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venerdì 23 ottobre 2015

Reality e programmi tv che hanno saccheggiato i grandi classici!Parallelismi inquietanti tra agoni, Sanremo, Isola dei Famosi, Boccaccio, Stilnovo, Fedez. Coincidenze? Io non credo.

Le idee migliori o più folli per i post mi vengono sempre quando sono costretta a fare rifornimento per troppo tempo di seguito. 
Credo che sia il motivo per cui i monaci buddisti e l'allenatore di Mila Azuki insistono tanto sulla necessità di pulire con degli addannati: impegnarsi in un'attività fisica ripetitiva o distrugge la concentrazione o la fortifica. 
 La mia mente ormai viaggia in mondi degni di David Icke, il folle dei rettiliani.
 Detto questo, mentre sistemavo l'ennesima copia del "Decamerone" mi sono resa conto che la storia parlava di un gruppo di giovani isolati e rinchiusi in un luogo isolato senza collegamenti col mondo esterno. 
 Ho pensato vagamente che fosse pericolosamente simile a "IL grande fratello" e da lì è partito il trip: quali altri parallelismi si potevano ravvisare tra i programmi tv e i classici della letteratura?
 Questo è il delirante risultato!

AGONI MUSICALI GRECI vs FESTIVAL DI SANREMO:
Anche le maschere sono rimaste uguali
Anche gli antichi greci avevano i loro festival canori a cui i partecipanti tenevano moltissimo: gli agoni. Sofocle era un vero patito di queste competizioni, una sorta di Al Bano dell'agone, probabilmente fomentato anche dal fatto di aver vinto la sua prima gara nientepopodimeno che contro Eschilo.
 Dopo una vita lunga e felice, ebbe, vecchissimo, la sventura di vedersi intentata da uno dei figli una causa sostanzialmente per ormai manifesta capacità di intendere e volere.
 Molte, come per tutti i poeti greci, le leggende favolose sulla sua morte, c'è chi lo vuole strozzato da un chicco d'uva e chi invece stroncato dalla gioia per aver vinto inaspettatamente un agone.
 A Sanremo ormai manca solo questo.

LE GARE DI FREESTYLE vs LE TENZONI DEGLI STILNOVISTI: 
Lo avevo già accennato in un altro post. 
 Fedez se la tira come se stesse producendo proclami biblici, ragazzetti della periferia milanese cercano "il riscatto" danzando per le strade e prendendosela un po' con tutto, provando però le loro doti e il loro talento in una serie di composizioni in rima.
Fedez e co. potete paralocciare quanto vi pare ma voi in
battaglia coi guelfi e i ghibellini non ci siete stati mai
 Se ci si pensa è un filino folle, gran parte dei ragazzetti e ragazzette che ascolta il rap considera la poesia e Dante una palla mortale da gettare su una pira infuocata, poi però je danno de respect perché uno riesce a comporre una quartina in rima baciata.
  Probabilmente dà loro l'illusione di trasgressione perché ci infilano dentro parolacce a profusione, riferimenti sessuali e frasi sessiste a gògò (tra l'altro ragazzi, un consiglio, se continuate a imbattervi solo in una manica di stronze le cose sono due: o lo stronzo siete voi o cercate male). 
 Mtv ha inventato Mtv Spit condotto da Marracash. 
 Si saranno sentiti fighi, ma lo erano già parecchio nel '300, quando gli stilnovisti si rimbeccavano letteralmente per le rime, in tenzoni a base di sonetti osceni in cui si accusavano a vicenda di ogni nefandezza sessuale, di furti, di tradimenti e senza lesinare colpi bassi. 
Molto più serio dell'osannato Fedez era Cecco Angiolieri e non perché fosse un poeta da camera con la penna puntuta che non conosce la strada e la ggggente, ma proprio perché visse una vita dissoluta, provocatoria e ribelle. Ok, la tenzone con Dante (a cui attribuì una serie di vizi da cui egli stesso non si riteneva esente), ma insomma dileggiava padre, madre, Papa e imperatore. Provatece un po', poi ne riparliamo.

DECAMERONE vs GRANDE FRATELLO:

L'unica puntata che abbia mai visto de "Il grande fratello" fu la prima dell'edizione del 2009: mi ero appena cappottata da una delle carrozzelle che si possono affittare a villa Borghese. Non funzionavano i freni, io e la dolce metà ne perdemmo il controllo: lei si infranse contro un albero e io mi volai dall'abitacolo riempiendomi una gamba di lividi enormi. Quella sera ero perciò immobilizzata e in balia delle mie allora coinquiline che non volevano perdersi a nessun costo la puntata. Ne conservo un ricordo straniante.
 Attualmente, mi par di capire, è diventato una specie di coacervo di casi umani, storie lacrimevoli, donne pettorute e non so che altro, la prima edizione però era assai più umana: dieci persone ficcate in una casa e vediamo che fanno. Potevano legittimamente anche mettersi a raccontare delle vicendevoli storie invece di fare spinning o rotolarsi sul divano.
 Il plot iniziale del Decamerone, del resto, è simile. Scoppia la peste e alcuni giovani sono costretti a recludersi in campagna per sfuggirne. Ci staranno i dieci giorni del titolo dimostrandosi molto creativi nei loro intrattenimenti. Sette donne e tre uomini, non  si lamenteranno tutto il tempo cercando di accoppiarsi con gente a caso o parlando male gli uni degli altri, bensì canteranno, danzeranno e saranno costretti a inventare una novella ciascuno al giorno. C'è pure il privilegio immunità per il più giovane e la nominesciòn del re che deciderà il tema dei racconti della giornata.
 Nessuno li riprendeva, ma a distanza di settecento anni ancora sappiamo cosa avvenne in quei dieci giorni.

#PECHINO EXPRESS vs IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI:

In #PechinoExpress, uno dei pochi programmi tv guardabili perché uno dei pochi programmi tv ironici in cui fare la divah o il divoh è molto difficile, una serie di coppie corre alla disperata per circa due mesi, percorrendo distanze lunghissime per interi continenti.
  I viaggiatori non possono usare denaro e devono vedersi offrire cibo e ricetto per la notte, oltre che i passaggi. Certo considerando che hanno con loro una telecamera tutto è molto più semplice.
 Infiniti possono essere i riferimenti, visto il tema del viaggio, ma forza quello che più calza è "Il giro del mondo in 80 giorni" di J. Verne in cui il bel Phileas Fogg, scommette che riuscirà grazie ai nuovi incredibili mezzi di locomozione mondiale (tra cui mongolfiere e splendide ferrovie), a compiere il giro del mondo in 80 giorni. 
 Partirà con 20.000 sterline, tornerà senza un soldo e con una moglie. Il ritmo convulso, le sfighe e le prove rendono bene i sincopati ritmi televisivi.

C'E' POSTA PER TE vs OVIDIO:

Suggerita con disprezzo dalla sorella Young Adult quando cercavo in lei una sponda per questo post, "C'è posta per te" risponde all'atavico desiderio degli esseri umani di dirsi le cose più importanti per lettera.
 Ti sto lasciando, ti odio, perdonami, ti amo, voglio divorziare, sono gay, aspetto un bambino ecc. tutte frasi che, nonostante gli smartphone gente verga ancora con penna e, in certi casi, si fa aiutare nella consegna da santa Maria De Filippi.
 Prima di lei però, già altri usavano drammatiche epistole definitive in grado di smuovere le lacrime del pubblico. Si potrebbero citare le "Ultime lettere di Jacopo Ortis" o "I dolori del giovane Werther", ma in effetti esiste un'opera classica che calza alla perfezione: le "Heroides", 21 lettere d'amore scritte da eroine o donne famose realmente esistite, by Ovidio.
 Le lessi alle superiori e ricordo che trassi profondo sgomento e una certa confusione, dalla lettera di Saffo e Faone. Per il resto, fermo restando il valore letterario, sembra una cosa degna dei giornali femminili che in estate riscrivono in prima persona le storie d'ammore degli attori famosi. Anche Ovidio fangirlava.

ISOLA DEI FAMOSI vs ROBINSON CRUSOE:

Parallelismo ovvio anche perché in questo caso  è l'unica citazione veramente consapevole, l'unico reality effettivamente sopravvissuto nel palinsesto italiano, alias "L'isola dei famosi" è per sempre debitrice del format depositato decenni e decenni fa da Daniel Defoe: "Robinson Crusoe".
 L'uomo civilizzato, sbattuto su un'isola deserta e impegnato a sopravvivere con le sue sole forze nella segreta speranza dell'avvistamento di una nave.
 Mi ricordo che da bambina la "Piccola Flo" mi aveva convinto che dopotutto, superato lo shock iniziale, si poteva tranquillamente sopravvivere su un'isoletta, felici e beati. Nessuno si ammalava, nessuno cresceva e il paradiso terrestre era a portata di mano.
 Robinson sapeva benissimo che non era così e, non pago, sfruttava anche la sua vocazione colonialista. Attualmente, a "L'isola dei famosi, fanno una cura dimagrante di due mesi e, misteriosamente, nessuno ha mai bisogno di depilarsi. 
Come cambia il senso della sopravvivenza moderna.

