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domenica 16 febbraio 2020

Sovrani mitteleuropei everywhere! Ludwig di Baviera e l'incresciosa fissa degli Asburgo per l'endogamia tra follia, genetica malandata, Luchino Visconti e Wagner!


Ad un mese e più dal mio ritorno dal viaggio viennese, ecco finalmente il secondo post scaturito dal mio improvviso delirio per i sovrani della mitteleuropa.

 E' da un po' che lo stavo finendo (noterete che mi sono fatta prendere la mano) e nel frattempo la mia attenzione si è spostata verso i sovrani di altre zone. Ho terminato una biografia di Caterina II di Russia e ne ho ordinata in biblioteca una su Cristina di Svezia.

 Confido che tale passione terminerà, ma il vero problema è che ho scoperto che leggere le vite dei reali ha una grande influenza calmante sui miei livelli di stress. 

 Ho trovato davvero una cosa che mi fa staccare il cervello sulle fatiche quotidiane, quindi abbandonarla è davvero davvero difficile.

 Per evitare che questo blog diventi "l'eco delle case regnanti" o viri pericolosamente sull'erudito araldico, ho ordinato in biblioteca anche vari libri giappi che volevo leggere da tempo.

 Comunque, bando alle troppe ciance, vi lascio con degli imperdibili consigli di lettura su Ludwig di Baviera e la casata degli Asburgo!

 Sia mai che scopriate rilassino anche voi!



LUDWIG II di BAVIERA:

 Uno dei miei sogni segreti, quando leggo le cronache dei reali, è che questo si riveli davvero una scheggia impazzita nel sistema.

 Non intendo una scheggia alla Harry e Meghan, due che sostanzialmente vorrebbero fare la stessa vita da ricchi dediti alle charity, ma senza obblighi formali (cioè star tipo hollywood ma solo per il fatto di essere reali), ma gente che proprio parte per la tangente.

 Forse Diana un po’ ci si avvicina, ma penso un po’ a cose come Giangiacomo Feltrinelli il miliardario comunista o a Patty Hearst che viene rapita e poi diventa parte della banda armata.

 Sogno insomma un principe repubblicano o, che ne so, una principessa che molla tutto e va a fare il medico sulla striscia di Gaza.

  Questo esistere inodore, incolore, insapore che ormai praticamente tutte le monarchie hanno, è probabilmente il sintomo più evidente della loro completa inutilità nel ventesimo secolo, almeno in occidente.

 Stanno zitti e non commentano perché non devono interferire con la politica. Bene, ma allora, che ci stanno a fare lì?

Comunque. Una delle figure che più si avvicina a questa mia idea di rottura è Ludwig di Baviera, conosciuto qui in Italia principalmente per il film che gli dedicò Luchino Visconti.

 “New Pope” di Sorrentino si basa sull’assunto del: cosa accadrebbe se una personalità borderline e giovane diventasse papa? Più o meno è quello che è successo in Baviera all’epoca di Ludwig. Cosa è accaduto quando una personalità borderline, con tendenze fantastiche e, a completare il tutto, cattolico devoto e omosessuale, diventò re.

Intendiamoci, non è che la famiglia di Ludwig fosse proprio un nucleo di specchiata lucidità.

Suo nonno Ferdinando era stato costretto ad abdicare a furor di popolo dopo un assurdo affaire senile con tale Lola Montez, al secolo Eliza Rosanna Gilbert, irlandese che si fingeva spagnola, ballerina di flamenco e di altre erotiche danze di sua invenzione. Il re fece follie per lei, nella disapprovazione generale e fu il pretesto col quale si diede fuoco alle polveri di complesse questioni politico-religiose all’interno dell’impero.


 
Il padre di Ludovico, Massimiliano II di Baviera, morì quando Ludwig aveva 19 anni rendendolo re.

In principio Ludwig sembrò dimostrare un vago buonsenso. Seppur forzatamente si interessava agli affari di stato e, grazie alla mediazione di sua cugina Sissi, alla quale era molto affezionato, si fidanzò con la sua sorella più giovane e a lei molto somigliante: Sofia.

