lunedì 9 maggio 2016

Potere del cristallo di luna vieni a me! In onore del ritorno di Sailor Moon un excursus tra i manga della mia vita: sailor Moon, Ranma, Dragon Ball, le Clamp e il sempiterno mito di Sonia di Super3. Perché no, non sono stati solo fumetti.

Correva l'anno 1994 o giù di lì, frequentavo la quinta elementare e io e la mia migliore amichetta dell'epoca (che tuttora è una delle mie migliori amiche) che viveva nel mio stesso palazzo, passavamo i pomeriggi convinte che un giorno saremmo diventate delle guerriere Sailor.

Il catalogo della mostra Moon Pride (i gadget sono
invece un regalo della citata amica per un compleanno
di due anni fa  <3 )
 Io avevo puntato su sailor Mercurio, placida, studiosa e col potere più inutile di tutte: le bolle di nebbia, che si mostravano risolutive una volta su mille puntate.

 Lei, più intelligentemente aveva scelto sailor Jupiter, la sailor alta, forzuta e in grado di evocare perfidi fulmini. Il 1994 fu l'anno più crudele della nostra devozione (che ci spinse anche a passare pomeriggi di taglio e cucito nel tentativo di riprodurre i costumi) perché scoprimmo il fantasmagorico mondo delle guerriere sailor con la prima serie e, in contemporanea, ne vedemmo il finale.

 Morivano tutte.

 Sì, altro che edulcorati cartoni animati odierni, un tempo nelle serie animate si moriva. E si resuscitava. Ma, considerando che il finale era spezzato in due puntate, passammo il pomeriggio della prima convinte che le nostre beniamine fossero morte, e piangemmo per ore.
 La cosa non piacque alla mia pragmatica madre, una donna che mi ha inflitto una sana educazione alla tedesca, (vuoi imparare a nuotare? Ti lancio in acqua a un anno, è nella natura umana galleggiare, e per la cronaca ho effettivamente galleggiato) che giudicava assurdo e sconveniente stracciarsi le vesti per un cartone animato di provenienza giapponese.

 Sopportò, ma arrivò alla suprema proibizione quando una psicoterapeuta che tutti noi nati negli anni '80 possiamo ricordare, tale Vera Slepoj, seminò il panico dicendo che per un motivo che non sono mai riuscita a comprendere, Sailor Moon convinceva i maschi a diventare femmine.
  Io ero già femmina, ma il sospetto ormai imperava e la genitrice oltre a proibirmi la visione della quarta e quinta serie (ma avevo fatto in tempo a vedere la terza, quella con sailor Nettuno e sailor Urano, chiaramente coppia lesbica nonostante le censure) gettò anche gli albi a fumetti che la suddetta amichetta mi aveva donato per salvarli dalla furia materna di sua madre, sospettosa anch'essa verso il nuovo che avanzava: i manga.

 Quest'anno torna tra noi Sailor Moon, ovunque vedo affiorare commemorazioni di vario genere e ho deciso di dedicare un post a quelli che considero parte integrante della mia formazione culturale: i manga giapponesi.
 Per me, vuoi che per i miei fossero sospetti e da proibire, vuoi che erano il mio momento di libertà (e di trasgressione), sono stati fondamentali sia per costruire un immaginario, che come vedete anche nelle storie di Zerocalcare è comune a una generazione, sia per diventare adulta.
 Esagero?
Molti miei coetanei sanno che non è così.
Sailor Uranus e Sailor Nettuno, ce le passavano come amiche,
ma nonostante avessimo dodici anni, non eravamo sceme
 I manga hanno avuto il merito di essere la prima cosa davvero diversa che faceva capolino nei nostri addormentati orizzonti: cibo esotico, eroine in divisa alla marinara, un senso del sacrificio che col senno del poi è la follia, ma all'epoca, per qualche motivo, ci sembrava logico.

 E poi l'educazione sentimentale che ok, anche lì aveva una dose di follia, ma conosceva anche degli estremi che non si riusciva a trovare da nessuna parte a quell'età: molti manga parlavano dei terrori legati al sesso, dell'incomprensione e oppressione degli adulti, della difficoltà del primo bacio (altri in effetti come "Paradise kiss" di Ai Yazawa andavano ben oltre) e sì, anche della possibilità che esistessero, per dire, anche delle coppie lesbiche.
 Sostanzialmente gli adulti si preoccupavano di Ranma che cascava in una pozza e cambiava sesso e in realtà si leggeva di contrabbando qualcosa di improvvisamente più adulto. Meno male che non gli è mai venuto in mente di leggerli.

