lunedì 17 settembre 2018

Post di servizio: appuntamenti di ottobre, novità, viaggio in Giappone e...ci si rivede tra un mese!

 Cari e care lettori e lettrici del blog, questo è un post di "ci rivediamo tra circa un mese".

 Ormai l'ansiogena unione civile è quasi alle porte e poi mi involerò per il Giappone (ancora non ci credo peraltro).

Biglietto dei miei colleghi <3
 Il giorno dell'unione civile posterò l'illustrazione del "Yuhuu mi sposo" e comunque, internet permettendo, continuerò ad essere attiva su fb e instagram anche se principalmente per postare foto da vera otaku che finalmente riesce a mettere piede nella terra dei manga.

 Se quindi vi interesserà un po' seguire il viaggio in Giappone e magari vedere qualche foto dell'unione civile lì troverete, altrimenti ci si rivede con molte novità a metà ottobre!

 Vi anticipo già alcune cose: 

IL 20 OTTOBRE sarò A TORINO alla libreria Nora Book & Coffee, orario ancora da definire, ma, indicativamente verso le 18, per presentare "Quanti dolori, giovane libraia!" e, in generale, per parlare di libri, librerie e tutto quello che ci va.

 Con ampia probabilità riuscirò anche ad essere un paio di giorni al Lucca Comics, ma ancora non è sicuro! 
 Io ci spero, dicono tutti che trattasi di esperienza provante, ma da fare almeno una volta nella vita e così magari riesco a beccare tutti quelli che in questi anni non sono riuscita a raggiungere (soprattutto perché non mi sono mai spinta più a sud di Nettuno).

  In ogni caso, il blog riprenderà i suoi ritmi regolari, anche perché, il famoso saggio sulle curiosità della storia del libro, al 99% slitterà a inizio anno e non vedrà più la luce per Natale.

 Purtroppo c'era davvero tanta tanta troppa carne al fuoco questi mesi e per terminare un buon lavoro serve sempre tempo.

  Vi auguro un buon inizio autunno e spero che il Giappone sia in pieno Halloween mood!

 Incredibile, ma vero, dopo un anno di preparativi, ci siamo quasi!!

 A presto! E grazie per tutto il sostegno e l'affetto di questi lunghi mesi!

domenica 16 settembre 2018

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Rebel rebel".

 Come in molti negozi, ma in libreria più degli altri, chi ci lavora ha il privilegio di assistere a svariate dinamiche sociali, tanto che, forse, un antropologo potrebbe pensare a un tirocinio in loco.

 Una di quelle che riservano più interesse sono i momenti genitori-figli, soprattutto quando hai l'onore di vedere in diretta alcuni passaggi chiave della vita: la preadolescenza.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Rebel rebel"!



mercoledì 12 settembre 2018

Piccole recensioni tra amici! Doppio colpo tra Giappone e Sardegna: "Stagione di cenere" di Pasquale Ruju e "La ragazza del convenience store" di Murata Sayaka.

 Finalmente, quasi al termine di questa estate tumultuosa, ho finalmente scovato qualche libro decente.

 Su fb mi si chiedeva di consigliare di nuovo qualche bel romanzo e, credetemi, non vedevo l'ora neanche io, ma ho davvero avuto una stagione sfortunata.
 Ora però ho infilato qualche buon colpo di seguito (e sono già di nuovo a secco perché quando i libri mi piacciono li leggo in pochissimo tempo, troppo poco).

 Ecco a voi un piccole recensioni tra amici doppiamente positivo!

Urrà per noi (soprattutto perché, con l'unione civile alle porte, ho i nervi super a fior di pelle)!


STAGIONE DI CENERE di Pasquale Ruju ed. E/O:

 E' davvero notevole questo secondo giallo di Pasquale Ruju e lo è ancora di più considerando che l'autore, a lungo sceneggiatore, non ha ancora abbandonato un certo modo un po' schematico di concepire la struttura del romanzo.

 Il protagonista, Franco Zanna, è un paparazzo già protagonista del precedente libro "Nero di mare".

 Ex reporter, in gioventù aveva osato fotografare un boss mafioso colluso con politici nordici in quel di Torino e, sotto minacce pesanti, era scappato in Sardegna abbandonando fidanzata dell'epoca incinta per non metterla in pericolo.

 Anni dopo, il trauma non scema ancora, fa il paparazzo in Costa Smeralda e vive una vita solitaria ed essenziale attorniato da una serie di coprimari che tradiscono un po' le origini fumettose dell'autore: la barista di una certa età col caratterino che te dico fermete, lo zio ex bandito sardo che vive ancora nascosto sui monti, la capa dell'agenzia a cui rivende le foto e la figlia lontana che riscopre il babbo (vi prego, davvero le scene padre-figlia dei romanzi gialli sono sempre di uno stucchevole agghiacciante con questi papini perdutamente innamorati della loro prole).

 La grande intuizione di questo secondo libro che in alcuni momenti ha dei guizzi particolarmente felici, è però il tema criminale: il fuoco.

 Siamo seri, in estate di solito chiunque abiti in determinate zone ha a che spartire con gli incendi.

 Io ho passato quasi tutte le estati della mia vita in Sardegna e, fino ai 22 anni per tre mesi filati.
 Questo ha donato persino a me la capacità di capire quando c'è un incendio nelle vicinanze: l'aria diventa davvero diversa, più rossa, innaturalmente calda, in un modo che è difficile da descrivere.

 Gli incendi diventano una cosa così quotidiana da non apparire neanche più come un evento evitabile, ma come qualcosa di routinario.

 Eppure la domanda permane: ma chi caspita è che appicca questi incendi? E perché?
Davvero sono piromani malati che non siamo in grado di scovare? E come fanno questi piromani malati a governare gli incendi? Tutti tutorial di youtube (che manco c'erano fino a 10 anni fa)?

 Ruju decide di dedicare il libro alla piromania criminale, agli intrecci oscuri tra finanza e devastazione del territorio che si nascondono dietro le innumerevoli pagine di giornale che ci raccontano di questo o quell'incendio.

 Parla di persone che di mestiere appiccano incendi e sanno governarli, proprio come maghi malvagi, per direzionarli esattamente dove vogliono, di canadair che scientemente sbagliano il luogo di scarico dell'acqua o che non ne caricano abbastanza, di gente che appicca fuoco per essere poi pagata per spegnerlo, di terreni da dichiarare edificabili, di pastori da ricattare, da centri commerciali da usare come riciclaggio di denaro sporco da costruire.

 E' un tema tanto originale quanto incredibilmente ignorato e la parte dell'indagine con alcuni personaggi meno stereotipati (il conducente del canadair) è davvero davvero felice.

