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lunedì 18 novembre 2019

"Come fu che divenni un'archivista", un fumetto di casualità, trattori, professoresse, rivalità e molto altro.

Ed ecco dopo molto lavoro (e l'intera serie di "Pose 2") il nuovo fumetto sul magico mondo degli archivi.

Tutto era partito su una mia vaga idea sulle "leggi di Murphy" in archivio, ma poi quella che doveva essere una paginetta di intro mi ha preso la mano ed ecco qui!

Non mi dilungo troppo! Bando alle ciance!
 "Come fu che divenni un'archivista" (piùomenopercasomanontantopercaso)!








venerdì 19 febbraio 2016

Farsi sul serio un'idea sulle Unioni civili. Non be stupid e leggi se non sai: sei libri per scoprire le mysteriosissime unioni civili e l'ancor più mysteriosa stepchild adoption. Forza, forse tra altri sette secoli ce la faremo anche noi.

 In questi giorni ero carica di belle speranze e ho avuto, come molti, l'ennesima mazzata: le unioni civili sono ancora impantanate nella melma. 
E' meglio se taccio quello che penso di alcuni gruppi politici, però mi rendo conto che giochini di potere a parte (e i giochini di potere sulla vita delle persone sono le cose più disgustose e meschine che si possano fare), la confusione sull'argomento regna sovrana.
 In verità mi rendo anche conto che regna sovrana perché, fondamentalmente, a molte persone non interessa davvero farsi un'opinione sul tema, c'è quella che si dice "l'arroganza dell'ignorante".
 Quando qualche anno fa la Diesel fece una campagna pubblicitaria molto provocatoria, "Be stupid" non stava in fondo pescando nel niente. Adesso la moda è insultare dicendo che sei un signorino, hai la laurea e quindi ti credi meglio di chi ha studiato alla celebre università della vita.
 Quello che mi domando sempre è perchè se questa università della vita è davvero più difficile di quella normale, perché tutti non si impegnino di più a conseguire una laurea nella seconda.
 Comunque, voglio sperare che nella melma indistinta ci sia ancora qualcuno che non ha le idee ben chiare, ma è desideroso di farsele, perciò metto anche qui un post scritto per LezPop qualche giorno fa, ma che ci tengo abbia la massima diffusione sulle regole guida per scegliere i libri sullo, a quanto pare, spinoso argomento delle famiglie omosessuali.

- Che non ho ancora ben capito cosa abbiano di spinoso rispetto alle altre famiglie, considerando che io alle superiori avevo una compagna di classe il cui padre aveva avuto due figli da due donne, sorelle tra loro, creando un cortocircuito di fratelli-cugini -

  Fido che i lettori di questo blog non abbiano bisogno di questo post, ma magari ha parenti e amici che non sarebbe male ne usufruissero.
 Se avete tutti amici e parenti concordi allora mi rassegno a credere che tutta la gente contraria alle unioni sia in parlamento e sulla pagina di Repubblica.it.
 Dunque, se fate una rapida ricerca sui più grandi siti di vendita di libri online noterete un abominio frutto dell'indicizzazione. 
Questa la mia reazione ogni volta davanti all'abominio. Tra
l'altro l'attore che fa Sheldon è gay e sarà d'accordo con me
 Mettendo infatti come parole chiave: diritti-famiglia-omosessuale, vi appariranno accanto a libri di rilievo giuridico, vere e proprie porcherie sulla teoria gender. Ovviamente visto che l'indicizzazione non è manuale, ma frutto di un algoritmo che pesca a seconda di keywords, questi sono i risultati. Abominevoli. Come fare a capirne la bontà? Innanzitutto, non siete esperti e non sapete come regolarvi, potete usare un metodo molto semplice: guardate la casa editrice.
Grosse case editrici, come Mondadori o Feltrinelli o case editrici giuridiche serie non faranno MAI libri sulla questione gender e non perché sia in atto un perfido komplotto della lobby gay, ma perché hanno una loro credibilità. 
 E' ovvio invece che un libro delle edizioni SanPaolo o Fede&Cultura avranno riferimenti ad un universo cattolico che al momento è privo di qualsiasi obiettività (voglio evitare di essere polemica, si vede eh?) nei confronti del tema e difficilmente potrete una visione non di parte della cosa. Che va benissimo se cercate qualcuno che confermi la vostra idea cattolica, ma certo non vi servirà a nulla se state cercando di farvi un'idea ad ampio spettro della questione.
'Sta storia del fantomatico gay che ogni tanto spiega le nostre
usanze tipiche mi fa sempre alieni che rapiscono l'umanoide a
caso per farsi spiegare come va sulla terra
Altro sistema: l'autore. Una cosa che ODIO è quando pescano un omosessuale a caso,
con un alto tasso di omofobia interiorizzata e gli fanno scrivere un libro in cui condannano lo “stile di vita gay” e le unioni omosessuali.  Visto che non siamo una tribù e manco un gruppo etnico con specifiche tradizioni e usanze, pescare un gay dal mucchio ha la stessa autorevolezza del pescare un etero dal gruppo.
Puoi beccare l'eterosessuale più aperto della storia, come il più bigotto. A nessuno verrebbe in mente di usare quello che dice un etero come la voce dell'intera popolazione eterosessuale.
 Per farla breve se sei un etero che va cercando misteriosi meandri antropologici su come ci muoviamo, mangiamo e dormiamo sappi che non esiste. Facciamo le stesse cose che fai tu, perciò no, i libri scritti da gay che non si accettano per motivi personali, non possono definire in nessun modo un gruppo di persone né meriterebbero di essere pubblicati, a mio parere.
Ecco, mi pare che queste linee guida si dovrebbero usare per qualsiasi argomento della terra su cui ci si vuole fare un'idea degna di questo nome. L'autorevolezza delle fonti è l'unica cosa che può salvarci dall'abisso della bufala e della cattiva informazione, e dovrebbe essere un preciso dovere di tutti abbeverarsene copiosamente.
Di seguito i titoli.

"PRESIDENTE LA MIA E' UNA FAMIGLIA" di Rosaria Iardino ed. Alpine Studio.
Non ha senso pescare un omosessuale a caso, ma ha senso documentarsi sui casi.
Cos'è davvero una famiglia arcobaleno? Come nasce? Davvero i gay rubano i bambini dalle culle (e per fortuna non li mangiano come i comunisti)? E che cos'è la famosa stepchild adoption?
Quello che molti non capiscono è che votando a favore della stepchild adoption non si sta improvvisamente dando il via libera a famiglie con genitori same-sex, perché quelle famiglie esistono già! Si stanno solo dando più tutele a quei bambini che già esistono e hanno diritti dimezzati: cosa succede se il genitore biologico muore? Se i due genitori si separano? E come impatta sulla vita quotidiana essere figli di un solo genitore, ma averne due?
Un tempo erano proibite le unioni tra persone bianche e di colore e i figli di tali coppie erano ferocemente attaccati (come è accaduto alla scrittrice Alice Walker, l'autrice de “Il colore viola”, prima persona di colore a contrarre matrimonio con persona di “diversa ascendenza” del Mississipi). Un tempo le ragazze madri e i loro bambini vivevano una vita di ostracismo. Le famiglie arcobaleno sono la grande battaglia di civiltà del nostro tempo.

"L'ABOMINEVOLE DIRITTO" di Gabriele Strazio e Matteo M. Winkler ed. Il Saggiatore:
C'è qualcuno, chiaramente in malafede e chiaramente ignorante, che ogni tre per due, dice che le coppie di fatto già godono di tutti i diritti e non servono altre leggi (rimane misterioso allora perché esista l'istituto matrimoniale), ma è davvero così?
Il Saggiatore ha in catalogo un libro molto completo su quello che davvero le leggi NON prevedono per Gay e Lesbiche, relegandoli a cittadini di serie B. Il libro è un excursus storico a tutto campo sulle discriminazioni subite tramite l'emanazione di legge contro l'omosessualità o pratiche sessuali precipue (la famosa sodomia) in tutto il mondo.
 Il focus è poi sull'Italia, ancora bloccata nella melma creata dalla mancanza di un forte rivendicazione laica delle istituzioni.
 Adesso possiamo aggiungere, creata anche da una forte rivendicazione d'intelligenza da parte dei legislatori.

