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martedì 14 gennaio 2014

Libri su e per Fabrizio De André. Discutibili biografie, ma soprattutto un libro per ognuno dei suoi album. Dove viaggia la vostra mente quando lo ascoltate? E se non lo ascoltate cos'altro avete fatto finora??

Come saprete se leggete questo blog, io non ho molta simpatia per gli anniversari di morte degli autori. Certe volte, la libreria mi pare listata a lutto come le bacheche con gli annunci mortuari che usano nel mio paese (qui al nord usano invece queste strane coccarde grigie da appendere ai portoni dei palazzi, stile fiocco per le nascite all'incontrario). L'altro giorno ho persino proposto la proposta "I grandi morti del 2013", un libro per ogni defunto famoso dell'anno. Sono stata cassata, ma secondo me poteva avere un senso.
 Questo preambolo per scusarmi e dire che non voglio compiere opera di sciacallaggio con questo post. Era già da qualche tempo che pensavo di scriverlo, poiché Fabrizio de André è senza dubbio sin dalla mia politicizzata adolescenza, uno dei grandi miti musicali assieme a Guccini e De Gregori.
 Anni fa mi capitò di comprare ad un mercatino una biografia di De André, che trovai orrenda. Cesare Romana, già autore di"Amico Fragile", (che dopo questa prima esperienza mi sono rifiutata fermamente di cercare), fa ciò che un biografo non dovrebbe mai fare: si mette al primo posto.Leggendo "Smisurate preghiere" è praticamente impossibile vedere Fabrizio de André. Quello che si vede è Cesare Romana che fa varie cose, di cui sempre e sempre ci ricorda quanto fosse immensamente bello e stupendo, in relazione a Fabrizio De André. Ricordo che lo terminai con un certo fastidio, molto delusa, tanto che mi ripromisi di non ritentare l'impresa.
 Anni dopo però caddi di nuovo nel ciclico tranello(ciclico perché io tendo ad ascoltare De André maggiormente in uno specifico periodo dell'anno, l'autunno. A Guccini va l'inverno, a De Gregori la primavera/estate non chiedetemi perché) e mi arresi a "Non per un dio, ma nemmeno per gioco" di Luigi Viva. Tra le due, senza ombra di nessun dubbio, questo secondo libro è il migliore per vari motivi:
 1) Non scade nell'agiografia (ho capito che era un genio, ma anche un essere umano). 
 2) Ha molto materiale di primissima mano, non rimaneggiato e contestualizzato.
 3) Offre un quadro, soprattutto degli anni giovanili, molto coerente e completo.
 Ciò che invece proprio non va, ovviamente a mio parere, è la mancanza di un progetto più ambizioso. Ci sono biografie di grandi autori scritte non solo in modo completissimo e molto più approfondito (ci sono degli episodi, come anche il rapimento o la conoscenza di Dori Ghezzi che scivolano via in 10 righe, altri anni che vengono totalmente tralasciati), ma anche con un piglio discorsivo che le rende indubbiamente più affascinanti. Il grande pregio di tali biografi, in genere anglosassoni, è quello di restituirci una vita non romanzata, ma scritta come un romanzo. Spero che un giorno qualcuno si cimenti nell'impresa, perché un personaggio e soprattutto, una persona come De André, meriterebbero in pieno un tale trattamento.
 Detto ciò, in corso d'opera di questo post (che rimando da vari giorni appunto per la questione dello sciacallaggio), mi è venuto in mente di far questo gioco che come avrete ormai capito mi sollazza assai: abbinare ad ogni (o quasi) album di De Andrè, un libro da leggere. So che a giocare coi mostri sacri si finisce scottati, ma vabbeh al massimo inveirete funestamente contro di me nei commenti.
Iniziamo!

