lunedì 9 ottobre 2017

The Goodfellas, "Quei bravi ragazzi". Il caso della copertina di "#Like4Like", le ragioni della satira, il pubblico generalista e il diritto di critica.

 Uno di quei vari film americani su gente sfigata alle superiori che da grande ha ormai una vita iperfiga, ma pensa solo a vendicarsi di chi lo vessò in età giovanile, disse una volta una grande verità.

 Qualsiasi cosa noi si possa fare, in un certo senso, non usciremo mai dal liceo.

 Se, anche a distanza di anni ci facciamo molto caso, forse avremo avuto la nostra rivincita su chi ci bullizzò, essendo noi divenuti capitani d'industria e loro dei pescatori di carpe sul mar Nero (con tutto il rispetto per i pescatori di carpe), ma la stragrande maggioranza delle dinamiche sociali tra esseri umani sono lì, misteriosamente e inquietantemente intatte

Quel che le persone facevano a sedici anni, continueranno a farlo, salvo eventi radicali, per tutta la vita.

 Una di queste dinamiche sociali che più mi dava fastidio da adolescente e che continua a darmi fastidio da adulta (anche io non sono cambiata molto, esattamente come gli altri), è quella che io ho ribatezzato "The Goodfellas" o anche "Quei bravi ragazzi".

 Si tratta sostanzialmente di gruppi di maschi che condividono molte cose e formano dei gruppi molto saldi. Come la maggior parte degli amici direte voi.

 Eh no, perché la maggior parte degli amici non rompe le palle al prossimo decidendo cosa sia giusto e cosa sbagliato, cosa sia buono e cosa sia cattivo, cosa sia di moda e cosa no, cosa debba piacere e cosa, chi si debba considerare uno sfigato e chi no, chi si debba far passare come un decerebrato e chi no, chi si debba sminuire e isolare e chi no.

 Ne ho conosciuto un gruppo di questi Goodfellas molto da vicino e ovviamente io non ero tra i giusti, o meglio, le giuste.

 Perché generalmente questi Goodfellas hanno una serie di figure femminili che gli volteggiano attorno, fidanzate solitamente, amiche quasi mai se non per meriti speciali. Costoro, sebben donne, godono di una particolare immunità di gruppo che le rende intoccabili e non criticabili.
 Ovviamente però, se la fidanzata e un Goodfellas dovessero lasciarsi, state pur certi che il Goodfellas verrebbe tenuto e la ex gettata alle ortiche. Anche se era lei quella che faceva parte del gruppo da vent'anni e non l'altro.

 La mia esperienza con quei bravi ragazzi all'epoca delle superiori, mi ha reso molto guardinga verso questo microcosmo umano che ravviso di tanto in tanto in molti altri contesti (ci sono anche le Goodfellas femminili, ma hanno altre caratteristiche, più esplicitamente Evil Queen) e mi è parso di ravvisarne una traccia quando è uscita fuori la prima copertina di "#Like4Like".

 Cos'è?

 Si tratta di fumetto  di Marco Rincione e Prenzy edito da Shockdom che racconta, un po' sulla falsariga di Black Mirror, la deriva inquietante che le nuove tecnologie potrebbero avere sul nostro futuro.

 Un fumetto abbastanza innocuo che, letto, si è rivelato non solo innocuo, ma anche poco originale.
 Tuttavia è stata interessante, da un certo punto di vista, la polemica che si è scatenata prima dell'uscita. 

 La prima copertina (quella che, se ho ben capito, è stata mantenuta per le fumetterie) rappresentava infatti una donna intenta a praticare sesso orale a un like di fb.

 In basso sulla sinistra, appare l'hashtag #processo che molti hanno collegato, per stessa ammissione degli autori, giustamente, al famoso caso Cantone.

Tiziana Cantone
 Facciamo un passo indietro se no non si capisce il discorso successivo: Tiziana Cantone, ragazza napoletana, il cui nome probabilmente passerà alla storia come il primo vero caso in cui la giurisprudenza attuale si è dimostrata assolutamente incapace e inadatta a gestire la complessità a cui ci sta mettendo davanti il web come cittadini.

 Questa ragazza girò consapevolmente dei filmini diciamo hard e ignoti, senza il suo consenso, misero i seguenti filmini sul web.

 Per sua sfortuna divennero virali, ci fu una gogna a cui parteciparono moltissime persone sul web e lei, stremata e senza giustizia nonostante avesse chiesto il diritto all'oblio, si suicidò.
 Nessuno è stato condannato. Accadeva nel 2016.