 Riescono meno a Ruju, per ora, i personaggi femminili, le cui parti risultano poco convincenti, ma se migliorerà a questo ritmo, la serie di Zanna può diventare una delle migliori in giro.
 Io ci conto.


LA RAGAZZA DEL CONVENIENCE STORE di Murata Sayaka ed. E/O:


 Diffidate della falsa recensione di Vogue schiaffata in copertina, evidentemente fatta da qualcuno che ha letto il libro fino a pagina 50. 

 Questo libro non è spiritoso né tanto meno dolce, questo libro è una cosa inaspettatamente seria.

 La storia comincia come un romanzo qualunque di Banana Yoshimoto, soprattutto degli ultimi anni: una donna quasi quarantenne un po' disadattata tenta di affrontare la vita come può.

 Nei romanzi di Banana Yoshimoto, di solito, parlando con la tv per ringraziarla della compagnia e trovando qualcuno come te con cui condividere una certa solitudine sociale o dedicandoti a qualche hobby peculiare con tutte le tue forze, la questione si risolve in modo pacato, quieto e in armonia col mondo.

 La ragazza del convenience store, potremmo dire, è un romanzo di Banana Yoshimoto che finisce male.

 Keiko ha 37 anni, lavora in un convenience store da 18 (una sorta di piccolo supermercato aperto h24 7/7) e a suo modo è felice così.

  Ha capito molto presto che nelle maglie oppressive della società giapponese, dove dire una cosa fuori posto o non sforzarsi di corrispondere a un modello preimpostato è praticamente sacrilego, sarebbe stata una reietta.

 Oltre a essere strana, Keiko ha proprio una certa mancanza di empatia e di personalità, non riesce ad avere gusti personali e fa fatica a comprendere i sentimenti altrui.

 Tutto quello che vorrebbe è vivere in tranquillità continuando a lavorare secondo i ritmi del konbini dove ormai ha imparato a recitare un ruolo alla perfezione: la commessa perfetta e sempre sorridente.

 Intendiamoci, da una parte si intuisce che Keiko sia vessata dalla società, ma da un altro appare evidente che qualche problema ce l'abbia veramente ed è lì che scaturisce il dramma nascosto della vicenda.

 Se infatti, in una storia che corre su binari rassicuranti, arrivare a un momento di crisi e rottura vorrebbe dire per la protagonista uscire dal proprio guscio e risorgere a nuova vita, per Keiko non può esistere questa parabola, nonostante gli altri la pretendano ad ogni costo.

 Lei ha già compiuto il suo sforzo, con tutti i suoi limiti ha trovato il suo posto nel mondo e lì vuole stare: lavora in un konbini, le piace, vive sola, vuole bene a sua sorella, ha qualche amica anche se più per facciata che per reale affetto.
 Tuttavia agli altri non basta, c'è un prezzo sociale che Keiko deve pagare e il fatto che si rifiuti di farlo porta chiunque a imporle una pressione alla quale non è assolutamente in grado di resistere senza esserne danneggiata.

 Tutti pretendono che lasci il lavoro al konbini, non adatto a una donna adulta, e si sposi. Il tempo biologico stringe e, se non si riproduce, cosa ne sarà di lei?

 La pressione diventa tale da portarla a chiedere a un ex collega, un mezzo criminale la cui idea di rivolta contro il sistema è campare sulle spalle degli altri chiuso in casa, di sposarsi.

 Pensa che così, almeno, la pressione sociale sarà minore e, incredibilmente, scopre che è proprio così. A famiglia e amici non importa con chi stia, basta che stia con qualcuno e rientri nei canoni richiesti.

 Ma Keiko, oltre a trovarsi un mezzo criminale mantenuto in casa, scopre che non basta e che, dopo quella prima soddisfazione, gli altri chiedono di più

 Pretendono, a questo punto che l'uomo con cui ha deciso di accompagnarsi si migliori seduta stanre, che lei lasci il lavoro, che facciano dei figli.

 Come un mostro gigantesco, il mondo pretende un pedaggio sempre maggiore per concedere la propria autorizzazione alle esistenze dei propri abitanti.

 Keiko si trova così intrappolata tra desiderio di compiacere gli altri per essere lasciata in pace e la consapevolezza di non poter vivere in altro modo.

 In un libro normale il tutto si tradurrebbe in un momento di meravigliosa consapevolezza, ma in questo assume dei contorni vagamente drammatici e rende bene le enormi difficoltà di chi è troppo fragile per sopportare le pressioni che convogliamo ostinatamente verso il prossimo.

 Non tutti possiamo rinascere come le fenici, cosa succede a chi non possiede quella forza?
 Molto molto molto consigliato.



domenica 9 settembre 2018

Cronache dall'esaurimento matrimoniale.

E' la classica giornata in cui mi pento di non aver deciso di sposarmi in una baita di montagna con due persone cibandomi di bacche e more.


giovedì 6 settembre 2018

Quello in cui scegliamo di credere dice molto di noi. Gli alieni tra scienza e mito in quattro suggerimenti (e una recensione proprio no)

 Alle superiori ho cambiato tre professori di storia dell'arte in tre anni.

 Non un evento sconcertante vista l'incredibile rotazione di supplenti, cattedre non assegnate, insegnanti fantasma e quant'altro, inoltre, almeno al liceo classico di storia dell'arte si fanno quel paio di ore a settimana giuste giuste per non farti proprio ignorare cosa stai guardando quando entri in un museo.

 In primo classico ci toccò in sorte uno di quegli architetti che per arrotondare si mettono in graduatoria per le supplenze e finiscono per fare qualche svogliata ora qui e lì.

 La sua perla più memorabile rimane averci detto che Zeus e Poisedone sono lo stesso dio ma uno col nome greco e uno con quello latino (mi sa che alle superiori non aveva fatto il classico), ma a distanza di anni lo ricordiamo per le sue prototeorie del complotto.

 Aveva infatti una fascinazione per la storia dell'arte applicata alla fuffologia, quindi piramidi e Ziggurath che avevano connessioni con gli alieni, astronomia donata da misteriosi visitatori dello spazio e altre amenità.

 Quando fu decisa Praga come meta per la gita di classe, tutto quello che seppe dirci sulla città ceca fu che era una città magica che faceva parte del triangolo nero in cui erano comprese poi Torino e New York.
 Sciorinò quindi delle informazioni al riguardo nel gelo più totale. L'anno dopo ottenne le ore la professoressa d'Italiano dotata di doppia laurea e tutto tornò su confini più normali.

