lunedì 19 gennaio 2015

Libri e autori di cui sfugge il fascino: tomi e trame che hanno conquistato il mondo, ma non me. Che problema ho? Che problema hanno? Cloni, viaggi, oceani, uccelli morenti e squadre di calcio e le mie perplessità.

 In questi ultimi tempi non sto andando così tanto al cinema. In verità non ci sono mai andata molto, ma ormai sto toccando i miei minimi storici (ammetto con estrema vergogna che ci andrò, a scanso di casi particolari tipo il festival del cinema giapponese due o tre l'anno). 
La cosa migliore del film resta una giovanissima Scarlett
Johansson, molto platino e molto gnocca
Un tempo, quando la mia vita era scandita dal rollio delle sessioni d'esame, mi piaceva andarci almeno una volta a settimana, col risultato che ho visto delle robe davvero discutibili.
 Una delle porcate di maggior peso porcoso che ricordo fu "The Island" un film in cui Ewan McGregor e Scarlett Johansson, vivevano su una specie di astronave (o cittadella chiusa e tecnologica non mi ricordo) che guardava la terra da lontano. Ogni tanto qualcuno dei loro compagni di navicella veniva scelto per tornare sulla terra e via a stranezze. Ad un certo punto della pellicola accadeva che i due scappavano (non ricordo né come né perché) e scoprivano di essere solo dei cloni di persone importanti, come tutte le altre persone sulla navicella. Quando a qualcuno degli "originali" serviva un loro organo (o un figlioletto) ecco che venivano scelti, bellamente dissezionati (o le donne fatte partorire) e via.
 Lo stesso anno uscì il libro di Kazuo Ishiguro, "Non lasciarmi". Lo presi in biblioteca attirata dal nome nipponico dell'autore (ignorando all'epoca completamente che fosse in realtà anglosassonissimo) e scoprii che era la stessa trama pasticciata di "The Island".
 Non so se l'avete letto, ma praticamente tre ragazzini che vivono in una sorta di strambo orfanatrofio in campagna, intessono tra loro varie relazioni, d'amicizia e ammmore prima di scoprire, da adulti, di essere solo cloni usati come donatori per i loro originali.
 Il libro, che è stato pure insignito di numerosi premi,  fu per me una palla mortale. Descrizioni lunghissime, una prima parte quasi completamente slegata dalla seconda (i tre scoprono di essere "donatori" ma non hanno moti di rabbia o ribellione che capisco tutto, ma insomma), una protagonista assolutamente insopportabile.
 E su tutto ovviamente gravava la grande domanda: perché tra una premiazione e l'altra nessuno dice che 'sto libro è identico ad un orrido film?
 I libri che tradiscono le aspettative  sono una delle cose che più detesto in assoluto. Li detesto perché mi fanno perdere tempo e perché mi aspetto che un libro su cui ho rimuginato per ore mi dia per forza soddisfazione. Altra cosa che non sopporto è non capire cosa mi sfugge di un libro che mi è stato presentato da tutto il mondo come fantasmagoricamente meraviglioso. Ognuno ha gusti diversi e ok, nella massa dei titoli è statisticamente normale trovare qualcosa che faccia schifo, ma non posso impedire che la cosa mi dia urto. Di cui sotto altri titoli che mi sono risultati insopportabili:

TUTTO BARICCO ESCLUSO "OCEANOMARE":
 Lessi per caso "Oceano mare" alla fine delle superiori e mi piacque molto, tuttora mi piace molto, nonostante il divismo baricchesco rischi di oscurare la sua produzione. Mi gettai perciò abbastanza a pesce sul resto. Fu una delusione più o meno su tutta la linea. 
 "City" fu pallosissimo, "Senza sangue" inutile, "Castelli di rabbia" sonnolento, "Novecento" aveva un'ottima idea di fondo, ma rimaneva un'opera teatrale. Ho persistito negli anni a leggiucchiare cose sue perché avevo amiche appassionate che mi prestavano gratis i suoi libri, mi sono arresa all'altezza di "Mr Gwyn". In nessun libro ho ritrovato la struggenza di quello che pare essere il picco inarrivabile della sua produzione. 
Il fascino non si è più ripetuto.