 Di seguito vi elencherò alcuni fumetti del cuore, ma è una mini selezione di una bibliografia che purtroppo, dopo aver fatto il suo dovere, ora giace nella cantina dei miei.

RANMA 1/2 e DRAGON BALL:

 Oh, magari mia madre che qualcosa proprio non quadrasse nella mia eterosessualità presunta se lo sentiva, però, secondo, dopo "Sailor Moon" nella sua lista nera c'era solo "Ranma 1/2".

 Mi ricordo che  vidi per caso il cartone la prima volta su una tv locale del Lazio (forse teleroma 56) verso i dodici anni e ne rimasi affascinata.
  Lanciavo calci in aria sognando che i miei mi iscrivessero a judo e feci la conoscenza per la prima volta la misteriosa cucina giapponese a base di frittelle ripiene di marmellata di fagioli e crocchette di riso e alghe. Durò poco.
 Mia madre scoprì che il protagonista del cartone cambiava sesso cascando nell'acqua e la cosa non le garbò.
 Andò un pochino meglio quando la serie fu comprata da Tmc in un programma per ragazzi condotto allora da Ettore Bassi: in una cornice del genere tutto appariva meno sordido.
 Tuttavia i fumetti rimanevano teoricamente banditi (tra l'altro fumetti dove i personaggi manco si baciano in bocca, figurarsi il resto) ma io pazientemente mettevo da parte la paghetta dei nonni e imparai a comprare i volumetti di Ranma e Dragon Ball in edicola.
 Fu, penso, la prima rivolta cosciente della mia vita e da allora ne vennero molte altre (addio calze, addio gonna, addio tante robe che non sopportavo).

 Ricordo ancora l'eccitazione di quei due volumetti di Dragon Ball e Ranma comprati all'edicola vicino alle scuole medie e letti durante le lezioni. In classe avevo un altro compagno che stava sempre zitto e con cui avevo scambiato a stento poche parole: quando vide i fumetti si illuminò.
 Non diventammo amici come nelle fiabe per adolescenti, ma mi diede un sacco di dritte.
 Iniziai a disegnare Dragon Ball durante le lezioni, alcuni disegni li vendevo pure (ebbene sì, c'è stato un tempo in cui sapevo disegnare) e racimolavo quei famosi 3500 lire che mi servivano per il nuovo volume settimanale di Ranma.
 I miei, ad un certo punto, si rassegnarono (forse, immagino li leggevano per controllarli e capirono che trasmutamenti di sesso a parte non succedeva niente di strano), ormai il danno era fatto. A quindici anni arrivarono le prime visite in fumetteria, un mondo di bulimia cartacea in cui avrei comprato tutto e il contrario di tutto, peccato non avere i soldi.
 (La serie di Dragon Ball riuscii comunque a comprarla dopo aver risparmiato le paghette di un'estate intera, un tempo ero capace di grandi imprese).

SUPER3:

 Mi comprenderanno solo i bambini e le bambine del Lazio, ma è giusto che l'intera Italia conosca l'esistenza di questa emittente laziale perita tra le nostra grida di dolore due anni fa.
Sonia e il fido Birillo

Non è un libro, non è un fumetto, ma è ciò che ha creato un vero immaginario collettivo (tanto che mi chiedo come abbiano fatto nelle altre regioni): un canale tv che mandava per ore cartoni animati giapponesi di ogni genere.

 C'erano:  Daltanius. Ransie la strega (epica la sigla di lei nuda coperta solo da un mantello), l'ape Magà, Bia, Ufo Robot, assurdi cartoni di pugilato, Jenny la tennista, Pat ragazza del baseball, un improbabile cartone in cui gente si sfidava in lotte all'ultimo sangue con le macchinine (!), Calendar men, i Predatori del tempo e Yattaman (che non capivo perché avevano gli stessi protagonisti e gli stessi cattivi, w miss Dronio sempre), Cara dolce Kyoko, Gigi la trottola, Doraemon (parliamo dei dolcetti che mangiava, sembravano squisiti), Sampei, Lo specchio magico (mi ricordo che trovavo la sigla di una tristezza assoluta).