Era il mio primo incontro con un amante della parafuffologia complottara.

Tra gli sventurati libri di questa estate, avevo trovato all'usato un libro a tema alieno di King, "Le creature dee buio" mi sembrava un'idea affascinante, un po' simile a "L'invasione degli ultracorpi" mentre invece si è rivelato un coacervo di idee confuse cambiate in corso d'opera non meno di dieci volte.

 La trama comincia con una giovane scrittrice di western che vive isolata nel suo ranch in un paesello vicino a Dallas, Haven.

 Un giorno, facendo una passeggiata, Bobbie scopre un oggetto che sbuca dal terreno, lo tocca e all'improvviso si sente diversa, presa da un'irrefrenabile voglia di costruire e di scavare per riportare alla luce l'oggetto misterioso.

 Basta, Bobbie è finita qui. Pareva la protagonista invece o è un mcguffin oppure è un'idea abortita di King. L'attenzione si sposta su Gardener uno scrittore alcolizzato ormai reietto della società dopo aver sparato alla moglie.


Gardener è un ex amante di Bobbie (che però nel capitolo a lei dedicato lo ricorda con una passione estremamente marginale), suo amico, che sente di dover andare dall'amica in pericolo e  si precipita nella sua abitazione trovandola allo stremo delle forze.
 Da lì parte un trip infinito che vede una sorta di energia aliena prendere possesso di tutti gli abitanti del paese, proprio come accadeva ne "L'invasione degli ultracorpi".

 Se nell'Invasione degli ultracorpi però, l'invasione era appunto un'oscura e velocissima epidemia che vedeva dei baccelli in grado di replicare, uccidere e sostituire gli abitanti originali, qui sono proprio gli abitanti a trasformarsi: perdono denti, scoprono di saper costruire oggetti complessi, di poter spedire esseri umani in luoghi oscuri (da cui farli tornare grazie a un pc) per trasformarsi infine in masse gelatinose.

 Il libro diventa ben presto un giazzabuglio di ogni cosa e si pretende una sospensione della credulità eccessiva: nessuno scambierebbe ORA un ologramma di un campanile per un campanile vero, figurarsi negli anni '80.

 La cosa peggiore è che la parte centrale, che è quella forse costruita un po' meglio, mi era anche oscuramente un po' piaciuta.

 L'idea che un paese tutto sommato pacifico, di colpo mutasse per trasformarsi in qualcosa di sconosciuto e malvagio mentre il resto del mondo decideva di ignorarlo fino a quando fosse stato troppo tardi, era affascinante e incredibilmente adattabile ai nostri tempi.

 Quanti di noi non si sentono incredibilmente spaesati nell'accorgersi dell'inquietante mutazione dei nostri connazionali dopo le elezioni?

 Quanti di voi noi si sentono spaesati nell'apprendere il rancore che covava nelle persone accanto a noi e la velocità con la quale, come un morbo, quel furore estatico di distruzione e odio si è propagato attorno a noi?

 In mezzo a chi abbiamo vissuto finora? Chi erano gli altri? Chi siamo noi?

 Gli alieni sono, da molti punti di vista, un mito affascinante.

 Al netto della lampante, prima evidenza, l'alieno inteso come altro da noi, fonte di terrore, ma anche di fascinazione, racchiude in sé altre due interessanti connotazioni: il loro essere fastidiosamente freno all'onnipotenza umana, che basa tutto su un antropocentrismo folle dovuto all'essere, allo stato attuale, i figli unici dell'universo e, un secondo aspetto.

 Negli anni '50 ci fu un picco di avvistamenti di ufo e oggetti volanti non identificati.

 Certo, c'erano di sicuro delle sperimentazioni aeree e via discorrendo, ma penso che la fortuna di cui godettero come suggestione collettiva (con consecutiva produzione di fake news d'epoca) sia una spia interessante di un'altra questione: ogni epoca ha le fake news che si merita.

 E, devo dirvelo, mille volte meglio i dischi spaziali che quelle grette, misere e rancorose che vediamo tutti i giorni.

 Ciò in cui scegliamo di credere dice molto di noi.

 Vista questa botta inaspettata di alienitudine, ho deciso di proporre una piccola bibliografia, assolutamente non fuffologica, sugli alieni!


SE L'UNIVERSO BRULICA DI ALIENI...DOVE SONO TUTTI QUANTI? di Stephen Webb ed. Cortina:

 Diceva il fu Hwaking che gli alieni esistono, ma sarebbe meglio non cercarli perché sarebbero abbastanza sicuramente pericolosi.

 Esiste però un paradosso, in realtà nato, pare, durante una semplice conversazione, conosciuto come "Paradosso di Fermi" che si riferisce a una domanda del fisico italiano Enrico Fermi rivolta ai suoi colleghi: "Se l'universo brulica di alieni, dove sono tutti quanti?".

 La domanda pare oziosa, in realtà parte da un assunto interessante: considerata l'immensità dell'universo, com'è possibile che non esista nessun'altra forma di vita su nessun altro pianeta o sedicente tale? E se esiste, perché non ci siamo ancora incontrati?

 Nel libro di Webb vengono esposte 50 teorie che variano dal "Siamo effettivamente soli", al "Gli altri si sono autodistrutti", "Non ci cercano" fino al "Non siamo capaci di ascoltarli".

 La cosa più bella è la soddisfazione nello scoprire che mistero e scienza possono coesistere senza per sforza sfociare nell'idiozia.


UN MITO MODERNO di Gustav Jung ed. Bollati Boringhieri:

 Ormai anziano, Jung dedicò uno studio al fenomeno dell'avvistamento dei dischi volanti e del concetto di alieno.

 Ora siamo presi da fake news e falsità più terra terra, ma durante la corsa allo spazio e nel dopoguerra, quando le persone avevano visto seriamente il terrore arrivare dal cielo, ci fu una sorta di ossessione collettiva per l'avvistamento degli ufo.

 Soprattutto negli anni '50 ci fu un sensazionalismo collettivo che portò a un'ondata di avvistamenti con episodi anche pittoreschi come quello allo stadio di Firenze che portò addirittura alla sospensione di una partita.
 Tutto venne poi spiegato con un'esercitazione militare ma all'epoca ci fu molto scalpore (e immaginiamo cosa sarebbe accaduto ora coi social a pieno ritmo).

Jung così s'interrogava: perché gli esseri umani avvertono questa necessità di avvistare qualcosa? Cosa li porta a credere negli alieni?

