lunedì 17 settembre 2018

Post di servizio: appuntamenti di ottobre, novità, viaggio in Giappone e...ci si rivede tra un mese!

 Cari e care lettori e lettrici del blog, questo è un post di "ci rivediamo tra circa un mese".

 Ormai l'ansiogena unione civile è quasi alle porte e poi mi involerò per il Giappone (ancora non ci credo peraltro).

Biglietto dei miei colleghi <3
 Il giorno dell'unione civile posterò l'illustrazione del "Yuhuu mi sposo" e comunque, internet permettendo, continuerò ad essere attiva su fb e instagram anche se principalmente per postare foto da vera otaku che finalmente riesce a mettere piede nella terra dei manga.

 Se quindi vi interesserà un po' seguire il viaggio in Giappone e magari vedere qualche foto dell'unione civile lì troverete, altrimenti ci si rivede con molte novità a metà ottobre!

 Vi anticipo già alcune cose: 

IL 20 OTTOBRE sarò A TORINO alla libreria Nora Book & Coffee, orario ancora da definire, ma, indicativamente verso le 18, per presentare "Quanti dolori, giovane libraia!" e, in generale, per parlare di libri, librerie e tutto quello che ci va.

 Con ampia probabilità riuscirò anche ad essere un paio di giorni al Lucca Comics, ma ancora non è sicuro! 
 Io ci spero, dicono tutti che trattasi di esperienza provante, ma da fare almeno una volta nella vita e così magari riesco a beccare tutti quelli che in questi anni non sono riuscita a raggiungere (soprattutto perché non mi sono mai spinta più a sud di Nettuno).

  In ogni caso, il blog riprenderà i suoi ritmi regolari, anche perché, il famoso saggio sulle curiosità della storia del libro, al 99% slitterà a inizio anno e non vedrà più la luce per Natale.

 Purtroppo c'era davvero tanta tanta troppa carne al fuoco questi mesi e per terminare un buon lavoro serve sempre tempo.

  Vi auguro un buon inizio autunno e spero che il Giappone sia in pieno Halloween mood!

 Incredibile, ma vero, dopo un anno di preparativi, ci siamo quasi!!

 A presto! E grazie per tutto il sostegno e l'affetto di questi lunghi mesi!

domenica 16 settembre 2018

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Rebel rebel".

 Come in molti negozi, ma in libreria più degli altri, chi ci lavora ha il privilegio di assistere a svariate dinamiche sociali, tanto che, forse, un antropologo potrebbe pensare a un tirocinio in loco.

 Una di quelle che riservano più interesse sono i momenti genitori-figli, soprattutto quando hai l'onore di vedere in diretta alcuni passaggi chiave della vita: la preadolescenza.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Rebel rebel"!



mercoledì 12 settembre 2018

Piccole recensioni tra amici! Doppio colpo tra Giappone e Sardegna: "Stagione di cenere" di Pasquale Ruju e "La ragazza del convenience store" di Murata Sayaka.

 Finalmente, quasi al termine di questa estate tumultuosa, ho finalmente scovato qualche libro decente.

 Su fb mi si chiedeva di consigliare di nuovo qualche bel romanzo e, credetemi, non vedevo l'ora neanche io, ma ho davvero avuto una stagione sfortunata.
 Ora però ho infilato qualche buon colpo di seguito (e sono già di nuovo a secco perché quando i libri mi piacciono li leggo in pochissimo tempo, troppo poco).

 Ecco a voi un piccole recensioni tra amici doppiamente positivo!

Urrà per noi (soprattutto perché, con l'unione civile alle porte, ho i nervi super a fior di pelle)!


STAGIONE DI CENERE di Pasquale Ruju ed. E/O:

 E' davvero notevole questo secondo giallo di Pasquale Ruju e lo è ancora di più considerando che l'autore, a lungo sceneggiatore, non ha ancora abbandonato un certo modo un po' schematico di concepire la struttura del romanzo.

 Il protagonista, Franco Zanna, è un paparazzo già protagonista del precedente libro "Nero di mare".

 Ex reporter, in gioventù aveva osato fotografare un boss mafioso colluso con politici nordici in quel di Torino e, sotto minacce pesanti, era scappato in Sardegna abbandonando fidanzata dell'epoca incinta per non metterla in pericolo.

