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giovedì 13 dicembre 2018

I consigli natalizi 2018 parte II! La cavalcata tra libri natalosi (con un filo di polemica) continua tra atlanti, presepi, west, Sturmtruppen e comete.


Continua la mia cavalcata di consigli natalizi brevi (per i miei standard), concisi e polemici.

 In realtà, considerando che la lettura è evasione, ma anche riflessione, forse il fatto che il mio malumore verso la pessima china del mondo si riversi nelle recensioni e il mio gusto ne venga influenzato non è altro che un'inevitabile conseguenza (o forse sono solo un po' cotta dai turni).


 Inoltre ho ammassato un altro po' di consigli, quindi sappiate che presto ci sarà una terza infornata!

 Questo sistema di recensioni spot in codeste fauste occasioni festose mi aggrada assai!


Ma non perdiamo altro tempo!




L'ANNO DELLE COMETE di Daniel Schonpflug ed. Keller:

C'è stata, in alcune epoche di particolare distruzione, una goccia di splendore. 

 Nel 1918, al termine del primo drammatico conflitto mondiale, iniziarono a cadere comete: scrittori, artisti, militanti, politici, attraversarono brucianti il cielo di un mondo che non si trasformò mai in mattino, ma continuò una lunga notte fino al 1945.

 Anni oscuri e splendenti attraversati da personalità che posero le basi del secondo conflitto mondiale, ma anche della nascita del mondo contemporaneo.

 Questo per ricordarci che anche nella notte si vedono ogni tanto delle luci. Non in questo momento però.


STURMTRUPPEN di Bonvi ed. Mondadori Comics:

 Corre il cinquantesimo anniversario dell'invenzione delle militaresche creature di Bonvi. 

 Soldati tedeschen che parlano come un italiano immagina parli un tedeschen, mettono in ridicolo il tanto esaltato ultimamente mondo militare fatto di ordini insensati, comande che si fa più danno ad esaudire che disattendere e organizzazione al limite dell'idiozia.
 Bonvi metteva alla berlina tedeschi, alleati italiani e giapponesi. In un momento storico in cui si rievoca l'asse Roma-Berlino farebbe bene rimettere le cose nella sua giusta prospettiva storica e idiotica.

 La Mondadori comics sta riproponendo la ristampa a colori di tutte le strisce del capolavoro bonviano e, se siete interessati, a Bologna è in corso una mostra.

Ps. Se volete allegare ulteriore regalo, consiglio lo splendido "Un anno sull'altipiano" di Emilio Lussu, in cui lo scrittore racconta il suo folle, surreale e tragico (purtroppo e sottolineo purtroppo tragicomico) anno come ufficiale durante la prima guerra mondiale. E' come Bonvi, con l'aggravante che non è un'opera di fantasia, ma la realtà.


GLI ITALIANI ALLA CONQUISTA DEL WEST di Luigi Grassia, Mimesis edizioni:

 Se chiedete a molti italiani se abbiano mai letto un fumetto, vi diranno subito di no. Poi quando chiederete "Neanche Tex?", allora magicamente si scoprirà che i fumetti, un tempo, li hanno letti eccome e anzi, al ricordo, di colpo scoprono di volerlo fare di nuovo.

 Per tutti i nostalgici appassionati del west, c'è questo grazioso volumetto sulle glorie italiche del selvaggio ovest. 

 Tutte storie vere di cowgirl e cowboy che hanno preso armi, bagagli e cavalli e hanno scritto una storia tutta spaghetti western.


IN CUCINA CON KAFKA di Tom Gauld ed. Mondadori:

 Vignettista conosciuto e amato dai bibliofili per i suoi fumetti sul mondo del libro, quest'anno potrebbe essere un ottimo regalo per i booklover più focosi.

 "In cucina con Kafka" è una graziosa raccolta di brevissimi fumetti che mettono alla berlina con gusto e intelligenza, lettori, scrittori, mode editoriali, passioni bibliofile, classici e fissazioni libresche contemporanee.

 Piccolo e divertentissimo, piacerà da morire a chi ha sempre un libro in borsa.
  Inoltre risolve l'annoso problema natalizio del: "Voglio regalare un libro che faccia ridere!", richiesta evergreen che si sta confermando anche quest'anno.

 Se siete nel dubbio googlatelo, alla fine lo comprerete anche per voi.


THE PASSENGER. GIAPPONE ed. Iperborea: 

Metto questo libro/rivista tra i consigli aggiungendovi un lampeggiante che indica ai miei amici e parenti "VOGLIO CHE LO REGALIATE ANCHE A ME"!

 Da qualche mese l'Iperborea ha avviato una sorta di corposa rivista "The passenger" che bimestralmente raccoglie articoli su uno specifico paese del mondo. Il primo fu l'Islanda, poi venne l'Olanda e infine il nostro amico Giappone che, in verità, quest'anno va più di moda del solito in libreria.

Gustoso, interessante, regalo ideale per i molti appassionati del Sol Levante e per gli indefessi viaggiatori (anche quelli wannabe, che hanno molta voglia, ma poco portafoglio, tipo me).