IL MATRIMONIO OMOSESSUALE E' CONTRO NATURA. FALSO!
 di Nicla Vassallo ed. Laterza:
Il libello di Nicla Vassallo fa parte di una serie di instant book della Laterza che cercano di spiegare in modo semplice, veloce e ragionato le affermazioni dogmatiche del nostro tempo che godono di grande diffusione popolare e di pessime basi teoriche.
 In poche parole, proprio come nel medioevo, molti prendono per buoni slogan senza sapere di cosa stanno parlando (sì, anche io non ho più fiducia nella scuola dell'obbligo).
 La filosofa si prende l'improbo compito di dimostrare che non esistono oggettive e valide motivazioni per opporsi al matrimonio omosessuale se non una: l'eterosessualità come dogma.

"DIRITTO D'AMORE" di Stefano Rodotà ed. Laterza:
Professore di diritto civile alla Sapienza di Roma, coautore della carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, dopo aver scritto “Il diritto di avere dei diritti”, Rodotà si concentra sul valore delle leggi che regolano i rapporti amorosi tra persone.
  Lo fa ad ampio spettro puntando il dito contro un nodo fondamentale: come può il diritto arrogarsi il diritto di definire quale amore è degno di questo nome e quale no? Un'istituzione giuridica può decidere la validità del sentimento degli individuo? E può porvi differenze? Il matrimonio omosessuale sconvolge molti non solo per una questione di omofobia, ma perché va a toccare questioni più complesse, in primis il nostro rapporto nei confronti dell'uguaglianza tra i cittadini e al nostro atteggiamento nei confronti della libertà altrui.

"HELLO DADDY" di Claudio Rossi Marcelli e "LA CONTA DEI GIORNI" di Isabel Allende:
 Ora, io non vorrei turbare le anime belle, ma addirittura un telefilm per ragazzi, "Glee" terminava con la protagonista incinta per aiutare i suoi due migliori amici, sposati e gay. Una ragazza che sta per vincere il più importante premio teatrale del mondo, sposata, raggiante e non una povera schiava lobotomizzata.
  La cosa più triste di tutto il dibattito sulla maternità surrogata, oltre all'orrida strumentalizzazione che ne è stata fatta visto che NON è compreso nel ddl Cirinnà, è aver trattato i padri come gente di passaggio e le madri surrogate come delle dementi.
 Io non capisco perché si debbano imporre le proprie decisioni ad altri, perfettamente coscienti di quello che stanno facendo.
 Dovremmo preoccuparci piuttosto che tutti abbiano la possibilità di scegliere, che nessuno sia sfruttato (e in tutti i campi, anche quello lavorativo che se te ne freghi del bracciante che muore sotto il sole, ma frigni per le madri surrogate dell'altra parte del mondo, Houston abbiamo un problema).  

Visto che tutti si sono dimenticati che la stragrande maggioranza dei famosi uteri in affitto sono in affitto da parte di coppie etero e che la stragrande maggioranza dei bimbi figli di coppie gay sono figli di lesbiche che usano il loro stesso utero, anzi i loro due, per farvi capire come funziona questo tragico affitto vi consiglio due libri.
 "Hello Daddy" in cui Claudio Rossi Marcelli, giornalista di Internazionale, racconta la storia della famiglia costruita col compagno e tre bimbi, e "La somma dei giorni" di Isabel Allende, in cui l'autrice de "La casa degli spiriti" parla dell'amicizia profonda tra suo figlio, la sua nuova compagna sterile e una donna che si propone di essere la loro madre surrogata (si PROPONE e non riesce tra l'altro a rimanere incinta).
 Quello che non si capisce è che non esiste l'assoluto, esistono le persone. Dovremmo ricordarcelo, quando gridiamo slogan scomposti che feriscono come coltelli.

Aggiungo i già recensiti "Figli dell'arcobaleno" di Samuele Cafasso ed. Donzelli e "Il più bel giorno della mia vita" di Sebastiano Mauri.

mercoledì 16 settembre 2015

I premi della rete applicati alla letteratura. Chi verrebbe candidato ai premi più focosi della letteratura? Polemiche verso la morale comune, perfidissimi cattivi, foodblogger, community, Machiavelli, futuristi e molto altro in questa lista delirante.

L'idea primigenia di questo delirante post, mi è sorta durante l'interminabile premiazione dei Macchianera (oh, 'sta settimana rassegnatevi, è l'argomento principe).
 Mi sono chiesta: ma se fossero esistiti nei secoli, dei premi del genere, chi in ambito letterario/saggistico li avrebbe vinti?
 Pensiamo ad un Oscar Wilde nel 2015. Oltre ad essere un drammaturgo di successo in quel di Londra, sposato col suo compagno (e ben lungi dall'essere gettato in una cella perché omosessuale), avrebbe di certo un blog di estremo successo che fagociterebbe Perez Hilton e BuzzFeed in una sola rapida mossa.
 Ma allora quali altri scrittori, filosofi, saggisti vari del passato sarebbero stati candidati? Inizialmente volevo scrivere i soli vincitori per singola categoria, poi oh, m'è presa la mano. Magari nei commenti, se vi va, scrivetemi chi, secondo voi, sarebbe l'indiscusso vincitore del suo girone.
 Forza, due risate non hanno mai fatto male a nessuno!


MIGLIOR POLEMICA:

- Albert Camus vs Jean-Paul Sartre
- Giordano Bruno vs Chiesa Cattolica
- Catullo vs la Friendzone
- Cicerone vs Catilina
- Oscar Wilde vs la Morale comune
- Giovenale vs Le donne
- Antonio Gramsci vs Gli indifferenti
- Filosofe femministe vs Patriarcato
- Ipazia vs vescovo Cirillo


PEGGIOR CATTIVO:

- Pietro Aretino
- Gabriele D'Annunzio
- Martin Heiddeger
- Nerone
- Yukio Mishima
- Benvenuto Cellini
- Catone il censore

MIGLIOR ARTICOLO:

 - Madame de Stael per il suo celebre articolo "Sulla manierà e l'utilità delle traduzioni"
- Sidney Sonnino per "Torniamo allo statuto"
- Santa Caterina da Siena per le convincenti lettere che ricondussero il Papa a Roma da Avignone.
- Epicuro: "Lettera sulla felicità"
- Emile Zola: "J'accuse"
- Olympe de Gouges "Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina"
- Pietro Verri con "Osservazioni sulla tortura"
- Cesare Beccaria con "Dei delitti e delle pene"
- Ada Lovelace per la nota introduttiva e la traduzione dell'articolo di Luigi Menabrea "The Sketch of Analytical Engine"


MIGLIOR FOODBLOGGER:

- Pellegrino Artusi
- Il cucchiaio d'argento
- Apicio col "De re coquinaria"
- Amalia Moretti Foggia con "Le ricette di vita del dottor Amal e Petronilla"
- Filippo Tommaso Marinetti "Manifesto della cucina futurista"
- Maestro Martino da Como col "Libro de arte coquinaria"
- Alice Toklas per "I biscotti di Baudelaire"


MIGLIOR COMMUNITY:

- Gaio Cilnio Mecenate e i suoi protetti
- Gertrude Stein e il suo salotto parigino
- Socrate e i simposi (testimonianza di Platone)
- La corte di Carlo Magno
- La corte di Eleonora d'Aquitania
- Il gruppo 63
- Esistenzialisti francesi
- La scuola pitagorica


MIGLIOR BATTUTA:

- Voltaire: "Non sono d'accordo con quel che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire" (in realtà di Evelyn Beatrice Hall")
- Maria Antonietta d'Austria: "Se non hanno più pane, che mangino brioche!"
- Cesare: doppia nomination per "Il dado è tratto" e "Tu Quoque, Brute, fili mei"
- Galileo Galilei: "Eppur si muove!"
- Alessandro Manzoni: "Questo matrimonio non s'ha da fare"
- William Shakespeare: "Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo"
- Alexandre Dumas: "Uno per tutti, tutti per uno"
- Niccolò Machiavelli: "Il fine giustifica i mezzi"
- Luigi Mercantini: "Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti" (ne "La spigolatrice di Sapri")
- Dante: "Non ti curar di loro, ma guarda e passa"


MIGLIOR SITO TECNICO-SCIENTIFICO:

- Cartesio col "Discorso sul metodo e altri scritti"
- Galileo Galilei per il suo "Dialogo sopra i massimi sistemi"
- Keplero per "L'armonia del mondo"
- Federico II col suo trattato "De arti venandi cum avibus"
- Claudio Tolomeo per "L'Almagesto"
- Averroè
- Lucrezio col "De Rerum natura"
- Archimede 
- Pico della Mirandola (nonostante i suoi controversi studi sull'alchimia e l'astrologia)

MIGLIOR SITO POLITICO:

-Niccolò Machiavelli con "Il principe"
- Francesco Guicciardini
- Antonio Gramsci
- Platone "De republica"
- John Locke per "Due trattati sul governo"
- Pier Paolo Pasolini per "Scritti corsari"
- Jean-Jacques Rousseau con "Discorso sull'origine e i fondamenti della diseguaglianza"
- Rosa Luxemburg per i suoi numerosi scritti politici.
- Alexis de Tocqueville con "La democrazia in America"
- Karl Marx per "Il capitale"

MIGLIOR SITO SATIRICO:

-Oscar Wilde per i suoi aforismi
-Seneca per "L'apokolokyntosis"
-Petronio: "Satyricon"
-Marziale: "Satire"
-Aristofane
-Dante per "L'inferno" (poi si è perso per strada).
-Luciano "Storia vera"
- Miniaturisti medievali per le loro deliziose follie a bordo pagina
- L'umanità intera per l'esistenza dei proverbi.


MIGLIOR BLOG DI VIAGGI:

- Bruce Chatwin "In Patagonia"
-  Ryszard Kapuscinski
- Gertrude Bell
- Senofonte "L'anabasi"
- Goethe "Viaggio in Italia"
- Marco Polo "Il milione"
- Cristoforo Colombo "Diario di viaggio"
- Roald Amundsen "Il passaggio a nord-ovest"
- Omero "Odissea"

MIGLIOR SITO EDUCATIONAL:

- Maria Montessori
- Seneca, per l'egregio lavoro svolto con Nerone
- Aristotele per il suo impegno come precettore di Alessandro Magno
- Edmondo De Amicis per "Cuore"
- Mishima con "Lezioni spirituali per giovani samurai"
- Don Milani con "Lettera a una professoressa"
- Marchese De Sade per "Dialoghi per l'educazione delle fanciulle"
- Euripide con "Medea"

MIGLIOR SITO BEAUTY:


 - Caterina Sforza per "Ricette d'amore e di bellezza"
- Trotula 'de Ruggiero con "L'armonia delle donne"
- Ovidio con "Medicamena Faciei Faeminae"
- Mariniello "Gli ornamenti delle donne"
- Rose Bertin "La sarta di Maria Antonietta"
- Giacomo Leopardi per il suo "Dialogo della moda con la morte"
- Cesare Vecellio per il suo trattato "Habiti antichi et moderni di tutto il mondo"
- Giovanni della Casa "Galateo"

Mi fermo qui, pareva un elenco tanto semplice, ci ho lavorato ore -.-" 
 Siete concordi con le mie proposte o ne avete altre?
Chi dovrebbe vincere per ogni sezione? Date un senso al mio faticoso delirio e partecipate!

domenica 26 aprile 2015

Quattro letture per il 25 Aprile, il giorno in cui l'Italia vide la fine di un incubo (di cui fu ampiamente connivente) durato più di vent'anni. Dai singoli ad un intero popolo che seppero dire NO, dal coraggio immenso delle donne al sacrificio estremo di sette fratelli, per non dimenticare mai.

 Ieri è stato il 70esimo anniversario della Liberazione, un 25 Aprile che pare tanto lontano, ma era a malapena due generazioni fa. 
Quest'anno grande pubblicità è stata stranamente fatta in tv, dopo anni in cui dovevi quasi vergognarti a festeggiare una ricorrenza fondante della storia d'Italia. All'inizio ero sorpresa piacevolmente, poi ho iniziato a notare che si parlava di festa per la libertà, liberi da tutti i regimi, tutte le dittature, tutto misto, di tutto un po'.
 Insomma, il 25 Aprile non è come il primo Maggio, generica festa di tutti i lavoratori. 
 Il 25 aprile l'Italia si liberò con l'aiuto degli alleati, ma anche con una sollevazione popolare da parte di giovani coraggiosi cresciuti sotto il regime fascista che seppero vedere oltre l'indottrinamento, di antifascisti perseguitati o costretti a nascondersi durante il ventennio, di tante persone che dopo anni di connivenza si svegliarono improvvisamente (un po' troppo come fa notare il Pertini di Paz: "Prima della liberazione eravamo 4 ora siamo 40 milioni"), ecco l'Italia si liberò da un regime ben preciso: quello fascista.
 Anni di revisionismo ci hanno consegnato leggende come "Il cattivo tedesco e il bravo italiano", titolo anche di un bel libro della Laterza by Filippo Focardi.
 Il concetto era che: ok, i fascisti c'erano, ma era una roba all'acqua di rose, mica come il nazismo, il nostro era un regimetto così, una farloccata durante la quale i treni arrivavano in orario, è stata fatta la riforma della scuola da Gentile e le leggi razziali ci furono imposte, ma non è che ci credevamo davvero.
Andrea Pazienza ovviamente
Beh, che qualcuno informi gli ebrei del ghetto di Roma a cui venne fatto credere che spogliandosi di tutto il loro oro avrebbero avuto salva la vita e invece sono stati prima depredati e poi deportati in massa. Mi sa che loro alla storiella non ci credono.
 Comunque codesto non è un post per analizzare la storiografia della resistenza, ma per proporre delle letture ad hoc per la celebrazione.
 Lo dedico idealmente al partigiano a cui era intitolato il mio liceo.
 Il primo preside, curiosamente omonimo di un grande della letteratura italiana, aveva fatto la resistenza ed era molto amico di questo ragazzo che venne catturato, torturato e ucciso dai fascisti. Le tracce che rimasero di lui sono raccontate in "Lettere dei condannati a morte della resistenza italiana" ed. Einaudi: una scritta col sangue sul muro del carcere e una pagnotta rafferma su cui aveva scolpito un addio alla madre. Null'altro. Aveva 27 anni.

 Di seguito i miei consigli. Buone letture!