 E voi avete altri parallelismi da proporre? Non siate timid*! Rendetemi edotta!

(Si ringraziano per la collaboration le mie sorelle).

giovedì 24 settembre 2015

A cosa servono gli amori infelici? A scrivere libri e poesie bellissimi (e incidentalmente a rendere eterni alcuni uomini e alcune donne) tra tentativi di rimorchio, ali per volare, friendzone eterne, ballerine e corvi

Francisco Goldman e la moglie Aura
 Una delle cose belle dei clienti in libreria è che, in modi perlopiù misteriosi, vengono a conoscenza di libri particolarissimi che si perdono nel marasma delle troppe, risparmiabili, uscite praticamente quotidiane.   
 Ogni tanto vengono lì, con dei papiri cicciuti e ti viene un colpo. Poi scopri che su quel papiro c'è una meravigliosa bibliografia di libri distopici rari (un ragazzo due settimane fa mi ha fatto avere l'improvvisa necessità di tre o quattro nuovi libri sul tema) o titoli che non sai quando ti sei persa.
Qualche tempo fa una ragazza andava cercando "Chiamala per nome" ed. Il Saggiatore in cui lo scrittore americano Francisco Goldman racconta la storia della sua giovanissima moglie morta in un incidente in mare ad appena trent'anni.
  La ragazza, Aura Estrada, era una dottoranda in letteratura di origine messicana e pare fosse anche una promettente scrittrice. Nonostante la morte fosse avvenuta accidentalmente la famiglia non perdonò Goldman e lo accusò di essere parte in causa nel decesso (come non ho ben capito visto che era cascata dalla tavola da surf). Allo scrittore non rimase che scrivere un libro in sua memoria, "Chiamala per nome", in cui con dolore si riappropriava della vita della moglie attraverso la scrittura.

 Rievocare grandi amori rendendoli eterni grazie ai libri è un antichissimo topos letterario, usato per mille motivi: dal rimpianto, alla nostaglia, dallo sfogo al rimorso, dalla disperazione al rimorchio.
 Di seguito una serie di casi di amori desperadi (e realmente avvenuti) resi eterni dai loro autori.

ORFEO E TEOGNIDE:
 Capostipite assoluto della disperazione amorosa occidentale per la perdita della donna amata è stato sicuramente il prode Orfeo, poeta che, sposato da poco alla bella Euridice, se la vide portar via dalla morte. 
All'epoca con gli dei che decidevano le sorti degli uomini ancora si poteva parlare, così Orfeo si trascinò negli inferi e supplicò cantando talmente bene il signore dell'oltretomba e consorte, Ade e Persefone, che essi gli permisero di riportare la moglie tra i vivi. 
 C'era da scarpinare però per riemergere dal sottosuolo e costoro misero una clausola: se Orfeo si fosse voltato a guardare la moglie essa non sarebbe mai più uscita di lì. Orfeo, come in molti sapranno, si voltò, stoltamente all'ultimo secondo, quando ormai sembrava fatta. Il finale fu terribile: la moglie non risorse, lui smise di cantare e le baccanti lo uccisero qualche tempo dopo.
 Ma greci e romani per quanto poetici conoscevano anche il magico potere del rimorchio che poteva dare la poesia. 
 Meraviglioso esempio è l'unico frammento del poeta Teognide (VI-V sec. a.C.) giunto fino a noi. Costui, nel tentativo di ingraziarsi un giovinetto da lui molto amato, Cirno, non solo gli dedica poesie, ma scrive anche una poesia per ricordarglielo, fargli notare che grazie a lui in fondo vivrà una vita eterna e che, nonostante tutto, il ragazzetto neanche lo fila. E' una critica pessima lo so, ma la poesia rimane splendida:
"Ti ho dato ali per volare sul mare sconfinato
e su tutta la terra, in alto librandoti
facilmente. Nei conviti e in tutti i banchetti sarai presente,
adagiato sulla bocca di molti.
Accompagnati da flauti dal suono acuto, uomini giovani
e decorosamente amabili canteranno te, con voce bella
e chiara. E quando, nei recessi dell'oscura terra,
verrai alle case molto lacrimate dell'Ade,
mai - neppure morto - perderai la fama
, ma sarai a cuore
agli uomini, avendo sempre un nome indistruttibile,
Cirno, per la terra dell'Ellade e per le isole
aggirandoti, varcando lo sterile mare pescoso;
e non seduto sul dorso di cavalli, ma ti condurranno
gli splendidi doni delle Muse dalla corona di viole.
E per tutti quelli cui sta a cuore, anche tra i posteri,
tu sarai ugualmente motivo di canto, finché ci saranno la terra e il sole.

Ma io da te non ottengo rispetto, neppure poco;
con le parole tu mi inganni, come s'io fossi un bambino"

CATULLO:
Fosse vissuto all'epoca nostra Catullo sarebbe diventato uno di quei giornalisti o scrittori con la penna sempre avvelenata e puntuta.
 I carmi che non fanno leggere a scuola sono pieni di livore e invettive verso una serie di nemici politici e scrittori o nemici in generale.
 Come accade quando si va un po' troppo cercando la propria nemesi, Catullo incappò in una donna bella, libera, volitiva e piuttosto capricciosa (o almeno è così che ce la consegna alla storia): Clodia da lui ribattezzata poeticamente Lesbia.
 Questa matrona apparteneva alla classe alta di Roma (suo fratello, Clodio, era tribuno) e aveva una decina di anni in più del poeta che trattava, stando almeno a Catullo, come un giocarello senza cuore. Lo prendeva, lo lasciava, lo lasciava lo prendeva, aveva relazioni coi suoi amici, si faceva implicare in scandali politici di vario genere. Ricca e indipendente, una volta vedova fece fruttare il suo patrimonio, cosa che le permise, nonostante fosse una donna di godersi la vita e gestirla come meglio voleva.
 Catullo la ama, la odia, si excrucia, si odia, le manda mille baci e poi cento e insomma rimane vittima di una delle prime femme fatali della storia. A cosa servono gli amori infelici? A scrivere poesie bellissime.

CESARE PAVESE: 
Constance Dowling. Pavese puntava alto
 Se nella storia è esistito un poeta che si possa definire sfigatissimo con le donne, ebbene, quello è stato Cesare Pavese.
 La sua tristissima storia affonda le radici in una presa in giro primigenia, talmente famosa tra gli studenti di liceo, che De Gregori lo cita persino in "Alice": "E Cesare perduto nella pioggia sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina". Nel 1925, liceale, aveva atteso per ore sotto un diluvio una ballerina di cui si era innamorato, beccandosi un cosmico malanno.
 Da lì fu una serie di delusioni amorose che manco Emma Marrone.
 Prima si innamorò di Tina Pizzardo, antifascista che lo ammirava moltissimo che lo respinse più volte, nonostante le numerose proposte di un Pavese che non se ne faceva una ragione. Poi venne una giovanissima Fernanda Pivano: tentò la proposta di matrimonio anche con lei, ma niet.
 Ci fu dunque Bianca Garufi, partigiana con cui tentò di scrivere un libro a quattro mani (fallendo), anche con lei, che divenne poi una delle prime persone (non donne, persone) in Italia ad interessarsi accademicamente di psicologia, fallì.
 Infine venne la volta di Constance Dowling, bellissima attrice che pare lo illuse mentre nel frattempo aveva una relazione con un collega. A lei è dedicato "La luna e i falò". Non bastò, ormai quarantenne una relazione con un'aristocratica diciottenne per risollevargli il morale.
 Ricordo che già diciottenne rimanevo perplessa dall'incredibile dicotomia: grandissimo scrittore e poeta, ma incapacissimo a relazionarsi. Non riuscivo a comprendere se fosse Pavese ad avere qualcosa di strano o fosse semplicemente sfiga, ai posteri l'ardua sentenza.

WILLIAM BUTLER YEATS:
 Come Catullo e Pavese, anche Yeats subiva il fascino di donne volitive  o meglio subì quello della stessa donna che con convinzione lo respinse per tutta la vita: Maud Gonne.
 Maud Gonne fu un'instancabile sostenitrice dell'indipendenza irlandese, finì in carcere, ebbe due matrimoni e due figli, Iseult, dal primo marito, un politico irlandese, e Sean MacBride a cui venne conferito il premio nobel per la pace nel 1974 e partecipò come i genitori (il padre fu anche giustiziato) alla causa irlandese.
 Yeats la incontrò nel 1889 e se ne innamorò immediatamente, ma lei come si dice ora nel linguaggio ggggiovanile lo friendzonò subito, a vita e senza rimedio.
  Lui infatti le fece ben cinque proposte di matrimonio durante il corso della vita e, non pago, cercò di impalmare almeno la di lei figlia una volta ventenne (essa, imitando la madre, si negò). 
 I due ebbero comunque un rapporto strettissimo e Yeats ne fece la musa principale delle sue passionali poesie. Quando, cinquantenne, il poeta si arrese e sposò una giovane appassionata di occultismo, i loro rapporti non mutarono tanto che si videro fino a pochi giorni prima la morte del poeta le cui spoglie sarebbero rimaste in Francia se Maud non si fosse prodigata per riportarle in Irlanda.
 Certe volte dietro i grandi rifiuti e i grandi amori si celano misteri. Il rifiuto ostinato di Maud è uno di questi.