IL PRESEPIO di Maurizio Bettini ed. Einaudi:

 Mio padre ha una vera passione per i presepi. Durante tutto l'anno raccoglie indefessamente muschio, rametti, legna, sassi e, non lo dico perché sono sua figlia (sul mio instagram potete avere prove fotografiche), crea dei veri capolavori, in pieno napolitan style.

 Quando ero piccola e compravamo pastori e personaggi mini vari nei mercati campani, ero affascinata dalla quantità di figure fisse e apparentemente contraddittorie del presepe. 

 Già a 8 anni mi sembrava sospetto che un fraticello francescano apparisse sul luogo della nascita del bambinello e non capivo perché tutti fossero vestiti in modo medievale, ma apparisse qui e lì una guardia romana.

 Mio padre mi spiegò solo il significato di Benino o Benito o Benigno, il pastorello che dorme proprio sopra la capanna in cui nasce Gesù e che rappresenta l'umanità che chiuse gli occhi davanti alla nascita del salvatore.

 Ecco, il presepe in realtà nasconde mondi, significati e iconografie sconosciute che Bettini racconta in questo libro, poco divulgativo e molto di livello, che interesserà gli appassionati di presepi, antropologia e folklore!


LE PUBBLICITA' DI NATALE CHE HANNO FATTO EPOCA di Fochesato ed. Interlinea:

 Quest'anno più degli altri anni, mi sembra che il lato commerciale del natale sia particolarmente preponderante. 

 Direte "Sai che novità", però boh, mi sembra che fino a pochissimo tempo fa essere più buoni a Natale fosse un merito, mentre adesso è un profondo e offensivo demerito. Offensivo verso le tante pecore che berciano, ma ci tengono tanto a fare l'albero bello bello e i pacchetti belli belli e il natale è tutto lì.

 Ecco, siccome tutti abbiamo un parente del genere, ad esso potrete regalare questo bel libretto dell'Interlinea che raccoglie immagini delle pubblicità natalizie d'epoca.
 Un regalo gradito anche agli appassionati del settore e della Coca Cola.


 IL MANOSCRITTO VOYNICH ed. Bompiani:

 Nel saggio sulle curiosità del libro che ho scritto e uscirà nel 2019 (pubblicità non occulta) ho ovviamente dedicato un paragrafo al manoscritto Voynich, uno dei libri più misteriosi del mondo. Ritrovato in un monastero di Frascati e venduto inopinatamente dai monaci al mercante d'arte Voynich, si trova adesso negli Usa e rappresenta da secoli un gustoso mistero.

 E' scritto infatti in una lingua che non esiste e le miniature sono altrettanto misteriose: scherzo alchemico, truffa ai danni del re Rodolfo II dalla cui biblioteca proviene o che altro?

 La Bompiani propone una splendida ristampa anastatica su cui scervellarsi, elegante e immancabile nelle biblioteche dei veri appassionati di storia e storia del libro.


IMBUSTASTORIE ed. Abeditore:


 Già l'anno scorso l'Abeditore aveva inventato un grazioso sistema per risolvere in modo economico e ragguardevole, i cosiddetti "pensierini": erano le imbustastorie, buste da lettera con all'interno una cartolina e alcune fiabe riccamente illustrate.

 Quest'anno si ripete l'impresa, ma in modo ancor più geniale per noi regalatori: le buste infatti sono "tematiche". 

 Quattro temi: "Magia", "Dubbio", "Sogno" e "Incubo" con 5 racconti classici per ogni busta.

 Il set delle 4 buste viene 12 euro. Quattro splendidi regali risolti in un attimo.


PAROLE ARMATE di Valeria P. Babini ed. Tartaruga:

 E qui si fa l'Italia o si muore. Ma come si è fatta l'Italia della resistenza e del secondo dopoguerra? Solo con le armi o anche con le parole?

 La risorta Tartaruga propone un'interessante antologia di donne scrittrici che diedero il proprio contributo alla resistenza e alla ricostruzione attraverso scritti clandestini, romanzi o opere di contropropaganda.

 Si apre uno spaccato poco conosciuto e adesso attualissimo: quello della lotta e resistenza attraverso i mezzi di telecomunicazione: giornali clandestini, trasmissioni radio, inchieste giornalistiche, libri censurati.

 E riemergono figure importantissime, ma spesso conosciute solo tra gli addetti ai lavori, come Palma Bucarelli, direttrice storica della Galleria d'arte moderna di Roma, che mise in salvo innumerevoli capolavori decidendo sotto sua responsabilità di translare le opere in Vaticano per metterle in salvo dall'atto finale della ritirata tedesca e dalla guerra di liberazione.

 Per appassionati di storia, critica letteraria e, in generale, per grandi lettori.



ATLANTI CELESTI di Elena Percivaldi ed. National Geographic:



 Altro consiglio per gli amanti dei libri d'arte ed illustrati (e i famosi coffee table books), "Atlanti celesti" è una splendida raccolta di carte astronomiche realizzate tra il 1500 e il 1800.

 Stelle, collestazioni, pianeti in una continua evoluzione di conoscenze, ma anche stili cartografici diversi.

 Per appassionati d'arte, ma anche di storia.

martedì 19 dicembre 2017

I consigli per il Natale 2017 parte III! Libri per chi ama il Natale, per bambin* costruttor*, per chi ama il Giappone, per chi vuole fare una bella figura e per chi ha a che vedere con non lettori!