"PREFERIREI DI NO" di Giorgio Boatti ed. Einaudi: 
Fiumi di inchiostro si sono scritti sulla resistenza durante, un po' meno su quella prima. 
 Sappiamo di Matteotti, assassinato dopo il discorso in parlamento, del giovane Gobetti, morto per i postumi di un'aggressione fascista, dei fratelli Rosselli assassinati su mandato mentre erano rifugiati in Francia,  meno di altri  piccoli coraggiosi. 
 In "Preferirei di no" si narra la storia dei 12 professori che soli su 1250 ordinari all'università si rifiutarono di prestare giuramento al regime fascista. 
 Si trattava di: Francesco Ruffini, Mario Carrara, Lionello Venturi, Giorgio Errera, Vito Volterra, Giorgio Levi Della Vida, Edoardo Ruffini Avondo, Fabio Luzzatto, Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli, Ernesto Buonaiuti, Gaetano De Sanctis, Mario Carrara.
 Non erano gli antifascisti sovversivi e infuocati che si potrebbero immaginare, anzi, a molti professori segretamente comunisti e socialisti venne consigliato di giurare per continuare un'opera di resistenza all'interno dell'università onde evitare di lasciare il posto a soli professori convintamente fascisti.
  I 12 appartenevano a branche svariate e diversissime, dalla filosofia alla chimica, dalla matematica all'antropologia, tutti erano accomunati da uno spirito critico che impediva loro di cedere, anche solo per convenienza, (persero la cattedra, vennero ostracizzati dal mondo accademico e da quel momento furono ovviamente sorvegliati speciali), anche solo con intenti di eventuali resistenze accademiche sul lungo periodo, al giuramento. Dissero no.
 Mille furono i modi in cui si giustificarono i tanti, anche illustri, che dissero sì: alcuni "tenevano famiglia", altri temevano la povertà, altri lo consideravano un pro forma che non avrebbe modificato il loro insegnamento. Ma non era un pro forma dimostrare che era possibile, in qualche modo, fare i conti con la propria coscienza, sapersi caricare sulle spalle il rischio di opporsi a qualcosa che non potevano in nessun modo sopportare.
 E' una resistenza meno spettacolare, ma forse la più significativa: troppi si voltano dall'altra parte di fronte all'orrore dicendo che hanno qualcosa o qualcuno da proteggere. Alcune volte esistono cose che superano tutto questo, ed è riconoscerle che ci rende esseri umani degni di questo nome.

"IL POPOLO CHE DISSE NO" di Lidegaard Bo ed. Garzanti:  
Davvero in tutta Europa il nazismo attuò il suo piano di sterminio della popolazione ebraica senza che le nazioni riuscissero ad opporre una vera resistenza per timore di ritorsioni, connivenza, convenienza, terrore o menefreghismo? Non proprio.
  Hannah Arendt ne "La banalità del male" fa un elenco dei diversi modi in cui i cittadini dei vari stati si comportarono nei confronti delle leggi razziali e della deportazione degli ebrei e già lì vengono fuori molti e variegati distinguo. Ci furono però due casi molto particolari di popolazioni che trassero in salvo i loro concittadini ebrei: i bulgari (che impedirono con grandi manifestazioni ai tedeschi di deportare gli ebrei bloccando i treni su cui molti erano già stati fatti salire a forza) e i danesi. 
Su questi ultimi  è stato scritto un bel libro, "Il popolo che disse no" nel quale si porta alla luce il coraggio di un popolo che seppe salvare 6500 dei 7000 ebrei presenti sul territorio nazionale con una catena di solidarietà e resistenza che coinvolse tutti i cittadini fino al re Cristiano X di Danimarca.
  I danesi si erano lasciati invadere dai tedeschi con relativa tranquillità, non opponendo eccessiva resistenza, ricevendone tuttavia in cambio un trattamento meno duro di altri stati. 
 Svariati poteri erano inoltre lasciati al re in carica. 
 Cristiano X era un uomo autoritario, ma decisamente peculiare e astuto, che non si sottomise mai davvero ad Hitler: i numerosi aneddoti presentano infatti un sovrano che opponeva quella resistenza minima, ma decisiva per conservare la dignità della sua nazione.
 Due su tutti l'irrinunciabile giro in carrozza tra le vie della città per mostrarsi presente ai suoi sudditi e la crisi del telegramma (sostanzialmente Hitler gli aveva scritto un biglietto d'auguri per il compleanno lungo come un papiro e lui aveva risposto "Grazie mille ciao").
 La stessa dignità che mostrarono i danesi quando fu chiesto loro di consegnare gli ebrei: il popolo disse no. Quando la Germania chiese ai danesi di consegnare i loro ebrei, nessuno denunciò i propri concittadini e, nell'arco di due settimane, presi anzi una complessa rete che permise loro di migrare in Svezia o di nascondersi ai nazisti.
  Leggenda vuole che lo stesso re avesse fatto cucire la stella gialla di Davide sul bavero della sua giacca, ma è l'esagerazione di un frase comunque potente. Al primo ministro che gli chiedeva cosa avrebbero fatto se i nazisti avessero chiesto agli ebrei danesi di girare con la stella di David, lui rispose "Allora la indosseremo tutti". Anche i 500 che vennero comunque deportati non furono lasciati al loro destino: il governo danese fece pressioni e trattò perché essi gli venissero restituiti.
 Un episodio che dimostra come anche nelle condizioni più estreme si possa scegliere. E un popolo in coro scelse di dire no.

"UN FIORE CHE NON MUORE" di Ilenia Rossini ed. Red Star Press:
Per molti anni si è sminuito il peso attivo avuto dalle donne nella lotta partigiana , uno dei veri viatici fondamentali per l'evoluzione del ruolo femminile nell'arcaica società italiana.  Generalmente si attribuiva alla parte femminile della resistenza un ruolo minoritario, di supporto, come se comunque essere una staffetta o ospitare partigiani ricercati non fosse in qualche modo pericoloso, fondamentale o causa di eventuali torture e condanne a morte. 
 C'era invece una parte di supporto che era fondamentale e non secondaria, ma anche una parte femminile dedita ad azioni di battaglia sul campo. Finalmente negli ultimi anni sono andati in stampa vari libri sulle donne resistenti, come "La resistenza taciuta" ed. Bollati Boringhieri, sulle vite di dodici partigiane donne.
 Il libro che mi sento di consigliare per chi volesse avvicinarsi a questo argomento è però "Il fiore che non muore" perché permette di avere un primo approccio più generale, una sorta di introduzione all'argomento tramite tante piccole biografie, i comunicati dei Gruppi di Difesa della Donna, gli appelli alle donne resistenti delle varie città e altri documenti della resistenza dedicati specificatamente alla parte femminile a cui, finalmente, veniva riconosciuto un ruolo necessario, un'importanza mai raggiunta prima. 
Elsa Oliva
Molte sono le storie di queste ragazze, spesso giovanissime, che rischiavano la vita con uno sprezzo del pericolo inimmaginabile  (e a mio parere doppiamente inimmaginabile visto il modo in cui venivano educate le donne all'epoca).
 Su tutte spiccano alcune storie che lasciano a bocca aperta, come quella di Elsa Oliva che, giovanissima, appartenente ad una famiglia antifascista, iniziò ad impegnarsi nella resistenza con attività di supporto. Dopo l'armistizio, lavorando all'anagrafe di Bolzano, produsse numerosi certificati falsi che salvarono la vita ai militari deportati dai nazisti.
  Scoperta, venne catturata per essere processata in Germania, ma riuscì a fuggire e a raggiungere i suoi genitori a Domodossola. Tuttavia, poiché era ricercata dalle SS decise di unirsi al fratello partigiano sui monti. Qui, si impegna nella lotta in qualità di combattente e, dopo numerose operazioni, viene di nuovo catturata. Prima che venga emessa per lei una sentenza di morte, simula il suicidio riuscendo a fuggire con l'aiuto di alcuni religiosi per poi tornare alla lotta sulle montagne. Sopravvivrà infine alla guerra.
 Altre ragazze, coraggiose, non ce la fecero, come Norma Pratelli a cui il Corriere della Sera ha dedicato una piccola web series in questi giorni, torturata e uccisa dai nazifascisti il giorno prima della liberazione della sua cittadina, Massa Marittima. O come Edera Francesca De Giovanni che, partigiana, venne torturata e infine uccisa. A 21 anni questa ragazza prima di morire gridò ai suoi assassini: "Tremate!Anche una ragazza vi fa paura!"
E poi ci sono Iris Versari, Piera Galassi, Teresa Vergalli...Ancora non avete cercato il libro?