 Ludwig da un lato diceva di voler combattere la propria omosessualità, dall’altro (fortunatamente) faceva ben poco per farlo, circondandosi di bei giovanotti, ora nobili, ora attori, ora stallieri, che ricopriva di doni e col quale viveva fiabesche serate nei suoi castelli.

 Ebbe comunque d’un tratto l’idea che forse il matrimonio gli avrebbe giovato e quindi, anche su pressione della duchessa Ludovica, madre di Elisabetta e Sofia, si fidanzò con quest’ultima.

 All’inizio, quando si trattò di arredare le nuove stanze per la sposa e comprare sontuose carrozze matrimoniali andò tutto bene, ma poi si saltò da un rinvio all’altro finché il duca Max, padre della ragazza, gli chiese d’esser chiaro e lui si sentì libero di rompere il fidanzamento. 

Non ci riprovò mai più e continuò a imporsi a fasi alterne di porre un freno alle sue frequentazioni maschili, ma la cosa aveva durata brevissima.

Anche gli affari di stato smisero di essere una questione di suo interesse: esattamente come sua cugina Sissi, che lui adorava, sembrava essere autocosciente di trovarsi ad un punto ormai morto della storia (lo stesso figlio di Sissi, Rodolfo, prima di suicidarsi erede dell’impero austriaco, era assai perplesso sull’utilità di re e imperatori nel XX° secolo).

Perso in un sogno norreno, incontrò in Wagner colui che poteva dar corpo alle sue visioni.

 Lo invitò a Monaco e lo coprì letteralmente di doni e denaro, ma se Ludwig era strano non è che il compositore avesse una vita tanto morigerata.

 Il musicista era infatti coperto di debiti a causa di due questioni irrisolte che si peggioravano a vicenda:
 1) Non era un buon manager di sé stesso e quindi non riusciva a farsi pagare abbastanza per le sue opere e i suoi allestimenti.
2) Aveva uno stile di vita originale e assai dispendioso. Considerava infatti indispensabile vivere in un certo (lussuoso) modo per poter scrivere le sue opere.

Quando comprese che Ludwig aveva sviluppato una vera ossessione per le sue opere (si identificava in particolar modo con Lohengrin, il cavaliere cigno), cercò di trarre il maggior vantaggio possibile da questa amicizia, non facendosi scrupolo a chiedere denaro e addirittura ad usare il sovrano per coprire la sua tresca amorosa dell’epoca, quella con Cosima Liszt, all’epoca signora von Bulow.

 L’ossessione per le opere wagneriane fu uno dei maggior sintomi di quella che divenne “la follia” di Ludwig; egli inseguiva un mondo fiabesco e incantato che non poteva trovare confronti con la fine delle monarchie, ormai imborghesite e senza nessun’aura mistica o divina.

 Ovviamente le cose degenerarono. Dopo una ventina di anni di stranezze, dopo aver salassato le casse dello stato per la costruzione di castelli fiabeschi e aver ignorato a oltranza i suoi doveri di sovrano e la corte, la nobiltà iniziò a pensare che forse fosse il caso di destituire un re che dimostrava, anche se in modo non conclamato come suo fratello minore Otto, segni di follia tipici della famiglia Wittelsbach.

  Così, nonostante il popolo bavarese amasse un sovrano che alla fin fine, considerando la guerra una perdita di tempo, aveva risparmiato loro anni di snervanti conflitti, venne infine dichiarato pazzo da un intrigo di palazzo che coinvolgeva suo zio Liutpoldo (che regnò poi come reggente) e rinchiuso in un castello, guardato a vista da infermieri. Vi rimase un solo giorno poiché venne trovato mysteriosamente annegato assieme al suo medico curante il giorno successivo.

 Sotto il suo regno in effetti la Baviera perse la sua indipendenza a seguito della guerra austro-prussiana, tuttavia si potrebbe interpretare la questione in un altro modo.

