Uno di quei vari film americani su gente sfigata alle superiori che da grande ha ormai una vita iperfiga, ma pensa solo a vendicarsi di chi lo vessò in età giovanile, disse una volta una grande verità.
Qualsiasi cosa noi si possa fare, in un certo senso, non usciremo mai dal liceo.
Se, anche a distanza di anni ci facciamo molto caso, forse avremo avuto la nostra rivincita su chi ci bullizzò, essendo noi divenuti capitani d'industria e loro dei pescatori di carpe sul mar Nero (con tutto il rispetto per i pescatori di carpe), ma la stragrande maggioranza delle dinamiche sociali tra esseri umani sono lì, misteriosamente e inquietantemente intatte.
Quel che le persone facevano a sedici anni, continueranno a farlo, salvo eventi radicali, per tutta la vita.
Una di queste dinamiche sociali che più mi dava fastidio da adolescente e che continua a darmi fastidio da adulta (anche io non sono cambiata molto, esattamente come gli altri), è quella che io ho ribatezzato "The Goodfellas" o anche "Quei bravi ragazzi".
Si tratta sostanzialmente di gruppi di maschi che condividono molte cose e formano dei gruppi molto saldi. Come la maggior parte degli amici direte voi.
Eh no, perché la maggior parte degli amici non rompe le palle al prossimo decidendo cosa sia giusto e cosa sbagliato, cosa sia buono e cosa sia cattivo, cosa sia di moda e cosa no, cosa debba piacere e cosa, chi si debba considerare uno sfigato e chi no, chi si debba far passare come un decerebrato e chi no, chi si debba sminuire e isolare e chi no.
Ne ho conosciuto un gruppo di questi Goodfellas molto da vicino e ovviamente io non ero tra i giusti, o meglio, le giuste.

Perché
generalmente questi Goodfellas hanno una serie di figure femminili che gli volteggiano attorno, fidanzate solitamente, amiche quasi mai se non per meriti speciali. Costoro, sebben donne, godono di una particolare immunità di gruppo che le rende intoccabili e non criticabili.
Ovviamente però, se la fidanzata e un Goodfellas dovessero lasciarsi, state pur certi che il Goodfellas verrebbe tenuto e la ex gettata alle ortiche. Anche se era lei quella che faceva parte del gruppo da vent'anni e non l'altro.
La mia esperienza con quei bravi ragazzi all'epoca delle superiori, mi ha reso molto guardinga verso questo microcosmo umano che ravviso di tanto in tanto in molti altri contesti (ci sono anche le Goodfellas femminili, ma hanno altre caratteristiche, più esplicitamente Evil Queen) e mi è parso di ravvisarne una traccia quando è uscita fuori la prima copertina di "#Like4Like".
Cos'è?
Si tratta di fumetto di Marco Rincione e Prenzy edito da Shockdom che racconta, un po' sulla falsariga di Black Mirror, la deriva inquietante che le nuove tecnologie potrebbero avere sul nostro futuro.
Un fumetto abbastanza innocuo che, letto, si è rivelato non solo innocuo, ma anche poco originale.
Tuttavia è stata interessante, da un certo punto di vista, la polemica che si è scatenata prima dell'uscita.
La prima copertina (quella che, se ho ben capito, è stata mantenuta per le fumetterie) rappresentava infatti una donna intenta a praticare sesso orale a un like di fb.
In basso sulla sinistra,
appare l'hashtag #processo che molti hanno c
ollegato, per stessa ammissione degli autori, giustamente, al famoso caso Cantone.
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| Tiziana Cantone |
Facciamo un passo indietro se no non si capisce il discorso successivo: Tiziana Cantone, ragazza napoletana, il cui nome probabilmente passerà alla storia come il primo vero caso in cui la giurisprudenza attuale si è dimostrata assolutamente incapace e inadatta a gestire la complessità a cui ci sta mettendo davanti il web come cittadini.
Questa ragazza girò consapevolmente dei filmini diciamo hard e ignoti, senza il suo consenso, misero i seguenti filmini sul web.
Per sua sfortuna divennero virali, ci fu una gogna a cui parteciparono moltissime persone sul web e lei, stremata e senza giustizia nonostante avesse chiesto il diritto all'oblio, si suicidò.
Nessuno è stato condannato. Accadeva nel 2016.
Ora. Si possono avere molte opinioni sul web, su cosa sia lecito sanzionare e cosa no, se sia lecito sanzionare, se effettivamente sta limitando la nostra libertà inducendoci a stare tutti molto attenti se non vogliamo fare la fine di Tiziana, o se, al contrario, è solo paranoia e si tratta di sfiga, però, io direi che un'opinione sulla copertina di un libro ancora la possiamo esprimere.
