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mercoledì 6 gennaio 2016

La befana vien di notte con le scarpe tutte rotte!! Un po' di ricordi e quattro letture per ricordare che il mondo potrà forse preferire il barbuto signore dalla giubba rossa, ma noi si griderà sempre viva viva la befana!

 Come ho già detto varie volte, da bambina l'unica creatura fatata natalizia concessa in casa mia era la Befana.

 Babbo Natale, capitalista americano, era un falso a cui io e la mia sorella di mezzo (la più piccola è arrivata quando il fervore materno nella difesa della strega romana si era un po' placato) non dovevamo piegarci.
 Avessimo passato i nostri natali a Roma sarebbe stato più semplice.
  In realtà ogni 25 Dicembre si trasformava in una prova di forza e volontà, poiché puntualmente venivamo trascinate in quel di Napoli dai parenti di mio padre, dove tutti, la notte della nascita del bambinello, iniziavano a scartare decine di regali con inusitato fervore partenopeo.

 Io e mia sorella no. Noi, stoicissime (lo ricordo con una chiarezza adamantina), ce ne stavamo ferme e buone col pensiero fisso al 6 gennaio, quando, tornate a casa, i nonni romani ci avrebbero fatto trovare l'albero, il solito amico di mia zia travestito da befana, e decine di calze, le più pregiate delle quali provenivano da Piazza Navona, l'unico luogo d'Italia dove ancora riempiono calze di pizzo con prodotti dolciari che nel resto d'Italia sono spariti dopo gli anni '50. 

A rendere ancora più magica la befana, c'era la trionfale accoglienza che ad essa veniva riservata nel mio specifico paese di provincia. Essa arrivava la mattina del 6 in treno! E tutti i bambini potevano andare ad accoglierla festante per poi ricevere il giusto dono sul palco della piazza, sulla quale si saliva ad uno ad uno (e il mio paese non è particolarmente piccolo, quindi si parla di centinaia di bambini). 

Se poi si aveva la ventura di essere figli di ferventi militanti di destra, si aveva diritto ad una seconda befana, quella che mia madre, con disprezzo, soprannominava "la befana fascista".

Foto per aumentare l'effetto nostalgia, ma appartiene
indicativamente all'epoca di mia madre
 I partiti di destra, infatti, organizzavano un'ulteriore befana nel pomeriggio, a cui tutti i bambini erano invitati per ricevere un altro dono. Inutile dire che non ci sono mai andata.

 Tutti questi ricordi favolosi e mitici ai limiti del guareschiano (a proposito, a presto post su Guareschi!), hanno ammantato da sempre la befana di ogni mio ardore e adorazione. La dolce metà, (che crede nell'inquietante Santa Lucia) ora che sono lontana da casa, viene adeguatamente vessata affinché mi faccia trovare la calza ricolma ogni sei gennaio mattina.

 In onore della vecchina e di tutta la gioia che essa mi ha donato nel tempo, ho deciso di dedicarle questo post con cui si concludono le festività natalizie. Siete pronti a sapere da quale sulfureo mondo pagano proviene?
 Let's go!

"L'INCANTO E L'ARCANO": PER UN'ANTROPOLOGIA DELLA BEFANA di Claudia e Luigi Manciocco ed. Armando:

 Le feste comandate cristiane sono piene di radici pagane (anche se ci piace dimenticarcelo millantando folli "radici cristiane" dell'Europa). In alcuni casi la cosa è più evidente, in altre meno, ma è certo che la befana, anziana, magica, a cavallo di una scopa e dispensatrice di doni non è esattamente la creatura fatata che i cattolici sentono di poter sbandierare come propria.

 Le physique du role è proprio quello di una strega in piena regola, creatura non proprio trattata coi guanti dalle gerarchie ecclesiastiche. Ma quali sono le origini della befana?

 Il culto dell'anziana sembra antichissimo e affonda le sue origine in culti pagani zoomorfi e in antichi riti della fertilità in cui le forze della natura venivano personificate da anziane leggendarie diverse nei vari corpus mitici. 

 Nell'antica Roma, in particolare, si riteneva che la dea Diana volasse sulla terra proprio nei dodici giorni tra il 25 Dicembre e il 6 Gennaio per propiziare la fecondità.

 Era il modo in cui in epoca precristiana, quando gli esseri umani non trovavano diabolico sentire una qualche connessione con la natura, si personificavano le forze misteriose, ma benevole (in fondo la primavera tornava sempre) della madre terra. 

