sabato 28 ottobre 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "La fotografia è meravigliosa".

 Ed ecco a voi almeno una delle vignette del fine settimana (domani posterò la seconda se riesco).
 Per conoscere la soluzione all'interessante enigma posto dalla signora (se ne necessitate ovviamente) andare a dopo la vignetta.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "La fotografia è meravigliosa"!




 La donzella in questione che era la fotografa Gerda Taro, compagna di Endre Friedman, passato alla storia come ROBERT CAPA.


 Quello che non tutti sanno è che in principio Robert Capa era un'entità che comprendeva sia il lavoro di Gerda che di Endre. Purtroppo Gerda morì giovanissima durante la guerra civile spagnola dove si trovava per documentare la situazione dalla parte dei resistenti.


 Per saperne di più potete leggere il romanzo docufiction "La ragazza con la leica" di Elena Janeczek e andare al post che le dedicai proprio durante i primi tempi in cui avevo aperto il blog.

mercoledì 25 ottobre 2017

I dolori della giovane bookblogger. "Come andare agli incontri con gli autori", un fumetto di appatellamento.

 Dopo un silenzio di qualche giorno dovuto al fatto che sono stata a casa mia per la laurea della sorella di mezzo (ma per una serie di robe inerenti a la Sapienza, alla fine, si laurea domani e quindi non ci sarò comunque), eccovi un bel fumettino di ritorno.

 Trattasi in realtà di un fumetto breve per spiegare quel fenomeno che ogni tanto appare spot su fb, ossia io che annuncio "Yeah, sto andando a un incontro per veri blogger, cosa sarà?".

 Ecco, nel fumetto sotto si spiega come cosa (effettivamente cosa no, immaginate noi intorno all'autore che gli facciamo domande sul suo ultimo libro) quando sono questi incontri e preannuncio anche un post sull'ultimo libro di Genovesi, ultima vittima di uno di questi momenti di ritrovo conviviale.
 Mi scuso con Genovesi per il pessimo ritratto (poor me).

 I dolori della giovane bookblogger! "Come andare agli incontri con gli autori"!





Per la cronaca, ho finalmente un nuovo cellulare, quindi finalmente farò foto con una risoluzione più decente.

venerdì 20 ottobre 2017

Halloween for kids! Libri spaventevoli per bimbi e ragazzi per il 31 ottobre. Dia de Muertos, fantasmini spaventati, bimbe zombie, fiabe crudeli e amiche distanti nel tempo.

 Come sapete non scrivo quasi mai post con consigli di libri per bambini.
 Il motivo è presto detto. Dovreste vedermi le rare volte che sono costretta a consigliare dei libri del genere in libreria.

 Arriva il cliente (in genere un genitore o un nonno ovviamente) che, speranzoso, mi rivolge una delle seguenti domande:

 "Questo libro è adatto a un bambino di X anni?"
 "Può consigliarmi qualcosa per un bambino a cui piace la cosa X?"
 "Avete uno di quei libri che servono per imparare qualsiasimateriaaunanno?"

 Essendo senza figli e per ora provvista solo di una nipotina (da appena 6 mesi però) mi è completamente impossibile associare cosa un bambino può fare o non fare a una determinata età. 

 Non solo, sono talmente sprovvista di pupi nella vita quotidiana (neanche una delle mie amiche per ora ha figli, siamo proprio in linea col trend demografico nazionale), che quando mi dicono "Un bambino di due anni", faccio proprio fatica a figurarmelo.

 Mi sento perciò totalmente inadeguata a consigliare qualsiasi cosa. Mi rendo conto, davanti alle colleghe esperte, di essere, al riguardo, una zappa totale.
 In ogni caso, per Halloween, come di solito a Natale, faccio un'eccezione e mi tento!
 Peraltro, a lavoro ho adocchiato un bel libro con uno scheletro investigatore e ho ovviamente dimenticato il titolo. Appena lo ritrovo lo posto su fb!

 Consigli a voi!


MORTINA di Barbara Cantini ed. Mondadori:

Età: dai 5 anni (età ideale credo 6-7)

 Giunto freschissimo a lavoro, Mortina è un libro graziosissimo che, in un certo senso racchiude un po' lo spirito de la Famiglia Addams e non solo per i disegni.

 I due film che vi straconsiglio di rivedere, soprattutto da adulti, sono in realtà (come lo era la serie) una feroce critica alla famiglia borghese e rimane per me un capolavoro il pezzo in cui Mercoledì e suo fratello sono costretti ad andare al campeggio per bambini ricchi per "socializzare e diventare come gli altri".

 La scena finale, quella della recita dei bravi pellegrini e dei pellerossa primitivi che vengono a portare doni ai bravi pellegrini, in cui i primi sono tutti ragazzini wasp perfetti e i secondi "gli altri", quelli considerati "diversi" o in qualche modo strani, è da manuale.

  E "Mortina" si rifà più o meno allo stesso filone, ovviamente con le dovute differenze essendo in tutto e per tutto un libro per bimbi delle elementari.

 Mortina è una bimba zombie che vive in una casa stregonesca assieme a sua zia e ad un cane levriero (forse zombie forse no). Si diverte un sacco da sola, ma vorrebbe avere degli amici.

 Il problema è che la zia non la lascia uscire dalla loro tenuta perché ha paura delle persone fuori: gli abitanti del villaggio, infatti, temono Mortina e sua zia ritenendole spaventose e cattive.

 La sera di Halloween però, Mortina ha un'idea: fingerà di essere una bimba "normale" travestita e uscirà a chiedere caramelle con tutti gli altri bambini.

 Riuscirà a farsi degli amici? E se dovessero scoprirla?

 Una fiaba gotica per piccini, disegnata benissimo, e che usa il tema horror per parlare di una paura che forse è più dei grandi che dei piccini: il terrore di chi non è esattamente come noi.




FRIDA Y DIEGO. UNA FIABA MESSICANA di Fabian Negrin ed. Gallucci:

Età: dai 5 anni ai 100.

 Molti bastian contrari fanno barricate alla festa di Halloween ritenendola estranea al resto delle culture e di natura prettamente americana. 

 Al netto del fatto che, al massimo, sarà di origine prettamente irlandese, in realtà la ricorrenza dei defunti, con tutti i suoi distingui è propria di buona parte del mondo occidentale (e, come spiegato da Eraldo Baldini nel libro "Halloween nei giorni che i morti ritornano", persino in Italia in alcune zone c'era l'usanza di andare a questuare cibo zucche alla mano nella notte di Ognissanti) talvolta con tratti comuni, altre volte, come nel caso del dia de muertos, in modo totalmente differente

 Il dia de muertos attinge a un pantheon di tradizioni precolombiane legate a un aldilà assai dissimile da quello importato dai missionari cattolici e perciò provviste da una simbologia diversa dalla nostra: cani che accompagnano nell'aldilà, teschi di zucchero (le calaveras) da offrire ai propri defunti con cui banchettare al cimitero in una festa colorata e ricca di gioia.

 Il libro "Frida e Diego. Una favola messicana" di Fabian Negrin esprime benissimo il concetto e anche l'estetica di questa festa colorata e ricca. 

 Fingendo che Frida Kahlo e Diego Rivera siano bambini racconta una loro piccola avventura la sera della festa dei morti.

 Diego comincia ingozzettandosi di teschi di zucchero e, la sera, al cimitero, si fa scoprire dalla piccola Frida a sbaciucchiare un'altra bimba. Inseguito dalla furente fidanzatina precipita in un buco e lì si perde nel mondo dei morti.