Il tutto accompagnato sempre dalle stesse pubblicità: cornetto Cerbiatto, sciroppi Pallini e cedrata Tassoni, robe che ti catapultavano direttamente trent'anni indietro nella storia.

 Il top per un bambino laziale era essere invitato nel salotto della sempiterna Sonia, la storica conduttrice di quegli infiniti pomeriggi animati. Sempre identica, vera conoscitrice del siero dell'eterna giovinezza, apriva montagne di letterine assieme a Birillo, un robot a grandezza umana.
 Per anni ho cercato inutilmente di farmi dare da un mio caro amico la videocassetta su cui era registrata la puntata in cui lui e suo cugino erano stati graditi ospiti del salotto di Sonia, ma niente. 
 Altro che letterine a Cologno Monzese, Sonia foreva.
Ps. Se volete sentire la drammatica canzone della buonanotte, la trovate qui.

LE CLAMP:

Lo considero uno dei fumetti migliori mai letti
 Se non ho avuto lacuna alcuna nel trovare nella mia adolescenza personaggi lgbt in giro, il 90% del merito va alle Clamp, un assurdo collettivo di quattro fumettiste giapponesi che, sfondando ogni ragionevole statistica mondiale in tema di orientamento sessuale, infarcivano i loro fumetti di personaggi gay e lesbiche.

 Non ho mai capito bene cosa passasse nella loro testa o quale fosse esattamente il loro piano editoriale, se pure ne avevano uno, perché passavano con nonchalance da fumetti innocui come "Cardcaptor Sakura" (in Italia il cartone animato fu tradotto con "Pesca la tua carta Sakura") a bagni di sangue come "X-1999" o "Tokyo Babylon", a mio parere il loro fumetto migliore e, senza esagerare, un capolavoro.

 Tratto molto manga, storie assurde, ma con un tono malinconico che ti catturava come una sirena, le leggevi e pensavi di capire il male di vivere. 
 La cosa che non ho mai sopportato: la loro tendenza a non finire le serie o a finirle dopo anni (ancora sto qui che aspetto gli ultimi 2 dico 2 non 30 volumetti di "X-1999").  In compenso ho sempre trovato avessero un certo acume nel raccontare con follia i picchi della miseria umana. Diciamo che non avevano remore nel raccontare gli orrori del quotidiano, in un modo così forte che, bisogna ammetterlo, talvolta richiedeva anche un certo coraggio narrativo ( tra l'altro spesso non banale perché le differenze tra bene e male non erano così nette né scontate).
 Parlare e leggere del lato oscuro del mondo non è mai facile.

LOVE HINA di Ken Akamatsu:

 Delirante fumetto a tema universitario, lo scoprii per caso l'ultimo anno delle superiori e, probabilmente, lo amai proprio per la felice coincidenza.

 La trama era pressoché inesistente: un giovane, Keitaro col sogno di entrare alla Todai, una specie di Normale di Pisa giapponese, studia come un pazzo affinché il suo sogno si avveri. Purtroppo nell'ateneo entrano solo genietti e lui, di certo, non lo è.
  Tale fissazione gli deriva da un'antica promessa fatta durante l'infanzia a una bambina di cui neanche ricorda il nome. Aveva quattro anni e ora una ventina, ma vabbeh, sò giapponesi.
 Poiché in Giappone è estremamente disdicevole fallire a oltranza gli esami di ammissione all'università, Keitaro si ritrova a chiedere ospitalità alla nonna, allegra giramondo padrona di una sorta di studentato femminile con terme annesse.
 Le inquiline (poche nonostante l'enormità del posto) non la prendono bene, ma lui rimane e riesce a farsi amare, anche un po' troppo da tutte quante.

  La storia, lo ripeto, non è niente di speciale: momenti di delirio si incrociano a infinite scene da commedia sexy. 
 Tuttavia lo ricordo con affetto: io studiavo per l'università, loro studiavano per l'università. Io cercavo di dare i primi esami nella sessione invernale, loro si preparavano tenendo le gambe al caldo nel kotatsu mangiando mandarini.
 Non l'ho più riletto. Temo un tragico effetto delusione. Ci sono letture che funzionano solo in certi momenti,

Questi sono solo alcuni dei miei manga del cuore. Voi ne avete qualcuno? Vi hanno cambiato la vita? Li ricordate con affetto? Non li avete mai trovati interessanti? Testimoniate!