JONATHAN COE: 
 Forse ho un problema con gli autori inglesi contemporanei visto che faccio fatica a digerire anche Hornby, ma Coe ha su di me un appeal che rasenta lo zero. 
 Lessi "Donna per caso", la tristissima storia di una donna con la straordinaria capacità di partire col botto e precipitare col bottissimo: un ottimo rendimento scolastico non può salvarla da coinquilini insopportabili, un matrimonio disastroso e una vita mediocre. Breve, conciso e molto amaro, mi colpì molto nonostante il malessere che mi lasciò, perciò tentai nuovamente la via di Coe.
 Risultato:
1) "La banda dei brocchi" abbandonato per noia.
2) "La famiglia Winshaw" abbandonato per noia.
3) "La pioggia prima che cada" che lessi a causa della protagonista lesbica. Un coacervo di sfighe talmente tanto fitto, assurdo e ingiustificato da causare crisi di nervi pure ai migliori. Il top è quando, sul finale, Coe sente il bisogno, tanto per sottolineare la tragedia nella tragedia, di piazzare un uccello morto sul parabrezza della narratrice, così, tanto per.
 Delusione su tutta la linea.

LA COMPAGNIA DEI CELESTINI:
Non ammazzatemi. Ho letto parecchio di Benni e niente mi ha mai colpito davvero, anche se, sottolineo, è un unicum nel piattissimo panorama letterario italiano. Cioè ammetto di essere io il problema e non lui. Detto ciò, ho iniziato a leggere "La compagnia dei celestini" non meno di cinque volte, senza trarne nessun giovamento e nessuna fascinazione o stimolo. Non credo sia perché non digerisco il surreale (il suo amico Pennac mi piace molto), ma perché trovavo la trama soporifera.
 Per il resto è andata meglio, anche se forse ho trovato piacevole solo "Margherita Dolcevita" e belle solo le poesie di "Prima o poi l'amore arriva" (mi piacciono molto anche i monologhi teatrali).
 Poi non so, Benni, non ti comprendo.

VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE:
 Ce la farò un giorno, ce la DEVO fare a finirlo. Tuttavia anche qui non sono mai riuscita ad andare oltre un terzo del libro. Ho tenuto duro cercando di cogliere il senso, di entrare nello spirito, di cogliere la gemma. Niet, ricordo solo una noia estrema e benissimo la prefazione che insisteva sul fascismo di Céline. Ok, ora so benissimo che era filonazista, un po' meno a cosa sia dovuta la fascinazione (non uccidetemi adoratori di questo libro).

 E voi avete dei libri che vi sembravano promettenti e vi hanno invece profondamente deluso? O il cui fascino vi è completamente sfuggito?

19 commenti:

  1. Praticamente d'accordo su tutta la linea, ad eccezione di Baricco che adoro follemente.
    In particolare "Viaggio al Termine della Notte" ricordo che iniziai a bramarlo in modo spasmodico qualche anno fa quando per caso lessi una splendida citazione che, per me, rappresentava in due righe il senso dell'esistenza umana. Tragiche corse in libreria per accaparrarmene una copia e poi non ho resistito nemmeno 80 pagine prima di accantonarlo.
    Nel caso qualcuno se lo stia domandando, la citazione galeotta è ancora una delle cose più vere e più belle che abbia mai letto, e recita più o meno così: "È forse questo che si cerca nella vita, nient'altro che questo, la più gran pena possibile per diventare se stessi, prima di morire."

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  2. A me Baricco piace davvero tanto (ho iniziato a leggere i suoi libri a 16 anni e non ho più smesso), ma concordo con te nel sostenere che "Oceano mare" sia la sua opera migliore: il pezzo in cui descrive il naufragio mi riempie sempre di angoscia (e nella mia mente appare in automatico "La zattera della Medusa" di Géricault).
    Sempre durante il periodo dell'adolescenza liceale mi era stato regalato "La casa del sonno" di Coe, che mi entusiasmò parecchio! Diversi anni dopo, però, comprai ad una bancarella "L'amore non guasta": 186 pagine di noia mortale!

    Il podio tra i libri che più hanno deluso le mie aspettative, però, va senza dubbio a "Il ritratto di Dorian Gray": tutti che mi parlavano benissimo di Oscar Wilde, le sue frasi che venivano scritte ovunque (e già il fatto che venissero messe nei baci perugina mi dava da pensare)... Ebbene, l'ho letto l'estate scorsa e l'ho finito con estrema fatica! Ho letteralmente saltato pagine su pagine di descrizioni di arazzi, tappeti, vestaglie e frasi nonsense del simpaticocomel'orticasuitesticoli Lord Henry; tutto questo attirandomi le ire di molti amici maschi che, invece, lo adoravano...

