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mercoledì 5 giugno 2019

Prigionieri del sogno di qualcun altro. 10 cose (+1) dei bei tempi andati di cui i Millennial sentono nostalgia senza averle mai vissute dalla Dc alla felicità fino a Yalta.

Dice una celebre fase di Garcia Marquez che: "la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la ricorda per raccontarla".

 E' inevitabile applicare questa massima alle nostre piccole vite, ma forse, usandola come chiave di lettura del nostro presente sempre più discutibile, potrebbe essere illuminante.


 Sfido qualsiasi trentenne attuale a non essere stato prigioniero di un sogno. Quello dei propri genitori.


 I baby boomers ritengono di aver vissuto un'epoca privilegiata e di certo hanno ragione, ciò sul quale forse e probabilmente errano è il loro strenuo e continuo tentativo di riviverla in un presente che ha connotati e caratteristiche completamente diverse e non paragonabili (anche per colpa o merito loro, altra parte che sfugge sempre).

 Pur essendo, a mio parere, una delle grandi malattie del nostro tempo (una sorta di febbre generazionale che non passa e ci rende deboli e confusi), non esistono molte pubblicazioni sul tema.
 Quella che forse meglio esprime questa mia idea svolazzante è "Utile per iscopo" un piccolissimo saggio di Wu Ming 2 che analizza le problematiche di una società di retromaniaci.
 Una società che vive nel culto del passato ha dei grandi problemi di rinnovamento e creatività perché non farà altro che tornare sulle potenzialità del passato nell'ansia perpetua di reinterpretarle, "affamata di passato".

 Ho quindi deciso, anche se magari sarà un post poco libresco (anche se un altro saggio da consigliare potrebbe essere "Contro i bei tempi andati" di Michel Serres) , di elencare le cose di cui i Millenial hanno maggiormente nostalgia anche se non le hanno mai vissute.

 Liberissimi di aggiungerne altre che ho dimenticato!


LA DC:

E il Pci. Ma più DC. 

 Nessun millenial era abbastanza senziente all'epoca per ricordare le due formazioni politiche all'opera eppure sappiamo tutti per certo che si stava meglio quando si stava peggio.

 La DC è la formazione politica più rimpianta trasversalmente da chiunque fosse lucido prima degli anni '90, al punto che la rimpiangiamo anche noi che l'abbiamo presa solo di striscio.

 Certo, i governi cadevano ogni 5 mesi (ma anche lì ci sono buchi di memoria se gente che ha visto i 345354 governi Andreotti ora bercia online di "governi non eletti dal popolo"), governi balneari, pentapartiti, trasformismi, lotte intestine che manco il trono di spade, manuali cencelli che c'erano e almeno nessuno faceva finta non ci fossero, cristiani che però "hanno approvato il divorzio" e tante altre meraviglie.

 Tutte cose che, da quanto ci raccontano, all'epoca sembravano il demonio e adesso non c'è persona che non rimpianga.

 Non abbiamo mai visto la DC all'opera ma noi millenial sappiamo istintivamente che i guai dell'Italia sono iniziati nel momento in cui la sua rassicurante ala protettiva si è allontanata da tutti noi lasciandoci in balia delle nostre (pessime) decisioni politiche.


MA ANCHE IL PCI:

Qualsiasi partito di sinistra sarà per sempre destinato a fallire finché dovrà reggere il confrontato col Pci.



 Il Pci era radicato sul territorio, il Pci parlava agli operai, il Pci aveva una vera dirigenza, il Pci aveva l'intellighenzia, la scuola di partito, Frattocchie, Togliatti e Berlinguer.

 Poco importa pensare razionalmente che il Pci fondava la sua forza principale nel fatto di essere il partito giusto nel contesto storico e sociale giusto, un partito di un presente che ormai è trapassato, poco importa anche che il territorio stesso fosse radicabile perché le persone erano diverse, più permeabili a certe esigenze e meno ad altre.

 Poco importa anche che fu un partito profondamente bigotto (ma ho parlato con tanti giovani d'oggi di partito che contrappongono diritti sociali a diritti civili come se ci fosse una gara di supremazia e non potessero andare insieme).

 Il PCI rimane il grande immortale fantasma a cui tutti aneliamo e che non può ritornare ma che bramiamo come se potesse salvarci da un sistema economico sulla via della catastrofe.

 Intanto il tempo passa e noi lo passiamo a sospirare sperando in un impossibile ritorno. Torna torna questa casa aspetta a te.


GUERRA FREDDA:

 Manicheismo a gogò. Chi è che non ne ha bisogno? 
 Ora non si capisce più niente: russi che influenzano le elezioni americane ed europee. Europei che non sanno più se stanno coi russi, con gli americani o coi cinesi. Repubbliche ex sovietiche che non sappiamo mai bene cosa stiano combinando (quante siano) e se ci dobbiamo preoccupare.

  La Germania che, unita, ha ripreso a randellarci, sovranisti che giocano a fare i capetti da repubblica delle banane in giro per mezza europa e popoli storditi che votano per uscire dall'Europa, ma alla fine non trovano il mondo di andarsene.

 Insomma, ce lo ripetono in ogni modo: rivenisse Yalta! 

 Sì, c'erano tanti casini, però almeno avevi la certezza che gli americani e i loro alleati erano x e y e che i russi erano z e k. I cinesi chiusi in una strana e ossessiva autarchia se ne stavano per i fatti loro e tutto procedeva se non bene almeno con un senso logico.

 Eh, come si stava bene prima della caduta del muro anche se oh, la caduta del muro è uno degli eventi più importanti e commoventi dell'ultimo secolo eh!


ASSISTENZIALISMO DI STATO:

Ma volete mettere i bei tempi in cui si poteva andare in pensione con 15 anni di contributi, avere rendite dai titoli statali da capogiro, casa comprata, casa al mare comprata, i figli che stavano meglio dei genitori e via discorrendo.

Certo poi che questa cosa fosse dovuta a una congiunzione astrale irripetibile come boom economico e possibilità di creare abissali deficit di stato (ossia lasciare cambiali con scritto "pagherò" e il nome di figli e nipoti) è del tutto secondario.

 Abbiamo sostanzialmente la casa ipotecata, ma sogniamo di poter vivere come quando era nostra. 

 Nel tentativo, stiamo cercando di ipotecarla due volte, ma il gioco non riesce e ci arrabbiamo cercando colpevoli che non c'entrano niente coi nostri bagordi passati.

 Nel frattempo, misteriosamente continuiamo a non voler riscuotere le quote condominiali dagli appartamenti che non hanno mai cacciato una lira.


 LA FABBRICHETTA:

I nostri nonni sì che la sapevano lunga! 

 Altro che master, stage e perdite di tempo, bastava rimboccarsi le maniche e non aver paura di faticare!. Senza neanche il diploma crearono interi distretti industriali a gestione familiare con idee geniali e tanta voglia di fare.