"I MIEI SETTE FIGLI" di Alcide Cervi ed. Einaudi: 

Per concludere questa rassegna non posso non citare il libro di Alcide Cervi, il padre dei sette celebri fratelli assassinati tutti insieme durante il regime fascista. Il loro rimane uno degli episodi più celebri della resistenza a causa del suo particolarmente epilogo drammatico.
 I fratelli Cervi appartenevano ad una famiglia contadina stanziata vicino Reggio Emilia e politicamente assai attiva. Socialisti convinti, erano impegnati sia in attività di resistenza attiva sia di supporto offrendo ospitalità a moltissimi partigiani.
 Catturati durante un rastrellamento fascista, furono uccisi tutti insieme per rappresaglia dopo che alcuni partigiani ebbero ucciso Davide Onfiani, segretario comunale di Bagnolo in Piano. Lasciarono alcuni figli che crebbe Alcide Cervi assieme alle nuore vedove poiché la madre dei Cervi morì nel giro di pochissimo di crepacuore.
 Nel libro, il padre dei Cervi rievoca le lotte politiche della sua famiglia sottolineando l'impegno sempre vivo dei suoi figli che si dividevano tra l'intenso lavoro nei campi a cui applicarono notevoli migliorie attraverso studi da autodidatti e la lotta antifascista. 
 Il padre, che li appoggiava pienamente, ricorda alcuni episodi di vita partigiana, i molti ragazzi nascosti e infine il tragico epilogo. Sopravvisse ai sette figli uccisi fino al 1970, quando novantacinquenne morì.
 Oltre al libro di Alcide Cervi, vari altri libri sono stati scritti sulla vicenda, fu dedicato loro un film con protagonista Gian Maria Volonté, Calamandrei scrisse la tragica epigrafe per la madre che non resse al dolore e nell'album "Appunti partigiani" dei Modena City Ramblers si può ascoltare "La pianura dei sette fratelli".

 Voi ne avete letto qualcuno? Quali suggerireste sull'argomento? 

giovedì 11 dicembre 2014

Un instant post sullo sciopero contro il Jobs Act di domani. Tra Gramsci, il Sulcis, Zola, Minatori e dignità: pensiamo davvero al futuro quando prendiamo una scelta? E soprattutto la scelta la prendiamo o abdichiamo solamente addossando le colpe al destino?

Questo post ha bisogno di una premessa morale.
Ho lungamente pensato se scriverlo o meno  (e ancora adesso che lo sto scrivendo mi chiedo se lo pubblicherò), perché in qualche modo, questo blog che scrivo e gestisco da sola, coi mesi è diventato in qualche modo un po' meno mio e un po' più di chi lo segue, con mia grande gratitudine, perciò un po' più pubblico.
Lo statuto dei lavoratori data il 1970, anno in cui l'economia italiana sarà
pure stata in crescita, ma certo si era meno ricchi di adesso e il mondo e
l'Italia non erano agitati da presagi meno funesti dei nostri (solo che noi poi
sappiamo com'è andata a finire e non ci immedesimiamo nelle angosce e nel
coraggio che ci volle all'epoca per affidarsi ad un futuro che nessuno poteva
vedere).
Tuttavia, credo che proprio perché sono io a sedermi tutti i santi giorni per un'ora e mezza o due a produrre un post degno di essere letto da qualcuno, posso concedermi questo sviamento dal naturale corso degli eventi libreschi, pur in realtà appoggiandomi ad uno dei nostri amati tomi.
 Domani ci sarà lo sciopero generale contro il Jobs Act. 
 Accade in un momento piuttosto travagliato della nostra storia economica e geopolitica in generale. Non sono una statista ovviamente e neanche un'economista, tuttavia sono una cittadina e una lavoratrice e ci tengo a sottolinearlo non una lavoratrice che proviene da una famiglia ricca. Non sono tra coloro che se rimangono senza lavoro hanno madre e padre danarosi a sostenerli, non ho casa di proprietà, ma pago l'affitto, non ho gruzzoli di sostentamento, se dovessi fare quello che suggeriscono in troppi con molta sicurezza (ossia andare all'estero), dovrei indubbiamente implorare qualcuno di prestarmi soldi del viaggio e sopravvivenza per i primi tempi, che comunque volare altrove (cosa che francamente non ho intenzione di fare), un minimo di investimento iniziale lo chiede. 
Faccio questa premessa da libro "Cuore" per dire che non sono una che vuole fare una predica seduta su un ammasso di denaro o con le spalle ben coperte.
 Il mondo lavorativo di cui parlano ormai giornalmente non corrisponde a quello che conosco io.  O meglio, quello che conosco io non sopravvivrebbe indenne al Jobs Act. Io, come tante altre persone che conosco, non riuscirebbero a cavarsela se passasse una scure così pesante nel campo dei diritti.
 La battaglia contro il Jobs Act mi ha posto davanti ad una delle più grandi mancanze del nostro tempo, di cui proprio non riesco a farmi una ragione: la mancanza totale di solidarietà sociale. Sembra ormai che curare il proprio personale interesse sia superiore ad un bene generale, eppure è stato proprio il bene e il benessere generale che ha permesso (tra le altre cose) all'Italia di fare quel salto miracoloso che fece, in tutti i campi, dall'economia ai diritti. 
 Forse, voi che siete più fortunati di me, questa cosa non la sentivate nell'aria, ma se foste una persona che da anni chiede diritti elementari e si vede rispondere perennemente che "Non è il momento, ci sono cose più importanti a cui pensare (sottintendendo "le mie")", avreste capito molto prima che aria tira.
 Alle superiori la mia professoressa d'Italiano ci diede da leggere un libro odiato da molti che invece mi colpì moltissimo: era "Germinal" di Zola.
 La storia, a metà tra il verismo e il melodramma sindacale, vede Etienne, giovane operaio con idee rivoluzionarie (per rivoluzionarie si intende di uguaglianza sociale e miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori), venir licenziato dal suo precedente impiego per poi emigrare a lavorare in alcune poverissime miniere nel nord della Francia. Qui, scopre un piccolo mondo antico e viene accolto dalla comunità locale, poverissima, ma dignitosa che lavora quasi interamente in miniera in condizioni miserevoli e ovviamente senza alcun diritto. Ad un certo punto, i padroni delle miniere decidono di ridurre il già misero salario ai lavoratori ed Etienne riesce a convincerli a scioperare. La descrizione dei patimenti sempre maggiori di questa povera gente che sciopera per mesi (non per un giorno), a costo della fame, di morti, di qualsiasi tipo di dolore, occupa lungamente la parte centrale del libro. Lo stillicidio della lotta è talmente terribile che ti verrebbe voglia di dire ai minatori: "Lascia perdere, non vedi che stai morendo?", poi ti rendi conto che loro lo vedono benissimo, combattono non solo per quello stipendio, ma per un minimo di dignità in più. E sono disposti per quello non solo a morire, ma a veder morire i propri figli, perché che futuro consegnerebbero loro arrendendosi?
 Quando sento persone che, con la pancia piena, si muovono nel terrore di combattere per il minimo diritto, terrorizzati da chissà cosa, penso sempre a questo libro. E ho una sola risposta davanti all'inerzia dei singoli che si rintanano nelle loro case, (e non mi riferisco solo a questo sciopero, ma al modo di vivere la vita pubblica in generale): non c'è ancora abbastanza fame. Non c'è la vera fame.
 Il film di Annaud su "L'amante" di Marguerite Duras, diceva che "La ricchezza porta alla debolezza". E' vero, siamo deboli perché siamo stati a lungo troppo ricchi, o almeno molti di noi lo sono stati. 
 Stanno uscendo molti libri sulla lotta di classe, e non rievocano Marx, ma dicono tutti una sola cosa che dà il titolo all'instant book di Marco Revelli: "La lotta di classe esiste e l'hanno vinta i ricchi" ed. Laterza. 
 E' vero, la stanno vincendo. Divide et impera si dice no?
  E allora hanno diviso tutti, hanno addirittura avuto il coraggio di dire che esistono lavoratori di serie A e B (giustissimo che un precario non vive mica la vita di un indeterminato a meno che non sia un libero professionista di alto livello), proponendo come soluzione non di estendere diritti ai lavoratori B, ma di toglierli agli A. E ripeto non sono un'economista, ma mi chiedo: in che modo dare ancora meno diritti aiuterà l'economia? Le banche non concedono mutui a chi è senza diritti, i padroni di casa vogliono le buste paga e non si fidano se qualcuno non ha l'indeterminato o genitori che garantiscono (lasciamo stare gli ulteriori problemi a cui vanno incontro le categorie discriminate per cui non è mai ora di fare qualcosa, tipo le coppie gay), non puoi concederti spese straordinarie, sei costretto ad ammassare risparmi, per quel che puoi, attendendo di far passare la buriana. 
 E allora mi chiedo: a chi giova questo gioco della sedia, in cui si crea lavoro rendendo il lavoro non solo più incerto, ma più arbitrario, meno tutelato? Davvero serve a far girare l'economia?
 I minatori di Zola erano povere persone, gente senza nessuna istruzione che viveva con ritmi rurali (ben descritti anch'essi), senza particolari aspirazioni personali. Eppure, davanti alla possibilità di agguantare assieme allo stipendio pieno (e comunque misero) una dignità maggiore, sacrificano tutto, la vita, i figli, la casa. Hanno una lungimiranza che in noi sembra ormai scomparsa. Noi siamo mediamente molto più istruiti, abbiamo possibilità di informazione (vera, non quella presa a caso in giro) infinitamente maggiori, eppure la maggior parte di noi sembra non riuscire a pensare criticamente in autonomia, a prendersi una responsabilità.
 Ciò che si avverte nella strana paralisi generale, è che esista solo il presente, l'ora, che il passato sia un peso immane da cui liberarsi (vecchiume che ce serve?), ignorando il futuro (ce penseremo). Il risultato è che si piantano solo piante rachitiche che non daranno mai frutti e quindi la domanda ritorna: a cosa e a chi serve realmente tutto questo?
 Il libro di Zola non finisce col trionfo, anzi. Non ve ne svelo la fine perché è bellissimo e ve lo straconsiglio, ma insomma non è che i veristi francesi o italiani fossero allegri, probabilmente perché erano veristi. Tuttavia, è difficile pensare che per i protagonisti tutto sia stato inutile perché la storia ha insegnato che in quel momento contingente la loro lotta forse aveva fallito, ma sul lungo periodo aveva vinto, piantando alberi enormi.
 Faccio una postilla, per gli eventuali commenti. 
 Sulla pagina di fb, ho pubblicato un articolo di "Internazionale" in cui si parlava di una sorta di boicottaggio ad Amazon perché i lavoratori di questo adorato distributore non hanno diritto al salario minimo (e se volete vedere in che condizioni lavorano leggete pure "En Amazonie" di Jean-Baptiste Malet). Un commento è stato che insomma chi glielo faceva fare a questa gente di lavorare lì? Potevano alzare il sedere e cercare un posto migliore. 
Chissà quale misterioso masochismo spinge le minatrici
del Sulcis non solo a lavorare in miniera, ma a difendere
con le unghie e coi denti i loro posto di lavoro: sarà la dignità?
Sarà lo stipendio per sfamare la famiglia? Non comprendo
proprio perché non espatrino ad occupare posti di dirigenza che
le stanno sicuramente aspettando in tutta Europa.
Ecco, io penso che sia questa la trappola più grande: pensare che se nella vita non hai raggiunto un livello lavorativo degno la colpa sia solo tua e non devi lamentarti, non devi chiedere, non devi pretendere un trattamento migliore.
 Il lavoro che hai, ma soprattutto le condizioni lavorative in cui versi vengono passate come una scelta che noi facciamo e di cui meritiamo le conseguenze. Ma che scelta ha un lavoratore di 40 anni licenziato con una famiglia a carico? Un ventenne con i genitori che contano su di lui? Un ragazzo a partita Iva che non ha la famiglia dietro a coprire spese che non riesce a sostenere?
 Bisogna pensare e leggere e studiare, ma soprattutto fare qualcosa di ciò che leggiamo, pensiamo e studiamo. Le scelte è vero, sono personali, anche fregarsene però, anche l'indifferenza al proprio destino e a quello degli altri che magari sono meno fortunati di noi, è una scelta con delle conseguenze.
 Concludo con un celebre pezzo di Gramsci che vale sempre, perchè non esistono periodi della storia in cui essere indifferenti diventa meno grave di altri momenti.
 Il presente influenza sempre il futuro:
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. 
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. 
Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. 
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? 

