venerdì 12 maggio 2017

La mysteriosa fantascienza femminista parte I! Cos'è e perché esiste? Grande tema numero uno: come sarebbe un mondo dominato dal genere femminile (e in cui gli uomini non ci sono proprio più)?

 Uno dei primissimi post che scrissi per questo blog fu sulla fantascienza femminista.
Grazie Margaret Atwood

 All'epoca ero ancora giovine e inesperta e mi fidavo di chi diceva che "se fai post troppo lunghi poi nessuno li legge" così tendevo a limitarmi, finché a un certo punto ho capito che: 

 A) Non era vero.

B) Anche fosse stato vero, nessuno mi pagava o controllava, quindi tanto valeva fare come mi pareva.


 Poiché grazie alla serie su "Il racconto dell'ancella" tale misconosciuto genere letterario è improvvisamente balzato agli onori della cronaca come fosse un'invenzione dell'altroieri, ho deciso di scrivere un nuovo post, più argomentato. 

 Codesta decisione è dovuta anche al fatto che a me la fantascienza femminista ha letteralmente cambiato la vita

Come? Abbiamo bisogno di un flashback.

Anno 2006

Pasciuta e un po' rincoglionita, ancora in stile vergine delle rocce nerd, avevo molte idee e tutte confuse, il che, come si suol dire, equivale a non avere nessuna idea.
  Un giorno, mi trovavo in un internet point (nel 2006 mio padre era convinto che internet fosse una perdita di tempo e non avevamo la connessione in casa, il protozoico insomma), mentre cercavo info su luoghi femministi romani in cui sarei potuta incappare, scoprii che due giorni dopo si sarebbe tenuto alla Sapienza un convegno sulla fantascienza femminista.

Per la cronaca è anche uscito un libro con gli
atti di quel convegno, ed è questo qui
 La mattina dopo, presi il treno per andare a recuperare le dispense in una delle millemila copisterie di San Lorenzo e in poche ore avvennero tre cose fondamentali, così fondamentali che non so bene come sarebbe andata la mia vita se non avessi deciso di recarmi al convegno.

 La prima fu che sul treno incontrai in una mia compagna delle superiori che non avevo praticamente più rivisto, ma che, per effetto di qualcosa che ancora bene non mi spiego, da quella mattina divenne una mia inseparabile compagna di gioventù (e che tuttora è una delle mie migliori amiche).

 La seconda fu che in copisteria incontrai la prima ragazza per cui provai qualcosa nella mia esistenza.

 La terza invece era subdolamente nascosta nel gigantesco pacco di dispense.

 La mattina dopo mi accorsi infatti che non si trattava di dissertazioni filosofiche noiosissime su qualcuno o qualcosa, ma di un romanzo di fantascienza, fuori commercio da millanta anni e di cui ho spesso parlato qui, "Female man" di Joanna Russ.

 Ogni tanto leggo di autori che raccontano di come questo o quel libro abbia cambiato loro la vita e io SO che non stanno mentendo. 

 Perché ricordo con estrema chiarezza come abbia divorato quel libro pensando "Questo libro dice tutto quello che penso, TUTTO". 

 Era assolutamente sconcertante trovare nero su bianco i miei pensieri e capire, con sollievo, che quello su cui mi arrovellavo da anni l'aveva già pensato nello stesso identico modo qualcun altro. Non ero esagerata, non ero strana, non ero pazza, era tutto lì e io mi riconoscevo parola per parola. 

 E' un'esperienza che non ho provato mai più.

 So che quando sono arrivata al convegno ero stordita e che quello stato di stordimento perdurò per i tre giorni successivi perché in 48 ore mi si aprirono due mondi a catena.

 Innanzitutto la ragazza della copisteria era lì presente (niente casi della vita, semplicemente l'avevo incrociata perché anche lei era lì a ritirare le dispense il giorno precedente) ed ebbi in tal modo la mia grande epifania lesbica.

 Secondo poi, scoprii che quella straordinaria emozione che avevo provato leggendo il libro in dispensa poteva essere  ripetuta, seppur con minore intensità, più e più volte, perché apparteneva a un genere che avevo sempre ignorato: la fantascienza femminista.

Fine flashback


 Che cos'è la fantascienza femminista ordunque?
 Visto che molti lo penseranno vagamente, sgombro il campo dai dubbi: NO non è un libro di fantascienza che ha per protagonista un personaggio femminile forte. Non è quello il senso di fantascienza femminista.

