Ed ecco che finalmente vede la luce il fumetto su una mia nuova conoscenza: la schiscetta.
Molte cose potrei dire verso questa abitudine che vogliono farci passare per chic e per "una coccola di casa nostra", ma che nasconde ben altro!
Tuttavia ci ho fatto un fumetto apposta! Quindi, godetevelo!
"Glorie e rogne di Madame Schiscetta" un fumetto marxista!
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giovedì 23 gennaio 2020
giovedì 22 novembre 2018
Il populismo in libreria. Effetto Martina Dell'Ombra o perdita di ogni scrupolo? Una riflessione tra Diego Fusaro, certezze cadute, falsi sillogismi e molte domande.
Qualche anno fa, quando il web era meno nevrotico (non moltissimi anni fa in realtà eh, la nevrosi totale del web credo sia esplosa dal famoso referendum di dicembre), scrissi un post sui libri che parlavano del Pd in libreria.
Era un periodo, pre-Renzi, in cui erano usciti una serie di libi in cui, tanto per cambiare, si dava il Pd per morto e spacciato, un tiro a segno ormai perduto.
Avevo trovato molto interessante la corrispondenza tra quello che effettivamente stava accadendo sulla scena politica italiana e ciò che si percepiva in libreria: la seconda era davvero lo specchio della prima.
Da lì avevo eleborato una mia personale teoria per la quale ciò che esce in libreria è una cartina tornasole veritiera di quanto avviene sul grande palcoscenico della vita, anche politica.
Questa teoria che avevo lasciato dormiente per vari anni, avendo onestamente il terrore di parlare di cose parapolitiche sul blog (sempre per la suddetta nevrosi), mi è tornata come uno schiaffo in faccia qualche giorno fa, quando ho visto una fascetta estremamente irritante, ma al contempo parlante, di colui che, a mio parere, indica lo stato di totale delirio a cui l'intellighenzia italiana si è ormai abbandonata: Diego Fusaro.
Ho sempre scelto scientemente di non parlare di questo soggetto perché, oltre ad irritarmi profondamente, è un Ufo nel verso senso della parola: un oggetto volante non identificato.
Costui è ciò che mi fa più dubitare a turno della mia sanità mentale e di quella dei miei concittadini.
Mi sento, quando lo vedo in trasmissioni varie (raramente visto che guardo pochissimo la tv), ma soprattutto in libreria, completamente sconfortata.
Come può un tizio che parla EVIDENTEMENTE in modo artefatto, infilando una serie di costrutti verbali imbarazzanti e di teorie filosofiche smontabili da qualsiasi ragazzino abbia studiato bene Marx alle superiori (tentando di far passare Marx per una sorta di protofascista), essere preso per un intellettuale?
Ma soprattutto, come possono illustri case editrici, con un passato onorevole, sin dai loro fondatori, lasciare spazio a una persona del genere?
![]() |
| Sembra Marx ma non è, serve a darti il populismo! Se lo leggi e sei d'accordo, ti dà subito il populismo! |
E lì subentra il momento in cui non capisco se sono io che sono pazza o sono gli altri che ormai vanno per gli sterminati campi della mente.
Mi domando: come può un'evidenza del genere essere evidente solo a me e pochi altri?
Non credo di essere più intelligente della media, certo sono portata per educazione a dubitare di tutto e tutti e vi assicuro che una laurea in scienze della documentazione è al momento un anticorpo non indifferente contro qualsiasi seduzione delle fake news (se conosci il sistema, il sistema posso assicurarvi non vi frega), ma costui non ha bisogno di tali finezze.
Per spiegarmi meglio: non usa nessuna particolare finezza lessicale o elaborata fantasia filosofica per tentare di fregarvi e convincervi dell'assurdo sillogismo per cui Marx=anticapitalista anticapitalista=fascista 2.0 ergo fascista 2.0=Marxista.
E', a mio parere quasi un epigono di Martina Dell'Ombra, tanto che io mi aspetto sempre che a un certo punto ci dica: ragazzi era un mockumentary, volevo capire fino a che punto la credulità popolare potesse darmi corda.
Mi sento a questo punto in dovere di spiegare chi sia Martina Dell'Ombra, ma, soprattutto, in quali circostanze sono venuta a conoscenza della sua esistenza.
Martina Dall'Ombra è un'attrice di nome Federica Cacciola che impersona, senza dichiararlo apertamente, il personaggio della ragazzetta da social, che si veste sexy, fa le boccucce, mostra la curva dei seni e fa considerazioni sociali e politiche tra l'imbarazzante e il populista.
La prima volta che la vidi fu alla fesra della rete di tre anni fa, a Rimini.
Non sapevo chi essa fosse e incappai incidentalmente in un panel dove era stata invitata.
Non mi ci volle né una scienza e neanche più d 30 secondi per capire che stava recitando EPPURE.
Eppure dal pubblico, composto in larghissima parte da persone giovani e di certo appassionate di questioni della rete, (quindi non dei cretini analfabeti digitali), piovevano domande e commenti salaci che indicavano come quella che per me era un'evidenza, per loro non lo era.
La maggior parte di quelle persone, giovani uomini, erano DAVVERO convinti che lei fosse reale, che fosse una ragazzetta svampita che diceva di voler mettere i controlli da Roma nord a Roma sud perché non sopportava i poveracci.
Il motivo per cui della gente certo intelligente pensava di assistere al monologo di una perfetta cretina era uno: lei corrispondeva a un'idea per loro talmente radicata da poter essere solo e sempre reale.
Sostanzialmente quegli uomini trovavano assai più probabile trovarsi davanti a una cretina miracolata del web che ad un'attrice che li stava palesemente e spaventosamente trollando.