13 commenti:

  1. Su X delle clamp da quelo che so è che in realtà il finale sarebbe gia realizzato ma nel cassetto da anni perché l'editore si rifiuterebbe di pubblicarlo per l'estrema violenza

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    1. beh, se è così più violento del resto della saga, non oso immaginare cosa hanno combinato O.o

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    2. Peggio del finale del film? :-O

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  2. Ah Sailor Moon, che ricordi! Mi ritrovo abbastanza nei manga e negli anime che hai citato. Io però sono sempre stata maschiaccio dentro, per cui il primo che ho comprato è stato Dragon Ball e il secondo Captain Tsubasa, ovvero Holly e Benji. Mia madre non mi ha mai vietato di guardarli o leggerli (a leggerli ho iniziato a 15 anni e li compravo con paghette, regali di compleanno...). Un po' li guardava con me.
    Delle Clamp ho leggiucchiato qualcosa, mi piacciono molto i disegni e ormai seguo solo qualche autore selezionato, perché di molti nuovi non trovo attraente la grafica (e manco la storia). Ne compro ancora di tanto in tanto.
    Tra gli autori che preferisco Lieji Matsumoto (es. Capitan Harlok), Takehiko Inoue (es. Slam Dunk) e Kazuya Minekura (es. Saiyuki).

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  3. Per me l'avvento dei manga è stata una svolta epocale, più o meno hanno salvato la mia adolescenza. Hanno rappresentato la libertà, perché i miei genitori quando hanno visto che mi appassionavo hanno semplicemente assecondato questa "fissa"per un motivo che sinceramente mi rimane oscuro, dato che in anni subito precedenti mi avevano proibito di vedere Lupin (lupin è ladro e pertanto considerato immorale). Il primo fumetto di cui mi sono innamorata è stato Video Girl Ai (un vero cult dell'approdo del manga in italia) e dopo aver scoperto quello ho cominciato a comprare tantissimi manga, a vedere tutti i cartoni animati, a passare la ricreazione a commentare le puntate di Ken il Guerriero e naturalmente a vedere Super 3 con Sonia e Birillo! Se ci ripenso mi manca tantissimo quel periodo. E per favore non dimentichiamoci di Rayearth quando parliamo di Clamp!

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  4. Che dire, lacrime napulitane
    Le clamp non le amavo cosi tanto, passavano troppo dal commercialone totale come Sakura e Rayhearth (o come cacchio si scrive) a fumetti che io boh come Clover. E poi odiavo sto fatto che non finivano mai i fumetti (non uscirà mai il finale di X 1999, per me il finale è quello del film con la canzone strappalacrime degli X japan Forever Love). Però concordo, Tokyo Babylon è meraviglioso

    All'epoca io ero diventata scema per City Hunter, ma perché mi ero innamorata di Kaori Makimura e poi perché faceva morire dal ridere e al tempo stesso era molto pulp. Dello stesso autore conosci Family Compo? E' una commedia bellissima che parla di una amorevole famiglia dove il papà è una donna travestita e la mamma un uomo. Detto così può sembrare na scemenza, ma poi real time ha fatto un programma su una coppia simile e da lì ho capito che Tsukasa Hojo era un genio.
    Non so poi quanto ho lacrimato per Video Girl Ai. Il mio Shojo preferito rimarrà sempre nei secoli dei secoli Mars di Fuyumi Soryuo. E come dimenticare di Rumiko Takahashi la Trilogia della Sirena? Purtroppo ormai la principessa dei manga si è arenata a far sempre le stesse cose (trovare le differenze tra Rinne e Inuyasha è impossibile, sono un catalogo di filler), ma è l'autrice più versatile che esiste ed è un peccato che non si sia mai lanciata davvero in progetti più autoriali (a differenza di Furyumi Soryou con il meraviglioso Cesare)
    OT
    Ma un post su strangers in paradise lo avremo mai? ;-)

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    Risposte
    1. Sì "Family Compo" è bellissimo!! Ho anche scritto un articolo su LezPop! Altro che famiglie arcobaleno! Anche la Trilogia della Sirena mi piacque molto, le mini storie di Rumiko Takahashi sono praticamente dei racconti di Banana Yoshimoto prima maniera. Mi ricordo quello straziante sulla moglie che seppellisce le ossa del marito morto nelle piante (marito morbosamente attaccato alla madre). Io Inu Yasha l'ho seguito fino a metà, molto affascinante il tema dei demoni e della mitologia giapponese, ma dopo un po' ronf (quella palla spezzata in mille pezzi era impossibile da ricomporre dai). "Strangers in Paradise" devo ammetterlo non mi piace moltissimo, ma la settimana scorsa sono andata alla presentazione con l'autore a Milano e mi sono fatta vergare una copia, magari in nome di questo..