 Dopo il congresso di Vienna il presagio di un grandissimo cambiamento era forte, il tempo delle guerre tirate allo sfinimento per mezza regione in più era giunto al termine, e Ludwig decise di concentrarsi non su ciò che presto non avrebbe avuto più senso (un impero), ma su qualcosa di eterno: l’arte e l’architettura.

 Del resto è questo ciò che è davvero rimasto: la romantikstrasse costellata da castelli fiabeschi e una fama di re amato e non certo pazzo, “unser kini”, il nostro re, come ancora viene ricordato in Baviera.

Si possono trovare alcune biografie sul re cigno:

 “Ludwig” di Greg King ed. Mondadori, “Ludwig II” di Franz Herre ed. Bompiani  e “Luigi II di Baviera. Il prigioniero di un sogno” di Jean des Cars ed. Mursia.

Sul suo rapporto, intenso e complesso, col compositore Richard Wagner, esiste un libro della Archinto ed. “Parsifal e l’incantatore” di Nicola Montenz.

Infine Klaus Mann ha provato a immaginare gli ultimi giorni, da triste recluso, terrorizzato dall’idea di dottori e manicomi, come suo fratello Otto, nel libro “Finestra con le sbarre” ed. Il Saggiatore.


CARLO II di SPAGNA detto LO STREGATO:

 L’ultimo Asburgo spagnolo fu probabilmente colui che avrebbe dovuto mettere in guardia le corti europee (specialmente gli Asburgo che avevano delle regole talmente stringenti in fatto di matrimoni da non trovare altra gente con cui imparentarsi) dalla loro mania di sposarsi solo fra consanguinei.

 Il povero Carlo II di Spagna infatti, unico figlio maschio sopravvissuto di Filuppo IV fu il frutto definitivo di uno scellerato numero di sposalizi tra consanguinei.

 Suo padre Filippo ebbe due mogli e svariati figli, ma solo tre raggiunsero l’età adulta, due maschi e una femmina: Carlo Baltasar, Maria Teresa e Carlo II.

 Il primo maschio, Carlo Baltasar, giunse all’età di 17 anni prima di morire improvvisamente per malattia, (probabilmente appendicite), lasciando il sovrano sprovvisto di un erede e quindi impegnato a risposarsi in fretta e furia.

 La scelta cadde sulla povera promessa sposa del defunto delfino: Marianna d’Austria, alias sua nipote. La quindicenne era infatti la figlia della sorella del re (che proprio non voleva portare una ventata di sangue fresco in famiglia) e i figli ebbero tutti qualche problema: due morirono in fasce, una crebbe, fece in tempo a sposare il solito zio e a partorire i soliti figli che non brillavano per salute e a morire giovanissima, uno morì ancora infante e, infine, l’ultimo, Carlo appunto, divenne re.

 Nessuno ci avrebbe scommesso visto che già da neonato dimostrava una quantità di problemi di salute non irrilevante, e i numerosi precettori ebbero a lungo paura di forzare l’unico principe: rachitico, timido, appariva poco intelligente e inoltre possedeva il classico mento degli Asburgo, quella che dalle mie parti chiamano “scucchia”: la mandibola avanzata in avanti. 

Oltre a essere un problema estetico (non che gli Asburgo brillassero per bellezza si potrebbe dire) portava una serie di problemi di masticazione e, ovviamente, logopedici.

 Col tempo, comunque, Carlo, che per le sue numerose malattie veniva detto “lo stregato”, dimostrò di essere ben più lucido e intelligente di quanto tutti sperassero e riuscì a prendere le redini dello stato del quale sua madre era reggente da quando era bambino.

 Ovviamente si sposò, ben due volte. La prima con una principessa francese, Maria Luisa D’Orleans, che tecnicamente, avendo anche ascendenze inglesi e italiane, avrebbe potuto generare un qualche erede sano. Purtroppo, quando morì, dopo dieci anni di matrimonio molto felice, nessuna gravidanza si era mai intravista all’orizzonte.