 Peccato la creatività si sia diluita e che i loro nipoti non siano in grado neanche di farsi assumere in una pizzeria al quarto stage e al terzo apprendistato.

 Certo l'assetto economico mondiale era del tutto diverso, ma di certo è un particolare trascurabile.

Ma non temiamo, se continuiamo a concentrarci sul fatto di diventare dei padroncini e mai dei lavoratori, le cose non potranno fare altro che peggiorare.


PARTO E CI RISENTIAMO TRA 20 MESI:

Siamo sempre attaccati ai cellulari, non come quei tempi mitici in cui partivi e se ti andava mandavi ogni tanto una cartolina a casa.

Potevi non sentire nessuno per MESI. MESI. Potevi sparire.

Poi certo, questo poteva anche significare non sentire i tuoi cari per secoli se ti trasferivi lontano, ma al momento ci sembrano inutili sottigliezze. 

Le stesse persone che ci hanno passato la nostalgia per la libertà estrema dei bei tempi andati, ora vuole le telecamere nelle scuole, infila app nei cellulari dei figli per geolocalizzarli, controlla registri elettronici e monitora i pargoli h24, spedisce mail d'ufficio a qualsiasi ora del giorno e della notte in qualsiasi giorno dell'anno ferragosto compreso.


 Incredibile che gli stessi siano in grado di farci rimpiangere i bei tempi della mancanza di tecnologia pervasiva accusandoci di esserne dipendenti.

E però è successo.


FATALISMO:

Se si leggono le cronache degli anni '60-'70 è sconcertante pensare che le stesse persone che li hanno vissuti accettando il fatalismo degli anni di piombo, siano state in grado vivere attualmente un tale livello di paranoia che in confronto "1984" è una vacanza.

 Genitori e nonni passano il tempo a raccontarti gli anni di terrorismo interno, agguati, rapimenti e stragi come gli anni più tranquilli mai vissuti in Italia.

Sì, succedevano delle cose, ma era così, era il fato, il destino, la sorte, quella a cui noi millenial non sappiamo affidarci (e neanche più loro a quanto sembra).

 Erano anni bellissimi, non come quelli di adesso che non sai mai cosa può succedere.


POSTO FISSO:

 Se c'è un concetto che è difficile spiegare alla maggior parte dei genitori quello è il posto fisso. Rimane loro inspiegabile come figli che hanno studiato per il doppio dei loro anni facciano lavori per i quali prendono la metà, se non la metà della metà dei loro.

 Un tempo a 20 anni e con un diploma potevi comprare casa e campare una famiglia. Ora non siamo neanche in grado di pagarci una stanza. Ah, il posto fisso che non sappiamo più meritarci!

Poi certo, se vediamo i film a episodi degli anni '60-'70 non è che la vita del lavoratore sembri proprio una pacchia, ma con una raccomandazione si risolveva tutto.

 Mica dobbiamo pensare male, erano altri tempi.


QUALSIASI ARTE ERA AL TOP DELLA SUA MERAVIGLIA:

La musica era meglio. C'era il vero rock. Lo Strega lo vincevano Bassani e la Morante. Gli artisti avevano una vera coscienza politica. Pasolini scriveva editoriali. I Beatles e i Rolling Stones. Jules e Jim e la Nouvelle Vague.

La swinging London. Raffaella Carrà che preveggeva Lady Gaga. I parrucchieri avevano già provato qualsiasi tipo di pettinatura e colore. La minigonna. Antonioni e Fellini. L'arte era vera arte. La provocazione vera provocazione. La droga non era manco vera droga, ma un modo per aprire le porte della percezione. Brigitte Bardot. I figli dei fiori.

L'unica cosa sui quali siamo liberi di non avere l'ansia da prestazione è l'informatica che, almeno quella, non c'era.

 E ovviamente si stava meglio.


LOTTA DURA E SENZA PAURA:

 Ti ricordi quella strada? Eravamo io e te? E la gente che correva e gridava insieme a noi! Ma tutto quel che voglio pensavo è solamente amoreeeeee

Qualsiasi tentativo di battaglia potremmo o vorremmo mettere in atto non sarà mai paragonabile alle conquiste dei bei tempi che furono.

 Poco importa che la lotta dura e senza paura sia difficilissimo concepirla e farla in una società liquida e in un mondo globalizzato.
 Il senso di sconfitta collettivo permane.

 Quando si diceva che i lavoratori di tutto il mondo avrebbero dovuto unirsi non era una boutade, ma un secoletto dopo si è scoperto che i lavoratori non sono naturalmente di sinistra e la cara vecchia competizione per la sopravvivenza e la selezione naturale possono essere applicate su scala lavorativa.

 Ma non illudiamoci, la colpa non è mai di un sistema che anche loro hanno contribuito a creare, la colpa sarà sempre nostra che non siamo abbastanza duri, abbastanza puri, abbastanza senza paura.
 Ah, se avessimo vissuto 50 anni fa! 


LA FELICITA':

 Dicono tutte le leggende che effettivamente il boom economico fu un periodo di assoluta e straordinaria felicità e che gli anni '80 yeah quanta spensieratezza nonostante il capitalismo prendesse il volo e vuoi mettere gli anni '90 quando ancora potevi prendere un aereo senza fare 2 ore di controlli?

 I tempi andati, in confronto ai nostri, sono un concentrato di energia e speranza che appare sempre più come una mitica età dell'oro verso il quale i nostri anni non possono che essere definiti che stanchi, logori e decadenti.

 La nostalgia per un periodo in cui non tutti fossero perennemente arrabbiati e incattiviti è forte, ma fu vera gloria?
 Non lo sapremo mai, intanto rimpiangiamo di aver perso l'opportunità del secolo per essere felici.

Una canzone ben riassume cotanto rimpianto verso l'età dell'oro italiana: "L'estate di John Wayne" di Raphael Gualazzi. Da ascoltare in loop.







lunedì 3 giugno 2019

Piccole recensioni tra amici! Primo post del Pride Month: "Ora che sono nato" di Maurizio Fiorino e "L'ultima notte della nostra vita" di Adam Silvera.

Ed ecco il primo post di Giugno!

In modo assolutamente involontario (anche perché ultimamente inizio a scrivere un post di lunedì e lo finisco la domenica) inaugura quello che sarà il maggior trend di questo mese del pride: tanti consigli a tema lgbt.

Forse non tutti sanno che questo giugno ricorre il cinquantesimo anniversario dei Moti di Stonewall, la prima volta in cui persone lgbt furono esasperate al punto da ribellarsi dando vita alla prima scintilla del movimento di liberazione omosessuale.

 Comunque non temete, farò un post a tema anche su questo. Anche perché, ebbene sì, non esiste praticamente nessuna pubblicazione che racconti la storia dell'evento in lingua italiana.