EDGAR ALLAN POE:
Nevermore craaaa nevermore craaa
 Nell'iconografia del caro Edgar non può mancare il tristerrimo corvo che gli ricorda, ineluttabile: "Mai più".
Virginia Clemm
Lui, solo e triste in una notte invernale, pensa alla sua dolce Lenora morta, apre la porta e sente il suo nome nel vento. Chiude la porta e un corvo comincia a gracchiare "Nevermore". Insomma, una tragedia.
 Tragedia ispirata alla morte dell'unica giovanissima moglie di Poe. A 26 anni il nostro decideva di compiere un atto fortunatamente oggi illegale: sposò la sua cugina carnale e tredicenne, Virginia Clemm.
 Costei che fu ampiamente cornificata in vita con scrittrici e potesse varie, nel 1842 mentre cantava gioiosa ebbe la rottura di una vena e le fu diagnosticata la tubercolosi di cui morì quattro anni dopo lasciando Poe nella desperazione.
 Nonostante i bagordi amorosi avuti mentre la moglie era in vita, Poe non si riprese mai più dalla perdita e le dedicò la disperata poesia "Il corvo" ed alcuni racconti, tra cui l'angoscioso Eleonora.
 Romantic tragedy.

martedì 23 dicembre 2014

I sei libri non graditi (forse) che quest'anno vi ritroverete sotto l'albero: capitali, Sudtirol, Gioconde e angeli, tempeste ed eruzioni, chef e grandi guerre! Pront* per la poker face?

  Natale, tempo non solo di regali graditi, ma anche di quelle robe che ci ritroviamo a dover scartare con ansia sotto l'albero per poi ritrovarci tra le mani amarissime sorprese. 
Pronti a sfoderare la vostra migliore
"Poker face"?
Quanti lettori infatti si ritrovano per carità graditamente inondati di tomi, che poi però si scopre sono sgraditamente orrendi, in alcuni momenti offensivi per la propria intelligenza, in altri mattoni soporiferi?
 L'anno scorso scrissi già un post simile, sui sei libri non graditi che vi sareste ritrovati sotto l'albero. Quest'anno è ora di ripetersi. Non per altro, ma almeno quando aprirete il vostro pacchetto circondati da agrifogli, abeti, cotechini e gamberoni, saprete fingere con adeguata classe, prima di poter dire con disinvoltura "Che disdetta! Ce l'ho già! Non è che hai lo scontrino che vado a cambiarlo?".
 E a quel punto farete parte della torma impazzita che rende le librerie un luogo di resi perpetui tra il giorno di Santo Stefano e Capodanno.
 Ma andiamo!

"IL CAPITALE NEL XXI° SECOLO" di THOMAS PIKETTY:
 Premetto, Piketty per me non è un brutto regalo sotto l'albero. 
 Anzi, se qualcuno dovesse regalarmi il suo vendutissimo "Il capitale nel XXI secolo" ne sarei ben felice (anche se non so come troverei il libro di leggere con concentrazione un libro del genere, ma vabbeh lo troverei). Tuttavia, l'improvviso successo di un gigatomo di economia politica e geopolitica, a fronte del disinteresse generalmente, non dico totale, ma se non altro ridotto per la materia, mi pone dei dubbi. 
 Quante persone che comprano Piketty per regalarlo sanno cosa stanno facendo? Sotto quanti alberi verrà visto come quel mattone di cui per anni verranno cantate le gesta ("uuuuh mio cugino l'anno scorso mi ha regalato una cosa così pallosa, di economia capisci?")? In quanti non andranno neanche a leggere l'autore fermandosi a "Il capitale" e credendo di avere tra le mani la vecchia opera di Marx da scaraventare nel camino quanto prima, fosse mai che il komunismo fosse contagioso? Fatemi sapere.

BRUNO VESPA- LILLI GRUBER:
  Dopo anni di languore (almeno nella mia libreria), quest'anno il buon Vespa torna in grandissimo stile. Il suo "Italiani voltagabbana" è uno degli inquietanti successi dell'inverno. L'andamento libresco dei libri del buon Vespa è stato legato negli anni alle vicende berlusconiane: quando Berlusca era up anche Vespa vendeva, quando Berlusconi era giù anche Vespa era giù, tanto che l'anno scorso, in piena buriana persino lui si diede al racconto della saga della sua famiglia. Quest'anno il fatto che sia tornato a splendere in tutto il suo fulgore (ma Berlusconi no), forse dovrebbe darci da riflettere. Gli italiani saranno voltagabbana, ma se dobbiamo dar retta ai sillogismi aristotelici, se i presentatori sono italiani allora anche i presentatori sono voltagabbana. O no? Al Natale prossimo l'ardua sentenza.
 Fresca di collasso da troppo lavoro è invece la cara Lilli che a me sta simpatica per la sua austroungarica dedizione al lavoro (un po' meno per essersi gonfiata la faccia come un tacchino, mica per altro, non ne aveva bisogno). Quest'anno il suo "Tempesta", seconda parte della storia sudtirolese della sua famiglia stravende, dando quasi l'impressione che l'italiano medio conosca la questione del Trentino-Alto Adige. Miracoli della tv.

"AVRO' CURA DI TE" di CHIARA GAMBERALE E GRAMELLINI:
Anni fa, ad un corso di sceneggiatura molto importante a cui partecipai, alcuni produttori, stizziti dalle polemiche gramsciane di alcuni miei compagni cinefili sull'esistenza degli allora imperanti cinepanettoni, ebbero a dichiarare: "Coi soldi che guadagniamo coi cinepanettoni, noi paghiamo la produzione di tutte quelle opere d'autore che vi piacciono tanto, ma che, diciamocela tutta, non va a vedere praticamente nessuno".
  In tal modo, la prospettiva del cinepanettone cambiava totalmente: da male dell'Italia becera, diventava un male NECESSARIO dell'Italia becera. perchè insomma, anche al cinema pecunia non olet.
 Il mio pensiero davanti a questa studiatissima operazione di mercato editoriale che vede due degli autori più venduti e amati a livello nazionalpopolare del momento, Chiara (sono tanto sensibile) Gamberale e Massimo (sono tanto sensibile) Gramellini, credo e spero vada vista in questa prospettiva. C'è la crisi, vediamo come tiriamo su due spicci. 
 Potrei sbagliarmi, ma insomma mi pare strano che la Gamberale abbia incontrato Gramellini e si siano sentiti letterariamente attratti in modo a dir poco fatale, non potendo fare a meno di scrivere, giusto giusto per Natale, una storia più stucchevole che più stucchevole non si può. Gioconda detta Giò (ma perché nei libri italiani, come al cinema, i protagonisti devono sempre avere nomi improbabili?) viene abbandonata da Leonardo e, disperata, va a vivere nella vecchia casa dei nonni. Lì, proprio la notte di San Valentino scopre una lettera lasciata dalla nonna ad un angelo custode e, presa da boh, spero solitudine, anche Gioconda detta Giò decide di iniziare la celeste corrispondenza. Ebbene, l'angelo che porta nome Filemone, le risponde: "Avrò cura di te". Lei non si rivolge né ad uno psichiatra, nè ai carabinieri, né ad una medium o ad un prete, ma inizia a corrispondere, e scoppia forse l'ammmmmore.
 Inauguriamo il filone dei libropanettoni.

MASTERCHEF REGNA: 
Dopo anni di regno incontrastato della sciura Parodi d'Italia, della Martha Stewart de' noiantri, dopo interminabili mesi a venerare sorrisi segnaligni su un corpo altrettanto segaligno e alquanto inadatto alla cucina, ecco che, arriva lo chef virile e rimette le cose a posto.
  Malgrado vi siano state costrette per secoli, pare che la cucina sia un luogo per donne solo se pasticcione e sciure che cercano di mettere insieme il sugo con la pasta, se invece vuoi usare il sale rosa dell'Himalaya, il filetto, il foie gras e lo scalogno devi essere un uomo, possibilmente di mezza età, che si creda possibilmente irresistibile.
 Questo è l'anno dei figoni di Masterchef, non Barbieri che per quanto si vanti è, a quanto pare, il meno appetitoso dei tre, ma di Joe Bastianich e del più amato dalle quarantacinquenni italiane: Carlo Cracco. I due, infatti, hanno pensato benissimo di far uscire due libri che in molti si ritroveranno sotto l'albero: "Dire, fare, brasare", ricette e tecniche culinarie del buon Carlo e "Giuseppino", viaggio sentimentale tra New York e l'Italia del buon Joe. Joe, che si professa italiano nell'animo e racconta i suoi anni di terribili privazioni economiche, non fa che ripetere quando lo denaro sia diventato importante per lui: ha il terrore della povertà. Vedi, c'è gente che da povera si chiede se non ci sia qualcosa che non va in un mondo ingiusto e altra che non vede l'ora di fagocitare il prossimo facendo la sua brava scalata sociale. Eviterei di regalarli a gente fricchettona, equa e solidale. Se lo siete e vi hanno fatto codesto affronto, vi sono vicina.