Ecco, io quando vedo Diego Fusaro ho la stessa sensazione: che mi stia palesemente e spaventosamente trollando.
Purtroppo credo che, nel suo caso, non sia così.
Ma torniamo al punto iniziale: la libreria come specchio dei tempi politici.
Dopo un periodo di totale disorientamento durato all'incirca due anni, le case editrici tutte hanno capito che il populismo era un argomento di moda e hanno deciso di affrontarlo con lo stesso incontrollato delirio con cui un po' tutti ci stiamo misurando con la questione.
Tuttavia l'altro giorno una fascetta del libro di Fusaro mi ha illuminato.
Recitava: "Testo adatto solo a lettori non convenzionali", insinuando quindi nel lettore il dubbio che, nel caso lo trovassero un fastidioso essere o un imbarazzante fake, essi fossero convenzionali.
Ecco, il populismo in libreria, come nella vita, sto giocando su questo: i libri populisti ti sfidano, i libri contro il populismo ti terrorizzano.
I libri contro il populismo sono molto istituzionali.
Tentano di spiegarti con raziocinio che si tratta di un male che gioca sulle tue paure, sui ragionamenti di pancia, che esistono statistiche, evidenze ecc.
Insomma dopo tre minuti, diciamoci la verità, hai solo voglia di chiudere tutto e andare su instagram (o perlomeno è quello che accade in un lettore medio che non ha abitudine a leggere e vuole farsi un'idea).
Persino i titoli sono noiosi: ma si può intitolare un libro "La sfida imPopulista"?? Giochi di parole che ti fanno venire in mente il signor Burns che tenta di fare il ggggiovane.
I titoli populisti sono ben più vivaci: ti promettono la verità! Lo smascheramento dei poteri forti! La lotta al pensiero unico dei radical chic! Diventa un lettore anticonvenzionale! Unisciti a noi!
Hanno titoli improbabili, ma d'effetto! Copertina kitschissime, ma nell'epoca dei buongiornissimi perfettamente coerenti.
I conservatori sono riusciti, grazie a un uso della comunicazione estremamente spregiudicato, ma anche estremamente moderno, a fare un giro di valzer non indifferenti: ora non sono più ultraconservatori! Ora sono loro i rivoluzionari!
Poi certo, se gratti la patina trovi il peggio del peggio dell'ultraconservatorismo (odio per le minoranze, suprematismo bianco, sessismo a livelli allucinanti, odio per lo straniero), ma ad un primo acchito ora sono la rivoluzione dello status quo, quello che ti parla per statistiche e libri che ti terrorizzano e ti dicono che sì, stai bene, pure se te ne accorgi sempre un po' di meno.
Inoltre, ho un'idea del perché la sinistra, al netto del ritardo allucinante sul piano della comunicazione non riesca a farsi valere: i populisti non vogliono il nuovo, vogliono un rivoluzionario ritorno al vecchio.
Quindi, sostanzialmente non inventano niente di nuovo, fanno leva sulla nostalgia, sulla mitica età dell'oro, sui vecchi tempi che non erano poi così belli, ma a distanza di anni e dopo una crisi economica devastante sembrano stupendi.
La sinistra non ha gioco così facile.
Se vuole tornare a fare la sinistra deve inventare un mondo nuovo, deve chiedere un cambiamento radicale a un mondo che non ha nessunissima voglia, anzi, sbatta, di esserlo.
Si deve cambiare la società alla radice per avere un mondo più giusto, libero e lieto e se un tempo eravamo disposti a sacrifici in questo senso, adesso la parola sacrificio fa spavento e orrore.
Un po' perché a nessuno va di farli, un po' perché in verità ne abbiamo fatti per star solo indicativamente peggio (ma lì si apre anche l'enorme tema della globalizzazione, del fatto che o si crea un movimento d'opinione globale o ognuno si attacca al tram, e del conflitto generazionale per cui le generazioni precedenti forse hanno magnato un po' troppo pensando che sarebbe tutto andato sempre per il meglio e mò pagamo noi).
Non è comunque il tema di questo post.
Quello che, devo dire, mi stupisce di tutto ciò, non è tanto che si rifletta in libreria quello che vedo nella vita pubblica, ma che, alcune storiche case editrici si prestino a questo gioco.
Anzi, non è che mi stupisce, mi PREOCCUPA proprio.
E' vero, certo, che pecunia non olet e che l'editoria è commercio, ma editoria ha voluto per molto tempo dire anche militanza o, almeno, tentativo di dare una certa lettura del mondo.
Esiste per questo il concetto di linea editoriale, ma anche il concetto per il quale se un libro è pubblicato da una casa editrice x puoi star certo che è più autorevole di quello pubblicato dalla casa editrice y. Ci sono piani editoriali diversi, target diversi, storie pregresse diverse.
O almeno c'erano.
Perché Fusaro mi sta scombinando le certezze e mi sta mostrando una grande confusione anche sotto il cielo editoriale che mi porta ad altre domande: anche le redazioni delle case editrici sono vittime dell'effetto "Martina Dell'Ombra" e non si accorgono di cosa stanno combinando oppure lo sanno o non gliene importa?
Sono finiti i tempi in cui c'era una sorta di coscienza editoriale, in cui dare spazio a questo o quello poteva segnare una differenza?
Oppure anche questo è lo spettro di un altro cambiamento dei nostri tempi, ossia l'idea di non avere mai davvero una compiuta responsabilità in quel che accade? Non è colpa mia, sono gli altri che me lo hanno fatto fare!
Non lo so eh, basta saperlo. Una cosa è certa, ovunque guardi, in tv, nella realtà, sui social e anche in libreria c'è grande confusione sotto il cielo.
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