Riuscirà Frida a tirarlo fuori? E quali spaventose meraviglie vedranno prima di uscirne?


FANTASMI di Raina Telgemeier ed. Il Castoro:


 Raina Telgemeier è una fumettista per ragazzi molto famosa che ha fatto la riduzione a fumetti della serie "Il diario delle baby sitter" e altri libri con protagoniste ragazzine (sono ampiamente autobiografici) all'inizio dell'adolescenza che, devo dire, consiglio a tutti i genitori (una mia collega aveva le due pargole che, da brave sorelle, litigavano come cane e gatto e le ho suggerito di comprare "Sorelle" di Raina, è stata molto apprezzata).


 E' appena uscito "Fantasmi" in cui due sorelle, Cat e Maya, si sono appena trasferite a Bahia de Luna in California. Cat non è molto felice, ma Maya ha bisogno di posti caldi per la propria malattia respiratoria.

 Come se non bastasse, pare che Bahia de Luna sia infestata da fantasmi abbastanza socievoli e Maya vuole incontrarne uno. Cat non vuole assolutamente e non è neanche molto convinta che sia un bene che la sorella li veda.

 Se non conoscete questa autrice, è arrivato il momento di farlo.


 PRONTI ATTENTI BUH! di E. Baguley e Marion Lindsay ed. Gribaudo:

Età: Oddio, immagino 3-4 (ma anche 2 e 5 credo vadano bene).

 Molte persone su fb mi hanno chiesto suggerimenti per bimbi piccini.
 Questo credo che possa andare benissimo per bimbi di 3-4 anni, visto che il protagonista è un fantasmino piccino come loro alla ricerca di una casa piccina piccina da infestare in cui sentirsi al sicuro.

 Una cosa che sembrerebbe semplicissima in realtà è difficilissima: il mondo è un posto pieno di pericoli, di case rumorose, di cagnolini giocherelloni e spaventosi che rendono l'impresa complicata e non fanno che terrorizzare il povero poltergeist in cerca di una magione.

 Alla fine, di spavento in spavento, troverà la casa più piccina e tenera del mondo.

 Un libro di Halloween per capire che la paura non è uguale per tutti e che spesso le cose più spaventose, guardate da un'altra prospettiva, non sono così brutte.
  

FIABE ITALIANE di Italo Calvino:

Età: vedete un po' voi

 La mia sorella YA ha tredici anni meno di me, così quando lei era in età di favole e favolette della buonanotte, io ero nel pieno dell'adolescenza e di tutto avevo voglia tranne di stare a raccontargliele la sera (compito mio perché dormiva in camera con me).

 Esasperata dalle sue continue richieste, dopo aver inventato fior fior di fiabe di mia sponte (di cui una, rimasta celebre, su una mongolfiera costruita da lattine di chinotto, che la sorella YA lo adorava), iniziai a prendere un po' di libri di fiabe in biblioteca.

 Non conoscendone il reale contenuto, mi fidai di Calvino e presi il suo "Fiabe italiane" in cui sono raccolte fiabe classiche regionali italiane. Tutte molto molto spaventose. Esattamente come sono spaventose quelle originali dei fratelli Grimm.

 L'acme si raggiunse nella fiaba in cui la nuova moglie del re, invidiosa delle nuore, spediva i principi in battaglia e scacciava le mogli in una caverna dopo avergli opportunamente cavato gli occhi.

 Non ricordo se le donzelle finivano per mangiare i figlioletti per fame o per inganno, fatto sta che alla fine si salvava solo un principino e gli altri finivano teneri arrosti nelle bocche delle loro madri.

 Anni dopo i principi tornavano, trovavano quella situazione disdicevole, prendevano la suocera e dopo averle cavato gli occhi, la coprivano di catrame e le davano fuoco.

 Questa storia diede gli incubi alla sorella YA che da quel momento in poi si rifiutò categoricamente di ascoltare altre fiabe provenienti dal libro infame.

 Ecco, se avete bambini dagli stomaci forti, queste è real horror for them.
 (Ovviamente la maggior parte sono meno pesanti di questa, ma il livello medio prevede sempre qualche morte violenta).


THORNHILL di Pam Smy ed. Uovonero:

Età: 13-14 anni e oltre

 Una storia di fantasmi per più grandicelli  molto interessante.

 E' infatti un caso di libro illustrato in cui illustrazione e testo rappresentano due trame diverse e parallele.
 Nei disegni c'è la storia di Ella, una ragazzina che, dopo aver perso la madre, si è trasferita in una villetta assieme al padre. Nelle sue lunghe giornate molto solitarie, sviluppa un certo interesse per la villa diroccata proprio accanto alla sua, un tempo un orfanatrofio.

 Nella parte scritta invece, c'è il diario di Mary, una ragazzina che nel 1982 era ospite dell'istituto prima che questo chiudesse.

 Il diario è carico di una sottile angoscia per vari motivi, non ultimi il fatto che Mary è perseguitata da un'altra ospite dell'istituto, è afflitta da mutismo selettivo e, per sfuggire alla solitudine non trova di meglio da fare che cucire pupazzi (che Ella troverà nelle sue esplorazioni nell'orfanatrofio abbandonato).

 Molto halloween, anche per adulti.

martedì 17 ottobre 2017

La zucca, il teschio e il grande incubo. Cinque racconti dell'orrore da autore e da cui sono stati tratti altrettanti film: teschi maledetti, mani malvagie, spaventapasseri e la notte di Valpurga.

 Natale di, presumo, almeno 25 anni fa.

 Ero una tranquilla bambina delle elementari il cui massimo livello di horror affrontato era qualche cartone animato giapponese un po' più pauroso. Per il resto, come è anche normale che sia, non avevo mai visto un film horror in vita mia. Poi, il trauma.

 I miei numerosissimi cugini da parte di padre, che vedevo solo in occasione di noiosissimi natali passati a Napoli (e dai cui giri ero esclusa essendo io e mia sorella le uniche cugine del centro Italia), decisero che era giunto il momento che anche io vedessi uno dei loro film preferiti: "Nightmare".

 Non paghi, in un allucinante pomeriggio che mi ricordo benissimo (ricordo ancora persino cosa indossassi, ossia un improbabile completo gonna e giacca rosa di lana cotta), a ruota misero il secondo.

 Risultato: non dormii sonni tranquilli per mesi e, per molti anni, ebbi un rifiuto totale verso i film horror che tanti incubi mi avevano causato da infante.

 Le cose presero una piega migliore solo quando, ormai al liceo, accettai di vedere "Profondo rosso" a casa della mia citata amica Marta, il cui padre era un grande appassionato di cinema di genere.
 Davanti al mio deciso rifiuto, il buonuomo decise infine di venire incontro alle mie resistenze dicendo "Se hai paura immagina sia tutto finto, che c'è un regista, un cameraman e tanta altra gente lì intorno al set". 


 Come, totalmente a parte, è la mia storia con gli horror orientali che trovo talmente surreali da non percepirli come tali.

 In ogni caso, fu solo pochi anni fa, quando nel tentativo di trovare film che mi facessero atmosfera halloweenosa mentre disegnavo fumetti che scoprii il magico mondo dei gialli all'italiana (e scoprii anche un nuovo tipo di frustrazione: no abbastanza soldi per libri, no abbastanza soldi per film).