VOLUME I: 
Per questo album molto eterogeneo, avevo pensato ad un libro sul tema della prostituzione, tuttavia, poiché tema delicato est, rischiavo di finire per consigliare uno di quei saggi di tragedia e/o specialistici che non erano nei miei intenti. Infine, ho declinato verso "Menestrelli e giullari. Il medioevo di Fabrizio De André e l'immaginario medievale nel novecento italiano" ed. Edifir, in onore alla famosa "Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers". Infine il medioevo rischia sempre di essere una sorta di ambientazione buona per "Il trono di spade", ma era davvero così? Domanda retorica, ma nel libro rispondono indubbiamente meglio di me.


TUTTI MORIMMO A STENTO: 
Se il tema dell'album è la morte interiore che si attraversa a piccole dosi durante la vita, la canzone, per me più bella è "Tutti morimmo a stento" che ho sempre interpretato come una delle maledizioni più potenti mai descritte. Il libro che propongo è perciò il letto e strariletto, ma mai abbastanza letto "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino". Leggevo in un'intervista all'autrice, di cui dovrebbe prima o poi uscire finalmente la traduzione della recente autobiografia, che tutt'ora considera inspiegabile il motivo del grande successo del suo libro. La signora, per quel che mi riguarda, ci marcia molto, perché il motivo è evidente. E' un libro che ha una sua grandissima potenza per i protagonisti che descrive: ragazzi giovanissimi figli di artisti potenti, genitori assenti, in preda ad amori che sembrano impossibili muoiono a sciami in un mondo politicamente stravolto. "I ragazzi dello zoo di Berlino" è un grande romanzo cyberpunk che però è accaduto sul serio. 

VOLUME III: 
Poiché sono presenti due ballate medievali, più il famoso "Sì fossi foco" di Cecco Angiolieri, la mia mente perciò è portata a trovarci nessi logici con oscuri poeti trobadorici, trovatori e trovieri. Siccome la mia conoscenza al riguardo si ferma, per ora a Chretiene de Troyes, il libro da me letto che più mi pare adatto alla circostanza è il bellissimo "Le gesta di re Artù e dei suoi nobili cavalieri" by Steinbeck. Per costoro, va detto, all'inizio dell'università avevo una vera passione (leggete la storia di Galeotto e Lancillotto e ditemi se non ci si può fare della dietrologia gay).

LA BUONA NOVELLA: 
E' scontato il consiglio, ma non la lettura. I vangeli apocrifi, concept dell'album, sono praticamente i libri di miti e leggende del cristianesimo. Il bue e l'asinello vengono da lì, come Gesù che da bambino plasma passeri vivi col fango delle strade e Maria Maddalena che gli dà copiosi e non casti baci  senza che questo sia un parto della mente di Dan Brown. Se non li avete letti, metteteli nel futuro paniere delle letture estive ( prego notare che il vangelo di San Tommaso, in teoria testimone presente è apocrifo, quello di Luca, che non ricordo neanche bene chi fosse è ufficiale. Misteri della fede su rieduchescional libraia).

NON AL DENARO NON ALL'AMORE NE' AL CIELO:
Anche qui il consiglio è più che tautologico: leggere l'antologia di Spoon River. Probabilmente l'unico libro di poesia che abbia apprezzato con piena cognizione di causa (faccio fatica ad apprezzare le poesie se non seguo davvero il percorso anche biografico dell'autore e spesso non ho la pazienza di farlo), è da leggere da cima a fondo. Io ce l'ho in una fantastica edizione della Fabbri Editore, in cui il curatore si era smazzato l'immane lavoro di rimando tra una poesia e l'altra, collegando tutte le storie anche alla lontanissima. Se l'avete già letto, vi propongo in onore a Fernanda Pivano "Mostri degli anni venti", in cui la per me donna più fortunata del mondo tratteggia la vita e il mondo di vari geni americani, tra cui il caro Edgard Lee Masters.