PRIMA GUERRA MONDIALE:
 Il primo conflitto mondiale è sempre stato meno interessante del secondo (a parte in Sardegna dove notoriamente gli isolani ricordano in modo molto più vivido la grande guerra per il prezzo che le pagarono). Io stessa lo confesso, a parte il bellissimo "Un anno sull'altipiano" e l'altrettanto bello "Niente di nuovo sul fronte occidentale", conosco le cause, come finì, ma non mi sono mai appassionata eccessivamente. Eppure, non sono pochi i libri in cui la prima guerra scampola come un male mai guarito, una ferita mai riemarginata. Quest'anno le case editrici hanno stampato tutto lo stampabile in occasione del centenario dell'inizio del conflitto. 
 Anche le cose più improbabili come le uniformi di tutti gli eserciti o le memorie dell'ultimo nonno o bisnonno. Per tutto l'anno perciò abbiamo ammassato sempre nuovi saggi trasformando il pallido ripiano e  mezzo dedicato al conflitto in un intero scaffale straripante. Non temete, questo natale avrete anche voi la vostra razione di prima guerra mondiale, a seconda del vostro interesse al riguardo. Il nazionalpopolare dà vittorioso sotto i vostri alberi "La guerra dei nostri nonni" di Aldo Cazzullo. Forza, potrebbe non essere così male.

"POMPEI" di ALBERTO ANGELA: 
A Natale, perlomeno nel mio negozio, i libri di storia che vendono di più sono misteriosamente quelli di storia medievale e quelli, boh, sul nazismo. Quest'anno di grandissima moda sono gli antichi romani. Tra le ricette della Cantarella e il tentativo fatto un po' troppo tardi di Carandini, il signore incontrastato delle nostre rovine è lui: Alberto Angela. 
 Sornione, occhieggia da un tomo che dovrebbe scoraggiare i migliori, e invece, complice un'astuta fascetta in cui annuncia di devolvere parte del ricavato al restauro di un affresco pompeiano e un sottotitolo degno di Studio Aperto "La più grande tragedia dell'antichità", il librazzo è un enorme successo. Viste le vendite posso ragionevolmente dedurre che molti se lo ritroveranno sotto l'albero. Immagino che molti, una volta superato lo shock dell'occhio photoshoppato di Angela jr., se non sono storici di Roma Antica (nel qual caso potrebbero defenestrare il libro), lo troveranno un bel regalo. Molti altri, quelli che non leggono e a cui gli amici si ostinano con le migliori intenzioni a regalare dei tomi, potrebbero riciclarlo quanto prima, che insomma, fa sempre la sua pompeiana figura.

 Fatemi poi sapere post vigilia in quanti ve li sarete trovati sotto l'albero!

venerdì 3 ottobre 2014

In onore della Banned Books Week (in ritardo). L'uomo e la sua fissazione per la censura dei libri: trattati immaginari, senatori permalosi, maghetti cristianizzati e lesbiche damnate. Perché una cosa si è sempre saputa: il sapere è libertà!

In America a fine settembre c'è stata la settimana dei banned books, i libri censurati nella storia. 
 Avevo intravisto la notizia su internet, incamerata e giurato su fb (per chi segue la pagina) che avrei fatto un post. Poi mi sono persa a inseguire le farfalle e nel frattempo pure qualcuno di Repubblica.itte si è svegliato e mi ha preceduto bruciandomi il post pubblicando una lista di 15 tomi salvati dalle grinfie della censura. Ora, loro la fanno un filino tragica dicendo che avremmo anche potuto non leggere maimai questi libri, (un modo per leggere cose proibite si è sempre trovato, anche prima del deep web) e io avevo già scritto tempo fa un post su alcuni libri vittime di censura . 
Ma repetita iuvant e sono talmente tanti i libri che qualche potere forte (più serio del club Bilderberg s'intende, tipo la Santa Inquisizione) ha cercato di far sparire e/o censurare da poter ripetere l'argomento senza tema di ripetersi o copiare.
 Pronti a sprofondare nel magico mondo della censura? Let's go!


"IL POZZO DELLA SOLITUDINE" di RADCLYFFE HALL:
 L'elenco di Repubblica ricorda la censura di numerosi libri a tematica gay, ma maschile. Eppure anche le storie lesbiche non hanno avuto vita facile. Una delle vicende editoriali più travagliate le ha vissute probabilmente "Il pozzo della solitudine" di Radclyffe Hall, una storia rimasta celebre tra la popolazione lesbica per essere stata la prima ad osare un accenno di vita sessuale tra le protagoniste con la celebre frase "e la notte non rimasero divise". 
 L'intera vicenda che narra le drammaticissime vicissitudini della protagonista Stephen (cresciuta dai genitori come un maschio tipo Lady Oscar e poi in preda ad una tragedia sentimentale via l'altra, con tanto di coppie lesbiche suicide a Parigi e condanna della società tutta), venne pubblicata in Gran Bretagna nel 1928 e immediatamente messa al bando. Nonostante la levata di scudi di molti intellettuali dell'epoca, tra cui Shaw e la stessa Virginia Woolf l'editore fu costretto a ritirarlo e si poté leggere di nuovo solo vent'anni più tardi, nel 1949. Ironia della sorte, la protagonista, Stephen, trovava un riscatto dalle angherie e angosce subite per il proprio orientamento sessuale, nel diventare una scrittrice di successo, apprezzata in tutta Europa.

TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI:
  Si tratta di un trattato che accusa i fondatori ideali delle tre religioni monoteiste, Mosè, Gesù e Maometto, di essere appunto tre impostori le cui invenzioni avrebbero ottenebrato le menti delle masse, e che nel corso dei secoli è stato attribuito a chiunque, da Averroè a Pier delle Vigne, dallo stesso Federico II (accusato dal Papa di averlo scritto) a Tommaso Moro (che si affrettò a scrivere un trattato antiateista per allontanare da lui il sospetto), da Aretino a Boccaccio fino a Spinoza. 
Di tutti i libri vittime di censura questo merita indubbiamente una menzione particolare per la sua storia a dir poco assurda.
 In realtà infatti la dicitura "tre impostori" è antichissima, e a seguito di essa si era creata la leggenda che esistesse anche un trattato collegato che però nessuno aveva mai letto né visto. Incredibile, ma vero, infatti per secoli chiunque si è accanito su un libro fantastico che non era mai stato scritto ed esisteva solo nell'immaginario comune.
 Poi ecco spuntare all'alba del 1700 col titolo di un testo di Spinoza, "La vita e lo spirito", il famoso trattato (che venne poi rinominato col suo vero nome dalla seconda edizione in poi).
 Nella prefazione si raccontava di come questo manoscritto inseguito da chiunque per secoli fosse infine affiorato dalle nebbie del tempo quando un soldato tedesco facile all'alcol, aveva cercato di vendere alcuni libri trafugati dalla biblioteca dell'elettore di Sassonia. Tra di essi c'era proprio lui, "Il trattato dei tre impostori", che l'anonimo prefattore si sarebbe fatto prestare e avrebbe copiato alacremente per poi darlo alle stampe.
 Poiché l'unico codice precedente è un falso cinquecentesco e lo stile appartiene all'epoca in cui fu pubblicato, si ritiene a ragione che semplicemente, qualcuno (in molti sostengono Spinoza) avesse dato infine corpo ad una fantasia e un'ossessione europea.
 Probabilmente è l'unico caso in cui una censura immaginaria ha dato vita ad un libro in carta e inchiostro.

CREMUZIO CORDO: 
Tiberio
 Vi direte, ma chi è questo qui? Cremuzio Cordo è probabilmente la prima riconosciuta ufficialmente, s'intende, vittima della censura occidentale. Narra Tacito come questo storico del I sec. d. C. fosse condannato per un "novo ac tunc primum auditum crimine", ossia per aver osato descrivere in modo un po' troppo lusinghiero, nei suoi Annales, le imprese di Bruto e Cassio. L'opera, riscontrò il favore di Tiberio, ma non quello di alcuni senatori che fecero in modo di bruciarla e spingere al suicidio lo storico. Era il primo caso di lesa maestà collegata ad una sorta di "reato d'opinione". La figlia dello storico, Marcia, mise in salvo comunque alcuni capitoli che vennero poi successivamente pubblicati in forma accuratamente rivista.
 Ai fini della storiografia romana fu un evento molto importante perché al processo che Cremuzio Cordo subì perse non solo lui, ma un caposaldo della storiografia romana: la necessità di un'obiettività nella narrazione della storia, svincolata dalle richieste del potere. 