 Ma, appunto, per ora mi sono limitata quasi solo alla produzione italiana (e ce n'è ancora da vedere), mentre per quel che viene dagli Stati Uniti rimango ancora guardinga.

 Da una parte continuano a inquietarmi troppo, dall'altra fatico proprio a trovare convincente uno dei loro generi horror preferito: lo slasher.

 Quello che, tanto per intenderci, prevede un gruppo di adolescenti e/o ragazzi che decidono di andare a fare una gita e, proprio mentre stanno quagliando, ecco che ti arriva un maniaco a scotennarli.
 E' un genere che mi richiede una sospensione della credulità eccessiva e manca di quella sottile inventiva, anche folle e surreale, che rende invece favolose le pellicole italiche.


 Il giorno del mio compleanno di quest'anno però, sono finalmente entrata nel luogo che so, mi condurrà sulla retta via cinematografica: "Bloodbuster".

 Si tratta di una Videoteca/Libreria di Milano che si occupa principalmente di film, libri, dischi, fumetti e gadget (ma in prevalenza film) di genere horror/poliziottesco (ma anche altra produzione sempre di genere).

 Ivi, per farmi un autoregalo, ho comprato un'antologia di vari anni fa, chiamata "A cinema con il mostro", in cui ci sono una ventina di racconti dell'orrore che hanno ispirato altrettanti film.
 Preso sulla fiducia (era impacchettatissimo) si è rivelato una miniera: stiamo parlando infatti di racconti di grandissimi scrittori, alcuni introvabili, tutti gli altri contenuti in antologie.

 Ho scoperto che molte invenzioni che attribuivo al cinema vengono, come sempre, dalla carta stampata e ho pensato bisognasse divulgarlo urbi et orbi!

 Ecco a voi una piccola selezione dei racconti da ritrovare!
 NB. Ho messo come primo il titolo del racconto e come secondo quello del film.


"LA BESTIA DALLE CINQUE DITA"/"IL MISTERO DELLE CINQUE DITA" di William Fryer Harvey:

 Parlando a una mia amica che ha vissuto molti anni in Inghilterra di questo racconto, era venuta fuori un'usanza di epoca vittoriana riguardo mani apposte alle finestre tipo decalcomani
a.

Tuttavia, facendo ricerche su internet, l'unica cosa che ho trovato al riguardo parla di una sorta di moda precedente, quella della della Regina Anna, in cui appunto usava decorare le finestre con immagine di svariati tipi, comprese mani effettivamente parecchio spettrali.

 In ogni caso, questo è forse il mio racconto preferito dell'antologia, sia perché smaccatamente di Halloween (nella storia viene anche citata la notte di Ognissanti), sia perché mi ha svelato l'esistenza di un topos letterario dell'orrore che credevo solo cinematografico: la mano che sopravvive all'essere umano e continua a vivere, malvagiamente, sulla terra.

 Ebbene sì, proprio la mano citata (a questo punto mi aspetto di scoprire un'altra valanga di citazioni nascoste) ne "La famiglia Addams", in cui è addirittura un componente della famiglia.

 La storia racconta l'infelice disavventura occorsa a Eustache Borslover unico erede di una famiglia senza molta voglia di sposarsi e riprodursi.
 Il giovine riceve, alla morte di un caro zio che effettivamente aveva sviluppato in tarda età la capacità di "scrittura automatica", molti libri e una scatola con un misterioso animale dentro.

 La scatola gli viene recapitata nella magione in cui vive col suo più caro amico (non indaghiamo su questo fatto), ma l'animale scappa.
 Peccato che quando viene fortunosamente ritrovato, Eustache scopra un'agghiacciante verità: il caro zio defunto non gli ha fatto recapitare un gatto o, alla peggio, un topo.

 No. Nella scatola c'era la sua mano: viva, vegeta e animata da crudelissime intenzioni.

 Un racconto gotico originalissimo e scritto davvero davvero bene. Perfect per questo periodo (sempre che, prima o poi, finalmente piova sigh).

 In realtà, facendo le opportune ricerche, ho scoperto che il libro alla base del film "Il mistero delle cinque dita" sarebbe un altro, peraltro precedente al racconto di Harvey: "Le mani di Orlac" di Maurice Renard del 1921.
 Il libro, una sorta di curioso poliziesco fantastico, parla di un pianista di successo che perde entrambe le mani in un incidente. Un chirurgo gli trapianta quelle di un assassino e da quel momento iniziano una serie di delitti.

 In qualsiasi caso, ben due suggerimenti di lettura!
 Al momento si può trovare in un'antologia recentemente edita dalle edizioni Hypnos.


"IL TESCHIO DEL MARCHESE DE SADE"/ "IL TESCHIO MALEDETTO" di Robert Bloch:

 Ho adorato Indiana Jones, è stato direi fondamentale per le mie scelte esistenziali (la qual cosa spiega come sia finita nello stato in cui sono), MA solo i primi tre film. Il quarto film è di una tale sconcertante bruttezza che dovrebbe essere gettato in pasto ai coccodrilli e rinchiuso nella segreta di un tempio maledetto per sempre.

 La storia infatti vede Indy, ormai sul viale del tramonto, imbarcarsi alla ricerca dei dodici teschi di cristallo, il cui segreto millenario nessuno era mai riuscito a svelare. Finisce in un modo così ridicolo che non vale neanche la pena spoilerarlo (ma non vedetelo).

 Questo topos del teschio maledetto, che è alla base del racconto "Il teschio del Marchese de Sade" di Robert Bloch, trae ispirazione dal fenomeno dei teschi di cristallo, apparso in Europa nell'800 in pieno revival esoterico-spiritista.

 Collezionisti e appassionati sostenevano, senza prova alcuna, che questi teschi fossero manufatti di origine precolombiana e che, ovviamente, possedessero poteri magici.

 Pare fossero falsi per ghiotti collezionisti di antichità misteriose e in odor di magia (o macabro), proprio come il protagonista del racconto di Bloch, un uomo che ci viene presentato intento a carezzare il suo ultimo acquisto: un libro con la copertina foderata in pelle umana (NB esistono).

 Mentre è lì, intento a capire se la pelle sia di un uomo o una donna, suonano alla porta e si presenta, trafelato e un filino terrorizzato il suo venditore di "antichità peculiari" di fiducia: Marco.

 Il buon Marco ha con sé un grosso involto all'interno del quale c'è lui: il teschio satanico del Marchese de Sade.

 Si dipana quindi un racconto tanto breve tanto inquietante, fatto di sogni, torture e delitti, forse un po' datato nella parte centrale, ma molto vivido in quella iniziale e nel finale.
 Eviterò di prendere decorazioni teschio per Halloween.

Purtroppo, sigh, pare introvabile se non in qualche racconta di una trentina di anni fa (se qualcuno sa altro, batta un colpo! Malvagissimo ovviamente).


"L'OSPITE DI DRACULA"/ "LA FIGLIA DI DRACULA" di Bram Stoker:

 Dopo aver letto questo breve racconto di Stoker, in realtà una dozzina di pagine che furono tagliate dalla stesura definitiva di "Dracula", mi sento di aver forse individuato un antenato del succitato genere Slasher.

 Il protagonista, lo stesso Jonathan Harker di "Dracula", che nel mio immaginario ha ormai la faccia di Keanu Reeves, decide di fare una gitarella nella notte di Valpurga, una sorta di Halloween primaverile (ora che lo so, c'è il serio rischio che colga l'occasione di festeggiare anche questa).