 Ma bando alle ciance (anche perché sto scrivendo un altro post ben più sugoso di questo anche se meno libresco)! 


Godetevi questo doppio consiglio: molto triste e molto allegro.

E buona lettura!


L'ultima notte della nostra vita di Adam Silvera ed. Il Castoro:

 Non ho mai letto un sick lit. Mi rifiuto. 

So anche che probabilmente dipende dal fatto che questa roba adolescenziale dell'immaginare una tragica storia d'amore in cui uno dei due muore (o magari muoiono entrambi in un tripudio di "e saranno per sempre giovani") rimane appunto, una roba adolescenziale che non posso più comprendere e capire. 

 Quando cresci la gente muore davvero e tutto assume toni molto meno romantici e più spiccatamente drammatico/devastanti, quindi idealizzazione dell'amore eternamente giovane anche no.

 Però bisogna leggere sempre bene le trame dei libri e "L'ultima notte della nostra vita" ne è la prova.

 La sinossi raccontava una storia dramaticissima: in un futuro in cui è possibile prevedere il giorno preciso della morte di ognuno, esiste un servizio che provvede a chiamare le persone una ad una 24 ore prima del funesto accadimento in modo che possano godersele (non se le gode davvero nessuno).

 Quando a Mateo, diciotto anni, arriva la chiamata, la sua vita è già un deserto di dramma: padre in coma in ospedale, madre morta di parto. Per tutta la sua breve esistenza è stato un bravo figlio, meticoloso, un amico timido, una giovane riservato che non se l'è mai goduta fino in fondo.

 Decide perciò di fare qualcosa delle sue ultime 24 ore, ma non se la sente di affrontarle da solo. 

Ovviamente in questo futuro in cui esistono dei veri e propri morti che camminano ci sono una serie di servizi ad hoc, tra i quali un'app chiamata "Last friend".

 Una persona che sa di dover morire trova un ultimo amico con il quale condividere le sue ultime ore. Può essere un volontario in vena di buone azioni oppure un altro sventurato.

 Mateo trova Rufus, che ha appena pestato il nuovo ragazzo della sua ex, è orfano e ha capito da molto tempo che la vita è molto ingiusta.

 Non vi mentirò. Non è un libro allegro. Però è uno dei pochissimi libri per adolescenti e similari che ha il coraggio di affrontare il tema della morte, o meglio, della possibilità della morte.

 Se nei sick lit c'è comunque quell'aura romantica un po' malata alla Romeo e Giulietta, in questo romanzo nulla è romantico, è solo tutto angosciante e triste e arrabbiato, tutte cose che, in effetti, la morte di qualcuno di caro ci lascia dentro.

 E' incredibile, ma da parte di molti adulti c'è proprio il rifiuto di affrontare questo tema con bambini e ragazzi.

  Ricordo quando in libreria una "nonna" voleva costringerci a togliere un libro realizzato dal progetto Giovani dell'istituto dei tumori di Milano e Mammaiuto LAB, dall'esposizione per i ragazzi (ragazzi eh non bambini).

 Non ci fu verso di farla ragionare sul fatto che erano storie che venivano dai ragazzi stessi che affrontavano ospedali e malattie in prima persona. 

Un libro scritto da ragazzi non era da ragazzi perché non trattava un tema per ragazzi.

 Facile no? Basta prosciuttarsi gli occhi e tutto fila via.

Il libro non ha frasi consolatorie né profonde verità. E' vero invita a vivere ogni istante della propria vita, ma in realtà quello che più specificatamente cerca di dirci è di non sprecare il nostro tempo passando le giornate ad essere timidi o a rimandare o a pensare che non siamo adatti per quella o quell'altra cosa.

Avevo deciso di leggerlo perché il fatto che i due protagonisti fossero due maschi garantiva di sicuro che non sarebbe stata una roba melensa e piena di smancerie in cui ad un certo punto uno dei due si sarebbe sacrificato per l'altro (vanificando in tal modo qualsiasi tentativo di riflessione reale sul tema della morte). Inoltre avevo la segreta speranza di una svolta vagamente lgbt (che molto alla fine c'è).

 Consigliato a chi se la sente, di sicuro interessante per gli insegnanti che vorrebbero parlare della morte coi propri alunni, ma non sanno mai come prenderla.


Ora che sono nato di Maurizio Fiorino ed. E/O:

 Non ho letto il libro di esordio di Maurizio Fiorino, "Amodio", una storia di omosessualità e 'ndrangheta che mi dicono molto bella, ma che onestamente ho paura di affrontare.

 "Ora che sono nato" mi aveva invece dato l'idea di una di quelle commedie tragicomiche che talvolta, soprattutto al cinema, fanno passare quelle due ore serene di cui ogni tanto si ha molto bisogno.

  Visto lo stato psicoemotivo in cui versavo prima delle vacanze sentivo che sarebbe stata una lettura giusta per distrarmi un po' e ci avevo azzeccato in pieno.

 La storia, da un certo punto, di vista è abbastanza simile a "Più veloce dell'ombra" di Federica Tuzi edita da Fandango edizioni un paio di anni fa.
 In entrambi i casi il protagonista è un ragazzino (nel primo caso una ragazzina/ragazzin*) con questioni lgbt in via di definizione e una famiglia ricca di folli manie alle spalle.

 Il protagonista di "Ora che sono nato" è il piccolo Fortunato, terzogenito di una coppia che non fa altro che stuzzicarsi e pizzicarsi in una versione malata  della coppia in cui si battibecca per ogni minimo motivo, insofferenti a qualsiasi cosa, pure all'aria che l'altro respira.

 Fortunato è convinto, da molteplici foto e racconti, che prima del suo arrivo la sua famiglia fosse spensierata e felice, e si sente la classica persona nata nella famiglia sbagliata.

 Ogni tanto succede che, come si dice dalle mie parti, qualcuno "dirazzi" ossia esca dalla razza (intesa come famiglia).

  Può capitare che uno si sposi e poi i figli siamo più caratterialmente simile all'altra metà della mela lasciandoti solo soletto sulla tua sponda o, più frequentemente, può succedere che i figli non ci azzecchino assolutamente nulla coi propri genitori nonostante accurati anni di educazione mirata in merito.

 Fortunato è così, non somiglia né ai suoi genitori né a suo fratello né a sua sorella. Suo padre è un fornaio frustrato con sogni di gloria che non riesce a portare avanti, sua madre si lamenta perennemente del marito che non riesce a portare avanti sogni di gloria, sua sorella è una bugiarda patologica e suo fratello è semplicemente un cretino.

 Ce n'è in abbondanza perché il libro racconti la tragica adolescenza di un ragazzino nella provincia calabrese.