 Anni dopo, il trauma non scema ancora, fa il paparazzo in Costa Smeralda e vive una vita solitaria ed essenziale attorniato da una serie di coprimari che tradiscono un po' le origini fumettose dell'autore: la barista di una certa età col caratterino che te dico fermete, lo zio ex bandito sardo che vive ancora nascosto sui monti, la capa dell'agenzia a cui rivende le foto e la figlia lontana che riscopre il babbo (vi prego, davvero le scene padre-figlia dei romanzi gialli sono sempre di uno stucchevole agghiacciante con questi papini perdutamente innamorati della loro prole).

 La grande intuizione di questo secondo libro che in alcuni momenti ha dei guizzi particolarmente felici, è però il tema criminale: il fuoco.

 Siamo seri, in estate di solito chiunque abiti in determinate zone ha a che spartire con gli incendi.

 Io ho passato quasi tutte le estati della mia vita in Sardegna e, fino ai 22 anni per tre mesi filati.
 Questo ha donato persino a me la capacità di capire quando c'è un incendio nelle vicinanze: l'aria diventa davvero diversa, più rossa, innaturalmente calda, in un modo che è difficile da descrivere.

 Gli incendi diventano una cosa così quotidiana da non apparire neanche più come un evento evitabile, ma come qualcosa di routinario.

 Eppure la domanda permane: ma chi caspita è che appicca questi incendi? E perché?
Davvero sono piromani malati che non siamo in grado di scovare? E come fanno questi piromani malati a governare gli incendi? Tutti tutorial di youtube (che manco c'erano fino a 10 anni fa)?

 Ruju decide di dedicare il libro alla piromania criminale, agli intrecci oscuri tra finanza e devastazione del territorio che si nascondono dietro le innumerevoli pagine di giornale che ci raccontano di questo o quell'incendio.

 Parla di persone che di mestiere appiccano incendi e sanno governarli, proprio come maghi malvagi, per direzionarli esattamente dove vogliono, di canadair che scientemente sbagliano il luogo di scarico dell'acqua o che non ne caricano abbastanza, di gente che appicca fuoco per essere poi pagata per spegnerlo, di terreni da dichiarare edificabili, di pastori da ricattare, da centri commerciali da usare come riciclaggio di denaro sporco da costruire.

 E' un tema tanto originale quanto incredibilmente ignorato e la parte dell'indagine con alcuni personaggi meno stereotipati (il conducente del canadair) è davvero davvero felice.

 Riescono meno a Ruju, per ora, i personaggi femminili, le cui parti risultano poco convincenti, ma se migliorerà a questo ritmo, la serie di Zanna può diventare una delle migliori in giro.
 Io ci conto.


LA RAGAZZA DEL CONVENIENCE STORE di Murata Sayaka ed. E/O:


 Diffidate della falsa recensione di Vogue schiaffata in copertina, evidentemente fatta da qualcuno che ha letto il libro fino a pagina 50. 

 Questo libro non è spiritoso né tanto meno dolce, questo libro è una cosa inaspettatamente seria.

 La storia comincia come un romanzo qualunque di Banana Yoshimoto, soprattutto degli ultimi anni: una donna quasi quarantenne un po' disadattata tenta di affrontare la vita come può.

 Nei romanzi di Banana Yoshimoto, di solito, parlando con la tv per ringraziarla della compagnia e trovando qualcuno come te con cui condividere una certa solitudine sociale o dedicandoti a qualche hobby peculiare con tutte le tue forze, la questione si risolve in modo pacato, quieto e in armonia col mondo.

 La ragazza del convenience store, potremmo dire, è un romanzo di Banana Yoshimoto che finisce male.

 Keiko ha 37 anni, lavora in un convenience store da 18 (una sorta di piccolo supermercato aperto h24 7/7) e a suo modo è felice così.

  Ha capito molto presto che nelle maglie oppressive della società giapponese, dove dire una cosa fuori posto o non sforzarsi di corrispondere a un modello preimpostato è praticamente sacrilego, sarebbe stata una reietta.

 Oltre a essere strana, Keiko ha proprio una certa mancanza di empatia e di personalità, non riesce ad avere gusti personali e fa fatica a comprendere i sentimenti altrui.

 Tutto quello che vorrebbe è vivere in tranquillità continuando a lavorare secondo i ritmi del konbini dove ormai ha imparato a recitare un ruolo alla perfezione: la commessa perfetta e sempre sorridente.

 Intendiamoci, da una parte si intuisce che Keiko sia vessata dalla società, ma da un altro appare evidente che qualche problema ce l'abbia veramente ed è lì che scaturisce il dramma nascosto della vicenda.

 Se infatti, in una storia che corre su binari rassicuranti, arrivare a un momento di crisi e rottura vorrebbe dire per la protagonista uscire dal proprio guscio e risorgere a nuova vita, per Keiko non può esistere questa parabola, nonostante gli altri la pretendano ad ogni costo.