 Ora. Si possono avere molte opinioni sul web, su cosa sia lecito sanzionare e cosa no, se sia lecito sanzionare, se effettivamente sta limitando la nostra libertà inducendoci a stare tutti molto attenti se non vogliamo fare la fine di Tiziana, o se, al contrario, è solo paranoia e si tratta di sfiga, però, io direi che un'opinione sulla copertina di un libro ancora la possiamo esprimere.

 Ed è qui che casca l'asino.
 Perché la prima volta che io ho visto questa copertina è stata sulla pagina delle Geekie Chicks, delle ragazze che si occupano di cose "nerd" e che la criticavano.

 Le risposte, sotto, erano molto da the Goodfellas, quei bravi ragazzi, quelli che ti dicono "oh, ma stiamo solo scherzando, che palle che te la prendi" e decidono, a priori, per cosa tu te la debba prendere o meno. Sopratutto se sei donna, che si sa, siamo tutte delle sofisticatine precisine (a parte le amiche strette dei Goodfellas).

 Era tutto un "E' solo una vostra impressione", "Ok, quella in copertina è la Cantone, ma la copertina non vuole essere offensiva contro la Cantone" ecc.
 Ecco, ora io capisco tutto, ma arrivare a non trovare offensiva una copertina in cui una ragazza morta suicida perché messa alla pubblica gogna, e mettercela mentre, ovviamente sta praticando un atto sessuale, necessita di uno sforzo d'immaginazione davvero notevole.

 E qui casca il secondo asino. LA SATIRA.

 Adesso, ogni volta che si tenta una critica di simili opere (fumettose, audiovisive, libresche ecc), la risposta è "Ma è satira! La satira deve essere libera! Nessuno può mettere il bavaglio alla satira!".
 E io rispondo, "Certo, infatti nessuno vuole imbavagliare nessuno"

Io non ho mai pensato che dovessero essere ritirate dal commercio tutte le copie di Like4like o che dovessimo dar fuoco alle stampe, ci mancherebbe, ma rimangono comunque aperti due Ma grossi come capanne:

1) Una cosa non è satira solo perché te lo stai dicendo da solo.

Il nostro caro amico Aristofane.
Da rileggere tutti direi
Cioè non basta dire: questa è satira e appiccicarci un foglietto. Ci deve essere una condizione esistente che la rende tale, una motivazione per la sua stessa esistenza. La satira non deve compiacere i potenti e non deve per forza piacere alle masse, ma non è manco possibile definire qualsiasi idiozia venga in mente a chiunque satira.

 Anche perché, la satira deve avere un soggetto da colpire. 
 E in questo caso il soggetto chi era? La Cantone? No, probabilmente l'ansia generalizzata della gente di avere approvazione sui social e di essere disposta, per questo, a mettere tutto in piazza. 
 Ma la Cantone non ha messo in piazza la propria vita sessuale in prima persona. E' la vittima (e non il soggetto agente) di un'altra storia. Quindi, cosa c'entra?

2) Facciamo pure che è satira perché ovviamente non sta a me dire cosa è e cosa non lo è

 In tutto ciò però, non esiste nessun grande quaderno delle leggi della satira in cui si dice che essa non sia criticabile.
 Non è la terra di nessuno del "Oh, è satira, stai muto perché faccio il caxxo che voglio".

 La satira, esattamente come tutte le cose della terra, è soggetta a critica e il muro dei the Goodfellas che ti trattano come una povera cretina isterica che se la prende per tutto e non capisce l'immensa profondità di un'imperdibile storia, non va nella direzione maestra della satira: la libertà di parola.
 Se invochi libertà di espressione, prendere chi ti critica per qualcuno che non capisce niente, non è molto coerente.

 Tre ultime cose.

La copertina per venire incontro alle facoltà
mentali dei clienti delle librerie generaliste
1) La copertina cantoniana è come fatto notare da molti, esageratamente "ispirata" da un'immagine dell'autore spagnolo Luis Quiles.

2) Sulla sua pagina, l'editore Shockdom ha scritto che in libreria sarebbe stata distribuita una copertina diversa (un tizio che si fa un selfie con un morto nella bara) perché "il pubblico generalista" avrebbe potuto non capire la prima copertina.

 Quindi, se critichi, la tecnica Goodfellas dello sminuimento (grande hit) permane: vieni declassato a uno che non capisce abbastanza di fumetti e si fa qualcosa per "venire incontro alle tue capacità mentali".

3) Il fumetto, per coerenza, l'ho letto, e non è niente di che
 Non lo dico per dare il colpo di grazia, fosse stato bello avrei scritto "Per quale caspita di motivo hanno avuto bisogno di questo casino? E' un capolavoro!".