 Nel medioevo Diana e le grandi vecchie dei miti nordici divennero streghe, con tutta l'iconografia che accompagna la befana: scopa volante, naso adunco e poteri magici di vario tipo.

 Eppure, l'anziana, soprattutto nell'Italia centrale, ha resistito! Non si è mai trasformata in una vecchia megera malvagia, ma è rimasta una vecchina misteriosa, vestita poveramente ( e "alla romana", mai saputo cosa volesse davvero dire) e che, al contrario di quel pappamolla di Babbo Natale, punisce i bambini infilando carbone nelle calze dei più cattivi.

Volete saperne ancora di più? Siete affascinati da queste origini antichissime e misteriche che per ora neanche il consumismo (calza a parte) a capito bene come fare proprio? Volete rimanere aggrappati con le unghie e con i denti ad una creatura fatata dell'infanzia che nessun americanismo deve far sparire?

 Ebbene, "L'incanto e l'arcano" di Claudia e Luigi Manciocco, ossia il libro da cui ho preso le informazioni per il mio indegno excursus, risponderà a tutto. E' un bel libro, dai toni molto seri, con numerose testimonianze etnografiche. Da dove viene? Quanti paesi europei e non hanno traccia della befana? Perché si chiama così? E cosa sono le befanate? Perché è particolarmente amata in centro Italia?
 Leggere per sapere.

 Ps. In realtà, i cristiani hanno comunque tentato di costruire una leggenda cristologica attorno alla befana. Secondo loro i re Magi vagando da Oriente verso il bambinello finivano per bussare alla porta di una vecchiarella per rifocillarsi. Terminato, i Magi domandano all'anziana se vuole seguirli per andare a portare i suoi omaggi al Bambino Gesù. L'anziana rifiuta, ma poi si pente, riempie un cesto di dolci e, non sapendo dove cercare il pupo divino, inizia a bussare di casa in casa dove, tanto per stare sul sicuro, regala dolcetti a tutti i bambini che incontra.

 Una versione un po' stiracchiatella, non trovate?

GIANNI RODARI e "LA FRECCIA AZZURRA":

 Gianni Rodari che per un lungo periodo della sua vita è vissuto a Roma e amava passare il suo tempo nella boschiva provincia, ha dedicato poesie, racconti e persino un libro, "La freccia azzurra" alla befana.

 Ai vostri pargoli dovreste leggere Rodari a prescindere, ma per far capire loro per quale motivo Befana is better, verso il prossimo giorno dell'Immacolata (avete un anno di tempo per prepararvi, ma considerando che siamo già di nuovo a Gennaio è meno tempo di quel che pensiamo), fiondatevi in libreria alla ricerca della raccolta "Novelle fatte a macchina" e, appunto "La freccia azzurra" (di cui, se non ricordo male, esiste persino un cartone animato italiano).

 Nel primo c'è un racconto dedicato all'anziana che, svolacchiando, scopre di avere un buco nel sacco dei doni e che quelli stanno cadendo in ogni dove, seminando il panico in Vaticano (come fare satira con le fiabe, oh yeah, ma non diciamolo troppo in giro se no ci bandiscono anche Rodari) e facendo felici pastori sardi con pellicciotti per ricche amanti.

 "La freccia azzurra" invece vede la befana diventata moderna imprenditrice. Non porta più i doni a tutti i bambini, ella deve pensare al soldo, c'è la crisi (c'era la crisi già negli anni '50) e perciò visita solo le famiglie che hanno acquistato con moneta sonante i giocattoli che vende nel suo negozio aperto tutto l'anno. Inoltre, non è più un'anziana vestita di stracci logori, ella si è data una ripulita! E' (quasi) baronessa! E ci tiene molto.

 Così, mentre nel resto del mondo Babbo Natale continua a portare i regali a tutti, in Italia i bambini hanno la selezione per censo all'ingresso e i più poveri non ricevono nulla.

 Tra questi c'è il piccolo Francesco che però non rinuncia a farsi un giro davanti alle vetrine del meraviglioso negozio della befana quasi baronessa. Guardare (per ora) non costa nulla e lui sogna.

 Il negozio però non è un posto comune, la befana per quanto ormai corrotta dai tristi tempi danarosi, rimane fatata e i giocattoli sono senzienti e, al suo contrario, sono rimasti dell'idea che tutti i bimbi, anche quelli poveri, abbiano diritto alla felicità di una sera e di un gioco. Così, decidono di fare una sorpresa a Francesco, salgono tutti a bordo del trenino Freccia Azzurra e si avventurano per la città, alla ricerca di quei bimbi che li fissano con occhioni enormi, senza poterli acquistare.