STORIA DI UN IMPIEGATO:
Il disco preferito dal cliente nostalgico degli anni '70 (preparatevi psicologicamente al futuro post), fu in verità tra i meno amati da De Andrè. In effetti è un po' verboso e un po' troppo paradigmatico in alcuni momenti, ma contiene la sempre meravigliosa "Canzone del padre", forse la mia canzone preferita in assoluto. Di libri al riguardo potrei consigliarne praticamente a bizzeffe, e allora ve ne consiglio uno che ne contiene 100. La Unicopli ha iniziato a pubblicare questa collana "100 libri-100 fiori" in cui propone una bibliografia ragionata a tema. A dicembre è uscito "Terrorismi" a cura di Cinzia Venturoli, 100 titoli sui terrorismi degli anni di piombo da scorrere, scegliere e cercare.

CANZONI: 
Visto l'alto contenuto di canzoni tradotte e riadattate del famoso Brassens ho pensato di cercare un titolo su di lui, ma la bibliografia in italiano e soprattutto in commercio non è particolarmente generosa. 
 Dalle mie ricerche pare reperibile con una certa facilità "Le strade non portano a Roma. Riflessioni e massime d'un libertario" Coniglio editore. L'ho messo nella cesta dei miei futuri acquisti, son curiosa di vedere cosa scrivesse costui.


VOL VIII:
Scritto in Sardegna assieme a un giovane De Gregori, mi ha suggerito una barca di titoli, alla fine ne ho scelto uno sul suo illustre coautore. Figlio di un notissimo bibliotecario (ogni anno assieme al fratello De Gregori bandisce un premio di laurea sui temi biblioteconomici, cosa che me lo rende ancor più simpatico), De Gregori ha quel certo piglio da intellettuale ermetico che rende la decriptazione delle sue canzoni un esercizio di stile molto gradito. Io bramo e consiglio "Parole e canzoni" ed. Einaudi, libro+dvd, testi commentati e le migliori esecuzioni dei brani. Cura l'agiografico Vincenzo Mollica, ma vale la spesa.


RIMINI: 
Probabilmente traviata dalla versione dal vivo in cui De Andrè, forse non completamente presente a sé stesso, ripete varie volte presentandola che si è ispirato ai "Vitellini" di Felloni, il libro che più mi viene in mente di collegare a tale album è il bellissimo "Libro dei sogni" di Fellini, frutto dell'incessante fantasia del regista che per decenni disegnò registrando fedelmente tutti i sogni che le notti gli mandavano. Il tomo è ben pesante, anche dal punto di vista economico (45 euro ed. Rizzoli), ma acquistandolo comprate un mondo.

CREUZA DE MA:
Poche città hanno avuto l'onore di essere cantate così, ma secondo me anche perché poche città sono belle come Genova. Resta da chiedersi cosa avrebbe detto De Andrè del grande sfacelo del 2001 che ha segnato molto nel male la mia generazione. Quando si fece quell'assurdo G8 in una città per sua natura impossibile da controllare, si rimestò negli ideali di una generazione che doveva per forza rimanere senza, costasse quel costasse, anche numerose botte e un sacrificio. Mi trovavo ai tempi in una Sardegna invasa da genovesi in fuga che leggevano i quotidiani con crescente disperazione. Poiché Genova da 13 anni a questa parte è anche questo, consiglierei "Non lavate questo sangue" di Concita De Gregorio.  Chissà davvero cosa avrebbe detto.

LE NUVOLE: 
Un album di cui probabilmente non afferro ancora tutta la grandezza, ha però al suo interno una delle canzoni più famose di De André: "Don Raffaè" dedicata a quel Raffaele Cutolo, camorrista detenuto in un'epoca senza 41bis in modi se non altro all'acqua di rose. Nella storia del secondino accondiscendente, De André individuava la non resistibile ascesa di un'organizzazione che arriva dove lo stato in tante zone si ferma: dal lavoro per il cognato disoccupato, al cappotto per fare bella figura al matrimonio. Si potrebbero consigliare tanti libri sulla camorra, io inizierei da questo librettino di metà '800 edito dagli Editori Riuniti "Natura e origine della misteriosa setta della camorra" by Anonimo.