HARRY POTTER:
 Ebbene sì, un po' in tutto il mondo che la Rowling se l'è vista brutta. 
 In quella strana nazione che sono gli Stati Uniti, ora libertaria fino all'assurdo, ora puritana e chiusa fino al medioevo, i libri del maghetto sono stati al primo posto tra i titoli più censurati nelle biblioteche delle scuole pubbliche americane. 
 Banditi nelle americhe da solerti pastori protestanti e negli Emirati Arabi perché considerati in entrambi i casi in contrasto con i precetti religiosi, i libri hanno visto persino l'attuale papa emerito Ratzinger entrare forse sì e forse no in campo. 
 Nel 2003 Gabriele Kuby, scrisse un libretto dal titolo "Harry Potter, bene o male?", che voci mai documentate affermano avesse incassato il beneplacito di un perplesso e attento alle delicate menti dei pargoli, Benedetto XVI. Realtà o strategia editoriale? Chi può dirlo.
 (Giusto stamattina però ho letto l'inquietante notizia di una madre americana che avrebbe riscritto Harry Potter in chiave cristiana. Egli non va a scuola di stregoneria, ma di preghiera e combatte Voldemort, un perfido tizio impegnato ad impedire ai cristiani di professare la propria religione. Spero vivamente sia una bufala).

"FAHRENHEIT 451":
 Anche la distopia sui libri per eccellenza ebbe qualche problema con la censura. 
 Lo stesso Bradbury ha ammesso che il libro, scritto in pochissimi giorni in una biblioteca pubblica in cui affittava uno studiolo per qualche ora tutti i pomeriggi (raccontato in "Lo zen e l'arte della scrittura"), era in qualche modo ispirato all'allora pesante periodo maccartista, dove chiunque poteva essere sospettato di presunte simpatie comuniste. Tale frangente influenzò molti artisti dell'epoca, tra cui Bradbury che descrisse il clima oppressivo dell'ansia di controllo dello stato sulle menti dei propri cittadini portata ai suoi estremi. Proprio per questa critica sottile lo scrittore non riusciva a trovare un editore che avesse il coraggio di pubblicarlo, venne poi edito a puntate nel 1951 dalla rivista "Galaxy".
 In qualsiasi caso, è il libro che io darei da leggere a chiunque in occasione di questa settimana dei banned books. Il controllo della conoscenza è cosa molto seria.

"ULISSE": 
Sylvia Beach e James Joyce
 Strano che nell'elenco manchi dei 15 tomi manchi proprio lui, l'"Ulisse" di Joyce, di cui si deve la pubblicazione solo al coraggio di due coppie di donne che subirono processi per oscenità a catena.
 Non si trovava infatti nessuno disposto a pubblicare un romanzo considerato scandaloso per l'epoca. 
 Furono infatti Margaret Anderson e Jane Heap, che insieme avevano portavano avanti il poderoso lavoro della rivista letteraria "The little review" a pubblicarne i primi capitoli. A seguito di ciò furono processate, persero la causa e tutti i numeri della loro rivista vennero bruciati. 
Nel 1929, strette da mille pressioni, pagarono il loro coraggio ponendo a malincuore fine alle pubblicazioni. Passarono il testimone ad un'altra coppia di donne, Adrienne Monnier, giovane libraia e scrittrice parigina e Sylvia Beach, americana che giunta a Parigi, scoprì per caso i lavori della Monnier, andò a cercarla e se ne innamorò. Insieme fondarono la celebre libreria "Shakespeare & Company" e pubblicarono il famoso e temuto "Ulisse" in tiratura limitatissima. Il libro circolò in forma clandestina fino al 1932 quando Joyce, senza neanche avvisarle, firma con un importante editore americano che dovrà poi vedersela con una lunga serie di processi per oscenità. La storia talvolta non premia il coraggio. Il libro divenne poi un bestseller e la libreria, nonostante gli sforzi di artisti come Hemigway, dovette chiudere.

 Ce ne sono millanta di libri censurati, da farne decine di post. Mi impegnerò in futuro non temete!

martedì 29 luglio 2014

Libri e autori "Catfish". Quando la realtà è troppo assurda per essere vera e infatti non lo è. Bardi, baccanti, bambini in fuga con lupi e la madre di tutte le kospirazioni

 Uno dei pochissimi programmi tv che guardo (tramite pc) è "Catfish".
I conduttori di "Catfish"
 Per chi non lo conoscesse è uno dei pochi format di Mtv in cui non è comtemplato un tamarro che picchia un coatto mentre tre cretine sono impegnate a olearsi i seni rifatti, la sfigata di turno si ritocca le labbra con un improbabile rossetto fragola e lo sfigato li incita nella speranza di limonarsi la solita tipa che è chiusa in bagno perchè gli altri "Non la kapiskono".
 I due conduttori vengono contattati da una persona X che chatta da mesi, spesso anni, talvolta tanti anni, con un essere misterioso che si è mai palesato, non ha il telefono, skype e soprattutto tempo e modo di incontrare quello che via sms è l'amore della vita.
 Il bello del programma, che si regge su delle indagini praticamente ridicole, sono le storie assurde che vengono svelate. Qualche rara volta si tratta di gente che davvero non ha il cellulare nel 2014 o tempo di prendere un aereo, altre c'è uno psicopatico (generalmente uomini), altre ancora storie drammaticissime, talvolta qualcuno che si spaccia del sesso opposto e via dicendo.
 Il fascino di "Catfish" sta nel meccanismo mentale che porta una persona a mentire e non solo una volta, ma in modo continuativo, arrivando a comporre una complessa architettura difficile da gestire e a tratti diabolica. Cosa spinge le persone a fingersi ciò che non sono?
 Visto che non è un blog di psicologia o per adolescenti in crisi la domanda rimarrà senza risposta, tuttavia posso carrellarvi una serie di libri e autori catfish apparsi nei secoli.
 Pronti, partenza via!

FALSI LIBRI DI NUMA POMPILIO:
Numa e la sua seconda moglie: la ninfa
Egeria. Hai capito il vecchio?
Numa Pompilio fu uno dei sette re di Roma, talmente mitico che riuscì persino a sposare una ninfa, probabilmente l'unico re/console/imperatore di Roma a non guerreggiare.
 Pose le basi per i mos maiorum e soprattutto le riforme religiose (sempre che sia esistito). Qualche secolo dopo la sua morte, nel 181 a. C., alcuni contadini, arando felicemente, ritrovarono in un campo due arche di pietra. Sulla prima c'erano le indicazioni per scovare la tomba del mitico Numa (ma si rivelarono sbagliate), nella seconda una serie di rotoli di papiro stranamente nuovissimi che avrebbero dovuto apportare grandi novità alle istituzioni religiose romane.
Alcuni li lessero e decretarono, visti i contenuti, che per il bene di tutti andavano bruciati. Li bruciarono, non ci furono strane guerre religiose ante litteram e tutti vissero felici e contenti.
   Ma chi aveva astutamente seppellito i falsi rotoli sotto un terreno casualmente appartenente a un senatore romano? L'ipotesi più credibile li attribuisce ad alcuni tarantini dediti al culto del dio bacco che negli anni precedenti aveva vissuto un radicale sradicamento con tanto di uccisioni in pubblico, stragi, suicidi e via dicendo. Ciò che aveva scatenato il caos è una storia se possibile ancora più assurda e la racconta Tito Livio. Sostanzialmente una madre degenere e il suo nuovo marito volevano rendere il figlio, erede di una fortuna dal padre defunto, un imbelle. Come? Alcolizzandolo. Lo spinsero perciò verso i culti di bacco, ma lui aveva come amante un'arguta prostituta che lo mise in guardia. Egli si rivolse perciò al console che non trovò nulla di meglio da fare che interrogare, torturandola, la povera prostituta che parlò dei baccanali come della perversione assoluta. Risultato: un culto distrutto e migliaia di morti.

I CANTI DI OSSIAN: 
La tendenza dei cantanti anziani ad accompagnarsi
a giovani groupies è una costante della storia
Nel 1760 apparve in Inghilterra, pubblicata in forma anonima, una raccolta di canti attribuite al mitico Ossian.
 Ossian era una sorta di Omero del nord Europa, bardo misterioso la cui esistenza è controversa e le cui ballate pervenute sono da attribuire alla cultura orale (proprio come Omy). Quando il libro apparve ci fu grandissimo entusiasmo. Gli appartenenti allo Sturm und Drang furono particolarmente influenzati da questi mitici canti, tuttavia qualcuno dubitava. Il dott. Samuel Johnson, svolse molte indagini a proposito di Macpherson, il presunto curatore dell'opera, venuto allo scoperto dopo il grande successo. Quest'ultimo affermava infatti di aver pubblicato le opere di Ossian dopo averle casualmente rinvenute. Johnson indagò e scoprì che Macpherson, semplicemente studioso di gaelico, aveva rimaneggiato degli antichi canti di sana pianta, inventandone alcuni, aggiungendo strofe ad altri. Macpherson tentò di difendersi affermando di aver inventato sì, ma sulla base di autentici frammenti di Ossian. Rimase comunque grande lo sconvolgimento in chi li aveva creduti autentici basti pensare a Goethe che li cita significativamente ne "I dolori del giovane Werther".