 Rimango dell'opinione che un tempo i libri, tutti, fossero presi molto più seriamente e si capisse quanto potere potessero realmente avere, oltre il puro intrattenimento. Si spera di rivedere un altro Rodari, prima o poi!

PASCOLI: 

Quando si tratta di qualcosa di parapupesco, che deve risvegliare il fanciullino che c'è in noi, stiamo pur certi che Pascoli non può mai mancare.

 In realtà ultimamente, immagino sia la vecchiaia che avanza, mi sta venendo voglia di rileggerlo, ho il sospetto che, smaltita la prima giovinezza, le nostalgie dell'infanzia pascoliane possano assumere maggior senso di quanto me ne possano aver comunicato a sedici anni (quando hai appena finito di fanciullare e, stupido te, non vedi l'ora di buttarti nell'età adulta).

 Comunque, Pascoli dedicò una tristissima poesia alla befana, creatura dell'inverno che osserva mamme preoccupate ed indigenti, che guardano dormire i propri pargoli, desiderosi di ricevere un regalino dalla vecchina. Alla fine non si comprende se la befana porterà il dono ai poveri bimbi o se invece rimarrà il suo solo sguardo consolatorio. Di seguito ve la posto così potete farvi un'opinione anche voi.

"Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccìo eggiero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte."
E comunque, vien vestita alla romana, viva viva la befana! E ora vado a godermi la mia calza. 

martedì 15 dicembre 2015

Consigli di Natale per i più piccoli parte II. 5 Consigli tra silent book, storie dure con un raggio di speranza, folletti della casa, sarti, Beatrix Potter, bambini organizzatissimi e sorprese alla fine dell'arcobaleno.

I miei buoni propositi di consigli natalizi, come ogni anno si infrangono contro la stanchezza lavorativa (e una serie di altre cose che mi impediscono di stare in casa per un tempo bastante a produrre un post.
 Farò del mio meglio nei prossimi giorni, anzi, preparatevi al consueto post sui libri non graditi che vi ritroverete di sicuro sotto l'albero. 
 Detto ciò, iniziamo col secondo post dedicato alla pargolanza, ai pupi e, in questo caso, anche ai meno pupi. Il primo l'ho postato una decina di giorni fa, ecco la seconda e credo, ultima tranche under 12.
 Bando alle ciance, facciamo parlare i libri, let's go!


MENTRE TUTTI DORMONO di Astrid Lingdren e Kitty Crowther ill. R. Colonna Dahlman ed. Il Gioco di Leggere :
 Al mare, in estate, passo due settimane senza tv e pc, perciò la mia principale fonte di informazione sono i giornali dei posti dove mangio.  
Questo agosto mi era capitato di leggere su la Repubblica un bellissimo speciale su Astrid Lingdren, l'autrice svedese che creò Pippi Calzelunghe e non solo. Forse non tutti sanno che l'audace ragazzina nacque nella sua mente durante gli anni della seconda guerra mondiale che, a quanto pare, almeno in parte della Scandinavia furono meno duri e terribili che nel resto d'Europa. Della Lindgren, Pippi rimane il libro più famoso in Italia, ma fu prolifica e questo Natale c'è indubbiamente da consigliare "Mentre tutti dormono", titolo italiano che ha assassinato l'originale "Il tomten" (immotivatamente tra l'altro).
 Chi è il tomten? Un folletto della casa, uno di quelli che in Italia chiamano orrendamente i rubacchiotti e a cui Miyazaki ha dedicato un bellissimo film, Arrietty (fatelo vedere ai vostri bimbi a Natale! Non di sola Disney vive il pupo). 
 Come ben sa chi conosce questi gnomi piccolissimi, abitano case consapevoli della loro presenza, ma nessuno riesce mai a vederli. Sono infatti veloci e cauti e in genere escono a cercare  solo col favore delle tenebre. Ma cosa combinano? I tomten sono dei veri e propri protettori della casa, portano tranquillità sussurrando rassicurazioni a esseri umani, animali della casa e del bosco.Nel libro vediamo la lunga e affaccendata notte del tomten che ricorda a tutti come l'inverno non sia mai eterno e come la neve, silenziosa, che tutto avvolge meravigliosamente, prima o poi si scioglierà lasciando posto alla primavera.
 Una bellissima fiaba per le notti invernali.