Al limite limitissimo, esattamente come ogni anno, giungo con la terza e ultima infornata di consigli natalizi!


 So di aver lasciato fuori tantissime categorie, ma si fa quel che si può, intanto vi ricordo che, nel caso, anche i miei due libri "Quanti dolori, giovane libraia!" 001 edizioni e "Litania per un lettore lamentoso" ed. Verbavolant, sono un valido regalo per grandi e piccini (momento autopubblicitario).

 Bando alle ciance che devo finire i biscotti di Natale che oggi è il mio giorno di libertà!


 A voi!

"DODICI RACCONTI DI NATALE" di Jeanette Winterson ed. Mondadori:

 Mi ha fatto strano vedere un libro di Natale scritto da Jeanette Winterson.
 Non pensavo che una scrittrice così malinconica fosse interessata alla festa preferita di chi ha l'allegria a mille, ama le luci e i cenoni, il caos, le luminarie, le serate coi biscotti e via dicendo.
 Invece mi sbagliavo.

 Se c'è un libro da regalare a un vero appassionato del Natale, quest'anno, è proprio il suo: "Dodici racconti per il Natale".

 Trattasi di un mix di racconti molto vari: autobiografici, storici, favolistici e di fantasmi.
 Forse però la parte migliore è quella delle ricette. 

 Con animo ancora più insolitamente natalizio, la Winterson infatti, abbina a ogni storia un tipico piatto di Natale.

 Rivistissimo direte voi.
  Il bello però è che a ognuno di essi è abbinato un piccolo aneddoto natalizio che potrà stupire molto chi conosce la storia familiare della scrittrice: non riconosciuta dai genitori, viene adottata in fasce da una religiosissima coppia, i signori Winterson.

 Descritti nei suoi vari libri come persone molto rigide, avevano, come tutti gli esseri umani, anche dei lati teneri che escono fuori in queste ricette natalizie: i mince pie di Mrs Winterson, sorta di torte a base di carne e frutta candita, nate dall'ossessione della signora per le scorte dei tempi di guerra, che non smise mai di ammassare, oppure la zuppa allo sherry di Mr Winterson che si cimentava nella preparazione della zuppa inglese.

 Ci sono i ravioli cinesi della libreria Shakespeare and Company, o le ricette personalissime come il salmone affumicati della vigilia e i biscotti salati al formaggi dell'ultimo dell'anno.

 Posso assicurarvi che gronda spirito natalizio da ogni poro ed è scritto magnificamente, come ogni volta.

 Per chi è: Per chi ama smodatamente il Natale e lo aspetta tutto l'anno.


"CONEY ISLAND BABY" di Nine Antico 001 edizioni:

 In questi tempi di caso Weinstein è apparso abbastanza chiaro che molte persone non hanno ben chiaro il confine tra molestia e "legittima" avance.

 Non solo, ho scoperto che non siamo molto lontani dall'età vittoriana, quando attrici, ballerine e affini avevano minor credibilità agli occhi della gente in quanto donne di dubbia fama.

 Insomma, gente che lavora col proprio corpo, in un ambiente ambiguo, che moralità puoi aspettarti?

 Anche per questa confusione che regna un po' sovrana sul rapporto tra i sessi, specialmente in ambito artistico (un ambito, dove, se ho ben capito, agli occhi dei più è giustificabile che le cose vadano "in un certo modo, perché si sa quindi poi non potevi lamentarti di non saperlo"), penso sia molto interessante regalare e regalarvi questo natale la nuova graphic novel di Nine Antico: Coney Island Baby.

 In essa scorrono parallele le esistenze di due icone erotiche degli anni '50-'60: Betty Page e Linda Lovelace.

 Betty Page è praticamente la madre di tutte le pin up moderne, quella che ha donato loro un'intera, inarrivabile, irripetibile, iconografia. 
 Linda Lovelace è invece la protagonista del primo film porno della storia ad aver sdoganato il genere e ad avere un successo da cinematografia mainstream: "Gola profonda".

 La Antico (il cui libro precedente "Il gusto del paradiso" non mi è era piaciuto per niente) è molto brava nel raccontare due storie complesse lasciando al lettore il giudizio finale.

 Linda Lovelace fu abile manipolatrice o triste vittima degli eventi e di un marito violento? 
 E cosa ne è stato di Betty Page, meteora bruciante di un erotismo ancora incredibilmente moderno, convertitasi di colpo al cristianesimo e inghiottita da un volontario oblio?
 Dettagliato, interessante, moderno. Consigliatissimo.

 Per chi è: Per chi ama le belle graphic novel, per chi è appassionato di Pin Up e celebrità e per chi si chiede "Che caspita sta succedendo?" ogni volta che sente parlare dell'affaire Winstein.


"PUBBLICITA'!" a cura di D. Cimorelli e S. Roffi ed. Silvana:

 Ogni anno, puntualmente, arriva la classica persona che deve fare un "regalo costoso".
Non importa che libro sia e di cosa tratti, basta che costi molto. 

Ad alcuni basta che "sembri" costoso, ma non lo sia (anzi, è meglio così), per molti altri, invece, deve costare un sacco e rimangono molto delusi quando non trovano edizioni di pregio sui 300 euro (che solitamente si evitano di tenere perché nessuno guarda neanche di striscio).