 La disamina sugli esseri umani e il loro bisogno di sacro, ha però qui un nemico imprevisto anche per Jung: la necessità di comprendere se effettivamente questi alieni esistano davvero o meno.
Perché fa molta differenza decidere di credere a qualcosa che non esiste e predisporsi a credere a qualcosa che invece è effettivamente reale. 

 Ultimamente tendiamo a dimenticarlo.


NESSUNO MI FARA' DEL MALE di Giacomo Monti ed. Canicola:

 Opera per ora unica del fumettista Giacomo Monti, si tratta di una serie di piccoli racconti rarefatti in cui s'immagina un'Italia alle soglie di un'invasione aliena.

 Brevi momenti in cui non accade nulla di eccezionale se non la banalità dell'umanità resa ancor più netta da un evento cosmico.

 Al netto dell'ottima fantascienza, forse poche graphic come quella di Monti hanno saputo cogliere uno degli aspetti più interessanti della creatura "alieno": il senso di alienazione nei confronti dell'altro, ma anche dal nostro stesso mondo.

 Ciò di cui, in un certo modo, parlavo nell'introduzione: non serve nessuna teoria del complotto, nessun fantasioso saggio su alieni precipitati, per capire cosa si avverte nel sentirsi su un altro pianeta, basta che gli altri smettano di essere come te, che i paesaggi mutino, che l'invasione diventi quella più incontenibile perché non esterna, ma interna.

  Non sono gli altri sopraffarci per inglobarci, siamo noi stessi a mutare e a uccidere ciò che eravamo.
 Gipi ne ha tratto qualche anno fa un film.


BATTEZZERESTI UN EXTRATERRESTRE? di Guy Consolmagno e Paul Mueller ed. Rizzoli:

 Uno dei racconti che compongono le "Cronache marziane" di Bradbury parla di un prete missionario che decide di convertire degli alieni la cui forma è quella di una sfera di fuoco.

 Il prete si pone tutta una serie di dubbi sulla liceità della cosa: si possono considerare forme di vita? Sono esseri senzienti? Sono figli del Signore? Sono passibili dell'intero apparato morale della Chiesa e del concetto manicheo di bene e male? Possono peccare?

 Il racconto era bellissimo e le domande non oziose. 

 Il Vaticano che sembra lontano anni luce da temi che sembrano più "semplici" o sui quali comunque oppone visioni passate come fosse incapace di leggere la società contemporanea e le sue complessità, in realtà ha alcuni aspetti inaspettatamente moderni, come due osservatori spaziali, uno a Castel Gandolgo e uno a Tucson, Arizona.

 Qui vengono condotte delle ricerche spaziali e da due gesuiti che fanno parte del team di ricerca, Guy Consolmagno e Paul Mueller, viene un curioso libro dal titolo "Battezzeresti un extraterrestre?" nel qiale vengono sviscerate quelle spesso eluse domande sul complicato e millenario rapporto tra scienza e chiesa.
 Per la serie, se affronti con maggior complessità le problematiche morali con ipotetici alieni che con altri esseri umani, un problema c'è.

lunedì 3 settembre 2018

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Passioni".

Tornano in grande spolvero un po' di vignette in questi giorni!
 Ecco la prima, fresca fresca. So che ognuno ha le sue passioni e che dalla cronaca si può apprendere molto, ma non so, il candore mi stupisce sempre.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Passioni".




giovedì 30 agosto 2018

"Quando dici "Unione civile". Il simpatico siparietto che si ripete 9 volte su 10, se non 10 su 10.

 Un po' per la tendenza delle persone ad ascoltare solo vagamente quel che spesso dice il prossimo, un po' perché si tratta ancora di una cosa "nuova", spesso dire il cacofonico "mi unisco civilmente" in luogo di "mi sposo" crea simpatici siparietti, il cui senso alla fine è uno: puoi chiamarlo come ti pare, ma poi, alla sostanza, la gente la differenza non la vede proprio (sì, lo so che non è ancora il matrimonio egualitario, ma apriremo questo lungo capitolo in un altro lungo capitolo).


martedì 28 agosto 2018

Letture dell'estate 2018, parte I. Quando la serendipità ti tradisce: "Il senso di Smilla per la neve" e "Il libro delle anime", due pessimi affari.

 L'unione civile si avvicina, ho un po' di ansia, ma, soprattutto, ho fatto delle ferie non ferie a casa dei miei genitori per confezionare manualmente bomboniere, segnaposto e tutte quelle amenità che avevo giurato e spergiurato non ci sarebbero state al mio matrimonio, ma poi che fai, non le fai?

 La mia scusa peraltro reggeva: è un'unione civile, è già abbastanza non convenzionale, da non poter essere convenzionale neanche volendo, ma la cruda verità è ben altra, un'unione civile con tutti i crismi è identica a un matrimonio con tutti i crismi (sai che scoperta in effetti), con l'eccezione che almeno non puoi cedere sul punto Chiesa (ma non avrei ceduto manco da etero).

 Comunque, non mi sono rilassata molto, ma ho letto parecchio e, per la prima volta, in modo quasi assolutamente casuale. 

 Non avendo avuto il tempo di passare in biblioteca, ho dovuto affidarmi ad acquisti di fortuna all'usato in un assurdo negozio suburbano che sarebbe piaciuto molto a Stephen King: un capannone sulla Braccianese pieno zeppo di mobili di modernariato polverosi e usati e una quintalata di libri.

 C'ero finita con mia sorella per cercare, incredibilmente, delle lanterne decorative per la cerimonia.
 Immaginavo uno di quei colpi di fortuna da raccontare ai posteri, "Pensa, ho trovato 10 lanterne in perfette condizioni per soli 10 euro!", ho trovato solo armadi di vent'anni fa (e le lanterne alla fine ho rinunciato a cercarle) e tre libri di cui andavo molto orgogliosa. Prima di leggerli.

 I primi due li trovate recensiti di cui sotto, il terzo "Creature del buio" di Stephen King, lo recensirò nel prossimo post altrimenti, al solito, si finiva per scrivere un poema epico.

 Immagino si evinca che sono un po' agitata.

 Bando alle ciance! 
Let's go!


IL SENSO DI SMILLA PER LA NEVE di Peter Hoeg:

 Non so come descrivere questo romanzo che divenne (ora lo so, incomprensibilmente) al tempo un best seller tale da meritare persino un film.

 Trattasi di un incredibile (nel senso che non ci si può credere) giallo che sfocia nel fantastico, con un inizio incalzante, una parte intermedia inutile come una sdraio al polo nord e un finale totalmente assurdo, ed entra a pieno titolo in quei gialli nordici senza un vero senso d'esistenza.