 La fantascienza femminista è una variabile del genere fantascientifico, utilizzata quasi sempre da scrittrici donne (che non vuol dire che quasi sempre le scrittrici di fantascienza donne scrivono di questo) che mette al centro delle trame delle tematiche legate alla condizione femminile.

 Esattamente come la fantascienza sociale usa il genere per parlare delle contraddizioni e delle derive inquietanti e orribili delle storture varie dell'umanità (razzismo, omofobia, regimi autoritari, gap economici tra classi sociali, tecnofobia, controllo delle masse, delle nascite, delle emozioni ecc ecc ecc) ipotizzando futuri tendenzialmente assai più inquietanti dei nostri presenti (o presenti alternativi, nel caso delle ucronie), la fantascienza femminista si concentra sulle storture che caratterizzano specificatamente le donne come gruppo sociale.

 Trattate sempre come una minoranza messa in relazione con una maggioranza, le donne rappresentano la metà della popolazione del pianeta, ma nessuna società ancora se n'è resa conto, preoccupata com'è a controllarle in ogni modo.

 La motivazione per cui le donne vengono controllate e vessate può avere milioni di variabili e concause ma una sola radice: il corpo, oggetto sessuale e riproduttivo e mezzo per rivendicare la propria capacità di dominio da parte dell'uomo che ha bisogno di un "altro" per mostrare la propria supremazia e "virilità".

 La condizione di "altro dominato", il corpo perennemente sessuato e la riproduzione sono i tre grandi temi che hanno come punto focale il genere femminile.

 Su queste tre  basi si snodano  le principali problematiche femminili e le trame di fantascienza femminista.

 Gli stessi temi sono spesso presenti nella fantascienza classica, ma generalmente in chiave negativa: la donna come altro rappresenta il mostruoso, il nemico, il femminile come diabolico o elemento di disturbo di un maschile che, senza, se la caverebbe indubbiamente meglio.

 Ovviamente ho tagliato con l'accetta questo discorso che, per chi vuole approfondire in modo serio, viene diffusamente trattato da Rosi Braidotti nel saggio "In metamorfosi: verso una teoria materialista del divenire" ed. Feltrinelli.

Passo ad alcuni consigli per chi volesse avventurarsi:


TERRADILEI, AMAZZONI E UOMINI SOLITAMENTE UCCISI DA QUALCHE VIRUS:


 Non so se esista qualche distopia in cui le donne sono state spazzate via dal mondo, ma ne esistono varie in cui gli uomini, per motivi vari, non ci sono più. 

Il senso non è la speranza che il genere maschile scompaia, ma la grande domanda: cosa accadrebbe in un mondo in cui le donne non solo detengono il potere, ma hanno creato un sistema matriarcale alla radice?

 "Terradilei" di Charlotte Perkins Gilman è del 1915 e racconta di questa landa misteriosa in cui tre uomini riescono ad arrivare grazie a un aeroplano.

  Isolata dal mondo, è abitata da una popolazione esclusivamente femminile che si riproduce per partenogenesi (gli uomini sono tutti morti secoli prima) e in cui le donne sono forti, sane, sportive e riescono a essere autosufficienti grazie a una diversa concezione del progresso. 

 Il progresso infatti non è fine a se stesso, ma di sussistenza e le energie, che in un mondo popolato da un unico sesso sono minori, vengono sfruttate al massimo con ottimi risultati. La questione sessuale è completamente tralasciata e il finale è deludente, ma rimane un documento interessante.

 Stessa idea di partenza, aggiornata ai tempi, ma rapporti meno idilliaci in "Houston Houston ci sentite?" di James Tiptree jr aka Alice Sheldon.

 L'autrice ha una storia molto particolare, benissimo spiegata in questo ottimo articolo del blog delle edizioni Sur, in ogni caso è emblematico anche del ruolo delle autrici nella fantascienza. 

 Per molti anni infatti, dagli anni '40 ai '70 principalmente, (ma persino la Rowling ha il nome puntato perché a inizio carriera le consigliarono di non far capire subito di essere una donna), molte scrissero usando uno pseudonimo maschile perché si riteneva, a ragione, che molti lettori altrimenti non avrebbero comprato i loro libri (tenete presente che una lettrice del blog ha appena scritto su fb di aver letto una discussione sul tema "Vale la pena leggere autrici donne?" su un forum dei giorni nostri).