 Cos'è la notte di Valpurga? 

La cosiddetta "Notte delle streghe" in cui costesse si lanciano in danze sfrenate per adorare spiriti elementali, demoni e varie altre divinità di epoca precristiana ficcate per cristiano ufficio nell'inferno.

 In realtà, esattamente come la notte di Halloween, rappresentava una sorta di soglia da oltrepassare, quella specificatamente verso una primavera inoltrata che doveva essere feconda e propizia e racchiudeva in sé tutta una serie di riti precristiani connessi alla primavera.
 Il nome, curiosamente, è proprio un nome proprio di persona e per giunta di una santa inglese andata a evangelizzare i tedeschi: santa Valpurga.

 Oltre al nome tenerissimo, la santa, come molti santi cristiani, si fregia anche di una leggenda macabra: la sua tomba, pare, avrebbe trasudato per giorni un unguento con poteri taumaturgici (non voglio manco immaginare cosa fosse realmente).

 , già ospite di un sordido individuo di nome Dracula, il buon Harker decide di fare una scampagnata in un villaggio abbandonato e circondato da boschi infestati da lupi. Un villaggio dove si racconta che i morti dormano nelle loro bare, incorrotti e con un bel rivolo di sangue accanto alla bocca.
Ebbene, in questa notte tranquillissima, nel bel mezzo della Transilvania

 Harker, che passeggia fin lì incurante dei moniti disperati della gente, (dovete immaginare il suo conducente che gli dice in tedesco "E' la notte di Valpurga! Sangue! Morte! Streghe! Vampiri!" e lui che, candidamente risponde, "Non capisco, cos'è Valpurga?") giunge infine nel famoso villaggio nota una strana scritta su un muro: "I morti corrono veloci" e un dubbio finalmente lo assale.
  Fortunatamente per lui la cavalleria arriva.

 Il film che ne è stato tratto non ha quasi niente a che vedere e prende probabilmente spunto dal fatto che, nel suo girovagare per il paesello infestato, Harker trova la tomba di una bellissima nobildonna.
Il racconto si trova, col testo originale a fronte e ad appena 6 euro, per la Leone editore.


"LA MOSCA"/"L'ESPERIMENTO DEL DOTTOR K"di George Langelaan:

 Traumatizzata da Nightmare, niente e nessuno è mai riuscito a convincermi a vedere "La mosca", celebre film di Cronenberg degli anni '80  in cui uno scienziato, per motivi che fino alla lettura di questo racconto mi erano ignoti, si trasforma in una mosca gigante.

 Ora che ho letto il bellissimo racconto, forse quasi più di fantascienza che d'orrore, penso vedrò il primo film, omonimo della novella, del 1958, più fedele allo scritto.

 La storia parte da un insolito omicidio: una donna uccide il marito, valente scienziato, con una gigantesca pressa, senza che voglia spiegarne il perché. Riconosciuta pazza, viene internata in un manicomio, ma il fratello della vittima è certo che dietro al gesto ci sia un mistero che la donna ha deciso di custodire gelosamente.

 La confessione, che avviene sotto forma di una lunga lettera lasciata dalla donna prima di suicidarsi, racconta una storia allucinante: lo scienziato, infatti, dopo anni di studi avrebbe sviluppato la tecnica del teletrasporto, tramite la smaterializzazione e ricomposizione degli atomi. 
 Una tecnica che, dopo vari esperimenti su cose e animaletti, egli avrebbe tentato anche su sé stesso.

 Peccato che nel fatidico momento della smaterializzazione, una mosca si fosse posata su di lui...

 Scritto benissimo, ha tutto quello che mi attendo da un racconto: ossia non brevi frame di vita quotidiana che dovrebbero oscuramente suggerirmi qualcosa sulla vita, ma un'idea potente e una resa efficace in poche folgoranti pagine.
 Da LEGGERE.
Purtroppo le edizioni più recenti sono di fine anni '80. Largo alla ricerca in biblioteca!


"PENNACCHIO"/"PASSIONI PURITANE" di Nathaniel Hawthorne:

 Entrambi i titoli (il primo è quello del racconto, il secondo del film) secondo me non rendono giustizia a una storia che inizia come un horror e finisce come satira sociale.

 La storia prende le mosse nel New England, dove una strega che nel mio immaginario era più da New Orleans (e che io ho immaginato come una robusta signora di colore pronta a scodellarmi focaccine d'avena, apple pie e pollo fritto) Mamma Rigby, decide di costruire uno spaventapasseri per il suo campo coltivato, già preda di corvi.

 Lo costruisce con zeppi, un sacco di farina e una bella zucca al posto della testa, poi lo veste di tutto punto, come un vero gentiluomo.

 La resa, a suo dire, è così bella che decide di dargli vita tramite i propri poteri magici, così, riempie una pipa col carbone del suo camino e la ficca nella bocca dello spaventapasseri, ordinandogli di inspirare e vivere.

 Recalcitrante, il pupazzo, che prenderà il nome di Pennacchio, obbedisce e inizia a muoversi. Deliziata, Mamma Rigby decide di incantarlo dandogli le sembianze di un avvenente nobiluomo europeo, ricchissimo e spavaldo.

 Non paga, con vero fare luciferino, gli ordina di conquistare la figlia di un magistrato con cui ha alcuni conti in sospeso. Fin qui, la storia viaggia sulla carreggiata dell'orrore.

 Poi, cambia completamente registro facendo dell'uomo dalla zucca vuota e nessun pregio, semplicemente rivestito da una patina di ricchezza e nobiltà, l'emblema del vuoto apparire di troppe persone che consideriamo potenti. E il finale viaggia sulla stessa metafora.

 Bello, piacevole. Personalmente avrei preferito che si scegliesse un solo registro, ma chi sono io in confronto ad Hawthorne?
 Il film che ne è stato tratto è del 1923 ed è muto e, devo dire, la trama si presta particolarmente per un'opera senza sonoro traendo molta sua forza nelle immagini, davvero vivide.

 Malgrado la produzione horror di Hawthorne e le varie raccolte, questo sembra purtroppo non essere contenuto in nessuna di recente stampa.
 In ogni caso mi rifarei comunque con gli altri! Io voglio trovare "La casa dei sette abbaini" (e vedere un film con uno spaventapasseri malvagio).

E voi ne avete letto qualcuno? Ne avete altri, simili, da suggerire? Scrivete!

domenica 15 ottobre 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Cucina per uomini".

 Mentre un malvagio raffreddore avanza a minacciare troppi miei piani (e vari viaggi in procinto nelle prossime settimane), ecco a voi la vignetta del fine settimana!

 La mania dei libri da uomini e da donne sta iniziando a lambire anche le coste dell'età adulta, svelando in realtà palesi doppi fini.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Cucina per uomini"!


venerdì 13 ottobre 2017

La paranza! Un giallo e due graphic rimaste indietro nella mia latitanza recensoria: Mare Nero di Ruju, il novello Corto Maltese e la seconda opera di Labadessa.

Peter Basch Reading the news - New York, 1950
 Finalmente, dopo una vita, posto qualche nuova recensionee, finalmente, dopo una vita torno a leggere cose che non siano fumetti o gialli di rapina.

 Il libro è stato consegnato ed è ora di darsi alla pazza gioia libresca di ottobre! 

 Ho già letto "Gotico americano" di Bloch ora devo finire la raccolta di racconti "A cinema col mostro" (prossime venture recensioni).