 La storia inizia quando Smilla, una glaciologa per metà danese e per metà eschimese che si trova a dover affrontare la morte di un suo giovanissimo amico, un bambino eschimese di nome Esajas, precipitato da un tetto mentre correva.

 Il fatto che un bambino mortalmente sofferente di vertigini sia precipitato da un palazzo non insospettisce gli inquirenti che bollano il tutto come "tragica fatalità".

 Tuttavia Smilla non ci sta, in quanto glaciologa sa leggere la neve e intuisce che il bambino stava scappando da qualcuno, ma chi?

 Per un po' tutto porta a pensare che l'omicidio sia legato alla morte del padre di Esajas, deceduto a seguito di un'intossicazione alimentare durante un'esplorazione governativa artica (!).

 Pur con qualche dubbio, dopo un avvio d'indagine abbastanza normale, la storia parte per una tangente incomprensibile. 

 Tutto perde senso quando, ad un certo punto, Smilla (che ha trovato il tempo di andare a letto con un meccanico, se non erro, dislessico) s'imbarca senza un motivo comprensibile su una nave che va verso l'artico e rimane invischiata in una sordida faccenda di marinai corrotti (come un secondo libro nel libro), per poi giungere in fretta e furia verso un finale folle che potete leggere nello spoiler di seguito se vi ho fatto passare la voglia di aprire questo libro durante il resto della vostra vita.

SPOILER

 Giunta nell'artico, Smilla scopre la verità sulla famosa intossicazione alimentare artica: un meteorite caduto al polo nord aveva causato la mutazione di un verme che, introducendosi nel corpo del malcapitato umano, finiva per ucciderlo, com'era accaduto agli sveturati marinai.
 Tuttavia Esajas, bambino prodigio in grado di imbarcarsi di nascosto sulla stessa nave del padre, pur avendo contratto la bestia aliena era riuscito a non morire ed era perciò tenuto sotto controllo dal governo.
 Purtroppo veniva tenuto sotto controllo male perché era precipitato dal tetto proprio durante una visita di controllo.
 Sì. avete letto bene: vermi mutanti.

 FINE SPOILER


 L'unico lato positivo, perché nonostante tutto ce n'è uno: 

 Se leggete i romanzi ambientati nelle "colonie" danesi, posso assicurarvi che qualsiasi simpatia vaga per il tenero popolo nordico verrà a perire.

 
A fine agosto quando l'estate mi sembra interminabile, inizio
 a bramare distese innevate
Ho letto due gialli ambientati alle isole Faroe
che, sommati, a questo qui di Hoeg in Groenlandia, restituiscono un ritratto impietoso: i danesi appaiono come dei predatori di risorse naturali senza cuore che trattano le popolazioni locali con sufficienza.

 O meglio, gli abitanti delle isole Faroe sembrano i cugini zotici di campagna che però uno  alla fine sopporta, gli inuit appaiono come gli indiani d'America: sradicati dai loro luoghi, resi fragili, spesso dipendenti dall'alcol, con un livello d'istruzione mediamente più basso dei danesi che in fondo in fondo li disprezzano e discriminano.

 Se c'è un vero lato positivo che rende "Il senso di Smilla per la neve" un libro che va letto almeno a metà è la descrizione di questa fetta di mondo a noi completamente ignota.

 Il mondo degli inuit, le loro sofferenze, il loro rapporto con l'Europa, le peculiarità sono tutto ciò che rende questo libro, incomprensibile caso di successo, almeno interessante.

 Il più grande mistero resta comunque come un libro del genere possa essere diventato, all'epoca, un best seller mondiale. Inspiegabile.


 IL LIBRO DELLE ANIME di Glenn Cooper ed. Tea:

 Ci sono alcuni libri che leggi a causa del mestiere.

 Dopo un po' di anni che lavori in libreria e vendi incessantemente gli stessi titoli ti sorge il dubbio che in fondo possano avere un loro perché.

In alternativa, alla trecentesima volta in cui ti chiedono: "Ma me lo consigli?" o "Di che parla?" pensi che invece di limitarti a ripetere in modo convincente la quarta di copertina, forse dovresti andare oltre la poker face e sforzarti di leggerlo.

 "Il libro delle anime" di Glenn Cooper è uno di questi tragici romanzi e, probabilmente, se non fosse stato l'unico libro sottomano durante un'imprevista permanenza di un'ora e mezza nella stazione di Viterbo con un caldo assassino, non lo avrei mai finito.

 Ora posso dirvelo con cognizione di causa, non è pregiudizio snob: è realmente pessimo, un'americanata degna del camerlengo folle di Dan Brown.

 La storia credo sia l'ideale seguito de "La biblioteca dei morti" che non leggerò e racconta le gesta di un poliziotto con una moglie poliziotta divenuta bocconcino solo per sedurlo e che vuole continuare a lavorare dopo la nascita del figlio (tutto ciò che sappiamo di lei).

 Lui, precocemente in pensione, muore di noia e si fa convincere da due anziani ad andare in Inghilterra a comprare un prezioso manoscritto battuto all'asta su cui ci sono nomi e date, date e nomi.

 Cosa accade? 

 Che egli compra il libro e inizia ad indagarne il contenuto in una sorta di piccola caccia al tesoro all'interno del maniero degli ultimi proprietari del tomo un anziano e sua nipote, ultimi discendenti di una nobile casata inglese.

 Di flashback in flashback veniamo a scoprire che il libro è passato per le mani di Shakespeare, Calvino e Nostradamus (i flashback nella loro follia sono forse la parte scritta meglio) e che è stato prodotto da una schiera di monaci dagli occhi verdi che si riproducevano tutti identici tramite violazione di sistematica di suore (giuro).

 After caccia al tesoro arriva il momento da blockbuster in cui il poliziotto in pensione prende definitivamente la forma di Nicolas Cage in modalità cacciatore di templari e finisce nell'idiozia totale.

 Nel senso, se fosse un libro con una vaga ombra di verosimiglianza, il protagonista non finirebbe civttosamente intervistato da una giornalista tutta complimenti, ma morto con una pietra al collo in fondo al mare.

 Insomma, certi libri, se proprio non ti viene di leggerli, c'è un motivo.

Vi anticipo che purtroppo con King non mi è andata meglio sigh sigh

giovedì 23 agosto 2018

Il pericoloso scarto tra orrore e meraviglia. Una recensione di "Tu sei il male" di Roberto Costantini, dal delitto della Cattolica alla strana sensazione di due libri incollati insieme.

 Qualche anno fa, affascinata dall'idea che a Milano potesse esserci altro oltre al Duomo (ora lo so, ma all'epoca mi ero appena trasferita e chiunque viva nel capoluogo meneghino sa che è tutto molto bello, ma anche molto molto nascosto), partecipai ad un ghost tour.