 Per il Natale di quest'anno, il regalo "costoso" (ma che viene in realtà 28 euro) o comunque vistoso che vi propongo è il catalogo di una splendida mostra a Mamiano di Traversetolo, in provincia di Parma, sulla pubblicità italiana tra il 1890 e il 1957.

 Dal momento in cui apparvero i primi manifesti pubblicitari affissi sulle strade, fino al secondo dopoguerra, si può sfogliare una galleria artistica eccezionale.

 Prima che schiaffare una donna più o meno nuda anche per pubblicizzare un thermos o una cornice da muro, diventasse l'unica idea fissa e poco originale di eserciti di grafici e pubblicitari (e delle aziende che pretendono cose del genere), i manifesti erano roba sperimentale, appariscente, molto artistica, splendida, attraente e attrattiva.

 Una carrellata dal liberty ottocentesco all'essenziale della povertà anni '40.

 Per chi è: Per gli amanti dell'arte, della grafica e delle tecniche comunicative o, random, per qualcuno a cui dovete fare un regalo vistoso.


"ONNAZZAKA" di Fumiko Enchi ed. Safarà

 Fumiko Enchi è una di quelle storiche scrittrici giapponesi che in Italia purtroppo vedono traduzioni sporadiche o lontanissime nel tempo (addirittura la maggior parte delle sue risalgono ai lontani anni '50, il suo periodo d'oro nel panorama letterario nipponico).

 Safarà edizioni ha ripubblicato "Onnazzaka- Il sentiero dell'ombra", la storia di Tomo, moglie di Yakitomo, ricco funzionario giapponese con una passione per le donne e, diremmo ora, la sensibilità di un cinghiale morto.

 Accade infatti che Tomo riceva dal consorte l'infausto compito di cercargli una concubina.
 E' solo l'inizio di una vita fatta di continui tradimenti del marito e di autocontrollo imposto da una società fortemente rigida e maschilista.

 Il sentiero dell'ombra del titolo è quello nel quale, col passare del tempo, la povera Tomo si avvia, fino al momento della sua morte, quando i nodi verranno al pettine.

 So che pare una recensione preimpostata, ma c'è poco da fare, i libri giappi hanno la loro forza nella scrittura scorrevole e non in trame inutilmente complesse.

 Per chi è: Per gli appassionati del Giappone che sono stufi di ricevere, ogni Natale, il piccolo e costoso Einaudi di Murakami, magnificamente illustrato, ma davvero troppo corto.


"STAMPA CON LA MACCHINA DI GUTENBERG" di Stefano Trainito ed. Gribaudo:

 I bambini moderni hanno molte gatte da pelare.
 O almeno è quello che penso io ogni volta (frequentissimo) che si presenta un genitore affetto dalla psicosi dilagante "Libro da maschio" "Libro da femmina".

  Praticamente passi più tempo a spiegare perché un libro vada bene sia per maschi che per femmine (ma tanto alle fine sceglieranno in base al colore della copertina o al sesso dello sventurato protagonista) che a consigliarli per altri pregi.

 Le case editrici, non si capisce se per complicità e marketing o per rispondere a un bisogno diffuso (scusate, ma secondo me, continuo a dire, folle li assecondano creando "linee da femmine" e "linee da maschi".

 Per una come me che da bambina ha sempre patito i giochi "da femmine" che continuavano a rifilarmi (bambole, barbie, bambolotti piangenti e via discorrendo), penso che adesso sarebbe l'inferno: almeno i libri e i fumetti, all'epoca, erano ancora gender neutral.

 Gli unici libri che invidio ai bambini odierni, rintronati da aspettative di genere o da libri per bambini intelligentissimi figli unici di degni genitori tigre, sono quelli in cui, oltre a imparare, costruisci qualcosa.

 Quelli in cui costruisci i castelli, le macchine di Leonardo da Vinci, i razzi!!!

 Questi giorni è arrivata una piccola perla: "Stampa con la macchina di Gutenberg", un libro che spiega la nascita della stampa e permette di costruire un prototipo in cartoncino fustellato del torchio di Gutenberg.

 Assicuro, conoscendo la storia di Gutenberg (inventore poi scippato della sua invenzione da un perfido assistente in combutta col finanziatore) che i pupi non si annoieranno e anzi, penso, troveranno affascinante capire il sistema di stampa col modellino provvista dalle lettere in gomma che stampano davvero!

 Per chi è: Per bambini, bambine, ma anche appassionati di grafica (o da donare alla propria biblioteca per qualche laboratorio sui libri)!


LA COLLANA BLISTER ed. Agenzia Alcatraz:

 Tocca sempre il consiglio per il regalo libresco a chi i libri proprio non vuole vederli manco in cartolina.

  Parenti e amici a cui dovete fare un regalo per forza (solitamente i parenti), ma è difficile trovare qualcosa sotto i 10 euro che non sia un pensiero che finirà ri-regalato a terzi il 26 mattina.
 Ebbene, Agenzia Alcatraz, per questo natale ha fatto uscire una serie di libri che raccolgono piccole perle dei personaggi più nazionalpopolari che l'Italia possieda.