Si ricorse quindi a un secondo matrimonio, con una principessa tedesca, dal carattere a quanto sembra poco accomodante, ma di famiglia di provata fertilità, ma anche in questo caso non ce ne fu.

 A posteriori, anche in base alle descrizioni post-mortem del sovrano, si è pensato che il sovrano soffrisse di un qualche tipo di ermafroditismo, da qui la sua sterilità. Il ramo asburgico di Spagna si estinse definitivamente quando l’unico nipote maschio sopravvissuto dalla discendenza della sua sorellastra Maria Teresa morì di vaiolo a 6 anni.

Continuando a sposarsi tra loro, nel disperato tentativo di conservare il potere, infine gli Asburgo suicidarono un ramo dinastico dando il via alla guerra di successione spagnola.

Un filino più intelligente si rivelò lo zio di Carlo, il fratello di sua madre Marianna, che iniziò a capire la malaparata alla morte della terza moglie e di un cospicuo numero di figli in fasce.

Innanzitutto, come ogni bravo Asburgo, prese in moglie sua nipote, la suddetta Maria Teresa, dal quale ebbe tre figli morti subito e una femmina che partorì l’erede designato al trono di Spagna salvo perire a sei anni. Allora si risposò, e pure stavolta, con una consanguinea (anche se un filino meno, ma ci voleva poco): Claudia d’Austria e, se possibile, andò peggio visto che sposa e le bambine che vennero morirono tutte nell’arco di due anni.

Infine la scelta cadde su una principessa non asburgica, ma di area tedesca: Eleonora del Palatinato-Neuburg che aveva in dono una genetica assai meno disastrata e ben 16 trisavoli tutti diversi. 

 Nacquero finalmente 10 figli sani che raggiunsero tra alterne vicende tutti l’età adulta. La stirpe continuò poi fino a divenire Asburgo-Lorena col matrimonio della famosa Maria Teresa d’Austria col marito Francesco Stefano di Lorena e si estinse infine nel 1916.

 Se siete curiosi di saperne di più su una delle famiglie nobiliari più antiche d’Europa ecco i consigli:
Sulla storia della famiglia Asburgo
“Storia degli Asburgo” del solito Jean des Cars LEG edizioni.
“Gli Asburgo” di Andrew Wheatcroft ed. Laterza

martedì 14 gennaio 2020

Grandi imperatrici alla corte di Vienna! Un viaggio tra i reali asburgici tra guerre, arcinemici, drammatiche tristezze, Romy Schneider e passioni lesbiche (Parte prima!)


 Mia nonna leggeva quintalate di settimanali.
Qui Meghan posa con un vestito farlocco che
forse però le sarebbe stato meglio

 Il suo grande cavallo di battaglia era “Gente”, a cui è stata fedele per decenni. Seguiva con meno passione “Oggi” e la capivo perché anche a me metteva meno allegria. 
 Poi mescolava il tutto con tutto quello che sono state capaci di darci le edicole: Chi, Dipiù, Diva e Donna, persino il settimanale sulla telenovela degli ultimi anni: “Il segreto”.
 Solo a “Novella 2000” e co. non ha mai ceduto o cedeva solo in estate, quando in Sardegna, prima dell’avvento di internet e senza tv per mesi c’era davvero poco altro da fare che stare sdraiati e leggere.

 Negli anni li ho letti appassionatamente anche io, anche se negli ultimi tempi, non seguendo più la tv era abbastanza difficile capire chi fossero i tanti divini e divetti usciti da reality e prezzemolate varie. 

Tuttavia,rimane il fatto che è a queste riviste che devo una delle mie grandi passioni: i reali.

Intendiamoci, non ho mai avuto la fascinazione tipica delle favole. Onestamente credo di non aver mai immaginato neanche per sbaglio di voler diventare una princess o simili, e trovo, come tutti, siano un'istituzione insensata e vetusta.
 Tuttavia mi ha sempre affascinato il loro infinito turbinare di matrimoni, divorzi, figli e beghe dello stato e dopotutto assistere anche al loro definitivo collasso è una lezione interessante.