  Scoprii vari mysteri (ci feci molto tempo dopo anche un post) antichi e delitti moderni.

 Uno su tutti mi colpì, ma immagino abbia colpito come una tranvata all'epoca gran parte della popolazione: il delitto della Cattolica.

 Se siete tra coloro che lo ignorano, faccio un breve riassunto.

 Nel luglio del 1971 una ragazza viene trovata uccisa da 33 coltellate nei bagni dell'università Cattolica di Milano.

 Si tratta di Simonetta Ferrero che la sera stessa avrebbe dovuto partire per l'estero coi suoi genitori. Dopo alcune commissioni, la ragazza si era recata, per motivi non ben specificati, nella sua ex università e lì era stata ritrovata due giorni dopo da un seminarista che aveva sentito i rubinetti dell'acqua del bagno scorrere.

 Invece di dare l'allarme, il ragazzo era corso via in preda al panico e a dare l'allarme fu successivamente una studentessa.

 La vittima era stata uccisa come in un film di Dario Argento: in un luogo deserto, senza testimoni, con una lunga lama affilata. Perché, dopo anni, rimane un mistero.

 Esistono alcuni libri che non esistono.

 No, scusate stavo scherzando (l'ansia da matrimonio si vede anche dalle battute).

  Esistono però libri che viaggiano pericolosamente su una corda sospesa tra meraviglia e porcheria. 

 Sono pochi, sono rari (un po' più frequenti i film) e, se si è degli estimatori del genere, quando si scovano sono fonte di autentica gioia.

 "Tu sei il male" di Costantini è uno di questi.

 L'inizio è un po' come le prime puntate di "Mad men": se sei una donna ti viene voglia di defenestrare il libro perché pensi di avere di meglio da fare che leggere un'elaborata fantasia machista (anche se immagino ci siano anche molti uomini a cui ha fatto lo stesso effetto).

 Il protagonista è infatti un concentrato di tutto ciò che un "vero" uomo sogna nella vita.

 Michele Balistreri un figlio di papà che però si ribella al papà, compie in gioventù un imprecisato misfatto nella Libia ove il padre è un ex colono di lusso, si arruola nella legione straniera, bazzica i movimenti di estrema destra e pone un limite alla sua morale: saccagnare di botte a sangue i militanti di sinistra sì, piazzare le bombe no.

 Quando perciò i suoi compari fasci si mettono a sistemare bombette qui e lì diventa un agente segreto (ve lo giuro), si infiltra tra i suoi stessi camerati e riesce a mandare all'aria svariati piani.

 Quando torna tra i vivi, viene letteralmente imbucato a fare il poliziotto alla collina Fleming, i quartieri benissimo romani.
 Lui è contro il sistema, ma insomma, prendere quello che c'è di comodo dal sistema, fosse anche solo una raccomandazione, pare non faccia schifo a nessuno, neanche ai giovani machi ex coloni.

 Alla Collina Fleming Michele vive una vita meravigliosa: lavora poco, si bea del fatto che il fratello maggiore sia un perfettino ammanicato con mezzo pianeta che gli copre le spalle e garantisce per lui (è pieno di fratelli maggiori perfettamente borghesi Roma nord a quanto pare) e ovviamente si porta a letto qualsiasi donna gli capiti a tiro.

 Non c'è brunetta o biondina che non veda l'ora di finire a letto con lui, anche due brunette o due biondine a volta. 

 Un giorno, arrapando qui e lì, va a trovare un suo caro amico sul luogo di lavoro: si tratta di Angelo Dioguardi, un abile giocatore di poker che la sua fidanzata ha imbucato (anche lui) nella città del Vaticano a far da assistente a un altissimo prelato il cui compito è trovare alloggi ai pellegrini.

 Mentre i due sono lì a cazzeggiar in ufficio, entra la giovane e bellissima segretaria di Angelo, Elisa Sordi e Michele decide che, sebbene costei si professi una vergine delle rocce, egli la sedurrà quanto prima.

   E' il 1982 e siamo nel pieno dei mondiali che l'Italia, fortunosamente, vincerà perciò non c'è connazionale che, il giorno delle partite, non abbia un posto dove tifare davanti a una tv condivisa. 

 Qualche giorno dopo Michele va a recuperare Angelo in ufficio senza sapere che la sera stessa Elisa scomparirà e lui, sebbene avvisato ufficiosamente dello spiacevole evento quasi subito, si rifiuterà di cercarla, un po' per indolenza un po' perché la crede davvero intenta a spassarsela da qualche parte.

 Elisa, invece, viene trovata morta e il colpevole rimane sconosciuto. 
 Poi, vent'anni dopo, una lunga serie di omicidi assai simili rinverdisce l'orror: chi è l'assassino? E perché è tornato ad uccidere?

 Non so se sia stato ammesso l'omicidio della Cattolica come spunto iniziale, ma ci sono molte similitudini: una giovane donna che muore misteriosamente in un assolato pomeriggio d'estate in una città semideserta, in un palazzo vuoto e con legami col Vaticano, nessuno vede, nessuno sa.

 Ho sempre trovato interessante l'idea di sviluppare una trama gialla da un delitto reale, ancor di più se irrisolto, perché molteplici sono le facce del male ed è affascinante la piega degli eventi che Costantini decide di far prendere alla vicenda, tuttavia c'è un grosso problema.

 Se la storia è scritta molto bene e si fa leggere, ad un certo punto, verso i tre quarti, diventa piuttosto evidente come si incarti pericolosamente su sé stessa, o meglio, si stia volutamente e assurdamente complicando; tremila sospettati, scene splatter, omicidi a catena, moventi politici, odio razziale, serial killer, segreti sepolti nel passato, sparatorie e chi più ne ha più ne metta.

 Una quantità di carne al fuoco che avrebbe fatto implodere più di un libro molto prima.

 Costantini riesce a tenere le redini anche se alla fine resta la sensazione di due libri incollati insieme, come se avesse avuto due ottime idee e avesse deciso di farle collimare in un unico libro definitivo.

 Il risultato è appunto una cosa a metà tra meraviglia e orrore, in cui parti alla Scerbanenco un po' hard boiled che ti fanno persino dimenticare il fatto che il protagonista sia un macho compiaciuto (ma in tarda età si ravvede parzialmente) si mescolano a pezzi assolutamente inverosimili e quasi caricaturali.