 Invece c'è una variante: il ragazzino oscuramente capisce di essere gay. Poiché è giunta l'ora di dare una notizia: i gay non nascono adulti, ma hanno un'infanzia. Non diventano gay a causa di influssi malvagi provenienti da Madonna, vestiti rosa e ballo di sala, ma, semplicemente, sono così dalla nascita. Negarlo gli rende solo la vita più complicata.

Esattamente come succede a Fortunato detto Nato che affronta la sua non facile situazione (familiare e personale) in un tripudio di delirio comico. Premio a uno dei best capitoli dell'anno al momento in cui lui, decenne, e sua madre, preda di mistica follia, partono per un pellegrinaggio verso una delle Disneyland del cattolicesimo: Pietralcina.

 Grazioso, io avrei allungato un po' il brodo perché è davvero piacevole da leggere. Per le sere d'estate un po' leggere.

domenica 26 maggio 2019

Con i nostri migliori omaggi. I migliori (e più folli) gadget che le case editrici hanno regalato ai propri lettori: erba legale, birra, borracce, vibratori e molto altro.

 Uno degli argomenti che non ho mai (incredibilmente) affrontato su questo blog, riguarda il fantastrabilioso mondo degli omaggi che le case editrici danno, in modo assolutamente randomico e pubblicizzato solitamente male (lo dico perché raramente i clienti erano a conoscenza dei favolosi omaggi a cui avevano diritto) una tantum ai lettori che comprano uno o più libri.

 Ho avuto questa illuminazione a seguito della novità libresca più chiacchierata di questi ultimi giorni: l'erba legale data in omaggio con una collana fresca fresca d'uscita in libreria, la "Read and weed".

 Dagli articoli non sono riuscita a evincere esattamente chi sia l'editore.
 Alcuni parlano di una casa editrice ex novo chiamata "Plantasia", altri di una collaborazione tra la Nero edizioni e Plantasia, un'azienda che distribuisce erba legale (ma non è un punto fondamentale di questa faccenda).

 La collana, vendibile ai soli maggiori di diciotto anni, è composta da una serie di titoli affini al gadget allegato, come I paradisi artificiali di Baudelaire o la parte dedicata ai lotofagi dell'Odissea.

 Ovviamente, passati quei due giorni di metabolizzazione della questione, i benpensanti hanno alzato tutti gli scudi possibili, la Mondadori ha annunciato che non la venderà nelle sue librerie, come promesso in un primo tempo, e ho letto addirittura petizioni online contro "la cultura dello sballo".

 Ebbene, non attendetevi da me il pippone sulla sacra legalizzazione della maria perché personalmente non ho mai tirato manco una boccata di canna in vita mia, non è argomento che ha su di me il minimo appeal e fatico da sempre a vedercene uno, ma OVVIAMENTE questo non vuol dire che ritenga la canapa legale la cultura dello sballo o le librerie come i nuovi luoghi dello spaccio.

 In ogni caso, sperando che prima o poi qualcuno regali biscotti, cioccolata o té (ma la vedo dura per le norme della distribuzione del cibo benché confezionato), ecco a voi un rapido elenco di tutti i gadget, più o meno assurdi, che ho visto passare e spassare per la libreria e non solo.

 Siete pronti a entrare nel trip?


ERBA:

1 grammo di erbe legale per ogni libriccino della Plantasia edizioni. Per saperne di più, l'intervista all'editore al link:
 https://www.repubblica.it/cronaca/2019/05/21/news/_un_grammo_di_erba_in_omaggio_con_i_grandi_autori_la_canapa_legale_arriva_in_libreria-226860246/


BIRRA:

Prima dell'erba, venne la birra. 

Nata da una strana (strana perché è insolito vedere una casa editrice collaborare con altre realtà completamente diverse) collaborazione tra l'Iperborea e la Ceres, un paio di anni fa, vide una nuova birra nordica, la Norden, approdare in libreria.

 Il prezioso alcolico andava donato a chiunque avesse comprato un libro Iperborea.

 Omaggio vietato ai minori di 18 anni.
 Grande scorno tra i cassieri che dovendo chiedere il documento d'identità in casi dubbi si ritrovarono assurti al ruolo di buttafuori da discoteca, successo di pubblico.

Prima della famosa erba, era la campagna di gadget più originale di cui avessi memoria.
La storia è raccontata in modo esaustivo in questo articolo del post: https://www.ilpost.it/2017/05/31/pubblicita-iperborea-birra/


CERA DI CUPRA:

Come dimenticare il giveaway al limite del nonsapreineanchedefinirloforsenonvoglio che accompagnò l'uscita del libro di Amabile Giusti "Trent'anni e li dimostro".

 La trama parlava di una quasi trentenne (sottolineando quindi "una donna non più giovanissima" cit), bassa, single, che decide di lasciare il posto fisso (pazzah) senza prospettive.

Fortunatamente ha una casa da affittare (o subaffittare non si capisce) e ovviamente si trova un coinquilino maschilista ma tanto sexy.

 Lasciando perdere la discutibile trama, il top era il premio: i 10 commenti migliori su "cosa di te rivela la tua età" avrebbero avuto diritto a un kit di cera di cupra.
Lancio "Questo romanzo è più efficace di una crema antirughe".


CANOVACCI:

 Non se ne trovano quasi tracce nel web, ma il web non dimentica. Mi è difficile scordare il giveaway social lanciato dalla Garzanti in occasione del lancio de "La scuola degli ingredienti segreti". 
Il vincitore poteva pregiarsi di un omaggio di ben due canovacci.


BORSE DI TELA:

 Il regalo più frequente in assoluto.

 Non c'è casa editrice che non si sia fatta tentare dalla sacca di tela in omaggio, persino i libri di Elena Ferrante ne hanno avuta una molto cool per un periodo.

Alcune sono particolarmente robuste e belle, altre colorate, altre ancora sono di un cotone criminale che dopo un lavaggio è da buttare.

 Mediamente sono molto avvenenti, ormai vero e proprio oggetto di culto per platee di lettori che, effettivamente, aderiscono a certe iniziative solo per averle.

 Una ragazza, in occasione dell'uscita della shopper Bao Publishing di Zerocalcare, venne apposta da Firenze a Milano nella speranza di trovarla.


RACCHETTONI:

 In estate le case editrici sfoderano le loro carte migliori. 
La Salani nel 2018 (non so se ripetuto per il 2019), dava in omaggio ogni due libri un paio di racchettoni. Apprezzabile fossero di legno e non di plastica. Comunque un regalo utile anche se ingombrante in valigia.


BORACCIA:

 Immagino sull'onda del "liberiamoci dalle bottigliette di plastica", quest'anno la Garzanti ha lanciato una campagna che prevede una borraccetta, simile a quella che di solito usano i ciclisti, in omaggio. Utile se non altro.
 La mia di vetro si è drammaticamente rotta (e di solito il metallo tiene l'acqua fresca, se i miei ricordi scout non mi tradiscono).