 Lei ha già compiuto il suo sforzo, con tutti i suoi limiti ha trovato il suo posto nel mondo e lì vuole stare: lavora in un konbini, le piace, vive sola, vuole bene a sua sorella, ha qualche amica anche se più per facciata che per reale affetto.
 Tuttavia agli altri non basta, c'è un prezzo sociale che Keiko deve pagare e il fatto che si rifiuti di farlo porta chiunque a imporle una pressione alla quale non è assolutamente in grado di resistere senza esserne danneggiata.

 Tutti pretendono che lasci il lavoro al konbini, non adatto a una donna adulta, e si sposi. Il tempo biologico stringe e, se non si riproduce, cosa ne sarà di lei?

 La pressione diventa tale da portarla a chiedere a un ex collega, un mezzo criminale la cui idea di rivolta contro il sistema è campare sulle spalle degli altri chiuso in casa, di sposarsi.

 Pensa che così, almeno, la pressione sociale sarà minore e, incredibilmente, scopre che è proprio così. A famiglia e amici non importa con chi stia, basta che stia con qualcuno e rientri nei canoni richiesti.

 Ma Keiko, oltre a trovarsi un mezzo criminale mantenuto in casa, scopre che non basta e che, dopo quella prima soddisfazione, gli altri chiedono di più

 Pretendono, a questo punto che l'uomo con cui ha deciso di accompagnarsi si migliori seduta stanre, che lei lasci il lavoro, che facciano dei figli.

 Come un mostro gigantesco, il mondo pretende un pedaggio sempre maggiore per concedere la propria autorizzazione alle esistenze dei propri abitanti.

 Keiko si trova così intrappolata tra desiderio di compiacere gli altri per essere lasciata in pace e la consapevolezza di non poter vivere in altro modo.

 In un libro normale il tutto si tradurrebbe in un momento di meravigliosa consapevolezza, ma in questo assume dei contorni vagamente drammatici e rende bene le enormi difficoltà di chi è troppo fragile per sopportare le pressioni che convogliamo ostinatamente verso il prossimo.

 Non tutti possiamo rinascere come le fenici, cosa succede a chi non possiede quella forza?
 Molto molto molto consigliato.



domenica 9 settembre 2018

Cronache dall'esaurimento matrimoniale.

E' la classica giornata in cui mi pento di non aver deciso di sposarmi in una baita di montagna con due persone cibandomi di bacche e more.


giovedì 6 settembre 2018

Quello in cui scegliamo di credere dice molto di noi. Gli alieni tra scienza e mito in quattro suggerimenti (e una recensione proprio no)

 Alle superiori ho cambiato tre professori di storia dell'arte in tre anni.

 Non un evento sconcertante vista l'incredibile rotazione di supplenti, cattedre non assegnate, insegnanti fantasma e quant'altro, inoltre, almeno al liceo classico di storia dell'arte si fanno quel paio di ore a settimana giuste giuste per non farti proprio ignorare cosa stai guardando quando entri in un museo.

 In primo classico ci toccò in sorte uno di quegli architetti che per arrotondare si mettono in graduatoria per le supplenze e finiscono per fare qualche svogliata ora qui e lì.

 La sua perla più memorabile rimane averci detto che Zeus e Poisedone sono lo stesso dio ma uno col nome greco e uno con quello latino (mi sa che alle superiori non aveva fatto il classico), ma a distanza di anni lo ricordiamo per le sue prototeorie del complotto.

 Aveva infatti una fascinazione per la storia dell'arte applicata alla fuffologia, quindi piramidi e Ziggurath che avevano connessioni con gli alieni, astronomia donata da misteriosi visitatori dello spazio e altre amenità.

 Quando fu decisa Praga come meta per la gita di classe, tutto quello che seppe dirci sulla città ceca fu che era una città magica che faceva parte del triangolo nero in cui erano comprese poi Torino e New York.
 Sciorinò quindi delle informazioni al riguardo nel gelo più totale. L'anno dopo ottenne le ore la professoressa d'Italiano dotata di doppia laurea e tutto tornò su confini più normali.

Era il mio primo incontro con un amante della parafuffologia complottara.

Tra gli sventurati libri di questa estate, avevo trovato all'usato un libro a tema alieno di King, "Le creature dee buio" mi sembrava un'idea affascinante, un po' simile a "L'invasione degli ultracorpi" mentre invece si è rivelato un coacervo di idee confuse cambiate in corso d'opera non meno di dieci volte.