    Oh, si vede che non sono adatta ad Oscar Wilde... anche i suoi aforismi mi sembrano particolarmente stupidi!

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  3. Dico una eresia.

    "La Morte a Venezia"

    Quel maledetto figlio di puttana mi inchioda ogni volta a pag 43; senza possibilità di redenzione.

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    1. Mah, a me piacque, però riconosco che non è proprio il libro con più appeal del mondo..

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    2. Idem, abbandonato all'inizio...e come lui "Il pendolo di Foucault" di Eco che mi dicono essere eccezionale (non sono andata oltre le prime pagine...).
      Su "Non lasciarmi" concordo in pieno, l'idea era carina ma il libro sconclusionato.
      Lo stesso effetto di "Voyage au bout de la nuit" (che non sono riuscita neppure ad iniziare) me lo ha dato "La peste" di Camus, un'altra lettura incompiuta per me.
      Invece due di quei libri che se riesci a superare le prime 50 pagine poi ti incantano sono sicuramente stati "Il nome della rosa" e "Anna Karenina" ^_^

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  4. Non lasciarmi mi è piaciuto molto, di Baricco quello che ho letto anche (tranne Seta), mentre su Coe sono totalmente d'accordo. Ho iniziato La pioggia prima che cada ma mi è sembrato solo un elenco di parole molto semplici messe di seguito a formare una frase altrettanto semplice di cui mi sfugge il senso letterario.
    Aggiungerei alla lista Haruki Murakami, incomprensibile il successo di Norwegian Wood.

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    1. Nooooooo "Norwegian wood" è meravigliosooooooooooooo

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  5. Non sapevo che Ishiguro fosse anglosassone, pure io credevo fosse giapponese. Buono a sapersi! XD

    A me Benni piace. O meglio, piaceva, ché sono diversi anni che non leggo nulla di suo. Non mi è piaciuto tutto allo stesso modo, eh! Alcune cose sono, oggettivamente, molto più noiose di altre. "La compagnia dei celestini"... ecco, non so se lo definirei noioso. Per me è soltanto un libro molto triste; ricordo che mi prese in contropiede per questo, dato che, da Benni, fino ad allora, avevo ricavato più che altro risate e sarcasmo.

    Oh, finalmente qualcuno che non inneggia a "Viaggio al termine della notte"! Che, dopo anni in cui tutti me lo decantavano, decisi di leggerlo approfittando della Biblioteca di Repubblica e... dunque, diciamo che l'ho finito, e pure senza eccessivi problemi (anche se sì, a tratti è un po' ammorbante). Ho anche trovato alcuni passaggi molto interessanti (a me le storie di guerra di solito piacciono), però, per tutto il resto... per citare Jova, direi "un grande boh". Non ci sono cose che mi siano rimaste dentro o verità straordinarie che il testo mi abbia rivelato. Per cui non ho mai davvero capito perché da ogni parte me lo decantassero come un libro imprescindibile. Sarò superficiale io?

    A Baricco non ho neanche mai provato ad avvicinarmi: è entrato nel turbine del divismo più bieco prima che mi venisse in mente di leggere i suoi libri, e, dopo, mi è passata del tutto la voglia. Peccato, perché ai tempi di "Pickwick" (chi se lo ricorda?) pendevo dalle sue labbra mentre leggeva/spiegava la letteratura contemporanea °__°
    Jonathan Coe piace moltissimo a mia sorella, per cui, per il teorema infallibile della nostra famiglia, dovrebbe fare schifo a me. Non so, non l'ho ancora testato. Ma un'amica mi ha regalato "La famiglia Winshaw", quindi prima o poi mi tocca XD

    Sono molti gli autori decantati da tutti e che invece mi lasciano freddina. Al momento però non mi vengono in mente nomi eclatanti. Per associazione di idee, un altro che ho letto nelle edizioni di Repubblica è Don DeLillo: ho un'amica innamorata di quest'autore, io ho letto "Rumore bianco" e "Americana" e... niente, non credo di aver capito. "Americana" non mi ha lasciato nulla di nulla, l'ho proprio completamente rimosso (se non fosse che mi appunto le letture che faccio, neanche saprei di averlo già letto); di "Rumore bianco" ho apprezzato la prima parte, abbastanza, e trovato grottesca e fuori luogo la seconda. In entrambi i casi, non ho compreso perché 'sto autore sia così osannato. Mah! O_o