ASPETTA di Antoinette Portis ed. Il Castoro: 
La vita, si sa, è un mozzico, e passiamo gran parte di questo mozzico a correre da una parte all'altra. 
Da una parte essere in tante faccende affaccendati dà un senso di vitalità, dall'altro distrugge la possibilità di contemplare le cose che richiedono tempo. I bambini sono quelli che ne soffrono di più perchè una vita loro ancora non ce l'hanno e sono in balia degli impegni e delle corse dei genitori (che poveri cristi, fanno del loro meglio). Qui potrebbe partire un lungo post sul perché le masse non lottino per orari più umani e meno invasivi, ma rimaniamo su questo piccolo delizioso libro, "Aspetta".
 Una mamma organizzatissima, cellulare alla mano, ha mille cose da fare e porta con sé il suo piccolo. Come tutti i piccoletti che vediamo sgambettare a fatica dietro mamme, papà e nonni trafelatissimi, si guardano attorno assai più degli adulti che li hanno in custodia perché per loro tutto è ancora ammantato della meraviglia che non sappiamo più riconoscere.
 Così il bimbo scopre fiori profumati, operai a lavoro, piccioni che vorrebbero cibo, la pioggia, un cucciolo che fa le feste, e alla fine ricorda alla mamma che se solo guarda in alto, di tanto in tanto, il mondo può stupire ancora anche lei.
 Per pupi cittadini (e i loro genitori).

IL SARTO DI GLOUCESTER di Beatrix Potter ed. Interlinea:
 Da bambina avevo tre libercoli di Beatrix Potter consumati a furia di rileggerli. 
 Uno era "Le avventure di Peter Coniglio", un altro "La signora Trovatutto", la cui protagonista era un per me inquietantissimo porcospino femmina perennemente intento a slavacchiare e "Il sarto di Gloucester". Quest'ultimo era una storia a dir poco straziante che però aveva il potere di ipnotizzarmi. In una città del nord, gelida ed elegante, piena di neve, alle soglie del Natale, un sarto molto vecchio cerca di finire un panciotto color ciliegia per il sindaco.
  Purtroppo si ammala fatalmente a pochi giorni dalla consegna e finisce allettato: il vestito non verrà concluso e, a quanto pare, il disonore cadrà sull'anziano. Fortunatamente per lui un esercito di topini sarti abita le sue credenze e inizia a cucire alacremente per terminare il panciotto. 
 Una storia bellissima, poetica, con illustrazioni stupende. C'è anche una nota straziante: i topini non cuciono in pace, ma tra le grida deliranti dell'anziano in preda alla febbre: "Non ho più filo!", grida piangendo. Ed è quello che troverà scritto da mani minuscole su una carta appuntata all'abito terminato: i topi sono  anche alfabetizzati.
 Un classico commovente che ogni bimbo dovrebbe leggere negli inverni della sua infanzia (domandandosi che caspita di colore sia il color ciliegia).

MENTRE TU DORMI di Mariana Ruiz Johnson ed. Carthusia: 
 Sì, anche qui si dorme, o meglio i bimbi danno un'occhiata a quello che succede mentre loro dormono sonni tranquilli.
  Cosa accade quando chiudono gli occhi? Il mondo si ferma? O i grandi rimangono in piedi?
  "Mentre tu dormi" è un silent book, un libro senza parole, con illustrazioni meravigliose, coloratissime che raccontano una notte setosa e mai scura, piena di luci, di persone e di eventi. 
 Mamma e papà, mentre i bimbi dormono, brindano e si baciano, i grandi fuori ballano, mangiano, ridono, si incontrano. Ci sono anche persone tristi, uomini che si fanno tatuaggi, cani portati a spasso, bimbi che proprio non vogliono dormire e piangono, persone tristi in ospedale. C'è chi lavora e chi balla, e ci sono anche piccoli animali magici che vanno per mare e raggiungono boschi, in un tripudio di colori sgargianti e meravigliosi.
 Uno spettacolo per gli occhi. Per tutti i bimbi, anche i più piccoli.