 Probabilmente sono anche capitata in un periodo d’oro delle telenovelas monarchiche: i figli di Grace Kelly e Ranieri di Monaco in tre hanno collezionato una sequela di matrimoni, tradimenti, divorzi, disgrazie e figli assortiti che “Milagros” te dico fermete. 

 Senza contare il caos della principessa Diana (della quale non ho mai compreso il mito, ma forse perché ero troppo piccola quando è morta), dei vari reali nordici, le fidanzate di Felipe di Spagna, la tristezza protocollare di Masako del Giappone che dimostrava come non fosse tutto oro quello che luccicava. 

 Tuttavia gli articoli che più mi appassionavano al riguardo erano gli approfondimenti storici.

 Spesso c’erano questi excursus random sulle case regnanti che aprivano mondi. Al confronto la faccenda di Carlo e Diana e i matrimoni di Carolina di Monaco impallidivano. 

 Perché se i reali moderni al massimo potevano sposarsi, divorziare e figliare nel solo, anche un po' anacronistico, biasimo generale, ma senza grandi conseguenze di sorta (mai capita la faccenda di Enrico VIII che fa uno scisma religioso per poter divorziare e sposare chi gli pare e poi un casino perché il divorzio tra Carlo e Diana pareva dovesse far crollare l’Inghilterra), gli intrallazzi di un tempo causavano vere e proprie crisi diplomatiche, guerre e paci.

 Senza contare lo psicodramma della nascita di questo benedetto figlio maschio che pareva il creatore mandasse apposta femmine a oltranza per dire quanto eravamo cretini.

 Tutta questa passione regnante che non ho mai abbandonato, è un po’ esplosa in questa fine dicembre-inizio gennaio quando si sono sommate un po' di cose.

 L’affaire Harry e Meghan (del quale potrei parlare per ore e che molti derubricano a cretinata mentre potrebbe essere un chiaro sintomo di una monarchia che diventa autocosciente di essere ormai obsoleta nel 2020), l'insensata ossessione per la canzone "Quando viene dicembre" del film Anastasia, mia nonna che mi manca tantissimo e il viaggio a Vienna, la città imperiale per eccellenza (che volevo visitare da anni ed è stata esattamente come la immaginavo: regale, elegante e barocca) hanno creato un cortocircuito difficile da ignorare.

 Parlerei di reali per mesi (e non è detto che non gli dedichi qualche post), anche perché, come sa chi segue il blog da anni, ho una certa passione per le biografie che trovo particolarmente interessanti.

 Mi illudo, come dico sempre, che cercando di individuare gli errori degli altri, io possa correggere i miei.
Esercizio che, ve lo assicuro, è interessante, ma ha una sua fallacia di fondo.

Ho deciso perciò di iniziare con le biografia asburgiche che in molti mi hanno suggerito dopo un mio accorato appello su fb.

  Pronti a danzare con me e la principessa Sissi? Avanti!

SISSI alias ELISABETTA DI BAVIERA, imperatrice d'Austria:

Chi da bambino ha evitato la visione di almeno uno dei tre film sulla “Principessa Sissi” è un miracolato.

Io, coi miei nonni, li avrò visti decine di volte. In particolare piacevano a mio nonno che si imbarazzava da morire quando nei film che vedevamo insieme apparivano scene “sconvenienti”.
 Sissi era a prova di bomba: addirittura non si vede neanche col pancione, scopre di essere incinta e due secondi dopo ha partorito.

 L’immagine che noi tutti abbiamo di Sissi è quella di Romy Schneider giovane e bellissima, allegra prima e poi intristita dalla corte di Vienna. 

 Tutti ti ripetono che OVVIAMENTE quella non era la vera Sissi, ma onestamente, dopo le mie visite viennesi ho scoperto che il film è invece molto accurato dal punto di vista della ricostruzione storica (gli abiti di Franz e Sissi quando scappano in montagna in Baviera per qualche giorno sono identici a due statuine che li ritraggono in abiti bavaresi per dire) e non è sbagliato in tutte le dinamiche: davvero l’arciduchessa Sofia la osteggiava, davvero Sissi si sentiva in gabbia alla corte di Vienna e, come i suoi fratelli e sorelle, per tutta la vita provò uno smodato attaccamento a Possnhofen, il castello tra laghi e boschi dove passava le estati della sua infanzia. 