 Potete scegliere tra Totti (attenzione, non sono barzellette, ma proprio esternazioni der pupone, es "Sei unica!", dalla celebre maglietta dedicata a Ilary), Vasco, Paolo Villaggio e... Sandro Pertini.

 Immagino che l'ultimo sia un regalo per parenti un po' più impegnati, ma potrebbe anche essere un interessante dono per il parente o amico populista, così, almeno, quando deve attribuire qualche citazione a Pertini (che NON era populista) non prende collage inventati da qualcuno sul magico webbe, ma ha una fonte scritta.

 In ogni caso, ve lo assicuro: con Totti e Vasco vi siete messi a posto con gran parte della popolazione italiana.

 E magari il libro riuscite anche a non farglielo riregalare (o almeno a farglielo scartare che un anno ho avuto problemi a ottenere almeno quello).

Per chi è: Per chi ha una passione smodata per Vasco-Totti-Villaggio-Pertini e per i non lettori che volete condurre sulla retta via della lettura.


 E, per finire, spero di aver aiutato qualcuno!

martedì 21 ottobre 2014

Le cinque frasi pubblicitarie apposte sui libri che mi convincono a NON comprarli: nuovi Bukowski, fucilate alle spalle, pianti, lettori ignoti, komplotti medievali e troppi autori risorti.

Poiché tra le mie tante venture non ho ancora avuto quella di lavorare in una casa editrice (ma visti i tempi che corrono dubito seriamente che ce l'avrò mai, anche se la speranza è l'ultima a morire), francamente non so chi partorisca le frasi sempre uguali cosparse sui libri come glassa decorativa tra fascette, quarta di copertina e sottotitoletti. 

 Suppongo che sia opera di un qualche genio del marketing, ma non voglio distribuire colpe senza conoscerne esattamente i colpevoli, fatto sta che la piaga della frase a effetto smarmellata nel disperato tentativo di attirare la nostra deliziosa attenzione, è uno dei flagelli che colpisce maggiormente i libri, specie le saghe, specie le nuove uscite.

 Per far giustizia ai poveri libri privi di parola, ai lettori che si trovano persi in questa selva di consigli e strilli non richiesti, ecco che elencherò le 5 frasi pubblicitarie apposte sui libri che mi convincono a NON comprarli. Let's go!


UN PROTAGONISTA CHE SEMBRA USCITO DA UN ROMANZO DI JANE AUSTEN:
Pescato da gaialodovica.wordpress.com
Sarà che io ho un po' l'idea che va bene avere degli autori di riferimento, va benissimo (anzi è necessario) leggere tanto, ma scrivere cose solo ovviamente originali, ma questa è la classica frase che mi convince a non comprare un libro. Capisco la strategia dietro, è tipo l'algoritmo "se ti piace questo, allora ti piacerà anche questo" che ormai piazzano su qualsiasi sito che venda libri (e che crea abomini tipo Anne Rice consigliata con "Il libro dell'ammmmore di Bella ed Edward"), tuttavia il fatto che uno scrittore abbia rievocato le atmosfere, i personaggi, le trame e i sentimenti di Simenon, invece di rendermi bendisposta contribuisce a darmi la sensazione che l'autore:
A) Non abbia molta fantasia e tenti di buttarla in caciara scopiazzando un autore di sicuro successo con la scuola che si sta "ispirando" a lui.
B) Abbia scritto se non un libro su commissione, un libro da commissione. Ossia da piazzare sul mercato editoriale senza proporre niente di nuovo che fosse mai dopo decenni si inventi qualcosa.
 Sostanzialmente se mi voglio leggere Simenon, mi leggo direttamente Simenon, non qualcuno che ha inventato un personaggio grasso, intelligente, investigatore e parigino che in onore allo scrittore francese, viene chiamata Maigrette. 


IL NUOVO BUKOWSKI:
Il retro del romanzo di il Cile
 "Ho smesso tutto
 Questa è proprio la frase da "Prendiamo questo libro e lanciamolo dalla finestra". 
 Non c'è scrittore più risorto di Bukowski. Intendiamoci, tutti risorgono: è risorta la Austen tante volte, Stoker, è risorto Joyce, anche Hemingway, Salinger (risorgeva anche in vita lui), ma nessuno è mai uscito dalla tomba tante volte quanto Bukowski. Sembra proprio che questo scrittore in particolare debba avere per forza degli epigoni e che tali epigoni siano tutti la sua incarnazione precisa. 
 Già a me Bukowski non piace, propormi pure la sua scopiazzatura di "donne-sesso-nullafacenza-vino-decadenza" mi pare troppo. Anche perché, nel suo caso specifico, se il mix letale aveva funzionato era proprio in funzione della sua persona, dell'epoca, dello scandalo di quelle parole in quel determinato periodo. Non basta scrivere tante scene di sesso di uno che si gratta la pancia e pensa ai suoi conflitti col padre. 
 Che poi, guardi 'sti scrittori, in genere tutti giovani e maschi esordienti, e pensi che forse nella loro vita la massima trasgressione contro il sistema, sia stato fumarsi una canna alle superiori.