INFRADITO:

Nel 2018 Giunti e Bompiani regalavano infradito da mare con la scritta "i lettori selvaggi sono a piede libero". Quattro taglie per le donne, due per gli uomini


QUADERNI e QUADERNETTI:

 Gadget gettonatissimo e molto amato, il quaderno/taccuino è usato frequentemente e con risultati altalenanti dalle case editrici.

 Alcune fanno proprio dei quadernetti minimal, in altri casi invece si tratta di taccuino pregevoli e pregiati.
 Nei miei ricordi il migliore rimane un taccuino della collana gli Elefanti Garzanti con la copertina in finta pelle.
Quest'inverno erano particolarmente hipster i quadernetti Iperborea.

CUSCINI MARE:

Un paio di anni fa, in estate, la Feltrinelli lanciò il cuscinetto gonfiabile da spiaggia. Utile.


TELI MARE:

In principio l'idea fu dell'Einaudi, che propose un telo mare ogni due libri. 
Citazioni di Moby Dick e Gita al Faro. Ricordo che in libreria la gente ce li chiedeva con furore e infatti da allora replicano l'impresa, persino copiata, da Feltrinelli.

 Devo ammettere però che (magari è un impressione), pur non essendo entrambi  propriamente teli mare (non sono di spugna per intenderci), mentre il Feltrinelli è davvero utilizzabile in spiaggia,  l'Einaudi sembra più una sorta di bella tovaglia (cotone davvero sottile).

  In ogni caso una tovaglia che qualsiasi lettore apprezzerebbe nella casa al mare in stile coloniale che sogna di avere mentre vive in città.


TAZZE:
Assieme alle sacche di tela, sono il regalo in assoluto più utilizzato dalle case editrici.

Sono anche particolarmente gradite visto il sacro connubio libro-tè (spero sempre diano anche té in omaggio, ma immagino ci siano problemi di una qualche natura legale).

 Molte case editrici hanno regalato tazze negli anni, gli ultimi esempi: "La tazza della gentilezza" in omaggio con 19,9 euro di libri della serie "Wonder" e la Tazza di Santa Klaus della Coccinella editore provvista di vano portabiscotti molto di moda, ma anche molto ingombrante.


CALENDARIO A STRAPPO: 

Da qualche anno la Neri Pozza regala un calendario con singoli giorni a strappo.

Una sorta di quadrotto spesso che contiene una citazione di un libro della casa editrice per giornata. Molto amato dai  clienti. Ne tenevamo uno sul bancone che i clienti più new age consultavano tipo palla dei desideri per avere risposte sulla propria esistenza.

SMALTO: 

 Il top del fashion in materia di gadget è stato raggiunto un paio di anni fa, quando, in omaggio col libro Newton, "Natale con Chanel", veniva dato uno smalto rosso fuoco della TNS Cosmetics chiamato Rosso Dania in onore all'autrice del libro Daniela Farnese.


POCHETTE:

 Per un periodo ci sono arrivati dei poveri libri contenuti in pochette di plastica trasparente fluo. Erano un'idea Sperling per unire l'utile al dilettevole durante le vacanze.


UN COSMETICO SHISEIDO:

In occasione dell'uscita della guida de La Pina "I love Tokyo", in esclusiva per IBS veniva dato in omaggio un cosmetico Shiseido e una borsetta estremamente carina.


VIBRATORE DA BORSETTA:

 In libreria si presentava come una sorta di innocua scatola rossa rettangolare sigillata con scritto Love Toys e un misterioso sottotitolo "Con un raffinato e sorprendente gadget".

 La trama racconta le vicende di una donna con un matrimonio un po' in stallo che, dopo aver perso il lavoro, decide di vendere sex toys a domicilio.

 Il gadget era a tema: un vibratore da borsetta a forma di rossetto.

 A giudicare dal silenzio di quelli che ben pensano, non deve essere mai giunta loro notizia,
Occhio non vede, bigotto non duole.


BORSE, BORSETTE E PORTADOCUMENTI:

 Di tutti i gadget omaggio mai visti in libreria, quelli della Lonely Planet sono a mio parere i migliori.

 Ogni anno regalano qualcosa di davvero utile.

 Si parte da almeno 8 anni fa, quando regalarono una borsa a tracolla molto capiente, per passare poi a un borsello impermeabile (che personalmente uso sempre in viaggio da anni) e al mini zainetto da schiena (esplorato anche da altri, tipo la De Agostini).

 Hanno regalato anche portadocumenti provvisti di bustine di integratori contro il gran caldo e quadernetti per il viaggio. I gadget belli.


TOVAGLIETTA HARRY POTTER:


I gadget di Harry Potter sono una delle cose più bramate del creato e per questo venduti a peso d'oro.

Trovarne in omaggio non è certo semplice, ma quest'inverno per un mesetto, chi acquistava due libri Salani poteva ricevere una tovaglietta per la colazione di HP in regalo.


FRISBEE: 

Da Mondolibri, nell'estate 2016, con 15 euro di libri Disney si poteva ricevere un fresbee in omaggio.


TRAVEL COMFORT KIT:

 Con le guide Marco Polo (sottomarca della Lonely Planet) è possibile ricevere un travel comfort kit composto da mascherina per gli occhi e poggiacollo gonfiabile.

BOOKATINI:

 In fiera (luogo prediletto dei gadget) la Marotta e Cafiero editrice vendono un particolare tipo di libro al buio.
Oltre al solito libro impacchettato secondo il gusto di librai e standisti e venduto alla cieca, nel pacchetto è contenuto anche un pacco di pasta con della passata di pomodoro.
Così, male che vada, vi consolate con un piatto di pasta.


SPILLETTE:

 Amate particolarmente in fiera, non se ne trovano spesso in libreria. 
Sterminato il numero delle case editrici che ne fanno uso, dalla Bao Publishing alla Eris edizioni, fino alla Minimum Fax e alla Babalibri. Particolarmente amate, per ovvi motivi, dalle case editrici di fumetti.
Segnalo la recente spilletta della neonata collana di manga Aiken della Bao, particolarmente bella.


COPERTE:

Da due anni la Feltrinelli, nel periodo invernale, regala una coperta a chi acquista almeno due libri Universale Economica.



 Voi quali gadget avete? Quali vorreste? Quali ricordate e io ho dimenticato nel mio elenco?
Testimoniate!

domenica 19 maggio 2019

Piccole recensioni tra amici! Una pessima biografia di Mary Shelley, il favoloso "Dracula e io" di Morozzi e la nuova collana manga della Bao Publishing.

Ed ecco finalmente un nuovo gruppetto di recensioni.

Visto che avevo un po' di tempo mi sono dilungata e sono ben tre: una stroncatura devasting, un super consiglio, e la recensione di una nuova collana di fumetti. Insomma, da leggere ne avrete.