IL LIBRO DI TUTTE LE COSE di Guus Kujier ed. Salani:
 Questo consiglio è per i più grandicelli, sui dieci anni anche uno o due in più.  
 E' uno di quei libri che gli scrittori d'infanzia del nord Europa sanno scrivere con particolare grazia nonostante le tematiche difficili. I classici di un tempo parlavano di cose drammaticissime: orfani adottati o lasciati in balia del loro destino, ragazzini annegati, sorelle ridotte in povertà e col padre in guerra, collegi severissimi. Adesso o si va sulla stupidaggine totale o sui libri pseudodidattici, con momenti salvifici solo nella narrativa di genere, soprattutto il fantasy. Eppure, a mio parere, a tutti i ragazzini farebbe bene leggere storie complicate e difficili come questa di Kujier.
 Un bimbo di nove anni ha come desiderio essere felice, è il suo unico sogno e il motivo non è romantico come sembrerebbe.
   Siamo nell'Olanda di metà secolo, Thomas ha nove anni, una sorella adolescente di nome Margot, un padre super-religioso che teme i comunisti e una madre dolcissima. 
 La loro sarebbe una famiglia normale se non fosse che il padre picchia spesso la moglie, davanti ai figli, citando la Bibbia e costringendoli ad una vita di solitudine. Non vuole che la moglie frequenti nessuno, detesta la cognata, impedisce al bambino di frequentare l'anziana vicina di casa che tutti credono una strega e vede con sospetto qualsiasi libro entri in casa perché la verità ce la insegna solo la Bibbia. Thomas combatte tutto questo fantasticando in ogni modo, trasformando le cose brutte in cose strabilianti, innamorandosi della migliore amica di sua sorella, Eliza, una ragazza con la gamba di cuoio.
 E' una storia molto dura, non dipinge una realtà edulcorata e sbatte la realtà in faccia senza trovare soluzioni facili, che non esistono.
 Il finale è il colpo da maestro di questo libro splendido: cosa ci salva dall'orrore? Cosa ci apre le porte della libertà? Quasi tutte le storie di violenza domestica hanno un enorme gigantesco denominatore comune: il silenzio. Il silenzio delle vittime che non hanno il coraggio di denunciare e rimangono sole tra quattro mura, e il silenzio di chi, nonostante tutto sa, ma tace e fa finta di nulla. Solo la solidarietà ci salva e forse se una storia ci colpisce nel profondo quando siamo poco più che bambini riusciremo a ricordarcelo per tutta la vita.
 Per tutti. Bambini e genitori.

venerdì 31 luglio 2015

La seconda infornata di consigli per le letture delle vacanze! Favolose vite di artiste, re di farina, autori dalla vita romanzesca, gesuiti sotto Lsd e saghe familiari sarde molto attese per una vasta goduriosa scelta!

Ed ecco un post veloce veloce sulla seconda infornata di consigli. Scusate se sarà breve e se non vi è un adeguato preambolo, ma sono in straritardo per finire qualsiasi cosa (valigia chiuditiiiiiiiii) O.o

"ROMA SENZA PAPA" di Guido Morselli ed. Adelphi:
 Il povero Guido Morselli è uno scrittore da romanzo.
 La vita di questo autore che per tutta la vita ostinatamente scrisse, propose i suoi scritti agli editori e da essi si trovò continuamente rifiutato fino a giungere ad un disperato suicidio, è talmente sconcertante da sembrare inventata.
 E davvero non si capisce cosa passasse per la mente dei valutatori delle case editrici quando rifiutavano romanzi come questo spettacolare "Roma senza Papa", un libro distopico impregnato di critica e analisi politica anni '70, causticissimo, irriverenti, irrispettoso e folle.
 Il protagonista è un quieto e conservatore (per i tempi) prete svizzero, don Walter, che capita a Roma per un'udienza papale: ci sono stati molti stravolgimenti nella dottrina e nell'organizzazione della chiesa e lui è lì per una questione teologica sulla santità della Madonna.
 Giunge in una Roma in fermento per la recente decisione dell'ultimo giovane e misterioso Papa (preso da una relazione con una teosofa di Bangalore) di trasferirsi a Zagarolo, togliendo prestigio alla Città Eterna (e tenendo conto che l'Italia, per decreto, ormai deve occuparsi solo di turismo e non ha più neanche una fabbrica, è un vero problema).
 Don Walter ci accompagna in un viaggio allucinato in cui il celibato dei preti non solo è stato abolito, ma è addirittura malvisto, in cui i gesuiti nei loro insegnamenti hanno inserito robuste dosi di Lsd, in cui preti nerboruti causano devastanti sconti guidando gli ultrà sportivi. 
 Mi fermo qui, il delirio (molto lucido e pienamente comprensibile guardandolo nell'ottica degli anni durante i quali Morselli scrisse), merita.