ANIME SALVE: 
Tutti i libri che mi venivano in mente su questo bellissimo ultimo album erano del mysterioso e davvero splendido settore di Antropologia. Tra le formule contadine di "Ho visto Nina volare" e Khorakanhé col finale in lingua rom, Pricesa e Disamistade nell'amato sardo, alla fine il titolo che più mi convinceva era "Sud e Magia" di Ernesto De Martino, mapoiché il disco si rifà a un'antropologia molto più vasta, opterei per "Nonluoghi" di Marc Auge. Nulla è più straniante della lettura di questo saggio sull'alienazione dell'uomo dai suoi luoghi, sulla creazione di posti che non sono di nessuno e di nessuno potranno mai essere perché non esistono davvero se non come inutile transito sempre uguale, mentre si ascolta questo album così forte, pieno di tutto il mondo.

E con questo concludo. Post più faticoso del previsto, spero apprezzerete! Voi avreste fatto altri abbinamenti? E quali? Scrivete e consigliatemi e consigliate!!

mercoledì 8 gennaio 2014

Ogni serie tv ha il suo libro! Se vi tremano i polsi al pensiero di Dottor House e Jon Snow, se non avete dimenticato Carrie e compagne, se bivaccate davanti Walter White e alla dolce Jess, questi sono i libri che fanno per voi!

Ed ecco che il fortuito ritorno della linea adsl (non mia) mi permette di scrivere nuovamente un post decente. Allordunque, vi avviso che il post di ieri è solo il primo di una serie in cui affronterò il misconosciuto mondo degli sceneggiatori tv e non. Un magggico e variegato mondo tenuto spesso nell'ombra. Tuttavia, poiché non so come mi avete fatto l'immane piacere di leggere numerosi anche ciò che sono riuscita a produrre in 50 minuti di terrore in biblioteca, oggi eviterò di tediarvi con spiegoni da Superquark e dedicherò un nuovo post alle serie tv. Precisamente ai libri che, almeno secondo me, dovreste leggere se vi piacciono determinate serie televisive. Pronti a partire? Si va.
 (Ovviamente la mia è solo una pallida selezione di tutto ciò che l'america è in grado di fornirci a gittata continua. In Italia a parte "Montalbano" non so neanche più cosa si produca).

BREAKING BAD:
La sceneggiatura contemporanea ama l'eroe negativo. Basta co' 'sto stupido manicheismo che ti fa vedere che esistono il bene e il male, la vita è fatta di sfumature! Non è che se uno compie un genocidio di massa non ci debba avere le sue ragioni. Magari ha una vita sentimentale complicata, magari da piccolo gli hanno ucciso il cane e non si è mai più ripreso dal trauma, magari è un mafioso che però c'ha i sensi di vuoto e cade in depressione (acc, già usata questa). Il nuovo trip degli sceneggiatori è farti appassionare all'eroe negativo. Così, ecco pronto "Breaking bad" dove un prof di chimica del New mexico a cui rimane poco da vivere, tanti debiti, due figli, sfighe annesse e connesse, decide di usare la sua laurea con un senso e si mette a produrre metanfetamine. Se anche voi parteggiate per lui non potete non leggere "Mr. Nice" aka Howard Marks ora in ed. economica per Beat. Professore di fisica fricchettone si dà allo spaccio mondiale di droghe leggere, intrattiene rapporti coi servizi segreti e le mafie di mezzo mondo, vive una vita sicuramente meno drammatica del povero Walter White, sfigato sin dal nome, dandosi alla pazza gioia fino all'estradizione. 

ORANGE IS THE NEW BLACK:
Fatelo girare!

