: ex moglie che a distanza di 20 ancora lo odia ferocemente, figlia drogata incinta male, figlio che lo ignora e una serie di rapporti umani di contorno che forse dovrebbero rendere il tutto molto hard boiled, ma finiscono solo per essere un eccessivo ammasso di sfiga.

 Ah, devo dire che non ho trovato molto credibile il senso degli archeologi islandesi per le indagini, ma vabbeh, un espediente per prendere tempo dovevano pur trovarlo.
 Leggerò gli altri comunque, gran bel giallo.

Voi ne avete letto qualcuno? Cosa ne pensate? Mi maledite perché in realtà Farinetti è un genio e non riesco a comprendere il genio della Berlin?
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