FALSI PROTOCOLLI DEI SAVI DI SION:
Facciamo felici i nostri cari amici kospirazionisti e parliamo della madre di tutti i libri kospirativi. Altro che Estulin, altro che club Bilderberg, altro che Tavistock e luna abitata dai rettiliani, i Protocolli dei Savi di Sion furono davvero in grado di cambiare il mondo. In peggio. Frutto di un mix di dicerie, libelli, satira, credenze popolari, calunnie e chissà che altro, furono assemblati ad hoc dalla polizia zarista all'inizio del 1900. Confutati immediatamente e ripetutamente con tanto di critica e indizi da fonti autorevoli, sconfessati come falsi persino dallo Zar, godettero invece di grandissima fortuna (e ne godono ancora soprattutto in Medioriente, grazie Russia), dimostrano come non sia il nostro tempo popolato da un particolare numero di cretini, semplicemente la quantità di imbecilli è una costante della storia.
 Secondo la calunnia, sostanzialmente i protocolli di Sion erano il resoconto di un machiavellico piano messo su da una sorta di élite ebraica (molto danarosa) per impossessarsi del mondo (ovviamente con l'amichevole partecipazione, tra gli altri, della massoneria). Strumenti per ottenere il risultato sperato: libertà di parola e stampa, sfruttamento degli operai, sovvertimento dei costumi ecc. ecc. Vi ricorda qualcosa? Di sicuro. Era tutto ciò che i conservatori, nella fattispecie russi, temevano dalla modernità e condannavano senza appello. Hitler e il nazismo li riesumarono con grande successo portandoli quale prova inconfutabile della malvagità ebraica e del pericolo corso dal mondo per colpa dei perfidi ebrei. C'è ancora gente che li crede veri, ma considerando che abitiamo in un mondo dove vendono i libri di David Icke, non possiamo stupirci di niente.

LAURA ALBERT-J. T. LEROY:
Grandioso caso di autore catfish. In molti rimasero sconvolti e commossi davanti alle memorie romanzate del misconosciuto J. T, Leroy, "Ingannevole è il cuore sopra ogni cosa" (preceduto da "Sarah", un libro che definire palloso è riduttivo). Giovane nato da madre adolescente, padre fanatico religioso, dato in affidamento qui e lì, molestato a più riprese da vari compagni della madre e per questo in tragica crisi di identità sessuale, infine raccolto da due musicisti, Laura Albert e Geoffrey Knoop. J. T. Leroy, spinto dalla tenera coppia a scrivere per liberarsi dai fantasmi del passato, si mostrava in pubblico piccolo, efebico e coperto da copricapi e occhiali. Asia Argento panzanò di esserci andata a letto durante le riprese del film tratto dalla sua triste storia e si trovò un po' impreparata quando venne fuori la verità.
 J. T. Leroy non era mai esistito, fisicamente il suo corpo apparteneva alla sorella di Geoffrey Knoop, intellettualmente alla stessa Laura Albert che aveva inventato la storia per uscire dall'anonimato, farsi notare e avere una possibilità.
 Devo dire che in un universo editoriale dove più la tua vita è stramba, maggiori sono le possibilità di pubblicare, non mi sento di giudicarla. Condannata per frode, non ha fatto del male a nessuno, se non, forse all'orgoglio di Asia Argento.

MISHA DEFONSECA - MONIQUE DE WAEL:
Caso eclatante di sciacallaggio di altrui lutti, è il libro che più ha in comune con "Catfish".
 L'autrice, vero nome Monique De Wael, ha commosso il mondo per una decina di anni grazie alle sue memorie di bambina ebrea scampata ai nazisti e alla disperata ricerca dei propri genitori in fuga tra le foreste dell'Europa grazie all'aiuto dei lupi, "Sopravvivere con i lupi" appunto. Il quotidiano belga "Le Soir" stranamente incaponito nelle indagini, nel 2008 l'ha smascherata. Eppure la signora poteva scrivere tranquillamente la sua vera storia, altrettanto romanzesca. Nata cattolica, rimase orfana a 4 anni dopo che i suoi genitori vennero uccisi e perseguitati post mortem dalla fama di traditori (si racconta che per salvarsi rivelarono i nomi di altri resistenti belgi poi uccisi), fu affidata al nonno e da brava bambina fantasiosa si inventò una favola di fughe e lupi solo per sé. Adulta, sposò un ebreo e si trasferì negli Stati Uniti, scrisse il libro e grazie ad una serie di circostanze fortuite, scoprì il successo. Dieci anni, molte copie e persino un film dopo, si scopre che la favola di Misha era troppo assurda per essere vera, lei si scusa, ma la storia e la giustizia non perdonano. Condannata a pagare 22 milioni di euro per frode editoriale, rimarrà nella storia come uno degli sciacalli più significativi dell'editoria moderna.


 Si vocifera che anche "L'educazione siberiana" di Lilin sia almeno parzialmente inventata...e voi, avete presente qualche altro caso di catfish letterario?



mercoledì 18 giugno 2014

Libri perduti. Tra Shakespeare, Eco, sibille e Maya, quando le voci del passato sono bruciate o scomparse per sempre tra roghi e oblio (e talvolta riapparse)!

 Per molti anni il mio film preferito in assoluto è stato "Il nome della rosa".
Prima ancora di leggere il libro e prendere l'infelicissima decisione di dedicare la mia esistenza a questi simpatici amici cartacei, l'idea che potessero esistere oggetti al limite della magia, mi stregò.
Nel film/libro che avrete visto o letto ormai tutti, il motore potentissimo è fondamentalmente lo scontro tra due diverse posizioni ideologiche. L'idea straordinaria sta nel fatto che parte di questo scontro è messo in atto non da un uomo vivo, ma dalle sue parole che riecheggiano nei secoli tramite un libro. Tutti uccidono o vengono uccisi per possedere quella voce che attraversa le epoche e li soggioga nonostante il passare degli anni. Il climax è talmente forte da concludersi con una sorta di olocausto simbolico con tanto di bibliofagia distruttiva da parte del monaco che, attratto e disgustato morbosamente dall'unica copia rimasta del secondo libro della poetica di Aristotele, decide di distruggerlo morendo con lui. Una variante sul tema di eros e thanatos.
 C'è tutto un filone discretamente insopportabile per chi conosca bene la storia del libro, su questi libri perduti, ritrovati, bruciati, proibiti, tenuti nascosti da monaci perfidi, bibliotecari fantasma, librai che tengono aperti anche se nessuno entra a comprare (la crisi nei libri non esiste). Nessuno, a mio avviso, all'altezza del padre del genere (sempre sia lode a Umberto Eco), ma che rivelano come l'aura magica che circonda i libri continui a perdurare.
 Si sa poi che ciò che è andato perduto appare ai nostri occhi migliore di quanto abbiamo ancora, anche se magari non lo abbiamo mai visto.
La prova? Nel fascino dei libri davvero perduti o che abbiamo rischiato di perdere.
  A voi una velocissima carrellata!

ANTICHI TESTI PERDUTI: 
Lo sappiamo tutti che di quanto giunto da antichi greci e romani è pochissimo. Ci è arrivata infatti una selezione accuratamente scremata nel lungo periodo medievale, che con tutte le sue varie credenze di matrice cristiana, avrà sì salvato la civiltà a suon di manoscritti faticosamente copiati a mano, ma con una selezione molto discutibile. Principalmente ciò che venne considerato conforme al pensiero cristiano.
 Ma gli unici rei di censura non furono i monaci, anzi.
 Forse non tutti piangiamo la dipartita degli audaci Annales di Cremuzio Cordo, storico romano del I sec. d.C., ma ci farà strano sapere che Tacito strabiliò davanti alla loro distruzione dopo un processo per un "novo ac tunc primum audito crimine" (crimine nuovo e mai sentito), ossia il "reato d'opinione". Aveva infatti lodato i traditori Bruto e Cassio e per questo i suoi libri furono dati al rogo e lui si suicidò lasciandosi morire di fame.
Libri perduti particolarmente sugosi dovevano essere i "libri sibillini", ossia misteriosi libri oracolari in lingua greca in custodia alla sibilla cumana. Leggenda vuole che in principio fossero nove e la sibilla cercò di venderli al re Tarquinio il Superbo a un prezzo altissimo. Egli rifiutò e lei ne bruciò tre per poi riproporre i superstiti allo stesso prezzo. Tarquinio rifiutò e lei ne bruciò altri tre. Infine egli fu costretto a comprare gli ultimi rimasti al prezzo dell'intero pacchetto.
 Se magari ci sono dubbi sulla leggenda, essi esistettero davvero e bruciarono in un incendio nell'83 a. C.
 Per chiudere questo stringatissimo elenco non si possono non citare i libri Maya. Anche i popoli precolombiani scrivevano e miniavano secondo loro tecniche e con materiali peculiari, eppure in quanti lo sanno? Il lavoro dei graziosi missionari portati dagli spagnoli fu così minuzioso nel distruggere tutto quanto poteva allontanarli dalla conversione, da aver sterminato tutti i loro codici. I pochissimi sopravvissuti sono quasi tutti di dubbia autenticità. Complimenti eh.