 In queste ultime settimane invece sto facendo un po' fatica a trovare qualcosa che mi appassioni seriamente, devo applicarmi un po' di più nella ricerca, anche se i giorni sembrano scappare, come al solito.

 Vabbeh, capita, peccato che questa penuria sia proprio ora che è tornato novembre e si sta una bellezza a casa con la borsa dell'acqua calda sui piedi a leggere.
 Questa settimana m'impegno.
 Meglio che leggiate le recensioni.
  Let's go!

"La ragazza che scrisse Frankenstein" di Fiona Sampson ed. UTET:

 Si tratta di una recensione assai tardiva visto che ho letto questo biografia, assai malriuscita, lo scorso autunno, ma, come in quei flash in cui ti ricordi che non hai mai buttato il tupperware pieno di avanzi dello scorso mese, mi è tornato in mente che non ne avevo mai parlato.

 C'è poco da dire. La biografia di Mary Shelley raccontata da Fiona Sampson è davvero brutta aiutatemi a dire brutta.

 Sembra quasi che la scrittrice stia potentemente antipatica alla sua biografa, impegnata a descriverla come una sorta di manipolatrice che ha avuto l'inspiegabile fortuna di incappare in una delle più grandi intuizioni letterarie degli ultimi due secoli.

La Sampson ci presenta la Shelley come una ragazzina, poi donna, incostante, capricciosa, una sorta di miracolata che, giovanissima e civettuola, riesce ad accalappiare l'avvenente e talentuoso Shelley che convince a metter su una sorta di fuitina MA con sorellastra al seguito, alla quale, in tal modo, rovina la vita.

 Ben lontano dall'arrovellarsi sul come e il perché una ventenne inglese abbia potuto concepire una dei più straordinari e conturbanti incubi sulla procreazione della storia, si concentra in modo quasi teleromanzesco su tutti i vari rivolgimenti amorosi di Mary, del consorte che la tradiva pure coi sassi e della sorellastra Claire.

 La figura di Claire sembra turbare particolarmente la Sampson che credo, abbia tentato di usarla come sorta di doppio sventurato e simbiotico di Mary.

Completamente dimentica del fatto che Claire e Mary non sono due sorelle Woolf, Virginia e Vanessa, entrambe a loro modo talentuose (ovviamente una bel più dell'altra), la Sampson cerca di mostrarci Claire come vittima della terribile Mary, che con la sua volontà ferrea l'avrebbe legata al suo infelice destino, condannandola prima a cercare di sedurle il consorte e poi a diventare la stalker infelice di Byron, alla quale darà anche una figlia, Allegra, morta bambina.

 Il problema è che Claire non sembra proprio il doppio di nessuno, ma lei sì  una che si è trovata assolutamente per caso a frequentare, grazie alla sorella, alcune delle più grandi menti dei suoi anni. E' lei la miracolata senza talento che vaga a riporto della sorellastra dopo aver accettato, magari per fascinazione, magari per giovanile accecamento, a una fuga d'amore che onestamente non la riguardava.

 La Sampson diventa in breve quel che un biografo non dovrebbe essere: un giudice che si lascia andare a insinuazioni psicologiche labili, molto arbitrarie e non sostenute da nulla. 
 Cerca di farci vedere la Shelley attraverso i suoi occhi e non in modo obiettivo, concentrandosi su minuzie che sosterrebbero i suoi ragionamenti e tralasciando lunghi anni.

 Una pessima biografia che dà fastidio leggere. Cercate assolutamente altro.


"Dracula e io" di Gianluca Morozzi ed. Tea:

Gianluca Morozzi è uno di quegli autori di cui sento parlare da anni e che da anni colpevolmente decido più o meno casualmente di non leggere. Una roba del tipo "Ma sì dai ora no, dopo sì".

Il motivo principale è che non amo particolarmente le storie con scene splatter, mi disturbano proprio, anche al cinema (sopporto solo quelle dei vecchi film perché boh sembrano più finte), così cerco sempre di evitare i libri che le contengono. Limiti miei, lo so.

 E' capitato però che leggessi una recensione di "Dracula e io" su giornale e mi venisse voglia di provare a leggerlo davvero stavolta: Dracula, un serial killer, un protagonista disagiato e spiantato, fumetti, il tutto nella Bologna di oggi. Era troppo allettante per non prenderlo.

 E infatti, mille cuor per questo libro favoloso, l'esatto genere di trama che mi piacerebbe trovare ben più spesso, ma che l'editoria italiana, per motivi troppo misteriosi, non ama frequentare.

 La storia inizia quando Dracula, vampiro millenario che può nascere e morire un numero (finito) di volte, decide di tornare nella sua magione bolognese, città a quanto sembra, estremamente alchemica e vampirica.

 Il suo ritorno coincide con la strana, inquietante e violenta presenza di un serial killer incredibilmente sadico che inizia a mietere vittime, non risparmiando nessuno, bambini e donne incinte comprese.

Nel frattempo, il disagiato protagonista del romanzo, Lajos, squattrinato proprietario di una fumetteria che ha comprato coi soldi del padre, famoso romanziere alla Dan Brown ormai deceduto, vive un'esistenza passiva sbavando dietro la commessa venticinquenne del suo negozio e sperando di pubblicare un romanzo decente (prima o poi). 

 Nel suo stesso palazzo vivono i suoi migliori amici che hanno accattato per quattro spicci gli appartamenti dello stabile lasciati sfitti per anni a causa dei loro sinistri precedenti: una tranquilla donnina del palazzo, una ventina di anni prima, aveva fatto fuori tutti gli altri  inquilini perché "Glielo aveva detto la nebbia".

 Le esistenze di Lajos e Dracula si incrociano nel momento in cui il secondo decide di scovare il serial killer, reo di aver ucciso una sua storica amic*, e di aver bisogno di un aiutante umano.

 Divertente, con un ritmo incredibile, piacevolmente horror, intelligente, scritto benissimo. Uno di quei romanzi che è un piacere leggere.

 Spero nel sequel, nel prequel, nel tutto. Spero diventi una serie, una saga, un film, qualsiasi cosa!
 Mi è davvero piaciuto, se si riesce a intuire. Straconsigliato.
 Ah, vi lascio una bonus track: grazie a questo libro, pieno di chicche storiche molto gustose, ho scoperto l'esistenza di questa iscrizione (vera) bolognese di epoca medievale.
« D.M.
Aelia Laelia Crispis
né uomo, né donna, né androgino
né bambina, né giovane, né vecchia
né casta, né meretrice, né pudica
ma tutto questo insieme.
Uccisa né dalla fame, né dal ferro, né dal veleno,
ma da tutte queste cose insieme.
Né in cielo, né nell’acqua, né in terra,
ma ovunque giace,
Lucio Agatho Priscius
né marito, né amante, né parente,
né triste, né lieto, né piangente,
questa né mole, né piramide, né sepoltura,
ma tutto questo insieme
sa e non sa a chi è dedicato.
Questo è un sepolcro che non contiene alcuna salma
Questa è una salma non contenuta in alcun sepolcro
ma la salma e il sepolcro sono la stessa cosa »


Paura eh?