"RE PEPE E IL VENTO MAGICO. Fiabe e novelle calabresi" di Letterio di Francia ed. Donzelli:
Dopo che Garrone ha riportato in auge lo Cunto de li Cunti, la famosa raccolta di Giambattista Basile di fiabe popolari campane, ecco che Donzelli ha ristampato una bellissima raccolta di fiabe popolari calabresi che un letterato ottocentesco dal nome fiabesco, Letterio di Francia, raccolse in lunghi e tortuosi anni.
 Il folklore mediterraneo è tutto lì, regine e re che non riescono ad avere figli, draghi, creature incantate, streghe, boschi, prove da superare, ricompense finali. Si va dalla fiaba de "Le tre arance" in cui un padre decide le spose dei figli facendo lanciar loro arance (uno finisce sposato ad una giardiniera e uno a una ninfa del sole che abita nell'acqua), alla principessa che rifiuta tutti i pretendenti e si impasta un marito di farina a suo piacimento (che poi vola via col vento costringendola a cercarlo in ogni dove), alla sarta assassinata dalle colleghe invidiose tramite dei maccheroni incantati (!), al marito che sposa una pazza totale e non sa come disfarsene.
 Se vi sono piaciute le "Fiabe italiane" di Calvino e quelle napoletane di Basile, dovete aggiungere questa alla vostra collezione. Altro che gotici Grimm, le nostre streghe sì che sapevano terrorizzare la gente a suon di pasta omicida!

 "LUCE PERFETTA" di Marcello Fois ed. Einaudi: 
Fois ha finalmente scritto un terzo libro della saga dei Chironi, famiglia sarda che aveva già occupato (secondo me troppo brevemente) "Stirpe" e "Nel tempo di mezzo". Io non vado pazza per le saghe familiari, ma questa merita davvero davvero davvero (e vi invito a recuperarla tutta se non l'avete ancora letta).
 I Chironi sono una famiglia nata per caso, il capostipite era un orfano adottato da un fabbro vedovo che, dopo aver sposato la donna che amava, vede la sua numerosa prole abbattuta dalla scure crudele del destino. Uno dopo l'altro, per i motivi più disparati (la crudeltà umana, l'ineluttabilità della storia, segreti incoffessabili per quei tempi), i suoi figli cadono uno ad uno, ma una sottilissima speranza impedisce sempre all'ultimo, quando ormai la stirpe sembra ormai sul punto di morire, di finire.
 In questo terzo libro scopriamo cosa è successo al ragazzo che, secondo la medicina, non sarebbe mai dovuto nascere: Cristian Chironi riuscirà a ribellarsi al destino avverso dei suoi familiari e riuscirà ad essere felice o anche lui dovrà piegarsi?
 Fois scrive benissimo, impossibile non rimanere incantati dal finale di "Stirpe", impossibile, ve lo giuro, non sperare che continui a scrivere in eterno dei Chironi. Un consiglio che ne vale tre.

"TAMARA DE LEMPICKA" ed. 24 Ore cultura e "SOPHIA" ed. Bao Publishing di Vanna Vinci:"
 Questa estate Vanna Vinci ha fatto gli straordinari e c'è ampia possibilità di scelta. 
 Per gli amanti dell'arte c'è la voluttuosa biografia di Tamara de Lempicka, favolosa artista russa che attraversò il 900 danzando tra le guerre, le rivoluzioni, i numerosissimi e le numerosissime amanti famosi, che stregò D'Annunzio (da lei ritenuto un orrido vecchio bavoso dai denti marci), Francoise Sagan, principi persiani e principesse, il tutto lasciando impressi dipinti meravigliosi.
 La graphic novel della Vinci rende bene la vita di una donna di cui si può dire tutto tranne che non sapesse vivere.
 "Sophie" è invece una ristampa molto attesa dagli amanti dell'autrice che ha per la prima volta raccoglie in un unico volume le avventure di Sofia, aspirante fumettista, affascinata dall'alchimia che dalla Sardegna si trasferisce a Bologna e si trova invischiata in un percorso magico e iniziatico. L'alchimia è una metafora del viaggio dentro se stessa, ma anche un magico espediente narrativo che gli amanti delle storie alla Corto Maltese apprezzeranno. Complesso e onirico, adatto alla straniante calura estiva.


martedì 16 dicembre 2014

Consigli per i regali di Natale: fumetti per tutti i gusti, regali per appassionati del Natale e per amici che però non sono l'anima del nostro cuore, tra lettere, tregue, scintille e Dario Argento!

 Ed ecco con il dovuto ritardo (mi direte, ormai tra nove giorni è natale e io vi rispondo, ok, ma c'è anche gente che festeggia la Befana, tipo me), la seconda tranche di consigli natalizi! 
Pronti a prendere appunti assolutamente scomposti e slegati tra loro, ma assolutamente testati? E viaaaaaaaa!