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    2. Hai visto Terry Moore dal vivo? *_* beata te
      A me invece è piaciuto molto, solo nel finale diciamo che mostra la corda, ma per il resto prima di questo fumetto pensavo peste e corna del fumetto americano (che per me era solo roba marvel/eroi metrosexual con il pigiamone). Mi sono ricreduta alla grande (tranne che sulla Marvel, mi fa sempre antipatia)
      Mi viene molta nostalgia a leggere questo post, oltre per l'alluvione di ricordi personali, anche perché dal Giappone non arriva praticamente più nulla. Le serie manga attualmente sono penose e disegnate malissimo (e basta con questo moe!) e gli anime spesso e volentieri sono robetta. L'ultima cosa di spessore che ho visto è stata Psycho Pass, per il resto se non ci fosse la Ghibli non avrei proprio idea di cosa arriva da oriente!

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  5. Io ho guardato anime (o cartoni animati giapponesi che dir si voglia) per tutta l'infanzia. Voi avevate Super 3, noi avevamo Junior TV o Italia 7 - e, ai bei tempi, Bim Bum Bam dell'era Bonolis. Io peraltro ero di quelle bambine che guardavano col fiato sospeso le serie dedicate al baseball (Pat, ma anche "Tommy la stella dei Giants"), al pugilato (Rocky Joe! Uno dei miei primi ricordi in tv) o alle gare con le "macchinine" (si chiamano automodelli :P Che tu ci creda o no, ci fanno le gare anche in real life. Una si è tenuta proprio lo scorso weekend da queste parti ^^; )

    Quando a inizio anni '90 sono approdati in Italia i primi manga "veri" (qualcosa si era già visto negli anni '80 grazie a Fabbri o Corriere dei Piccoli, ma tutta roba ricolorata qua e, probabilmente, con dialoghi poco fedeli), per me fu un'assoluta rivelazione. Ho cominciato a comprarne - il mio primo è stato "I cavalieri dello Zodiaco"! Stravedevo per il cartone animato - prima pochi, poi di più, poi di più, poi la cosa m'è un attimo sfuggita di mano e a più di 20 anni di distanza continuo a comprarne, nonostante non sappia più dove metterli ^^;

    Quelli che nomini li ho letti quasi tutti, a parte Sailor Moon (ci ho provato, ma proprio non riesco a farmelo piacere. Del resto non ho mai seguito neanche il cartone animato). Però ammetto di aver odiato, dopo iniziale fervore, sia Ranma 1\2 che Love Hina, a causa dell'estrema ripetitività che presentano da metà in poi (Ranma 1\2 ha peraltro un finale da prendere a ceffoni l'autrice, mentre i meccanismi da harem-manga di Love Hina dopo un po' li ho trovati assai stufanti :-\ ).
    Con le CLAMP ho un rapporto molto conflittuale. Ho amato tantissime loro serie degli inizi, ma alla lunga mi sono stancata di certi loro cliché ossessivi e di trame che, spesso, mi sembrano messe su più per stuzzicare gli otaku di turno che per raccontare davvero una storia.
    Anche io, peraltro, sono "orfana" del finale di X (che non credo termineranno mai, anche perché nel frattempo chi disegnava quella serie ha cambiato ruolo, all'interno del quartetto), mentre il loro manga che preferisco è proprio "Card Captor Sakura". Che tu definisci innocuo, ma ricordiamoci che è quello dove un maestro delle elementari dichiara il suo amore (casto e puro, per carità, ma...) a una delle sue allieve, e i due si atteggiano a fidanzatini °_° E comunque le coppie lgbt non mancano certo neanche lì :D

    Tra i mangaka che compro praticamente a scatola chiusa ci sono Leiji Matsumoto, Tsukasa Hojo (quello di Occhi di Gatto e City Hunter), Rumico Takahashi (sì, nonostante Ranma :P), Mitsuru Adachi (manga sul baseball, sul pugilato, sul nuoto... è quello di "Prendi il mondo e vai"), Fuyumi Soryo, e un sacco d'altri che non starò qui a elencare.
    I manga mi han segnato la vita, non c'è che dire! XD