La nuova collana manga Bao Publishing "Aiken":

 La Bao Publishing si è lanciata, come altre case editrici italiche di fumetti, su una nuova collana dedicata ai manga. 

 Al contrario della collana della Coconino, ad esempio, in cui le storie hanno più l'aspetto della graphic novel vera e propria, i manga Bao sono dei manga manga come siamo abituati a vederli: piccolo formato, prezzo molto contenuto, e, i primi tre titoli, ci restituiscono tutto quello che vediamo abitualmente nei manga slice of life, ossia liceali, episodi autobiografici, senso del dovere nipponico, fantascienza interpretata in modo originale (almeno per noi occidentali).

 Con mia grande sorpresa, dei tre titoli, quello che mi è piaciuto di più era quello sul quale riponevo meno aspettative: "Dosei Mansion".

 Dunque "Fior di biscotto" sono una serie di racconti slegati tra loro, ma con personaggi ricorrenti che raccontano le vicende di persone che gravitano attorno alla stessa scuola: docenti e studenti in primis.
 Le storie hanno, secondo me, un andamento altalenante. Alcune sono molto graziose, altre sono un po' riviste, ma per chi ama il genere slice of life e ha superato l'età dell'adolescenza può essere una lettura molto apprezzabile.

"Henshin" è invece una raccolta di storie del disegnatore di "Kill the giants" Ken Niimura. 

Anche qui l'andamento delle storie, tutte o quasi slegate tra loro, è altalenante, anche se di sicuro è rivolto a un pubblico più adulto (non adulto nel senso che vi sono delle porconerie, ma adulto in senso di maturo).
  Alcune sono piccole perle, come la storia d'apertura e quelle autobiografiche che costellano in modo irregolare il volume.

 Ken Niimura ci racconta del suo amore per i gatti in un modo folle degno di Murakami (cosa che ormai mi fa sospettare che proprio i giapponesi abbiano un rapporto molto strano coi gatti). Desiderosissimo di possedere un gatto, decide infine di non adottare un randagio a cui si è affezionato (ma non ha mai visto) perché lo considera una sorta di gatto protettore della città, impegnato a far del bene per le strade.

E', a mio parere, il terzo titolo la vera sorpresa: "Dosei Mansion" della stessa autrice di "Fior di biscotto", Hisae Iwaoka. 

Si tratta del primo volume di una serie abbastanza breve che racconta le vicissitudini di un lavavetri spaziale.

Ebbene sì. In un futuro in cui la terra è diventata inabitabile, quel che resta dell'umanità vive in un'enorme stazione orbitante divisa in tre piani corrispondenti a tre caste. Ai piani alti vivono le persone più ricche o più dotate, e viceversa ai piani bassi. 

 Essendo la stazione spaziale coperta di vetrate, qualcuno deve pur pulirle, e qui entrano in gioco questi lavavetri spaziali che, dietro compenso, ripuliscono gli enormi vetri con perizia.
  Il giovane protagonista ha perso il padre durante un'operazione di pulizia e decide di seguirne le orme. Lì fuori inizierà a vedere cosa accade dentro le case e scoprirà che dietro ogni persona che richiede i suoi servizi si nasconde una piccola grande storia.

 Sorprendente, originale, dei tre è in assoluto quello che mi sento di consigliare di più, ma i miei son gusti ovviamente!
 Attendo con gioia il secondo volume!

venerdì 3 maggio 2019

Tremate tremate le streghe son tornate! Consigli libreschi per la notte di Valpurga, l'halloween primaverile dove le streghe vanno a spasso.

Come sa chi segue questo blog e i miei social da tempo, ho una vera e incontrollata passione per Halloween.

 Non sono una che si appassiona mai a nessuna festa, ma l'estetica di Ognissanti, unita al fatto che capita nel mio mese preferito dell'anno (e nella mia stagione preferita, per me dovrebbe sempre essere autunno), unita alla mia passione per la narrativa di genere, creano una specie di cortocircuito mentale che mi fa diventare una di quelle che fa il countodown tutto l'anno come le folli che aspettano il Natale dopo da santo Stefano.

 Direte "Hai poco a cui pensare", dirò io "Qualcosa tocca pur fare per rendere la vita meno amara e monotona". E poi ognuno ha le sue passioni.

 Pur tuttavia, attendere per 12 mesi filati un unico mese e un'unica notte è un po' frustrante, così quando ho scoperto l'esistenza della notte di Valpurga ho pensato potesse essere un'ottima scusa per tirare fuori zucche, scope e ragnatele anche solo per una notte.

 Cos'è vi chiederete voi? 

 La notte di Valpurga è quella precisamente a cavallo tra il 30 aprile e il primo Maggio e, secondo il folklore tedesco e scandinavo, era la notte in cui le streghe si davano a sabba sfrenati.

 Tuttavia, prende il nome da una santa (ebbene sì, santa Valpurga) sepolta in Baviera il cui sarcofago trasuda tuttora uno strano liquido, chiamato "Olio di santa Valpurga", che avrebbe poteri taumaturgici e che le suore imbottigliano e vendono ai fedeli.

 Immagino che il miracolo sia non beccarsi la peste.

 In ogni caso, quest'anno la festa a tema stregonesco capita a doppio fagiolo visto che sono completamente drogata di "Sabrina vita da strega" (mi sono anche pentita di non aver pensato prima che avrei potuto dedicarmi a una festa a tema horror anni '80, ma ad Halloween recupererò).
 Se anche voi volete seguirmi nella mia follia, ecco alcuni consigli libreschi a tema!

Loputyn:

 Se non conoscete la fenomenale Loputyn, al secolo Jessica Cioffi, dovete recuperare subito.

 Una fumettista e illustratrice che, a mio parere, ha avuto una crescita artistica straordinaria in pochissimo tempo.

 Da ingessati fumetti vittoriani da Gothic Lolita, (anche la sua estetica personale è molto sul genere) ha trovato la sua via in un mondo popolato da streghette che incarnano perfettamente l'archetipo del femminino, potente, incomprensibile, selvaggio e consapevole.

 Le sue giovani streghe vivono a contatto con la natura, non hanno paura del sangue (neanche del proprio, specialmente durante la luna), sono giovani e sensuali, si amano tra loro e tuttavia amano misteriosi ragazzi lupo, alla luce della luna. Il loro è un mondo davvero strabiliante. 

 Di primo acchito il tutto appare come la fantasia di una fanciulla innocente amante della natura selvaggia e diventa in pochissimo tempo un'allegoria delle forze selvagge e incomprensibili (in parte, quindi, magiche) che governano gli istinti umani.