 Se siete lesbiche conoscete di sicuro questa serie che fa impazzire tutte noi. Siccome infatti non ci reputavamo abbastanza malmesse nell'immaginario collettivo, abbiamo avuto bisogno di una serie ambientata in un carcere femminile per avere una specie di seguito di "L word". Anche qui un'irreprensibile studentella diventa un corriere della droga per compiacere la sua focosa amante dai grandi occhi azzurri (ve lo dico a me l'attrice che fa la focosa amante non mi piace, anzi, sembra un porcello). Dieci anni dopo, quando ha dimenticato il suo tristo passato e fa teneri saponi con la sua migliore amica, il passato torna a prenderla e viene ingabbiata per due anni. Cosa accade in un carcere femminile? Tante cose disgustose a livello igienico, tante angherie dovute a strane gerarchie e tante storie lesbiche. Se la vita carceraria femminile (quella vera) vi incuriosisce, consiglio a voi tutte (c'è qualche uomo che segue la serie?) "Ricci limoni e caffettiere" edizioni dell'asino, un libretto scritto dalle donne detenute nel carcere di Rebibbia molto grazioso. Cosa si prova appena si entra in carcere? Quali accorgimenti usano le detenute per abbellire le proprie celle? Come si truccano e rimediano prodotti per il corpo? Uno sguardo particolare sulla vita carceraria, quasi un manuale di usi e costumi proveniente da un altro pianeta.

DOTTOR HOUSE: 
Anche qui l'eroe negativo imperat e la dicotomia medicosaggioeintelliggentissimoeguaritore e zoppomalvagioalcolizzatocheodiailmondo fa a pezzi i sogni di tutte le donzelle che anelano al dott. Shepherd. Vi sentite orfani delle sue indagini che invocavano vairus e lupus ogni tre per due? Riguardate incessantemente puntate in cui bambini del South Carolina venivano afflitti da assurde malattie tropicali senza un vero perché (salvo poi scoprire che un vicino di casa aveva scavato un nido di tarantole della Tanzania in giardino)? Vi domandate ancora come possa la fidanzata di Wilson essere morta in un modo tanto artificioso per la serie sceneggiatori che ve siete fumati? Allora non potete perdervi "La vita immortale di Henrietta Lacks" di Adelphi, in cui viene raccontata la fantascientifica storia (tutta vera) delle cellule HeLa. Cosa sono? Cellule tumorali che si riproducono alla velocità della luce, tanto da essere praticamente immortali e da decenni provengono da un lontano campione prelevato ad una donna, Henrietta Lacks, morta in giovane età. Né lei né i suoi familiari hanno saputo fino alla stesura di questo libro che grazie a quelle cellule si sono svolti (e si svolgono) nei laboratori di tutto il mondo millanta ricerche scientifiche. Sì, a leggerla così sembra un po' inquietante e sanguinolenta, ma la storia è affascinante e verissima. E se avete retto tutte le porcherie di Dottor House di sicuro reggerete e apprezzerete anche questo.

SEX AND THE CITY:
L'ho letto con questa inquietante
copertina.
Allora ve lo dico: è una delle mie serie preferite in assoluto. Decade moltissimo nell'ultima stagione (non parliamo dei film, il secondo è da denuncia), ma ha parlato di sessualità femminile come nessuna serie tv è mai riuscita a fare.  Se volete dare un'educazione sessuale come dio comanda ai vostri figli, maschi e femmine, questo è il telefilm per loro (no, non diventeranno dei ricci copulatori, ma delle persone che eviteranno di scrivere libri come "Il sesso santo". Ve lo ricordate? Quello in cui le tre coppie di sposi religiosi chiamavano la vagina "la cosina"). L'unica cosa che mi aveva a lungo lasciata perplessa era stato il personaggio di Samantha. Davvero esistono donne non solo tanto insaziabili, ma anche tanto intraprendenti e soprattutto con tanta energia? Ne ho dubitato fino alla lettura di "Paracadute e baci" di Erica Jong. Allora, la cara Erica meriterà un post a sé. Diciamo che di lei io ho apprezzato davvero solo il celebre "Paura di volare". Ho trovato carino "Come salvarsi la vita" e mi sono chiesta il perché di questo "Paracadute e baci" (molto diverso dai precedenti per l'ideologia di fondo). Una scrittrice, di fronte al fallimento non previsto del suo terzo matrimonio, entra in una sorta di larvale depressione da cui tenta di risollevarsi facendo sesso con mezzo mondo. Tutto e dico tutto e anzi pure di più, quello che faceva Samantha nella serie viene raccontato nel libro. Ciò che rende questo libro completamente differente dai mille erotismi che vanno ora di moda, è l'intelligenza, la grande ironia dell'autrice/protagonista nonostante il continuo frignare. Ha avuto la capacità di rendere un continuo sfilare di amanti improbabili non un libro erotico, ma un peana ad un matrimonio. Samantha Jones è stata chiarissimamente ispirata a Erica Jong, nessuno può togliermelo dalla mente.