"E' SUPER FANTASTRABIOLOSO" BY UN LETTORE X DI AMAZON:
Epifanie emotive
Ecco questa è una cosa che NON sopporto.
 Qualcuno mi deve spiegare per quale motivo arcano io dovrei fidarmi della recensione di un anonimo pubblicata su Amazon o frequentemente su Goodreads. Voglio sapere che base scientifica è una frase x che potrebbe essere stata pronunciata da una serie di discutibili personaggi tra cui:
1) Amazon istesso, l'autore istesso, la madre dell'autore, il fratello, la sorella, la suocera, il figlio, il nipote, il suo editore. Quindi diciamo lievemente di parte
2) Un essere umano il cui libro preferito è "Cinquanta sfumature di grigio"
3) Qualcuno che vuole indurmi in inganno per farmi spendere male i mieisoldi, per spirito di burla, vendetta (aveva creduto anche lui ad una recensione farlocca), malvagità, esperimento sociale, tentativo di scrivere una tesi sull'influenza dei commenti online sulla variazione delle vendite.
 Inoltre, anche io leggo spesso le recensioni su Anobii, non è che non ascolti nessuno. Tuttavia ci sono recensioni articolate e recensioni di una riga che non vogliono dire nulla. Per ragioni di spazio ovviamente sulla fascetta o la quarta di copertina ci finiscono le seconde.
 Deve essere un'ulteriore variante di: "Potere al popolo, w la gggggente, abbasso gli intellettuali venduti e komplottisti ke ti fanno prendere solo i libri ke vogliono loro ke le case editrici li pagano per konsigliargli!1!"


UN LIBRO CHE FA BENE, FA MALE, FA PIANGERE, MA DI GIOIA:
"Un romanzo che fa male, e poi fa bene"
 'Sta cosa che un libro ci fa bene e male, caldo e freddo, ci crea un misto di emozioni, un arcobaleno di sensazione, una sarabanda di intuizione, un rimescolamento di farfalle nello stomaco, un'evocazione degli spettri del passato, fa piangere, ridere, gioire, addolorare, fa tutto insomma, mi dà un urto che è difficile descrivere. 
 Una si mette a leggere una sinossi e non capisce chi è il protagonista, cosa fa, di che patisce, se è una commedia, una tragedia, una saga familiare, un horror, fantascienza, perché, nel tentativo di attrarti, hanno solo infilato una serie invereconda di aggettivi iperbolici dietro l'altro.
 Quello è il momento in cui poggio il libro e addio. Innanzitutto come si dice, chi si loda si sbroda, se già mi dici che rimarrà il libro del mio cuore foreva, caro mio sei fuori strada, se mi imponi di pensare che sarai il capolavoro che riscriverà la letteratura, c'è qualcosa che proprio non va, infine 'sta mania che il libro deve farti bene o male all'anima, basta. 
 E' vero, i libri fanno bene o fanno male se sono scritti davvero bene, ma possono anche non far niente. Inoltre non è detto che la storia di un malato terminale di lebbra, vedovo sedici volte, perseguitato durante la shoah e col cuore infranto perché la sua amante è dispersa per la steppa russa, mi farà davvero piangere.
  Le lacrime non sono un metro di misura.
   Io non voglio accanirmi, anche perché stavolta, la Mazzantini non c'entra pienamente, ma leggete la quarta di copertina di "Splendore" e capirete a cosa mi riferisco:
 "[...]E ogni fase della vita rende più struggente la nostalgia per quelletà dello splendore che i due protagonisti, guerrieri con la lancia spezzata, attraversano insieme. La voce narrante del protagonista ha la limpidezza poetica, l’ingenua epicità dei grandi inetti della letteratura, s’impenna funambolica, s’immerge tragica e gioiosa nelle mille insenature di questo romanzo che è insieme classico e sperimentale. Un romanzo che non somiglia a nessun romanzo, perché una storia d’amore non somiglia a nessun’altra storia d’amore. Margaret Mazzantini ci affida un romanzo ipnotico, dotato di una luce che ti fucila alle spalle, che avanza con l’urgenza folle e anticonformista di un narratore che rivendica il diritto di trasformare la vergogna in bellezza. Il diritto della letteratura, quello di risvegliarci lasciandoci nello stupore di un fragoroso sogno."
Ecco, in genere io evito di farmi fucilare alle spalle. 

GLI ANACRONISMI:
Se passeggiate per la sezione di storia, delle biografie o della critica letteraria potrà capitarvi di sovente di ritrovarvi tra le mani un saggio di storia romana con un'orrida fascetta che grida vendetta: "I vizi perversi dei nostri perversissimi antenati: i decadenti romani", oppure "Orge, sangue, potere e delirio nell'antica Roma. Da qui è stata tratta la serie della HBO". 
 C'è la mania di attirare il lettore proponendo improponibili anacronismi che generalmente vedono:
1) I romani e i greci come dei pervertiti che quando non guerreggiavano facevano tanto sesso (che può pure essere vero, ma c'erano anche delle motivazioni antropologiche dietro).
2) I templari vittime del komplotto di quell'appartenente alla massoneria dei Rosacroce del club Bilderberg di Filippo il Bello.
3) Anna Bolena come Taylor di "Beautiful".
4) Il Rinascimento come la Factory di Andy Wharol.
 Altra vittima illustri, la filosofia.
 Mi ricordo quando durante le elezioni dell'anno scorso, improvvisamente Simone Weil assurse agli onori dell'olimpo grillino per aver pubblicato una settantina di anni prima, in piena seconda guerra mondiale "Manifesto per la soppressione dei partiti politici" (in originale era "Note su.." la parola manifesto non c'era.
  Idem De La Boetie, recentemente ripubblicato da Feltrinelli direttamente con la maschera di Anonymous sopra. 
 Poi dici che la ggggente fa confusione, già è propensa, se poi si contribuisce...