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  6. Ero grandicello quando di punto in bianco comparve nei pomeriggi RAI Goldrake.
    Non era nulla di paragonabile ai cartoni animati che conoscevo e amavo (Hanna e Barbera Warner Bross Disney ...)
    Al liceo ne parlavamo sorpresi dalla drammaticità delle situazioni e dei personaggi, Poi arrivò Lupin III e Margot e fu amore a prima vista :)
    Solo molti anni dopo, con la comparsa delle prime fumetterie conobbi anche i fumetti giapponesi.
    Anche lì unmondo mai visto prima: serie che si concludevano dopo un tot di volumi e non che duravano dal 1930. Protagonisti che morivano e via così di assurdo in assurdo :)
    Le Clamp naturalmente mi affascinarono per il b/n e l'uso del retino e la violenza della storia.
    Poi arrivo il film Akira e tutto il seguito di film come Ghost in the shell e anche i fumetti placidamente poetici di Jiro Taniguchi.
    Insomma una fascinazione che ancora continua e che cresce con l'età decisamente poco verde.

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  7. Sono nata all'inizio degli anni '90, figlia di una generazione di bambini allevati dal tubo catodico. Sono cresciuta con tutte le repliche dei cartoni anni '80, e quando ho raggiunto la seconda media ho scoperto il mondo del manga. Il primo che ho comprato, fumetto per fumetto, è stato il manga dell'ombra della mia infanzia: la mitica, meravigliosa, fortissima LADY OSCAR. Lei aveva tutto quello che io stessa volevo dalla vita: era decisa, brava negli sport (cioè, sempre che fare il Comandante delle Guardie reali possa essere considerato uno sport: era comunque di sicuro più agile di me, che inciampavo nei miei stessi piedi), e aveva una carriera figa. Nonostante fosse una sgnaccherona bionda di un metro e ottanta era pure sfortunata in amore, cosa con cui tutte le gnappe sfigate come me si identificavano. E' stata l'ombra della mia infanzia, e credo di aver scelto da un punto di vista femminile un buon modello: perché lei faceva qualcosa. Credo che il retaggio più bello degli anime giapponesi sull'infanzia delle ragazze sia stato questo: a parte le majokko anni '70-'80, finalmente le protagoniste di cartoni come Sailor Moon, Il Mistero della Pietra Azzurra, Lady Oscar (e pure Rossana, che era una soap per preadolescenti, ma comunque la protagonista sapeva il fatto suo), facevano cose: non stavano lì a ridere delle battute dei mariti come le mogli dei Flintstones, né non sembravano avere altro interesse che il trucco come nei cartoni di Hanna&Barbera. Cioè: Lady Oscar guidava un manipolo di soldati alla presa della Bastiglia. Non so se mi spiego!
    Questa insana fissazione mi è rimasta fino all'età adulta (e circa 1587 volumi di manga collezionati più tardi), soprattutto perché la mia adolescenza è stata marchiata a fuoco da un anime che è, credo, il capolavoro assoluto del genere. Ebbene sì, in prima liceo ho scoperto lei. La mitica, favolosa, fantastica UTENA.
    La trama era complessissima, l'ambientazione spettacolare, e tutto in quell'anime meritava di essere visto (aveva persino una retrotrama filosofica nietzscheiana!); addirittura la colonna sonora aveva vinto uno sfracello di premi.
    Altri anime mi hanno interessata, ma nessuno (a parte Lady Oscar nella mia infanzia) ha avuto lo stesso impatto trascinante di Utena: forse perché l'ho visto al momento giusto, eppure rivedendolo ancora oggi ogni volta mi dà degli spunti.
    Se non avessi mai pensato di dedicarti alla sua visione, te lo consiglio spassionatamente.

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  8. "assurdi cartoni di pugilato"

    Immagino ti riferisca ad Hajime No Ippo. Il manga è ancora in corso d'opera, dal 1980; in fatto di opere incompiute, siamo a livelli ben peggiori delle Clamp con X-1999.

    Rammento che l'anime era di una tristezza infinita rendendo la visione molto insofferente, forse a causa del doppiaggio approsimativo, e cambiavo spesso il canale; il mange invece è anche carino, se si sorvola sulla violenza gratuita (ma dopo tutto si ispira alla società Giapponese degli anni '70/80 che in fatto di violenza a 360° non scherzava).

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