 Successe a C.L. Moore, a Julian May, André Norton e, soprattutto, ad Alice Sheldon. 

 Nel suo caso la cosa assunse vette di rara assurdità in un celebre episodio: un suo racconto fu ammesso in un'antologia assai famosa e Harlan Ellison nell'introduzione scrisse che "Quest'anno la donna da battere è Kate Wilhem, ma James Tiptree Jr è l'uomo!"
 
L'autrice cercò in ogni modo di mantenere il segreto e quando la storia, contro il suo volere, venne fuori, casualmente i numerosi premi che riceveva, si interruppero.

 In ogni caso in "Houston Houston ci siete?" racconta la storia di tre astronauti che per un errore vengono sbalzati nel futuro e scoprono una terra in cui gli uomini sono tutti morti e le donne si riproducono per clonazione. A differenza di Terradilei non saranno però particolarmente contente di rivederli.

 In "Female man" di Joanna Russ si ipotizza invece l'incontro casuale tra lo stesso fenotipo di donna, cresciuta però in 4 futuri alternativi: un'ucronia in cui la Germania non ha perso la guerra, il nostro presente, un futuro in cui uomini e donne vivono in due nazioni separate (e non vanno molto d'accordo) e uno in cui un virus li ha uccisi tutti e le donne si sono riorganizzate. 

 Qui è l'ingegneria genetica che ha concesso la riproduzione, il mondo è organizzato in modo radicalmente diverso, esistono matrimoni, ma l'amore viene visto come un'assurdità (tanto che la donna del futuro ha sposato la donna di cui era perdutamente innamorata solo dopo che l'amore era finito). 
 Interessante che anche qui l'idea sia che in un mondo senza uomini le donne esprimano il massimo del loro potenziale non solo intellettivo, ma anche fisico, come se la presenza degli uomini, al contrario, le frenasse.

 Segnalo poi "Le rovine di Isis" di Marion Zimmer Bradley, la mia autrice favorita in assoluto. Devo dire che i suoi libri spaziali mi piacciono meno degli altri e, in effetti, anche "Le rovine di Isis" (che comprai fortunatamente anni fa, quando esisteva ancora un'edizione Fanucci, adesso anche questo è introvabile) non è tra i migliori.
  Tuttavia c'è una variabile interessante del mondo senza uomini: gli uomini infatti ci sono eccome, solo che sono di meno (non ricordo onestamente il motivo) e sono sottomessi, in un gioco di ruoli completamente ribaltato. 
 In questo caso l'agente esterno che trova assurda la situazione è un'antropologa giunta da una sorta di ecumene galattico a esplorare il pianeta, solitamente molto isolato, perché sulla sua superficie vi sono i resti di una remota civiltà aliena.

 L'antropologa giunge col marito, un maschilista della peggior specie, che, dovendosi adattare alle usanze locali (quindi finendo per dover sottostare a tutte le imposizioni che di solito sono appannaggio della moglie) sostanzialmente fomenta una specie di rivoluzione con conseguenze catastrofiche.
 L'idea è che il dominio non funziona mai né se domina il genere maschile né quello femminile, l'ideale sarebbe collaborare in modo egualitario.

A tal proposito, facendo delle ricerche per questo post mi sono imbattuta ne "Il segreto delle amazzoni" di Ryan Reynolds, un vecchissimo Urania che in qualche modo ritroverò.


 La trama parte in modo rivisto e finisce in modo strano.
 Un agente segreto della solita federazione galattica magnum viene spedito a indagare su un pianeta dove le donne sono delle virago dominatrici e gli uomini una massa di effemminati potenzialmente gay.

 Solo che, colpo di scena! E' tutta una finzione per ingannare l'agente segreto e la federazione in generale. Donne e uomini sono d'accordo e stanno in realtà brigando per ottenere una società perfettamente egualitaria. In che modo la messa in scena possa aiutarli non lo so, ma ho appena scoperto che lo vendono all'usato a 4,5 e lo ordino quanto prima!

 Da citare altri due titoli: "La difesa di Shora", nel quale un bellissimo pianeta popolato da sole donne (niente uomini uccisi da virus, non ci sono mai stati) che si riproducono per partenogenesi subisce un attacco esterno da parte del pianeta vicino che, invece, ha sviluppato una società di stampo patriarcale.
 Il fatto è che le donne di Shora hanno come mantra la nonviolenza, vale la pena uccidere i propri principi per sopravvivere?