E voi quale frase trovate terribilmente urticante? Cosa vi porta a poggiare un libro prima di subito? Cosa vi istigherebbe a chiamare la casa editrice per gridare vendetta e scandalo? 
Scrivete scrivete scrivete!

Ps. Non ho messo "successo del passaparola" e "ha scalato le classifiche" perché quelle frasi non mi danno urto, non le considero proprio.



giovedì 17 luglio 2014

Lo spot sui flip back. Quando trenta secondi nascondono un mondo e un target: la SCIURA che legge. Ma è la pubblicità ad aver creato lo sterotipo o lo stereotipo la pubblicità?

In molti e molte su fb in questi ultimi tempi mi hanno segnalato lo spot della Mondadori per il lancio della collana flip back.
 Al di là del fatto che per qualche assurdo nesso logico, ogni volta che penso a questo formato mi viene in mente la scrittura bustrofedica (cioè quella in cui la direzione cambia di riga in riga, come i buoi che arano), premetto col dire che anche io ero scettica riguardo codesto formato. Non ne capivo francamente l'utilità e personalmente mi pareva ben più scomodo del caro vecchio libro tenuto per dritto. Ora che l'espositore campeggia fiero in libreria e i libri (che sono tutti titoloni però) vendono, ho iniziato a pormi delle domande trascendentali sul fatto che la realtà degli altri potrebbe pure non essere la mia o perché mai dovrei provare rancore verso una nuova forma di impaginazione.
 Detto ciò, per me la questione flipback (che comunque credo rimarrà una simpatica particolarità di questi poco mitici anni '10) era chiusa.
 Poi è spuntato fuori questo spot che, sempre in forza della mia mancanza di tv (non dovuta ripeto a fricchettonaggine, ma ad una serie di sfortunati eventi, prima la mancanza di denaro ora la mancanza di antenna), mi ero persa.
 Ve l'ho rilinkato, se pure voi lo avevate ignorato protete vivere questi 30 secondi di passione e capire il resto del post.
Visto? 
Bene. A cosa abbiamo assistito? Signori miei, ad una sciurata. E' palese che finalmente qualcuno lassù nell'olimpo del marketing si è fatto due conti e ha capito che era giunta l'ora di affondare il coltello lì dove la carne di quella massa indistinta che sono i lettori è più tenera: la sciura.
 Non che le case editrici prima non ci fossero arrivate eh. Avete mai visto le campagne sconti invernali della Tea o della Piemme?
 Soprattutto quest'ultima punta chiaramente a smuovere il caldo e sempre commosso cuore del gentil sesso a suon di lacrime, pioggia, libri da leggere davanti al camino e bonazzi vari. Le stesse copertine di alcuni classici negli anni hanno subito dei tentativi di insciurimento, come quella, molto discussa di "Cuore di Tenebra" ed. Giunti, con virili addominali in bella vista (o "Le confessioni" dì Sant'Agostino con la faccia di Preziosi sopra).
 Tuttavia questo spottone concentra in sé un po' tutto un mondo ideale e idealizzato. 
 Iniziamo col fantastico nonché raffinatissimo attacco. 
 Una zip che si apre mostrandoci una schiera di quattro tipe, tutte bellissime magrissime e giovani (ma non troppo), assortite e benissimo vestite che se ne stanno a quella che sembra una pazza pazza festa. 
Apriamo parentesi, essendo lo script di Brizzi mi auguro che abbia voluto attingere a tutto il suo immaginario romano-trash e non fare un'inquietante citazione de "La grande bellezza" con frame casuale di fiesta alla Jep Gambardella. Chiusa parentesi.
 Durante la festa le tipe fissano un punto un po' sotto la camera da presa e si lanciano in una serie di doppi sensi alla "Sex and the city". Ovviamente la più audace è la biondina tutto pepe.
 Apriamo un'altra parentesi. Io trovavo codesto telefilm assolutamente geniale (almeno fino alla quarta serie), affrontava la sessualità femminile in modo fantastico e persino delle mode sessuali che giungono in Italia coi soliti vent'anni di ritardo erano trattate con ironia e senza volgarità (a me che cosa fosse lo squirting lo ha insegnato Samantha Jones). Ovviamente cosa ci ricordiamo vagamente in Italia di quel telefilm? Belle scarpe, bei vestiti, tanto sesso. Arichiusa parentesi.
 Dunque le tipe sgallettano perplesse dalle fantomatiche dimensioni di questo oggetto che pare volteggi davanti a loro come un'ectoplasma. 
"Ma è piccolo" "Ma tu l'hai provato?" "A me sembra più comodo di uno normale".
 A questo punto si palesa chiaramente che lo script è opera di un uomo, perché qualsiasi donna sana di mente, pur ubriaca ad una festa, non parlerebbe mai di un pene in questi termini. L'unica cosa che può spingere delle donne a fare tali osservazioni è un assorbente. 
Ebbene sì, se non avessi saputo che stavamo parlando di libri avrei pensato fosse la nuova pubblicità di un qualche assorbente interno. Peraltro, in quel caso, sarebbe risultata per paradosso di gran classe.