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  6. Oddio, non sono l'unica a cui non è piaciuto Non Lasciarmi. Io l'ho dovuto leggere per un esame e l'ho trovato assolutamente insopportabile, protagonista odiosa e coprotagonisti peggio (l'amichetta era da mandare via a calci entro pagina 10), e trama assolutamente impossibile. Mi scuso per gli spoiler ma.. non ha alcun senso far crescere intere persone per prendere organi, è molto più sensato crescere l'organo singolo in laboratorio. E sopratutto non ha alcun senso, anche se si accettano quella premessa, dare a questi cloni una cultura, una coscienza, la possibilità di viaggiare... e questi non scappano. Eh no, qui mi sono proprio sentita presa in giro. Possibile che nessuno sia andato da Ishiguro, un editor o che so io, a dirgli che come premessa proprio non stava in piedi?
    Altri libri che non ho mai apprezzato nonostante il mondo li lodi? Quelli di Jane Austen. Ci ho dato degli esami su, conosco i significati e tutto quanto, ma li trovo lo stesso noiosi. Idem Cime Tempestose.

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    1. Sono commossa, allora non ero l'unica a vedere crateri nella trama!!

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  7. Anni fa anch'io ho provato con Baricco, e non è andata affatto bene. Ti riporto pari pari le mie impressioni su "Castelli di rabbia", da un post di un paio di anni fa su vari romanzi.

    "Alessandro Baricco, Castelli di rabbia

    Lo lessi per due motivi: uno, perché piaceva a una mia amica con cui, all’epoca (sette, otto anni fa), andavo molto d’accordo, pure troppo, e volevo capire come mai le brillassero gli occhi ogni volta che ne parlava; l’altro, perché gli articoli di questo scrittore su giornali e riviste mi piacevano. Ma questo romanzo è talmente complesso come linguaggio e progressione, da rendermelo molto pesante nonostante la curiosità di scoprire la trama: ho passato metà del libro a “scavare” nelle parole per ritrovare quei nessi che dovrebbero costituirne la trama e che si perdono in continue digressioni e osservazioni su cose apparentemente slegate dal contesto. Poi, almeno per quanto riguarda la mia sensibilità, credo di aver compreso una cosa fondamentale, non solo su questo romanzo come sulla scrittura di Baricco in generale: non è la trama a essere importante, bensì proprio quelle parole in cui scavavo per trovare una cosa in realtà secondaria. Il linguaggio, la forma e il modo in cui egli esprime emozioni e idee, è principale rispetto al contenuto stesso di emozioni e idee. In un certo senso è come un regista cinematografico “estremista”, ossia talmente concentrato sul linguaggio per immagini da renderlo preminente rispetto alla sceneggiatura (per intenderci, una volta un amico cinefilo mi disse che se Psycho fosse stato girato da un mestierante anziché da Hitchcock, non sarebbe stato un film di culto perché non avrebbe avuto quel linguaggio visivo eccezionale). Baricco è un po’ così; certo lo è in questo romanzo. E a me non piace."

    Tuttavia ho sentito spesso parlar bene di "Oceano mare", con te sarà la quarta volta, quindi penso che lo leggerò.

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    1. "Oceano mare" è uno strano libro. Per la prima parte sembra che Baricco vagasse nelle tenebre dell'indecisione, poi zak, ha tipo avuto un'illuminazione geniale e il libro prende vita improvvisamente e continua preciso fino alla fine.
      Deve essere stato un attimo di grazia irripetibile.

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  8. I gusti son gusti, a me Coe e Benni piaciono parecchio.
    Per esempio non riesco a leggere Tolkien, ma probabilmente non digerisco il fantasy in generale, mi sembra sempre una partita truccata.
    Nei film ho visto acclamare Vanilla Sky come un capolavoro come se il finale fosse chissà che sorpresa quando si capiva come sarebbe andato a finire almeno 15 min in anticipo; a quel punto era meglio l'originale "Apri gli occhi", molto meno patinato.
    Oppure Kill Bill, di una noia insopportabile!
    L'unico insegnamento che ho ricavato dai libri e dai film che non riesco a leggere o guardare è che la vita è troppo breve per perdere tempo a leggerli e guardarli :-)

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  9. A me Baricco piace, li ho letti quasi tutti.

    Penso di aver iniziato 5-6 volte "Niente di nuovo sul fronte occidentale" di Remarque, ma non sono mai riuscita a finirlo. Non so quale sia la ragione.

    Libro ciofeca per me è stato "La cattedrale sul mare" di Falcones. Non sono mai riuscita a finirlo e non so se lo finirò mai. E' talmente irreale, che a un certo punto mi sono chiesta di che genere fosse. L'amica che me l'ha consigliato me lo ha spacciato per meraviglioso.