 Certo, è un romanzo, certo c'è la sospensione dell'incredulità, anche perché il neorealismo applicato ai gialli produce spesso solo che danni o palle disumane, ma qui ci troviamo anche di fronte a un serial killer che ad un certo punto deve spiegarti come funziona il suo macchinoso sistema di mietitura vittime (tutto per arrivare forzatamente a un indizio che non serviva a nessuno).

 Così la sensazione generale post lettura rimane esattamente quella che aleggia durante il romanzo: l'idea di aver letto qualcosa di potente che in parte si è però detonato da solo. 

 Perché in questo romanzo diviso a metà al primo finale, quello di Elisa, non serviva il lungo e contorto intermezzo, bastava la pura e semplice banalità dell'orrore, quello dell'apparenza perbenista che fa compiere orrendi misfatti come se non ci fosse scampo al giudizio altrui.

 Un vero giallo, un buonissimo giallo, ha anche questo oltre che una scrittura ottima e una trama considerevole: la capacità di alzare per un attimo il velo che copre gli orrori della vita che scorre parallela alla nostra.

 Noi camminiamo, parliamo, lavoriamo, paghiamo le tasse (almeno si spera), contraiamo mutui, cerchiamo lavoro, ma attorno a noi si muove un altro mondo, invisibile, intriso di sangue e di lutti che si nutre dei nostri vizi e dei nostri segreti. 

 Ogni tanto i due mondi s'incontrano e l'orrore che ne scaturisce non ha bisogno di serial killer farlocchi.

 Sono molto curiosa di leggere i libri successivi, spero in uno sfrondamento generale e in una trama più pulita. E posso assicurarvi che per farmi appassionare a una trama che ha per protagonista un ex fascio donnaiolo bisogna essere davvero bravi.

domenica 12 agosto 2018

Candida I dolori della giovane libraia come miglior sito letterario ai Macchianera Awards 2018!

Mentre mi rotolavo in spiaggia e cercavo lanterne da giardino per l'unione civile su internet, mi è venuto in mente di non aver ancora adeguatamente vessato i lettori del blog affinché votino I dolori della giovane libraia come miglior sito letterario ai Macchianera Awards di quest'anno.

 Come fare?

 Andare al link:


Inserire l'url de I dolori della giovane libraia nella sezione "miglior sito letterario":
 http://idoloridellagiovanelibraia.blogspot.it

 Votare almeno 8 categorie affinché il voto sia valido.

Incassare i miei ringraziamenti.

 Il tutto entro il 25 agosto!











sabato 4 agosto 2018

"La libreria in estate" le accaldate cartoline dalla libreria summer edition tra bagni, sepolti in casa e diritti.

Ed ecco a voi la serie di cartoline dalla libreria summer edition che volevo fare da almeno un mese e mezzo!!
 Potrebbe esserci la seconda parte, intanto godetevi questa prima infornata!

 "La libreria in estate", le accaldate cartoline dalla libreria!







giovedì 2 agosto 2018

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Scandalo".

Ed ecco a voi, a surprise, una nuova vignetta!

 Prestissimo vedrete su questi schermi "Le cartoline dalla libreria-summer edition"!

Spesso si viene in libreria con la convinzione che esistano testi su TUTTO, galvanizzati dal fatto di averli magari visti su internet. Giustissimo, peccato che spesso ciò che si ricerca è solo per il mercato estero, è fuori commercio da tremilamilioni di anni o è pubblicato da case editrici che portano i libri solo ai librai nel raggio di 30 km perché oltre gli costa troppo.

 Tentar non nuoce comunque eh! Però, come vedrete dalla vignetta, alcune richieste sono peculiar.

 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Scandalo"!


mercoledì 1 agosto 2018

I tenebrosi e fumettosi consigli (più o meno) per l'estate 2018! "L'attrazione" di Lucas Harari, "Utsubora" Nakamura e "Profondo nero" di Dario Argento ft Dylan Dog.

 Eh lo so, sono sparita, so anche che l'estate è alle porte e non ho ancora finito i consigli.

 Mettiamola così, visto che passerò le mie ferie a confezionare bomboniere e segnaposto, al contrario degli scorsi anni, il blog non sparirà da questi schermi, ma continuerà a funzionare a intermittenza e penso e spero con vari fumetti!

 Considerate che non sono ancora riuscita a mettere piede in biblioteca per saccheggiare la sezione dei gialli da ombrellone.

 In ogni caso eccovi tre consigli estivi legati da varie cose: sono tutti e tre fumetti, sono tutti e tre a tema noir/horror e sono tutte e tre novità!

 Sì, magari non leggete fumetti, ma credetemi, almeno il primo potrebbe comunque essere nelle vostre corde!


 Buona lettura recensoria!



UTSUBORA di Nakamura Asumiko ed. Coconino press:


 E' bellissima e molto particolare questa graphic, purtroppo divisa in due parti (la seconda uscirà in autunno) che dà la curiosa sensazione di essere più adatta alla forma romanzo che fumetto.


 La storia parte dalla morte di una giovane e bellissima aspirante scrittrice, Aki, che si sarebbe gettata dal palazzo senza senza una comprensibile motivazione.


  Il suo appartamento non svela niente, anzi, sembra quasi che fosse lì solo di passaggio e nessuno sa niente di lei.

 Tra i numeri da chiamare in caso di emergenza ce ne sono due: quello della sua gemella Miki e del famoso romanziere Jun.

 All'inizio sembra che l'unico rapporto tra Jun e Aki fosse quello che intercorre tra una fan piuttosto piacente (Jun è single e vive con la nipote) e un romanziere famoso e potente. 

 Pian piano diventa chiaro che la questione aveva intrecci ben più complessi e affonda oscure propaggini nella stesura del nuovo romanzo di Jun: Utsubora.

 Iniziano quindi tre indagini parallele: quella di Jun e di Miki, che a loro volta s'indagano vicendevolmente nel tentativo di capire chi realmente sia l'altro (Miki è davvero la sorella di Aki o è Aki stessa? Jun è realmente innocente in questa storia o c'è la sua mano dietro il suicidio?), quella della polizia che non è convinta si tratti di un suicidio e quella del dipendente della casa editrice che inizia a nutrire seri sospetti su chi sia il vero autore di "Utsubora".

 La storia ha dalla sua dei tratti puliti e sottili, molto onirici e il disegno aiuta nell'atmosfera così rarefatta e inquietante.

 Tuttavia, forse per puro piacere di lettrice, mi sarebbe piaciuto che ad avere l'idea di questa graphic fosse stato un romanziere.


 E' esattamente il genere di storia che amo e che non si trova praticamente mai in giro nel panorama editoriale: un noir sospeso, molto ben sospeso, nel sovrannaturale che però, in genere, alla fine, di sovrannaturale ha solo le atmosfere.