 La trama comincia con una giovane scrittrice di western che vive isolata nel suo ranch in un paesello vicino a Dallas, Haven.

 Un giorno, facendo una passeggiata, Bobbie scopre un oggetto che sbuca dal terreno, lo tocca e all'improvviso si sente diversa, presa da un'irrefrenabile voglia di costruire e di scavare per riportare alla luce l'oggetto misterioso.

 Basta, Bobbie è finita qui. Pareva la protagonista invece o è un mcguffin oppure è un'idea abortita di King. L'attenzione si sposta su Gardener uno scrittore alcolizzato ormai reietto della società dopo aver sparato alla moglie.


Gardener è un ex amante di Bobbie (che però nel capitolo a lei dedicato lo ricorda con una passione estremamente marginale), suo amico, che sente di dover andare dall'amica in pericolo e  si precipita nella sua abitazione trovandola allo stremo delle forze.
 Da lì parte un trip infinito che vede una sorta di energia aliena prendere possesso di tutti gli abitanti del paese, proprio come accadeva ne "L'invasione degli ultracorpi".

 Se nell'Invasione degli ultracorpi però, l'invasione era appunto un'oscura e velocissima epidemia che vedeva dei baccelli in grado di replicare, uccidere e sostituire gli abitanti originali, qui sono proprio gli abitanti a trasformarsi: perdono denti, scoprono di saper costruire oggetti complessi, di poter spedire esseri umani in luoghi oscuri (da cui farli tornare grazie a un pc) per trasformarsi infine in masse gelatinose.

 Il libro diventa ben presto un giazzabuglio di ogni cosa e si pretende una sospensione della credulità eccessiva: nessuno scambierebbe ORA un ologramma di un campanile per un campanile vero, figurarsi negli anni '80.

 La cosa peggiore è che la parte centrale, che è quella forse costruita un po' meglio, mi era anche oscuramente un po' piaciuta.

 L'idea che un paese tutto sommato pacifico, di colpo mutasse per trasformarsi in qualcosa di sconosciuto e malvagio mentre il resto del mondo decideva di ignorarlo fino a quando fosse stato troppo tardi, era affascinante e incredibilmente adattabile ai nostri tempi.

 Quanti di noi non si sentono incredibilmente spaesati nell'accorgersi dell'inquietante mutazione dei nostri connazionali dopo le elezioni?

 Quanti di voi noi si sentono spaesati nell'apprendere il rancore che covava nelle persone accanto a noi e la velocità con la quale, come un morbo, quel furore estatico di distruzione e odio si è propagato attorno a noi?

 In mezzo a chi abbiamo vissuto finora? Chi erano gli altri? Chi siamo noi?

 Gli alieni sono, da molti punti di vista, un mito affascinante.

 Al netto della lampante, prima evidenza, l'alieno inteso come altro da noi, fonte di terrore, ma anche di fascinazione, racchiude in sé altre due interessanti connotazioni: il loro essere fastidiosamente freno all'onnipotenza umana, che basa tutto su un antropocentrismo folle dovuto all'essere, allo stato attuale, i figli unici dell'universo e, un secondo aspetto.

 Negli anni '50 ci fu un picco di avvistamenti di ufo e oggetti volanti non identificati.

 Certo, c'erano di sicuro delle sperimentazioni aeree e via discorrendo, ma penso che la fortuna di cui godettero come suggestione collettiva (con consecutiva produzione di fake news d'epoca) sia una spia interessante di un'altra questione: ogni epoca ha le fake news che si merita.

 E, devo dirvelo, mille volte meglio i dischi spaziali che quelle grette, misere e rancorose che vediamo tutti i giorni.

 Ciò in cui scegliamo di credere dice molto di noi.

 Vista questa botta inaspettata di alienitudine, ho deciso di proporre una piccola bibliografia, assolutamente non fuffologica, sugli alieni!


SE L'UNIVERSO BRULICA DI ALIENI...DOVE SONO TUTTI QUANTI? di Stephen Webb ed. Cortina:

 Diceva il fu Hwaking che gli alieni esistono, ma sarebbe meglio non cercarli perché sarebbero abbastanza sicuramente pericolosi.

 Esiste però un paradosso, in realtà nato, pare, durante una semplice conversazione, conosciuto come "Paradosso di Fermi" che si riferisce a una domanda del fisico italiano Enrico Fermi rivolta ai suoi colleghi: "Se l'universo brulica di alieni, dove sono tutti quanti?".

 La domanda pare oziosa, in realtà parte da un assunto interessante: considerata l'immensità dell'universo, com'è possibile che non esista nessun'altra forma di vita su nessun altro pianeta o sedicente tale? E se esiste, perché non ci siamo ancora incontrati?