 Il secondo titolo ve lo cito per starne abbondantemente alla larga: "Il libro segreto delle cose sacre" di Torsten Krol è l'esempio di un tema usato male e scritto peggio.
  Un pianeta in cui una catastrofe naturale ha ucciso il 90% della popolazione, vede una sorta di gruppo di sacerdotesse vegliare sul mondo e pregare perché torni la notte e non rimanga il sole a picco. Un giorno arriva un pasciuto contadino che decide di ristabilire l'ordine patriarcale e in tre secondi lo fa. Il sole rimane a picco. Muoiono tutti.
 Un libro raramente cretino.

 Precisazione: 

Questo genere di distopia, ha avuto una controparte che incarnava il terrore maschile della dominazione femminile.

  Cioè mentre alcune autrici hanno provato a immaginare, come avrebbe potuto essere un mondo senza uomini (e siccome siamo nell'ambito della fantascienza è OVVIO che non è una speranza, ma una possibilità immaginativa volta a sottolineare per assurdo i lati oscuri del patriarcato), alcuni autori hanno usato lo stesso pretesto narrativo per dar vita ai loro peggiori incubi: mondi popolati da terribili amazzoni che ovviamente l'avventuriero di turno castiga e riporta all'ordine, soprattutto sessuale.

 Anche perché, anche se la stragrande maggioranza delle trame lo tace, è implicito che in un mondo di sole donne ci si innamora e si fa comunque sesso. 

 Anzi, il tema lesbico è generalmente più esplicito in questa versione maschile (dove le donne sono tutte delle virago cattivissime e perfide) perché, oltre alla solita fissazione voyeuristica, ovviamente la prima preoccupazione di un uomo che arriva su un pianeta o in un futuro senza uomini è ristabilire "l'ordine" anche da quel punto di vista, sia mai che si sia sopravvissute senza di lui.

 Ne cito uno su tutti, "Considera le sue abitudini" (in originale "Considera le sue vie") del generalmente ottimo Wyndham, parla di un futuro popolato solo da donne (gli uomini sono stati tutti uccisi da un virus tanto per cambiare) in cui però c'è una rigida divisione dei ruoli, così rigida che le donne adibite alla riproduzione sono costruite geneticamente in modo da starsene ferme su un letto a sfornare pargoli. 

 Casualmente, anni fa, vidi il film per la tv che Hitchcock ne trasse, "Le formiche del futuro", con la scienziata del futuro che, ispiratissima, ci informa come le donne abbiano avuto la geniale idea di riorganizzarsi così una volta rimaste sole: "Abbiamo fatto come le api".


FINE PRIMA PARTE

Disclaimer: Non verranno tollerati commenti cretini come "Donne contro uomini o uomini contro donne" NON è di questo che parla la fantascienza femminista e gli uomini e le donne intelligenti lo sanno benissimo.

11 commenti:

  1. C'era una puntata di star trek vecchia serie, con le donne forti fisicamente e gli uomini vanesi (erano gli anni 60). Ovviamente Kirk ignorava la prima direttiva e rompeva le pa... l'ordine
    Bellissimo post!

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    1. In realtà non è una puntata della serie classica, che (pur con molti limiti dovuti al periodo e al mezzo televisivo) si sforzava di portare avanti, tra gli altri, il tema dell'uguaglianza tra i sessi.
      Quella che dici tu è una puntata della discutibile prima stagione di Next Generation, peraltro una delle più criticate dai fan e dagli attori stessi. In paragone a questa serie, considerando anche il diverso periodo in cui è andata in onda, la serie classica, pur coi suoi difetti, era molto più coraggiosa nel portare avanti temi innovativi e per niente scontati nell'America degli anni Sessanta.
      Scusa il pippone, ma da fan di questa serie, spesso mal giudicata da chi la conosce poco, non ho potuto non rispondere :)

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  2. Che boccata d'aria fresca!

    Nel giornale online che leggo, una degli articolisti è una femminista "militante", e scrive articoli in cui dimostra come il maschilismo sia ancora prevalente nella società occidentale moderna (dai Lego che creano nuove mansioni per le personagge e sfornano la lego-badante a Le Pen che si finge femminista per attaccare i musulmani e intanto propone sanzioni per chi abortisce, parla di tutto un po', sempre in chiave femminista).
    Hai FB, quindi forse immagini cosa si scatena di commenti sotto i suoi articoli.
    Tutti commentatori maschili, ça va sans dire.