 Inoltre ho rivisto il primo film in questi giorni, quello in cui viene scelta da Franz come moglie al posto della sua sorella maggiore, la predestinata Elena (altro fatto vero) e non mi è sembrato tanto romantico. 

 Lei è innamorata di Franz, sì, ma gli dice che non vuole sposarlo per non perdere la sua libertà e lui la mette davanti al fatto compiuto dandole il bouquet per cotillon e presentandola come sua moglie, sapendo che altrimenti “lei non avrebbe accettato”. Al momento dell'annuncio lei ha una faccia da funerale.

 Anche nella realtà andò in modo simile, con la differenza che, mentre i film ci hanno fatto sempre pensare che quello tra Sissi e Francesco Giuseppe fosse un amore corrisposto, ma reso difficile dalle circostanze, probabilmente Sissi nella realtà non era granché innamorata (lui, al netto dei tradimenti, sì).
  Ovvio, non è che ci si sposasse spesso per amore in queste corti europee che non facevano altro che incrociare cugini, (e a veder la faccenda degli ultimi zar di Russia forse combinare i matrimoni aveva un ché di lungimirante), ma se il cinema ci ha consegnato una vera mistificazione è stata quella del GRANDE AMORE.

 Le biografie, tante, presentano una Sissi che col passare degli anni, diventa sempre più eccentrica e particolare, sempre in fuga dalla corte viennese, (co benestare del marito che, appunto perché molto innamorata, era particolarmente indulgente). 

 Allontanata effettivamente dai suoi primi tre figli che vennero cresciuti (male) dalla suocera, le fu invece lasciata l’ultima figlia, la preferita, Maria Valeria, nata dieci anni dopo gli altri.

 Sembra che in generale la famiglia di Sissi avesse una certa propensione alla depressione, e di certo la corte viennese e i numerosi dispiaceri non le giovarono, ma tutti concordano col dire che in lei ci fosse una strana modernità, nel bene e nel male.
 Sfugge alla corte e alle ipocrisie, non riesce mai a trovare davvero interessanti il gioco delle parti e delle maschere in un mondo che lo impone, diventa una viaggiatrice instancabile, ma mai davvero appagata, sempre più aggrovigliata nei suoi pensieri.

 Viene da pensare, leggendo le pagine del suo giovane lettore di greco, Constantin Christomanos, che la conobbe all'età di sessant’anni, quando già troppo era accaduto nella sua esistenza ed era preda di un pessimismo cosmico molto leopardiano, che forse, se avesse avuto gli strumenti intellettuali e filosofici per elaborare le sue tristezze e le sue manie, avrebbe potuto gestirle meglio.

 Ma era un’epoca in cui la psicanalisi, peraltro proprio a Vienna, era lì lì per divenire, e la filosofia stava appena elaborando il concetto. 

 C’è dunque del vero nei film di Sissi, ma c’è anche un mistero che continua ad affascinare, una figura enigmatica che molti vogliono incredibilmente moderna nelle sue contraddizioni (la cura spasmodica per il corpo e al tempo stesso la volontà di celarsi agli occhi del mondo) e chi il simbolo di un’epoca al tramonto (il suo sottrarsi ai doveri d’imperatrice, ruolo che sente solo come una maschera e non come essenza di un qualcosa di più grande).
 Chissà. 

 Di certo, quando morì per mano di Luigi Lucheni (che, con un passato da bambino abbandonato e sventure varie, stupì quando il giudice gli disse che aveva ucciso una donna disperata), era assai più popolare l’imperatore suo marito, Francesco Giuseppe, il canto del cigno di una dinastia che collasserà pochissimi anni dopo la sua morte, giunta naturalmente alla fine di un lungo regno. 