MEMORIE COMPROMETTENTI:
Alcuni autori, spinti dalla "sindrome del Savonarola", dopo aver passato settimane, mesi o anni a scrivere ecco che hanno una crisi mistica e pam distruggono la loro opera in un rogo casalingo. Lovecraft distrusse tutte le sue opere giovanili ritenendole orrende (il personaggio di Virginia Woolf Orlando nell'omonimo "Orlando" fa la stessa cosa) mentre Newton, dopo essersi adoperato per mandare al rogo i libri tale Feeldman, fisico da lui ampiamente saccheggiato, fu vittima di un accidentale rogo domestico causato dal suo cane. Nell'incendio andarono persi numerosi suoi appunti soprattutto nel campo dell'ottica.
 Ma le memorie compromettenti più  famose in assoluto sono quelle del buon Byron che se le vide distruggere dal suo editore e dall'esecutore testamentario che le giudicarono scandalose e "buone per un bordello" (probably furono scandalizzati dalla storia incestuosa che ebbe con la sorellastra Augusta). Un caso più recente è quello di Sylvia Plath, che dopo il suicidio si è vista rimaneggiare completamente i suoi "Diari" dal marito Ted Hughes, che, peraltro, bruciò arbitrariamente i suoi ultimi due quaderni di memorie, con la scusa che se mai i figli li avessero letti sarebbe stato per loro troppo doloroso. Lo stesso destino, quello di un uomo manipolatorio anche post mortem, lo condivide con Antonia Pozzi, della quale molte poesie furono occultate e/o rimaneggiate dal padre dopo il suicidio in quanto ritenute compromettenti e inadatte ad una donzella borghese.

ESSERE O NON ESSERE. LA COMMEDIA DAVVERO PERDUTA DI SHAKESPEARE:
 Due estati fa, presa dalla voglia di non fare niente, comprai uno di quei libretti della Newton su libri proibiti, medioevo, templari e misteri, si trattava de "Il libro segreto di Shakespeare". Non so cosa mi aspettassi di trovarci, ma da un certo punto di vista la trama era esattamente l'unica possibile: il classico uomo di mezza età (un giornalista) aiutato dalla giovane figlia si mette alla ricerca di un misterioso libro a seguito della scomparsa di uno studioso che asseriva di avere tra le mani lo scoop letterario del secolo. Circa cento pagine dopo morivo di noia e di ridicolo e non ho mai saputo com'è andata a finire (ma mi pare di ricordare che la teoria fosse che Shakespeare o non era mai esistito o in realtà non era mai stato capace a scrivere).
 In realtà esiste davvero una commedia del bardo che si riteneva perduta fino a qualche anno fa, (ce ne sarà più d'una, ma di questa si hanno notizie più certe). Trattasi del "Cardenio" messa in scena solo due volte in onore di re Giacomo, in cui il protagonista era ispirato ad uno dei personaggi del Don Chisciotte di Cervantes, che pare colpì molto Shakespeare e il suo allora coautore John Fletcher.
 L'opera andò distrutta nell'incendio del Globe theater e non se ne seppe niente finchè, l'editore e drammaturgo Lewis Theobald nel 1727 la rimise in scena col titolo "Doppio inganno". All'epoca disse di essere in possesso di una copia del "Cardenio" e di averla riadattata al gusto settecentesco. Non venne creduto e morì impostore. Creduta per secoli una bufala, nel 2010 gli è stata ufficialmente riconosciuta la paternità del bardo. "Doppio inganno" non è effettivamente il "Cardenio" scritto da Shakespeare, ma ne contiene una gran parte, e per essere un libro che doveva aver bruciato accidentalmente quattro secoli fa, non è poco.

LIBRI INCIDENTALMENTE SALVATI DAL ROGO:
Non pochi autori in punto di morte pregarono che le loro opere fossero bruciate e morissero con loro. 
Vittime di quest'ansia insensata furono tra gli altri Emily Dickinson, Kafka e Virgilio. La prima, non paga di aver vissuto una vita da reclusa, ordinò alla sorella di bruciare le sue poesie. Ella ci mise tutta la buona volontà per esaudirla, ma, ad un certo punto, crollò di fronte alla massa e decise che forse sarebbe stato meglio leggerla e riordinarla. 
 Tutti gli adolescenti ricordano con ardore l'episodio che voleva Virgilio desideroso di dare alle fiamme l'"Eneide" da lui considerata imperfetta e incompleta. In tanti pur di non tradurre fino allo sfinimento la storia della vergine Camilla o di Didone suicida su una pira, avrebbero tanto voluto essere gli esecutori testamentari del poeta mantovano. Fortunatamente per noi, adulti ormai consapevoli, i suoi allegri compagni di bevute dai nomi improbabili, Flozio Tucca e Vario Rufo, si rifiutarono e consegnarono l'opera (destinata a divenire una grande hit tra gli amanuensi), all'imperatore.
 Altro caso di "ti prego dai alle fiamme il lavoro di una vita" fu Kafka, che pregò l'amico Max Brod di bruciare tutta la sua opera, peraltro praticamente inedita. Egli invece gli fu devoto in modo lodevole e non solo non la bruciò, ma la portò in salvo durante il periodo nazista e ne curò la pubblicazione.
Vittima di un caso di zelo post mortem fu invece Schopenhauer i cui scritti più spinti, furono bruciati dal suo esecutore testamentario, certo che pur non avendo egli lasciato indicazioni, avrebbe di sicuro preferito non essere ricordato come un vecchio porco.

 Siete curiosi di saperne di più di più di più?
 Spulciatevi: "Libri proibiti" di Mario Infelise ed. Laterza (solo 7,90 euro!), il fondamentale "Storia universale della distruzione dei libri" di Fernando Baez ed.  Viella e  "Il manoscritto" di Stephen Greenblatt (sulla storia del ritrovamento quattrocentesco del "De rerum natura" di Lucrezio che si credeva perduto) tanto per iniziare!

martedì 29 aprile 2014

"Con l'obbligo di non leggere libri che avessero meno di cento anni": una riflessione sul caso Mazzucco al liceo Giulio Cesare, il caso Braibanti, l'ipocrisia e il sesso nel programma di italiano.