 Ma non è così. Le storie sono prevedibili, la prima onestamente priva di senso, l'altra scopiazzata da Black Mirror.
 Poi oh, amen, magari sono una sofisticatina, rompina, isterica e tutti quegli altri begli epiteti che fanno sentire alcuni uomini tanto virili.
 Però ci tenevo a dirlo. Ogni tanto anche a me girano vorticosamente le ovaie.

12 commenti:

  1. Applausi. I good fellas sono la merda, in rete e nella vita "reale"

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  2. Non posso essere più d'accordo sul fatto che è ora di smetterla con "è satira, quindi non si può criticare". la satira, come qualsiasi espressione artistica o culturale, può essere bella, far riflettere, anche se a volte dura (Zerocalcare)o essere repellente (molte cose di Charlie Hebdo, senza ovviamente minimamente giustificare chi reagisce con i Kalashnikov alle matite, ma senza neppure accettare il ricatto: sono martiri della libera espressione, quindi deve piacerti quel che fanno).
    Una osservazione sul richiamo ad Aristofane da rileggere tutto: certamente sì, ma guarda anche l'ultimo libro di Luciano Canfora "Cleofonte deve morire. teatro e politica in Aristofane", uscito quest'anno per Laterza. E' un tomone non certo di agevole lettura (io lo leggo per dovere oltre che per piacere), ma dimostra in modo chiarissimo come il nostro attaccasse si i potenti, in modo viscerale e fino al vero linciaggio e alla richiesta che fossero fisicamente eliminati, ma solo quelli di parte popolare (i democratici), mentre era servilissimo con la fazione oligarchica; neppure lui un martire del libero pensiero.

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    1. No, ma infatti c'è un equivoco di fondo: satira-martire del libero pensiero. Un equivoco dovuto anche ai tristi fatti di questi ultimi anni.
      La satira deve essere scomoda e può essere urtante, ma: può essere criticata come tutte le cose della terra ed è di parte come tutte le cose della terra.
      Citavo Aristofane in merito a una cosa a cui tengo molto: non basta che ti dici da solo che stai facendo satira. La satira deve dimostrare sé stessa. E se leggiamo Aristofane ora, ci arriva tutta la potenza di una messa alla berlina (di parte) di secoli e secoli fa. Leggere per capire come si fa. E certo una copertina becera su una vittima, non mi pare la strada migliore. Poi oh, magari tra mille anni ci saranno i loro nomi sui libri di scuola.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Avevo visto la copertina sui cataloghi di preordine della fumetteria. L'avevo trovata un'immagine forte sul concetto di "vendersi per un like" (e mi erano venute in mente circa una carovana di cosiddette influencer che campano di marchette occulte e vlog imbarazzanti - immagino ci sia anche la controparte maschile, eh!). Siccome l'argomento mi intriga, mi sono interessata all'albo (tra l'altro conosco uno degli autori per altre sue cose pubblicate in precedenza). Ho letto l'anteprima di tot pagine pubblicata su un noto sito fumettofilo (da cui mi ero fatta l'idea che il "processo" fosse quello a una tipa che infrange le norme legali stringenti sui like che caratterizzano l'ambientazione distopica della storia), e mi sono fatta venire dei dubbi se in effetti l'albo potesse piacermi o meno. Aspettavo di trovarne qualche copia in giro per constatare de visu prima dell'acquisto.

    In nessuno di questi passaggi mi è mai venuto anche solo lontanamente in mente che ci fossero riferimenti al caso Cantone e/o che la tipa in copertina assomigliasse a Tiziana Cantone (che pure ho visto più volte in foto al tg e sul web nel periodo in cui la sua storia teneva banco ovunque).
    Quindi, o io sono molto ottusa, o qualcuno vede la vita peggio di quel che è, o qualcun altro ha cavalcato opportunisticamente un'onda imprevista di pubblicità gratuita.
    In ogni caso personalmente non mi sento molto urtata da quella cover. Sarà che c'ho uno spirito di patata...
    Se invece il fumetto fosse davvero brutto e banale, mi risentirei molto, perché l'argomento è importante, imho :P

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    1. Il riferimento alla Cantone è stata una loro stessa ammissione

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    2. Ammissione nel post di lancio del fumetto su fb, da cui appunto si è poi scatenato tutto il casino.

