mercoledì 7 gennaio 2015

Lì dove si bruciano i libri si bruciano anche gli uomini. La recensione di "Storia universale della distruzione dei libri" nel giorno dell'attentato alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo: sante patrone, Brecht, steganografia e roghi, perché i libri intrappolano lo spirito degli uomini.

 Questo post aveva un inizio molto diverso.

Ero tutta felice e ciarliera per i miei regali natalizi e mi appropinquavo a scrivere questa felice recensione di un libro che ho molto desiderato (e avevo già citato in passato sul blog) e infine questo natale comprato: "Storia universale della distruzione dei libri" di Fernando Baez.
Vignetta di Plantu pubblicata da Le Monde
 Mentre me ne stavo a cercare le informazioni bibliografiche, è giunta la notizia dell'attentato alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo, che ha fatto più di dieci morti a conferma che questo bel libro, ben scritto e documentatissimo, mai noioso e molto sentito, non è solo storia, ma attualità e soprattutto fa luce su un legame indissolubile: la trasmissione del sapere (che nei secoli ha assunto le fattezze principalmente del libro) e gli esseri umani.
 Vedete quei graziosi tomi vicino a voi (spero vicino)? Hanno subito qualsiasi tipo di persecuzione. Heine recita in "Almansor" che "Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini" ed è una frase che illumina il mondo. 
 La quantità di opere perdute nella storia è inquietante. Lo è soprattutto per i motivi: catastrofi naturali a parte, deterioramento del materiale a parte (ma è in proporzione un fattore che ha influito molto meno di quanto pensiate che un tempo le cose si facevano per durare nei secoli), ciò che ha davvero causato il defalcamento dei libri è stata la distruzione sistematica e volontaria operata dall'uomo.
  Ad ogni guerra, ad ogni conquista e reconquista, ogni volta che una popolazione e uno stato, una fazione o un credo religioso, hanno desiderato sopraffare una controparte, oltre a bruciare gli uomini hanno bruciato i loro libri. Lo hanno fatto i musulmani radendo al suolo quel che rimaneva della biblioteca di Alessandria, lo hanno fatto i crociati durante la crociata contro Costantinopoli e non parliamo dello sterminio compiuto dai conquistadores spagnoli, alla cui ferocia sono sopravvissuti appena tre manoscritti Incas (in assoluto).
 Durante la santa Inquisizione gli eretici vennero arsi letteralmente assieme ai propri libri (in alcuni casi li usarono per appiccare lo stesso rogo), durante il nazismo si appiccavano roghi di libri al suono di un inquietante inno che recitava:
 "Le rivoluzioni genuine non si fermano davanti a nulla. Nessuna area deve ritenersi intoccabile, pertanto voi state facendo la cosa giusta consegnando a mezzanotte lo spirito diabolico del passato".
 I libri non sono un oggetto qualsiasi, rappresentano forse l'unico oggetto magico del pianeta, in grado di intrappolare non solo parole, ma il passato stesso, le anime, gli esseri umani, E come persone causano in altre persone, intolleranti, malvagie, desiderose di controllare e manipolare il prossimo, un odio incontrollabile, in grado di ispirare annientamento e distruzione.
 Di cui sotto ci sono alcuni episodi gustosi che non conoscevo o mi hanno colpito nel libro (poi ci farò qualche altra puntata di rieduchescional libraia), tenete cari questi oggetti, mi raccomando.

SANTA WILBORADA (o VIBORADA):
 Forse non tutti sanno che anche i bibliofili hanno la loro santa patrona, Santa Wilborada. La santa che portava tale dolce nome nacque nel 900 d. C. in Germania, da una famiglia nobile. Donna di grande eloquenza e bontà, nonché erudizione, decise di farsi monaca e visse per lunghi anni nel monastero di San Gallo. 
 Qui, tra una preghiera e un ricamo, scoprì che poteva avere delle visioni del futuro (siamo sempre nel campo del medioevo maggggico) e iniziò ad usare questo suo potere contro i suoi "nemici", tendenzialmente uomini che mettevano in dubbio le sue capacità o corrotti.
 Erano i tempi non tranquilli delle scorrerie degli Ungari e dei monasteri preda di scorrerie in quanto ricchi di doni, reliquie, ori, cibo e libri minuziosamente copiati dai monaci. 
 Una notte santa Wilborada sognò qualcosa di spaventoso e ordinò di seppellire i volumi della biblioteca in un unico punto. Il giorno dopo. un'incursione ungara portò la distruzione nel monastero di San gallo. Wilborada che si era rifiutata di fuggire, fu uccisa con grande violenza. La leggenda vuole che sotto il suo corpo venisse trovato il nascondiglio dei libri che aveva ordinato di seppellire, come se avesse voluto proteggerli un'ultima volta.
 In Svizzera viene considerata la patrona dei librai e delle librerie. La sua iconografia la vede apparire sempre con un libro in mano (e un'alabarda nell'altra).