 Intanto inizio a recuperare quelle passate. Non quelle importanterrime, ma la paranza che mi è capitato di leggere in questo periodo di magra, ma che, devo ammettere, non è stata affatto malvagia.
 Inizio con questa prima infornata! Riuscirò a smaltire gli arretrati.

Let's go!


 MARE NERO di Pasquale Ruju ed. E/O:

 Un giallo grazioso scritto da uno degli autori di Dylan Dog che mi sento di consigliare principalmente a sardi e amanti viscerali della Sardegna.

 Non perché è ivi ambientato tra la Barbagia e la Gallura (la casa del protagonista affaccia sull'isola di Tavolara, ma, se ho ben capito, dalla parte opposta al paese di mio nonno), ma perché certe dinamiche isolane sono ben comprensibili solo a chi sull'isola molto ci ha vissuto e non solo per brevi vacanze.

 Il protagonista è Franco Zanna un paparazzo di mezz'età un tempo astro nascente del giornalismo d'inchiesta. Da anni, senza ragioni ben definite, vive in un paesello vicino alla costa Smeralda dal quale è facile fotografare star, celeb, starlette e prezzemoline che infestano il litorale sardo per tutta la lunga bella stagione.

 La storia comincia quando la splendida rossa che ha paparazzato assieme a un celebre conduttore tv (che nel mio immaginario, senza ragioni sensate, ha la faccia di Flavio Insinna) gli piomba in casa per raccontargli una storia di locali alla moda e tanta tanta droga.

 Una storia similissima peraltro a una che attribuivano a un oscuro e gigantesco albergo nato dall'oggi al domani dalle parti di casa di mio nonno che alla costa Smeralda è vicinissimo.

 Ed è così che si dipana una sorta di action movie in salsa sarda con assalti in stile banditi, banditi veri di quasi ottant'anni che vivono in ville nascoste nel cuore della Sardegna (non so se ci siete mai stati, il far west non è molto dissimile a livello di deserto e paesaggio) e un interessante colpo di scena finale.
 Un giallo leggero che si legge in pochissimo e fa venire voglia di prendere la prima nave (sì nave) e sbarcare sulle bellissime coste sarde che sempre mancano a chi ci è stato tanto.


"MEZZA FETTA DI LIMONE" di Mattia Labadessa ed. Shockdom:

 Se nel pulviscolare e sempre più affollato panorama fumettoso italiano, a mio parere, c'è qualcuno da tenere d'occhio, ebbene quello è Mattia Labadessa (sì è il suo cognome, sì anche io ho creduto a lungo fosse un curioso nickname).

 Chi frequenta i social, soprattutto fb, avrà di certo visto in qualche condivisione  l'uomo rosso dalla testa d'uccello che si arrovella sui grandi misteri della vita.

 E avrà avuto sicuramente modo di apprezzare la grande originalità di Labadessa che, sostanzialmente, è un giovine ancora in grado di farsi quei trip mentali in cui annegavamo durante l'adolescenza, sospesi tra l'assurdo, il ridicolo e quella sinistra saggezza che durante l'età adulta svanisce nel nulla, spesso anche dai nostri ricordi.

 Che a sedici anni fossimo tutti più illusi lo sappiamo tutti, ma che fossimo in grado di perderci in ragionamenti folli e al tempo stesso lucidi, tendiamo a dimenticarlo.

 Labadessa ce (e se) lo ricorda benissimo, nelle sue strip e in questo libro che racconta la serata di un gruppo di amici. Una serata in cui si fanno le stesse identiche cose, si mangia nello stesso posto, si bevono gli stessi drink, ci si ammazza di canne, si balla, si perde il coraggio di rivolgere la parola a una ragazza che piace. E tutto sembra sempre immobile. In modo inquietante. In modo rassicurante.

 E' una piccola grande graphic che alterna tanti momenti ispirati ad altri (meno) un po' fiacchi. Anzi, in verità è proprio l'idea alla base che risulta fiacca rispetto alla resa brillante.

 La domanda trita e ritrita del: perché facciamo sempre le stesse cose? Perché non usciamo dalla nostra "zona di sicurezza" (come si ama chiamarla ora all'americana)?
 Ecco, la domanda di fondo non è all'altezza delle risposte, animate da una scintilla che se Labadessa non perderà con gli anni lo porteranno lontano.

 Oh, è ottobre 2017, io l'ho detto.


"EQUATORIA" di Juan Diaz Canales e Rubén Pellejero ed. Rizzoli Lizard:

 Avevo un'amica che all'inizio dell'università sviluppò una sorta di ossessione, direi carnale, per Corto Maltese.
 Era l'amore della sua vita e si crucciava non esistessero uomini del genere a questo mondo, tanto impavidi e belli.

 Comprò tutta la collezione di Pratt e me la passò, così io, alla veneranda età di ventuno anni, appresi con sconcerto di aver colpevolmente ignorato questa pietra miliare del fumetto italiano per un tempo indecente.

 Della produzione CortoMaltesiana in realtà prediligo quella meno esoterica  in cui esisteva una trama in grado di delineare bene l'idea alla base del personaggio di Corto.

  L'idea di un uomo grande non tanto (o non solo) per i suoi esotici viaggi, ma per la profonda civiltà che lo accompagnava in sempre nuove battaglie: contro il colonialismo, contro gli sfruttatori, contro gli occupatori.

 E, in genere, dimostrava che tutto il bene e tutto il male non siano mai sempre e solo da una parte (ma che, nonostante questo, ci sia sempre una parte giusta da cui stare, che no, non è tutto uguale).

 Quando ho visto "Equatoria" a lavoro non ero molto convinta della bontà dell'operazione.

 Resuscitare personaggi che sono stati molto grandi non è mai una bella idea per due ragioni: la prima è che un personaggio rimane del suo autore e qualsiasi manipolazione successiva è appunto una manipolazione, la seconda è che questo andare continuamente a pescare nel passato non permette mai di guardare più avanti e creare cose nuove e originali.

 Una tendenza, peraltro, particolarmente spiccata in questi nostri correnti anni.

 Alla fine ho ceduto e devo ammettere che si è rivelato molto migliore del previsto. L'operazione filologica sia scritta sia disegnata è davvero davvero ammirevole.

 I due autori riusciti nella rara impresa di rendere un omaggio a Pratt senza essere però manichei o risultare posticci. 

 E' una storia con tutti gli elementi prattiani: il viaggio in un esotico ignoto, il razzismo, momenti magici e surreali, grandi personaggi del passato realmente esistiti, la storia e la Storia. Senza, davvero, mai essere banali o risultare falsi.

 La trama vede Corto partire per l'Africa con la bionda giornalista Aida alla ricerca di un prezioso e leggendario manufatto. Il suo viaggio andrà a intersecarsi con Churchill in visita ad Alessandria d'Egitto, il poeta Kavafis e gli orrori coloniali nel cuore dell'africa nera.

 Mi sento di consigliarlo a tutti, tranne ai fanatici del buon Corto che certo non perdoneranno il peccato di hybris di chi ha profanato un mito. 
 Noi altri godiamoci una storia avventurosa nella viva speranza che presto qualcuno inventi un personaggio talmente indimenticabile da poterci permettere di lasciar stare i morti.

 E voi? Ne avete letto qualcuno? Testimoniate!

mercoledì 11 ottobre 2017

Il perturbante mondo delle scrittrici dell'occulto vittoriane. Marie Corelli, Pamela Colman Smith e Dion Fortune, tra tarocchi, migliaia di libri venduti e battaglie magiche contro i nazisti!