Ed è qui che casca l'asino.
Perché la prima volta che io ho visto questa copertina è stata sulla pagina delle Geekie Chicks, delle ragazze che si occupano di cose "nerd" e che la criticavano.
Le risposte, sotto, erano molto da the Goodfellas, quei bravi ragazzi, quelli che ti dicono "oh, ma stiamo solo scherzando, che palle che te la prendi" e decidono, a priori, per cosa tu te la debba prendere o meno. Sopratutto se sei donna, che si sa, siamo tutte delle sofisticatine precisine (a parte le amiche strette dei Goodfellas).
Era tutto un "E' solo una vostra impressione", "Ok, quella in copertina è la Cantone, ma la copertina non vuole essere offensiva contro la Cantone" ecc.
Ecco, ora io capisco tutto, ma arrivare a non trovare offensiva una copertina in cui una ragazza morta suicida perché messa alla pubblica gogna, e mettercela mentre, ovviamente sta praticando un atto sessuale, necessita di uno sforzo d'immaginazione davvero notevole.
E qui casca il secondo asino. LA SATIRA.
Adesso, ogni volta che si tenta una critica di simili opere (fumettose, audiovisive, libresche ecc), la risposta è "Ma è satira! La satira deve essere libera! Nessuno può mettere il bavaglio alla satira!".
E io rispondo, "Certo, infatti nessuno vuole imbavagliare nessuno".
Io non ho mai pensato che dovessero essere ritirate dal commercio tutte le copie di Like4like o che dovessimo dar fuoco alle stampe, ci mancherebbe, ma rimangono comunque aperti due Ma grossi come capanne:
1) Una cosa non è satira solo perché te lo stai dicendo da solo.
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Il nostro caro amico Aristofane.
Da rileggere tutti direi |
Cioè non basta dire: questa è satira e appiccicarci un foglietto. Ci deve essere una condizione esistente che la rende tale, una motivazione per la sua stessa esistenza. La satira non deve compiacere i potenti e non deve per forza piacere alle masse, ma non è manco possibile definire qualsiasi idiozia venga in mente a chiunque satira.
Anche perché, la satira deve avere un soggetto da colpire.
E in questo caso il soggetto chi era? La Cantone? No, probabilmente l'ansia generalizzata della gente di avere approvazione sui social e di essere disposta, per questo, a mettere tutto in piazza.
Ma la Cantone non ha messo in piazza la propria vita sessuale in prima persona. E' la vittima (e non il soggetto agente) di un'altra storia. Quindi, cosa c'entra?
2) Facciamo pure che è satira perché ovviamente non sta a me dire cosa è e cosa non lo è.
In tutto ciò però, non esiste nessun grande quaderno delle leggi della satira in cui si dice che essa non sia criticabile.
Non è la terra di nessuno del "Oh, è satira, stai muto perché faccio il caxxo che voglio".
La satira, esattamente come tutte le cose della terra, è soggetta a critica e il muro dei the Goodfellas che ti trattano come una povera cretina isterica che se la prende per tutto e non capisce l'immensa profondità di un'imperdibile storia, non va nella direzione maestra della satira: la libertà di parola.
Se invochi libertà di espressione, prendere chi ti critica per qualcuno che non capisce niente, non è molto coerente.
Tre ultime cose.
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La copertina per venire incontro alle facoltà
mentali dei clienti delle librerie generaliste |
1) La copertina cantoniana è come fatto notare da molti, esageratamente "ispirata" da un'immagine dell'autore spagnolo
Luis Quiles.
2) Sulla sua pagina, l'editore Shockdom ha scritto che in libreria sarebbe stata distribuita una copertina diversa (un tizio che si fa un selfie con un morto nella bara) perché "il pubblico generalista" avrebbe potuto non capire la prima copertina.
Quindi, se critichi, la tecnica Goodfellas dello sminuimento (grande hit) permane: vieni declassato a uno che non capisce abbastanza di fumetti e si fa qualcosa per "venire incontro alle tue capacità mentali".
3) Il fumetto, per coerenza, l'ho letto, e non è niente di che.
Non lo dico per dare il colpo di grazia, fosse stato bello avrei scritto "Per quale caspita di motivo hanno avuto bisogno di questo casino? E' un capolavoro!".
Ma non è così. Le storie sono prevedibili, la prima onestamente priva di senso, l'altra scopiazzata da Black Mirror.
Poi oh, amen, magari sono una sofisticatina, rompina, isterica e tutti quegli altri begli epiteti che fanno sentire alcuni uomini tanto virili.
Però ci tenevo a dirlo. Ogni tanto anche a me girano vorticosamente le ovaie.