 Il tratto, soprattutto nella sua ultima opera, la più riuscita, "Francis" è spaventosamente maturato (cercatevi i suoi acquarelli su instagram, sono spettacolari) e la trama, anche se sembra esile, ha una sua originale potenza.

 In cima al monte Orfano, la giovane Metillia, è tutto, tranne che una brava strega apprendista: invece di prepararsi al suo ultimo esame da strega, perde tempo, non studia e sa già che non ce la farà.
 Tuttavia l'ultima notte prima della grande prova incontra Francis, uno spiritello che ora è volpe, ora un ragazzo volpe, ora altro.

 No, non è la storia di Cenerentola coi topini che risolvono tutto, ma una fiaba gotica dai contorni sinistri, meravigliosamente disegnata. Leggere per credere.

E seguitela sui suoi profili social, pubblica illustrazioni SPETTACOLARI.


La figlia di Dracula di Bram Stoker:

 Il racconto che mi ha svelato l'esistenza della notte di Valpurga era contenuto in una raccolta che ho comprato da Bloodbuster, una cineteca/libreria di genere in Via Casati a Milano. 
Si intitola "A cinema col mostro" e raccoglie un mucchio di chicche da cui sono stati tratti film horror (avevo anche scritto un post all'epoca). 

 Tra di loro, quando lo lessi, spuntò "La figlia di Dracula", (titolo originale "L'invitato di Dracula", ed è così che si trova ora in alcune raccolte) ed è un capitolo espunto del "Dracula" di Bram Stoker in cui il protagonista, Harker, è una sorta di protoeroina vergine e rincoglionita tipica degli Slasher.

 E' il giorno prima della notte di Valpurga e l'ignaro e sempre felicione Harker, se ne va a spasso per la campagna tedesca, tutto contento perché è bel tempo e lui può fare una scampagnata. 

 Tutti, davvero TUTTI gli dicono di tornarsene a casa perché presto calerà la spaventosa notte di Valpurga, quella in cui il diavolo esce, le streghe corrono sulle loro scope e "i morti viaggiano in fretta".
  Ma niente, incurante come un'adolescente americana bionda e vergine qualunque, lui continua nella sua gita avventata.
  Ad un tratto vede addirittura un sentiero che porta a un villaggio disabitato da quando gli abitanti avevano iniziato a notare strani cadaveri che rimanevano intatti e anche ben rosei e pasciuti nelle loro tombe. Beh! Perché non andare a dare un'occhiata? Rischierà di finire molto male.
 Scritto benissimo, involontario capostipite di un genere che adesso è appannaggio solo di ragazzine che devono rimettere a posto la morale americana. 

Molto meglio i sogni gotici e spaventosi di fine '800, così trasgressivi e immorali.


La signora del gioco di Luisa Muraro ed. La Tartaruga:

 Prima che la Muraro finisse la sua parabola nelle tristi polemiche sulla gpa, ebbe il merito di mostrarci la storia da un punto di vista femminile, all'epoca, il 1976, concetto completamente rivoluzionario. 

 La signora del gioco fa parte di questa sua produzione da recuperare: racconta i processi per stregoneria cercando di scavare attraverso uno studio meticoloso delle fonti storiche, nella vita, nelle credenze, nell'anima delle donne che gli uomini distrussero con la scusa del demonio.

 Se i documenti sono scritti infatti dagli inquisitori o chi per loro, la voce delle donne rimane comunque visibile, nelle confessioni a lungo autobiografiche, nelle fantasie estorte come confessioni che attingono a un immaginario popolare pagano che il cattolicesimo non riusciva a estirpare.

  La stessa signora del titolo è un'immaginaria creatura, una sorta di grande dea, che ricorre nei racconti di queste donne vittime di una delle più enormi, spaventosi e violente campagne di repressione e oppressione del regime patriarcale.

 Tutto ciò che veniva considerato malvagio e pericoloso nel femminile, la sessualità percepita come autodeterminazione e piacere, il sapere, il carisma, la stessa volontà di resistere alle insidie e alle richieste da parte dell'uomo dominatore e padrone assoluto, doveva essere estirpato alla radice.
 Morirono a migliaia, dopo indicibili torture, ma la loro voce resta nei documenti, basta cercarla.

A tal proposito è un interessante documento la confessione di Madeleine Bavent che fu al centro di un caso di possessione collettiva in un convento francese all'inizio del 1600.
 La sua confessione racconta una storia di umanissimi abusi che prendono la forma di demoni dell'inferno con una vittima che viene fatta passare per complice consenziente.

 E conosciamo tutte benissimo questa storia, incredibilmente contemporanea che non troviamo il modo di estirpare.

 La confessione si può trovare in Italia edita da Clichy con testo a fronte in francese "La strega. Una storia vera" di Madeleine Bavent.

Una notte sul Monte Calvo:

Per la serie c'è sempre una prima volta, ecco la recensione di una sinfonia: "Una notte sul monte Fato" di Musorskji in cui un giovane sogna un sabba sfrenato di streghe e demoni interrotto dalle campane di una chiesa che l risvegliano, in preda al terrore.

Poiché non ho praticamente nessuna competenza musicale posso solo raccontare i ricordi che sono curiosamente legati a questa sinfonia.

 La mia professoressa di musica delle medie, nei numerosi e disperati tentativi di inculcarci un po' di cultura musicale (più volte raccontati in questo blog, segno che qualcosa quella povera donna è riuscita a ottenere) ci fece ascoltare fino alla nausea questo curioso componimento.

 Non so dire perché fosse così fissata, posso solo pensare fosse colpa del film "Fantasia", un altro suo cavallo di battaglia che ci fece vedere più volte. 

 Ricordo come lo trovassi un film strano e anche parecchio inquietante, non capivo bene quello che, probabilmente rivisto da adulta, mi apparirebbe come una sorta di curioso avanguardismo.

 Credo immaginasse che un cartone animato potesse entrare nelle nostre teste di rapa e che ancor meglio potesse funzionare la parte più spaventosa, ma non tenne conto dell'oscuro terrore che quel film ci incuteva. 

 "Una notte sul monte Calvo" fu infatti il colpo di grazia. L'ascoltammo allo sfinimento e divenne seconda nel nostro personale odio solo a "La primavera" di Stravinskji che non dovevamo solo ascoltare ma ANCHE vedere in un balletto di uomini semiprimitivi che all'epoca ci sembrava noiosamente ridicolo.

 Ebbene, la notte di Valpurga è il giorno adatto per la vendetta dell'insegnante di musica: "Una notte sul Monte Calvo" risuonerà tra le stanze della mia piccola casa quale colonna sonora, anche le streghe viaggiano veloci.


E voi avete stregoneschi suggerimenti?? Intanto gli impasti per i dolci sono pronti!
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