 Il periodo vittoriano, a distanza di quasi 120 anni, rimane uno di quei curiosi momenti storici in grado di continuare a influenzare potentemente se non la storia, di certo l'immaginario fantastico occidentale.

I nostri incubi e i nostri mostri, il dottor Frankenstein, Van Helsing, Dracula, Carmilla,  sono nati sotto la stella della regina Vittoria. 


 Così come il germe dell'investigazione dei lati più oscuri dell'animo umano, quel romanzo giallo che nasce già perfettamente formato sotto l'adunca forma di Sherlock Holmes o, al contrario, le flessuose sembianze di Lupin, il ladro gentiluomo.

 Se ci pensiamo attentamente siamo rimasti sempre lì e ben poco è stato inventato dopo per quel che riguarda il perturbante. 
 Non siamo più stati capaci, in un certo senso, di indagare così a fondo i nostri demoni, presi da una parte da incubi fin troppo reali (due guerre mondiali, il terrorismo, la guerra fredda), dall'altra investiti in pieno da un razionalismo tecnologico che a lungo ci siamo illusi potesse portar luce anche negli oscuri recessi dell'animo umano.

 Se c'è una persona a questo mondo che non crede in nessuna forma di occultismo, che detesta qualsiasi deriva fuffologica e fa davvero davvero fatica a trattenersi davanti a qualsiasi accenno mistico e misterico, posso assicurarvi, quella sono io.

 Tuttavia, ogni tanto mi chiedo se l'illuminismo non ci abbia tolto quella minima misura d'ambiguità in cui s'incontravano realtà e immaginazione, fatti e desideri incofessabili anche a noi stessi, nella quale riuscivamo davvero a guardare in faccia i mostri che anche adesso sfuggono al nostro raziocinio, ma cui non sappiamo dare più un nome.

 Il male assume spesso delle forme che vanno al di là della nostra umana comprensione e del nostro miglior raziocinio.


 L'uomo che compie una strage al festival country uccidendo decine di persone fino al produttore che violenta le sue attrici minacciandole di non farle più lavorare, la gente che va a fare turismo sessuale nel sud-est asiatico o la tratta delle bianche, sono solo alcune delle sfaccettature che rendono questo mondo fatto di sfruttati e sfruttatori, un posto spesso abietto.

 E certe volte l'unico modo per dargli un nome (e come dicono le leggende, conoscere il nome dei nostri incubi, è spesso l'unico modo per avere potere su di loro) diventa ridurli a un'entità archetipale, impossibile e reale al tempo stesso.
 Proprio come la crudeltà umana.

 Per iniziare questo viaggio nel magico mondo vittoriano (è il caso di dirlo), ecco a voi un primo post dedicato a tre scrittrici dell'epoca. 

Tanto per capire, con chi avevamo a che fare.


MARIE CORELLI:
 Presa dal raptus degli anni '80, ho recentemente rivisto dopo tantissimo tempo, "Piramide di paura", un'avventura del giovane Sherlock Holmes che da piccola mi aveva assolutamente terrorizzata.

 Rivedendola, mi sono anche resa conto perché (basti pensare che la storia inizia con un fagiano arrosto che prende vita e cerca di cavare gli occhi all'uomo in procinto di mangiarlo) e ho ravvisato tutta una serie di elementi Steampunk che da bambina mi erano assolutamente oscuri.

 Come mi era oscuro il fatto che piazzare una piramide e una setta dedita ad alcuni culti egizi, non era una strampalata idea dello sceneggiatore, ma un riferimento storico ben preciso alla mania vittoriana per sette segrete e mistiche medio-orientali pesantemente condite di esoterismo e spiritismo.

 Il tema era talmente in voga all'epoca da rendere regina delle vendite libresche un personaggio curioso come Marie Corelli, al secolo Mary Mills.

 Madame Corelli, autrice di romanzi sospesi tra horror, sovrannaturale, principesse egizie, magia e teosofia, bistrattata dagli intellettuali suoi contemporanei e amatissima dai lettori, è saltata ai miei ciechi occhi di lettrice del XXI° secolo, quando un annetto fa, giunse in libreria la riedizione del suo "Ziska. La strega delle piramidi".

 Chi era costei?

 Mary Mills nacque, figlia di un amore clandestino tra il poeta e paroliere Charles Mackay e una delle sue serve. Detta così pare una cosa sordida, ma in realtà Mackay sposò la donna in seconde nozze e diede a Mary un'educazione da vera signorina borghese.

 Convinta che sarebbe diventata una pianista di fama e non molto felice di origini che considerava un po' sordide, Mary cambiò il suo nome nel più affascinante Marie Corelli e raccontò per il resto della sua vita di essere molto più giovane e, soprattutto, figlia di un conte italiano.

 Passata che fu la febbre del pianoforte iniziò a scrivere e macinò nel corso della sua esistenza decine di romanzi e racconti che vendevano migliaia di copie alla faccia di critici e scrittori ben più blasonati, come Joseph Conrad e, si racconta, era tra le scrittrici favorite della stessa regina Vittoria.

 Morì a 69 anni, dopo una quarantennale storia d'amore con Bertha Vyver, sua unica erede e assieme alla quale è sepolta a Stratford-Upon-Avon.

 In italiano si possono attualmente trovare, oltre a Ziska, altri due romanzi in commercio "Vendetta!" e "La vita eterna" ed. Gargoyle Books e "L'idillio dei due mondi" ed. Venexia.


PAMELA COLMAN SMITH:

 Forse non tutti sanno che i tarocchi più diffusi della storia sono nati in epoca vittoriana e sono opera dell'artista e scrittrice Pamela Colman Smith detta Pixie.

  La sua biografia, peculiare, ci restituisce un mondo molto più moderno di quello che siamo soliti immaginare e inizia nel 1878 a Londra, dove nasce, figlia di un mercante americano e di una donna giamaicana. 

 Grazie al lavoro del padre, la maggior parte della sua infanzia e giovinezza si svolgono per la maggior parte negli Stati Uniti dove Pamela studia arte presso il neonato Pratt Institute.

 Tornata in Inghilterra, inizia la sua carriera di illustratrice e scrittrice, dando alle stampe alcune fiabe per bambini basate sul folklore giamaicano e illustrando manifesti pubblicitari e libri tra i quali "La tana del verme bianco" di Bram Stoker.

 Ma da dove nasce il vero capolavoro della sua vita, i tarocchi?

 Dalla sua appartenenza a una curiosa (per noi scettici moderni, per quanto in pochi si sia rimasti) società segreta chiamata Golden Dawn (letteralmente "Alba dorata" no, non ci sono nessi con l'estrema destra attuale).

 Come già accennato, l'età vittoriana fu un periodo privilegiato per una sorta di rinascita esoterica in cui il confine tra scientifico e quello che definirei con poco rispetto l'occultismo fuffologico, era davvero labile.

  Forse, considerando quello che sta succedendo anche adesso, questo rifugio nell'incredibile, nel magico e nel mistero, è proprio di tutte le epoche che finiscono per scontrarsi con grossi mutamenti tecnologici che non riescono ad elaborare. O forse è solo una mia pia speranza.

 In ogni caso, uno dei principali sfoghi di questa mania esoterica fu la nascita della Golden Dawn, società segreta a cui aderirono molteplici intellettuali vittoriano, tra cui Pamela Colman Smith, William Butler Yeats (che fu fervente adepto) e, più tardi, il famoso Alesteir Crowley.