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.
 
Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Ps. Ovviamente non considero chi non aderirà allo sciopero un indifferente. Considero chi non pensa alle conseguenze e in coscienza e informandosi se aderire o meno a questo sciopero, se leggere il Jobs Act, se vivere nel paese reale, un indifferente. Lo sciopero è solo la circostanza in cui ho scritto questo post, domani torno a parlare di regali di Natale.

venerdì 3 ottobre 2014

In onore della Banned Books Week (in ritardo). L'uomo e la sua fissazione per la censura dei libri: trattati immaginari, senatori permalosi, maghetti cristianizzati e lesbiche damnate. Perché una cosa si è sempre saputa: il sapere è libertà!

In America a fine settembre c'è stata la settimana dei banned books, i libri censurati nella storia. 
 Avevo intravisto la notizia su internet, incamerata e giurato su fb (per chi segue la pagina) che avrei fatto un post. Poi mi sono persa a inseguire le farfalle e nel frattempo pure qualcuno di Repubblica.itte si è svegliato e mi ha preceduto bruciandomi il post pubblicando una lista di 15 tomi salvati dalle grinfie della censura. Ora, loro la fanno un filino tragica dicendo che avremmo anche potuto non leggere maimai questi libri, (un modo per leggere cose proibite si è sempre trovato, anche prima del deep web) e io avevo già scritto tempo fa un post su alcuni libri vittime di censura . 
Ma repetita iuvant e sono talmente tanti i libri che qualche potere forte (più serio del club Bilderberg s'intende, tipo la Santa Inquisizione) ha cercato di far sparire e/o censurare da poter ripetere l'argomento senza tema di ripetersi o copiare.
 Pronti a sprofondare nel magico mondo della censura? Let's go!


"IL POZZO DELLA SOLITUDINE" di RADCLYFFE HALL:
 L'elenco di Repubblica ricorda la censura di numerosi libri a tematica gay, ma maschile. Eppure anche le storie lesbiche non hanno avuto vita facile. Una delle vicende editoriali più travagliate le ha vissute probabilmente "Il pozzo della solitudine" di Radclyffe Hall, una storia rimasta celebre tra la popolazione lesbica per essere stata la prima ad osare un accenno di vita sessuale tra le protagoniste con la celebre frase "e la notte non rimasero divise". 
 L'intera vicenda che narra le drammaticissime vicissitudini della protagonista Stephen (cresciuta dai genitori come un maschio tipo Lady Oscar e poi in preda ad una tragedia sentimentale via l'altra, con tanto di coppie lesbiche suicide a Parigi e condanna della società tutta), venne pubblicata in Gran Bretagna nel 1928 e immediatamente messa al bando. Nonostante la levata di scudi di molti intellettuali dell'epoca, tra cui Shaw e la stessa Virginia Woolf l'editore fu costretto a ritirarlo e si poté leggere di nuovo solo vent'anni più tardi, nel 1949. Ironia della sorte, la protagonista, Stephen, trovava un riscatto dalle angherie e angosce subite per il proprio orientamento sessuale, nel diventare una scrittrice di successo, apprezzata in tutta Europa.

TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI:
  Si tratta di un trattato che accusa i fondatori ideali delle tre religioni monoteiste, Mosè, Gesù e Maometto, di essere appunto tre impostori le cui invenzioni avrebbero ottenebrato le menti delle masse, e che nel corso dei secoli è stato attribuito a chiunque, da Averroè a Pier delle Vigne, dallo stesso Federico II (accusato dal Papa di averlo scritto) a Tommaso Moro (che si affrettò a scrivere un trattato antiateista per allontanare da lui il sospetto), da Aretino a Boccaccio fino a Spinoza. 
Di tutti i libri vittime di censura questo merita indubbiamente una menzione particolare per la sua storia a dir poco assurda.
 In realtà infatti la dicitura "tre impostori" è antichissima, e a seguito di essa si era creata la leggenda che esistesse anche un trattato collegato che però nessuno aveva mai letto né visto. Incredibile, ma vero, infatti per secoli chiunque si è accanito su un libro fantastico che non era mai stato scritto ed esisteva solo nell'immaginario comune.
 Poi ecco spuntare all'alba del 1700 col titolo di un testo di Spinoza, "La vita e lo spirito", il famoso trattato (che venne poi rinominato col suo vero nome dalla seconda edizione in poi).
 Nella prefazione si raccontava di come questo manoscritto inseguito da chiunque per secoli fosse infine affiorato dalle nebbie del tempo quando un soldato tedesco facile all'alcol, aveva cercato di vendere alcuni libri trafugati dalla biblioteca dell'elettore di Sassonia. Tra di essi c'era proprio lui, "Il trattato dei tre impostori", che l'anonimo prefattore si sarebbe fatto prestare e avrebbe copiato alacremente per poi darlo alle stampe.
 Poiché l'unico codice precedente è un falso cinquecentesco e lo stile appartiene all'epoca in cui fu pubblicato, si ritiene a ragione che semplicemente, qualcuno (in molti sostengono Spinoza) avesse dato infine corpo ad una fantasia e un'ossessione europea.
 Probabilmente è l'unico caso in cui una censura immaginaria ha dato vita ad un libro in carta e inchiostro.

CREMUZIO CORDO: 
Tiberio
 Vi direte, ma chi è questo qui? Cremuzio Cordo è probabilmente la prima riconosciuta ufficialmente, s'intende, vittima della censura occidentale. Narra Tacito come questo storico del I sec. d. C. fosse condannato per un "novo ac tunc primum auditum crimine", ossia per aver osato descrivere in modo un po' troppo lusinghiero, nei suoi Annales, le imprese di Bruto e Cassio. L'opera, riscontrò il favore di Tiberio, ma non quello di alcuni senatori che fecero in modo di bruciarla e spingere al suicidio lo storico. Era il primo caso di lesa maestà collegata ad una sorta di "reato d'opinione". La figlia dello storico, Marcia, mise in salvo comunque alcuni capitoli che vennero poi successivamente pubblicati in forma accuratamente rivista.
 Ai fini della storiografia romana fu un evento molto importante perché al processo che Cremuzio Cordo subì perse non solo lui, ma un caposaldo della storiografia romana: la necessità di un'obiettività nella narrazione della storia, svincolata dalle richieste del potere. 

HARRY POTTER:
 Ebbene sì, un po' in tutto il mondo che la Rowling se l'è vista brutta. 
 In quella strana nazione che sono gli Stati Uniti, ora libertaria fino all'assurdo, ora puritana e chiusa fino al medioevo, i libri del maghetto sono stati al primo posto tra i titoli più censurati nelle biblioteche delle scuole pubbliche americane. 
 Banditi nelle americhe da solerti pastori protestanti e negli Emirati Arabi perché considerati in entrambi i casi in contrasto con i precetti religiosi, i libri hanno visto persino l'attuale papa emerito Ratzinger entrare forse sì e forse no in campo. 
 Nel 2003 Gabriele Kuby, scrisse un libretto dal titolo "Harry Potter, bene o male?", che voci mai documentate affermano avesse incassato il beneplacito di un perplesso e attento alle delicate menti dei pargoli, Benedetto XVI. Realtà o strategia editoriale? Chi può dirlo.
 (Giusto stamattina però ho letto l'inquietante notizia di una madre americana che avrebbe riscritto Harry Potter in chiave cristiana. Egli non va a scuola di stregoneria, ma di preghiera e combatte Voldemort, un perfido tizio impegnato ad impedire ai cristiani di professare la propria religione. Spero vivamente sia una bufala).

"FAHRENHEIT 451":
 Anche la distopia sui libri per eccellenza ebbe qualche problema con la censura. 
 Lo stesso Bradbury ha ammesso che il libro, scritto in pochissimi giorni in una biblioteca pubblica in cui affittava uno studiolo per qualche ora tutti i pomeriggi (raccontato in "Lo zen e l'arte della scrittura"), era in qualche modo ispirato all'allora pesante periodo maccartista, dove chiunque poteva essere sospettato di presunte simpatie comuniste. Tale frangente influenzò molti artisti dell'epoca, tra cui Bradbury che descrisse il clima oppressivo dell'ansia di controllo dello stato sulle menti dei propri cittadini portata ai suoi estremi. Proprio per questa critica sottile lo scrittore non riusciva a trovare un editore che avesse il coraggio di pubblicarlo, venne poi edito a puntate nel 1951 dalla rivista "Galaxy".
 In qualsiasi caso, è il libro che io darei da leggere a chiunque in occasione di questa settimana dei banned books. Il controllo della conoscenza è cosa molto seria.

"ULISSE": 
Sylvia Beach e James Joyce
 Strano che nell'elenco manchi dei 15 tomi manchi proprio lui, l'"Ulisse" di Joyce, di cui si deve la pubblicazione solo al coraggio di due coppie di donne che subirono processi per oscenità a catena.
 Non si trovava infatti nessuno disposto a pubblicare un romanzo considerato scandaloso per l'epoca. 
 Furono infatti Margaret Anderson e Jane Heap, che insieme avevano portavano avanti il poderoso lavoro della rivista letteraria "The little review" a pubblicarne i primi capitoli. A seguito di ciò furono processate, persero la causa e tutti i numeri della loro rivista vennero bruciati. 
Nel 1929, strette da mille pressioni, pagarono il loro coraggio ponendo a malincuore fine alle pubblicazioni. Passarono il testimone ad un'altra coppia di donne, Adrienne Monnier, giovane libraia e scrittrice parigina e Sylvia Beach, americana che giunta a Parigi, scoprì per caso i lavori della Monnier, andò a cercarla e se ne innamorò. Insieme fondarono la celebre libreria "Shakespeare & Company" e pubblicarono il famoso e temuto "Ulisse" in tiratura limitatissima. Il libro circolò in forma clandestina fino al 1932 quando Joyce, senza neanche avvisarle, firma con un importante editore americano che dovrà poi vedersela con una lunga serie di processi per oscenità. La storia talvolta non premia il coraggio. Il libro divenne poi un bestseller e la libreria, nonostante gli sforzi di artisti come Hemigway, dovette chiudere.

 Ce ne sono millanta di libri censurati, da farne decine di post. Mi impegnerò in futuro non temete!

lunedì 23 giugno 2014

Dimmi cosa leggi e ti dirò che facoltà farai. Parte II. Leggere il futuro universitario nei fondi della vostra libreria è possibile: filosofi, storici, artisti, medievisti e mooolti altri.

 Maturandi siete pronti a sapere che finaccia farete? Post universitari siete pronti a confermare che finaccia avete fatto?
 Ecco la seconda infornata di lettori facoltà per facoltà. Grazie al sistema italiano, peraltro, potrei andare avanti all'infinito.
 Let's go!