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    3. Non ho un account Facebook, quindi non posso verificare se la cosa siua stata detta dall'inizio, o se solo in un secondo momento, stimolati da una domanda precisa del pubblico.
      Peraltro io non ho letto il fumetto e non so neanche se i contenuti rimandino alla vicenda della Cantone o parlino d'altro (l'anteprima che ho letto io non c'entrava nulla, ma erano poche pagine).
      Il mio dubbio è: se nessuno avesse sollevato la cosa prima ancora dell'uscita del fumetto, un lettore occasionale del volume avrebbe avuto modo di collegare l'albo a quella vicenda?
      Perché se l'unico collegamento dev'essere solo una somiglianza incerta tra la ragazza in copertina e Tiziana (somiglianza che io peraltro non vedo molto, occhi a parte), a me il dubbio che qualcuno possa aver semplicemente colto la palla al balzo per tirare un po' di pubblicità gratis al proprio mulino, in modo imprevisto, un po' viene.
      Poi boh, ripeto, io la storia non l'ho letta...

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    4. Le storie parlano delle conseguenze fantadrastiche dei social sulla nostra vita, stile Black Mirror. La prima parla di una donna che si macchia di autolike, ossia si mette da sola un like su fb ed è molto poco convincente. Nel suo mondo mettersi un autolike è un delitto che si paga con la vita, ma non si capisce perché e perché non disattivino semplicemente la possibilità di farlo (ma ci sono molte pagine in cui si arrovellano su una serie di robe che pensano essere molto filosofiche). L'altra invece è più convincente e parla di una coppia che vive in miseria perché incapace di accumulare abbastanza like su fb (e like è uguale a denaro), ma mi han detto che è un'idea scopiazzata da una puntata di Black Mirror.
      Il collegamento neanche io lo avrei fatto se loro non lo avessero ammesso. Inoltre, uno dei dubbi sollevati, è che loro abbiano parlato del collegamento Cantone-copertina anche per giustificare il fatto che l'immagine è scopiazzata da una famosa dell'illustratore Luis Quiles (se lo googli la trovi subito).
      Da come guardi guardi questa storia, diventa sempre peggiore e, devo dire, davvero dilettantistica. Se vuoi cavalcare uno scandalo, devi essere abbastanza tosto per farlo e avere delle vere motivazioni in cui credi.

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    5. Sì, senza dubbio comunque la si guardi non è il massimo. Resto però convinta che il collegamento con la Cantone sia qualcosa di "a posteriori". Se solo per cercare di cavalcare l'hype generato dallo scandalo, com'è il mio sospetto, o se per coprire uno scopiazzo (ti riferisci all'immagine di una ragazza che fa una fellatio a un i-phone? io quella ho visto...), come dici tu, in ogni caso credo sia stato meno premeditato di quanto si vorrebbe far credere.
      Per quello imho ci sta, volendo, il considerarlo una poracciata, ma non trovo molti appigli per tirare in ballo la satira scorretta e cattiva alla "Charlie Hebdo": dubito certe intenzioni fossero a monte. I tempi de "Il Male" sono lontani (purtroppo?).

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  5. Come sempre interessante analisi.

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  6. Non sono iscritta ad alcun social, quindi fortunatamente mi risparmio la maggior parte dei fenomeni del web (cyberbullismo, haters, guerra dei like etc etc), ma riesco comunque ad entrare quotidianamente in contatto con quelli che tu chiami "goodfellas".
    Seguo blog e giornali online, e quindi leggo spesso articoli che trattano di femminismo, maschilismo, parità. E i commenti sotto questi articoli sono SEMPRE SEMPRE SEMPRE pieni di 'sti goodfellas che rispondono "voi donne non avete senso dell'umorismo, vi incazzate per tutto, fate polemica su tutto". Sempre!

    Trump e il pussy grabbing ti indignano? Erano confidenze tanto per fare il figo, che sarà mai!
    Emma Marrone tira una sberla in faccia al ballerino che le palpa il culo e ti dichiari solidale? Ma era tutto uno scherzo, fattela 'na risata!
    A una manifestazione inizia a piovere e sei volonterose signorine vengono utilizzate come portaombrelli per gli uomini dibattenti, e la cosa ti urta i nervi? A loro evidentemente non dava fastidio, certo che vedi sempre problemi dove non esistono!
    Boldrini viene quotidianamente insultata non per quello che fa ma per quello che è e non riesci a tollerarlo? Ti manca proprio il gene dell'ironia!

    Non serve neanche che si conoscano nella vita reale, che facciano branco prima di diventare goodfellas da tastiera. Basta l'essere un certo tipo di maschi e leggere qualcosa che "parteggia" per le femmine.
    Un maschio dello stesso genere con cui fare comunella e darsi spago a vicenda lo trovano entro pochi secondi, su qualsiasi piattaforma, a qualsiasi ora, per qualsiasi argomento.

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