 Questa società, a grandissime linee, mescolava misticismi occidentali, Qabbalah, fondamenti di magia e teosofie orientali, e si proponeva, attraverso studi e un lungo percorso iniziatico, di portare gli adepti a una nuova consapevolezza spirituale.

 (Siccome anche per me tutto questo è solo fuffologia applicata, se siete curiosi, sul sito della Bietti edizioni, c'è un articolo molto particolareggiato in merito).

 I tarocchi di Pamela Colman Smith si innestano in un momento particolare della Golden Dawn, ossia uno scisma interno che portò gli adepti a dividersi in due gruppi differenti. 
 La Colman Smith aderì a quello "ribelle" e le venne commissionato dal fondatore, il famoso mazzo di tarocchi che tutti noi conosciamo.
 Morì, anche lei curiosamente dopo una lunga storia d'amore di quarant'anni con una donna, nel 1951, dimenticata da tutti.


DION FORTUNE:

 Dion Fortune, al secolo Violet Mary Firth, fu psicanalista, scrittrice, teosofa e occultista, dalla produzione curiosamente divisa tra saggistica dell'occultismo e romanzi più che fantastici, quasi fantascientifici.
La sua biografia è stupefacente, in tutti i sensi.

 Nata in una famiglia benestante, studiò Freud e divenne psicanalista, poi, dal punto di vista di un razionalista potremmo dire, il tracollo.

 A vent'anni, convinta di essere stata vittima di una sorta di attacco psichico da parte della preside del College dove aveva iniziato a lavorare, cominciò a interessarsi di poteri psichici e magia (che comunque erano già presenti nella sua vita grazie a una madre che affermava di avere poteri a guaritrice), fino a divenire anche lei, un'adepta della suddetta Golden Dawn.

Iniziò quindi la sua produzione saggistica proprio con "Come difendersi dagli influssi negativi", ma quello che viene considerato il suo capolavoro rimane "La cabala mistica".

 In contemporanea, mantenne una curiosa produzione narrativa. 

 Alcune opere hanno un intento smaccatamente esoterico, come "La sacerdotessa del mare"in cui un uomo ricco e vessato dalle donne della sua famiglia riesce a trovare sé stesso grazie all'incontro con una figura femminile "positiva" e magica che lo porteranno a diventare un uomo nuovo.

  Il più interessante a molti anni di distanza rimane "I segreti di Taverner. Dottore dell'occulto" in cui si narrano i casi della clinica psichiatrica del dottor Taverner, dove vengono ricoverate persone i cui disturbi psichici sfociano nell'occultismo e nel sovrannaturale.

 La sua vita fu poi incredibilmente costellata da una serie di episodi che sarebbe interessante sapere come si svolsero davvero: uno su tutti la sua fuoriuscita dalla Golden Dawn a cui seguì la creazione di un nuovo tempio (la Golden Dawn era peggio della sinistra italiana in quanto a scissioni) e una battaglia psichica con un altro curioso personaggio dell'epoca, Moina Mathers.


 Mentre un altro episodio fa sorgere il dubbio che J.K. Rowling (che in Harry Potter ha descritto una situazione molto simile) conoscesse la storia di questa strana occultista.

 Una delle sue opere s'intitola infatti "La battaglia magica d'Inghilterra".

 A seguito della dichiarazione di guerra tra Gran Bretagna e Germania nazista, (puro sull'occultismo nazista ci sarebbe da fare un post), e ai conseguenti bombardamenti su Londra, Dion Fortune raccolse attorno a sé una serie di occultisti e, paragonandosi ai cavalieri arturiani in cerca del Graal, lanciò una controffensiva magica contro Hitler.

 Il libro raccoglie i documenti e le lettere risalenti al periodo di questa presunta battaglia e, se siete interessati, è uscito in Italia per la casa editrice Tre editori (ormai quasi vent'anni fa, quindi credo dobbiate appoggiarvi per forza ai canali dell'usato).

Se siete incuriositi dalle opere di Dion Fortune, c'è un'analisi abbastanza accurata all'interno di "Guida alla letteratura esoterica" a cura di Claudio Asciuti ed. Odoya.

Le conoscevate già? Ci sono appassionati del mondo vittoriano tra i lettori? 
 Domani nuova infornata! 

Grande novità! A fine novembre/inizio dicembre in uscita un libro da parati scritto da me medesima e illustrato da Marco Petrella per la Verbavolant edizioni!

Ho dato già l'annuncio su fb il 5 ottobre ed è ora di fringuellare la lieta novella anche qui.

 Per Natale (quindi fine novembre/Inizio dicembre, ancora non c'è una data precisa d'uscita), uscirà per la casa editrice Verbavolant, un libro da parati scritto da me e illustrato da Marco Petrella!

 Un libro da parati è una particolare forma-libro, brevettata dalla casa editrice, per la quale la storia si legge aprendo il libro come una sorta di cartina stradale.

 Da una parte rimane la storia, dall'altra c'è il finale della storia in un poster a tutta pagina da poter appendere al muro se si desidera.

 Ne approfitto per ringraziare tutti, Fausta ed Elio della casa editrice per la fiducia, Silvio per lo stesso motivo e molti altri e la Matita Rossa.

 Vedrete poi quale malvagia trama libresca avrò ordito!




lunedì 9 ottobre 2017

The Goodfellas, "Quei bravi ragazzi". Il caso della copertina di "#Like4Like", le ragioni della satira, il pubblico generalista e il diritto di critica.

 Uno di quei vari film americani su gente sfigata alle superiori che da grande ha ormai una vita iperfiga, ma pensa solo a vendicarsi di chi lo vessò in età giovanile, disse una volta una grande verità.

 Qualsiasi cosa noi si possa fare, in un certo senso, non usciremo mai dal liceo.

 Se, anche a distanza di anni ci facciamo molto caso, forse avremo avuto la nostra rivincita su chi ci bullizzò, essendo noi divenuti capitani d'industria e loro dei pescatori di carpe sul mar Nero (con tutto il rispetto per i pescatori di carpe), ma la stragrande maggioranza delle dinamiche sociali tra esseri umani sono lì, misteriosamente e inquietantemente intatte

Quel che le persone facevano a sedici anni, continueranno a farlo, salvo eventi radicali, per tutta la vita.

 Una di queste dinamiche sociali che più mi dava fastidio da adolescente e che continua a darmi fastidio da adulta (anche io non sono cambiata molto, esattamente come gli altri), è quella che io ho ribatezzato "The Goodfellas" o anche "Quei bravi ragazzi".

 Si tratta sostanzialmente di gruppi di maschi che condividono molte cose e formano dei gruppi molto saldi. Come la maggior parte degli amici direte voi.

 Eh no, perché la maggior parte degli amici non rompe le palle al prossimo decidendo cosa sia giusto e cosa sbagliato, cosa sia buono e cosa sia cattivo, cosa sia di moda e cosa no, cosa debba piacere e cosa, chi si debba considerare uno sfigato e chi no, chi si debba far passare come un decerebrato e chi no, chi si debba sminuire e isolare e chi no.

 Ne ho conosciuto un gruppo di questi Goodfellas molto da vicino e ovviamente io non ero tra i giusti, o meglio, le giuste.