LA BIBLIOTECA DI ALESSANDRIA: 
In molti pensano che la biblioteca di Alessandria sia bruciata in un unico grande incendio, appiccato per l'occasione dal dubbioso generale Amru su ordine del califfo Omar I.
 Tuttavia, già all'università questa storia mi veniva presentata come una leggenda. La biblioteca d'Alessandria aveva avuto appunto un inizio sfolgorante sotto Tolomeo, generale di Alessandro Magno, proclamatosi faraone, ed una serie di ottimi bibliotecari fino al 147 a. C., quando, in un caos politico dinastico, il nuovo imperatore decise che basta eruditi, era l'ora di piazzare a capo della biblioteca un militare.
 La biblioteca a quel punto subì per i secoli successivi una serie di attacchi, depauperazioni, razzie e incendi di varia natura e mano:
1) I Romani, (tra un assedio e un attacco e l'altro).
2) I cristiani.  I quali in un attacco di fanatismo uccisero anche Ipazia, figlia del bibliotecario Teone.
3)Terremoti.
4) Colpo di grazia islamico nel 600 d. C.
 Diciamo che tutti, per motivi vari, che andavano dal furto, alla disattenzione, al fanatismo, ci hanno messo del loro per  radere al suolo una delle grandi meraviglie dell'antichità.

LA STEGANOGRAFIA:
Cos'è? Si tratta della criptazione di un messaggio che due interlocutori non vogliano che gli altri, ovviamente, capiscano, inserita in un altro messaggio, innocuo.
  Esempio facile facile: io scrivo un cartello "Ceretta istantanea a orsi" per dire Ciao al mio vicino di casa, il quale, sapendo che deve leggere solo le prime lettere delle parole, capirà subito il messaggio, mentre il resto del vicinato mi crederà impazzita.
 L'abate tedesco Giovanni Tritemio, pseudonimo di Johannes Heidenberg, scrisse un trattato di Steganografia in tre volumi che iniziò a circolare ancor prima della pubblicazione (e che sosteneva gli fosse stato dettato in sogno) e, preso dal panico, per l'utilizzo che già se ne stava iniziando a fare, il buon Tritemio bruciò. Furono infine pubblicati tre volumi, postumi, che nascondono un'interessante storia alla Indiana Jones. 
 Se i primi due volumi erano infatti chiaramente dei metodi crittografici di varia natura e complessità, il terzo conteneva solo numeri, tanto che, visti i poliedrici interessi del buon abate che se la intendeva anche di magia, si credeva fossero formule magiche senza un vero significato. Due ricercatori, Thomas Ernst e Jim Reeds scoprirono invece una ricorrenza nella ripetizione dei numeri e poterono ricavare un codice alfanumerico nascosto in quelle che sembravano elucubrazioni magiche per noi senza senso.
 Tritemio aveva criptato il suo libro, una genialata se ci si pensa: un libro di crittografia criptato.

BRECHT:
 Molti conoscono le più famose poesie di Brecht sul periodo nazista. Mai giorno fu più adatto per la sua "Die Bucherverbrennung" sul rogo dei suoi libri ad opera del regime hitleriano.

  Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi

i libri di contenuto malefico e per ogni dove
furono i buoi costretti a trascinare
ai roghi carri di libri, un poeta scoprì
- uno di quelli al bando, uno dei meglio - l'elenco
studiando degli inceneriti, sgomento, che i suoi
libri erano stati dimenticati. Corse
al suo scrittoio, alato d'ira
e scrisse ai potenti una lettera.
 Bruciatemi! scrisse di volo, bruciatemi!

Questo torto non fatemelo! Non lasciatemi fuori! Che forse

la verità non l'ho sempre, nei libri miei, dichiarata? E ora voi

mi trattate come fossi un mentitore! Vi comando: bruciatemi!
  
 Lo so, in molti obietteranno che il digitale ci salverà, ma non è così semplice. Ho in mente un bel posto sulla manipolazione delle masse e sul sapere che si vuole diventi virale. Vi do solo due titoli per riflettere: i due libri con maggiore diffusione nella storia del mondo sono stati la Bibbia e "Il libretto rosso di Mao". Per ora, the end.

4 commenti:

  1. Il digitale non ci salverà affatto. Una lapide la potrai sicuramente leggere fra 1000 anni, se la conservi bene. Un ebook fra 10 anni, coi i formati e le tecnologie che cambiano, dubito sarà ancora leggibile.

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    1. Anche ammesso che sui dispositivi di lettura non si mantenga la retrocompatibilità, e mi parrebbe comunque strano, i formati digitali si possono facilmente convertire. Di fatto poi, l'obsolescenza dei vari formati può essere minore di quanto si pensa, guarda ad esempio le immagini in jpeg, che esistono da 25 anni o giù di lì e sono ancora largamente usate.
      Comunque, a prescindere dal fatto che l'ebook ci salvi o meno, quella dell'archiviazione e della conservazione delle risorse digitali è questione piuttosto complessa, che tocca da vicino anche la gestione di biblioteche e archivi.

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  2. Grazie Libraia per questo post, molto appropriato. Attenzione alle cerette agli orsi, non so se l'orso gradisca!

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  3. solo a sentir parlare di roghi di libri mi viene male, comunque post molto interessante, come al solito.

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