 Ora invece la maggior parte della gente lo ricorda in qualità di Franz, lo scialbo marito succube di una madre assai più intelligente di lui, nella trilogia di “Sissi”. E questo qualcosa vorrà dire.

Libri consigliati:
"Elisabetta d'Austria" di Costantin Christomanos ed. Adelphi. Non una biografia, ma i pensieri dell'imperatrice, ormai sessantenne, riportati dal suo fedele lettore dal greco che ebbe accanto per un periodo.
"Diario poetico" di Elisabetta d'Austria MGS ed. Si tentò, l'imperatrice, a mettere le sue pene in poesia sul modello del poeta  Heine.
"Sissi", biografia di  Brigitte Hamann ed. Tea e "L'imperatrice Sissi" di Jean Des Cars LEG edizioni.
Sul suo assassinio esiste una pubblicazione basata sulle sue memorie: "Vita e morte dell'assassino di Sissi. Luigi Lucheni" di Corrado Truffelli Fermo editore
E ovviamente il cofanetto dei DVD dei film, che rivedere Romy Schneider è sempre un piacere.


MARIA TERESA D’AUSTRIA:

 A scuola si studiano fuggevolmente le circostanze che portarono, Maria Teresa d'Austria, una dei più famosi monarchi della storia europea sul trono: non nascevano maschi e il padre, invece di andare a cercare il bisnipote maschio di un pronipote maschio, decise che sul trono doveva andarci un figlio suo, maschio o femmina che fosse.

 Un maschio era nato in realtà, ma era morto quasi subito e dopo non erano nate che femmine. 

 Così Carlo VI emanò la Prammatica Sanzione facendola sottoscrivere alle varie forze europee per evitare una cosa in stile guerra di successione spagnola. 
 Sostanzialmente si diceva che qualora fosse morto senza un figlio maschio, la sua prima figlia femmina avrebbe valso come maschio e gli avrebbe succeduto. E quella femmina era Maria Teresa d’Austria.

 E’ curioso come lei, la regina Vittoria e l’attuale regina Elisabetta, pur essendo delle eredi designate, non abbiano ricevuto un’educazione degna del loro ruolo.

 Anche a posteriori, per tutte e tre, non se ne capisce il senso logico: cosa pensavano i loro vari genitori (la regina Vittoria ebbe una storia un po’ particolare, magari ne parlo in quale futuro post)? Che si sarebbero affidate ai mariti vari ed eventuali? Che avrebbero avuto consiglieri? Che o la va o la spacca? Boh.
 Con Maria Teresa comunque la spaccò. Divenne regina all’improvviso, dopo la morte per congestione di suo padre, in realtà abbastanza fuori fase  già da un tempo per problemi, sembra, di depressione.
 Governò con fermezza e intelligenza (quasi sempre, non si può tacere ad esempio che non fu affatto amichevole con gli ebrei), cercò di trarre da una condizione di miseria e ingiustizia le fasce più basse della popolazione, fondò università, in un'incessante opera di riforme. Il tutto partorendo un figlio dopo l’altro, per arrivare alla considerevole cifra di 16.

 Altre cose la accomunano alla regina Vittoria ed Elisabetta II, come, fatto non secondario, un consorte amatissimo. 

 Sbalordisce (o forse in parte spiega) che ben tre grandi monarche abbiano avuto al loro fianco consorti adorati che pure furono molto attente a lasciar fuori dagli affari di stato non cedendo mai alla tentazione di un governo a due. 

 Francesco Stefano di Lorena, consorte di Maria Teresa, pur di sposarla rinunciò alla Lorena stessa che dovette essere ceduta a Federico II, il grande arcinemico della sovrana, che le diede grande filo da torcere invadendo la Slesia e dando inizio alla guerra di successione austriaca.

 Quando morì Carlo infatti, esclusa l’Inghilterra che provava una certa simpatia per sovrana e lo dimostrò sovvenzionandola e non alleandosi coi suoi nemici, praticamente tutta l’Europa si precipitò nel regno austro-ungarico sperando di prendersene un pezzetto.