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    1. Remarque invece mi piacque molto, mi ricordo una frase di quel libro che mi è rimasta impressa: "A vent'anni si è sulla soglia dell'esistenza"

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  10. "Non lasciarmi" me l'ha consigliato un amico entusiasta. Eravamo alla Fnac, che fai, non lo prendi? Lo prendi.
    Il fastidio. Queste sorte di amebe senza un minimo di spirito di rivolta. Ma se almeno lo sapessero da subito che sono dei contenitori di parti di ricambio, se fossero indottrinati, se fossero cresciuti con l'ideale del sacrificio... e invece no: solo inconsistenza.
    Di Bariccol lessi "Castelli di rabbia", mi era piaciuto. Poi non so se Baricco abbia smesso di piacermi per il suo tentativo di spiegare a tutti i comuni mortali qualsiasi opera scritta da altri (l'Iliade, Moby Dick...) oppure in seguito all'incontro con frequentanti della Scuola Holden.
    A Jonathan Coe voglio bene per "La casa del sonno", e mi era piaciuto pure "La famiglia Winshaw" (al secondo o terzo tentativo di lettura), ma a me piacciono le saghe familiari quindi non so se vale.
    Benni lo lessi da adolescente, amandolo, fino a "Margherita Dolcevita" che ha segnato uno spartiacque tra "quel che leggevo" e "quel che leggo": orribile, orribile, orribile.
    Céline: non pervenuto.
    Altre insofferenze personali: Paul Auster - "Il libro delle illusioni" unico tentativo, brutto da cavarsi gli occhi, una storia più che inverosimile, personaggi insopportabili, una sfiga dopo l'altra -, qualsiasi cosa di Jean-Christophe Grangè, Stephen King - che per quel che mi riguarda non riesce ad infilare un finale che sia uno -, "Dune" di Herbert che è piaciuto a tutti tranne che a me - scrittura pesante e troppo "religiosa"..
    Categoria a parte "Madame Bovary": scritto in modo sublime, ma i personaggi mi hanno fatto venire voglia che morissero tutti molto male.

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  11. Coe non è uniforme... A volte sì, a volte no. Delusione grande: "La svastica sul sole" (The man in the high castle) di P. K. Dick, spesso esaltato ma piuttosto debole (probabilmente è un esperimento di scrittura semi-casuale). "La donna mancina" di Peter Handke (questo Handke è l'autore della bellissima poesia recitata all'inizio di "Il cielo sopra Berlino"), presunto classico con Repubblica, davvero terribile. "L'eleganza del riccio" non so se vale, mi pare di sparare sulla croce rossa, comunque è piaciuto a molti... abbandonato quasi subito.

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  12. Non so se il film The Island si ispiri deliberatamente a Non Lasciarmi, perché esiste un film inglese molto bello (giuro!) dalla trama identica chiamato Non Lasciarmi, quindi immagino che sia quello "l'originale", non il primo.
    In quello non c'è nessuna esplosione, nessuna bionda tettona in tutina di latex, nessuna americanata e da quello che leggo qui credo abbiano anche migliorato un po' la trama perché i bambini crescono nell'orfanotrofio sapendo già quello che accadrà loro - perciò non si ribellano (una ragazza cerca fra riviste porno nella speranza di vedere la faccia del suo "clone" perché le è stato detto che solitamente chi acconsente alla clonazione solitamente non se la passa bene economicamente e quindi campa di espedienti vari).
    Ma non ho mai letto il libro, e sono passati anni dalla visione del film (fra l'altro annebbiata da caterve di lacrime) quindi magari sbaglio.

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  13. Secondo me di Coe e di Benni hai letto i libri sbagliati. Di Benni ti consiglio i racconti, di Coe di insistere con La famiglia Winshaw, la fatica secondo me viene ricompensata.
    Per quanto mi riguarda Tolkien fu una gran delusione a 16-17 anni. Mollai dopo una ventina di pagine sulla descrizioni delle abitudini degli hobbit. Una noia mortifera, sempre a quell'età o forse prima, Banana Yoshimoto. L'amante di Lady Chatterley pure mi deluse, sarà perché il giardiniere roscio non aveva il minimo appeal su di me. Anche da La lettera scarlatta mi aspettavo di più, non riuscivo a immedesimarmi nella tragedia.
    Però è da un po' che non resto delusa da un libro che mi ispira, forse non oso abbastanza

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