IL TRONO DI SPADE: 
E' inutile che vi proponga simil saghe, il vasto mondo del fantasy rapisce i cuori in modo random, senza preavviso e a gusto completamente personale. Sposare la saga è come sposare il propr* fidanzat*: nessuno può capire perché ti piace e se cerchi di proporlo a qualcun altro, soprattutto agli amici, scoprirai che non è che tutti lo/la trovano avvenente come capita a te. Ecco che vi propongo perciò uno di quei bei libretti di filosofia smart and go che tentano di spiegarti Aristotele partendo da qualsiasi cosa. In questo caso ovviamente parlo de "La filosofia del trono di spade". Vi domandate per quale cavolo di motivo Ygritte dica in continuazione al povero Jon Snow: "Tu non sai niente"? Vorreste capire come fa la bionda Targaryen ad adattarsi con relativismo culturale a gogò a tutte le culture esotiche che incontra? Non capite ancora cosa abbia spinto Eddard Stark a suicidarsi ammettendo di essere un traditore? La regina Cersei è davvero perfida come sembra o la dipingono così? E che caspita di ordine non religioso è quello dei corvi?
 Il libretto va giù che un piacere e potrete persino tirarvela dicendo di aver capito l'esistenzialismo francese grazie ad Arya Stark. Ciò detto, secondo me Martin non vedeva nella sua saga la metà delle cose che ci ravvisa questo libro. Ma insomma, è capitato pure a Dante.

NEW GIRL:
L'hipster più amata della tv rappresenta degnamente una generazione di trentenni molto più poveri, confusi e sicuramente meno ambiziosi di quella precedente. La visione comparata di "Friends" e "New girl" vale più di mille studi sociologici al riguardo. Se prima tutti ambivano allo splendido lavoro, alla casa ggggiusta, ai vestiti wow e da stagisti diventavano dirigenti in una casa di moda (la miracolata Rachel), la cara Jess vuole solo fare l'insegnante elementare e per colpa dei tagli governativi viene pure licenziata in continuazione. I suoi coinquilini sono un barista, l'assistente di un cronista radio e un manager perfezionista che lavora in uno spietato gineceo dove tutti vogliono fargli la pelle e non solo. Se questa non è decadenza non so cosa sia. Se anche voi amate le hipsterate definitive ecco per voi "Il kit del 21° secolo. 625 cose che devi sapere del mondo di oggi" ed. Vallardi. C'è tutto: i disegnini fighi, ma essenziali, la copertina con la mascherina di Anonymous, il titolo col numero dentro. Leggero e sbarazzino, è scritto in quel modo finto ironico che vi farà pensare "Oh mio dio quanto sono hipsteramente alla moda!". Nel caso amaste il telefilm, ma non gli hipster (ma non credo sia possibile), in alternativa vi propongo "Joséphine" di Penelope Bagieu ed. Hop!. La travagliata vita di una single parigina poco sex and the city, molto imbranata, con tanta ciccia tutta sui fianchi, cari amici, malvagi padroni di casa e discutibili ex. Carino e veritiero. Dalla casa losangelina a quella francese, tutto il mondo è paese.

Ecco, la prima lunghissima tranche è finita! A presto il seguito! Voi di quale serie siete enormemente fan? Forza, ci son consigli per tutti (quelli non mancano mai).

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