domenica 3 febbraio 2019

Cantami o diva, il dramma amoroso del pelide Achille! Una recensione de "La canzone di Achille" di Madeline Miller tra "Troy", cugini, specchietti informativi, dubbi lgbt e libri scolastici

 Mi trovavo al secondo anno di università quando uscì l'americanata a cui nessuno studente del classico poteva rinunciare: "Troy", il kolossal sulla guerra di Troia.

 Appurato che Brad Pitt avrebbe vestito i panni di Achille, tra amici e amiche che avevano fatto il classico scoppiò il totocasting: chi avrebbe fatto Ulisse? Chi Patroclo? Chi Ettore?

 Il risultato del casting, devo dirlo, per me fu apprezzabile se non per due falle nel sistema: Elena, che pur interpretata dalla bellissima Diane Kruger non era ancora abbastanza bella per essere la donna più bella del mondo (inizio a dubitare che esistesse qualcuna adatta a un ruolo simile) e Patroclo, ridotto a misero personaggio secondario, interpretato da un evanescente e imberbe versione minore e più giovane di Brad Pitt, un ragazzetto dimenticabilissimo e in effetti credo, dimenticato dalla storia del cinema.

 Il risultato del film, invece, fu ovviamente deludente nonostante un Ettore in parte e un curioso Boromir-Ulisse che eccezionalmente rimaneva in vita ed era stranamente nel personaggio.

 Il problema era altrove e non si trattava di quella spettacolosità molesta degli americani, il problema di "Troy" era aver ucciso l'elemento portante dell'Iliade: Achille e Patroclo che da amici-amanti diventavano CUGINI.

 Ma facciamo un passo indietro.

Avevo esattamente questa edizione
 Alle superiori avevo questo eroico libro di greco, il Cantarella Guidorizzi che venne fortunatamente adottato a seguito della completa catastrofe del Luigi Enrico Rossi, un manuale sul quale il mio fu professore dell'epoca cercò di farci inopinatamente studiare la questione omerica senza che capissimo assolutamente nulla.

 Me lo ricordo scritto in un accademichese astruso che gettava nello sconforto noi e il professore per motivi diversi: noi volevamo un libro che non ci facesse sentire stupide e il professore, ne sono certa, pensava che stupide dovessimo esserlo sul serio.

 Comunque, come fu come non fu, fummo graziate col più comprensibile Cantarella Guidorizzi il quale, più o meno subito dopo Archiloco mise le mani avanti con uno specchietto informativo sul fatto che ecco, ragazzi miei, la società greca era di certo patriarcale, ma non era affatto eteronormata.

 Sostanzialmente, tutto quel cantare di avvenenti giovinetti che si sarebbe disteso davanti a noi per il resto dell'anno scolastico (indimenticati Cirno, ma soprattutto il giovane Smerdis, poveretto) era dovuto al fatto che mentre nella maggior parte delle società è l'eterosessualità l'unico orientamento sessuale ammesso nell'ordine sociale, i greci avevano una concezione più elastica e molto diversa che prevedeva un peso rilevante della bisessualità.

 La cosa poneva tra noi molti saggi dubbi di vario genere: se i greci potevano essere tutti bisessuali (anche se secondo precisi criteri, regole ecc ecc) non è che non ce la stavano raccontando giusta con questa storia che dopotutto dovevamo essere tutti etero? Ma poi, com'era possibile che tutti lo fossero? Ma poi poteva essere vero? Ma poi, a noi, fondamentalmente che ce fregava?

 Ovviamente lessi solo qualche anno dopo "Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico" libro stupendo sempre della stessa Eva Cantarella, intanto la perplessità era gettata.

 Tra un giovinetto e l'altro giungemmo infine all'Iliade col pelide Achille e la sua funesta ira che lutti infiniti addusse agli achei.

 A questo punto non credo sia necessario, ma farò un breve recap dell'Iliade a beneficio di chi ha fatto lo scientifico.

 Siamo a Troia, i Greci stanno assediando la città da circa dieci anni: ufficialmente per riprendere la bella Elena scappata dal legittimo marito Menelao per gettarsi tra le braccia del playboy Paride, ufficiosamente per conquistare un'utile città del Bosforo, depredare e saccheggiare.
 Tutti i principi greci sono là, compreso il pelide Achille, figlio dell'eroe Peleo e della ninfa del mare Teti che di tanto in tanto appare per fare qualche profezia che poi alla fine si avvera sempre pure se tutti cercano di non farla avverare finendo poi per farla avverare per forza.

 La storia comincia quando Achille decide di non combattere più per una faccenda di schiave e di oltraggi: Agamennone, l'intrattabile fratello di Menelao, ha dovuto restituire la bella schiava Criseide al padre perché costui è dotato del bonus sacerdotale.

 Non puoi offendere un sacerdote altrimenti scateni la ferocia del suo dio (incomprensibile al liceo perché tutti non decidessero di fare i sacerdoti) che in questo caso è Apollo e ha mandato una pestilenza tra gli achei causa rapimento di Criseide.

 Poiché l'intrattabile Agamennone non accetta di essere l'unico a non avere più la schiava bottino, fa mandare a prendere Briseide, la schiava di Achille, il quale si fa saltare il picchio per l'oltraggio e decide di non combattere più.