 Comunque, al termine di questo scambio di battute, la bionda pesca dalla cerniera un libro che guarda caso è "Splendore" della Mazzantini.
 Ora, io non voglio farci della dietrologia, ma niente di pubblicitario di solito è affidato al caso. Sarò una complottista psicopatica, ma nella scelta di un blockbuster da sciura io ci vedo un chiaro ammiccamento alle due categorie chiaramente puntate nel piccolo catalogo flip back: sciure e, se ci scappa, un po' di comunità gay maschile mainstream (come diceva la già citata Samantha Jones "Prima arrivano i gay poi arriva il successo"). 
Sono essi i soli due filoni che possono apprezzare quattro tipe sfarfallanti che parlano di peni che in realtà sono libri. E infatti nel finale non puoi non proporgli una storia gay scritta dall'idolo delle sciure, la cara Margaret.
 Tutto torna? Non paghi ci informano che il libro si tiene in una MANO (dove se no) e si sfoglia con un DITO (ah, pensavo con la scapola, sai di solito quelli verticali li sfogliamo così), e infine la bionda ci conferma che le dimensioni non contano. The end.
 Qualche giorno fa ho letto un articolo de il Post: "Donne-che-amano-i-libri per venderglieli" in cui si accusava la pubblicità di appropriarsi di conquiste dell'emancipazione femminile in chiave capitalista. Iniziava bene citando il caso delle sigarette, finiva un po' meno bene dicendo che esisterebbe una recente invenzione della "donna-che-legge" come meccanismo di sfruttamento commerciale della donna, citando a sua volta l'articolo di una femminista inglese, Katie Welsh.
Pare che ora per una donna sia NECESSARIO leggere per risultare (e scusatemi la parola) scopabile. Indifferente pare sia quello che legge.
 Ora, io ho sempre odiato fare di tutte le merceologie un fascio. 
Che storicamente le donne abbiano trovato rifugio ed emancipazione nella lettura, ma che al contempo esistano da secoli libri dimenticabilissimi e commercialissimi scritti appositamente per un pubblico femminile, intere collane, interi generi (odio come voi la narrativa rosa, ma detto ciò moltissime donne leggono esclusivamente essa perché gli piace, senza che nessuno punti loro una pistola alla tempia o gli faccia il lavaggio del cervello da bambina) è innegabile. Ciò che forse prima era meno chiaro o meno sfruttato era il fatto che lo zoccolo duro di molti generi fosse costituito quasi esclusivamente da un pubblico femminile.
 Se, stante le classifiche dell'Istat, in Italia il 51,9% delle donne (nel 2012) aveva letto almeno un libro a fronte del 39,7% degli uomini, forse vuol dire che la pubblicità con le quattro sgallettate non è una causa, ma un effetto. Ossia, non è la pubblicità ad aver creato lo stereotipo, ma lo stereotipo ad aver ingenerato la pubblicità.
E comunque non sottovalutiamo mai lo
strano immaginario erotico maschile che
trova sexy l'idea della bibliotecaria da
decenni. Ben da prima dei flip back e del
femminismo.
 Il resto dell'articolo del post l'ho trovato un po' confuso, non riesco a capire cosa ci sia di male a non voler uscire con una donna che non legge e non perché "la lettura e il possesso dei libri siano diventati un nuovo parametro per misurare la donna stessa e la sua disponibilità verso gli uomini", manco stessimo parlando di un'ipotesi abominevole, ma perché io stessa francamente non so quanto avrei in comune con un'eventuale partner che non legge. Non lo metto come parametro, ma devo dire che se proprio dovessi scegliere, preferirei di gran lunga una donna che legge e non perché la sfrutto, ma perché ai miei occhi leggere é non solo una nobile attività, ma anche un imprescindibile modo per arricchirsi come persone.
 Perciò, alla fine della fiera, lo spot è sbagliato o meno?
 Lo dico, io personalmente lo trovo ORRENDO, ma capisco perché sia stato pensato così. C'è un target mirato dietro e non sono le DONNE, ma le SCIURE. Una categoria a parte che compra molto e molto è da vezzeggiare. Del resto nel catalogo proposto non è che ci sia Husserl, ma Paolo Giordano (e "1984" non so bene perché se non forse per quell'idea vaga che molti hanno: "Ma non è il libro sul grande fratello?").
Ah, e comunque voglio dire che pure io ho la spilletta con scritto "Leggere è sexy" e l'ho comprata in una libreria femminista: Tuba Bazar a Roma. Ecco.

 E voi? Cosa ne pensate?

Ps. Per farvi un'idea sul rapporto tra donne e lettura vi consiglio: "Le brave ragazze non leggono romanzi" di Francesca Serra e "Le donne che leggono sono pericolose" di Stefan Bollmann e Elke Heidenreich (pure se la prefazione è della Bignardi).


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