    Finalmente qui posso leggere delle cose interessanti legate al mondo femminile e sotto NON trovare centinaia di cattiverie e insulti vari.
    Aria fresca!

    Aspetto con molta gioia la parte due ^___^

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    1. Ma ti riferisci a Eretika di Abbatto i muri? Se è lei devo dire che anche io ho smesso di seguirla perché aveva un'idea del femminismo un po' strana e diciamo semplicistica (che si poteva tradurre in "tutto quello che una donna si sente di fare è femminista!", dimenticando quel particolare che spesso quello che una donna "si sente di fare" le è stato inculcato da millenni di cultura oppressiva). Se non è lei pardon il pippone!

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    2. No, no, mi riferisco a Giulia Siviero che scrive per Il Post.
      I suoi articoli secondo me sono molto buoni, ma i commenti vanno da un minimo base di gentilezza "non sono d'accordo, credo che il femminismo debba occuparsi di altri problemi" a picchi di bestialità che non sto a ripetere.
      Perdona tu i pipponi miei :)

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  3. Molto bello. Alla lista aggiungerei Ammonite di Nicola Griffith.

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  4. Succede che per uno strano caso un paesello vicino casa mia ha una biblioteca non solo assai fornita di fantascienza, ma con tutti i vecchi Urania. Credo proprio che quest'estate ci farò un giretto ^_^

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  5. Bell'articolo, l'ho letto con estremo piacere anche per il taglio personale. Quell'anno ero ancora a Roma (Lettere alla Sapienza,) ma mi ero da poco laureato e non passavo spesso dalla facoltà: peccato perché l'argomento mi sta molto a cuore, come più in generale tutta la fantascienza antropologica.
    Comunque sia, Feamle Man l'ho finalmente trovato qualche mese fa su ebay e subito accaparrato per pochi euro.
    Tra i titoli non dichiaratamente femministi, ma comunque pertinenti, hai letto Selezione Naturale di Tricia Sullivan? (Recente pubblicazione di Zona 42) un romanzo che dipinge anche una società solo femminile come un incubo distopico. Da provare. :-)

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  6. Mi permetto di linkart questo mio post sulle relazioni di genere nella fantascienza antropologica
    http://blogsenzapre7ese.blogspot.it/2016/02/family-opera-relazioni-di-genere-nella.html

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  7. una lettrice del blog ha appena scritto su fb di aver letto una discussione sul tema "Vale la pena leggere autrici donne?" su un forum dei giorni nostri

    Purtroppo, non è cosa di cui meravigliarsi: se per le lettrici donne è perfettamente normale leggere sia libri scritti da uomini che libri scritti da altre donne, pare la cosa non sia così scontata per i lettori maschi. Sembra che molti di loro non leggano libri scritti da donne, e non si vergognino ad ammetterlo come fosse la cosa più normale del mondo (anzi, alcuni sarebbero in imbarazzo ad ammettere il contrario). O almeno, mi è già capitato tante volte di imbattermi in questo fenomeno, sia in real life che in ambienti del www. Pregiudizio infondato bello e buono, direi, visto quello che proprio la Tiptree e le altre scrittrici-sotto-pseudonimo hanno dimostrato, ma vallo a spiegare ai maschi "selettivi"... :P

    Parlando di mondi (o razze) di sole donne, mi viene in mente la serie animata giapponese "Gall Force", in cui le protagoniste appartengono, appunto, a un popolo di sole donne. La continuity della storia è complicatissima, con salti temporali, reincarnazioni, realtà alternative, ecc. (io fra l'altro ne ho vista solo una minima parte), ma ha un charades bellissimo - per i miei gusti - e, se non ricordo male, qualche accenno al fatto che a volte queste donne sono più che "migliori amiche" ogni tanto salta fuori. Se ti capita... :)

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  8. Anni fa esisteva una serie tv USA (prodotta crdo da Norman Lear) in cui le donne "mantenevano la famiglia" e gli uomini "stavano in casa".
    Era il trionfo degli stereotipi, con le donne che avveano atteggiamenti machisti e gli uomini atteggiamenti iperfemminili.
    Chissà se eesiste ancora da qualche parte.

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