 Passa un giorno, passa un altro, succedono varie cose e alla fine i troiani decidono di provare l'attacco all'accampamento greco,. A quanto pare senza Achille, lo spirito guerresco langue parecchio. Patroclo allora, decide di mettersi l'armatura di Achille e di fingere di essere lui per risollevare gli animi degli achei stremati.

 Purtroppo invece di rimanere nelle retrovie come promesso, si getta nella mischia e infine muore, ucciso da Ettore.

 Fino a qui la storia fila. E' da qui in poi che, se poniamo Patroclo e Achille amici o cugini, la storia inizia a filare un po' meno.

 Achille infatti, alla morte dell'amatissimo Patroclo, parte di capoccia, compie stragi e infine uccide Ettore. Non pago fa scempio del cadavere trascinandolo intorno alla città di Troia attaccato alla biga. Non pago lo lascia a marcire in giro mentre piange l'amato Patroclo. Poi fortunatamente Priamo va a reclamare il cadavere, piangono insieme e per il povero Ettore è finita.

 Tale eccessiva reazione per un compagno d'arme che era letteralmente onnipresente a suonare, dormire, ascoltare, parlare con il pelide Achille, era abbastanza sospetta anche per noi che non eravamo riuscite a decifrare il Luigi Enrico Rossi e che ci fosse del tenero tra i due era evidente pure senza lo specchietto preventivo del Cantarella Guidorizzi.

 Appurato quindi che ci trovavamo davanti a uno yaoi di estrema potenza greek edition, in molte dobbiamo aver anelato un libro che sta storia d'amore ce la raccontasse senza tutto quel fastidio della guerra, pestilenze, sacrifici umani, schiave insignificanti e via dicendo.

 Madeline Miller ha fatto proprio questo: ha scritto quella storia.

Qualche anno fa avevo letto un libro grazioso , scritto da un'italiana molto giovane, Francesca Petrizzo, si chiamava "Memorie di una cagna" e raccontava la storia della guerra di Troia vista dagli occhi di Elena, la quale, dalla nascita in poi, non era stata altro che un giocarello nelle mani del fato o di qualche uomo.

 Madeline Miller ha sostanzialmente seguito la stessa traccia, ripercorrendo una serie di miti ha ricostruito la vita di Patroclo, raccontata da lui medesimo.

 La vicenda prende le mosse dalla sua infanzia fino alla morte e ancora oltre, e sembra il classico libro scritto sull'onda del "Vorrei leggere una storia del genere, ma nessuno l'ha ancora scritta QUINDI LA SCRIVO IO."

 E in effetti è una storia d'amore lunga tutta la vita con tanto di madre che si oppone all'unione dei giovini (in verità l'unica, gli altri prendono la cosa in cavalleria), tradimenti, fughe, rapimenti e infine la lunga guerra.

 Qualcuno su fb mi ha scritto che alcune persone lgbt non l'hanno apprezzato.

 Posto che anche io ne faccio parte e ne sono entusiasta, immagino che sia dovuto al fatto che i libri, in genere, non vengono apprezzati in massa in base al proprio orientamento sessuale.

 Un'altra ipotesi è che non sia piaciuta la classica contrapposizione tra Achille virilissimo e Patroclo, dolce e poco amante della guerra.


In realtà, lo schema classico greco della bisessualità istituazionalizzata greca in realtà era basato sull'esistenza di un erastes, più adulto, e un eromenos, più giovane, e non sarebbe poi così lontano dalla narrazione se non fosse per due particolari.

 Il primo è che Patroclo nell'Iliade è più adulto (nel libro della Miller invece Patroclo e Achille sono perfettamente coetanei), una cosa che era comunque vista in modo strano (dico strano non dico vietato e neanche proibito) anche nell'antica Grecia anche se la cosa importante, in realtà, era trovarsi una moglie con cui avere figli legittimi, meglio se maschi e poi a letto con chi ti pare.

 In secondo luogo, Patroclo nell'Iliade è effettivamente rappresentato come un uomo più dolce del pelide Achille, quasi fosse la sua parte complementare.

 Tanto che anche la storia delle armi scambiate, con Patroclo che si finge Achille, spalanca le porte al già citato discorso della mimesi nell'amore omosessuale: io ti amo e vorrei essere te (se volete seguire questa mia farneticazione potete andare al post su "Una vita come tante").

 Anche in base a questo, la Miller ha secondo me scritto un romanzo appassionato e appassionante, certamente non molto accademico e, da un certo punto di vista, neanche particolarmente profondo, ma in compenso tenero, dolce e moderno.

 E' uno di quei classici libri che è un vero piacere leggere, consigliatissimo!


Ora però sono curiosa: cosa ne pensate di "Troy"??

2 commenti:

  1. L'iliade la lessi alle medie, e poi la versione migliore fu "la torcia" di MZ.B. Troy era orribile, andai a vederlo per gli attori manzi 😂

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  2. "Troy...è una cagata pazzesca!"
    Seguono 92 minuti di applausi. No, davvero, indigeribile. Simpatici i costumi, però.

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