 All’inizio Maria Teresa subì perdite pesanti, poi riuscì a convincere gli ungheresi (anche del reciproco rapporto di fascino tra imperatrici austriache e popolo ungherese ce ne sarebbe da dire) a farsi aiutare presentandosi da loro disperata e con erede neonato in braccio. La sola idea di decine di migliaia di rinforzi ungheresi fece desistere le forze europee.

 Iniziò quindi il grande regno di una grande imp
eratrice.

 Come in molti casi è particolarmente sugoso seguire i destini dei suoi numerosissimi figli che curiosamente, a sua volta, non preparò abbastanza per il loro futuro (soprattutto le numerose principesse elargite in mogli in giro per le corti).

 La più celebre rimane ovviamente Maria Antonietta, la sventurata sovrana francese che della sagacia materna aveva ereditato ben poco. 

 Meno nota eppur interessantissima è Maria Carolina che fu regina del regno delle due sicilie. Fu scelta come moglie di Ferdinando IV dopo che le precedenti promesse spose, (altre due sue sorelle) erano decedute a causa del vaiolo. 
 Data in moglie a un principe a dir poco scapestrato e assai poco incline al governo, on principio provò grandi simpatie per i rivoluzionari napoletani ed era orientata verso un dispotismo illuminato (anche più di sua madre), ma dopo la rivoluzione francese e la morte di sua sorella Maria Antonietta cambiò (e come non capirla), radicalmente idea.

 Esiste un film di Lina Wertmuller "Ferdinando e Carolina" che romanza molto il rapporto tra i due sovrani (che pure ebbero 18 figli). Inoltre presso la Biblioteca Nazionale di Napoli è conservata la sua biblioteca personale in lingua tedesca.

 Ci fu la bella Elisabetta che doveva sposare il re di Francia, ma, sfigurata dal vaiolo, finì in convento. E Maria Cristina, la figlia prediletta di Maria Teresa, l’unica a poter sposare l’uomo che desiderava (ovviamente nobile eh, non un ciabattino) e assai invisa alle sorelle, tra le quali, in verità sembra mettesse pure zizzania.

 Proprio lei fu l'oggetto del desiderio di sua cognata, Isabella di Borbone Parma, la moglie dell'erede al trono Giuseppe.

 La ragazza, che non godeva di ottima salute, era adoratissima dalla suocera Maria Teresa e, alla sua morte precoce per parto/attacco di vaiolo, anche il marito pianse sinceramente, ma celava un segreto: era innamoratissima della cognata Maria Cristina che coprì di piccoli doni e continue lettere di folle amore disperato (e che la principessa portò al fratello al momento della morte della sventurata ragazza).

 Se siete curiosi e conoscete il francese, esiste un libro che le raccoglie: "Je meurs d'amour pour toi..." di Isabelle de Bourbon-Parme a cura di  Elisabeth Badinter.


 Tornando alla nostra Maria Teresa, se volete leggere qualcosa su di lei: "Maria Teresa d'Austria" di Edgarda Ferri ed. Mondadori e "Maria Teresa d'Austria" di Jean Paul Bled ed. Il Mulino. 

 Possono essere gustose le lettere alle figlie piene di consigli matrimoniali (ne infilò più una in un matrimonio indesiderato e le ricopriva di consigli chiedendo, da brava nonna, copiosi ritratti dei nipoti): "Consigli matrimoniali alle figlie sovrane" ed. Passigli.

Su Maria Carolina esiste un libro della Franco Angeli che analizza il suo Journal "Sentimenti e politica. Il diario inedito della regina Maria Carolina di Napoli" ed. Franco Angeli

Temo proprio che questo sia un fine prima parte perché sono riuscita a raccontare solo una miniparte delle figure che vorrei! Potrei quasi farci una rubrica: libri e reali (e ampliare così il mio pubblico verso le ambitissime signore di mezza età o le amanti di Jane Austen).

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