E finalmente sono tornata a fare il mio dovere scrittorio post-feriem.
Se la Mazzucco è pornografia, allora
stiamo freschi. Per le 50 sfumature in cui
una scema anoressica si mette con un ganzo
col frustino non ho notato proteste. Eppure
le ragazzine in libreria lo compravano. Ah,
i misteriosi ragionamenti dei genitori.
 Volevo iniziare con un fumetto, ma stamane mentre cercavo di infilare il carico di tre lavatrici in una, mi è capitato sotto gli occhi un articolo sul Corriere in cui alcuni zelanti genitori del liceo classico Giulio Cesare di Roma pare abbiano denunciato alcuni insegnanti per aver letto brani tratti dal libro di Melania Mazzucco "Sei come sei". Pietra dello scandalo: una scena di sesso omosessuale.
 Oooooh povere inermi, candide creature. Immagino questi 14-16enni ignari del mondo, del sesso e della vita, che mai guardano la tv, privi di una connessione internet (ovviamente ignorano l'esistenza di Youporn che scherzi) e degli occhi per notare le innumerevoli pubblicità a sfondo sessuale che tappezzano Roma. Questi angeli che neanche avranno mai dato un bacio a stampo, presi tra le grinfie di tremendi professori, che peraltro avevano proposto la storia nell'ambito di un progetto dell'Unar, l'ufficio nazionale antidiscriminazionale razziale. 
 Sulla scia dei genitori si sono immessi anche alcuni studenti dell'associazione Lotta Studentesca che hanno esposto il significativo striscione: "Maschi selvatici non checche isteriche".
 Le mie reazioni sono state varie. In primis mi sono domandata: ma questa gente sa che in libreria non c'è l'obbligo della maggiore età per acquistare un qualsivoglia libro? Un qualsiasi undicenne potrebbe comprarsi il Kamasutra senza alcun problema.
 Poi, mi è venuto il mente il caso Braibanti.
 Ve lo ricordate? Io no ovviamente visto che non c'ero ancora, ma ne venni a conoscenza quando lessi alle superiori i libri di Pasolini. Il povero Braibanti, morto peraltro a inizio di questo Aprile, era un professore, drammaturgo e scrittore, ex partigiano e comunista, reo, ad un certo punto della sua vita, di essere andato a vivere con un ragazzo di buona famiglia di ben ventitrè anni. 
 Erano entrambi omosessuali e maggiorenni, ma i cari genitori del giovane non solo non presero bene la cosa, ma non accettarono che il figlio potesse essere omosessuale senza che qualcuno lo avesse convinto, anzi plagiato.
Aldo Braibanti
 Vi era infatti nell'ameno codice fascista Rocco un reato che era stato introdotto e mai utilizzato: il plagio. Ebbene, venne tirato fuori in grande spolvero per l'occasione, Braibanti messo sotto processo e il ragazzo portato in manicomio a tirargli fuori a suon di elettroshock che era stato ignobilmente plagiato dallo scrittore.
 L'eco dell'avvenimento fu internazionale e, nonostante il ragazzo continuasse ad affermare di aver fatto tutto di sua volontà e le barricate degli intellettuali, Braibanti venne condannato.
 C'è un piccolo particolare in codesto processo che si intreccia fatalmente al comportamento di questi solerti genitori capitolini: quando il ragazzo venne dimesso dal manicomio, tra le clausole per la sua libertà ebbe l'obbligo di non leggere libri che avessero meno di cento anni.
E quel che mi domando è: ma i medici di allora, i genitori di questo ragazzo e i genitori degli allievi del Giulio Cesare, hanno mai letto quello che generalmente viene studiato al liceo classico? Perché direi che se si sono preoccupati della Mazzucco e non di tutto il resto, forse, c'è qualcosa che gli sfugge.
 Dite che una rinfrescata a questi padri e madri tutti casa e chiesa, ma a quanto pare pochi libri, bisogna dargliela? Io direi di sì!

AUTORI GRECI E LATINI: 
Tomba del tuffatore a Paestum. Se non ci siete ancora stat*
andateci!
Per stare sicuri sulla chiusura mentale di tutto e tutti, ma soprattutto per non leggere scene di sesso esplicito, allora la cosa migliore è vietare la lettura di tutto quanto è stato prodotto dai pittogrammi in poi.
 I greci e i romani tanto per cominciare avevano una vita sessuale a dir poco piena e variegata. Soprattutto i greci non andavano per il sottile. Sanno i quieti genitori dell'esistenza delle falloforie, processioni in cui questo fantastico popolo portava enormi falli in trionfo? E conoscono quel capolavoro che è l'"Antologia Palatina"? Ben due libri (il V e il XII) sono dedicati al sesso, uno  a tematica omosessuale e uno eterosessuale.
  Posso assicurare che c'è di tutto: poeti che si portano a letto intere famiglie, prostitute bambine, ragazzini il cui maggior pregio è non avere ancora i peli sul sedere (non è volgarità, ma una delle preoccupazioni più grandi dei poeti che amavano minacciare i ragazzi che gli si negavano ricordando loro che allo spuntare del fatale pelo nessuno li avrebbe più voluti). Sesso orale, anale, orgie, prostitute sacre, tutto senza lasciar spazio all'immaginazione. E i romani, che pure degli amori omosessuali si vantavano di meno, non è che le mandassero a dire. Il tenero Catullo con le sue migliaia di bacetti, scriveva anche cose esplicite, come "A voi lo metto in culo e in bocca", senza contare di tutta l'ironia che solo un quindicenne può fare sul famoso passero che Lesbia teneva in grembo e con cui giocava tanto. E, genitori cari, avete mai preso in mano gli "Epigrammi" di Marziale?


BOCCACCIO e L'ARETINO:
 Anche nell'oscuro medioevo (e post) esistevano e pubblicavano uomini che non le mandavano a dire, primi tra tutti il caro Boccaccio appunto e Pietro l'Aretino. 
Nel "Decamerone" in cui dieci giovinetti si ritiravano in campagna per fuggire alla peste, ci sono storie che adesso sarebbero perseguitate dal Moige, come quella di Masetto da Lamporecchio che entra in un convento di monache vogliose e riesce a soddisfarle tutte, badessa compresa. O tanto per rimanere in tema religioso "La badessa e le brache del prete" in cui viene portata a giudizio ad una badessa una monaca trovata in atteggiamenti amorosi con un giovine. Piena di amore, ma soprattutto accidentalmente ornata delle brache del prete con cui stava facendo la zumba nella stanza accanto, la badessa la perdona e tutte le monache si sentono libere di darsi ai piaceri carnali con gioia. E Boccaccio non è niente in confronto di Pietro l'Aretino, un tipo talmente blasfemo e pornografico che Playboy al confronto è un giornale da educande. Avete mai dato un'occhiata ai "Sonetti lussuriosi"? E al "Ragionamento della Nanna e dell'Antonia"? Anche qui preti, monache, papi, prostitute, sesso e scene spinte non è che manchino, ma chissà magari sapere che l'autore del verso "Fottiamci, anima mia, fottiamci presto, perché tutti per fotter nati siamo" è morto da cinquecento anni fa sentire tanti bigotti più al sicuro.

GABRIELE D'ANNUNZIO:  
Ho trovato una foto fortunatamente tagliata nelle parti basse
E come non ricordare che negli italici programmi passeggia un tipo che si fece togliere due costole per riuscire a darsi piacere da solo in tutti i sensi? 
 L'eterissimo e molto destrorso D'Annunzio che faceva strage di cuori e posava nudo come un sirenetto (a proposito, io ricordo benissimo di aver trovato una sua foto nudo come mamma l'aveva fatto in un libro che mi diedero alle superiori), scriveva di bambini lasciati a morire sui davanzali, di ex zitelle che si masturbavano davanti agli specchi, di aborti, duelli all'ultimo sangue, uomini senza morale che seducevano schiere di vergini poi additate al pubblico ludibrio, donne sedotte e impigliate nella lussuria. Prima di esporre striscioni su maschi selvatici propongo ai ragazzini la visione delle foto di D'Annunzio nudo e intraprendente, poi ne riparliamo.

PASOLINI: 
 Pensate che io avevo una professoressa di italiano così integerrima che non ci fece leggere "Digitale purpurea" di Pascoli perché la considerava troppo erotica (c'è chi ci vede la descrizione di un rapporto sessuale tra due donne, leggetevela e ditemi) e saltò persino il duello tra Clorinda e Tancredi perché era ai suoi occhi la palese metafora di un orgasmo. Pur tuttavia ci diede da leggere "Ragazzi di vita" di Pasolini, un libro che se la Mazzucco viene considerata porno, mi domando cosa faranno i genitori di questi ragazzi quando scopriranno che i figli se lo ritroveranno nel programma dell'ultimo anno. Ho detto già come noi fossimo personalmente più interessate alla decriptazione del romanesco stretto che alla trama, ad alcune era persino sfuggito che i protagonisti fossero dediti al nobile mestiere del marchettaro. 
 Perché la mia professoressa era vittima di tale dicotomia? Perché per bigotta che fosse non era scema, anzi, era un'ottima insegnante (vi giuro che per scrivere questa cosa doveva esserlo sul serio perché mi odiava). Sapeva quando il suo bigottismo non creava danno particolare (alla fine "Digitale purpurea" potevamo sempre leggercela da soli e comunque voglio ricordare la tremenda poesia in cui Pascoli spia gli sposi nel letto nuziale) e quando invece andava messo da parte: non far leggere Pasolini era impensabile, come non analizzarlo.

 E con questo ho fatto solo una rapida carrellata che se no il post non finiva più. Vogliamo parlare della trama del "Satyricon"? Una storia talmente piena di storie gay da far sembrare il Muccassassina un ricovero per suore? O "L'amante di lady Chatterley", dove la signora e l'omo de furesta intrecciavano fiori tra i loro peli pubici?  
Anche Leonida avrà avuto la sua dose di rapporti omosex miei
cari maschi selvatici e non penso che voi siate più virili di uno
 che è stato 3 giorni in un fossato a difendere la Grecia.
Peraltro ragazzini che vi dite maschi selvatici, immagino che vi piaccia il film "300" con l'uomo insanguinato che comanda stuoli di virilissimi opliti pronti alla morte certa. 
 E' vero, i persiani andavano in giro conciati che manco lady Gaga, ma forse i vostri professori di greco si son dimenticati di dirvi che gli opliti amoreggiavano tra loro per rafforzare il legame in battaglia. Vi ritenete più virili di un oplita? Voi che senza l'i-phone vi buttereste dopo due secondi nel Tevere per la disperazione? Suvvia, smettetela di scrivere striscioni senza senso e fate qualcosa di utile tipo studiare. E se proprio volete essere selvatici campate nei boschi due giorni senza niente, poi ne riparliamo. 
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