FUMETTO TIME:
 In questi giorni è tutto un fiorire di  classifiche sui fumetti migliori usciti durante l'anno. Vorrei poter stilare una cosa del genere, ma se aspetto di averne il tempo fate in tempo a regalarli l'anno prossimo.
Nel frattanto ho alcuni graziosi tomi che potrete regalare in tutta sicurezza agli amanti delle graphic novel o anche dei non amanti. Con mooooolta calma, anche in Italia stiamo ormai arrivando al concetto che fumetto non è per forza uguale a: roba da bambini. Perciò in effetti vostro nonno potrebbe non apprezzare la Bibbia a fumetti, ma magari riuscirete ad aprire il chiavistello del cuore dei vostri genitori, permettendogli di comprendere che c'è vita dopo Topolino.
 Cosa consiglia la casa?

1) "E la chiamano estate" delle cugine Mariko e Jillian Tamaki ed. Bao Publishing: 
 E' una delle graphic novel che ha fatto più parlare in questo 2014 e mi è piaciuta così tanto che le dedicherò sicuramente un post a parte.
 Nel frattempo vi basti sapere che ha disegni bellissimi, una trama delicata e monotona, come l'ultimo periodo d'infanzia, che ormai scampola verso l'adolescenza, eppure non annoia mai. Due ragazzine che si conoscono fin da bambine passano una lunga estate nel posto di villeggiatura isolato dal mondo in cui vanno da anni. Solo che quell'anno anche se tutto rimane uguale, tutto cambia e la sensazione che si sia ormai sul limitare di un nuovo periodo della vita, enorme e forse non così magico come si immaginava, è potentissima. Davvero bella.

2) "End. Vol 1 Elisabeth" di Barbara Canepa e Anna Merli ed. Bao Publishing
Graphic novel italiana con tremila miliardi di citazioni stilistiche sul gotico andante, disegnata e colorata in modo meraviglioso.
  Ve la consiglio come regalo per gli appassionati di manga, di goth e di Dario Argento. La storia infatti, ambientata in un collegio femminile isolato dal mondo, in un tempo imprecisato, ricorda molto le atmosfere alla "Suspiria". Elizabeth è una ragazzina che è appena morta, come non si sa, perché non si sa, e forse, in realtà sembra che non sia esattamente morta. Cosa è successo? Una diceria dice che le case abitate da adolescenti siano particolarmente magnetiche per i fantasmi. Regalo bellissimo (ve lo dico si attende ansiosamente il seguito).


3) "La scintilla" di Lorenza Di Sepio ed. Magic Press: 
L'autrice di "Simple e Madama", deliziose strisce sulla vita di coppia che finalmente non scadono nello stereotipo da "Settimana enigmistica", ha sfornato giusto giusto per questo natale, un regalo perfetto per fidanzati e fidanzate romantici. Ne "La scintilla" si susseguono tavole che raccontano come due sconosciuti si trasformino lentamente in due fidanzati: primo incontro, prima ansia per avere il secondo incontro, prime figuracce, gli incontri con gli amici, le foto ecc. Delizioso al delizioso prezzo di 9,90.
Particolarmente indicato se vi siete fidanzati di recente o ci state lavorando da un po'.


PER L'INNAMORATO DEL NATALE:
 Tendenzialmente il mio spirito natalizio è morto più o meno qualche anno prima della fine dell'università, tuttavia non disprezzo l'innamorato del natale. Questa creatura inizia ad addobbare casa a metà novembre, grida contro la tv già da Ottobre perché non mostra pubblicità precoci di pandori e panettoni, e il giorno dell'Immacolata ha già tutti i regali impacchettati sotto un abete di tre metri ornato solo da decorazioni rarissime provenienti dai quattro angoli della terra. Nonostante si ostini a portare bigiotteria dalle forme natalizie quando è ancora Halloween, l'innamorato del Natale mi fa simpatia perché è talmente esagerato da riuscire a passare un po' di empatia natalizia anche alle povere anime che magari vorrebbero sentirne l'atmosfera, ma si sentono sempre come se fosse il 7 aprile, ossia in una data a caso che non significa niente. Per lui millanta libri possono andare bene, perché proprio come per i film natalizi esistono millanta libri natalizi. Ecco cosa vi propongo:
Credo che per avere un'adeguata attesa interiore del Natale sarebbe necessario possedere una sorta di quiete interiore che ti permetta di apprezzare il passare dei mesi senza vederlo come una scadenza ansiogena.
1) "La vita e le avventure di Babbo Natale" di Frank Baum ed. Mattioli 1885:
Premesso che a me Babbo Natale non fa simpatia (a casa mia, Babbo Natale è sempre stato ritenuto una creatura capitalista prodotta dalla coca cola che cercava ignobilmente di scalzare antiche tradizioni, come la Befana), questo libro dell'autore de "Il mago di Oz" sul barbuto vecchio è molto grazioso. Baum immagina un'origine fiabesca in piena regola per il rubizzo anziano, abbandonato bambino e cresciuto dalle creature dei boschi. Appassionato dell'infanzia degli umani, da lui osservata solo da lontano, ad un certo punto sceglie di rendere felici i bambini, che non sono ancora adulti disillusi e malvagi dediti solo alla ricchezza, portando loro giocattoli. Estremamente natalizio.