FILOSOFIA:
Essi si vedono così. Pensierosi, tormentati
possibilmente fascinosi
 Non ho frequentato Filosofia (che si sappia e si divulghi nella steppa), ma per vari motivi ho stanziato per un lungo anno in una facoltà di codesta nobile materia. Tale prolungato contatto mi ha permesso comunque di sviluppare una pervicace allergia ai laureati in codesta materia. I filosofi si ritengono gli ingegneri delle materie umanistiche. Essi, soprattutto nel periodo universitario, ritengono di possedere non solo una conoscenza superiore, ma di avere le chiavi del sapere e tutte le risposte ai problemi del mondo. In alternativa ritengono di sapere tutte le domande, che per loro è più o meno la stessa cosa, visto che sanno di non sapere.
Essi leggono moltissimo, ovunque, e pensano. Si appollaiano su qualsiasi finestra, cortile, scalino, davanzale e aula vuota a studiare e leggere i propri filosofi preferiti e pensano, pensano, pensano o discutono stile Parnaso. Heidegger era davvero un nazista? Le donne possono essere davvero delle filosofe? Chi sono? Dove vado? Dove andiamo? Grande hit degli ultimi anni è l'estetica, basta la parola per fare di te un fico (in alternativa l'epistemologia va sempre bene). Mai conosciuto uno studente di filosofia che dia le sue migliori energie a Parmenide, in compenso si stracciano i capelli davanti a Benjamin, Derrida e Foucault. Mode filosofiche, prossimamente sui nostri schermi.

LINGUE E LETTERATURE STRANIERE:
 Le studentesse (perché esistono anche studenti maschi, ma sono tipo la particella di sodio della Lete, soli e introvabili) di Lingue si dividono in due fazioni avverse e in perenne lotta tra loro.
 Le linguiste vere: costoro leggono come delle pazze, qualsiasi cosa. Non solo ma lo leggono SOLO in lingua originale e ci tengono a sottolinearlo. Per loro leggere qualsiasi autore in lingua originale vale doppio, che la traduzione perde, trasforma, inquina e via dicendo. Inutile spiegar loro che va bene tutto, ma non possiamo sapere correntemente il tedesco, il francese e l'inglese in contemporanea solo per avere il piacere di gustare il vero verbo della letteratura originale. Generalmente e paradossalmente leggono poco in italiano o autori italiani. Mai capito se per snobismo o perché se è troppo facile non c'è gusto.
La studentessa tipo di "economia del turismo":
 E' vero, esiste questa fiorente categoria di studentesse che vuole generalmente lavorare nel turismo, sposarsi e figliare like coniglio appena dopo la laurea. Esse studiano tantissimo e in modo diligente (esse provengono anche quasi tutte dallo psicopedagogico), e hanno anche medie più che rispettabili, tuttavia, chiusi i libri universitari si spalancano le porte del nulla. Può darsi siano dedite a Fabio Volo o saltuariamente a qualche romanzetto Newton o Garzanti che prestano loro altre amiche e colleghe, ma si tratta di frequentazioni sporadiche. Perché anelino specificatamente lavorare nel turismo non l'ho mai capito.

SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE/SCIENZE POLITICHE:
Essi si sognano un po' tutto, giornalisti e politici, assistenti
di politici e esperti di radio e tv. Mah
Due facoltà accomunate dallo stesso destino: tutti hanno pensato almeno una volta di farle, nessuno sa precisamente cosa caspita si studi, cosa si faccia dopo e soprattutto a cosa ti preparino. 
 Nel gran mescolone dei loro esami, gli scienziati della comunicazione trovano delle affinità, che non riconosceranno mai, con i sociologi, visto che ormai i mass media sono il mezzo principale per comprendere le masse. 
 Amano morbosamente McLuhan e "La società dello spettacolo" di Debord, non ho mai capito in che modo sperino di diventare dei giornalisti, ma molti covano questa palese ambizione e nel frattanto scartabellano le vite dei giornalisti celebri. 
 Più fumosi gli studenti di scienze politiche il cui ruolo mi sfugge da sempre. Chi è che non ha avuto l'amico indeciso su cosa fare del proprio futuro che, nel dubbio, è stato inghiottito dal gorgo di scienze politiche per poi riemergene con una laurea dalle dubbie connotazioni? Se il loro interesse per la materia è sincero e premeditato essi saranno dei grandi appassionati di geopolitica e ciuccieranno libri di Kissinger, storia della Cina e dell'India, tomi sui rapporti internazionali (must: "Storia delle relazioni internazionali" di Di Nolfo) e la sempre amata Europa (sogno poco velato dello studente di scienze politiche: lavorare al parlamento europeo).

STORIA DELL'ARTE/ACCADEMIA D'ARTE:
L'amabile rapporto tra le due categorie è ben visibile nel film
"Colpo d'occhio" con Rubini critico d'arte e Scamarcio artista.
Dico solo che ci scappa il morto.
Precisando che essi sono come la mangusta e il formichiere, in perenne lotta tra loro e convinti vicendevolmente che l'altro sia il male, sono almeno accomunati da un unico amore: l'arte. 
 Entrambi leggono libri di storia dell'arte, biografie d'artisti, collezionano monografie e cataloghi in modo ossessivo e hanno un pantheon di artisti che venerano e di cui cercano con cura saggi da collezionare e rileggere nei momenti bui. Se gli aspiranti artisti cercano nei loro idoli ispirazione per sconfinare quasi sempre nell'emulazione molesta, gli storici dell'arte si buttano a pesce in qualsiasi libro di critica d'arte. 
 Dimentichi di aver intrapreso la facoltà perché appassionati di Michelangelo e Raffaello, si scoprono critici d'arte aspiranti filosofi e iniziano a ingollare qualsiasi testo di critica d'arte per sconfinare nel parnaso dei colleghi di filosofia, che li considerano con sufficienza (e con altrettanta sufficienza sono ricambiati). Il must assoluto è "L'opera d'arte nell'epoca della riproducibilità della tecnica", per il resto, qualsiasi cosa mostri oggetti incomprensibilmente piantati in una sala o abbia la parola estetica dentro va bene.
Postilla: esiste un filone di storiche dell'arte praticamente gemello delle linguiste del turismo. Studiano diligenti la loro materia, prendono voti alti, non leggono, si laureano e si sposano. Punto.

STORIA:
 Numerosi e afflitti dalla medesima domanda che macigna tutti gli iscritti ad una materia umanistica di non facile impiego commerciale (ossia "Ma poi che lavoro fai?"), gli studenti di storia leggono molto, generalmente nell'ambito del periodo storico di loro interesse. Se gli studenti di storia romana, greca e antica in generale sopiscono, nascosti come mummie, iperattivi sono quelli del periodo medievale, ma soprattutto contemporaneo. 
I primi, generalmente appassionati di fantasy sognano da una vita di poter studiare la fonte delle loro passioni: il medioevo. Castelli, dame, cavalieri e templari fino a quel momento rinchiusi in saghe come "Il signore degli anelli", prendono vita nelle appassionanti e interminabili monografie sulla vita nel medioevo. La loro libreria è in genere un cortocircuito che mixa Le Goff con Martin, Duby con Terry Brooks, tutti uniti sotto la grande egida di un mondo forse senza magie, sicuramente senza tecnologie.
 I secondi, sono in genere molto molesti.
 Gli studenti di storia contemporanea sono i peggiori infestatori dei collettivi universitari, i più attivi volantinatori di Lotta Comunista, i più ferventi richiedenti il tuo numero di cellulare per renderti partecipe della prossima riunione per fomentare le folle proletarie contro il capitalismo. Hanno una conoscenza enciclopedica degli anni '70 che rimpiangono a posteriori e che tentano di assorbire in ogni modo tramite la lettura continua di libri sull'epoca. Sanno tutto sul sequestro Moro, brigate rosse, stragi rosse e stragi nere, depistaggi di stato e ristampe anastatiche. Casa editrici favorite in assoluto: la Derive Approdi, Manifesto Libri, Editori Riuniti (per i classici).
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