 E dirò la verità il tema del doppio, molto sbandierato, non mi sembra neanche il centro della narrazione che, secondo me, si concentra su un tema molto attuale: quanto conosciamo davvero gli altri?

 Avete presente quell'inquietudine che vi assale quando intervistano parenti e amici di chi è macchiato di un qualche delitto e notate una sincera incredulità?

 Per la serie: possibile che abbia sempre ignorato la vera natura di qualcuno che vedevo tutti i giorni, con cui sono cresciuto, con cui ho condiviso parte della mia vita?

 Ecco, "Utsubora", a mio parere, sembra parlare più che altro di quel grande mistero che sono e rimangono per sempre gli altri.

 Belli i personaggi, anche tutti i comprimari, dalla nipote di Jun ai poliziotti. Nulla sembra lasciato al caso e tutti sembrano pedine poste nel punto esatto di un'invisibile scacchiera.
 Si nota la maestria dell'autore nella totale assenza di sotto trame superflue o dialoghi riempitivo, la  storia che procede spedita verso un punto che però, purtroppo, dovremo aspettare l'autunno per scoprire quale sia.

 Una bella bella bellissima sorpresa. Consigliatissimo anche a chi, generalmente, non ama i fumetti. Credetemi.


L'ATTRAZIONE di Lucas Harari ed. Coconino Press:


 E' molto particolare, molto geometrica questa storia rarefatta e silenziosa che ha un ottimo spunto di partenza e alcune debolezze (peccato) nella trama.

 Tutto parte quando l'alter ego dell'autore, professore di architettura, incontra un suo tesista, Pierre, che non vede da un po'. 

 Il ragazzo sembra essersi arenato sulla tesi incentrata su un edificio che lo ossessiona: un albergo svizzero, progettato da Peter Zumthor.

 Pierre è convinto che l'albergo nasconda un segreto, ma non riesce a capire né quale potrebbe essere né il perché di questa peculiare convinzione che lo ha portato ad abbandonare momentaneamente gli studi, convinto che dietro questa inquietudine si nascondesse qualcosa di poco sano.

 Ovviamente, come in tutti i thriller psicologici che si rispettino, Pierre dismette il buonsenso e si mette in viaggio, arrivando in questo paesello perso sulle montagne, tra la neve e il silenzio.

 Nell'albergo, dove si trovano delle lussuose terme, incontra un famoso architetto che di dimostra, di colpo, interessatissimo alle sue ricerche pretendendo i suoi appunti e arrivando ad aggredirlo.

 Anche lui è ossessionato dal segreto dell'albergo, ma al contrario di Pierre, che oscuramente sente di avere una pista, non riesce a capire dove debba iniziare a cercare.

  La storia, che scorre esattamente come un film, tanto che potrebbe sembrare uno storyboard preparatorio, riesce a comunicare quel senso di isolamento che i luoghi un po' fuori dal mondo sanno dare.

 Sì, c'è tanta gente, sì, c'è un paese con abitanti che lo prendono in simpatia, sì, conosce una ragazza, ma è come se Pierre fosse sempre solo e soprattutto lontano da tutti.

 Hai per Pierre continuamente quella stessa ansia che ti prende mentre guardi i film horror e la futura vittima sacrificale rimane sola.

 Sei lì che gli strilli: cretino dovevi andare nel bosco con qualcuno, non dovevi aspettare il misterioso sconosciuto da sola, non devi rimanere sola in casa!

 Solo che Pierre non rimane quasi mai solo, eppure per tutto il tempo è come se lo fosse e avesse scritto in fronte "vittima sacrificale".

 Veniamo alla parte poco convincente: per tenere in piedi un thriller sovrannaturale di un certo rispetto, una cosa bisognerebbe evitare, ossia i cliché.

 Il vecchio che tutti credono pazzo che però conosce la leggenda anche no. Come anche no, l'esplicita rappresentazione del sovrannaturale, anche un macchiettistica e lo stesso segreto beh, si poteva fare di meglio.

 Le cose fanno più paura quando sono solo immaginate e puoi cullarti sul filo del dubbio.

 Grazioso, per appassionati d'architettura e di montagna.


PROFONDO NERO di Dario Argento (per Dylan Dog):


 Lo sapevo bene che Dario Argento non poteva permettersi di intorbidare Dylan Dog con storie particolarmente sconvenienti o particolari morbosi, tuttavia, anche se la storia parte da uno spunto interessante e termina in un mondo molto Darioargentoso, il tutto è davvero troppo troppo floscio.

La storia comiuncia quando Dylan, per vari motivi, si trova casualmente ad una mostra di foto BDSM. E' un torbido mondo nel quale, a quanto pare, Dylan, nonostante le sue innumerevoli conquiste non ha mai bivaccato.

 Rimane conturbato dalle foto di una particolare modella alla quale lo legano sogni a base di frustini così inizia a cercarla per scoprire che ella è sparita da qualche giorno.

 Quando viene ritrovata cadavere, inizia la sua ricerca (e qui, devo dire, c'è proprio la caduta di stile che immagino volesse essere ironica, ma anche no) di un mysterioso mr. Grey.

 Allora, le atmosfere ci sono. 

 A me non piacciono nelle storie Bonelliane i tratti poco bonelliani, ma Roi praticamente salva quasi da solo capra e cavoli: se non ci fosse lui a rendere tutto evanescente e torbido con abbondante uso d'inchiostri e penombre, il risultato sarebbe stato ben peggiore.

 Il problema è la storia. Cioè, se tu vuoi fare una cosa con BDSM e frustini, sogni erotici di Dylan che mai egli si sarebbe aspettato nella sua purezza di partorire, se vuoi infilarci storie strane del passato e via discorrendo, tutto ok, ma calca la mano.

 Altrimenti sembra tutto un vorrei ma non posso.

 E' come leggere Dario Argento col freno a mano tirato, una versione ripulita diciamo: senza ansia, senza particolari splatter, senza neanche quell'erotismo torbido che nei gialli all'italiana andava "punito" e che effettivamente viene punito anche qui, ma senza quel senso del peccato che in realtà, diamocela tutta, compiremmo anche noi.

 E' tutto molto superficiale e non appassiona mai. Molto deludente.

  Non credo che i lettori di Dylan siano delle educande perciò: perché?

 Se chiami Dario Argento si suppone che oltre al nome vuoi anche altro, quindi la domanda è: è Dario che si è contenuto o gli hanno detto "guarda datti una regolata"? E ha senso darsi una regolata? Mah.
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