 Perché generalmente questi Goodfellas hanno una serie di figure femminili che gli volteggiano attorno, fidanzate solitamente, amiche quasi mai se non per meriti speciali. Costoro, sebben donne, godono di una particolare immunità di gruppo che le rende intoccabili e non criticabili.
 Ovviamente però, se la fidanzata e un Goodfellas dovessero lasciarsi, state pur certi che il Goodfellas verrebbe tenuto e la ex gettata alle ortiche. Anche se era lei quella che faceva parte del gruppo da vent'anni e non l'altro.

 La mia esperienza con quei bravi ragazzi all'epoca delle superiori, mi ha reso molto guardinga verso questo microcosmo umano che ravviso di tanto in tanto in molti altri contesti (ci sono anche le Goodfellas femminili, ma hanno altre caratteristiche, più esplicitamente Evil Queen) e mi è parso di ravvisarne una traccia quando è uscita fuori la prima copertina di "#Like4Like".

 Cos'è?

 Si tratta di fumetto  di Marco Rincione e Prenzy edito da Shockdom che racconta, un po' sulla falsariga di Black Mirror, la deriva inquietante che le nuove tecnologie potrebbero avere sul nostro futuro.

 Un fumetto abbastanza innocuo che, letto, si è rivelato non solo innocuo, ma anche poco originale.
 Tuttavia è stata interessante, da un certo punto di vista, la polemica che si è scatenata prima dell'uscita. 

 La prima copertina (quella che, se ho ben capito, è stata mantenuta per le fumetterie) rappresentava infatti una donna intenta a praticare sesso orale a un like di fb.

 In basso sulla sinistra, appare l'hashtag #processo che molti hanno collegato, per stessa ammissione degli autori, giustamente, al famoso caso Cantone.

Tiziana Cantone
 Facciamo un passo indietro se no non si capisce il discorso successivo: Tiziana Cantone, ragazza napoletana, il cui nome probabilmente passerà alla storia come il primo vero caso in cui la giurisprudenza attuale si è dimostrata assolutamente incapace e inadatta a gestire la complessità a cui ci sta mettendo davanti il web come cittadini.

 Questa ragazza girò consapevolmente dei filmini diciamo hard e ignoti, senza il suo consenso, misero i seguenti filmini sul web.

 Per sua sfortuna divennero virali, ci fu una gogna a cui parteciparono moltissime persone sul web e lei, stremata e senza giustizia nonostante avesse chiesto il diritto all'oblio, si suicidò.
 Nessuno è stato condannato. Accadeva nel 2016.

 Ora. Si possono avere molte opinioni sul web, su cosa sia lecito sanzionare e cosa no, se sia lecito sanzionare, se effettivamente sta limitando la nostra libertà inducendoci a stare tutti molto attenti se non vogliamo fare la fine di Tiziana, o se, al contrario, è solo paranoia e si tratta di sfiga, però, io direi che un'opinione sulla copertina di un libro ancora la possiamo esprimere.

 Ed è qui che casca l'asino.
 Perché la prima volta che io ho visto questa copertina è stata sulla pagina delle Geekie Chicks, delle ragazze che si occupano di cose "nerd" e che la criticavano.

 Le risposte, sotto, erano molto da the Goodfellas, quei bravi ragazzi, quelli che ti dicono "oh, ma stiamo solo scherzando, che palle che te la prendi" e decidono, a priori, per cosa tu te la debba prendere o meno. Sopratutto se sei donna, che si sa, siamo tutte delle sofisticatine precisine (a parte le amiche strette dei Goodfellas).

 Era tutto un "E' solo una vostra impressione", "Ok, quella in copertina è la Cantone, ma la copertina non vuole essere offensiva contro la Cantone" ecc.
 Ecco, ora io capisco tutto, ma arrivare a non trovare offensiva una copertina in cui una ragazza morta suicida perché messa alla pubblica gogna, e mettercela mentre, ovviamente sta praticando un atto sessuale, necessita di uno sforzo d'immaginazione davvero notevole.

 E qui casca il secondo asino. LA SATIRA.

 Adesso, ogni volta che si tenta una critica di simili opere (fumettose, audiovisive, libresche ecc), la risposta è "Ma è satira! La satira deve essere libera! Nessuno può mettere il bavaglio alla satira!".
 E io rispondo, "Certo, infatti nessuno vuole imbavagliare nessuno"

Io non ho mai pensato che dovessero essere ritirate dal commercio tutte le copie di Like4like o che dovessimo dar fuoco alle stampe, ci mancherebbe, ma rimangono comunque aperti due Ma grossi come capanne:

1) Una cosa non è satira solo perché te lo stai dicendo da solo.

Il nostro caro amico Aristofane.
Da rileggere tutti direi
Cioè non basta dire: questa è satira e appiccicarci un foglietto. Ci deve essere una condizione esistente che la rende tale, una motivazione per la sua stessa esistenza. La satira non deve compiacere i potenti e non deve per forza piacere alle masse, ma non è manco possibile definire qualsiasi idiozia venga in mente a chiunque satira.

 Anche perché, la satira deve avere un soggetto da colpire. 
 E in questo caso il soggetto chi era? La Cantone? No, probabilmente l'ansia generalizzata della gente di avere approvazione sui social e di essere disposta, per questo, a mettere tutto in piazza. 
 Ma la Cantone non ha messo in piazza la propria vita sessuale in prima persona. E' la vittima (e non il soggetto agente) di un'altra storia. Quindi, cosa c'entra?

2) Facciamo pure che è satira perché ovviamente non sta a me dire cosa è e cosa non lo è

 In tutto ciò però, non esiste nessun grande quaderno delle leggi della satira in cui si dice che essa non sia criticabile.
 Non è la terra di nessuno del "Oh, è satira, stai muto perché faccio il caxxo che voglio".

 La satira, esattamente come tutte le cose della terra, è soggetta a critica e il muro dei the Goodfellas che ti trattano come una povera cretina isterica che se la prende per tutto e non capisce l'immensa profondità di un'imperdibile storia, non va nella direzione maestra della satira: la libertà di parola.
 Se invochi libertà di espressione, prendere chi ti critica per qualcuno che non capisce niente, non è molto coerente.

 Tre ultime cose.

La copertina per venire incontro alle facoltà
mentali dei clienti delle librerie generaliste
1) La copertina cantoniana è come fatto notare da molti, esageratamente "ispirata" da un'immagine dell'autore spagnolo Luis Quiles.

2) Sulla sua pagina, l'editore Shockdom ha scritto che in libreria sarebbe stata distribuita una copertina diversa (un tizio che si fa un selfie con un morto nella bara) perché "il pubblico generalista" avrebbe potuto non capire la prima copertina.

 Quindi, se critichi, la tecnica Goodfellas dello sminuimento (grande hit) permane: vieni declassato a uno che non capisce abbastanza di fumetti e si fa qualcosa per "venire incontro alle tue capacità mentali".

3) Il fumetto, per coerenza, l'ho letto, e non è niente di che
 Non lo dico per dare il colpo di grazia, fosse stato bello avrei scritto "Per quale caspita di motivo hanno avuto bisogno di questo casino? E' un capolavoro!".

 Ma non è così. Le storie sono prevedibili, la prima onestamente priva di senso, l'altra scopiazzata da Black Mirror.
 Poi oh, amen, magari sono una sofisticatina, rompina, isterica e tutti quegli altri begli epiteti che fanno sentire alcuni uomini tanto virili.
 Però ci tenevo a dirlo. Ogni tanto anche a me girano vorticosamente le ovaie.

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