2) "Nero natale" ed. Einaudi: 
Nove racconti oscuri d'autore ambientati nella notte più leziosa dell'anno.
 Molti grandi scrittori non hanno resistito alla tentazione di affrescare le loro storie noir e gialle con il giorno in cui tutti dovremmo essere più buoni a fare da sfondo. Il contrasto tra gli abissi più profondi della società e le aspirazioni di bontà più alte, rende particolarmente graziosa questa raccolta che vede alcuni ricordi di Agatha Christie e persino una storia tragicamente verista del buon Pascoli, dedito a infanticidi poco natalizi. Tra gli altri anche Conan Doyle (autore anche de "Il caso dell'oca di Natale" Interlinea edizioni), Lovecraft e Stevenson!

LA CURIOSITA' PER L'AMICO PER CUI SPENDERE IN MODO LIMITATO:
 A Natale ci sono i grandi regali, i regali che si devono fare per forza (il capo o i colleghi se lavorate in una di quelle aziende alla Fantozzi) e i regali a quella nutrita schiera di amici e amiche che avete molto cari anche se non sono l'anima gemella del cuore vostro. 
 Tradotto: i cari amici a cui dovete un regalo che costi più di un euro, ma non sia gigantesco. I libri in questo caso sono la scappatoia ideale. Vi lascio due titoletti che potrebbero colpire l'animo di molti lettori forti:

1) "L'armonia delle donne" di Trotula De' Ruggiero Manni editore: 
Personaggio del passato famoso, come Ipazia, più per romanzi storici che per saggi seri a lei dedicati, Trotula fu un rarissimo caso di donna, laica e non religiosa, a cui fu consentito di esercitare un mestiere considerato non prettamente femminile (medico) e di lasciare traccia nella storia. Nata e cresciuta in quel di Salerno, all'epoca isola felice, decisamente libera dal dominio della chiesa (come spiega Eva Cantarella nella bella introduzione), Trotula divenne famosissima tra i contemporanei grazie ai suoi scritti di medicina, in particolare sulla salute delle donne, all'avanguardia già all'epoca. Questo libro è fantastico. Basta leggere il capitolo sulle ricette per simulare la perdita della verginità a base di sangue di drago, per rimanere subito conquistati. I mille rimedi per ottenere capelli chiarissimi o scurissimi sono al limite dell'orrore per qualsiasi animalista: per i biondi bisognerebbe prendere "Quante più più possibile" e bruciarle, per averli neri, prendere una malcapitata lucertola staccarle la testa e la coda e bollirla. Sembra di leggere un trattato di magia alla Harry Potter e sono invece rimedi medievali di assoluto rispetto. Da regalare e regalarsi.

2) "La tregua di Natale" di Alberto del Bono ed. Lindau:

 Commovente piccolo libro su un episodio natalizio del conflitto che scoppiò cent'anni orsono e che l'editoria ha debitamente celebrato con la ristampa di tutto il ristampabile sull'argomento. Sostanzialmente durante il Natale del 1914 in alcune trincee ci fu uno spontaneo cessate il fuoco da parte di entrambi gli schieramenti. 
 I soldati riuscirono a liberarsi dell'assurdità della guerra grazie a quello che fu davvero un'interpretazione del vero spirito del natale: tornarono e restarono semplici esseri umani che cantavano inni di Natale, si facevano auguri e in alcuni casi oltrepassarono il campo di battaglia per stringersi la mano.
   In questo piccolo libro sono raccolte le lettere di Natale spedite dai soldati su quella notte straordinaria. 

 Fine prima tranche! A prestissimo la seconda! Voi ne avete già letto qualcuno? Ve ne interessa qualcuno? Trovate che alcuni commenti siano orribili? Scriveteeee!
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