 Nel libro di Webb vengono esposte 50 teorie che variano dal "Siamo effettivamente soli", al "Gli altri si sono autodistrutti", "Non ci cercano" fino al "Non siamo capaci di ascoltarli".

 La cosa più bella è la soddisfazione nello scoprire che mistero e scienza possono coesistere senza per sforza sfociare nell'idiozia.


UN MITO MODERNO di Gustav Jung ed. Bollati Boringhieri:

 Ormai anziano, Jung dedicò uno studio al fenomeno dell'avvistamento dei dischi volanti e del concetto di alieno.

 Ora siamo presi da fake news e falsità più terra terra, ma durante la corsa allo spazio e nel dopoguerra, quando le persone avevano visto seriamente il terrore arrivare dal cielo, ci fu una sorta di ossessione collettiva per l'avvistamento degli ufo.

 Soprattutto negli anni '50 ci fu un sensazionalismo collettivo che portò a un'ondata di avvistamenti con episodi anche pittoreschi come quello allo stadio di Firenze che portò addirittura alla sospensione di una partita.
 Tutto venne poi spiegato con un'esercitazione militare ma all'epoca ci fu molto scalpore (e immaginiamo cosa sarebbe accaduto ora coi social a pieno ritmo).

Jung così s'interrogava: perché gli esseri umani avvertono questa necessità di avvistare qualcosa? Cosa li porta a credere negli alieni?

 La disamina sugli esseri umani e il loro bisogno di sacro, ha però qui un nemico imprevisto anche per Jung: la necessità di comprendere se effettivamente questi alieni esistano davvero o meno.
Perché fa molta differenza decidere di credere a qualcosa che non esiste e predisporsi a credere a qualcosa che invece è effettivamente reale. 

 Ultimamente tendiamo a dimenticarlo.


NESSUNO MI FARA' DEL MALE di Giacomo Monti ed. Canicola:

 Opera per ora unica del fumettista Giacomo Monti, si tratta di una serie di piccoli racconti rarefatti in cui s'immagina un'Italia alle soglie di un'invasione aliena.

 Brevi momenti in cui non accade nulla di eccezionale se non la banalità dell'umanità resa ancor più netta da un evento cosmico.

 Al netto dell'ottima fantascienza, forse poche graphic come quella di Monti hanno saputo cogliere uno degli aspetti più interessanti della creatura "alieno": il senso di alienazione nei confronti dell'altro, ma anche dal nostro stesso mondo.

 Ciò di cui, in un certo modo, parlavo nell'introduzione: non serve nessuna teoria del complotto, nessun fantasioso saggio su alieni precipitati, per capire cosa si avverte nel sentirsi su un altro pianeta, basta che gli altri smettano di essere come te, che i paesaggi mutino, che l'invasione diventi quella più incontenibile perché non esterna, ma interna.

  Non sono gli altri sopraffarci per inglobarci, siamo noi stessi a mutare e a uccidere ciò che eravamo.
 Gipi ne ha tratto qualche anno fa un film.


BATTEZZERESTI UN EXTRATERRESTRE? di Guy Consolmagno e Paul Mueller ed. Rizzoli:

 Uno dei racconti che compongono le "Cronache marziane" di Bradbury parla di un prete missionario che decide di convertire degli alieni la cui forma è quella di una sfera di fuoco.

 Il prete si pone tutta una serie di dubbi sulla liceità della cosa: si possono considerare forme di vita? Sono esseri senzienti? Sono figli del Signore? Sono passibili dell'intero apparato morale della Chiesa e del concetto manicheo di bene e male? Possono peccare?

 Il racconto era bellissimo e le domande non oziose. 

 Il Vaticano che sembra lontano anni luce da temi che sembrano più "semplici" o sui quali comunque oppone visioni passate come fosse incapace di leggere la società contemporanea e le sue complessità, in realtà ha alcuni aspetti inaspettatamente moderni, come due osservatori spaziali, uno a Castel Gandolgo e uno a Tucson, Arizona.

 Qui vengono condotte delle ricerche spaziali e da due gesuiti che fanno parte del team di ricerca, Guy Consolmagno e Paul Mueller, viene un curioso libro dal titolo "Battezzeresti un extraterrestre?" nel qiale vengono sviscerate quelle spesso eluse domande sul complicato e millenario rapporto tra scienza e chiesa.
 Per la serie, se affronti con maggior complessità le problematiche morali con ipotetici alieni che con altri esseri umani, un problema c'è.
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